LABPRATORIO DEONTOLOGICO
La nascita dell’ordine degli psicologi è sancita dalla legge 56 del 1989, sostenuta da Adriano ossicini,
psichiatri politico, tale legge pone confini della professione.
La legge 56 del 1989 è il pilastro fondamentale della nostra professione, implica il riconoscimento e
la tutela della nostra categoria.
ARTICOLO 1: DEFINIZIONE PROFESSIONE DI PSICOLOGO ¬
La professione di psicologo comprende l’utilizzo di strumenti conoscitivi e di intervento per la
prevenzione, la diagnosi, l’abilitazione e la riabilitazione, il sostegno in ambito psicologico rivolto a
singole persone, gruppi o comunità.
ARTICOLO 2: REQUISITI PER L’ESERCIZIO DELLA PROFESSIONE DI PSICOLOGO ¬
1. Per l’esercizio della professione di psicologo è necessaria l’abilitazione in psicologia attraverso
l’esame di Stato ed essere iscritti all’albo professionale.
2. Sono ammessi all’esame di Stato i laureati in psicologia in possesso la documentazione attestante
l’ eBettuazione di un tirocinio pratico.
ARTICOLO 3: ESERCIZIO DELL’ATTIVITÀ PSICOTERAPEUTICA ¬
L’esercizio dell’attività psicoterapeutica presuppone una formazione specifica da acquisirsi dopo il
conseguimento di una laurea in psicologia, medicina o chirurgia, attraverso corsi di specializzazione
di almeno quattro anni presso scuole di specializzazione riconosciute.
Agli psicoterapeuti non medici è vietato ogni intervento di competenza esclusiva alle professioni
mediche.
2 ricadute positive della legge 56/89
1. Lo psicologo entra a far parte delle professioni intellettuali, pertanto, è necessaria l’iscrizione in
appositi albi.
2. Come altri professionisti abilitati dallo Stato, anche lo psicologo ricade sotto la tutela relativa
all’esercizio abusivo della professione.
CODICE DEONTOLOGIO DEGLI PISOCLOGI ITALIANI (CDPI)
La prima bozza del codice deontologico risale al 1994, ma solo dopo quattro anni ovvero il 17 gennaio
del 1998, il codice deontologico viene approvato dalla comunità professionale attraverso il
referendum nazionale.
Il codice deontologico rappresenta prodotto e produttore di identità professionale poi rappresenta la
carta d’identità dello psicologo ma anche lo specchio dei valori condivisi della comunità
professionale.
Funzioni:
- guidare le scelte dello psicologo
- tutelare il cliente e società
- tutela del professionista nei confronti di colleghi
Referendum settembre 2023
Entrato in vigore il 1° dicembre 2023
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Modalità di revisione del CDPI
Le modalità di revisione del codice deontologico sono stabilite ai sensi della legge 56/89: Il consiglio
nazionale dell’ordine dovrà aggiornare il codice di antologico, vincolante per tutti gli scritti e
sottoporlo all’approvazione di tutti attraverso referendum.
L’ approvazione della prima versione del CDPI è avvenuta attraverso referendum e così sono state
anche approvate le versioni successive.
Si tratta di un aspetto importante, poiché il CDPI rappresenta la nostra carta d’identità, lo specchio
dei nostri valori; pertanto, le regole in esso contenute non potranno essere imposte, ma dovranno
essere verificate ed approvate dalla comunità professionale.
ALCUNE REVISIONI…referendum 2013
ART 1: le stesse regole si applicano anche nei casi in cui le prestazioni si eBettuino a distanza
ART 5: la violazione dell’obbligo di formazione continua termina un illecito disciplinare che è
sanzionato sulla base di quanto stabilità dall’ordinamento professionale
IL CDPI PUO’ ESSERE MODIFICATO TRAMITE REFERENDUM
IL PROCEDIMENTO DISCIPLINARE
L’ordine degli psicologi deve vigilare la condotta dei scritti e prendere in considerazione eventuali
segnalazioni.
Gestione dei fascicoli disciplinari:
1. Arrivo di una segnalazione da parte di un collega, cittadino, procura o sulla base di una propria
conoscenza relativa ad un iscritto.
2. Apertura di un fascicolo.
3. Valutazione della documentazione.
4. Si redige la relazione da presentare al consiglio.
5. Valutazione del consiglio e decisione di archiviazione o apertura del procedimento disciplinare.
6. Se si sceglie di avviare un procedimento disciplinare, si invierà al segnalato la data in cui potrà
essere ascoltato dal consiglio.
