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DANTE

Il documento fornisce una panoramica dettagliata su Dante, includendo la sua biografia, le opere e i tratti centrali della sua personalità e poetica. Vengono analizzate le sue opere principali come la 'Divina Commedia', 'Vita Nuova', 'Convivio', e 'Monarchia', evidenziando le tematiche filosofiche, politiche e linguistiche. Inoltre, si discute l'importanza della sua ideologia e della sua formazione culturale nel contesto storico e letterario.

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Luca Cismondo
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DANTE

Il documento fornisce una panoramica dettagliata su Dante, includendo la sua biografia, le opere e i tratti centrali della sua personalità e poetica. Vengono analizzate le sue opere principali come la 'Divina Commedia', 'Vita Nuova', 'Convivio', e 'Monarchia', evidenziando le tematiche filosofiche, politiche e linguistiche. Inoltre, si discute l'importanza della sua ideologia e della sua formazione culturale nel contesto storico e letterario.

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DANTE

• Contesto • Opere:
• Biografia o Opere minori (Fiore, Detto
d’Amore, Epistole, Egloghe,
• Tratti centrali:
Quaestio de aqua et terra)
o Personalità o Rime e Vita nuova +
o Formazione culturale pluristilismo, concezione
o Ideologia: dell’amore e fase stilnovistica
• Concezione dell’universo e o Convivio + concezione filosofica
della storia o De vulgari eloquentia +
• Ideologia politica e questione della lingua
concezione antropologica o Monarchia + concezione politica
o Poetica o Epistola XIII a Cangrande della
Scala + presentazione della
Commedia e teoria dei tre stili
• Divina Commedia
TRATTI CENTRALI
• Personalità > ‘natura’ (persona umana) + ‘sventura’ (eventi biografici: esilio).
• Formazione culturale:
• Fase retorico-grammaticale: Trivio e Quadrivio, studio degli autori classici, Brunetto Latini.
• Fase filosofico-letteraria: rapporto con il dolce stil novo, studi filosofico-religiosi e valenza
religiosa dell’amore.
• Fase filosofico-teologica: ricerca nella filosofia e nella teologia (pensiero aristotelico-
tomistico, averroismo latino).
• Concezione dell’universo e della storia:
• Filosofia aristotelico-tomistica (aristotelismo scolastico da Alberto Magno a Tommaso
d’Aquino).
• Cosmologia aristotelico-tolemaica.
• Storia creata da Dio (peccato originale, incarnazione di Cristo, istituzione Chiesa e Impero,
giudizio universale).
• Ideologia politica e concezione antropologica:
• Chiesa e Impero.
• Uomo creato da Dio: virtù cardinali e teologali + libero arbitrio.
• Poetica:
• Fase giovanile lirico-stilnovistica (Rime giovanili, Vita nuova fino alla morte di Beatrice).
OPERE MINORI
• Fiore (1286-1287 circa): riassunto e volgarizzamento del Roman de la Rose in un ciclo di 232
sonetti.
• Detto d’Amore (anteriore al Fiore): riassunto del Roman de la Rose in 480 settenari riuniti in
distici.
• Egloghe (1319-1320): componimenti in esametri sul modello delle Bucoliche, unico esempio di
poesia latina.
• Quaestio de aqua et terra (forse 1320): trattatello in latino sulla relazione fra sfera dell’acqua e
superficie terrestre.
• Epistole: 13 lettere in latino elegante e ricco di artifici retorici.
• IV (1308): canzone ‘montanina’ (Amor, da che conven pur ch’io mi doglia) al marchese
Malaspina.
• XII (1315-1317): spiegazione a un amico fiorentino del rifiuto dell’amnistia.
• V (1310-1311): esortazione ai principi e ai popoli d’Italia a sostenere l’autorità imperiale e la
discesa di Arrigo VII.
• VI (1310-1311): minaccia ai fiorentini di una punizione divina in caso di opposizione ad
Arrigo VII.
• VII (1310-1311): invito ad Arrigo VII a dirigersi verso Firenze.
RIME
• Composizione: dagli anni Ottanta (1283 circa) al 1307-1308 (lirica Amor, da che conven pur ch’io
mi doglia).
• Struttura: poesie esterne alla Vita nuova e al Convivio (raccolta a posteriori).
• Pluristilismo (laboratorio linguistico):
• Rime ‘guittoniane’ (apprendistato poetico).
• Rime stilnovistiche e ‘cortesi’ (Guido, i’ vorrei che tu, Lapo ed io).
• Rime comico-realistiche (Tenzone con Forese Donati).
