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L'oro Blu: La Tutela Dall'inquinamento Delle Acque

L'acqua è una risorsa vitale e vulnerabile, con solo il 2,5% di essa rappresentato da acqua dolce, e la sua disponibilità è minacciata da fattori come l'inquinamento, l'aumento demografico e i cambiamenti climatici. La normativa italiana, a partire dalla Legge Merli del 1976 fino al D.Lgs. n. 152/2006, ha introdotto misure per la tutela delle acque dall'inquinamento, stabilendo obiettivi di qualità ambientale e regolamentando gli scarichi. Nonostante questi sforzi, 1,4 miliardi di persone non hanno accesso all'acqua potabile, evidenziando l'urgenza di proteggere e gestire questa risorsa in modo sostenibile.
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L'oro Blu: La Tutela Dall'inquinamento Delle Acque

L'acqua è una risorsa vitale e vulnerabile, con solo il 2,5% di essa rappresentato da acqua dolce, e la sua disponibilità è minacciata da fattori come l'inquinamento, l'aumento demografico e i cambiamenti climatici. La normativa italiana, a partire dalla Legge Merli del 1976 fino al D.Lgs. n. 152/2006, ha introdotto misure per la tutela delle acque dall'inquinamento, stabilendo obiettivi di qualità ambientale e regolamentando gli scarichi. Nonostante questi sforzi, 1,4 miliardi di persone non hanno accesso all'acqua potabile, evidenziando l'urgenza di proteggere e gestire questa risorsa in modo sostenibile.
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L’oro blu

La tutela dall’inquinamento delle


acque
L’oro blu
• Acqua: risorsa vulnerabile non infinita,
essenziale per la vita, lo sviluppo, l’ambiente,
l’intero ecosistema.

• 2,5% acqua dolce.

• 68,9% nevi e calotte polari


• 30,8% falde e sottosuolo
• 0,3% laghi e fiumi
L’oro blu
• Aumento demografico
• Riduzione risorse
• Cambiamenti climatici
• Inquinamento

– Questa risorsa sta lentamente diminuendo.


L’oro blu
• 66% agricoltura
• 10% domestico
• 20% industria
• 4% evaporazione

Per produrre un chilo di patate occorrono


complessivamente circa 100 litri di acqua. Per un
chilo di riso 1.000 litri. Per una bistecca da un chilo
13.000 litri. Per una tonnellata di acciaio 11.000 litri.
L’oro blu
• 1,4 miliardi di persone non hanno accesso
all’acqua potabile. Per circa 3 miliardi di
persone l’uso dell’acqua cui hanno accesso è
all’origine di problemi di salute.
Rischi di contaminazione
Per inquinamento dell’acqua si intende qualsiasi
cambiamento fisico, chimico o biologico della
qualità dell’acqua che ha un effetto nocivo su
chiunque la beve, la usa o sulla flora o la fauna
vive in essa.
Rischi di contaminazione
• Inquinamento dell’acqua da uso civile:
– Scarico delle fogne contenenti sostanze organiche
o saponi che si riversano generalmente nei corsi
d’acqua superficiali.
Rischi di contaminazione
• Inquinamento delle acque da uso agricolo,
industriale e termico:
– Agricolo: uso di fertilizzanti e pesticidi – penetrano
nel terreno e contaminano la falda sotterranea.
Immissioni nei corsi d’acqua e nel terreno degli
scoli di campi contenenti fertilizzanti chimici,
pesticidi.
– Industriale: scarico delle sostanze che dipendono
dalla produzione
Rischi di contaminazione
• Inquinamento delle acque dovuto da
fenomeni atmosferici:
– Le c.d. piogge acide, ossia la contaminazione delle
acque piovane da parte di sostanze tossiche
presenti in atmosfera (impianti industriali, aerei,
motori di autoveicoli…).
Normativa
• Un tempo l’ordinamento tutelava le acque
solo in modo indiretto (ad esempio la
normativa sulla pesca dei primi del ‘900,
tutelava direttamente la fauna ittica e
indirettamente la qualità/salubrità dell’acqua).
• Non esisteva il concetto di bene-acqua,
oggetto di tutela del bene ambiente.
“Legge Merli”

La prima normativa in materia di inquinamento idrico è la legge n.


319 del 1976 “Norme per la tutela delle acque dall'inquinamento”
nota come “Legge Merli”, relativa alla tutela del patrimonio idrico
attraverso la disciplina degli scarichi idrici, è stata fino alla sua
abrogazione da parte del [Link]. n. 152/1999 il principale
riferimento legislativo in materia.

Regole per un razionale prelievo e utilizzo


dell’acqua e per gli scarichi di acque reflue.
Autorizzazione per ogni scarico.
Limiti di accettabilità delle sostanze presenti
nelle acque reflue.
“Legge Merli”
• Dopo la Legge Merli, in recepimento di alcune
direttive comunitarie sono stati emanati altri
provvedimenti sullo scarico di sostanze
pericolose che impongono divieti specifici:
– [Link] 132/1992, protezione delle acque
sotterranee dall’inquinamento da sostanze
pericolose.
– [Link] 133/1992 concernente lo scarico di acque
reflue industriali.
[Link] 152/1999
• [Link] 152 del 1999: Testo unico che
modificava in modo significativo la normativa
sull’inquinamento idrico, abrogando la
disciplina previgente.
Direttiva n. 2000/60/CE

Un anno dopo l’entrata in vigore del [Link]. n.


