Loitering
Loitering
Leonardo Lanzara – V1
SUMMARY
1. Introduzione
2. Tipi di loitering munition
3. Modelli e impiego operativo
4. Una rivoluzione?
5. Conclusioni
1. Introduzione
Abbiamo detto e ripetuto più volte come i droni (UAV, Unmanned Aerial Vehicle) stiano diventando sempre più
protagonisti della guerra moderna; lo abbiamo visto in Ucraina ma anche nel Caucaso e in Libia. Dopo aver
trattato i droni da combattimento (UCAV, Unmanned Combat Aerial Vehicle) del futuro nelle live #240 e #246,
torniamo al presente e cerchiamo di fare il punto sulle loitering munition, spesso tradotto in italiano come
"munizioni circuitanti" o "droni kamikaze".
All'interno della grande famiglia dei droni si stanno delineando delle categorie sempre più definite a seconda
delle rispettive caratteristiche. Le loitering munition appartengono alla famiglia dei droni armati o droni
d'attacco, e a loro volta possono essere ulteriormente suddivise in altre sotto-categorie più specifiche a
seconda delle loro caratteristiche (principalmente legate a dimensioni, raggio d'azione e peso della testata).
Cominciamo dall'inizio.
"Drone" è una parola molto generica, che raccoglie sotto di sé una grande varietà di mezzi senza pilota a bordo:
dai grandi velivoli con amplissimo raggio d'azione (anche oltre 2.000 km con datalink satellitare) ai piccoli
quadricotteri, dagli UAV armati a quelli da ricognizione, dal lancio con catapulta al decollo da pista.
Piccola curiosità: pochi sanno che la parola inglese "drone" significa "fuco" oppure "ronzio". Pensiamo a un
UAV che vola ad alta quota: è praticamente invisibile, a volte se ne percepisce la presenza proprio per un ronzio
lontano… Lo stesso ronzio (ma più vicino!) di cui si lamentano i soldati russi e ucraini in trincea, perché
potrebbe trattarsi di un drone nemico prossimo a sganciare una granata sulle loro teste.
Un drone è un mezzo senza pilota a bordo, sia esso un UAV/UGV/USV/UUV (Unmanned Aerial/Ground/Surface/
Underwater Vehicle). Rispetto ai sistemi pilotati, i droni presentano vari vantaggi:
- scompare il problema dell'affaticamento dell'equipaggio, quindi una singola missione può durare per giorni e
giorni (basta shiftare il personale a terra). Questo è particolarmente rilevante per missioni ISR (Intelligence,
Surveillance, Recon).
- Vari equipaggiamenti di bordo non sono più necessari: abitacolo con i vari strumenti e controlli, seggiolino
eiettabile, sistemi di supporto vitale, corazzatura, cupolino, ma anche HUD ed elmetti ipertecnologici.
Questo permette di ridurre dimensioni, peso e costi del velivolo, e di aumentare la sua stealthness.
- È possibile migliorare la manovrabilità del velivolo, superando i limiti fisiologici "umani" in termini di
resistenza alle accelerazioni e affaticamento.
- In caso di scramble, non serve aspettare che il pilota si equipaggi, si vesta e raggiunga l'aereo. Quindi il
tempo di reazione si riduce.
- I piloti/supervisori dei droni non devono avere i requisiti fisici dei piloti da caccia, quindi in prospettiva il
reclutamento potrebbe semplificarsi.
- Non c'è pericolo di perdere il pilota durante una missione e nemmeno bisogna organizzare una missione di
recupero. Quindi si rischiano meno vite umane e si abbassa il "costo politico" dell'azione militare.
Le loitering munition sono dei droni particolari che stanno dimostrando tutta la loro efficacia; ne esistono
un'infinità di modelli, tipologie e impieghi operativi, tanto che ormai è possibile tracciarne le caratteristiche
comuni e definire qualche categoria.
Nelle prossime pagine vedremo le caratteristiche fondamentali, i modelli e l'impiego delle loitering munition
più note, cercando di trarre qualche conclusione rispetto ad altri sistemi d'arma "classici" come i mortai e
l'artiglieria. Faremo un focus specifico sulla guerra russa-Ucraina, che vede l'impiego esteso di loitering
munition e droni di vario genere.
2. Tipi di loitering munition
Quando si parla di loitering munition o di droni d'attacco la prima discriminante riguarda il loro impiego
operativo, che comporta a cascata anche la scelta del sistema di guida e del metodo d'attacco.
Se sono destinate a schiantarsi contro il bersaglio, spesso sono sotto il controllo diretto di un operatore (man-
IN-the-loop); di conseguenza deve essere presente una telecamera (FPV, First Person View) e un sistema di
comunicazione per mantenere costantemente il controllo.
