SIT
SIT
Tutte le regioni mettono a disposizione i dati territoriali nella loro infrastruttura di dati territoriali. Tutti i
dati devono essere obbligatoriamente inseriti in un sistema di coordinate, quindi devono essere
georeferenziati. Nelle infrastrutture vengono utilizzati i metadati, ovvero delle informazioni che viaggiano
con i dati.
I territori prima venivano rappresentati tramite la cartografia cartacea, si passa poi a cartografia digitale. I
primi SIT nascono per una necessità di gestione delle immagini mandate dai primi satelliti, e si evolsero fino
a poter essere utilizzati per la rappresentazione cartografica di territori, creazione di banche dati
georeferenziate, elaborazione dati territoriali e servizi cartografici webgis (pubblicazione di dati territoriali
sul web). Il grande vantaggio che ha portato lo sviluppo dei SIT è dato dal fatto che i dati sono
georeferenziati, e posso quindi trattare miglioni di dati diversi inerenti alla stessa area, permettondomi di
suddividere questi dati in layer diversi. Quindi quando si trattano i dati si analizzano dei fenomeni in cui la
posizione territoriale è l’elemento base, e la chiave di tutto questo è la visione del territorio, come lo leggo
e perché lo leggo.
Un SIT o GIS è quindi uno strumento utile a rappresentare il mondo reale, ma per rappresentarlo serve
scomporlo e ricomporlo secondo i tipi di layer a disposizione. Per prima cosa bisogna identificare gli oggetti
di nostro interesse che definiscono il mondo reale, dopo di che gli attributi che descrivono le caratteristiche
rilevanti e infine le relazioni spaziali degli oggetti di interesse. Se non prendo in considerazione la relazione
tra i dati ogni layer viaggia per se e non si possono mettere in relazione, questa relazione tra i dati è la
topologia (permette l’analisi dei dati).
Sono tutti modelli per dati geografici, la realtà e il modello concettuale sono eseguiti dall’uomo mentre il
modello fisico e logico dal computer, e sono quelli da prendere in considerazione quando si lavora nel SIT.
Questi modelli servono a rappresentare il mondo reale, è quindi necessario determinare un modello di dati
funzionale per descrivere nel miglior modo possibile la realtà.
I dati geografici sono composti da aspetto spaziale (geometria/topologia), aspetto semantico (attributi
alfanumerici, numerici, statistici) e aspetto di qualità (presente nei metadati).
Geometria
La geometria viene descritta da coordinate di punti e dipende dal sistema di riferimento e dalla scala, che
definisce il dettaglio e le approssimazioni della realtà. Generalmente minore è la scala e maggiore è il
dettaglio, e la scala deve essere necessariamente presente nei metadati.
Nella rappresentazione del mondo reale è possibile utilizzare il modello vettoriale e il modello raster.
Il modello vettoriale è composto da punti (adimensionali e descritti da una coppia di coordinate x-y del
piano cartesiano), linee (serie di punti con nodo iniziale e finale e vertici in mezzo) e poligoni (linea che
inizia e finisce nello stesso nodo). I punti rappresentano oggetti troppo piccoli per avere una propria area
(es. case su scala molto alta, alberi), le linee rappresentano oggetti troppo stretti (es. strade) e i poligoni
rappresentano oggetti con una propria area. L’unità di misura delle linee dipende da come sono espresse le
coordinate di x e y, tipicamente si lavora in coordinate metriche.
Il modello raster è una matrice, quindi un foglio composto da celle a dimensione costante, e l’unica
variabile di questo modello sono le dimensioni della cella. È il modello utilizzato per l’acquisizione di dati
digitali (fotografie). Viene utilizzato principalmente per il monitoraggio ambientale poiché la
rappresentazione di un paesaggio è più facile con il modello vettoriale. Quindi tutta l’elaborazione dei dati
di monitoraggio da come risultato il modello raster, anche se è più preciso per la rappresentazione il
modello vettoriale. Esistono due grandi tipologie di dati raster, le immagini e i GRID. Le immagini
semplificano il dato poiché i colori vengono semplificati in un range di valori, questi valori (0-255)
rappresentano una cella. Le mappe GRID derivano da processi di interpolazione, e sono la rappresentazione
di fenomeni che variano nello spazio (mappatura di un fiume), e il valore di ogni cella può avere o non
avere dei decimali, in base a quello che voglio rappresentare e come, con quale precisione.
La differenza tra il significato del modello raster e quello vettoriale è che nel modello raster ogni pixel è
limitato dal valore di un numero. (per l’esame: SIT dall’acquisizione del dato all’elaborazione/mappatura,
una volta si chiamava SIT oggi infrastrutture dati territoriali. In questo mondo si usano due modelli per
rappresentare i dati, modello vettoriale è dato da tre geometrie in cui la scelta del punto, linea o poligono
dipende solo della scala in cui inserisco quel dato nella mia infrastruttura; modello raster, un modello a
pixel, delle immagini digitali e con il formato GRID per fare le elaborazioni dei dati puntuali che derivano dal
monitoraggio o dei droni).