• Rime ‘petrose’ (donna Petra, stile vicino al trobar clus di Arnaut Daniel).
VITA NUOVA
• Composizione: dopo il 1290, forse 1292-1295, forse di getto nel 1294.
• Titolo: «In quella parte del libro de la mia memoria, dinanzi a la quale poco si potrebbe leggere,
si trova una rubrica la quale dice: Incipit vita nova. Sotto la quale rubrica io trovo scritte le
parole le quali è mio intendimento d’assemplare in questo libello; e se non tutte, almeno la loro
sentenzia» (Vita nuova, I).
• Struttura: prosimetro di 42 brevi capitoli e 31 componimenti poetici risalenti agli anni Ottanta (A
ciascun’alma prese a gentil core).
• Contenuto:
• Momento ‘guinizzelliano’ > saluto di Beatrice (donna de la salute) ed effetto benefico
dell’amore (poesia ai fedeli d’Amore).
• Momento ‘cavalcantiano’ > negazione del saluto e rovesciamento della beatitudine in
sconvolgimento amoroso (donne de lo schermo).
• Superamento dello Stilnovo (capitoli XII-XXVII) > canzone Donne ch’avete intelletto d0amore
e sonetto Tanto gentile e tanto onesta pare.
• Capitolo XXVIII (morte di Beatrice) > eccezionalità di un amore basato sulla contemplazione
della donna, rovesciamento del rapporto uomo-Dio, dichiarazione conclusiva che può
prefigurare la Commedia.
• Interpretazione: apparato allegorico della Vita nuova riconducibile alla simbologia cristiana >
Beatrice come figura Christi.
VITA NUOVA – II
Dante narra come egli riceva a diciott’anni il saluto di Beatrice, rivista a nove anni di distanza
dal loro primo incontro, e se ne innamori. Nel sonno appare al poeta una visione: Amore sostiene
tra le braccia la donna de la salute, alla quale fa mangiare il cuore del poeta. Angosciato, Dante
decide di scrivere una poesia, rivolta a tutti li fedeli d’Amore, il sonetto A ciascun’alma presa e
gentil core. Tra coloro che rispondono vi è Guido Cavalcanti, destinato a diventare il migliore
amico del poeta. In seguito Dante, infastidito dal domandare della gente, si propone di
mantenere nascosto il proprio sentimento e di fingersi innamorato di altre donne (le donne
de lo schermo); a causa di ciò, Beatrice gli toglie il saluto e il poeta precipita nello
smarrimento e nel dolore. A questo punto Dante decide di non parlare più di sé e dei propri
tormenti, dovuti al fatto che il saluto beatificante gli è stato tolto, ma di riporre la propria
felicità in ciò che non può essergli tolto, cioè nell’amore e nella contemplazione spirituale della
donna, dedicandosi d’ora in poi alle lodi di lei, attraverso le cosiddette rime della loda (canzone
Donne ch’avete intelletto d’amore e sonetto Tanto gentile e tanto onesta pare). La morte di
Beatrice, preannunciata da una visione profetica, fa piombare Dante nella disperazione e lo
conduce a un periodo di traviamento, nel corso del quale viene attratto da una donna gentile che lo
consola. Ma un giorno, all’ora nona, il poeta vede in sogno Beatrice come gli era apparsa la
prima volta e, pentito del nuovo amore, torna a rivolgere ogni pensiero alla gentilissima.
CONVIVIO
• Composizione: 1303-1304, interrotto tra il 1306 e il 1308.
• Titolo: ‘banchetto’, ‘simposio’.
• Struttura: prosimetro di quattro trattati in volgare (sui 15 previsti).
• Lingua: lingua volgare per rivolgersi a un pubblico vasto (primo trattato in volgare su argomenti
di alto livello).
• Contenuto:
• I trattato (introduzione): presentazione dell’opera di divulgazione delle conoscenze
filosofiche e scientifiche; banchetto nel quale Dante offre degna vivanda (canzoni) e pane
(pane). Secondo Aristotele, tutti gli uomini, per natura, desiderano sapere (Metafisica, I), ma
non tutti hanno la possibilità di accedere alla ‘mensa’ dove il pane degli angeli si manduca.
• II trattato (commento Voi che ‘ntendendo il terzo ciel movete): quattro sensi delle scritture:
o Senso letterale: contenuto puro e semplice, preso alla lettera.
o Senso allegorico: veritade ascosa sotto bella menzogna (esempio da Ovidio).
o Senso morale: senso nascosto nel testo, che va scovato a utilità del lettore (esempio di
Cristo al monte della Trasfigurazione).
o Senso anagogico: sovrasenso, quando una scrittura esprime un senso alto di ordine
