IL CAMPO MAGNETICO
I MAGNETI
La magnetite è un minerale naturale composto da ossidi di ferro e rappresenta uno dei più
antichi esempi di magnete naturale. In condizioni normali, un semplice chiodo non è in grado di
attrarre oggetti di ferro o acciaio. Tuttavia, se viene messo a contatto con un pezzo di
magnetite, il chiodo si magnetizza, acquisendo la capacità di attrarre altri oggetti metallici.
Una volta magnetizzato, il chiodo è in grado, ad esempio, di attirare delle graffette di acciaio. A
loro volta, anche le graffette che toccano il chiodo si magnetizzano, diventando capaci di attirare
altre graffette. In questo modo, sia il chiodo che le graffette si trasformano in magneti artificiali,
chiamati anche calamite.
I materiali che possono essere magnetizzati, cioè che sono capaci di attrarre il ferro, vengono
detti materiali ferromagnetici. Tra questi si trovano il ferro, il nickel, il cobalto e le loro leghe.
LA BUSSOLA
La bussola è uno strumento fondamentale per l’orientamento, basato sulle proprietà di un
ago magnetico. Questo ago è una piccola calamita che può ruotare liberamente attorno a un
perno centrale. Quando la bussola viene tenuta in posizione orizzontale, si osserva che l’ago si
dispone spontaneamente lungo la direzione sud-nord.
L’estremità dell’ago che punta verso il nord geografico viene chiamata polo
nord dell’ago, mentre l’altra estremità, rivolta verso sud, è detta polo sud.
Le origini della bussola non sono del tutto certe, ma documenti cinesi risalenti
al 1100 d.C. raccontano che già da tempo alcuni marinai stranieri utilizzavano
un ago magnetico per orientarsi in mare aperto.
In origine, l’ago magnetico veniva montato su un piccolo pezzo di sughero
che galleggiava in un contenitore d’acqua. Successivamente, l’ago fu fissato su un perno e
racchiuso all’interno di una scatola di legno di bosso, chiamata inizialmente bossolo della
calamita, poi semplicemente bossolo, da cui deriva il nome bussola.
LE FORZE TRA POLI MAGNETICI
Ogni magnete possiede 2 poli : un polo nord e un polo sud. Nei magneti di forma allungata,
come quelli a barra o a ferro di cavallo, così come nell’ago della bussola, i poli si trovano alle 2
estremità.
Gli esperimenti dimostrano che 2 poli dello stesso tipo (2 poli
nord oppure 2 poli sud) si respingono quando posti uno di fronte
all’altro. Al contrario, un polo nord e un polo sud, avvicinati tra
loro, si attraggono.
In sintesi, quindi, poli uguali si respingono, mentre poli diversi si
attraggono.
IL MAGNETE TERRA
La Terra si comporta come un enorme magnete naturale. Il polo sud magnetico della Terra si
trova vicino al polo nord geografico, anche se i 2 punti non coincidono perfettamente; in modo
simmetrico, il polo nord magnetico si trova in prossimità del polo sud geografico.
L’ago della bussola, che è una piccola calamita, si orienta sempre in modo che il suo polo nord
punti verso il polo sud magnetico della Terra, situato vicino al polo nord geografico.
Tra i primi a studiare il magnetismo terrestre vi fu William Gilbert, che nel XVI secolo condusse
importanti esperimenti utilizzando un modello sferico chiamato terrella (dal latino “piccola
Terra”).
Spostando un ago magnetico fissato su un asse da un punto all’altro della
terrella, Gilbert dimostrò che il comportamento dell’ago corrispondeva a
quello osservato sulla superficie terrestre, confermando così che la Terra
stessa si comporta come una grande calamita.
Va però ricordato che all’interno della Terra le temperature sono così
elevate che un normale magnete si fonderebbe, perdendo le sue proprietà
magnetiche. Per questo il magnetismo terrestre ha un’origine diversa da quella dei comuni
magneti.
UN MAGNETE DI PROVA COME SONDA DEL CAMPO MAGNETICO
Ogni magnete esercita una forza a distanza sui poli di un altro magnete : questo avviene perché
ogni magnete genera nello spazio circostante un campo magnetico.
Il campo magnetico è una grandezza vettoriale, cioè possiede sia una direzione sia un verso.
Per esplorare le proprietà di un campo magnetico si utilizza un magnete di prova, che
generalmente è un piccolo ago magnetico libero di ruotare.
Se si pone il magnete di prova in un punto del campo, si osserva che esso ruota, compie alcune
oscillazioni e infine si ferma in una posizione di equilibrio.