152/1999, la Comunità europea ha emanato la
Direttiva n. 2000/60/CE, la cd. direttiva quadro
in materia di acque.

Tale normativa istituisce un quadro per la


protezione delle acque superficiali interne, delle
acque di transizione, delle acque costiere e delle
acque sotterranee.
Gli obiettivi quadro della direttiva sono:

• la salvaguardia da ulteriori deterioramenti;


• il miglioramento dello stato degli ecosistemi;
• la promozione di un utilizzo idrico sostenibile;
• la riduzione dell’inquinamento delle acque sotterranee;
• la riduzione degli scarichi;
• la mitigazione degli effetti delle inondazioni e della
siccità.
La normativa considera una serie di obiettivi
ambientali che partendo dai risultati di
monitoraggio, devono consentire livelli
qualitativi soddisfacenti dello stato delle acque
superficiali e sotterranee.

Tali livelli saranno più restrittivi per determinate


aree, inserite nei registri delle aree protette o
per corpi idrici utilizzati per l’estrazione di acque
destinate al consumo umano.
[Link]. n. 152/2006

La Parte III del TU in materia ambientale


disciplina le norme in materia di:

• difesa del suolo e lotta alla desertificazione;

• tutela delle acque dall’inquinamento e


gestione delle risorse idriche.
Alla normativa previgente il [Link]. n. 152/2006
ha affiancato gli “standard di qualità
ambientale” intesi come concentrazione di un
particolare inquinante o di un gruppo di
inquinanti nelle acque, nei sedimenti e nel biota,
concentrazioni che non devono essere superate.
Art. 73 - Finalità

1. Le disposizioni di cui alla presente sezione


definiscono la disciplina generale per la tutela delle
acque superficiali, marine e sotterranee perseguendo
i seguenti obiettivi:

a) prevenire e ridurre l'inquinamento e attuare il


risanamento dei corpi idrici inquinati;

b) conseguire il miglioramento dello stato delle acque


ed adeguate protezioni di quelle destinate a
particolari usi;
Art. 73 - Finalità

c) perseguire usi sostenibili e durevoli delle


risorse idriche, con priorità per quelle
potabili;

d) mantenere la capacità naturale di


autodepurazione dei corpi idrici, nonché la
capacità di sostenere comunità animali e
vegetali ampie e ben diversificate;
e) mitigare gli effetti delle inondazioni e della
siccità contribuendo quindi a:
1) garantire una fornitura sufficiente di acque superficiali e
sotterranee di buona qualità per un utilizzo idrico sostenibile,
equilibrato ed equo;
2) ridurre in modo significativo l'inquinamento delle acque
sotterranee;
3) proteggere le acque territoriali e marine e realizzare gli
obiettivi degli accordi internazionali in materia, compresi quelli
miranti a impedire ed eliminare l'inquinamento dell'ambiente
marino, allo scopo di arrestare o eliminare gradualmente gli
scarichi, le emissioni e le perdite di sostanze pericolose prioritarie
al fine ultimo di pervenire a concentrazioni, nell'ambiente
marino, vicine ai valori del fondo naturale per le sostanze
presenti in natura e vicine allo zero per le sostanze sintetiche
antropogeniche;
f) impedire un ulteriore deterioramento,
proteggere e migliorare lo stato degli
ecosistemi acquatici, degli ecosistemi
terrestri e delle zone umide direttamente
dipendenti dagli ecosistemi acquatici sotto
il profilo del fabbisogno idrico.
2. Il raggiungimento degli obiettivi indicati al
comma 1 si realizza attraverso i seguenti
strumenti:

a) l'individuazione di obiettivi di qualità


ambientale e per specifica destinazione dei corpi
idrici;

b) la tutela integrata degli aspetti qualitativi e


quantitativi nell'ambito di ciascun distretto
idrografico ed un adeguato sistema di controlli e
di sanzioni;
c) il rispetto dei valori limite agli scarichi fissati dallo
Stato, nonché la definizione di valori limite in
relazione agli obiettivi di qualità del corpo recettore;

d) l'adeguamento dei sistemi di fognatura,


collegamento e depurazione degli scarichi idrici,
nell'ambito del servizio idrico integrato;

e) l'individuazione di misure per la prevenzione e la


riduzione dell'inquinamento nelle zone vulnerabili e
nelle aree sensibili;
f) l'individuazione di misure tese alla conservazione, al
risparmio, al riutilizzo ed al riciclo delle risorse idriche;

g) l'adozione di misure per la graduale riduzione degli


scarichi, delle emissioni e di ogni altra fonte di
inquinamento diffuso contenente sostanze pericolose o per
la graduale eliminazione degli stessi allorché contenenti
sostanze pericolose prioritarie, contribuendo a
raggiungere nell'ambiente marino concentrazioni vicine ai
valori del fondo naturale per le sostanze presenti in natura
e vicine allo zero per le sostanze sintetiche
antropogeniche;
h) l'adozione delle misure volte al controllo degli
scarichi e delle emissioni nelle acque superficiali
secondo un approccio combinato.

3. Il perseguimento delle finalità e l'utilizzo degli


strumenti di cui ai commi 1 e 2, nell'ambito delle
risorse finanziarie previste dalla legislazione
vigente, contribuiscono a proteggere le acque
territoriali e marine e a realizzare gli obiettivi
degli accordi internazionali in materia.
Il termine finale per il raggiungimento degli obiettivi fissati è il 22
dicembre 2015, tenendo conto che in caso di valore limite
diverso per due diverse categorie di obiettivi si applica il valore
più cautelativo.

