Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
8 visualizzazioni28 pagine

Intonaco Armato

IntonacoArmato edifici in muratura

Caricato da

rezzriop
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
8 visualizzazioni28 pagine

Intonaco Armato

IntonacoArmato edifici in muratura

Caricato da

rezzriop
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd

Edifici in muratura

Consolidamento con intonaco armato di strutture


in muratura secondo le recenti normative

Calcolo di edifici in muratura


([Link])

Bibliografia:
Michele Vinci – Metodi di calcolo e tecniche di consolidamento per edifici in muratura – 3a
edizione – Dario Flaccovio Editore – 2019

Michele Vinci – La progettazione delle sopraelevazioni su edifici esistenti in muratura – 3a


edizione – e.m.e. – 2023

1
2
Indice

1 – Tecnica di esecuzione…………………………………………………………………………………………6
2 – Prescrizioni di normativa………………………………………………………………………………………6
3 – Resistenza nel piano di un maschio murario……………………………………………………………….7
3.1 – Resistenza a pressoflessione nel piano di un maschio murario………………………………………..8
3.2 – Resistenza a taglio nel piano di un maschio murario……………………………………………………9
3.3 – Resistenza a scorrimento di un maschio murario………………………………………………………10
4 – Resistenza fuori dal piano di un maschio murario………………………………………………………..11
4.1 – Resistenza a pressoflessione fuori dal piano di un maschio murario………………………………...11
4.2 – Verifiche fuori piano attraverso l’analisi dei meccanismi locali………………………………………..11
5 – Maschio murario consolidato con intonaco armato……………………………………………………….12
5.1 – Resistenza a pressoflessione nel piano di un maschio murario consolidato con intonaco armato 12
5.2 – Resistenza a taglio nel piano di un maschio murario consolidato con intonaco armato…………...13
5.3 – Resistenza a scorrimento nel piano di un maschio murario consolidato con intonaco armato……14
5.4 – Resistenza a pressoflessione fuori dal piano di un maschio murario consolidato con intonaco
armato……………………………………………………………………………………………………………...15
5.5 – Resistenza fuori dal piano valutata attraverso l’analisi dei meccanismi locali di pareti in muratura
consolidate con intonaco armato………………………………………………………………………………..15
6 – Esempi di consolidamento con intonaco armato………………………………………………………….16
7 – Criteri di intervento e dettagli costruttivi……………………………………………………………………25
Bibliografia………………………………………………………………………………………………………...28

3
4
Consolidamento con intonaco armato di strutture in muratura
secondo le recenti normative

La tecnica di consolidamento dell’intonaco armato consiste nel realizzare due lastre in


calcestruzzo (spessore 2-5 cm) sulle due facciate della parete in muratura, armate con
rete metallica (o di altro materiale, tipo fibre di vetro, carbonio, ecc.) e rese solidali alla
muratura stessa attraverso connettori trasversali. Questa tecnica consente di migliorare
le caratteristiche meccaniche della parete in termini sia di resistenza che di rigidezza. Il
consolidamento si presta molto bene per murature costituite da mattoni pieni in laterizio
e murature costituite da pietrame.
Affinché il consolidamento sia efficace, è fondamentale che le lastre in calcestruzzo
siano presenti su entrambi i lati della parete e che siano rese solidali attraverso l’utilizzo
dei connettori trasversali. Prove sperimentali dimostrano che il rinforzo con una sola
lastra disposta su un solo lato della parete non restituisce gli effetti migliorativi attesi.
Questa tecnica di consolidamento presenta sia aspetti positivi che negativi che non la
rendono sempre applicabile. Tra i vantaggi citiamo:

 l’incremento di resistenza della parete sia nel piano che fuori piano;
 elimina gli effetti di eventuali lesioni isolate;
 la facilità di esecuzione (non è richiesta una manovalanza specializzata);
 non altera lo stato tensionale della muratura;
 l’economicità dell’intervento;
 la facile reperibilità dei materiali.

Il consolidamento presenta anche numerosi svantaggi:

 non è applicabile su edifici di particolare interesse storico e monumentale o su


pareti con particolari affreschi o stucchi;
 riduce la possibilità di deformazione della parete. L’intervento, per effetto delle
lastre armate, va ad irrigidire notevolmente la parete;
 se non ben protette, le parti metalliche dell’intervento (rete elettrosaldata e
connettori trasversali) sono soggette a corrosione;
 altera la distribuzione dei carichi sismici per effetto della maggiore rigidezza. Se si
applica in modo errato potrebbe creare squilibri dal punto di vista della
distribuzione delle azioni sismiche. L’intervento deve essere più limitato possibile
e quanto più possibile distribuito su tutta la struttura. È opportuno non variare
notevolmente la posizione dei baricentri di masse e rigidezze. Le operazioni di
intervento devono essere eseguite quanto più possibile simmetriche rispetto alla
pianta dell’edificio (in ogni caso, è sempre opportuno controllare la posizione dei
suddetti baricentri prima e dopo il consolidamento);
 incremento della massa della struttura. Su ogni parete che si consolida grava il
peso equivalente di una parete in c.a. dello spessore di circa 6 cm (3 cm per lato);
 altera l’isolamento termico e la traspirabilità della muratura;
 rende più difficoltosa la realizzazione degli impianti.