7. Chiusura del dibattimento: i consiglieri potranno fare domande e successivamente ci sarà spazio
per il segnalato il suo difensore per esporre la propria difesa.
8. Il consiglio si riunisce per deliberare e scegliere di archiviare o irrogare una sanzione
disciplinare.
Sanzioni disciplinate ai sensi dell’articolo 26 della legge 56/89
- sanzioni formali: non vengono annotate sulla scheda online dell’iscritto, hanno un valore
principalmente “educativo” - avvertimento
- censura
- sanzioni sostanziali: impediscono l’esercizio della professione
- sospensione: non consente di esercitare la professione temporaneamente (1 giorno o 1 anno)
- radiazione: non consente più di esercitare la professione
- la radiazione può avvenire anche con un mancato pagamento della quota di iscrizione per
due anni consecutivi, la radiazione avrà decadenza solo nel momento in cui l’iscritto
provvederà al pagamento delle quote.
- la radiazione spetta di diritto quando l’iscritto viene condannato a pena detentiva non
inferiore a due anni per reato non colposo.
Che è stato radiato può, a domanda, essere di nuovo iscritto, nel caso in cui ha ottenuto la
riabilitazione giusta le norme di procedura penale.
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ARTICOLI DEL CDPI
4 principi etici
1. Lo psicologo rispetta i diritti e la dignità di tutte le persone e degli animali, promuovendo la
libertà, l’autonomia ed il benessere psicologico.
2. La competenza dello psicologo è data da conoscenze teoriche e pratiche, queste ultime
dovranno essere sottoposti a supervisione di esperti qualificati.
Le psicologhe e gli psicologi dovranno garantire una formazione continua, riconoscendo i limiti e i
confini del loro ambito di intervento.
3. Lo psicologo si assume la responsabilità della scelta di metodi, strumenti e tecniche e delle
conseguenze che ne derivano.
Prestando attenzione aBinché la loro prestazione non avvenga in contrasto con il rispetto dei diritti e
della dignità di persone e animali.
4. L’intervento di psicologhe e psicologi deve essere ispirato da onestà intellettuale, integrità
professionale, lealtà umana e soprattutto trasparenza.
Il CDPI è suddiviso in diversi capi: Cinque
CAPO I ® PRINCIPI GENERALI
ARTICOLO 1 – CAMPO DI APPLICAZIONE ¬
Le regole del codice deontologico sono vincolanti per tutti gli iscritti all’albo degli psicologi, pertanto,
lo psicologo è tenuto alla loro conoscenza e l’ignoranza di questi ultimi non esime dalla responsabilità
disciplinare.
Le regole si applicano anche in casi in cui la prestazione viene eBettuata a distanza.
- le norme devono essere oggetto di studio sia in formazione che dopo l’abilitazione
ARTICOLO 2 – PROCEDURE DISCIPLINARI E SANZIONI ¬
La psicologa e lo psicologo non mettono in atto azioni e comportamenti che ledono il decoro e la
dignità della professione.
Ogni azione contraria al corretto esercizio della professione sarà punita.
VIOLAZIONI:
• Mancato accoglimento dei bisogni sanitari di un paziente
• Il professionista gestisce male con il paziente la relazione di tipo asimmetrico
• Il professionista divulga sul proprio sito Internet dottrine prive di credito scientifico
- si tratta di un articolo di “chiusura”, perché “apre” a condotte che non sono descritte nel codice
deontologico.
- alcune segnalazioni devono essere motivate, supportate da prove
ARTICOLO 3 – PRINCIPIO DI RESPONSABILITÀ ¬
La psicologa e lo psicologo considerano loro dovere accrescere le conoscenze sul comportamento
umano ed utilizzarle per promuovere il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo e della
comunità.
In ogni ambito professionale operano per migliorare la capacità delle persone di comprendere se
stesse e gli altri e di comportarsi in maniera consapevole, congrua ed eBicace.
La psicologa e lo psicologo sono consapevoli della responsabilità sociale derivante dal fatto che, il
proprio intervento può impattare significativamente nella vita delle persone.
Pertanto, devono prestare particolare attenzione all’uso inappropriato della loro influenza, e non
utilizzare indebitamente la fiducia e le eventuali situazioni di dipendenza di committenti e persone
destinatarie della loro prestazione professionale.
La psicologa e lo psicologo sono responsabili dei loro atti professionali e delle loro prevedibili e dirette
conseguenze.
- Questo articolo può essere considerato l’obiettivo principale dello psicologo.
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Al fine di perseguire tale scopo, anche lo psicologo deve comportarsi in maniera consapevole,
congrua ed eBicace.
