Psicologia che tiene conto del rapporto individuo-società
psicologia studia individui
sociologia studia società
Psicologia sociale è l’interfaccia tra i due, poiché studia gli individui che formano la società,
ma nella storia ha oscillato verso l’uno e verso l’altro.
“la psicologia sociale è il tentativo di spiegare come il pensiero, i sentimenti, i comportamenti
delle persone sono influenzati dalla presenza sociale, immaginata o implicata di altre
persone” (Allport 1968)
Lo sviluppo della psicologia sociale
Nasce in Europa ma si sviluppa negli USA nel 900’, per delle contingenze storiche ovvero
l’Europa non era il luogo perfetto per il suo sviluppo (nazismo, fascimo, guerre) e USA era
un paese giovane e ricco di risorse.
Macro concezioni / paradigmi in questo periodo:
- Comportamentismo (1910-1950) → psicologia basata sul comportamento, il
paradigma più in voga, ambiva a ricostruire cosa pensavano i singoli
- Cognitivismo (1950 in avanti) → si concentra sull’elaborazione dell'informazione,
capendo che ragionamento c’era
- Costruzionismo sociale (1980 in avanti)→ idea che noi non viviamo in un mondo
oggettivo, noi ci comportiamo e ragioniamo sulla base della nostra base cognitiva del
mondo e la visione del mondo la trasmettiamo attraverso scambi comunicativi.
In Europa si sviluppano filoni teorici originali a partire dagli anni 60’
- Moscovici
- Tajfel
- Psicologia sociale discorsiva
Comportamentismo
Vuole essere una psicologia oggettiva, fondata sull'osservabile, cioè il comportamento
umano.
Critica del metodo di indagine basato sull’introspezione.
L’azione avviene grazie ad uno stimolo e ad una risposta, in termini di formazione
dell’abitudine, di integrazione di abitudini e così via.
Stimolo e risposta (S-R) come elementi essenziali su cui fondare l’analisi dei fatti
comportamentali e dei processi mentali (pensiero, linguaggio…)
Abitudine e sistemi di abitudini: concetti cardine per spiegare ogni evento della condotta e
della vita psichica.
Impostazione: periferalista, atomistica, evoluzionistica.
La psicologia sociale comportamentista
La maggior parte di questi studi è avvenuta sugli animali, ma non possono essere usati per
studiare comportamenti complessi..
Per la necessità di studiare comportamenti sociali si infrangono alcuni dogmi
comportamentisti.
Si tenta di allargare il concetto di stimolo ⇒ teoria Frustrazione-aggressività (Dollard,
Doob, Miller, Mowrer, 1939) = relazione aggressiva degli uomini derivano da necessità o
bisogno
Si modifica la concezione di apprendimento ⇒ teoria dell'apprendimento sociale (miller e
dollard 1941) = si impara dall’esperienza diretta, dall’esperienza Vicaria ovvero
l’osservazione degli altri (Rinforzo Vicario)
Si afferma il concetto di atteggiamento come stimolo che innesca il comportamento =
giudizio personale che sta in ogni mente, stato mentale
Nascono i questionari negli anni 30’ in cui si cerca di capire gli atteggiamenti delle persone.
I limiti del comportamentismo
- Studia unità di comportamento troppo piccole
- Considera gli esseri umani sostanzialmente uguali agli altri umani
- concezione dell’essere umano estremamente passiva (uomo come macchina
risponde agli stimoli)
- non riconoscere la consapevolezza degli esseri umani rispetto alle loro risposte
comportamentali
Il cognitivismo
1. spostamento dell’oggetto di studio dal comportamento all’elaborazione
dell’informazione
2. Concezione del soggetto attivo: guidato da spinte intrinseche e non da stimoli esterni
3. Parallelismo essere umano - computer (anni 50’), ricevono stimoli da fuori e creano
output mettendo in atto comportamenti, in mezzo c’è l’elaborazione dell’informazione
4. La realtà stessa è una costruzione cognitiva, il comportamento è in base a ciò che
abbiamo intorno
Il termine cognitivo “indica tutti quei processi che comportano trasformazioni, elaborazioni,
riduzioni, immagazzinamenti, recuperi ed altri impieghi dell'input sensoriale”. Il termine vale
anche quando quei processi hanno luogo in assenza di un stimolazione appropriata
Si può dire che la prospettiva cognitiva inizia a svilupparsi fin dagli anni 40’ in parallelo al
Comportamentismo e degli anni 60’ diviene la prospettiva più seguita in psicologia sociale.
Due fasi di sviluppo di questa prospettiva
1. prima fase dinamica: interesse per i processi cognitivi caldi (si basano sulla
motivazione, perciò in un confronte si pensa che gli altri sia peggio di me e quindi io
meglio, ma influenza il pensiero su gli altri) → Lewin, Heider (anni ‘40 ‘50)
2. seconda fase: interesse per i processi cognitivi freddi → Cognition (anni ‘60 in
avanti) → studio dell’elaborazione dell’informazione, il cervello semplifica
stereotipando tutti, ma in questo modo si potrebbe discriminare
La seconda fase dell’orientamento cognitivo
A partire dalla metà degli anni ‘60 i fattori nazionali vengono accantonati e l’attenzione si
concentra quasi totalmente sull’elaborazione dell’informazione.
Ci si focalizza sui cosiddetti processi cognitivi freddi.
Alcuni critici sostengono che per molti versi questo sviluppo dell’approccio cognitivo non sia
sostanzialmente differente dal comportamentismo
- è sperimentalista = usare esperimenti che però non sono reali
- sostituzione dell’anti-mentalismo con il mentalismo
- lo studio dei percorsi di elaborazione dell'informazione ovvero una versione più
evoluta del binomio stimolo-risposta
Il costruzionismo sociale
Influenzato dalle teorie di George Mead (anni ‘30) e dal’interazionismo simbolico che ne è
derivato, cioè le caratteristiche cognitive umane sono la capacità di pensiero simbolico,
ovvero pensare un qualcosa che sta al posto dei qualcos'altro, creare dei significati che
possono essere modificati (un bambino può pensare che una penna sia un razzo).
Si sviluppa inizialmente in ambito sociologico, la sua nascita può essere fatta risalire al libro
“la realtà come costruzione sociale” di Berger e Luckmann.
⇒ l’intera realtà è il prodotto di una costruzione linguistica operata dalle persone negli
scambi sociali. (ad esempio sappiamo che sulla cattedra dobbiamo appoggiare oggetti e non
sederci sopra, perchè l’abbiano visto dagli altri e ce l’hanno spiegato.
Lo sviluppo completo del costruzionismo sociale in psicologia avviene a partire dagli anni
‘80.
La visione sociale cambia in ogni luogo, ma soprattutto in epoche diverse, oggi la pensiamo
diversamente sulla società rispetto agli anni novanta.
Il Costruzionismo sociale è attualmente il paradigma alternativo alla Social Condition.
L’attribuzione causale
L'attribuzione causale consiste nell'individuare le spiegazioni del proprio o dell'altrui
comportamento, da cui inferire e generalizzare le cause che sono alla base di
specifiche azioni.
Modello di individuo come ricercatore di coerenza (anni ‘50-‘60)
Deriva dai modelli della coerenza cognitiva di Festinger e Heider.
Questa concezione di individuo dà un peso importante ai fattori motivazionali (ricerca di
coerenza) rispetto a quelli cognitivi.
Le persone hanno il bisogno di sentire che le proprie cognizioni (atteggiam. e comportam.)
sono coerenti.
Lo stato di incoerenza fra credenze o sentimenti è di per sé motivante al ripristino della
coerenza tramite cambiamento dell’atteggiamento in questione.
L’eccesso del peso dato ad un'unica motivazione seguirà il tramonto di questo modello di
individuo.
Heider con la psicologia ingenua anticipa e favorisce il passaggio alla concezione di
individuo come scienziato ingenuo che avviene nel corso degli anni ‘60.
Fritz Heider è nato in Austria ed è emigrato negli USA negli anni ‘30 portando con sé
l'influenza della psicologia europea.
Come Festinger ritiene che il sistema cognitivo ricerchi una situazione di equilibrio tra le
varie condizioni.
Ad esempio: P=persona, O=persona, X=oggetto
Situazione A: le persone sono amiche e gli piace l’oggetto → equilibrio
Situazione B: le persone non si piacciono ma l’oggetto si → disequilibrio → motivazione di
cambiamento nei confronti delle due persone
La percezione del mondo e i nostri comportamenti sono fortemente motivati e diretti dalla
ricerca di un senso, perché così sappiamo cosa aspettarci.
L’obiettivo della psicologia deve essere rintracciare in che modo gli individui ricercano
questo senso.
Heider contrappone alla psicologia oggettiva comportamentista una psicologia fortemente
soggettiva definita ingenua, “che consiste nei principi inespressi che utilizziamo per
rappresentare l’ambiente sociale intorno a noi e che guidano le nostre reazioni nei
suoi confronti”.
La psicologia ingenua serve a dare un senso alla vita quotidiana delle persone al fine di
renderla prevedibile.
“La psicologia ingenua guida il nostro comportamento verso le altre persone… Nella vita
quotidiana noi ci formiamo delle idee sugli altri individui e sulle situazioni sociali;
interpretiamo le azioni degli altri individuali e cerchiamo di prevedere come si comporteranno
in date circostanze.”
L’uomo come scienziato ingenuo, perché il pensiero scientifico origina dal pensiero
ingenuo.
Al fine di prevedere il comportamento altrui è centrale nella psicologia ingenua lo studio delle
cause del comportamento degli individui ⇒ Heider apre la tradizione di studi
sull’attribuzione causale.
Le teorie dell'attribuzione causale
E’ il processo che le persone mettono in atto per spiegare gli eventi sociali, al fine di
controllarli, prevederli e quindi mettere in atto comportamenti appropriati.
Originano dalla psicologia ingenua di Heider.
Gli individui sono motivati da due bisogni primari
1. di una visione coerente del mondo
2. di esercitare un controllo sull’ambiente
Rispetto a Heider l’interesse si sposta dai fattori motivazionali ai fattori puramente cognitivi
(elaborazione dell’informazione)
⇒ Passaggio alla seconda fase di sviluppo del paradigma cognitivo
Nella ricerca della causalità degli eventi per Heider vi sono due distinzioni fondamentali.
1. cause personali (interne) perché ad esempio uno è arrabbiato e cause ambientali
(esterne) quindi per le condizioni esterne
2. cause dovute a fattori transitori (instabili) quindi solo in un momento perché è
successo qualcosa prima, e fattori permanenti (stabili) quindi succede sempre
permanentemente
Le persone mirano soprattutto a trovare cause determinate da fattori permanenti in quanto
consentono di muoversi in un mondo stabile e più prevedibile.
Nelle attribuzione personali diventa centrale l’attribuzione di intenzionalità.
L’analisi ingenua dell’azione avviene ponendosi tre domande:
1. qual è l’origine dell’evento?
2. se la fonte causale è la persona, ha agito intenzionalmente?
3. se ha agito intenzionalmente per quale motivo lo ha fatto?
La teoria dell’inferenza corrispondente
Modello di Jones e Davis: lo scopo dell'attribuzione di causa è compiere inferenze
corrispondenti, ossia giungere alla conclusione che il comportamento di una persona riflette
disposizioni interne o qualità stabili.
Tali inferenze si basano su quattro fattori.
- libera scelta: i comportamenti messi in atto liberamente sono più informativi rispetto
a comportamenti messi in atto per costruzione.
- analisi degli effetti non comuni: il confronto fra il comportamento scelto e le opzioni
possibili è informativo sulla qualità della persona.
- desiderabilità sociale: minore la desiderabilità sociale di un comportamento, più
questo è attribuito a disposizioni interne. (se uno non si alza per far sedere un
anziano in pullman)
- aspettative comportamentali legate ai ruoli: il comportamento è maggiormente
informativo se non deriva da norme legate ai ruoli
Il modello della covariazione di Kelley
Kelley chiama il suo modello ANOVA facendo paragone tra il processo di pensiero e una
tecnica statistica: l’Analisi della Varianza. ⇒ chiara metafora dell’individuo come scienziato
ingenuo
Per giungere a un giudizio causale le persone come scienziati, valutano attentamente gli
elementi in gioco nella situazione
I criteri in base ai quali vengono compiute le attribuzione sono tre.