5
1 – Tecnica di esecuzione

L’esecuzione del consolidamento avviene attraverso una serie di fasi successive. Il


primo passo è quello della preparazione della parete. Viene messa a nudo la muratura
per mezzo dell’asportazione dell’intonaco esistente. Vengono effettuati la spazzolatura
ed il lavaggio con getti di acqua o aria a bassa pressione. Vengono effettuate iniezioni di
malta in eventuali lesioni o altri vuoti. In questa fase il muro viene portato a saturazione
per evitare che parte dell’acqua necessaria al consolidamento venga assorbita dalla
muratura pregiudicando la bontà dell’intervento. Successivamente si realizzano i fori per
l’alloggiamento dei connettori trasversali per mezzo di trapani. Tali fori devono essere
uniformemente distribuiti sulla parete, devono essere circa 4 per ogni metro quadro ed
avere un diametro di circa 4 cm. Per i connettori trasversali vengono di solito utilizzate
normali barre di armatura per cemento armato ad aderenza migliorata con diametro che
varia generalmente da 4 a 8 mm. Vengono inseriti nei fori creati appositamente e sigillati
con iniezioni di malta. Successivamente vengono posizionate le reti su entrambi i lati
della parete. Generalmente si utilizzano reti elettrosaldate con diametro che varia da 4 a
8 mm e con maglia 10×10 o 15×15 cm. La rete deve essere distanziata dalla parete per
circa 2 cm (dipende anche dal tipo di armatura utilizzata). Successivamente al
posizionamento della rete vengono risvoltati gli estremi dei connettori trasversali a 90° e
legati alle reti con filo di ferro. Si possono utilizzare tipologie di reti di altro materiale (fibre
di vetro, fibre di carbonio, ecc.). Infine si esegue il getto di calcestruzzo per realizzare le
lastre. Lo spessore delle lastre varia generalmente da 2 a 5 cm. Per questi valori degli
spessori il getto avviene per spruzzatura del materiale sulla parete, anche procedendo
per strati. Per la realizzazione delle lastre di piccolo spessore, non è richiesta la
casseratura.

2 – Prescrizioni di normativa

Per le pareti consolidate con intonaco armato non esistono veri e propri modelli di
calcolo. Tuttavia la normativa, tramite la Circolare 7/2019, dà alcune indicazioni sulla
base di prove sperimentali effettuate su diverse tipologie di pareti.
Nel punto C8.7.4.1 cita quanto segue:

Il placcaggio delle murature con intonaco armato costituisce un efficiente


provvedimento soprattutto nel caso in cui le murature siano gravemente
danneggiate o incoerenti, purché siano posti in opera i necessari
collegamenti trasversali bene ancorati alle armature poste su entrambe
le facce della muratura. Le fodere possono essere realizzate con malte a
base di cemento o di calce e armatura in reti o tessuti di acciaio
inossidabile, oppure con materiali compositi, utilizzando fibre di carbonio,
vetro o aramidiche.

Per le tipologie di muratura più comunemente diffuse sul territorio nazionale, la Circolare
7/2019 fornisce dei coefficienti correttivi da applicare sia ai parametri di resistenza che ai
moduli elastici; i valori dei suddetti coefficienti sono riportati nella tabella 1 (tabella [Link]
riportata nel punto C8.5.3.1 della Circolare 7/2019).

6
miscele leganti (*)

Ristilatura armata

dei paramenti (**)


con connessione
Connessione

complessivo
coefficiente
Iniezione di
trasversale

armato (**)
Tipologia di muratura

Ricorsi o

Massimo
Intonaco
listature
buona
Malta
Muratura in pietrame disordinata (ciottoli,
1.5 1.3 1.5 2.0 2.5 1.6 3.5
pietre erratiche e irregolari)
Muratura a conci sbozzati, con paramenti di
1.4 1.2 1.5 1.7 2.0 1.5 3.0
spessore disomogeneo
Muratura in pietre a spacco con buona
1.3 1.1 1.3 1.5 1.5 1.4 2.4
tessitura
Muratura irregolare di pietra tenera (tufo,
1.5 1.2 1.3 1.4 1.7 1.1 2.0
calcarenite, ecc.)
Muratura a conci regolari di pietra tenera
1.6 - 1.2 1.2 1.5 1.2 1.8
(tufo, calcarenite, ecc.)

Muratura a blocchi lapidei squadrati 1.2 - 1.2 1.2 1.2 - 1.4

1.3
Muratura in mattoni pieni e malta di calce (***) - 1.2 1.5 1.2 1.8
(****)
Muratura in mattoni semipieni con malta
1.2 - - - 1.3 - 1.3
cementizia (es.: doppio UNI foratura < 40%)
Tabella 1 – Coefficienti migliorativi per le varie tipologie di muratura (punto C8.5.3.1 della Circolare 7/2019)

I valori riportati in tabella 1 devono essere convenientemente ridotti per pareti di notevole
spessore (per esempio maggiore di 70 cm).