VIOLAZIONI:
• Diagnosi errata
• Accettare senza riserve la ricostruzione dei fatti oBerta dalla cliente consentendo a
quest’ultima ben poco spazio ad una maggiore riflessione e raBorzando vissuti e percezioni
non del tutto consapevoli e congrui rispetto alla sua situazione reale
• Dimissioni cure del paziente
Dobbiamo sempre chiederci PERCHE’ quella persona ci sta chiedendo quella determinata cosa.
ARTICOLO 4 – PRINCIPIO DEL RISPETTO E DELLA LAICITA’ ¬
La psicologa e lo psicologo, nella fase iniziale del rapporto professionale, forniscono all'individuo
informazioni adeguate e comprensibili circa le proprie prestazioni, le finalità e le modalità della
prestazione il grado e i limiti giuridici della riservatezza.
Riconoscono le diBerenze individuali, di genere e culturali, promuovono inclusività, rispettano
opinioni e credenze e si astengono dall’imporre il proprio sistema di valori.
La psicologa e lo psicologo utilizzano metodi, tecniche e strumenti che salvaguardano tali principi e
rifiutano la collaborazione ad iniziative lesive degli stessi.
Quando sorgono conflitti di interesse tra l’utente e l’istituzione presso cui la psicologa e lo psicologo
operano, questi ultimi devono esplicitare alle parti, con chiarezza, i termini delle proprie
responsabilità ed i vincoli cui sono professionalmente tenuti.
Riconosce l’importanza di costruire un rapporto psicologo-utente su un piano paritario, che prima di
tutto è tra due persone ovvero tra due sistemi di valori che possono essere anche diversi.
Perciò in caso di conflitto, lo psicologo non può consentire ai suoi valori personali di interferire con
l’obiettività scientifica; pertanto, se necessario, una scelta è quella di interrompere la relazione di
aiuto, eBettuata con tutte le cautele del caso a protezione del paziente.
Casi eccezionali in cui il diritto dell’utente può essere sacrificato:
- non lede il diritto alla riservatezza dell’utente, lo psicologo che accede alla cartella clinica di
quest’ultimo per recuperare un recapito telefonico, così da poter garantire all’utente una tempestiva
assistenza (diritto alla salute)
- rivelazione di segreti d’uBicio per difendersi da un giudizio
(il diritto di difesa prevale sul diritto alla riservatezza).
2 casi in cui il tema del rispetto della dignità è delicato:
1. casi in cui le prestazioni si svolgono in un contesto carcerario: le leggi presentano un diritto di
precedenza rispetto al diritto di cura.
C’è sempre bisogno di tener presente che il detenuto è un cliente involontario poiché non sempre la
richiesta di un colloquio parte da un suo desiderio, ma, ciò nonostante, lo psicologo deve agire nella
tutela dei bisogni e interessi.
Per quanto riguarda il consenso informato (art. 24), lo psicologo è tenuto ad informare il detenuto-
paziente circa le modalità, le finalità e la durata dell’intervento
Anche in questo contesto rimane in vigore l’obbligo del segreto professionale, con delle limitazioni
che devono essere comunicate al detenuto.
In carcere vi è una restrizione della libertà e quindi anche della possibilità di scegliere liberamente il
professionista al quale rivolgersi.
2. casi che riguardano la libertà di scelta dei soggetti tossicodipendenti: Lo psicologo ha davanti a sé
un paziente che non si riconosce come tale e che non porta una precisa richiesta di aiuto. Per
rispettare la dignità di questa persona, lo psicologo dovrà astenersi da formulare giudizi, rispettare i
tempi del paziente ed evitare valutazioni aBrettate.
Lo psicologo deve anche sapere quando astenersi o ritirarsi: un non intervento è più adeguato di un
intervento che non può garantire alla persona ogni suo diritto.
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ARTICOLO 5 – COMPETENZA PROFESSIONALE ¬
La psicologa e lo psicologo sono tenuti a mantenere un livello adeguato di preparazione e
aggiornamento professionale, con particolare riguardo ai settori nei quali operano.
La violazione dell’obbligo di formazione continua determina un illecito disciplinare che è sanzionato
sulla base di quanto stabilito dall’ordinamento professionale.
Riconoscono i limiti della loro competenza e usano, pertanto solo strumenti teorico- pratici per i quali
hanno acquisito adeguata competenza e, ove necessario, formale autorizzazione.
La psicologa e lo psicologo impiegano metodologie delle quali sono in grado di indicare le fonti e
riferimenti scientifici e non suscitano nella persona cliente e/o utente aspettative infondate.
- È importante non fare promesse impossibili, illudendo il paziente.
