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Demostene

Nel V secolo a.C., l'oratoria si sviluppa in Grecia come arte fondamentale per la politica, con Corace e Tisia che scrivono il primo manuale di retorica. Isocrate e Platone fondano scuole di retorica e filosofia ad Atene, proponendo visioni educative contrastanti, mentre Demostene emerge come un importante oratore giudiziario e politico, opponendosi a Filippo di Macedonia. La sua vita e opere, culminate nell'orazione 'Sulla corona', riflettono il legame tra oratoria e politica, e la sua morte segna la fine di un'epoca per Atene.
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Demostene

Nel V secolo a.C., l'oratoria si sviluppa in Grecia come arte fondamentale per la politica, con Corace e Tisia che scrivono il primo manuale di retorica. Isocrate e Platone fondano scuole di retorica e filosofia ad Atene, proponendo visioni educative contrastanti, mentre Demostene emerge come un importante oratore giudiziario e politico, opponendosi a Filippo di Macedonia. La sua vita e opere, culminate nell'orazione 'Sulla corona', riflettono il legame tra oratoria e politica, e la sua morte segna la fine di un'epoca per Atene.
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Nel V secolo, in particolare nella prima metà del V sec a.

C , in Grecia si sviluppa l’ORATORIA ,


l’arte del dire = λέγειν .
L’oratoria come τέχνη = arte, tecnica, fu fondata dai siculi Corace e Tisia che scrissero il primo
manuale di retorica.
Ad Atena fu introdotta dai sofisti, che di tale arte si proclamavano maestri. Per i sofisti la retorica e
la politica erano fondamentalmente la stessa cosa , difatti sia l’oratore che l’uomo politico venivano
indicati con lo stesso termine ρήτωρ.
L’oratoria si divide tradizionalmente in 3 generi in base al contesto nel quale venivano pronunciati i
discorsi :
- Genere politico (o deliberativo) usato nelle assemblee su questioni politiche
- Genere epidittico-dimostrativo usato come esercizio scolastico nelle scuole
- Genere giuduziario usato nei processi , pronunciati dal cittadino chiamato in causa e scritti
da un logografo professionista (colui che scrive i discorsi, le orazioni per i processi)

In età alessandrina fu costituito un CANONE DI 10 ORATORI ritenuti i migliori.


Tra questi maggiori oratori ricordiamo:

LISIA (oratoria giudiziaria : es “Per l’invalido”)


ISOCRATE (oratoria epidittico- dimostrativa)
DEMOSTENE (oratoria giudiziaria)

EVOLUZIONE DELL’ORATORIA
Inizialmente l’oratoria era una disciplina finalizzata ad una utilità pratica, cioè era necessario
elaborare dei discorsi fatti bene da utilizzare in tribunale, aveva dunque una funzione pratica .
Successivamente da semplice τέχνη = arte, tecnica , diventa un genere letterario vero e proprio
tanto che si arrivò ad aprire delle scuole per formare i politici del tempo.

Nel 390 a.C Isocrate apre una scuola di retorica ad Atene .