Inoltre, c’è da tenere in conto quanto riportato nel punto C8.5.3.1 della Circolare 7/2019.
I coefficienti riportati in tabella 1 devono essere applicati sia ai parametri di resistenza
(fm, 0, fv0) che ai moduli elastici (E, G).

3 – Resistenza nel piano di un maschio murario

Per i maschi murari sono possibili i meccanismi di rottura per flessione, per taglio e per
scorrimento. La resistenza Vu del maschio è funzione dei suddetti meccanismi di rottura
e dipende dalle caratteristiche meccaniche e geometriche dell’elemento e dalla tipologia
di muratura di cui è costituito.
Per elementi di nuova costruzione o esistenti con muratura a tessitura regolare, secondo
i punti [Link].1 e [Link].2 del D.M. 17/01/2018 si ha:

Vu  min(Vf , Vt ) (1)

mentre, per edifici esistenti con muratura a tessitura irregolare, secondo il punto
[Link].1 del D.M. 17/01/2018 ed il punto C.[Link] della Circolare 7/2019 si ha:

Vu  min(Vf , Vs ) (2)

7
dove Vf è la resistenza dell’elemento se il meccanismo di rottura si verifica per flessione,
Vt è la resistenza dell’elemento se il meccanismo di rottura si verifica per taglio, valida
per edifici di nuova costruzione o esistenti con muratura a tessitura regolare (secondo la
teoria allo scorrimento di Coulomb), e Vs è la resistenza dell’elemento se il meccanismo
di rottura si verifica per taglio, valida per edifici esistenti con muratura a tessitura
irregolare (secondo il criterio di Turnesek e Cacovic).

3.1 – Resistenza a pressoflessione nel piano di un maschio murario

La resistenza a pressoflessione nel piano di un maschio murario è governata dalla


seguente espressione (vedi punto [Link].1 del D.M. 17/01/2018):

  l2  t  0 
Mu  0 1 -  (3)
2  0.85  fd 
 

dove

- l è la lunghezza del maschio murario;


- t è lo spessore del maschio murario;
- fd è la resistenza a compressione di calcolo della muratura;
- 0 è la tensione normale media in testa al maschio murario.

Dividendo il valore del momento ultimo ricavato dalla (3) per la lunghezza h0 si ottiene:

Mu   l2  t  0 
Vf   0 1 -  (4)
h0 2  h0   0.85  f 
d

dove h0 è la distanza tra la sezione di verifica e la sezione a momento nullo (per elementi
con sola traslazione in testa h0 = h / 2, dove h è l’altezza dell’elemento).
Dalla (3) si ottiene il momento ultimo del maschio murario, mentre dalla (4) si ottiene il
corrispondente taglio Vf che compare nella (1) e nella (2).
La (3) è una funzione parabolica, dove in ascissa si riporta la tensione media a
compressione (o in alternativa lo sforzo normale) a cui è sottoposto il maschio murario
ed in ordinata il corrispondente momento flettente. Nella figura 1 si riporta un tipico
esempio di dominio resistente per pressoflessione. Come si vede dalla figura, sono
ammessi soltanto azioni assiali di compressione (non sono ammesse trazioni). Il
momento ultimo è nullo in corrispondenza dell’origine degli assi (per sforzo normale nullo
il momento flettente corrispondente è nullo). La resistenza a pressoflessione aumenta
con legge parabolica fino a raggiungere la tensione normale media pari a 0.85 ꞏ fd / 2. Per
quest’ultima tensione il momento assume il seguente valore:

0.85  fd  l2  t
Mu, max 
8

8
Per valori maggiori della tensione normale, il momento decresce con legge parabolica
fino a raggiungere il valore nullo. Tale valore si ottiene per il valore della tensione
normale media pari a 0.85 fd.

Figura 1 – Momento resistente in funzione della tensione normale media

3.2 – Resistenza a taglio nel piano di un maschio murario

Nei maschi murari sollecitati da azione assiale ed orizzontale, quando viene superata la
resistenza a trazione (convenzionale) della muratura, si formano lesioni, generalmente
nella parte centrale dell’elemento, con andamento diagonale (circa 45° rispetto all’asse
del maschio stesso). Tale meccanismo si valuta attraverso la nota espressione di
Turnesek e Cacovic sotto riportata:

l  t  ftd  l  t  1.5  0d 0


Vs  1 0  1 (5)
b ftd b 1.5  0d

dove

- Vs è la resistenza a taglio per superamento delle tensioni limite di trazione


dell’elemento che compare nella (2);
- ftd è la resistenza convenzionale a trazione della muratura data da 1.5 0d;
- b è il coefficiente che tiene conto della snellezza del maschio;
- 0d è la tensione tangenziale di riferimento.

Dalla (5) si ottiene che la resistenza a taglio per fessurazione diagonale, come per il
caso della pressoflessione, dipende dallo sforzo normale. Nella figura 2 si riporta un
tipico andamento della resistenza a taglio in funzione della tensione normale.

9
Figura 2 – Taglio resistente in funzione della tensione normale media

A differenza della pressoflessione, la resistenza a taglio aumenta sempre all’aumentare


dello sforzo normale. Anche per il valore nullo dello sforzo normale, la resistenza a taglio
è maggiore di zero. La formulazione non prevede limiti di resistenza all’aumentare dello
sforzo normale. Il limite si ottiene accoppiando alla resistenza a taglio quella a
pressoflessione.