In altri casi la munizione è più autonoma e sofisticata (per esempio può navigare tra waypoint pre-programmati
o cercare bersagli entro una certa area): in questo caso all'operatore è richiesta solo una supervisione per le
decisioni più critiche (man-ON-the-loop), come l'autorizzazione all'attacco finale. In ogni caso, l'operatore può
prendere il controllo in situazioni specifiche o abortire l'attacco.
Ovviamente la questione dell'attacco autonomo ha sollevato critiche e polemiche per il pericolo che una
"macchina" possa attaccare l'obiettivo sbagliato o un bersaglio civile; tuttavia ci si dimentica che anche gli
esseri umani fanno errori, e soprattutto di come gli operatori umani abbiano attaccato anche bersagli civili.
Altri sistemi vengono classificati come droni d'attacco o droni kamikaze, ma vengono impiegati come fossero
dei missili: basta impostare le coordinate del bersaglio, programmare la traiettoria e lanciare. In questo caso
non servono né telecamere né sistemi di comunicazione, è sufficiente un sistema di guida inerziale e/o
satellitare.
Questi droni si comportano come dei missili ma sono più leggeri, più lenti e molto più economici.
Non tutti i droni d'attacco devono necessariamente schiantarsi sull'obiettivo: diversi modelli possono lanciare
le loro armi e tornare alla base per essere riutilizzati. È il caso dei Predator e dei Reaper, che sono stati utilizzati
per anni in missioni hunter-killer per colpire terroristi in vari Paesi, senza rischiare la vita del pilota a bordo.
Questi droni vengono spesso chiamati UCAV, cioè droni da combattimento, ma per evitare confusione con gli
UCAV autonomi del prossimo futuro preferiamo chiamarli "UAV armati" o "UAV da ricognizione armata".
Il concetto del "riutilizzo" vale anche per le loitering munition più piccole: pensiamo a un quadricottero (anche
un modello commerciale) equipaggiato con telecamera, sotto il controllo di un operatore e capace di sganciare
una granata. Se non viene abbattuto dal nemico, può tornare "a casa" ed essere preparato per un'altra
missione.
Si capisce bene che i droni d'attacco nel loro insieme complessivo sono molto diversi l'uno dall'altro.
A un estremo abbiamo i grandi droni armati, capaci di volare altissimo in lunghissime missioni di ricognizione e
attacco; su questi non ci sono dubbi. All'altro estremo troviamo i piccoli droni suicidi o che sganciano una
qualche forma di munizionamento a pochi chilometri di distanza dal loro operatore, che sono certamente
classificabili come loitering munition.
Ma che dire di tutto il resto? I droni più grandi, a maggiore gittata, che svolgono le funzioni dell'artiglieria o dei
missili? Li incaselliamo come "droni armati", come loitering munition, o come altro?
Tutto questo per dire che non esiste una linea di confine precisa tra le varie categorie, o dei parametri restrittivi
che definiscano un oggetto come "loitering munition" o come "drone d'attacco"; anzi, possiamo dire che
entrambe le definizioni sono in qualche modo corrette.
Il mio consiglio è di non soffermarci sul "lessico" e sulla categorizzazione precisa; meglio concentrarsi sul
cambiamento e sulle potenzialità che questi oggetti hanno in ambito bellico.
3. Modelli e impiego operativo
Rendere conto delle decine di modelli di loitering munition disponibili nel mondo è impossibile, sia perché non
sempre sono disponibili informazioni sufficienti per un'analisi, sia perché in tanti casi si tratta di modelli
commerciali adattati alle operazioni militari per necessità. Vediamo quindi i modelli principali.
Sono stati gli israeliani a usare per primi i droni in ambito bellico. Era il 19 giugno 1982, Operazione Mole
Cricket: Israele impiegò dei droni non armati per attivare le difese aeree siriane della Valle della Bekaa, che poi
furono colpite dall'Aviazione con missioni SEAD dedicate. 17 siti siriani su 19 furono distrutti, mentre 27 caccia
di Damasco, privi dell'assistenza radar di terra, furono abbattuti.
Il passo successivo fu l'Harpy, una loitering munition anti-radiazioni capace di volare a circuito in una zona pre-
determinata e aspettare di essere illuminata dal radar, per poi attaccarlo autonomamente. Pesa 135kg con
testata da 32kg e raggio d'azione di 600km.
L'Harpy è compatto ed economico; un solo autocarro poteva trasportarne e lanciarne 6.
Harpy
Alla fine degli anni '90 è stato sviluppato
l'Harop, che sostituiva i sensori passivi anti-
radiazioni dell'Harpy con un sistema elettro-
ottico; in questo modo l'operatore poteva
guidare l'Harop contro qualunque bersaglio.
Si tratta di un drone da 135kg e testata da
23kg, che può arrivare a 1.000km di raggio con
controllo satellitare o altrimenti 200km.
