Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
8 visualizzazioni17 pagine

Document Download

Il documento esplora il sessismo nel mondo del lavoro e come forme di violenza sessista ostacolano le donne in professioni tradizionalmente maschili. Attraverso una ricerca qualitativa condotta in Italia, si analizzano le esperienze di 25 donne in ruoli considerati 'da uomini' e si discute l'emergere di femminismi contemporanei. Viene inoltre esaminato il fenomeno del 'glass cliff' e la necessità di una trasformazione più profonda oltre la semplice conquista di posizioni di potere.
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
8 visualizzazioni17 pagine

Document Download

Il documento esplora il sessismo nel mondo del lavoro e come forme di violenza sessista ostacolano le donne in professioni tradizionalmente maschili. Attraverso una ricerca qualitativa condotta in Italia, si analizzano le esperienze di 25 donne in ruoli considerati 'da uomini' e si discute l'emergere di femminismi contemporanei. Viene inoltre esaminato il fenomeno del 'glass cliff' e la necessità di una trasformazione più profonda oltre la semplice conquista di posizioni di potere.
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd

lOMoARcPSD|61670234

Introduzione
- Il mondo del lavoro contemporaneo (così come tutte le altre dimensioni del
vivere sociale) è ancora profondamente sessuato → il sessismo lo permea →
per questo oggi si parla ancora di lavori da uomini e di lavori da donne (confini
che separano universi apparentemente inconciliabili)
- Le culture sessiste che li costruiscono e li rafforzano rimangono invisibili fino
al momento in cui qualcuno li sfida e li attraversa → è proprio la violazione
delle regole che rivela l’esistenza e la cogenza delle stesse → esplicitando
aspettative, stereotipi e resistenze
- Obiettivo del libro: osservare come alcune forme di violenza sessista
ostacolano ancora le donne e come a causa di queste stesse forme di violenza
devono superare diversi ostacoli per svolgere lavori tradizionalmente
considerati maschili
- Domanda chiave: cosa significa lavorare in contesti/occupare ruoli nei quali la
società fatica ancora oggi ad immaginare le donne?
- Il libro si basa su una ricerca qualitativa socio-fotografica condotta in Italia in
due fasi:
1. 2010-2013
2. 2019-2023
- Ricerca condotta intervistando e fotografando 25 donne che svolgono “lavori
da uomini” (camioniste, minatore, chef, guide alpine, elicotteriste, elettriciste, vigili
del fuoco, falegname, maestre d’ascia, ingegnere meccaniche → forzatura linguistica
del femminile voluta e provocatoria, usata come forma di resistenza politica all’uso
imperante del maschile neutro nella lingua italiana) → si vuole porre attenzione
sulla banalità del sex-sismo (cioè la violenza sessista a sfondo sessuale)
- Vengono utilizzate tecniche proprie della sociologia visuale → offrono uno
sguardo inedito “sulle alchimie culturali prodotte dalla violazione simbolica di
confini socialmente costruiti”

Capitolo 1: “Oltre il paradigma del potere. Pensieri in libertà e


di libertà”
- Già da tempo la parola “futuro” ha smesso di evocare scenari caratterizzati da
speranza, positività e positività, diventando invece sinonimo di rischio,
incertezza e timore → cause:
1. Crisi economica del 2008
2. Pandemia 2020
3. Invasione russa dell’Ucraina dal 2022 (l’autrice scrive nella primavera
2023) → clima da guerra fredda e ritorno della minaccia nucleare
4. Dramma dei migranti che continuano a morire nel Mediterraneo
- Questi eventi hanno reso evidente il costo umano del capitalismo neoliberista
globalizzato, ossia la nostra vulnerabilità
- Nel frattempo accade qualcosa di inaspettato → 30 gennaio 2021: “la
Repubblica” dedica un riquadro alla parità di genere → “Svolta in BNL: prima
donna al comando” di Vittoria Puledda
- 1 novembre 2019: Christine Lagarde viene nominata presidente della Banca
Centrale Europea

Downloaded by Giulia (u8197878968@[Link])


lOMoARcPSD|61670234

- Nel giro di pochi mesi in Italia diverse donne vengono scelte per ricoprire una
serie di ruoli apicali sia in politica sia altri contesti istituzionali, in ordine:
1. Silvana Sciarra presidente della Corte Costituzionale
2. Giorgia Meloni presidente del Consiglio
3. Margherita Cassano presidente della Corte di Cassazione
4. Elly Schlein segretaria del PD
- Uno dei più consolidati tabù pare infrangersi: il panorama politico italiano
sembra aver normalizzato l’idea che le donne possano occupare una serie di
ruoli di leadership fino a quel momento considerati come esclusivamente
destinati agli uomini
- Tale svolta potrebbe essere dovuta al fatto che stiamo attraversando un
periodo per certi versi drammatico → qui entra in gioco il fenomeno “glass
cliff”: ideato da un gruppo di ricercatori dell’Università di Exeter, UK, fa
riferimento al fatto che una serie di posizioni lavorative vengono affidate a
donne in quanto il rischio di fallimento (ergo di impopolarità e critiche) è molto
elevato → in questo modo si vanno a rafforzare i pregiudizi nei confronti delle
capacità di leadership delle donne stesse → esempio: il Times nel 2003
pubblica un’inchiesta da cui sembra che le imprese nelle quali sono presenti
donne nei consigli di amministrazione ottengano risultati peggiori di quelle
prive di donne in tali consigli → si va ad attribuire l’insuccesso
all’inadeguatezza delle leadership femminili
- La stessa Università di Exeter ha poi smentito una correlazione tra genere al
comando ed esito dell’operato e dell’andamento economico delle imprese →
questo perché le donne in questione erani state promosse ai vertici già in un
momento di difficoltà per le aziende → si trattava di “una posizione molto
vicina al precipizio”
- Di base non sono le donne che compromettono la performance delle imprese,
ma le imprese con una cattiva performance a chiedere aiuto alle donne,
affidando loro una missione ad elevato rischio di fallimento
- Tale metafora permette di non accontentarsi di una lettura superficiale del
fenomeno e dimostra la natura sessista di alcune nomine
- Tornando al panorama politico italiano: non sorprende la nomina della Meloni →
è la prima donna presidente ma riprende logiche assolutamente maschili e
patriarcali → si pone come faro della tradizione, si definisce donna, madre,
cristiana, in ordine mette Dio, patria e famiglia → vuole essere nominata al
maschile: in sostanza la sua nomina non rappresenta una forma di lotta al
patriarcato, anzi
- Diversa è stata l’ascesa della Schlein: prima segretaria del PD e prima
esponente della sinistra italiana a porre in agenda la causa femminista (esatto
opposto di Meloni) → tale nomina potrebbe essere ricondotta al fenomeno
“glass cliff”: che il PD sia in crisi da anni non è un mistero → privo di identità e
talmente lontano dagli ideali tipici della sinistra del ‘900 da far apparire come radicali
alcuni temi di assoluta priorità per Schlein (lotta alla precarietà, difesa della scuola e
della sanità pubblica) → ciò ha provocato perdita di voti, di consenso e di
credibilità
- Tuttavia, ricondurre tutto questo al “glass cliff” è riduttivo e fuorviante: la
sociologia insegna che difficilmente i fenomeni sociali, complessi per