● consenso: tutte le persone presenti percepiscono l’effetto come dovuto alla
presenza dell’entità?
● coerenza temporale e nella modalità: l’effetto si manifesta tutte le volte in cui
l’entità è presente allo stesso modo?
● distintività(specificità): l’effetto si produce solo quando l’entità è presente?
Il risultato di tale processo è un'attribuzione causa disposizionale (interna) se l’effetto
presenta alta specificità, alta coerenza e alto consenso e risulta a carico dell’entità.
Tendenze sistematiche nei processi di attribuzione (errori di
attribuzione)
Nel corso delle numerose ricerche sull’attribuzione sono state individuate alcune tendenze
sistematiche.
Data la natura prescrittiva dei modelli che si rifanno allo scienziato ingenuo, queste tendenze
sono spesso chiamate errori di attribuzione (bias) per sottolineare il loro distaccarsi da
un'elaborazione considerata giusta.
1. L’errore fondamentale di attribuzione
Tendenza a sovrastimare il peso di fattori disposizionali e sottostimare il peso di
fattori situazionali nelle spiegazioni causali. Gli esseri umani cercano di essere
oggettivi e soggettivi, ma non sono mai perfette.
Interpretazioni:
Heider → le cause vengono attribuite a fattori salienti dal punto di vista percettivo;
l’attore è percepito come figura
2. La discrepanza attore-osservatore
Jones e Nisbett hanno notato come l’errore fondamentale di attribuzione si manifesti
solo quando si valuta il comportamento altrui.
⇒ tendenze ad attribuire le cause del proprio comportamento a fattori situazionali, e
le cause comportamento altrui a fattori disposizionali.
Interpretazioni:
L’attore dispone di conseguenze accurate sul modo in cui si è comportato in passato:
questo scoraggia attribuzione disposizionali verso se stesso.
Distorsione percettiva: la situazione è il fattore più saliente per l’attore, mentre per
l’osservatore quello più saliente e più informativo è la persona.
3. Self serving bias
Tendenza ad attribuire i propri successi a cause interne e gli insuccessi a cause
esterne.
Due spiegazioni possibili:
a. spiegazione cognitiva: in genere le persone hanno più esperienze di successi
che di insuccessi, e fanno ricorso a questa conoscenza personale nella
formulazione di giudizi di causalità rispetto ai propri risultati
b. spiegazione motivazionale: indipendentemente dalle esperienze reali di
successi e insuccessi, le persone sono motivate a valorizzarsi e a considerare
se stesse positivamente
In generale è importante notare come molte attribuzioni sono influenzate da fattori estranei
al processo di elaborazione dell’informazione.
⇒ L’attribuzione causale non è frutto di un calcolo razionale
La cognizione sociale
Conoscenze relative al modo in cui ci si comporta nelle diverse situazioni sociali, comprese le
aspettative che abbiamo sul modo in cui si comporteranno gli altri.
La crisi dello scienziato ingenuo
Il modello di individuo dello scienziato ingenuo deriva dalle teorie dell’attribuzione causale
(Kelley).
Risultati empirici mostrano come spesso le persone, per necessità o meno, formulano
giudizi in tempi brevi.
Non è plausibile che avvenga sempre un’elaborazione approfondita delle informazioni.
Si utilizzano conoscenze pregresse che guidano tutte le fasi dell’elaborazione
dell’informazione:
Raccolta informazioni ⇒ Processi di inferenze (ragionamenti, come io guardo il mondo)
L’organizzazione della conoscenza: gli schemi
L’origine del concetto di schema si può far risalire agli anni ‘30.
La percezione umana non "riproduce" semplicemente la realtà esterna, ma la “ricostruisce”
attraverso l’utilizzo di schema.
Schemi = strutture cognitive che rappresentano un oggetto di conoscenza, includendo i suoi
attributi e i loro legami. Influenzano la codifica delle informazioni nuove, il ricordo di
informazioni già acquisite e le inferenze relative ai dati mancanti.
Sono la rappresentazioni sintetica di una persona, un evento o un oggetto.
Originano dall’esperienza e si possono modificare al seguito dell’esperienza.
Operano una mediazione cognitiva, influenzano come guardiamo il mondo e come
ragioniamo.
La categorizzazione
La categorizzazione è il processo di attribuzione di un elemento a una categoria.
Le categoria non sono naturali ma culturalmente dati, rispecchiano utilità e valori condivisi.
Es. colori (relativismo culturale)
La categorizzazione comporta un’esagerazione delle differenze tra gli oggetti trasparenti a
categorie diverse e un’accentuazione delle similitudini tra oggetti appartenenti alla stessa
categoria.
La categorizzazione sociale
Gli elementi sono individui e le categorie sono gruppi o categorie sociali.
Gli oggetti sociali sono categorizzati allo stesso modo degli altri.
⇒ accentuazione delle differenze e delle similitudini
Funzione di economia mentale ma anche di espressione di valori (stereotipi).
Il pregiudizio dato dall’appartenenza categoriale è più forte quando:
- si hanno poche altre informazioni
- si valuta un gruppo e non un singolo individuo
- la categoria è molto conosciuta
- nelle situazioni di conflitto
A cosa servono schemi e categorie? Semplificare e organizzare la realtà (economia
mentale).
Modello di individuo come economizzatore di risorse (anni ‘70)
Nei processi di elaborazione delle informazioni, le persone non tengono in considerazione
tutti i fattori in gioco, ma utilizzano “scorciatoie di pensiero” (euristiche).
Queste strategie di pensiero permettono loro di risparmiare tempo ed energie cognitive ma,
talvolta, portano a distorsioni ed errori nel ragionamento e nel giudizio sociale
Gli errori sono dovuti a proprietà del sistema cognitivo; le motivazioni non sono prese in
considerazione.
Processi automatici e processi controllati
Le conoscenze preesistenti (schemi, scripts, categorie) permettono elaborazioni rapide e in
parte automatiche e inconsapevoli.
Esistono due processi di elaborazione dell’informazione opposti:
Processi di conoscenza top-down (o schema driven): si basano sull’esistenza di concetti,
conoscenze e teorie presenti in memoria, che permettono di trattare stimoli nuovi facendo
riferimento a informazioni già possedute. ESPERIENZE
⇒ Accorciano il lavoro cognitivo, ma possono indurre in errori e distorsioni
dovuti all’influenza di conoscenze già possedute e abitudini
sull’interpretazione delle informazioni.
Processi bottom-up (o data driven): si basano sui dati della situazione in atto raccolti tramite
la percezione. PERCEZIONE
⇒ Sono più accurati, ma dispendiosi sul piano temporale in quanto si centrano
su ogni singolo elemento di informazione.
I processi top-down sono tendenzialmente automatici mentre quelli bottom-up controllati.
Questa distinzione costituisce un continuum su cui si collocano i vari processi, che
difficilmente sono completamente automatici o controllati.
Le persone utilizzano entrambi i tipi di processi di conoscenza in momenti differenti.
Cosa determina l’utilizzo dell’uno o dell’altro tipo di processo?
- Motivazione
- Risorse cognitive disponibili (es. tempo)
Modello di individuo individuo come tattico motivato
(Fiske e Taylor, 1991)
(abbiamo a disposizione differenti strategie)
L’individuo possiede molte strategie cognitive a cui fa ricorso in base a scopi e bisogni
salienti in una determinata situazione: è dunque in grado sia di pensare e agire rapidamente,
sia di soppesare con cura le informazioni che raccoglie nella realtà.
La motivazione ha un ruolo fondamentale: tutta l'attività di conoscenza è un processo
motivato.
Motivazione e cognizione lavorano in interazione per orientare l’attività umana.
In realtà la moderna Social Cognition si è focalizzata principalmente sullo studio dei processi
automatici ⇒ quelli in cui non vi è consapevolezza
Gli atteggiamenti: definizioni principali
Thomas e Znaniecki (1918) i primi autori a parlare di atteggiamenti:
Sono processi di conoscenza sociale che determinano l’azione
Allport (1935)
L’atteggiamento è uno stato mentale neurologico di prontezza, organizzato attraverso
l’esperienza, che esercita un’influenza direttiva o dinamica sulla risposta dell’individuo nei
confronti di ogni oggetto o situazione con cui entra in contatto.
Atteggiamento è considerato uno stato non direttamente osservabile, ma inferibile sulla base
della risposta
variabile interveniente fra stimolo e risposta
Rosenberg e Hovland (1960): modello tripartito
Gli atteggiamenti sono un costrutto psicologico costituito da 3 componenti:
- Componente cognitiva: informazioni e credenze verso un oggetto
- Componente affettiva: reazione emotiva verso l’oggetto
- Componente comportamentale: azioni di avvicinamento o allontanamento
dall’oggetto
La ricerca ha studiato soprattutto la componente valutativa
L’atteggiamento è una struttura cognitiva costituita all’associazione in memoria tra la
rappresentazione dell’oggetti e la sua valutazione.
L’atteggiamento è caratterizzato da:
- disponibilità → associazione tra oggetti e valutazione immagazzinata nella memoria
a lungo termine. Conoscenze in qualcosa e atteggiamento positivo o negativo su di
esso (mi piace o no, bello o brutto)
- accessibilità → tempo e sforzo richiesti per il recupero mnestico di tale struttura.
Riconoscere un oggetto e in tempo breve mi viene in mente se è bello o brutto
L’atteggiamento ha la funzione di organizzare e favorire la codifica delle informazioni in
entrata. → quando mi trovo a che fare con certe cose so come comportarmi.
La forza dell'associazione tra oggetto e valutazione viene misurata attraverso il tempo di
latenza.
→ tempo che occorre all’individuo per formulare la valutazione dal momento in cui
appare lo stimolo
Gli atteggiamenti sono un frutto di apprendimento:
1. Esperienza diretta: sono gli atteggiamenti più resistenti
2. Esperienza mediata: si basano sull’osservazione del comportamento altrui
3. Comunicazione
Gli atteggiamenti si formano per soddisfare bisogni psicologici diversi.
Funzione conoscitiva → Per organizzare e prevedere i nostri mondi sociali. Gli atteggiamenti
guidano l’elaborazione dell’informazione
Funzione ego-difensiva → Per proteggere le persone da verità sgradevoli e mantenere una
visione positiva di sé. Si proiettano su altri gruppi sentimenti negativi rivolti al sé
Funzione di espressione dei valori → Per esprimere dei valori
Funzione strumentale, adattamento sociale → Per ottenere il consenso altrui (desiderabilità
sociale)
Fin dagli anni ‘60 si è arrivati alla conclusione che non è sempre possibile prevedere i
comportamenti a partire dagli atteggiamenti.
Prima ricerca che mette in dubbio la relazione tra atteggiamenti e comportamenti è di La
Pierre (1934).
Viaggio in America in compagnia di una coppia di cinesi. In quegli anni esisteva un diffuso
pregiudizio verso i cinesi.
- Casi rari di discriminazione da parte di albergatori e ristorator
Sei mesi più tardi La Piere mandò un questionario agli stessi albergatori e ristoratori.
- Ottenne risposte molto negative nei confronti dei cinesi.