Mini Harpy e Mini Harop hanno dimensioni abbastanza contenute da poter essere impiegati dalle forze speciali
o da veicoli leggeri con lanciatori multipli.
Harpy NG
Mini Harpy
Mini Harop
La guerra in Libia seguita alla caduta del regime di Gheddafi (2011) ha visto il primo impiego esteso dei droni;
possiamo dire che è stata la prima vera "guerra dei droni".
Il GNA (Government of National Accord) di Fayez al-Sarraj di Tripoli impiegava i Bayraktar TB-2, controllati a
distanza dai "consiglieri" turchi; dall'altra parte l'LNA (Libyan National Army) guidato dal gen. Khalifa Haftar, che
oggi controlla l’est della Libia e gran parte della regione del Fezzan, utilizzava i Wing Loong 2 cinesi controllati
dagli Emirati Arabi Uniti via satellite.
I Bayraktar hanno performato molto bene, in particolare colpendo diversi sistemi di difesa aerea russi Pantsir
S1 che in diversi casi non sono stati impiegati a dovere.
Wing Loong 2
Bayraktar TB-2
Gli EAU hanno utilizzato i Wing Loong 2 anche nella controversa campagna aerea guidata dall'Arabia Saudita
contro gli Houthi nello Yemen. Il velivolo è una sorta di Predator ma costa molto meno (pare un decimo del
drone americano!), quindi è più facilmente spendibile.
Gli Houthi hanno risposto con una varietà di droni suicidi a lungo raggio, mettendo nel mirino vari obiettivi tra
cui le batterie Patriot e gli oleodotti sauditi. Uno di questi droni è il Qasef 2K (anche noto come Ababil-2),
impiegato sia come munizione suicida in picchiata, sia per colpire una superficie più ampia con le schegge della
sua testata da 18kg. La portata è di oltre 900km.
Il Samad 3 è simile nell'impiego e nel concetto generale, ma arriva a 1.500km.
In entrambi i casi la derivazione sembra essere iraniana, ma è anche possibile che siano stati costruiti in Yemen.
Naturalmente il trasporto e l'impiego di droni è molto più agevole rispetto ai missili balistici, che usano come
propellente prodotti chimici tossici e sono molto più ingombranti.
Qasef 2K
Samad 3
Tornando al Bayraktar TB-2, questo è stato anche uno dei protagonisti della guerra in Siria, dove è accreditato
di una settantina di veicoli blindati siriani distrutti a fronte di soli 5 velivoli perduti. Il boost commerciale è stato
evidente, tanto che Bayraktar è in servizio in oltre 25 Paesi.
La Siria ha visto l'impiego esteso di una gran quantità di droni commerciali da parte dell'ISIS: innanzitutto
quadricotteri modificati per trasportare una o due granate, ma anche velivoli ad ala fissa autocostruiti o
commerciali impiegati come kamikaze o per sganciare fino a 8 bombe artigianali.
Il Missile ALARM (Air-Launched Anti-Radiation Missile) è normalmente classificato come missile anti-radiazioni
(ARM) ed è stato progettato in Gran Bretagna negli anni '80 come alternativa all'americano AGM-88 HARM. Il
suo funzionamento però lo rende per certi versi una loitering munition ante litteram: se, una volta lanciato,
l'ALARM perde il contatto con il radar-bersaglio, sale in quota, spegne il motore e apre un paracadute; in
questa fase di discesa (chiamata "loitering mode" già all'epoca!) il seeker resta in funzione e, se rileva un radar,
sgancia il paracadute e attacca il bersaglio automaticamente.
L'ALARM armava i Tornado nel ruolo SEAD/DEAD ed è stato ritirato dalla RAF nel 2013 senza un sostituto;
dovrebbe essere ancora in servizio presso l'Aeronautica Saudita.
Israele e Turchia hanno capito per primi l'opportunità operativa delle loitering munition, sia per missioni di
sorveglianza che d'attacco.
Il Rotem israeliano è un kit composto da 2 quadricotteri, stazione di controllo, datalink, batterie con caricatore;
il tutto è contenuto in uno zaino. Il velivolo pesa 6kg e può trasportare fino a 1,2kg di payload fino a 10km con
30 minuti di autonomia.
Essendo riutilizzabile, una volta recuperato (anche con funzione di ritorno automatico) può essere ricaricato e
riutilizzato.
Rotem
Lo Spike Firefly è il membro più piccolo dei noti missili controcarro Spike della Rafael. Vola grazie a due rotori
controrotanti e pesa solo 3kg, inclusa la microcamera di bordo. Se è armato di testata (350gr di esplosivo), la
portata è di 1km o di 500mt in aree urbane, con autonomia di 15 minuti; invece per la sola ricognizione (senza
la testata), l'autonomia arriva a 30 minuti.
Può seguire autonomamente una serie di waypoint pre-impostati, oppure può essere guidato dall'operatore.