Topologia
È una branca della matematica che mette in relazione gli oggetti geometrici, quindi una relazione del
rapporto spaziale tra gli oggetti (cambi della metro, interconnessione delle strade, rete wi-fi), ed è un
elemento che definisce in maniera univoca i sistemi informativi territoriali. Permette di rappresentare gli
oggetti come una rete. È indispensabile in un IDT, quindi i dati devono essere topologicamente corretti per
poter fare delle analisi, se non lo sono è necessario fare un processo di validazione topologica dei dati. Nella
topologia non è importante la forma dell’oggetto, ma la relazione tra di essi. Dal punto di vista geometrico i
tre concetti principali sono la connettività (permette l’interconnessione), la definizione di area (linea che
inizia e finisce sullo stesso punto, e con un’area posso definire cosa succede all’interno), e la contiguità
(rapporto tra due o più poligoni). Le regole topologiche permettono di relazionare punti, linee e poligoni,
una sovrapposizione di due linee sbagliata viene considerata errore dal punto di vista topologico. La
topologia è insita nei sistemi informativi territoriali, senza topologia non posso fare analisi dei dati e quindi
butto via il tempo per l’elaborazione dei dati. Il modello raster dal punto di vista pratico permette di
sovrapporre più facilmente tematismi diversi, e la topologia in questo modello consente di vedere i valori
dei pixel adiacenti a quello di interesse (rispetto al pixel centrale vedere cosa succede a quelli adiacenti).
Nel modello raster sono presenti due tipologie di dati, tutto quello che ha acquisito il sistema digitale
(immagini) e tutta quello che è l’elaborazione di carattere territoriale necessita di un modello raster, la
sovrapposizione di più mappe è più semplice nel modello rater. Nel modello vettoriale la topologia è più
complessa. Quindi non esiste un modello migliore, dipende da cosa si necessita fare, per alcune cose uso
uno per altre uso l’altro. I vantaggi del modello raster sono la semplicità dei dati, l’efficienza nell’analisi
spaziale e le operazioni di sovrapposizione di layer più semplici, ideale per fenomeni spaziali continui; gli
svantaggi sono la struttura dati poco compatta (grandi quantità di dati da archiviare), relazioni topologiche
difficili da rappresentare, accuratezza limitata per i dati spaziali (dipende dalla dimensione del pixel), la
grafica può non essere esteticamente accettabile, strutture lineari distorte. I vantaggi del modello vettoriale
sono la struttura dati più compatta, misure più accurate, topologia più efficiente, permette diverse analisi
topologiche; gli svantaggi sono la struttura dati più complessa da trattare, acquisizione dati richiede più
tempo, operazioni di sovrapposizione di layer più difficili, non permette di operare con dati acquisiti da
sistemi digitali.
È sempre possibile passare da un modello all’altro, passare dal modello vettoriale al raster potrebbe
causare delle problematiche nella geometria che ne esce.
Cartografia
Le coordinate sono fondamentali nella rappresentazione dei dati. Ci sono tanti modi diversi per
rappresentarli, e il motivo è che ci sono diversi problemi sono dovuti al fatto che la terra non è una sfera
perfetta, ma assibilabile a un geoide che non è una superficie matematica. La terra viene quindi assimilata a
un ellissoide e poi rappresentata su un piano cartesiano. Un sistema di proiezione è rappresentato da un
sistema geometrico e la proiezione, sulla proiezione molti utilizzano UTM. Il passaggio da un sistema
geometrico all’altro è automatico del software, l’importante è che il dato di partenza sia sempre
georeferenziato. Quando rappresento la terra come un ellissoide lo colloco in un punto, e quindi definisco
un datum, cioè il punto di riferimento di quell’ellissoide (ad esempio il livello del mare). Il problema terra è
quindi la non geometria del globo, l’assimilazione obbligatoria a una forma geometrica, l’ellissoide, e il fatto
che questo ellissoide cerco di metterlo in modo che la differenza tra geoide ed ellissoide siano azzerati,
quindi il livello del mare. Gli ellissoidi utilizzati sono molti, poiché ci sono diversi punti in cui è possibili
azzerare la differenza tra geoide ed ellissoide. Un aspetto importante è l’assegnazione dei dati, utilizzare
due sistemi di coordinate diverse implica una sbagliata precisione del dato. L’errore del datum è consentito
ma ci sono dei limiti in base alla scala che si utilizza. Il sistema cartografico di oggi è un sistema modulare
con scale da 2000, 5000, 10000 e 50000, dietro a queste scale ci sono entità amministrative diverse. Le
prime due le fanno i comuni, 10000 le regioni e le ultime le IGM. Nel mondo digitale ci deve essere un
allineamento dei sistemi di coordinate, che permette di passare da una scala all’altra. Il compito del
software è riconoscere il sistema e trattare i dati. Ci sono vari sistemi, i sistemi sono costruiti con un datum
e un sistema di proiezione. Con il passare degli anni il concetto di coordinate sta diventando sempre più un
sistema di gestione; quindi, mettere insieme dati con sistemi diversi garantendo che si vedano in modo più
preciso possibile, è però necessario che i dati che possono arrivare all’utente devono avere la specificazione
del sistema di coordinate. (per esame: i sistemi di coordinate sono fondamentali perché i dati devono
essere inseriti in un sistema di coordinate e il sistema è composto da un datum e dal sistema di proiezione.
