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Cap 4 Misura R

Il documento descrive la misurazione delle resistenze elettriche, evidenziando l'importanza della tecnica volt-amperometrica e le problematiche associate all'uso di strumenti reali rispetto a quelli ideali. Viene inoltre trattata la misurazione di resistenze di elevato valore, come quelle per l'isolamento di cavi elettrici, e le sfide legate alla stabilità della corrente misurata. Infine, si discute l'influenza delle correnti di dispersione e la necessità di utilizzare strumenti ad alta sensibilità per misurazioni accurate.

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Cap 4 Misura R

Il documento descrive la misurazione delle resistenze elettriche, evidenziando l'importanza della tecnica volt-amperometrica e le problematiche associate all'uso di strumenti reali rispetto a quelli ideali. Viene inoltre trattata la misurazione di resistenze di elevato valore, come quelle per l'isolamento di cavi elettrici, e le sfide legate alla stabilità della corrente misurata. Infine, si discute l'influenza delle correnti di dispersione e la necessità di utilizzare strumenti ad alta sensibilità per misurazioni accurate.

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MISURAZIONE DI RESISTENZE ELETTRICHE

Questa misurazione consente di determinare il valore della resistenza elettrica esistente tra due
morsetti di un bipolo; essa trova diverse applicazioni per la caratterizzazione di dispositivi o
circuiti elettrici od elettronici.
La misurazione è eseguita in corrente continua ed in condizioni di regime, allo scopo di evitare
l’insorgenza di fenomeni parassiti (induttivi o capacitivi) legati alla circolazione di correnti
variabili nel tempo.
La resistenza elettrica è una grandezza non misurabile per via diretta. Una delle tecniche più
applicate è quella volt-amperometrica, tecnica di misurazione indiretta che si basa
sull’applicazione della legge di Ohm: essa prevede l’utilizzo di un voltmetro e di un
amperometro per misurare la caduta di tensione ai capi della resistenza in prova e l’intensità di
corrente che l’ha prodotta e da queste due misure si determina il valore della resistenza
incognita.
L’utilizzo dei due strumenti utilizzati per eseguire la misura pone alcuni problemi. Un voltmetro
ideale esegue la misurazione della tensione senza assorbire corrente dal circuito in esame,
comportandosi come un dispositivo avente una resistenza interna infinita. Un amperometro
ideale esegue la misurazione dell’intensità di corrente senza introdurre cadute di tensione nel
circuito in esame, comportandosi come un dispositivo avente una resistenza interna nulla. Gli
strumenti utilizzati, essendo reali, hanno un comportamento che si discosta da quello ideale: il
loro comportamento, dal punto di vista elettrico, può essere modellizzato con la resistenza
elettrica equivalente.
Per quanto riguarda il voltmetro, esso può essere schematizzato come un bipolo di resistenza RV
che è elevata, ma non infinita:

Fig.1 Circuito elettrico equivalente di un voltmetro.


l’amperometro invece può essere schematizzato come un bipolo di resistenza RA che può essere
piccola, ma non zero:

Fig.2 Circuito elettrico equivalente di un amperometro.


La tecnica volt-amperometrica prevede due schemi di misurazione, a seconda che il voltmetro
sia connesso a monte o a valle dell’amperometro.
Caso 1) Voltmetro a monte dell’amperometro: (Fig.3).

Fig.3 Circuito di misura con voltmetro a monte dell’amperometro.


In questo caso la corrente misurata dall’amperometro Im è quella che effettivamente scorre nella

1
resistenza in prova Rx mentre la tensione misurata dal voltmetro Vm è pari alla caduta di tensione
sulla Rx più la caduta di tensione ai capi dell’amperometro, dovuta alla sua resistenza interna
equivalente RA.
Im = IR Vm = VR + VA = (RX + RA) IR
La resistenza misurata sarà quindi pari alla somma della resistenza incognita e della resistenza
interna dell’amperometro:
V R  R A I R  R  R
Rm  m  X X A
Im IR
Tale schema di misura è preferibile per la misurazione di resistenze di valore molto grande
(rispetto alla resistenza interna dell’amperometro), valori per i quali l’errore legato alla resistenza
interna dell’amperometro può essere ritenuto trascurabile.
Se, invece, la resistenza in esame ha un piccolo valore rispetto alla resistenza interna
dell’amperometro, l’errore commesso non risulta più trascurabile.

Caso 2) Voltmetro a valle dell’amperometro (Fig.4).

Fig.4 Circuito di misura con voltmetro a valle dell’amperometro.


In questo caso la tensione misurata è l’effettiva caduta di tensione ai capi di Rx mentre la corrente
misurata dall’amperometro è la somma della corrente che scorre nella resistenza incognita e di
quella che scorre nel voltmetro. In questo caso possiamo scrivere:
V
Rm  m Vm = VAB = RX IR Im = IR + IV
Im
V R I
Rm  m  X R
I m IV  I R
Dallo schema possiamo vedere che la resistenza misurata è pari al parallelo tra la resistenza
incognita e quella interna del voltmetro:
R X RV
Rm 
RV  R X
Tale configurazione è adatta quindi alla misurazione di resistenze di valore piccolo, rispetto alla
resistenza interna del voltmetro, per le quali Rm ≈ Rx.