Anche in questo caso è una loitering munition recuperabile, parte di un kit composto da 3 velivoli e postazione
di controllo.
Spike Firefly
Il Kargu turco è un
quadricottero pesante
7,5kg con autonomia di
30 minuti e portata di
10km.
È stato progettato per
ricognizione e per colpire
personale allo scoperto
(infatti la sua testata da
1,3kg lancia 840 schegge
preformate).
Hero è un'ampia famiglia di loitering munition israeliane che variano a seconda della taglia ma funzionano allo
stesso modo. Hanno ali cruciformi e vengono lanciati da un tubo. Il controllo avviene attraverso un tablet dal quale
è possibile impostare il bersaglio, la direzione e l'angolo d'attacco, sempre con possibile intervento dell'operatore.
• La Hero 30 pesa 8kg di cui mezzo chilo di testata, portata 15km e 30 minuti di autonomia.
• La Hero 90 pesa 12kg di cui 1,2kg di testata, portata 40km e 45 minuti di autonomia.
• La Hero 120 pesa 18kg di cui 4,5kg di testata anticarro, portata 60km e 60 minuti di autonomia.
Si noti come, al crescere della portata e dell'autonomia, queste loitering munition rimangano compatte e leggere,
quindi utilizzabili da fanti appiedati e da mezzi leggeri.
Ben più prestanti e pesanti le "sorelle maggiori", che necessitano di una piattaforma di lancio (terrestre o navale):
• La Hero 400, che pesa 50kg di cui 10kg di testata, portata 120km e 120 minuti di autonomia; propulsione
elettrica.
• La Hero 900 (110kg, testata 30kg, portata 150km, autonomia 6 ore) e la Hero 1250 (150kg, testata 50kg, portata
200km, autonomia 10 ore) dovrebbero essere il sviluppo; entrambe hanno motore a combustione. Questi dati
naturalmente sono molto speculativi.
Concetto operativo delle Hero, con passaggio del controllo (handover of control) da un team a un altro.
Lanius invece è un piccolo quadricottero pensato per impiego urbano e capace di volare all'interno di abitazioni e
gallerie. Pesa solo 1kg e ha autonomia di soli 7 minuti; può trasportare carico letale e non letale.
La sua intelligenza artificiale gli consente di muoversi autonomamente all'interno delle strutture e mapparle,
distinguere tra persone armate e disarmate, riconoscere il volto di un individuo specifico. L'attacco finale avviene
dietro decisione dell'operatore.
Dettaglio interessante: il Lanius può essere lanciato da un soldato singolo, ma anche da un esacottero che può
trasportare e lanciare 3 Lanius.
La Cina è patria di decine di droni di vario genere. Qui ci limitiamo a parlare di una variante d'attacco del drone
da ricognizione CH-806 presentata nel 2022: la configurazione è un'ala volante con lunghezza di 2mt e apertura
alare di 5,6mt del peso di 80kg di cui 18kg per la testata. È lanciato da una catapulta, dopodiché un motore a
pistoni garantisce al velivolo un'autonomia fino a 1.000km con collegamento satellitare o 200km con datalink
LOS.
La suite sensoristica comprende una telecamera diurna, una IR e un radar; il bersaglio viene individuato a 3-
4km di distanza e può venire attaccato autonomamente salvo intervento dell'operatore.
CH-806
L'UCRAINA merita una sezione a parte. In questo conflitto stiamo vedendo in azione molte loitering munition e
droni d'attacco in una guerra ad alta intensità, simmetrica e prolungata, cui non eravamo più abituati.
Ad oggi risulta che le truppe di Kiev impiegano oltre 70 modelli diversi di droni di tutti i tipi, dai
quadricotteri/esacotteri FPV commerciali (KH-S7, Pegasus, Vampire, ecc.) ai droni lanciabili da catapulta
(Bayraktar TB-2, Shark, Raybird 3, Leleka 100, ecc.) fino ai droni d'attacco a lungo raggio (UJ-22/25/26, Beaver,
ecc.).
Nata come "arma della disperazione" per tentare di sopperire alla mancanza di appoggio aereo e ricognizione
aerea avanzata, i droni sono diventati sempre più importanti nella strategia difensiva Ucraina, tanto che nel
luglio 2002 è stata lanciata una campagna per finanziare e acquistare modelli di vario tipo. Un decreto
presidenziale ha anche creato una Forza dedicata all'impiego dei droni all'interno delle Forze Armate.
Pare che il 30% degli ultimi 300 MBT persi dai russi sia dovuto ai droni. A questo si aggiungono vari attacchi alle
infrastrutture petrolifere russe (spesso collocate a centinaia di chilometri dal confine) e la costante minaccia
(anche psicologica) portata alla fanteria, di giorno e di notte.
Se rapportiamo l'efficacia ai costi di questi oggetti (da poche centinaia di Euro a qualche migliaio), alla
semplicità d'impiego e alla ridotta impronta logistica, capiamo che sono veramente cost-effective.