Ci sono tanti sistemi, ed è compito dell’infrastruttura fornire i dati e indicare in quale sistema di dati sono, è
compito del software gestire i sistemi diversi e proporre le differenze tra i due sistemi).
Database
Tutti i dati sono presenti in un database, ovvero una tabella che presenta tutti i dati che io necessito per
fare un’operazione. Riguarda solo il modello vettoriale, poiché il modello raster non necessita di una tabella
avendo all’interno di ogni cella della matrice un numero, che però non da nessuna informazione. Nel
modello raster le informazioni vengono inserite nei metadati. Il geodatabase è il contenitore delle
informazioni, è quindi un database che contiene sia i dati tabellari che la componente geometrica. Esempi
di banche dati sono i social, quindi le regole dei database valgono ovunque. Tutti i database attuali sono
relazionali, quindi con delle regole e aperti a tutti; ci sono anche database gerarchici (in cui c’è una scala,
per arrivare a un dato devo conoscere la struttura dall’alto al basso; oppure nella relazione padre-figlio e
quindi l’albero genealogico). Il vantaggio del database relazionale è quello di velocizzare le operazioni di
ricerca rendendo comunque possibile l’archiviazione di dati che necessitano di una logica gerarchica. Il
database relazionale si basa sulla rappresentazione dei dati in forma tabellare, quindi righe e colone, e le
righe non possono essere duplicate, in questo tipo di database non è necessario l’ordine delle righe. Dal
punto di vista geometrico dietro a una riga c’è un punto, una linea o un poligono. Oltre alle righe ci sono le
colonne, che specificano un attributo delle entità rappresentate e in cui è possibile imporre una certa serie
di regole. Quindi quando si crea una banca dati bisogna rispettare la struttura che è composta da tabella,
composta da righe (record) e colonne (campi). Il sistema tabellare si basa sul concetto della chiave primaria,
cioè l’unione tra varie tabelle è permesso grazie alla presenza di chiave primarie. Le chiavi primarie sono
caratteristiche univoche e non ripetibili, ad esempio il nome di una persona non può essere usato come
chiave primaria. L’unica variabile nel sistema è il contenuto dei dati, quindi come inserisco il contenuto
nella tabella. Nella strutturazione della banca dati le tipologie di informazioni che posso inserire sono
testuali o numerici, alcune possono essere espresse in modo più definito: logico, data, memo, oggetto
(immagine o documento). Siccome l’errore di digitazione fa perdere l’informazione, vengono inseriti dei
domini, ovvero delle restrizioni che obbligano a inserire l’informazione in modo corretto.
Le chiavi, quindi, permettono la connessione tra diverse tabelle, le relazioni possono essere uno-a-uno,
uno-a-molti, molti-a-uno e molti-a-molti. La relazione uno-a-uno permette una sola corrispondenza tra
l’elemento iniziale e quello di arrivo, ad esempio uno studente è relazionato a un solo numero di matricola.
Nella relazione uno-a-molti ad un elemento iniziale corrispondono più elementi in quello di arrivo
(viceversa per relazione molti-a-uno), un esempio è la regione relazionata a molte province. Nella relazione
molti a molti più elementi di partenza corrispondono a più elementi di arrivo, in entrambe le direzioni.
Queste relazioni sono vantaggiose perché permettono di scollegare il dato geometrico da quello semantico,
l’importante è che nel database sia presente una chiave che permetta il collegamento con altri database. Se
tutto funziona con queste relazioni, l’ottimizzazione del sistema sta nello spezzettare il più possibile le
tabelle, senza usarne una grossa, e usare le relazioni per metterle insieme, questa operazione si definisce
normalizzazione. La prima regola per scomporre le tabelle è la dipendenza funzionale, cioè alcuni dati
hanno una loro ragionevolezza se associati a un altro valore. La parte difficile da fare è identificare gli
oggetti ripetuti con cui posso scomporre o ricomporre una tabella. Quando e come va fatto non è
importante, dipende dal lavoro che bisogna fare. I vantaggi delle strutture relazionali sono la semplicità, in
quanto tutti i dati sono rappresentati in tabelle, tutte le operazioni vengono effettuate su tabelle e
restituiscono come risultato tabelle, qualsiasi campo può essere usato come chiave di ricerca o di relazione.
Inoltre, permette una riduzione della ripetizione dei dati, di definire nuove relazioni e sono strutture
flessibili poiché consentono collegamenti tra tabelle e l’aggiornamento/modifica dei dati mantenendo
inalterate le capacità di relazionamento.
Il collegamento tra banche dati esterne e il sistema informativo avviene nelle modalità di join e relate.
L’operazione di join permette di unire due tabelle tramite gli attributi della prima e della seconda basandosi
su un campo comune; l’operazione di relate definisce una relazione tra due tabelle su un campo comune
senza l’unione delle tabelle.
