PRINCIPI DI BIOLOGIA E GENETICA
MACROMOLECOLE
Le macromolecole sono molto importanti perché caratterizzano gli organismi viventi e vanno a
comporre le cellule, i tessuti e infine gli organismi viventi.
Le macromolecole rappresentano circa il 30% del peso.
Consideriamo infatti che i tessuti viventi sono composti di acqua per il 70% del loro peso.
Ioni e molecole piccole invece, rappresentano un 3% del peso della cellula.
Tutti gli organismi viventi contengono macromolecole di varie tipologie quali: proteine, acidi
nucleici, carboidrati e lipidi.
Negli organismi viventi sono presenti tutte queste macromolecole che formano dei polimeri ovvero
grandi molecole costituite da unità monomeriche più piccole.
Le unità monomeriche delle proteine sono definite
amminoacidi e le proteine sono combinazioni di 20 aa con
caratteristiche chimiche simili.
Le unità monomeriche dei carboidrati sono gli zuccheri che
uniti tra loro formano monosaccaridi e polisaccaridi.
Nei lipidi le unità monomeriche interagiscono tra loro con
interazioni non covalenti che tengono uniti i monomeri
lipidici sino a formare dei polimeri che vanno a costituire i
lipidi.
Infine esistono 4 tipologie di acidi nucleici.
I polimeri sono formati da migliaia di atomi, soprattutto C e
H.
Le macromolecole formano la struttura delle cellule e sono alla base delle attività cellulari:
Sono di grandi dimensioni
Altamente organizzate
Esse contengono migliaia di atomi di C
Le macromolecole possono essere divise in 4 grandi categorie:
CARBOIDRATI, PROTEINE, ACIDI NUCLEICI e LIPIDI
Carboidrati, proteine, acidi nucleici sono polimeri formati
semplicemente unendo con legami covalenti molecole organiche
piccole (dette subunità o monomeri) in lunghe catene
I carboidrati possono formare molecole giganti i POLISACCARIDI
Le proteine sono formate da diverse combinazioni di 20 aa
(nucleotidi) di 4 tipi, in lunghe catene lineari
I lipidi formano grandi strutture a partire da un insieme limitato di
molecole più piccole (diversi perché non uniti da legami
covalenti)
Le 4 classi di macromolecole possono assieme unirsi per
formare strutture altamente funzionalizzate nella cellula.
I gruppi funzionali modificano le proprietà delle molecole
organiche.
to da un anello a 5 atomi (3 di C e
2 di N).
I gruppi funzionali sono: metile (CH3), ossidrile (OH),
carbossile (1 atomi di C, 2 di O e 1 di H = COOH),
amminico (1 atomo di N e 2 di H), fosfato (3 atomi di O
e 1 di H), carbonile (CO) e solfidrile (SH).
Gruppo carbossile e amminico sono molto importanti
negli aa che vanno a costituire le proteine.
Quando un gruppo fosfato perde un atomo di H esso
a sé gli elettroni di legame partecipando a reazioni di
condensazione.
Il carbonile è un gruppo polare in grado di attrarre a
sé gli elettroni di legame assumendo così una carica
negativa, quindi sono gruppi funzionali estremamente
reattivi; inoltre può essere sia chetonico quando il C presenta un doppio
aldeidi quado il C presenta
Il gruppo solfidrilico forma caratteristici legami a ponte disolfuro tra i vari
aa.
Gli isomeri hanno la stessa formula molecolare, ma gli atomi sono disposti
in maniera differente.
Il C deve essere centrale e possedere 4 gruppi radicalici posti in maniera
Le macromolecole si formano
tramite condensazione che
unisce 2 monomeri formando
così un dimero, poi un trimero
e poi una macromolecola con
la perdita di una molecola di
H2O.
prevede la demolizione del polimero in monomeri che
lo compongono.
CARBOIDRATI
I carboidrati sono macromolecole.
Il termine carboidrato significa idrato del C e riflette il rapporto 2:1 tra H e O.
I carboidrati contengono C, H e O in un rapporto di circa 1 atomo di C per 2 di H e 1 di O =
(CH2O)n.
Gli zuccheri, gli amidi e la cellulosa sono carboidrati.
I carboidrati fungono da riserva di energia per le cellule (amido e glicogeno).
La cellulosa è il componente principale delle pareti delle cellule vegetali.
riserva energetica sia
da sostentamento.
Inoltre permettono lo svolgimento di reazioni metaboliche, il trasporto di organismi complessi e
forniscono la base, a livello chimico, che possono essere riorganizzati in nuove molecole con
produzione di energia.
I carboidrati hanno una massa inferiore ai 100 Dalton, quindi sono abbastanza piccoli.
Monosaccaridi
Le unità monomeriche dei carboidrati sono i monosaccaridi costituiti da uno zucchero (es.
glucosio, uno zucchero semplice).
I monosaccaridi che presentano come gruppo funzionale un gruppo aldeidico sono definiti aldosi,
mentre quelli che presentano come gruppo funzionale un gruppo chetonico sono detti chetosi.
Il gruppo aldeidico è caratterizzato da doppio legame tra C e O e C e H, è una molecola polare
Il gruppo chetonico è caratterizzato da doppio legame tra C e O, mentre gli altri 2 legami sono
con atomi di C e anche in questo caso è un gruppo polare in quanto
Il numero di atomi di C può variare da 2 a 6 atomi.
I carboidrati possono essere monosaccaridi, disaccaridi e
polisaccaridi.
Il ribosio è uno zucchero formato da 5 atomi di C e quindi è definito
pentoso.
Anche il deossiribosio è un pentoso, ma ha proprietà chimiche e
fisiche differenti rispetto al ribosio, il quale presenta un gruppo
ossidrilico (tipico degli alcoli), mentre nel deossiribosio tale gruppo non
è presente.
Gli esosi si differenziano per avere una disposizione del gruppo OH
differente e la forma circolare costituita da strutture differenti.
Il glucosio è il componente più
abbondante e utilizzato come
fonte di energia nella maggior
parte degli organismi.
Sia glucosio sia fruttosio sono
isomeri strutturali che hanno la
stessa formula chimica con
disposizione differente nello spazio
dovuta alla presenza di gruppi
funzionali differenti: quello
aldeidico nel glucosio e quello
chetonico nel fruttosio.
In soluzione le molecole di glucosio e altri pentosi non sono catene lineari di atomi di C, ma
strutture ad anello.
Il gruppo aldeidico entra in legame con il gruppo ossidrilico e si forma un legame con il C5
formando questa struttura ad anello, molto stabile.
Una conseguenza di questa reazione è la
scomparsa del gruppo aldeidico (o chetonico) e
la formazione di un nuovo atomo di C
asimmetrico (definito glicosidico) che porta un
nuovo OH, che potrà trovasi: al di sotto del piano
( ) o al di sopra ( ) del piano in
cui giace la forma ciclica.
Il legame glicosidico è il legame che
avviene tra 2 atomi di zuccheri e da 2 unità
monomeriche si forma un dimero.
reagire con qualunque gruppo ossidrilico di
un secondo zucchero per formare un
legame glicosidico.
Disaccaridi
I disaccaridi
da un legame glicosidico costituito da O centrale legato a 2 atomi di C
uno per anello.
Il legame glicosidico di un disaccaride si forma tra C1 di una molecola e
Polisaccaridi
Il glicogeno, negli animali è il polisaccaride di riserva formato da
glucosio, mentre nei vertebrati è presente soprattutto nel fegato e
nelle cellule muscolari come deposito di energia chimica.
È molto ramificato ed insolubile in H2O.
Le catene di glucosio sono costituite da unità di glucosio con
1-4 glicosidici.
Le ramificazioni che sono presenti si inseriscono sulle catene
principali mediante -6 glicosidici.
amido e il tipico carboidrato di riserva nei
vegetali.
I monomeri d -4.
amilopectina.
amilosio amilopectina
ha ramificazione ed è costituita da 1000 unità.
-6.
La cellulosa è un polisaccaride non ramificato del
glucosio che costituisce le pareti cellulari vegetali ed è la
sostanza organica più abbondante sulla Terra.
e ovini vi sono batteri in grado di digerire la cellulosa
permettendo a questi erbivori di trarne nutrimento.
I tessuti di cotone devono la loro resistenza alle lunghe
molecole di cellulosa, aggregate parallelamente tra loro.
Non tutti i polimeri sono costituiti da
glucosio.
La chitina è un polimero non
ramificato dello zucchero N-acetil-
glucosammina che è simile alla
struttura del glucosio, ma ha un
gruppo ammino-acetilico al posto del
gruppo ossidrilico.
La chitina è molto diffusa come
materiale strutturale fra gli invertebrati
particolarmente nel rivestimento
esterno di insetti, ragni e crostacei.
La chitina è un materiale resiliente
(resistente a rottura), tuttavia flessibile
simile alle plastiche.
LIPIDI
I lipidi appartengono alla classe delle macromolecole e sono molto importanti nelle cellule
I lipidi sono idrocarburi apolari tenuti insieme da forze di Van der Waals che di per sé formano
legami deboli, ma queste interazioni prese singolarmente possono poi essere sommate le une alle
altre quando la macromolecola lipidica è grande e diventare molto forte come legame e
presentarsi nelle catene idrocarburiche.
Si distinguono in: grassi-trigliceridi, fosfolipidi, steroidi, carotenoidi, cere e vitamine.
I trigliceridi (oli/grassi) sono lipidi molto semplici, composti degli esteri, in particolare sono esteri del
glicerolo legati tramite un legame estereo con 3 molecole di acidi grassi e una di glicerolo che
viene esterificata; inoltre permettono un accumulo di energia.
I fosfolipidi sono anfipatici, quindi sono in grado di formare dei doppi strati fosfolipidici che
svolgono un ruolo strutturale nelle membrane cellulari.
I carotenoidi servono alle piante per catturare energia luminosa.
Gli steroidi e le vitamine svolgono un ruolo di regolazione.
Trigliceridi
I trigliceridi sono i lipidi più abbondanti negli esseri viventi e sono più comunemente denominati
grassi riserva di energia molto
economica, ma quando essi vengono metabolizzati sono in grado di produrre energia.
Sono formati da glicerolo e 3 molecole di acidi grassi che reagiscono con 3 reazioni di
condensazione, ovvero una reazione di disidratazione con produzione di 3 molecole di H 2O per
formare un estere.
Non avendo gruppi polari sono praticamente insolubili in H2O e si accumulano nelle cellule sotto
forma di goccioline lipidiche.
I grassi sono depositati in adipociti, cellule predisposte al raccoglimento dei lipidi, i quali possono
cambiare il loro volume per ospitare grandi quantità di grasso.
I trigliceridi possono contenere acidi grassi uguali oppure diversi (es. grasso misto).
Gli acidi grassi poi si distinguono in saturi e insaturi a seconda se presentano delle insaturazioni,
ovvero dei doppi legami, oppure no.
Essi possono essere monoinsaturi, quando presentano un doppio legame, oppure polinsaturi se
presentano più doppi legami tra i vari atomi di C presenti nelle catene carboniose idrocarburiche.
I grassi sono molto ricchi di energia chimica; basti pensare che un gr di grasso ha un contenuto di
energia oltre 2 volte quella di un gr di carboidrato.
Le interazioni che si creano tra queste molecole lipidiche sono interazioni
idrofobiche 2O, tengono ad aggregarsi le une alle altre.
I saponi, ad esempio, sono composti formati da acidi
grassi.
La micella di sapone presenta delle catene apolari
materiale grasso che deve essere solubilizzato.
delle catene di acido grasso con interazioni di Van der Waals e questo fa si che tali catene di acidi
grassi insaturi, non siano solide, ma liquide a temperatura ambiente.
Gli acidi grassi saturi
grassi saturi sono solidi a temperatura ambiente e sono molecole apolari che possono sviluppare
interazioni transitorie di alcune catene con altre formando delle
interazioni di Van der Waals.
Questi vanno introdotti con la dieta il meno possibile perché possono
aumentare il rischio di malattie cardiovascolari, in quanto si possono
-circolatorio.
I numerosi acidi grassi presenti nelle cellule differiscono solo per la
lunghezza della catena idrocarburica e per il numero e la posizone
dei doppi legami C-C.
Fosfolipidi
Nei fosfolipidi il glicerolo viene esterificato con 2 molecole di
acido grasso.
Inoltre troviamo un gruppo fosfato carico che conferisce alla
molecola una carica leggermente negativa e una molecola,
come la colina.
I fosfolipidi fanno parte
della membrana plasmatica, sono molecole anfipatiche e
formano un doppio strato fosfolipidico, con le teste
idrofiliche grazie alla presenza del gruppo fosfato (PO4-)
2O e la porzione
citoplasmatica, mentre le code idrofobiche restano legate
le une alle altre in modo da formare interazioni che
stabilizzano il doppio strato fosfolipidico.
Steroidi
Gli steroidi sono i precursori degli ormoni e i più importanti dal punto di
vista biologico sono: colesterolo, sali biliari, ormoni sessuali, cortisolo e
ormoni secreti dalla corteccia surrenale.
Il colesterolo è il componente fondamentale delle membrane
plasmatiche permettendone fluidità e consistenza della membrana,
ma in eccesso procura placche sulle pareti delle arterie.
Carotenoidi
I carotenoidi sono pigmenti vegetali di natura lipidica che si distinguono per il loro colore vivo rosso,
arancione e giallo.
Vengono classificati tra i lipidi in quanto sono insolubili in H 2O e con consistenza oleosa.
In natura ne esistono oltre 600 tipi, di cui 50 possono essere
assunti in modo significativo con la dieta e vengono assorbiti a
livello intestinale.
-carotene e -carotene (precursori
della vitamina A) -carotene, licopene, zeaxantina e luteina.
Vitamine
Le vitamine sono piccole molecole che il corpo umano non sintetizza.
La vitamina A è liposolubile, si forma dl carotene presente nelle verdure verdi e gialle; è importante
per la vista, lo sviluppo delle ossa e la risposta immunitaria.
za di vitamina A porta a secchezza della pelle, occhi e mucose interne, ritardo della
crescita e dello sviluppo e cecità notturna (sintomo).
Cere
La pelle di mammiferi e uccelli è dotata di ghiandole che secernono un rivestimento ceroso.
Sono cerose anche le foglie lucide di certe piante.
Il rivestimento ceroso aiuta le piante a mantenere il contenuto acquoso e a secernere i parassiti.
PROTEINE
Le proteine sono macromolecole che costituiscono la maggior parte della massa secca di una
cellula.
Esse sono soltanto le unità di cui sono costituite le cellule, ma svolgono anche quasi tutte le funzioni
cellulari.
Da un punto di vista chimico, le proteine sono di gran lunga le molecole strutturalmente più
complesse e funzionalmente più sofisticate.
Le proteine sono polimeri, la cui unità di base prende il nome di amminoacido.
Questi polimeri assumono funzioni molto differenti tra loro e svolgono attività molti fini in quanto
dirigono la funzionalità cellulare in maniera mirata e molto meticolosa.
Gli aa sono le subunità delle proteine, le quali hanno una grande varietà di forme e sono lunghe in
genere da 50 a 2000 aa.
Una cellula muscolare contiene una gran quantità di proteine per poter svolgere la contrazione
(es. miosina e actina), poi hanno anche funzioni di: enzimi, trasporto, regolazione e difesa.
2 o NH3
e a pH 7, gli aa nelle cellule viventi sono in forma ionizzata
come gli ioni dipolari.
Il gruppo amminico è carico positivamente, mentre quello
carbossilico è carico negativamente.
Il C che lega il gruppo carbossilico e quello amminico è
(catena laterale) caratteristico per ogni aa.
possiamo distinguere isomeri ottici con la capacità di
ruotare la luce polarizzata e si identificheranno le forme
ottiche D (destro giro) ed L (levo giro) nelle 2 forme di aa.
I gruppi R sono molto differenti tra loro e vengono divisi in
base alle loro proprietà.
Inoltre gli aa vengono classificati in base alla loro catena
laterale, le quali possono essere: negative, positive o
senza carica.
Gli aa costituenti le proteine vengono classificati in 3 gruppi sulla
base delle proprietà chimico-fisiche del loro radicale, possono
essere quindi: polari ma privi di carica, apolari e ionizzabili (acidi o
basici).
Gli aa possono inoltre essere essenziali e non essenziali.
Gli aa non essenziali sono quelli che noi sintetizziamo, mentre
quelli che dobbiamo introdurre con la dieta vengono identificati
come aa essenziali.
I legami peptidici uniscono gli aa.
3 con eliminazione di una
molecola do H2
proteica.
È possibile unire più aa ed ottenere un numero quasi infinito di
proteine perché esse differiscono le une dalle altre dagli aa che le
vanno a comporre.
I 20 tipi di aa che compongono le proteine possono essere
identificate con una lettera.
Gli aa che presentano un gruppo SH nelle proprie catene laterali, reagiscono
tra loro formando un legame covalente tra 2 atomi di S creando così un
ponte disolfuro.
Le proteine sono polimeri di aa che si uniscono con un legame peptidico in
una lunga catena che non rimane filamentosa, ma si ripiegano assumendo
una struttura tridimensionale di tipo globulare che presenta una caratteristica
conformazione per ognuna di esse.
Le proteine si dispongono in modo da stabilire il maggior numero di interazioni con il mezzo
circostante, con atomi o gruppi appartenenti alla molecola stessa (interazioni intramolecolari) o a
molecole circostanti (interazioni intermolecolari).
Oltre al legame peptidico possiamo riconoscere legami deboli come: legami a H, interazioni
elettrostatiche e forze di Van der Waals.
La struttura tridimensionale delle proteine è stata semplificata e scomposta in vari livello di
organizzazione:
Struttura primaria
Struttura secondaria
Struttura terziaria
Struttura quaternaria
La struttura primaria è una sequenza di aa specificata dalle istruzioni contenute nel DNA, il quale
detta quali aa sono sintetizzati nella cellula, mentre le altre strutture hanno un più elevato tasso di
complessità e vanno a completare una struttura complessa e interessante che dà la funzionalità
alla proteina e struttura definitiva di tale molecola.
La struttura primaria è caratterizzata ad avere monomeri di aa
uniti da legami peptidici così da formare una struttura lineare
detta anche a filo di perle.
La struttura secondaria è caratterizzata dalla presenza di
2 catene polimeriche e possono essere di 2 tipologie: -elica e
-foglietto.
La struttura terziaria in cui i legami a H, i ponti disolfuro e le
interazioni idrofobiche vanno a costituire la proteina.
La struttura quaternaria è caratterizzata da più polipeptidi
aggregati assieme a formare grandi molecole ed è stabilizzata
da legami a H, ponti disolfuro, interazioni idrofobiche e
interazioni ioniche.
Struttura primaria
La struttura primaria delle proteine è data dalla successione degli aa che compongono la
proteina.
La sequenza amminoacidica è unica per ogni tipo di proteina e in ogni molecola di quella
proteina la sequenza è rigorosamente la stessa.
Sono state identificate molte migliaia di proteine diverse: ognuna ha una sua propria sequenza
amminoacidica.
Possono esistere infinite proteine con identica composizione amminoacidica, ma con diversa
sequenza: sono proteine diverse.
Struttura secondaria
La struttura secondaria delle proteine interessa tratti più o meno lunghi di una catena
polipeptidica, che assumono un ripiegamento regolare e ripetitivo.
Entrambe queste strutture secondarie sono tenute insieme da legami
a H fra gruppi NH e CO dei legami peptidici.
La struttura ad -elica è una conformazione tipica delle proteine
fibrose caratteristica di: lana, capelli, pelle ed unghie; i legami a H
che si creano conferiscono elasticità.
-foglietto si possono formare legami a H tra le
catene polipeptidiche o
sé stessa ed ha una tipica conformazione a ventaglio che conferisce
flessibilità e forza alla proteina che ne deriva.
Struttura terziaria
La struttura terziaria è caratterizzata dalla presenza di legami deboli (legami
a H, ponti disolfuro e interazioni idrofobiche) fra catene laterali di aa che si
trovano in regioni diverse della sequenza primaria.
La maggior parte delle proteine può essere classificata sulla base della
conformazione globale: proteine fibrose con forma allungata e proteine
globulari con forma più compatta.
La struttura terziaria dettagliata delle proteine viene solitamente determinata
usando la tecnica della cristallografia a raggi X.
La mioglobina è la prima proteina globulare di cui è stata identificata la struttura terziaria: è nel
tessuto muscolare e funziona come depositi di O.
Il gruppo EME della mioglobina conferisce ai muscoli il colore rosso.
Struttura quaternaria
La struttura quaternaria consiste nelle interazioni fra catene
polipeptidiche diverse in proteine composte da più di un
polipeptide.
logica che ha consentito il raggomitolamento nella struttura
terziaria: legami a H, ponti disolfuro, interazioni idrofobiche e
interazioni ioniche.
emoglobina
La proteina prionica, è un esempio di errato ripiegamento di una proteina in cui la struttura della
proteina nativa è differente rispetto a quella prionica, che causa la patologia.
a dei ripiegamenti errati della proteina Tao e in eccesso portano alla morte cerebrale.
anemia falciforme un unico cambiamento nella sequenza di aa nella proteina emoglobina
comporta la malattia genetica
rossi da disco biconcavo a falce: si possono formare occlusioni e danni vasali, la vita dei globuli
I chaperon molecolari proteggono le proteine da ripiegamenti
inopportuni.
Essi infatti prendono le proteine neosintetizzate o denaturate e le
alla proteina bersaglio e solo a questo punto la proteina può assumere la corretta conformazione.
Il riscaldamento e il trattamento con un riducente disgregano la conformazione nativa
denaturando la proteina.
Gli agenti denaturanti possono essere:
- Fisici: calore, radiazioni
-
Questi agenti rompono i legami che stabilizzano le strutture
secondaria, terziaria e quaternaria: si modifica la struttura
tridimensionale senza modificare la sequenza
amminoacidica.
La denaturazione
chiaramente il legame tra attività biologica e struttura tridimensionale.
La rinaturazione si accompagna alla ricomparsa di tutte le proprietà della proteina nativa,
ità biologica.
Le proteine formano dei domini proteici che servono per svolgere particolari reazioni enzimatiche,
quindi permettono alla cellula di svolgere le proprie funzioni.
ACIDI NUCLEICI
Gli acidi nucleici sono macromolecole che contengono il codice genetico per la vita.
giorno le nostre vite.
Le proprietà degli acidi nucleici sono molto importanti perché permettono di depositare
codice genetico.
Gli acidi nucleici sono macromolecole informative, sono dei polimeri che immagazzinano,
trasmettono e utilizzano le informazioni genetiche.
Essi sono formati da unità monomeriche che sono i nucleotidi,
formati da 3 gruppi fosfato, uno zucchero e una base
azotata.
Gli acidi nucleici hanno come funzione principale
oltre che al ruolo catalitico e strutturale.
Acido deossiribonucleico (DNA) e acido ribonucleico
(RNA) sono gli acidi nucleici presenti nelle cellule.
Il DNA costituisce il materiale genetico di tutti gli
dirige le attività
cellulari mediante la formazione di RNA.
pentosi fosfati da cui
proiettano le basi azotate.
Il DNA contiene come zucchero il deossiribosio e come basi: guanina,
citosina, adenina e timina.
citosina, adenina e uracile.
legame
fosfodiestere: il fosfato è attaccato al gruppo 3I cchero.
fosfato entra in reazione con il 3I dello zucchero e mediante una reazione di condensazione con
fuoriuscita di una molecola di H2
legame fosfodiestere.
doppio filamento) , mentre il DNA possiede un doppio filamento così da formare una sorta di
doppia elica singola elica tenute insieme
da legami a H.
Alcuni nucleotidi svolgono un ruolo importante nei trasferimenti di
energia in altre funzioni cellulari.
ATP (adenosina trifosfato), la più importante
molecola energetica della cellule ed è convertita in adenosina
monofosfato ciclico (cAMP
CELLULE PROCARIOTICHE ED EUCARIOTICHE
Le cellule ta degli esseri viventi.
Per descrivere in modo adeguato le cellule ci si basa sulla teoria cellulare, la quale afferma che:
1.
a. Le cellule sono le unità strutturali degli organismi viventi
b. Le cellule sono le unità funzionali degli organismi viventi
c.
della cellula.
2. Tutti gli organismi viventi sono composti da cellule
3. Ogni cellula deriva da cellule preesistenti
a. Le cellule contengono le informazioni ereditarie degli organismi di cui fanno parte e
queste informazioni passano dalla cellula madre alla cellula figlia
4.
a.
Le cellule si uniscono per formare i tessuti che possono essere di 4 tipi:
Epiteliale: riveste il corpo
Nervoso: con cellule eccitabili
Muscolare: con cellule contrattili
Connettivo: collega tessuti e organi
I tessuti poi si uniscono a formare gli organi
che si riuniscono per collaborare ad una
stessa funzione andando così a costituire i
sistemi e gli apparati che uniti danno origine
organismo.
La cellula è formata da atomi che si uniscono
per formare le macromolecole.
Più organismi formano una popolazione della
stessa specie, popolazioni di specie diverse
formano delle comunità che insieme
ecosistema e da qui
la biosfera.
Il termine cellule fu coniato nel 1665 da Robert Hooke, un fisico e naturalista inglese, osservando
una fettina sottile di sughero con un microscopio rudimentale, notò diverse file di celle, ben
delimitate, simili a quelle di un alveare, che gli ricordavano le piccole celle di un monastero:
Anton van Leeuwenhoek vide per la prima volta dei batteri nel 1700,
mentre osservava una goccia di acqua di lago con una lente di
vetro.
Le cellule possiedono un programma genetico, perciò sono
programmate per svolgere le attività funzionali e il programma
isiede nel DNA, dal quale poi
proteine.
Le cellule sono capaci di riprodursi mediante riproduzione asessuata
e sessuata.
Nella riproduzione asessuata, una cellula si genera a partire da
un
Nella riproduzione sessuata invece, ogni genitore fornisce un gamete
che unendosi generano lo zigote.
Le cellule hanno la capacità di differenziarsi, stiamo quindi parlando
di cellule staminali a livello fetale che poi si differenzieranno in: fasci
di cellule nervose per formare il SNC, daranno origine alle cellule del
Le cellule staminali
livello: ematico, del tessuto adiposo
I viventi sono formati da cellule diversificate per
funzioni e forma.
La cellula stessa infatti adotta forme e dimensioni
strettamente legate alla sua funzionalità.
Le cellule acquisiscono energia (es. nelle piante
viene assorbita luce solare dai cloroplasti che poi
viene trasformata in energia chimica per
svolgere la fotosintesi clorofilliana) e la utilizzano.
Le cellule sono capaci di rispondere agli stimoli e alle
molecole extracellulari per poi modificare le loro attività
metaboliche, la permeabilità della membrana, la forma
Inoltre sono in grado di autoregolarsi.
Le proprietà fondamentali delle cellule sono notevolmente
complesse ed organizzate.
Il microscopio elettronico permette di evidenziare in maniera molto
dettagliata le cellule, ha una risoluzione più elevata rispetto al
microscopio ottico e può essere a trasmissione oppure a scansione, in
base a quale cellula devo studiare e sulla quale devo indagare.
Le cellule si sono evolute, infatti la classificazione
degli esseri viventi prevede che gli organismi siano
derivati da un unico progenitore comune e
possiamo riconoscere 3 domini: Bacteria, Archea
ed Eukarya.
I 5 regni di classificazione degli esseri viventi sono: monera (procarioti =
); protisti, piante,
funghi e animali
ben delimitato).
