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Cap 1

Il capitolo fornisce una panoramica sui circuiti elettrici, introducendo i segnali elettrici e le loro rappresentazioni attraverso la trasformata di Fourier. Vengono presentate le leggi di Kirchhoff, che descrivono la conservazione della carica e dell'energia nei circuiti, e il principio di sovrapposizione per le reti lineari. Infine, si discutono le leggi di Ohm e il teorema di Thévenin, fondamentali per analizzare e semplificare circuiti complessi.

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Cap 1

Il capitolo fornisce una panoramica sui circuiti elettrici, introducendo i segnali elettrici e le loro rappresentazioni attraverso la trasformata di Fourier. Vengono presentate le leggi di Kirchhoff, che descrivono la conservazione della carica e dell'energia nei circuiti, e il principio di sovrapposizione per le reti lineari. Infine, si discutono le leggi di Ohm e il teorema di Thévenin, fondamentali per analizzare e semplificare circuiti complessi.

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Capitolo 1

Circuiti

Questo capitolo contiene un richiamo sintetico ai punti principali dello studio


dei circuiti elettrici, per lo più come elenco senza dimostrazioni o spiegazioni appro-
fondite, che invece possono essere trovate in “G. Poggi - Esperimenti di Elettricità
e magnetismo” ([Link] perego/Esperimentazioni II - Lab.
Fisica II/Dispense/esper elettr [Link]).

1.1 Segnali elettrici


Un segnale elettrico è una quantità fisica, come una tensione o una corrente in un
circuito elettrico, le cui variazioni in funzione del tempo contengono informazione.
Ad ogni segnale è associato il suo spettro di Fourier determinato dallo sviluppo
in serie per i segnali periodici e dalla trasformata per i non periodici.
Se v(t) è un segnale periodico con periodo T , frequenza f = 1/T e frequenza
angolare ω = 2πf = 2π/T , valgono le relazioni:1

A0 X
v(t) = + An cos(nωt) + Bn sin(nωt) (1.1)
2
n=1
con
2 T
Z
An = v(t) cos(nωt)dt (1.2)
T 0
2 T
Z
Bn = v(t) sin(nωt)dt (1.3)
T 0
o, in forma complessa:2

X
v(t) = Vn ejnωt (1.4)
n=−∞
Z T
1
Vn = v(t)e−jnωt dt (1.5)
T 0
1
Con le opportune condizioni matematiche, cui soddisfano praticamente tutti i segnali di interesse
fisico.
2
In elettrotecnica ed in elettronica si usa di solito la lettera j come unità immaginaria, in quanto
la i è utilizzata di preferenza per indicare la corrente.

1-1
1-2 CAPITOLO 1. CIRCUITI

La componente a frequenza angolare ω è la fondamentale, le componenti a frequenza


nω sono le armoniche. La quantità A0 /2 (= V0 ) è la componente continua, cioè il
valore medio del segnale.
Convenzionalmente si utilizzano le lettere minuscole con un eventuale indice minu-
scolo per rappresentare i segnali nel dominio del tempo e le lettere maiuscole, sempre
con un eventuale indice minuscolo, per rappresentare le componenti degli spettri de-
gli stessi segnali nel dominio della frequenza. Quindi, se va (t) è una funzione che
descrive l’andamento temporale della tensione sul nodo a di un circuito, Va (f ) è il
suo spettro di Fourier in funzione della frequenza.
Le due funzioni va (t) e Va (f ), legate tra loro dalle relazioni di Fourier, sono
equivalenti nel rappresentare il segnale e contengono la stessa informazione.

1
1
0.5 V(f)
0.5
v(t)

0
0.5 1.0 1.5 2.0
-0.5 0
-1 1 3 5 7 9 11 13
tempo [ms] frequenza [kHz]
fig. 1.1a: segnale cos(2πf t) con f = 1 kHz.

1
1
0.5
V(f)
v(t)

0 0.5

-0.5 0.5 1.0 1.5 2.0


0
-1 1 3 5 7 9 11 13
tempo [ms] frequenza [kHz]
fig. 1.1b: onda quadra con periodo 1 ms.

1
0.5

0.5
V(f)
v(t)

0 0.25
0.5 1.0 1.5 2.0
-0.5
0
-1 1 3 5 7 9 11 13
tempo [ms] frequenza [kHz]
fig. 1.1c:
 modulazione
 di ampiezza: segnale
0.5 cos(2πf1 t) · 1 + cos(2πf2 t) con f1 = 10 kHz ed f2 = 1 kHz.

Figura 1.1: Alcune funzioni v(t) ed i loro spettri di Fourier V (f ).

