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Atomo

L'atomo è l'unità fondamentale della materia, composto da protoni, neutroni e elettroni. I protoni e i neutroni formano il nucleo, mentre gli elettroni orbitano attorno ad esso, creando un atomo neutro quando il numero di protoni ed elettroni è uguale. Il modello atomico ha subito evoluzioni significative, da Rutherford a Bohr, fino all'introduzione della meccanica quantistica che ha portato alla definizione di orbitali e numeri quantici.

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Atomo

L'atomo è l'unità fondamentale della materia, composto da protoni, neutroni e elettroni. I protoni e i neutroni formano il nucleo, mentre gli elettroni orbitano attorno ad esso, creando un atomo neutro quando il numero di protoni ed elettroni è uguale. Il modello atomico ha subito evoluzioni significative, da Rutherford a Bohr, fino all'introduzione della meccanica quantistica che ha portato alla definizione di orbitali e numeri quantici.

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L’atomo

L’atomo
• L'atomo, è l’unità
fondamentale della
materia. Esso è a sua
volta composto da
particelle elementari
piccolissime: i protoni, i
neutroni e gli elettroni.
Protoni e Neutroni
• I protoni e i neutroni
formano insieme quello
che possiamo definire il
cuore dell'atomo: il nucleo.
Protoni e Neutroni
• Queste due particelle hanno più
o meno la stessa massa, cioè
sono formate da una quantità di
materia quasi uguale. Il protone,
però, è diverso dal neutrone
perché ha una proprietà,
chiamata carica elettrica positiva,
che il neutrone non possiede.
Gli elettroni
• Intorno al nucleo si muovono
rapidissimamente altre
particelle: gli elettroni.
Gli elettroni
• Essi hanno una massa così
piccola che ne servono 1836
per uguagliare la massa di
un protone. Anche gli
elettroni hanno una carica
elettrica, ma essa è diversa
da quella del protone: è una
carica elettrica negativa.
L’atomo neutro
• In un atomo in condizioni normali
il numero degli elettroni è sempre
uguale a quello dei protoni: a un
certo numero di cariche positive
corrisponde un ugual numero di
cariche negative. L'atomo,
dunque, risulta neutro, né positivo
né negativo.
Gli atomi sono tutti uguali tra loro?
• Pur essendo tutti formati
dalle stesse particelle, gli
atomi non sono tutti uguali
tra loro: alcuni sono più
piccoli, altri più grandi. La
piccolezza o la grandezza di
un atomo dipende dal
numero di protoni del suo
nucleo.
Gli atomi sono tutti uguali tra loro?
• L'atomo più piccolo ha il
nucleo composto da un
solo protone; il più
grande in natura
possiede ben 92 protoni.
Gli atomi sono tutti uguali tra loro?
• Questi atomi hanno un diverso
numero atomico (Z), termine che
indica quanti protoni sono presenti nel
nucleo: il primo ha numero atomico 1
perché ha un solo protone e l’ultimo
ha numero atomico 92 perché ha 92
protoni.
• Il numero di massa (A) è la somma del
numero di protoni e del numero di
neutroni dell’atomo (il numero di e- è
trascurabile).

Z= n° protoni A=Z + n° n° neutroni= A-Z


neutroni
Isotopi
Gli isotopi sono atomi dello stesso elemento aventi masse diverse in
quanto contengono un numero diverso di neutroni. In altre parole,
gli isotopi hanno numeri di massa differenti.

Alcuni isotopi (isotopi radioattivi) sono instabili e decadono emettendo particelle


ed energia sotto forma di radiazioni. L’esistenza degli isotopi spiega perché le
masse atomiche riportate per i vari elementi nella tavola periodica (espresse in
u.m.a.) non sono numeri interi. La media pesata delle masse di tutti gli isotopi
rappresentano la massa atomica.
N.B. non confondere la massa atomica con il numero di massa che invece
rappresenta la somma dei protoni e dei neutroni in un singolo isotopo.
Gli atomi hanno un nome?
• Il numero atomico
permette di distinguere
un atomo da un altro:
questo consente anche di
dare un nome a ciascuno
di essi.
Gli atomi hanno un nome?
• carbonio, rame, ferro,
oro, argento, sodio,
cloro...
Essi si definiscono
elementi chimici.
I simboli degli elementi chimici
• Ogni elemento chimico, per
brevità, è indicato con un
simbolo, che deriva dal nome
dell'atomo. Ogni simbolo è
formato dalla prima o dalle
prime due lettere del nome
dell'atomo, per non creare
confusione tra atomi i cui nomi
hanno la stessa iniziale.
Calcolare il numero di protoni, neutroni ed elettroni presenti in
un atomo di fluoro:

A=19
Z=9 F
• Il numero di massa A=19 indica che il numero totale di neutroni e
protoni è 19
• Il numero atomico Z=9 rappresenta il numero dei protoni
• La differenza 19-9=10 rappresenta il numero dei neutroni
• Poiché l’atomo è neutro il numero degli elettroni deve essere uguale
al numero dei protoni e quindi 9
Modello Atomico di Rutherdford
Nei primi anni del XX secolo, grazie alle scoperte dell’elettrone e del protone, avvenute alla
fine del XIX secolo, Rutherford ed un gruppo di scienziati che lavoravano con lui,
formularono la teoria atomica che è nota come Teoria atomica di Rutherford.
Questi scienziati bombardando una sottile lamina d’oro, con delle particella alfa, avevano
osservato che la maggior parte delle particelle riuscivano a passare indisturbate e soltanto
una su ottomila rimbalzava in direzione opposta.
Grazie a questo esperimento dedussero che l’atomo è per la maggior parte costituito da
spazio vuoto. Il modello atomico di Rutherford considera l’atomo formato da un nucleo
centrale, nel quale risiede la quasi totalità della massa e dagli elettroni che ruotano intorno
al nucleo descrivendo delle orbite, per la sua somiglianza con il sistema solare viene detto
modello atomico planetario
Questo modello atomico non era, tuttavia, in grado di dare una valida spiegazione agli
esperimenti che avevano messo in evidenza la capacità degli elettroni di assorbire e di
emettere energia. Secondo le leggi della fisica classica, infatti, l’elettrone cedendo energia
doveva percorrere una traiettoria a spirale e cadere in pochi istanti sul nucleo.
Bohr partendo dal principio che non era corretto applicare all’atomo le leggi valide per
corpi, che se paragonati ad esso sono di dimensioni enormi, perfezionò la teoria di
Rutherford.
RUTHERFORD

(He++)

Nel 1911 Lord Rutherford ipotizzò che


l’atomo(mondo microscopico) potesse avere una
struttura simile al sistema solare(mondo
macroscopico).Egli verificò la sua ipotesi con questo
famoso esperimento.
I grandi angoli di deflessione delle paricelle alfa si potevano spiegare solo ideando
un nuovo modello atomico. Lo fece nel 1911 Ernest Rutherford, il quale assunse
che gli atomi fossero dotati di un nucleo centrale in cui risiede quasi tutta la sua
materia.

Nonostante avesse introdotto il concetto rivoluzionario e corretto di nucleo, il


modello di Rutherford risultò insoddisfacente sotto diversi punti di vista. Non
giustificava per esempio la stabilità degli [Link] dalla fisica classica
(elettromagnetismo)una carica elettrica che si muove di moto circolare tende ad
perdere energia e attirato dalla carica elettrica positiva, a cadere sul nucleo
emettendo radiazioni continue(di tutte le lunghezze d’onda.L’atomo invece nella
realtà è stabile ed emette solo determinate lunghezze d’onda.
Critiche dal mondo
scientifico
• Applicando, come già si è detto, le leggi
dell'elettromagnetismo al modello planetario di
Rutherford, l'elettrone, muovendosi di moto non
rettilineo ed uniforme, avrebbe dovuto irradiare
energia e, seguendo un percorso a spirale, cadere
sul nucleo. L'atomo quindi, in teoria, non solo
avrebbe dovuto essere instabile, ma anche emettere
radiazioni di tutte le lunghezze d'onda (quindi
formare uno spettro continuo), corrispondenti alle
infinite posizioni occupate dall'elettrone nella sua
traiettoria a spirale verso il nucleo.

• L'atomo invece, nella realtà, è stabile ed emette


solo alcune radiazioni di determinate lunghezze
d'onda, come si può osservare dallo spettro di
emissione a righe. Il modello di Rutherford era
quindi in contrasto sia con le leggi della fisica note a
quel tempo (quelle che in seguito verranno chiamate
"classiche"), sia con i dati sperimentali.
• Nel 1913 il fisico danese Niels Bohr si prefisse
l'obiettivo di modificare il modello atomico di
Rutherford per eliminarne l'aspetto contraddittorio.
Egli inizialmente accettò per buona l'idea del nucleo
centrale con gli elettroni esterni, proposto da
Rutherford, anche perché quel modello era il
risultato di un fatto sperimentale inconfutabile. Poi
però vi apportò delle modifiche sostanziali
avvalendosi della teoria dei quanti di Planck.