I primi ad essersi evoluti sono i batteri con i cianobatteri, poi le alghe,
successivamente le piante e infine i mammiferi.
Le cellule eucariotiche hanno avuto origine molto tempo dopo
rispetto a quelle procariotiche.
I procarioti abitano il nostro pianeta da più di 3,5 miliardi di anni
a differenza degli eucarioti che sono apparsi circa 2,2 miliardi
di anni fa.
Alcuni organuli possono essersi evoluti per introflessione della
membrana plasmatica, mentre altri si sono evoluti per
endosimbiosi (organuli generati per ingestione di una cellula
enerato una relazione
simbiotica, come mitocondri e cloroplasti).
Dalla semplice osservazione al microscopio è chiaro da molto
tempo che gli organismi viventi possono essere classificati in base alla struttura cellulare in 2 gruppi:
eucarioti e procarioti.
Negli eucarioti il DNA si trova in un compartimento intracellulare
distinto circondato da una membrana, chiamato nucleo.
i procarioti non hanno un compartimento nucleare distinto per
accogliere il loro DNA,
Vegetali, funghi e animali sono eucarioti, i batteri sono
procarioti, come gli archei, una classe separata di cellule
procariotiche.
I procarioti costituiscono 2 dei 3 domini: Bacteria e Archea.
Hanno dimensioni ridotte di circa 0,5-
1/1000 rispetto a quello di una cellula eucariotica e la loro
lunghezza è circa 1/10.
Tutti i procarioti sono unicellulari, anche se formano colonie o
filamenti caratterizzati dalla presenza di cellule specializzate.
Essi possiedono forme differenti, come sferica e bastoncellare.
ampia capacità di adattamento e una rapida
capacità di riproduzione.
Non hanno organelli racchiusi in membrane e i loro processi
metabolici possono avvenire sia in presenza di O sia in assenza
di esso, quindi possono essere aerobi e/o anaerobi.
Molti possiedono una parete cellulare e la maggior parte dei batteri e arche contengono 1000-
6000 geni.
Sono in grado di fissare N e CO2, in modo da rendere N e C disponibili per gli organismi viventi.
3 tramite un processo
3 che vengono assimilati dalle piante.
I procarioti giocano un ruolo fondamentale in ecologia e tecnologia, in quanto sono in grado di
eliminare sostanze tossiche e svolgono un ruolo di depurazione.
La membrana plasmatica circonda la cellula
racchiudendone il contenuto, mantenendo la
componente intracellulare, la pressione osmotica,
definendo quindi il contenuto della cellula.
Questa struttura, insieme al citoplasma
nucleico sono comuni ad entrambe le tipologie di cellule
esistenti.
Il materiale genetico però, nei procarioti è contenuto nel
nucleoide, mentre nelle cellule eucariotiche è contenuto
nel nucleoplasma.
I procarioti sono classificati in 2 gruppi principali:
1. Archea: procarioti più antichi (batteri primitivi)
2. Bacteria: procarioti più numerosi e diversificati (es.
Alcuni procarioti hanno forma sferica, come i cocchi, le
cui cellule possono essere raggruppate in coppie
(diplococchi) oppure in lunghe catene (streptococchi) o
aggregati irregolari simili a grappoli (stafilococchi).
Altri procarioti hanno forma elicoidale
è chiamata spirillo
spirocheta.
Uno spirillo a forma di virgola è chiamato vibrione.
La struttura di una cellula procariotica è costituita da:
Il citoplasma della cellula procariotica contiene enzimi
necessari per attività metaboliche e granuli di riserva
contenenti: lipidi, glicogeno e composti fosforilati.
Le cellule procariotiche hanno capacità biochimiche diversificate in modo stupefacente, molto
più delle cellule eucariotiche.
La maggior parte dei batteri si muove grazie alla presenza di flagelli.
Ogni flagello batterico è formato da 3 parti: corpo basale, uncino e filamento
singolo.
Alcuni procarioti hanno fimbrie o pili che sono prevalentemente organi di
ancoraggio per infettare la cellula e permettono ai batteri si aderire gli uni agli altri.
I pili sono generalmente più lunghi delle fimbrie, sono strutture proteiche che si ritrovano sulla
superficie di alcune cellule batteriche e sono strutture costituite da filamenti di una proteina
denominata pilina.
Esistono 2 tipologie di pili:
Pili cavi: permettono il passaggio di DNA e sono detti pili coniugati o sessuali
Pili non cavi ivi
La maggior parte delle cellule procariotiche possiede una parete
cellulare che circonda la membrana plasmatica.
Essa fornisce una struttura rigida che avvolge la cellula, la sostiene
e ne mantiene la forma.
trazione di
organuli di riserva nei soluti e questa parete conferisce anche una
resistenza meccanica.
La parete cellulare è costituita da peptidoglicano, un polimero
formato da 2 molecole di amminozuccheri legati a corti
polipeptidi.
Gram mise a punto una colorazione che permetteva di distinguere i
batteri.
Alcuni di essi sono in grado di adsorbire il colorante di Gram
mantenendo una colorazione cristal-violetta, al microscopio
appaiono blu-viola e sono definiti Gram+; altri invece perdono la sua
colorazione e al microscopio appaiono rosa-rosso e sono detti Gram-.
CELLULA PROCARIOTICA
Sono costituiti da cellula procariotiche sia i batteri patogeni (es. Clostridium Botulinum, Salmonella,
Vibrio Cholerae non patogeni, ma utili (es.
I procarioti sono dei decompositori essenziali che degradano materia organica morta e i prodotti
di rifiuti, utilizzando questi prodotti di decomposizione come fonte di energia.
Infatti mediante la decomposizione dei composti organici e inquinanti, i procarioti hanno la
capacità di riciclare molti nutrimenti incluso N2
Alcuni microrganismi vengono anche utilizzati nella produzione di antibiotici.
me fabbrica di
biomolecole.
Inoltre sono utilizzanti nel bio-risanamento poiché sono in grado di decomporre sostanze inquinanti
come petrolio e benzina.
I cianobatteri sono organismi fotosintetici in grado di produrre O e spesso si
trovano in piscine, stagni o terreni umidi.
2.
Contengono della clorofilla e sono gli unici procarioti che svolgono fotosintesi
liberando così O.
Sono dei batteri Gram- in quanto la loro parete batterica è costituita da un
sottile strato di peptidoglicano.
2.
I batteri sono usati come bio-risanamento per eliminare petrolio, benzina e altre sostanze inquinanti
Ad oggi 1000 specie fra batteri e funghi sono usate per bonificare numerose aree inquinate.
Anche gli archeobatteri hanno avuto una certa importanza, esempio per ricavare enzimi che
resistono ad alte temperature.
I procarioti sono utilizzati in numerosi processi commerciali come i batteri lattici impiegati nella
respiratorie e mucose genitali.
Questi vanno a costituire la nostra flora batterica che:
- Consente la liberazione di moltissime vitamine del gruppo B
- F
- Si oppone alla proliferazione di altri microorganismi patogeni
Il microbiota umano
umano senza danneggiarlo.
Negli esseri umani si trovano tra le 500 e le 10 000 000 specie differenti di
microorganismi, i più numerosi dei quali sono batteri, ma anche in misura
inferiore miceti e virus.
Tra i batteri la maggioranza sono in anaerobia, più o meno stretta o
facoltativa (molti sopravvivono in assenza di O e alcuni ne tollerano la
presenza).
Escherichia Coli.
Il microbiota umano si sviluppa nel corso dei primi giorni di vita e
sopravvive, salvo in caso di malattie sorprendentemente a lungo.
Antibiotici e dieta molte volte possono influire sul microbiota e questo ha un impatto sia sulla
composizione del microbiota sia su determinate patologie che nascono dal deregolamento del
microbiota e le varie funzioni che hanno questi batteri.
neuronali, infiammatorie, metaboliche e legate ad infezioni.
È quindi necessario mantenere il microbiota ad una densità e una quantità idonee, in quanto
possono poi generarsi svariate patologie.
Gli stafilococchi vivono normalmente nel naso e sulla pelle.
Sono patogeni opportunisti che causano malattie quando il sistema immunitario
promesso.
Lo Staphylococcus aureus è responsabile dei foruncoli e di infezioni cutanee
anche molto gravi.
Può infettare le ferite e alcuni ceppi causano una forma di avvelenamento
alimentare, mentre altri ceppi possono provocare la sindrome da shock tossico.
I clostridi sono anaerobi.
Il Clostridium botulinum può provocare il botulismo, un tipo di avvelenamento alimentare spesso
letale.
Le cellule procariotiche si riproducono per scissione binaria generando 2 cellule
figlie identiche alla cellula madre.
Molti batteri e archeobatteri formano biofilm, ovvero
dense comunità di microorganismi che aderiscono a
superficie solide.
I procarioti secernano una sostanza appiccicosa e viscida ricca di
polisaccaridi.
La placca dentale è un esempio di biofilm e tale film si forma anche su
cateteri, lenti a contatto e protesi articolari.
I micoplasmi sono le più piccole cellule viventi.
Sono prive di parete cellulare, hanno un diametro di 0,2 um.
Vivono nel terreno e nelle acque di scarico, mentre alcune specie vivono
nelle mucose umane.
Non si vedono con il microscopio ottico e non modificano la morfologia delle
cellule contaminate, pur essendo presenti.
Alterano la crescita e le caratteristiche biochimiche e antigeniche delle
cellule in vitro.
Sono visibili solo con microscopio a fluorescenza dopo colorazione del DNA o altre metodiche tipo
PCR.
Gli Archea sono i procarioti più antichi e vivono sia negli habitat comuni, ma anche in condizioni
estreme:
Termofili estremi (es. sorgenti vulcaniche)
Alofili
Notevoli profondità e assenza di O (es. Mar Nero)
I metanogeni sono produttori di gas metano.
Sono procarioti e trasformano la CO2 in H2.
Inoltre sono molto semplici e capaci di vivere senza O (anaerobi).
ha un trasferimento genico orizzontale che contribuisce notevolmente alla
rapida evoluzione dei procarioti.
per scissione binaria alle generazioni successive.
Il trasferimento genico tra i procarioti avviene con 3 meccanismi differenti:
1. Trasformazione
2. Trasduzione
3. Coniugazione
Il processo di trasformazione vede un batterio che muore e
rilascia il proprio DNA.
I frammenti di DNA esogeno si legano a frammenti di
proteine di DNA nuovo, il DNA della cellula entra e si
incorpora a quello nuovo.
La trasduzione invece avviene quando il fago
incorpora il DNA batterico o archeobatterio
trasferendo quel DNA al nuovo ospite batterico.
La coniugazione avviene tra batterio donatore e
ricevente mediante il pilo sessuale cavo che
CELLULA EUCARIOTICA
Le cellule eucariotiche sono le nostre unità fondamentali,
strutturali e funzionali del nostro organismo.
Gli eucarioti sono caratteristici per avere cellule ricche di
compartimenti e organuli che sono delle unità funzionali in
grado di svolgere molteplici funzioni.
Troviamo: ribosomi (sede della sintesi proteica), mitocondri,
complesso del Golgi, lisosomi, reticolo endoplasmatico
liscio, microfilamenti che assieme ai microtubuli
compongono il citoscheletro (scheletro vero e proprio della
cellula), membrana plasmatica, reticolo endoplasmatico
rugoso in continuità con il nucleo nucleolo.
vescicole con funzioni differenti.
La compartimentazione della cellula eucariotica prevede strutture delimitate da
membrane dentro le quali possono avvenire molti processi chimici in modo
simultaneo, ma indipendente.
Gli organuli hanno funzioni e strutture specifiche.
Cellula vegetale
Una cellula eucariotica è la cellula vegetale
cellule è il vacuolo che consente alla cellula di raggiungere notevoli dimensioni evitando la
formazione di spazi vuoti.
Il vacuolo rappresenta un sistema di escrezione dei rifiuti ed è in grado di
di concentrazione del succo vacuolare.
Inoltre funziona da organulo di riserva (H2O e varie sostanze) concorrendo
alla colorazione di: fiori, frutti e altre parti vegetali.
Oltre al vacuolo la cellula vegetale presenta anche un altro
organulo caratteristico che è il cloroplasto.
Questo organello svolge il processo di fotosintesi clorofilliana.
viene catturata dai pigmenti di clorofilla e poi
viene convertita in energia chimica (ATP).
Più nel dettaglio possiamo notare che il cloroplasto è costituito da:
membrana esterna, membrana interna, stroma, lume tilacoidale,
membrana dei tilacoidi (i tilacoidi sono strutture deputate alla funzionalità del cloroplasto).
Osservare le cellule è importante.
Nella microscopia a campo chiaro si fa passare la luce attraverso le cellule, non si vedono in un
contrasto elevato e quindi non si riescono a visualizzare i vari organuli e composizioni della cellula.
Nella microscopia a contrasto di fase
permette di visualizzare diverse regioni cellulari.
La poi,
visto che usa 2 raggi di luce polarizzata permette di
combinare successivamente le immagini che si ottengono e
La microscopia con colorazione in campo chiaro ci permette
visibili.
La microscopia a fluorescenza utilizza dei coloranti fluorescenti
che permettono di marcare particolari strutture della cellula.
La microscopia confocale util
permettendo però di visualizzare la cellula su più piani
Possiamo poi osservare le cellule con il
microscopio elettronico a trasmissione (TEM)
dove un raggio di elettroni viene focalizzato
direttamente sul campione.
Il microscopio elettronico funzione tramite
erato
con un particolare condensatore che
possiede un elettromagnete e permette di
dirigerlo sul nostro campione da rilevare
mediante un obiettivo e un proiettore.
Nella microscopia elettronica a scansione
(SEM) invece, gli elettroni si dirigono su una
superficie del campione causando
otte
La microscopia freeze-fracture permette di congelare la cellula per
poi creare una frattura particolare e analizzare, a livello della
membrana plasmatica e delle membrane interne per riuscire a
studiare la loro composizione sia lipidica sia proteica.
Osservare le cellule permette anche di studiare i tessuti utilizzando
la microscopia associata a particolari coloranti.
VIRUS
I virus sono stato scoperti verso la fine del 1800, i botanici stavano
cercando la causa del mosaico del tabacco, una malattia in grado di
arrestare la crescita della pianta del tabacco e di conferire alle foglie
un aspetto punteggiato a mosaico.
Nel 1892 il bota
delle piante patologiche che infettava le piante sane, risultava infetto
anche dopo il passaggio attraverso dei filtri che riuscivano a trattenere
qualsiasi batterio.
Nel 1898 il botanico olandese B
causava la malattia possedeva molte delle caratteristiche degli esseri
Lo denominarono virus (parola che in latino significa veleno).
30 il microscopio elettronico ha permesso di vedere i virus per la prima volta.
La maggior parte dei virus che infettano animali, piante e batteri sono stati identificati durante la
seconda metà del XX secolo.
I virus sono i microorganismi più abbondanti sulla Terra e influenzano anche dei processi biologici
importanti, però sono patologici.
Essi si adattano ad un ambiente evolvendo e influenzando anche la biodiversità degli altri
microorganismi.
Il virus è un agente infettivo in grado di infettare le cellule causando spesso patologie gravi sia nelle
piante sia negli animali sia negli organismi viventi.
I virus non possono essere assegnati ad alcuno dei 5 regni degli organismi viventi in quanto
differiscono da tutti in quanto necessitano di un altro organismo vivente per vivere.
Quindi se non riescono ad ospitare un organismo vivente, non possono vivere, proprio per questo
sono definiti dei parassiti intracellulari obbligati, possono cioè sopravvivere solo usando le risorse di
una cellula ospite.
I virus infettano ogni tipo di cellula inclusi: batteri, archea, protisti, piante funghi e animali.
I virus che infettano i batteri sono detti batteriofagi (mangiatori di batteri) o fagi.
Sono piccole particelle infettive visibili solo al microscopio elettronico poiché hanno dimensioni tra i
20 e i 300 nm.
Lo studio dei virus è definito virologia e coloro che li studiano sono virologi.
Il core dei virus
RNA (non possono contenerli entrambi contemporaneamente)ed è
circondato da un rivestimento da un capside che è un rivestimento proteico
formato da unità definite capsomeri, generalmente di forma elicoidale,
poliedrica o una complessa combinazione di entrambe le forme.
Alcuni virus possiedono anche un pericapside o envelope che rappresenta lo
strato più esterno, è posto esternamente rispetto al capside ed è composto
da un doppio strato di fosfolipidi, intervallati da numerose glicoproteine.
formare il suo involucro.
spine.
come doppio filamento.
Il tipo di acido nucleico è importante per
classificare i virus.
Il genoma più grande è quello del
5 basi ed è
simile a quello dei batteri endocellulari.
I virus sono difficili da classificare di conseguenza una sfida tassonomica per i virologi, in quanto
non presentano le caratteristiche distintive degli organismi viventi.
Sono acellulari, quindi non svolgono le reazioni metaboliche e si riproducono utilizzando il
classificati nei 3 domini e nei 5 regni.
I virus possono essere classificati in base alla gamma degli ospiti che possono infettare come:
alghe, batteri, protozoi, ma anche funghi e piante.
La struttura del virus, caratterizzata dalla presenza di un acido nucleico circondato da un envelope
o capside proteico formato da proteine costituito da capsomeri alcuni virus possiedono anche un
involucro esterno che circonda il capside.
Il virus del mosaico del tabacco è un virus a RNA avvolto da capside costituito dai capsomeri che
circondan
Il virus è a forma di bastoncello con andamento
elicoidale delle proteine capsidiche.
adenovirus presenta un capside composto da 252
subunità disposte a forma di poliedro a 20 facce.
12 subunità presentano delle spine (estroflessioni
virus di riconoscere e infettare la cellula ospite.
In questo caso il capside presenta delle caratteristiche
peculiari dovute alla presenza di queste spine che
permettono adesione e infezione da parte del virus sulla
cellula ospite.
Il virus HIV
capside e un involucro più esterno con annesse le sue
proteine.
Il batteriofago T4
capside e presenta una protrusione esterna identificata
come coda.
Il coronavirus
attraverso il ceppo del SARACOV-2 generando il covid-19.
È un virus ad RNA avvolto da un capside esterno e presenta
riconoscimento con la cellula da infettare.
in
modo sostanzialmente simile.
Il virus tipicamente si attacca alla superficie della cellula che presenta i recettori
(aggancio).
componenti virali (penetrazione).
Il virus usa il macchinario molecolare della cellula ospite per produrre le proteine virali
(replicazione e sintesi).
I componenti vengono assemblati ed i virus sono rilasciati dalla cellula (assemblaggio e rilascio).
I 2 tipi di riproduzione sono il ciclo litico e quello lisogeno che hanno una durata variabile tra i 20
min e 1h.
CICLO LITICO
Il ciclo litico permette di evidenziare interno di una cellula
ospite portando alla distruzione della cellula ospite stessa.
Il virus infetta una cellula ospite che presenta dei recettori sensibili
virus, il fago quindi aderisce alla superficie del batterio, DNA del virus penetra
virus sono assemblate in modo che possano forme nuove particelle virali e il
conseguente rilascio di queste ultime provocando una vera e propria lisi della
cellula batterica.
CICLO LISOGENO
Il ciclo lisogeno
alla superficie del batterio con conseguente penetrazione del DNA
infatti nel momento della replicazione, quello che verrà replicato è il DNA
batterico integrato a quello virale.
In questo modo le cellula che si generano hanno proprietà assolutamente
nuove e diverse rispetto alla cellula originale.
Il virus della rosolia
cutanea.
Esso possiede anche un involucro esterno con annesse proteine, le quali entrano in contatto con
specifici recettori posti sulla membrana plasmatica della cellula ospite.
particella virale riesce a legarsi alla cellula animale.
Il rivestimento esterno permette il riconoscimento con la cellula
da infettare.
Ecco che abbiamo la fusione della membrana con la
membrana plasmatica e il rivestimento del virus che porta alla
possibilità che in virus entri con il capside nella cellula.
entrando a far parte della membrana plasmatica infettata
quindi rilasciato terno della cellula infettata.
nel citoplasma ed è in grado di entrare nel nucleo dove può
replicarsi.
Avremo poi la formazione delle proteine virali specifiche e la liberazione di particolari m-RNA
Si assemblano nuovi virus che sono ricoperti, mediante fusione, dalla membrana plasmatica della
cellula ospite.
Il è un virus ad RNA in grado di attuare sia un ciclo litico, con rilascio delle particelle
virali, sia un ciclo lisogeno, con incorporazione di un DNA estraneo che si lega al DNA della cellula
o della cellula ospite.
retrovirus, ovvero quei virus ad RNA che utilizzano la
trascrittasi inversa
A questo punto il DNA può inserirsi in quello della cellula
ospite creando un DNA nuovo mediante il ciclo lisogeno.
Assistiamo al riconoscimento da parte della cellula ospite
che verrà infettata, la quale presenta dei recettori in grado
di legare la particella virale.
Ecco che il virus si attacca alla membrana plasmatica della
cellula ospite e il riconoscimento delle proteine
cellulari.
involucro e capside, rimosso da particolari enzimi.
NA quindi, mediante la trascrittasi inversa produce DNA
a singolo filamento dal quale poi si genera un doppio
filamento che entra nel nucleo e si integra con il DNA della
cellula ospite.
Successivamente dal DNA si produce un RNA virale, espressione di un DNA nuovo e ancora una
capside costituito dai capsomeri e a questo punto è in grado di uscire dalla cellula mediante una
fusione con la membrana plasmati
Esistono virus con la capacità di svolgere entrambi i cicli riproduttivi con possibilità di azione da
parte dei virus animali, diversamente dai batteri, oppure contenere particelle virali.
Inoltre possiamo però assistere anche al rilascio di poche particelle virali senza che la cellula ospite
vada in lisi completa, con un lento rilascio e una
persistente infezione perché la cellula è infettata e
rilascia in maniera lenta le particelle virali senza andare
in contro a lisi.
Infine può capitare di avere delle particelle virali
quindi assistiamo alla cosiddetta infezione latente.
Queste 4 possibilità però in realtà sono identiche perché
portano allo stesso risultato.
della cellula che non presenterà più un assetto normale,
ma diverso, in quanto il suo DNA è integrato con quello
virale.
Questo può accadere con particolari cellule tumorali
che possono provocare la genesi di particolari tumori, ed ecco che si annoverano nella categoria
dei virus tumorali, quelli a ciclo lisogeno.
La cellula ospite perde i normali freni e controlli genetici andando incontro a normale divisione con
comparsa dei tumori.
Es. Ciclo litico
Il virus SV40 è un virus della scimmia arrivato a noi tramite i vaccini.
infezione virale , ovvero si lasciano
infettare dalle cellule virali e i virus possono compiere un intero ciclo litico con
produzione della progenie virale e lisi completa delle cellule ospiti.
Es. Ciclo lisogeno
Il virus SV40 messo a contatto con altri tipi di cellule, come quelle del
modello animale, non agirà più con il meccanismo del ciclo litico, ma
utilizzerà quello lisogeno.
I roditori sono ospiti non permissivi, si ha genesi di tumori in base alla via di
inoculazione (glioblastomi, mesoteliomi, osteosarcomi, linfomi).
Il modello di roditore è molto simile a quello delle cellule umane e se in
vitro viene inserito lo stesso tipo di virus, avremo che le cellule si
comporteranno in modo semipermissivo nei confronti del virus, ovvero
Esse subiscono la trasformazione, ma mostrano comportamenti diversi: fibroblasti, cellule
mesoteliali, linfociti.
VIROIDI E PRIONI
Viroidi e prioni sono particelle infettanti più semplici dei virus.
I viroidi
Essi causavano malattie nelle piante e sono costituiti da RNA circolare formato da 200 a 400 basi
che non codificano per proteine.
I prioni sono molecole proteiche normalmente presenti sulle cellule nervose.
La forma patogena della proteina sembra in grado di indurre la
trasformazione della controparte causando encefalopatie
spongiformi.
Così un individuo sano si ammala quando entra in contatto con
patogeno.
morbo della mucca pazza
Ogni prione può indurre altre proteine a ripiegarsi in maniera
anomala creando degli aggregati patogeni difficilmente eliminabili, come accade a livello del
SNC.
MEMBRANE BIOLOGICHE E TRAFFICO DI MEMBRANA
Le membrane biologiche ambiente
esterno.
zione delle cellule, la loro
capacità di svolgere le reazi
organuli, avvolti da membrane biologiche.
Quindi la funzione delle membrane biologiche è quella di creare un ambiente ideale per la vita
della cellula e per lo svolgimento di più reazioni metaboliche enzimatiche che avvengono
selettivamente.
Le membrane biologiche suddividono la cellula in compartimenti (RE,
complesso del Golg
La membrana cellulare controlla il volume cellulare e la componente
ionica omeostasi cellulare, permette
il trasferimento di informazioni tra ambiente extra ed intracellulare e
interazione fisica con le altre cellule e strutture extracellulari circostanti.
Le membrane cellulari sono costituite da
un doppio strato fluido di fosfolipidi nel quale le proteine sono
immerse come tessere di un mosaico non statico, ma possiedono
la capacità di muoversi.
2O, mentre
le code idrofobiche ricche di catene di acidi grassi sono rivolte
I lipidi di membrana che vanno a costituire le membrane
biologiche sono i fosfolipidi.
I fosfolipidi hanno un gruppo polare indicato con la lettera R, un
gruppo fosfato e 2 catene di acidi grassi.
Il glicerolo viene esterificato con 2 molecole di acidi grassi e
ola polare che può essere un composto alcolico
(colina, etanolammina, inositolo) o un aa (serina, treonina).
Questa capacità permette ai fosfolipidi di avere da una parte la
porzione polare rivolta sia verso la porzione extracellulare sia verso la
porzione intracellulare, mentre le catene degli acidi grassi reagiscono
I fosfolipidi non sono fissi, ma sono in grado di compiere 3 tipi di rotazioni:
diffusione laterale, flessione-rotazione e flip-flop grazie agli enzimi flippasi
che permettono il passaggio di un fosfolipide da una semi-
Gli sfingolipidi fanno parte delle membrane
e al posto del glicerolo abbiamo la sfingosina, come molecola che
vien esterificata con acido grasso e gruppo polare.
I glicosfingolipidi sono dei lipidi che presentano una porzione
glucidica.
presenta una carica negativa.
Anche gli steroidi fanno parte
delle membrane e tra questi
troviamo il colesterolo che
permette la stabilizzazione delle
membrana biologica sia a temperature molto alte, sia a
temperature basse.
Il colesterolo possiede una porzione polare data dal gruppo OH, poi troviamo gli anelli carboniosi e
la catena laterale apolari.
Il colesterolo si intercala nella membrana posizionando il gruppo OH nella
dei fosfolipidi, consentendo alle membrane di mantenere una certa fluidità,
per questo motivo è considerato un tampone di fluidità.
Inoltre rappresenta un esempio di molecola anfipatica con un gruppo polare (gruppo OH) e un
gruppo apolare (catene degli acidi grassi).
A basse temperature il colesterolo funge da spaziatore tra le catene idrocarburiche diminuendo le
forze di Van der Waals, mentre ad alte temperature interagendo con le porzioni idrocarburiche più
vicine alle teste fosfolipidiche riducendone il movimento.
Nelle cellule vegetali tali funzioni vengono svolte da steroidi differenti dal colesterolo.
CRONOLOGIA DEGLI STUDI SULLA COMPOSIZIONE DELLA MEMBRANA PLASMATICA
Inizialmente si pensava che la membrana fosse soltanto di
natura lipidica in quanto le molecole apolari passavano,
mentre quelle polari non riuscivano ad attraversarla.