I due possibili schemi di misura introducono quindi sempre un errore sistematico che si ripete
con lo stesso valore e lo stesso segno. La scelta dello schema più adatto in funzione del valore di
resistenza consente di ridurre l’entità di tale errore, ma non di eliminarlo del tutto. Va precisato
che è comunque possibile eseguire una compensazione dell’errore se si conosce il valore della
resistenza interna degli strumenti.
Nel caso del voltmetro a monte si ottiene

2
R X  Rm  R A
e nel caso del voltmetro a valle
RV Rm
RV  R X  Rm  R X RV RV Rm  R X RV  Rm  RX  .
RV  Rm 
Di norma la resistenza interna del voltmetro è uno dei parametri forniti dal costruttore. Quella
dell’amperometro invece è fornita meno frequentemente anche se può essere determinata
sperimentalmente durante la prova misurando la caduta di tensione ai capi dell’amperometro con
il voltmetro e dividendola per l’intensità di corrente misurata dall’amperometro.

MISURAZIONE DI RESISTENZE DI ELEVATO VALORE

Introduzione. Problematiche specifiche della misurazione.


La misurazione di resistenze di elevato valore, anche superiori alle centinaia di megaohm, è
frequentemente richiesta, come nel caso in cui si voglia misurare la resistenza d’isolamento di
cavi, macchine elettriche (Fig.5) o circuiti elettronici o si vogliano caratterizzare materiali
isolanti e dielettrici.

Fig.5 Misurazione della resistenza d’isolamento di una macchina elettrica.


Un esempio specifico è quello della misurazione della resistenza d’isolamento di un cavo
elettrico di potenza. L’isolante può essere schematizzato con resistenze elementari in parallelo; la
resistenza complessiva offerta dal materiale isolante varia con la lunghezza del cavo ed è
espressa in ohm/km. La misurazione si esegue su un tratto di cavo, in genere della lunghezza di
50 m.

Fig.6 Resistenza d’isolamento di un cavo elettrico


Se il cavo è provvisto di uno schermo metallico esterno (Fig.7), si misura la corrente che circola
tra il conduttore e lo schermo esterno.

Fig.7 Cavo in MT: 1) Guaina esterna 2) Schermo metallico 3) Semiconduttivo esterno


4) Isolante 5) Semiconduttivo interno 6) Conduttore.
In caso contrario, per realizzare un conduttore esterno al cavo, si dispone quest’ultimo in una
vasca di acqua salata; si applica la tensione tra l’anima interna e un elettrodo posto all’interno
della vasca e si misura la corrente circolante tra l’anima e l’acqua (Fig.8).

3
G nA

Fig.8 Tecnica per misurare la resistenza d’isolamento di un cavo senza guaina metallica.
Contrariamente a quanto avviene nella misurazione di resistenze elettriche di valore medio, come
quelle offerte dai materiali metallici, nel caso dei materiali isolanti, anche se si applica un valore
costante di tensione, la corrente totale circolante nel dispositivo in prova non è costante nel
tempo, il che comporta un’instabilità del valore della resistenza misurata. Analizziamo ad
esempio la corrente che interessa il dielettrico di un condensatore; essa è la somma di tre
componenti:
- La corrente di dispersione (leakage). Un perfetto isolante dovrebbe presentare una
resistenza infinita al passaggio della corrente. Il solo mezzo isolante che ha questa
proprietà è il vuoto assoluto nel quale l’assenza totale di cariche impedisce che ci possa
essere una corrente di conduzione legata allo scorrimento delle cariche. Negli altri mezzi,
come ad esempio nell’aria, basta invece una minima distribuzione di particelle gassose
per far nascere un minimo numero di ioni che, se soggetti ad un campo elettrico,
costituiscono una piccolissima corrente di conduzione, detta corrente di dispersione. In
altri termini questi mezzi presentano una resistività elevata, ma non infinita. Negli
isolanti liquidi e solidi esistono sempre alcuni elettroni di conduzione, liberi cioè di
muoversi. La corrente di dispersione è dunque legata al moto ordinato di cariche, è
stabile nel tempo, e caratterizza la qualità dell’isolamento.
- La corrente di carica capacitiva, che corrisponde alla carica della capacità del dielettrico
in prova. Questa corrente ha un andamento transitorio: all’inizio della misura ha un
valore elevato, che decresce esponenzialmente verso zero quando il circuito si carica
elettricamente (legge di carica di un condensatore). In genere il decadimento si esaurisce
in alcuni secondi. Ad esempio, se il dispositivo in prova ha una resistenza di 1 Tohm ed
una capacità di 10 pF, la costante di tempo è pari a
=1012 ·10 ·10-12 = 10 s
- La corrente dielettrica di assorbimento (soakage). I materiali dielettrici hanno una
struttura interna le cui molecole costituiscono dei dipoli elettrici, che hanno
un’orientazione naturale del tutto casuale in condizioni di riposo (Fig.9A).

Fig.9 Fenomeno della polarizzazione dielettrica.


Quando si applica un campo elettrico, i dipoli si orientano nella direzione del campo,
facendo nascere cariche positive e negative legate alla polarizzazione (Fig.9B). I dipoli
orientati immagazzinano energia che viene rilasciata successivamente. Come discusso
precedentemente, all’interno del materiale c’è sempre un certo numero di elettroni liberi.
Alcuni si muovono da una piastra all’altra (corrente di dispersione), altri non riescono ad
attraversare il dielettrico, e rimangono bloccati (assorbiti) al suo interno (Fig.9C).
La corrente dielettrica di assorbimento è proporzionale alla velocità di accumulazione
delle cariche elettriche nel dielettrico (in genere il prodotto I·t = cost), e decresce molto
4
più lentamente (Fig.10) della corrente di carica capacitiva (richiede anche alcuni minuti
per raggiungere un valore vicino allo zero). In altri termini il prodotto della tensione
applicata per questa corrente rappresenta la potenza elettrica richiesta per polarizzare il
materiale isolante.
I

Iassorbimento
Icapacitiva
Idispersione
Itot
Icap
Idisp
Iass
t
Fig.10 Componenti della corrente in un materiale isolante e modello equivalente
È necessario quindi attendere un certo tempo, per consentire al valore di corrente di stabilizzarsi.