3.3 – Resistenza a scorrimento di un maschio murario

La resistenza per rottura a scorrimento Vt di un maschio murario si ottiene dalla


seguente:

f    n 
Vt  fvd  l1  t   v0m   l1  t (6)
 γm 

dove

- l1 è la lunghezza della zona compressa della base del maschio murario;


- t è lo spessore del maschio murario;
-  è il coefficiente di attrito e viene generalmente posto pari a 0.4;
- fv0m è la resistenza a taglio in assenza di carichi verticali del maschio murario;
- m è il coefficiente di sicurezza della muratura.

Nella figura 3 si riporta l’andamento della resistenza a taglio in funzione della tensione
normale. Come si vede dalla figura, l’andamento della resistenza allo scorrimento non
assume andamento lineare. Il motivo di tale non linearità è dovuto alla parzializzazione
della sezione sotto l’effetto dei carichi orizzontali. L’elemento sottoposto ad azione
assiale ed orizzontale è soggetto ad eccentricità. Per valori bassi dell’azione assiale,
l’eccentricità tende ad assumere valori elevati, provocando elevati valori di
parzializzazione della sezione. Per effetto della suddetta parzializzazione, la resistenza a
taglio può essere nulla anche per valori dello sforzo assiale di compressione maggiore di
zero1.

1
Per approfondimenti sui meccanismi di rottura si rimanda al testo riportato in bibliografia Metodi di calcolo
e tecniche di consolidamento per edifici in muratura.
10
Figura 3 – Resistenza a scorrimento in funzione dello sforzo normale

4 – Resistenza fuori dal piano di un maschio murario

La resistenza fuori dal piano di un maschio murario si può valutare attraverso la verifica
a pressoflessione o attraverso la verifica dei meccanismi locali (ribaltamento semplice,
flessione verticale, flessione orizzontale, ecc.).

4.1 – Resistenza a pressoflessione fuori dal piano di un maschio murario

In analogia con quanto riportato nel paragrafo 3.1, la resistenza a pressoflessione fuori
dal piano si valuta attraverso la relazione (3), scambiando la lunghezza (l) della parete
con lo spessore (t):

  t2  l  0 
Mu  0 1 -  (7)
2  0.85  f 
 d

L’ascissa corrispondente al valore massimo del momento resistente e quella relativa alla
massima compressione del dominio rimangono uguali a quelle viste nel paragrafo 3.1
relativamente alla pressoflessione nel piano. Varia il valore del momento. Ovviamente,
per i maschi murari la cui lunghezza è maggiore dello spessore, il momento resistente
fuori dal piano è minore di quello valutato nel piano per via dell’esponente quadrato che
appare nella (4) e nella (7). Ovviamente, per elementi quadrati le due resistenze
coincidono.

4.2 – Verifiche fuori piano attraverso l’analisi dei meccanismi locali

Il comportamento fuori piano di una parete può essere valutato attraverso l’analisi dei
meccanismi locali. Tra le tipologie di meccanismo più comuni per gli edifici in muratura
troviamo i seguenti:

- ribaltamento semplice;
- flessione verticale;
- flessione orizzontale;
- ribaltamento composto;
11
- ribaltamento del cantonale;
- sfondamento del timpano.

Per evitare lungaggini in questo contesto, vista la complessità dell’argomento, per


approfondimenti teorici si rimanda a testi specifici2.

5 – Maschio murario consolidato con intonaco armato

Il consolidamento con intonaco armato ha effetti sia sulle verifiche nel piano che su
quelle fuori piano. Si riporta di seguito il comportamento del maschio murario consolidato
con intonaco armato per tutti i meccanismi di rottura sopra riportati.

5.1 – Resistenza a pressoflessione nel piano di un maschio murario consolidato


con intonaco armato

La resistenza a pressoflessione nel piano di un maschio murario è governata dalla


relazione (3). In tale relazione compare la resistenza a compressione della muratura (fd)
e lo spessore (t). A seguito del consolidamento, aumenta la resistenza a compressione
secondo le indicazioni riportate nella tabella 1. Nella figura 4 si riporta il dominio a
pressoflessione per il maschio murario consolidato con intonaco armato.

Figura 4 – Dominio a pressoflessione per maschio murario consolidato con intonaco armato

Per quanto concerne la resistenza a pressoflessione nel piano, come si evince dalla
figura 4, per piccoli valori dello sforzo normale, il beneficio del consolidamento è
trascurabile. Per esempio, in corrispondenza dello sforzo normale N1, il corrispondente