Possibili spiegazioni
Specificità: comportamento e atteggiamento sono rilevati a livelli di specificità diversi
Es. Atteggiamento ambientalista e pratica della raccolta differenziata
Tempo: atteggiamento e comportamento sono rilevati in momenti differenti
Autoconsapevolezza: in pubblico gli individui possono comportarsi coerentemente con quelli
che credono gli atteggiamenti della maggioranza e non i propri
Secondo Fishbein e Ajzen (1975) il comportamento non è determinato solo
dall’atteggiamento (come ipotizzavano i comportamentisti)
Teoria dell’Azione Ragionata (Fishbein e Ajzen, 1975)
Critiche
Il comportamento sembra sotto il completo controllo dell’individuo ma non è così per:
1. Comportamenti che derivano dall’abitudine (es. mangiare carne)
2. Comportamenti che sono frutto di dipendenza (es. fumare)
3. Comportamenti che derivano da stati emotivi (es. piangere)
Ajzen (1988) ha riformulato la teoria introducendo un terzo fattore causale insieme agli
atteggiamenti verso il comportamento e alla pressione sociale
→ La percezione del controllo sul comportamento
Teoria del comportamento pianificato
Secondo Fazio (1990)
Il modello di Fishbein e Ajzen si applica solo quando l’associazione tra oggetto e valutazione
è debole o non disponibile
Quando l’associazione tra oggetto e valutazione è forte l’atteggiamento si attiva
automaticamente e guida il comportamento
Anche la motivazione determina la scelta di un azione ragionata
→ modello MODE (Motivation and Opportunity as Determinants)
Entrambe le teorie sono modelli cognitivisti ma fanno riferimento a due modelli di uomo
differenti
Teoria del comportamento Pianificato → scienziato ingenuo
Modello MODE → Tattico motivato
Alcuni fattori aumentano la probabilità di coerenza tra atteggiamenti e comportamenti.
[Link] forza dell’atteggiamento. Gli atteggiamenti più forti sono quelli…
- più radicati (che perdurano da più tempo)
- che attiviamo più spesso
- relativi ad argomenti che conosciamo bene
- che originano dall’esperienza diretta
[Link] rilevanza personale dell’oggetto di atteggiamento
- Quelli che riflettono interessi personali o valori fondamentali
[Link] personali
- Tendenza alla desiderabilità sociale (minore coerenza)
- Autoconsapevolezza oggettiva (maggiore coerenza)
Il cambiamento degli atteggiamenti
Leon Festinger e la teoria della Dissonanza Cognitiva
Gli atteggiamenti possono modificarsi per bisogni psicologici. Non è sempre il
comportamento che deriva dall’atteggiamento ma può essere il contrario.
Punto di partenza: l’uomo tende a essere coerente con se stesso nel modo di pensare e di
agire
Dissonanza cognitiva: è un sentimento negativo che insorge quando sperimentiamo
incoerenza tra cognizioni e/o comportamenti
Esempio:
- credo che fumare sia dannoso per la salute (cognizione)
- sono un fumatore (comportamento)
La Dissonanza Cognitiva è una forte spinta motivazionale a risolvere l’incoerenza
- per ristabilire l’equilibrio si modifica l’elemento dissonante meno resistente al
cambiamento
Esempio: il cambiamento del comportamento
- Il soggetto modifica il comportamento e smette di fumare
Esempio: il cambiamento di atteggiamento
- Cambiamento della credenza attraverso la percezione selettiva delle informazioni: si
ricordano le informazioni che ridimensionano la dannosità del fumo rispetto ad altri
fattori di rischio per la salute
Esperimento di Festinger: 20 dollari per una menzogna
Per verificare gli assunti della teoria della dissonanza cognitiva Festinger e Carlsmith (1959)
idearono uno specifico esperimento.
Procedura
1) I soggetti partecipavano a delle prove molto lunghe e noiose
2)Con una scusa si chiedeva ai soggetti di riferire ad altri soggetti che il compito era molto
interessante (si chiede di mentire)
3) I soggetti venivano pagati per questo compito extra o 20 dollari o 1 dollaro (var.
indipendente)
4) I soggetti dovevano valutare il compito (punto 1) attraverso un questionario (var.
dipendente)
Risultati
Soggetti che hanno ricevuto 20 dollari
- Il compito è considerato noioso
- La menzogna è un comportamento incoerente e crea dissonanza
- La dissonanza è risolta giustificando la menzogna con la ricompensa
Soggetti che hanno ricevuto 1 dollaro
- Il compito viene considerato poco noioso rispetto all’altro gruppo
- La menzogna in quanto incoerenza crea la dissonanza
- Il denaro non è sufficiente per giustificare la menzogna (dissonanza)
- Riduzione della dissonanza rivalutando positivamente il compito
L’esperimento di Festinger e Carlsmith è stato replicato numerose volte e i risultati sono stati
in parte criticati. In generale appare importante il ruolo dell’impegno (commitment) o
responsabilità sperimentata dai soggetti.
Situazioni che generano dissonanza si manifestano classicamente dopo le prese di decisione
→ In questo caso non si può modificare il comportamento già avvenuto
In altri casi la dissonanza è il risultato di fatti compiuti che disconfermano alcune nostre
aspettative, ad esempio le profezie disconfermate (Festinger, Rieken & Schachter, 1956)
→ Non necessariamente una aspettativa disconfermata viene abbandonata, esistono
vari modi di ricreare la coerenza.
Punti di forza della teoria della Dissonanza Cognitiva
1) Motivazione intrinseca
I risultati dell’esperimento 20 $ per una menzogna disconfermano uno dei principi base del
comportamentismo, la legge dell’effetto.
- Più è alto il rinforzo (premio in denaro) più forte dovrebbe essere la modifica
dell’atteggiamento, invece avviene il contrario.
- Una motivazione intrinseca ai processi mentali stessi (bisogno di coerenza) è più forte
di motivazioni esterne. (soggetto attivo)
2) Ruolo dell’azione
Secondo il comportamentismo l’atteggiamento era l’antecedente (causa) del comportamento.
Gli esperimenti sulla Dissonanza Cognitiva mostrano invece il ruolo retroattivo dell’azione
sulle cognizioni.
→ L’impegno più o meno volontario in alcune azioni comporta una riorganizzazione
del mondo cognitivo.
La persuasione: i modelli a due vie
Modello della probabilità di elaborazione (Petty e Cacioppo,'81)
Esistono due processi di elaborazione dei messaggi
1. Percorso centrale:
Consiste in un’elaborazione attenta delle argomentazioni e delle informazioni
→ Richiede risorse cognitive e le risorse di tempo
→ Focalizzazione dell’attenzione
→ Compressione delle argomentazioni
→ Confronto e integrazione fra informazioni e credenze possedute
2. Percorso periferico
SI basa su elementi che hanno a che fare con le argomentazioni e sul modo in cui
vengono presentate e su elementi del contesto (attrattività della fonta, musica, colori
vivaci)
Quali condizioni favoriscono il primo o il secondo percorso?
Motivazione
→ La rilevanza del messaggio per il ricevente
Abilità cognitiva
1. capacità stabili (intelligenza, competenze necessarie)
2. condizioni contingenti (livello di allerta, carico cognitivo)
Esperimento di Petty, Cacioppo e Goldman (‘81)
Studenti ascoltano una comunicazione sulla necessità di istituire un esame generale prima
della fine del corso.
Tre condizioni sperimentali (manipolazione di tre variabili indipendenti)
→ Rilevanza personale della comunicazione (alta/bassa motivazione)
→ Qualità delle argomentazioni a sostegno dell’utilità dell’esame (forte/debole)
→ Livello di autorevolezza della fonte (alto/basso)
Risultati
Condizione di alta rilevanza personale (alta motivazione): il processo di persuasione è
favorito da argomentazioni fortemente convincente (elemento centrale)
Condizione di bassa rilevanza personale (bassa motivazione): il processo di persuasione è
influenzato dal livello di autorevolezza della fonte (elemento periferico)
Soggetto motivato e capace di elaborare le informazioni:
→ atteggiamento finale come esito del processo centrale
Soggetto non motivato e/o non in grado di elaborare le informazioni:
→ atteggiamento finale come esito del processo periferico
Il cambiamento di atteggiamento che deriva dal processo centrale: è più persistente nel
tempo, più predittivo del comportamento e più resistente alla contro-persuasione rispetto a
quello del processo periferico.
Modello euristico-sistematico (Eagly e Chaiken 1984)
Due processi di elaborazione che non si escludono a vicenda
1. Processo sistematico
Elaborazione approfondita del messaggio (come processo centrale)
2. Processo euristico
Applicazione di euristiche utilizzate come modalità per arrivare a un giudizio
Il processo sistematico e il processo euristico sono influenzati da:
→ Motivazione
→ Abilità cognitiva
Kruglanski (1995) critica i modelli a due vie proponendo un modello unimodale.
→ I processi previsti dai modelli a due vie rappresenterebbero soltanto gradi differenti
di un unico tipo di elaborazione dell’informazione.
Le euristiche, intese come conoscenze già acquisite utilizzate per l’elaborazione delle nuove
informazioni, possono essere utilizzate anche nel contesto di un’analisi approfondita e
sistematica.
Motivazione e abilità cognitiva influiscono su quanto è approfondita l’elaborazione che però
è qualitativamente sempre la stessa.
→ Ragionamento sillogistico (se X allora Y) basato sulle credenze rilevanti che un
individuo ha già in memoria.
Es. “Il segretario dell’ONU dice che la produzione e l’uso di contenitori di plastica usa e getta
(ad es. bottigliette, bicchieri…) è da vietare perché causa danni all’ambiente che non sono più
sostenibili”
Credenza in memoria: “Se un prodotto causa danni permanenti all’ambiente è da abolire”
→ L’uso dei contenitori di plastica causa danni ambientali non sostenibili quindi è da vietare
Credenza in memoria “Se una persona autorevole esprime un parere questo è valido”
Il segretario dell’ONU è una persona autorevole quindi ciò che sostiene (vietare l’uso dei
contenitori di plastica ) è giusto.
Il sé e l’identità
L’origine sociale del sé
William James, Principi di Psicologia (1890)
IO: è il soggetto capace di cognizione e percezione, caratterizzato da continuità,
distinzione e volontà.
ME: è lo sguardo del soggetto su sé stesso considerato come un oggetto.
- Me materiale è l’insieme delle conoscenze relative al corpo, agli oggetti che
appartengono all’individuo e alle relazioni importanti che lo riguardano.
- Me sociale è il riconoscimento da parte degli altri.
- Me spirituale, le conoscenze che il soggetto ha riguardo le sue qualità interne, o
psicologiche.
Cooley (1909) → per guardare noi stessi usiamo gli altri come uno specchio, sulla base dei
rimandi che ci danno le persone significative che ci circondano costruiamo la nostra immagine.
La prospettiva della Social Cognition
Il Sé è visto come la struttura cognitiva di cui l’individuo dispone per organizzare in memoria
le informazioni riguardanti i propri attributi, i propri ruoli, le esperienze passate e le
aspettative future
Schemi di sé (Markus, 1977):
- strutture affettivo-cognitive capaci di organizzare l’elaborazione di informazioni
riguardanti il sé
- corrispondono alle dimensioni su cui una persona si descrive
- possono essere sia di tipo positivo (sono onesto) che negativo (sono pigro)
- non sono facilmente modificabili
La rappresentazione di sé comprende diverse concezioni interconnesse relative ai contesti
sociali in cui la persona è inserita
Sé operativo (“working self”): la parte di conoscenza di sé attivata in una situazione precisa
L’acquisizione del concetto di sé
Raccogliamo informazioni su di noi in vari modi:
1. Autoriflessione
2. Osservazione del proprio comportamento
Teoria dell’autopercezione (Bem, ‘65), controlliamo gli atteggiamo e ci
autoconvinciamo del perchè volevamo comportarci così se non troviamo una
soluzione
- deriva dagli studi sulla dissonanza cognitiva
- deduciamo delle informazioni su di noi a partire dai nostri comportamenti
3. Confronto con gli altri
Teoria del confronto sociale (Festinger, 1954)
le caratteristiche degli esseri umani non sono misurabili, non c’è un metro di misura
sulla simpatia, solo con il confronto con gli altri.
- In assenza di un metro di misura, per valutare sé stessi, confrontiamo le
nostre abilità e opinioni con quelle degli altri, che diventano il metro di
paragone per definire sé stessi e il proprio valore.
- Persone poco sicure di sé (bassa autostima) sono più inclini al confronto
sociale
Motivazioni e sé
L’immagine di sé è influenzata da alcune motivazioni.
1. Siamo motivati a mantenere una positiva immagine di sé (autostima) e per fare questo
ricorriamo a differenti strategie.