Tecnica di misura
La tecnica di misura comunemente applicata è quella volt-amperometrica, in cui l’alimentazione
del circuito di misura è effettuata con un generatore di corrente o con uno di tensione. In
generale, l’alimentazione con una corrente nota (e la misura della tensione) è utilizzata per
resistenze fino a 1 Gohm, l’alimentazione con tensione nota (e la misura della corrente) è
utilizzata per valori maggiori di resistenza.
Poiché il valore della tensione applicata può influenzare il valore della resistività del materiale,
come nell’esempio di Fig.11, se si alimenta in tensione è possibile eseguire misurazioni a
tensioni diverse, in modo da meglio caratterizzare il comportamento del materiale stesso. Inoltre,
la misura della corrente risulta migliore rispetto a quella della tensione, a causa del valore
dell’impedenza d’ingresso del voltmetro che, essendo in parallelo al campione in prova, potrebbe
assorbire una corrente non trascurabile per questo tipo di prova.

Fig.11 Test di un cavo al variare della tensione di prova.


Nel caso dell’alimentazione in tensione, il voltmetro è inserito a monte dell’amperometro.
L’elevato valore della resistenza in esame richiede un amperometro ad elevata sensibilità
(tipicamente un nanoamperometro o un picoamperometro), questo perché le correnti in gioco
sono molto piccole, essendo le resistenze molto grandi. Ad esempio, una tensione di 10 V,
applicata ad una resistenza da 10 GΩ, fa scorrere in essa una corrente di 1 nA.
La misurazione di correnti d’intensità così bassa crea diversi problemi e richiede strumenti
particolarmente costosi. Per questo motivo, al fine d’incrementare la corrente di prova, si esegue
la misura con tensioni d’alimentazioni elevate, tipicamente dell’ordine delle centinaia o delle
migliaia di volt. Va segnalato che esistono delle norme nazionali (CEI) ed internazionali (IEC)

5
che, a seconda della specifica applicazione, individuano il valore della tensione di prova e dopo
quanto tempo eseguire la misurazione. Ad esempio lo standard ASTM impone l’applicazione di
500 V per 60 s prima di effettuare la misurazione.
Essendo la resistenza da misurare di valore elevato e la corrente in essa circolante di valore
estremamente basso, non sono più trascurabili le intensità delle correnti che si disperdono nel
circuito di misura. Queste correnti circolano dai punti a potenziale più alto a quelli a potenziale
più basso attraverso i supporti isolanti della resistenza in prova, il materiale isolante dei cavi, la
stessa aria che circonda il circuito, gli altri oggetti vicini e si richiudono al morsetto negativo
dell’alimentatore. Per schematizzare la circolazione di queste correnti di dispersione in Fig.12
sono rappresentate anche le resistenze elettriche di dispersione o, come si è soliti indicarle, le
conduttanze di dispersione G.

Fig.12 Effetti prodotti dalle conduttanze di dispersione


In queste condizioni la corrente misurata dal nanoamperometro sarà maggiore di quella che
attraversa la resistenza incognita Rx a causa delle correnti che si disperdono nella zona di circuito
che va dal morsetto d’uscita del nanoamperometro al morsetto d’ingresso della resistenza. Le
correnti disperse prima del nanoamperometro sono ininfluenti ai fini della misura. Questo
fenomeno costituisce un errore di misura che può assumere valori anche molto elevati,
considerando l’entità delle correnti in gioco. In pratica se si considerasse il valore di corrente
misurato in questo circuito si otterrebbe una resistenza pari al parallelo di quella incognita con
quella equivalente di dispersione.
Al fine di ridurre l’entità delle correnti di dispersione, si ricorre all’utilizzo della tecnica della
schermatura, che consiste nel disporre uno schermo metallico che circonda lo strumento ed il
cavo che va dall’amperometro alla resistenza, che è isolato da esso e che viene collegato a monte
dell’amperometro (Fig.13). In questo modo lo schermo si porta allo stesso potenziale del
morsetto d’uscita del generatore.

6
Fig.13 Schema di connessione dell’amperometro con schermatura.

Fig.14 Cavo schermato.

Fig.15 Cavo a doppio schermo e connettore triasssiale.


Avendo imposto quindi il potenziale dello schermo pari a quello del generatore, la d.d.p. fra cavo
e schermo sarà circa uguale a zero: tra essi esiste una d. di p. pari alla c. di t. introdotta dal
nanoamperometro. Essendo il cavo allo stesso potenziale dello schermo, le correnti di
dispersione tra cavo e schermo saranno pari a zero. Il sistema sarà comunque sede di correnti di
dispersione tra lo schermo esterno e il resto del circuito, ma queste, essendo prelevate a monte
dell’amperometro non influiscono sulla misura: la corrente misurata sarà quindi quella che
effettivamente fluisce nella Rx.
A causa delle elevate tensioni di alimentazione utilizzate, ai fini della sicurezza per il circuito e
soprattutto per l’operatore, è buona norma collegare un punto del circuito a terra (collegamento
obbligatorio per tensioni > 1000 V). In questo caso inoltre va aggiunto un secondo schermo
collegato a terra che circonda il primo (Fig.16).