Lo psicologo dovrà essere in grado di riportare in maniera chiara più prove e più esempi clinici a
supporto delle idee avanzate.
C’è bisogno di valutare bene i rischi, in quanto la relazione e di cura e non è detto che sia sulla “carta”
qualcosa funziona, è possibile allora applicarlo a tutti.
VIOLAZIONI:
• valutare persone mai viste face-to-face
• senza approcciarsi direttamente al paziente
• senza utilizzare specifiche tecniche di analisi
• ignorando completamente i protocolli metodologici relativi a cura e diagnosi accreditati dalla
comunità scientifica
ARTICOLO 6 – AUTONOMIA PROFESSIONALE ¬
La psicologa e lo psicologo accettano unicamente condizioni di lavoro che non compromettano la
loro autonomia professionale ed il rispetto delle norme del presente codice, e, in assenza di tali
condizioni, informano il loro Consiglio territoriale.
La psicologa e lo psicologo salvaguardano la loro autonomia nella scelta dei metodi, delle tecniche e
degli strumenti psicologici, nonché della loro utilizzazione; sono perciò responsabili della loro
applicazione ed uso, dei risultati, delle valutazioni e delle interpretazioni che ne ricavano.
Nella collaborazione con professionisti di altre discipline, la psicologa e lo psicologo esercitano la
piena autonomia professionale nel rispetto delle altrui competenze.
- Lo psicologo deve salvaguardare, sempre e in qualsiasi condizione, la propria autonomia di
valutazione e di giudizio (non deve adattarsi a regole non sue - tranne nei casi in cui il contesto lo
richiede ). Deve aderire alle procedure in maniera critica!
Non siamo de-responsabilizzati nemmeno se la violazione è nata da una esplicita richiesta del
giudice, del dirigente scolastico o del committente di riferimento, non costituisce argomentazione
difensiva.
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ARTICOLO 7 – VALIDITA’ DEI DATI E DELLE INFORMAZIONI ¬
Nelle attività di ricerca, nelle comunicazioni dei risultati e in ogni altra attività professionale, nonché
nelle attività didattiche, di formazione e supervisione, la psicologa e lo psicologo valutano
attentamente, anche in relazione al contesto, il grado di validità, di attendibilità, di accuratezza, di
aBidabilità di dati, informazioni e fonti su cui basano le conclusioni raggiunte; espongono,
all’occorrenza, le ipotesi interpretative alternative ed esplicitano i limiti dei risultati a cui sono arrivati.
La psicologa e lo psicologo, su casi specifici, esprimono valutazioni e giudizi professionali solo se
fondati sulla conoscenza professionale diretta ovvero su una documentazione adeguata, coerente
con il tema oggetto di valutazione ed attendibile.
- Anche esprimere un parere su qualcuno che non abbiamo mai visto è la cosa deontologicamente più
scorretta che possiamo fare.
Se un collega ti rinviasse un paziente, attingeresti informazioni da lui? Ti lasceresti influenzare? È
giusto farlo? Bisogna valutare caso per caso, operare la giusta cautela ed operare nel rispetto del
paziente in primis. È dibattibile, alcuni preferiscono non sapere niente e non essere influenzati.
Ribadisce il significato dell’articolo 5 in relazione però ai terzi.
VIOLAZIONI:
• esprimere giudizio professionale sul grave stato di personalità di un soggetto, basandosi su
quanto riferitogli dalla moglie di tale soggetto, nonché sull’ascolto di audio-registrazioni di
colloqui tra coniugi senza aver mai visto il soggetto.
NON VIOLAZIONE:
• lo psicologo che rende all’autorità informazioni che, sebbene non siano basate su
conoscenza professionale diretta, siano comunque ricavate da documentazione adeguata e
attendibile.
ARTICOLO 8 – TUTELA DELLA PROFESSIONE E CONTRASTO DELL’ESERCIZIO ABUSIVO ¬
La psicologa e lo psicologo contrastano l’esercizio abusivo della professione come definita dagli
articoli 1 e 3 della Legge 18 febbraio 1989, n. 56 e segnalano al Consiglio dell’Ordine i presunti casi di
abusivismo o di usurpazione di titolo di cui vengono a conoscenza.
Parimenti, utilizzano il loro titolo professionale esclusivamente per attività ad esso pertinenti e non
avallano con esso attività ingannevoli od abusive.
La psicologia è la disciplina scientifica che studia i processi mentali, il comportamento e le reazioni
che ne derivano.
Lo psicologo è il professionista che interviene all’interno dei contesti (individuali, interpersonali,
sociali, istituzionali e in ambito lavorativo) tramite l’utilizzo di strumenti e tecniche che hanno il loro
fondamento in teorie, costrutti e modelli psicologici condivisi dalla comunità scientifica.
