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In Quarto in Foglio,: Martedì 27 Settembre 2022 09:45

Il documento analizza il ruolo del personaggio nel teatro di Shakespeare e Molière, evidenziando le differenze tra le loro opere e il contesto politico e sociale in cui operavano. Si discute di come entrambi gli autori abbiano innovato nella costruzione dei personaggi, riflettendo le teorie dell'epoca riguardo all'identità e alla coscienza. Inoltre, si esplorano le tematiche di Macbeth, Tartuffe e Il Misantropo, sottolineando il loro significato nella rappresentazione della verità e dell'ipocrisia nella società.

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In Quarto in Foglio,: Martedì 27 Settembre 2022 09:45

Il documento analizza il ruolo del personaggio nel teatro di Shakespeare e Molière, evidenziando le differenze tra le loro opere e il contesto politico e sociale in cui operavano. Si discute di come entrambi gli autori abbiano innovato nella costruzione dei personaggi, riflettendo le teorie dell'epoca riguardo all'identità e alla coscienza. Inoltre, si esplorano le tematiche di Macbeth, Tartuffe e Il Misantropo, sottolineando il loro significato nella rappresentazione della verità e dell'ipocrisia nella società.

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M&S

martedì 27 settembre 2022 09:45

In Macbeth, il personaggio è essenziale, esattamente come ne Il Tartufo,


ma non come ne Il Misantropo.
Il personaggio è importante per il rapporto tra identità e coscienza; Foster
parla di homo fictus, uomo fittizio (homines ficti al plurale).
Questo è il periodo di Cartesio, Locke, Pascal, Hume, i quali si dedicano al
rapporto citato in precedenza (soprattutto Locke).
L'opera va intesa come spazio fisico, simbolico e di potere, perché senza la
visione politica non si può capire il teatro greco, e tutti quelli successivi; la
politica è ovviamente il centro attorno a cui si sviluppa la società. È politico
perché comprende la polis, la comunità; al teatro shakespeariano
partecipavano tutti, dai sovrani alla nobiltà, e anche il popolo. Questo fa sì
che ci fosse spazio per tutti e che l'autore potesse parlare a e con tutti, con
un linguaggio abile comprensibile a tutti.
Per Molière il discorso cambia, perché le rappresentazioni avevano luogo
nelle corti.
I due autori lavorano in un periodo monarchico.

Shakespeare (1594-1616) vive gran parte della sua vita a Londra; Molière
(1622-1673) nasce e vive a Parigi.
La scrittura avveniva sulla scena, e non a casa come se fosse stato un
romanzo, facendo cambiamenti in base alla ricezione del pubblico,
adattandosi ai gusti del pubblico ed interloquendo con esso.

I drammi non vengono scritti a tavolino, ma anzi si protraggono nel tempo.


La data che si sole usare come data di uscita, o scrittura, è la data in cui
l'opera viene registrata nello stationer's register, una specie di copyright
dell'epoca. Magari l'opera è già stata presentata anni prima.
I copioni venivano scritti a mano su dei fogli di carta rilegati in 4 (in quarto);
questo è il primo formato di pubblicazione dei copioni.
Nel 1623, invece, c'è l'IN FOGLIO, una sorta di formato A3, formato su cui
vengono pubblicate delle sue opere.

Il Macbeth risale al 1605-8, periodo in cui Jack the First succede alla Regina
Elisabetta, con la quale Shakespeare aveva dei dialoghi impliciti e quindi un
certo dialogo; con l'ascesa dell'altro sovrano, le cose cambiano a livello
religioso: i puritani si scagliano contro il teatro, perché hanno visto uno
Shakespeare religioso, critico e cattolico che faceva frecciatine
all'anglicanesimo e al puritanesimo. Ci furono anche dei provvedimenti da
parte di Lutero. Shakespeare sente l'allontananza da Dio.
Non si sa se fosse religioso, ma era sicuramente un filosofo.

Molière fonda l'illustre théatre con la compagna Madeline Béjar nel 1643
(16/06); dura solo 20 mesi per via di problemi economici.
Da lì si arrangia nei teatri provinciali, fino al 1658 in cui divide il teatro del
Petite-Bourbon con dei comici italiani fino al 1660, in cui approda al Palais-
Royale, muovendosi poi al Louvre e a Versailles. Le opere più importanti
sono Les Précieuse ridicules, Le Tartuffe, l'Amphitryon, l'Avaro, le malade
imaginaire… (muore dopo quest'ultima)
Tutte queste sono maschere, degli archetipi che diventeranno degli
standard e che verranno riempiti di significati.