Downloaded by Giulia (u8197878968@[Link])


lOMoARcPSD|61670234

definizione, possono essere definiti attraverso un’unica dimensione → bisogna


cogliere il carattere multidimensionale di ciò che analizziamo
- Nonostante il clima di crisi imminente e permanente che permea la nostra
società, bisogna considerare la rinascita dei femminismi di piazza dell’ultimo
decennio:
1. 2012: la rivista “About Gender” propone il lancio di un giornale di studi
di genere per ridare visibilità ai femminismi silenziati da anni di
backlash, ossia quella indichiarata guerra contro le donne volta a
dimostrare che il femminismo rende infelici le donne stesse; si sottolinea
anche come il termine “femminismo” provochi disagio nelle nuove generazioni
2. 2022: panorama radicalmente cambiato → ora le mobilitazioni
femministe occupano le strade e i media → tra il 2012 e il 2022 una
nuovo ciclo di proteste transnazionali ha portato alla ribalta i movimenti
femministi
- A livello sociologico l’acquisizione di posti di potere da parte delle donne
(bianche, cis, italiane e borghesi) è un dato interessante, ma non si può
pensare che la sola conquista di queste nomine possa indicare il
raggiungimento della parità di genere → se le donne che raggiungono i posti di
potere si adeguano alle regole senza intaccare le fondamenta del patriarcato,
non è possibile parlare di rivoluzione

Pensieri in libertà e di libertà


Transfemminismo VS femminismo liberale
- 2019: esce un libro intitolato “Femminismo per il 99%. Un manifesto”: si
sostiene che solo un transfemminismo anticapitalista, antirazzista ed
ecologista potrà lottare per ogni singola donna, a differenza del femminismo
liberale impegnato ad infrangere solo il glass cliff, lasciando poi il resto (la
maggior parte) delle donne a raccogliere schegge → non bisogna far sì che le
donne occupino i consigli di amministrazione, bensì bisogna puntare ad
eliminare i consigli di amministrazione → inutilità della lotta per raggiungere i
posti di potere in assenza di un progetto trasformativo
- L’autrice mostra perplessità verso il fatto che femministe nordamericane
pretendano di scrivere un Manifesto in gradi parlare a tutte le femministe di un
movimento nato altrove
- Un'ulteriore critica viene mossa nei confronti del libro in quanto le autrici
trattano del contesto politico e sociale USA come se fosse neutro e
universalmente sovrapponibile a quello degli altri paesi (es. accesso
all’aborto/servizio sanitario gratuito) → si dà così forma ad una postura
inconsapevolmente coloniale (si considera come esportabile un dibattito che
rientra nella politica locale
- Ciò che manca in questo libro è la consolidata pratica femminista di
posizionarsi e situare sempre il proprio punto di vista → perchè questa
“leggerezza”? → il dominio ha la capacità di invisibilizzarsi, diventando la
norma (rapporto tra potere e sapere)
- Rachele Borghi e Raewyn Connell → entrambe parlano di colonialità del
sapere: utilizzo della supremazia economico-politica per far sì che il proprio
sapere diventi IL sapere (universale e normalizzato); Rachele Borghi parla di

Downloaded by Giulia (u8197878968@[Link])


lOMoARcPSD|61670234

una violenza epistemica di carattere eurocentrico → collocando il discorso


nell’ambito di una riflessione sulla decolonialità
- L’Italia e il Sud Europa devono fare i conti con la colonialità di un sapere
prodotto prevalentemente da donne provenienti dalla Metropoli Globale
(nell’Europa Occidentale e nel Nordamerica; il resto è detto Periferia o Sud
Globale), dove le femministe accademiche parlano di femminismo ed intersezionalità
solo per cavalcare l’onda del momento

Dove collocare l’Italia? Metropoli o Periferia?


- Si colloca nella periferia della Metropoli Globale → in più c’è il limite linguistico
→ l’italiano, lingua ricchissima di sfumature, è parlato pochissimo a livello
globale
- Il filosofo africano Paulin Hountondji parla di “estroversione”: sensazione,
provata da chi si forma in Africa, per la quale si ha l’impressione che quello di
cui si ha bisogno sia costantemente da cercare altrove (laboratori, università e
centri di ricerca) → tale situazione viene data per scontata e raramente messa in
discussione
- L’estroversione attraversa anche gli studi di genere: i testi sul genere realizzati
nella Metropoli sono tradotti e letti nella Periferia e considerati come le autorità
fondanti della disciplina, tant’è che le ricercatrici femministe della Periferia si
recano nella Metropoli per ottenere riconoscimento → è inevitabile generare un
parallelismo con l’accademia neoliberalista, che a tratti sembra costringere
all’estroversione, in quanto sensibile al fascino della Metropoli globale
- Articolo di questo filosofo africano: l’autrice prova sia eccitazione (per il fatto di
conoscere una realtà culturale nuova), sia frustrazione (perché molte opportunità
di arricchimento sono mancate a causa della tendenza a considerare
l’orizzonte culturale eurocentrico come l’unico possibile)
- Emerge una sorta di “colonialità del sapere” → bisogna assumere un pensiero
il più possibile svincolato da condizionamenti
- Critica al carrierismo femminile tipico della Metropoli nordamericana: riduce la
pratica femminile alla conquista dei posti di potere senza mettere in
discussione l’intero sistema politico-economico-culturale
- Il femminismo in Italia ha una struttura propria in quanto:
1. Vi è una diversa struttura socio-economico-culturale
2. Differenze di classe meno accentuate (lo stato sociale garantisce sanità
ed istruzione pubblica e gratuita)
3. Mercato del lavoro caratterizzato dal primato della piccola impresa e del
lavoro autonomo; vi sono però anche criticità che portano il
femminismo a focalizzarsi su temi che non riguardano il tema della
carriera lavorativa, si considerino:
A. Discriminazione che colpisce giovani e donne esacerbata da
continue crisi economiche
B. Precarizzazione dei contratti lavorativi
C. Assenza di politiche che garantiscano retribuzioni adeguate →
tant’è che anche chi lavora è a rischio povertà
D. Interventi inadeguati a sostegno del lavoro di cura anche dei
padri