È previsto inoltre che le Regioni possano individuare obiettivi più


elevati.
Standard di qualità
• Al fine della tutela e del risanamento delle acque superficiali e
sotterranee, la parte terza del decreto individua gli obiettivi
minimi di qualita' ambientale per i corpi idrici significativi e gli
obiettivi di qualita' per specifica destinazione per i corpi idrici di
cui all'articolo 78 (acque superficiali).

• Attuazione della direttiva 2008/105/CE relativa a standard di


qualita' ambientale nel settore della politica delle acque.

• L'obiettivo di qualita' ambientale e' definito in funzione della


capacita' dei corpi idrici di mantenere i processi naturali di
autodepurazione e di supportare comunita' animali e vegetali
ampie e ben diversificate.
Tutela dei corpi idrici e disciplina degli
scarichi
La tutela qualitativa dai corpi idrici avviene anche attraverso la
zonizzazione che individua una serie di aree particolari:

• aree sensibili: zone ritenute particolarmente vulnerabili


all’inquinamento idrico e per le quali si impone un trattamento
delle acque reflue urbane più significativo. Vengono individuate
sulla base delle loro caratteristiche naturali, dell’ubicazione e
delle qualità chimico-fisiche delle acque.
Sono aree soggette a fenomeni di eutrofizzazione: fenomeno
legato all’eccessivo apporto di sostanze nutrienti che
determinano una abnorme proliferazione di alghe e altre vite
vegetali. Tale sviluppo può pregiudicare l’equilibrio degli
ecosistemi.
• aree sensibili: eutrofizzazione tipico nelle acque in cui
c’è poco ricambio idrico (laghi, lagune, baie), oppure
acque in cui c’è un eccesso di scarichi. Sono
individuate dalle Regioni.

• Ci sono poi alcune aree già elencati nell’art. 91 come


«comunque aree sensibili»:
– Lago di Garda e lago d’Idro;
– Fiumi Sarca-Mincio, Oglio, Adda, Lambro-Olona meridionale e Ticino;
– Il fiume Amo a valle di Firenze e i relativi affluenti;
– Il golfo di Castellamare in Sicilia;
– Le acque costiere dell’Adriatico settentrionale.
• aree sensibili: L’obiettivo delle più rigorose
previsioni introdotte dal legislatore per questo
tipo di aree non si sostanzia in una generica
tutela ambientale, a corrisponde anche a una
maggiore protezione per la salute umana,
attraverso l’adozione di misure idonee a
ridurre i livelli di sostanze inquinanti e
potenzialmente nocive.
• zone vulnerabili da nitrati di origine agricola:
zone di territorio che scaricano direttamente o
indirettamente composti azonati di origine
agricola o zootecnica in acque già inquinate o che
potrebbero esserlo a seguito di questi scarichi.
– Insediamenti agricoli (fertilizzanti).
• L’individuazione spetta alle Regioni.
• si prevedono programmi di azione per la tutela e
il risanamento delle acque (art. 92);
• zone vulnerabili da prodotti fitosanitari e aree
vulnerabili alla desertificazione (art. 93):
– pesticidi: il Ministro della Sanità può anche
imporre limitazioni o esclusioni di impiego, anche
temporaneo , in aree specifiche del territorio, di
prodotti fitosanitari utilizzati.
– aree soggette o minacciate da fenomeni di siccità:
specifiche misure di tutela.
• aree di salvaguardia delle acque superficiali e sotterranee
destinate a consumo umano (art. 94): distinte in
– zone di tutela assoluta: area immediatamente circostante la
captazione (es. pozzo acquedotto);
– zone di rispetto: zona circostante la zona di tutela assoluta, da
sottoporre a vincoli e destinazioni d’uso tali da tutelare
qualitativamente e quantitativamente la risorsa idrica captata.
Nelle zone di rispetto sono vietati: gestione dei rifiuti,
demolizioni autoveicoli, fognature, ferrovie, ecc.
– zone di protezione: zone da cui provengono le acque che
alimentano il corpo idrico captato. Misure volte a limitare
l’utilizzo del territorio, con particolare attenzione alle aree di
ricarica della falda.
[Link] 31/2001
• Qualità delle acque destinate al consumo umano, al
fine di proteggere la salute umana dagli effetti
negativi derivanti dalla contaminazione delle acque,
garantendone la salubrita' e la pulizia.
• "acque destinate al consumo umano": le acque
trattate o non trattate, destinate ad uso potabile,
per la preparazione di cibi e bevande, o per altri usi
domestici, a prescindere dalla loro origine, siano
esse fornite tramite una rete di distribuzione,
mediante cisterne, in bottiglie o in contenitori;
Tutela quantitativa

Per quanto concerne la tutela quantitativa delle risorse idriche è


promossa una pianificazione dell’utilizzazione delle acque che
assicuri l’equilibrio del bilancio idrico, un efficace utilizzo della
risorsa.

A tal fine occorre tener conto dei seguenti elementi:

• fabbisogni, disponibilità, minimo deflusso vitale;


• capacità di ravvenamento della falda;
• compatibilità tra destinazione d’uso e caratteristiche della
risorsa.
Art. 98 – Risparmio idrico

L’art. 98 relativo al risparmio idrico ha inoltre previsto che:

“1. Coloro che gestiscono o utilizzano la risorsa idrica adottano le


misure necessarie all'eliminazione degli sprechi ed alla riduzione
dei consumi e ad incrementare il riciclo ed il riutilizzo, anche
mediante l'utilizzazione delle migliori tecniche disponibili.