Nella fig. 1.1 sono riportati tre esempi di segnali v(t) funzioni del tempo ed i loro
relativi spettri V (f ).
1.2. LEGGI DI KIRCHHOFF 1-3

Il primo è un segnale sinusoidale puro con periodo di 1 ms ed il suo spettro


contiene di conseguenza una sola componente armonica alla frequenza f = 1 kHz
con ampiezza corrisponente all’ampiezza della sinusoide.
Il secondo è un’onda quadra con periodo 1 ms, quindi ancora con frequenza 1 kHz.
Il suo spettro di Fourier contiene tutte le infinite armoniche dispari con ampiezza
decrescente: Vn = 4/(nπ) con n = ±1, 3, 5, .... Solo le prime 7 sono riportate nel
grafico.
Il terzo è un segnale sinusoidale di frequenza f1 = 10 kHz modulato in ampiezza
da un altro segnale sinusoidale di frequenza f2 = 1 kHz:
 
v(t) = 0.5 · cos(ω1 t) · 1 + cos(ω2 t)
   
= 0.5 cos(ω1 t) + 0.25 cos (ω1 + ω2 )t + 0.25 cos (ω1 − ω2 )t

con ω1,2 = 2πf1,2 .


In questi tre esempi l’origine dei tempi è stata scelta in modo tale che le fasi di
tutte le componenti armoniche sono nulle e di conseguenza non sono state riportate
nei grafici. Normalmente uno spettro di Fourier contiene oltre le ampiezze delle
componenti armoniche anche le rispettive fasi.

1.2 Leggi di Kirchhoff


Le leggi di Kirchhoff riguardano tutte le reti, sia lineari che non lineari, perchè
sono l’applicazione ai circuiti elettrici di due leggi fondamentali della fisica: la conser-
vazione della carica elettrica e la conservazione dell’energia. Il significato dei termini
rete, ramo e nodo che compaiono nell’enunciato delle due leggi si suppone già noto.

i1 + i2 + i3 + i4 + i5 = 0 v1 + v2 + v3 + v4 + v5 = 0
Figura 1.2: Leggi di Kirchhoff.

1.2.1 I Legge di Kirchhoff - Legge dei nodi


La somma algebrica delle correnti nei rami che fanno capo ad uno stesso nodo di
una rete è nulla (conservazione della carica elettrica).
1-4 CAPITOLO 1. CIRCUITI

1.2.2 II Legge di Kirchhoff - Legge delle maglie


La somma algebrica delle differenze di potenziale ai capi di tutti i rami di una
stessa maglia di una rete è nulla (conservazione dell’energia).

In base alle leggi di Kirchhoff è possibile scrivere un sistema di equazioni, ad


esempio una per ogni nodo oppure una per ogni maglia del circuito, in cui compaiono
le correnti o le tensioni come variabili incognite. La soluzione del sistema di equazioni
fornisce la descrizione completa del funzionamento del circuito.
Per le reti lineari è sufficiente un sistema di equazioni algebriche, reali per i circuiti
in corrente continua, complesse per i circuiti in corrente alternata. Nel caso più
complicato, quello dei circuiti non lineari con tensioni e correnti variabili nel tempo,
si avrà un sistema di equazioni differenziali non lineari da integrare in funzione del
tempo. Questo compito oggi è parecchio facilitato dalla disponibilità di programmi
di calcolo numerico come Spice, descritto nel cap. 18.

1.3 Reti lineari - principio di sovrapposizione


Un circuito elettrico si dice rete lineare quando i suoi rami contengono solamente
componenti lineari, cioè componenti in cui le relazioni tra tensioni e correnti sono
descritte da equazioni algebriche o differenziali lineari. Sono componenti lineari resi-
stenze, condensatori, induttanze, mutue induttanze e generatori lineari, indipendenti
e controllati.
Per le reti lineari (e solo per le reti lineari) vale il principio di sovrapposizione:
la risposta di una rete lineare ad un segnale composto dalla somma di due segnali è
data dalla somma delle singole risposte della rete ai segnali componenti considerati
singolarmente uno per volta: se vo (t) e uo (t) sono le risposte di una rete ai singoli
segnali vi (t) e ui (t), la risposta al segnale vi (t) + ui (t) è il segnale vo (t) + uo (t).
In modo del tutto equivalente, nel dominio delle frequenze: se Vo (f ) e Uo (f ) sono
le risposte di una rete ai singoli segnali Vi (f ) e Ui (f ), allora la risposta al segnale
Vi (f ) + Ui (f ) è il segnale Vo (f ) + Uo (f ).
La generalizzazione a segnali contenenti N componenti invece di 2 è immediata.
Grazie al principio di sovrapposizione la risposta di una rete lineare ad un segnale
vi (t) funzione del tempo risultante dalla somma di tutte le sue componenti di Fourier
può essere ottenuta conoscendo la risposta della rete ad ogni componente armonica
in funzione della frequenza e sommando tutte le risposte alle singole componenti
armoniche Vi (f ).3 Se
X
vi (t) = Vi (fn ) ej2πfn t (1.6)
n

allora X X
vo (t) = Vo (fn ) ej2πfn t = H(fn ) · Vi (fn ) ej2πfn t (1.7)
n n

dove H(f ) = Vo (f )/Vi (f ) è la risposta della rete alla componente armonica pura di
frequenza f .
3
Con le limitazioni che si vedranno nel cap. 15 riguardo ai comportamenti di transitorio.
1.4. EQUAZIONI DELLE RETI LINEARI 1-5

1.4 Equazioni delle reti lineari


1.4.1 Legge di Ohm
La legge di Ohm non è una legge fisica, ma la definizione di una classe di condut-
tori, i conduttori ohmici, per i quali la relazione tra tensione e corrente è lineare:

v =i·R i=v·G (1.8)

dove v ed i sono tensione e corrente funzioni del tempo ed R (resistenza) e G = 1/R


(conduttanza) sono costanti.