• Bohr affrontò il problema nella sua forma più


elementare: la costruzione del modello dell'atomo
dell'idrogeno. Scelse l'idrogeno sia perché si trattava
dell'atomo più semplice di tutti (un nucleo centrale
con carica positiva con un unico elettrone che gli
gira intorno), sia perché lo spettro di quell'elemento
si presentava anch'esso in forma molto semplice, con
pochissime righe ben distanziate fra loro.
Studiando l’atomo di idrogeno, concepì un
modello capace di conciliare il concetto di
nucleo con stabilità degli atomi. Secondo il
modello di Bohr, non tutte le orbite circolari
sono permesse. Gli elettroni possono muoversi
solo su quelle che hanno una distanza dal
nucleo ben definita. Questo meccanismo
proposto da Bohr era in grado di spiegare le
caratteristiche principali delle righe spettrali
dell’atomo di idrogeno e questo fatto contribuì
al successo del modello.
L’ELETTRONE E’ SIMILE AD UN
FOTONE
• LA LUCE E’ COSTITUITA DA UN
INSIEME DI PARTICELLE CHIAMATE
FOTONI CHE TRASPORTANO ENERGIA
E SONO RESPONSABILI
DELL’EMISSIONE DEGLI ELETTRONI
DALLE SUPERFICIE METALLICHE
COLPITE E=hν
Spettro continuo
LA LUCE
SE PROIETTIAMO SU UNO SCHERMO UN FASCIO DI LUCE
SOLARE DIFFRATTA DA UN PRISMA, VEDIAMO SULLO
SCHERMO CHE I RAGGI DIFFRATTI EVIDENZIANO TUTTI I
COLORI DELL’IRIDE, SI PUO’ DIRE CHE LA LUCE SOLARE DA
UNO SPETTRO CONTINUO. QUESTO FENOMENO SI PUO’
VEDERE ANCHE PER TUTTI I CORPI SOLIDI PORTATI
ALL’INCANDESCENZA. PER I GAS RAREFATTI INVECE SI
OSSERVANO SPETTRI A RIGHE DISCONTINUI.
Spettro atomo d’idrogeno
• Gas ad alta temperatura
emettono spettri a righe
(discontinui).
• Ogni elemento chimico
emette uno spettro a righe
diverso.
• Quello mostrato e’ lo spettro
del gas rarefatto Idrogeno le
righe che si vedono sono
quelle che cadono nella
zona del visibile (400-700
nm)
Lo spettro elettromagnetico.
Per spiegare il comportamento degli elettroni e le radiazioni emesse dagli atomi Bohr si
servì della meccanica quantistica. Secondo questa teoria l’energia può essere emessa o
assorbita secondo quantità discrete chiamati quanti. Per meglio capire questi concetti è
necessario un cenno sulle proprietà delle onde elettromagnetiche.
L’energia radiante è costituita da forze elettriche e magnetiche che si propagano nello
spazio con moto ondulatorio, cioè come le onde.


Fig. 1 Moto ondulatorio:
lunghezza d’onda () e ampiezza
(a).

a
Tutte le onde elettromagnetiche si propagano alla velocità della luce:
c = 3.1010 cm/sec. La distanza tra due picchi di un onda si chiama lunghezza d’onda e si
indica con  (lambda).
Il numero di onde che passano in un secondo si chiama frequenza e si indica con  (ni).
Vale la relazione =c; quindi se la frequenza è grande, la lunghezza d’onda è piccola e
viceversa. L’energia è direttamente proporzionale alla frequenza della radiazione, cioè:
E = h, dove h è una costante di proporzionalità, chiamata costante di Plank. Radiazioni che
hanno elevata frequenza hanno, quindi, anche elevata energia .
Per atomi con più elettroni che si influenzano
reciprocamente Il modello atomico di Bohr
risultò valido solo per spiegare il
comportamento dell’idrogeno che ha un unico
elettrone; risultò insufficiente.
Nel 1915 Sommerfeld ampliò il modello
atomico di Bohr aggiungendo alle orbite
circolari altre orbite quantizzate ellittiche
nelle quali il nucleo occupa uno dei due fuochi
Le orbite ellittiche di Sommerfeld resero
necessaria l’introduzione di un altro numero
quantico: il numero quantico secondario l che
determina la forma dell’orbita descritta
dall’elettrone
Studi successivi portarono all’introduzione del
numero quantico magnetico m e del numero
•Nel 1932 fu scoperto il neutrone per cui si
pervenne presto ad un modello dell'atomo
completo, in cui al centro vi è il nucleo
composto di protoni positivi e neutroni ed
attorno vi ruotano gli elettroni.
Ma anche l'idea di come gli elettroni ruotano
attorno al nucleo venne profondamente
modificata alla luce delle scoperte della
meccanica quantistica.