Successivamente si ipotizzò un monostrato lipidico e poi un
delle proteine dove
però gli strati proteici erano rappresentati da un unico
monostrato.
Questo poi fu rivoluzionato e ad oggi si è osservato che la
membrana plasmatica è un modello a mosaico fluido che
presenta un doppio strato fosfolipidico dove vi sono anche
delle proteine con la capacità di muoversi.
La struttura delle proteine è stata dettagliata tra il 1980 e
gli anni 2000.
Il punto saliente
modello di Davson e Danielli (1935) a quello di mosaico fluido (1972).
Il doppio strato fosfolipidico contiene una gran quantità di
proteine integrali o periferiche che possono interagire con il
strato, mentre altre lo
penetrano solo in parte; contiene poi anche alcuni carboidrati e
colesterolo.
La tecnica freeze-fracture permette di congelare la cellula e mediante il
bordo di un coltello è possibile attuare un vero e proprio taglio cosicché
la frattura divida lo spessore superiore da quello inferiore.
In questo modo siamo in grado di riconoscere tutto ciò che è presente
nel doppio strato fosfolipidico.
Esperimento di Freye ed Edidin
Edidin studiò la struttura delle membrane prendendo sia una cellula umana sia una cellula di topo
e poi andò a marcare con un colore le proteine di membrana delle diverse cellule.
Successivamente fuse le membrane plasmatiche dei 2 tipi cellulari
insieme e le proteine della cellula di topo migravano verso la
membrana plasmatica della cellula umana e viceversa.
plasmatica ibrida nata dalla fusione dei 2 tipi di membrana e dove
le proteine si erano mescolate.
In questo modo Edidin dimostrò che le proteine erano in grado di
Le proteine sono anfipatiche: le regioni idrofiliche si estendono fuori dalla
cellula o nel citoplasma e le regioni idrofobiche interagiscono con le
code dei fosfolipidi di membrana.
Le proteine di membrana possono essere o integrate completamente
periferiche se sono rivolte solo da
una delle 2 parti del foglietto fosfolipidico quindi o dalla parte interna
oppure da quella esterna.
Si formano delle vere e proprie vescicole costituite dal doppio foglietto
fosfolipidico, arricchite da proteine destinate ad essere rilasciate dalla
cellula.
Infatti le proteine sono sintetizzate dai ribosomi, poi attraversano il RER e
vengono trasportate al complesso del Golgi per ulteriori modificazione e
infine si genera una vescicola di trasporto, in cui vi è inserita la proteina
che viene veicolata verso la membrana plasmatica (se è quello il suo
destino).
In questo caso rivolge la parte del glucide verso la porzione extracellulare.
La struttura della membrana cellulare ne influenza la permeabilità:
La struttura a mosaico fluido permette loro di funzionare come
membrane selettivamente permeabili
Molecole piccole e apolari (idrofobiche) passano la membrana
cellulare per diffusione semplice
Le membrane biologiche rappresentano una barriera per le molecole polari: è
impermeabile a ioni e a grandi molecole polari
Gas come O e CO2 sono piccole molecole in grado di attraversare la membrana
plasmatica
H2O sebben polare, è piccola e attraversa la membrana cellulare attraverso interruzioni
temporanee di acidi grassi
osmosi è un tipo particolare di diffusione che comporta il movimento netto di acqua
attraverso una membrana permeabile, da una regione a concentrazione maggiore ad
una regione a concentrazione minore
DIFFUSIONE
La diffusione è un processo di spostamento casuale verso uno
stato di equilibrio, quindi le particelle si muovono fino al
raggiungimento di uno stato di equilibrio.
2O diluisce una sostanza concentrata e pian piano le molecole
Le molecole tenderanno a raggiungere una zona
con minor concentrazione rispetto ad una zona ad
alta concentrazione per riuscire a raggiungere
Accade quindi che alcune molecole tenderanno
riusciranno ad oltrepassarla e alcune di queste per
ne
La diffusione semplice non comporta alcun tipo di
dispendio energetico.
Alcune proteine, mediante diffusione facilitata, sono in grado di permettere il passaggio di diverse
molecole e ioni che di prassi non riuscirebbero ad attraversare la membrana plasmatica.
La permeabilità del doppio strato fosfolipidico permette il passaggio di molecole piccole e neutre,
gli ioni infatti non possono diffondere attraverso la membrana così come anche le molecole
grandi.
Le molecole attraversano la membrana per differenza di concentrazione di una sostanza da una
zona extracellulare ad una intracellulare o viceversa.
Quando ciò accade si crea un gradiente di concentrazione che permette il passaggio delle
molecole e ogni tanto questo processo deve essere aiut
Una membrana si definisce permeabile ad una certa sostanza quando questa è in grado di
attraversare la membrana, mentre impermeabile se la sostanza non riesce ad oltrepassarla.
osmosi è la diffusione di H2O attraverso una membrana selettivamente permeabile.
è un particolare tipo di diffusione che comporta il movimento netto di H 2O, il principale solvente
nei sistemi biologici.
Attraverso una membrana selettivamente permeabile, da una regione a maggior concentrazione
riuscirà a raggiungere una regione a minor concentrazione in modo da riuscire a diluire la
concentrazione di un ambiente.
La pressione osmotica è la forza che occorre applicare per
impedire la discesa del livello di fluido che si avrebbe per
osmosi 2O e questa forza deve essere uguale alla
pressione osmotica della soluzione.
hanno una pressione dello 0,9% e quando una cellula viene
inserita in una soluzione ipotonica (bassa concentrazione di
2O tenderà ad entrare nelle
cellule che rigonfiandosi andranno incontro a lisi.
Quando le cellule sono in un ambiente ipertonico (alta
concentrazione di ioni al di fuori di essa) tenderanno a far
2O, raggrinzendosi e disidratandosi.
In soluzione isotonica invece, il movimento netto di H2O sarà pari a 0.
acquaporina è una proteina che permette il passaggio di H2O ed è posta sulle membrane.
La diffusione è un esempio di trasporto passivo senza dispendio energetico.
Diffusione facilitata
La diffusione facilitata avviene secondo un gradiente di concentrazione, ovvero il trasferimento
netto attraverso le membrane dalla porzione extracellulare a quella intracellulare o viceversa.
Le molecole di soluto apolari oltrepassano la membrana secondo il loro gradiente di
concentrazione per diffusione semplice, mentre per la diffusione facilitata abbiamo bisogno di
proteine di trasporto che rendono la membrana permeabile ad un determinato soluto.
viceversa, ma il
trasporto avviene sempre secondo gradiente di concentrazione senza alcun dispendio energetico.
Le proteine che intervengono nella diffusione facilitata possono essere proteine canale o proteine
carrier.
Le proteine canale formano un tunne
chimici o sollecitazioni meccaniche.
Gli ioni passano attraverso le proteine canale.
Le proteine carrier permettono la diffusione facilitata legando in maniera specifica particolari
molecole nella porzione intra o extracellulare e riescono a trasportare le molecole grazie a dei
cambiamenti conformazionali trasportando dei soluti attraverso la membrana plasmatica.
Proteine canale
Le proteine canale formano minuscoli pori idrofilici nella membrana, che i soluti attraversano per
diffusione.
I canali ionici mediano il passaggio di ioni attraverso la membrana plasmatica e sono importanti
nelle cellule nervose e in quelle muscolari.
Le 3 proprietà fondamentali delle proteine canale sono:
1. Trasporto rapido: maggiore rispetto al trasporto mediato da
proteine trasportatrici
2. Selettivi: limitano il passaggio di Na+, K+, Ca2+ e Cl-
3. Non sono sempre parti:
specifici (ligandi o voltaggio)
gradienti ionici attraverso
la membrana plasmatica.
TRAFFICO DI MEMBRANA
Il traffico di membrana
Un esempio è rappresentato dalla diffusione facilitata che avviene secondo gradiente di
concentrazione e con 2 meccanismi differenti: tramite le proteine canale che formano un vero e
proprio canale che si fa attraversare solo da particolari molecole, oppure grazie alle proteine
carrier che modificano la loro conformazione, sono poste sulla membrana plasmatica e
permettono il passaggio di particolari molecole.
Il glucosio entra nei globuli rossi grazie al GLUT-1 che è una
proteina carrier che opera secondo gradiente di
concentrazione.
Il glucosio si lega alla proteina nella porzione extracellulare e
questo legame modifica la forma della proteina che rilascia il
glucosio.
La proteina di trasporto torna poi alla sua forma originale,
Il trasporto attivo è un trasporto molecolare che avviene contro gradiente di concentrazione,
perciò richiede un dispendo energetico sotto forma di ATP.
concentrazione.
Tutte le cellule, comprese quelle nervose e muscolari, contengono pompe
ioniche
attivamente ioni attraverso la membrana plasmatica.
Poiché gli ioni sono elettricamente carichi, il loro trasporto porta alla formazione
di un gradiente elettrico attraverso la membrana plasmatica che si dice
polarizzata (cariche nel citosol).
Un esempio è la pompa Na-K dove 2 ioni K+ entrano e 3 ioni Na+ escono.
Il gradiente elettrochimico generato dalla pompa guida gli ioni ad attraversare
la membrana.
energia si trasforma in ADP con conseguente liberazione di un
gruppo fosfato e abbiamo energia sufficiente per mandare, nella
La proteina di trasporto poi è in grado di legare 2 ioni K che
entrano nella cellula.
Il gruppo fosfato viene rilasciato e questo fa sì che la proteina di
trasporto ritorni alla sua conformazione originale.
P per trasportare
protoni (ioni H) attraverso le membrane.
essere poi usata per altri processi come il processo uniporto dove una
proteina carrier trasporta una sola sostanza, in una sola direzione,
Il simporto trasferisce 2 sostanze diverse nella stessa direzione, mentre
antiporto trasferisce 2 sostanze diverse, una in direzione opposta
I sistemi di cotrasporto
per il trasporto attivo.
trasporto secondario.
Il trasporto attivo secondario è ad esempio quello in cui il Na si sposta
secondo il gradiente di concentrazione, accumulato dalla pompa
Na-K e riesce poi a fornire la forza per il trasporto del glucosio contro il
suo gradiente di concentrazione.
Il trasporto attraverso la membrana avviene per materiali di maggiori
dimensioni (rispetto a ioni o piccole molecole) che per entrare o uscire
dalla cellula sfruttano il processo di endocitosi (accumulo di sostanze
(vescicole
contenenti sostanze di scarto o particolari prodotti di escrezione
esocitosi avviene mediante la fusione di vescicole con la membrana plasmatica e il contenuto
della vescicola viene rilasciato dalla cellula e poi
la membrana della vescicola secretoria viene
incorporata nella membrana plasmatica.
Questo costituisce anche un meccanismo
primario di accrescimento della membrana
plasmatica stessa.
endocitosi è il processo mediante il quale il materiale viene introdotto nella cellula.
Nei sistemi biologici agiscono diversi tipi di endocitosi:
- Fagocitosi
à con i
lisosomi per essere digerito.
- Pinocitosi
forma di minuscole gocce.
- Endocitosi mediata da recettori: molecole specifiche si combinano con le proteine
recettoriali della membrana plasmatica (es. il colesterolo ematico viene assorbito dalle
cellule mediante questo processo)
prodotti di secrezione come gli ormoni.
segnale paracrino, il
quale si lega a dei recettori su cellule vicine.
Si può poi avere un rilascio di cellule bersaglio prive di
recettori oppure le vescicole come gli ormoni possono essere
rilasciate nel torrente circolatorio e raggiungere cellule
stesso.
Sia mediante un segnale autocrino, il quale si lega sulla stessa
cellula che lo secerne.
esocitosi può essere:
Costitutiva: la cellula secerne continuamente proteine di
nuova sintesi per la membrana plasmatica.
Regolata: le cellule specializzate nella secrezione
possiedono un processo regolato.
Dal corpo di Golgi (trans) le proteine vengono deviate in
vescicole secretorie e lì si concentrano e si accumulano
finché non arriva un segnale extracellulare a indurre la loro
secrezione.
Giunzioni cellulari
Le giunzioni cellulari mediano il legame cellula-cellula e sono proteine molto importanti.
Nei tessuti le cellule sono in adesione.
Le giunzioni possono essere di vario tipo:
Strette: uniscono le cellule formando una
saldatura che impedisce il passaggio di
qualunque materiale
Comunicanti: sono dei veri e propri canali che
consentono il passaggio di H2O e piccole
molecole tra le 2 cellule
Desmosomi: tengono unite le cellule tra loro e
consentono il passaggio di materiali e
sostanze nello spazio tra le cellule
ORGANULI CELLULARI
Gli organuli cellulari, in una tipica cellula
eucariotica, ad eccezione dei mitocondri e
dei cloroplasti, sono dei componenti di un
sistema di endomembrane.
Sono molto importanti in quanto
connettono i vari organuli, svolgono reazioni
indipendenti e in contemporanea ad altre.
RETICOLO ENDOPLASMATICO
Lo strato esterno della membrana nucleare
prosegue nella membrana del reticolo
endoplasmatico (RE), sistema ininterrotto di
concamerazioni e tubuli membranosi, che
spesso si estende a tutta la cellula e si divide
in: RER e REL.
Nel RER vi sono i ribosomi che rappresentano i siti di sintesi delle proteine e sono i responsabili di
questo aspetto punteggiato del RE, se osservato al microscopio elettronico.
Nel REL avvengono la sintesi dei lipidi (svolta soprattutto dalle cellule epatiche), la modifica dei
prodotti proteici cellulari e la detossificazione.
Il RER canalicoli o canali membranosi, cisterne e
vescicole.
Tra i diversi compartimenti nelle cellule eucariotiche, le cisterne del RE
rappresentano il complesso più esteso (50-90% della totalità delle
membrane).
REL
Il REL è un sistema ininterrotto di concamerazioni e tubuli membranosi
privi di ribosomi.
Nelle sue membrane sono inclusi diversi enzimi deputati ad eseguire
le funzioni di questo organulo.
Il REL è scarso in alcune cellule, ma molto sviluppato in alcune cellule
che hanno particolari funzioni come: cellule delle ghiandole surrenali ed epatociti.
Le principali funzioni del REL sono:
1. Metabolismo dei carboidrati: idrolisi del glicogeno (epatociti)
2. Metabolismo dei lipidi: produzione di trigliceridi, fosfolipidi e sintesi del colesterolo
3. Detossificazione: in alcune cellule come gli epatociti svolge funzione detossificante (es.
anfetamine, morfina, barbiturici, tossine, pesticidi, erbicidi)
4. Immagazzinamento del Ca: nel reticolo sarcoplasmatico del tessuto muscolare
Metabolismo dei carboidrati
Il metabolismo dei carboidrati negli epatociti permette la glicogenolisi.
Il fegato deve rilasciare il glucosio nel sangue per rifornire gli altri tessuti.
Per la formazione di una forma attivata di
glucosio è necessario:
-1,4 glicosidici
con rilascio di glucosio 1-fosfato
-1,6 glicosidici
Conversione del glucosio 1-fosfato in
glucosio 6-fosfato: nel muscolo il
glucosio 6-fosfato entra nella glicolisi
Sintesi di molecole lipidiche
Il RE rappresenta la sede primaria della sintesi di: fosfolipidi, colesterolo e trigliceridi.
Importanti componenti delle membrane biologiche (comprese quelle del RE stesso) sono i
fosfolipidi e il colesterolo.
I trigliceridi (riserva di energia) sono sede della sintesi degli ormoni steroidei del colesterolo.
Le molecole lipidiche seguono il percorso dei lipidi di membrana che vanno a costituire i fosfolipidi.
I lipidi vengono infatti assemblati da precursori a livello del REL, sul lato della membrana rivolta
verso il citoplasma.
Ci sono poi delle flippasi che catalizzano lo spostamento dei
Da qui i lipidi possono andare direttamente a costituire la
oppure possono andare verso il complesso del Golgi e poi verso
la membrana plasmatica attraverso la formazione di vescicole
membranose.
Mitocondri, cloroplasti e altri organuli citoplasmatici sono connessi al RE per cui riescono a ricevere
i lipidi.
Detossificazione
Il REL è in grado di degradare sostanze chimiche tossiche come: droghe, alcool, anfetamine,
sostanze cancerose, in composti idrosolubili che possono essere escreti.
Alcool e droghe stimolano le cellule epatiche a produrre una maggior quantità di REL, in modo da
velocizzare questo processo di detossificazione.
Sono chiamate xenobiotici e possono essere: additivi alimentari, aromatizzanti, coloranti, pesticidi,
sottoprodotti della combustione e della clorazione delle acque, inquinanti ambient
Quando un organismo viene esposto ad uno xenobiotico si ha:
o Assorbimento: avviene attraverso membrane biologiche e quasi tutti gli xenobiotici sono
liposolubili
o Distruzione: avviene attraverso il circolo sanguigno (essenzialmente legati alle proteine
plasmatiche).
Nei vari distretti possono accumularsi (membrane e tessuto adiposo) causando effetti tossici
se si supera la soglia di tossicità
o Metabolismo
evitandone
o Escrezione: avviene principalmente attraverso soluzioni acquose
La detossificazione
origine esterna o interna.
Avviene essenzialmente a livello delle cellule epatiche mediante una resie di reazioni chimiche che
seguono 2 meccanismi:
a)
gruppo amminico prodotto dalla degradazione degli aa viene trasformato in urea)
b)
eliminare (es. un composto insolubile in H2O, come alcuni farmaci, subisce modificazione
diventando idrosolubile, per poi poter essere eliminato nelle urine)
La maggioranza delle reazioni di biotrasformazione degli xenobiotici avviene nel fegato
.
Tra i sistemi enzimatici, uno molto studiato è il citocromo P450.
Le reazioni catalizzate dalle isoforme del citocromo P450 sono svariate, ma la più comune è la
reazione di monossigenazione 2 a un substrato
organico (RH), con riduzione del secondo atomo di O ad H 2O.
RH + O2 + 2e- 2O
Immagazzinamento del Ca
Il REL situato attorno a ciascun gruppo di miofibrille prende il nome di
reticolo sarcoplasmatico.
Molto sviluppato e specializzato, in quanto è il principale deposito
intracellulare di Ca2+, fondamentale per la contrazione muscolare.
Uno stress del REL vengono meno le funzionalità di questo organulo
estremamente importante, tra cui si ha un deficit della sintesi dei lipidi che
presuppone un danno cellulare, in quanto aumentano le sostanze tossiche
che non riescono ad essere eliminate mediante la detossificazione.
Inoltre abbiamo anche uno sbilanciamento della concentrazione di Ca che
fa fatica ad essere accumulato causando un danno cellulare che sfocia in
apoptosi (morte programmata della cellula).
RER
Il RER svolge un ruolo fondamentale in quanto sono presenti, al suo interno, i ribosomi, perciò è
molto importante per la sintesi assemblaggio delle proteine.
Molte di queste infatti devono essere riservate al di fuori dalla cellula e sono sintetizzati dai ribosomi
posti sulla membrana del RER.
Il RER è formato da canalicoli e cisterne ampie ed appiattite, interconnessi tra loro e ricoperti sulla
superficie citoplasmatica da ribosomi.
Il RER svolge la sintesi delle proteine le quali sono destinate ad essere:
- Esportate al corpo di Golgi
- Esportate ai lisosomi
- Esportate alle vescicole di accumulo
- Secrete dalla cellula
- Proteine della membrana citoplasmatica
Nei ribosomi i polipeptidi vengono sintetizzati e
da qui vengono ulteriormente assemblati e
glicosilati, infatti le proteine si trasformano in
glicoproteine a livello del RER.
Attraverso delle vescicole le glicoproteine
attraversano la superficie cis
Golgi dove sono nuovamente glicosilate.
I chaperoni molecolari sono enzimi del RER che
Le proteine che non sono processate in maniera corretta, vengono poi degradate dai proteosomi
che sono dei complessi proteici.
RIBOSOMI
I ribosomi sono gli organuli che provvedono alla sintesi proteica.
Nelle cellule eucariotiche possono essere sia liberi nel citoplasma, in questo caso producono
proteine utilizzate nel citosol; sia associa , in questo
caso invece producono proteine destinate ad essere inserite nelle membrane oppure esportate
dalla cellula (secrete).
I ribosomi liberi e legati sono identici e possono alternarsi.
Essi sono caratterizzati da 2 subunità: una maggiore e una minore.
Quando le 2 subunità si uniscono, funzionano come vere e proprie
fabbriche per le proteine.
Il DNA contenuto nel nucleo dà
origine ad un processo di trascrizione
mediante un m-RNA che esce dal nucleo e raggiunge i ribosomi a
livello della membran
processo di traduzione con: inizio, allungamento e terminazione.
La subunità minore, quindi, si lega alla sequenza di riconoscimento
-RNA e il t-RNA caricato con il primo aa che è rappresentato
dalla met
m- -
RNA passa nel sito P.
Le dimensioni dei ribosomi vengono espresse in base al loro
coefficiente di sedimentazione espresso in unità Svedberg (S): unità
che misura la densità di un organulo o di una macromolecola
verificando il punto in cui sedimenta mediante ultracentrifugazione in
gradiente di densità.
I ribosomi sono complessi fortemente interconnessi di proteine ed RNA e
sono denominati secondo la loro velocità di sedimentazione: 70S
batterici, 80S eucariotici.
Ogni ribosoma contiene 3 siti di legame
per le molecole di t-RNA, noti come:
Sito A -RNA
Sito P: sito del peptidil t-RNA
Sito E: uscita
Golgi che le
glicosila ulteriormente e poi vengono
La sintesi proteina può avvenire anche nei ribosomi
presenti nel citosol, in questo caso le proteine vanno a
costituire le membrane dei diversi organuli tra cui
mitocondri e perossisomi.
Un polipeptide si lega ad una particella di
riconoscimento legata al RER, il polipeptide continua
ad allungarsi fino a quando il ribosoma viene
rilasciato, quindi le 2 subunità si staccano e la
proteine si ripiega nel lume del RER e poi può avere 2
destini: o andare in esocitosi nella porzione
extracellulare oppure può formare una proteina con
attività enzimatica idrolitica dei lisosomi.
APPARATO DEL GOLGI
Il complesso del Golgi processa, smista e dirige le proteine provenienti dal RER.
Le proteine vengono smistate nel fitto sistema di endomembrane visto che possono fornire la
formazione della membrana citoplasmatica e delle proteine di altri organelli.
Il complesso del Golgi fu descritto per la prima volta nel 1998 da
Camillo Golgi, il quale scoprì una metodica per colorare questo
specifico organello e da qui il nome APPARATO DEL GOLGI.
sistema membranoso composto
principalmente da cisterne appiattite impilate le une sulle altre.
É costituito da 3 tipi di strutture diverse quali: vescicole transfer,
cisterne e vacuoli di condensazione.
Si possono descrivere 3 regioni: cis, mediana e trans.
ulteriormente mediante glicosilazioni e
poi le impacchetta in vescicole di trasporto destinate ai vari compartimenti del sistema di
endomembrane e membrane che sono presenti nella cellula.
Le proteine sono marcate in maniera radioattiva e inizialmente sono nel lume del RER poi in seguito
procedono verso il complesso del Golgi e da qui raggiungono le membrane plasmatiche, il sistema
di endomembrane o raggiungere proteine che devono essere rilasciate dalla cellula o entrare in
lisosomi e perossisomi.
lisosomi.
Le molecole nuove vengono raccolte in vescicole di trasporto che si
originano per gemmazione e si fondono alle cisterne successive o si
avviano verso la membrana plasmatica.
Numerosi sono i meccanismi di smistamento perché numerose sono le
destinazioni indicate da segnali molecolari:
Proteine trattenute nel Golgi perché residenti funzionalmente in esso
Proteine destinate ad altri compartimenti cellulari (lisozima)
Proteine dirette verso la membrana plasmatica, perché destinate a
farne parte o seguono la via della secrezione
La glicosilazione è un processo di modificazione post-traduzionale di una
singoli carboidrati) alla
catena peptidica.
Avviene per 2 motivi:
1. Una proteina glicosilata raggiunge un ripiegamento corretto, esplicando
così la sua funzione
2. proteasi (enzimi che scindono il
Esistono 2 tipi di glicosilazione: N-glicosilazione e O-glicosilazione a seconda di
della proteina.
Le proteine sono sintetizzata nei ribosomi e dopodiché
raggiungono il lume del RER dove vengono glicosilate
per formare le glicoproteine le quali, attraverso le
proteine di trasporto, le veicolano fino a raggiungere
la porzione trans del complesso del Golgi.
Successivamente, qui vengono glicosilate
vescicole di trasporto e solo in questo momento le
glicoproteine possono raggiungere la loro
destinazione finale.
Esistono 2 forme di secrezione cellulare che sono:
o Secrezione costitutiva: continua e fornisce, per esempio, proteine di nuova sintesi alla
membrana plasmatica nel caso in cui questa deve crescere di dimensioni per poi dividersi
o Secrezione regolata: è intermittente e le vescicole si accumulano in prossimità della
membrana, ma si fondono con essa solo quando la cellula viene stimolata da un segnale
extracellulare rappresentata ad esempio, da un aumento del livello ematico di glucosio
che segnala ad alcune cellule pancreatic .
una cellula è quello della centrifugazione.
In maniera preliminare le cellule vengono degradate generando
un omogenato che mediante la centrifugazione ci permette di
ottenere tutti gli organelli nel fondo della provetta.
I microsomi, rappresentati da RER, REL e apparato del Golgi
possono essere ulteriormente separati perché sono gli organelli più
pesanti.
LISOSOMI
I lisosomi sono organuli presenti nelle cellule eucariotiche costituiti da enzimi in grado di digerire e
degradare organuli danneggiati, non necessari e proteine.
Essi sono organuli citoplasmatici, delimitati da una membrana a doppio strato lipidico ed al loro
interno, contengono una serie di enzimi idrolitici.
Nella loro forma più semplice appaiono come vacuoli sferici, ma possono presentare forme e
dimensioni diverse, in relazione ai materiali che trasportano al loro interno per essere degradati.
I lisosomi primari si formano per
gemmazione del complesso del Golgi.
I loro enzimi idrolitici sono sintetizzanti nel
RER e attraversano il lume del RER, poi
molecole di carboidrati si attaccano agli
enzimi o alle proteine identificando che
ogni proteina è destinata ai lisosomi
anziché uscire dalla cellula.
Questi organuli sono in grado di
degradare tutti i tipi di polimeri biologici:
proteine, acidi nucleici, lipidi e
polisaccaridi.
sistema digestivo
della cellula, degradando sia materiale
trasportato
Contengo una 40ina di enzimi idrolitici di diverso tipo.
Il pH acido (introno a 5) è mantenuto dentro ai lisosomi da una pompa per H+
alimentata da ATP che trasloca protoni nel lume e ne mantiene il contenuto a
pH acido.
Le proteine della membrana lisosomica sono fortemente glicosilate per
I lisosomi sono coinvolti nel processo di degradazione e riciclo di:
Materiale extracellulare endocitosi
Materiale intracellulare autofagia
Esempi importanti di endocitosi
possono essere: fagocitosi,
macropinocitosi, endocitosi clatrina e
caveolina-mediata, endocitosi
caveolina e clatrina-indipendente.
dove le particelle assunte per
fagocitosi formano un fagosoma che
si fonde con un lisosoma primario
si origina il lisosoma
secondario.
Questi enzimi attraversano il lume del RER, vengono glicosilati e ad essi vengono agganciate
delle molecole chiave
lisosoma.