In quel punto, definiamo la direzione del campo magnetico B come la retta che unisce i poli
del magnete di prova quando si trova in equilibrio.
Il verso del campo magnetico B è invece definito come quello che va dal polo sud al polo
nord del magnete di prova.
LA VISUALIZZAZIONE DEL CAMPO MAGNETICO
Per visualizzare il campo magnetico di una calamita, si può spargere della limatura di ferro su
un piano orizzontale attorno alla calamita stessa.
La limatura si dispone formando delle linee che si addensano in corrispondenza dei poli della
calamita. Questo accade perché ogni piccolo frammento di ferro si magnetizza e si orienta
lungo la direzione del campo magnetico.
Le linee tracciate dalla limatura, orientate dal polo nord verso il polo sud della calamita,
rappresentano il campo magnetico.
Le linee del campo magnetico hanno alcune proprietà generali :
- in ogni punto sono tangenti alla direzione del campo magnetico.
- escono dal polo nord ed entrano nel polo sud dei magneti.
- sono più dense dove il campo magnetico è più intenso.
Tra 2 poli magnetici piani e opposti, come nello spazio tra le estremità
di un magnete a forma di C, le linee di campo più interne sono quasi
parallele ed equidistanti.
In quella regione, lontana dai bordi, il campo magnetico B è quasi uniforme : ha direzione, verso
e intensità uguali in ogni punto.
INTERAZIONE MAGNETICA E INTERAZIONE ELETTRICA
I poli magnetici presentano diverse somiglianze con le cariche elettriche :
- esistono infatti 2 tipi di poli, nord e sud, così come esistono 2 tipi di cariche elettriche, positive
e negative.
- proprio come accade per le cariche elettriche, i poli dello stesso tipo si respingono, mentre i
poli di tipo diverso si attraggono.
Anche i campi magnetico ed elettrico mostrano analogie :
- entrambi sono campi vettoriali
- le linee del campo elettrico partono dalle cariche positive e terminano sulle cariche negative,
analogamente a come le linee del campo magnetico escono dai poli nord ed entrano nei poli
sud.
Tuttavia, ci sono anche differenze importanti tra fenomeni elettrici e magnetici :
- è possibile caricare elettricamente un corpo aggiungendo o togliendo elettroni, rendendolo
rispettivamente negativo o positivo
- invece, non è possibile creare un pezzo di ferro con una sola carica magnetica : non si
possono separare o aggiungere poli magnetici.
I poli magnetici esistono sempre in coppia : un polo nord non può esistere senza un polo
sud.
Se dividiamo un magnete in 2 parti, ciascuna avrà un nuovo polo nord e un nuovo polo sud. Se
continuiamo a dividere, otterremo sempre più magneti, ma ognuno conserverà entrambi i poli.
Per questa ragione, un magnete viene chiamato anche dipolo magnetico. Il suo analogo nel
campo elettrico è il dipolo elettrico, formato da 2 cariche uguali e opposte.
Infine, il campo magnetico agisce sui dipoli magnetici, orientandoli lungo le sue linee di campo
se questi sono liberi di ruotare.
LE INTERAZIONI MAGNETE-CORRENTE E
CORRENTE-MAGNETE
Gli esperimenti mostrano che i fenomeni elettrici e i fenomeni magnetici sono strettamente
collegati tra loro.
ESPERIMENTO DI OERSTED
L’esperimento di Oersted ha mostrato per la prima volta il legame tra corrente elettrica e campo
magnetico.
Oersted scoprì che una corrente elettrica esercita una
forza, o più precisamente un momento di forza, capace
di far ruotare un magnete.
Nel suo esperimento, Oersted dispose un filo elettrico
collegato a un generatore sopra un ago magnetico,
orientato nella direzione sud-nord. Con l’interruttore aperto,
l’ago rimaneva fermo; ma quando si chiudeva l’interruttore e la corrente iniziava a scorrere nel
filo, l’ago ruotava e tendeva a disporsi lungo la direzione est-ovest.
Questa esperienza dimostrò che un filo percorso da corrente genera un campo magnetico
attorno a sé.
Il campo magnetico prodotto dalla corrente viene avvertito dall’ago, che si orienta in una nuova
posizione di equilibrio sotto la sua influenza.
ESPERIMENTO DI FARADAY
Con l’esperimento di Faraday si dimostra che un filo percorso da corrente, quando è
immerso in un campo magnetico, subisce una forza.