Downloaded by Giulia (u8197878968@[Link])


lOMoARcPSD|61670234

E. Segregazione etnica delle donne di origine straniera (relegate a


lavori domestici o alla prostituzione)
- In sintesi: non ci si può permettere di dibattere sulla questione della donne in ascesa
che sarebbero complici del neoliberalismo
- Il problema dei processi di riproduzione delle disuguaglianze di genere rimane
una questione concreta che attraversa tutti gli ambiti lavorativi → significativi
sono i dati del “Bilancio di genere” prodotti dal Comitato Pari Opportunità
dell’ateneo genovese dove insegna l’autrice → emerge un divario persistente
nelle progressioni di carriera (dalla base fino ai vertici); esempio: tra 2012 e
2021, nonostante i miglioramenti, il divario tra docenti di I fascia è del 46% → 27% di
donne VS 72% degli uomini → non giustificabile in quanto il passaggio di carriera
avviene in là negli anni, quando il lavoro di cura (a carico soprattutto delle donne)
diventa meno impegnativo; l’incidenza delle carriere femminili è inoltre proporzionale
al profilo di genere dei corsi di laurea → c’è una netta sottorappresentazione delle
donne nei contesti di solito considerati maschili (cioè le materie STEM) → scarto tra
uomini e donne del 61% (in più questi dati riguardano solo donne bianche cis italiane
e non diversamente abili)

Io Maschio, tu femmina. Confini di genere e tradizione


- Cambia la società e con essa gli stereotipi (che non sono mai fissi né
immutabili) in quanto esito di processi di costruzione condizionati dalle
caratteristiche di una determinata società in un determinato momento →
sembra però permanere la tendenza/necessità di rappresentare maschile e
femminile come generi distinti, binari e chiaramente definibili → in questo
modo le differenze diventano disuguaglianze, costruendo confini invisibili nei
vari ambiti del vivere sociale (rosa VS azzurro, abbigliamento, trucco, modo di
comportarsi, di attraversare la dimensione pubblica, dei luoghi di potere e del
lavoro); gli uomini devono sempre mostrarsi diversi dalle femmine e più forti
degli altri maschi, allontanandosi il più possibile da ciò che rende l’uomo
“meno uomo” → gay, trans, effemminato e così via
- Il fatto che l’eterosessualità sia considerata la norma riporta sempre a quella
visione per cui i due generi sono universi distinti, complementari ma mai
confondibili tra di loro (vedi poesia di Hollie McNish) → di base i maschi non
solo sono diversi dalle femmine, ma devono esserlo → don’t be a pussy →
solo sottolineando le differenze si possono giustificare le gerarchie
- I confini di genere sono evidentissimi soprattutto in alcune scuole dell’infanzia
(blu e rosa) → la nostra percezione di un prevalere del rosa nel passato (metafora
per ogni forma di marcatore di femminilità) era frutto di un’illusione ottica dovuta al
fatto che, nonostante gli studi e l’esperienza, nessuno può dirsi esente dai
condizionamenti sociali, difatti anche i marcatori di mascolinità erano altrettanto
evidenti (short hair, grembiule azzurro ecc.) → perché abbiamo commesso l’errore di
cogliere solo il non-maschile? → ipotesi (complementari):
1. Nella società tutto ciò che è dominante diventa neutro, invisibile →
essere bianchi, etero, senza disabilità → ergo non bisogna stupirsi se
anche il patriarcato sfugga allo sguardo in quanto norma; se tutti gli
uomini sono mortali allora blu, azzurro e capelli corti saranno percepiti
come indicatori di maschilità più deboli rispetto al rosa per la
femminilità → quest’ultima è una forma specifica che assume l’umanità,

Downloaded by Giulia (u8197878968@[Link])


lOMoARcPSD|61670234

ergo risalta, si nota di più (notiamo più i gay che gli etero -slay-, la pelle
nera rispeto a quella bianca e così via)
2. Nel mondo occidentale il corpo femminile è considerato come un corpo
da guardare, giudicare, ammirare/criticare/desiderare; quello maschile
invece è invece più legato nell’immaginario a prestazioni corporee
(prestanza VS prestazione) → giochi per bambini: fashion dolls per le
femmine (belle e statiche) VS action figures per i bambini (muscles e
armati); focus sulla comunicazione non verbale dei bambini → bambine
osservate fin da subito più affettuose e comunicative, mentre i bambini
hanno atteggiamento più distaccato → antropologo Franco la Cecla
parla di “modi bruschi”, legati alle aspettative sociali che ricadono sui
maschi (“non si è mai maschi abbastanza”) → molte delle donne
intervistate in questo libro parlano proprio di uomini dai modi "bruschi"
→ “presi singolarmente possono essere piacevoli, ma insieme
diventano branco…” → pervasività della violenza sex-sista
- Tali confini così definiti già durante l’infanzia ricadono in età adulta in
numerosi altri ambiti (mercato del lavoro, politica, sport, divisione dei lavori di
casa e abbigliamento → su quest’ultimo Georg Simmel scriveva nel 1911 che
per le donne la moda fosse un surrogato all’assenza di uno status
professionale → ipotesi non convincente secondo l’autrice perchè forse erano
proprio le donne privilegiate ma prive di un riconoscimento sociale a cercare
strategie per distinguersi (oppure era la società a relegarle al ruolo di
ornamento, con l’unica capacità di attrarre) → fino agli anni ‘70 alle donne
veniva conferita cittadinanza solo in quanto mogli e madri (in caso contrario
“zitelle” → non realizzate, sole ma non per questo libere) → sono le donne che
devono distinguersi per colmare una serie di fragilità identitarie o è la società a
inferiorizzarle?
- Sull’oggettificazione del corpo femminile è stato scritto molto a partire dagli
anni ‘50, ma è stato detto poco su come i canoni estetici della moda femminile
siano sempre stati indirettamente funzionali al contenimento della loro libertà
di movimento all’interno dello spazio pubblico → lo spazio pubblico,
formalmente neutro, è in realtà soggetto a regole di attraversamento che
derivano dalle gerarchie sociali, che a loro volta derivano da regole di genere,
classe ed etnia (plasmate da un implicito presupposto abilista) → queste
gerarchie comunicano che il corpo femminile sia out of place in qualunque
posto
- Abbigliamento femminile: in passato la pratica di indossare il bustino indicava
l’esibizione del potere maschile
- La sociologa marocchina Fatima Mernissi, nel suo libro L’harem e l’Occidente,
con tono provocatorio mette in correlazione l’hijab e la taglia 42 → se le donne
musulmane hanno l’obbligo di indossare il velo quelle occidentali hanno come
interiorizzato il velo della dieta e della giovinezza eterna (pur apparendo come una
libera scelta) → ergo l’uomo musulmano ha limitato la libertà della donna
tramite l’hijab e l’harem, mentre quello occidentale l’ha limitata attraverso la
dimensione temporale dell’eterna avvenenza e giovinezza
- Il ruolo della donna occidentale, anche se cambiato nei secoli, rimane pervaso
da una serie di strategie di dominazione e disciplinamento, che seppur
rivisitate continuano a permeare la società patriarcale contemporanea →

