"TUTTE· LE· VIE· PORTANO· A· ROMA"
così si diceva secoli fa, e si dice ancora
oggi...
La costruzione delle strade inizialmente era stata dettata dalla necessità
di spostare rapidamente le truppe in qualsiasi regione conquistata, ed
infatti le prime strade furono costruite proprio dai legionari.
Anche se in principio avevano una funzione militare permisero un
notevolissimo sviluppo al commercio dell'Urbe favorendo lo
spostamento di merci e mercanti, oltre che della gente comune e dei
messaggeri.
In poco tempo le prime vie Consolari come: l'Appia, l'Aemilia, la
Salaria, la Postumia ed altre, vennero prolungate, fino a formare un
complesso sistema che permetteva di raggiungere qualsiasi punto
dell'Impero in poco tempo; si calcola che furono costruite più di 29
Durare a lungo
Prerogativa delle strade era
che queste dovevano essere
efficienti e durare a lungo,
per questo la tecnica di
costruzione era molto
elaborata e precisa.
1. Le vie più semplici erano
le viae terranea (in terra
battuta) che a volte
venivano ricoperte di
ghiaia
2. Le strade più importanti
erano le strade lastricate,
viae silice stratae
Metodo di costruzione
Si ritiene che i Romani abbiano
ereditato l'arte di costruire le
strade dagli Etruschi, e il metodo
andò via via migliorando
all'acquisire idee di altre culture.
Le strade più importanti erano
le strade lastricate.
Venivano realizzate scavando un
fossato di 150 cm, larga 3 metri.
1. Lo strato più basso era
composto: da sassi.
2. il secondo, da ciottoli di medie
dimensioni.
3. il terzo da ghiaia mista ad
argilla.
4. il quarto il manto stradale.
Il manto stradale: pavimentum
era composto da lastre grosse e piatte incastrate tra loro e unite da brecciolina
in modo da assorbire l'acqua piovana. Le lavorazioni finali venivano fatte con il
calcestruzzo.
La parte centrale della carreggiata era a schiena d'asino per favorire il deflusso
dell'acqua.
Dopo duemila anni il cemento che i Romani misero fra le pietre si è consumato
dandoci l'idea di
una superficie su
cui si viaggiasse
molto male con un
carro, ma la strada
originale era di
certo quasi liscia.
Queste strade erano
resistenti alla
pioggia, non
avevano bisogno di
riparazioni.
Le strade romane erano larghe 3 metri, adatte al passaggio di due carri e
collegavano le varie località dell’impero.
Erano provviste di canali laterali che permettevano il deflusso delle acque
piovane e pavimentate con lastre di pietra.
Si chiamavano via e mentre le stradine percorribili solo dai pedoni itinera.
Superare gli ostacoli
Allo scopo di realizzare percorsi il più brevi possibile, venivano creati tracciati
rettilinei anche a costo di affrontare ostacoli naturali imponenti.
Le strade non aggiravano
gli impedimenti quali fiumi,
paludi o pareti rocciose,
ma gli architetti
preferivano soluzioni
dirette.
I corsi d'acqua venivano
superati con ponti in pietra
realizzati con archi, tecnica
in cui i Romani erano
maestri. Questi erano così
ben costruiti che non solo
sono giunti intatti sino a
noi, ma molti vengono
tutt'ora utilizzati!
Superare gli ostacoli
Nei terreni paludosi si innalzava il livello della strada fino a due metri sopra la
palude per mezzo di grandi riempimenti di pietre.
In prossimità di massi che
ostruivano il cammino si
ricorreva a gallerie scavate a
mano.
Nei pressi di dirupi, terreni
montuosi o collinari si
ricorreva a grandi
sbancamenti o tagli verticali
netti delle rocce o a terrapieni
sorretti da enormi muraglioni.