Strategie di autoinganno
- Attribuiamo i successi a cause interne e gli insuccessi a cause esterne
- Siamo critici rispetto alle informazioni che ci mettono in cattiva luce e indulgenti nei
confronti di quelle che ci ritraggono positivamente
- Dedicare più attenzione ai feedback positivi rispetto a quelli negativi
Teoria del mantenimento del giudizio di sé (Tesser, 1988)
- Usiamo i risultati positivi delle persone a noi vicine per accrescere la nostra
autostima (luce riflessa) ma solo se la dimensione in oggetto non è centrale per la
nostra definizione di sé
Confronto al ribasso
- Tendenza a confrontarci (specie sulle dimensioni importanti per il sé) con persone
inferiori
Distorsione della percezione
- Tendenza a sovrastimare il grado di accordo degli altri con le nostre opinioni (tutti la
pensano come me quindi sono nel giusto)
- Tendenza a sottostimare il grado di affinità con gli altri sulle competenze (sono unico)
- Attribuire a tratti ambigui il significato che mette in risalto il nostro valore
Teoria del completamento del sé (Wicklund e Gollwitzer, 1982)
- Tendenza a reagire riaffermando degli aspetti importanti del Sé minacciati da un
fallimento
Teoria dell’autoaffermazione (Steele, 1988)
- Neutralizziamo le informazioni che mettono a repentaglio l’immagine di sé
enfatizzando la competenza in altri campi
2. Mantenimento di un senso di sé coerente
- Tra i vari schemi di Sé (anche incoerenti tra loro) attiviamo quelli che in base alla
situazione ci fanno sentire più coerenti
- Attribuiamo a cause esterne (situazionali) elementi personali incoerenti con
l’immagine di Sé
Teoria della verifica del Sé (Swann, 1983)
- Tendiamo a ricercare i feedback coerenti con le credenze su di noi che già abbiamo
Almeno in parte la presentazione di sé è consapevole e motivata.
Impression management è il processo con cui gli individui provano a controllare
l’impressione che suscitano agli altri (Leary & Kowalski, 1990).
Questo processo è motivato da vari fattori.
- Fattori narcisistici, per mantenere una positiva immagine di sé
- Per cercare di promuovere una determinata impressione di sé negli altri e suscitare
un determinato comportamento.
Autoefficacia
Sentimento di efficacia del sé: idea di essere bravi in qualcosa, la convinzione
dell’individuo di poter eseguire un certo compito con successo aumenta l’impegno effettivo
(Bandura, 1986).
⇒ Secondo la teoria dell’apprendimento sociale l’autoefficacia è frutto di
apprendimento continuo e non è mai determinata una volta per tutte.
La valutazione della propria capacità in situazioni specifiche non è sempre coerente con la
reale competenza e dipende in buona parte dal giudizio sociale. Mi convinco di qualcosa in
base all’ambiente sociale intorno a noi.
L’autostima influenza la percezione di autoefficacia relativa a specifiche situazioni.
Fonti dell’autoefficacia:
1. Esperienza diretta (successi/insuccessi)
2. Esperienza vicaria, (esperienza degli altri) ovvero osservazione e confronto con le
prestazioni di altri
3. Persuasione verbale, gli altri forniscono informazioni che contribuiscono a
strutturare la convinzione di essere più o meno abile a fare qualcosa
4. Reazioni emotive, importanza di come vengono interpretate
La percezione di autoefficacia influenza i comportamenti successivi innescando
potenzialmente dei circoli virtuosi, o viziosi, che portano alle cosiddette profezie che si
autoavverano.
Gli altri significativi dicono che sono bravo a fare qualcosa:
- Questo fatto mi motiva a impegnarmi di più
- Influenza la valutazione delle mie esperienze, facendomi considerare positivamente
degli eventi non chiaramente definibili dei successi
- Tutto ciò potrebbe condurmi nel tempo ha sviluppare effettivamente una maggiore
abilità nel fare qualcosa
Rimandi negativi dal mondo sociale:
- Producono nell’individuo la convinzione di non essere bravo a fare qualcosa
- Valutazione negativa delle esperienze ambigue
- Scarso impegno per migliorarsi
- Risultati oggettivamente scarsi
La relazione tra identità e mondo sociale
Il mondo sociale fornisce all’individuo informazioni e modelli che servono a definire sé
stessi.
- Gli altri rimandano informazioni su di sé che l’individuo fa proprie per sviluppare la
concezione di sé stesso
- Gli altri sono dei modelli da imitare
- Gli altri sono dei metri di paragone, che permettono all’individuo di auto-valutarsi
per confronto
L’identità si muove tra due coppie di tendenze contrapposte:
1. Definire sé stessi in termini individuali (simpatico, intelligente…) piuttosto che
sociali (appartenenti a gruppo e categorie, torinese, studente del siusm…)
2. Definire sé stessi come unici e differenti da tutti oppure come simili ad altri individui.
L’identità è il frutto della collocazione all’interno di queste opposizioni determinata in parte da
fattori non consapevoli, in parte di scelte strategiche che gli individui mettono in atto
consapevolmente.
L’ambiente sociale e culturale influisce sulle dinamiche identitarie pertanto i cambiamenti
che avvengono in esso hanno dei riflessi sulla costruzione dell’immagine di sé delle
persone.
L’identità nella società contemporanea
La società contemporanea è detta Postmoderna.
Se l’epoca moderna è fondata sulle certezze, sull’oggettività e sulla fiducia nell’uomo e nella
scienza, quella postmoderna si caratterizza per l’assenza di certezza e di stabilità.
Vari fattori hanno contribuito nella seconda metà del novecento a questo cambiamento.
- Crisi della religione
- Crisi delle ideologie politiche (crollo del muro di Berlino)
- Precarizzazione del mondo del lavoro
- Superamento delle tradizionali classi sociali che erano categorie di appartenenza
semplici, chiare e stabili
Zygmunt Bauman (1999, 2000) utilizza le definizioni di società dell’incertezza e modernità
liquida per descrivere il passaggio da una società e una cultura stabili e chiaramente definite
(solide) a forme sociali e culturali fluide, mutevoli e sfuggenti (liquide).
L’identità liquida
Nella società solida, caratteristica dell’epoca moderna, l’identità era in qualche modo
predeterminata e stabile.
→ determinata da appartenenze tendenzialmente stabili (ceto sociale, professione).
Nell’attuale società liquida non esistono più appartenenze stabili e non modificabili e
l’identità diventa una scelta fra le varie appartenenze usa e getta tra cui possiamo optare.
Identità liquida ⇒ è un processo di definizione continuo e senza fine
Nel mondo contemporaneo, secondo Bauman, un’identità forte e stabile per tutta la vista
non solo non è più possibile ma non è nemmeno auspicabile, sarebbe considerata una
limitazione alla libertà di scelta.
Conseguenze di rilevanza psicologica della globalizzazione
La globalizzazione: si intende il processo che ha portato l’economia e la cultura delle
differenti regioni del mondo a essere sempre maggiormente interconnesse, al punto che
cambiamenti locali si ripercuotono a livello globale.
Dal punto di vista culturale la globalizzazione produce due conseguenze opposte.
- Sviluppo di una cultura condivisa globalmente
- Aumento della complessità del mondo tramite la mescolanza di differenti sistemi
culturali
La cultura globale semplifica le culture locali rendendole più simili tra loro ma allo stesso
tempo complica la percezione del mondo rendendo accessibili nuovi stimoli non presenti
nella cultura locale.
Riguardo l’identità la globalizzazione aumenta il numero di possibili altri individui o gruppi
con cui identificarsi o differenziarsi.
L’eccessiva complessità del mondo globalizzato può generare una frammentazione e
instabilità del Sé e dell’Identità provocando il bisogno di identificazioni forti.
L'identità online
Nella realtà virtuale possiamo manipolare la nostra identità in maniera molto facile
- scegliendo quali informazioni presentare e quali no
- presentando informazioni false difficilmente verificabili
Social network telematici (Ig, Fb)
→ in questi siti gli utenti operano una vera e proprie presentazione di sé (impression
management)
Nelle relazioni faccia a faccia la presentazione di sé avviene tramite il modo di porsi, i
comportamenti, i discorsi che facciamo, gli abiti che indossiamo
- Le possibilità di controllare tutte queste cose sono limitate
- Nella realtà virtuale i gradi di libertà nella presentazione di sé sono molti di più
Internet è particolarmente adatto a esprimere le identità liquide poco definite, mutevoli e
precarie.
→ Nel mondo virtuale è facile cambiare identità come si cambia di abito.
Allo stesso tempo i confini sociali sono sfumati, per cui le identità diventano confuse
anch’esse.
- L’identità è sempre più pubblica e quindi comune ai vari ambienti sociali (ad es. amici
e colleghi)
- Il problema della mancanza di privacy riguarda oggi anche la gente comune
La facilità di reperimento di informazioni personali di altri individui favorisce il confronto
sociale.
- Le persone maggiormente suscettibili a confrontarsi con gli altri tendono a usare
maggiormente gli online social network (Bergagna & Tartaglia, 2018)
La possibilità di commentare i contenuti pubblicati dagli altri aumenta la sensibilità ai rimandi
del mondo sociale, l’opinione degli altri è importante perché è pubblica.
- Le persone meno sicure di sé possono essere motivate a simulare delle false identità
virtuali che immaginano possano piacere agli altri (Tartaglia, 2016).
- Le identità online possono variare velocemente per stare al passo con quelli che
sono i rimandi che giorno per giorno la rete sociale fornisce all’individuo.
L’influenza sociale
Il conformismo
Sherif (1935): quali sono i meccanismi che in situazioni ambigue portano alla formazione
delle norme che orientano il comportamento dei membri di un gruppo?
Esperimento sull’effetto autocinetico
- I partecipanti si trovano in una sala oscura senza alcun punto di riferimento
- Devono valutare il movimento apparente di un punto luminoso proiettato su uno
schermo bianco
- Tre condizioni sperimentali
1. Individuo da solo
2. Individuo da solo → e poi individuo in gruppo
3. Individuo in gruppo → e poi individuo da solo
Risultati
Condizione 1 Individuo da solo
- L’individuo di fronte a uno stimolo instabile e non strutturato fissa un campo di
variazione e una norma specifica
Condizione 2 Individuo da solo e poi in gruppo
- I campi di variazione che gli individui hanno fissato individualmente tendono a
convergere nella situazione di gruppo
Condizione 3 Individuo in gruppo e poi da solo
- Gli individui stabiliscono un campo di variazione del giudizio e una norma specifici
per il proprio gruppo. L’effetto della norma di gruppo persiste anche nella situazione
individuale
Interpretazione di Sherif
- Nei gruppi c’è una tendenza al conformismo
- Le norme di gruppo sono più forti di quelle individuali
L’influenza della maggioranza
Asch (1951): valutazione di stimoli percettivi non ambigui.
8 individui giudicano quale di 3 linee verticali di diversa lunghezza è uguale a una linea
campione.
Il giudizio viene espresso pubblicamente in ordine prestabilito
Condizione sperimentale: 7 complici dello sperimentatore danno risposte
deliberatamente non corrette in modo unanime. L’unico soggetto ingenuo è sempre il
penultimo a esprimere il giudizio.
Condizione di controllo: ciascun soggetto dà risposte non concordate
Risultati: Nella condizione sperimentale 1/3 dei soggetti sposta il proprio giudizio verso la
maggioranza
Interpretazione dei risultati secondo Asch
La spinta a conformare il proprio giudizio a quello degli altri è:
- Un processo di ragionamento e non di suggestione
- Determinato da informazioni sulla realtà
- Finalizzato a ottenere una visione oggettiva del mondo
Interpretazione di Deutsch e Gerard (1955): è necessario distinguere tra due processi
- Influenza informativa: la forza che spinge un individuo isolato ad accettare le
informazioni degli altri come prova circa la realtà.
- Influenza normativa: la forza che spinge un soggetto, in quanto membro di un
gruppo, a rispondere alle attese positive di uno o più membri del proprio gruppo.
