Grisha 2
Grisha 2
VON REZZORI
VENT’ANNI DALLA MORTE
Paolo Vita-Finzi,
l’ironico gusto
I SOLDATI
di «Giorni lontani»
ALBERTO INDELICATO
Sonobraviragazzi.
aolo Vita-Finzi non poté vedere il suo
Semisparassero
addosso,lofarebbero zioni sportive all’alba sui prati
smeraldini. Ma si può diventa-
P ultimo libro che aveva intitolato Giorni
lontani; esso apparve per i tipi del Muli-
no tre anni dopo la sua morte, avvenuta nel-
re individui apprezzabili anche l’agosto del 1986. Era la sua autobiografia, ma
soloperchéprendono se, dopo tanti fallimenti, si sce- non soltanto: era anche una cavalcata nel seco-
glie come estrema ratio la pro- lo XX, rivisto con straordinario spirito critico,
leparoleallalettera fessione dello scrittore. Cioè non privo di una disincantata ironia.
quando, per così dire, si nasce Nel rievocare gli eventi che aveva vissuto o a
una terza volta, con la consape- cui aveva assistito, Vita-Finzi portava infatti lo
L’AEROPORTO volezza che le parole vanno pre- stesso sguardo penetrante e divertito con cui
se alla lettera. Quando si sente aveva scoperto e messo in luce le «cifre» di
la responsabilità di quello che poeti e prosatori, ma anche di politici e filosofi
Èunadiquelle si dice. che aveva magistralmente «pastiché» in Anto-
Sono arrivato a Bucarest per logia apocrifa, forse l’opera sua più nota. Po-
costruzioni scrivere un reportage sulla Ro- che delle personalità che s’incontrano in Gior-
mania di oggi. Senza dubbio la ni lontani, se le avessero conosciute avrebbe-
chesembrano mia prima impressione è quel- ro preso le sue descrizioni con lo stesso spirito
la, banale, che manca il colore di alcuni degli autori che egli aveva parodiato.
decrepiteanchese di una volta. La Romania è di- Marino Moretti ed Aldo Palazzeschi, ad esem-
ventata grigia e giallastra. Ne- pio, avevano voluto fargli sapere di aver ap-
sonogiovanissime gli ultimi decenni è stata pesan- prezzato le sottili prese in giro del loro stile;
temente industrializzata, e la Trilussa era stato talmente entusiasta dei so-
prima cosa che un’industria netti attribuitigli che aveva voluto riconoscerli
LA CITTÀ produce non sono beni di consu- come suoi, firmandone uno. È vero che altri,
mo, bensì una classe uniforme. come Mario Missiroli e Alberto Moravia, non
Li amavo molto, i colori della avevano gradito la caricatura con cui la penna
Davantiall’immenso Romania. Ogni contadino con il aguzza di Vita-Finzi aveva messo a nudo i loro
suo costume nazionale fastosa- tic stilistici. Non conosciamo quale sia stata la
palazzodelpartito mente ricamato portava addos- reazione di Benedetto Croce: la sua tesi sull’uf-
so tutti i colori dell’iride. Erano ficio del male, che sarebbe necessario all’affer-
ungruppodipoliziotti una parte così integrante del marsi del bene sino ad esserne parte essenzia-
nostro paesaggio che non ave- le, veniva esemplificata con la micidiale frase
tiimpedisce vo mai realizzato che con il pro- «allo stesso modo in cui un cannibale in certo
prio costume, ognuno di loro senso può includere un missionario».
dipasseggiare portava addosso i simboli Se nell’Antologia apocrifa gli incontri di Vita-
d’una cultura antichissima. Finzi con i contemporanei avvenivano attra-
In Bucovina insieme ai rume- verso le loro opere, nei Giorni lontani essi sono
Loos era già svanita. Ero trasci- li e fantini per iniziare gli abissi- ni vivevano ruteni, polacchi, te- personali; vi sono i comunisti conosciuti nella
nato da un’altra passione: i ca- ni alla passione del turf. Scop- deschi, lipoveni ed ebrei. Avrei «torva Torino bolscevica» degli anni Venti, co-
valli. Ogni mattina, alle cinque, piò la guerra con l’Italia, e an- dovuto parlare, se non l’ebrai- me Antonio Gramsci «che assomigliava a Ma-
ero sulla pista smeraldina del- che questo sogno si infranse. co, almeno lo Yiddish alla perfe- rat», Piero Gobetti, «il cherubo giansenista...