2
Per approfondimenti sull’analisi dei meccanismi locali si rimanda al testo riportato in bibliografia Metodi di
calcolo e tecniche di consolidamento per edifici in muratura.
12
momento resistente M1,c della parete consolidata è pressoché coincidente con quello
M1,nc della parete non consolidata. Al contrario, aumenta notevolmente per valori elevati
dello sforzo normale. Per esempio, in corrispondenza dello sforzo normale N2, il
corrispondente momento resistente M2,c della parete consolidata è molto maggiore di
quello M2,nc della parete non consolidata. In fine, il consolidamento con intonaco armato
consente di raggiungere valori dello sforzo normale maggiori di quelli possibili in assenza
di consolidamento (Nc maggiore di Nnc – vedi figura 4). In corrispondenza dello sforzo
normale N3 si ha un momento resistente maggiore di zero (cosa non possibile in assenza
di consolidamento). In definitiva, il consolidamento aumenta la resistenza a
pressoflessione dell’elemento per grandi valori dello sforzo normale (per esempio, per
pareti ai piani inferiori, generalmente soggetti ad elevati valori dello sforzo normale). Al
contrario, è poco adatto per pareti sottoposti a bassi valori dello sforzo normale (per
esempio, per pareti scariche ai piani alti della struttura).
L’incremento di resistenza di un maschio murario può essere legato anche all’incremento
dello spessore dell’elemento nel suo complesso. Se t è lo spessore della parete in
assenza di consolidamento e ts lo spessore della singola lastra, lo spessore da
considerare nella relazione (3) è t + 2 ꞏ ts (c’è da sottolineare che il contributo
all’incremento dello spessore non tutti gli autori lo considerano, per molti se ne tiene
conto nel coefficiente di tabella 1).

5.2 – Resistenza a taglio nel piano di un maschio murario consolidato con


intonaco armato

La resistenza a taglio nel piano di un maschio murario è governata dalla relazione (5). In
tale relazione compare la resistenza tangenziale della muratura (0d) e lo spessore t. A
seguito del consolidamento, aumenta la suddetta resistenza secondo le indicazioni
riportate nella tabella 1. Nella figura 5 si riporta il dominio a taglio per il maschio murario
consolidato con intonaco armato.

Figura 5 – Dominio a taglio per maschio murario consolidato con intonaco armato
13
Per quanto concerne la resistenza a taglio nel piano, come si evince dalla figura 5, il
beneficio del consolidamento si manifesta sia per valori bassi dello sforzo normale che
per valore alti. Come si vede dalla figura, si ha un incremento di resistenza a taglio sia in
corrispondenza dello sforzo normale N1 che in corrispondenza dello sforzo normale N2.
Inoltre, come per il caso della pressoflessione, sono possibili valori dello sforzo normale
non raggiungibili in assenza di consolidamento (vedi sforzo normale N3 in figura).
L’incremento in ascissa del dominio è direttamente legato al dominio a pressoflessione
(legato alla relazione (3). La relazione (5) non stabilisce limiti in termini di sforzo
normale).
Anche in questo caso, l’incremento di resistenza del maschio murario può essere legato
all’incremento dello spessore dell’elemento nel suo complesso. Si consulti l’ultima parte
del paragrafo precedente.

5.3 – Resistenza a scorrimento nel piano di un maschio murario consolidato con


intonaco armato

La resistenza a scorrimento nel piano di un maschio murario è governata dalla relazione


(6). In tale relazione compare la resistenza a taglio in assenza di carichi verticali della
muratura (fv0m) e lo spessore (t). A seguito del consolidamento, aumenta la suddetta
resistenza secondo le indicazioni riportate nella tabella 1. Nella figura 6 si riporta il
dominio a scorrimento per il maschio murario consolidato con intonaco armato.

Figura 6 – Dominio a scorrimento per maschio murario consolidato con intonaco armato

Anche per la resistenza a scorrimento, come per la resistenza a taglio, il beneficio del
consolidamento si manifesta sia per valori bassi dello sforzo normale che per valore alti
(vedi figura 6). Valgono le stesse considerazioni viste nel paragrafo precedente.
Anche in questo caso, l’incremento di resistenza del maschio murario può essere legato
all’incremento dello spessore dell’elemento nel suo complesso. Si consulti l’ultima parte
del paragrafo 5.1.

14
5.4 – Resistenza a pressoflessione fuori dal piano di un maschio murario
consolidato con intonaco armato

Per la pressoflessione fuori dal piano valgono le stesse considerazioni viste per la
pressoflessione nel piano (vedi paragrafo 5.1). Si ottengono gli stessi effetti migliorativi.

5.5 – Resistenza fuori dal piano valutata attraverso l’analisi dei meccanismi locali
di pareti in muratura consolidate con intonaco armato

Ai fini della verifica fuori piano secondo l’analisi dei meccanismi locali, l’intonaco armato
può portare effetti migliorativi alla resistenza della parete solo se le armature sono
efficacemente ancorate ad altre parti di struttura, quali per esempio, cordoli, travi di
fondazioni, pareti ortogonali, ecc.
Nella figura 7 si mette in evidenza come le armature del consolidamento ancorate nel
cordolo o nelle pareti sottostanti (anche queste consolidate con intonaco armato) si
oppongono al ribaltamento della parete. L’insieme delle armature esercitano un effetto
stabilizzante Fc. Se la parete ruota intorno al punto C, le armature del consolidamento si
oppongono al ribaltamento con una coppia Mc = Fc ꞏ (t + 1.5 ꞏ ts), dove t è lo spessore
della parete e ts quello di una singola lastra di calcestruzzo.

