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Filosofia 02

Il documento analizza il pensiero di Cartesio e Pascal, evidenziando il razionalismo di Cartesio e la sua concezione del dubbio metodico come strumento per raggiungere la verità. Cartesio introduce il concetto di 'Cogito ergo sum' per affermare l'esistenza attraverso il pensiero, mentre Pascal esplora l'esistenza umana e la necessità di dare un senso alla propria vita, distinguendo tra spirito di geometria e spirito di finezza. Entrambi i filosofi pongono l'accento sulla soggettività e sull'importanza della conoscenza di sé per comprendere il mondo.

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Filosofia 02

Il documento analizza il pensiero di Cartesio e Pascal, evidenziando il razionalismo di Cartesio e la sua concezione del dubbio metodico come strumento per raggiungere la verità. Cartesio introduce il concetto di 'Cogito ergo sum' per affermare l'esistenza attraverso il pensiero, mentre Pascal esplora l'esistenza umana e la necessità di dare un senso alla propria vita, distinguendo tra spirito di geometria e spirito di finezza. Entrambi i filosofi pongono l'accento sulla soggettività e sull'importanza della conoscenza di sé per comprendere il mondo.

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FILOSOFIA

CARTESIO
INTRODUZIONE
Cartesio è anche definito il padre del razionalismo moderno. Si forma al collegio di La
Flèche, viene riconosciuto un bimbo prodigio prima ancora di diventare qualcuno. Arriva
ad un punto della sua vita in cui ha la sensazione di sapere tutto di ogni campo del
sapere meno che dell’essere umano e delle sue emozioni. Capisce che prima ancora di
conoscere tutto lo scibile bisogna prima conoscere se stesso, perché solo così posso
comprendere meglio tutto lo scibile. Conoscermi mi permette di avere autocontrollo e
autostima, una conoscenza che non necessariamente deve avvenire nel minor tempo
possibile ma che abbia basi solide per effetti a lungo termine. Secondo lui, solo la mente
umana è essenziale nella realizzazione di questo obbiettivo. Con questo vuole dirci di
puntare su di noi. Dice che se ti conosci e curi le tue potenzialità sei capace di
“masticare” le nuove conoscenze con una consapevolezza diversa.
ESEMPIO - Non mi serve conoscermi subito, posso farlo in più tempo ma devo farlo al
meglio.

Sulla base di queste consapevolezze medita una delle sue massime:


“Io sono tutto…” → perché ho conosciuto tutto di tutto
“…ma non sono niente” → perché non ho conosciuto niente di me.
Con Cartesio il cuore dell’oggettività della conoscenza sta nella soggettività. Il
soggetto riconosce l’oggettività delle situazioni, porta dentro le informazioni ed elabora
una nuova conoscenza.

IL DUBBIO
Crede nell’innatismo delle idee come mezzo per comprendere qualcosa di nuovo. Come
“movimento” e “quiete” sono entrambi dei concetti innati, con questi concetti innati io
sono capace di distinguere quel che si muove e quel che sta fermo. Al contrario la Chiesa
dice di credere in Dio e nella sua esistenza ma in maniera dogmatica, mentre Cartesio
arriverà a conoscere Dio ma tramite il dubbio.

Prefissando il concetto di idee


chiare → in quanto devono essere “alla luce dei fatti” e visibili a tutti
distinte → devono essere staccate da altri pregiudizi (idola)
Per avere la certezza bisogna dubitare, ma non è il dubbio scettico ma un dubbio
metodico che mi porti ad una verità. Questo demolisce il concetto di “credere per fede”.
Se non dubito, guardo la realtà con un filtro e non potrò mai conoscere o accettare
qualcosa di nuovo.

Per farci capire meglio questo concetto, lo semplifica con un esempio:


L’uomo mentre sogna e questo sogno risulta così vivido che fatica a scinderlo dalla realtà.
Essendo vulnerabili in quanto esseri umani, ci spiega, abbiamo la necessità di dover
dubitare di ogni cosa.
Questo dubbio deve costruire una certezza trattenendo dallo scibile il buono,
demolendo la zavorra.