Nell’esperimento, un tratto rettilineo di filo, attraversato da corrente, viene posto tra 2 poli
magnetici opposti (nord e sud), in modo che sia perpendicolare alle linee del campo magnetico.
Un dinamometro collega il filo e rileva che su di esso agisce una forza : questa forza è
perpendicolare sia alla direzione del filo sia a quella del campo magnetico.
Il verso della forza magnetica che agisce sul filo può essere
determinato usando la regola della mano destra :
- si punta il pollice nel verso della corrente,
- si orientano le altre dita nel verso del campo magnetico,
- il verso della forza sarà quello che esce dal palmo della mano.
ESPERIMENTO DI AMPÈRE
Gli esperimenti di Oersted e di Faraday hanno dimostrato che una corrente elettrica non solo
genera un campo magnetico, ma è anche soggetta a una forza magnetica. Da questi
esperimenti si può dedurre che 2 fili percorsi da corrente dovrebbero esercitare una forza
reciproca, poiché ciascun filo funge da sorgente di campo magnetico e subisce la forza
associata al campo dell’altro. A verificare questa proprietà fu Ampère.
Nel suo esperimento, Ampère osservò che 2 fili
rettilinei e paralleli si attraggono quando le correnti
che li attraversano scorrono nello stesso verso. Al
contrario, i 2 fili si respingono se le correnti che li
attraversano hanno versi opposti.
LA FORZA TRA DUE CORRENTI RETTILINEE PARALLELE
Sia i₁ e i₂ le intensità delle correnti che passano attraverso 2 fili conduttori rettilinei e paralleli.
Supponiamo che i fili siano molto più lunghi della loro distanza reciproca d e che abbiano
spessori trascurabili. La forza F che ciascun filo esercita su un tratto di lunghezza l dell’altro filo
può essere attrattiva o repulsiva, a seconda che le correnti abbiano lo stesso verso o versi
opposti. Il modulo della forza è espresso dalla legge di Ampère :
𝑖1𝑖2
𝐹 = 𝑘𝑚 𝑑
𝑙
La forza descritta dalla legge di Ampère agisce su ogni tratto di ciascun filo ed è :
- direttamente proporzionale alla lunghezza l del tratto considerato e alle intensità i₁ e i₂ delle
correnti che percorrono i fili;
- inversamente proporzionale alla distanza d tra i fili.
La costante di proporzionalità km dipende dal mezzo in cui si trovano i fili. Nel caso del vuoto
o aria, il valore di km è :
−7 𝑁
𝑘𝑚 = 2 × 10 2
𝐴
Nel Sistema Internazionale (SI), questa costante è espressa in funzione della permeabilità
magnetica del vuoto μ0, e le 2 costanti sono legate dalla relazione :
µ0 −7 𝑁
𝑘𝑚 = 2π
µ0 = 4π × 10 2
𝐴
La forza descritta dalla legge di Ampère può quindi essere riscritta come :
µ0 𝑖1𝑖2
𝐹= 2π 𝑑
𝑙
2π 𝑑 2π 𝑑 µ0 𝑖1𝑖2
𝑖1 = 𝐹 · µ0 𝑖2·𝑙
; 𝑙= 𝐹 · µ0 𝑖1𝑖2
; 𝑑= 2π 𝐹
𝑙
- F è l’intensità della forza (attrattiva o repulsiva) misurata in newton
- i1 e i2 sono le intensità delle 2 correnti misurate in ampere
- l è la lunghezza dei conduttori misurata in metri
- d è la distanza tra i due conduttori misurata in metri
- μ0 è la costante di permeabilità magnetica nel vuoto
LA DEFINIZIONE DI CAMPO MAGNETICO
La definizione di campo magnetico è legata alla capacità di determinare la direzione, il verso
e il modulo del campo stesso.
Per determinare la direzione e il verso del campo magnetico B, possiamo utilizzare un ago
magnetico. Questo ago si orienta lungo le linee del campo, permettendo di osservare come il
campo è disposto nello spazio.
Per definire invece il modulo di B, si può utilizzare un filo percorso da corrente. Immaginiamo
un tratto rettilineo di filo di lunghezza l, attraversato da una corrente di intensità i0. Questo tratto
di filo può essere usato come un filo di prova per calcolare il campo magnetico.
La forza magnetica che agisce sul filo, perpendicolare sia alla direzione della corrente che al
campo, è direttamente proporzionale alla lunghezza del filo, all’intensità della corrente e alla
distanza dal campo.