2. Le regioni, sentite le Autorità di bacino, approvano specifiche


norme sul risparmio idrico in agricoltura, basato sulla
pianificazione degli usi, sulla corretta individuazione dei
fabbisogni nel settore, e sui controlli degli effettivi emungimenti.”
Tutela qualitativa
- Gli agglomerati con più di 2.000 abitanti
devono essere provvisti di reti fognarie per le
acque reflue urbane.
- Tutti gli scarichi sono gestiti in funzione del
rispetto degli obiettivi di qualità dei corpi idrici
e devono comunque rispettare i valori limite
previsti.
Tutela qualitativa
• È vietato lo scarico al suolo o negli strati superficiali del
sottosuolo, ad eccezione:
– Insediamenti, installazioni o edifici isolati che producono acque
reflue domestiche in assenza di fognatura;
– Scaricatori di «troppo pieno» delle reti fognarie;
– Scarichi per i quali sia accertata l’impossibilità tecnica o la
eccessiva onerosità economica a fronte di benefici ambientali
conseguibili, a recapitare in corpi idrici superficiali, purché si
rispettino i limiti;
– Scarichi provenienti dalla lavorazione di rocce naturali, impianti
di lavaggio di minerali;
– Scarichi di acque meteoriche,
– Scarichi derivanti dalla manutenzione di acquedotti idropotabili.
Tutela qualitativa
• È vietato lo scarico diretto nelle acque
sotterranee e nel sottosuolo. Solo previa
autorizzazione è possibile lo scarico delle
acque provenienti dal processo di estrazione
di idrocarburi liquidi e gassosi, purché lo
scarico avvenga all’interno di unità geologiche
profonde che siano, o siano state, sede di
giacimenti di idrocarburi.
Tutela qualitativa
• Gli scarichi di acque reflue industriali in acque
superficiali devono rispettare i limiti di legge.
Gli scarichi di acque reflue urbane devono
essere sottoposte, primo dello scarico, a
trattamento.
Strumenti di Tutela
• Tutti gli scarichi devono essere preventivamente
autorizzati e l’autorizzazione è rilasciata al
titolare dell’attività da cui origina lo scarico.
• Il regime autorizzatorio degli scarichi di acque
reflue domestiche e reti fognarie servite o meno
da impianti di depurazione, è definito dalle
Regioni, tenendo conto dei carichi massimi
ammissibili e delle migliori tecniche disponibili.
Sono stabiliti limiti dalle Regioni più restrittivi di
quelli imposti dalla normativa nazionale.
Autorizzazioni
• Salva l’ipotesi dell’AIA, l’autorizzazione allo scarico è
valida per 4 anni dal momento del rilascio e può essere
rinnovata.
• In relazione alle caratteristiche tecniche dello scarico,
alla sua localizzazione e alle condizioni locali
dell'ambiente interessato, l'autorizzazione contiene le
ulteriori prescrizioni tecniche volte a garantire che lo
scarico, ivi comprese le operazioni ad esso
funzionalmente connesse, avvenga in conformita' alla
legge senza che consegua alcun pregiudizio per il corpo
ricettore, per la salute pubblica e l'ambiente.
Autorizzazioni
• La domanda di autorizzazione agli scarichi di acque reflue
industriali deve essere corredata:
- dall'indicazione delle caratteristiche quantitative e qualitative
dello scarico e del volume annuo di acqua da scaricare;
- dalla tipologia del ricettore;
- dalla individuazione del punto previsto per effettuare i prelievi
di controllo;
- dalla descrizione del sistema complessivo dello scarico ivi
comprese le operazioni ad esso funzionalmente connesse,
dall'eventuale sistema di misurazione del flusso degli scarichi,
ove richiesto, e dalla indicazione delle apparecchiature
impiegate nel processo produttivo e nei sistemi di scarico
nonche' dei sistemi di depurazione utilizzati per conseguire il
rispetto dei valori limite di emissione.
Controlli
• L’autorità competente effettua il controllo
degli scarichi sulla base di un programma che
assicuri periodico, diffuso, effettivo ed
imparziale sistema di controlli.
• Il controllo degli scarichi della pubblica
fognatura è organizzato dal gestore del
servizio idrico integrato.
Controlli
• Il controllo dell’ente non è mai sostituibile dal
controllo effettuato dal gestore dell’impianto (TAR
Friuli Venezia Giulia 6.12.2006 n. 163).

• Periodico (non preannunciato);


• Diffuso (ampio);
• Imparziale (metodologie di campionamento che non
determini uno squilibrio fra il controllante e il
controllato).
• Soggetti competenti:
– ARPA e polizia giudiziaria
Controlli
• L'autorita' competente al controllo e' autorizzata
a effettuare le ispezioni, i controlli e i prelievi
necessari all'accertamento del rispetto dei valori
limite di emissione, delle prescrizioni contenute
nei provvedimenti autorizzatori o regolamentari
e delle condizioni che danno luogo alla
formazione degli scarichi. Il titolare dello scarico
e' tenuto a fornire le informazioni richieste e a
consentire l'accesso ai luoghi dai quali origina lo
scarico.
Controlli
• Il titolare di uno scarico che non consente
l'accesso agli insediamenti da parte del
soggetto incaricato del controllo ai fini di cui
all'articolo 101, commi 3 e 4, salvo che il fatto
non costituisca piu' grave reato, e' punito con
la pena dell'arresto fino a due anni.
Sanzioni
• Sanzioni amministrative:
Art. 133, fra l’altro:

 superamenti negli scarichi di alcuni limiti;


 Chi effettua scarichi di acque reflue
domestiche senza autorizzazione.
Sanzioni
• Sanzioni penali:

Art. 137, fra l’altro:

 scarichi reflui industriali che superano determinati


limiti;
 Scarichi reflui industriali senza autorizzazione.