sovrannaturale (salmo In exitu Israel de Egypto).
• III trattato (commento Amore che ne la mente mi ragione): concezione della divina bontade e
della condizione dell’uomo, sapienza oggetto della filosofia (Casella in Purgatorio II).
• IV trattato (commento Le dolci rime d’amore ch’i soglia): tema della verace nobiltade.
CONVIVIO – II
• Finalità: diffusione di un’ampia conoscenza enciclopedica a un vasto pubblico, nella convinzione
che la felicità terrena si ottenga sviluppando le potenzialità umane, fra le quali l’amore per il
sapere e il buon uso della ragione.
• Fonti: Aristotele, Averroè, Agostino (filosofia Patristica), Severino Boezio, Alberto Magno e
Tommaso d’Aquino (filosofia Scolastica), letteratura latina (Orazio, Virgilio), letteratura volgare
(Brunetto Latini e Roman de la Rose).
• Importanza: impalcatura filosofico-culturale della Commedia (disegno di un viaggio che l’umanità
deve compiere, sotto la guida della sapienza, per elevarsi spiritualmente sul piano morale,
religioso e politico).
• Stile: primo trattato in volgare di alto livello della letteratura italiana.
DE VULGARI ELOQUENTIA
• Composizione: 1304-1307, forse tra la fine del 1304 e l’inizio del 1305 in una pausa tra il III e il
IV trattato del Convivio.
• Titolo: trattato ‘sull’eloquenza in volgare’.
• Struttura: trattato in latino di due libri (su almeno quattro previsti, il secondo libro si interrompe
al capitolo XIV).
• Fonti: Etica e Metafisica di Aristotele, Summae di Tommaso, Agostino, Etymologiae di Isidoro di
Siviglia, Tresor di Brunetto Latini.
• Importanza: possibilità di una eloquentia in volgare, modernità della serietà scientifica di Dante
(parentela tra lingue romanze, varietà dialettali, mutamento continuo delle lingue).
• Commedia: rinuncia al volgare illustre per il fiorentino (parti mancanti del DVE sullo stile
comico).
DE VULGARI ELOQUENTIA – II
• Contenuto:
• Libro I: volgare più nobile del latino perché si impara naturalmente (il latino deve essere
studiato artificialmente) e perché è nato prima.
Storia delle lingue: linguaggio tipico dell’uomo, negato agli animali e inutile alle creature
angeliche; ebraico lingua originaria del genere umano; dispersione dopo la Torre di Babele.
Analisi delle lingue > continua metamorfosi, evoluzione e differenziazione.
Lingue:
o Germanico.
o Greco.
o Romanzo: «… nam alii oc, alii oil, alii sì affirmando locuntur, ut puta Yspani, Franci et Latini
(it: «… difatti affermano dicendo ‘oc’, altri ‘oil’, altri ancora ‘sì’, cioè Provenzali, Francesi e
Italiani», DVE, VIII, 5).
Lingua ‘del sì’ superiore > quattordici varietà del volgare del sì distribuite a destra e a sinistra
dell’Appennino.
Individuazione di un volgare ‘illustre’, ‘cardinale’, ‘aulico’ e ‘curiale’.
• Libro II: possibilità di utilizzazione letteraria del volgare illustre.
Argomenti: salus (Bertran de Born/genere assente in Italia), venus (Arnaut Daniel/Cino da
Pistoia), virtus (amico di Dante).
Tipi di stile (Rota Vergilii): tragico (stile alto: Eneide), elegiaco (stile medio: Georgiche), comico
MONARCHIA
• Composizione: datazione incerta (quindi interpretazione incerta), probabilmente tra gli anni
1311-1313 (discesa di Arrigo VII).
• Struttura: trattato in latino di tre libri sui rapporti fra Chiesa e Impero.
• Contenuto:
o Libro I: necessità della monarchia universale; situazione di pace per cui è indispensabile
l’esistenza di un unico Impero; corrispondenza tra la monarchia universale sul piano politico
e l’autorità divina che governa il cosmo.
o Libro II: legittimità del potere dell’Impero romano > potere dei Romani fondato sul diritto e
non sulle armi in quanto voluto da Dio (segnali della Provvidenza).
o Libro III: teoria dei due Soli (duo luminaria magna).
Rapporto tra Papato e Impero > potere dell’Imperatore non deriva da quello del Papa (più
recente), ma direttamente da Dio.
Donazione di Costantino (negazione potere temporale del Papato).
• Importanza: fondamento del pensiero politico di Dante; radicalità delle tesi di necessità di un
ordinamento politico universale e di distinzione tra potere spirituale e temporale (Dante esule,
uomo solo non più Guelfo né Ghibellino).
MONARCHIA
• Sillogismo