Fig.16 Collegamento del doppio schermo


Come variante del circuito precedente si può anche collegare il nanoamperometro a valle della
resistenza Rx ; in questa nuova configurazione lo schermo è collegato a valle del
nanoamperometro, in modo da evitare che le iniezioni delle correnti disperse possano aumentare
il valore della corrente in uscita dalla resistenza (Fig.17). Con questo schema si ha il vantaggio
che lo schermo è già a potenziale zero e non c’è bisogno di un ulteriore schermo.
In questo circuito potrebbero aversi dei valori di correnti elevate nell’istante di chiusura del
circuito che potrebbero danneggiare il nanoamperometro. Le cause sono essenzialmente due:
- se si sta misurando una resistenza d’isolamento, questa potrebbe essere danneggiata a causa di
un guasto e presentare un valore di resistenza molto minore di quello atteso;
- l’oggetto in prova potrebbe presentare una elevata capacità parassita in parallelo alla resistenza
d’isolamento (come nel caso in cui si misura la resistenza d’isolamento di un cavo) che
assorbirebbe una elevata corrente di carica nel transitorio di chiusura del circuito.

7
Fig.17 Circuito con nanoamperometro connesso in uscita dalla resistenza.
Inizialmente, per dar modo al transitorio di carica di esaurirsi e per accertarsi che la corrente non
abbia un valore elevato, s’inserisce un amperometro con maggiore portata e si cortocircuita il
nanoamperometro con l’interruttore T2 , in modo che la corrente scorra solo nell’amperometro
(Fig.18). Accertato che la corrente è compatibile con il fondoscala del nanoamperometro, si apre
T2 al fine di procedere ad una misura più accurata della corrente.

Fig.18 Circuito con protezione del nanoamperometro dalle sovracorrenti.

APPLICAZIONE:
Un’applicazione della misura di grosse resistenze potrebbe essere la misura della resistenza
specifica di un materiale isolante.
Applicando una tensione ad un campione di materiale isolante, in esso circolerà una corrente di
dispersione di cui, una parte scorrerà sulla superficie dell’isolante e la restante parte scorrerà
nella massa. La ripartizione tra le due correnti, a parità di caratteristiche geometriche, dipende
dalle caratteristiche elettriche del materiale.
In un isolante sono solitamente individuati due valori di resistenza, di cui
 uno si riferisce alla resistenza Rm opposta alla circolazione della corrente che tende a scorrere
nella massa del materiale (resistenza di massa o di volume);
 l’altro si riferisce alla resistenza RS opposta alla circolazione della corrente che tende a
scorrere sulla superficie del materiale.
La resistenza complessiva è pari al parallelo di queste due resistenze (Fig.19).

8
Fig.19 Collegamento al portacampioni e circuito elettrico equivalente del materiale in esame
Per misurare la sola resistenza superficiale o la sola resistenza di massa si ricorrere all’utilizzo di
un portacampioni, ossia di un dispositivo nel quale s’inserisce un campione del materiale in
esame per effettuare le misure. Esso è costituito da due elettrodi centrali, in genere due piastre
metalliche di forma circolare, con i quali si inietta la corrente di massa, e da una corona circolare
che circonda l’elettrodo centrale e che funge da schermo, come mostrato in Fig.20.

1 3

Fig. 20 Vista dall’alto del portacampioni e foto dei vari elementi.


- Schema circuitale per misurare la resistenza di massa :

V 1
3

pA

Fig.21 Collegamento per la misura della resistenza di massa


Grazie al collegamento effettuato, visto che i punti 1 e 3 sono allo stesso potenziale, non potrà
scorrere corrente fra la corona circolare e l’elettrodo centrale: la corrente superficiale sarà
comunque presente, ma non viene misurata dall’ amperometro essendo iniettata a valle di questo.
La corrente misurata dall’amperometro sarà quindi solo quella di massa e risulterà perciò
semplice determinare la resistenza di massa come rapporto tra la tensione e la corrente misurate.

-Schema circuitale per misurare la resistenza superficiale


In questo caso la corrente misurata è quella superficiale in quanto la corrente di massa, pur
essendo presente, è iniettata a valle dell’amperometro. È facile quindi misurare la resistenza
superficiale.
Le resistività superficiale e di volume sono fortemente influenzate dalle condizioni ambientali e
soprattutto da temperatura e umidità. La variazione della resistività in funzione della temperatura
segue una legge esponenziale, mentre l’aumento del tasso d’umidità produce un incremento
dell’assorbimento d’acqua da parte del materiale con una conseguente diminuzione della
resistività di volume. L’effetto dell’umidità è anche condizionato dal livello di pulizia o di

9
contaminazione delle superfici isolanti. Se si vogliono delle misure ripetibili, occorre quindi
eseguire le misurazioni sempre nelle stesse condizioni di temperatura e umidità, oppure
normalizzare la misura ad una temperatura standard e rilevare il livello d’umidità per confrontare
i risultati ottenuti.

1
3

V
pA

Fig.22 Esempio del collegamento per la misura della resistenza superficiale.

Attività di laboratorio: Misura della resistività di materiali isolanti con l’elettrometro Keithley
6517B e il portacampioni Model 8009

Fig.23 Sistema per la misurazione delle resistività di materiali isolanti.