MODULO DEL CAMPO MAGNETICO E LA SUA MISURA
Gli esperimenti mostrano che se il filo di prova è posto perpendicolare alle linee di campo
magnetico, il modulo F della forza magnetica a cui è soggetto è direttamente
proporzionale sia all’intensità della corrente i sia alla lunghezza l del filo.
Dividendo la forza F per il prodotto i x l, otteniamo un valore che non dipende né da i né da l.
Questo valore è definito come il modulo B del campo magnetico.
Per determinare il modulo del campo magnetico in una determinata zona, si misura la forza che
agisce su un filo di prova perpendicolare alle linee del campo. Il modulo del campo magnetico è
quindi :
𝐹
𝐵 = 𝑖𝑙
𝐹 𝐹
𝐹 = 𝑖𝑙𝐵 ; 𝑖 = 𝐵𝑙
; 𝑙= 𝐵𝑖
Nel Sistema Internazionale (SI), l’unità di misura del campo magnetico è il tesla (T), che
corrisponde a:
1𝑁
1𝑇 = 𝐴·𝑚
dove N è il newton (unità di forza), A è l’ampere (unità di corrente elettrica) e m è il metro (unità
di lunghezza).
IL CAMPO GENERATO DA UN FILO RETTILINEO PERCORSO
DA CORRENTE
L’esperimento di Ampère dimostra che un filo rettilineo percorso da corrente è una sorgente di
un campo magnetico. Un ago magnetico di prova rivela che le linee di campo generate dal
filo sono circonferenze concentriche attorno al filo, disposte su piani perpendicolari al filo
stesso. La direzione delle linee di campo è determinata dalla regola della mano destra :
quando il pollice punta nel verso della corrente, le dita della mano destra indicano la direzione
delle linee di campo.
Supponiamo che nel filo scorra una corrente di intensità i. Ora
immaginiamo di porre un secondo filo rettilineo, anch’esso percorso da
corrente i0, a una distanza d dal primo filo, in direzione parallela. Se d è
piccola rispetto alle lunghezze dei fili, l’interazione tra i 2 fili può essere
descritta dalla legge di Ampère.
Fissiamo un tratto di lunghezza l del secondo filo e consideriamolo come un filo di prova. Per la
legge di Ampère, su questo tratto di filo agisce una forza magnetica F di modulo dato da :
𝑖𝑖0
𝐹 = 𝑘𝑚 𝑑
𝑙
Poiché il filo di prova è perpendicolare al campo magnetico generato dal primo filo, il modulo di
B è legato al modulo di F dalla relazione sopra. Utilizzando questa, possiamo esprimere il
modulo del campo magnetico B generato dal primo filo come:
𝐹 𝑖
𝐵 = 𝑖0𝑙
= 𝑘𝑚 𝑑
Da questa relazione, si ottiene la formula del modulo del campo magnetico generato da un
filo rettilineo percorso da corrente i, in un punto a una distanza d dal filo, dove la distanza d
è molto più piccola della lunghezza del filo:
µ0 𝑖
𝐵 = 2π 𝑑
Questo risultato è valido nel vuoto o nell’aria, e la costante μ0 è la permeabilità magnetica del
vuoto.
Questa formula esprime la legge di Biot-Savart, che stabilisce che il modulo B del campo
magnetico generato in un punto dalla corrente in un filo rettilineo è :
- direttamente proporzionale all’intensità della corrente i,
- inversamente proporzionale alla distanza d tra il punto e il filo.
In altre parole, per una corrente fissa, il campo magnetico B dipende solo da d. Questo
implica che il valore di B è lo stesso su tutti i punti di una linea di campo che siano equidistanti
dal filo. Poiché le linee di campo sono circolari, il vettore B cambia orientazione lungo una
stessa linea di campo.
IL CAMPO MAGNETICO DI UNA SPIRA
In generale, per determinare il campo magnetico B prodotto in un punto da un filo
percorso da corrente, è necessario :
- suddividere il filo in un numero infinitesimale di tratti molto piccoli.
- calcolare il contributo di ogni tratto infinitesimo al campo magnetico B.
- determinare la somma vettoriale di tutti i contributi dei tratti.
Questa operazione richiede l’applicazione delle tecniche del calcolo infinitesimale, e
permette di calcolare il campo magnetico generato dalla corrente che scorre in una spira
circolare (cioè un filo conduttore piegato ad anello).
Le linee di campo generate dalla spira, se messe a confronto con quelle
di un magnete a barra (parallelo all’asse della spira), mostrano una
somiglianza significativa. A distanze sufficientemente grandi dalle
rispettive sorgenti, i 2 campi magnetici hanno la stessa forma.
