Gimseppe Antonir Bongese, "Ruhe" (3323)
T8 Giuseppe Antonio Borgese
La consapevolezza di un “inetto"
In primo piano da Rubè
• sentimento
di diversità Ilbrano presentato è parte di una lettera che
il protagonista spedisce dal fronte a Eugenia,
inettitudine mostrando una consapevolezza di sé stesso più
•
matura e al tempo stesso piena di delusi
alla vita ne e di sconforto.
o-
• desiderio
di morte
Altro che sacrifici inumani alla patria,
come tu dici. La patria di cui
sono e resto fede-
lissimo servitore, in questo stato d'animo c'entr
Purtroppo non posso spiegarmi
a poco.
bene, per timore che la lettera si smarrisca imprevisto la fraintenda'. Ma
e un lettore
insomma qui si vive (almeno io) in una sfera anche più larga della patria².Per
esempio,
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mi accorgo senza dolore di essere un uomo mancato; come se si trattasse
di un altro.
Cosa mi metto a fare se ritorno dalla guerra, se scendo dalla montagna al piano³? Tu lo
vedi già lavvocato Filippo Rubè che torna allo studio dellľ'on. Taramanna
(ex-tenente
decorato del genio telegrafisti), e poi mette studio per suo contoe «si porta» deputato
aCalinni,e la signora Rubè col suo giorno di ricevimento? Io no, non li vedo.
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Capisco che non ho forze bastanti per le mie ambizioni, eppure non posso soffocare le
ambizioni. La guerra non ci sarebbe, se tutti, uomini e popoli, avessero
saputo stare al
loro [Link] poi appartengoa quella infelicissima borghesia intellettuale e provinciale,
storta dall'educazione del tutto
o nulla, viziata dal gusto delle ascensioni
definitives
donde si contemplano i panorami. Abbiamo le mani senza calli e coi tendini fiacchi;non
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sappiamo stringere né una vanga né una spada: e sappiamo stringere solamente il vuoto.
Sapessi come invidio i miei soldati, che sanno tenere la baionetta come la piccoz-
za o la falce, e rompono la carne battezzata come rompevano il ghiaccio o la terra!
Quando gli va bene se la cavano con un po' di [Link] finora non ho ucciso nes-
suno, e con tutto il mio interventismo ci tengo. Mi pare d'essere un mangiatore di
20 bistecche che ha orrore del mestiere di macellaio.
Più ci rifletto, più mi persuado che questa non è lettera da affidare alla posta. Tro-
verò qualcuno che la porti in
giù.
In compenso, sono pronto a farmi ammazzare. Per chi? Per che cosa? Le Dolomiti
mi dànno certe volte l'impressione di un mondo sterile e deforme che vuole essere
25 rifatto e fertilizzato. Le voragini delle valli attraggono l'acqua, e c'è una voragine
più profonda, invisibile che domanda sangue, qualche cosa di sconosciuto che vuol
esser placato. Quando si pensa così, la guerra diventa un modo come un altro di
più né meno. Siamo senza domani, sentiamo il pericolo come il peso che
morire, né
trascina l'acqua in
giù, come il sonno che tira le palpebre. Ti assicuro che questo
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modo di pensare può essere dolcissimo.
G.A. Borgese, Rubè, Mondadori, Milano 1994
1. Purtroppo ... fraintenda: è un
chiaro vita di soldatoal fronte in maniera più ampia cazione di chi non ha intenzione di cerca-
riferimento che l'autore fa alla censura fa-
scista dei suoi tempi, che opera un control-
delsuoi poiche,come si vedra piu avanti, questa lo re compromessi o vie di mezzo".
mette di fronte alla sua inettitudine. 6. viziata ... definitive: "rovinata dal
lo sistematico della comunicazione e della piano:"pianura"
"pianura".
libertà diesos
3. piano:
liberta di espressione. piacere di vivere delle ascese, salite",
4. <si porta»: "si presenta".
2. Ma ... patria: Rubè guarda alla propria
Ma... che
che simboleg giano una
simooleggiano una ricerca
no interiore
5. storta... nulla: "deformata dall'e
du- verso la conoscenza di sé.