Questo “edificio del sapere” deve essere costruito al meglio. Il dubbio affiancato
all’analisi permette di valutare su quali muri abbattere e fare la scelta giusta. In altre
parole, il dubbio e l’analisi ci permettono di costruire certezze solide che costruiranno
questo edificio del sapere, ovvero la nostra conoscenza.

IL DUBBIO IPERBOLICO
Se il dubbio deve essere metodico, c’è un altro tipo di dubbio da evitare: quello
iperbolico. Questo è nocivo in quanto mette in dubbio l’indubitabile. Se un prof premia
chi partecipa allora si pensa che faccia preferenze. Questo è dubbio iperbolico perché
non si limita a mettere in discussione ciò che è realmente problematico o da verificare,
ma estende il sospetto anche a ciò che è ragionevole e fondato. Il dubbio iperbolico
nasce quando si assume che dietro ogni scelta vi sia necessariamente un secondo fine
nascosto, ignorando spiegazioni semplici e verificabili. Nel caso del professore, il fatto di
premiare la partecipazione rientra in un criterio dichiarato e legittimo; dubitare
automaticamente significa mettere in questione un principio chiaro senza prove,
trasformando il dubbio da strumento critico in atteggiamento distruttivo. Così il dubbio
iperbolico non chiarisce la realtà, ma la distorce, generando sfiducia ingiustificata e
paralizzando il giudizio razionale.

LA RAGIONE PER CARTESIO


Secondo Cartesio il problema non è l’intelligenza stessa in quanto tutti la possediamo ma
diverso è l’uso che se ne fa.
Ci mette davanti uno scenario molto semplice:
Ci sono due persone, uno assorbisce passivamente e l’altro razionalmente. Entrambi
sono dotati di intelligenza ma ognuno la usa diversamente. Il contributo di Cartesio è
l’introduzione dell’Io, cioè il soggetto come sede della verità.

IL METODO SCIENTIFICO
A differenza del metodo introdotto da Bacone, in cui si partiva dalla realtà, qui si parte
dall’individuo. A tale proposito scrive un testo “Regolae ad directionem ingenium”
ancora prima del suo celebre “Discorso sul metodo”. Con questo testo vuole dare delle
indicazioni precise con cui guidare l’ingegno alla scoperta della verità. Queste indicazioni
sono conosciute come regole della morale provvisoria:
Le idee devono essere chiare e distinte → OBIETTIVO
• Se le idee non sono chiare e distinte si passa in analisi → scindere un grande
problema in tanti piccoli problemi;
• Dopo l’analisi bisogna fare sintesi dei concetti analizzati → ricomporre i piccoli
pezzi per raggiungere la verità;
• Infine bisogna compiere l’enumerazione dei passaggi per non perdere alcun
pezzo.
IL COGITO
Ora l’autocoscienza di Campanella diventa “Cogito ergo sum” e quando scrive un libro
sulla morale, emerge questa che è tra le sue massime più celebri.
“Cogito ergo sum” → “Penso dunque sono”
Con questo si capisce che il pensiero attesta l’esistenza. Devo essere sempre presente
a me stesso, sostenendo noi in quanto esseri razionali. Vuole insegnarci che se siamo
presenti a noi stessi siamo in grado di amarci.

Con l’affermazione di questo concetto si chiude quella che era stata chiamata pars
destruens del metodo cartesiano, su questa si potrà trovare la base della nuova parte
costruttiva e realizzarsi la creazione di un nuovo sapere.

In realtà secondo Cartesio l’analisi approfondita nel cogito stesso, implica alcune verità
oltre all’esistenza. Proprio perché il cogito mi dà la certezza di essere una sostanza
pensante – res cogitans – per questo secondo Cartesio non basta dire “io penso” ma più
precisamente, bisogna dire “io sono pensiero”.