- [Link] 231/2001.
Piani gestione e piani di tutela delle acque

• La limitata disponibilità della risorsa idrica ha


fatto spostare al legislatore l’attenzione
dall’acqua come bene da utilizzare all’acqua
come risorsa da salvaguardare

Rischi derivanti dall’inquinamento, dagli


sprechi…
Piani gestione e piani di tutela delle acque

• Misure di tutela e di disciplina delle priorità


dell’uso delle acque intese come risorsa, con
criteri di utilizzazione e di reimpiego indirizzati
al risparmio, all’equilibrio e alla rinnovazione
della risorsa.
• Esigenza di un maggiore intervento pubblico
concentrato sull’intero settore dell’uso delle
acque, e l’introduzione di un metodo di
programmazione, vigilanza e controlli.
Piani gestione e piani di tutela delle acque

• Il paese è ripartito in distretti idrogeografici:


a) Alpi orientali;
b) Padano (bacino del Po);
c) Appennino settentrionale;
d) Serchio;
e) Appennino centrale;
f) Appennino meridionale;
g) Sardegna;
h) Sicilia.
Piani gestione e piani di tutela delle acque

• Per ciascun distretto idrogeografico è adottato


un Piano di Gestione che risponde all’obiettivo
di migliorare lo stato qualitativo delle acque.

• Direttiva 2000/60/CE - affrontare le


problematiche e particolarità di ciascun
distretto attraverso un piano che deve
contenere:
Piani gestione e piani di tutela delle acque
• Cartografia;
• Sintesi delle pressioni e degli impatti significativi
esercitati dalle attività umane,
• Reti di monitoraggio;
• Obiettivi e programmi.
• Sintesi delle misure necessarie (ad esempio, per
prevenire e ridurre incidenti inquinanti, per raggiungere
gli obiettivi ambientali prefissati, ecc) e dei controlli.

• Partecipazione di tutti i soggetti istituzionali competenti


nello specifico settore.
Piani gestione e piani di tutela delle acque
• Piano di tutela delle acque: strumento di attuazione delle politiche
di miglioramento delle acque superficiali e sotterranee. Contiene,
fra l’altro:
- Descrizione generale delle caratteristiche del bacino idrogeografico,
- Sintesi delle pressioni e degli impatti significativi esercitati
dall’attività antropica sullo stato delle acque;
- Elenco e rappresentazione cartografica delle aree, in particolare le
aree sensibili;
- Mappa delle reti di monitoraggio;
- Elenco degli obiettivi di qualità;
- Programmi di misure adottati;
- Analisi integrata dei diversi fattori che concorrono a determinare lo
stato di qualità delle acque;
Gestione delle risorse idriche
• Il servizio idrico integrato e' costituito
dall'insieme dei servizi pubblici di captazione,
adduzione e distribuzione di acqua ad usi civili di
fognatura e di depurazione delle acque reflue, e
deve essere gestito secondo principi di efficienza,
efficacia ed economicita', nel rispetto delle
norme nazionali e comunitarie. Le presenti
disposizioni si applicano anche agli usi industriali
delle acque gestite nell'ambito del servizio idrico
integrato.
ART. 143 (proprieta' delle infrastrutture)
• Gli acquedotti, le fognature, gli impianti di
depurazione e le altre infrastrutture idriche di
proprieta' pubblica, fino al punto di consegna
e/o misurazione, fanno parte del demanio e
sono inalienabili se non nei modi e nei limiti
stabiliti dalla legge.
ART. 143 (proprieta' delle infrastrutture)
• Appartengono al Demanio e sono inalienabili:
i beni in questione, in considerazione
dell’interesse che riveste per la collettività la
loro conservazione e destinazione, non sono
suscettibili di essere trasferiti ad altri soggetti.
Non sono soggetti ad esecuzione forzata né a
espropriazione per pubblica utilità.
ART. 144 (tutela e uso delle risorse idriche)

• Tutte le acque superficiali e sotterranee, ancorche' non


estratte dal sottosuolo, appartengono al demanio dello
Stato.
• Le acque costituiscono una risorsa che va tutelata ed
utilizzata secondo criteri di solidarieta'; qualsiasi loro uso
e' effettuato salvaguardando le aspettative ed i diritti
delle generazioni future a fruire di un integro patrimonio
ambientale.
• Gli usi diversi dal consumo umano sono consentiti nei
limiti nei quali le risorse idriche siano sufficienti e a
condizione che non ne pregiudichino la qualita'
ART. 144 (tutela e uso delle risorse idriche)

• Principi:
– La demanialità di tutte le acque, sia superficiali
che sotterranee;
– La qualificazione dell’acqua come risorsa da
tutelare e utilizzare secondo criteri di solidarietà;
– La priorità della tutela dell’acqua rispetto al suo
utilizzo;
– La priorità del consumo umano rispetto ad usi
diversi.
ART. 144 (tutela e uso delle risorse idriche)

• Dal punto di vista concettuale l’acqua non è un bene che


possa formare oggetto di dominio se non è mobilizzata
o comunque legittimamente derivata dal suo
contenitore naturale in modo da essere usata e
consumata.
• È un insieme qualificato e indeterminato di cose, che
singolarmente possono formare oggetto di interesse
collettivo.
• La risorsa «appartiene» allo Stato ma le cose ed i beni
che concorrono a formarla potrebbero essere oggetto di
dominio sia dei privati, sia dello stesso Stato.
Risorsa
• L’acqua può essere intesa come bene in senso
economico perché ne ha tutte le
caratteristiche:
– L’attitudine a soddisfare bisogni umani;
– L’accessibilità del mezzo;
– La disponibilità limitata del mezzo.
Risorsa
• Razionalizzazione: eliminazione degli sprechi.

