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Il Verbo

Il documento analizza l'evoluzione del verbo dall latino all'italiano, evidenziando la semplificazione del sistema verbale, l'eliminazione di verbi irregolari e la nascita di nuovi tempi e modi, come il condizionale. Si discute l'imperfetto e il futuro, sottolineando come il futuro italiano derivi da forme perifrastiche e le modifiche fonetiche che si sono verificate. La tradizione grammaticale ha influenzato l'uso delle desinenze verbali nel tempo.

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Corso di Laurea: Lingue e letterature moderne e traduzione

interculturale
Insegnamento: Linguistica italiana
Numero lezione: 8
Titolo: Il verbo

Il verbo

Nel passaggio dal latino classico al latino volgare e poi all’italiano si


registra l’abbandono di una serie di tratti flessivi, con una
conseguente semplificazione del sistema.
Le principali tendenze sono:
-L’eliminazione dei verbi irregolari;
-La perdita della diatesi passiva;
-La perdita dei verbi deponenti e semideponenti;
-La riduzione del numero di tempi e di modi verbali e lo sviluppo di
forme perifrastiche.

In quest’ultimo campo, però, si registrano anche degli incrementi. In


corrispondenza del perfetto latino all’indicativo si hanno infatti tre
tempi: passato remoto, passato prossimo e trapassato remoto.
Passato prossimo e trapassato remoto sono perifrastici, al pari del
trapassato prossimo, del futuro anteriore, del passato e trapassato
del congiuntivo. Tutti questi tempi presentano le forme dell’ausiliare
e il participio passato.

Nasce inoltre un nuovo modo, il condizionale.


Il latino presentava spesso nei paradigmi verbali un’allomorfia
tematica: la vocale del tema era spesso soggetta a cambiamenti
nelle forme del perfetto o del supino. Molti di questi mutamenti si
sono mantenuti in italiano (es. venire: vengo, vieni, venni).

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Corso di Laurea: Lingue e letterature moderne e traduzione
interculturale
Insegnamento: Linguistica italiana
Numero lezione: 8
Titolo: Il verbo

L’imperfetto indicativo.

Questo tempo continua il corrispondente tempo latino, le cui


desinenza –BAM/-BAS/-BAT/-BAMŬS/-BANT, aggiunte alla vocale
tematica (-a, -e, -i) hanno dato origine, secondo la normale
evoluzione fonetica, alle forme italiane.

La forma di prima persona singolare terminava normalmente in –a:


io amava, io aveva, io sentiva.

Tale desinenza era la stessa della terza singolare e così, per


distinguere meglio le due persone, nel fiorentino, già alla fine del
Trecento, fu estesa alla prima la terminazione in –o del presente: io
amavo, io avevo, io sentivo.

La tradizione grammaticale italiana impose la forma in –a almeno fino


all’Ottocento. Solo dopo la scelta manzoniana per l’uso fiorentino
contemporaneo la desinenza in –o si è generalizzata.

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Corso di Laurea: Lingue e letterature moderne e traduzione
interculturale
Insegnamento: Linguistica italiana
Numero lezione: 8
Titolo: Il verbo

Il futuro.

Le forme di futuro del latino classico non ebbero continuazioni nel


mondo romanzo.

Le forme in -BO, -BIS, ecc. della prima e della seconda coniugazione


avrebbero potuto confondersi con quelle del perfetto o
dell’imperfetto; quelle in -AM, -ES della terza e della quarta
coniugazione con le forme del presente indicativo o congiuntivo.

Il futuro italiano ha origine perifrastica, costituito dall’infinito seguito


dalle forme ridotte al presente di HABERE: STARE HABEO >
STARE *AO > starò.

Dal punto di vista fonetico, nella prima coniugazione la /a/ dell’infinito


passa a /e/: amerò, canterai; nella seconda e terza la vocale tematica
(/e/ o /i/) dell’infinito è talvolta caduta, generando anche assimilazioni
consonantiche (avrò, rimarrai, verrete).

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