SAGGIO BREVE
PROBLEM SOLVING
Il termine “problema” è nel linguaggio comune associato a termini come ostacolo, difficoltà e
dubbio. Nella scuola siamo abituati ad associare la parola problema ai soli esercizi di matematica.
Un problema può però essere definito come una situazione reale che richiede una risposta adeguata,
non immediatamente chiara o disponibile. Una risposta che va quindi ricercata e pensata, una
scoperta che è frutto di ragionamento e studio ma anche di creatività, intuizione e invenzione. «Per
Duncker il problema sorge quando un essere umano ha una meta e non sa come raggiungerla. Per la
psicologia della Gestalt (Kanizsa,1973) un problema sorge quando un essere vivente, motivato a
raggiungere una meta, non può farlo in forma automatica o meccanica, cioè mediante un’attività
istintiva o attraverso un comportamento appreso. Il Colozza ancora nel 1899 osservava che ogni
problema è un’indagine proposta alla nostra mente, una sfida all’intelligenza individuale. (Colozza
1899) Per Polya “se un desiderio fa venire subito in mente, senza alcuna difficoltà, qualche azione
ovvia che, verosimilmente, ci fa ottenere l’oggetto desiderato, non c’è problema. Se, invece, non mi
viene in mente nessuna di tali azioni, ecco il problema.” (Polya 1976) Quindi avere un problema
significa: cercare coscientemente un’azione appropriata per ottenere uno scopo chiaramente
concepito ma non immediatamente ottenibile […]. Un problema è un “grande” problema se è molto
difficile, è solo un “piccolo” problema se è solo di piccola difficoltà”. Per Mosconi e D’Urso “il
problema non è un dato, un fatto naturale, ma è esso stesso – non solo la sua soluzione – un
prodotto psicologico […]. Vi è problema solo quando la mente crea o determina il problema: vi è
problema solo nella dimensione psicologica, non in quella naturale oggettiva”.» (Frontini 2003,
p.13)
Il problema, quindi, si concretizza come uno stato di incertezza che pone il soggetto nella necessità
di dover risolvere la situazione superando l' avversità. Possono esserci svariate categorie di
problemi, essi possono essere infatti concreti ed astratti o anche ipotetici o reali. C'è una netta
differenza fra un problema posto in maniera scolastica e un problema posto in termini reali; nel
primo caso i soggetti cercheranno la soluzione giusta, affidandosi nella maggior parte dei casi al
calcolo matematico o all’utilizzo di qualsiasi strategia risolutiva appresa, mentre nel secondo si
cercherà la risposta in maniera più semplicistica. La differenza fondamentale sta quindi nei processi
di risoluzione. Il problema può essere auto-posto, nel caso in cui è il solutore stesso si pone la
domanda, o etero-posto, in cui il solutore cerchi di risolvere un problema posto da terzi. È
fondamentale, per assicurarsi che il solutore metta in atto i criteri risolutivi adeguati, che si
definiscano gli obbiettivi e che essi siano condivisi dal soggetto solutore. «Il problema inoltre non è,
né deve essere, soltanto quello che comporta il calcolo aritmetico, ma è anche quello che può essere
risolto utilizzando conoscenze, concetti, procedimenti più generalmente matematici. C’è poi una
differenza tra problema e problema per quanto riguarda la motivazione. Una situazione può essere
problematica per un bambino e viceversa non esserlo affatto per un altro. Quest’ultimo allora non è
indotto a cercare consapevolmente un’azione adeguata per risolvere la situazione. Insomma non
esiste un problema valido per tutti e l’insegnante deve avere l’arte di trovare problemi che
coinvolgano pure bambini apparentemente disinteressati. Queste prime riflessioni consentono già di
distinguere il problema dall’esercizio. Un problema è una situazione che differisce da un esercizio
perché colui che deve risolverlo non ha a disposizione un procedimento o algoritmo che possa con