• Gli usi dell’acqua diversi dal consumo umano


devono ritenersi consentiti a condizione che la
risorsa sia sufficiente e che i diversi utilizzi non
siano pregiudizievoli per la sua qualità.

• Gerarchia dell’uso dell’acqua.


servizio idrico integrato
• I servizi idrici sono organizzati sulla base degli ambiti
territoriali ottimali
• La creazione di Ambiti Territoriali Ottimali (ATO) nasce
dall’esigenza di superare la frammentarietà di
organizzazione dei servizi idrici, al fine di consentire la
più facile trasformazione degli stessi in attività
imprenditoriali complesse, da gestire, da parte degli
enti locali, non più separatamente ma in forma
associata, in modo da garantire i fondamentali principi
di efficienza, efficacia ed economicità della gestione.
Ambiti Territoriali Ottimali
• Rispondono all’esigenza di concentrare la
gestione del servizio idrico integrato: efficacia
sul piano della qualità e dell’economicità dei
servizi.
servizio idrico integrato
• Le regioni individuano gli Enti di governo dell’ambito
• L'ente di governo dell'ambito, nel rispetto del piano d'ambito e
del principio di unicita' della gestione per ciascun ambito
territoriale ottimale, delibera la forma di gestione fra quelle
previste dall'ordinamento europeo provvedendo,
conseguentemente, all'affidamento del servizio nel rispetto
della normativa nazionale in materia di organizzazione dei servizi
pubblici locali a rete di rilevanza economica. L'affidamento
diretto puo‘ avvenire a favore di societa' interamente pubbliche,
in possesso dei requisiti prescritti dall'ordinamento europeo per
la gestione in house, comunque partecipate dagli enti locali
ricadenti nell'ambito territoriale ottimale.
• Lo strumento cui avvalersi per la programmazione degli
interventi anche sotto il profilo economico-finanziario e
per la definizione del modello gestionale e
organizzativo è il Piano d’ambito, approvato dall’ente di
governo dell’ambito, ai sensi dell’art. 149 del D. Lgs. In
definitiva la scelta del legislatore è quella di superare le
frammentazioni e di attribuire ad un unico Ente
l’esercizio delle funzioni in materia di servizio idrico
integrato, secondo le regole proprie della collegialità
elaborate dalla Regione (art. 48 comma 3 L.r. Lombardia
26/2003 così come modificato dalla L.r. 18/2006).
• Non può pertanto essere riconosciuto ad alcun Comune il
potere di autodeterminarsi sull’organizzazione e sulla
gestione del servizio idrico integrato, in quanto ogni
decisione in tal senso deve avvenire all’interno dell’Autorità
d’ambito e secondo le sue regole di funzionamento. in
buona sostanza, le determinazioni dell’Autorità assumono
portata vincolante sull’intero territorio provinciale in virtù
di una precisa scelta legislativa. La singola amministrazione
locale non può quindi intraprendere percorsi autonomi e
scegliere modalità di gestione diverse da quelle individuate
dall’Autorità.
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TAR LOMBARDIA, Brescia, Sez. II - 19 novembre 2009, n. 223
• in buona sostanza, le determinazioni dell’Autorità
assumono portata vincolante sull’intero territorio
provinciale in virtù di una precisa scelta legislativa. La
singola amministrazione locale non può quindi
intraprendere percorsi autonomi e scegliere modalità
di gestione diverse da quelle individuate dall’Autorità.
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TAR LOMBARDIA, Brescia, Sez. II - 19 novembre 2009, n.
2238
Regione Lombardia
• La Regione Lombardia ha suddiviso il territorio regionale in 12 ATO, 11 coincidenti
con i limiti amministrativi delle Province e 1 per la sola Città di Milano.
• Con atti successivi la Regione ha disciplinato i rapporti tra gli Enti locali ricompresi
nell’ATO, scegliendo prima la forma della convenzione di cooperazione e
approvando un Regolamento per il funzionamento dell’Autorità d’Ambito
(Conferenza d'Ambito), successivamente, a seguito della soppressione dell’Autorità
d’Ambito ad opera dell’art. 2 comma 186 bis della L. 191/2009, la forma
dell’Azienda Speciale provinciale mediante la L.R. 21/2010.