Con il cogito, oltre all’esistere e all’essere una sostanza pensante, mi viene dato un’altra
certezza: quella di avere delle idee e di averle esattamente come mi si presentano. Ma
l’idea non è come quella platonica, cioè un’essenza incorporea innata, per Cartesio è un
qualsiasi contenuto della mente. In poche parole, con il cogito sono certo di avere delle
idee nel mio intelletto anche se non so ancora se esse corrispondono effettivamente a
degli oggetti della realtà.
ESEMPIO - Ad esempio, quando alle medie abbiamo l’idea che i professori delle
superiori siano menefreghisti e non si interessino agli studenti. Di questa idea posso
essere certo, perché è presente nella mia mente in quanto pensiero. Tuttavia, devo
ancora dubitare che essa corrisponda realmente ai professori delle superiori, poiché il
cogito garantisce solo l’esistenza dell’idea, non la sua verità oggettiva.
A tale proposito Cartesio classifica tre tipi di idee basandosi sulla loro origine:

• innate → Dio non mi da prova ma esiste e su questa certezza costruisco una


conoscenza
• avventizie → sono quelle che sembrano provenire dall’esperienza sensibile,
cioè dai sensi.
ESEMPIO - Quando avverto la vibrazione del telefono, ho immediatamente l’idea
che qualcuno mi abbia scritto. Questa idea sembra provenire dai sensi, dal tatto.
Secondo Cartesio, io sono certo di avere nella mia mente l’idea della vibrazione,
perché sto effettivamente pensando a essa. Tuttavia, non sono ancora certo che la
vibrazione corrisponda realmente a un messaggio ricevuto o che il telefono abbia
vibrato davvero, poiché potrebbe trattarsi solo di una sensazione. Dunque, l’idea
esiste con certezza nella mia mente, mentre la realtà esterna rimane ancora
dubbia.

• fittizie → le produciamo noi associandole ad altre che già possediamo, creando


un qualcosa di reale. Tipo le sirene, le fate o qualsiasi altro tipo di animale
fantastico.
Aveva molte idee in concomitanza con Campanella solo che quando quest’ultimo era in
prigione, Cartesio esponeva le sue teorie, e per questo le idee di Campanella risultavano
datate.

LA MORALE PROVVISORIA
Mentre Cartesio si ritrova a dubitare di tutto, si rende conto che se ci fermiamo a dubitare
di tutto nel frattempo non andiamo avanti con la nostra vita. Per questo arriva il concetto
di morale provvisoria, ovvero una serie di linee guida che ci devono aiutare nella vita
reale. È molto efficace perché non va a distruggere totalmente la conoscenza, ma pone
delle fondamenta su cui costruire altri pensieri. È un po’ come se costruisse una casa
pezzo per pezzo: non demolisce tutto insieme, demolisce e butta le basi in diversi punti
continuando pur a dormire nello stesso edificio. Perché effettivamente se noi demoliamo
tutti insieme, annulliamo il nostro pensiero ed è una cosa impossibile.

Anche in questo caso ci dà delle regole ma bisogna vederle come una direzione e non
come obblighi occlusivi.
• La morale è tale solo se provvisoria → Non a tutti posso riservare lo stesso
trattamento;
• Rispettare le regole dello Stato dove vai → Non posso pretendere di comandare
in uno stato dove sono ospite, perché non lo conosco;
• Se non puoi cambiare il mondo, piuttosto cambia te stesso → Se un amico mi
opprime e dopo averglielo detto più volt continua imperterrito piuttosto cambio io,
e quindi prendo le distanze passando dall’essere uno stupido ad uno che ha
rispetto di se. Sono cambiato io come posizione ma non come identità.
Quindi nel pensiero seguiamo le regole del dubbio e continuiamo a dubitare, nella vita
reale è preferibile eseguire queste regole della morale provvisoria

LE PROVE SULL’ESISTENZA DI DIO


Da 3 prove dell’esistenza di Dio e su come dubitare di lui possa diventare la strada per
conoscerlo. Un esempio è la Prima Ontologia di San Guglielmo d’Aosta, in cui questo
intrude l’idea dell’Universo come garante di Dio. S’introduce anche l’idea declinata nelle
sue diverse forme.

