Cap 2
Cap 2
Linee di trasmissione
2-1
2-2 CAPITOLO 2. LINEE DI TRASMISSIONE
1
A rigore l’espressione per L vale solo per il caso di due conduttori tubolari coassiali di spessore
molto sottile.
2.3. CIRCUITO EQUIVALENTE DI UNA LINEA DI TRASMISSIONE 2-3
∆x
R∆ x L ∆ x
C∆ x G∆ x
I I+∆ I
Z ∆x
V Y∆ x V+∆V
x
Figura 2.3: Circuito equivalente di una linea di trasmissione. L, C, R, G sono
induttanza, capacità, resistenza e conduttanza per unità di lunghezza. Z = R + jωL
e Y = G + jωC sono impedenza e ammettenza per unità di lunghezza. La corrente I
è positiva quando scorre verso destra nel conduttore superiore; la tensione V è quella
del conduttore superiore rispetto a quello inferiore.
∆x
I I+∆ I
Z ∆ x/2
V Y∆ x V+∆V
I I+∆ I
Z ∆ x/2
x
Figura 2.4: Descrizione alternativa delle costanti distribuite della linea di fig. 2.3,
più aderente alla geometria della linea bifilare. Le equazioni che descrivono la
propagazione dei segnali lungo la linea sono le stesse in entrambi i casi.
log(D2 /D1 ) 2π
L=µ· C =· (2.1)
2π log(D2 /D1 )
Le quantità D1 e D2 reppresentano rispettivamente il raggio esterno del conduttore in-
terno ed il raggio interno del conduttore esterno; e µ sono la permeabilità dielettrica
e magnetica del materiale isolante che riempie lo spazio tra i due conduttori.
2-4 CAPITOLO 2. LINEE DI TRASMISSIONE
Nel caso di una linea con geometria diversa da quella del cavo coassiale, lo schema
di figura 2.3 continuerà ad essere valido, ma i valori dei parametri L e C saranno dati
da espressioni diverse dalle eq. 2.1.
∂V ∂I
= −ZI = −Y V (2.2)
∂x ∂x
dove Z = R + jωL e Y = G + jωC 2 . V ed I sono due quantità complesse che rap-
presentano ampiezza e fase di tensione e corrente lungo la linea per una componente
alternata di frequenza f e frequenza angolare ω = 2πf .
Derivando entrambe le equazioni rispetto alla x e sostituendo si ottiene
∂2V ∂I ∂2I ∂V
2
= −Z 2
= −Y (2.3)
∂x ∂x ∂x ∂x
∂2V ∂2I
− ZY V = 0 − ZY I = 0 (2.4)
∂x2 ∂x2
Le (2.4) sono equazioni differenziali lineari del secondo ordine ed hanno soluzioni:
La quantità complessa
√ p
γ = α + jβ = ZY = (R + jωL)(G + jωC) (2.7)
cioè la stessa velocità che avrebbe un’onda elettromagnetica che si propagasse nel
mezzo dielettrico che riempie lo spazio tra i due conduttori.
In un dielettrico ideale µ ed sono costanti, in particolare non dipendono da ω.
In questo caso, in un segnale composto dalla sovrapposizione di più componenti di
frequenze diverse, ciascuna componente avrà la stessa velocità u, dando luogo ad
una propagazione senza dispersione. In queste condizioni velocità di fase e velocità
di gruppo (vedi par. 2.17) coincidono e la velocità data dalla (2.13) sarà valida per
qualsiasi tipo di segnale.
Nel caso che il materiale isolante sia l’aria o il vuoto:
√ ω
β=ω µ0 0 = (2.14)
c
dove µ0 , 0 e c sono la permeabilità dielettrica e magnetica e la velocità della luce
nel vuoto. È possibile realizzare un tale cavo inserendo tra i due conduttori coassiali
una striscia elicoidale di materiale isolante di spessore molto sottile, in modo che il
dielettrico sia formato praticamente quasi solo da aria (fig. 2.5).