- Chiunque svolga atti professionali di competenza dello psicologo, in assenza di apposita abilitazione
di Stato, incorre nel reato di esercizio abusivo della professione.
VIOLAZIONI:
• un sociologo che fa psicoterapia
• un counselor che compie atti tipici della professione dello psicologo
• lo psicologo che fa psicoanalisi in assenza di abilitazione statale
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Gli atti tipici ci fanno comprendere i limiti della nostra professione.
Atto tipico: è un’azione che viene svolta utilizzando specifiche tecniche e metodologie guidate da una
specifica finalità ̀ .
Digressione atti tipici:
- Prevenzione: atto in cui si valuta una situazione di rischio, si sensibilizza, si informa e si anticipano
atteggiamenti, comportamenti e condotte a rischio.
Promozione del benessere individuale e collettivo (anche lavorativo), modifica dei comportamenti
disfunzionali.
- Diagnosi: atto in cui si indaga e si valuta.
Lo strumento principale è il colloquio clinico e del proprio strumentario psicodiagnostico, fatto di test
e altri strumenti standardizzati al fine di analizzare il comportamento, i processi cognitivi e
intrapsichici, le opinioni, gli atteggiamenti, i bisogni, le motivazioni, l’interazione personale, etc.
- Abilitazione-riabilitazione: si definisce il piano di trattamento e recupero
- Sostegno: funzione supportiva della persona, è un intervento il cui obiettivo è il miglioramento della
qualità della vita degli individui (sia di salute che di malattia), realizza interventi diretti e mirati ad
ottimizzare ogni tipo di relazione affettiva, adeguando la percezione del carico delle responsabilità e
sviluppando le reti di sostegno e di aiuto nelle situazioni di disabilità o di disagio psichico.
- Consulenza psicologica (Counseling): comprende tutte le attività caratterizzanti la professione
psicologica, comprende ascolto, definizione del problema e valutazione, empowerment, necessari
alla formulazione di una eventuale diagnosi.
L’obiettivo è sostenere, motivare, abilitare e riabilitare il soggetto in diversi contesti della sua
esistenza.
- L’art. 8, in conclusione, richiama al dovere di ogni membro della comunità professionale di essere
sensibile, vigile e reattivo nei confronti del fenomeno dell’abuso della professione di psicologo.
Duplice finalità:
1. tutelare la salute pubblica
2. tutelare la professione stessa.
-> Esercizio abusivo (si riferisce a professionisti iscritti all’albo, ed è un reato) , che è diverso dall’
usurpazione della professione (non iscritti all’albo, non è un reato, penale è una violazione
amministrativa).
Ambito civile:
CTU: CONSULENZE TECNICO D’UFFICIO, psicologi che possono accedere nelle liste dei tribunali e
che può essere chiamato da un giudice in quanto esperto di materia psicologica
CTP: CONSULENZE TECNICO DI PARTE, psicologi che vanno a osservare e valutare se il lavoro del
CTU è svolto correttamente
Questo nell’ambito civile.
Ambito penale:
possiamo essere chiamati come PERITI (Es: se un soggetto è capace di intendere e di volere, se è
socialmente pericoloso, etc).
La relazione è un punto di riferimento importante per il giudice, perché in base a quello che il perito o il
CTU scrive ha un impatto e un’importanza, verrà impiegato dal giudice.
Segnalazioni manipolatorie?
Colleghi che segnalano in maniera “falsa” altri colleghi, che succede?
A monte generalmente ci sono questioni strettamente personali e/o relativi a frustrazioni
professionali.
Se si riconosce come falsa e soprattutto manipolatoria generalmente si procede all’archiviazione, ma
non è prevista sanzione per il segnalante.
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POSSIBILE DOMANDA D’ESAME: se il paziente segnala il suo professionista perché ritiene di aver
subito un danno, viene a decadere il segreto professionale che il terapeuta ha nei suoi confronti?
Il paziente può divulgare, non è tenuto a segretezza.
Per esercitare diritto di difesa il professionista può “rompere” il vincolo, divulgando (in contesto
protetto che sia tribunale o davanti alla commissione) informazioni che confutino l’accusa.
Si consiglia, ovviamente, che la divulgazione sia circoscritta, per ciò che è strettamente necessario.
Un pz scrive all’ordine perché il suo terapeuta si è avvicinato e l’ha toccata
La segnalante porta prove (es: foto di nascosto).
Viene aperta un’istruttoria.