PASCAL
INTRODUZIONE
Sicuramente la prima cosa da dire su Pascal è che è un filosofo esistenzialista, una vera
e propria voce fuori dal coro perché i filosofi di questo periodo sono contro il principio di
autorità della chiesa ma da un punto di vista scientifico, che ci aveva insegnato che tutto
si basa sull'esperienza.

È dotato di un'intelligenza particolare e precocemente dedito agli studi di matematica,


tanto da essere considerato un bimbo prodigio.
Si ritira nel monastero di Port-Royal, dove avviene la sua conversione, ed è qui che
compone le Lettere provinciali e l’altra opera Pensieri, qua dentro si trova tutta la sua
filosofia.

LA CORNICE DEL PENSIERO DI PASCAL


Lui ritiene che l’essere umano è infelice perché insegna quel che non è. Tradotto significa
che: l’essere umano vive nella contraddizione.

Perché la situazione esistenziale dell’essere umano è simile a quella di un re caduto, la


cui grandezza è stata deturpata dal peccato originale, e quindi il ricordo di questa
potenza che ormai è andata persa non viene cancellato ma va a rendere la miseria più
drammatica e dolorosa.

È riconducibile al peccato originale perché Dio non ha limitato la conoscenza di Adamo,


ma solo alla conoscenza del male. Quando Adamo disobbedì, si rese conto di essere
nudo, e si copre con una foglia.

La cornice del suo pensiero si basa sul fatto che l’uomo è convinto di poter fare sempre
di più, Cusano l’aveva chiamata adotta ignoranza, lui lo fa definendo l’uomo un re
decaduto perché conosceva il bene, ma l’ha volutamente perso.

GLI SPIRITI
Nelle varie analisi che fa Pascal distingue due modi diversi di ragionare e li chiama spirito
di geometria e spirito di finezza. Che non sono in opposizione totale ma idealmente una
mente completa l’possiede entrambi.

SPIRITO DI GEOMETRIA
È il modo di pensare razionale, analitico e dimostrativo. Caratterizzato dal partire da
principi chiari e definiti per procedere con passaggi logici e rigorosi. Usando
dimostrazioni, definizioni, deduzioni. È molto potente, ma anche molto limitato perché
funziona solo quando i principi di partenza sono chiari e condivisi.

SPIRITO DI FINEZZA
È il modo di pensare intuitivo, sensibile, immediato. Caratterizzato dal cogliere le
sfumature e le relazioni complesse, non procede per dimostrazioni formali ma si basa
sull’intuizione, sull’esperienza e la sensibilità. Molto tipico della psicologia, della morale e
delle relazioni umane. È indispensabile per comprendere la vita umana ma è molto difficile
da spiegare in modo rigoroso.

Pascal fa questa distinzione perché critica l’idea che la ragione matematica basti per
capire tutto. Secondo lui la scienza usa soprattutto lo spirito di geometria mentre la fede
quello di finezza. E ridurre tutto alla logica la matematica è un errore.

A tale proposito lui medita un’idea che diventata celebre.


Il cuore le sue ragioni che la ragione non conosce
Quel che vuole dirci è che le capacità conoscitive del cervello non saranno mai come
quelle del cuore che vanno oltre.

L’ESISTENZIALISMO
A 17 anni pubblica il Trattato sulle sezioni coniche e a 18 crea la calcolatrice. Mentre
verso i 22 anni intensifica un interesse verso la religione e le sue tematiche principali.
Arrivata ai trent'anni si rende conto che c'è una cosa non riconducibile alla scienza:
l'esistenza umana.
Questa può essere analizzata dal punto di vista dell’esistenza. Davanti alla domanda
“qual è il senso della mia esistenza” è da qui che Pascal medita il pensiero che dare un
senso alla propria esistenza e l’unica cosa che permette di scoprire nuovi aspetti della
vita.
Siamo noi a dover dare un senso alla nostra esistenza perché nessun altro può farlo,
tantomeno possiamo aspettarci una cosa simile. Se pensiamo a cosa dovremmo essere,
in bilico tra ciò che eravamo e ciò che saremo, qui scatta la crisi esistenziale.

