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Il crepuscolarismo è un movimento poetico che si oppone alla tradizione letteraria, cercando di liberare la poesia dalla retorica e introducendo contenuti prosaici e mediocri. I poeti crepuscolari, come Gozzano e Corazzini, scrivono opere caratterizzate da malinconia e rassegnazione, riflettendo su una vita monotona e insensata, senza esaltare la grandezza della poesia. Questo movimento è caratterizzato da una forte desublimazione e da un disincanto verso la vita, con una poesia che si limita a descrivere la superficie della realtà.

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Il crepuscolarismo è un movimento poetico che si oppone alla tradizione letteraria, cercando di liberare la poesia dalla retorica e introducendo contenuti prosaici e mediocri. I poeti crepuscolari, come Gozzano e Corazzini, scrivono opere caratterizzate da malinconia e rassegnazione, riflettendo su una vita monotona e insensata, senza esaltare la grandezza della poesia. Questo movimento è caratterizzato da una forte desublimazione e da un disincanto verso la vita, con una poesia che si limita a descrivere la superficie della realtà.

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Crepuscolarismo

Si tratta di un movimento che contesta la tradizione letteraria.


Il crepuscolarismo cerca di liberare la poesia dalla retorica e di introdurre nuovi contenuti e parole
che non fanno parte della tradizione italiana.
Entra prepotentemente in poesia l’impoetico (ciò che non é poetico: il mediocre, il prosaico, il
brutto, etc…).

Gli esponenti non danno vita a scuola, non scrivono manifesto e non fondano rivista -> non è
movimento univoco, compatto e coeso, ma tendenza poetica che caratterizza varie città (Torino,
Roma, e Romagna in parte)
A Torino i massimi esponenti sono principalmente Guido Gozzano e Nino Oxilia; a Roma Sergio
Corazzini e in Romagna Marino Moretti.

Un critico e intellettuale, Giuseppe Antonino Borgese, nel 1910, in un articolo sulla stampa, definisce
questo gruppo di persone crepuscolari -> il crepuscolo è la condizione tipica della loro poesia e
definisce la loro ispirazione.
Il crepuscolo viene dopo tramonto ed caratterizzato dalle tinte sbiadite del sole -> loro sono i poeti
delle mezze tinte e del grigiore (non usano una tavolozz accesa), delle linee sbiadite, sono poeti
prosaici.
È come se la poesia dell’800 fosse una giornata luminosa, che viene chiusa dal crepuscolo di questi
poeti, ma questo non va interpretato come complimento, ma è una definizione semi-insultante, con
un fine provocatorio.

I crepuscolari amano le tinte smorzate, sanno che non è più il tempo dei poeti vati che vogliono
trascinare nazioni -> capiscono che questi sono i tempi della poesia dimessa, che non può essere
definita pienamente poesia, perché scivola nella prosa.
A questi poeti piacciono le atmosfere uggiose/ombrose, autunnali e malinconiche; spesso si parla di
pomeriggio lunghi e vuoti, pomeriggi di domeniche che sembrano non finire mai e di giornate
“malate” (ma non c’è un’esaltazione del malato come decadentismo)
Gozzano disse: “Io mi vergogno di essere un poeta” -> la poesia non è vista più come un privilegio
estetizzante, bensì come qualcosa di inutile.
Ma questa è contraddizione interna -> scrivono poesia ma contestando questa dall’interno.
È poesia che non vuole dichiararsi come tale, una poesia che canta vita monotona, insensata.
I decadenti dicevano che la vita è senza senso, ma solo gli uomini magnifici in grado di godere dei
privilegi di questl’ultima; i crepuscolari non fanno questo, si appiattiscono come dei “fanciullini”, si
limitano a cantare le minuzie e i rimasugli della realtà (senza andare in profondità): questa è la
poesia della rassegnazione, di chi vive sapendo che non vi sono grandi gioie.
Corazzini intitola un suo libro “Piccolo libro inutile”, e si definisce “un piccolo povero fanciullo che
piange”, definizione caratterizzata da vena malinconica e rassegnata, e da pathetismo provinciale,
grigio ed estenuato.

I crepuscolari presentano dei punti comune con Pascoli, ma lui si rivolge a realtà umili per trovare il
senso profondo della vita, mentre quelli dei crepuscolari sono poemetti che rimangono sulla
superficie, si accontentano della malinconia senza andare fondo; le loro sono poesie
caratterizzate da una forte desublimazione (non caricano temi umili di significato).

Un altra cifra è il masochismo. Nei decadenti era tragico e vibrante, di chi cercaca di provare
sensazioni forti, ma nei crepuscoli viene usato in tono minore.
I crepuscoli sono caratterizzati da patetismo grigio e da un forte disincanto e distacco -> disincanto
ascetico e distacco dal mondo e dai grandi temi che fanno parte della vita; guardano vita dall’esterno,
senza vivere davvero.

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