Nelle strette valli o nei
passaggi montuosi, la strada
veniva tenuta molto in quota
in modo da scongiurare
imboscate da parte di nemici
Pietre miliari
Lungo tutta la strada erano poste le cosiddette "pietre miliari", grandi
rettangoli riportanti diverse informazioni come: distanza da Roma,
distanza dalla città precedente e successiva e altre informazioni sugli
ufficiali che avevano costruito o riparato la strada e quando questo era
avvenuto.
Le distanze erano misurate
in miglia, ovvero mille passi
(circa 1.480 m.). Augusto,
nel 20 a.c., piazzò il
Miliarum aurem nel Foro
Romano dove erano
elencate tutte le maggiori
città dell'Impero e la loro
distanza da Roma. Si
considerava che tutte
le strade avessero inizio da
questo monumento in
bronzo.
L'acronimo SPQR, vuol dire "Senatus Populusque Quiritium Romanus”.
Il quirite era il cittadino dell'antica Roma che godeva dei pieni diritti
civili, politici e militari.
Su tutte le opere pubbliche compare la sigla
S.P.Q.R.; rappresenta un simbolo che
racchiude in sé il potere della
Repubblica romana: il Senato e il popolo,
cioè le due classi dei patrizi e plebei.
Nella storia romana antica
l'aquila rappresenta il simbolo del potere di
Roma, dell'imperatore e dell'impero.
Icona di Giove, padre di tutti gli dei, e
dell'esercito, identificava la supremazia
dell'imperatore di Roma in quanto capo
dell'esercito e Pontifex Maximus .
"tutte le strade portano a Roma".
Nei primi secoli di vita della
Repubblica, il disegno della rete
viaria romana che correva
lungo la penisola consentiva
agli eserciti consolari di
spostarsi verso le prime
province conquistate, come ad
esempio la Sicilia e la
Gallia Cisalpina.
Al momento della massima
espansione dell'Impero la rete
viaria romana erano ripartiti fra
29 strade che si irradiavano da
Roma verso l'Italia e tutti i
territori dell'Impero, dalla
Britannia alla Mesopotamia,
dalle Colonne d'Ercole al
Mar Caspio.
La mappa generale
della ramificazione
delle vie consolari
romane era in marmo
esposta nel Foro
Romano. Di essa
venivano realizzate, e
vendute, copie in
pergamena, con sotto-
mappe parziali, ognuna
con un particolare
itinerario. Così come
accade oggi, il
viaggiatore che aveva
necessità di
raggiungere l'Oriente
da Roma acquistava
l'itinerario della Via
Appia, che lo portava a
Brindisi, dove si
sarebbe poi imbarcato
per la sua destinazione.
LE VIE D' ITALIA SONO INFINITE...
I. Via Appia: fu costruita nel 312 a.C. dal Console Appio Claudio; è la
più antica delle vie Consolari. Inizialmente fu tracciata fino a Capua, grande
centro della Campania, ma fu poi prolungata fino a Taranto e Brundisi ove
c'era un importantissimo porto. la via Appia, si sviluppò per consentire il
controllo militare del territorio e facilitare gli spostamenti dell'esercito
durante la conquista dell'Italia meridionale
II. Via Salaria: unisce Roma al mare Adriatico, attraversando le
Tortuose montagne appenniniche e deve il suo nome all'utilizzo che se ne
faceva sin dall'antichità: il trasporto del Sale.
III. Via Aurelia: strada costiera che andava a Nord: collegava l'Urbe con
Vada Ligure, attraverso Pisae, Luna e Genua.
IV. Via Domitiana: si separava dalla Via Appia a Mondragone e giungeva
fino a Neapolis.
V. Via Flaminia: univa Roma con Rimini.
VI. Via Cassia: congingeva l'Urbe al Nord Italia, passando attraverso
Florentia, Pistoia, Luca
I finanziamenti
Finanziare la costruzione delle strade era una responsabilità governativa,
mentre la manutenzione era generalmente demandata alle province.