LA MISERIA
In questi casi per l’uomo è più semplice scappare dal mettersi in discussione, proprio
perché l’uomo è sospeso tra il nulla e l’infinito, questa condizione Pascal la definisce:
miseria. Che è una condizione esclusiva degli esseri umani che non si riduce solamente
ad una situazione di limitatezza o debolezza ma include anche la consapevolezza di
essere esseri miserabili.
Si tratta dello stato di Adamo e dei suoi discendenti dopo la caduta causata dal peccato
originale.

IL GIUNCO
Sempre per contestualizzare questo discorso sulla precarietà della condizione umana
Pascal si affianca all’immagine di un giunco pensante, è così che ci definisce. Noi esseri
umani siamo dei giunchi, cioè delle creature deboli, che possiamo essere distrutti dalle
tempeste della vita, come se fossimo niente in confronto alla potenza dell’universo.

Ma è proprio in questo caso che entra in gioco la grandezza dell’essere umano, perché
definire una canna pensante, vuole darci l’insegnamento che: l’universo può
schiacciarci, cioè i problemi sono inevitabili, ma la forza dell’essere umano sta nella
sua consapevolezza nella sua ragione.

LA CONCLUSIONE
Quindi possiamo arrivare alla conclusione che miseria e grandezza è come se si
parlassero. Proprio per questo se la prende con gli scettici che evidenziavano la
debolezza dell’essere umano, ma anche con i dogmatici che esaltavano una grande
grandezza dell’essere umano.

Quello che vuole far capire Pascal e che l’essere umano non è o l’uno o l’altro, è un
insieme di miseria e di grandezza.
IL DIVERTISSEMENT
In sostanza l’uomo quando si trova in questa situazione di miseria cerca di scappare
lontano dai problemi perché mettersi in discussione per l’uomo alle volte significa
guardare in faccia la realtà, il che alle volte è difficile. Questa situazione lui la chiama
divertimento (o in francese).

Significa letteralmente allontanarsi dalla propria condizione di miseria cercando di non


pensarci. Che è una cosa che noi facciamo spesso:
ESEMPIO – Mi va male l’interrogazione, decido di uscire il pomeriggio, anziché magari
riflettere su quello che ho sbagliato e recuperarlo.

In questo caso entra in gioco il divertissement, cioè io ho accantonato un problema


fingendo che non esistesse. Ma io l’interrogazione è andata male non la posso eliminare
per sempre solo momentaneamente.

Secondo Pascal, la peggiore situazione possibile per una persona sarebbe qualora le
venisse impedito di svolgere qualsiasi tipo di occupazione, di conseguenza
costringendola a rimanere a guardare la sua miseria e a fare i conti con la realtà.

Ma il divertissement può essere positivo o negativo dipende sempre dal punto di vista.
ESEMPIO – nel momento della perdita di mia nonna, per non pensarci, mi sono rifugiato
nei libri, e durante i giorni dei funerali ho letto una cosa come quattro libri.

Ora cosa voglio intendere con “dipende dal punto di vista”, che chi magari non può capire
il mio dolore perché magari non l’ha mai fortunatamente provato, allora lo chiama
divertissement in senso negativo, ma chi invece conosce il dolore che provavo, perché
magari anche lui o lei ha subito la mia stessa perdita allora la parola divertissement non
la intenderà in senso negativo, ma come un non voler soffrire.

Nonostante poche volte possa essere inteso in maniera positiva rimane comunque un
rimedio illusorio perché evitando la consapevolezza, ci viene impossibile ricercare
un’autentica via d’uscita. Il dolore in fin dei conti viene vista come una lente di
ingrandimento, cioè io tramite il dolore devo arrivare alla matrice di questo mio
malessere.