Il fine di tutto ciò è fare analisi di dati, quindi estrarre, elaborare e rappresentare dati. Le operazioni su
tabelle possono essere fatte tramite query, cioè un’interrogazione che consente l’estrazione dal database
dei solo record che soddisfano le condizioni che noi poniamo. Per facilitare la query vengono utilizzati degli
operatori, cioè uguale, maggiore, minore, inizia con, finisce con, e operatori booleani, cioè and, or, not. Con
questi è possibile fare le operazioni di base, che sono uguaglianza, differenza e combinazione di diverse
condizioni (solo con booleani). Qui si vede l’importanza della registrazione dei dati, se un dato è scritto
diversamente non risulterà dalla query. Quindi rispetto all’insieme dei nostri dati, l’interrogazione seleziona
il sottoinsieme che abbiamo richiesto. (per esame: i sistemi GIS funzionano con database relazionali che s
basano sul concetto di relazione tra tabelle che avviene attraverso i campi chiave. La tabella è fatta da
record e campi, di cui un campo deve essere quello chiave e all’interno dei campi posso inserire numeri o
testi. Le relazioni tra tabelle possono essere uno-a-uno, uno-a-molti e molti-a-molti. La codifica e
l’inserimento dei dati secondo le forme normali è utile per scomporre il più possibile le tabelle così da
facilitare le operazioni. Le relazioni sono quelle che permettono di interrogare i miei dati e le query sono il
momento di interrogazione della mia banca dati fatta in base al contenuto della mia tabella).
Analisi dati
Quando si parla di elaborazioni c’è una divisione, posso lavorare con quello che i miei dati hanno all’interno
e quindi solo sugli strati già presenti, oppure interseco i dati e credo un nuovo strato informativo. Quindi
lavoro con quello che ho già oppure intersecando i dati e creando un nuovo strato. Nel modello vettoriale i
dati sono costruiti da una componente geometrica e una componente semantica, cioè tabella con i campi; il
ruolo della componente semantica è quello di sfruttare l’informazione per la parte di tematizzazione
cartografica. I database sono quindi importanti perché posso sfruttare le relazioni per legare i dati
geometrici con altri dati e rappresentare tutti quei dati per la cartografia. Quindi ho la possibilità di
mappare i dati geometrici seguendo il concetto di unique value, che esamina la tabella degli attributi, legge
tutti i valori che trova e li riporta nella parte della legenda in maniera univoca (quindi un colore rappresenta
tutti i valori uguali). L’importanza del valore numerico all’interno dei poligoni è necessaria quando voglio
fare una classificazione dei poligoni; quindi, un graduated color e mette in evidenza i gruppi che hanno un
range di valori assegnati da me. Un’altra modalità di rappresentazione è a istogrammi, in cui creo dei grafici
tramite i dati in mio possesso, oppure dot density, graduated symbol, jenks natural breaks, quantile, equal
interval, standard deviation. Il ruolo della cartografia tematica è renderla accessibile e leggibile a chiunque.
Si possono usare dati che stanno su campi diversi per la rappresentazione, con il concetto di
normalizzazione dei dati. Per la rappresentazione è possibile cambiare simboli, colori, dimensioni e fonts.
Altri aspetti su cui io posso agire sono le proprietà delle feature, ovvero: il range di scala, che permette di
specificare il range in cui si possono visualizzare alcuni dati (ad esempio sotto una certa scala alcuni simboli
scompaiono); la selezione delle feature, in cui posso selezionare solo alcuni dati da rappresentare; e infine
l’inserimento di etichette, in cui semplicemente posso inserire dei testi a diversi fonts.
La topologia centra nella proprietà delle feature poiché le relazioni che ci possono essere sono
prossimità/adiacenza, contenimento e sovrapposizione, e tutte le operazioni di basano sulle proprietà
geometriche degli elementi. Le regole topologiche diventano fondamentali quando si parla di analisi
spaziale, e in base al tipo di operazione di parla di selezione per le relazioni tra strati informativi, e overlay
topologico per la sovrapposizione di mappe al fine di generarne una nuova. I criteri di selezione sono legati
alle regole della topologia; quindi, per fare una selezione devo attendermi alle regole topologiche, ad
esempio la selezione layer-on-layer. La selezione è banalmente una selezione di alcuni dati tra tutti, e si
basa su target layer, cioè lo strato informativo analizzato, e il selector layer, cioè lo strato informativo
riferito al target. Nel momento in cui viene fatta una selezione tra oggetti si possono aggiungere
successivamente anche quella basata sulla tabella degli attributi; quindi, prima faccio una selezione basata
su un certo tipo di criterio e aggiungerci successivamente una selezione di un altro tipo di criterio.
Oltre al cosa fare su uno strato e su uno strato utilizzandone un altro per fare le selezioni, c’è anche
l’overlay topologico, ovvero la sovrapposizione, cioè l’elaborazione di processamento sui dati territoriali più
avanzata. Quindi si prende lo strato A, lo interseco con lo strato B per ottenere lo strato C. In questo tipo di
intersezione le componenti geometriche si modificano, e deve essere ricostruita tutta l’intersezione
geometrica. Le tipologie di overlay sono clip, union, dissolve, identity, intersect, update ed erase.