Il lisosoma secondario poi permette la digestione del materiale entrato per endocitosi
formando piccole molecole prodotte dalla digestione del catabolismo e i materiali indigeriti
endocitosi clatrina-mediata la clatrina è posta a livello
extracellulare e viene inglobata nella cellula per
endocitosi, poi una particella di LDL si lega alla clatrina che
possiede il recettore per le LDL ed entra nel vacuolo.
Questo legame permette il riciclo della clatrina, mentre la
vescicola che a questo punto non è più rivestita, si fonde
con un lisosoma primario che diventa lisosoma secondario.
I materiali
intracellulari
raggiungono i
lisosomi attraverso
il processo di
autofagia, un
autodigestione
dalle cellule per catturare i propri componenti
citoplasmatici destinati alla degradazione e al riciclo.
È ormai evidente che il lisosoma svolge un ruolo importante:
Come sensore
Da semplici esecutori dello smaltimento dei rifiuti cellulari a sensori regolatori di diverse
funzioni cellulari quali: progressione del ciclo cellulare, crescita, biosintesi delle
macromolecole, autofagia
Nelle vie di segnalazione cellulare
complessi proteici localizzati sulla superficie lisosomiale, coinvolto nel metabolismo e
nella crescita cellulare
Malattie da accumulo lisosomiale
diversi deficit enzimatici:
a) Assenza totale
b)
c) Enzima sintetizzato, ma incapace di raggiungere i lisosomi
d) Instabilità a pH acido
e) Misfolding (malformazione nella struttura terziaria)
f) Difetto nel trasporto
causando:
1. Accumulo di metaboliti o sostanze nei lisosomi con perdita di funzionalità cellulare
2. Attivazione di una risposta infiammatoria
3. Alterato traffico intracellulare di vescicole, membrane e proteine legate alle membrane
4.
La classificazione delle malattie da accumulo lisosomiale è molto diversificata dagli approcci
descrittivi usati.
Classificazione standard: sono classificate in base alla natura del materiale patologico
accumulato in:
Malattie da accumulo lipidico (malattia di Gaucher e Niemann-Pick)
Malattie da accumulo di glicoproteine
Mucopolisaccaridosi (inclusa la sindrome di Hunter e la malattia di Hurler)
Mucolipidosi
Classificazione in base al difetto proteico: è possibile fare una classificazione in base al deficit
proteico specifico che causa accumulo
Tay-Sachs
La gangliosidosi GM2, variante B o malattia di Tay-Sachs, è una rara malattia da deposito
I gangliosidi sono appartenenti alla classe generale dei glicolipidi, particolarmente abbondanti nel
cervello.
enzima esoaminossidasi A.
Il gene che causa la malattia (HEXA), codifica per la subunità -esoaminidasi (proteina
responsabile del metabolismo del ganglioside GM2), è localizzato sul cromosoma 15q23 è mutato.
La prevalenza di questa patologia, è di 1/320 000 nati vivi.
Lo screening degli eterozigoti e la diagnosi prenatale sono affidabili e sono raccomandati nelle
popolazioni ad alto rischio (persone di discendenza ebrea Ashkenazita).
Si distinguono 3 forme
1. La forma infantile (tipo 1) compare tra i 3 e i 6 mesi di vita.
Il ritardo psicomotorio si manifesta dopo gli 8 mesi.
2. Nella forma giovanile (tipo 2 ai2ei6
anni di vita.
marcata, rispetto alla forma infantile.
3. La o cronica (tipo 3) può esordire attorno ai 10 anni di vita, ma spesso la
malattia non viene diagnosticata fino a
PEROSSISOMI
I perossisomi metabolizzano composti organici di piccole dimensioni.
Sono organuli cellulari vescicolari semplici, noti anche come microcorpi (microbodies).
Sono ubiquitari negli eucarioti, separati dal citoplasma da una singola membrana.
Si formano per gemmazione del REL e possiedono un diametro di 0,1-
Il nucleo denso e cristallino dei perossisomi contiene circa 50 enzimi ossidativi.
I perossisomi sono considerati comparti metabolici specializzati, contenenti enzimi in grado di
2 per la formazione di perossido di idrogeno
(H2O2).
RH2 + O2 H2O2 OSSIDASI
Il perossido di idrogeno è altamente reattivo ed ha azione ossidante per cui viene subito eliminato
enzima catalasi
H2O2 + RH R + 2H2O CATALASI
I perossisomi esercitano molte azioni:
Intervengono nel catabolismo degli aa e delle purine
Intervengono nel catabolismo degli acidi grassi a lunga catena -ossidazione
(azione simile ai mitocondri).
-ossidazione degli acidi grassi porta ad eccesso di acidi grassi
che causano danno neuronali come nella patologia genetica adrenoleucodistrofia (ADL).
Prendono parte al processo di smaltimento di alcuni composti tossici che permettono la
detossificazione da alcool etilico (contenuto nelle bevande), metanolo, formaldeide, acido
formico.
La detossificazione dei farmaci, droghe ed altre sostanze esogene ha luogo nel REL ed i
perossisomi sono coinvolti in processi di detossificazione complementari a questi.
Intervengono nella sintesi del colesterolo ed acidi biliari
Intervengono nella sintesi di alcuni fosfolipidi che compongono la mielina: alterazioni della
sintesi portano ad alcune forme di ritardo mentale
Adrenoleucodistrofia (ADL)
Il deficit metabolico impedisce agli acidi grassi a catena molto longa (VLCFA) di subire il processo
di -ossidazione nei perossisomi, con la conseguenza del loro accumulo nel plasma e nei tessuti.
Il gene mutato è il gene ABCD1: sono state scoperte 476 nuove mutazioni a carico di questo gene,
trasportatore perossisomiale.
Questa condizione è infatti causata dalla mancanza del trasportatore di membrana (ALDP) che
permette di trasportare degli acidi grassi ai perossisomi.
La mutazione trasmessa, nella maggioranza dei casi, attraverso il cromosoma X materno recante la
mutazione ai figli maschi.
Compare tra i 4 e gli 8 anni di età.
I sintomi sono diversi da soggetto a soggetto, ma comunque progressivi:
-
- Iniziale deficit cognitivo
- Iperattività
- Aggressività
- Problemi visivi ed uditivi
- Danni alle ghiandole surrenali
- Perdita di equilibrio e perdita delle funzioni motorie
La terapia
figlio Lorenzo.
olio di Lorenzo
o saturo C26:0 (acido cerotico).
La miscela fa abbassare la presenza di acidi grassi saturi, ma porta ad un aumento della
La somministrazione della miscela, in associazione ad una dieta ipolipidica, ha mostrato buoni
risultati, pur non arrestando la progressione neurologica, nonostante la normalizzazione dei livelli di
C26:0.
MITOCONDRI
Mitocondri e cloroplasti sono organuli in grado di trasformare energia.
Quand
prevalentemente sotto forma di energia chimica, quindi contenuta nel cibo, o sottoforma di
energia luminosa, nel caso dei vegetali.
I mitocondri sono dei trasduttori di ene
metaboliti in energia facilmente utilizzabile dalla cellula (ATP).
I mitocondri svolgono un importante ruolo anche nel metabolismo dei lipidi e dei fosfolipidi, sono la
sede della -ossidazione degli acidi grassi, partecipano alla sintesi degli ormoni steroidei,
accumulano e concentrano ioni (Ca2+) e piccole molecole e svolgono un ruolo di controllo nella
morte cellulare per apoptosi.
Tutte le cellule eucariotiche contengono i mitocondri, importanti perché sede della respirazione
aerobica, un processo che richiede O e che consiste in una serie di
presente nel cibo per poi trasformarla in ATP.
Durante la respirazione gli atomi di O e C vengono rimossi dalle
molecole di cibo e convertiti in CO2 ed H2O.
Nelle cellule i mitocondri sono molto rappresentati e una sola cellula
epatica può contenere fino a 1 000 mitocondri.
Le creste mitocondriali contengono molecole chiave per la
produzione di ATP e si sono formate dalle invaginazioni della
membrana interna, la quale possiede la matrice che contiene i
ribosomi, il DNA e molti enzimi utili per la conversione di energia.
Le proteine infatti sono sintetizzate dai ribosomi dei mitocondri o dei cloroplasti (nelle cellule
vegetali) e questi ribosomi sono molto simili a quelli dei procarioti.
Infatti è possibile supporre una teoria endosimbiontica, ovvero i mitocondri si sono evoluti a partire
capacità di funzionare come organismi autonomi.
La membrana interna invece costituisce una vera e propria barriera principale tra il citosol e gli
enzimi mitocondriali.
Poi tra le 2 membrane, quella interna e quella esterna, troviamo uno spazio definito come spazio
intermembrana.
Le cellule eucariotiche hanno avuto origine molto tempo dopo rispetto a
quelle procariotiche.
Alcuni organuli posso essersi evoluti per introflessione della membrana
plasmatica, mentre altri si sono evoluti per endosimbiosi («vita insieme»),
che avrebbe generato una relazione simbiotica.
Un esempio possono essere i mitocondri e i cloroplasti.
Le molecole nutritizie, grazie ai mitocondri, sono
trasformate mediante la digestione in molecole
semplici.
Assorbite e trasportate nel sangue e tutte le
2
ed H2
convertire ADP in ATP.
chimici delle molecole nutritizie in ATP mediante
fosforilazione cellulare.
I mitocondri sono anche definiti come la centrale elettrica delle cellule.
La funzione principale dei mitocondri nelle cellule eucariotiche è la produzione di ATP.
risintetizzate di continuo dai mitocondri.
I 4 stadi della respirazione cellulare avvengono in compartimenti ben distinti.
Il 1° stadio è la glicolisi che avviene nel citosol con
conseguente formazione del piruvato che entra nei
acetil CoA, che entra nel ciclo
dove sono presenti già 2 molecole di ATP e
poi vi è la catena di trasporto degli elettroni.
La maggior parte di ATP viene sintetizzato nella chemiosmosi
a livello della catena di trasporto degli elettroni dopo il ciclo
La resa energetica d
respirazione aerobica porta alla formazione di molecole di ATP.
tricarbossilici o come ciclo di Krebs.
dazione di acetil CoA che avviene a livello della
matrice mitocondriale.
La catena di trasporto degli elettroni
invece avviene sulla membrana interna
mitocondriale.
La natura dei mitocondri è molto dinamica e per questo vengono molto studiati i suoi processi di
fusione e scissione.
Nei primi 3 fotogrammi è rappresentata la fusione, infatti 2 paia di mitocondri prendono contatto
con la loro estremità e immediatamente dopo il 3° fotogramma si vede che si fondono ,quindi
sono in grado di unirsi tra loro.
Negli altri 3 fotogrammi invece, ci viene rappresentata la
scissione.
Il prodotto della fusione va incontro a scissione con
conseguente formazione di mitocondri figli che poi si
allontanano.
I mitocondri del muscolo scheletrico aumentano in dimensione e nu
aerobico, dotando le fibre muscolari di un metabolismo ossidativo più efficiente.
La stimolazione della biogenesi mitocondriale è il più importante adattamento indotto
endurance mitocondri è apprezzabile già dopo
poche settimane di allenamento.
La biogenesi mitocondriale è indipendente da fattori umorali e si manifesta in risposta ad uno
proveniente dai muscoli in contrazione.
endurance training e biogenesi mitocondriale sia nota da decadi, i
stati ancora interamente delucidati.
Anomalie mitocondriali possono essere presenti nel muscolo scheletrico.
programmata della cellula.
apoptosi
attraverso il rilascio del citocromo C.
un eccesso di apoptosi provoca un deficit del numero
cellulare
vanno in apoptosi possono contribuire nella comparsa
del cancro in quanto le cellule poi continuano la
proliferazione che può portare alla formazione di una
neoplasia.
Il genoma mitocondriale si eredita per via materna.
Nel passaggio tra genitore e prole, il DNAmt non viene praticamente
modificato, diversamente dal DNA nucleare che varia per il 50% da una
Proprio per il limitato tasso di mutazione, il mtDNA è considerato un
potente strumento per ricostruire le caratteristiche di una specie
per studiare molte specie fino a generazioni di centinaia di anni addietro.
NUCLEO
Il nucleo
È una struttura delimitata da doppia membrana, contiene nucleolo e cromosomi
informazione contenuta nel DNA, perciò è in grado di coordinare le varie
funzioni della cellula.
Inoltre contiene anche i primi mRNA che si formano per trascrizione del DNA, poi questi mRNA
vanno nel citosol e lì vengono tradotti in proteine.
Il nucleolo è un corpo granulare l nucleo, formato da RNA e proteine ed è la sede di
Il nucleo può essere considerato come coordinatore controllore
nella cellula.
Frequentemente è localizzato nella regione centrale del citoplasma, sebbene numerose e
variegate possono essere: morfologia, dimensione e posizione nella cellula.
È delimitato da una doppia membrana definita come involucro nucleare e
dotata di pori (pori nucleari) che consentono la comunicazione tra il
nucleo e il resto della cellula (citoplasma).
è una struttura assente nei procarioti.
Conserva le informazioni genetiche ereditarie ovvero costituisce la sede
di cromatina.
È la sede di duplicazione del DNA e anche quella di trascrizione, infatti controlla la sintesi proteica
inviando nel citoplasma mRNA.
Le dimensioni del nucleo sono
variabili, ma spesso
proporzionali a quelle della
cellula.
Può essere di varie forme:
sferico, ellittico, lobulato,
irregolare.
La posizione è variabile, ma
caratteristica di ogni tipo di
cellula e può essere centrale
rispetto al corpo cellulare (es.
cellule embrionali, neuroni)
oppure eccentrica nelle cellule
I pori nucleari costituiscono un importante
complesso proteico formato da 500-1000
molecole di proteine in 30 tipologie
differenti che creano dei veri e proprio
uscire dalla cellula oppure proteine come
fattori di trascrizione che possono entrare
involucro nucleare è costituito da 2 membrane concentriche,
ciascuna di esse costituita da un doppio strato fosfolipidico.
Membrana esterna ed interna sono separate da uno spazio
perinucleare (20-
Ad intervalli, le 2 membrane si fondono formando i pori nucleari.
La membrana esterna poi è in continuità con il sistema di membrane
interno al citoplasma, con il reticolo endoplasmatico.
non è un limite continuo perché le 2 membrane si
fondono in alcuni punti determinando uno spazio
libero che assume la forma di canale e che viene
indicato come poro nucleare.
Ogni poro nucleare è costituito da diversi tipi di
proteine differenti denominate nucleoporine.
Il trasporto attraverso il poro nucleare può avvenire per:
- Ioni, piccoli metaboliti e proteine globulari fino a circa 40 kDa che possono diffondere
passivamente attraverso la regione centrale acquosa del canale del poro
- Proteine di grandi dimensioni e complessi ribonucleoproteici che non possono diffondere
verso o fuori dal nucleo
Queste molecole vengono trasportate attivamente attraverso il poro nucleare con la
collaborazione di proteine di trasporto solubili che si legano alla macromolecola e inoltre
interagiscono con le nucleoporine.
Le molecole più grandi, sia per entrare sia per uscire dal nucleo hanno bisogno di particolari
recettori proteici:
Recettori di importazione nucleare (importine)
Recettori di esportazione nucleare (esportine)
Queste molecole indicano al poro di allargarsi per permettere il passaggio di tali molecole.
Importine
Ogni proteina che deve essere trasportata nel poro contiene un segnale di localizzazione
nucleare (NLS).
Le importine, che sono proteine solubili, sono in grado di riconoscere le NLS, legando così la
sequenza NLS e trasportano anche 2 000 molecole al secondo.
Il complesso importina-proteina nucleare si lega alle
proteine del poro.
Il poro si dilata e la proteina lo attraversa.
nel citosol.
Una delezione della sequenza NLS è in grado di
Intercellular receptor a transcription factor
La superfamiglia dei recettori nucleari nella specie umana è composta da una 50ina di membri.
La loro principale azione è il controllo de (regolazione della
trascrizione).
Alcuni recettori nucleari sono fattori di trascrizione i cui ligandi sono
ormoni (steroidei, tiroidei) o sostanze diffusibili attraverso le membrane
cellulari (vitamina D, acido retinoico).
I recettori nucleari svolgono un ruolo fondamentale e ubiquitario,
intervenendo nel processo di differenziazione e proliferazione cellulare e
partecipando alla regolazione di un gran numero di funzioni
(riproduzione, metabolismo osseo, sistema cardiovasc
Esportine
proteine nei ribosomi.
Delle proteine solubili, quali le esportine, riconoscono
le NES (Nuclear Export Signals).
Il complesso esportina-proteina nucleare si lega al
poro nucleare.
dalla proteina nucleare tronando nel nucleo.
Nucleoscheletro
Il nucleoscheletro è formato da una lamina nucleare e matrice nucleare.
La lamina nucleare è una sottile e densa rete di proteine, altamente insolubili, adesa al versante
È spessa 30-80 nm ed è composta da 4 tipi di polipeptidi definiti lamine nucleari (A, B1, B2 e C).
Le lamine A e C sono omologhe ai filamenti intermedi del citoscheletro.
La lamina B differisce dalle altre 2 ed è strettamente associata alla membrana interna
.
La matrice nucleare
nucleoscheletro che partecipa a mantenere la forma del nucleo.
Le principali funzioni svolte dalla lamina nucleare sono:
Supporto strutturale
Sito di attacco per fibre di cromatina alla periferia
del nucleo
Ha un ruolo ancora poco chiaro nella replicazione e
nella trascrizione del DNA e nella regolazione
Mutazioni in uno dei geni della lamina sono responsabili di molte malattie
come una rara forma di distrofia muscolare e la sindrome della progeria
(invecchiamento precoce) di Hutchinson-Gilford.
Nucleolo
Il nucleolo è una regione densa di materiale genetico e proteico responsabile della sintesi dei
ribosomi.
È una struttura specializzata comprendente:
1. Ribosomi neosintetizzati: particelle ribosomiali a vari stadi di
assemblaggio, infatti il nucleolo è sede della biogenesi dei
ribosomi
2. Un gruppo di geni
3. I corrispondenti trascritti di rRNA
Dopo il loro assemblaggio le unità ribosomiali vengono esportate nel
citoplasma attraverso i pori nucleari.
Il nucleolo ha una morfologia variabile e una struttura rotondeggiante
oppure ovale.
Spesso è attaccato alla membrana nucleare o comunque in posizione eccentrica rispetto al
nucleo.
Ha un numero variabile, solitamente da 1 a 6 e anche le dimensioni sono variabili.
Numero e dimensione dei nucleoli varia in funzione del tipo di cellula e della sua attività funzionale.
I nucleoli sono di dimensioni rilevanti nelle cellule metabolicamente attive in cui avviene un
elevato livello di sintesi proteica.
Al microscopio elettronico a trasmissione appare come un granulo rotondeggiante non delimitato
da membrana, circondato da cromatina condensata (cromatina perinucleolare) e formato da 2
regioni morfologicamente distinte: una fibrillare e una granulare.
Nella cellula il nucleolo è presente durante le fasi G1, S e G2 del ciclo cellulare.
Scompare durante la mitosi (durante la profase si ha la dissoluzione del nucleolo).
Ricompare quando la cellula ha completato la divisione cellulare e riprende la sua attività di
sintesi.
In esso si distinguono:
Zona organizzatrice del nucleolo che contiene le sequenze di DNA che codificano per gli
rRNA
Zona fibrillare densa, dove ci sono sottili fibrille (di 3-5 nm) ed è formata dagli RNA appena
trascritti
Zona granulare, così chiamata per la presenza di piccoli granuli (di 15 nm)
Il DNA che codifica per gli rRNA è infatti costituito da 10 cromosomi interfasici che forniscono al
nucleolo le anse di DNA.
CITOSCHELETRO
Il citoscheletro è ciò che dà alla cellula una struttura permettendole di poter avere
una forma specifica ed essere in grado di muoversi.
Il citoscheletro è una rete intricata di filamenti che si estende per tutto il citoplasma
delle cellule eucariotiche.
Nelle cellule procariotiche il citoscheletro è assente.
Infatti lungo tutto il citoplasma troviamo una fitta rete di fibre proteiche che formano
una vera e propria rete che conferisce un supporto meccanico alla cellula e permette
il trasporto e la divisione cellulare.
Il citoscheletro è altamente dinamico e cambia continuamente la sua struttura.
Egli fornisce alle cellule eucariotiche le capacità di:
Supporto meccanico
Adottare varie forme
Organizzare i numerosi componenti interni
Interagire meccanicamente
Trasportare le vescicole e gli organuli nel citoplasma
Muoversi in maniera coordinata con ciglia e flagelli
Divisione cellulare
Il citoscheletro è costituito da 3 tipologie di filamenti proteici:
1. Microtubuli: determinano le posizioni degli organelli, dirigono il trasporto intracellulare degli
organuli e delle vescicole, determinano la formazione del fuso mitotico e il movimento dei
cromosomi, costituiscono ciglia e flagelli per la locomozione cellulare
2. Microfilamenti (filamenti di actina): determinano la forma della superficie cellulare, sono
endo con
la miosina
3. Filamenti intermedi: forniscono forza meccanica e resistenza agli stress (involucro nucleare,
assoni)
Le proteine accessorie sono essenziali assemblaggio controllato dei filamenti del
citoscheletro, comprendono i motori proteici che muovono gli organelli o i filamenti stessi.
Microtubuli
I microtubuli sono lunghi cilindri cavi composti dalla proteina tubulina
tubulina) con diametro esterno di 25 nm.
Sono molto più rigidi e spessi dei microfilamenti e dei filamenti intermedi.
un singolo centro organizzatore dei microtubuli (Micro tuble-organizing center,
MTOC) chiamato centrosoma.
contribuiscono alla struttura della cellula e al posizionamento degli organuli nella
movimento dei cromosomi quando la cellula si divide (mitosi) e costituiscono ciglia
e flagelli per il movimento cellulare.
I microtubuli si
estremità -.
I microtubuli si assemblano a partire da dimeri di
tubulina: si formano i dimeri, gli oligomeri, i
protofilamenti, i foglietti di protofilamenti, il
microtubulo in chiusura (costituito da foglietti con
13 protofilamenti) e soltanto alla fine si originano i
microtubuli in allungamento.
I microtubuli contribuiscono al posizionamento degli organuli e delle
vescicole nella cellula,
citoplasma.
Una molecola di chinesina si attacca ad uno
specifico recettore sulla vescicola.
di chinesina di cambiare conformazione e di
crotubulo, portandosi
dietro la vescicola.
Ha un andamento anterogrado (verso il polo positivo).
La dineina crea dei ponti tra microtubulo e vescicola da trasportare, ma
segue una direzione di movimento che è opposta a quella della chinesina,
quindi retrograda (verso il polo negativo).
un centro di organizzazione dei microtubuli (MTOC).
Nelle cellule animali il centro di organizzazione è il centrosoma,
costituito da 2 centrioli.
Centrosoma e centrioli svolgono un ruolo chiave della divisione
cellulare dirigendo il movimento dei cromosomi quando la cellula si
divide.
Il centriolo ha un arrangiamento 9x3 dei microtubuli, cioè 9 triplette di
microtubuli.
Ciglia e flagelli sono costituiti da microtubuli e aiutano gli
organismi nel movimento in ambiente acquoso.
Le ciglia hanno un arrangiamento 9+2 dei microtubuli del corpo
basale.
La proteina dineina sposta i
microtubuli formando e rompendo
ponti trasversali su coppie adiacenti di
microtubuli.
Microfilamenti
I microfilamenti sono chiamati anche filamenti di actina in quanto sono
Sono fibre flessibili e solite con un diametro di circa 7 nm.
Ciascun microfilamento è costituito da 2 stringhe intrecciate
costituite da molecole di actina, simili a dei fili di perle.
che conferiscono un vero e proprio supporto meccanico dato dai microfilamenti.
In molte cellule è possibile identificare i microfilamenti subito al di sotto della membrana
plasmatica, in una regione definita cortex cellulare.
I microfilamenti conferiscono una struttura e consistenza gelatinosa che è più interna rispetto al
citosol.
Essi inoltre determinano la forma della cellula e permettono il suo movimento.
I filamenti di actina possono generare movimento attraverso il loro rapido assemblaggio e
disassemblaggio.
Sono strutture rigide formate da una particolare proteina globulare
chiamata actina.
e i filamenti di actina (noti anche come microfilamenti)
sono polimeri elicoidali a 2 filamenti della proteina actina.
-9 nm
organizzate in una varietà di fasci lineari, reti bidimensionali e gel
tridimensionali.
Sebbene i filamenti di actina siano dispersi in tutta la cellula, sono più
concentrati nella corteccia, appena sotto la membrana plasmatica e
rappresenta il 15-20% delle proteine totali cellulari.
actina che si
uniscono a formare dei dimeri e d qui vere e proprie collane di perle fino al
raggiungimento di una struttura in fasci.
In questo modo si crea il cortex cellulare.
Le cellule muscolari hanno 2 tipi di filamenti associati: actina e
miosina.
I microfilamenti di actina sono essenziali per la contrazione
muscolare
miosina.
I filamenti spessi si attaccano a quelli sottili tirandoli verso il
centro del sarcomero.
muscolare.
e questo determinalo scivolamento del microfilamento di
actina.
I microfilamenti aiutano poi la cellula a cambiare forma.
Inoltre i micr
extracellulare.
Le integrine fanno da ponte tra il citoscheletro e la matrice extracellulare posizionata al di fuori
della cellula e queste, una volta inglobate, vengono
poi recuperate nella parte posteriore della cellula per
endocitosi e poi vengono di nuovo inglobate
vescicole che contengono questa proteina poi
vengono rilasciate ed espresse nella membrana
plasmatica formando un nuovo sito di adesione con
la matrice extracellulare.
I microfilamenti posizionati in periferia, sono connessi con dei punti ai
filamenti di miosina.
Questi filamenti di actina creano uno pseudopodo che permette alla
cellula di sporgersi in avanti e il movimento di questi fasci di actina
mediato dalla miosina, che li unisce, preme il citoplasma in avanti.
Quindi mediante questi legami la cellula è in grado di muoversi.
Un altro importante ruolo
dei microfilamenti sempre
dovuto alla contrazione è
anello contrattile che si
forma tra actina e miosina causando la strozzatura
della cellula per dare origine a 2 cellule figlie.
Infatti al termine del processo di mitosi si formano
dei microfilmanti che generano un solo di divisione
che crea 2 nuove cellule in odo da separare le
cellule.
Filamenti intermedi
I filamenti intermedi sono formati da proteine fibrose di varia tipologia,
una famiglia grande ed eterogenea, tra cui la cheratina e la
vimentina.
Hanno un diametro di circa 10 nm e la loro funzione principale è quella
di rinforzare la cellula per supportare eventualmente tensioni e
tenere fermi gli organuli nel citoplasma.
Conferiscono alla cellula forza meccanici e supportano gli
stress meccanici nel tessuto epiteliale, attraversando il
citoplasma da una giunzione cellulare.
I filamenti intermedi hanno ruolo strutturale di resistenza
trazionale e stabilità meccanica.
adesione cellulare tramite desmosomi ed
emidesmosomi, inoltre interagiscono con microtubuli e
microfilamenti al consolidamento del citoscheletro.
caratterizza il citoscheletro.
Un tipo di filamento intermedio forma un reticolo, chiamato lamina nucleare,
presente sotto la membrana nucleare interna.
Atri tipi poi si estendono: attraversando il citoplasma, dando alle cellule forza
meccanica e supporto agli stress meccanici nel tessuto epiteliale,
attraversando il citoplasma da una giunzione
cellulare.
COMUNICAZIONE CELLULARE
omeostasi, la cellula deve comunicare con altre cellule.