Nello stesso periodo Platone apre l’Accademia platonica ( scuola neoplatonica).
Scuole frequentate dai figli di nobili, anche figli dei nobili romani che andavano ad apprendere ed
imparare le arti e le tecniche per elaborare discorsi persuasivi e convincenti. La loro finalità era
quella di formare gli uomini politici del tempo.
Le due scuole erano in competizione tra loro, perché proponevano due sistemi educativi
contrapposti.
- ISOCRATE sosteneva che la RETORICA era a tutti gli effetti una FILOSOFIA, ma la
filosofia intesa in senso ampio come amore per il sapere .
Finalizza tutto il suo insegnamento sull’ AGIRE BENE = εΰ πράττειν,. Per agire bene
bisogna PENSARE BENE = εΰ φρουειν, , per agire bene e pensare bene bisogna anche
PARLARE BENE = εΰ λέγειν.
Quindi alla base della scuola di Isocrate c’è il fatto che per diventare un buon cittadino ed un
buon uomo politico e per agire bene è necessario apprendere le arti legate alla retorica all’
εΰ λέγειν. ( arte del dire, del parlare bene ). In questo periodo c’è un binomio inscindibile
tra oratoria e politica. Chi è un oratore è anche un uomo politico perché, chi ha capacità
oratorie, ha capacità di influire ed orientare le decisioni dell’assemblea, quindi significava
orientare la politica ateniese. Per questo motivo la scuola di Isocrate ebbe maggiore
successo, perché formando bravi oratori, formava anche uomini politici. Chi sapeva parlare
riusciva a dominare le masse.
- PLATONE invece mette alla base della sua scuola e del suo sistema educativo, la filosofia
insegnamenti che non hanno alcun fine pratico.
Platone vuole formare degli uomini politici che siano FILOSOFI, difatti nella sua opera “La
Repubblica” auspica che al potere devono esserci i filosofi. Isocrate accusa, critica Platone
perché ritiene che il sistema educativo di Platone , oltre ad essere troppo sbilanciato verso
gli insegnamenti scientifici (alla base della sua filosofia c’erano le materie scientifiche) non
ha fondamenti nella vita concreta, non ha un’utilità pratica mentre la sua scuola insegnava
concretamente a parlare bene , per poter pensare bene e quindi come fine ultimo ad agire
bene.
Con DEMOSTENE parliamo di ORATORIA GIUDIZIARIA.
A volte capitava che, le persone che potevano permetterselo, andavano dal cosiddetto
LOGOGRAFO, cioè colui che scriva i discorsi per chi non aveva grandi capacità oratorie

Contesto storico: siamo nel IV sec a.C., successivamente alla sconfitta di Atene nella guerra del
Peloponneso, quando ormai la politica e le città greche sono in una fase di decadenza mentre è in
ascesa FILIPPO IL MACEDONE, che con il suo esercito invincibile mira a conquistare la Grecia
che aveva sbocchi sul mare (fondamentali per il commercio), a differenza della Macedonia che era
uno stato continentale.
Da una parte c’era l’impero persiano, dall’altra c’era l’impero Macedone .
Oramai la vera minaccia, per la Grecia, come sosteneva anche Demostene, non era più
rappresentata dai Persiani , ma il vero pericolo era rappresentato dai Macedoni con Filippo che
avendo un territorio continentale, avevano mire egemoniche verso le città con sbocchi sul mare. La
stessa Atene era in pericolo.
Mentre DEMOSTENE capisce il pericolo e considera i macedoni e Filippo come un nemico da
sconfiggere, ISOCRATE invece pensava che i veri nemici fossero i Persiani ed anzi riteneva
Filippo e i macedoni come dei potenziali amici con i quali allearsi per sconfiggere il barbaro
persiano.
Demostene
Oratoria giudiziaria
Nacque ad Atene nel 384 da famiglia agiata di fabbricanti di armi, rimase presto orfano di padre a
sette anni e a causa della cattiva amministrazione dei suoi tutori rimase senza averi, quindi
raggiunta la maggiore età, denunciò i tutori riottenendo i suoi averi.
Fu agguerrito oppositore di Filippo di Macedonia. Demostene aveva capito che oramai la vera
minaccia per la Grecia e per Atene, non era più rappresentata dai Persiani , ma il vero pericolo era
rappresentato dai Macedoni con Filippo che avendo un territorio continentale, avevano mire
egemoniche verso le città con sbocchi sul mare. La stessa Atene era in pericolo. Mentre
DEMOSTENE guarda ai macedoni e a Filippo come un nemico da sconfiggere, ISOCRATE
invece ( e la storia gli darà ragione perché la Grecia e la Macedonia si uniranno a formare un unico
regno ellenistico) guarda a Filippo e ai macedoni come degli alleati come dei potenziali amici con i
quali allearsi .
Filippo di Macedonia sconfisse nel 338 a Cheronea le città greche e da quel momento le incluse
nel suo regno. Da quel momento le poleis greche entrarono di fatto a far parte del regno macedone.
Per non mostrarsi vendicativo, Filippo rinunciò alla testa dell’oratore, ma qualche anno più tardi gli
ateniesi si ribellarono, furono nuovamente sconfitti dai Macedoni a Crannone , in Beozia e
Demostene fu accusato di essere a capo della rivolta. Fu costretto a scappare e ad uccidersi con il
veleno nell’autunno del 332 per non cadere vivo nelle mani dei nemici,.La morte di Demostene ci è
stata descritta da Plutarco nelle “Vite Parallele”