• La Provincia di Milano con delibera n. 23 del 11.04.2013 del Consiglio Provinciale


ha approvato la costituzione dell’Azienda Speciale denominata Ufficio d’Ambito
della Provincia di Milano. L’Ufficio d’Ambito della Provincia di Milano coincide con il
territorio della Provincia di Milano ad eccezione della Città di Milano e
ricomprende i 133 Comuni milanesi.
• La provincia di Varese ha costituito l’Azienda Speciale denominata «Ufficio
d’Ambito Ottimale della Provincia di Varese»
• Rapporti fra l'ente di governo dell'ambito e
gestori del servizio idrico integrato

convenzioni
Art. 151
2. A tal fine, le convenzioni tipo, con relativi disciplinari, devono prevedere in particolare:
a) il regime giuridico prescelto per la gestione del servizio;
b) la durata dell'affidamento, non superiore comunque a trenta anni; b-bis) le opere
da realizzare durante la gestione del servizio come individuate dal bando di gara;
c) l'obbligo del raggiungimento ((e gli strumenti per assicurare il mantenimento))
dell'equilibrio economico-finanziario della gestione;
d) il livello di efficienza e di affidabilita' del servizio da assicurare all'utenza, anche con
riferimento alla manutenzione degli impianti;
e) i criteri e le modalita' di applicazione delle tariffe determinate ((dall'ente di
governo dell'ambito)) e del loro aggiornamento annuale, anche con riferimento
alle diverse categorie di utenze;
f) l'obbligo di adottare la carta di servizio sulla base degli atti d'indirizzo vigenti;
g) l'obbligo di provvedere alla realizzazione del Programma degli interventi;
h) le modalita' di controllo del corretto esercizio del servizio e l'obbligo di predisporre
un sistema tecnico adeguato a tal fine, come previsto dall'articolo 165;
2. A tal fine, le convenzioni tipo, con relativi disciplinari, devono prevedere in particolare:
i) il dovere di prestare ogni collaborazione per l'organizzazione e l'attivazione dei sistemi di
controllo integrativi che ((l'ente di governo dell'ambito)) ha facolta' di disporre durante
tutto il periodo di affidamento;
l) l'obbligo di dare tempestiva comunicazione ((all'ente di governo dell'ambito)) del
verificarsi di eventi che comportino o che facciano prevedere irregolarita' nell'erogazione
del servizio, nonche' l'obbligo di assumere ogni iniziativa per l'eliminazione delle
irregolarita', in conformita' con le prescrizioni dell'Autorita' medesima;
m) l'obbligo di restituzione, alla scadenza dell'affidamento, delle opere, degli impianti e delle
canalizzazioni del servizio idrico integrato in condizioni di efficienza ed in buono stato di
conservazione((, nonche' la disciplina delle conseguenze derivanti dalla eventuale
cessazione anticipata dell'affidamento, anche tenendo conto delle previsioni di cui agli
articoli 143 e 158 del decreto legislativo 12 aprile 2006, n.163, ed i criteri e le modalita' per
la valutazione del valore residuo degli investimenti realizzati dal gestore uscente));
n) l'obbligo di prestare idonee garanzie finanziarie e assicurative;
o) le penali, le sanzioni in caso di inadempimento e le condizioni di risoluzione secondo i
principi del codice civile;
p) le modalita' di rendicontazione delle attivita' del gestore.
Tutela dell’ambiente marino
• ERIKA, 1999,
La "marea nera"
arriva in Bretagna
Vigili del fuoco e volontari su posto per salvare
centinai di uccelli prigionieri delle chiazze oleose

Bretagna, tempesta. BREST (Francia) - E' fallita la corsa contro il tempo per evitare
che la grande chiazza di petrolio fuoriscita dalla petroliera Erika,
naufragata il 12 dicembre al largo della Bretagna, arrivasse sulle
coste della Francia. Le condizioni del tempo hanno lavorato
contro l'opera dei soccorritori. Le prime macchie di quella grande

20.000 ton. 400 km di costa


chiazza scura che da due settimane si avvicinava
inesorabilmente al litorale francese, hanno raggiunto la spiaggia
di Villes, nella parte sud-occidentale dell'isola d'Yeu, la perla
dell'Atlantico, già prima di Natale. E la tempesta che si è
abbattuta sulla regione tra sabato e domenica notte, ha
aggravato la situazione: sabato sera la marea nera è sbarcata
sulle coste atlantiche del paese complici i forti venti provenienti
dall'Atlantico. E le alte onde che accompagnano la tromba d'aria
che investe la parte nord-occidentale della Francia stanno
rendendo estremamente difficili le attività di prevenzione. Con il
mare grosso risultano infatti inefficaci le barriere galleggianti
collocate a protezione delle coste.

La prima a essere raggiunta dalla chiazza oleosa è stata la Belle

• PRESTIGE, 2002
Ile, al largo delle coste bretoni. Macchie di petrolio del diametro di
alcune decine di centimentri sono state scoperte in diverse zone
a Sud della Belle Ile e già da ieri, i vigili del fuoco sono sul posto
per cercare di ripulire la costa. Sulla spiaggia di Saint-Michel, a
Batz-sur-mer, secondo alcuni testimoni, la spiaggia è sommersa
dal petrolio e non si risce più a vedere la sabbia.

Aerei sorvolano la zona per cercare di capire quanto sia estesa la

Galizia, tempesta
marea nera. Ma è difficile prevedere quali altre zone del litorale
francese saranno toccate dalle dodicimila tonnellate di petrolio
fuoriuscito dalle stive della nave maltese, che avrebbe dovuto
attraccare al porto di Livorno.

L'inquinamento dell'Erika ha già fatto centinaia di vittime fra gli

60.000 ton,
uccelli di mare che popolano la costa bretone. Ancora prima di
Natale i volontari avevano cercato di salvare la vita a cira 200
volatiti rimasti impantanati nel greggio, incapaci di riprendere il
volo. Alcuni sono stati trasportati nei centri specializzati, ma molti
sono morti.

danni 3.9 miliardi


La Totalfina, la compagnia petrolifera franco-belga che aveva
noleggiato la nave Erika, contribuirà ai lavori di riassorbimento
della marea nera, ma il disastro ecologico sembra ormai
compiuto. Le unità anti-inquinamento prima di Natale erano
riuscite a riassorbire solo il 10 per cento del petrolio fuoriuscito.