Shakespeare aveva Elizabeth the first Tudor e James 1 Stuart, mentre


Molière aveva Luigi XIV; nonostante il dialogo, non scrissero mai delle
opere a favore, anzi, li sbeffeggiavano.
Shakespeare, per mandare un messaggio ai sovrani, proietta tutte le sue
opere nel passato, usandolo come pretesto per rappresentare delle
vicende terribili, ma tanto era nel medioevo, tipo, quindi lui era salvo,
perché tanto non offendeva nessuno. Usava ciò per parlare del presente.

Molière non parla così liberamente, ma subisce una pesante censura per il
Tartufo; nell'edizione che ho ci sono i documenti di supplica rivolti al Re
perché Molière venne denunciato per crimini religiosi. Inaspettato, ci
riesce, ma deve cambiare il titolo ne L'Impostore, per far capire subito la
faccenda.
Scrive l'introduzione nel 1669 per mettere in chiaro la situazione.
Scrive le suppliche nel 1664-66-69, per un totale di 3 suppliche.
Nel 1664 compone il Don Juan, scrivendo di un personaggio che sfida
totalmente la religione

LO SPAZIO TEATRALE

Shakespeare lavora:
1. al teatro pubblico, Theatre (1576);
2. Swan (costruito da Francis Langley); ci sono figure di capi comici e
drammaturghi che avevano un ruolo fondamentale nella costruzione
del teatro. Nel progetto aveva una forma circolare ed era nel centro
della città
3. Il Blackfriers (costruito da James Burbage);
4. The Globe (1599).

Lo spazio fisico è essenziale, perché il teatro è performance. Era presenta la


figura del fool, che faceva da mediano tra il pubblico e gli attori, ed era
colui che raccontava la verità.
La differenza tra il clown e il fool è che il primo non aveva una propria e
vera identità, non aveva un nome; lavorava soprattutto sul significante e
sul linguaggio, mentre il secondo lavorava sui concetti.
Il teatro Globe rappresenta metaforicamente il mondo, il teatro come
mondo; c'era una parte di riproduzione della vita reale, ma con la
consapevolezza della finzione teatrale (meta-teatro).

28/09

-uomini di teatro;

-"se il teatro di molière può essere considerato come esteticamente


rivoluzionario, questo non è dovuto all'invenzione di una drammaturgia
particolare, ma ad un nuovo uso delle strutture drammatiche esistenti
prima di lui (Georges Forestier, Molière, in Storia della civiltà letteraria
francese, a cura di L. Sozzi, TO, Utet).
Il valore di un autore consiste anche nell'utilizzo totalmente rinnovato del
materiale già esistente, migliorandolo.

-cfr. Shakespeare, il teatro come "sinstesi delle culture". È il teatro che


viene interrogato da Shakespeare, perché si rivolge ad un mestiere pre-
esistente chiedendosi cosa gli possa offrire.

Lo stesso Shakespeare è esteticamente rivoluzionario non perché stravolga


le drammaturgie pre-esistenti, ma perché fa un uso nuovo.
È importante lo spazio scenico occupato dagli attori, sono importanti gli
oggetti scenici -e quindi la scenografia.
Al tempo stesso, come Molière, dà prova di essere rivoluzionario su
materiale pre-esistente. Attingeva molto dalla storia e dalla cultura inglese,
ma anche dal mondo greco e latino (soprattutto latino; eg. Ovidio, Plauto,
Terenzio).
Si è parlato anche di uno Shakespeare artigiano, che secondo Platone è un
demiurgo; vale anche dal punto di vista scenico: il saper usare nel modo
migliore il materiale di scena.
Ogni dramma di Shakespeare non nasce da zero; dietro c'è un fitto dialogo
intertestuale.
Shakespeare mette in ombra tutti i grandi inventori degli universi
comunicativi, superandoli.
Marenco parla del drammaturgo come rivoluzionario nell'uso della parola
drammatica, mentre Forestier nell'uso estetico.

Il linguaggio di Shakespeare è più denso, abitato da figure retoriche nuove,


perché la parola è il mezzo per scavare nell'individuo; in Molière, la parola
è meno concettosa, meno poetica, più diretta (gli viene fatta una critica per
questa cosa, perché in un sonetto rivolto ad un amico utilizza un linguaggio
troppo "naturale").