L’influenza normativa risulta essere più forte di quella informativa
Fattori moderatori del conformismo
Coesione del gruppo (unanimità) ⇒ aumenta il conformismo
Supporto sociale ⇒ qualsiasi rottura anche minima del consenso sociale (supporto alla
posizione del soggetto ingenuo) diminuisce il conformismo
Fiducia in sè stessi ⇒ diminuisce l’influenza informativa
DIfficoltà del compito ⇒ aumenta l’influenza informativa
Fattori culturali ⇒ nelle società collettiviste il conformismo è più alto
L’obbedienza all'autorità
L’esperimento più famoso e controverso relativo a questo tipo di influenza sociale è quello
ideato e condotto da Stanley Milgram (1963).
Dopo la seconda guerra mondiale, molti studiosi si interrogarono sulle ragioni psicologiche
che avevano concorso all’affermarsi di ideologie tanto distruttive quali il Fascismo e il
Nazismo.
Milgram riteneva che la collaborazione di migliaia di tedeschi alla messa in atto dello
sterminio di massa fosse da imputare a caratteristiche culturali e di personalità del popolo
tedesco.
Milgram ideò una situazione sperimentale in cui un’autorità richiedeva, ai soggetti
sperimentali, di mettere in atto comportamenti distruttivi manifestamente contrari ai loro
valori personali.
Il progetto originale prevedeva di svolgere l’esperimento negli Stati Uniti e,
successivamente, in Germania, in modo da dimostrare scientificamente che i tedeschi erano
più propensi a ubbidire agli ordini, anche se assurdi e moralmente discutibili.
I risultati ottenuti negli Stati Uniti furono tanto sorprendenti che lo studio in Germania non fu
mai fatto e la tesi della “diversità” del popolo tedesco fu abbandonata.
Procedura
I soggetti erano convocati a due a due e si diceva loro che la ricerca era finalizzata ad
analizzare gli effetti delle punizioni sui processi di apprendimento.
Un soggetto avrebbe svolto il ruolo di insegnante e l’altro quello di allievo, i ruoli erano
sorteggiati.
L’insegnante avrebbe dovuto far svolgere all’allievo una serie di esercizi mnemonici
(ricordare alcune coppie di parole).
Ogni volta che l’allievo avesse commesso un errore l’insegnante avrebbe dovuto
infliggergli una punizione, col susseguirsi degli errori, la punizione sarebbe dovuta
diventare sempre più severa.
→ Le punizioni erano SCOSSE ELETTRICHE!!!! (finte)
In realtà delle due persone convocate in laboratorio solo una era un vero soggetto
sperimentale, mentre l’altra era un complice dello sperimentatore
→ il sorteggio era truccato in modo tale che il soggetto sperimentale facesse sempre
l’insegnante
Risultati
Circa due terzi dei soggetti, nonostante le suppliche dell’allievo e l’assurdità della
situazione, arrivavano a somministrare agli allievi le scosse più forti.
- Anche i cittadini normali di un paese democratico erano disposti, sulla base della
richiesta di un'autorità (lo sperimentatore), a torturare una persona uguale a loro.
L’interpretazione di Milgram si fonda sul concetto di stato eteronomico
- condizione che sperimentano gli individui quando si riconoscono all’interno di
un sistema gerarchico, consistente nella sensazione di non essere liberi di
scegliere la propria condotta ma di dipendere necessariamente dagli ordini
dell’autorità
Conseguenze di questo stato sono:
- attenzione selettivamente rivolta all’autorità
- perdita soggettiva di responsabilità
Il conflitto intergruppi
Modello funzionalista vs modello genetico
Moscovici definisce il modello generale di influenza sociale fin qui delineato
funzionalista.
L’influenza sociale è distribuita in modo diseguale e viene esercitata secondo una
modalità unilaterale.
- Chi ha uno status alto influenza chi ha uno status inferiore.
- Chi ha il potere costituisce la maggioranza in grado di influenzare la minoranza
- Chi non ha potere può adeguarsi o porsi in posizione di marginalità
La funzione dell’influenza sociale è quella di mantenere e rinforzare il controllo sociale
- Gli individui formano un gruppo solo grazie al controllo sociale
Le relazioni di dipendenza determinano la direzione e la rilevanza dell’influenza sociale
- Chi ha un status alto esercita maggiore influenza rispetto a chi ha uno status inferiore
- Chi ha uno status alto influenza chi ha uno status inferiore
Moscovici critica il modello funzionalista per due motivi:
- rappresenta una visione troppo riduttiva e meccanicistica dell’influenza sociale
- non spiega i fenomeni di innovazione nei gruppi
Moscovici contrappone al modello funzionalista dell’influenza sociale il modello genetico.
→ tutti i modelli di un gruppo sono sia portatori che bersagli di influenza.
L’influenza quindi:
→ non è necessariamente simmetrica, cioè della dalla maggioranza alla minoranza
→ non è solo funzionale al conformismo e all’uniformità ma anche al cambiamento sociale e
all’innovazione
→ è un processo bidirezionale.
Influenza maggioritaria: si ha quando esiste una collaborazione tra chi riceve influenza e
chi la esercita.
Influenza minoritaria: definisce una posizione antagonista e alternativa alla maggioranza.
si basa su un conflitto dialettico e funzioni quando si accordano le due influenze.
Il modello genetico dell'influenza sociale
Maggioranza e minoranza non sono definite a livello quantitativo.
→ la maggioranza è il gruppo che assume e diffonde le norme dominanti.
→ la minoranza è il gruppo che si batte contro le norme dominanti.
La fonte dell’influenza non si basa sulla relazione di potere ma ha sede nei significati che
emergono dell’insieme dei comportamenti dei soggetti (minoritari) durante gli incontri e le
interazioni con i loro interlocutori.
Negoziato: ogni partner ha la possibilità di proporre il proprio sistema di riferimento
accettando o rifiutando quello dell’altro
Nel modello genetico l’accento è spostato dai fattori predeterminati (assetto del gruppo e
potere) al negoziato che ha luogo nell’interazione sociale
→ Importanza dello stile di comportamento adottato dalla minoranza nell’interazione e nei
negoziati con la maggioranza.
Stile di comportamento della minoranza efficace nell’influenzare si basa su due
caratteristiche:
1. Consistenza sincronica del comportamento.
→ unanimità totale nell’espressione delle posizioni minoritarie
2. Consistenza diacronica del comportamento
→ ripetizione ferma e sistematica di una risposta in occasioni successive
→ ripetizione non contraddittoria della risposta
La consistenza diacronica fornisce informazioni su:
→ Sul modo di vedere la realtà della minoranza
→ Sulla minoranza stessa: fermezza e sicurezza di sé attraverso sacrifici personali
(rappresaglie, incomprensioni, scherzi)
Stile di negoziato: lo stile flessibile è più efficace dello stile rigido e intransigente
→ lo stile rigido può spingere la maggioranza a risolvere il conflitto screditando la
minoranza
La minoranza viene screditata attraverso:
- l’attribuzione di un errore sistematico (es. dogmatismo) ovvero la
naturalizzazione, cioè attribuendo la causa dei comportamenti a proprietà
idiosincratiche (ripugnanza esagerata) della minoranza:
→ biologizzazione (perchè è una donna)
→ psicologizzazione (è un complottista)
→ riduzione al sociologico (è un anarchico)
L’influenza come processo duale
L’influenza maggioritaria e l’influenza minoritaria hanno effetti diversi?
Influenza maggioritaria porta alla compiacenza = cambiamento solo di facciata (tutti si
vestono in un modo quindi anche tu)
- un cambiamento a livello manifesto (sociale)
- raramente un cambiamento a livello profondo.
L’influenza minoritaria porta alla conversione.
- un cambiamento a livello latente (che non si manifesta con alcun segno o sintomo
esterno)
- qualche volta un cambiamento a livello manifesto.
Le minoranze hanno generalmente un effetto diretto ridotto ma spesso possono
influenzare un numero maggiore di persone a riguardo di argomenti affini al tema in
questione.
→ si parla in questo caso di influenza indiretta.
Nemeth (1986): fondamentale distribuzione tra l’influenza maggioritaria e quella minoritaria.
- differente processo di pensiero alla base dell’influenza
- differenti effetti.
Influenza maggioritaria
- è un processo di adeguamento piuttosto passivo, porta a elaborazione convergente.
- l’individuo considera il messaggio legittimato dal prestigio, dalla numerosità o dal
potere della fonte
- l’’individuo, se non è d’accordo, si sente deviante e si adegua per non essere
diverso.
Influenza minoritaria
- richiedono elaborazione più prolungata
- elaborazione di tipo divergente (devo confrontare ciò che la maggioranza sta
affermando)
→ confronto fra se e fonte di influenza
→ validazione della posizione innovativa
- nei gruppi aumenta la creatività e favorisce la soluzione dei problemi.
Il conflitto tra gruppi
Senso di appartenenza e conflitto fra i gruppi
Nelle scienze umane è diffusa l’idea che la rilevanza psicologica e sociale dell’appartenenza
ai gruppi sia una delle basi fondamentali della competizione fra i gruppi
Etnocentrismo: tendenza a giudicare le culture cui non si appartiene utilizzando
rigidamente le categorie della propria (Sumner, 1906)
Questa sorta di «autocentratura» culturale si associa a una generale tendenza a svalutare i
gruppi cui non si appartiene
«la lealtà verso il gruppo interno […] e l’odio e il disprezzo per gli estranei […] crescono
assieme» (Sumner 1906, 13)
Cos’è un gruppo?
Lewin (1948): un gruppo non si fonda sulla somiglianza fra i comportamenti
Un gruppo è…
una totalità dinamica. Ciò significa che un cambiamento di stato di una sua parte o frazione
qualsiasi interessa lo stato di tutte le altre. Il grado di interdipendenza delle frazioni del
gruppo varia da una massa indefinita a un’unità compatta. (Lewin 1940; trad. it 1951, p. 125)
→ la caratteristica chiave per definire un gruppo è dunque l’interdipendenza
Interdipendenza del compito: condivisione di un scopo perseguibile solo mediante il
coordinamento delle azioni dei singoli (es. squadra di calcio)
Interdipendenza del destino: condivisione di un destino comune (es ostaggi)
L’interdipendenza del compito presuppone un’interazione diretta tra le persone,
l’interdipendenza del destino può essere sperimentata anche nei confronti di individui che
non conosciamo e con cui non avremo mai direttamente a che fare.
Interdipendenza del compito e conflitto
Muzafer Sherif: Studioso turco emigrato negli Stati Uniti (lo stesso dell’esperimento sul
conformismo)
Interdipendenza del compito è il fondamento essenziale dell’esistenza dei gruppi sociali.
- le persone sentono di far parte di un gruppo quando si trovano a tentare di
perseguire degli scopi il cui raggiungimento richiede la coordinazione delle loro azioni
individuali
Dalla necessità di coordinamento conseguono la necessità per il gruppo di organizzarsi al
proprio interno in sistemi gerarchici di status, l’attribuzione di ruoli alle persone e
l’elaborazione di norme che ne regolano la vita e ne garantiscono l’integrità e la
sopravvivenza stessa.
Teoria del conflitto realistico = il conflitto nasce da situazioni concrete non psicologiche
→ il conflitto tra gruppi ha una base concreta, si innesca quando essi competono per il
raggiungimento di uno scopo, specie nei casi in cui, le risorse disponibili sono limitate.
Gli esperimenti di Robbers Cave (luogo)
Serie di ricerche ideate per mettere empiricamente alla prova la teoria del conflitto
realistico (1954).
Importanti e molto conosciuti per i loro risultati, ma anche per ragioni puramente
metodologiche
→ esempio migliore di esperimento sul campo, raramente applicati in psicologia
sociale, prevalenza dei più comodi studi di laboratorio
Anche conosciuti come gli esperimenti dei campi estivi perché si svolsero in un campo
scout estivo per ragazzini.
Questa scelta era motivata da due vantaggi:
1. il campo si svolgeva in una struttura lontana da centri abitati virtualmente isolata da
influenze esterne
2. i partecipanti non si conoscevano prima della vacanza quindi si poteva studiare il
cambio dei loro comportamenti nel momento esatto in cui venivano creati dei gruppi
ex novo.