2-6 CAPITOLO 2. LINEE DI TRASMISSIONE
Con il termine lunghezza elettrica di una linea si intende la lunghezza di una linea
avente il vuoto come dielettrico e con lo stesso tempo di propagazione dei segnali
della linea data: lunghezza elettrica = lunghezza geometrica × c/u. Spesso, con lo
stesso termine lunghezza elettrica si indica direttamente il tempo di propagazione
t =lunghezza geometrica/u di un segnale sulla lunghezza della linea. Il contesto (e le
unità di misura) evitano qualunque possibilità di fraintendimento.
V (x)
= e±αx (2.17)
V0
Volendo esprimere l’attenuazione A in decibel:
A
I(x)
V(x) RL
x
−l 0
A’
V (0) V1 + V2
= R0 = RL (2.29)
I(0) −V1 + V2
Da questa
V1 RL − R0
= = ρv (2.30)
V2 RL + R0
La quantità ρv prende il nome di coefficiente di riflessione di tensione ed esprime il
rapporto tra l’ampiezza dell’onda riflessa da una terminazione e l’ampiezza dell’onda
diretta.
Viceversa, dalla conoscenza del coefficiente di riflessione ρv è possibile determinare
il rapporto
RL 1 + ρv
= (2.31)
R0 1 − ρv
Nel caso più generale che la terminazione sia una impedenza complessa ZL invece
di una resistenza pura RL , anche il coefficiente di riflessione ρv sarà una quantità
complessa.
si ottiene:
|V (x, t)|2 = |V1 | ej(βx+ϕ) + |V2 | e−j(βx+ψ)
· |V1 | e−j(βx+ϕ) + |V2 | ej(βx+ψ)
= |V1 |2 + |V2 |2 + 2 |V1 | · |V2 | · cos(2βx + ϕ + ψ) (2.35)
Si vede che il modulo di V (x, t) oscilla tra un massimo Vmax = |V2 | + |V1 | ed
un minimo Vmin = |V2 | − |V1 |, corrispondenti rispettivamente ad interferenza massi-
mamente costruttiva e distruttiva. Nel caso di riflessione completa Vmax = 2 |V2 | e
Vmin = 0. La quantità
|V2 | + |V1 |
SW R = (2.36)
|V2 | − |V1 |
prende il nome di rapporto di onde stazionarie (Standing Wave Ratio).
La distanza tra due massimi e due minimi consecutivi di |V | si ha quando la
differenza di fase tra onda diretta e riflessa compie una variazione complessiva di 2π,
cioè quando ∆x = π/β = λ/2.
impedenza Zl = Z(−l) che dipende dalla lunghezza l della linea. Nel caso di linee
con perdite, l’eq. 2.38 diventa
Alcuni esempi:
Quando |γl| 1, nella eq. 2.39 si può sostituire a tanh(γl) il suo sviluppo in serie
di Taylor arrestato al primo ordine. Si ottiene:
s
(R + jωL) p
1. Zl = R0 γl = · (R + jωL)(G + jωC) · l = (R + jωL) · l
(G + jωC)
s ,p
R0 (R + jωL) (R + jωL)(G + jωC) 1
2. Zl = = =
γl (G + jωC) l (G + jωC) · l
Quindi un tratto di linea molto corta e con perdite piccole equivale ad elementi
circuitali concentrati : se la linea è aperta si comporta come un condensatore (con una
conduttanza in parallelo), se è chiusa in cortocircuito come una induttanza (con una
resistenza in serie), con i valori degli elementi propri del tratto di linea considerato.