1.2
Figura 1.3: Relazione
current [A]

tensione-corrente per un
0.8 conduttore ohmico e non
ohmico. In blu: resisten-
0.4 za da 20 Ω, in rosso fila-
mento di tungsteno di una
lampadina da 24 V , 25 W .
0
0 5 10 15 20 25
voltage [V]

Nella fig. 1.3 è riportata la relazione tensione-corrente per un conduttore ohmico


(in blu, resistenza da 20 Ω) ed un conduttore non ohmico (in rosso, filamento di
tungsteno di una lampadina ad incandescenza da 24 V , 25 W ).

1.4.2 Legge di Ohm complessa


Le stesse relazioni 1.8 valgono anche tra le componenti armoniche V (f ) ed I(f )
dei segnali v(t) ed i(t):

V (f ) = I(f ) · R I(f ) = V (f ) · G (1.9)

con V ed I quantità complesse contenenti ampiezza e fase di ciascuna componente.


Nella stessa forma possono essere scritte le relazioni tra tensione e corrente per in-
duttanze e capacità (condensatori). Per questi due componenti valgono le relazioni
lineari4 Z
di 1
v(t) = L · v(t) = · i dt (1.10)
dt C
che diventano
1
V (ω) = jωL I(ω) V (ω) = I(ω) (1.11)
jωC
tra i valori di tensioni e correnti delle singole componenti armoniche.
4
La differenza di potenziale ai capi dell’induttanza ha segno opposto a quello della forza
elettromotrice generata per autoinduzione e questo cancella il segno − della legge di Faraday-Lenz.
1-6 CAPITOLO 1. CIRCUITI

Le quantità jωL e 1/(jωC) sono le reattanze rispettivamente dell’induttanza L


e del condensatore C alla frequenza angolare ω e sono quantità immaginarie pure.
Corrente e tensione nell’induttanza e nel condensatore sono in quadratura, con un
angolo di fase di +90◦ per l’induttanza e di −90◦ per il condensatore.
La somma Z = R + jX di una resistenza R reale e di una reattanza jX imma-
ginaria è una impedenza. Analogamente si definisce una ammettenza Y = G + jB,
somma di una conduttanza G e di una suscettanza B.
In analogia con le 1.8 si ha quindi la legge di Ohm complessa

V =I ·Z I =V ·Y (1.12)

dove V , I, Z ed Y sono tutte quantità complesse funzioni di ω.

1.4.3 Teorema di Thévenin


È un teorema fondamentale nello studio delle reti lineari, perchè consente di
riassumere il comportamento di reti anche molto complesse in soli due parametri.

Figura 1.4: Partitore di tensione (a sinistra) e suo equivalente di Thévenin (a destra).

Consideriamo una rete comunque complessa (purchè lineare5 ) e due nodi a piacere
della rete, A e B. Collegando i due nodi A e B ad altri circuiti, tutta la rete si
comporta come un unico generatore di tensione V con in serie una resistenza R. Il
valore di V è quello che esiste tra i due nodi con la rete in funzione a circuito aperto,
cioè senza prelevare corrente dai nodi. La resistenza R è quella che si misura tra i
due nodi quando tutti i generatori indipendenti contenuti nella rete sono azzerati e
sostituiti dalla loro resistenza interna.
Nella fig. 1.4 è riportato un esempio di applicazione del teorema di Thévenin. La
tensione a vuoto all’uscita del partitore a sinistra è Vg0 = Vg · R2 /(R1 + R2 ); la resi-
stenza che si misura tra A e B con il generatore Vg azzerato è data da R1 //R2 (R1 ed
R2 in parallelo). Il circuito a destra, con i valori riportati per generatore e resistenza,
è completamente equivalente a quello di sinistra. Completamente equivalente significa
che se i due circuiti fossero racchiusi in una scatola nera, nessuna misura elettrica ai
terminali A e B permetterebbe di distinguere il circuito originale dal suo equivalente
di Thévenin.
5
O che appaia lineare ai terminali A e B: esistono reti al loro interno fortemente non lineari, che
complessivamente si comportano come dispositivi quasi perfettamente lineari. Ad esempio, gli am-
plificatori in classe B descritti nel par. 7.12, o gli alimentatori di tipo switching (cap. ??), considerati
ai loro terminali di uscita.
1.5. MASSIMO TRASFERIMENTO DI POTENZA 1-7

1.4.4 Teorema di Norton


Ogni generatore (ideale) di tensione V con una resistenza R in serie equivale ad
un generatore (ideale) di corrente I con una conduttanza G in parallelo, con I e G
date da:

V 1
I= G= (1.13)
R R
Come è possibile sostituire una rete complessa, collegata tramite due dei suoi
nodi con altri circuiti, con il suo equivalente di Thévenin, cosı̀ la stessa rete può
essere sostituita con il suo equivalente di Norton: un generatore di corrente con una
conduttanza in parallelo. È immediato verificare che i due generatori a destra ed a
sinistra in fig. 1.5 danno gli stessi valori di tensione e di corrente in condizione di
circuito aperto e di cortocircuito. Avendo stabilito che si tratta di dispositivi o reti
lineari, tensioni e correnti coincideranno anche in tutte le altre condizioni.