Si sono sviluppati molti meccanismi per far si che si possa avere la trasmissione informazione
corretta tra le cellule,
Questi segnali possono essere sia elettrici, ma soprattutto chimici.
Gli organismi comunicano tra di loro con altri membri della loro specie mediante la secrezione di
segnali chimici.
Anche organismi appartenenti a specie, regni o domini differenti possono comunicare tra loro.
I ricercatori collaborano tra loro per studiare e capire come si è evoluta e qual è la segnalazione
cellulare, ovvero quali sistemi esistono e permettono alle cellule di comunicare tra loro.
È importante avere una trasmissione completa ed efficace della segnalazione cellulare poiché
una segnalazione difettosa può causa varie malattie tra cui il cancro e il diabete.
SEGNALAZIONE CELLULARE
Le cellule comunicano tra loro inviando segnali.
La segnalazione cellulare è costituita da meccanismi attraverso cui le cellule comunicano tra loro.
continuamente tra di loro.
La segnalazione cellulare prevede la produzione di segnali, la trasduzione del segnale e la risposta
al segnale.
Si sono sviluppati molti meccanismi diversi per trasmettere le informazioni tra cellule, tessuti ed
organi, compresi segnali elettrici e differenti tipi di segnali chimici.
Gli organismi comunicano con altri membri della loro specie mediante la secrezione di segnali
chimici tra cui neurotrasmettitori, ormoni
Migliaia di reazioni chimiche sono coinvolte nella risposta a molecole segnale e nella regolazione
delle comunicazioni molecolari
La catena di molecole di segnalazione intracellulare che trasmettono un segnale viene chiamata
«via di segnalazione» oppure «cascata di segnalazione».
molecola segnale (ligando/farmaco) si combina con i recettori (proteina
generalmente sulla superficie cellulare) della cellula bersaglio.
Le cellule comunicano tra loro inviandosi segnali attraverso un processo complesso che implica:
Segnale: nella segnalazione una cellula può inviare un segnale alla cellula bersaglio
Ricezione del segnale: una molecola si lega ad una molecola recettoriale sulla superficie
Trasduzione del segnale: la trasduzione converte il segnale extracellulare in un segnale
intracellulare causando cambiamento nella cellula
Risposta: ad esempio apertura canali ionici, fosforilazione proteine, attivazione genica
Questi processi possono avvenire tutti in maniera simultanea oppure essere azionati in base al tipo
di segnale e al recettore che viene attivato.
La segnalazione cellulare prevede la produzione di un segnale
da parte di una cellula.
poi il segnale viene trasdotto in una molecola di segnale A, poi
in una molecola di segnale B e infine in una molecola di
segnale C.
Assistiamo alla trasduzione interno di una cellula di un
segnale che era extracellulare con conseguente attivazione di
genica alterazione della permeabilità di membrana.
Una cellula deve inviare un segnale.
Nella segnalazione chimica, una cellula deve sintetizzare e rilasciare molecole segnale.
Se le cellule bersaglio, ovvero cellule capaci di rispondere al segnale, non si trovano nelle
immediate vicinanze, il segnale deve essere trasportato fino ad esse.
Possiamo avere: segnalazioni autocrine quando la cellula segnala a sé stessa un particolare
cambiamento di situazione, oppure paracrine quando il segnale viene rilasciato ed entra in
contatto con una cellula in prossimità di quella che
re nel torrente
circolatorio per agire su cellule molto lontane.
Successivamente le cellule bersaglio devono
ricevere informazione e rispondere ad esso in
modo adeguato.
La segnalazione cellulare prevede infatti il rilascio di
un segnale sotto forma di composto chimico.
La maggior parte dei neuroni si scambia segnali
rilasciando composti chimici detti neurotrasmettitori.
Le molecole di neurotrasmettitore diffondono attraverso le sinapsi, gli stretti spazi tra i neuroni.
Sono stati identificati oltre 60 neurotrasmettitori diversi, tra cui: acetilcolina, noradrenalina,
dopamina, serotonina e vari aminoacidi e peptidi.
Cellule specializzate di piante ed animali producono molecole segnale detti ormoni.
Gli ormoni possono essere sintetizzati da cellule vicine o da organi specializzati distanti dalle cellule
bersaglio.
Negli animali, molti ormoni sono prodotti dalle ghiandole endocrine.
Queste ghiandole sono prive di dotti, per cui devono secernere i loro ormoni nel fluido interstiziale
circostante.
Tipicamente, gli ormoni diffondono nei capillari e sono trasportati alle cellule bersaglio attraverso il
circolo sanguigno.
insulina che viene trasportata alle
cellule bersaglio attraverso il circolo sanguigno.
I regolatori locali includono i mediatori chimici locali, come: fattori di crescita, istamina, ossido
nitrico e prostaglandine.
ssido nitrico permette il rilasciamento della muscolatura liscia e delle parete dei vasi; istamina
invece produce dilatazione vasi sanguigni.
Più di 50 fattori di crescita, tipicamente peptidi, stimolano la divisione e il normale sviluppo di
specifici tipi cellulari.
I sistemi chimici di segnalazione prevedono il rilascio di una
molecola che può diffondere verso la cellula stessa o verso
cellule adiacenti attraverso un segnale autocrino,
diffondere verso cellule vicine attraverso un segnale
paracrino oppure una segnalazione cellulare a distanza.
RICEZIONE DEL SEGNALE
La ricezione è un processo altamente selettivo.
La ricezione si verifica nel momento in cui un ligando si lega ad una specifica proteina recettoriale
recettore.
Un ligando è una molecola, diversa da un enzima, che si lega specificamente ad una
macromolecola (di solito una proteina), formando un complesso macromolecola-ligando.
La maggior parte dei ligandi è rappresentata da molecole idrofiliche che si legano a recettori
proteici presenti sulla superficie delle cellule bersaglio.
La ricezione è il processo attraverso cui un segnale in arrivo viene ricevuto dalla cellule bersaglio.
I recettori sono grosse proteine o glicoproteine che legano delle molecole segnale.
Molti segnali in realtà non entrano nella cellula bersaglio, ma si legano ad un recettore specifico
presente sulla superficie della cellula bersaglio.
Alcune molecole segnale sono abbastanza piccole o sufficientemente idrofobiche da poter
attraversare la membrana plasmatica ed entrare nella cellula dove si legano a recettori
intracellulari.
recettori insulinici, che sono recettori transmembrana.
I recettori sono importanti nel determinare la specificità della comunicazione cellulare.
Ogni tipo di recettore ha una forma specifica.
Il sito di legame del recettore è paragonabile ad una serratura, le molecole segnale sono
paragonabili a chiavi diverse.
Un recettore localizzato sulla superficie cellulare possiede generalmente almeno 3 domini.
Il dominio esterno di un recettore rappresenta un sito di ancoraggio per una molecola segnale.
Un secondo dominio si estende attraverso la membrana plasmatica, mentre un terzo dominio è
coda citoplasma.
La coda è la porzione che trasmette il segnale
Tipi cellulari diversi possono avere tipi di recettori diversi.
Ciascuna cellule produce tipi differenti di recettori.
Inoltre, la stessa cellula può sintetizzare recettori diversi nelle diverse fasi del suo ciclo vitale o in
risposta a condizioni differenti.
stesso segnale può avere significati diversi per le varie
cellule bersaglio.
Ogni tipo di recettore ha una specifica forma.
A seconda delle esigenze cellulari in un dato momento, le cellule sono in grado di esprimere > o <
quantità di recettori sulla MP : i recettori possono venire sintetizzati o degradati (up-down regulation
recettoriale).
Le molecole segnale idrofiliche non
possono attraversare la membrana
plasmatica, ma si legano a recettori
localizzati sulla superficie cellulare, mentre
le molecole idrofobiche attraversano la
membrana plasmatica e si legano a
recettori localizzati nel citosol o nel nucleo.
Possiamo quindi avere sia dei recettori di
superficie o di membrana sia dei recettori
intracellulari.
Esistono 3 tipi principali di recettori presenti sulla superficie cellulare:
1. Recettori accoppiati a canali ionici
2. Recettori accoppiati a proteine G
3. Recettori accoppiati ad enzimi
TRASDUZIONE DEL SEGNALE
La trasduzione del segnale è il processo con cui una cellula
converte un segnale extracellulare in un segnale
intracellulare e lo trasmette, causando qualche risposta da
parte della cellula.
La trasduzione del segnale, tipicamente, coinvolge una
catene di
Es.
trasmesso attraverso diverse vie di segnalazione.
Durante la trasduzione del segnale, il segnale originale viene
amplificato.
segnalazione converte il
segnale in una risposta.
Recettori accoppiati ad enzimi
Se i recettori sono accoppiati agli enzimi, i recettori se
non legano il proprio ligando si trovano in uno stato
inattivo, cioè non hanno capacità enzimatiche.
Quando la molecola segnale si lega al proprio recettore
accoppiato ad enzimi, il recettore risente del legame con
recettore che viene fosforilato con gruppi fosfato per
attività tirosin-chinasica.
I gruppi fosfato derivano dalla molecola di ATP che si
trasforma in ADP.
Questi meccanismi possono subire sempre delle
alterazioni ed ecco che quando il ciclo di trasduzione
è alterato, la cellula da normale si può trasformare in
una cellula tumorale.
Immaginando un sistema in cui si abbia un eccesso di
attivazione del recettore conduce ad un eccesso di
attivazione delle proteine fosforilate che portano ad
una divisione cellulare.
Quando però questo sistema di trasduzione, ovvero di
perdura in maniera eccessiva e nono controllata, ecco
iperstimolazione che porta alla comparsa di una cellula
tumorale perché il recettore che si è attivato in maniera
anomala produce una iperfosforilazione delle proteine
implicate nella divisione cellulare e questo porta ad
uno stato alterato della cellula che da normale si
trasforma in tumorale.
La Ras è una proteina G con il compito di regolare la divisione cellulare e in alcuni tipi di tumori
resta perennemente attiva.
Recettori accoppiati a proteine G
I recettori accoppiati a proteine G comportano la formazione di secondi messaggeri, infatti la
Un ormone agisce sul suo recettore di
accoppiamento recettore-
ligando attivazione del recettore che
è legato a proteine G, le quali si attivano e
attivazione adenilato ciclasi,
una proteina presente sulla superficie della
membrana.
abbiamo la produzione del cAMP che funge da
secondo messaggero e permette la trasduzione
quale è in grado di andare ad attivare particolari proteine tra cui la
proteina chinasi A che è in grado di fosforilare i substrati a valle
portando la proteina da uno stato inattivo ad uno stato attivo.
oppure
La maggior parte delle proteine G trasmettono un segnale da un recettore ad un
secondo messaggero.
In molte cascate di segnalazione nelle cellule procariotiche ed animali, il secondo
(cAMP).
Il ricercatore Earl Sutherland ha identificato il cAMP come secondo messaggero negli anni
1971 è stato insignito del premio Nobel per la Medicina grazie al suo lavoro pionieristico.
I substrati della proteina chinasi A differiscono in tipi
cellulari diversi.
effetto varia in dipendenza
del substrato.
Ad esempio, nelle cellule del muscolo scheletrico, la
proteina chinasi A attiva enzimi che demoliscono il
glicogeno con produzione di glucosio, fornendo energia
alle cellule muscolari.
La via di trasduzione dei recettori accoppiati a proteina G può
amplificazione del
segnale in modo che occorrano meno molecole segnale.
Il segnale originario mosso dal ligando infatti, viene amplificato
ad ogni passo vi questa via di trasduzione del segnale mediata
generare, come prodotti finali, migliaia di proteine fosforilate in
modo che la risposta ad un determinato segnale, come un
ormone, sarà molto più intensa di quello che ci si potrebbe
aspettare se si attivasse un singolo recettore.
Alcune proteine G utilizzano i fosfolipidi come secondi messaggeri: IP3 e DAG.
Il fosfoinositolo difosfato è presente sulla superficie
della membrana e grazie alla fosfolipasi C abbiamo
inositolo trifosfato che viene rilasciato nel
citoplasma insieme ad una molecola di
diacilglicerolo che però resta ancorata alla
membrana.
In questo caso la trasduzione del segnale prevede la
presenza di un recettore accoppiato ad una
proteina G che risente del legame con il ligando
G che passa da uno stato inattivato ad uno stato
fosfolipasi
C, la quale promuove sia la sintesi inositolo
trifosfato che agisce a livello intracellulare legandosi
a canali per il Ca nel RE e poi gli ioni Ca vengono rilasciati nel citosol dove agiscono come dei
secondi messaggeri.
Molte attività della cellula sono influenzate dal Ca, quindi queste attività sono mediate dagli ioni
Ca che poi fuoriescono dal RE con conseguente alterazione delle attività cellulari.
Successivamente si forma anche il diacilglicerolo, una molecola che si lega alla membrana.
trifosfato.
olti enzimi come le proteine
chinasi C
Questo comporta al trasferimento del gruppo fosfato al altre proteine che stanno a valle e
abbiamo una cascata di proteine fosforilate
Gli ioni Ca2+ svolgono importanti funzioni in numerosi processi cellulari, tra cui il disassemblaggio dei
microtubuli, la contrazione muscolare, la coagulazione del sangue e attivazione di alcune cellule
del sistema immunitario.
Gli ioni Ca sono di importanza cruciale nella segnalazione neurale, coinvolta ad esempio nel
processo di apprendimento.
Inoltre, questi ioni sono essenziali nella fecondazione della cellula uovo e nel
Essi sono immagazzinati anche nel reticolo endoplasmatico.
Quando i canali del Ca presenti nella membrana plasmatica o nel reticolo endoplasmatico si
aprono, la concentrazione citosolica di ioni Ca aumenta.
Oltre che nella costituzione ossea, il Ca è importante:
Per il potenziale di membrana
Per la trasmissione sinaptica
Per la contrazione muscolare
P
Nella coagulazione
Nella modulazione delle attività enzimatiche plasmatiche
N
Come secondo messaggero
ossido di azoto (NO) è un gas instabile che funge da
rilasciamento dei muscoli lisci.
acetilcolina insieme al suo recettore AChR reagisce sulle cellule
recettori
accoppiati alla proteina G che attivano la fosfolipasi C.
dei vasi permettendo
inositolo trifosfato a
partire da inositolo difosfato.
Successivamente viene promosso il rilascio di Ca nel citosol e a
enzima ossido di azoto sintasi.
A a partire
GMP inducendo poi il rilasciamento
muscolare.
Occorre poi che il segnale termini e per
fare ciò devono entrare in gioco delle
proteine fosfatasi che defosforilano le
proteine permettendo il passaggio da uno
stato attivo ad uno stato inattivo tramite
Inoltre il segnale può terminare per: stop
modificazione del recettore, rimozione del
recettore mediante endocitosi, rimozione
del secondo messaggero o
defosforilazione della proteina target.
DNA E REPLICAZIONE DEL DNA
DNA sta per acido desossiribonucleico ed è un acido nucleico
formare una doppia elica
che compongono il DNA prendono il nome di subunità
nucleotidiche.
Le subunità nucleotidiche sono: timina, citosina, adenina e guanina
che si accoppiano A-T e G-C legate al desossiribosio e ad un
gruppo fosfato.
Già nel 1920, gli scienziati sapevano che i cromosomi erano fatti di DNA e proteine.
In quel periodo fu sviluppato un nuovo colorante che marcava specificamente il DNA e che
colorava i nuclei cellulari di rosso in maniera direttamente
presente nella cellula.
Questa tecnica fornì evidenze circostanziali che il DNA è il materiale genetico.
Il DNA venne confermato essere una componente importante del nucleo ed e i cromosomi che si
sapevano portare i geni.
La quantità di DNA nelle cellule somatiche (cellule del corpo non specializzate per la riproduzione)
era il doppio di quella nelle cellule per la riproduzione (uova o spermatozoi) come ci si sarebbe
aspettato per cellule rispettivamente diploidi e aploidi.
Il DNA variava tra specie, infatti quando venivano colorate cellule di specie dive
colorazione veniva misurata, ogni specie sembrava avere il suo specifico ammontare di DNA
nucleare.
Esperimenti genetici condotti
su vari organismi avevano
portato ad affermare che sono
i geni ad essere i portatori
genetica e
che questi passano da
generazione a generazione.
informazione
genetica non è costante, ma
può subire delle mutazioni,
infatti il materiale genetico non
è sempre constante, ma si
osservano cambiamenti
genetici che possono
comparire improvvisamente
ed essere tramandati alle
generazioni future.
1928: GRIFFITH SCOPRE IL FATTORE TRASFORMANTE
Griffith stava cercando di sviluppare un vaccino contro la
polmonite quando scoprì per caso il fenomeno della
trasformazione.
Il DNA è il principio trasformante nei batteri ed egli ne venne a
conoscenza mentre stava osservando degli pneumococchi
identificati con il ceppo S (liscio) virulento ed R (rugoso)
avirulento.
Infatti se veniva iniettato il ceppo R in un topo, questo
continuava a vivere, mentre i topi ai quali veniva iniettato il
ceppo S andavano incontro a morte.
Griffith poi attraverso il calore provò ad uccidere le cellule
del ceppo S virulento iniettandole poi nel topo e notando
che il topo in quella casistica sopravviveva.
Tuttavia Griffith in alcuni topi decise di iniettare una miscela
contenente sia le cellule del ceppo S uccise con il calore sia
le cellule del ceppo R vive e in questo caso i topi andavano
incontro a morte perché le cellule vive del ceppo avirulento
erano in grado di captare il DNA e di trasformarsi.
Successivamente sono stati eseguiti degli esperimenti che
hanno portato a notare che il batteriofago ha la capacità di
attaccarsi al battere iniettando all'interno di esso il materiale
genetico, mentre il rivestimento proteico resta all'esterno.
1952: HARSHEY E CHASE DIMOSTRANO CHE IL DNA È COINVOLTO NELLA REPLICAZIONE VIRALE
Questo esperimento permette di affermare che ciò che penetra interno delle cellule batteriche
è il DNA dei virus e
35S tutta la radioattività è localizzata nel surnatante, ovvero nelle proteine del virus
che non sono riuscite a penetrare nel batterio; mentre nel campione infettato con i fagi marcati
con il 32P la radioattività è associata a questi batteri indicando che il DNA virale è effettivamente
A RAGGI X DEL DNA
Il DNA è costituito da 2 lunghe catene polinucleotidiche formate dalle subunità nucleotidiche
studi condotti da Rosalind Franklin ottenuto con la diffrazione a raggi X su cristalli di DNA purificato.
Questa tecnica permette di
identificare una struttura
tridimensionale delle molecole
che determina con precisione le
varie distanze tra gli atomi delle
molecole che presentano una
struttura cristallina regolare e
ripetitiva.
dagli elettroni che circondano gli atomi delle molecole.
ra le varie componenti
Watson e Crick si
struttura del DNA.
Il DNA è formato dai nucleotidi che si legano covalentemente, in modo variabile per formare
lunghi polimeri.
Il DNA infatti è un lungo polimero formato dal susseguirsi e dai legami che avvengono tra più
nucleotidi tra loro.
I nucleotidi sono costituiti da uno zucchero pentoso
che è il desossiribosio e legato ad esso, in posizione
3I abbiamo un gruppo fosfato, mentre in posizione 1I
abbiamo una base azotata.
Per convenzione gli atomo di C hanno una loro
numerazione.
I 5 atomi di C sono importanti perché lo scheletro
del DNA è formato da lunghe catene di
desossiribosio e gruppo fosfato che si alternano (i
gruppi fosfato il troviamo a livello della posizione 3I e
5I).
Lo scheletro del DNA è poi legato a delle basi azotate che compongono le unità nucleotidiche,
quali: timina, adenina, citosina e guanina, costituite da 1 o 2 anelli.
Il DNA è formato da 2 eliche,
ognuna delle quali è costituita da
un singolo filamento costituito da
Le basi azotate possono essere
delle purine (adenina e guanina)
oppure delle pirimidine (timina e
citosina).
Ad ogni adenina lega solamente
una timina e ad ogni guanina è
associata soltanto una citosina,
infatti le basi azotate sono
complementari.
legame a H (2 legami tra
A e T, mentre 2 legami tra G e C).
La regola di Chargaff afferma che il numero di purine è uguale a quello di
pirimidine, perciò il numero di adenine è uguale a quello di timine e il numero di
citosine è uguale a quello di guanine.
I 2 singoli filamenti di DNA si
associano e vanno a costituire
una doppia elica in cui si
distinguono: solco minore e
solco maggiore.
La doppia elica del DNA è stata scoperta da
Watson e Creek e dagli esperimenti condotti da
Rosalind Franklin con la diffrazione a raggi X.
REPLICAZIONE DEL DNA
Prima della fase M, quella della mitosi, occorre riprodurre sia gli
organelli sia il materiale genetico in modo che le cellule figlie
che si formano abbiano lo stesso corredo genetico della cellula
madre.
Questo è il meccanismo alla base della replicazione del DNA.
Infatti durante il processo di mitosi i cromosomi, costituiti da
cromatidi fratelli identici, dopo essere stati duplicati nella fase S si
separano e il materiale genetico deve essere duplicato in
maniera fedele per poi essere distribuito equamente alle cellule
figlie e la replicazione del DNA si basa proprio sulla specificità
La replicazione del DNA prevede la fase S,
quella di sintesi del DNA, nella quale sono
sintetizzate 2 molecole di DNA dalla molecola
parentale di origine e la replicazione avviene
in corrispondenza della struttura a Y, che è chiamata forca di replicazione.
Un nucleotide alla volta viene aggiunto estremità 3I
della catena nascente
proteico che permette la duplicazione del materiale
divisione fa si che vengano aggiunti dei nucleotidi, uno
I.
cita della semielica è la
DNA-polimerasi.
estremità OH e
viene aggiunto un nucleotide trifosfato dal quale sono eliminati 2
gruppi fosfato e a questo punto, il nucleotide con il gruppo fosfato
viene
aggancia alla guanina.
I legami tra i fosfati vengono idrolizzati con conseguente
produzione di energia che permette una reazione di
polimerizzazione catalizzata dalla DNA-polimerasi.
La DNA-primasi è la prima ad entrare in gioco
e sintetizza brevi tratti (10 nt) di RNA usando il
DNA come stampo, quindi tratti di RNA
fungono da innesco o primer per la sintesi del
DNA.
Questo accade perché la DNA-polimerasi è
incapace di dare inizio ad un filamento di DNA
totalmente nuovo, questa infatti procede
sommando nucleotidi solo ad altri nucleotidi
già appaiati in un doppio filamento.
La DNA-primasi forma un primer costituito da 10 nucleotidi in grado
di legarsi al filamento stampo e di sintetizzare un primer di RNA.
Quando il primer di RNA è completo, la primasi si stacca e solo in
quel momento la polimerasi si attacca e sintetizza il DNA.
Il processo replicativo del DNA prevede che i filamenti della doppia
elica vengano slegati e distanziati.
Questo implica che la doppia elica debba subire uno srotolamento
elicasi che utilizza una molecola di ATP per
ogni giro di elica svolto.
Le elicasi catalizzano lo svolgimento del DNA parentale davanti alla
forcella di replicazione.
I filamenti nucleotidici separati vengono stabilizzati dalle proteine che
legano il DNA a singolo filamento.
Le proteine topoisomerasi
sono enzimi che catalizzano la rottura e la riunione
reversibili dei filamenti di DNA.
Quando i filamenti parentali del DNA si svolgono, il
DNA davanti alla forcella di replicazione è forzato
a ruotare.
Se non venisse controllata, questa rotazione
farebbe attorcigliare su sé stesse le molecole di
DNA, bloccando la replicazione.
La DNA-polimerasi aggiunge dei nucleotidi in direzione 5I - 3I.
La primasi attacca il piccolo innesco formato da 10 nucleotidi, la
DNA-polimerasi è quindi in grado di aggiungere e copiare il
filamento in direzione 5I 3I
piccoli frammenti di Okazaki perché la DNA-polimerasi è in
grado di andare soltanto in direzione 5I 3I, perciò questi
DNA-ligasi.
Abbiamo poi una sequenza ori che lega il complesso che
avvia la replicazione nei procarioti che avviene solo in un
punto, mentre sui cromosomi eucariotici abbiamo più punti
di origine di replicazione multiple e le forcelle si muovono in
direzioni opposte.
La DNA- I di una
catena di DNA in allungamento, formando legami fosfodiestere
legato al C3I
gruppo fosfato legato al C5I del nucleotide aggiunto.
La replicazione del DNA è
semiconservativa, cioè conserva un
filamento originale e poi da questo se ne
produce un altro.
Abbiamo quindi la produzione di molecole con DNA sia
vecchio sia nuovo, quindi le 2 eliche che si genereranno
saranno formate da un filamento stampo e un filamento
nuovo.
La replicazione conservativa invece manterrà intatta la
molecola originaria producendone una interamente nuova.
La replicazione dispersiva produce 2 molecole con DNA
vecchio e nuovo inframmezzato lungo ogni filamento.
La replicazione del DNA è semiconservativa perciò i 2 filamenti di DNA
parentale si separano e ciascuno serve da stampo per la sintesi di un nuovo
filamento complementare la cui sequenza è dettata dalla specificità
accoppiamento delle basi.
Il processo si chiama replicazione semiconservativa perché un filamento di
DNA parentale viene conservato in ogni molecola figlia di DNA.
Il filamento guida è sintetizzato in maniera
continua, partendo dal doppio filamento
-primasi e
poi la DNA-polimerasi sintetizza il filamento
nuovo in direzione 5I 3I.
Il filamento guida è sintetizzato di continuo
nella direzione della forca di replicazione,
mentre il filamento ritardo è sintetizzato con
piccoli frammenti di Okazaki, in direzione
opposta.
La sintesi di ciascun frammento inizia con la
sintesi di un primer con lo stesso meccanismo
attutato per il filamento guida.
Questo è importante perché si formano molti
inneschi di RNA.
A questo punto, il primo frammento di Okazaki
è già stato incorporato nel DNA.
Inoltre tali frammenti poi verranno estesi dalla
DNA-polimerasi e il primer verrà degradato, poi
questi spazi verranno riempiti con nuovo DNA
sintetizzato dalla DNA-polimerasi.
A questo punto è possibile osservare la deviazione
di replicazione della forca di replicazione e i
frammenti di Okazaki saranno uniti gli uni agli altri
tramite la DNA-ligasi che ripara la rottura
formando così un filamento continuo.
I viene sintetizzata in modo discontinuo, in
brevi tronconi successivi dalla DNA- petto alla forcella, quindi
in direzione 5I 3I per ogni troncone.
Questi pezzi detti frammenti di Okazaki, vengono ricuciti in seguito formando un filamento nuovo
continuo.
Per trasformare in un filamento continuo tutti i frammenti separati
costruiti sul filamento lento, intervengono altri 3 enzimi:
1. Nucleasi: degrada gli inneschi a RNA
2. Polimerasi riparativa
innesco il frammento di Okazaki adiacente
3. DNA-ligasi: unisce il P in 5I I
del seguente richiedendo ATP o NADH
Nella separazione dei filamenti di DNA durante la
replicazione sono presenti: delle proteine legate ai
origine di replicazione,
la topoisomerasi che permette di tagliare e ricucire il
DNA evitando la formazione di superavvolgimenti e
elicasi che permette di srotolare e aprire la doppia
elica del DNA portando alla formazione di una forcella
replicativa in modo che i 2 filamenti singoli possano
essere replicati dalla DNA-polimerasi.
La DNA-polimerasi infatti si lega ad un filamento stampo
che serve per copiare il DNA generandone uno nuovo
grazie all'innesco e quindi a un primer di RNA.