2-12 CAPITOLO 2. LINEE DI TRASMISSIONE
f / fλ [ZL = ∞]
0 1/4 1/2 3/4 1 1+1/4
2
Re(Zl) [kΩ]
1
Im(Zl) [kΩ]
-1
500
250
Ω
-250
0 2 4 6 8 10
m
il grafico della eq. 2.39 calcolato alla frequenza fissa f = 100 M Hz, per una linea
di lunghezza variabile 0 . . . 10 m chiusa in cortocircuito e con un coefficiente di per-
dita di 1.0 dB/m. Anche in questo caso compaiono i picchi in corrispondenza di
f /fλ = 1/4, 3/4 . . . ecc. Ma al crescere della lunghezza della linea i picchi si fanno
sempre più piccoli a causa dell’aumento delle perdite, fino a che, per l → ∞ si ha
Zl → R0 . Un grafico analogo si otterrebbe per la stessa linea aperta, con le differenze
già viste per fig. 2.7.
È da notare che nel mondo reale una misura effettuata nelle condizioni di fig. 2.7
produrrebbe un grafico con un andamento analogo a quello di fig. 2.8, perchè in una
linea reale le perdite tendono sempre ad aumentare al crescere della frequenza.
Vt
=0 (2.48)
Vi
come è ovvio che sia.
1. Segnale audio: 20Hz ÷ 20kHz. Larghezza di banda ' 20kHz; rapporto fmax /
fmin = 103
3. Segnale televisivo in banda UHF, canale 61: 790 ÷ 798M Hz. Larghezza di
banda = 8M Hz; rapporto fmax /fmin = 1.01
massima e minima dello spettro del segnale. Un segnale in cui questo rapporto è
molto vicino ad uno, come nel terzo esempio, può essere considerato come un segnale
per molti aspetti monocromatico. Le equazioni del par. 2.11 si possono applicare
al segnale del terzo esempio, a condizione che βx vari solo di poco nella banda di
frequenze interessate. Prendendo come valore di x tutta la lunghezza l della linea e
ricordando che β = ω/u (eq. 2.13), la condizione richiesta diventa l∆ω/u 2π, cioè
∆ω 2πu/l = ωλ/l e quindi
∆ω ∆f λ
= (2.49)
ω f l
Se si considera una linea lunga anche solo poche lunghezze d’onda, si vede che solo
il segnale riportato nel terzo esempio può soddisfare alla condizione richiesta. Le
equazioni del par. 2.11 applicate ai segnali degli esempi (1) e (2) danno risultati che
sono funzione di ω, cioè diversi per ogni componente dello spettro e in genere di
scarsa utilità.
v(t)
0 τ t
pulso si ripete nel tempo con cadenza f il suo spettro di Fourier contiene la frequenza
fondamentale f e le armoniche 2f , 3f ecc., di intensità via via decrescente. Nel caso
limite di un impulso infinitamente stretto, cioè di una δ di Dirac, tutte le frequenze
armoniche hanno la stessa ampiezza. Riducendo via via la frequenza f le componenti
armoniche dello spettro diventano sempre più fitte e nel caso limite di una singola
δ di Dirac, corrispondente a f = 0, si ha uno spettro continuo che contiene tutte le
frequenze, tutte con la stessa ampiezza3 .
Supponendo che la linea sia ideale o almeno soddisfi alle condizioni di Heaviside,
la propagazione avverrà senza dispersione e quindi tutte le componenti armoniche si
propagheranno con la stessa velocità u; anche l’impulso quindi si propagherà lungo
la linea con velocità u senza deformarsi.
3
Più correttamente: con la stessa densità spettrale, perchè dopo il passaggio al limite non si può
più parlare dell’ampiezza di una singola componente a(f ), ma solo di una densità spettrale da/df .
2-16 CAPITOLO 2. LINEE DI TRASMISSIONE
Al termine della linea ognuna delle componenti armoniche subirà una riflessione,
come previsto dall’equazione eq. 2.30. Se la resistenza RL di terminazione della linea è
una resistenza di valore costante, non dipendente dalla frequenza, tutte le armoniche
verranno riflesse nella stessa misura e la loro combinazione nell’onda riflessa darà un
impulso di forma eguale a quello originario, ma scalato in ampiezza per il coefficiente
ρv .