(26 dicembre 1999


Tutela dell’ambiente marino
• 1967: Torrey Canyon, naufragio petroliera, coste inglesi e
francesi, distrutte 35mila tonnellate tra pesci, crostacei,
conchiglie e più di 100mila tonnellate di alghe marine.
• 1978, Amoco Cadiz, Bretagna meridionale, 223mila
tonnellate di petrolio dispersi.
• 1979, MV Atlantic Empress, sud America.
• 1983, Città del Capo, Castillo de Bellver.
• 1989, Exxon Valdez, Alaska.
• 1991, Haven, Genova.
• … ... …
Tutela dell’ambiente marino
• c.d. Pacchetto Erika I (21 marzo 2000,
Comunicazione in materia di sicurezza
marittima del trasporto di idrocarburi).

 Rafforzamento dei controlli nei porti (condizioni,


ispezioni annuali obbligatorie rigide);
 Disarmo delle petroliere monoscafo (vetuste,
maggior rischio di inquinamento in caso di
incidente).
Tutela dell’ambiente marino
• c.d. Pacchetto Erika II (6 dicembre 2000).

 migliorare il monitoraggio di tutte le navi che transitano in zone


ad alta densità di traffico, e obbligarle a dotarsi di un sistema
che ne consenta l'identificazione automatica e il costante
monitoraggio da parte delle autorità costiere;

 ricorrere sistematicamente allo scambio elettronico dei dati, per


semplificare ed armonizzare la trasmissione e l'uso dei dati sui
prodotti pericolosi o inquinanti trasportati dalle navi; rendere
obbligatori, per le navi che fanno scalo nei porti della Comunità,
i registratori dei dati di viaggio, per agevolare le indagini dopo
gli eventuali incidenti;
Tutela dell’ambiente marino
• c.d. Pacchetto Erika II (6 dicembre 2000).
 rafforzare i poteri di intervento degli Stati
membri, in quanto Stati costieri, in caso di
rischio di incidenti o di minaccia di
inquinamento dinanzi alle loro coste;
 proibire alle navi di uscire dai porti quando
condizioni meteorologiche eccezionali
comportino gravi rischi per la sicurezza o
l'ambiente.
Tutela dell’ambiente marino
• c.d. Pacchetto Erika III (2009).
 indipendenza delle decisioni di accogliere o meno
navi in pericolo
 tutte le navi che fanno scalo in un porto europeo
saranno sottoposte ad ispezione. Le navi che
presentano rischi saranno controllate più
frequentemente, mentre quelle che infrangono le
regole in modo ripetuto potranno essere bandite
 gli organismi che certificano la sicurezza delle navi
saranno sottoposti a controllo
Tutela dell’ambiente marino
 istituito un centro europeo di controllo del traffico marittimo
e tutti i paesi dell'UE saranno collegati tra loro attraverso la
rete "SafeSeaNet" per lo scambio elettronico di dati marittimi
 le autorità marittime nazionali saranno sottoposte a vigilanza
per garantire che controllino il rispetto della normativa
europea da parte delle navi battenti la loro bandiera
 saranno elaborate delle linee guida per le inchieste aperte a
seguito di incidenti
 un regime assicurativo obbligatorio coprirà i danni causati da
incidenti. Gli operatori delle navi saranno ritenuti responsabili
dei danni subiti dai passeggeri.
Tutela dell’ambiente marino
• Gli incidenti, tuttavia, non rappresentano la
fonte principale dell’inquinamento, la maggior
parte del quale è causato dagli scarichi
intenzionali (operazioni di pulizia delle
cisterne ed eliminazione degli oli usati).
• Convenzione Marpol 73/78: rifiuti marittimi,
idrocarburi e gas di scarico.
Tutela dell’ambiente marino
• Direttiva 2005/35/CE del Parlamento europeo
e del Consiglio, del 7 settembre 2005, relativa
all’inquinamento provocato dalle navi e
all’introduzione di sanzioni, anche penali, per
violazioni.
Tutela dell’ambiente marino
• La direttiva si applica a qualsiasi tipo di nave battente qualsiasi
bandiera. Gli scarichi di sostanze inquinanti sono vietati:
• nelle acque interne, compresi i porti, di un paese dell’Unione
europea (UE);
• nelle acque territoriali di un paese dell’UE;
• negli stretti utilizzati per la navigazione internazionale, soggetti
al regime di passaggio di transito come specificato nella
Convenzione delle Nazioni Unite del 1982 sul diritto del mare;
• nella zona economica esclusiva di un paese dell’UE;
• in alto mare.
Tutela dell’ambiente marino
Eccezioni
• Questo sistema non si applica agli scarichi
provenienti da navi militari da guerra o gestite da
uno Stato solo per servizi statali a fini non
commerciali.
• Possono inoltre essere ammesse eccezioni al
divieto di scarico di sostanze inquinanti, quando lo
scarico si renda necessario per garantire la
sicurezza della nave o per salvare delle vite umane.
Tutela dell’ambiente marino
• Attuazione: [Link] 202/2007

• Divieto di scarico.

• Reato doloso e colposo per il Comandante di


una nave, battente qualsiasi bandiera, nonche' i
membri dell'equipaggio, il proprietario e
l'armatore della nave + sospensione del titolo
professionale.

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