Sia le cellule
procariotiche sia
quelle eucariotiche
contengono
parecchie DNA-
polimerasi diverse che
hanno ruoli distinti
nella replicazione e
nella riproduzione del
DNA.
La telomerasi aggiunge copie multiple della stessa sequenza di
DNA in fondo al cromosoma, producendo un tratto di DNA
supplementare e consentendo di completare il filamento lento
senza che i cromosomi accorcino le loro dimensioni.
L I neosintetizzato contiene un breve segmento di RNA
che funziona come primer sul filamento ritardo.
La rimozione del primer di RNA quindi produrrebbe una molecola
di DNA con estremità 5I 3I più corta rispetto al cromosoma di
segmento a 5I, quindi eliminando il primer di RNA avremo
ciamento dei cromosomi.
Per questo motivo le telomerasi sono importanti perché riescono
In molte cellule, comprese le cellule staminali, una volta
che viene eliminata la porzione di RNA la telomerasi utilizza
uno stampo di RNA per estendere il telomero, perciò si
sposta verso la nuova estremità, la DNA-polimerasi riempie
lo spazio vuoto e questo processo ripetuto più volte
allunga il cromosoma.
RIPARAZIONE DEL DNA
La riparazione del DNA è quel processo che permette di
ovviare errori che possono essere creati durante la
replicazione del DNA.
La DNA-polimerasi III, se durante la replicazione un
nucleotide non corretto viene aggiunto alla catena in
crescita, questo enzima permette, grazie alle proteine del
complesso di replicazione, di rimuovere il nucleotide
scorretto.
A questo punto la DNA-polimerasi si aggiunge al nucleotide corretto e la replicazione procede.
È possibile poi che avvengano degli appaiamenti
erronei ovvero, quando durante la replicazione del
DNA un nucleotide viene appaiato in maniera errata e
non viene eliminato, esiste un sistema proteico in grado
di eliminare questi nucleotidi che sono stati appaiati a
basi sbagliate.
Questi errori vengono rimossi e il nucleotide appaiato
viene tolto e la DNA-polimerasi I aggiunge il nucleotide
corretto -ligasi unisce i
filamenti saldando dei punti di rottura e vengono
eliminati più frammenti dove vi è il nucleotide sbagliato
e poi viene colmato questo gap.
Possiamo poi avere una riparazione per scissione, dove
il nucleotide sbagliato è già stato aggiunto al DNA e un
complesso proteico specializzato in questa funzione permette di tagliare il nucleotide danneggiato
e alcuni altri nucleotidi adiacenti, la polimerasi I aggiunge i nucleotidi corretti e la DNA-ligasi unisce
filamenti e punti di rottura.
La riparazione può avvenire sia durante la sintesi del DNA sia in molecole di DNA già esistenti.
Nella riparazione del DNA per scissione è già presente un nucleotide sbagliato e quindi una lesione
sul DNA, a questo punto una nucleasi in grado di
scindere gli acidi nucleici, taglia la porzione
danneggiata eliminandola.
Non tutti gli errori del DNA possono produrre proteine
alterate o patologie genetiche, ma questi sistemi di
riparazione permettono di ovviare lesioni del DNA che
possono andare incontro a mutazioni genetiche che
supportano patologie genetiche importanti.
DNA-polimerasi e DNA-ligasi completano la riparazione
in quanto sintetizzano naturalmente la porzione rimossa
unendo il DNA appena sintetizzato al DNA originario,
quindi le estremità sia di dx sia di sx sono legate dalla
DNA-ligasi, mentre la porzione di DNA neosintetizzato è
polimerizzata grazie alla DNA polimerasi.
TRASCRIZIONE E TRADUZIONE
Il DNA contenuto nelle nostre cellule attraverso la duplicazione semiconservativa è in grado di
generare dei filamenti identici a quello originale.
Per espressione genica geni eseguono attraverso la produzione
di proteine teica è
dettata dal nostro DNA.
Il DNA quindi è il materiale genetico in grado di influenzare il fenotipo di ogni organismo.
Attraverso i geni contenuti nel DNA che codificano per le proteine causano un susseguirsi di eventi
complessi per il trasferimento informazione contenuta dapprima nel DNA e poi decodificata e
utilizzata per esprimere la sintesi delle proteine.
La prima tappa trascrizione che consiste nel fatto che dal DNA sia
trascritto un RNA che poi attraverso la traduzione si trasforma in subunità amminoacidiche.
Il dogma centrale della biologia molecolare è il processo con
proteine.
Mediante la trascrizione abbiamo un filamento stampo del
RNA, un altro polimero formato
sempre da nucleotidi con alcune importanti differenze, infatti
La trascrizione quindi è il passaggio che prevede che
subisce dei processi di maturazione e dal nucleo egli esce
attraversando i pori nucleari e a livello del citosol abbiamo la
traduzione di un trascritto formato da nucleotidi in un trascritto
formato da aa.
Questo processo avviene nei ribosomi.
La sede della trascrizione è nel nucleo
traduce in proteine.
La doppia elica del DNA si srotola e viene copiata in
RNA-polimerasi e una semielica
3
nucleotidi alla volta mRNA, la copia
complementare del filamento di DNA trascritto dà
origine, mediante la traduzione
alle proteine.
RNA acido ribonucleico ed è un intermediario tra DNA e proteine.
È un polimero di nucleotidi a singolo filamento anche se contiene delle sezioni
interne che possiedono delle sequenze complementari in grado di ripiegarsi dove
lo zucchero è rappresentato dal ribosio uracile sostituisce la timina.
Anche in questo caso però le basi azotate sono costituite da 2 purine e 2
pirimidine.
La sintesi mRNA si basa sulla complementarietà della basi sul filamento
stampo di DNA che .
Nel meccanismo della trascrizione assistiamo alla sintesi RNA che assomiglia in parte alla
replicazione del DNA in quanto la sequenza nascente si origina da un filamento stampo e si forma
appaiamento di basi complementari quindi ad ogni C
Durante il processo di trasc
trascritto è il DNA stampo.
-polimerasi in modo che il trascritto di RNA formato si stacchi in modo
che il DNA originario possa riavvolgersi nella doppia elica.
La trascrizione del DNA prevede 3 fasi.
RNA-polimerasi si lega ad un promotore specifico e comincia a svolgere la doppia elica del DNA
nel punto in cui bisogna trascrivere il DNA nel filamento di RNA.
-polimerasi utilizza dei substrati, dei nucleotidi con 3 gruppi fosfato, assistiamo poi
eliminazione di 2 gruppi fosfato e alla formazione del legame covalente con le altre subunità
nucleotidiche estremità 3I
Sia nei procarioti sia negli eucarioti, le sequenze di DNA
-polimerasi si attacca, cominciano con
una sequenza identificata come promotore che non è
trascritto -polimerasi può cominciare la trascrizione
dalla regione identificata con il termine di codificante.
-polimerasi, quando riconosce il corretto promotore
comincia a srotolare la doppia elica per poter
cominciare a trascrivere e questa rappresenta la prima
fase della trascrizione.
-polimerasi procede poi alla seconda fase
allungamento aggiungendo un
nucleotide alla volta.
-polimerasi in fatti si sposta lungo il filamento stampo
del DNA in direzione 3I 5I producendo così il primo
nucleotidiche I
Abbiamo i ribonucleosidi trifosfato -
polimerasi: ATP (adenosina trifosfato), UTP (uracile
trifosfato), CTP (citosina trifosfato), GTP (guanosina
trifosfato).
ultima fase identificata sotto il nome di terminazione
-polimerasi raggiunge il sito di terminazione e il trascritto di RNA viene
rilasciato dal filamento stampo di DNA.
-polimerasi che
permette di copi mRNA precursore o pre-
mRNA che verrà ulteriormente modificato quando è ancora a
livello del nucleo.
In ogni gene, solo 1 dei 2 filamenti di DNA- elica senso- viene
trascritto, o filamento non senso è il
filamento stampo.
La trascrizione è un processo che può essere suddiviso in 3 fasi:
1. Inizio: dà il via alla trascrizione e richiede la presenza di un promotore, una specifica
-polimerasi si lega molto saldamente.
Esiste almeno un promotore per ogni gene.
-polimerasi 3 cose:
a. Dove iniziare la trascrizione
b. Quale «filamento di DNA leggere» e conseguentemente la direzione da prendere
dal sito di inizio
2. Allungamento: dopo avere interagito con il DNA
promotore per legarvisi saldamente, l RNA-
polimerasi procede aprendo la doppia elica del
DNA, cosicché vengono esposti i nucleotidi di
entrambi i filamenti per un breve tratto.
1 dei 2 filamenti fa da stampo per
presenti nei nucleotidi in arrivo, due dei quali
vengono uniti dalla polimerasi per cominciare la
catena di RNA.
detta segnale di terminazione.
3. Terminazione: quando l RNA-polimerasi
raggiunge la sequenza detta segnale di terminazione, o codone di STOP.
Si ferma l RNA-polimerasi lasciando libero sia lo stampo che il polimero appena sintetizzato.
Gli mRNA batterici formati durante la trascrizione vengono immediatamente utilizzati senza essere
poi ulteriormente modificati, mentre gli mRNA precursori o pre-mRNA presenti negli eucarioti
subiscono delle modificazioni in quanto sono immaturi e soltanto dopo maturazione e
modificazioni post-trascrizionali raggiungono la maturità necessaria per poi essere tradotti.
Negli eucarioti questo processo implica diverse fasi.
Dopo aver ottenuto il trascritto,
5I cap I della catena di mRNA.
Questo cap è costituito da un nucleotide, la 7-metil-guanosina legata al trascritto di mRNA
attraverso 3 gruppo fosfato.
I ribosomi eucariotici non possono legarsi ad un mRNA che non abbia questo cap, il quale si ritiene
che protegga il trascritto dalla degradazione di altri enzimi restando più stabile.
A questo punto un mRNA stabile può essere tradotto in proteine.
Una successiva modificazione post-trascrizionale a carico di un mRNA precursore è la
poliadenilazione I
vengono aggiunte circa 100-150 subunità di
poliA (poli adenina) che vanno a costituire
una coda poliA
specifici.
Questo segnale serve per esportare mRNA
dal nucleo alla porzione del citoplasma,
infatti protegge alcuni mRNA che nel
citoplasma potrebbero essere degradati,
perciò favorisce la traduzione che avverrò
successivamente.
modificazione post-trascrizionale
è lo splicing, un taglio e una maturazione
eliminare le zone
introniche, ovvero quelle che non dovranno
essere tradotte in proteine.
Per introni si intendono delle sequenze di RNA interposte tra porzioni di esoni, che sono sequenze di
RNA che saranno espresse cioè tradotte in proteine.
Una volta elimiate le porzioni introniche, le porzioni esoniche si uniscono ed ecco abbiamo una
regione codificante che servirà per essere trascritta in proteina e vediamo che questo mRNA è
maturo, quindi pronto per giungere nel citoplasma dove avverrà la traduzione.
Per codone intendiamo 3 basi, 3 subunità monofosfato legate al ribosio e ad un gruppo fosfato,
perciò 3 nucleotidi rappresentano il codone d nizio
della traduzione.
All I, negli eucarioti
Ecco che abbiamo il ribosio e il 7-metil-guanosina legato alla base che
funge da cappuccio.
Nello splicing abbiamo i siti
di splicing, ovvero i punti in
cui la sequenza di mRNA ha delle arre definite
introniche che vengono eliminate poiché non
verranno tradotte.
Gli esoni vengono trascritti, mentre gli introni
vengono rimossi e solo le porzioni esoniche sono
congiunte dallo splicing pronte per dar luogo ad un
mRNA maturo.
Il fattore di trascrizione è costituito da proteine in grado di
riconoscere una sequenza di DNA adiacente alla zona del
promotore promuovendo la trascrizione, infatti è il componente
input.
-
trascrizione.
acetilazione e la
deacetilazione della cromatina.
Questo accade
cromatina, quindi lo stato del materiale genetico.
La cromatina infatti può essere acetilata, cioè legata a gruppi
acetilici e in questo caso abbiamo una trascrizione attiva
perché in questo caso la trascrizione può iniziare ad opera
-polimerasi.
Quando invece la cromatina è
deacetilata, più condensata, la
trascrizione è repressa.
I fattori di trascrizione possono influenzare la trascrizione stessa perché a
seconda di quali fattori di trascrizione sono presenti nel nucleo si
possono attivare determinati geni piuttosto che no.
Possiamo avere dei fattori di
trascrizione che attivano la
trascrizione con regolazione
positiva quando un fattore di
trascrizione stimola la
trascrizione legando il promotore del gene.
Possiamo però avere anche altre molecole che fungono
da repressori che legandosi al promotore del gene ne
blocca la trascrizione e questo fenomeno viene indicato
con il termine di regolazione negativa.
La metilazione e un sistema di regolazione
La metilazione è una reazione data da un enzima
in grado di aggiungere gruppi metilici (CH3) in
particolari aree di DNA.
A questo punto il DNA, dopo la sua replicazione
porta alla repressione della trascrizione
infatti la DNA-metilasi catalizza la trascrizione del
5-metil-citosina.
I gruppi metilici infatti vengono aggiunti a delle citosine, in particolari aree ricche di citosine e
guanosine; ecco che isole GPG vengono metilate e la trascrizione è repressa.
Naturalmente la demetilasi catalizza la rimozione dei gruppi metilici e quindi la trascrizione diventa
attiva.
imprinting è un pattern in grado di
metilare e che si evolve durante lo
sviluppo, infatti il DNA è metilato e
trascrizionalmente represso.
Il mancato rispetto di questo imprinting
provoca gravi malattie che possono
portare anche alla morte.
Un è mantenuto
nelle cellule somatiche
demetilazione graduale a livello delle
cellule germinali fino a demetilazione
completa seguendo lo sviluppo
embrionale.
TRADUZIONE
La traduzione rappresenta un ulteriore livello di complessità
del dogma biologico, quindi del processo di trasferimento
al DNA, con formazione di mRNA che poi si traduce in una
particolare proteina.
Abbiamo quindi la conversione del codice genetico dettata dalle 4 basi azotate in un alfabeto
nuovo, ovvero nei 20 aa dei polipeptidi.
La traduzione è un processo coordinato in più di 100 diversi tipi di macromolecole da cui si
originano le proteine.
Il codice genetico è un codice a triplette, ovvero un gruppo di 3 nucleotidi (codone
che codifica per un aa della catena polipeptidica.
Le proteine sono costituite da aa legate
insieme da legami peptidici e ogni aa deve
ogni codone o tripletta corrisponde un aa.
ribosomi, luogo di svolgimento della
traduzione.
La sequenza di DNA va a dettare la sequenza di mRNA messaggero a cui corrisponderanno dei
codoni, abbiamo anche il codone di STOP
amminoacidica della proteina si può fermare).
in unità
di 3 lettere, i codoni, formati dai nucleosidi
monofosfato con le basi: uracile (U), citosina
(C), adenina (A) e guanina (G) che vengono
I 3I.
Saranno poi presenti sia dei sia
quelli di STOP.
Si dice che il codice genetico sia ridondante,
ovvero per più codoni abbiamo la
corrispondenza di un solo aa.
Il tRNA o RNA transfert
con il termine anticodone, perciò con 3 basi di nucleosidi corrispondenti al
Il tRNA trasferisce un aa e ad una specifica molecola di RNA (tripletta di basi)
corrisponde una molecola di aa che viene legata nel citoplasma dal tRNA.
Il tRNA ha una corta catena di nucleotidi (anticodone) ed 1 aa, ha la forma
di trifoglio: Anticodone
C esatta corrispondenza aa e anticodone del tRNA cui viene
legato.
Nei ribosomi ad ogni mRNA corrisponde un anticodone
che fa parte della composizione del tRNA.
La porzione 3I
poi riconosciamo anche la porzione 5I.
aminoacil tRNA sintetasi attiva uno specifico aa e lo lega
ad uno specifico tRNA.
U
pirofosfato (2 gruppi fosfato) con aggiunta di un aa, in
questo caso alanina, che viene attivata e permette al
tRNA di legarsi in maniera specifica.
attivato co il corretto tRNA.
Il tRNA porta poi nella sua porzione 3 I
mRNA viene letto come una
sequenza di triplette di basi, dette codoni.
Ogni codone specifica aa che deve essere
aggiunto alla catena polipeptidica in via di
accrescimento.
Il tRNA porterà un anticodone complementare al
codone e uno specifico aa.
Man mano nel ribosoma abbiamo 3 zone: sito A, sito
P e sito E (uscita) perché nel ribosoma abbiamo un
polipeptidica in formazione e il sito in cui esce il
polipeptide in via di formazione.
La trascrizione rRNA nei ribosomi varia in base alla presenza di cellule
procariotiche oppure eucariotiche generando degli rRNA che compongono le subunità dei
ribosomi che nel citoplasma si uniscono a formare il ribosoma citoplasmatico.
S = Svedberg Coefficiente di sedimentazione
Si stratifica una sospensione globale di ribosomi (ottenuta
tramite centrifugazione frazionata) su di un gradiente di
saccarosio continuo, che aumenta di concentrazione verso il
fondo.
Attraverso la centrifugazione i vari tipi di rRNA si separano in
bande distinte a seconda del loro peso, e possono essere poi
recuperati separatamente mediante il frazionamento.
Nel processo di traduzione i ribosomi sono nel citosol e abbiamo 3 fasi: inizio, allungamento e
termine.
tRNA con UAC, un anticodone.
Per complementarietà ogni tRNA nel citoplasma nel
ribosoma lega il suo codone presente sul messaggero e il
tRNA è carico anche del suo aa e man mano la catena
polipeptidica si allungherà.
Intanto abbiamo il riconoscimento del codone,
anticodone portato dal tRNA in ingresso si lega al suo
rispettivo codone nel sito A con formazione di un legame
peptidico peptidil transferasi che catalizza la reazione e il
trasferimento del peptide in formazione.
allungamento.
Il tRNA che non è più carico, su sposta nel sito E, quello di uscita per essere rilasciato e a questo
punto il ribosoma scorre in avanti di un codone alla volta in modo che la catena polipeptidica si
accresca trovandosi nel sito P e il meccanismo si ripete.
La terminazione della sintesi della
proteina prevede
azione di un fattore di rilascio che
si lega al complesso quando un
codone di STOP sul messaggero
viene letto per staccare il
polipeptide dal tRNA nel sito P e a
questo punto le componenti
restanti: mRNA e subunità del
ribosoma si separano.
La destinazione dei polipeptidi appena tradotti
può essere differente in base alla funzione che
regolazione genica delle cellule
eucariotiche può esserci anche a livello proteico.
Infatti le proteine possono subire delle glicosilazioni,
che ne modificano le caratteristiche; oppure
possono essere degradate da determinati complessi
proteici, come i proteosomi; o andare incontro a
degradazione mRNA
del messaggero con conseguente non produzione
della proteina.
Esistono anche controlli nella traduzione, in quanto le proteine
possono essere inattive, poco stabili o degradate oltre ad essere
rilasciate dalla cellula, raggiungere la membrana citoplasmatica o
costituire gli enzimi di ribosomi e perossisomi.
I microRNA sono molecole di RNA a singolo filamento lunghe circa
20-25 nucleotidi.
Inibiscono la traduzione mRNA, sono
trascritti da geni, nel genoma sono stati identificati circa 200 geni e
si ipotizza che alterazioni di microRNA portino a patologie cardiache, Parkinson, tumori.
siRNA, miRNA e piRNA.
attivare la traduzione oppure no.
Esistono sistemi molto complessi sulla regolazi
genica regolati da questi particolari RNA.
I siRNA e i miRNA possono andare a bloccare la traduzione.
Le modificazioni post-traduzionali possono includere la
maturazione della proteina che può subire glicosilazione o
proteolisi.
Alcuni aa possono essere modificati chimicamente mediante il legame di zuccheri o gruppi
fosfato.
Una catena polipeptidica può essere tagliata enzimaticamente in 2 o più frammenti (es: insulina)
oppure 2 o più polipeptidi sintetizzati separatamente possono unirsi per costituire le subunità di una
proteina che possiede struttura quaternaria o infine, subire degradazione ad opera del
proteosoma.
Proteosoma e ubiquitina
proteasoma.
Presente in molte copie disperse nel citosol e nel nucleo, il proteasoma ha come bersaglio anche
molte proteine del RER: quelle proteine che non riescono a ripiegarsi o ad assemblarsi in modo
appropriato sistema di sorveglianza che le
ritrasloca nel citosol per la degradazione.
Con poche eccezioni, i proteasomi agiscono su proteine che sono state marcate in modo
specifico per la distruzione
chiamata ubiquitina.
covalentemente ad
intracellulari.
Per la maggior parte di queste proteine, questa
marcatura porta alla loro distruzione da parte del
proteasoma.
Un ripiegamento non corretto delle proteine può avere
conseguenze fatali.
Lo studio delle proteine è chiamato proteomica è si è molto evoluto negli ultimi anni tramite
modificate e poi incubate con un anticorpo.
Esistono farmaci contro
proteine specifiche in
quanto le proteine
bersaglio devono essere
attaccate da determinati
farmaci che si devono
legare e produrre un
effetto proteina-dipendente.
CICLO CELLULARE
Tutte le cellule si originano dalla divisione di cellule preesistenti, questo è un processo molto
importante organizzato a livello temporale che presuppone varie tappe.
Infatti la divisione cellulare avviene sia per mitosi, sia per meiosi (cellule che generano i gameti).
urre delle cellule nuove da cellule preesistenti.
Alcuni tipi di cellule infatti devono dividersi per mitosi.
poi propagato alle cellule nuove.
Quando una cellu informazione contenuta nel DNA deve essere fedelmente duplicata
e poi trasmessa alle cellule figlie attraverso processi precisi ed eventi sotto il nome di mitosi.
Il DNA, osservato al microscopio, può essere assemblato con le proteine
in unità strutturali chiamate cromosomi che associati vanno a costituire
la cromatina.
I cromosomi prendono il nome di corpo colorato, per la capacità di
essere colorati, e sono i principali portatori informazione genetica
negli eucarioti.
Ogni cromosoma contiene migliaia di geni e sono contenuti nel nucleo.
Il DNA è impacchettato in modo
altamente organizzato nei cromosomi.
fase S,
in particolare sono in profase e hanno cominciato il
processo di compattamento che trasformerà i cromosomi
in mitotici, con una struttura a bastoncello che poi si
staccheranno durante altre fasi della mitosi.
La maggior parte delle cellule somatiche di un organismo eucariotico, si dividono per mitosi, il
trasmessa dalla cellula madre alle 2 cellule
figlie.
Il DNA, organizzato in cromosomi, è formato da DNA e proteine.
Infatti ogni cellula eucariotica è in grado di compattare il DNA sotto forma di cromosomi grazie alla
formazione di strutture denominate istoni, proteine cariche positivamente perché possiedono un
gran numero di aa con catena laterale basica.
Le proteine istoniche si associano al DNA, carico negativamente, in modo da compattare i
cromosomi in cromatina.
Il DNA nei cromosomi è compattato con gli istoni per formare i nucleosomi.
I cromosomi sono costituiti da cromatina, un materiale
complesso composto da DNA e proteine, a esso
associate.
Quando una cellule non è in divisione la cromatina si
trova sotto forma di lunghi e sottili fili parzialmente
srotolati che al MET conferiscono aspetto granulare.
I nucleosomi sono formati dalle proteine istoniche e
dal DNA, sono impacchettati e ciascuno di essi
contiene 8 molecole di proteine istoniche che
formano un nucleo proteico introno al quale il DNA a doppia elica si avvolge ed è lungo 146
coppie di basi.
Un altro segmento di DNA formato da 60 coppie di basi collega i nucleosomi tra loro.
I nucleosomi tengono ordinato il DNA a livello strutturale.
Al momento della divisione cellulare le fibre di cromatina si
condensano e i cromosomi si rendono visibili come strutture
distinte.
Il cromosoma quindi non è altro che DNA condensato con un
punto di raccordo rappresentato dal centromero e
caratterizzato dalle braccia.
La mitosi è il processo della divisione della cellula, da
una cellula somatica si originano 2 cellule figlie
identiche alla madre.
La mitosi è formata da diversi fasi: profase,
prometafase, metafase, anafase, telofase e
citochinesi.
Prima che la cellula si divida per mitosi, la cellula
deve replicare il materiale che occorre poi per
formare le 2 cellule figlie.
La cellula trascorre la maggior parte della propria vita nella fase di interfase, il periodo in cui non
avviene la divisione cellulare.
Una cellula è metabolicamente attiva, in questo periodo, e ha bisogno di sintetizzare tutte le
strutture necessarie per dar origine alle cellule figlie.
fase G1 dove la cellula si accresce e il metabolismo attivo della cellula
non si sta dividendo, ma viene incrementata attività delle proteine e degli enzimi richiesti poi per
la sintesi del DNA.
Infatti, la sintesi di enzimi e proteine necessari per la divisione contemplano anche DNA-polimerasi,
RNA-primasi
Nella fase S avviene la duplicazione del DNA.
La cellula dopodiché entra nella fase G2 dove si verifica un aumento della sintesi proteica che
serve per la divisione cellulare.
La fase M, infatti coinvolge il processo di mitosi e di citochinesi o citodieresi.
La mitosi è la divisione del materiale nucleare, mentre la citochinesi è il processo di separazione
delle cellule figlie dalla cellula madre.
La mitosi produce 2 nuclei identici a quelli della cellula madre e questa fase comincia con la fase
G2, mentre la citochinesi comincia prima che la fase di duplicazione sia completata ed è la
divisione del citoplasma per formare le 2 cellule figlie.
La mitosi è un processo continuo, tuttavia si svolge attraverso 5 fasi.
Il ciclo cellulare varia da cellula a cellula e può avvenire in un periodo di tempo compreso tra le 8
e le 20 ore.
La fase G1
quando risente dei fattori di crescita e dei nutrienti
adeguati, va a produrre gli enzimi che servono per
sintetizzare il DNA.
In assenza di questi dalla fase G1 non si può passare
alla fase S, quindi qui si verifica il primo check-point.
Il secondo check-point si verifica al termine della fase
G2 per essere in grado di passare alla fase M
garantendo che la replicazione del DNA sia terminata
in maniera corretta prima della mitosi.
Se una cellula ha del DNA danneggiato o non completamente replicato, il check-point non le
consente di entrare in mitosi.
Un ulteriore check-point è situato tra metafase e anafase
controllare la corretta formazione del fuso mitotico su cui scorre il DNA per generare le cellule figlie.
I componenti chiave del ciclo mitotico sono molto elaborati e fini.
Il controllo del ciclo cellulare è dato da proteine chinasi e cicline.
La ciclina D, per esempio, promuove il passaggio attraverso il punto di restrizione alla fine della fase
G1.
Esistono svariate proteine che dirigono e controllano il ciclo cellulare.
Il sistema di controllo del ciclo cellulare si basa su 2 famiglie chiave di proteine.
La prima è la famiglia della proteina chinasi dipendenti da ciclina (Cdk), che inducono processi a
valle fosforilando proteine selezionate su serine e treonine.
La seconda è una famiglia di proteine attivatrici specializzate, chiamate cicline, che legano
molecole di Cdk e ne controllano la capacità di fosforilare proteine bersaglio appropriate.
Le Cdk controllano la fosforilazione di altre proteine regolando i vari passaggi del ciclo cellulare e
La Cdk permette il passaggio associato a determinate cicline e se la ciclina viene sintetizzata, si
accumula, si lega ad una chinasi e si forma un complesso definito sotto il termine di chinasi ciclina-
dipendente.