Gli ufficiali che avevano il compito di raccogliere fondi per le strade erano
i curatores viarum, da cui l'odierno termine "curatore".
C'erano molte possibilità per la raccolta. Si potevano avere dei soldi da
privati cittadini interessati all'uso della strada, oppure donazioni da
personaggi pubblici, mentre i censori, che avevano autorità sui lavori e sulla
morale pubblica, erano tenuti a finanziare le riparazioni sua pecunia (con i
propri soldi).
Naturalmente oltre a questo c'erano le entrate per le tasse.
La bellezza e la grandezza delle strade romane possono farci credere che il
transito fosse gratuito, ma non era così. I pedaggi abbondavano,
specialmente per i ponti, ma venivano riscossi anche alle porte delle città.
Questo fece crescere notevolmente i costi dei trasporti, aggravati anche
dalle tasse di importazione ed esportazione; dobbiamo anche pensare che
questi costi erano solo per usare le strade, e che ci si devono sommare
quelli dei servizi e del trasporto vero e proprio.
L'urbanistica romana
« Mentre i Greci consideravano di aver raggiunto la perfezione con la
fondazione di città, preoccupandosi della loro bellezza, della
sicurezza, dei porti, i Romani pensarono soprattutto a quello che i
Greci avevano trascurato: il pavimentare le strade, l'incanalare le
acque, il costruire fogne che potessero evacuare nel Tevere tutti i
rifiuti della città. Selciarono le vie che percorrevano tutti i territori
[conquistati], tagliando colline e colmando cavità. Tanta è poi l'acqua
che gli acquedotti portano, da far scorrere interi fiumi attraverso la
città ed i condotti sotterranei, tanto che ogni casa ha cisterne e
fontane abbondanti. Nelle nuove colonie fondate dai romani si
assiste a varie fasi nell'evoluzione dell'impianto urbanistico Più
diffuso è lo schema organizzato su due assi principali ortogonali,
il cardo (asse nord-sud) e il decumano (est-ovest), che si incontrano al
centro della città dove si trova il Forum. La forma della città poteva
essere quadrangolare o anche, a seconda del territorio, irregolare
L'urbanistica romana
Roma, come tutte le città di fondazione molto antica, non aveva alcuno schema
preordinato e molte delle sue caratteristiche urbane erano state dovute alla
forma del territorio (compresi i torrenti, i piccoli rilievi)
Il centro della vita sociale
si svolgeva al Foro
Romano, che si
estendeva tra il
Campidoglio e il Palatino
ed era in comunicazione
con l'area mercantile del
Foro Olitorio, dove si
trovava il porto fluviale
sul Tevere e il Ponte
Sublicio, che permetteva
l'attraversamento del
fiume all'altezza dell'Isola
Tiberina.
Nelle nuove colonie fondate dai romani si assiste a varie fasi nell'evoluzione
dell'impianto urbanistico Più diffuso è lo schema organizzato su due assi
principali ortogonali, il cardo (asse nord-sud) e il decumanus (est-ovest), che si
incontrano al centro della città dove si trova il Forum. La forma della città poteva
essere quadrangolare o anche, a seconda del territorio, irregolare
L'urbanistica romana
cardo
Poiché una legione contava
circa 6.000 uomini, questi
campi facilmente si decumano
trasformavano in piccole
città, attorno alle quali si
creava una vita collaterale,
fatta di mercanti, artigiani,
donne. Proprio da questi
insediamenti nacquero
importanti città come [Link].
Torino, Verona, ma anche
Chester, York in Inghilterra,
ecc.
le strade cittadine
secondarie erano parallele
al cardo e al decumano
massimi e formavano un
reticolato a scacchiera.
Castrum
Il castrum, era l'accampamento nel quale risiedeva in forma stabile o provvisoria
un'unità dell'esercito romano come per esempio una legione. L'accampamento
militare era di pianta rettangolare o quadrata, circondata da un fossato, sormontato da
una palizzata tagliati da due strade perpendicolari, il decumanus (da est a ovest) e
il cardo (da nord a sud), al cui incrocio vi era il pretorium, la tenda del comando
Cloaca Massima
è una delle più antiche condotte fognarie.