Punto di vista della Chiesa a proposito della Donazione (sillogismo di secondo tipo)
PM: Nessuno può avere legittimamente i beni che appartengono alla Chiesa, se non dalla Chiesa
stessa.
pm: L’impero è uno dei beni della Chiesa.
C: Nessuno può avere legittimamente l’impero se non dalla Chiesa stessa.

Premessa minore non valida (sillogismo di primo tipo)


PM: Nessuno può compiere azioni che vadano contro il suo ufficio.
pm: L’ufficio imperiale corrisponde a tenere unito l’impero.
C: L’ufficio imperiale non può non tenere unito l’impero.
MONARCHIA – II
EPISTOLA XIII
• Composizione: datazione incerta tra il 1316 (inizio Paradiso) e il 1320 (sconfitta militare di
Cangrande).
• Struttura: epistola in latino.
• Contenuto:
o Capitoli 1-13 > dedica del Paradiso a Cangrande della Scala.
o Capitoli 20-22 > ripresa della differenza tra senso letterale e senso allegorico.
o Capitoli 23-25 > soggetto.
o Capitoli 28-32 > titolo: «Libri titulus est: ‘Incipit Comedia Dantis Alagherii, Florentini
natione, non moribus’» (it: «Il titolo del libro è: ‘Incomincia la Commedia – Comedìa – di
Dante degli Alighieri, fiorentino di nascita, non di costumi»).
o Capitoli 35-36 > forma.
o Capitoli 42 e seguenti > Paradiso e contenuti.
EPISTOLA XIII – II
• Dedica del Paradiso a Cangrande della Scala: «… propter hoc munuscula mea sepe multum
conspexi et ab invicem segregavi, nec non segregata percensui, digniusque gratiusque vobis
inquirens. Neque ipsi preheminentie vestre congruum comperi magis quam Comedie sublimem
canticam, que decoratur titutlo Paradisi; et illam sub presenti epistola, tanquam sub
epigrammate proprio dedicata, vobis adscribo, vobis offero, vobis denique recommendo» (it: «…
sovente ho esaminato i miei piccoli regali e li ho differenziati e poi vagliati, alla ricerca del più
degno e gradito a voi. E non ne ho trovato uno adeguato alla vostra eccellenza più di quella
sublime cantica della Commedia che si intitola Paradiso. E questa, con la presente lettera, come a
Voi consacrata con propria epigrafie, a Voi la intitolo, la offro, la raccomando»).
• Ripresa della differenza tra senso letterale e senso allegorico: «Il significato di quest’opera non è
uno solo, anzi, può essere definito polisemico, cioè contenente più significati. Infatti il primo
significato è quello che si ha dalla lettera del testo, l’altro è quello che si ha da ciò che viene
significato dalla lettera del testo. Il primo si dice letterale, il secondo, invece, allegorico o morale
o anagogico».
• Soggetto: «È dunque il soggetto di tutta l’opera, se si prende alla lettera, lo stato delle anime
dopo la morte inteso in senso generale […]. Ma se si considera l’opera sul piano allegorico, il
soggetto è l’uomo in quanto, per i meriti e i demeriti acquisiti con il libero arbitrio, ottiene premi
o punizioni da parte della giustizia divina».
• Titolo: «Libri titulus est: ‘Incipit Comedia Dantis Alagherii, Florentini natione, non moribus’» (it:
«Il titolo del libro è: ‘Incomincia la Commedia – Comedìa – di Dante degli Alighieri, fiorentino di
nascita, non di costumi»).
COMMEDIA
• Titolo:
o Commedia: titolo non indicato con sicurezza (Epistola a Cangrande).
o Poetica medievale: comedìa tipo di narrazione che da un inizio spaventoso si conclude con un
lieto fine ed è scritta in uno stile ‘umile’ (opposizione alla tragedìa con conclusione
drammatica e stile ‘alto’).
Varietà degli stili.
o Divina: aggettivo aggiunto da Boccaccio nel Trattatello in laude di Dante (1362), parte del
titolo dal 1555.
• Composizione:
o Inferno: inizio poco dopo il 1302, conclusione probabilmente precedente ad Arrigo VII,
conosciuto intorno al 1313-1314.
o Purgatorio: concluso e conosciuto nel 1318.
o Paradiso: composizione tra Verona e Ravenna, inizio intorno al 1316 e conclusione poco
prima del 1321, divulgazione postuma.
• Struttura formale e valore simbolico:
o Tre cantiche (Inferno, Purgatorio, Paradiso) costituite da 33 canti (Inferno 33+1 di
introduzione) in terzine di versi endecasillabi a rima incatenata (‘terzina dantesca’: ABA BCB
CDC).
o Simbologia numerica: 3 (cantiche, versi di ogni terzina, categorie di peccati nell’Inferno,