L’asse della spira coincide con una linea di campo magnetico. Pertanto, il
campo magnetico nei punti dell’asse della spira è diretto lungo l’asse
stesso. Il verso del vettore B può essere determinato utilizzando la
regola della mano destra : quando le dita della mano destra seguono il verso della
corrente, il pollice indica la direzione del campo.
Supponiamo che R sia il raggio della spira e i l’intensità della corrente che la percorre. Il modulo
del campo magnetico B al centro della spira è dato dalla formula:
µ0𝑖
𝐵 = 2𝑅
dove μ0 è la permeabilità magnetica del vuoto.
IL CAMPO MAGNETICO DI UN SOLENOIDE
Un solenoide è una bobina cilindrica di filo conduttore avvolto a elica. Consideriamo un
solenoide con un passo regolare, cioè con la stessa distanza tra ogni spira e la successiva.
Indichiamo con l la lunghezza del solenoide, con N il numero delle sue spire e con i l’intensità
della corrente che percorre il filo.
Poiché il passo è regolare, il numero di spire per unità di lunghezza, indicato con n, è
costante lungo tutto il solenoide e può essere scritto come :
𝑁
𝑛= 𝑙
Quando si sparge della limatura di ferro su un piano che passa
per l’asse longitudinale del solenoide, si osserva che il campo
magnetico all’interno del solenoide, percorso da corrente, è
diretto lungo l’asse e molto più intenso rispetto a quello esterno.
Se il diametro trasversale del solenoide è molto piccolo rispetto
alla sua lunghezza, il campo magnetico all’interno risulta quasi uniforme : le linee di campo
sono parallele all’asse del solenoide ed equidistanti tra loro.
Il verso delle linee del campo dipende dalla direzione della corrente, e possiamo
determinarlo utilizzando la regola della mano destra, proprio come nel caso di una singola
spira.
Supponiamo che il solenoide sia immerso nel vuoto o nell’aria. Nella parte interna del solenoide,
dove il campo magnetico è quasi uniforme, possiamo approssimare il modulo di B con la
formula:
𝑁
𝐵 = µ0 𝑙
𝑖 = µ0𝑛𝑖
dove μ0 è la permeabilità magnetica del vuoto, n è il numero di spire per unità di lunghezza e i è
l’intensità della corrente.
Questa formula mostra che il campo magnetico all’interno del solenoide dipende dal rapporto
n= N/l, che rappresenta il numero di spire per unità di lunghezza. Se il solenoide fosse
infinitamente lungo, le quantità N e l sarebbero infinite, ma n resterebbe un valore finito.
In questo caso, la formula sarebbe esatta, il campo magnetico interno sarebbe uniforme e
parallelo all’asse, mentre il campo esterno sarebbe nullo.
LA FORZA MAGNETICA SU UNA CORRENTE E
SU UNA PARTICELLA CARICA
Immaginiamo di mettere uno strumento percorsi da corrente e un fascio catodico (composto
da elettroni accelerati da un cannone elettronico in un tubo a vuoto) uno accanto all’altro. Gli
elettroni nel fascio, che si muovono tutti nella stessa direzione, formano una corrente elettrica.
L’esperimento dimostra che il fascio catodico interagisce con il filo
secondo quanto descritto dalla legge di Ampère. Questo significa che,
sia che la corrente scorra attraverso un filo metallico che attraverso il
vuoto, le cariche elettriche in movimento generano un campo
magnetico e sono soggette a forze quando si trovano in un campo
magnetico esterno.
Come nell’esperimento di Ampère, anche in questo caso il fascio
catodico e il filo si attraggono. La corrente formata dal fascio catodico e la corrente che
attraversa il filo hanno lo stesso verso, ma per convenzione, il verso della corrente del fascio
catodico è opposto al verso del moto degli elettroni.
LA FORZA MAGNETICA SU UN TRATTO DI FILO PERCORSO
DA CORRENTE
Se un pezzo di filo rettilineo di lunghezza l è percorso da una corrente di intensità i, e immerso
in un campo magnetico uniforme B, possiamo determinare la forza F che agisce sul filo.
Nel descrivere l’esperimento di Faraday, si osserva che la forza F è perpendicolare sia al
campo magnetico B che al filo. Inoltre, la direzione e il verso della forza sono determinati
dalla regola della mano destra : se il pollice indica la direzione della corrente nel filo e le altre
dita seguono la direzione del campo magnetico, la forza si estende dal palmo della mano.