Negli esempi che seguono si considerano alcuni casi di riflessione di impulsi in una
linea che abbia perdite trascurabili e sia terminata su una resistenza pura. Si suppone
anche che gli impulsi si susseguano con una cadenza lenta abbastanza perchè tutti
i fenomeni prodotti da un impulso lungo la linea siano scomparsi prima dell’inizio
dell’impulso successivo.
R0
RL=R0
x
−l 0
v(t) v(t)
t t
0 t=l/u t=2l/u 0 t=l/u
Figura 2.11: Propagazione di un impulso in una linea terminata sulla sua resistenza
caratteristica. L’impulso parte dall’estremità sinistra al tempo t = 0 e raggiunge
l’estremità destra dopo un tempo t = l/u.
R0
RL>R0
x
−l 0
t t
0 t=l/u t=2l/u 0 t=l/u
R0
RL<R0
x
−l 0
v(t) v(t)
diretto
risultante
t t
0 t=l/u t=2l/u 0 riflesso
t=l/u
Nelle fig. 2.11–2.13 è stato indicato un generatore di tensione ideale, con in serie
una resistenza interna pari alla resistenza caratteristica della linea; questo accorgi-
mento è importante, anche nella pratica di laboratorio, se si vuole evitare che un
impulso riflesso, una volta tornato all’inizio della linea di trasmissione, venga riflesso
nuovamente, dando luogo al fenomeno delle riflessioni multiple.
In tutti e tre i casi se il generatore invia un impulso di ampiezza vG , si ha una
ampiezza vi = vG /2 all’estremità sinistra della linea. Infatti in presenza della sola
onda diretta la linea si presenta come una resistenza di valore R0 , che forma un
partitore con rapporto 1/2 con la resistenza R0 del generatore. All’estremità destra,
2-18 CAPITOLO 2. LINEE DI TRASMISSIONE
R0
RL<R0
x
−l 0
v(t) v(t)
t t
0 t=l/u t=2l/u 0
t=l/u
Figura 2.14: Riflessione di un segnale a gradino. I due grafici in tratto nero con-
tinuo indicano V (t) all’inizio e alla fine della linea. I grafici in rosso rappresentano
l’andamento di V (t) se non ci fosse riflessione; il grafico in blu rappresenta il segnale
riflesso.
È interessante riesaminare le situazioni descritte nel paragrafo (2.13) nel caso che
il generatore invii un segnale “a gradino”: V = 0 per t < 0, V = V + per t ≥ 0
(Fig. 2.14). All’istante t = 0 e negli istanti immediatamente successivi il rapporto
tra tensione e corrente all’inizio della linea è V /I = R0 e sulla linea è presente la sola
onda diretta. La corrente erogata dal generatore non può dipendere da quello che è
collegato all’altra estremità della linea prima che sia trascorso un tempo t = 2l/u.
Il fronte del segnale a gradino viaggia lungo la linea per il tempo l/u, giunge
all’altra estremità, viene riflesso a seconda delle condizioni della terminazione e dopo
un altro tempo l/u ritorna al generatore.
A questo punto all’inizio della linea si ha la sovrapposizione dei due segnali diretto
e riflesso:
v(t) V + + ρv V + 1 + ρv
= + +
= R0 = RL (2.51)
i(t) V /R0 − ρv V /R0 1 − ρv
2.16. RIFLESSIONI MULTIPLE 2-19
RG=0
x
−l 0
V0
tensione
0
0 T 2T 3T 4T
tempo
corrente
I0
-I0
Figura 2.16: Tensione e corrente della linea di fig. 2.15 nel punto di alimentazione. La
tensione passa da 0 V a V0 all’istante t = 0 e rimane a questo valore indefinitamente;
la corrente oscilla tra i valori I0 = V0 /R0 e −I0 con periodo 2T = 2·l/u (l = lunghezza
della linea, u = velocità di propagazione del segnale lungo la linea, R0 = resistenza
caratteristica della linea).