COMMEDIA
Tema del viaggio
• Fonti: espressione del patrimonio della cultura medievale > struttura narrativa del viaggio.
Odissea (no lettura diretta), Eneide, rifacimenti medievali dell’Apocalisse, Libro delle Tre Scritture
di Bonvesin de la Riva, Giacomino da Verona, Libro della Scala (testo arabo che narra il viaggio di
Maometto nell’aldilà).
• Significato e funzione: grandiosa visione (concezione medievale di visione autentica che permette
di sperimentare la realtà), viaggio individuale con significato universale.
Viaggio presentato come viaggio reale: settimana santa del 1300 (anno del primo Giubileo), da
giovedì 7 a giovedì 14 aprile o dal 25 al 31 marzo.
Realismo figurale: mondo reale proiettato nell’aldilà.
• Guide:
o Virgilio: allegoria della sapienza umana, cioè della ragione (da Inferno I a Purgatorio XXX).
o Beatrice: allegoria della teologia, cioè della fede (da Purgatorio XXX).
o Bernardo di Chiaravalle: allegoria dell’estasi beatifica, slancio mistico che permette di
godere di un’esperienza diretta di Dio (da Paradiso XXXI).
COMMEDIA
Topografia fisico-astronomica e topografia morale
• Piani:
o Piano di natura fisico-astronomica > sistema aristotelico-
tolemaico.
o Piano di carattere morale.
• Ordinamento cosmologico <> ordinamento morale:
o Inferno > filosofia aristotelica.
o Purgatorio > tradizione cristiana.
o Paradiso > pensiero mistico di origine neoplatonica,
agostiniana e francescana.
• Criterio del contrappasso > pene applicate ai peccati secondo
un legame tra colpa e pena:
o Contrappasso per analogia.
o Contrappasso per opposizione.
• Unità concettuale del poema > linea Dio-Gerusalemme-
Lucifero.
• Movimento: discesa all’Inferno e presa di coscienza del male-
peccato che allontana da Dio > ascesa al Purgatorio come
cammino di espiazione e purificazione > volo nel Paradiso
COMMEDIA
Allegoria, allegorismo, figuralismo
• Allegoria: veritade ascosa sotto bella menzogna (Convivio II) > finzione letteraria che si serve
concretamente di una immagine letterale (bella menzogna) per esprimere un significato ‘altro’ e
più vero (veritade)
• Distinzione (Convivio II):
o ‘Allegoria dei poeti’ > figura retorica, finzione letteraria.
o ‘Allegoria dei teologi’ > realtà determinata e storicamente concreta, interpretazione di
personaggi storici o episodi del passato come ‘figure’ (prefigurazioni di eventi successivi
legati alle verità cristiane); esempio dell’AT come prefigurazione del NT.
• Figuralismo > lettura e interpretazione di Erich Auerbach.
• Modello interpretativo allegorico-figurale > personaggi non più inventati semplicemente in
funzione di motivi estetici o morali, ma portatori di una precisa consistenza, una concreta realtà
psicologica e umana (rappresentazione di fatti, situazioni e personaggi del mondo terreno per
cogliere i segni della realtà ultraterrena).
COMMEDIA
Lingua e stile
• Comedìa (Epistola a Cangrande):
• Ragione di tipo contenutistico.
• Ragione di tipo linguistico-stilistico.
• De Vulgari Eloquentia > abbandono dell’utopia di una lingua ideale, adozione di una lingua reale
e municipale (fiorentino).
• Poema plurilinguistico e pluristilistico (sperimentalismo delle Rime).
• Passaggio Inferno > Purgatorio > Paradiso.
• Conclusione:
• Convergenza e compresenza di generi letterari.
• Utilizzazione di una pluralità di stili e registri.
• Utilizzazione di un lessico pluristrato.
• Utilizzazione simultanea di diversi vocabolari.
Inferno
• Ingresso situato nei pressi di Gerusalemme.
• Voragine a forma di cono rovesciato, al cui centro è
conficcato Lucifero.
• Nove cerchi concentrici, gravità discensionale dei
peccati.
• Peccati (Aristotele, Etica Nicomachea e Virgilio, If XI):
o Incontinenza (incapacità di dominare tendenze
naturali):
• Lussuria.
• Gola.
• Avarizia-prodigalità.
• Ira-accidia.
o Violenza (dimensione bestiale dell’uomo):
• Violenti contro il prossimo.
• Violenti contro se stessi e contro i propri beni.
• Violenti contro Dio, contro la Natura e contro
l’arte.
o Frode (perversione dell’intelligenza):
• Frode contro chi non si fida