certezza condurlo a soluzione; per cui una stessa situazione può venir intesa come problema da una
persona e come esercizio da un’altra. La sostanziale differenza tra problema ed esercizio è
chiaramente espressa dalle parole dell’Antiseri quando scrive: “un problema è una domanda che,
per essere soddisfatta, richiede una teoria nuova (una teoria non ancora conosciuta da chi si pone il
problema), mentre l’esercizio è una domanda che presuppone già una teoria risolutiva” (Antiseri
1985) .» (Frontini D. 2003, pag14) L'era della complessità nella quale ci troviamo immersi richiede
delle innovazioni anche in ambito didattico. Oggi infatti serve una scuola in cui i saperi disciplinari
non siano mere nozioni da doversi riprodurre ed anche in campo lavorativo la capacità di districarsi
nelle situazioni e il dover risolvere problemi in maniera veloce e funzionante sono caratteristiche
sempre più ricercate. Ciò comporta non solo una revisione dei contenuti della didattica, ma una
revisione della didattica stessa che, tenendo conto anche del sempre più alto numero di studenti con
certificazioni DSA, ha bisogno di trasformarsi per adattarsi alla complessità. È il momento in cui i
fondamenti epistemici delle discipline vanno rianalizzati per puntare verso una didattica che
considera i saperi disciplinari in continua evoluzione e non come statici e definitivi. Si deve puntare
alla consapevolezza nel discente che le molteplici dimensioni del sapere sono strettamente collegate
ed interconnesse fra di loro, è importante quindi dimostrare concretamente che non esistono
gerarchie di saperi o compartimenti differenziati per ogni sapere, ma che esiste un’infinita rete di
saperi che vanno usati insieme per una visione più chiara del mondo. Serve una didattica orientata
ad educare all'uso dell'intelligenza, alla capacità di raccogliere le giuste informazioni ed utilizzarle
per arrivare a nuove conoscenze. L'esperienza del singolo individuo in maniera operativa ed attiva
ha una valenza particolarmente importante ai fini di un apprendimento basato sul discente. Il
problem solving riguarda tutte le situazioni in cui avvertiamo un gap tra la situazione reale ed una
situazione desiderata e la nostra mente si attiva per il suo superamento senza tuttavia disporre di una
procedura predefinita di soluzione. 7 Varie sono le tecniche e le modalità di problem solving
attualmente impiegate nelle aziende.
Una delle più interessanti è sintetizzata nell’acronimo FARE.
1. Focalizzare Creare un elenco dei problemi, selezionare il problema da esaminare, verificare e
definire il problema per giungere ad una sua descrizione.
2. Analizzare Decidere cosa è necessario sapere, raccogliere i dati di riferimento e determinare i
fattori rilevanti. Occorre elencare i valori di riferimento e i fattori critici.
3. Risolvere Generare varie soluzioni alternative, selezionare una soluzione, sviluppare un piano di
attuazione della soluzione.
4. Eseguire Applicare il piano e monitorarne e valutarne i risultati. (Furlanetto, Garetti, Macchi
2015) Il concetto stesso di "problema" ha subito continue trasformazioni passando da strumento di
valutazione per alcune discipline (i "problemi" di matematica o di fisica, ad esempio) a metodologia
di sviluppo per l'apprendimento integrato del sapere scientifico o per l'area delle scienze letterarie,
storiche e filosofiche. L'approccio scientifico alla risoluzione dei problemi inizialmente era
sviluppato secondo uno schema intuitivo:
• percezione dell'esistenza di un problema
• definizione del problema • analisi del problema e divisione in sotto-problemi • formulazione di
ipotesi per la risoluzione del problema
• verifica della validità delle ipotesi
• valutazione delle soluzioni
• applicazione della soluzione migliore.