Figura 1.5: Generatore di tensione di Thévenin e suo equivalente di Norton.

È esclusivamente una questione di convenienza rappresentare una rete complessa


con il suo generatore equivalente di Thévenin, con resistenza in serie, o con il suo ge-
neratore equivalente di Norton, con conduttanza in parallelo. Alcuni circuiti tendono
a comportarsi come generatori di tensione, altri come generatori di corrente. Sarà
più conveniente utilizzare il generatore equivalente di Thévenin nel primo caso, con
una resistenza in serie che in prima approssimazione è zero o comunque di valore pic-
colo ed il generatore equivalente di Norton nel secondo caso, con una conduttanza in
parallelo nulla in prima approssimazione, o piccola. Facendo le scelte opposte, nelle
equazioni dei circuiti in prima approssimazione compaiono fastidiosi valori infinito.

1.5 Massimo trasferimento di potenza


Quando si ha a che fare con segnali molto deboli è importante riuscire a trasferire
il massimo segnale possibile dalla sorgente ai circuiti successivi, destinati per lo più
all’amplificazione.
Un esempio è dato dal collegamento dell’antenna di un radiotelescopio al suo
ricevitore. Come ogni misura fisica è soggetta ad un errore di misura, cosı̀ nei circuiti
elettronici ogni segnale è soggetto al rumore di cui una parte è sempre generata
all’interno dei circuiti stessi ed è inevitabile. Ogni perdita, anche piccola, del segnale
disponibile riduce il rapporto segnale/rumore, cioè aumenta l’errore nella rivelazione
del segnale e riduce di conseguenza il campo di esplorazione possibile.
1-8 CAPITOLO 1. CIRCUITI

Figura 1.6: Accoppiamento di una sorgente di segnale (Vg , Rg ) ad un circuito


utilizzatore (RL ).

Il problema del massimo trasferimento di potenza è schematizzato nella figura 1.6,


dove la sorgente del segnale composta dal generatore di tensione Vg con resistenza
interna Rg è collegata ad un circuito utilizzatore schematizzato dalla resistenza RL .
La potenza del segnale trasferito dal generatore all’utilizzatore è
RL
PL = |I|2 · RL = |Vg |2 · (1.14)
(Rg + RL )2

ed ha un massimo, come ben noto, quando Rg = RL .


Nel caso di circuiti in corrente alternata si può avere a che fare con un generatore
con impedenza interna complessa Zg = Rg + jXg . Sostituendo nella eq. 1.14 Zg per
Rg ed aggiungendo anche ad RL una parte immaginaria jXL , si può determinare la
nuova condizione per il massimo trasferimento di potenza.
Si trova di nuovo RL = Rg e per la parte immaginaria XL = −Xg .
Per il massimo trasferimento di potenza l’impedenza dell’utilizzatore del segnale deve
avere il valore complesso coniugato dell’impedenza della sorgente: ZL = Zg∗ .
Questa condizione si chiama adattamento di impedenza (impedance matching).

Rendimento
Una sorgente di segnale fornisce energia ai circuiti utilizzatori e quindi deve essere
dotata di una propria fonte di energia. Il rendimento è il rapporto tra la potenza
erogata all’utilizzatore del segnale e quella prelevata dalla sorgente di energia.
Nel caso che la sorgente di segnale sia fisicamente composta come indicato in
fig. 1.6 da un generatore Vg con in serie una resistenza Rg , il rendimento η è

i2 RL RL
η= = (1.15)
i2 RL + i2 Rg RL + Rg

In condizioni di adattamento di impedenza (RL = Rg ) si ha η = 50%; per


RL < Rg il rendimento scende sotto il 50% e tende verso lo zero insieme ad RL ;
per RL > Rg il rendimento cresce e tende al 100% per RL → ∞. Quindi il massimo
rendimento energetico si può avere solo con il massimo disadattamento di impedenza.
Ad esempio, se si tentasse di far lavorare un generatore di tensione quasi ideale
come una batteria di avviamento d’automobile in condizioni di adattamento di im-
pedenza si otterrebbero risultati disastrosi. Tipicamente un accumulatore al piombo
per auto fornisce una tensione di 12.6 V e presenta una resistenza interna dell’ordine
1.6. CIRCUITI RC 1-9