Quindi si ritrova ad un punto dove il divertimento è un rimedio illusorio, ed è lecito


chiedersi quali siano le altre possibilità per l’essere umano. Per Pascal la risposta è la
fede.

LA RELIGIOSITÀ DI PASCAL
Nonostante Cartesio avesse elaborato alcune prove sull’esistenza di Dio, tuttavia quello
stesso Dio aveva nella sua filosofia essenzialmente la funzione di garante dell’ordine del
mondo e della conoscenza umana e non poteva rispondere alle domande esistenziali
propriamente religiose. Cartesio ha dimostrato con lo spirito di geometria, mentre
Pascal lo fa con lo spirito di finezza.
Lui dice che il suo Dio è quello di Abramo, Isacco e Giacobbe. Un Dio a cui i credenti
possono affidare la propria salvezza. Riconosce alle dimostrazioni sull’esistenza di Dio
una validità limitata perché queste senza la fede, derivata dalla grazia, non bastano a
fornire una convinzione profonda e a motivare le scelte esistenziali dell’uomo.

In poche parole, se l’uomo non ha fede, le dimostrazioni di Cartesio sull’esistenza di


Dio si annullano automaticamente.

LA SCOMESSA SU DIO
A questo discorso si collega il concetto della scommessa. Si tratta di puntare sul fatto
che Dio esista non esista.

Però bisogna fare una precisazione perché non è un gioco teorico, ma è una scelta che
coinvolge la vita della persona.

Cioè Pascal il concetto di scommessa vuole farci capire che bisogna prendere la vita per
quella che è è scommettere ci dà la motivazione per vivere al meglio.

Vivere scommettendo significa vivere nel rispetto di se stessi e degli altri. Se si vive
bene e si dà senso all’esistenza, si guadagna la salvezza nell’aldilà senza sacrificio
perché il bene implicito nelle azioni che abbiamo compiuto in vita. In poche parole se
esiste veramente un aldilà, e io vivo scommettendo su Dio, vivrò bene e avrò guadagnato
pure la salvezza eterna, qualora non dovesse esistere avrò comunque vissuto bene.
Perché questa scommessa si allontana dall’idea di vita quotidiana che la chiesa ha
sempre voluto imporre, quindi quella dove il credente deve essere succube di Dio. Pascal
invece si approccia alla religiosità in una maniera molto più umana, in cui il credente vive
in armonia con Dio.

Inoltre Pascal introduce il concetto del Dio nascosto, ovvero questo Dio che si manifesta
nella tua vita ogni volta che devi prendere una decisione. Dio si manifesta sotto segnali
non direttamente. Ciò significa che tu non parli direttamente con Dio ma Dio parla con te
e si manifesta a te tramite dei segnali.

HOBBES
INTRODUZIONE
Nel corso della sua vita Hobbes ha vissuto lo scontro fra la monarchia e il parlamento, ha
visto l’affermazione della borghesia di un’aristocrazia economicamente dinamica. Di tutte
queste vicissitudini Hobbes è spettatore. La sua filosofia parte da un’analisi, che prende
da Bacone, quella della natura.

È colui che nasce la filosofia politica, e fermamente convinto che per essere felici bisogna
seguire le regole.
L’ANALISI DELL’UOMO
Analizza l’uomo e riconosce una natura umana che pone l’uomo come egoista per natura.
Per l’uomo e i suoi bisogni sono più importanti di quelli degli altri.
Ora se l’uomo ha un egoismo innato, ma anche la ragione è innata, se questo non la si
usa per placare questo egoismo dell’uomo, si rischia di vivere in un mondo dove ogni
uomo è il lupo per l’altro uomo.

Se facciamo emergere il nostro orgoglio facciamo non solo del male a noi stessi ma
anche alla nostra società. Se invece riuscissimo a metterci nei panni degli altri, sempre
con razionalità e senza farci coinvolgere in prima persona, riusciremo a trovare una
soluzione che benefica per la società.