Downloaded by Giulia (u8197878968@[Link])


lOMoARcPSD|61670234

paradosso: sono spesso le donne stesse che scelgono queste strategie,


convincendosi di averne bisogno per essere amate

Capitolo 2: “Mani callose, mani gloriose. Breve fenomenologia


dei “lavori maschili”
- I confini di genere attraversano ogni ambito del vivere sociale,
indipendentemente dall’età → non è escluso ergo il mercato del lavoro, che
con l’avvento delle società moderne diventa arena di riproduzione delle
differenze di status (cioè il posto che ogni individuo occupa nella società) e
ambito di definizione delle identità sociali (chi sono?)
- Il mercato del lavoro non è solo luogo metaforico d’incontro tra domanda e
offerta, in quanto è profondamente incorporato nella società: nessun mercato
del lavoro può essere considerato neutro, essenzialmente perché l’incontro tra
domanda e offerta è inevitabilmente influenzato dal contesto
socio-economico-politico-culturale della società di riferimento in uno spazio e
tempo ben definiti → anche i processi di costruzione del femminile e del
maschile contribuiscono a disegnarlo e a dargli forma
- Nonostante le trasformazioni delle società occidentali nel corso degli ultimi 50
anni, le differenze di genere (e non solo) continuano a fare la differenza →
favoriscono percorsi differenziati in termini di opportunità e libertà di scelta →
femminile e maschile (quest’ultimo erroneamente percepito come neutro)
continuano a permeare organizzazioni e professioni, definendo una serie di
regole non scritte → ergo il mercato del lavoro è sessuato
- In ogni ambito lavorativo vi sono regole diverse, non sempre esplicitate e con
gradi di rigidità variabili → il genere può essere paragonato ad un codice che
diventa parte integrante di una serie di forme di comportamento ritenute
“professionali” (completo giacca-pantalone → richiede adesione ad un dress code
maschile e ad una postura del corpo maschile che non è separabile dall’immagine di
serietà professionale che l’organizzazione richiede) (Attila Bruni e Silvia Gherardi)
- Il mercato del lavoro in quanto incorporato definisce una serie di confini,
barriere, corsi differenziali e trattamenti diseguali (es. differenza di stipendio
tra uomo e donna) → specchio delle gerarchie presenti nella società
- Che i confini siano interni ad una professione o tra le professioni poco importa
→ questi vengono costamente rafforzati e naturalizzati da un immaginario
fondato su una serie di stereotipi, 2 tipi:
1. Stereotipi sessuali: generalizzazioni arbitrarie che esplicitano e
giustificano le diseguaglianze e le discriminazioni tra uomo e donna in
quanto si basano su differenze sessuali → difficoltà nel naturalizzare le
differenze, percepite come ovvie (es. donne più emotive)
2. Stereotipi sessisti: sono il volto più potente e violento degli stereotipi
sessuali → veicolano una concezione negativa della donna o hanno
intento discriminatorio (es. le donne ragionano con l’utero)
→ entrambi possono avere conseguenze concrete (es. se le donne sono
più emotive non sono adatte a certi lavori)
- Assurdo pensare che ancora oggi molte professioni rimangano solo maschili
([Link] del fuoco), sia a livello pratico che nell’immaginario collettivo, pur
essendoci alcune donne che ricoprono questi incarichi → tale immaginario

Downloaded by Giulia (u8197878968@[Link])


lOMoARcPSD|61670234

passa dal mondo adulto a quello dell’infanzia → es. studio in cui viene chiesto a
dei bambini di disegnare uno scienziato e tutti disegnano un uomo caucasico (2020)
→ gli stereotipi di genere legati al lavoro sono già radicati in età molto precoce →
spesso l’immaginario è più potente del dato di realtà
- Quali logiche sono sottese a questo immaginario? → riflessioni sulle gabbie
del maschile (quando a trasgredire è l’uomo):
1. Lavori da uomini molto più numerosi dei lavori da donne: quest’ultimi,
oltre che minori, sono anche più caratterizzati (di solito legati al ruolo di
cura) e concentrati nelle fasce medio-basse della gerarchia sociale (es.
badante, estetista, maestra d’asilo) → corrispondenza nel rapporto tra
lavoro per il mercato e identità sociale di genere, ergo nelle
rappresentazioni prevalenti di femminilità e mascolinità → il modo di
concepire donne e uomini è cambiato molto nel passaggio tra
generazioni → confini dell’identità di genere più fluidi; tuttavia,
permangono elementi di continuità con il passato (uomo forte,
conquistatore, coraggioso, intraprendente, cacciatore, insensibile →
uomo che ha il dovere di essere diverso dalla donna)
2. Maschilità egemonica: questa si definisce come il
modo-di-essere-uomo-nel-mondo che risulta vincente in un determinato
contesto spazio-temporale che soprattutto giustifica e legittima le
disuguaglianze di genere; questa presenta una serie di dimensioni; rispetto
al passato, oggi maschilità significa ancora coraggio, forza, virilità ecc.
→ tuttavia stiamo assistendo ad una moltiplicazione dei significati ad
essa attribuiti → es. oggi l’uomo può scegliere di mostrarsi “virile” in
vari modi → Connell parla in questo caso di maschilità multiple:
co-presenza di diverse forme di maschilità nello spazio e nel tempo;
nonostante i progressi, permangono segni di continuità con la
tradizione:
- Persistenza della neutralità del maschile: Ne Il dominio maschile
del 1998 il sociologo francese Bourdieu si appropria del dibattito
femminista senza quasi mai citarlo; la neutralità del maschile è
percepibile nel linguaggio (ha ruolo dominante), mentre il
femminile per farsi sentire deve “urlare” → ciò che riguarda le
donne viene trattato come una dimensione a sè → parlare di
uomini significa parlare di loro non sulla base del loro genere;
viceversa, parlare di donne significa occuparsi di genere,
costruendo un discorso specifico e caratterizzato; il maschile è
neutro e ha voce neutra → si definisce per differenza rispetto ai
soggetti che il nostro immaginario tende a rappresentare in
termini di subordinazione (donne → sessimo, gay → omofobia,
transessuali → transfobia, migranti → xenofobia, maschi deboli
→ bullismo)
- Idea del lavoro per il mercato come dovere sociale maschile: la
sociologia del lavoro ha una tendenza ad ignorare la relazione tra
maschilità e mercato del lavoro, dandola per scontata; la
condizione del maschio bianco etero è silenziosa perché non ha
bisogno di essere espressa; talvolta, il potere attribuito al
maschile si trasforma esso stesso in una gabbia → nella

