PARMENIDE
Cenni biografici (pochi e incerti)
Nacque ad Elea (attuale Campania) intorno alla metà del VI secolo. Qui fonda
la propria scuola filosofica (detta “eleatica”) destinata a esercitare grande
influenza su pensatori successivi
Morì intorno al 450-445
Origine aristocratica, presumibilmente ebbe incarichi di legislatore e ottenne
importanti ruoli politici
Intorno al 500/510 dalla Magna Grecia raggiunge Atene (insieme al
discepolo Zenone), probabilmente per alleanza con Pericle. In questa occasione
scrive un’opera in versi intitolata “Sulla Natura”
Produzione filosofica
Scrisse un’opera in versi intitolata Sulla Natura, della quale giunti il proemio
in versione integrale, quasi tutta la prima parte dedicata alla verità e
scarsi frammenti della seconda dedicata all’opinione
Nel proemio appartenente al genere mitico-allegorico racconta vicenda
impregnata di simbolismo:
o Nel proemio Parmenide, affidandosi al mito, racconta di essere
trasportato da un carro trainato da cavalle e guidato da fanciulle divine
fino alle porte del Sole (presumibile allusione alle porte di Elea) a partire
dalla città bassa di Atene. Avrebbe poi incontrato la dea Dike, la quale gli
avrebbe consegnato le chiavi delle porte stesse. Seguitamente avrebbe
ricevuto da una dea la rivelazione sulla verità da comunicare al mondo
o Metaforicamente, città bassa rappresenta la doxa, ossia conoscenza
bassa ed empirica. L’acropoli rappresenta invece il logos, la conoscenza
razionale.
Il fatto che l’opera sia scritta in esametri è riconducibile alla poco marcata
distinzione (fino a Platone) tra prosa filosofica e poesia; in aggiunta, la
collocazione della verità in una dimensione tanto sacrale (un oracolo)
implica l’utilizzo della poesia per la “rivelazione filosofica”
Sebbene la cornice di carattere mitico e religioso, il pensiero parmenideo e la
relativa argomentazione sono esemplarmente definibili filosofici e razionali
Intro e TEORIA di Parmenide
Parmenide non si chiede quale sia l’archè, ma:
1. Qual è la via per raggiungere la verità
2. Cos’è la verità
a. Inizia la ricerca ponendo in esame la conoscenza sensibile e osservando a
cosa quest’ultima conduce
b. Seguitamente, osserva a cosa conduce il logos (ossia al suo pensiero)
Se Eraclito asserisce dunque la molteplicità degli enti (soprattutto i pitagorici) e il
perpetuo divenire della realtà (enti soggetti al tempo e al ciclo vitale), la teoria di
Parmenide è che:
i sensi restituiscono un’immagine contraddittoria della realtà in quanto
contraddittoria la teoria di molteplicità degli enti e che questi siano in
divenire
Seguitamente vedremo la confutazione della molteplicità e del divenire tramite logos
Indagine intorno all’ESSERE
La relativa riflessione è sintetizzabile in:
L’essere è, e non può non essere, mentre il non essere non è, e non
può essere
ciò significa che soltanto l’essere esiste e che il non essere, invece, non
esiste e non può
nemmeno essere pensato
Parmenide concepisce il termine essere come ciò che è comune a tutti gli enti e che
esiste nella pienezza perfetta, eterna e immobile. Secondo ciò, come vedremo
successivamente, niente nasce o muore, in quanto determinerebbe il passaggio dal
non essere all’essere, ma tutto eternamente è.
Parmenide rivolge la proprio riflessione e ricerca verso tale essere (accessibile
mediante logos), la quale si configura dunque come una prima ontologia, ossia lo
studio dell’essere in quanto essere.
Tale visione del mondo statica ed in contrasto con il divenire è a tratti definibile
speculare alla concezione politica conservatrice di Parmenide (aristocratico,
contrario all’espansione del ceto democratico e contrario alle innovazioni legate
allo sviluppo di arti meccaniche e tecniche)
CARATTERISTICHE dell’essere e CONFUTAZIONI
Per la definizione degli attributi dell’essere Parmenide ricorre alla dimostrazione per
assurdo;
assumendo tesi contraria alla propria ne dimostra la contraddittorietà
naturalmente la fonda sul principio di non contraddizione (2 sole
possibilità), secondo cui è impossibile che qualcosa sia da un medesimo punto
di vista in un modo e, contemporaneamente, anche nel modo contrario
1. UNICO ed OMOGENEO
o Confutazione della molteplicità
Noi attribuiamo al verbo essere 2 significati: esistenziale ed attributivo. I greci
no.
Nella cultura greca, negare che qualcosa abbia una determinata caratteristica
implica la negazione che quel qualcosa esista.
Per Parmenide la molteplicità e differenziazione sono contraddittorie in
quanto affermare che una cosa non è un’altra implicherebbe
l’affermazione dell’esistenza del non essere.
2. INGENERATO ed impuro
o Confutazione del divenire
Per Parmenide, nascita e morte sono illusione in quanto
determinerebbero il passaggio da uno stato di non essere all’essere e
viceversa; ciò rappresenta un’eresia e dunque tutto ciò che esiste è
eterno
3. ETERNO
a. se non fosse eterno, nascerebbe e morirebbe (confutato precedentemente)
b. essendo eterno, non ha né passato né futuro; questi ultimi significherebbero
rispettivamente che l’essere “non sia più” e che l’essere “non sia ancora”, il
ché implicherebbe il non essere.
4. IMMOBILE ed immutabile
a. Ogni movimento implicherebbe una contaminazione tra uno stato A e uno
stato B dei corpi (divenire eracliteo), in cui B deve essere concepito
differentemente da A; ma se A è essere, B è non essere, e questo è
contraddittorio
b. Se fosse mobile, prima sarebbe in luogo e poi in un altro (in divenire)
c. Se si muovesse, ci sarebbe uno spazio in cui muoversi non costituito
dall’essere (che si muove)
5. FINITO
Secondo la mentalità greca finitezza = perfezione e completezza. In più, se
fosse infinito sarebbe in divenire
6. SFERICO
La sfera è geometricamente piena, omogenea e da ogni parte identica a sé
stessa, in cui tutti i punti sono egualmente equidistanti dal centro
PROBLEMA DELLA VERITA’
Parmenide è abbastanza avveduto da ammettere che il mondo unico e immutabile da
lui concepito, che pochi possono vedere con la sola forza della ragione, coesiste con
l’immagine sensibile di un universo in continuo divenire.
Parmenide sente dunque l’esigenza, ammettendo (secondo alcuni critici) una qualche
“opinione plausibile”, di considerare i fenomeni sensibili senza smentire il principio
di immutabilità e unicità dell’essere.
Parmenide ritiene tuttavia che le due visioni della realtà (della ragione che attinge
all’essere unico e imperituro e dei sensi che si fermano alla mutevolezza) siano
inconciliabili (ad esempio nella considerazione di passaggio da stato di non essere
ad essere e viceversa).
Problema emerso successivamente nel pensiero parmenideo è tuttavia la concezione
illusoria della realtà variegata e dei relativi fenomeni; il compito della filosofia dopo
Parmenide sarà difatti il rispetto del divieto di pensare il non essere cercando
tuttavia di dimostrare che le cose esistono Platone asserirà, ad esempio, la
necessità metaforica di parricidio uccidere l’idea del padre (filosoficamente
Parmenide) che il
mondo non esista