Essere egoisti non significa avere amor proprio, se si capisce questo concetto si capisce
cosa Hobbes vuole dire:
→ Io non devo essere egoista perché rischio di prevalere su di te, di conseguenza ti
schiaccio e non c’è alcun miglioramento per la società
→ Piuttosto devo avere amor proprio: propongo un’idea, ascolto la tua e cerchiamo un
punto d’incontro che rispetti le tue idee e le mie idee. Questo è l’unico modo per far
migliorare la società perché nessuno ha “ucciso” l’altro, al contrario abbiamo costruito
qualcosa di positivo.

Proprio perché testimone di queste guerre civili arriva a maturare questo tipo di idea.

LA PAURA
La paura della madre di partecipare alle guerre religiose l’ha fatto nascere prematuro: per
questo lui sostiene di essere nato con una gemella la paura. Per questo a quest’idea del
ruolo del filosofo impegnato nel sociale

VERSO L’EMPIRISMO
Apre la via all’empirismo. Analizza la società e capisce che la filosofia deve scendere nella
realtà. Con la sua filosofia vuole raggiungere la matrice dei problemi sociali e trovare delle
soluzioni.

Da sempre il comportamento dell’essere umano è regolato da rigidi rapporti di causalità


che si esprimono in leggi precise. Cartesio ci aveva parlato di res extensa, cioè la
materia ridotta a semplice estensione; e la res cogitans, nonché la sostanza pensante di
cui ogni anima è costituita.

Per Hobbes, esistono solo corpi e movimenti di corpi. Per lui tutto quello che esiste e
corpo e non si dà alcuna realtà spirituale diversa da questo, una teoria che si riduce al
materialismo. Ragiona sul fatto che se esiste veramente qualcosa di divino, questo si
trova in me e genera nuove cose (movimenti di corpi).

Questi corpi e i loro movimenti creano sensazioni ed emozioni, il che va ad eliminare il


concetto di Dio ed è libero arbitrio. Per Hobbes anche il comportamento dell’essere
umano è determinato dal succedersi di una serie di cause ed effetto. Per questo un
individuo potrà essere definito libero se è nella misura in cui si trova ad agire in
conformità del proprio volere ma in nessun modo si può ammettere una volontà libera.

Quindi

• Libertà = nessun ostacolo esterno (catene, divieti, costrizioni)


• Volontà = quello che desideri
• La volontà non è libera perché nasce da cause che non controlli
• L’azione è libera solo se nessuno ti impedisce di farla.

Proprio perché per lui l’antropologia deve essere:


→ Materialistica: in relazione al meccanicismo
→ Deterministica: in relazione all’uomo e alle sue caratteristiche. (Io ho una caratteristica
diversa a seconda del luogo in cui mi trovo).

Significa che io analizzo come l’uomo agisce e la sua natura in maniera totalmente
scientifica, questo mi permette di conoscerlo meglio e smussare gli spigoli che non gli
fanno bene: per Hobbes, questo significa studiare l’uomo nella realtà.

Con l’analisi antropologica di Hobbes si abbandona anche l’idea di empatia per natura, e
si introduce quella di empatia causata da corpi e movimenti di corpi.
ESEMPIO – se una persona piange, è un corpo che si muove, mi suscita tenerezza e
compassione. Se quella persona non stesse piangendo, io non proverei compassione.

Con antropologia materialistica e deterministica io tolgo tutte le sensazioni al di fuori di


me e che non dipendono da me.
ESEMPIO – se una mia amica mi risponde male, perché ha litigato prima con il fidanzato.
Io non me la devo prendere, perché la sua rabbia non è dipesa da me quindi non è un
mio problema e non ci devo rimanere male, questo non significa che non le debba
insegnare a scindere le due cose. Ma la prendo per quello che è.

Secondo Hobbes l’unico principio naturale che abbiamo è quello di autoconservazione.


ESEMPIO – sono in un momento delicato della mia vita e mi sento il mondo crollare
addosso. Io ho la razionalità dalla mia parte, per autoconservarmi, cerco di muovermi per
aggirare la tristezza che mi sta colpendo.

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