Figura 7 – Resistenze delle armature per ancoraggio in cordoli e solai

Anche l’ancoraggio delle reti tra pareti ortogonali fornisce una valida opposizione alla
rotazione della parete fuori dal proprio piano (vedi figura 8). Le armature della parete
consolidata con intonaco armato devono essere efficacemente ancorate nelle pareti
ortogonali, anche queste ultime consolidate con intonaco armato. Quando la parete
tende a ruotare intorno alla cerniera C (vedi figura 9), le armature si oppongono alla
rotazione generando delle forze concentrate in corrispondenza delle barre orizzontali di
armatura.

15
Figura 8 – Ancoraggio delle armature nei muri ortogonali

Figura 9 – Resistenza delle armature della rete elettrosaldata

6 – Esempi di consolidamento con intonaco armato

Si riportano di seguito alcuni esempi di consolidamento di pareti in muratura con la


tecnica dell’intonaco armato.

Esempio 1

Calcolare la resistenza nel piano di un maschio murario costituito da “mattoni pieni e


malta di calce” consolidato con intonaco armato.
16
Dati

- Lunghezza della parete (l) = 200 cm


- Altezza della parete (h) = 300 cm
- Spessore della parete (t) = 50 cm
- Livello di conoscenza = LC1
- Coefficiente di sicurezza (m) =2
- Spessore delle lastre di intonaco armato (tI) =3 cm

Soluzione

Dalla tabella riportata nel punto C8.5.3.1 della Circolare 7/2019 (vedi tabella 2) è
possibile ricavare i valori base dei parametri meccanici.

fm 0 fv0 E G
[daN/cm2] [daN/cm2] [daN/cm2] [daN/cm2] [daN/cm2] w
Tipologia di muratura
[daN/m3]
min - max min - max min - max min - max min - max

Muratura in pietrame disordinata


10.0 0.18 - 6900 2300
(ciottoli, pietre erratiche e 1900
20.0 0.32 - 10500 3500
irregolari)
Muratura a conci sbozzati, con
0.35 - 10200 3400
paramenti di spessore 20.0 2000
0.51 - 14400 4800
disomogeneo (*)

Muratura in pietre a spacco con 26.0 0.56 - 15000 5000


2100
buona tessitura 38.0 0.74 - 19800 6600

Muratura irregolare di pietra 14.0 0.28 - 9000 3000 1300


tenera (tufo, calcarenite, ecc.) 22.0 0.42 - 12600 4200 1600 (**)

Muratura a conci regolari di


20.0 - 1.00 12000 4000 1300
pietra tenera (tufo, calcarenite,
32.0 - 1.90 16200 5000 1600 (**)
ecc.) (**)

Muratura a blocchi lapidei 58.0 - 1.80 24000 8000


2200
squadrati 82.0 - 2.80 33000 11000

Muratura in mattoni pieni e 26.0 0.50 1.30 12000 4000


1800
malta di calce (***) 43.0 1.30 2.70 18000 6000

Muratura in mattoni semipieni


50.0 - 2.00 35000 8750
con malta cementizia (es.: 1500
80.0 - 3.60 56000 14000
doppio UNI foratura < 40%)
Tabella 2 – Valori di riferimento dei parametri meccanici (punto C8.5.3.1 della Circolare 7/2019)

Tenendo inoltre conto del livello di conoscenza LC1, occorre considerare i valori minimi
riportati in tabella per le resistenze ed i valori medi per i moduli elastici. Dalla tabella 2 si
ottengono i valori dei parametri meccanici riportati nella tabella 3.

17
fm 0 fv0 E G
Tipologia di muratura
[daN/cm2] [daN/cm2] [daN/cm2] [daN/cm2] [daN/cm2]
Muratura in mattoni pieni e malta di
26.0 0.50 1.30 15000 5000
calce
Tabella 3 – Valori medi dei parametri meccanici (punto C8.5.3.1 della Circolare 7/2019)

Inoltre, occorre ulteriormente dividere le resistenze per il fattore di confidenza (FC =


1.35) e per il coefficiente di sicurezza (m = 2). Per la muratura non consolidata le
resistenze di calcolo (fd, 0d, fv0d) sono di seguito riportate:

fm 26.0
fd    9.63 daN / cm2
 m  FC 2  1.35

0 0.50
0d    0.18 daN / cm2
 m  FC 2  1.35

fv0 1.30
fv0d    0.48 daN / cm2
 m  FC 2  1.35

Nella tabella 4 si riportano i valori di calcolo dei parametri meccanici per la muratura non
consolidata.

fd 0d fv0d E G
Tipologia di muratura
[daN/cm2] [daN/cm2] [daN/cm2] [daN/cm2] [daN/cm2]
Muratura in mattoni pieni e malta di
9.63 0.18 0.48 15000 5000
calce
Tabella 4 – Valori di calcolo dei parametri meccanici della muratura in assenza di consolidamento

Tenendo conto dei parametri meccanici riportati nella tabella 4, si ottengono i domini
riportati nella figura 10 (curve senza intonaco armato).
Per tenere conto degli effetti del consolidamento, occorre moltiplicare sia le resistenze
che i moduli elastici per il coefficiente correttivo corrispondente riportato in tabella 1, che
per la muratura di cui è costituita la parete assume il valore 1.5 (muratura in mattoni pieni
e malta di calce). Nella tabella 5 si riportano i valori di calcolo dei parametri meccanici
della muratura tenendo conto del consolidamento.