Si convoca il segnalato per indagare e chiedere la sua versione (si informa sempre il segnalato davanti
alla commissione), vengono fatte delle domande relative alla segnalazione.
Lui non andrà a raccontarci fatti che esulano dai motivi della segnalazione, perché lì starebbe
approfittando e divulgando informazioni che non servono a valutare la veridicità dell’atto specifico.
L’esempio della molestia espone il professionista ad un reato penale
Quando c’è evidenza di reato l’Ordine, in quanto ente pubblico, è tenuto a reinviare alla procura della
repubblica la segnalazione, indipendentemente dalla volontà della paziente, ben prima di procedere
con qualsiasi valutazione.
Il diritto alla cura prevale SEMPRE.
ARTICOLO 9 – CONSENSO INFORMATO NELLA RICERCA
Nella loro attività di ricerca la psicologa e lo psicologo sono tenuti ad informare adeguatamente le
persone in essa coinvolte rispetto agli scopi, alle procedure, ai metodi, ai tempi e ai rischi della
stessa, nonché alle modalità di trattamento dei dati personali raccolti al fine di acquisirne il
consenso.
Sono altresì tenuti a fornire adeguate informazioni anche relativamente al nome, allo status
scientifico e professionale della ricercatrice e del ricercatore ed alla loro istituzione di appartenenza.
Devono altresì garantire alle persone partecipanti alla ricerca la piena libertà di concedere, di rifiutare
ovvero di ritirare il consenso stesso.
Nell’ipotesi in cui la natura della ricerca non consenta di informare preventivamente, correttamente e
completamente le persone partecipanti su alcuni aspetti della ricerca stessa, la psicologa e lo
psicologo hanno l’obbligo di fornire, alla fine dell’attività sperimentale e/o di ricerca, le informazioni
dovute e di acquisire l’autorizzazione all’uso del materiale e dei dati raccolti.
Per quanto concerne le persone che, per età o per altri motivi, non sono in grado di esprimere
validamente il loro consenso, questo deve essere dato da coloro che esercitano la responsabilità
genitoriale o la tutela.
È altresì richiesto l’assenso delle persone stesse, ove siano in grado di comprendere la natura dei
contenuti delle attività in cui saranno coinvolte e della collaborazione richiesta, in relazione alla loro
età e al loro grado di maturità nel pieno rispetto della loro dignità.
Deve essere tutelato, in ogni caso, il diritto delle persone alla riservatezza, alla non riconoscibilità ed
all’anonimato.
- Questa norma relativa al consenso informato nella ricerca psicologica, che prende in
considerazione anche il trattamento dei dati personali, è collocata nei principi generali del codice;
mentre la norma relativa al consenso informato alla prestazione professionale in generale (articolo
24) è nel capitolo 2 intitolato ai rapporti con l’utenza.
ARTICOLO 10 – ATTIVITÀ PROFESSIONALI CON GLI ANIMALI
Quando le attività professionali, incluse quelle di ricerca, hanno ad oggetto il comportamento degli
animali, la psicologa e lo psicologo si impegnano a rispettarne la natura ed a evitare loro soBerenze.
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ARTICOLO 11 – SEGRETO ROFESSIONALE
La psicologa e lo psicologo sono strettamente tenuti al segreto professionale.
Pertanto, non rivelano notizie, fatti o informazioni apprese in ragione del loro rapporto professionale,
né informano circa le prestazioni professionali programmate o eBettuate.
- Questa norma si applica anche alla protezione di info di tipo digitale (appunti, audio,
videoregistrazioni).
ABinché possa verificarsi una violazione del segreto professionale, deve esistere un valido rapporto
professionale tra psicologo e soggetto interessato.
VIOLAZIONI:
• lo psicologo che rivela a soggetti terzi fatti, notizie, info su un suo paziente senza il consenso
di quest’ultimo
• lo psicologo che, dopo aver eBettuato un intervento su una coppia, rilascia una relazione sul
percorso eBettuato a uno solo dei coniugi senza il consenso dell’altro;
• lo psicologo che non è consapevole della sensibilità delle info in suo possesso, una volta
tradotte su un supporto materiale e consegnate in mani altrui (non ne possiede più il
controllo) dovrebbe provvedere aBinché tale rischio sia accettato dal paziente;
• lo psicologo che rivela un segreto senza giusta causa (salvare se stessi o altre
persone da danni gravi non evitabili - diritto alla difesa - è considerata una giusta causa) è
punito con la reclusione fino a un anno o con multa da 30 euro a 516 euro; il delitto è punibile
a querela della persona esterna’.
Quando possiamo dire che siamo dinanzi ad ‘una giusta causa’ per poter divulgare le info raccolte?