Questi complessi attivi fosforilano determinate proteine e a questo punto è possibile fosforilare
numerose proteine che promuovono il processo della mitosi, inattivando quelle che la inibiscono.
Le cicline nelle cellule eucariotiche formano 4 principali complessi: G1-Cdk, G2-S-Cdk1, S-Cdk, M-
Cdk.
Molti farmaci possono bloccare il ciclo cellulare in punti specifici per ostacolare la duplicazione del
DNA o inibire la sintesi di proteine che controllano il ciclo cellulare.
Le cellule tumorali infatti si dividono molto più rapidamente rispetto alle cellule somatiche e per
questa ragione sono influenzate da tale genere di farmaci.
cellula riesce a superare dei punti di controllo attivi che attivano o bloccano il ciclo cellulare.
Quando tutto è stato svolto correttamente il punto di controllo viene inattivato e il ciclo cellulare
procede.
Le Cdk legano delle cicline formando un complesso Cdk-ciclina che controlla la fosforilazione di
altre proteine, regolando in modo molto fine la transizione da una f
Ovviamente mutazioni che portano alla sovraespressione della ciclina D contribuiscono allo
sviluppo di molti cancri umani come linfomi e tumori della mammella.
Allo stesso modo mutazioni che inattivano gli
inibitori delle Cdk (es. p16) che si legano ai
complessi Cdk/ciclina si trovano spesso in cellule
cancerose umane.
Sappiamo poi che i fattori di crescita stimolano la
sintesi di cicline di tipo D che si possono legare
alle Cdk4 e 6/CycD che assieme a delle proteine
chinasi vanno a costituire un importante punto di
controllo della fase G1, dove la cellula riesce a
passare dalla fase G1 alla fase S per svolgere il
normale decorso del ciclo cellulare.
Alterazioni di questi geni oncosoppressori
portano a tumori ereditari con mutazioni delle
cellule somatiche.
proteina del
retinoblastoma (pRb) agisce per tenere bloccata la
proliferazione.
Rb ha un ruolo chiave accoppiamento del ciclo
cellulare espressione di geni necessari per la
progressione del ciclo cellulare e la replicazione del DNA.
La proteina Rb è in
grado di legare il
fattore E2F reprimendo la proliferazione cellulare.
Quando invece la proteina Rb è fosforilata, quindi modificata,
non lega più il fattore E2F che agisce sulla replicazione dei geni
attivando la fase S.
Queste proteine sono legate da CdK4.
Un danneggiamento del DNA provocato da radiazioni permette la comparsa di
inibitori della progressione del ciclo cellulare che portano ad un aumento della
p53, il cui ruolo principale è quello di arrestare in fase G1 la cellula a causa di un
danneggiamento del DNA.
Se il danno non è riparabile la cellula viene indotta ad autodistruggersi (apoptosi).
Fanno parte degli inibitori della progressione del ciclo cellulare
induzione della p21 in seguito a danneggiamento del DNA.
Un danno al DNA determina innalzamento intracellulare della p53 che attiva
la trascrizione del gene p21 inibizione delle Cdk (attivano il
ciclo cellulare).
Inoltre, p21 può inibire direttamente la sintesi del DNA legandosi alla PCNA che
è una subunità della DNA- .
MITOSI
I cromosomi sono costituiti dai cromatidi
fratelli formati da cromatina altamente
condensata e questi sono associati a
livello del centromero, il quale è legato al
cinetocore, un punto di attacco dei
microtubuli del fuso mitotico.
Quando i cromosomi mitotici si
duplicano, i cromatidi fratelli sono
inizialmente associati per mezzo di
complessi proteici chiamati coesine.
I legami mediati dalle coesine sono particolarmente concentrati in prossimità del centromero.
Man mano che la mitosi procede, le coesine si dissociano per consentire ai cromosomi di separarsi
anafase.
Il fuso mitotico è formato da 3 tipi di microtubuli:
1. Microtubuli polari: si dipartono dai microtubuli astrali fino a raggiungere
la zona equatoriale
2. Microtubuli dei cinetocori (del fuso)
3. Microtubuli aster (nelle zone marginali della cellula)
Il fuso mitotico è caratterizzato da una piastra metafasica, ovvero il piano
equatoriale della cellula, dove il DNA duplicato è prono per dividersi ai poli
del fuso mitotico e generare le cellule figlie con lo stesso corredo
cromosomico della cellula madre.
La mitosi
contenuta nel DNA di trasmettersi e distribuirsi fedelmente alle 2 cellule figlie.
La mitosi assicura che la cellula madre trasmetta una copia di ogni cromosoma a ciascuna delle
cellule figlie.
Il numero dei cromosomi è mantenuto uguale ad ogni divisione meiotica.
La maggior parte delle cellule del nostro corpo si divide per mitosi (cellule somatiche, cellule del
corpo).
Da cellule somatiche si ha la formazione di 2 cellule diploidi con corredo genetico identico.
La mitosi è composta da 5 fasi: profase, prometafase, metafase, anafase e telofase.
La cellula ha duplicato il proprio DNA interfase.
Comincia la profase con la condensazione delle fibre di cromatina e si possono evidenziare i
cromosomi, costituiti da 2 cromatidi uniti dai centromeri.
Il citoscheletro si disassembla e si forma il fuso mitotico tra i 2 centrioli che sono migrati ai poli della
cellula.
involucro nucleare comincia a sparire e nella prometafase i cromatidi fratelli si sono legati alle
fibre del fuso dove i microtubuli si agganciano ai cinetocori dei cromosomi, i quali cominciano a
spostarsi scorrendo sulle fibre del fuso verso il piano equatoriale.
In metafase il materiale genetico condensato è esposto a metà della cellula, sulla piastra
metafasica, quindi i cromosomi si allineano sul piano e i microtubuli attaccano ogni cromosoma ad
entrambi i poli del fuso mitotico.
anafase, i cromatidi fratelli si separano a livello del centromero e si muovono verso i poli
opposti della cellula.
Infine nella telofase i cromosomi sono raggruppati ai poli e si ricomincia a formare involucro
nucleare introno ai cromosomi.
A questo punto avviene la citodieresi
che separa le cellule figlie
neosintetizzate grazie alla formazione di
un solco di segmentazione formato da
un filamento di actina e miosina.
La mitosi in una cellula batterica non ha queste 5 fasi, ma
avviene per scissione binaria.
MEIOSI
La meiosi è il processo che permette la formazione di cellule aploidi con combinazioni geniche
uniche.
Un tipo particola di divisione cellulare che riduce il numero di cromosomi è definito meiosi
(diminuzione da 46 a 23 cromosomi). SI
Le nostre cellule vanno incontro a 2 divisioni cellulari producendo potenzialmente 4 cellule aploidi
che non contengono la combinazione dei cromosomi tali e quali, ma vi è un materiale genetico
nuovo e ricombinato che si origina dalla meiosi.
La meiosi è caratterizzata da una serie di eventi che porta alla formazione di 4 cellule aploidi (n=23
cromosomi), denominati gameti maschili e femminile (cellule uovo e spermatozoi).
Ogni cellula contiene solo un membro della coppia dei cromosomi omologhi.
informazione genetica di entrambi i genitori è inoltre mescolata.
Nella riproduzione sessuata unione di 2 cellule EEE sessuali specializzate ovvero i gameti, da origine
uovo fecondato, ovvero si forma lo zigote (2n).
La meiosi comporta 2 successive divisioni nucleari e citoplasmatiche con potenziale produzione di
4 cellule aploidi.
DNA e cromosomi però subiscono una sola duplicazione interfase, perciò significa che il
materiale viene dimezzato.
Le 2 divisioni successive sono denominate meiosi I e meiosi II.
Ognuna di queste include: profase, metafase, anafase e telofase.
Durante la meiosi I i cromosomi omologhi si separano, mentre durante la meiosi II (assomiglia alla
mitosi) sono i cromatidi fratelli a separarsi sostituendo i cromosomi omologhi.
interfase la cellula con 46 cromosomi, in particolare 23
coppie di cromosomi omologhi, duplica il proprio materiale genetico
generando 4 cromosomi ognuno dei quali costituito da 2 cromatidi.
Nella meiosi I i cromosomi si appaiono e si separano, ogni materiale
genetico è formato dai cromatidi fratelli; inoltre il crossing-over è già
avvenuto perché le informazioni genetiche provenienti dai genitori si
sono rimescolate.
Nella meiosi II si separano i cromatidi fratelli generando 2 cellule
e
figlie identiche a quella originale, quindi si formano 4 cellule aploidi
con corredo cromosomico n.
s
La meiosi è formata dalle seguenti fasi:
1. Meiosi I: profase I, metafase I, anafase I e telofase I
2. Meiosi II: profase II, metafase II, anafase II e telofase II
Le 4 cellule aploidi che si formano si possono unire durante la
fecondazione e dare origine ad una cellula diploide con un corredo
cromosomico 2n.
interfase il DNA si duplica, nella meiosi I il materiale
genetico è ancora irregolare e non si è ancora condensato,
mentre nella tarda profase I possiamo osservare i cromosomi
omologhi che si uniscono nel fuso mitotico in via di sviluppo e si
assiste ad uno scambio del materiale genetico.
Qui avviene il crossing-over che è un vero e proprio scambio di
tratti di DNA tra cromosomi omologhi, ovvero si scambia il
materiale genetico tra la coppia di cromosomi omologhi
derivanti da padre e madre che li hanno generati.
La ricombinazione di questi 4 cromatidi produce la
sinapsi che va a formare un complesso denominato
tetrade per un totale di 2 tetradi, quindi 8 cromatidi
Il crossing-
nuovi assortimenti genici.
Il chiasma è una regione particolare in cui i
cromatidi omologhi che hanno subito rottura e
scambio, mostrano una vera e propria
configurazione a X.
Successivamente si passa alla metafase I dove le
tetradi si allineano sul piano equatoriale della
cellula e restano uniti a livello dei chiasmi e il
microtubulo lega i cinetocori dei cromatidi.
anafase I invece, i cromosomi omologhi si
separano e raggiungono i poli opposti della cellula,
intanto i cromatidi fratelli restano uniti a livello dei
centromeri.
I cromosomi prodotti nella meiosi I, nella meiosi II si condensano di nuovo e in questo caso si
separano i cromatidi fratelli.
Nella profase II i cromosomi si condensano nuovamente, nella metafase II il materiale genetico si
pone sul piano equatoriale della cellula e in anafase II i cromatidi prendono contatto con il fuso
mitotico attraverso il cinetocore e si separano migrando ai poli della cellula originando 2 cellule.
Nella telofase II si formano 2 nuclei ai poli opposti dove avviene la citodieresi.
CARIOGRAMMA E ANALISI CITOGENETICA
I cromosomi umani possono essere studiati con il cariogramma.
Il corredo cromosomico o cariotipo umano, contenuto in ciascuna cellula somatica
del singolo individuo, consiste di 46 cromosomi (44 autosomi e 2 cromosomi sessuali),
suddivisi in 23 coppie di omologhi (corredo diploide).
La coppia di cromosomi sessuali nella femmina è XX, mentre i cromosomi sessuali nel
maschio sono XY.
Per quanto riguarda il corredo aploide invece, nei gameti maturi il corredo
cromosomico è dimezzato, 23 cromosomi: un rappresentante per ciascuna coppia di omologhi.
Alla fecondazione unione dei 2 gameti ristabilisce il numero diploide dei cromosomi: lo zigote,
quindi avrà un set paterno ed uno materno.
L'analisi citogenetica (o mappa cromosomica o cariotipo) è lo studio dei cromosomi delle cellule.
La citogenetica pre e post-natale consiste nello studio citogenetico per verificare che non ci siano
alterazioni del numero e/o della struttura dei cromosomi che possono essere responsabili di
malattie (es: Sindrome di Down, Sindromi di Turner e Klinefelter ed altre).
La citogenetica dei tumori invece, è l studiare i tumori, sia ematologici (es.
leucemie) sia solidi (es. polmone, mammella, fegato, vescica).
Certi tumore specifici
Importante per indirizzare una terapia antineoplastica (medicina personalizzata).
ibridazione in situ fluorescente, in inglese
Fluorescent in situ hybridization (FISH), è una tecnica citogenetica che può essere utilizzata per
rilevare e localizzare la presenza o l'assenza di specifiche sequenze di DNA nei cromosomi.
Essa utilizza delle sonde a fluorescenza che si legano in modo
estremamente selettivo ad alcune specifiche regioni del
cromosoma.
Per individuare il sito di legame tra sonda e cromosoma si
utilizzano tecniche di microscopia a fluorescenza.
Evidenzia perciò eventuali anomalie cromosomiche.
GENETICA
La genetica è ereditarietà che studia la trasmissione dei caratteri e dei geni che li
determinano.
ereditarietà è la trasmissione informazione genetica dai genitori ai figli.
La g variabilità genetica tra
individui e tra genitore e figlio.
I genetisti studiano la trasmissione dei geni espressione informazione genetica.
on Gregor Mendel (1822-1884) applicando metodi quantitativi
efficaci allo studio della trasmissione dei caratteri e dei geni.
Oggi utilizziamo il termine fenotipo e genotipo aspetto fisico e aspetto genetico.
Grazie al rigore metodologico con cui le
esperienze furono condotte (per 8 anni), Gregor
Mendel formulò deduzioni di incontestabile
osservazione della regolarità
della trasmissione dei caratteri ad ogni incrocio.
Mendel individuò le regole precise della
modalità con cui i caratteri si presentano nella
progenie.
Propose che i caratteri (condizione somatica)
sono determinati da unità ereditarie (fattori o
determinanti) portati dalle cellule germinali.
ESPERIMENTI DI MENDEL
Mendel, per i suoi esperimenti, scelse di lavorare con i piselli commestibili Pisum sativum, perché:
1. Numerose varietà (34) potevano essere reperite dal locale
venditore di semi
2. I piselli si possono auto-fecondare e cross-fecondare
consentendo impollinazione controllata (sulla punta del
carpello)
3. Tempi di riproduzione bassi
4. Alto numero nella progenie
I caratteri in grassetto rappresentano i
caratteri dominanti.
Legge della dominanza
Una volta rimosso il polline dalle antere, di varia origine, questo può
essere depositato sullo stigma del fiore (superficie recettiva del
carpello).
I fiori di pisello sono poi facilmente protetti da impollinazione
indesiderata perché le strutture riproduttive sono completamente
avvolte dai petali, quindi gli incroci eseguiti da Mendel rimanevano
Questi esperimenti permettevano di individuare il modo in cui i
caratteri si trasmettevano dalla pianta alla progenie notando che un
carattere fosse domina
Infatti, incrociando piante con il colore del fiore bianco insieme a
piante con il colore del fiore porpora, tutte le piante erano color
porpora, perciò il carattere dominante è il color porpora, che
nasconde ito come carattere recessivo.
I caratteri poi vengono ereditati dalla progenie ed essere trasmessi alla
progenie futura.
Con la lettera P (maiuscola = carattere dominante) si indica il fiore porpora,
mentre con la lettera b (minuscola = carattere recessivo) si indica il fiore
bianco.
Es. Carattere lunghezza stelo
Mendel iniziò incrociando linee pure:
1. Generazione parentale o generazione P: le linee pure usate da
Mendel con fenotipi diversi
2. Generazione filiale o generazione F1: si ottenne quando incrocio
piante a stelo lungo (TT) con piante a stelo corto tt, e tutte le F1
erano a stelo lungo
I caratteri MENDELIANI sono trasmessi alla generazioni successive con
rapporti definiti.
Generazione filiale o F2: generazione prodotta incrociando F1: si
ottengono i rapporti 3:1 tra carattere dominante e recessivo
Il carattere espresso dalla generazione F1(stelo lungo T) è detto
dominante; quello non espresso è il carattere recessivo (t).
Quando entrambi presenti nella pianta (Tt) il dominante maschera il
recessivo.
Es. Carattere colore fiore
Ciascun carattere è determinato da un fattore di cui esistono 2 forme
alternative.
Ciascun individuo presenta una coppia di questi fattori che non si
mescolano tra di loro e si separano alla formazione dei gameti.
Il carattere espresso dalla generazione F1 (es. color porpora P) è detto
dominante; quello non espresso è il carattere recessivo (p, bianco).
Quando entrambi presenti nella pianta (Pp) il dominante maschera il
recessivo.
Principio della segregazione
Il principio della segregazione stabilisce che prima della
riproduzione sessuale i 2 alleli portati da un genitore
devono essere separati (segregati).
Il termine allele si riferisce alle forme alternative di un gene:
allele dominante e allele recessivo.
Ciascun gamete (uovo o spermatozoo) contiene soltanto
un allele di ciascun paio.
Durante la metafase II della meiosi i cromosomi omologhi si
separano, quindi una segregazione dove sono prodotte 2
cellule che poi danno origine a 4 cellule aploidi.
Interpretazione di oggi
I fattori di Mendel sono i GENI
Il gene ha una localizzazione fisica in un punto specifico di un cromosoma detto LOCUS
Ogni gene è costituito da 2 varianti dette ALLELI (una paterna e una materna)
Gli alleli possono essere dominanti o recessivi
Il genotipo pu essere:
o OMOZIGOTE (un allele di un solo tipo-forma un solo tipo di gameti)
o ETEROZIGOTE (2 alleli diversi quindi due tipi di gameti)
Il carattere che si manifesta è il FENOTIPO.
) ha lo stesso
(bianco).
Il quadrato di Punnet consente di prevedere i rapporti tra i vari discendenti di un incrocio.
Alla fecondazione ogni gamete aploide fornisce un solo cromosoma di
ciascuna coppia di cromosomi omologhi e quindi un solo allele
Un gene: tratto di DNA.
Alleli sono geni che controllano varianti dello stesso carattere (es. seme
giallo) ed occupano loci corrispondenti sui cromosomi omologhi.
Gli alleli occupano loci corrispondenti sui
cromosomi omologhi.
Il reincrocio oggigiorno permette di scoprire se
il modello animale utilizzato possiede un
genotipo puro, quindi omozigote dominante,
oppure misto ossia eterozigote dominante.
Per fare ciò basta incrociare
omozigote recessivo (bb).
esame
della progenie ottenuta da incroci eseguiti tra
piante che differivano tra loro per 2 caratteri
(incrocio diibrido).
Tipi parentali: caratteri dominanti liscio e
giallo e caratteri recessivi rugoso e verde.
Nella F1 tutte le piante risultarono
possedere semi lisci e gialli, dimostrando
ancora una volta il fenomeno della
dominanza.
Quando queste vennero autoimpollinate,
la F2 risultò costituita da piante con semi
nelle seguenti proporzioni: 315 lisci,
gialli 101 rugosi, gialli
108 lisci, verdi 32 rugosi, verdi
In generale, quando vengono presi in
esame 2 caratteri, si osserva nella F2 un
rapporto di 9:3:3:1.
Il
indipendente dice che i membri di una
coppia di geni segregano
indipendentemente dai membri di
.
Tutti i rapporti genetici vengono
tipicamente espressi in termini di
probabilità.
GENETICA OLTRE MENDEL
espressione del genotipo non è così semplice e diretta come negli esperimenti di Mendel, infatti
occorre tener conto dei seguenti fattori:
- Linkage genetico
- X-linked ed emizigosi, corpo di Barr
- Dominanza incompleta
- Esiste una codominanza dove gli alleli co-dominanti sono pienamente espressi negli
eterozigoti
- Alleli multipli per un dato locus
- Pleiotropismo: un singolo gene può influenzare più aspetti fenotipici
- Caratteri epistatici: interazione genica di più alleli che possono
alleli
- ambiente può avere un effetto sul fenotipo
Linkage genetico
I geni sono localizzati in particolari loci che possono essere posizionati anche vicini tra loro, sullo
stesso cromosoma.
Ecco che gli alleli che fanno parte dei cromosomi omologhi, quando durante la meiosi si
separano, non subiscono un assortimento indipendente, ma tendono ad essere orientati insieme e
si dice che si sono dei locus associati tra loro.
Alleli su loci vicini su una coppia di cromosomi omologhi
non subiscono assortimento indipendente ma tendono
ad essere ereditati insieme e si dice che sono geni
associati.
Associazione o linkage è la tendenza di geni localizzati
sullo stesso cromosoma a essere ereditati insieme nelle
generazioni successive.
Questi esperimenti sono stati condotti da Morgan per
ottenere questo dato che tra il 1910 e il 1911 esaminò
questo processo del linkage genetico, interpretando i
dati ottenuti come dimostrazione di una
concatenazione fisica di più caratteri che vengono
trasferiti ed ereditati anche alle generazioni successive.
Esperimenti di Morgan
I geni ricombinano con frequenze diverse.
È stata definita una unità di misura della distanza
genetica basata sulla capacità di ricombinazione di 2
differenti loci, denominata centimorgan (cM): 1 cM è pari
alla distanza che intercorre tra 2 loci che presentano una
frequenza di ricombinazione
Minore è la distanza tra 2 loci e maggiore sarà la
frequenza di ricombinazione.
La Drosophilia melanogaster è il modello sperimentale più studiato nella ricerca genetica.
I motivi sono vari:
Insetto piccolo e facile da allevare in laboratorio
Tempo di generazione breve (circa 2 settimane) e una elevata produttività (ogni singola
femmina può deporre fino a 600 uova in 10 giorni)
Cromosomi politenici nelle ghiandole salivari
Solo 4 paia di cromosomi: 3 autosomi e 1 sessuale
Maschi non mostrano ricombinazioni genetiche, facilitando gli studi genetici
Sequenziamento del genoma completato nel 1998
Mutazioni genetiche nella specie molto frequenti
ordine lineare dei geni associati su un
cromosoma si determina calcolando la
frequenza del crossing-over.
Vediamo infatti che nella meiosi 2 cromosomi
omologhi si appaiano nella sinapsi e durante il
crossing-over abbiamo un cambio di materiale
genetico tra i cromosomi omologhi e un tratto
Quando si formano 4 gameti, questi saranno
costituiti da un materiale genetico nuovo.
La mappatura genetica ordine dei geni,
ovvero in quale posizione è posizionato quel
dato gene ed è dedotta dalla percentuale di
ricombinazione tra ogni possibile coppia.
Morgan scopre che la frequenza di ricombinazione tra i caratteri varia e dipende dagli specifici
loci associati che sono determinate in molte specie.
X-linked ed emizigosi, corpo di Barr
Il sesso di norma è determinato dai cromosomi sessuali.
Nei mammiferi i principali geni del sesso sono localizzati sui
cromosomi sessuali e in genere uno dei 2 sessi possiede 2
cromosomi sessuali dello stesso tipo come nella donna che
possiede i cromosomi XX 2 tipi di
cromosomi come nel maschio che possiede i cromosomi XY.
o 2 cromosomi differenti è in grado di
creare 2 classi di gameti.
In alcune patologie, i cromosomi sessuali possono presentarsi in
modo differente:
o XXY Sindrome di Klinefelter: individuo con aspetto esteriore maschile, ma presenta delle
gonadi poco sviluppate
o X Sindrome di Turner: individuo con aspetto esteriore femminile, ma presenza di difetti
o Y: un embrione senza la X non sopravvive
una X
Su queste altre osservazioni i biologi conclusero che gli individui richiedano almeno una X, mentre
la Y determina il carattere maschile, infatti molti geni che determinano il sesso maschile sono stati
identificati sul cromosoma Y.
I geni associati al cromosoma X (X-linked) sono ereditati in
modo particolare.
Emizigosi: un maschio non è omozigote né eterozigoti per i
caratteri legati al cromosoma X, il maschio XY, ha solo una
copia di ogni gene legato al cromosoma X
Un maschio eredita una X e una Y.
Una femmina, per essere daltonica, deve aver ereditato gli
alleli per la cecità dai colori da entrambi i genitori.
Da una coppia formata da un maschio normale e una
femmina portatrice, ci si aspetta che metà dei figli maschi sia
daltonico e metà delle figlie femmine sia portatrice.
Il corpo di Barr è visibile e presente sotto
forma di cromosoma X inattivo nelle
durante le successive divisioni della mitosi
e risulta nella formazione di regioni in
La formazione del corpo di Barr si verifica
casualmente.
Dominanza incompleta
Nella dominanza incompleta eterozigote ha un fenotipo intermedio tra i 2
omozigoti.
Codominanza
La codominanza avviene quando non sempre il
gene manifesta un solo carattere dominante.
Allelia multipla
Molti geni hanno più di 2 alleli.
In ogni individuo possono essere presenti solo 2 alleli di un gene,
ma in una popolazione possono essere presenti molti diversi alleli
per un gene.
Negli esseri umani, il gene che determina il gruppo sanguigno A, B o 0 è
un esempio di un gene con alleli multipli.
I gruppi sanguigni AB0 sono determinati dalle molecole (proteine con
zuccheri ad esse legati) presenti sulla superficie delle cellule rosse del
sangue umano.
Queste molecole forniscono etichetta identità
riconosciuta dal sistema immunitario del corpo.
3 alleli, IA, IB e I0.
Gli alleli A e B controllano la formazione di forme leggermente diverse
delle molecole (chiamate antigeni) sulla superficie delle cellule del
sangue.
Dal momento che ci sono 3 alleli, ci sono 6 possibili genotipi.
Gli alleli co-dominanti sono pienamente espressi negli eterozigoti.
Nei gruppi sanguigni AB0, gli eterozigoti IAIB hanno entrambi gli antigeni A e B sulle membrane delle
loro cellule e sono di gruppo AB.
I 2 alleli sono co-dominanti.
Questi casi, tuttavia, non
rappresentavano eccezioni
ereditarietà di Mendel.
Infatti, nonostante i fenotipi
possano non rispettare i rapporti di
Mendel predetti per la dominanza,
seguono rapporti predetti per i
genotipi.
epistasi è una forma di interazione tra geni, in cui la presenza di
determinati alleli di un locus può influenzare, impedire o mascherare
espressione di altri alleli in un altro locus, esprimendo invece il loro
specifico fenotipo.
Pleiotropismo
Il pleiotropismo è la
capacità di un gene di
aver effetti multipli,
noto anche con il
termine di pleiotropia.
Nella maggior parte dei casi, si può ricondurre il
fenomeno ad una singola causa fondamentale
che può essere rappresentata da un enzima
difettoso che poi va a influenzare il
funzionamento di molte altre cellule.
La pleiotropia è particolarmente evidente nelle
malattie genetiche dove, sintomi diversi possono
essere causati da una singola coppia di alleli.
Ambiente
ambiente può avere un effetto sul
fenotipo, infatti può influenzare vari
fattori come il colore del pelo di un
animale o di un fiore.
MUTAZIONI
Le mutazioni possono essere numerose e sono definibili con un evento causa e
stabile che produce un cambiamento del nostro patrimonio genetico, perciò è
ereditabile.
Questo genere di mutazioni sono evidenziabili nel cariotipo che è lo studio del DNA
che permette di ottenere una micrografia di una piastra metafasica di un individuo
umano.
Per effettuare questo processo vengono utilizzati dei software per appaiare e
ordinare i cromosomi secondo la loro lunghezza.
Dei 46 cromosomi 44 sono autosomi e poi
troviamo una coppia di cromosomi sessuali.
Quando un locus genetico viene
identificato con 1q2.4 significa:
Cromosoma 1
Braccio lungo (q)
Regione 2
Banda 4
Il bandeggio permette la
colorazione di particolari zone
del cromosoma.
Si definisce cromosoma metacentrico quando il centromero è a
metà tra braccio corto e braccio lungo.
Si parla di cromosoma submetacentrico quando le braccia p
sono più corte delle braccia q.