KH-S7
Vampire
Leleka 100
Raybird 3
Droni d'attacco a lungo raggio ucraini
Tra i droni impiegati in Ucraina viene subito in mente il Bayraktar TB-2, che nelle prime settimane di guerra ha
fatto scempio delle colonne russe. Tali successi hanno creato il mito del drone turco (peluche, canzoncine etc.),
ma la ragione del suo successo era dovuta in buona parte alla postura iniziale russa: nei piani di Mosca la
"operazione militare speciale" non doveva sfociare nel conflitto duro e prolungato che conosciamo oggi, tanto
che le difese aeree avevano regole d'ingaggio molto restrittive per evitare fuoco amico.
Non appena i russi hanno preso coscienza della realtà, hanno intensificato l'attività antiaerea e hanno schierato
sistemi da guerra elettronica (per intercettare e interferire con le comunicazioni); a quel punto i Bayraktar sono
stati impiegati per condurre attacchi laddove non ci si aspettavano difese aeree o EW consistenti, o per ruoli di
ricognizione e acquisizione obiettivi.
Venendo alle loitering munition nello specifico, la Switchblade 300 della Aerovironment è probabilmente la più
famosa. Si tratta di un sistema molto leggero e compatto, trasportabile da un fante singolo. Non è un sistema
nuovo: è stata impiegata in Afghanistan dal 2012 con grande apprezzamento delle truppe americane, e anche
in Ucraina.
È contenuta in un tubo che viene posizionato a terra per il lancio della munizione, a mo' di mortaio ma con aria
compressa; dopo il lancio dispiega le ali e si dirige verso il bersaglio con molta precisione e autonomamente,
ferma restando la possibilità di annullare l'attacco da parte dell'operatore. Pesa solo 2,5kg e ha un'autonomia
di 15 minuti di volo entro un raggio di 10km.
La testata focalizza l'esplosione verso l'avanti, così da concentrare gli effetti e limitare i danni collaterali. Si
tratta comunque di una piccola testata equivalente a una granata da 40mm, quindi può essere impiegata
contro soft target (personale o veicoli non protetti).
Più prestante la Switchblade 600, che con
la sua testata simile a quella del Javelin
può attaccare anche i veicoli corazzati.
Parliamo di una loitering munition più
grande e pesante (la munizione pesa
15kg, il sistema di controllo e il
contenitore altri 40kg), con un'autonomia
di 40 minuti di volo entro un raggio di
40km.
La postazione di controllo dell'operatore
è la stessa per Switchblade 300 e 600, e
anche la modalità di controllo è simile.
Per entrambe la propulsione è elettrica e,
si dice, molto silenziosa.
Pare sia stata usata in Ucraina anche la misteriosa Phoenix Ghost, della quale non si sa quasi nulla, nemmeno
un'immagine. A livello di pura speculazione, dovrebbe essere una loitering munition concettualmente simile
alla Switchblade, trasportabile in uno zaino, efficace contro soft target e capace di una notevole autonomia
(forse anche di 6 ore ma le prestazioni non sono state rese pubbliche). Invece, secondo altre voci non
confermate, potrebbe essere a decollo verticale, come un quadricottero o un esacottero… insomma, nebbia
fitta attorno a quest'ordigno.
Il produttore è americano (la AEVEX Aerospace) ma, a differenza della Switchblade, la Phoenix Ghost non
risulta essere in servizio nelle Forze Armate USA.
Abbiamo già detto come i soldati di Kiev hanno anche usato una gran varietà di droni commerciali o di
produzione locale per sganciare piccole munizioni sulla fanteria e sui mezzi russi.
Tra le loitering munition di produzione Ucraina troviamo la RAM II (autonomia di 45 minuti, raggio 30km):
somiglia ad un piccolo aereo ed è lanciato da una catapulta. Può essere lanciata da terra ma anche da un
veicolo leggero.
La testata da 3kg è intercambiabile a seconda dell'obiettivo da colpire: termobarica, HEAT (High-Explosive Anti-
Tank, per bersagli corazzati) e HE a frammentazione.
La RAM II consente di eseguire missioni in automatico con supervisione dell'operatore. Il software del permette
di pianificare missioni, trasmettere video in tempo reale e ha funzione di targeting automatico anche per
bersagli in movimento. Pare abbia performato piuttosto bene; sono circolati video di RAM II che colpivano SAM
russi, per esempio.
RAM II
Concettualmente simile la loitering munition polacca Warmate, che somiglia ad un piccolo aereo ad ala fissa.
Con un raggio di 30kg e con 60 minuti di autonomia, la Warmate può attaccare bersagli fissi utilizzando le
coordinate GPS, oppure ingaggiare bersagli mobili in maniera autonoma, anche in caso di jamming del GPS o
del datalink. Può anche essere equipaggiata con un sensore laser per colpire bersagli designati da parti terze.