Il personale adulto sul campo era interamente costituito dagli sperimentatori che potevano
osservare le interazioni dei ragazzi all’interno.
La permanenza nel campo estivo durava un totale di 18 giorni, nell’arco di questo periodo
venivano variate le condizioni di interazione tra i ragazzi per verificare le ipotesi previste dal
modello del conflitto realistico.
I ragazzi vennero selezionati in modo da essere omogenei per età, ambiente familiare,
profilo etnico, religioso e intellettivo.
I ragazzi non si conoscevano prima dell’esperimento.
Prima fase: i ragazzi erano suddivisi in due gruppi
- Si cercò di creare dei gruppi di persone che non avessero particolari motivi per
essere coesi (quali ad esempio le simpatie personali), l’eventuale unione del gruppo
era così da imputare unicamente alle dinamiche di appartenenza.
- I due gruppi svolgevano attività separate ma finalizzate allo svolgimento di compiti
per cui i ragazzi dovevano interagire in maniera coordinata con i membri del proprio
gruppo (es. raccolta legna).
- I gruppi sviluppavano un sistema di status, si davano delle norme e aumentava la
coesione tra i membri del gruppo.
L’interdipendenza del compito faceva sì che dal punto di vista psicologico si formassero i
gruppi.
Seconda fase: i gruppi venivano messi in diretta competizione (gare sportive)
- Il conflitto portava a espressioni di ostilità tra i due gruppi anche in situazioni non
competitive (es. durante i pasti o durante momenti di svago)
- In linea con quanto previsto dalla teoria la competizione su questioni concrete
generava il conflitto tra i gruppi che poi si generalizzava a tutte le situazioni di
compresenza dei due gruppi
Terza fase: così come il conflitto si crea sulla base di questioni pratiche Sherif riteneva che
si potesse risolvere sempre su basi pratiche
- creare uno scopo sovraordinato che accomuni i due gruppi
I ragazzini sperimentavano l’appartenenza al gruppo (da cui scaturiva il conflitto) sulla
base della percezione di interdipendenza del compito
- Un obiettivo comune, che richiede la collaborazione di entrambi i gruppi, fa sentire i
ragazzi interdipendenti anche con i membri dell’altro gruppo
- Psicologicamente esiste solo più un gruppo à risoluzione del conflitto
Interdipendenza del destino e conflitto
Rabbie e Horwitz (1969) hanno ideato un esperimento per verificare se la semplice
interdipendenza del destino fosse sufficiente a innescare una discriminazione tra
ingroup e outgroup.
Partecipanti: 8 soggetti suddivisi in due gruppi denominati i blu e i verdi
Procedura
1.I partecipanti dovevano svolgere alcune prove individuali, non richiedevano cioè nessuna
collaborazione tra i membri dello stesso gruppo, per cui i soggetti non sperimentavano
interdipendenza del compito.
2. Avveniva la manipolazione sperimentale:
- Gruppo di controllo: non avviene niente.
- Gruppo sperimentale: ai soggetti prima dell’esperimento era stata promessa una
ricompensa (radio portatile), dopo le prove, lo sperimentatore comunicava che per
una carenza di fondi non vi erano sufficienti radio e solo un gruppo avrebbe ricevuto
la ricompensa. La scelta del gruppo premiato era casuale.
3. I soggetti dovevano valutare i membri e il clima dei due gruppi (vero compito
sperimentale)
Risultati
Gruppo di controllo: non vi erano differenze nella valutazione di ingroup e outgroup
Gruppo sperimentale: netta distinzione nella valutazione dei due gruppi. I membri
dell’ingroup erano valutati meglio così come il clima del proprio gruppo.
Interpretazione
- Nella condizione di controllo i soggetti non considerano rilevanti i due gruppi e
valutano quindi un insieme indifferenziato di individui.
- Nella condizione sperimentale la condivisione di un destino comune, vincere la
radiolina oppure non vincerla, fa sì che l’appartenenza ai due gruppi diventi saliente.
La semplice interdipendenza del destino determina l’esistenza psicologica dei due
gruppi e inevitabilmente scatta il meccanismo di discriminazione.
Categorizzazione sociale e rapporti intergruppi
Favoritismo ingroup è una conseguenza dei processi cognitivi di categorizzazione del
mondo sociale
→ la semplice esistenza di due categorie sociali (due gruppi) è sufficiente a innescare la
discriminazione intergruppi
Esperimenti dei gruppi minimi (Tajfel 1970)
- volti a determinare le caratteristiche minimali dei gruppi sociali sufficienti a innescare
la discriminazione.
- I soggetti non interagivano direttamente tra loro, non dovevano svolgere nessun
compito collaborativo e non avevano nessun destino che li legasse gli uni agli altri.
Procedura
1. Ai soggetti venivano mostrate delle riproduzioni di alcuni quadri di due pittori
differenti (Klee e Kandinsky) e veniva chiesto di esprimere la loro preferenza per
uno o per l’altro artista.
2. I partecipanti dovevano premiare, assegnando piccole somme in denaro, altri due
soggetti che essi non vedevano direttamente e dei quali sapevano solamente
che uno aveva preferito i quadri di Klee e l’altro quelli di Kandinsky.
→ Uno appartenente alla stessa categoria della persona che assegnava i premi
(ingroup) e l’altro appartenente all’altra categoria (outgroup)
Il sistema di assegnazione delle somme in denaro si basava su complesse matrici che
vincolavano il premio dato a un soggetto a quello dato all’altro.
→ Per dare un premio più alto a un soggetto si era obbligati a dare meno denaro all’altro e
viceversa
Possibili differenti strategie:
- Massimo profitto per l’Ingroup
- Massima differenza tra Ingroup e Outgroup
Risultati
Nonostante i soggetti non ottenessero nessun beneficio premiando maggiormente il membro
dell’ingroup piuttosto che il membro dell’outgroup, e nonostante la suddivisione in categorie
si basasse su una dimensione priva di valore…
→ le persone preferivano dare dei premi maggiori a chi apparteneva alla loro stessa
categoria (ingroup)
→ potendo scegliere tra differenti strategie (massimo profitto comune, massimo profitto
ingroup, massima differenza) la strategia preferita era quella della massima differenza
Interpretazione
Secondo Tajfel, per un meccanismo automatico legato al processo di categorizzazione,
nelle situazioni in cui si pongono a confronto due categorie le persone tendono
automaticamente a favorire i membri della categoria a cui appartengono.
→ Questa tendenza viene denominata intergroup bias.
A cosa serve l’intergroup bias?
Il conflitto intergruppi può fondarsi su di un guadagno psicologico non concreto: i gruppi
competono anche per il prestigio
L’intergroup bias serve a connotare positivamente la propria identità sociale
Identità personale: parte dell’identità che si fonda su una definizione di sé in termini
puramente individuali (“sono una persona estroversa, testarda, portato per la matematica,
bravo a giocare a pallacanestro…”)
Identità sociale: parte che si fonda sulle appartenenze a gruppi e categorie sociali (“sono
un torinese, membro di Legambiente, studente del SUISM…”)
L’intergroup bias si fonda su tre processi psicologici:
Categorizzazione sociale: permette di costruire una rappresentazione semplificata del
mondo sociale, comporta un’accentuazione delle differenze fra categorie e una riduzione
delle differenze all’interno di ciascuna categoria.
Identificazione sociale: definizione di sé delle persone come membri di un gruppo, se
una appartenenza è importante per la definizione della nostra identità saremo motivati a
specificare la positività e il valore del gruppo, in modo che noi, in quanto membri, possiamo
di riflesso costruire una positiva identità sociale.
Confronto sociale (Festinger, 1954): per poter connotare positivamente il proprio
gruppo abbiamo bisogno di confrontarlo con un gruppo che sia peggiore, la
discriminazione dell’outgroup (intergroup bias) ci serve per poter affermare che il nostro
gruppo è migliore nel confronto e a sviluppare una identità sociale positiva.
Non sempre l’appartenenza a un gruppo risulta particolarmente gratificante ai fini
dell’identità sociale.
Vi sono differenti strategie per preservare comunque una positiva identità sociale.
[Link]à sociale: se è possibile, e non è un fatto socialmente biasimato, gli individui
possono abbandonare il gruppo perdente per cercare di entrare in gruppi più
soddisfacenti dal punto di vista identitario.
[Link] sociale: tentativo di cambiare l’esito del confronto sociale tra il
proprio e gli altri gruppi.
- Cambiando praticamente la realtà sociale.
- In maniera simbolica, spostando i termini del confronto su dimensioni sulle quali il
proprio gruppo possa risultare vincente.
Limiti della teoria dell’identità sociale
La relazione tra identificazione e intergroup bias non è stata verificata in molti casi.
La teoria dell’identità sociale parte dal presupposto che l’identità di un gruppo si fondi
sempre sulla contrapposizione con uno o più altri gruppi ma non è sempre così.
- Gruppi relazionali: i loro appartenenti si definiscono in buona parte differenziandosi
da un outgroup (es. destra/sinistra)
- Gruppi autonomi: i loro membri per definirsi non necessitano di confrontarsi con altri
gruppi differenziandosene (es. studenti universitari)
Vi sono fattori culturali che enfatizzano la competizione tra i gruppi in alcune società
piuttosto che relativizzarla.
- Culture individualiste: enfatizzano l’individuo come attore sociale rilevante e i cui
valori sono principalmente legati alla realizzazione personale.
- Culture collettivistiche: centrare sui gruppi ed esprimono valori relativi al
raggiungimento degli obiettivi comuni.
La teoria della deprivazione relativa
Il confronto con un gruppo esterno ritenuto migliore fa sperimentare una deprivazione
relativa che favorisce il conflitto tra i gruppi.
- La percezione di svantaggio crea insoddisfazione
- Aumento dei pregiudizi verso outgroup
- Impegno in attività di gruppo (es. proteste collettive)
La deprivazione relativa si manifesta in certe condizioni
- L’outgroup deve essere affine all’ingroup e possedere qualche caratteristica che
si desidera (es. ricchezza, alto status)
- Questa caratteristica si ritiene spettante di diritto all’ingroup
- L’assenza della caratteristica viene attribuita a fattori esterni e non a colpe
dell’ingroup
Non tutti i gruppi che sperimentano deprivazione relativa si attivano per ribaltare la posizione
di svantaggio con l’outgroup.
→ necessaria la percezione di autoefficacia collettiva
Categorizzazione, stereotipi e pregiudizi
La teoria della categorizzazione del sé
Dopo la morte di Tajfel (1982), alcuni suoi collaboratori hanno rielaborato la teoria
dell’identità sociale in senso più cognitivo (Turner, Hogg, Oakes, Reicher e Wetherell 1987)
- il comportamento individuale e quello di gruppo non sono frutto di meccanismi di
pensiero differenti ma dipendono dal livello di astrazione a cui categorizziamo
noi stessi e le altre persone
- identità personale e identità sociale non sono due dimensioni distinte ma sono
l’espressione di un sé unico, quello che cambia è appunto il livello di astrazione
con cui definiamo noi stessi
Tre livelli fondamentali di categorizzazione di sé:
1. livello sovraordinato: Sé come essere umano (identità umana)
2. livello intermedio: Sé come membro di un gruppo (identità sociale)
3. livello subordinato: Sé come individuo unico (identità personale)
Al livello intermedio di categorizzazione del sé si mettono in atto i comportamenti descritti da
Tajfel
La categoria, più o meno astratta, che applichiamo a noi stessi e agli altri individui dipende
dalle caratteristiche della situazione in cui ci troviamo.
Modello Accessibilità per Corrispondenza: nelle differenti situazioni gli individui utilizzano
la categoria:
- più facilmente accessibile
- che permette di distinguere meglio possibile i vari attori sociali presenti sulla
scena
Es. categoria sociale “Italiano” quando siamo all’estero.
Effetti della categorizzazione sociale
Omogeneità del gruppo esterno: i membri dell’outgroup vengono considerati molto simili tra
loro.