Nel seguito è descritta l’attività di laboratorio relativa alla misurazione della resistività di un materiale isolante.
Il sistema di misura è costituito dall’elettrometro Keithley 6517B e dal portacampioni per isolanti in fogli sottili
Keithley Model 8009. Mediante tale sistema è possibile misurare due parametri: la resistività di volume e la
resistività di superficie.
La misurazione è eseguita applicando la tensione di prova di valore noto (prodotta dal 6517B), misurando la
corrente circolante nel materiale isolante (mediante il 6517B) e esegundoe poi il calcolo del valore. Il Model 8009

10
permette di misurare resistività di volume fino a 10 18 ohm*cm e resistività di superficie fino a 1017 ohm. La
connessione tra il Keithley 6517B ed il Model 8009 è realizzata mediante (vedi Fig.24):

Fig.24 Interconnessione del 6517B all’ 8009 e diagramma schematico.

- due cavi per l’alimentazione (V-Source + e – in Fig.24);


- un cavo triassiale a doppio schermo (HI, LO, Earth);

Fig.25 Connessione con cavo triassiale.


- un cavo di interblocco (disattiva l’alimentazione del 6517B all’apertura del Model 8009, per sicurezza);
- un cavo di messa a terra (Safety ground) connesso allo schermo esterno del Model 8009.
Prima di operare sul portacampioni, per motivi di sicurezza, è necessario verificare: la connessione a terra del
portacampioni, la connessione del cavo d’interblocco ed il posizionamento del 6517B in configurazione di
STANDBY.
Le dimensioni degli elettrodi del portacampioni sono indicate in Fig.26.
La resistività di volume è ottenuta misurando la resistenza incontrata dalle correnti di dispersione (di leakage) che
attraversano il corpo del materiale isolante e calcolando:
A
R
t
dove: è la resistività di volume del campione
R è la resistività di volume in ohm
t è lo spessore medio del campione
A è l’area effettiva dell’elettrodo di guardia.
Sostituendo al valore di resistenza il rapporto tra la differenza di potenziale e l’intensità di corrente misurate, si
ottiene
V A V A E
  
I t t I J
la resistività di volume è quindi data dal rapporto tra il gradiente di potenziale E (in V/m) parallelo alla direzione
della corrente e la densità di corrente J (in A/m2).
Nel SI la resistività di volume è definita come la resistenza elettrica tra le facce opposte di un metro cubo di
materiale isolante ed è misurata in ohm * m; più comunemente è espressa in ohm * centimetri.

11
Fig.26 Dimensioni degli elettrodi del portacampione.
Nel Model 8009, che usa elettrodi circolari, A è:
D2 5.402
A 0     22.9 cm 2
4 4
e quindi
A 22.9 V
 R ohm  cm
t t I

Fig.27 Misura della resistività di volume.

La resistività di superficie, o resistività superficiale , è la resistenza incontrata dalle correnti di dispersione che
attraversano la superficie del materiale isolante. È una grandezza che caratterizza le proprietà di conduzione elettrica
in particolari campioni bidimensionali o quasi bidimensionali, che hanno cioè lo spessore molto minore della
lunghezza L e della larghezza W.

 L

W
Fig.28 Esempio di elemento di superficie.
La resistenza di superficie R è data da
L L
R 
S W
che può essere scritta anche come
 L L
R 
 W W
da cui la resistività superficiale  è data da

12
W
 R
L
e l'unità di misura è l’ohm.
Da questa relazione, se si considera un campione quadrato di materiale (W=L), la resistenza misurata risulta uguale
alla resistività superficiale
R=
la misura è quindi indipendente dalle dimensioni del campione: 1 cm x 1 cm di materiale ha una resistenza di
superficie di 1 ohm, ma anche una resistività di superficie di 1 ohm; anche un campione di 10 cm x 10 cm avrà gli
stessi valori. Da questa considerazione, spesso si usa impropriamente come unità di misura il valore non standard di
ohm/square (ohm/□).
È possibile sviluppare l’espressione della resistività di superficie come:
W VW VW W
 R   E
L I L L I I
cioè come il rapporto tra il gradiente di potenziale E (in V/m) e la corrente per unità di lunghezza dell’elettrodo I/W
(in A/m).
La resistività di superficie  è misurata applicando una tensione sulla superficie del campione, misurando la corrente
risultante e quindi eseguendo il calcolo del valore.

Fig.29 Misura delle resistività di superficie.

L’8009 non utilizza elettrodi paralleli (come quelli di Fig.28), ma due elettrodi concentrici (Fig.26), per cui:
  R P
g
where: R è la resistenza superficiale in ohm
P è il perimetro effettivo dell'elettrodo di guardia
g = 0.125 inches=0.3175 cm è la distanza tra l'elettrodo di guardia e l'elettrodo ad anello
D0 è il diametro effettivo dell'elettrodo di guardia
per cui
P = D0 
5.3975 V
 R   53.4 R  53.4 ohm
0.3175 I
Procedura di misura
- Effettuare i collegamenti d’interconnessione dello strumento al portacampioni illustrati in Fig.24.
- Accendere lo strumento ed aspettare la visualizzazione del messaggio ZeroCheck V.
- Premere il tasto Z-CHK, poi premere V verificare che la lettura sia circa 0.0 V; premere il tasto I e verificare che la lettura
sia circa 0.0 A.
- Premere il tasto CONFIG e successivamente R (lo strumento visualizza CONFIGURE OHM).
- Posizionarsi (utilizzando le frecce orizzontali) sulla selezione di SPEED, premere ENTER, Posizionarsi su
HIACCURACY, premere ENTER. Questa selezione impone un tempo d’integrazione del segnale di 10 PLC (Power
Line Cycles) corrispondenti a 200 ms.
- Posizionarsi sulla selezione di FILTER, premere ENTER, posizionarsi con le frecce su AVERAGING, premere EXIT.
Questa selezione abilità un filtraggio eseguito calcolando la media di un certo numero di misure (tipicamente 10, al
massimo 100).
- Posizionarsi sulla selezione di RESOLUTION, premere ENTER, posizionarsi su 6.5, premere ENTER. Questa
selezione abilità la visualizzazione del risultato con 6.5 cifre.
- Posizionarsi sulla selezione di AMPSREL, premere ENTER, posizionarsi su Disabled, premere EXIT. Questa selezione
disabilita la procedura che cancella la corrente di dispersione che circola nel portacampioni, Se si vuole invece eseguire
questa cancellazione, bisogna togliere il campione in esame, richiudere il portacampioni vuoto, alimentarlo, far
misurare la corrente di dispersione, abilitare la memorizzazione del valore, riaprire il portacampioni per inserire il
campione ed eseguire i passi successivi. La specifica procedura è descritta nel manuale.
- Saltare la selezione di AUTORNG (Auto range), che non è abilitata per la misura di resistenza.