- Deve prevalere la tutela di un bene di livello superiore
- Qualora sia necessario e si prospettino gravi pericoli per la vita o per la salute psicologica del
soggetto e/o terzi
- Nel caso di obbligo di referto o di obbligo di denuncia, limitandosi allo stretto necessario ai fini della
tutela psicologica del soggetto.
- Diritto di difesa (es. sanzioni disciplinari / commercialista si difende in quanto il suo assistito ha
commesso un reato, pertanto si è dovuto giustificare, dunque ha potuto divulgare le info
- La relazione che si istaura con il paziente è una relazione unica in quanto c’è un aspetto importante:
la FIDUCIA
- sapere che la persona che ho difronte non divulgherà tutto ciò che gli racconto, è importante in
quanto consente a chiunque di fare riferimento alla nostra figura professionale.
LA VIOLAZIONE DEL SEGRETO PROFESSIONALE E’ MOLTO GRAVE E HA DIRETTE CONSEGUENZE:
- Quando il paziente scopre che alcune info che gli appartengono, sono state divulgate, potrà influire
negativamente sul paziente
- Assume rilevanza penale per il professionista
- Avrà una diretta conseguenza su tutta la categoria professionale
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ARTICOLO 12 - TESTIMONIANZA
La psicologa e lo psicologo si astengono dal rendere sommarie informazioni o testimonianza su
quanto conosciuto per ragione della propria professione.
La psicologa e lo psicologo possono derogare all’obbligo del segreto professionale in presenza di un
valido e dimostrabile consenso della persona destinataria della prestazione. Valutano, comunque,
l’opportunità di fare uso di tale consenso, considerando preminente la tutela psicologica della
persona destinataria della prestazione.
In assenza del consenso della persona destinataria della prestazione e salvi i casi in cui hanno
l’obbligo di riferirne all’autorità giudiziaria, la psicologa e lo psicologo devono astenersi dal rendere
informazioni, e in caso di testimonianza devono rimettersi alla motivata decisione del Giudice.
- È nell’interesse del paziente consentire lo psicologo a testimoniare su quanto da lui conosciuto
professionalmente (potrebbe essere utile per una persona accusata di omicidio al fine di avvalersi
dell’infermità mentale).
ABinché sia valido però il soggetto deve essere una persona in grado di giudicare e di rendersi conto
delle conseguenze della testimonianza.
Lo psicologo, nonostante il consenso del paziente, può comunque decidere di non testimoniare (la
tutela del paziente prevale sull’interesse e sull’attività giudiziaria).
- È importante chiedersi: la testimonianza è un bene per il paziente?
ARTICOLO 13 – CASI DI REFERTO O DENUNCIA O DEROGA ALLA RISERVATEZZA
Nel caso di obbligo di referto o di obbligo di denuncia, la psicologa e lo psicologo limitano a quanto
strettamente necessario all’adempimento di tale obbligo, il riferimento di quanto appreso in ragione
del loro rapporto professionale, ai fini della tutela psicologica della persona.
Negli altri casi, valutano con attenzione la necessità di derogare totalmente o parzialmente alla loro
doverosa riservatezza qualora si prospettino gravi pericoli per la vita o per la salute psicofisica della
persona e/o di terzi.
- L’obbligo di referto e di denuncia è regolamentato dal codice penale:
il primo condanna il pubblico uBiciale che omette o ritarda la denuncia all’autorità giudiziaria di un
reato perseguibile d’uBicio (cioè considerato grave dall’ordinamento); nel caso in cui, invece, ci sia il
semplice sospetto di una possibile attività illecita, il pubblico uBiciale deve adoperarsi al fine di
impedire l’eventuale reato ma non è tenuto a presentare denuncia;
- il secondo condanna l’incaricato di un pubblico servizio allo stesso;
- il terzo condanna l’incaricato di una professione sanitaria (psicologo) allo stesso.
Nel caso in cui lo psicologo svolga un’attività NON da libero professionista, ha l’obbligo di denuncia
più restrittivo ed è tenuto a denunciare senza ritardi (entro 48 h) e per iscritto al pubblico ministero o
all’uBiciale di polizia giudiziaria più vicino.
Sussiste l’obbligo di denuncia anche nel caso in cui lo psicologo venga informato di un ipotetico
reato, al di fuori dell’orario di pubblico esercizio, da un soggetto che rivela tali info proprio perché è a
conoscenza della funzione pubblica ricoperta.
L’esenzione dall’obbligo di referto sussiste dal momento in cui la sua prestazione esporrebbe la
persona a procedimento penale.