di pochi mΩ. Ad esempio, con 3 mΩ per Rg ed altrettanti per RL , si avrebbe una


corrente di 2100 A, con una erogazione di potenza di oltre 13 kW verso il carico ed
una dissipazione uguale all’interno della batteria. Che probabilmente esploderebbe
dopo pochi secondi.
In generale, però, si deve tenere presente che la schematizzazione di Thévenin di
fig. 1.6 ∗∗∗ non è ∗∗∗ valida ai fini del calcolo del rendimento. L’equivalente di
Thévenin di una sorgente di segnale consente solo di calcolare la potenza scambiata
tra due reti, non permette di dire nulla sui bilanci energetici interni di una rete: per
poter analizzare il rendimento di una rete è necessaria la conoscenza completa di
tutta la rete.
L’esempio precedente con la batteria è corretto solo perchè la resistenza Rg è
fisicamente presente all’interno della batteria come resistenza ohmica degli elettrodi,
della soluzione elettrolitica ecc.

1.6 Circuiti RC
I due circuiti RC più semplici, la cella passa alto e la cella passa basso in fig. 1.7,
alla pari del partitore di tensione già visto in fig. 1.4, compaiono talmente spesso nei
circuiti elettronici che conviene richiamarne le caratteristiche principali.

1.6.1 Filtri passa-alto e passa-basso - Il decibel

passa alto passa basso

Figura 1.7: Filtro RC passa alto e passa basso.

Un partitore di tensione come nella fig. 1.7 in cui uno dei due rami è una resistenza
e l’altro è un condensatore è un filtro in quanto il suo rapporto di attenuazione dipende
dalla frequenza e parti diverse dello spettro delle frequenze saranno attenuate in modo
diverso. Quando il ramo inferiore del partitore è la resistenza, si ha il filtro passa-alto;
nel caso opposto, si ha il filtro passa-basso.
Applicando all’ingresso dei due filtri di fig. 1.7 una tensione alternata sinusoidale
Vi di frequenza f , tra ingresso e uscita si avranno rispettivamente per il passa-alto
ed il passa-basso le attenuazioni
Vo 1 Vo 1
Aa = = Ab = = (1.16)
Vi 1 − j fa /f Vi 1 + j f /fb
dove il rapporto Vo /Vi è un numero complesso ed fa ed fb sono le frequenze di taglio
determinate dalla costante di tempo RC del circuito: fa,b = 1/(2πRC) (a per alto, b
per basso).
1-10 CAPITOLO 1. CIRCUITI

Per riportare in grafico Aa (f ), Ab (f ) sono particolarmente convenienti i diagram-


mi di Bode (fig. 1.8).

0 0
A [dB]

A [dB]
-20 -20

-40 -40
0.01 0.1 1 10 100 0.01 0.1 1 10 100
90 f/fH 0 f/fL
Fase [gradi]

Fase [gradi]
45 -45

0 -90
0.01 0.1 1 10 100 0.01 0.1 1 10 100
f/fH f/fL

Figura 1.8: Diagrammi di Bode: modulo e fase della attenuazione in funzione della
frequenza per il filtro passa-alto (a sinistra) e passa-basso (a destra).

L’attenuazione, e come si vedrà anche l’amplificazione, è un rapporto che può


spaziare su molti ordini di grandezza e quindi è conveniente utilizzare una scala
logaritmica. L’unità di misura logaritmica dell’attenuazione e dell’amplificazione è il
bel:
A(bel) = log10 |A|
Il bel non è praticamente mai entrato nell’uso comune, mentre è utilizzato univer-
salmente il suo sottomultiplo decibel (dB): 1 dB = 0.1 bel. Quindi una attenuazio-
ne/amplificazione di potenza espressa in decibel è

Ap (dB) = 10 · log10 |Ap |

A causa della relazione quadratica che esiste tra tensione e potenza, l’attenuazio-
ne/amplificazione di tensione in decibel è per definizione

Av (dB) = 20 · log10 |Av |

e analogamente per la corrente:

Ai (dB) = 20 · log10 |Ai |

Nei grafici di Bode vengono riportati il modulo dell’amplificazione, espresso in dB, e


la fase, entrambi in funzione del logaritmo della frequenza.
Dai grafici di fig. 1.8 e dalle eq. 1.16 si vede come per il filtro passa-basso (a destra)
l’attenuazione sia nulla alla corrente continua e nel limite delle basse frequenze; alla
1.6. CIRCUITI RC 1-11

frequenza di taglio f = fb l’attenuazione ha il valore di −3 dB (6) e la fase ha subito


una rotazione di 45◦ . Al crescere ulteriore della frequenza l’attenuazione varia di
−20 dB per ogni decade di frequenza (pari a −6 dB per ogni ottava7 ). Per il filtro
passa alto, a sinistra nel grafico, si ha il comportamento speculare: l’attenuazione
va a −∞ con la pendenza di 6 dB per ottava al decrescere della frequenza verso lo
zero (che su scala logaritmica si trova a −∞), ha il valore −3 dB a f = fa e tende
asintoticamente a zero quando la frequenza cresce oltre la frequenza di taglio fa .