Downloaded by Giulia (u8197878968@[Link])


lOMoARcPSD|61670234

transizione dalle società premoderne alle società moderne, il lavoro è


diventato sempre più centrale in occidente nella definizione
dell’identità sociale maschile; ancora oggi il lavoro retribuito
rappresenta un carattere fondamentale di status, maggiormente
vincolante per gli uomini che per le donne a livello identitario; in
sostanza gli uomini, pur essendo favoriti nel mercato del lavoro
rispetto alle donne a livello di accesso, retribuzioni e ascesa di
carriera, sono anch’essi colpiti dalle conseguenze della
maschilità → es. esclusione a priori dal non-lavoro; questa norma
sociale, implicita e fortemente condivisa, rappresenta una risorsa che
però può anche diventare un vincolo, perchè in caso di difficoltà non
permette all’uomo di riconvertire la propria identità sociale; inoltre, la
mschilità rende difficile, per gli uomini, l’ingresso nei lavori da
donne (es. maestra, ostetrica, estetista) → i lavori da donne
sono ancora profondamente legati all’idea di cura (di mente,
corpo e aspetto ma anche cura dell’infanzia) → la cura può
includere anche gli uomini ma solo se altamente specializzata
(medici, psicologi, psichiatri), di modo da non compromettere la
maschilità; un uomo che vuole prendersi cura della prima
infanzia è considerato come qualcuno che va a sfidare un ordine
simbolico dove gli uomini sono dominanti → per questo le
competenze femminili sono pensate come soft e naturali se
confrontate con quelle tecniche degli uomini

- Immaginario collettivo: difficile immaginare un uomo che lavori nella cura


dell’infanzia → una maestra d’asilo intervistata dall’autrice dice: “Se per una donna
fare un lavoro maschile è gratificante, per un uomo fare un lavoro femminile è
svilente; un maestro d’asilo viene preso in giro dagli altri uomini”
- Tale rappresentazione sociale è talmente fondata sul genere e sull’idea di
maschilità che un uomo in un lavoro da donne può arrivare a presentare
all’esterno la propria immagine focalizzandosi su attività extra
- La femminilità è percepita come una minaccia alla virilità → un uomo per
definirsi tale deve svolgere un ruolo che non sia da donna → se un uomo fa un
lavoro da donna la società si attiva per incentivarlo a fare carriera di modo da
ripristinare l’ordine e le gerarchie di genere
- Christine Williams (1992) introduce la metafora dell’ascensore di cristallo, in
contrapposizione a quella del soffitto di cristallo → di base una serie di barriere
invisibili impediscono alle donne di raggiungere i vertici dell’organizzazione, e
fronte di queste vi sono forze sociali opposte che scoraggiano gli uomini a
scegliere lavori da donne e suggerendo a chi li ha già scelti di lasciare il
proprio ruolo per raggiungere posizioni più coerenti al modello di maschilità
egemonica a cui ogni vero maschio dovrebbe aspirare → questo fenomeno ha
l’obiettivo di creare una distanza simbolica tra i generi nell’arena pubblica →
l’alterità delle donne va ribadita e controllata, e la segregazione di genere è uno
strumento efficace per farlo → il tema dell’ascensore di cristallo emerge in
diverse delle interviste riportate dall’autrice → es. una donna può fare il
soldato senza diventare generale, ma un uomo chef non laverà mai i piatti → il
fatto che un uomo scelga un lavoro da donne può portare anche a sospetti

Downloaded by Giulia (u8197878968@[Link])


lOMoARcPSD|61670234

sull’integrità morale della persona (es. uomo maestro d’asilo → considerato


poco bravo nel suo lavoro) → un ragazzo intervistato dall’autrice non viene
assunto come maestro d’asilo semplicemente perchè uomo (si parla qui di
barriere in ingresso basate sul pregiudizio)
- Dibattito sulla cura maschile: sugli uomini che si occupano di cura dell’infanzia
incombe spesso l’ombra del sospetto legato alla pedofilia (spesso associata
all’omosessualità) → è come se l’associazione maschile-violenza fosse
giustificata, come se lo stigma del maschio aggressore/perverso non si possa
evitare in nessun modo → il pregiudizio non è espresso sempre in maniera
palese e può assumere diverse forme → es. un maestro d’asilo di 45 anni dice
che nessuno mette in discussione le sue competenze ma per informazioni sui
bambini tutti si rivolgono alle maestre
- I modelli culturali e le aspettative sociali riguardo alle competenze di genere
influenzano profondamente la fiducia nelle proprie capacità → es. un uomo
può sentirsi inadeguato quando si tratta di lavori di cura
- Incorporamento dei modelli culturali di genere: sempre parlando di uomini nei
lavori da donne → un avvocato a Milano cerca una segretaria, un ragazzo che
lavorava già come segretario nello studio associato di Londra chiede di
trasferirsi a Milano, ma nessun avvocato italiano considera la sua candidatura
perché non è donna → come se la gente fosse a disagio a vedere un uomo in
quel ruolo considerato femminile → 2 considerazioni:
1. Difficoltà ad accettare un uomo in un ruolo subordinato quando questo
è considerato femminile
2. Idea che con una donna sia più facile in quanto più legittimo esprimere
disappunto e rabbia → un altro avvocato ammette che non si sentirebbe
a suo agio ad avere un segretario maschio, nonostante sappia che questo
sia sbagliato in termini di giustizia di genere → questa potente confessione
evidenzia la potenza dei modelli culturali interiorizzati nei processi di
socializzazione primaria e secondaria che spesso rendono le nostre
posizioni politiche deboli in confronto a stereotipi e ruoli di genere
cristallizzati → è molto difficile liberarsi delle aspettative sociali e dei
modelli culturali dominanti: la sociologia parla in questo caso di
incorpo-ramento
- Canzone This is a men’s world di James Brown del 1966 descrive l’ideologia
sottesa al patriarcato: figura dell’homo faber che costruisce auto, treni e barche,
giocattoli, soldi e addirittura la luce → rimanda al pensiero di Michael Kimmel
riguardo al concetto di homo faber → uomo come creatore di se stesso → in
questo scenario la donna è indispensabile all’uomo, ma non ha nessun valore
sociale, l’unico valore che ha è legato al suo corpo (si ricordi che
nell’immaginario occidentale monoteista il Creatore è un lui, mentre la madre è
una figura sì amata, ma che non ha voce né qualità, se non l’essere pura e
passiva; è un mondo da uomini perché l’uomo è sia misura di tutte le cose sia
artefice del proprio destino sia il costruttore del mondo) → per questo uno dei primi
criteri con cui si definisce maschile un lavoro è la manualità (creativa e
riparativa) nonché i saperi tecnologici finalizzati al dominio della natura →
rientrano qui diverse professioni → secondo tale criterio sono state
intervistate falegname, maestre d’ascia, saldatrici, elettriciste, geometre,
ingegnere meccaniche ecc.