Es. I cinesi sono tutti uguali
- Ipotesi della familiarità: i membri dell’ingroup ci appaiono più differenziati perché li
conosciamo meglio
- Teoria della categorizzazione del Sé: nelle situazioni in cui c’è un confronto tra
gruppi per effetto della categorizzazione si enfatizza l’omogeneità dei membri dello
stesso gruppo (anche dell’ingroup)
- Favoritismo ingroup: quando è importante l’appartenenza a un gruppo anche i
membri del proprio gruppo (ingroup) vengono considerati omogenei.
Es. Membri della stessa squadra in competizione con un’altra squadra
Gli stereotipi
Uno stereotipo è una struttura cognitiva che contiene la conoscenza, le credenze e le
aspettative a proposito di un gruppo (Hamilton & Trolier, 1986).
- Concetto simile ad atteggiamento
- Schemi di gruppo
- Studiati principalmente quelli negativi
Si formano per esperienza diretta
- Errore fondamentale di attribuzione: si tende a considerare intenzionali i
comportamenti degli altri
- Correlazione illusoria: si associano un gruppo e un comportamento perché salienti
Es. un membro di un gruppo minoritario (saliente) che commette un crimine (saliente) è un
evento che si ricorda e si generalizza
In gran parte gli stereotipi sono frutto di apprendimento sociale
- Famiglia / amici
- Mass Media
Le loro funzioni
- Colmare le lacune delle informazioni
- Semplificare l’elaborazione dell’informazione
- Difendere il sé : gli stereotipi negativi nei confronti degli altri gruppi innalzano la
nostra autostima
- Farsi accettare : l’adesione agli stereotipi diffusi in un gruppo aumenta la probabilità
di essere accettati da parte degli altri membri
- Giustificare le disuguaglianze : stereotipi negativi riguardo i gruppi di basso status
danno una spiegazione per la posizione svantaggiata del gruppo
Es. stereotipi verso meridionali (Italia), neri (USA), settentrionali (UK)
La soppressione degli stereotipi
È possibile controllare gli effetti degli stereotipi ma richiede risorse cognitive.
L’inibizione degli stereotipi può avere un effetto rimbalzo
Esperimento di Macrae, Bodenhausen, Milne e Jetten (1994)
1. Descrivere la giornata tipo di un individuo di cui si mostra una foto (Skinhead)
Gruppo sperimentale → viene esplicitamente chiesto di evitare stereotipi
Gruppo di controllo → liberi, nessuna consegna
2. Aspettare in sala di attesa lo “Skinhead”, su una sedia c’è il suo giubbotto
Risultati
Soggetti del gruppo sperimentale si siedono più lontani dal giubbotto
→ Aumenta l’accessibilità dei pensieri inibiti
Il pregiudizio come caratteristica della personalità
Pregiudizio: atteggiamento negativo indirizzato a un gruppo o categoria sociale
→ Generalmente studiato in relazione ai gruppi etnici
La personalità autoritaria (Adorno et al., 1950)
Inizialmente voleva studiare le ragioni dell’antisemitismo (sponsorizzazione dell’American
Jewish Committee) finì per studiare le ragioni dell’antidemocrazia.
Il pregiudizio fa parte di una più ampia ideologia etnocentrica, a sua volta parte di una più
ampia personalità antidemocratica che si manifesta in:
- Proiezione delle proprie tendenze inconsce
- Stereotipia
- Adesione rigida ai valori della classe media
- Tendenza a ragionare rigidamente in termini di ingroup e outgroup
- Ostilità nei confronti dei gruppi minoritari (basso status)
Origine familiare delle tendenze antidemocratiche (quantità e qualità di affetto ricevuti)
- Genitori punitivi, rigidi, castranti, esageratamente interessati al potere, che
esigono obbedienza assoluta. Padre dominatore, madre restrittiva
- Conflitto caratterizzato da risentimento nei confronti dell’autorità e allo stesso
tempo da un forte bisogno di sottomettersi a tale autorità
La frustrazione che deriva dalla severità educativa conduce l’individuo a cercare uno
sfogo che non potendo indirizzarsi verso l’autorità (i genitori) si indirizza verso chi è
inferiore.
Teoria della personalità dogmatica (Rokeach, 1960)
Le tendenze antidemocratiche sono frutto di uno stile cognitivo “chiuso” detto dogmatismo.
→ Incapacità di tollerare opinioni tra loro incongruenti
Dai fattori individuali a quelli socioculturali
Gli approcci in termini di personalità non spiegano la prevalenza del pregiudizio in
determinati contesti storici e culturali.
Autoritarismo di destra (Altemeyer, 1981,1988)
Distinzione tra autoritarismo di destra e di sinistra
Il riferimento teorico è la teoria dell’apprendimento sociale
L’autoritarismo di destra è composto da tre gruppi di atteggiamenti:
- Sottomissione autoritaria (origine infantile)
- Convenzionalismo (origine infantile)
- Aggressività autoritaria (origine adolescenziale)
La Teoria della Dominanza Sociale (Sidanius & Pratto, 1999)
Tutte le società umane tendono a strutturarsi in gerarchie di gruppi di differente potere.
Questa stratificazione sociale è funzionale per garantire l’ordine sociale
ðpiù o meno accettata da tutti gli individui, sia appartenenti ai gruppi dominanti che ai gruppi
dominati.
Le basi di differenziazione più diffuse, nelle varie epoche storiche e nelle differenti parti del
mondo, sono il genere e le classi di età
Le società cercano di ridurre il conflitto tra gruppi creando consenso su particolari ideologie,
definite miti di legittimazione gerarchica, che sostengono la superiorità di un gruppo sugli
altri
→ pregiudizio etnico, nazionalismo, elitarismo culturale, meritocrazia…
I miti di legittimazione accrescono o mantengono il livello di ineguaglianza sociale
Altre ideologie rimandano a valori che fanno riferimento all’uguaglianza e all’inclusione
sociale e svolgono la funzione di attenuare le differenze gerarchiche
Es. noblesse oblige ð chi possiede più risorse deve condividerle con chi ne possiede di
meno
A livello individuale vi sono differenze nel grado di accettazione delle gerarchie sociali
→ Orientamento alla Dominanza Sociale (SDO)
SDO = orientamento generale verso le relazioni intergruppo, che indica se un soggetto
preferisce che queste siano di carattere egualitario (bassa SDO) o di tipo gerarchico (alta
SDO)
Si sviluppa nel corso dell’adolescenza e viene fatto risalire sia a tratti di personalità sia a
fattori relativi alla socializzazione
Le persone con alta SDO sono tendenzialmente più disponibili ad accettare soluzioni
politiche di tipo autoritario.
Le teorie bifattoriali
Norme sociali rendono non socialmente desiderabile il pregiudizio per cui molte teorie
postulano l’esistenza di due forme di pregiudizio.
- Pregiudizio manifesto : classiche espressioni di pregiudizio, oggi meno diffuso che in
passato
- Pregiudizio latente : distanziamento dell’outgroup in una forma socialmente
accettabile
❖ Esaltando il primato della propria cultura
❖ Rimarcando (esagerando) le differenze culturali tra ingroup e outgroup
Il Justification-Suppression Model (Crandall & Heshleman, 2003)
→ L’espressione del pregiudizio è determinata dall’interazione tra pregiudizio genuino, fattori
di soppressione e fattori di giustificazione
Pregiudizio genuino ⇒ origina dall’apprendimento sociale e dalle svalutazione dell’outgroup
Fattori di soppressione ⇒ motivano a ridurre l’espressione del pregiudizio, es. norme sociali
egualitarie
Fattori di giustificazione ⇒ ideologie quali Autoritarismo, SDO, Credenza nel mondo giusto
L’aggressività
In psicologia l’aggressività è stata definita come:
[Link] istinto
[Link] reazione emotiva a eventi frustranti
[Link] comportamento appreso
Secondo le teorie istintuali l’aggressività ha una funzione adattiva (evolutiva) funzionale per
la sopravvivenza e la riproduzione della specie.
- Lotta per il cibo
- Allontanamento degli avversari
- Competizione sessuale
Teoria della frustrazione-aggressività (Dollard et al., 1939)
- si ispira alla teoria di Freud che definisce l’aggressività come reazione alla
frustrazione
- Importanza degli antecedenti dell’aggressività, reazione a stimolo e frutto di
apprendimento
La teoria della frustrazione-aggressività è criticata per due motivi:
❖ Non tutti i comportamenti aggressivi derivano da frustrazione
❖ Non sempre la frustrazione determina aggressività
Importanza dell’interpretazione dell’evento
1. Attribuzione di intenzionalità a qualcuno genere reazione aggressiva
2. Alte aspettative generano reazioni più aggressive al fallimento
3. Fonte di frustrazione minacciosa genera meno aggressività
Modello cognitivo-neoassociazionista (Berkowitz, 1982)
Sostituzione della frustrazione con esperienze negative in genere (frustrazione, eventi
stressanti, condizioni fastidiose quali temperatura, odori …)
Le associazioni automatiche all’evento negativo possono generare due reazioni emotive
differenti
a. Rabbia
b. Paura
Fattori situazioni influenzano le associazioni automatiche → Effetto pistola
Il trasferimento dell’eccitazione (Zillmann, 1979)
L’eccitazione emotiva non aggressiva dovuta a uno stimolo può essere trasferita a seguito di
una nuova interpretazione cognitiva e innescare una reazione aggressiva.
Esperimento con soggetti maschi.
1.I soggetti erano provocati da un collaboratore
2.I soggetti vedevano un filmato
- Contenuto neutrale (bassa attivazione fisiologica)
- Contenuto aggressivo (media attivazione fisiologica)
- Contenuto erotico (alta attivazione fisiologica)
3.I soggetti venivano messi nuovamente a contatto con il provocatore
I soggetti che avevano visto il filmato erotico avevano delle reazioni aggressive maggiori di
quelli che avevano visto quello aggressivo. → Trasferimento dell’eccitazione
La teoria dell’apprendimento sociale considera l’aggressività un comportamento appreso
tramite l’osservazione di modelli.
Esperimento di Bandura, Ross e Ross (1963)
Tre condizioni:
[Link] osservavano un adulto che aggrediva una bambola
[Link] osservavano un adulto che aggrediva una bambola e dopo riceveva una
punizione per il suo comportamento
[Link] osservavano un adulto che svolgeva comportamenti non aggressivi
Successivamente i bambini venivano lasciati giocare con la bambola.
Risultati
Condizione 1: bambini aggrediscono la bambola → apprendimento dell’aggressività
Condizione 2 e 3: i bambini non aggrediscono la bambola
Nella condizione 2 se ai bambini veniva offerta una ricompensa allora mettevano in atto il
comportamento aggressivo.
→ Il comportamento era appreso ma inibito dalla punizione ricevuta dal modello.
I contenuti violenti rendono le persone più aggressive?
Esiste una vasta letteratura sugli effetti di TV, Cinema e Videogiochi violenti.
Molte ricerche hanno riscontrato una relazione tra vedere contenuti violenti e l’aggressività
ðDirezione della relazione non chiara (vedere la violenza rende aggressivi o le persone
aggressive preferiscono i contenuti violenti?)
Alcune ricerche hanno messo in relazione la visione di contenuti violenti con la paura, che
non necessariamente aumenta l’aggressività
Un eccesso di contenuti violenti può generare assuefazione ð Desensibilizzazione
ðL’esposizione ripetuta riduce le emozioni negative associate e aumenta la tolleranza verso
la violenza
Il comportamento prosociale
Fattori che influenzano la propensione ad aiutare gli altri
Perché alle volte le persone sono più propense ad aiutare il prossimo quando sono da soli
piuttosto che quando si trovano in mezzo ad altra gente?