Per quanto riguarda il modello raster, le analisi che si possono fare sono legate alla struttura stessa del
modello e all’uso della sua topologia. Si possono effettuare diverse operazioni, quelle sul singolo pixel,
quindi funzioni locali che consistono in una funzione di calcolo, applicabile a tutta la mappa e ogni cella è
indipendente dalle altre. Nelle operazioni tra varie mappe, le mappe in considerazione devono condividere
le stesse coordinate spaziali e i valori delle celle vengono calcolati cella per cella sulle mappe per poi
formare una nuova mappa grid, le mappe grid possono essere usate in operazioni aritmetiche o algebriche.
Un esempio di operazioni tra varie mappe è la visione di solo alcune parti della nostra mappa, ovvero se si
ha una mappa con acqua, bosco e terreno coltivato, posso tramite la sottrazione algebrica delle celle
ottenere solo acqua e terra. Infine ci sono le operazioni di funzioni topologiche, che si dividono in funzioni
globali, zonali e focali. In quelle globali la funzione di calcolo dipende dalle altre celle, in quelle zonali la
mappa viene divisa in zone e la funzione di calcolo dipende dalla zona, e infine in quelle focali la funzione di
calcolo si applica solo all’interno di una zona specifica definita focus.
L’analisi dei dati è molto importante nella parte ambientale perché il territorio è composto da tante
componenti.
DTM
Quando si opera su un modello digitale il piano di lavoro è un piano x,y, nel modello raster però ogni pixel
ha un valore e se questo valore è un valore di quota allora ho uno strumento territoriale completo. Oggi si
usano DTM (modelli digitali del terreno) che utilizzano molto le curve di livello, e DSM (modello digitale
della superficie) che sono molto più vicini alla realtà e quindi molto più utilizzati. Il modello digitale è una
matrice in cui il pixel ha il valore della quota. La differenza tra DSM e DTM sta nell’origine del dato: i DSM
prelevano i dati tramite drone che rimane a una quota fissa e manda un segnale verso il basso, la velocità
con cui questo segnale torna indietro misura la quota; i DTM rappresenta la superficie topografica, cioè il
suolo, ciò che sta sotto a costruzioni, alberi o altri oggetti. Questi due modelli permettono di fare
valutazioni diverse, ad esempio lo studio di una precipitazione che necessita di sapere dove cade la pioggia
e quindi il DSM è più utile, poiché considera abitazioni, alberi, ecc per definire in quanto tempo l’acqua
cade sul terreno. Entrambi i modelli rappresentano il DEM (modello digitale di elevazione), e la limitazione
è la rappresentazione del territorio a gradini poiché ogni pixel, che è piatto, rappresenta un valore, e quindi
una pendenza viene rappresentata da tanti pixel che hanno valori diversi, ma a scalini poiché piatti.
L’acquisizione dei DTM avviene tramite le curve di livello, quindi tramite dati vettoriali, che rappresentano
la quota sul terreno, e consentono quindi di creare dei DTM anche di morfologie storiche se si hanno le
mappe cartacee. Dalle curve di livello posso quindi creare i DTM, dove ogni pixel che interseca la linea
assume il valore della quota, mentre i pixel vuoti, in cui non si interseca l’isoipsa, viene utilizzato un calcolo
per dare il valore a quel pixel. Il calcolo si basa su dov’è il pixel, qual è la distanza con la prima curva di
livello e fa la media pesata delle distanze. La qualità del DTM viene espressa in livelli da 5, altissima
precisione, a 0, bassissima precisione. Le derivazioni principali dei DTM sono le DEM, la lettura del
territorio, il calcolo delle pendenze e l’esposizione dei versanti. L’unico modo per calcolare esposizione e
pendenza è quello di usare una matrice (di solito 3x3), viene applicato un algoritmo che utilizza il calcolo
della derivata secondo asse x e y. Nel caso in cui la matrice sia fuori dai bordi, calcola ma senza essere
vincolata da dei valori. Il risultato della pendenza può essere espressa in due modi, in percentuale (100% di
pendenza corrisponde a 45°) e in gradi. L’esposizione è, rispetto a un sistema di riferimento, verso quale
punto cardinale il versante guarda, e viene espresso in gradi dove il nord rappresenta gli 0°. Senza tutti
questi dati lavorare sull’idrogeologia e l’idrologia è impossibile.
La seconda grande applicazione è difatti il deflusso, utilizzando il dato delle pendenze per calcolare la
direzione dell’acqua. Il sistema legge le quote e poi cambia i valori con valori che rappresentano la
direzione da cui deriva l’acqua. Quindi un pixel assume il valore che rappresenta la direzione dell’acqua, dal
punto di vista schematico è come se rappresentassi delle frecce, da cui ne deriva un reticolo fluviale.