13
- Posizionarsi sulla selezione di DAMP (smorzamento nella misura della corrente, per ridurre gli spikes, con un filtro
passa-basso), premere ENTER, posizionarsi sulla selezione di OFF, premere ENTER. La corrente, essendo generata
dall’elettrometro, non presenta spikes e quindi non richiede la selezione del damping.
- Posizionarsi sulla selezione di MEAS-TYPE, premere ENTER, Posizionarsi con le frecce su RESISTIVITY premere
ENTER posizionarsi su SURFACE, premere ENTER posizionarsi su MODEL 8009 poi premere EXIT 2 volte.
- Selezionare lo switch esterno del Model 8009 su SURFACE.
- Posizionarsi sulla selezione di VSOURCE, premere ENTER, Posizionarsi con le frecce su MANUAL, premere
ENTER.
- Premere il tasto EXIT
- Disabilitare lo zero check premendo Z-CHK.
- Premere il tasto CONFIG e successivamente una delle frecce verticali di VOLTAGE SOURCE (verificare che visualizza
CONFIGURE V-SOURCE).
- Posizionarsi sulla selezione di su RANGE, premere ENTER, posizionarsi con le frecce su ±1000, premere ENTER.
- Premere il tasto EXIT.
- Premere il tasto R.
- Premere il tasto VOLTAGE SOURCE OPER, verificare che si accende la luce blu (VOLTAGE SOYRCE OPERATE).
- Con le frecce orizzontali spostarsi sulla cifra della tensione che si vuole variare e modificarla con le frecce verticali.

ESEGUIRE LE MISURE

Premere il tasto CONFIG e successivamente R (lo strumento visualizza CONFIGURE OHM).


- Posizionarsi con le frecce su MEAS-TYPE, premere ENTER, Posizionarsi con le frecce su RESISTIVITY premere ENTER
posizionarsi su VOLUME, premere ENTER.
- Posizionarsi su TICKNESS, inserire lo spessore 1.000 mm e premere EXIT

- Premere il tasto VOLTAGE SOURCE OPER, verificare che la luce blu (VOLTAGE SOURCE OPERATE) sia spenta.

Il 6517B può misurare temperature da –25°C a 150°C con la termocoppia di tipo K Model 6517-TP type ed umidità
relativa (da 0 a 100%) con il trasduttore d’umidità Model 6517-RH.

Fig.30 Misura di temperatura e umidità.


La forza di chiusura del portacampioni varia da 10 a 100 N a seconda dello spessore e della rigidità del campione
inserito. In generale maggiore è la pressione e minore è la resistività (è influenzata soprattutto quella di massa)
misurata.

MISURAZIONE DI RESISTENZE DI PICCOLO VALORE

Introduzione. Problematiche specifiche della misurazione.


Il circuito di misura previsto dalla tecnica volt-amperometrica per la misura di resistenze di
basso valore è quello con l’amperometro a monte del voltmetro.

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Fig.31 Collegamento volt-amperometrico per la misura di resistenze di basso valore.

Nei casi in cui è richiesta la misurazione di resistenze di valore molto piccolo (inferiori ad 1 )
bisogna tener conto di alcuni fenomeni fisici che potrebbero introdurre degli errori di misura.
Un primo problema è legato alla presenza di piccole resistenze nei morsetti di connessione tra la
resistenza da misurare ed i cavi di collegamento. In questi punti nascono delle resistenze di
contatto il cui valore (in genere dell’ordine dei milliohm) è legato alla dimensione dei morsetti,
al tipo di metallo con cui sono realizzati, alla loro rugosità superficiale, al loro stato di pulizia ed
alla pressione con cui si realizza la connessione. Queste resistenze di contatto sono sempre
presenti, ma i loro effetti sono trascurabili quando si misurano resistenze di valore medio o alto.
Quando le resistenze da misurare assumono un basso valore, le resistenze di contatto non
possono esser più trascurate. Volendo schematizzare queste resistenze, la rete equivalente del
precedente schema di principio sarà:

Fig.32 Schematizzazione delle resistenze di contatto.


Il problema di misura è legato al fatto che la caduta di tensione misurata dal voltmetro sarà
quindi dovuta, oltre che alla resistenza da misurare, anche alle resistenze di contatto rC che
rappresenta la quota parte della RC compresa tra la RX ed il morsetto voltmetrico.
Vm = RX I + 2 rC I
e quindi la resistenza che si ottiene sarà comprensiva anche di queste resistenze:
V R X  2 rC  I
Rm  m   R X  2 rC
Im I

Per ovviare al problema delle resistenze di contatto si utilizzano resistenze a 4 morsetti, ovvero
resistenze che hanno due morsetti per il collegamento con il circuito amperometrico che fa
circolare la corrente nella resistenza incognita, e due morsetti più interni per il collegamento con
il circuito voltmetrico:

Fig.33 Schematizzazione delle resistenze di contatto nella connessione a 4 morsetti.