Anche in questo caso la testata è intercambiabile tra termobarica, controcarro e HE.
Warmate
Da parte russa, una loitering munition molto interessante è il Lancet. Sviluppata dallo ZALA Aero Group (filiale
del gruppo Kalashnikov), è già stata utilizzata con successo in Siria dalle Forze Speciali russe; anche in Ucraina
ha dato buona prova di sé, colpendo più di 100 bersagli tra cui spiccano artiglierie e caccia. È diventato ben
noto per letalità e precisione.
Si tratta di un biplano a X lanciato da una catapulta, progettato per volare verso una specifica posizione,
circuitare in zona, cercare un determinato bersaglio con i suoi sistemi elettro-ottici e attaccare autonomamente
(ferma restando la possibilità dell'operatore di controllare l'attacco). Il Lancet comunica su due frequenze,
rendendo il jamming più complicato. Fatto interessante, può interagire con altri droni da ricognizione (come
l'Orlan) per l'assegnazione dei bersagli.
Del Lancet risultano disponibili tre versioni:
• Lancet 3: pesa 12kg di cui 3kg rappresentati dalla testata; portata di 40-70km e 40-60 minuti d'autonomia.
Possiamo assimilarlo allo Switchblade 600.
• Lancet 1: versione rimpicciolita con peso 5kg di cui 1kg per la testata; 30 minuti d'autonomia.
• Izdeliye-53 (Product 53): versione avanzata con forte contributo della IA; 4 Lancet lavorano in network per
identificare e attaccare autonomamente certe categorie di bersagli pre-determinati.
Lancet
Per l'attacco a bersagli fissi i
russi hanno usato anche il Kyb
(o Kub), che si presenta come
un'ala volante lanciata da
catapulta e con propulsione
elettrica, priva di telecamera;
quindi impiega le sole
coordinate GPS/Glonass per
raggiungere il bersaglio. È stata
impiegata anche in Siria.
Ha portata di 10km e
autonomia di 30 minuti.
Com'è ben noto, la Russia ha fatto ampio uso di droni d'attacco e loitering munition per ottenere effetti
strategici oltre che tattico-operativi; la campagna contro le infrastrutture elettriche ucraine nell'inverno del
2022-23 è l'esempio più lampante. Questo è stato possibile grazie a diversi droni iraniani, molto economici e
subito disponibili in quantità (ovviamente in barba alle sanzioni occidentali).
I ben noti Shahed-136 (Geran 2) sono droni suicidi a lungo raggio che si dirigono verso un bersaglio
predeterminato senza l'assistenza di un operatore; non dispongono né di sensori né di datalink.
Sono più grandi rispetto alle loitering munition viste in precedenza (peso 200kg, apertura alare 2,5mt e
lunghezza 3,5mt), sono propulsi da un motore a pistoni con relativa elica poppiera e volano a 185 km/h. Sono
mezzi economici (20-40.000 dollari l'uno) e rustici, ma con un raggio d'azione di 2.500km posso essere
impiegati come surrogato cheap dei missili cruise; oppure per saturare le difese aeree avversarie e aprire la
strada a missili ben più pregiati.
Gli Shahed-131 sono una versione più piccola (135kg, apertura alare 2,2mt e lunghezza 2,6mt) e con raggio
d'azione di 200-300km.
Shahed-136
Più flessibile il Mohajer
6, che grazie ai suoi 4
punti d'attacco subalari
può ricoprire ruoli
d'attacco e
ricognizione/targeting.
Non è chiaro invece se è
stato impiegato l'Arash 2,
un altro drone kamikaze
iraniano con gittata di
2.000km e testata da 30kg.
Il lancio avviene da rampa
con un razzo, ma per i resto
del volo la propulsione è ad
elica.
4. Una rivoluzione?
Ormai possiamo affermare che le loitering munition rappresentano un'opzione operativa concreta. Di più:
possono essere una valida alternativa ad armi "classiche", in quanto mettono a disposizione del personale
militare sul campo un ventaglio di capacità inimmaginabili fino a pochi anni fa.
Le piccole loitering munition, anche quelle a portata/autonomia limitate, permettono di colpire bersagli difficili
a breve distanza con grande precisione. Per esempio, un cecchino sul tetto o postazioni difensive nemiche
impossibili da raggiungere o NLOS (Non-Line Of Sight).
È come avere a disposizione un piccolo supporto aereo ravvicinato sotto il diretto controllo del fante a terra,
che grazie alla loitering munition trasportata nel suo zaino può individuare il bersaglio, colpirlo o passarne la
localizzazione alla propria artiglieria.
Possiamo annoverare in questa categoria Hero 30, Switchblade 300, Lanius, Rotem, Spike Firefly e Kargu.