Purgatorio
• Montagna situata agli antipodi di Gerusalemme.
• Unico regno con un tempo finito.
• Struttura:
o Antipurgatorio > coloro che tardarono a pentirsi.
o Purgatorio > peccati capitali (tendenza
peccaminosa, peccato singolo già perdonato da
Dio), uso errato dell’amore naturale:
• Superbia, invidia, ira (malo obietto).
• Accidia (mancanza di amore per il bene
assoluto).
• Avarizia/prodigalità, gola, lussuria (amore
troppo forte per i beni relativi).
o Paradiso Terrestre.
Paradiso
• Nove cieli materiali + decimo cielo spirituale
(Empireo).
• Sfere concentriche in perenne movimento (schiera di
angeli e pianeta).
• Anime distribuite nei primi sette cieli, si mostrano
perché Dante possa misurare la santità e beatitudine
(dimora nell’Empireo).
• Cieli:
o Anime con virtù è stata influenzata da debolezze o
passioni terrene:
• Luna: coloro che non mantennero fede ai voti.
• Mercurio: coloro che fecero bene per ottenere
fama e gloria.
• Venere: coloro che furono influenzati dalla
passione amorosa.
o Anime con virtù piene e perfette:
• Sole: sapienti.
• Marte: combattenti per la fede.