1.6.2 Risposta all’onda quadra

1
v(t)

0
0.5 1.0 1.5 2.0

tempo [ms]
-1

1
v(t)

0
0.5 1.0 1.5 2.0
tempo [ms]

Figura 1.9: Cella RC passa alto e passa basso. La costante di tempo è τ = RC =


0.1 ms.

Il comportamento dei due circuiti RC passa alto e passa basso in funzione del tem-
po si può vedere molto bene applicando all’ingresso un’onda quadra, come descritto
nella fig. 1.9. Ad ogni fronte di salita o di discesa si ha nel circuito un transitorio
di corrente i(t) che decade esponenzialmente verso zero con una costante di tempo
τ = RC:
i(t) = io · e−t/τ (1.17)
(i due circuiti di fig. 1.9 sono identici per quanto riguarda la corrente; differiscono per
i nodi dove viene prelevata la tensione di uscita). Se il periodo T dell’onda quadra
è sufficientemente lungo da consentire ai transitori di decadere completamente tra
un fronte ed il successivo, come nei grafici, in cui T = 1 ms e τ = 0.1 ms, il valore
iniziale della corrente ad ogni transitorio è
∆V
i0 = (1.18)
R
6
Più esattamente −10 log10 (2) = −3.0103....
7
Più esattamente −20 log10 (2) = −6.0206....
1-12 CAPITOLO 1. CIRCUITI

dove ∆V è l’ampiezza del fronte dell’onda quadra ed R la resistenza presente nel


circuito (è da notare che il valore della corrente nell’istante iniziale del transitorio
non dipende dal valore della capacità C). Conoscendo la corrente i(t) si possono
scrivere le espressioni per vo (t):

passa alto: vo (t) = i(t) · R = ∆V e−t/τ


 
passa basso: vo (t) = ∆V − i(t) · R = ∆V 1 − e−t/τ

1.7 Circuiti risonanti LRC


Il circuito risonante di fig. 1.10, composto da una capacità C, una induttanza L
ed una resistenza R, è l’equivalente elettronico dell’oscillatore armonico meccanico.

Figura 1.10: Circuito risonante com-


posto da induttanza L, resistenza R e
capacità C in serie.

Il suo funzionamento è descritto dall’equazione integro-differenziale


Z
di 1
L + Ri + idt = v(t) (1.19)
dt C
equivalente a
1
Lq̈ + Rq̇ + q = v(t) (1.20)
C
dove q è la carica accumulata sulle armature del condensatore e i = q̇.
Limitandosi al caso v(t) = costante per t > 0, ad esempio dopo un fronte di salita
della tensione v da v(t) = 0 per t < 0 a v(t) = v1 per t > 0, si ha la soluzione statica
asintotica
q = v1 C i=0 (1.21)
A questa va aggiunta la soluzione dell’equazione omogenea associata
1
Lq̈ + Rq̇ + q=0 (1.22)
C
Sostituendo in quest’ultima, come indicato dall’analisi, la soluzione di tipo armoni-
co/esponenziale
q(t) = Aeλt (1.23)
si ottiene l’equazione caratteristica
1
Lλ2 + Rλ + =0 (1.24)
C
1.8. FILTRI LRC 1-13

le cui radici sono r


R R2 1
λ1,2 = − ± − (1.25)
2L 4L2 LC
Introducendo come di consueto la frequenza di risonanza ω0 ed il fattore di merito
Q0 definiti da
r
1 ω0 L 1 1 L
ω0 = √ Q0 = = = (1.26)
LC R ω0 RC R C
la eq. 1.25 diventa s
ω0 1
λ1,2 =− ± ω0 −1 (1.27)
2Q0 4Q20
A seconda che si abbia Q0 > 1/2 oppure Q0 < 1/2 le due soluzioni λ1,2 sono
complesse coniugate con parte reale ed immaginaria
s
ω0 1
α=− β = ±jω0 1 − (1.28)
2Q0 4Q20

oppure entrambe reali e negative


 
ω0
q
α1,2 =− 2
1 ± 1 − 4Q0 (1.29)
2Q0
Nel primo caso si hanno le oscillazioni armoniche smorzate
 
q(t) = eαt · Aejβt + Be−jβt (1.30)

e nel secondo caso un rilassamento senza oscillazioni verso la condizione di equilibrio

q(t) = Aeα1 t + Beα2 t (1.31)

Il caso limite Q0 = 1/2 porta ad α1 = α2 = ω0 /(2Q0 ) e corrisponde alla condizione


di smorzamento critico, cioè al più veloce rilassamento privo di oscillazioni. In queste
condizioni anche la funzione teαt è soluzione della eq. 1.24 per cui si ha

q(t) = eαt · (A + Bt) (1.32)

Le due costanti A e B sono determinate dalle condizioni iniziali e cioè dal valore
della carica q0 sul condensatore e della corrente i0 nell’induttanza nell’istante t = 0.