Fu abbandonato il concetto di orbita e fu introdotto il


concetto di orbitale.
Per un elettrone , con massa molto piccola, l’alto
valore di velocità gioca un ruolo molto importante
per spiegarne il comportamento.

Date, quindi, le velocità prossima a quelle


della luce, degli elettroni , non è possibile
determinarne con esattezza,
contemporaneamente posizione e
velocità(principio di indeterminazione di
Heisemberg),è possibile invece determinare
la probabilità di trovare l’elettrone in una
certa regione dello spazio(orbitale).
I numeri quantici
Tutte le caratteristiche degli orbitali sono definite
da quattro numeri quantici:
Numero quantico principale (n), specifica il
livello energetico di un elettrone nell’atomo;
Numero quantico secondario (l) o angolare o
azimutale, indica la forma dell’orbitale in cui
si trova un elettrone (s, p, d, f);
Numero quantico magnetico (m), specifica
l’orientamento dell’orbitale;numero orbitali
per tipo.
Numero quantico magnetico di spin (ms),
indica il verso di rotazione dell’elettrone in
un orbitale.
Configurazione elettronica
Electronic structure

Ogni atomo e, quindi, ogni elemento è


caratterizzato da una specifica disposizione degli
elettroni nei suoi livelli e sottolivelli
energetici(ORBITALI). Tale distribuzione prende il
nome di configurazione elettronica dell’atomo.

Il procedimento ideale di riempimento degli orbitali


avviene seguendo tre principi o criteri operativi:

1) l’”aufbau prinzip” (il principio della costruzione a


strati o principio di minima energia): ogni elettrone
occupa l'orbitale disponibile a energia più bassa.
2) Il Principio di esclusione di Pauli:

Non è possibile che più di due elettroni


occupino il medesimo orbitale. Quando lo
fanno, i loro spin devono appaiarsi (cioè
devono essere antiparalleli).
Un altro modo per esprimerlo è:
Nessun atomo può contenere due elettroni
che abbiano tutti e quattro i numeri
quantici uguali (almeno ms deve essere
diverso).
3) La Regola di Hund:

Quando vi sono uno o più orbitali disponibili


appartenenti allo stesso sottolivello (cioè che
hanno la stessa l ma m differente), gli elettroni si
dispongono in modo da occuparli, per quanto
possibile, singolarmente.
Valori assunti dai numeri quantici

n  (1  7)

l  (0  n-1)

m  (-l  +l)

ms  (-1/2; +1/2)
n=1 l=0 m=0 1s I livello
energetico

n=2 l=0 m=0 2s II livello


energetico
m=-1

l=1 m=0 2p

m=+1
n=3 l=0 m=0 3s III livello
energetico
l=1 m=+1 3p
m=-1
m=0
l=2 m=+2 3d
m=+1
m=0
m=-1
m=-2
n=4 l=0 m=0 4s IV livello
energetico
l=1 m=+1; m=-1 4p
m=0
l=2 m=+2; m=+1; 4d
m=0; m=-1
m=-2
l=3 m=+3; m=+2; 4f
m=+1 m=0;
m=-1; m=-2;
m=-3
Orbitale vuoto / empty orbital

Orbitale semipieno / half full (empty) orbital

Orbitale pieno / full orbital

1 orbitale s (l = 0; m = 0)  2 e-

3 orbitali p (l = 1; m = -1; 0; +1)  6 e-

5 orbitali d (l = 2; m = -2; -1; 0; +1; +2)  10 e-

7 orbitali f (l = 3; m = -3; -2; -1; 0; +1; +2; +3)  14 e-


Orbitale s

• ha una forma sferica;