10

Downloaded by Giulia (u8197878968@[Link])


lOMoARcPSD|61670234

- Che altri criteri definiscono i lavori maschili? Quali altre dimensioni qualitative
e simboliche entrano in gioco?

Una risata vi seppellirà. I mille volti del potere.


- Il potere: è la prima dimensione a cui si pensa quando riflettiamo sui criteri
usati implicitamente per considerare un lavoro come maschile; forse anche il
più banale → parlare di genere implica inevitabilmente parlare del concetto di
potere → John Scott nel 1988 definisce il genere come il primo terreno nel
quale il potere si manifesta → evocare una prospettiva di genere evoca
immediatamente il potere
- Così Max Weber definisce il potere nel 1922: possibilità per specifici comandi
di trovare obbedienza da parte di un determinato gruppo di uomini; in ogni
autentico rapporto di potere vi è un minimo di volontà di obbedire → Weber
dava per scontato nell’800 che il potere fosse solo una questione da uomini
- Michael Kimmel, 2005: la teoria sociale e le scienze sociali hanno commesso
un errore nell’analizzare la maschilità senza discutere la questione del potere
→ secondo l’autrice l’errore è stato l’opposto: le scienze sociali hanno
analizzato il potere senza mai discutere la maschilità (almeno fino alla fine del
ventesimo secolo)
- In prosettiva femminista e di genere è impossibile scindere una riflessione sul
potere da un’analisi dei processi di produzione e riproduzione delle
disuguaglianze (che non riguardano solo il genere ma anche orientamento
sessuale, identità di genere, il colore della pelle, il corpo, la religione, la classe,
l’età ecc.) → analogamente, il potere non è equamente distribuito tra i maschi
stessi → causa di ciò sono ordini chiari anche tra modelli di maschilità basati
su quegli stessi assi di oppressione che attraversano le femminilità
gerarchizzandole
- Max Weber riprende anche il tema della volontà di obbedire che si collega a
quello della legittimazione del potere → questo non può prescindere dalle
gerarchie sociali che abbiamo interiorizzato come società

Diverse forme di potere (Weber)


- Comando: è la caratteristica più immediata nel definire un lavoro maschile →
rientrano qui svariate professioni, ma sono state intervistate in particolare
direttrici d’orchestra e chef in ristoranti stellati (vedi pag 68); la cucina funziona
come una caserma → covo di maschilità testosteronica; figura dell’attore
comico → qui il comando si manifesta in maniera diversa → potere insito nella
capacità di far ridere: Franca Valeri, una delle prime e più amate comiche
italiane, in merito ha detto che il dominio di un pubblico che ride non ha
prezzo; parla di emozioni dittatoriali → anche Weber aveva parlato di una forma
emozionale del potere che va a realizzarsi nel carisma → essendo Valeri
un’attrice comica, qui si parla di un potere non in senso strettamente
weberiano perché il carisma che emana dal far ridere è fine a se stesso e non è
finalizzato ad un agire razionale indotto (es. combattere un ideale) → il fine è
quello di trovare in quella risata la propria stra-ordinarietà awwww → ergo qui
si parla di auorevolezza carismatica o di carisma autorevole; si sceglie di
includere l’attore comico nei lavori maschili nonostante ormai vi siano diverse
comiche perchè di per sé la presenza femminile non rappresenta un indicatore

11

Downloaded by Giulia (u8197878968@[Link])


lOMoARcPSD|61670234

di cambiamento rilevante e non apportà di per sé un elemento di rivoluzione


culturale, in questo caso in ambito lavorativo → quello della comicità rimane
ancora oggi un ambiente virile, con confini di genere ancora molto marcati;
ruolo della risata nei codici occidentali del corteggiamento eterosessuale:
l’uomo deve far ridere e la donna deve ridere alle sue battute di merda, anche
se non fanno ridere (perchè educate all’empatia in quanto donne) → secondo
questo schema una donna spritosa risulterà meno attraente -cazzata-; già
Platone riconduceva all’utero le crisi isteriche, i lamenti e le lacrime → da qui la
“repressione del sorriso” → nel 2010 Daniela Carpisassi spiega come la
cultura occidentale, sin dall’antica Grecia, abbia attribuito alla difettosa
fisiologia femminile l’assenza di umorismo (vedi pag 71) → si è arrivati così al
‘900 dove ancora si parlava in varie teorie di mancanza di umorismo nelle
donne, considerate anche incapaci di coglierlo → in sostanza il carisma
autorevole è solo un tassello della questione → ironia: qualcosa in grado di
disvelare verità scomode e contraddizioni → è un mezzo per esprimersi
liberamente → non sorprende che le donne ne siano state escluse a lungo →
ancora una volta si osserva un confine ben definito tra uomini e donne →
ennesimo modo per ribadire un ordine di genere patriarcale che mira a tenere e
controllare le donne; altri due elementi che mirano a consolidare questa
concezione della donna sono bruttezza e reputazione sessuale (Ars Amandi di
Ovidio, galateo femminile del 1320) es. divieto di mostrare i denti, che rendono
le donne meno femminili; almeno fino agli anni ‘70 del ‘900 essere seducente
era per le donne una strategia di sopravvivenza essenziale e trovare marito era
necessità sociale → tuttavia la seduzione deve essere moderata per evitare di
compromettere la propria reputazione sessuale; inoltre per i medici ippocratici
bocca e vagina erano connesse → ergo ridere equivaleva a mostrare la vagi

Donna al volante, pericolo costante


- Tema della falsa neutralità dello spazio pubblico che è molto caro alle geografe
di genere: le gerarchie sociali definiscono quali corpi, spazi, condizioni e fasce
orarie si sentono spesso fuori posto → gli spazi riflettono e naturalizzano le
strutture di potere e quelli pubblici sono organizzati in base ad una concezione
dualistica → maschio/femmina, privato/pubblico, lecito/illecito,
autoctono/migrante, bianco/non bianco, ricco/povero, abile/con disabilità,
cis/trans, omo/etero → gli spazi contribuiscono anche a costruire nozioni di
inadeguatezza e vulnerabilità dei corpi, favorendo quel senso di paura che
prova una donna quando attraversa uno spazio urbano senza una presenza
maschile → le donne sentono così di doversi autodisciplinare, e sono state
educate ad avere paura quando escono da sole, soprattutto la notte
- Paura: oltre che una reazione istintiva a fronte di un pericolo potenziale
oggettivo, è anche un’emozione di genere socialmente costruita e funzionale al
mantenimento di un ordine di genere tradizionale → educare alla paura
significa controllare, addomesticare → la paura è pertanto definibile una forma
di violenza di genere, una potente strategia di contenimento → la società
agisce attraverso lo spettro della fragilità per contenere la mobilità fisica delle
donne nello spazio pubblico
- Vi è anche una retorica tesa a tramandare l’idea di una incompatibilità tra la
femminilità e la guida, anche considerando che quest’ultima è considerata