Se il filo è perpendicolare al campo magnetico, la relazione tra i moduli di B e F è la seguente:
𝐹
𝐵= 𝑖𝑙
→ 𝐹 = 𝐵𝑖𝑙
Tuttavia, se il filo non è perpendicolare al campo, l’esperimento mostra che la forza che
agisce sul filo dipende dalla proiezione di B sulla direzione del filo. SLa forza sul filo si esprime
con la formula:
𝐹 = 𝐵𝑖𝑙 𝑠𝑖𝑛α
La forza è quindi legata all’angolo α tra il filo e il campo magnetico. Se il filo forma un angolo α
con il campo magnetico.
Dove α è l’angolo che il filo forma con il campo magnetico B. In questo caso:
- se il filo è perpendicolare al campo (cioè α=90°), la proiezione è B⊥= B, e la forza magnetica
raggiunge il massimo modulo Fmax = Bil.
- se il filo è parallelo al campo (cioè α=0° o 180°), B⊥ = 0, quindi la forza magnetica è nulla.
LA FORZA DI LORENTZ SU UNA CARICA IN MOVIMENTO
La forza di Lorentz descrive l’interazione tra una particella carica in movimento e un campo
magnetico. Quando una particella di carica q si muove con una velocità v in presenza di un
campo magnetico B, la particella subisce una forza magnetica Fq, la cui formula è la seguente :
𝐹𝑞 = |𝑞| 𝑣 𝐵𝑠𝑖𝑛α
dove:
- Fq è la forza magnetica,
- q è la carica della particella,
- v è la velocità della particella,
- B è il modulo del campo magnetico,
- α è l’angolo tra i vettori v e B.
LA DIREZIONE E IL VERSO DELLA FORZA DI LORENTZ
→ si determinano tramite la regola della mano destra :
- se la particella ha carica positiva, si orienta il pollice nel verso della velocità v e le altre dita nel
verso del campo magnetico B; la forza Fq è diretta fuori dal palmo della mano.
- se la particella ha carica negativa, il pollice della mano destra va nel verso opposto a quello
della velocità v.
La forza di Lorentz è sempre perpendicolare al piano che
contiene i vettori v e B. Questo significa che la forza non fa
cambiare la velocità della particella lungo la direzione del moto, ma
ne cambia solo la direzione, facendo muovere la particella lungo una
traiettoria curva (come nel caso di un elettrone che si muove in un
campo magnetico).
IL MOTO DI UNA CARICA IN UN CAMPO
MAGNETICO UNIFORME
Il moto di una carica in un campo magnetico uniforme è un esempio di moto circolare
uniforme, in cui la particella carica si muove lungo una traiettoria curva mantenendo una
velocità costante in modulo, ma con una direzione che cambia continuamente a causa della
forza di Lorentz.
PERPENDICOLARITÀ DELLA FORZA DI LORENTZ RISPETTO ALLA VELOCITÀ
La forza di Lorentz Fq è sempre perpendicolare alla velocità v della particella. Di
conseguenza, la forza non compie lavoro sulla particella :
𝑊 = 𝐹𝑞∆𝑠 𝑐𝑜𝑠90° = 0𝐽
dove Δs è lo spostamento infinitesimo della particella. Poiché Fq è perpendicolare a Δs, il lavoro
è sempre nullo
CONSERVAZIONE DELL’ENERGIA CINETICA
Il teorema dell’energia cinetica afferma che la variazione dell’energia cinetica ΔK di una
particella è uguale al lavoro totale fatto dalle forze su di essa :
∆𝐾 = 𝑊 = 0𝐽
Poiché la forza di Lorentz non compie lavoro (W = 0), la variazione di energia cinetica è nulla
Questo significa che l’energia cinetica della particella rimane costante, ovvero il modulo della
velocità non cambia. La particella non accelera o decelera lungo la sua traiettoria, ma solo la
sua direzione cambia, facendo sì che la particella si muova lungo una circonferenza.
IL MOTO CIRCOLARE UNIFORME NEL PIANO
PERPENDICOLARE AL CAMPO
Supponiamo che una particella carica entri in una regione in cui il campo magnetico B è
uniforme e che la sua velocità iniziale v sia perpendicolare a B. In questa situazione, la
particella è soggetta alla forza di Lorentz, che è data dalla relazione :
𝐹𝑞 = 𝑞𝑣 × 𝐵
Poiché la forza di Lorentz agisce perpendicolarmente alla velocità della particella in ogni istante,
essa non produce alcuna accelerazione nella direzione della velocità, ma cambia solo la
direzione del movimento della particella. Di conseguenza, la particella si muove lungo una
traiettoria circolare nel piano perpendicolare al campo magnetico, mantenendo costante il
modulo della sua velocità. La forza di Lorentz agisce come una forza centripeta che
mantiene la particella sulla sua traiettoria circolare.