Fu uomo politico e anche un oratore , binomio inscindibile poiché chi faceva politica doveva avere
necessariamente una formazione oratoria (doveva saper parlare).
Tutta l’attività di Demostene ovvero le sue orazioni, sono legate e sono collegate agli eventi della
storia di Atene.
OPERE (ORAZIONI)
Esordì con una serie di discorsi contro i tutori Afobo e Onetore per reclamare il patrimonio paterno.
A questa circostanza risalgono le sue prime orazioni, contro i suoi tutori , Contro Afobo e due
orazioni Contro Onetore. Sistemata con successo la questione del patrimonio, si schierò
inizialmente, a partire dal 355, con il partito rmoderato di Eubulo e le sue orazioni giudiziarie
furono un mix di pubblico e privato.
Demostene intuendo le mire espansionistiche di Filippo II di Macedonia, compose la I Filippica,
nella quale invitava gli Ateniesi a vigilare sulle mire espansionistiche del re macedone.
Nella I Filippica, Demostene spronò i cittadini a reagire, ma gli Ateniesi esitarono poiché prevalse
la politica neutrale del leader Eubulo.
Successivamente (nel 349 a.C.) Filippo attaccò la città di Olinto. Questa chiese aiuto agli Ateniesi;
nelle tre orazioni, le Olintiache , Demostene insistette sulla necessità di intervenire prima che la
situazione fosse irrimediabilmente compromessa. Il sostegno ateniese fu insufficiente e tardivo e
Olinto cadde nelle mani di Filippo (348 a.C.).
Due anni dopo la caduta di Olinto, Filippo si mostrò interessato a pattuire una tregua. Demostene
cercò di favorirla poiché credeva che una pace poteva essere vantaggiosa per Atene , anche se gli
avversari di Demostene , tra cui l’oratore Eschine, consideravano più opportuno allearsi con le altre
polis e proseguire lo scontro con Filippo. Alla fine gli Ateniesi dovettero accettare le condizioni
della cosiddetta “pace di Filocrate (dal nome del negoziatore Filocrate),, ma anche lo stesso
Demostene, come spiega nella sua orazione Sulla Pace , non si fidava di Filippo anzi allerta gli
ateniesi a prepararsi ad un nuovo inevitabile scontro con Filippo, ma non dovevano essere i primi a
provocarlo.
Le tensioni interne del Peloponneso diventavano sempre più forti e quando Filippo si avvicinò a
Sparta, offrì a Demostene il pretesto per la II Filippica nella quale il sentimento antimacedone si
fece nuovamente forte. Demostene prese posizione contro Eschine nella orazione Sulla corrota
ambasceria accusandolo di essere corrotto da Filippo, di essere un agente di Filippo.
Gli screzi con la macedonia riprendono, gli ateniesi inviarono in Tracia, nel Chersoneso, un
esercito mercenario ci fu la battiglia del CHERONESO (338 a.C.) dove gli ateniesi vennero
sconfitti. In questa occasione Demostene pronuncia l’orazione Sui fatti del Chersoneso in cui
esorta a non mollare in Tracia, seguono poi la Filippica III e IV nelle quali continua a mettere in
guardia gli ateniesi sull’insaziabilità di Filippo e la minaccia che egli rappresentava per Atene.
Dopo tante provocazioni nel 340 si rompe la pace . Filippo scese alle Termopili, poi a Cheronea (in
Beozia) dove ottenne una vittoria schiacciante, ma si dimostrò molto indulgente con Atene difatti
rinunciò a reclamare la testa di Demostene.