l’ippodromo. Aspettavo che Che bella professione sareb- zione. Avrei potuto conoscere i un giovane alto e magro, con gli occhiali a stan-
uno degli allenatori che mi ero be stata quella di allenatore. chassidim abbastanza per con- ghetta, che potrebbe sembrare un seminarista
fatto amico mi desse un cavallo Oggi, dove una volta c’era l’ip- versare a tu per tu con Martin se non fosse per il ciuffo dei capelli biondi e un
da montare. Avevo in mente un podromo, si erge l’immenso Pa- Buber. Ma degli ebrei mi con- po’ arruffati che gli cade sulla fronte» e Togliat-
progetto stravagante: andare lazzo della Stampa nel più puro tentavo di ascoltare le barzellet- ti, «un giovanotto smilzo con gli occhiali». Era
in Etiopia con un team di caval- stile staliniano. Niente più emo- te. Tutte occasioni mancate. lui che durante l’occupazione delle fabbriche
Nel centro di Bucarest, sulla interrogava i sospetti che gli capitavano a tiro,
piazza dell’Ateneo, è scompar- compreso lo stesso Vita-Finzi, reo di portare il
so il caffè Corso, ritrovo degli nastrino di combattente, «e sembrava un com-
intellettuali che purtroppo non missario di polizia» (evidentemente una voca-
DAL «DIARIO DEL ’43» ho mai frequentato. Adesso la zione che non sarebbe mai stata tradita).
piazza è molto più vasta. Dirim- Poi da diplomatico ed esule l’autore avrebbe
petto al vecchio palazzo reale si conosciuto e descritto altri personaggi: da Hit-
Gli aforismi sulla scrittura erge l’immenso palazzo del par-
tito. C’è sempre un gruppo di
ler «con gli occhi grigio-azzurri... di corporatu-
ra alta e robusta, ma che nel muoversi aveva
poliziotti che ti impedisce di qualcosa di rigido ed impacciato», a János
«Lo scrivereintesocomeprofessioneèunamostruosità»:sarebbesuffi- passeggiare. Sono enormi an- Kádár, dal «volto tormentato ed inquieto come
ciente come epigrafe di von Rezzori a se stesso, estremo monito di chi che loro, fratelli della mia or- di chi sta rimuginando una difficile decisione»,
hafattodellascritturasempreun’espressionediprofondità,maiuneser- chessa dell’aeroporto. Per non a Carlo Sforza, Jorge Luis Borges, Ernesto Sá-
[Link],citandodalsuoDiario del 1943 (inMemoria e perdere un’ultima buona occa- bato.
disincanto. Attraverso la vita e l’opera di Gregor von Rezzori, a sione mi avvicino a uno di essi e Nel 1961 Vita-Finzi aveva pubblicato una se-
curadiAndreaLandolfi,Quodlibet,pagg.244,euro19):«Unbravoscrit- gli chiedo: «Se vengo qui con i rie di profili più propriamente intellettuali:
tore dovrebbe guardarsi dal mettere sulla carta pensieri così come gli miei nipotini e mi chiedono per- quelli degli «inconsci precursori» che tra la
vengono...laparola dovrebbeessere ilfiorecheesce fuoridalfrutto»;«Il ché non si può circolare libera- fine dell’800 e l’inizio del ’900 con le loro impie-
pensierochequasituttelebuoneparolesonogiàstatedettenonimpedi- mente davanti alla sede dei be- tose critiche al sistema democratico avevano
rà a nessuno di dirle ancora. Pur di spuntarla una volta con la stupidità, nefattori del popolo, cosa devo preparato senza accorgersene l’avvento delle
nonsiripeteràmaiabbastanzaunafraseintelligente»;«L’artehasempre rispondere?». Il poliziotto sem- dittature e
mentito-ovvero:stilizzato»;einfine,adimostrazionedellasuastraordina- bra misurarmi con lo sguardo. di quella
riamodestia,unafrasechemoltiintellettualidovrebberoesporreasten- «Ma che razza di furbacchione mussoli-
dardo invece di millantate ottime letture: «La mia unica lettura è l’enci- sei? Du-te’n pizda máti!», che Una serie d’incontri niana in
[Link]». sarebbe come dire: «Ma torna particola-
nel grembo di tua madre!». Ora con i protagonisti re. In quel-
mi sento veramente a casa. le sue De-
del ’900: da Gramsci lusioni del-
UN OSSERVATORE la libertà
CONTROCORRENTE («Un Marat») si faceva-
Gregor von Rezzori (1914-1998) no degli in-
visto da Dariush Radpour a Jorge Luis Borges contri che
per molti
furono
inattesi, per cui il libro, pur accolto con grande
LA VITA interesse, suscitò qualche malumore. Ad alcu-
ni estimatori di Benedetto Croce non piacque
L’ultimo rifugio
che il filosofo fosse stato incluso nella schiera
di coloro che avevano apprestato ai fascisti le
armi dell’antidemocrazia.