In altre parole, se una particella carica entra in un campo magnetico uniforme con velocità
iniziale perpendicolare al campo, essa compie un moto circolare uniforme. Questo tipo di moto
implica che la particella percorra una traiettoria circolare con velocità costante in modulo, e la
sua accelerazione è perpendicolare alla velocità e diretta verso il centro della traiettoria.
MOTO ELICOIDALE → se invece la velocità iniziale della particella non è completamente
perpendicolare al campo, la traiettoria risultante è una combinazione di 2 moti distinti : un
moto circolare uniforme nel piano perpendicolare al campo e un moto rettilineo uniforme
lungo la direzione del campo. Questo tipo di movimento è detto moto elicoidale, in cui la
particella si sposta lungo una spirale, mantenendo la componente della velocità parallela al
campo magnetico invariata, mentre la componente perpendicolare al campo genera il moto
circolare nel piano perpendicolare.
RAGGIO DELLA TRAIETTORIA CIRCOLARE
Nel caso di un moto circolare uniforme, i vettori v e B sono perpendicolari tra loro, quindi la
forza di Lorentz ha un modulo dato da :
𝐹 = |𝑞|𝑣𝐵
dove:
- q è la carica della particella,
- v è la velocità della particella,
- B è il modulo del campo magnetico.
La forza di Lorentz, in questo caso, agisce come forza centripeta, che ha il modulo:
2
𝑚𝑣
𝐹𝑐𝑒𝑛𝑡𝑟𝑖𝑝𝑒𝑡𝑎 = 𝑟
Dove m è la massa della particella e r è il raggio della traiettoria circolare. Poiché queste 2 forze
sono identiche in modulo (la forza di Lorentz è la forza centripeta), possiamo uguagliarle :
2
𝑚𝑣
𝑞𝑣𝐵 = 𝑟
Risolvendo per il raggio r, otteniamo :
𝑚𝑣
𝑟= |𝑞|𝐵
Quindi, il raggio della traiettoria è direttamente proporzionale alla massa della particella e
al modulo della sua velocità ed è inversamente proporzionale alla sua carica (in valore
assoluto) e al campo magnetico.
PERIODO DEL MOTO
Nel moto circolare uniforme, la velocità v e il raggio r sono legati al periodo T della
traiettoria dalla relazione :
2π𝑟
𝑣= 𝑇
Sostituendo il valore di r trovato in precedenza:
2π𝑚𝑣
𝑣= |𝑞|𝐵𝑇
Risolvendo per T, otteniamo il periodo del moto :
2π𝑚
𝑇= |𝑞|𝐵
Questo risultato mostra che il periodo del moto circolare uniforme di una particella carica in un
campo magnetico non dipende dalla velocità della particella, ma dipende esclusivamente
dalla massa della particella, dalla sua carica e dall’intensità del campo magnetico.
IL FLUSSO DEL CAMPO MAGNETICO
Il flusso del campo magnetico attraverso una superficie piana è un concetto analogo al flusso
del campo elettrico e viene utilizzato per descrivere l’interazione tra il campo magnetico e
una superficie. Per calcolare il flusso del campo magnetico attraverso una superficie, bisogna
seguire alcuni passaggi specifici.
1. Scelta della faccia positiva della superficie : per assegnare un segno al flusso, bisogna
scegliere una faccia della superficie da considerare come positiva. Questo passaggio è
importante per determinare la direzione del flusso.
2. Suddivisione della superficie in piccole aree : la superficie viene suddivisa in N piccole
parti in modo che ciascuna di esse sia approssimativamente piana e il campo magnetico sia
uniforme su ciascuna di queste piccole aree. Ogni piccola area viene rappresentata da un
vettore ΔSi (dove i = 1, 2, … , N), che ha :
- modulo uguale all’area della piccola superficie (ΔSi),
- direzione perpendicolare alla superficie,
- verso uscente dalla faccia positiva della superficie.
3. Calcolo del flusso : Il flusso del campo magnetico attraverso ciascuna piccola superficie
viene calcolato, e poi si sommano i flussi di tutte le piccole superfici per ottenere il flusso totale
attraverso la superficie.