Salendo di categoria (fermo restando che un confine prestazionale netto non esiste) troviamo loitering
munition più prestanti, con raggio operativo ed autonomia maggiori (40-60km; 40-60 minuti) e payload più
importanti, tanto da poter essere impiegate contro bersagli "protetti".
Siamo praticamente nel campo delle armi tattiche e in un ambito d'impiego che finora era appannaggio di
mortai, razzi e artiglierie.
Però le loitering munition offrono una compattezza e una leggerezza inavvicinabile dalle armi sopra citate,
tanto da poter essere impiegate da veicoli tattici e da soldati appiedati. A ciò si aggiunge la flessibilità
d'impiego garantita dalla pianificazione e dal controllo diretto garantita dal collegamento della munizione al
"tablet" via datalink.
Possiamo includere in questo gruppo Switchblade 600, Lancet 3, Warmate, Hero 90 e Hero 120.
Infine arriviamo ai droni a lungo raggio che, storicamente, sono state i primi ad essere sviluppati e impiegati.
Pensiamo agli Harop/Harpy e ai Predator/Reaper, da cui si è partiti per sviluppare altri modelli a seconda delle
esigenze specifiche. Droni suicidi molto semplici come lo Shahed, il Qasef 2K, il Samad 3 o l'Arash 2 sono
alternativi e complementari ai missili da crociera, soprattutto in virtù del loro costo.
Bayraktar e il Mohajer 6, permettono di portare a termine missioni di ricognizione e attacco in maniera più o
meno autonoma, senza rischiare velivoli pilotati che sono molto più costosi e mettono a rischio il pilota. Inoltre
sono riutilizzabili.
L'attacco iraniano a Israele nell'aprile del 2024 ha visto un mix tra missili cruise, missili balistici e droni, ove i
droni (circa la metà del totale) hanno contribuito alla saturazione delle difese aeree israeliane.
La campagna di attacchi strategici russi nell'inverno 2023-24 è stata portata avanti con l'impiego massiccio di
Shahed 136 che attiravano su di sé il fuoco contraereo a beneficio di asset più costosi ed efficaci, come i missili
cruise Kh-101 o i missili balistici Iskander.
Stazione di controllo di un Predator/Reaper
Accanto al prezzo contenuto, alla compattezza/leggerezza e alla flessibilità d'impiego, i droni armati presentano
anche un altro vantaggio spesso trascurato: sono facili da trasportare e lanciare da un mezzo. Possono essere
trasportati in contenitori-lanciatori posti su normali autocarri o rimorchi senza di particolari difficoltà tecniche,
anche perché al momento del lancio la gran parte di droni non emette fiammate né provoca rinculi.
Possiamo anche pensare a un secondo autocarro con la stazione di controllo e i sistemi di comunicazione.
Questo significa avere a disposizione una discreta potenza di fuoco, molto mobile e facilmente mimetizzabile.
Inoltre le gittate in gioco non implicano necessariamente che il veicolo debba essere corazzato o protetto: deve
semplicemente muoversi nelle retrovie, fermarsi per lanciare e lasciare la posizione.
Questa per esempio è la loitering munition cinese CH-901 con il suo lanciatore; fermo restando che nulla
impedisce di ingrandire il lanciatore per portare più munizioni.
Se invece vogliamo
immaginare un mezzo da
combattimento dotato di
lanciatore per loitering
munition, basterebbe
sostituire parte dei
lanciatori per missili
controcarro con sistemi
lancia-droni.
Rheinmetall infatti
propone Boxer, KF-41 Lynx
e l'MBT KF-21 Panther con
lanciatori a scomparsa.
Finora abbiamo parlato degli eserciti regolari, ma le loitering munition sono interessanti anche per gruppi
terroristici e attori non statali. D'altronde queste formazioni hanno sempre fatto ampio uso di RPG, mortai e
razzi nella loro storia, e non possono non apprezzare il costo contenuto, la semplicità e la compattezza delle
loitering munition.
L'ISIS è stata la prima organizzazione a impiegare le loitering munition su ampia scala. Partendo da droni
commerciali o auto-costruiti, l'ISIS aveva messo in piedi una rete clandestina che acquisiva i pezzi necessari, li
assemblava e addestrava gli operatori. Qualcuno ha definito i droni d'attacco dell'ISIS come una sorta di
aviazione tattica.
Hezbollah, Hamas e i ribelli Houthi, forti dei loro legami con l'Iran, hanno impiegato per anni i droni forniti da
Teheran o modificati localmente sia contro Israele sia contro l'Arabia Saudita. Gli Houthi in particolare hanno
usato una varietà di droni per ostacolare il traffico mercantile attorno allo Stretto di Bab el-Mandeb, con
relative conseguenze sul traffico navale.