nell’amata Toscana
contraddirla», scrive l’autore che, intonata Nel libro erano infatti riportate le frasi sarca-
la sua narrazione al «noi» puerile, la ese- stiche di Croce sulle «alcinesche seduzioni (Al-
gue, gentile, volta al «Lei». Né il gentile cina la decrepita maga sdentata che mentiva
ascoltatore va in effetti contraddetto, se le sembianze di una florida giovane) della Dea
per cinismo si intende «la parola che indica Giustizia e della Dea Umanità». Si ricordava
la differenza tra gli intelligenti e gli stupi- regor von Rezzori, scrittore, giornalista, pure l’osservazione del filosofo alla vigilia del-
di», insegnava Madame Aritonovic agli al-
lievi dell’Institut d’éducation. Educandoli
in ossequio a un unico principio: «Ai bambi-
G sceneggiatore, nacque il 13 maggio 1914 a
Czernowitz, in Bucovina, nel calesse che
conduceva sua madre all’ospedale. Figlio di au-
la marcia su Roma a proposito della violenza
che, secondo la parola di Marx, è «la levatrice
della storia» e perciò necessaria. Quale conso-
ni non si deve risparmiare nulla». Nel ri- striaci, con il crollo dell’impero asburgico del 1918 le d’Italia, Vita-Finzi quella levatrice l’avrebbe
spetto di una sola legge: «qualsiasi lezione divenne suddito del regno di Romania. Rimase tito- nuovamente vista all’opera a Tiflis, dove era
poteva essere interrotta appena qualcuno lare di passaporto rumeno fino al 1940 quando, esercitata sui poveri contadini vittime delle
proponeva qualcosa di più divertente». A annessaall’Urss quellaporzione diRomania, diven- persecuzioni che avrebbero portato al loro
dispetto di qualsiasi severità, ad eccezione ne ufficialmente «apolide». Condizione che conser- sterminio come classe e come persone fisiche.
di quella che lei, sofisticata, esigentissima vò con orgoglio fino al 1980, quando ritornò in pos- Il suo Diario caucasico pubblicato da Ricciardi
grande dame, riservava ai falsi intellettuali sesso di passaporto austriaco. Visse tra Bucarest e è una testimonianza di quella tragedia che gli
e ai poeti da strapazzo: «Non avrei mai per- Vienna, alternando incostanti studi universitari a apologeti celebravano esaltando in Stalin il
messo a quel signore di entrare nel mio let- lavori aleatori. Si trasferì a Berlino nel 1938, dove «padre di tutti i popoli del mondo».
to. Figuriamoci nel mio salotto». rimaseanche durante la guerra. Pubblicòil suo pri- Quando la tragedia investì tutta l’Europa es-
Ma andrà smentito il lettore di «Grisha» mo successo editoriale, Storie di Maghrebinia, nel sa si abbatté anche su Vita-Finzi con le perse-
von Rezzori che scambierà il suo umorismo 1953, ma la notorietà fuori dai confini tedeschi cuzioni razziali che lo costrinsero - lui che a
e la sua arguzia - appresi da bambino alla giunse soltanto con il romanzo Un ermellino a Cer- diciassette anni era stato volontario di guerra
scuola di madame - per «quella filosofia ci- nopol (1958). All’inizio degli anni Sessanta si stabilì - ad abbandonare la carriera diplomatica e ad
nica che è il peggior frutto di un atteggia- a Roma dove visse un periodo povero d’ispirazione, andare in esilio in Argentina. Anche lì seppe
mento apatico e sogghignante di fronte alla fino alla felice unione con Beatrice Monti della Cor- conservare equanimità e spirito critico; ne fan-
vita». Alla vita, la propria vita, Gregor von te e al trasferimento nella amatissima dimora di no prova i numeri della rivista che vi pubblicò,
Rezzori rivolgeva non un ghigno disamora- Donnini, nei pressi di Firenze. Là, pur tra continui e che chiamò significativamente Domani. Essa
to ma un sorriso radioso. viaggi, diede alla luce il romanzo La morte di mio resta una delle migliori pubblicazioni dell’«Ita-
Lo sguardo luminoso e tanto più perspica- fratello Abele (1976), elegia della storia europea lia fuori d’Italia».
ce di chi le ha viste tutte e continua a diver- dal 1918 al 1968 e, tre anni dopo, il provocatorio Di sé Vita-Finzi diceva di essere stato in gio-
tircisi un sacco. Malinconico no, per educa- Memorie di un antisemita. Morì nella primavera ventù ciò che oggi si definirebbe un «lib-lab»,
ta disciplina dell’umor nero. Teneramente del 1998, lasciando diverse casse di appunti mano- un liberale con preoccupazioni sociali; verso
indulgente invece: dolce come gli amori del- scritti. La dimora di Donnini è oggi sede della «San- la fine della sua esistenza le sue convinzioni
l’infanzia, i sogni dell’infanzia, le estati del- ta Maddalena Foundation», che ospita ogni anno politiche si erano colorate di un certo scettici-
l’infanzia di cui se mai quando finiscono si giovani scrittori da tutto il mondo. smo. Non nei confronti delle idee, ma di coloro
raccolgono, con le castagne, i frutti più gu- [SVit] che le mettono in pratica e talvolta le sfruttano
stosi. PASSIONE Gregor von Rezzori alla sua macchina per scrivere per i loro scopi non sempre onorevoli.