Inferno, canto I
Nuclei di commento e analisi:
• Il cammin di nostra vita
• La costruzione narrativa della Commedia
• La selva oscura
• Virgilio
• Le tre fiere
• La profezia del veltro
Nel mezzo del cammin di nostra vita…
Convivio, IV 23, 6-10 Salmo 89, 9-10

«… lo punto sommo di questo arco [della 9. Quoniam omnes dies nostri evanuerunt in
vita terrena] ne li più io credo [sia] tra il ira tua,
trentesimo e il quarantesimo anno, e io consumpsimus ut suspirium annos nostros.
credo che ne li perfettamente naturati ne 10. Dies annorum nostrorum sunt
septuaginta anni,
sia nel trentacinquesimo anno». aut in valentibus octoginta anni,
et maior pars eorum labor et dolor,
quoniam cito transeunt, et avolamus.

9. Tutti i nostri giorni svaniscono per la tua


ira,
finiamo i nostri anni come un soffio.
10. Gli anni della nostra vita sono
settanta,
ottanta per i più robusti,
ma quasi tutti sono fatica e dolore;
passano presto e noi ci dileguiamo.
La Commedia come un sogno
Inferno I, 10-12 Paradiso XXXII, 109, 115-117, 139-144

Io non so ben ridir com’ i’ v’intrai, Ed elli [Bernardo di Chiaravalle] a me: […]
tant’era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai. Ma vieni omai con li occhi sì com’io
Andrò parlando, e nota i gran patrici
Di questo impero giustissimo e pio.

[…]

Ma perché ‘l tempo fugge che t’assonna,


qui farem punto, come buon sartore
che com’elli ha del panno fa la gonna;

e drizzeremo li occhi al primo amore,


Sì che, guardando verso lui, penètri
Quant’è possibil per lo suo fulgore.
Roman de la Rose (1237, 1275-1280)
vv. 1-20
Molti dicono che nei sogni non vi sono che favole e menzogne. Eppure è possibile sognare
dei sogni che non sono affatto menzogneri, ma al contrario si rivelano in seguito veritieri
[…]. Chiunque pensi o affermi che sia follia o scempiaggine credere che un sogno si avveri,
mi reputi pure un folle, se lo vuole, perché da parte mia credo che un sogno sia, per gli
uomini, una premonizione di bene o di sventura. E infatti, sono tanti coloro che sognano di
notte molte cose in forma velata, che poi si rivelano loro apertamente.
vv. 21-44
Nel ventesimo anno della mia vita, nel tempo in cui Amore reclama il suo diritto dai giovani, me ne
stavo una notte coricato, come al mio solito, e dormivo d’un sonno profondo. E allora vidi un sogno,
dormendo, che fu assai bello e molto mi piacque. Ma nulla vi fu, in quel sogno, che poi non si
sia avverato proprio come il sogno raccontava. Ora, io voglio del mio sogno fare poesia, per
dare ancora più gioia ai vostri cuori, perché è questo che Amore mi prega e comanda. E se qualcuno o
qualcuna domanda come io desideri chiamare questo romanzo che sto per cominciare, ebbene, è il
Romanzo della Rosa, in cui l’arte d’Amore è tutta racchiusa. L’argomento è bello e nuovo, e ora Iddio
conceda che lo accolga di buon grado colei per cui l’ho preso: è lei che ha tanto pregio, e tanto è
degna d’essere amata da dover essere chiamata Rosa.
vv. 45-51
Credo che fosse maggio, cinque anni or sono, o forse più. In maggio eravamo, nel sogno. Nel tempo
amoroso, pieno di gioia; nel tempo in cui ogni cosa si rallegra, e non si vede rovo o siepe che in quel
mese non voglia adornarsi e coprirsi di foglie novelle. […]
vv. 85-90
E io sognai una notte di trovarmi proprio in quel tempo delizioso, in cui ogni essere è spinto
ad amare. Allora mi sembrò, nel mio dormire, che fosse l’ora del primo mattino.
Interpretazione del sogno
Sogno:
• Finzione letteraria costruita come nel Roman de la Rose.
• Vera visione (Dante davvero ha sognato):
o Sogno autentico.
o Ipotesi di disturbo: es. epilessia.
Epilessia: ἱερὰ νόσος (‘malattia sacra’), morbus sacer > visioni mandate dagli dèi
come messaggi.
Narcolessia: sonnolenza diurna e allucinazioni.
Emicrania (es. Ildegarda di Bingen).
• Dante in sogno è andato davvero nell’aldilà e si è convinto di essere un profeta
(condizione di esule).
Dal sogno alla profezia
Paradiso XVII, 106-142