fd 0d fv0d E G
Tipologia di muratura
[daN/cm2] [daN/cm2] [daN/cm2] [daN/cm2] [daN/cm2]
Muratura in mattoni pieni e malta di
14.44 0.27 0.72 22500 7500
calce
Tabella 5 – Valori di calcolo dei parametri meccanici della muratura tenendo conto del consolidamento

Tenendo conto dei parametri meccanici riportati nella tabella 5, si ottengono i domini
riportati nella figura 10 (curve con intonaco armato).
In figura 10 vengono confrontati i domini di resistenza a flessione (“a” di figura) e taglio
(“b” di figura) del maschio consolidato e non consolidato.

18
Figura 10 – Dominio a pressoflessione (a) e taglio (b) per il maschio murario con e senza intonaco armato

Esempio 2

Data la parete riportata in figura 11, consolidare con intonaco armato ed effettuare le
verifiche dei maschi murari.

Figura 11 – Geometria della parete

Dati

- Spessore della parete (t) = 40 cm


- Materiale per la muratura (esistente) = mattoni pieni e malta di calce
- Livello di conoscenza = LC1
- Coefficiente di sicurezza (m) =2
- Spessore delle lastre di intonaco armato (tI) =3 cm
19
Soluzione

Ai fini dello scopo del corrente esempio si effettuano alcune semplificazioni. Ogni
maschio murario si considera con altezza pari a quella dell’interpiano (h = 400 cm). Sotto
queste condizioni, dal punto di vista geometrico i maschi murari diversi sono due, uno di
lunghezza pari a 250 cm e l’altro di lunghezza pari a 300 cm. Nella tabella 6 si riportano
le sollecitazioni di interesse per ogni singolo maschio murario3. Il numero corrispondente
del maschio murario è riportato nella figura 12.

Figura 12 – Numerazione dei maschi murari

Valori minimi e massimi delle sollecitazioni di calcolo per i maschi murari della parete

Sforzo normale Taglio Momento flettente


[daN] [daN] [daNm]
Nodo Elem. min max min max min max
Piede 1 24433 63311 - 8121 9666 - 21095 20263
Piede 2 53583 93544 - 14524 14761 - 30875 30718
Piede 3 53583 93544 - 14761 14524 - 30718 30875
Piede 4 24433 63311 - 9666 8121 - 20263 21095
Piede 5 18485 44584 - 5108 7809 - 13108 8811
Piede 6 31380 56819 - 11573 12088 - 20769 20198
Piede 7 31380 56819 - 12088 11573 - 20198 20769
Piede 8 18485 44584 - 7809 5108 - 8811 13108
Piede 9 7920 18647 364 4256 - 6135 - 2877
Piede 10 11681 23546 - 6667 7482 - 5385 4879
Piede 11 11681 23546 - 7482 6667 - 4879 5385
Piede 12 7920 18647 - 4256 - 364 2877 6135
Tabella 6

3
Le sollecitazioni sono state ricavate per un altro esempio svolto nel testo La progettazione delle
sopraelevazioni su edifici esistenti in muratura dello stesso autore. Per evitare inutili lungaggini in questo
contesto, per approfondimenti si rimanda al suddetto testo.
20
Per la simmetria della parete si effettuano le verifiche solo dei maschi murari 1, 2, 5, 6, 9
e 10. La verifica si effettua al piede di ogni singolo maschio murario.
Poiché la muratura è uguale a quella dell’esempio precedente, il livello di conoscenza
assunto è LC1, i parametri meccanici di calcolo del materiale sono quelli riportati in
tabella 4.

Verifica a pressoflessione

Tenendo conto della geometria dei maschi murari e dei parametri meccanici riportati in
tabella 4, è possibile definire i domini di resistenza. Nella figura 13 si riportano i domini di
resistenza a pressoflessione dei maschi murari ed i relativi stati sollecitazionali. Il
dominio di minore dimensione (sinistra in figura) si riferisce ai maschi murari con
lunghezza pari a 250 cm (maschi murari 1, 4, 5, 8, 9, 12), mentre quello di maggiore
dimensione (destra in figura) si riferisce ai maschi murari con lunghezza pari a 300 cm
(maschi murari 2, 3, 6, 7, 10, 11). Per ogni maschio murario vengono riportate sul grafico
le sollecitazioni di tabella 6. Le sollecitazioni vengono accoppiate in modo da coprire
l’inviluppo di tutte le combinazioni. Nel punto che rappresenta uno stato sollecitazionale
si riporta il numero del maschio murario corrispondente e la coppia di sollecitazioni (Nd,
Md). In grassetto gli stati sollecitazionali non verificati.

Figura 13 – Domini di resistenza a pressoflessione in assenza di consolidamento

Come si vede dalla figura, rimangono fuori dal dominio soltanto i maschi murari 1 e 2
(per la simmetria della parete anche i maschi murari 3 e 4) per il valore maggiore dello
sforzo normale sollecitante. Nella figura 14 vengono messi in evidenza i maschi murari
non verificati a pressoflessione.