12

Downloaded by Giulia (u8197878968@[Link])


lOMoARcPSD|61670234

sinonimo di indipendenza, una dimensione di solito riconosciuta solo come


tipica del maschio → non stupide dunque che gli impieghi che implicano
guidare un mezzo siano considerati come esclusivamente maschili (es.
tassista) → non a caso sono ancora diffusi stereotipi sulle donne alla guida
(forme sessiste di invalidazione)

Attenta, è pericoloso! Frammenti per una sociologia delle virilità e del maschio (Carla
Varioli, citata per definire le caratteristiche del Maschio per obbligo → forte, peloso,
muscoloso, virile, intraprendente, seduttore)
- La maschilità egemonica, ossia quella che giustifica il disequilibrio di potere
tra uomo e donna e che si mostra refrattaria al cambiamento, richiede agli
uomini di avere tutte le caratteristiche sopra citate → pressione sociale di
adeguarsi ad un modello che persiste nei processi di socializzazione dei
bambini maschi → l’autrice Luisa Stagi hanno svolto nel 2017 un’etnografia in
due scuole genovesi → molti bimbi come “oggetti da maschi” hanno disegnato
i muscoli → forma di pressione sociale che non può essere ignorata → i
muscoli sono metafora di forza → concetto associato ad un modello di virilità
tipicamente occidentale che rimanda forza sia fisica che caratteriale → saper
rischiare: la letteratura sottolinea correlazione tra propensione al rischio e
maschilità egemonica → non a caso molti impieghi potenzialmente pericolosi
sono considerati maschili (forze dell’ordine)

Verso una tipologia di virilità attesa


- Pubblicità di giocattoli per l'infanzia: evidente caratterizzazione di genere → per
le femmine colore rosa, voci infantilizzate, “è facile” VS per i maschi toni cupi e
rumori eccitanti → si utilizzano termini sintetizzabili in una tipologia di virilità
attesa che riassume i 4 tipi di maschilità da cui discendono i lavori considerati
maschili:
1. Virilità al comando (dare ordini)
2. Virilità faber (costruzioni)
3. Virilità in movimento (mettersi alla guida)
4. Virilità a rischio (vincere uga uga)
→ Le donne intervistate nel progetto Donna faber condotto dall’autrice svolgono
lavori che rientrano in tutti questi 4 ambiti

Capitolo 3: nota metodologica su: auto-riflessività su un


percorso socio-fotografico
- Riflettere a posteriori su un percorso di ricerca non standard implica uno
sforzo di ricostruzione e ripensamento delle regole del gioco, liberandosi da
una serie di consuetudini incorporate, dalle gabbie del rigore scientifico
- Novembre 2013, Genova, inaugurazione della mostra socio-fotografica Donna
Faber su lavori maschili e sessimo
- Ricerca di nuovi strumenti basati non solo sul comprendere il contesto sociale,
ma anche per raggiungere un pubblico più ampio
- Concetto di traduzione di ritorno: in un’ottica di sociologia pubblica, lo studio
della società deve essere funzionale ad un cambiamento sociale → ergo
l’operato accademico deve essere accessibile alla società civile con l’obiettivo

13

Downloaded by Giulia (u8197878968@[Link])


lOMoARcPSD|61670234

di promuovere un cambiamento che parta da quest’ultima, infattibile


rimanendo circoscritti alla comunità scientifica
- Potere del visuale come linguaggio di narrazione: consente di far circolare i
prodotti della ricerca in un pubblico più ampio → sfida dell’egemonia culturale:
l’immagine in una società d’immagini
- Da qui nasce l’idea per la produzione di Yo no me complico: documentario
realizzato sempre dall’autrice che ha come protagonista la comunità LGBTQ che ha
riscosso molto successo anche in termine di prodotti televisivi e cinematografici
successivi → il tema sarebbe stato ignorato se al posto di questi prodotti ci fossero
stati esclusivamente eventi accademici

Fotografia e sociologia: destini incrociati


- Fotografia e sociologia nascono nello stesso periodo storico (seconda metà
800) → iniziale scopo comune di analizzare la società → tuttavia hanno presto
preso strade diverse: la fotografia acquisisce il fine ultimo di diventare arte; la
sociologia vuole trovare riconoscimento in qualità di scienza (disciplina ancora
giovane)
- Patrizia Faccioli e Giuseppe Losacco: linguaggio verbale parla alla nostra sfera
razionale, mentre il linguaggio visuale parla alla nostra sfera emotiva → ergo la
fotografia parla alla nostra componente emotiva (è efficace e immediata), oltre
che aver sempre avuto un ruolo fondamentale come mezzo di conoscenza
della realtà (es. programma di “fotografia documentaria” avviato dalla Farm
Security Administration durante la Great Depression negli USA
- La vera rinascita dell’importanza del visuale in sociologia va collocata nel
contesto socioculturale degli anni ‘60 e ‘70 → convergenza di obiettivi tra
sociologia e fotografia di reportage che va ad indagare la realtà focalizzandosi
su temi quali razzismo, povertà, marginalità e violenza sociale; tuttavia in quel
periodo i metodi visuali vengono ancora criticati perché considerati troppo
soggettivi e vengono accettati solo nella post-modernità (a partire dagli anni
2000)

Donna Faber: Cronistoria di un progetto socio-fotografico


- 2010: all’autrice viene proposto di costruire un progetto di sociologia visuale
sulle donne nei cosiddetti lavori maschili
- Strumenti utilizzati durante il progetto: tecniche di intervista proprie della
sociologia qualitativa → racconti di vita; nel caso dei fotografi lo strumento è la
fotocamera → l’idea è abbinare le interviste a fotografie che ritraggono queste
donne nei loro ambienti di lavoro (“ritratti ambientati”)
- Ricerca sociologica e fotografa non hanno però seguito strade parallele, ma si
sono continuamente intrecciate → la fotografia ha permesso all'autrice di
conoscere dimensioni non visibili tramite la lettura → si colgono aspetti della
complessità altrimenti sfuggenti
- Fotografia come facilitatrice: interviste possono avvenire preferibilmente in
luoghi neutri, per far sì che la persona si senta al sicuro e libera di raccontarsi

14

Downloaded by Giulia (u8197878968@[Link])


lOMoARcPSD|61670234

Donne intervistate in ordine


Camioniste
- Autrice ha partecipato ad uno dei loro raduni nazionali, fatte foto, si nota che
camionisti e camioniste si comportano in modo diverso e che decorano in
modo diverso i loro camion → esempio foto parabrezza camion di un uomo →
allusioni sessuali e battute machiste → uomo si intromette in intervista e dice
“se vedo una donna faccio sempre i fari uga uga!!”