Un’altra applicazione è la funzione di visibilità, cioè capire a una certa altezza cosa si può vedere e cosa
maschera quello che c’è dietro. Anche capire quali zone sono assolate e quali in ombra. Nelle elaborazioni
ci sono delle criticità, poiché ci possono essere degli errori nell’interpolazione. L’altro problema sono i
bordi, i pixel vicini ai bordi si possono facilmente ottenere dei valori che non sono accurati. (per esame:
DTM strumento territoriale fondamentale, in cui ogni pixel ha un valore di quota, e a seconda della
dimensione e del livello del DTM può avere accuratezze diverse, e sono utili per produrre cartografie
derivate, pendenza, esposizione, analisi idrologica e visibilità).
Ortofoto
Nel passato c’erano le ortofotocarte, cioè l’operazione di rettificazione delle foto per la creazione di
cartografia cartacea. Oggi invece ci sono le ortofoto, che sono delle immagini in cui tutti i punti sono visti
come se fossero sulla verticale, e per cui rappresentano la cartografia vera. Alcuni sistemi non utilizzano le
ortofoto per il costo, far diventare l’immagine un’ortofoto costa tanto. Quindi un’ortofoto è cartografia a
tutti gli effetti, parte da un’immagine e vengono eliminate tutte le distorsioni. L’immagine non è tutta alla
stessa scala, quello che è più alto rispetto al fondo è più vicino e quindi a una scala di maggior dettaglio, per
cui le immagini non sono cartografia. La focale di una macchina fotografica cambia lo zoom, e la focale che
uso cambia l’immagine che prendo. Il vantaggio della tecnologia di oggi è dato dalla possibilità di fare
immagini a diverse lunghezze focali con uno stesso volo. Quando vengono fatte delle immagini, l’aereo o il
drone, è costantemente geolocalizzato grazie ai satelliti, per cui le immagini saranno tutte georeferenziate.
Una volta ottenute le immagini per fare le ortofoto devo fare georeferenziazione, correzione e poi mettere
tutto insieme, motivo per il quale le ortofoto sono molto costose. Le immagini vengono inoltre prese a
mezzogiorno, poiché il sole è allo zenit e non crea ombra.
L’elaborazione di foto aeree permette di creare anche i DSM. Nel passaggio foto-ortofoto devo eliminare le
problematiche di quote diverse (gli oggetti centrali sono più alti). La correzione delle immagini distorce
l’immagine stessa, per cui i bordi non saranno più lineari ma arrotondati; questa deformazione sarà minore
al centro andando ad aumentare verso i bordi, poiché l’immagine distorce gli oggetti verso i bordi. La
procedura di creazione dell’ortofoto consiste nel prendere i pixel dell’immagine e li rimette a posto sia per
posizione che per quota, le informazioni della quota le prende dal DTM e per la posizione le prende dalla
georeferenziazione. Questa operazione comporta in uno spostamento dei pixel e quindi in una
deformazione dell’immagine. In questa operazione si effettua anche un processo di ricampionamento, cioè
si riduce il numero di pixel poiché non è necessario avere il livello di precisione che ha un’immagine. Quindi
il processo di ricampionamento consiste nel scegliere un certo numero di pixel e adattarli a uno solo; i
sistemi di ricampionamento sono nearest neighbor (prende un pixel e gli da un valore in base a quello
posizionato più vicino, quindi veloce nel fare il calcolo), bilineare (interpolazione di 4 pixel più vicino alle
coordinate; quindi, fa un calcolo dei valori e ne assegna uno al pixel ricampionato), bicubico (uguale al
bilineare ma cambia il numero di pixel presi in considerazione).
Per eliminare l’effetto delle ombre viene utilizzato un processo di ottimizzazione, prendendo altre immagini
dello stesso punto e utilizzando quella che non ha l’ombra. (per esame: le ortofoto rendono la cartografia di
più facile leggibilità).
Interpolazione
L’importanza nei dati sta anche nella posizione dei dati, e nella presenza in ogni area. L’interpolazione è la
stima dei valori in un sito in cui non si hanno informazioni, sulla base delle informazioni delle aree
circostanti. Nel mondo ambientale l’interpolazione dei dati, cioè il passaggio da un dato puntuale alla sua
distribuzione nel territorio, è un elemento fondamentale; deve quindi essere sempre possibile passare da
un dato territoriale (con coordinate x,y), avere il parametro fisico di quel dato e successivamente fare
l’interpolazione. Spesso i dati sono raccolti come osservazioni di soli alcuni punti o lungo dei transetti, è
però necessario convertire questi dati in dati continui, così da poter effettuare analisi complesse, e la
conversione in dati continui è l’interpolazione, che appunto stima i dati mancanti basandosi sui dati già
presenti. Gli interpolatori possono essere esatti, nel calcolo fa sempre in modo che il valore di un punto
rimanga fisso, e non esatti, in cui vengono interpolati precisamente valori osservati nei punti di misura. Il
risultato finale non dipende dall’interpolatore, ma dai dati iniziali su cui lui fa i calcoli, ovvero dal
campionamento. I metodi di campionamento sono metodi sono metodo deterministico, molto utilizzati
nell’ambito dei processi fisici, come la distribuzione del rumore, e sono usato quando si hanno sufficienti
dati sulla superficie da modellare; metodo stocastico, utilizzato per incorporare variabili random nelle
superfici da interpolare.