Sulla corona
Inizialmente Demostene verso il pericolo macedone aveva adottato una linea pacifista, parte da
posizioni pacifiste, ma man mano che il nemico incombeva minaccioso sulla Grecia abbracciò la
causa della guerra aperta (I Filippica) poi successivamente assunse delle posizioni interventistiche
(II,III e IV Filippica). Ma anche se la linea dura di Demostene si rivelò perdente, il popolo ateniese
lo considerò come eroe della città al punto che un cittadino ateniese, Ctesifonte, propose che gli
venisse offerta in teatro una corona d’oro per i meriti verso la patria, durante la festa delle Dionisie.
Ma ESCHINE, nemico storico di Demostene, si oppose poichè la proposta conteneva dei vizi di
forma tra i quali:
- non era possibile incoronare un uomo ancora in vita poiché la corona veniva conferita agli eroi
dopo la morte,
- l’incoronazione era prevista in assemblea non in teatro
- soprattutto perché Demostene non aveva agito con rettitudine ma aveva portato Atene alla rovina.
Demostene pronunciò l’orazione Sulla corona, prima davanti ai cittadini poi in forma
scritta, per difendere sé stesso e il cittadino che lo volle incoronare e vinse distruggendo la carriera
di Eschine.
L’orazione Sulla Corona rappresenta il testamento spirituale di Demostene.
Demostene, con un appassionato discorso, sostenne di aver svolto con correttezza il proprio ruolo
attribuendo la responsabilità del risultato alla volontà divina, poiché il destino degli uomini era
nelle mani degli dei. Inoltre con un messaggio eroico, non rinnegò il suo operato ma sostenne che ,
se anche avesse saputo della sconfitta dei greci, avrebbe agito allo stesso modo non sottraendosi al
suo destino. (Collegamento con Socrate, il messaggio che Socrate lanciò, attestato nell’Apologia di
Socrate di Platone, nel quale il destino degli uomini è affidato al volere degli dei) Demostene inoltre
dice che, pur sapendo che Filippo alla fine avrebbe vinto, la città di Atene in ogni caso non avrebbe
potuto rifiutarsi di combattere per la libertà e la gloria, in memoria dei suoi antenati ( esempio di
Grande coerenza come lo fu anche Socrate (collegamento anche con Seneca perché anche Seneca fu
un esempio di coerenza )

Dopo la morte di Filippo, a cui successe Alessandro, abbandona i toni fortemente antimacedoni e
assunse un atteggiamento più cauto.
Demostene fu coinvolto nello scandalo di Arpalo.
Arpalo è l'infedele tesoriere di Alessandro che fuggì da Babilonia con un'enorme somma di
denaro ,700 talenti , e si rifugiò ad Atene. Ma ad Atene, circa la metà del denaro, sparì e
Demostene fu accusato di averne intascato una parte. Viene imprigionato e condannato ma riesce a
fuggire ed andare in esilio a Trezene. Intanto Alessandro muore , prende il suo posto Antipatro.
Gli ateniesi cercano di risollevarsi ma vengono battuti nella battaglia di CRANNONE (322 a.C.)
Demostene, per non cadere prigioniero dell'esercito macedone, si suicidò avvelenandosi.
La vita e la morte di Demostene è narrata da PLUTARCO nelle “VITE PARALLELE”
La vita dell'illustre oratore ateniese Demostene viene paragonata da Plutarco a quella di Cicerone,
perché, secondo Plutarco, i due personaggi sono stati accomunati dallo stesso destino .