Miniera
- Si scende a -500 metri → attività considerata da veri uomini

Si riscontra in generale grandissimo entusiasmo da parte delle donne nell’aderire al


progetto, specialmente visto come occasione per raccontarsi e raccontare di
frustrazioni, sessismo, discriminazione, violenze più o meno esplicite; inoltre in
questo caso si è trattato di “metterci la faccia” → far parte davvero di qualcosa,
diventare protagoniste, condividere ed esserci oltre che apparire → metterci la faccia
porta ad un forte “senso di appropriazione” del progetto, farlo proprio e sentirsi
coinvolte in prima persona della restituzione dei risultati
- La ricerca qualitativa standard tende ad anonimizzare a scopi di tutela chi
decide di raccontarsi, mentre metterci la faccia fa il contrario → MA in questo
caso è la persona intervistata a stabilire su cosa esporsi e cosa no → nel caso
di questo progetto si è scelto di non abbinare immagini ad estratti delle
interviste e di parafrasare questi ultimi di modo che non fossero riconducibili
alla singola persona; oppure si è scelto di non fotografare una donna che ha
raccontato all’autrice elementi di carattere sensibile

Strategie espositive per una sociologia pubblica e femminista: potere euristico delle
emozioni
- Nella ricerca sociologica una corretta forma espositiva è necessaria per evitare
tecnicismi e pensieri impenetrabili, di modo da rendersi accessibili anche
all’esterno del mondo accademico
- Postura femminista: l’autrice ha scelto di lasciare, nella sua scrittura, più
spazio all’introspezione → cita Rachele Borghi: “La scrittura diventa politica
quando include anche le emozioni”

Per un uso non sessista della lingua italiana


- La lingua italiana tende declinare al maschile tutte le professioni non
esclusivamente femminili → giustificazione che il maschile sia qui usato come
forma neutra → in realtà il motivo riguarda la gerarchizzazione del femminile e
del maschile nel nostro dominio simbolico → il maschile è percepito come
neutro proprio perché considerato dominante (e quindi più autorevole);
viceversa il femminile è percepito come sminuente → es. meloni culo che
sceglie di farsi chiamare il presidente del consiglio → per questo in Donna
Faber si è scelto di utilizzare sempre il femminile → importanza delle parole in
quanto mezzo che va a plasmare il pensiero umano → agire politicamente sulle
parole è una delle poche piccole ma grandi rivoluzioni che si possono
scegliere di fare nel quotidiano

15

Downloaded by Giulia (u8197878968@[Link])


lOMoARcPSD|61670234

Capitolo 4: “Sulla banalità del sex-sismo”


Quando lei svolge un lavoro da lui
- Ogni elemento che tradizionalmente è considerato maschile o femminile (es.
blu e rosa) ha portato a far sì che la gerarchizzazione legata al genere sia
percepita come naturale e quindi immutabile → tuttavia qualsiasi forma di
potere necessita di strategie di mantenimento per garantirsi stabilità → vale
quindi anche per il potere etero-patriarcale
- Sessismo: si considera qui come l’agenzia diffusa per il disciplinamento più
pervasiva, posta in essere dalla società tradizionale a tutela del patriarcato; è
difficile definire il sessismo perché nelle società occidentali è diventato
sempre più sfuggente e impalpabile → spesso si sperimenta ma non si può
denunciare (ed è molto meno visibile ed evidente rispetto ai tempi del
patriarcato tradizionale) → es. espressione “Non fare la femminuccia!” ad un
maschio che piange → sottile forma di inferiorizzazione del femminile → il
sessismo è ovunque anche se spesso non viene identificato

Alternative al sessismo esplicito


Il sessismo non è sempre evidente o facilmente denunciabile: spesso si manifesta in
forme sottili, normalizzate, difficili da riconoscere come discriminazioni vere e
proprie. Non si presenta necessariamente con aggressività aperta, ma agisce
attraverso discorsi impliciti, usi del linguaggio e comportamenti quotidiani

Linguaggio come strumento di potere


Espressioni come “non fare la femminuccia” o “è una donna con le palle”, così come
l’uso costante del maschile come neutro, contribuiscono a consolidare l’idea che le
donne siano “altre” rispetto alla norma. Abbatecola fa riferimento alla teoria del
sessismo ambivalente, che distingue tra sessismo ostile (insulti e attacchi diretti) e
sessismo benevolo (atteggiamenti protettivi basati su stereotipi), entrambi funzionali
alla riproduzione delle disuguaglianze di genere

Tre modalità di controllo sessista


Abbatecola individua tre modalità ricorrenti attraverso cui si esercita il sex-sismo:

1. Attacchi all’aspetto fisico (es. “cozza”, “vecchia racchia”)

2. Osservazioni a sfondo sessuale (“ti vorrei fare questo…”)

3. Slut-shaming, ovvero giudizi sulla moralità sessuale delle donne che si


discostano dai ruoli tradizionali

Queste forme verbali e simboliche rafforzano un ordine patriarcale, usando la


sessualità come mezzo di controllo

16

Downloaded by Giulia (u8197878968@[Link])


lOMoARcPSD|61670234

Sessismo benevolo come violenza sottile


Anche atteggiamenti apparentemente protettivi o gentili possono contenere una
forma di sessismo. Considerare le donne fragili o bisognose di tutela implica una
limitazione della loro autonomia. Queste dinamiche fanno parte di un continuum che
lega il sessismo quotidiano alle forme più gravi di violenza di genere
Nuove forme di abuso online
Con l’avvento del digitale emergono nuovi strumenti di controllo sessista, come il
sextortion (ricatto sessuale) e il revenge porn (diffusione non consensuale di
materiale intimo). In molti casi, le vittime vengono ulteriormente stigmatizzate con
meccanismi di colpevolizzazione e isolamento

In sintesi: Il capitolo mostra come il sex-sismo sia una forma di violenza sistemica e
ordinaria, spesso agita attraverso linguaggi e pratiche sociali che sembrano innocue.
Abbatecola invita a riconoscere queste dinamiche come parte integrante della
struttura sociale che normalizza la disparità tra uomini e donne

17

Downloaded by Giulia (u8197878968@[Link])

Potrebbero piacerti anche