Un dato ambientale viene sempre interpolato con i poligoni di Thiessen se si utilizza il metodo
deterministico, ovvero dei punti con dei valori la cui metà della distanza è il collegamento per la creazione
dei poligoni. (riepilogo: il monitoraggio da dei dati puntuali in cui ho la collocazione x,y e la variabile z. Il
territorio queste variabili le ha in maniera continua, ma io ho delle misure discrete puntuali. Quindi la
risoluzione è trovare un modo di interpolazione dei dati in cui nei punti in cui non ho informazione,
utilizzando i dati puntuali del monitoraggio, stimo dei valori. La stima viene fatta da diversi metodi, quelli
approssimati o esatti, locali, globali, ecc. Il campionamento è un elemento fortemente impattante sul
risultato finale. Tra i metodi di campionamento ci sono quelli deterministici, e tra quelli deterministici
quello più semplice sono i poligoni di thiessen. Uno dei sistemi di interpolazione aperto a varie possibilità è
l’inverso alla distanza). Gli obiettivi principali della geostatistica sono quelli di valutare la variabilità spaziale
dei dati e applicare le tecniche di interpolazione spaziale. Nasce per risolvere un problema minerario, è un
interpolatore esatto e funziona usando tutti i dati a disposizione (non è quindi un metodo locale)
differenziando i dati vicini da quelli lontani, analizzando ogni dato campionato rispetto a tutti gli altri dati.
L’analisi viene fatta tirando la distanza da quel dato e tutti gli altri; quindi, ottengo una distanza e per cui le
x e le y servono per questo; l’altro valore necessario è la variabile fisica. Il risultato è un diagramma x,y,
dove vengono tenuti in considerazione fattore statistico di varianza e di distanza, cioè più i dati sono vicini e
hanno valori uguali più hanno un certo tipo di correlazione. Il vantaggio di questo metodo sta nel fatto che
non esiste un algoritmo di calcolo per questo sistema, ma viene adattato ai dati a disposizione, a seconda
dei dati viene creato un algoritmo. Le problematiche sono i dati da cui parto, se sono corretti l’analisi uscirà
corretta, se non sono corretti il risultato finale sarà sbagliato. Inoltre come sono distribuiti i dati (si parla di
processi che tengono in conto la variabilità statistica di un dato territoriale, quindi ci sono due componenti:
variabilità fisica e localizzazione territoriale, se tutti i dati sono concentrati non si tira fuori un risultato
corretto). (per esame: i processi di interpolazione sono fondamentali per l’analisi ambientali, le modalità
con cui posso farla sono varie, la geostatistica è quella più completa poiché tiene conto di tutte le variabilità
del territorio. Pochi dati danno risultati poco accurati, per cui i campionamenti sono molto importanti. La
qualità del risultato dipende dall’accuratezza dei punti, dal numero, dalla loro distribuzione spaziale e dalle
funzioni matematiche adottate. Le funzioni matematiche vengono scelte in base al risultato che si vuole
ottenere, ma questa correttezza del dato deve valutarla una persona che conosce molto bene questi
algoritmi) una domanda di esame potrebbe essere cosa vuol dire interpolazione di dati vettoriali: vuol dire
passare da dei dati puntuali di monitoraggio alla spazializzazione di quelle informazioni, cioè alla
distribuzione di quei dati sul territorio; il passaggio è da dati puntuali a dati raster. Per i fenomeni fisici il
dato raster dà la continuità. Esistono vari sistemi di interpolazione, classificati in vario modo, e in questi
sistemi c’è la geostatistica che è quello più completo.
Qualità dati
L’infrastruttura dei dati territoriali comprende delle azioni, e queste azioni sono regolate da delle norme
che obbligano gli enti pubblici produttori di cartografia a rendere pubblici i dati e nel renderli pubblici
devono anche compilare i metadati, ovvero delle descrizioni dei dati nei quali ci sono i concetti di qualità e
validità dell’informazione. Gli enti pubblici sono regioni, comuni, enti provinciali, ecc; e la modalità di
utilizzo dei dati è tramite servizi WEB. I servizi erogati dagli enti pubblici sono di vario tipo, e sono delle
modalità di fornitura dei dati da parte degli enti verso l’utente finale. L’utente può avere i dati scaricandoli
oppure tramite WMS, nel caso in cui l’ente non ha la proprietà del dato. Il WMS è un tipo di servizio con cui
gli enti danno a disposizione un dato. Oltre ad essere obbligati a fornire i dati tramite download o servizi,
hanno anche l’obbligo di erogare i metadati, tramite un servizio di catalogo. Un metadato è un dato che da
le informazioni sui dati. Il metadato fornisce informazioni su com’è stato generato quel dato, la
distribuzione, come può essere utilizzato, la scala nominale e il sistema di coordinate, e solo il metadato
può dare queste informazioni che non sono presenti nei dati; quindi, in assenza di metadato le informazioni
sui dati non sono disponibili. Il contenuto dei metadati è l’accuratezza del dato, la scala di visualizzazione
del dato, modalità di acquisizione del dato, la delimitazione geografica, data di produzione del dato. Il