Le passioni sono importanti e spaventose da definire, perché sono


conflittuali, quindi Shakespeare cerca le parole giuste (e spesso nuove) per
parlarne. Molière è più asciutto, andando dritto al punto.

La formazione del personaggio è innovativa per entrambi gli autori; la


percezione dell'individuo muta. I due plasmano i personaggi in base alle
nuove teorie dell'epoca.

L'individuo e il personaggio non sono mai uguali, perché uno è un homo


sapiens, il secondo è un homo fictus.
Il personaggio è un essere di parola (word-being). Molière si interroga su
questo concetto: noi conosciamo l'altro tramite le parole, e non i pensieri.

Secondo Harold Bloom (Shakespeare and the invention of the human),


Shakespeare rivoluziona il personaggio, rendendolo più umano; a teatro
possiamo anche leggere i pensieri dei personaggi, dando una comprensione
totale di quest'ultimo (l'interno e l'esterno, chiarificando i conflitti
personali).
Molière è debitore di Shakespeare, perché "imita" il modo di svelare
Amleto ne Il Tartufo.

I due anticipano il rapporto filosofico tra l'individuo, l'identità e la


coscienza.

Ci occuperemo di:

1. Macbeth: attivazione della coscienza tramite il delitto, l'elaborazione


del delitto prima e dopo l'atto stesso;
2. Tartuff: è un imbroglione di primo ordine, che si meriterebbe le
prigione;
3. Il Misantropo: mette in evidenza gli scarti sempre maggiori tra le
esigenze personali (soprattutto amorose) e le forme di
mascheramento e di regressione della società, la quale impone
davvero troppe maschere, soffocando il nucleo della persona. Più
una persona ha paura, più mente; più una persona è sana, meno
mente (con dei limiti).

I tre personaggi hanno 3 intrecci diversi, ma ci aiutano a focalizzare


l'attenzione sulla costruzione del personaggio dei due autori.

INTRECCIO DI MACBETH

Macbeth (personaggio che dà il titolo all'opera), ha il suo fondamento


storico, poiché esistito veramente (Re di Scozia, 1005-1057). Si è trovato a
combattere con i regni del nord. Secondo Raphael Hollinshed si era trovato
a lottare con i successori legittimi; non è una cosa strana combattere con i
successori (vedi la monarchia romana, eg. Tacito. Era tutto un uccidere la
gente per l'affermazione di sé).
La novità è l'aver sviluppato la storiografia costruendo in un modo tutto
nuovo le dinamiche già conosciute (libido dominanti).

Il contesto è la guerra: Scozia vs Norvegia.


Il re di scozia è al momento Duncan, che viene a sapere da un generale che
macbeth e banco si erano distinti in battaglia.
Poi avviene l'incontro tra i due e le streghe, le quali salutano Macbeth
come signore di Glenis, Coutor e Re (nonostante gli ultimi due titoli non gli
appartengano).
Quasi simultaneamente, il Re Duncan gli conferisce il secondo titolo;
macbeth crede di poter diventare re.
Racconta l'accaduto alla moglie. Lady Macbeth richiede di ''toglierle il
sesso'', per via dell'ambizione (avvicinandosi all'uomo).
Macbeth uccide (sotto istigazione della Lady) poi il Re, essendo suo cugino,
per prendergli il posto.
Vedremo quanto sarà importante la meditazione pre-omicidio.
Lei gli consiglia poi di mettere le armi usate in mano alle guardie per far
sembrare che i colpevoli fossero loro, spostando la verità.
Nel secondo atto, al mattino, Malcolm, il figlio del Re morto, vede il
cadavere del padre e non crede che siano state le guardie, quindi fugge
dall'Inghilterra, pianificando la rivincita.
Alla fine Macbeth diventa re, avverando la profezia, ma non è tutto:
secondo le streghe, Banco sarebbe stato a capo di una lunga dinastia di re;
Macbeth ha paura di tutti, quindi lo uccide.
Durante un banchetto, Macbeth vede il fantasma di Banco, dando i primi
segni di follia, mischiando il soprannaturale alla coscienza.