I morsetti voltmetrici devono essere sufficientemente distanti dagli amperometrici in modo da
non distorcere la distribuzione della corrente nei rami amperometrici. I morsetti amperometrici
sono grandi ed esterni in quando per diminuire la resistenza di contatto è necessario realizzare
dei morsetti di contatto grandi.

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V V’

A A’
Fig.34 Resistenza a 4 morsetti: A e A’ morsetti amperometrici, V e V’ morsetti voltmetrici.
Con morsetti grandi risulta difficile definire il valore esatto della resistenza dato che la lunghezza
effettiva del resistore è determinata con una elevata incertezza. I morsetti voltmetrici sono interni
di sezione piccola così la lunghezza del resistore risulterà ben determinata. A causa della loro
dimensione i morsetti voltmetrici V e V’ presentano una resistenza di contatto più grande
rispetto a quella amperometrici ma ciò non crea problemi in quanto risulteranno in serie
all’impedenza dello strumento di misura che sarà elevata e quindi non vengono attraversare dalla
corrente.

In questo caso la tensione misurata sarà


Vm = RX I + 2 rV IV
Dato che la resistenza interna del voltmetro è molto elevata IV è circa uguale a zero e quindi la
tensione misurata sarà:
Vm = RX I
che è l’effettiva caduta di tensione sulla resistenza da misurare.

Va ricordato che esistono vari tipi di resistenze campione:


 Resistenze a 2 morsetti → Utilizzate per campioni di resistenza di valore medio
 Resistenze a 3 morsetti → Utilizzate per campioni di resistenza di valore alto, il terzo morsetto
è rappresentato dallo schermo.
 Resistenze a 4 morsetti → Utilizzate per campioni di resistenza di valore basso (<1 Ω).
 Resistenze a 5 morsetti → Come quelle a 4 morsetti con in aggiunta lo schermo.

Lo schema precedente può essere modificato, sostituendo l’amperometro con un voltmetro e una
resistenza campione, per rendere la misura della corrente più precisa, data la maggiore precisione
dei voltmetri rispetto agli amperometri. Il circuito di misura si trasforma quindi nel seguente,
noto come metodo della caduta di potenziale:

Fig.35 Metodo della caduta di potenziale per la misura di resistenze di basso valore.
V V V
R X  X  X  X RC
IX I C VC

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V
IC  I X  C
RC
L’amperometro inserito nello schema nel ramo di alimentazione è uno strumento a bassa
precisione che serve essenzialmente per permettere all’operatore di leggere direttamente la
corrente che circola nel circuito, corrente che può essere variata attraverso il reostato R.

Un altro problema tipico della misura di resistenze di basso valore è quello delle forze
elettromotrici termoelettriche.
Si considerino 2 materiali metallici di diversa natura, ad esempio rame ed alluminio, a diversa
temperatura. Supponendo di mettere a contatto i 2 materiali, nascerà il cosiddetto effetto
Seebeck, ovvero tra i 2 materiali si genererà una f.e.m. proporzionale alla differenza di
temperatura T e legata alla natura dei due metalli, il cui ordine di grandezza è dell’ordine di 100
μV o 200 μV.

Fig.36 Nascita dell’effetto Seebeck.


Nel circuito di misura potranno nascere f.e.m. termoelettriche di cui non sono noti ne il valore ne
il verso. Volendo schematizzare questi effetti si ha:

Fig.37 Schematizzazione delle f.e.m. termoelettriche nel circuito di misura.


Gli effetti di queste f.e.m. termoelettriche sono trascurabili nel circuito amperometrico, ovvero f1,
f2, f3 e f4 non influenzano i risultati della misura, né della tensione, né della corrente.
Quelle presenti nel circuito voltmetrico invece non possono essere trascurate, in considerazione
del basso valore di tensione che si sta misurando; infatti le tensioni misurate saranno:
VC = RC IC ± f5 ± f6
VX = RX IC ± f7 ± f8
Ovviamente, come precedentemente illustrato, le f5, f6, f7 e f8 avranno ampiezza e verso variabili,
che dipenderanno, oltre che dalla differenza di temperatura, anche dalla tipologia dei materiali.

A causa della variabilità di queste f.e.m., per ridurne o eliminarne del tutto gli effetti ai fini della
misura, si può eseguire una misura senza alimentare il circuito, oppure applicare una tecnica di
compensazione degli effetti. L’ipotesi di base è che le f.e.m. si mantengano costanti
nell’intervallo tra le due misurazioni.
In assenza dell’alimentazione (IC = 0), le tensioni misurate corrispondono alle sole componenti
di origine termoelettrica, che possono essere poi sottratte dai valori misurati con il circuito
alimentato. La tecnica della compensazione si basa sulla considerazione del fatto che l’ampiezza
e il verso delle f.e.m. termoelettriche dipende dalla natura dei metalli e dalle temperature delle

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giunzioni e non dal verso della corrente elettrica che scorre nel circuito. Eseguendo una doppia
misurazione con versi opposti delle correnti, è possibile quindi compensare le f.e.m.
termoelettriche:
1) Ipotizzando i seguenti versi per f.e.m. termoelettriche