sistema di riferimento è molto importante da definire, poiché non è univoco. L’accuratezza è la differenza
tra il valore reale e il valore effettivo del dato, la si misura per confronto con la misura più accurata che si
può ottenere. In cartografia l’accuratezza è il valore doppio di quello indotto dall’errore di graficismo,
ovvero il valore di errore minimo ammesso. Esistono delle tabelle che descrivono quali sono le aree minime
che possono essere mappate. (ricapitolo: IDT necessaria per la grande quantità di dati che gli enti pubblici
sono obbligati a rendere pubblici. Per renderli pubblici ci sono diversi modi, il primo aspetto è come
l’utente riesce a trovare il dato, quindi uno strumento di ricerca che necessita di una compilazione esterna
ai dati, ovvero i metadati. I metadati contengono una serie di informazioni, scala e coordinate sono quelle
fondamentali; la scala per una ragione pratica. Dietro il concetto di scala nominale o equivalente c’è un
concetto di accuratezza spaziale del dato e quindi deve essere indicata, poiché il concetto di scala si porta
dietro un problema di accuratezza legato al concetto di scala stesso, espresso con 0.2mm per la scala della
carta. L’altra parte di distribuzione del dato è download o servizio, che sono WMS, WCS e WFS. Il discorso
dell’accuratezza si porta dietro il concetto di quanto quel dato è vero a terra rispetto alla sua realtà fisica, e
questo tipo di concezione risulta importante quando si vanno a creare delle cartografie con una base
cartografica definita da una certa scala, e si definiscono quindi aree mappabili e altre non mappabili. La
scelta geometrica dipende molto dalla scala di base del mio dato e dalle aree minime che posso mappare o
che non posso appare).
La differenza tra accuratezza e precisione: l’accuratezza è la vicinanza del mio dato al valor vero a terra; la
precisione è definita dal grado di affinamento della misura, quindi dal numero di cifre significative.
Domande possibili. La scala nominale o equivalente: in cartografia digitale esiste il concetto di scala, se nella
cartografia analogica (cartacea) è 1:scala ed è scritta, in cartografia digitale la cosa importante è conoscere
come è stato acquisito quel dato, se stato acquisito da una base cartografica allora è necessariamente
presenta una scala. Quindi il dato assume una scala nominale, che viene definito come grado di accuratezza
il valore di 0.2 mm per la scala della carta (quindi se io digitalizzo un dato in scala 1:10000 si ha che più o
meno 2 metri è l’errore ammissibile, l’accuratezza della carta). Cosa sono i metadati.
Il concetto di scala e di dato che viene acquisito a una certa scala si porta dietro il concetto di punto e
poligono, cioè quando un punto è un punto e non un poligono, ovvero quando la scala a cui io inserisco
quel dato non permette di rappresentare quell’area.
L’accuratezza delle coordinate è insita nel processo di georeferenziazione e geolocalizzazione. La
georeferenziazione è l’assegnazione delle coordinate a una cartografia. I processi di geolocalizzazione
avvengono sempre su una base cartografica, per cui l’accuratezza e la scala nominale del mio dato dipende
dalla base cartografica.
La qualità del dato inserito nello strato informativo, che è composto da componente geometrica (la cui
accuratezza sta nel processo di produzione del dato) e semantica (accuratezza dell’attributo, ad esempio
l’inserimento di un dominio per evitare errori).
GPS
Le coordinate che vengono lette su un cellulare dipendono dai satelliti, con meno di 3 satelliti la posizione
non è valida. Quando si parla di accuratezza del dato delle coordinate dei GPS, si inizia ad avere un senso
quando il numero di satelliti che concorrono a dare le coordinate non è inferiore a 4 solitamente. Le
complicazioni trovano significato sull’accuratezza e sulla precisione delle misure, gli errori possono essere
strumentali, sistematici o di osservazione di elaborazione (esempio localizzazione in una strada affianco a
quella dove sono realmente). Le problematiche sono legate al numero di satelliti che vede il GPS, dalla
distanza, il tempo di acquisizione, ecc. L’accuratezza di un GPS è definita dal tempo di arrivo del segnale e
dalla distanza (calcolata con tempo di comunicazione GPS-satellite per la velocità della luce). Il GPS da una
posizione assoluta, differenziale e relativa.
Anche se vengono acquisiti i dati a scala 1:1 con un telefono, che non è precisa come misura, come scala
nominale saranno ampiamente dentro al range di accuratezza per le scale cartografiche. Quindi il grado di
accuratezza dell’acquisizione dati è entro il margine di errore delle scale con maggior dettaglio possibili, e
anche utilizzando uno strumento semplice in scala 1:1 ci sono due vantaggi: è accurato per le scale
cartografiche e quel tipo di dato è utilizzabile a scale sempre maggiori. I GPS utilizzano il sistema di
riferimento wgs84, in cui l’ellissoide è posizionato al centro della terra, e nasce con i GPS. La nascita dei GPS
è sempre militare.
La quota con la variabilità dello spostamento del satellite è quella che subisce la variazioni maggiore, sono
quindi poco affidabili.