21
Figura 14 – Maschi murari non verificati a pressoflessione

Poiché lo sforzo normale per cui si ottiene l’esito negativo della verifica assume un
valore alto, per quanto detto sopra è adatto il consolidamento con intonaco armato. Si
consolidano con intonaco armato gli elementi 1, 2, 3 e 4 (vedi figura 15).

Figura 15 – Parete consolidata con intonaco armato

Consolidando la parete con intonaco armato per come riportato in figura 15, si ottengono
i domini di resistenza a pressoflessione riportati in figura 16. I parametri meccanici della
muratura da assumere sono quelli riportati in tabella 5.
A seguito del consolidamento, gli stati sollecitazionali di tutti gli elementi sono interni ai
domini di resistenza a pressoflessione, per cui verificati. Per la verifica a pressoflessione,
il consolidamento con intonaco armato risulta essere efficace. I punti esterni ai domini in
assenza di consolidamento risultano essere abbondantemente compresi in quelli in
presenza di consolidamento.

22
Figura 16 – Domini di resistenza a pressoflessione in presenza di consolidamento

Verifica a taglio diagonale

Tenendo conto della geometria dei maschi murari e dei parametri meccanici riportati in
tabella 4, è possibile definire i domini di resistenza per taglio diagonale. Nella figura 17 si
riportano i suddetti domini e gli stati sollecitazionali degli elementi.

Figura 17 – Domini di resistenza a taglio diagonale in assenza di consolidamento

23
Come si vede dalla figura, rimangono fuori dal dominio di resistenza gli stati
sollecitazionali relativi a tutti i maschi murari di cui è costituita la parete. Nella figura 18
vengono messi in evidenza i maschi murari non verificati a taglio.

Figura 18 – Maschi murari non verificati a taglio

Si consolida con intonaco armato tutta la parete (vedi figura 19).

Figura 19 – Parete consolidata con intonaco armato

Consolidando la parete con intonaco armato per come riportato in figura 19, si ottengono
i domini di resistenza a pressoflessione riportati in figura 20. I parametri meccanici della
muratura da assumere sono quelli riportati in tabella 5.
A seguito del consolidamento con intonaco armato, ai fini della verifica a taglio, la
resistenza della parete aumenta, ma quasi tutti i maschi murari continuano a non
verificare. Rientra nella verifica soltanto il maschio 9 (per simmetria anche il 12). Come si
vede dalla figura 20, per ogni maschio murario c’è uno stato sollacitazionale fuori dal
dominio di resistenza (ad eccezione del maschio 9).
C’è da sottolineare che l’analisi è stata condotta con tecniche lineari che come si sa sono
molto restrittive. Con tecniche di calcolo più adatte (per esempio pushover), il
consolidamento con intonaco armato consente spesso di avere miglioramenti consistenti
sull’esito delle verifiche.
24
Figura 20 – Domini di resistenza a taglio in presenza di consolidamento

7 – Criteri di intervento e dettagli costruttivi

L’intonaco armato è una tecnica di consolidamento molto efficace per incrementare la


resistenza degli edifici in muratura. Tuttavia, tale tecnica deve essere utilizzata con
cautela in quanto può dare effetti indesiderati, peggiorando in alcuni casi il
comportamento globale della struttura.

Figura 21 – Disposizione errata (a sinistra) e corretta (a destra) di collocare le lastre dell’intonaco armato

25
Innanzitutto, è opportuno che le lastre in calcestruzzo siano realizzate su entrambi i lati
della parete: il consolidamento con la paretina da un solo lato rischia di rendere
l’intervento del tutto inefficace.
L’intonaco armato, visto che modifica notevolmente la distribuzione delle rigidezze della
struttura, deve essere applicato in modo più uniforme possibile in pianta. Applicazioni del
consolidamento in zone concentrate della struttura possono innescare effetti torsionali
molto pericolosi (vedi figura 22).

Figura 22 – Distribuzione in pianta errata (a sinistra) e corretta (a destra) del rinforzo con intonaco armato

Nei casi in cui si abbia l’esigenza di consolidare i piani superiori della struttura, è
opportuno riportare la continuità del consolidamento fino in fondazione (vedi figura 23).

Figura 23 – Distribuzione in elevazione errata (a sinistra) e corretta (a destra) del rinforzo con intonaco
armato

È opportuno inoltre, nei limiti del possibile, rendere il consolidamento sempre solidale
con gli altri elementi circostanti, garantendo la continuità con i muri ortogonali, con le
travi di fondazione e con i cordoli (vedi figura 24). In corrispondenza delle aperture,
occorre applicare il consolidamento anche nello spessore della muratura.

26
Figura 24 – Particolare costruttivo del rinforzo con intonaco armato

27
Bibliografia

Metodi di calcolo e tecniche di consolidamento per edifici in


muratura – III edizione – 2019

Michele Vinci

Dario Flaccovio Editore

[Link]

La progettazione delle sopraelevazioni su edifici esistenti in


muratura – III edizione - 2023

Michele Vinci

e.m.e. (edifici in muratura editoria)

Per maggiori informazioni: [Link]

28

Potrebbero piacerti anche