Venendo alla guerra russo-ucraina nello specifico, una delle lezioni apprese è che i droni hanno impattato
pesantemente sulla conduzione delle operazioni terrestri rendendo il campo di battaglia "trasparente": la
sorveglianza è praticamente continua e ubiqua, rendendo impossibile la concentrazione e il movimento di
grandi formazioni corazzate e meccanizzate, quindi… addio all'effetto sorpresa!
Per esempio, durante le prime fasi della controffensiva di Kiev del 2023 gli attacchi frontali delle colonne
meccanizzate ucraine nella zona di Orikhiv sono sistematicamente falliti, essendosi infranti contro un mix di
artiglieria, elicotteri d'attacco, mine e droni.
Ma i russi hanno pagato lo stesso prezzo all'inizio dell'offensiva contro Avdivka a fine 2023, sempre a causa di
droni, mine e artiglieria impiegati di concerto.
Gli ucraini hanno dato vita a nuove tattiche cooperative che combinano UAV da ricognizione con loitering
munition FPV e artiglieria di precisione: i primi costituiscono una rete di osservazione per la ricerca e la
designazione dei bersagli, le loitering munition li attaccano con precisione (anche con colpi multipli per ogni
bersaglio, con l'obiettivo minimo d'immobilizzarli), ed eventualmente l'artiglieria finisce il lavoro.
Il risultato è una kill chain ottimizzata per offrire una pressione continua sul nemico, che viene ad avere le
proprie difese saturate e perde il coordinamento nel movimento.
A differenza di uno sbarramento d'artiglieria, gli attacchi portati dalle loitering munition FPV sono più precisi e
più flessibili: gli operatori possono decidere quale parte del bersaglio colpire (cingoli, griglie d'aerazione, zone
vulnerabili) e quanti attacchi portare per ogni bersaglio.
Non è sbagliato affermare che gli ucraini hanno usato una gran quantità di droni d'attacco come surrogato e
come complemento dell'artiglieria stessa, che tra l'altro negli ultimi mesi è stata ben poco disponibile.
5. Conclusioni
Se qualcuno dovesse avere qualche dubbio sull'importanza delle loitering munition o derubricarle a un'arma
per disperati, sappia che lo US Army sta portando avanti un programma (LASSO, Low Altitude Stalking and
Strike Ordnance) per dotarsi di una nuova loitering munition portatile. Per il poco che se ne sa, il risultato finale
non dovrebbe essere molto lontano dalla Switchblade 300 ma con la capacità di attaccare veicoli blindati e
corazzati (come fa la "sorella maggiore" Switchblade 600), quindi una loitering munition FPV controllata da
tablet/visore, a corto raggio e lanciata da un tubo; forse sarà priva di navigazione GPS tra waypoint, così da
ridurre tempi e costi.
Fatto interessante, il programma è portato avanti con grande urgenza tanto che ci si aspetta l'entrata in servizio
entro il 2024, nell'ottica di dover affrontare forze tecnologicamente e operativamente molto valide (Russia e
Cina). Anche in questo caso vediamo come sia finita l'epoca delle guerre asimmetriche e degli avversari
militarmente "scarsi"!
È probabile che l'US Army stia anche valutando nuove soluzioni con portate maggiori.
In questo lavoro ci siamo concentrati sulle loitering munition volanti, ma esistono anche le loitering munition
navali (USV). Gli Houthi vantano un primato in quest'ambito: il 31 gennaio del 2017 hanno fatto registrare il
primo impiego operativo di un drone navale. Ne ha fatto le spese la fregata saudita Al Madinah che incrociava
nelle acque del Mar Rosso, colpita da un motoscafo carico d'esplosivo controllato a distanza.
Molto più famose le gesta degli USV ucraini: a settembre 2022 ne era stato rinvenuto uno sulla spiaggia dalle
parti dalla base di Sebastopoli. L'8 ottobre il ponte di Kerch è stato danneggiato da un'esplosione, forse
provocata da un USV o forse no, non è chiaro… ma sta di fatto che da allora le motovedette russe sono molto
più attente da quelle parti! E comunque a luglio 2023 altri barchini suicidi hanno tentato di attaccare di nuovo
il ponte.
In seguito sono avvenuti vari attacchi al naviglio russo che sono proseguiti fino ad oggi, ad opera di UAV, UAS e
missili. Il risultato è che la Marina russa nel Mar Nero è stata decimata e i droni (in senso lato) hanno giocato
un ruolo molto importante.
Le loitering munition sono ormai un elemento chiave dei conflitti moderni. Sarebbe un grave errore
considerarle come una soluzione asimmetrica in mano alla parte "debole", dato che le loro capacità attuali e
ancor più quelle future rendono queste munizioni un'opzione tattica molto credibile. Aspettiamoci
tranquillamente un'espansione dell'impiego dei droni (armati, suicidi, riutilizzabili, FPV, più o meno autonomi)
non solo nel dominio aereo ma anche navale e terrestre.