1.8 Filtri LRC


Nel dominio delle frequenze l’impedenza complessa della serie LRC è
    
1 ω ω0
Zs (ω) = R + j ωL − = R 1 + jQ0 − (1.33)
ωC ω0 ω
dove ω0 e Q0 hanno lo stesso significato del paragrafo precedente. L’andamento
in modulo e fase della ammettenza Ys (ω) = 1/Zs (ω) in funzione della frequenza è
riportata in fig. 1.11.
1-14 CAPITOLO 1. CIRCUITI

1 90
Q0=1
Q0=10

Fase [gradi]
|Ys| / |Ys|max

0.5 0

0 -90
0.01 0.1 1 10 100 0.01 0.1 1 10 100
ω/ω0 ω/ω0

Figura 1.11: Picco di risonanza nel circuito LRC serie.

Figura 1.12: Filtri LRC passa basso, passa banda e passa alto.

L’andamento della ammettenza corrisponde all’andamento della corrente nel cir-


cuito quando viene alimentato da un generatore ideale di tensione. Si osserva nel
grafico il tipico picco di un sistema risonante.

Alimentando il circuito risonante con un segnale sinusoidale puro con frequenza


angolare ω e prelevando come segnale di uscita la tensione che si ottiene ai capi del
condensatore, della resistenza o della induttanza come indicato in fig. 1.12 si hanno
le tre risposte in frequenza

1
VC jωC 1
Hl (ω) = =  = 2 (1.34)
VG 1 ω j ω
R + j ωL − 1− 2 +
ωC ω0 Q 0 ω0
j ω
VR R Q0 ω0
Hb (ω) = = = (1.35)
ω2

VG 1 j ω
R + j ωL − 1− 2 +
ωC ω0 Q0 ω0
ω2

VL jωL ω02
Hh (ω) = = = (1.36)
ω2

VG 1 j ω
R + j ωL − 1− 2 +
ωC ω0 Q0 ω0
1.8. FILTRI LRC 1-15

che corrispondono a tre filtri di tipo rispettivamente passa basso (low pass), passa
banda (band pass) e passa alto (high pass). Le variabili ω0 e Q0 hanno lo stesso
significato del paragrafo precedente.

Passa basso

Nel primo caso, per ω → 0 e nel limite delle basse frequenze, la funzione Hl assume
asintoticamente il valore costante 1, mentre nel limite ω → ∞ va asintoticamente a
zero, con un andamento |Hl | ∝ 1/ω 2 . Nei diagrammi di Bode questo equivale ad una
pendenza di −40 dB per decade (fig. 1.13), il doppio rispetto ai −20 dB per decade
del circuito passa basso RC. Questi sono infatti filtri del secondo ordine, a differenza
dei precedenti filtri RC, detti del primo ordine.

20 20

0 0
A [dB]

A [dB]

-20 -20

-40 -40
0.01 0.1 1 10 100 0.01 0.1 1 10 100
ω/ω0 ω/ω0
0 0
Fase [gradi]

Fase [gradi]

-90 -90

-180 -180
0.01 0.1 1 10 100 0.01 0.1 1 10 100
ω/ω0 ω/ω0

Figura 1.13: Risposte in frequenza per il filtro LRC passa basso (a sinistra) e passa
alto (a destra) per i valori di Q: 0.5, 0.7, 1, 2, 10, in ordine dalla curva rossa alla
celeste.

Alla frequenza di risonanza ω = ω0 si ha Hl = −jQ0 e la funzione |Hl | può


presentare un picco, come si vede nella fig. 1.13.
Dal grafico e dalle equazioni si vede che in corrispondenza del picco la tensione
ai capi del condensatore (e similmente si vedrà anche ai capi dell’induttanza) risulta
Q0 volte maggiore della tensione con cui il circuito è alimentato. Questa è una cosa
di cui si deve sempre tenere conto nel valutare le sollecitazioni a cui un componente è
sottoposto, come ci è stato insegnato da tempo dagli effetti delle risonanze nei sistemi
meccanici.
In un certo senso nell’intorno della risonanza il circuito si comporta come un
trasformatore in salita, con rapporto di trasformazione pari a Q0 . Questa proprietà si
vedrà che può essere utilizzata nei circuiti per ottenere un adattamento tra impedenze
in una piccola banda di frequenze.
1-16 CAPITOLO 1. CIRCUITI

In presenza del picco il modulo del denominatore di Hl deve presentare un minimo


e quindi " #
2
d ω2 ω2
1− 2 + 2 2 =0 (1.37)
dω ω0 ω0 Q0
Questa equazione ha due soluzioni:
s
1
ω1 = 0 ω2 = ω0 1− (1.38)
2Q20

La prima soluzione, ω1 = 0, corrisponde alla risposta costante eguale ad 1 nel limite


ω → 0; la
√seconda, ω2 , corrisponde alla
√ posizione del picco, che può esistere solo per
Q0 ≥ 1/ 2. Nel caso limite Q0 = 1/ 2 si ha ω2 = 0 ed il filtro presenta la risposta
massimamente piatta in funzione della frequenza (curva verde nel grafico).
Il valore di Q0 per la risposta massimamente piatta nel dominio delle frequenze
non coincide con quello della condizione di smorzamento critico visto nel paragrafo
precedente, che si ha per Q0 = 1/2 (curva rossa nel grafico).