della linea si ha
v(2T ) = V0 + V0 − V0 = V0 (2.52)
i(2T ) = I0 − I0 − I0 = −I0 (2.53)
Nel successivo intervallo di tempo 2T il fenomeno si ripete uguale, con l’unica diffe-
renza del cambiamento di segno nella corrente, dando all’istante t = 4T :
v(4T ) = V0 (2.54)
i(4T ) = I0 (2.55)
1V
V
0
0 200 400 600 800
t [ns]
20
I [mA]
-20
Figura 2.17: Circuito risonante con smorzamento nullo eccitato da una tensione a
gradino. In alto, in rosso: tensione ai capi del circuito risonante; in basso, in verde,
corrente attraverso condensatore ed induttanza (L = 1 µH, C = 1 nF ).
parallelo alla linea, RL e RG , cioè quando i gradini diventano sempre più stretti e più
bassi, la curva diventa l’esponenziale di carica del condensatore di un circuito RC a
costanti concentrate.
Il gradino iniziale V0 all’inizio della linea è determinato dal rapporto di partizione
tra le resistenza interna del generatore, RG , e la resistenza caratteristica della linea,
R0 :
R0
V0 = VG · (2.56)
R0 + RG
Dopo un intervallo di tempo 2T il gradino è giunto all’estremità destra della linea,
è stato riflesso con coefficiente di riflessione
RL − R0
ρL = (2.57)
RL + R0
ed è tornato all’inizio della linea, dove si somma al gradino iniziale V0 e viene
nuovamente riflesso verso destra, questa volta con coefficiente
RG − R0
ρG = (2.58)
RG + R0
Quindi all’inizio della linea dopo un tempo 2T al gradino iniziale V0 si sommano
i due contributi V0 ρL e V0 ρL ρG :
V (2T ) = V0 + V0 ρL + V0 ρL ρG (2.59)
2 2 2
Dopo un ulteriore tempo 2T si hanno i due nuovi contributi V0 ρL ρG e V0 ρL ρG e
cosı̀ via. Sommando i contributi successivi si ha:
n−1
" #
X i
V (2nT ) = V0 1 + ρL 1 + ρG ρL ρG (2.60)
i=0
2-22 CAPITOLO 2. LINEE DI TRASMISSIONE
RL = ∞
2 1
v
1.5 0.75
i [mA]
v [V]
1 0.5
0.5 0.25
i
0 0
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1
time [µs]
RL = 500 Ω
2 1
1.5 0.75
i [mA]
v [V]
i
1 0.5
v
0.5 0.25
0 0
0 0.2 0.4 0.6 0.8 1
time [µs]
Figura 2.18: Corrente (in rosso) e tensione (in verde) nel punto di alimentazione di
una linea con lunghezza elettrica T = 20 ns e resistenza caratteristica R0 = 50 Ω da
parte di un generatore di tensione a gradino con resistenza interna RG = 500 Ω. Il
grafico in basso si riferisce ad una linea terminata con una resistenza RL = 500 Ω,
quello in alto ad una linea aperta (RL = ∞).
n−1
X 1 − xn
xn =
1−x
i=0
si ottiene
t
2T
1 − ρL ρG
V (t) = V0 1 + ρL 1 + ρG · (2.61)
1 − ρL ρG
con t = 0, 2T, 4T, 6T, .... Sostituendo i valori di ρL , ρG e V0 , dopo una certa
manipolazione algebrica, si arriva a
RL RL R0 t
log(ρL ρG )
V (t) = VG − − ·e 2T (2.62)
RG + RL RL + RG R0 + RG
2.17. VELOCITÀ DI FASE E DI GRUPPO 2-23