Nel definire il problema si operava un'analisi empirica dei dati e si ricercava la riproducibilità del
problema così che fosse possibile analizzarlo in maniera quasi scientifica. Le operazioni successive
erano diretta conseguenza dell'analisi iniziale, caratterizzate da metodologie personali,
disomogeneità delle soluzioni e capacità di riuscita inversamente proporzionali alla complessità del
problema in esame. Il problem solving ha dunque una storia molto articolata e radici in discipline
diverse, nella filosofia, nella psicologia e nella didattica. Con la comparsa del computer il problem
solving ha acquisito una particolare caratterizzazione dovuta allo sviluppo ed alla diffusione della
"programmazione". Una situazione tipica di problem solving si presenta quando viene dato un
problema o un obiettivo da raggiungere e la soluzione non è immediatamente identificabile. Dal
punto di vista filosofico, la soluzione dei problemi segue due percorsi diversi: può avvenire in
maniera del tutto casuale, ossia grazie alla scoperta, o può avvenire in maniera elaborata ed
impegnativa mediante l'invenzione. La scoperta consiste nell'individuare in un elemento già
esistente in natura la soluzione ad un problema; questo percorso non implica e non necessita della
creazione di nulla di nuovo. L'invenzione, invece, è un processo per cui, attraverso tentativi ed
errori, si scopre come affrontare efficacemente un problema e giungere all'obiettivo che si era
prefissato e dunque esige la creazione di qualcosa di non preesistente in natura. In termini
propriamente filosofici, rifacendosi a Platone, la differenza fondamentale tra le due modalità di
risoluzione, è l'esistenza dell'oggetto che costituisce la nostra soluzione in un possibile mondo delle
idee. Pertanto la soluzione ad un problema è costituita da un elemento presente in natura, ossia nel
mondo delle idee, o in qualcosa che deve essere creato ex novo. (Chiappi R. 2006). Il problem
solving indica più propriamente l'insieme dei processi atti ad analizzare, affrontare e risolvere
positivamente situazioni problematiche. Gaetano Kanizsa propone una definizione di problema
secondo la quale: “ un problema sorge quando un essere vivente, motivato a raggiungere una meta,
non può farlo in forma automatica e meccanica, cioè mediante un’attività istintiva o attraverso un
comportamento appreso…” ([Link], 1973) Rispetto alla parola italiana “soluzione”, il termine
inglese in “-ing” rafforza il significato di un atto in corso di svolgimento. Questo termine sta ad
indicare la situazione psicologica nella quale si viene a trovare una persona quando, in conformità
ad una varietà di dati e di richieste, deve affrontare un problema. Fa inoltre riferimento a
quell'insieme di ricerche e di teorizzazioni che sono state dedicate allo studio psicologico dei vissuti
individuali, così come alle difficoltà che il soggetto incontra e agli elementi di facilitazione che egli
introduce o possono essergli messi a disposizione. In un certo senso possiamo dire che il “problem
solving” è un atto d'intelligenza, in quanto non consiste solo nel comprendere una spiegazione
fornita da altri, ma comporta una partecipazione attiva e creativa, un qualche elemento di scoperta
personale. Il termine Problem solving è stato originariamente utilizzato soprattutto in relazione ai
problemi logico-matematici. Negli ultimi anni il termine si è esteso comprendendo lo studio delle
abilità e dei processi implicati nell'affrontare i problemi di ogni genere. La visione secondo cui la
vita dell'individuo si divide in una prima fase di apprendimento e in un secondo periodo di
applicazione delle conoscenze acquisite, è da tempo superata. Oggi con il termine Life Long
Learning ci si riferisce al processo di apprendimento che accompagna le persone lungo tutto l'arco
della vita. La crescente situazione complessa del contesto sociale, economico e tecnologico fa sì che
l'apprendimento permanente richieda lo sviluppo di competenze tra cui il problem solving, il
pensiero critico, la creatività e la gestione costruttiva dei sentimenti. Tali competenze dette
"trasversali" permettono di affrontare in modo razionale e costruttivo le più svariate difficoltà e di
adattarsi ai vari cambiamenti contestuali. Secondo Polya, "risolvere problemi significa trovare una
strada per uscire da una difficoltà, una strada per aggirare un ostacolo, per raggiungere uno scopo
che non sia immediatamente raggiungibile. Risolvere problemi è un'impresa specifica
dell'intelligenza e l'intelligenza è il dono specifico del genere umano. Si può considerare il risolvere
problemi come l'attività più caratteristica del genere umano." Il problem solving diventa inoltre una
competenza strategica nelle organizzazioni, in particolare nella leadership e nell'azione di comando
e controllo, dove il criterio di base è la misura dell'efficacia e coerenza nel risolvere i problemi,
criterio utilizzato per misurare i cambiamenti nel comportamento del sistema, le sue capacità, le
variazioni dell'ambiente operativo che avvicinano l'organizzazione ai suoi punti di arrivo.