Fig.38 Schematizzazione delle f.e.m. termoelettriche nel circuito voltmetrico con corrente diretta.
l’equazione della tensione alla maglia sarà:
VC1 = RC IC1 – fA + fB
2) Invertendo il verso della corrente si ha

Fig.39 Schematizzazione delle f.e.m. termoelettriche nel circuito voltmetrico con corrente invertita.
L’equazione di equilibrio di tensione alla maglia sarà :
VC2= - RC IC2 - fA + fB
Per il calcolo della caduta di tensione sulla resistenza RC allora basterà fare la differenza tra i 2
valori misurati VC1 e VC2.
VC1  VC 2 RC I C1  f A  f B  RC I C 2  f A  f B RC I C1  RC I C 2
 
2 2 2
Ipotizzando che le due correnti IC1 e IC2 siano uguali e pari ad I si ha:
VC1  VC 2 2 RC I
  RC I
2 2
In questo modo quindi si ottiene il valore della caduta di tensione VC su RC.
Ovviamente lo stesso procedimento dovrà essere usato per la misura della VX ; analogamente si
otterrà:
VX1  VX 2
 RX I
2

Calcolo dell’incertezza della misura


La resistenza incognita viene determinata mediante la formula
V
R X  X RC
VC
Dalla legge di propagazione degli errori si ottiene:

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RX VX VC RC
   (*)
RX VX VC RC

ricordando che la somma è algebrica considerando i 3 termini con i rispettivi segni; se non si
conoscono gli errori, ma le incertezze, si ottiene
RX VX VC RC
  
RX max VX VC RC

L’espressione (*) può essere utilmente utilizzata per ridurre il valore dell’errore di misura,
facendo alcune considerazioni.
1) Gli strumenti di misura introducono sempre un errore, che ha due componenti:
 una sistematica, che si ripete sempre con ampiezza e segno nello stesso punto della
scala,
 una random, che ha ampiezza e segno variabili.
La prima componente d’errore è costante se e solo se lo strumento sta misurando la stessa
grandezza d’ingresso, viceversa varia nei vari punti della scala di misura.

2) Normalmente non è noto il valore dell’errore nei vari punti della scala, poiché il costruttore in
genere indica il valore dell’incertezza massima. Sappiamo però che se eseguiamo due misure
in corrispondenza dello stesso valore, l’errore sistematico sarà lo stesso. Possiamo scegliere
la resistenza campione dello stesso ordine di grandezza della resistenza incognita (RX  RC), in
questo modo, essendo la corrente la stessa, avremo che VX  VC.

Imponendo quindi RX  RC ed eseguendo la misura delle due tensioni con lo stesso voltmetro,
avremo che
V X VC

VX VC
e quindi
RX RC

RX RC
ossia l’errore sistematico commesso nella misura della resistenza incognita RX è pari all’errore
sistematico proprio del campione RC .
Queste considerazioni non valgono per le componenti random dell’errore, che possono essere
ridotte applicando le tecniche dell’analisi statistica.
Per poter applicare la compensazione dei due errori sistematici dei voltmetri, è necessario
garantire che la corrente si mantenga costante durante le misurazioni di RX e RC , per evitare che
la variazione della corrente introduca un ulteriore termine di incertezza. È necessario quindi
disporre di un alimentatore ultra stabile, in assenza del quale è preferibile utilizzare due voltmetri
distinti.

Procedura di misura
La tensioni presenti ai capi delle due resistenze vengono misurate con lo stesso multimetro, per
ridurre l’incertezza come dimostrato precedentemente. Inoltre per eliminare gli effetti delle forze
elettromotrici come visto si eseguono le misure con la corrente che circola nei due versi.
Di conseguenza la procedura di misura risulta piuttosto articolata. Sono necessarie infatti quattro
misurazioni successivamente con lo stesso voltmetro. Occorre quindi stabilizzare la corrente nel
circuito in modo che non vari. A tale fine viene utilizzato un alimentatore stabilizzato in
corrente.
La corrente imposta è di solito di valore elevato per ridurre l’incertezza nelle misure di tensione
essendo la R di valore basso. Quindi la resistenza campione RC viene scelta in modo da
sopportare correnti elevate senza alterare le proprie caratteristiche. Però può succedere che il
valore della resistenza incognita RX vari per effetto termico è quindi è necessario eseguire le
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misurazioni in un intervallo di tempo breve.
Per ridurre i tempi per la misurazione e quindi per minimizzare gli effetti termici le quattro
misure vengono eseguite nel seguente ordine: VX , VC , -VC , -VX. In questo modo sono ridotte le
operazioni da eseguire in ogni misura per passare da 1 a 2 infatti basta spostare i morsetti del
voltmetro o utilizzare un invertitore, per passare da 2 a 3 invertire il verso della corrente ecc..
Malgrado tali precauzioni, che consentono di eseguire le misure in un tempo limitato, occorre
verificare che non ci siano stati effetti termici su RX ; a tale scopo si esegue una nuova misura di
VX (di conseguenza le misure diventano cinque). Quest’ultima misura viene confrontata con la
prima; se esse risultano compatibili l’effetto termico è trascurabile altrimenti la misurazione
risulta non valida.
Poiché all’aumentare della corrente gli effetti termici aumentano ma l’incertezza diminuisce si
effettuano diverse prove per valori di corrente crescenti considerando i valori misurati dalla
massima corrente per la quali effetti termici sono trascurabili.

Fig.40 Disposizione dei morsetti nel porta campioni per barre di materiale conduttore.

Fig.41 Porta campioni

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