Passa alto
Non è necessario svolgere altri calcoli per studiare il comportamento del filtro
passa alto. Rielaborando le eq. 1.34 e 1.36
ω0
VC 1 −jQ0
Hl (ω) = = =  ω (1.39)
ω2

VG j ω ω ω0
1− 2 + 1 + jQ0 −
ω0 Q0 ω0 ω0 ω
ω 2
ω
− 2 jQ0
VL ω0
Hh (ω) = = 2 =  ω0  (1.40)
VG ω j ω ω ω0
1− 2 + 1 + jQ0 −
ω0 Q0 ω0 ω0 ω

si vede che vale la relazione


ω0 ω
Hh ( ) = Hl∗ ( ) (1.41)
ω ω0
cioè la risposta del filtro passa alto è la complessa coniugata del passa basso con
l’asse delle frequenze nel diagramma di Bode rovesciato, come si vede in fig. 1.13.
Si possono quindi riutilizzare tutti i risultati già ottenuti e le osservazioni già fatte,
compresa la condizione di risposta massimamente piatta.

Passa banda
La risposta del filtro passa banda è quella del filtro selettivo risonante riportata
nella fig. 1.14 e presenta un picco per ω = ω0 , con una attenuazione sui fianchi per
ω > ω0 oppure ω < ω0 tanto più ripida quanto più il valore di Q0 è elevato. Si può
verificare facilmente per sostituzione diretta nella eq. 1.35 che alle due frequenze
s
1 1
ω1,2 = ω0 2 +1± (1.42)
4Q0 2Q0
1.8. FILTRI LRC 1-17

-20
A [dB]

-40

-60
0.01 0.1 1 10 100 Figura 1.14: Risposte in fre-
ω/ω0 quenza per il filtro LRC pas-
sa banda per i valori di Q: 1,
90 2, 10, 100, in ordine dalla cur-
va rossa alla viola. Questi gra-
Fase [gradi]

fici a parità di Q rappresentano


0 gli stessi andamenti di quelli in
fig. 1.11. L’apparente differen-
za è dovuta alla diversa scala, li-
-90 neare in questo caso, logaritmica
nell’altro.
0.01 0.1 1 10 100
ω/ω0


il modulo di Hb si è ridotto di un fattore 2, cioè di 3 dB, e la fase presenta una
rotazione di ±45◦ . La banda passante a 3 dB del filtro è quindi
ω0
Bw = ω1 − ω2 = (1.43)
Q0
Le due frequenze ω1 ed ω2 sono simmetriche rispetto ad ω0 sulla scala logaritmica
del diagramma di Bode, cioè ω1 /ω0 = ω0 /ω2 .

1.8.1 Circuito risonante parallelo - circuiti duali

Figura 1.15: Circuito LRC


parallelo, duale del circuito di
fig. 1.10 e 1.12.

In analogia con il circuito risonante di fig. 1.10 formato dai tre elementi L, R,
e C in serie, esiste il circuito risonante parallelo di fig. 1.15 il cui funzionamento è
descritto dall’equazione integro-differenziale
Z
dv 1
C + Gv + vdt = i(t) (1.44)
dt L
Questa equazione è formalmente identica alla 1.19 una volta che si siano scambiati
i ruoli di nodi e maglie, serie e parallelo, di L con C e C con L, di R con la sua inversa
G = 1/R, della tensione v con la corrente i e viceversa. Il generatore di tensione di
1-18 CAPITOLO 1. CIRCUITI

fig. 1.10 diventa un generatore di corrente ed il collegamento di tutti gli elementi in


serie si trasforma in un parallelo. Questo è un esempio di rete duale: per ogni rete
elettrica esiste una sua duale che si ottiene con le sostituzioni elencate prima.
Poichè l’equazione che descrive il funzionamento di una rete e della sua duale è
formalmente la stessa, tutte le soluzioni trovate per una sono valide anche per l’altra,
con le opportune √ sostituzioni di variabili. In particolare per la rete di fig. 1.15 si avrà
ancora ω0 = 1/ LC mentre le espressioni per Q0 diventano
r
ω0 C 1 1 C
Q0 = = = (1.45)
G ω0 GL G L
L’espressione 1.33 sarà l’ammettenza del circuito, con G in sostituzione di R ed
il grafico 1.11 indicherà invece l’andamento dell’impedenza.
Le tre risposte in frequenza delle eq. 1.34-1.36 diventano
IL IR IC
Hl (ω) = Hb (ω) = Hh (ω) = (1.46)
IG IG IG
dove IG è la corrente erogata dal generatore e IL , IR ed IC le tre correnti attraverso
rispettivamente induttanza, resistenza e condensatore.
Le espressioni per le tre funzioni H nelle 1.46 in funzione di ω0 e Q0 sono le stesse
delle eq. 1.34-1.36.

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