Infine è detto cromosoma acrocentrico quando sono presenti il
centromero e una strozzatura metacentrica tra braccio p e braccio q.
La FISH tecnica utilizzata per studiare i cromosomi bloccati in metafase usufruendo di
molecole fluorescenti con colorazione particolare per ciascun cromosoma individuando aree
rilevare
delle delezioni di porzioni di cromosomi oppure
eseguire analisi di strutture cromosomiche che
servono sia a livello pre-natale sia per studiare
dettagliatamente il cariotipo di una persona
affetta da uno specifico tumore e associare a
questo una mutazione genetica.
OMIM è il sito online che permette di distinguere e caratterizzare le patologie genetiche.
Le mutazioni sono causate da cambiamenti nel DNA.
I geni sono suscettibili a cambiamenti/mutazioni.
Tutti gli organismi hanno dei sistemi enzimatici che sono in grado di riparare alcune alterazioni del
DNA.
Mutazioni somatiche: non vengono trasmesse alla progenie (gli individui in cui si verifica una
mutazione somatica sono mosaici: colore degli occhi, colore dei capelli, della pelle).
Mutazioni germinali: vengono trasmesse alla progenie (le più importanti in genetica).
Si definiscono malattie mendeliane quelle causate dalla mutazione di un singolo gene che ha un
notevole effetto sul fenotipo e che sono ereditate in modo descritto da Mendel.
Le alterazioni genomiche possono essere categorizzate come:
Mutazioni puntiformi: quando, per esempio,
un solo nucleotide viene scambiato con un
altro nucleotide che possono essere: senso,
non senso, slittamento di lettura
Anomalie cromosomiche: tratti di DNA nei
cromosomi possono essere: invertiti, deleti,
traslocati in modo bilanciato (scambio di
porzioni cromosomiche tra un cromosoma e
MUTAZIONI PUNTIFORMI
Le mutazioni puntiformi sono delle sostituzioni di un nucleotide:
1. Transversioni: mutazione per sostituzione di base comprendono le transversioni: se una base
purinica è sostituita con una pirimidinica
2. Transizioni: mutazione per sostituzione di base comprendono le transizioni: se una base
purinica è sostituita purinica oppure se una base pirimidinica è
sostituita con una base pirimidinica
3. Polimorfismi: mutazioni per sostituzione di un singolo nucleotide (single nucleotide
polymorphism) (SNP, si pronuncia: snip)
Le mutazioni possono essere:
a) Silenti: una sostituzione di un nucleotide che non porta alla sostituzione di un amminoacido
in virtù della degenerazione del codice genetico.
Una mutazione può portare ad un codone che codifica per uno stesso amminoacido.
b) Con scorrimento di modulo di lettura (frameshift): sono mutazioni con inserzione o delezione
di uno o più nucleotidi.
Se il fenomeno riguarda un numero di nucleotidi pari a 3 o multipli sarà inserzione
o la delezione di uno o più amminoacidi.
Se riguarda un numero di nucleotidi diverso tipicamente uno, si produrrà uno scorrimento di
lettura.
c) Di senso (missense): si verifica quando in un codone la sostituzione di un nucleotide
provoca il cambiamento del suo amminoacido ovvero la mutazione ha come effetto la
sostituzione di un amminoacido nella proteina codificata.
Dal punto di vista fenotipico effetto della mutazione del nucleotide, dipende dalla
posizione amminoacido (aa) nella proteina:
I. S aa è collocato in una regione di limitata importanza della
effetto fenotipico sarà lieve o nullo
II. Se invece è nel sito attivo o in una regione di regolazione proteina,
effetto fenotipico sarà evidente alterazione attività della proteina
III. Sino alla perdita della funzione della proteina.
Malattie genetiche correlate: anemia falciforme, fenilchetonuria
d) Non senso (nonsense): quelle che creano, in una regione
codificante, un codone di terminazione ovvero un codone di
stop nel DNA: UAA, UAG, UGA.
Si genera un polipeptide tronco.
Eredità mendeliana e alberi genealogici
uomo sono stati descritti circa 12.000 caratteri
mendeliani.
analisi albero genealogico frequentemente
identifica 3 tipi di ereditarietà mendeliana:
Autosomiche: se i geni coinvolti si trovano su una
delle 22 coppie di cromosomi autosomi.
- Autosomica dominante
- Autosomica recessiva
X-linked recessiva: se i geni coinvolti si trovano sul
cromosoma X (cosiddetta X-linked)
albero genealogico (pedigree) mostra la trasmissione
dei caratteri genetici per parecchie generazioni
di una famiglia.
Lo studio degli alberi genealogici ha permesso di predire
come sono ereditati i caratteri fenotipici che sono sotto il
controllo genetico di un singolo locus.
ANOMALIE DI STRUTTURA E DEL NUMERO DI CROMOSOMI
I tipi di anomalie più importanti sono 4:
Delezioni: un segmento di cromosoma si rompe e viene perduto
Duplicazioni: un segmento cromosomico è rappresentato un n° di volte maggiore del
normale
Inversioni: un segmento di cromosoma è inserito in modo invertito
Traslocazioni: 2 cromosomi non omologhi si rompono e i loro tratti terminali vengono
scambiati
I cromosomi anomali si originano per rotture cromosomiche, infatti i cromosomi sono strutture
relativamente fragili che, talvolta, si rompono spontaneamente.
incidenza delle rotture viene notevolmente aumentata esposizione dei cromosomi stessi ad
una grande varietà di agenti, fra cui i raggi X ed alcuni composti chimici.
Gli effetti di questi agenti sono particolarmente accentuati nelle cellule in divisione, come ad
esempio le cellule embrionali.
I cromosomi rotti tendono a subire il processo della riparazione: le
estremità rotte si comportano come se fossero adesive (si avvicinano e si
fondono) e nel processo intervengono forse enzimi particolari che
facilitano la riparazione.
Nella maggioranza dei casi i cromosomi rotti si riparano correttamente e
le estremità si ricongiungono al punto di frattura.
Altre volte il processo non è corretto anomalia
cromosomica.
Una serie di agenti possono indurre alterazioni permanenti nella struttura
e/o sequenza nucleotidica come quelli riportati nello schema qui a
fianco.
Per sito fragile si intende: parte di un cromatidio che sembra essere attaccata al resto del
cromosoma da un sottile filo di DNA.
Questi sono sia sul cromosoma X che su autosomi.
: forma più comune di ritardo mentale.
La maggior parte delle persone normali hanno 29 ripetizioni fine del
cromosoma X, ma quelle affette dalla fragile ne hanno
fino a 700 dovute alle duplicazioni.
Maschi affetti 1:1.500 Femmine affette 1:2.500
Il dosaggio genico estremamente importante: le cellule umane si sono
adattate ad un corretto ed armonioso equilibrio delle azioni di geni presenti in doppia copia a
causa della omologia fra gli autosomi.
numero troppo elevato o troppo scarso di
copie di geni può alterare i normali processi dello sviluppo, anche se i geni in sovrappiù o assenti
non sono mutati.
Queste anomalie sono il risultato di uno squilibrio grossolano del numero azione dei geni e,
secondo una regola generale, maggiore è lo squilibrio e più grave anomalia.
Alcuni squilibri sono sufficientemente lievi e non hanno pressoché alcun effetto sullo sviluppo ma
altri, quelli più estesi, sono letali: conducono alla
Non-disgiunzione meiotica
Nella non-disgiunzione meiotica i cromosomi
cellula originando 2 cellule uovo vuote e 2 con
il corredo cromosomico doppio.
Oppure i cromatidi restano insieme in una
Poliploidia e polisomia
Cellule somatiche: diploidi = 44 autosomi + 2 cromosomi sessuali
Gameti: aploidi = 22 autosomi + 1 cromosoma sessuale (X o Y)
Le cellule che portano più di 2 corredi aploidi di cromosomi sono dette poliploidi.
Cellule con 3 corredi aploidi di cromosomi (in totale 69) sono triploidi; mentre cellule con 4 corredi
aploidi di cromosomi sono denominati tetraploidi.
Un secondo tipo di anomalia del numero dei cromosomi riguarda singole unità anziché interi
corredi.
Una cellula somatica normale è diploide ed ha 46 cromosomi mentre una cellula in cui un
cromosoma è mancante ne ha 45 ed è detta monosomica per il cromosoma presente in singola
anziché in doppia copia.
Ad esempio una femmina con un solo cromosoma X anziché 2 (X0) è monosomica per
Al contrario le cellule che hanno 3 copie di un cromosoma anziché 2 sono dette trisomiche per
quel cromosoma.
Ad esempio un individuo con 3 copie del cromosoma 21 è un trisomico 21, cioè ha una trisomia del
cromosoma 21.
Più in generale un individuo è polisomico quando ha più di 2 copie di un dato cromosoma.
autosomi è la trisomia mentre per i
cromosomi sessuali si possono riscontrare anche livelli superiori di polisomia quali la tetrasomia (4
copie di uno dei cromosomi sessuali).
La maggior parte delle trisomie degli autosomi e la totalità delle monosomie sono talmente gravi
da non essere compatibili con la vita.
mancato
impianto della blastocisti, aborto spontaneo o
un embrione con grossolane malformazioni.
Ciò non di meno esistono 3 trisomie degli
autosomi che sono compatibili con lo sviluppo
embrionale e con la nascita, che danno però
origine a bambini gravemente anormali.
Sindrome di Down (1 su 750 nati vivi)
Nel 97% dei casi i bambini trisomici sono il prodotto di una non-disgiunzione primaria che ha
generato un gamete con 2 copie del cromosoma 21.
Nel 3% uno dei genitori, anche se fenotipicamente normale, è portatore di una mutazione
cromosomica che conferisce un alto rischio di trisomia 21 per il figlio:
Problemi cognitivi
Statura bassa per difetti nella
Tono muscolare scarso e conferisce un
aspetto facciale caratteristico ai
bambini più grandi e adulti
40% ha difetti cardiaci
M
ngolo
stesso un caratteristico
Sindrome di Patau (1 su 5.000 nati vivi)
Gravemente ritardati mentalmente e fisicamente
Cranio e occhi piccoli
Orecchie malformate e spesso sordità
Nella maggioranza dei casi vi è labioschisi o palatoschisi; dita malformate e
soprannumerarie
70% vi sono difetti cardiaci
Sopravvivenza: 3-4 mesi
incidenza età avanzata della madre.
Sindrome di Edwards (1 su 6.500 nati vivi)
o Si osserva un incidenza con un rapporto di 4 maschi/ 1 femmina
o Ritardo motorio e mentale
o Prognosi: sopravvivenza intorno ai 3 mesi per i maschi e 9 mesi per le femmine a causa di
cardiopatie ed encefalopatia
o Fenotipo: cranio allungato, microcefalia, mandibola e cavo orale di dimensioni ridotte
o Genitori con cariotipo normale
La non-disgiunzione può avvenire livello meiotica o mitotica.
Trisomia da mosaicismo
La trisomia da mosaicismo rappresenta invece il 2% dei casi e dipende da un evento di non-
disgiunzione mitotica che si verifica nel corso dello sviluppo di un embrione.
La non-disgiunzione produce una cellula trisomica che darà origine a una discendenza vitale e
una monosomica che non sopravvive.
cellule normali con 6
cromosomi che cellule trisomiche.
Anomalie del numero dei cromosomi sessuali
Le variazioni del numero dei cromosomi sessuali a differenza di quelle autosomiche sono molto
meglio tollerate organismo umano, tanto che i relativi difetti fenotipici sono meno drammatici
rispetto ad equivalenti variazioni di numero di autosomi.
Quasi sempre non sono letali con fenomeni di infertilità o alterazioni accrescimento.
Sindrome di Klinefelter: XXY (1 ogni 1000)
La sindrome di Klinefelter ha la caratteristica di avere 47 cromosomi
che comprendono 2X + 1Y.
Nei 2/3 dei casi la condizione è il risultato di una non-disgiunzione
primaria nella madre che ha prodotto un uovo con 2 cromosomi X.
Si forma un maschio con: tendenza alla statura alta, mancanza di
maturazione sessuale, a volte un certo ingrossamento del petto ed è
associato frequentemente a ritardo mentale sterile.
Sindrome di Turner XO (1 ogni 5000)
Si forma una femmina con: statura bassa, a volte un
rialzamento della pelle fra il collo e le spalle,
mancanza di maturazione sessuale, capacità mentali
pressoché normali e sterile.
Dal 15 al 20% dei feti che vanno incontro ad aborto
spontaneo e che hanno una anomalia cromosomica
rilevabile sono XO e ciò fanno di questa condizione
una delle più comuni anomalie cromosomiche fra gli
aborti spontanei.
Più 1% di tutte le gravidanze accertate riguardano embrioni con assetto cromosomico XO e
circa i 3/4 di queste sono provocate da spermatozoi anomali privi del cromosoma sessuale.
Con un semplice prelievo di sangue materno
periferico a partire dalla 10ª settimana di gestazione si
possono individuare nel feto:
Più frequenti aneuploidie a carico dei cromosomi autosomici (trisomie 13,18,21) e dei
cromosomi sessuali
Principali microdelezioni (perdita di una regione subcromosomica)
Sesso del nascituro (a discrezione dei genitori)
Sindrome di Down (trisomia 21)
Sindrome di Edwards (trisomia 18)
Sindrome di Patau (trisomia 13)
Sindrome di Turner (monosomia X)
Sindrome di Klinefelter (trisomia XXY)
Sindrome di Jacobs (trisomia XYY)
Sindrome della tripla X (trisomia XXX)
Sindrome di George (delezione 22q11)
Sindrome di Angelman/Prader-Willi (delezione 15q11-q13)
Sindrome di Wolf-Hirschhorn (delezione 4p)
Sindrome di Cri-du-chat (delezione 5p)
Delezione 1p36
EREDITÀ AUTOSOMICA DOMINANTE
eredità può essere identificata come
autosomica, quindi a carico dei cromosomi
non sessuali e dominate ossia avendo un
carattere con la capacità di mascherare il
carattere recessivo.
1. Ogni individuo colpito ha almeno un
genitore affetto.
eccezione riguarda una mutazione
che insorge ex-novo.
2. Dal momento che la maggior parte
degli individui colpiti è eterozigote e si
accoppia con individui non affetti
50% di
possibilità di trasmettere il carattere
ad un figlio
3. Essendo ogni carattere autosomico,
gli uomini e le donne vengono colpiti
nelle stesse proporzioni
4. 2 individui colpiti potrebbero avere
figli non affetti, perché la maggior
parte degli individui colpiti è
eterozigote
5. Negli individui omozigoti dominanti, il
fenotipo è spesso più grave che negli
eterozigoti
Ipercolesterolemia famigliare (1 su 500)
ipercolesterolemia famigliare è caratterizzata da colesterolemia elevata (300-600 mg/dl; normale
è 220 mg/dl) e con colesterolo lipoproteine a bassa densità (LDL = Low Density Lipoprotein) a livelli
superiori a 200 mg/dl.
Circa il 50% degli adulti affetti presenta depositi di colesterolo (xantomi) nei tendini estensori,
tipicamente una assottigliamento del tendine di Achille, e gli xantelasmi, depositi giallastri di grasso
sulle palpebre.
Vanno incontro a malattia cardiovascolare aterosclerotica ad insorgenza precoce.
Il gene che codifica il recettore LDL mappa sul
cromosoma 19 e occupa una regione di 45Kb.
Codifica per un mRNAm di 5,3 Kb.
Sono state caratterizzate 150 mutazioni
indipendenti nel gene che codifica il recettore LDL.
Le mutazioni responsabili della malattia possono
causare la produzione di un recettore difettivo
oppure la sua mancata sintesi.
Sono stati individuati diversi tipi di recettori difettivi,
tra cui: uno che non può legare le LDL, uno che ha
bassa affinità di legame con le LDL e un terzo che
non riesce ad internalizzare le LDL.
Corea di Huntington (1 su 10 000)
La malattia di Huntington (MH) è una malattia ereditaria caratterizzata dalla presenza di movimenti
involontari, modificazioni della personalità e danni psichici progressivi.
La malattia generalmente compare tra i 30 e i 45 anni di età, ma in casi più rari può esistere in una
forma giovanile, con esordio prima dei 20 anni.
È molto raro che una persona manifesti la MH dopo i 55 anni.
Il gene responsabile della MH è stato identificato nel 1993 e si trova sul cromosoma 4, ed è stato
chiamato con una sigla: IT-15.
Questo gene contiene le informazioni per la produzione di una proteina che è stata chiamata
huntingtina.
La funzione dell'huntingtina è ancora ignota, anche se è dimostrato che si tratta di una proteina
indispensabile per la vita.
Le persone affette da MH possiedono delle alterazioni nel gene della huntingtina, e per questo le
loro cellule producono una forma anomala di questa proteina, che in qualche modo provoca la
degenerazione dei neuroni.
Nel gene della huntingtina, oltre a numerose altre sequenze, è presente una " tripletta" di 3 basi
nucleotidiche (per la precisione CAG-glutammina), che può susseguirsi un certo numero di volte.
Negli individui normali il gene della huntingtina contiene corte ripetizioni della tripletta: da poche
copie fino a circa 30.
Nelle persone affette da MH, la tripletta è ripetuta
per un numero molto più alto di volte, da 35-40
fino a più di un centinaio.
Queste ripetizioni (dette anche espansioni)
eccessive della tripletta provocano delle
modificazioni ancora non chiare nella
huntingtina, e presumibilmente alterano la sua
funzione.
La presenza di una sola copia alterata del gene
(su due che ognuno di noi possiede) è sufficiente
a far sì che un individuo sviluppi la malattia.
TRASMISSIONE AUTOSOMICA RECESSIVA
La trasmissione autosomica recessiva interessa i
cromosomi non sessuali, in particolare devono
persona.
Le malattie autosomiche recessive sono
caratterizzate da manifestazioni cliniche
soltanto negli individui omozigoti per il gene
mutante.
I maschi e le femmine sono affetti con uguale
probabilità.
Albinismo
Anemia falciforme
Gli americani i cui antenati vivevano in alcune parti
paludose attorno al Mediterraneo o in alcune aree del sub continente indiano presentano una
alta frequenza dicasi di anemia falciforme (MIM/OMIM 141900).
Gli individui colpiti da questa patologia genetica recessiva
producono un tipo anormale di emoglobina, una proteina che si
trova nei globuli rossi.
Normalmente questa proteina trasporta ossigeno dai polmoni ai
tessuti del corpo.
Ogni globulo rosso contiene milioni di molecole di emoglobina.
La ragione per cui
Gli individui eterozigoti per
anemia falciforme HbS, sono più resistenti alla malaria .
Il parassita responsabile della malaria, trascorre il suo ciclo vitale nei globuli rossi, e non prospera
HbS.
Gli individui HbA HbS, hanno un vantaggio selettivo, sugli individui omozigoti sia HbA HbA (che
possono morire di malaria) che gli individui HbS HbS, che possono morire di anemia falciforme).
Fibrosi cistica
La fibrosi cistica, è causata dalla mutazione di un singolo gene che viene ereditato come allele
recessivo: forma mutata di un gene responsabile del controllo del bilancio acqua, e degli
elettroliti
Il gene è conosciuto come CFTR (Cystic Fibrosis Transmebrane Conductance Regulator ) che
codifica per una proteina di un canale ionico per il cloruro posto sulla membrana plasmatica.
Tale canale è responsabile, del trasporto degli ioni Cl-
pparato respiratorio.
Quando lo ione Cl- per osmosi, : in questo modo il secreto
normale di queste cellule è relativamente acquoso.
Le cellule di un individuo affetto, sono prive dei canali ionici al clil secreto ha uno scarso contenuto
di acqua.
Gli individui eterozigoti, hanno solamente la metà del normale numero di canali ionici CFTR al Cl-
funzionanti, ma questi sono sufficienti per mantenere un adeguata fluidità del secreto.
Ereditarietà X-linked
Le malattie X-linked sono provocate da geni mutanti
sul cromosoma X.
Le malattie che raramente hanno una espressione
clinica nelle femmine, le femmine eterozigoti sono X-
linked recessive.
I geni mutanti X-linked sono completamente espressi
nei maschi che hanno un solo cromosoma X e sono
quindi emizigoti per i geni X-linked.
Per alcune condizioni dominanti
letale prima della nascita.
Quindi non nascono maschi affetti e si osserva la
malattia solo nelle femmine, che la trasmettono a metà
delle loro figlie femmine.
Daltonismo: non corretta visione dei colori
Emofilia: difetto della coagulazione del sangue
Distrofia muscolare: malattia neuromuscolare
caratterizzata da atrofia e debolezza muscolare a
progressione rapida
Distrofia muscolare di Duchenne (1 su 3 500): malattia genetica X-
linked che porta ad una progressiva degenerazione muscolare nei
maschi; essa è causata da mutazioni del gene che codifica per la
distrofina, una proteina localizzata al di sotto della membrana delle
cellule muscolari ma assente nei soggetti affetti.
Questa forma è la forma grave di distrofia muscolare, con esito
infausto attorno ai 20 anni.
Sono state riscontrate anche femmine affette in quanto omozigote
recessivi oppure inattivazione preferenziale del
cromosoma X normale (lyonizzazione).
Il 60% delle mutazioni sono delezioni variabili del gene e il 30% sono
mutazioni puntiformi.
Distrofia muscolare di Becker: dovuta a mutazioni per il gene della distrofina che non provocano
alterazioni gravi come quelle determinate da mutazioni frameshift: i principali domini della proteina
rimangono inalterati.
La PCR multiplex, sequenziamento permettono di eseguire la diagnosi.
TECONOLOGIE DEL DNA E GENOMICA
Alcune tecnologie del DNA:
Estrazione del DNA
Taglio del DNA con enzimi di restrizione
Elettroforesi
Generazione DNA ricombinante
Clonazione
Costruzione libreria genomica
Impiego di sonde di acido nucleico
Souther Blotting
Formazione del cDNA
PCR
Western blotting
Sequenziamento del DNA
DNA microarray
Estrazione del DNA
Taglio del DNA con enzimi di restrizione
Elettroforesi su gel
Quando una molecola carica viene posta in un
campo elettrico, elettrodo dotato
di carica opposta.
DNA ed RNA essendo carichi negativamente si
muoveranno verso il polo positivo (anodo).
La gel elettroforesi analitica analizza: composizione,
qualità, quantità di un campione di acido nucleico.
Il loading dye aiuta il
caricamento del campione nel
pozzetto del gel.
Contiene glicerolo, blu di
bromofenolo e blu di
xilencianolo che migrano nel gel
a velocità diversa.
Per formare il gel di agarosio
bisogna sciogliere
polvere in una soluzione
tampone a 100°C poi alla
aggiunge etidio bromuro (EtBr) o
altro intercalante fluorescente.
vaschetta elettroforesica e
quando il gel è gelificato si
Per ottenere una buona separazione dei pesi molecolari
durante la RNA deve essere denaturato,
ossia le molecole devono essere liberate sia da
appaiamenti con altre molecole sia da strutture
secondarie intramolecolari.
La denaturazione si ottiene con un trattamento termico a
90-95°C il campione e aggiungendo formaldeide al gel.
Anche il loading dye contribuisce alla denaturazione poiché contiene formaldeide e formammide.
PCR
La reazione a catena della polimerasi (in inglese: Polymerase Chain Reaction), comunemente
nota con l'acronimo PCR, è una tecnica di biologia molecolare che consente la moltiplicazione
(amplificazione) di sequenze di acidi nucleici dei quali si conoscano le sequenze nucleotidiche
iniziali e terminali.
L'amplificazione mediante PCR consente di ottenere
in vitro molto rapidamente la quantità di materiale
genetico necessaria per le successive applicazioni.
È stata ideata da Kary Mullis nel 1983, la prima
pubblicazione è apparsa nel 1985 ed egli ottenne il
premio Nobel per la chimica nel 1993.
La PCR è basata sulla complementarietà delle basi.
Prima della scoperta del DNA-polimerasi del Thermus
acquaticus, per effettuare l'amplificazione del DNA
con tecniche di laboratorio, era necessario
aggiungere un nuovo enzima dopo ciascun ciclo di
riscaldamento, favorendo così la possibilità di
inquinamento del campione e non permettendo la
completa automazione del processo.
Dopo 30 35 cicli ciascuno comprendente: denaturazione (95°C) per 10-40 sec, annealing (50
65°C) per 30-120 sec e polimerizzazione (68-72°C) il tempo dipende dalla lunghezza del frammento
e dal tipo.
La PCR può amplificare fino ad ottenere una quantità utilizzabile di DNA (visibile su gel) in meno di
2 ore.
Lo stampo di DNA non necessita di particolari purificazione se il frammento da amplificare è di
dimensioni ridotte (fino a 1000bp).
Il prodotto della PCR può essere digerito con enzimi di restrizione, sequenziato o clonato.
La PCR può amplificare una singola molecola di DNA (es. uno spermatozoo).
Fase 1: DENATURAZIONE La doppia elica di DNA stampo è aperta al
calore
Fase 2: ANNEALING I primers si appaiano alle sequenze
complementari sul DNA stampo
Fase 3: ESTENSIONE La DNA-polimerasi allunga gli inneschi
e produce 2 nuove catene di DNA
Il processo poi si ripete.
La PCR multiplex più target contemporaneamente e per fare ciò vengono usati
miscele di primers o primers degenerati.
Nella PCR in situ il amplificati direttamente nelle cellule e
nei tessuti morfologicamente intatti.
La Real Time PCR permette in tempo reale di monitorare la reazione di PCR
mediante emissione di fluorescenza.
quantità di template di DNA.
Basata sulla quantificazione di fluorescenza Ct (ciclo soglia) è il ciclo soglia al di
sopra del quale si ha esponenziale aumento della quantità di DNA prodotto per
PCR.
Il ciclo soglia correla con il DNA iniziale.
A concentrazione alta di DNA iniziale si ha un basso ciclo soglia.
La Droppet Digital PCR permette di avere anche una sola coppia
virale e poterla evidenziare, in un campione biologico.
È una nuova tecnologia emergente che partiziona il campione in
migliaia di piccole goccioline (droplet) indipendenti dividendo le molecole di acido nucleico in
regioni distinte.
Queste tecniche servono per affiancare il medico nella scelta della terapia, della diagnosi, del
trattamento farmacologico e della prognosi del paziente.
DNA fingerprinting
Le brevi ripetizioni in tandem
(Short Tandem Repeats, STR)
sono marcatori molecolari
costituiti da brevi sequenze di
DNA ripetuto (200 nucleotidi)
con uno schema semplice
ripetuto esempio GTGTGT
oppure CAGCAGCAG.
Le STR sono altamente
polimorfiche poiché variano
in lunghezza da individuo ad
individuo: questa
caratteristica le rendi utili per
identificare gli individui.
Metodo di Sanger
Il sequenziamento si basa sulla duplicazione del DNA
quindi utilizza: DNA da sequenziare, enzima (DNA-
polimerasi), primer, deossinucleotidi.
Il progetto genoma, cominciato nel 1990 e completato
nel 2003, ha permesso di scoprire e depositare il nostro
genoma.
La next generation sequencing è una tecnica in grado di sequenziare in breve tempo milioni di
frammenti di DNA e può essere impiegata per sequenziare: genoma, esoni, trascrittoma cioè tutto
nella cellula.
Le analisi oggigiorno devono essere interconnesse; inoltre aggiornare la mappatura delle mutazioni
genetiche per ampliare la lista di quelle che potrebbero avere conseguenze sulla salute umana è il
compito del software sviluppato dai ricercatori.