‘Ben veggio, padre mio, sì come


sprona
lo tempo verso me, per colpo
darmi Ché se la voce tua sarà molesta
tal, ch’è più grave a chi più e s’io al vero son timido amico, nel primo gusto, vital
s’abbandona; temo di perder viver tra coloro nodrimento
che questo tempo chiameranno lascerà poi, quando sarà
per che di provedenza è buon ch’io antico’. digesta.
m’armi,
sì che, se loco m’è tolto più caro, La luce in che rideva il mio tesoro Questo tuo grido farà come vento,
io non perdessi li altri per miei ch’io trovai lì, si fé prima corusca, che le più alte cime più percuote;
carmi. quale a raggio di sole specchio e ciò non fa d’onor poco
d’oro; argomento.
Giù per lo mondo sanza fine
amaro, indi rispuose: ‘Coscïenza fusca Però ti son mostrate in queste rote,
e per lo monte del cui bel o de la propria o de l’altrui nel monte e ne la valle dolorosa
cacume vergogna pur l’anime che son di fama note,
li occhi de la mia donna mi pur sentirà la tua parola
levaro, brusca. che l’animo di quel ch’ode, non
posa
e poscia per lo ciel, di lume in Ma nondimen, rimossa ogne né ferma fede per essempro ch’aia
lume, menzogna, la sua radice incognita e ascosa,
ho io appreso quel che s’io tutta tua visïon fa manifesta;
La selva oscura: tentazione di suicidio?
Inferno I, 1-9 Purgatorio I, 43-48, 52-60, 70- vera,
75 esser non puote il mio che a
Nel mezzo del cammin di nostra vita te si nieghi.
mi ritrovai per una selva oscura, ‘Chi v’ ha guidati, o che vi fu
che la diritta via era smarrita. lucerna,
uscendo fuor de la profonda
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura notte
esta selva selvaggia e aspra e che sempre nera fa la valle Questi non vide mai
forte inferna? l’ultima sera;
che nel pensier rinova la paura! ma per la sua follia le fu sì
Son le leggi d’abisso così presso,
Tant’è amara che poco è più rotte? che molto poco tempo a
morte; O è mutato in ciel novo volger era.
ma per trattar del ben ch’i’ vi trovai, consiglio,
dirò de l’altre cose ch’i’ v’ho scorte. che, dannati, venite a le mie […]
grotte?’.
Or ti piaccia gradir la sua
[…] venuta:
libertà va cercando, ch’è sì
Poscia rispuose lui: ‘Da me cara,
non venni: come sa chi per lei vita
donna scese del ciel, per li cui rifiuta.
prieghi
de la mia compagnia costui Tu ’l sai, ché non ti fu per
sovvenni. lei amara
Virgilio lo mio maestro e ‘l mio autore
Eneide VI, 788-800
Huc geminas nunc flecte acies, hanc adspice Ora di qua piega gli occhi: questa gente considera
gentem e i tuoi Romani. Qui è Cesare e tutta la stirpe di
Romanosque tuos; hic Caesar et omnis Iuli Iulo,
progenies, magnum caeli ventura sub axem. sotto la vasta volta del cielo votata a venire.
Hic vir hic est, tibi quem promitti saepius audis, Questo, questo è quell’uomo che spesso ti senti
Augustus Caesar, Divi genus, aurea condet promettere,
saecula qui rursus Latio regnata per arva Cesare Augusto, di stirpe divina, che i secoli d’oro
Saturno quondam, super et Garamantas et fonderà nuovamente nel Lazio, nei campi già regno
Indos
di Saturno, e al di sopra dei Garamànti e degli Indi
proferet imperium - iacet extra sidera tellus,
estenderà il suo dominio: a una terra, che è fuori dagli
extra anni solisque vias, ubi caelifer Atlas
astri,
axem umero torquet stellis ardentibus aptum: -
oltre le vie dell’anno e del sole, ove Atlante, il celifero,
huius in adventum iam nunc et Caspia regna
ruota sul collo la volta trapunta di ardore di stelle.
responsis horrent divom et Maeotia tellus
Per il suo avvento, già ora tremano i regni del Caspio
et septingemini turbant trepida ostia Nili.
e la terra meòzia di fronte ai responsi divini,
e trepidanti si turban le foci al settemplice Nilo.
Virgilio lo mio maestro e ‘l mio autore
IV egloga (Bucoliche)
[…] Ultima Cumaei venit iam carminis aetas; […] Ora è giunta l’ultima età cantata dall’oracolo cumano;
magnus ab integro saeclorum nascitur ordo. inizia di nuovo una gran serie di secoli;
iam redit et Virgo, redeunt Saturnia regna, ecco ritorna anche la Vergine [Dike?], ritorna il regno
iam nova progenies caelo demittitur alto. di Saturno;
tu modo nascenti puero, quo ferrea primum ormai discende già dal cielo una nuova progenie.
desinet ac toto surget gens aurea mundo, Sorridi benevola al Bambino nascente, con il quale
casta fave Lucina; tuus iam regnat Apollo. cesserà l’età del ferro
Teque adeo decus hoc aevi, te consule, inibit, e sorgerà quella dell’oro in tutto il mondo,
Pollio, et incipient magni procedere menses; o casta Lucina [dea del parto], poiché già regna il tuo
te duce, si qua manent sceleris vestigia nostri, Apollo.
inrita perpetua solvent formidine terras. Questo evo glorioso avrà inizio durante il tuo consolato,
ille deum vitam accipiet divisque videbit o Pollione, quando i grandi mesi e cominceranno il loro
permixtos heroas et ipse videbitur illis corso.
pacatumque reget patriis virtutibus orbem. […] Sotto la tua guida qualsiasi traccia rimasta della nostra
colpa
svanirà, liberando la terra dalla sua perpetua paura.
Egli [il Bambino] riceverà vita divina e vedrà
gli eroi mescolati con gli dei, e sarà lui stesso visto da
loro.
Ed egli dominerà un mondo reso pacifico dalla virtù
del padre. […]
Le tre fiere di Dante
Geremia 5, 5-6 Fiere:
• Lonza > lussuria («maculosae tegmine
Idcirco percussit eos leo de silva; lupus lyncis», in Eneide I, 323).
ad
• Leone> superbia.
vesperam vastavit eos: pardus vigilans
super • Lupa > avarizia/cupidigia («Maledetta sie
civitates eorum; omnis qui egressius fuerit tu, antica lupa, / che più che tutte l’altre
ex bestie hai preda / per la tua fame sanza fine
eis capietur; quia multiplicate sunt cupa!», in Purgatorio XX, 10-12).
praevaricationes eorum; confortatae sunt
aversiones eorum. «le tre faville c’hanno i cuori accesi» (If VI,
75): superbia (leone), invidia (lonza), avarizia
Per questo li azzanna il leone della (lupa)?
foresta, «gent’è avara, invidiosa e superba» (If XV, 68)
il lupo delle steppe ne fa scempio,
«le tre disposizion che ‘l ciel non vole» (If XI,
il leopardo sta in agguato vicino alle loro 81): frode (lonza), violenza (leone),
città, incontinenza (lupa)?
quanto ne escono saranno sbranati;
perché si sono moltiplicati i loro peccati, Interpretazione politica: Firenze (lonza),
sono aumentate le loro ribellioni. casata di Valois (leone), Bonifacio VIII (lupa)?
Profezia del ‘veltro’
Inferno I, 100-105 Interpretazione:
• Gesù Cristo (profezia di Gioacchino da
Molti son li animali a cui s’ammoglia,
Fiore).
e più saranno ancora, infin che l’ veltro
verrà, che la farà morir con doglia. • Cangrande della Scala (can…)
• Benedetto XI (successore di Bonifacio
Questi non ciberà né terra né peltro,
ma sapïenza, amore e virtute, VIII, originario di Feltre).
e sua nazion sarà tra feltro e feltro. • Bonconte da Montefeltro (comandante
ghibellino morto a Campaldino).
• Spirito Santo.
• Dante stesso.
• Dante non voleva indicare nessuno:
o Figura provvidenziale indefinita.
o Costruzione letteraria.
Le tre fiere della Chanson de Roland (seconda
metà dell’XI secolo)
Calato è il sol, la fosca notte è scesa
sopra la terra. Carlo, il gran monarca,
dorme, ma il sonno gli turban funesti
presagi. […]
Carlo dorme profondo e non si sveglia.

Dopo di queste, di altre cose sogna.


È in Francia, ne sacel suo d’Acquisgrana.
Il braccio destro un fiero orso gli azzanna.
Ecco uscir de le Ardenne un lionpardo
che lo assal con gran furia; un veltro snello
sbuca dal fondo de la sala; ratto
è presso il Re; morde a l’orecchio l’orso,
rabbiosamente il lionpardo assale.
Dicono i Franchi che la pugna è atroce,
ma la vittoria pende incerta. Carlo
profondamente dorme, e non si desta.

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