L’unità di misura del flusso del campo magnetico nel Sistema Internazionale (SI) è il weber
(Wb), che è definito come il prodotto del tesla (T), l’unità di misura del campo magnetico, e il
metro quadrato (m²). In formule:
2
1𝑊𝑏 = 1𝑇 · 𝑚
Quando la superficie è piana e il campo magnetico è uniforme sulla superficie, il calcolo
del flusso diventa più semplice. In questo caso, il flusso Φ(B) del campo magnetico attraverso la
superficie S è dato dalla seguente formula:
ϕ(𝐵) = 𝑆𝐵॥ = 𝑆𝐵𝑐𝑜𝑠α
Dove:
- B è il modulo del campo magnetico,
- S è l’area della superficie,
- α è l’angolo tra il vettore del campo magnetico B e il vettore normale alla superficie S.
SIGNIFICATO DEL SEGNO DEL FLUSSO
- se le linee del campo magnetico escono dalla faccia positiva della superficie, il flusso è
positivo, perché l’angolo α è acuto (cioè cosα > 0).
- se, invece, le linee del campo magnetico entrano nella faccia positiva della superficie, il flusso
è negativo, perché l’angolo α è ottuso (cioè cosα < 0).
Quindi, il flusso magnetico dipende sia dall’orientamento del campo rispetto alla
superficie che dalla grandezza del campo e dell’area della superficie considerata.
IL TEOREMA DI GAUSS PER IL CAMPO MAGNETICO
Il Teorema di Gauss per il campo magnetico afferma che il flusso del campo magnetico
attraverso una superficie chiusa è sempre nullo. Matematicamente, questo può essere
espresso come :
ϕΩ(𝐵) = 0
I MONOPOLI MAGNETICI E IL TEOREMA DI GAUSS
Se esistessero monopoli magnetici (cioè cariche magnetiche isolate, come i “poli nord” e “poli
sud” separati), il teorema di Gauss per il campo magnetico sarebbe simile a quello per il campo
elettrico. In tal caso, il flusso magnetico uscente da una superficie chiusa sarebbe diverso
da zero e direttamente proporzionale alla carica magnetica totale contenuta all’interno
della superficie. In altre parole, se esistessero monopoli magnetici, il flusso magnetico
attraverso una superficie chiusa sarebbe legato al numero di monopoli magnetici contenuti in
essa, proprio come il flusso elettrico è legato alla carica elettrica.
Tuttavia, il secondo membro dell’uguaglianza della formula del flusso magnetico è sempre nullo,
perché i monopoli magnetici non esistono nella realtà fisica. I poli magnetici (nord e sud)
si presentano sempre in coppie e non possono essere separati. Ogni magnete ha un polo
nord e un polo sud, e quando si divide un magnete, si ottengono 2 nuovi magneti, ognuno con
un polo nord e un polo sud. Questo implica che in una superficie chiusa, il numero di poli
nord è sempre uguale al numero di poli sud, e quindi il flusso magnetico totale è nullo.
INTERPRETAZIONE IN RELAZIONE ALLE LINEE DI CAMPO
Si può anche interpretare il Teorema di Gauss in relazione alle linee di campo. Le linee del
campo elettrico, infatti, hanno origine dalle cariche positive e terminano nelle cariche negative;
cioè le linee hanno un inizio e una fine. Di conseguenza, il flusso di campo elettrico uscente
da una superficie chiusa può essere positivo, negativo o nullo :
- il flusso è positivo se il numero di linee che partono dall’interno della superficie e terminano
all’esterno è maggiore di quelle che partono dall’esterno e terminano all’interno.
- il flusso è negativo se il numero di linee che partono dall’esterno e terminano all’interno è
maggiore di quelle che partono dall’interno e terminano all’esterno.
Tuttavia, nel caso del campo magnetico, le linee di campo sono chiuse. Per esempio, le linee
del campo magnetico attorno a un filo rettilineo percorso da corrente sono circolari, e quelle
attorno a un magnete a barra escono dal polo nord e entrano nel polo sud, per poi richiudersi
all’interno del magnete.
Inoltre, le linee del campo magnetico si estendono all’infinito senza mai cambiare
direzione, come nel caso del campo generato lungo l’asse di una spira circolare. Questa
caratteristica implica che per ogni linea di campo magnetico che esce da una superficie chiusa,
c'è ne sia una che entra nella stessa superficie, risultando in un flusso totale nullo.
→ In sintesi, il flusso totale del campo magnetico attraverso una superficie chiusa è nullo,
poiché le linee di campo magnetico sono sempre chiuse : per ogni linea di campo che esce
dalla superficie, una corrispondente linea di campo entra nella stessa superficie. Questo
comportamento è una conseguenza del fatto che i monopoli magnetici non esistono nella
natura.