• la nuvola elettronica diviene
meno densa man mano che la
distanza dal nucleo aumenta;
• maggiore è l’energia
dell’orbitale s, maggiore è il
diametro della sfera.
Orbitale p
• sono presenti tre orbitali p per ogni livello energetico, orientati
lungo 3 assi perpendicolari;
• la forma è data da due lobi posti ai lati opposti del nucleo;
• i due lobi sono separati da un piano, detto nodale;
• gli elettroni non si trovano mai sul piano nodale.
Orbitale d
• la forma è più complicata degli
orbitali s e p;
• sono presenti cinque orbitali d per
ogni livello energetico;
• quattro di essi hanno 4 lobi, il
quinto è differente;
• gli elettroni non si trovano mai sui
2 piani nodali.
Orbitale f
• la forma è più complicata degli
orbitali s, p e d;
• sono presenti sette orbitali f per
ogni livello energetico;
• quattro di essi hanno 8 lobi, gli
altri tre hanno 2 lobi e 1 anello;
• gli elettroni non si trovano mai sui
3 piani nodali.
L’ordine di riempimento degli orbitali, che si può ricavare ricorrendo alla regola della
diagonale, è il seguente:
1s, 2s, 2p, 3s, 3p, 4s, 3d, 4p, 5s, 4d, 5p, 6s, 4f, 5d, 6p,7s, 5f, 6d, 7p.
A volte può essere utile scrivere la struttura elettronica rappresentando gli orbitali con dei
quadratini e gli elettroni con delle frecce orientate in modo da tenere conto dello spin.
1s
Regola della diagonale
2s 2p

3s 3p 3d

4s 4p 4d 4f

5s 5p 5d 5f

6s 6p 6d

7s 7p
1s2 Ar Z= 18
Esempi di
2s2 2p6 strutture
elettroniche
3s2 3p6

1s2 S Z= 16

2s2 2p6

3s2 3p4
La configurazione elettronica di un elemento permette di
ricavare le caratteristiche chimiche degli elementi

Gruppi

N=1 Periodi
N=2
N=3
N=4
N=5
N=6
N=7

I periodi indicano il livello energetico più alto di un atomo


I gruppi indicano la configurazione elettronica esterna di un atomo
s
p

f
Quando gli atomi si uniscono:
La Molecola
• Gli atomi hanno la capacità
di unirsi tra loro formando
le molecole. Ma che cos'è
una molecola?
E’ la più piccola particella
di una sostanza che ne
conserva tutte le proprietà.
Quando gli atomi si uniscono:
La Molecola
• Un esempio di molecola è la
molecola dell'acqua. Se potessimo
spezzare questa particella, i suoi
frammenti non sarebbero più
acqua ma altre sostanze. La
molecola dell'acqua è infatti
costituita da tre atomi: due atomi
di idrogeno (H) e uno di ossigeno
(0) legati tra loro.
Quando gli atomi si uniscono:
La Molecola
• Così accade per tutte le sostanze. La
molecola dell'ammoniaca, cioè la più
piccola quantità di materia che ha le
caratteristiche di questa sostanza,
per esempio, è formata da un atomo
di azoto (N) e tre di idrogeno (H) tra
loro uniti; la molecola dell'ossigeno,
il gas che respiriamo, è formata da
due atomi di ossigeno (0) legati tra
loro.
Le Formule Chimiche
• Per indicare le molecole si usano segni
convenzionali: si scrivono i simboli degli atomi
che le costituiscono e in basso a destra di ogni
simbolo si indica un numero, che corrisponde
al numero di atomi di quell'elemento presenti
nella molecola stessa.
Elementi e Composti
• Osservando gli atomi che compongono una
molecola possiamo distinguere tutte le
sostanze in due grandi gruppi:

Gli Elementi I Composti


Elementi
• Gli elementi sono sostanze
la cui molecola è costituita
da atomi tutti uguali tra loro. L'ossigeno
che respiriamo, per esempio, è un
elemento, perché la sua molecola è
formata da due atomi di ossigeno. Anche il
rame è un elemento, perché è costituito
da molecole formate ognuna da un atomo
di rame.
Composti
• I composti sono sostanze la
cui molecola è costituita da
atomi tra loro diversi. Il sale
da cucina (o cloruro di sodio),
in cui sono presenti atomi di
cloro e atomi di sodio, è
appunto un composto, e così
l’acqua e tante altre.

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