((Le streghe sono una proiezione folkoristica dell'interiorità e della psiche di


Macbeth, e si presentano come imperfect speakers, essendo ambigue nel
linguaggio (che riflette l'interno di Macbeth).
La passione per il potere è distruttiva ))

Nel terzo atto, Macbeth torna poi a interrogare le streghe ossessivamente,


attivando questa parte della coscienza (esasperata), le quali gli dicono delle
mezze verità, perché queste si rovesciano.
Gli dicono di temere McDuff, il generale che aveva scoperto i cadaveri del
re e delle guardie; gli dicono di non temere nessun nato da donna potrà
mai ucciderlo e che non sarà mai ucciso finché la foresta non si muoverà.

Nel quarto atto Lady Macbeth sconfina nella follia e succede tutto il
contrario delle parole delle streghe, perché il generale vuole invadere la
Scozia.
Durante l'assedio si mettono dei cespugli in testa, avverando l'impossibile:
la foresta che si muove.
Macbeth viene decapitato da McDuff, essendo nato sì da una donna, ma
col parto cesareo.
Bro, sfigatissimo questo, non si aspettava nulla.

Molti critici parlano di uno Shakespeare filosofo per l'analisi della


coscienza.

Le Tartuffe e Il Misantropo rappresentano la verità nella società di corte.


Molière vuole scoprire come funzionano la verità e la finzione, ma anche la
verità a teatro, perché si possono smascherare le maschere sociali, per
farne vedere i limiti e le finzioni.

Il primo è l'impostore che mente per ottenere denaro, poteri, favori, ma


anche per sperimentare il potere della parola.
Ha un'abilissima capacità persuasiva e manipolatoria.

Il secondo rivendica il contrario: il cuore è trasparente, quindi l'interno


deve matchare le azioni; ciò non avviene e lui si ribella.

Sono 2 personaggi uguali e contrari.

Tartuffe solleva un polverone nel mondo ecclesiastico (per Molière),


perché viene rappresentato nel momento peggiore di sempre; si stavano
facendo i festeggiamenti nella reggia di Versaille, piena di nobili e gente del
clero, creando scandalo (2 maggio, 1664)(era una provocazione voluta).
La corte rimane scandalizzata; la compagnia del santo sacramento insorge
la madre di Luigi XIV. Il parrocco della chiesa di San Bartolomeo definì
Molière un demonio.
Tartufo viene condannato dal Re; Molière rende Luigi XIV un deus ex
machina.
Tartufo rimane comunque la più grande satira contro l'ipocrisia (perché il
protagonista è un personaggio religioso).

Ne Il Misantropo, la misantropia sta nel non accettare l'ipocrisia dell'uomo.


C'è un rapporto d'amore tra il protagonista e una donna, la quale non
condivide la misantropia e la purezza del cuore dell'innamorato.
Molière discute dell'evidenza della coscienza, dei desideri e dei limiti, tra il
sé e il se stesso, il sé e l'altro e il sé e la società.
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CONVERGENZE TRA TEATRO E FILOSOFIA

È il periodo in cui si attua l'inversione della coscienza (étienne Balibar).


La filosofia, mettendo tra parentesi la questione metafisica, costituisce
l'indagine privilegiata sull'uomo, sulla sua intelligenza e la coscienza, sul
percepirsi, poiché nessun individuo è uguale a un altro.
Qualunque nostro limite dovrebbe illuminarsi rispetto alla nostra unicità,
valorizzando l'identità dell'io.
I filosofi tra il 1500-700 riflettono in modo più sistematico sulla coscienza
dell'uomo.
Balibar individua Pascal, Locke, Hume e Cartesio come punte di forza di
questi pensieri, soprattutto Locke per il problema dell'identità e della
coscienza, tra il sentire l'identità di sé; la percezione che del sé e le azioni
svolte nel tempo.

Secondo Cartesio, il dubbio è l'origine della saggezza, ed è proprio il dubbio


che attiva la coscienza: se il cogito è il principio della verità, il dubbio è
l'inizio del cogito; io ho consapevolezza di me grazie al pensiero.
Cartesio opera poi nel metodo razionalista, mentre Pascal opera in una
forma meno chiara dal punto di vista razionale -> qualcosa che ha a che
fare con le ragioni del cuore (il cuore ha le sue ragioni, che la ragione non
conosce (…)
La passione spinge a compiere azioni lontane dall'orizzonte razionale, e
molto spesso non riusciamo a fermarci.
Tante volte, la persona morale fa coincidere le ragioni della testa alle
ragioni del cuore.

L'uomo è come una canna al vento, fragile, e in più pensa. L'uomo è più
nobile di ciò che lo uccide, perché sa che prima o poi muore, mentre
l'universo non lo sa.

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