Fatto di cronaca: omicidio di Kitty Genovese (1964)
- Aggressione avvenuta in pubblico
- 38 testimoni e nessuno che sia intervenuto
Spiegazione iniziale di vari analisti: anomia della vita moderna che provoca indifferenza
verso il prossimo
- spiegazione tautologica
- è riduttivo ricondurre a spiegazioni in termini di personalità il comportamento di tante
persone
Il modello stadiale di Latanè e Darley
Accorgersi della situazione di possibile emergenza
Consuetudini implicite regolano le interazioni sociali
→ Tra sconosciuti si devono rispettare distanze interpersonali ed evitare gli sguardi
Es. ascensore
Esperimento di Latané e Darley
Ipotesi: la presenza di altre persone intorno a noi può inibire l’ispezione dell’ambiente e
ritardare la consapevolezza che accada qualche cosa
Procedura: studenti convocati a compilare un questionario, due condizioni
1. da soli in una stanza
2. insieme ad altre due persone
A un certo punto inizia a uscire del fumo da una piccola feritoia
Risultati
[Link] da soli: il 63% dei soggetti si accorsero del fumo entro 5 secondi
[Link] in compagnia: solo il 26% se ne accorse entro 5 sec. e solo 50% entro 20
Interpretazione
Il semplice trovarsi in compagnia di altre persone può inibire i processi di ispezione
dell’ambiente che portano a rilevare situazioni di pericolo
Dopo essersi accorti che sta succedendo qualcosa di anomalo lo si deve interpretare come
situazione di pericolo o meno
→ Sta uscendo del fumo… devo preoccuparmi?
Il 75% dei soggetti da soli facevano qualcosa (interrompere la compilazione e uscire a
chiamare qualcuno) contro solo il 38% di quelli in compagnia
Perché?
Per comprendere e giudicare quanto accade ci basiamo sulle informazioni che percepiamo
direttamente ma anche su ciò che vediamo fare dagli altri presenti (esperimento di Asch su
influenza maggioritaria)
→ Influenza informativa (Deutsch e Gerard, 1955)
Se le altre persone presenti non si allarmano questo può influenzare la nostra
interpretazioni di una situazione di potenziale pericolo
Immaginiamo che tutte le persone presenti stiano osservando il comportamento altrui per
interpretare la situazione senza fare niente
→ Si sottovaluta la pericolosità di una situazione
Questo fenomeno viene definito da Latané e Darley: Ignoranza collettiva (pluralistica)
L’assunzione di responsabilità
Dopo aver riconosciuto che sta avvenendo qualche cosa e averla interpretata come una
situazione che richiede un intervento le persone si possono chiedere:
→ Tocca proprio a me intervenire?
Se siamo soli la risposta è inevitabilmente “Si”
Se siamo in presenza di altre persone cosa succede?
Esperimento di Latané e Darley (1968) che proponeva una situazione per molti versi simile
a quella di Kitty Genovese.
Procedura
I soggetti partecipavano a una discussione sulle proprie esperienze di vivere in città
ma con la scusa della salvaguardia dell’anonimato ciascuno era sistemato in una
cabina dalla quale non vedeva gli altri e si parlava tramite interfono.
Il soggetto ingenuo era sempre solo uno e gli altri soggetti in realtà non c’erano.
Tre condizioni sperimentali:
[Link] soggetto ingenuo credeva che vi fosse una sola altra persona
[Link] soggetto ingenuo credeva che vi fossero altre due persone
[Link] soggetto ingenuo credeva che vi fossero cinque persone
Il primo soggetto che iniziava a parlare dopo un po’ simulava una crisi epilettica
→ Cosa faceva il soggetto ingenuo?
Risultati
Condizione 1 → 85% dei soggetti intervenivano (uscita dalla cabina per prestare aiuto)
Condizione 2 → 62% dei soggetti intervenivano
Condizione 3 → 31% dei soggetti intervenivano
Interpretazione
Maggiore il numero delle persone presenti e meno ci si sente responsabili di dover
intervenire
→ Diffusione di Responsabilità
È come se la responsabilità fosse una quantità finita e più si è più ce la si divide
Effetto combinato di ignoranza pluralistica e diffusione di responsabilità fanno sì che spesso
la presenza di più persone abbassi la probabilità di intervento
Altre variabili entrano in gioco:
- attrattività della vittima
- somiglianza con la vittima
- che le persone che assistono si conoscano tra di loro
- pericolosità o desiderabilità sociale dell’intervento
La parabola dei 38 testimoni
La storia di Kitty Genovese è stata riportata da tantissimi manuali di Psicologia Sociale
è in parte falsa
È stata resa famosa da un articolo di prima pagina del New York Times pubblicato 2
settimane (!?!) dopo il fatto
Una ricostruzione recente basata sugli atti del processo smentisce alcuni elementi chiave
della storia (Manning, Levine, & Collins, 2007)
- I testimoni furono molti meno di 38
- La polizia fu chiamata
- Le 2 aggressioni si svolsero in posti differenti che non potevano essere osservati
dalle stesse persone
La storia dei 38 testimoni ci dice più sull’immaginario collettivo che su cosa è accaduto
veramente
- La parabola del cattivo Samaritano
Norme sociali a altruismo
Esistono varie norme sociali che spingono gli individui verso l’altruismo
Norma di reciprocità: si devono restituire i favori ricevuto
→ Maggiore effetto quando ci aspettiamo di incontrare la persona che chiede aiuto in futuro
Norma dell’equità: è giusto dare quanto si riceve
→ Chi si sente ricompensato dalla vita è motivato ad aiutare gli altri
Credenza nel mondo giusto
→ Il mondo premia le persone buone quindi l’altruismo fa sentire buoni e degni della buona
sorte
Allo stesso tempo si giudicano le persone sfortunate come colpevoli della loro condizione
Emozioni e altruismo
Modello empatia-altruismo (Batson, 1991)
Assistere alle sofferenze di qualcuno può suscitare due differenti risposte emotive
- Dispiacere egoistico : siamo motivati all’altruismo per ridurre il proprio stress
- Empatia : motivazione all’altruismo per alleviare la sofferenza altrui
La motivazione data dal dispiacere egoistico non porta all’altruismo se vi è una facile via di
fuga o delle motivazioni per giustificare la mancanza di aiuto.
1. Secondo il modello dell’uomo come economizzatore di risorse cognitive:
L’individuo fa ricorso a delle euristiche che consentono di risparmiare tempo e sforzi.
2. Come si comportavano i partecipanti del’esperimento dei gruppi minimi di Tajfel?
Perseguivano la massima differenza tra ingroup o outgroup.
3. Quale delle seguenti condizioni facilità l’influenza sociale minoritaria?
La coerenza della minoranza.
4. Nell’esperimento in cui Sherif faceva valutare l’effetto autocinetico (1935) cosa succedeva
quando la valutazione in gruppo seguiva quella individuale:
I soggetti tendevano a far convergere le valutazioni individuali verso un valore intermedio.
5. Cosa caratterizza le persone con alto pregiudizio secondo Rokeach?
Una struttura cognitiva rigida che non consente di tollerare opinioni tra loro incongruenti.
6. L’atteggiamento può essere definito come:
Un orientamento del soggetto nei confronti di un soggetto secondo l’asse piacere/dispiacere
7. All’interno dell’approccio della Social Condition, Markus (1977) ipotizza che:
Il concetto di sè è costituito de un insieme di schemi di sè positivi e negativi.
8. Secondo la teoria dell’azione ragionata il predittore più prossimo del comportamento è:
L’intenzione comportamentale.
9. Deumanizzare vuol dire:
Categorizzare l’altro al di fuori della sfera umana.
10. Secondo il modello di Latanè e Darley (1970), la presenza di più testimoni a un evento:
Porta alla diffusione di responsabilità
11. Che cosa si intende per desiderabilità sociale?
Il grado in cui un comportamento è valutato positivamente in una comunità.
12. Con la nozione Sé rispecchiato, Cooley ha messo in evidenza che:
Il concetto del proprio Sè è riflesso delle idee relative alla propria persona che attribuiamo
agli altri.
13. Secondo Bandura:
I comportamenti aggressivi sono appresi per imitazione.
14. La dissonanza post decisionale porta a:
Rivedere la scelta fatta. (?)
15. La credenza in un mondo giusto può essere definita come:
la convinzione che ognuno ha ciò che merita.
Domande aperte:
Attribuzione causale: heider apre gli studi per la attribuzione causare, che è quel processo
che si mette in atto per spiegare eventi eal fine di Comprenderli e prevederli per mettere in
atto il comportamento che riteniamo più appropriato e più coerente con la visione che
abbiamo di noi stessi
Per heider le persone sono motivate ad avere due bisogni primati, essere coerenti e avere
una visione coerente col mondo e avere dominio sull'ambiente
L'autoefficacia:
È la convinzione di un individuo a poter svolgere in modo positivo un compito aumentando di
conseguenza anche l'impegno
Frutto di apprendimento continuo senza mai fine e tramite esperienza diretta, vicaria,
persuasione verbale e reazioni emotive
Può venire influenzata dal mondo sociale tramite rimandi positivi (virtuosi) e rimandi negativi
(viziosi)
Domande pt.2
1. Tra i processi di attribuzione causale, in cosa consiste la discrepanza attore osservatore?
Tendenza ad attribuire le cause del proprio comportamento a fattori situazionali e quelle del
comportamento altrui a fattori disposizionali.
2. Con la nozione Sé rispecchiato, Cooley ha messo in evidenza che:
Il concetto del proprio Sè è riflesso delle idee relative alla propria persona che attribuiamo
agli altri.
3. Quale delle seguenti non è una strategia di autoinganno?
Tendere a percepire l’associazione tra due stimoli insoliti che in realtà non sono connessi.
4. Tra gli indici periferici cui le persone fanno appello secondo il modello della probabilità
dell’elaborazione ci sono:
La qualità e la lunghezza delle argomentazioni.
5. Quando un individuo vive una situazione di dissonanza cognitiva:
Tende a modificare i propri atteggiamenti.
6. Quale delle seguenti non è una funzione degli atteggiamenti?
Funzione motivazionale
7. la conversione è l’effetto tipico di quale tipo di influenza?
Influenza minoritaria.
8. Cos’è l'influenza sociale normativa?
Il bisogno di essere graditi e accettati dagli altri che spinge a conformare opinioni e
comportamenti al modo di agire delle persone che stanno attorno a noi.
9. A cosa serve la categorizzazione sociale:
Serve a ridurre la complessità del mondo sociale.
10. Quale dei seguenti tre meccanismi non è alla base della formazione degli stereotipi?
L’errore fondamentale di attribuzione.
11. Cosa sostengono le teorie bifattoriali del pregiudizio?
Che il pregiudizio manifesto è influenzato dalle norme sociali e non sempre corrisponde a
quello latente.
12. Cosa sono i fattori di soppressione secondo il Justification-suppression model?
Motivazioni a ridurre l’espressione o la consapevolezza del pregiudizio.
13. Come è stato risolto il conflitto tra gruppi nell’esperimento di Robbers Cave condotto da
Sherif?
Tramite le creazioni di obiettivi sovraordinati.
14. Come si comportavano i partecipanti dell'esperimento dei gruppi minimi di Tajfel?
Perseguivano la massima differenza tra ingroup e outgroup.
15. Cosa sostiene la teoria del Trasferimento dell’eccitazione?
L’eccitazione emotiva può essere trasferita tramite una nuova interpretazione cognitiva e
innescare una reazione aggressiva.
16. Che cosa sostiene il modello di uomo del “tattico motivato”?
In base alle situazioni che gli si presentano, l’uomo è in grado attuare delle strategia
cognitiva quindi di pensare e agire velocemente, grazie soprattutto a due fattori che lavorano
in interazione per orientare l’attività umana, la motivazione e la cognizione.
Anche la motivazione determina la scelta di un azione ragionata
→ modello MODE (Motivation and Opportunity as Determinants)
Modello MODE → Tattico motivato
17. Che cosa sostiene il modello stadiale di Latanè e Darley relativo ai comportamenti
altruistici?
Il semplice trovarsi in compagnia di altre persone può inibire i processi di ispezione
dell’ambiente che portano a rilevare situazioni di pericolo
Se le altre persone presenti non si allarmano questo può influenzare la nostra interpretazioni
di una situazione di potenziale pericolo
Immaginiamo che tutte le persone presenti stiano osservando il comportamento altrui per
interpretare la situazione senza fare niente
→ Si sottovaluta la pericolosità di una situazione
Questo fenomeno viene definito da Latané e Darley: Ignoranza collettiva (pluralistica)