Il nome, Cloaca Maxima in latino, significa letteralmente "la fogna più grande".
Fu costruita alla fine del VI secolo a.C. al tempo degli ultimi re di Roma, anche
se il re che ne ufficializzò la costruzione fu Tarquinio Prisco.
La Cloaca Massima
usufruiva dell'esperienza
sviluppata dall'ingegneria
etrusca, con l'utilizzo dell'
arco a volta che la rendeva
più stabile e duratura nel
tempo. Fu una delle prime
grandi opere di
urbanizzazione.
Probabilmente è la più
antica fogna ancora
funzionante al mondo da
circa 2000 anni.
Le mura di Roma
si sono sviluppate nel corso dei secoli, dalle origini della città fino al XVII secolo,
e possono essere suddivise in sei distinti sistemi difensivi. Tuttora sono in gran
parte visibili o ravvisabili: Roma, infatti, è l'unica capitale europea ad avere
conservato quasi interamente il circuito delle sue mura. La città capitolina si
munì di una cinta muraria fin dalle sue prime fasi, quando le mura non avevano
solamente valore difensivo ma erano ritenute sante, in quanto sarebbe stato
punito chiunque le avesse violate
Le mura aureliane tra porta San Sebastiano e Porta Latina
Il concetto di Mura a Roma
Secondo la tradizione, la fondazione di Roma sarebbe
avvenuta intorno alla metà dell'VIII secolo a.C. il mitico
fondatore sarebbe stato Romolo, la cui abitazione, identificata
in una capanna, era posta sul Palatino.
Sul colle sono stati rinvenuti i resti di un muro di fortificazione
dell'VIII secolo a.C., probabilmente parte della primitiva cinta
muraria. Quindi il concetto di mura, nacque con il leggendario
solco tracciato dall'aratro di Romolo, anche se questo
probabilmente non fu un muro a carattere difensivo ma più
un confine a carattere religioso. Lo spazio di terreno sacro,
situato lungo le mura della città all'interno ed all'esterno,
dove non era lecito costruire, né abitare, né arare, né
seppellire i morti e limitato da pietre terminali: non una difesa
militare, ma una difesa sacrale, un limite magico difeso da
Mura serviane
La prima grande cinta muraria viene attribuita, secondo la tradizione, all'epoca
del re Servio Tullio Misuravano circa 11 km e racchiudevano i colli Quirinale,
Viminale, Esquilino, Oppio, Celio e Aventino (il Campidoglio era dotato di una
fortificazione propria). Successivamente furono parzialmente distrutte e
sostituite con le mura aureliane
Le mura serviane nei
pressi della stazione
Termini
Mura aureliane
Fatte costruire tra il 271 e il 275 dall'imperatore Lucio Domizio Aureliano (da
cui prendono il nome), queste mura si estendono per circa 19 km e delimitano,
i rioni del centro storico di Roma. In esse si aprono numerose porte, in
corrispondenza di ciascuna grande via consolare;
Mura vaticane
Le mura vaticane circondano e delimitano
la Città del Vaticano. Realizzate sotto i
pontificati di Paolo III, Pio IV, Pio V e
Urbano VIII, furono erette a difesa della
basilica di San Pietro e del Colle Vaticano,
formando così un'unica fortificazione con
le mura leonine, di cui oggi sono
considerate parte
Le mura gianicolensi sono state realizzate
durante i pontificati di Urbano VIII e
Innocenzo X, negli anni quaranta del
XVII secolo; andarono a sostituire, con un
tracciato diverso, il tratto delle
mura aureliane ricadente nel rione
Trastevere. Le mura vengono
chiamate gianicolensi dal nome del colle
che costeggiano, il Gianicolo