L’atteggiamento di Demostene si articola in 5 periodi:


1. Condivide la politica pacifista di Ebulo (355-352)
2. Diventa un aperto sostenitore della guerra contro i macedoni(352-346) . Inizia una fase di diretto
impegno politico per Demostene. Filippo entra in Grecia e D. ne intuisce i progetti espansionistici,
li denuncia nella “Filippica I” spronando i concittadini ateniesi a reagire ,perché se Filippo non
viene fermato, giungerà a minacciare la stessa Atene. Quindi è aperto sostenitore della guerra.
Filippo, non sentendosi pronto ad affrontare Atene ,si mostra interessato a pattuire una
tregua. Demostene cerca di favorire la pace considerandola in quel momento vantaggiosa anche per
Atene difatti compone l’orazione Sulla Pace . Si giunge alla pace di FILOCRATE.
3. Ma non fidandosi di Filippo, poiché è consapevole che non rispetterà i patti stabiliti dalla pace,
consiglia agli ateniesi di rafforzare le posizioni (346-340) senza però violare il trattato. Difatti
Filippo inizia ad avanzare verso il sud della Grecia e Demostene con la Filippica II: si scaglia
contro l’insaziabile volontà di dominio di Filippo e predica l’urgente necessità di un intervento.
Ma ad Atene , anche se c’è un forte sentimento antimacedone, la situazione non è semplice . Tutte
le decisioni, le risoluzioni sono rallentate dalle divisioni interne, gli oratori stessi si scagliano l’uno
contro l’altro. Nell’orazione Sulla corretta ambasceria Demostene prese posizione contro eschine,
suo rivale, accusandolo di essere corrotto da Filippo, di essere un agente di Filippo.
Demostene continua con la III e IV Filippica ad avvisare gli ateniesi dell’insaziabilità di Filippo e
della minaccia mortale che questo rappresenta per Atene.
4. Dopo la rottura della pace di Filocrate, Demostene ritorna a sostenere la guerra (340-338)
5. Dopo la battaglia di Cheronea ,gli ateniesi furono sconfitti. Muore Filippo e Demostene assume
una condotta prudente (338-322)

LE FILIPPICHE
Col termine “Filippiche” si indicano le quattro orazioni che Demostene tenne al popolo ateniese
per incitarlo alla guerra contro Filippo il macedone, le cui mire espansionistiche minacciavano
seriamente la città. Le compone prima in forma scritta e poi le pronuncia in assemblea. Sono lunghe
e complesse , e vanno interpretate in relazione al momento storico.

La prima filippica è del 351. Filippo si stava espandendo verso la Grecia e Demostene nella sua I
Filippica spronava gli ateniesi a reagire, a prendere atto che , se non avessero fermato
immediatamente Filippo, questi ben presto sarebbe giunto a minacciare la stessa Atene.
Nella prima filippica, (T1) l’oratone lamenta che il problema vero è proprio non è dato dalla
“smania di agire” di Filippo, ma è da attribuire ad Atene e alla sua INERZIA. Gli ateniesi hanno
tutto, capacità, uomini, armi ma non agiscono, non anticipano le mosse dell’avversario sono
paragonati ai pugili barbari che non hanno una strategia d’attacco ma si limitano solo a parare i
colpi. Demostene critica aspramente questo comportamento (messaggio attuale, in tutti i campi:
bisogna prevenire gli attacchi e non bisogna mai arrivare all’ultimo momento). Conclude l’orazione
sostenendo che il futuro è nelle mani degli ateniesi , i quali devono solo agire velocemente e in
maniera mirata.
La seconda filippica del 344 a.C, scritta durante un periodo di tregua, la pace di Filocrate, esorta
gli Ateniesi a non fidarsi delle false promesse di Filippo e a reagire agli attacchi di quest’ultimo.
La terza filippica del 341 a.C. sottolinea con un tono molto amaro, le sue accuse contro Filippo
che si sta preparando la schiavitù dei Greci. Avvisa gli ateniesi di non crogiolarsi nell’illusione
che la pace continuerà ma piuttosto, se Atene non si deciderà a mettersi a capo di una crociata e se
non recupererà il valore e la gloria dei tempi delle guerre persiane, l’intera Grecia perderà la sua
libertà.
La quarta filippica invece si ritiene che sia un SILLO, una ripresa dei brani precedenti, una sorta
di riassunto che riprende le tre orazioni precedenti . La critica , quasi concordemente , la considera
un insieme di brani di Demostene abilmente “cuciti” insieme da un editore di epoca successiva.
LA VISIONE POLITICA di Demostene segue l’evoluzione del suo pensiero:

1. Inizialmente condivide la politica pacifista di Ebulo (355-352)


2. Diventa un aperto sostenitore della guerra (352-346)
3. Consiglia di rafforzare le posizioni (346-340)
4. Ritorna a sostenere la guerra (340-338)
5. Assume una condotta prudente (338-322)

Demostene veniva accusato di incostanza. Le sue evoluzioni però vanno ricollegate al contesto
storico in cui si inserisce. Il solo obiettivo da perseguire per l’oratore era quello di mettere Atene in
condizioni di trattare con la Macedonia in posizione di forza o parità.

Su Demostene sono stati dati giudizi opposti:


-c’è chi afferma che Demostene sia un nazionalista, ossia ha una strategia nazionalista mirata a
contrastare Filippo attraverso l’unità delle polis, ideologia fallace non perché sbagliata , ma perché
il nemico era militarmente più forte.
-Poi c’è chi ritiene Demostene sia un uomo miope , anacronistico nel difendere il modello della
città-stato. Difatti per secoli Demostene diventò il simbolo dell’eroe idealista , illuso che si
sacrifica per la libertà, che vive fuori dal tempo e combatte battaglie perse in partenza.
Certo è , comunque stiano le cose, che in Demostene emerge una profonda sincerità. E gli nutre una
cieca fiducia materiale e morale verso le polis. Riteneva infatti che se gli ateniesi avessero fatto le
“cose necessarie”, le “ta deonta” : rapidità nel deliberare, concordia nell’agire, nessun
nemico poteva trionfare su di loro. Ma le procedure democratiche erano lente: bisogna ottenere
rapidità decisionale, discutere porta a dividersi e quindi a ritardare, quindi la forza di Filippo non
sono le sue capacità, ma le disunioni degli ateniesi.
Alla fine possiamo definire Demostene un EROE TRAGICO perché pur essendo consapevole e
della superiorità di Filippo e dei macedoni , continua la sua battaglia fino alla fine, non fugge non
si sottrae al doloroso poiché è consapevole che Filippo è più forte dotato di un esercito invincibile,
la famosa falange macedone.

LINGUA E STILE
Sintassi simile lingua parlata, così che il discorso sia più incisivo. La sua eloquenza è proverbiale
PER IL SUO VIGORE e la sua capacità di , commuovere e sbigottire , capacità fondata in pari
misura sull’emotività e sul rigore argomentativo.
Demostene si concede digressioni sui grandi temi della vita e della politica, ma sa “tenere il punto”
del discorso, sa restare sull’argomento specifico.
Quando accusa Eschine a volte lo fa in modo sottile e non diretto: è l’uditore che giunge da solo
alle conclusioni, senza l’impressione di essere stato plagiato. In altri casi accusa diretta.
Ottimo uso dell’allusione e dell’insinuazione.
Memorabile il ritratto di Filippo:
ambizioso, scaltro, senza scrupoli, sfrutta i disaccordi delle città greche per metterle l’una contro
l’altra. Determinato e fulmineo. A questi punti di forza corrispondono altrettanti difetti
Tiranno, circondato da persone dappoco, vizioso, barbaro quindi inferiore ai greci per natura.
Con queste premesse il vincere è nelle mani dei greci: dovranno solo attuare il ta deonta (le cose
necessarie).
Le condizioni della vittoria sono 3:
concordia tra i cittadini, decisioni rapide, esecuzione energica delle cose decise

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