In caso di obbligo di referto, viene valutata dal Giudice con una valutazione ex ante, la possibilità che
il sanitario, al momento della prestazione sanitaria, avesse o meno indizi suBicienti per accertare un
reato perseguibile d’uBicio.
ARTICOLO 14 – INTERVENTI PROFESSIONALI SU GRUPPI
Nel caso di intervento su o attraverso gruppi, la psicologa e lo psicologo hanno il compito di
informare, nella fase iniziale, circa le regole che governano tale intervento.
Devono altresì impegnare, quando necessario, le persone componenti del gruppo al rispetto del
diritto di ciascuna alla riservatezza.
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ARTICOLO 15 – COLLABORAZIONI INTERPROFESSIONALI E CONDIVISIONE DELLE INFORMAZIONI
Nel caso di collaborazione con altre figure professionali parimenti tenute al segreto, la psicologa e lo
psicologo, previo consenso della persona destinataria della prestazione, possono condividere
soltanto le informazioni strettamente necessarie in relazione al tipo di collaborazione.
ARTICOLO 16 – SALVAGUARDIA DELL’ANONIMATO
La psicologa e lo psicologo redigono le comunicazioni scientifiche in modo da salvaguardare in ogni
caso l’anonimato delle persone destinatarie della prestazione.
- L’espresso riferimento a situazioni e circostanze di casi reali venga fatto con cautela (prima fra tutte
l’espresso consenso informato del destinatario).
ARTICOLO 17 – PROTEZIONE DI DATI E DOCUMENTI
La riservatezza delle comunicazioni deve essere protetta e garantita anche attraverso la custodia e il
controllo di appunti, note, scritti o registrazioni di qualsiasi genere e sotto qualsiasi forma, che
riguardino il rapporto professionale.
Tale documentazione deve essere conservata per almeno i cinque anni successivi alla conclusione
del rapporto professionale, fatto salvo quanto previsto da norme specifiche.
La psicologa e lo psicologo che collaborano alla costituzione ed all’uso di sistemi di documentazione
si adoperano per la realizzazione di garanzie di tutela delle persone interessate.
- Il diritto alla privacy e alla protezione dei dati personali costituisce un diritto fondamentale delle
persone). Lo psicologo deve ridurre al minimo il rischio che questi possano essere distrutti,
danneggiati o divulgati. L’omessa applicazione delle misure minime di sicurezza è punita sanzioni
civili o penali.
ARTICOLO 18 – RISPETTO DELLA LIBERTA’ DI SCELTA
In ogni contesto professionale la psicologa e lo psicologo devono adoperarsi aBinché sia il più
possibile rispettata la libertà di scelta, da parte dell’ente o della persona cliente e/o paziente, della
professionista o del professionista cui rivolgersi.
ARTICOLO 19 – CONTESTI VALUTATIVI
La psicologa e lo psicologo che prestano la loro opera professionale in contesti di selezione e
valutazione sono tenuti a rispettare esclusivamente i criteri della propria specifica competenza,
qualificazione o preparazione e non avallano decisioni contrarie a tali principi.
ARTICOLO 20 – ATTIVITÀ DI DOCENZA E FORMAZIONE PSICOLOGICA
Nella loro attività di docenza, di didattica e di formazione la psicologa e lo psicologo stimolano in
studentesse, studenti e tirocinanti l’interesse per i principi deontologici, anche ispirando ad essi la
propria condotta professionale.
- Lo psicologo, nel ruolo di docente, deve tenere una condotta che possa essere da esempio
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ARTICOLO 21 – INSEGNAMENTO DI METODI, TECNICHE E STRUMENTI PROFESSIONALI
La psicologa e lo psicologo anche attraverso l’insegnamento, in ogni ambito e ad ogni livello,
promuovono conoscenze psicologiche, condividono e diBondono cultura psicologica.
Tuttavia, costituisce grave violazione deontologica l’insegnamento a persone estranee alla
professione psicologica dell’uso di metodi, tecniche e di strumenti conoscitivi e di intervento propri
della professione stessa.
Costituisce aggravante il caso in cui l’insegnamento dei metodi, delle tecniche e degli strumenti
specifici della professione psicologica abbia come obiettivo quello di precostituire possibili esercizi
abusivi della professione.
È fatto salvo l’insegnamento di tali strumenti e tecniche agli studenti dei corsi di studio universitari in
psicologia e ai tirocinanti.
- aggettivato come grave, insieme all’Art 28
(è stato modificato nel referendum di settembre, entrato in vigore a Dicembre)
Costituisce GRAVE violazione deontologica, l’insegnamento a persone estranee alla professione
psicologica
INTERROGATIVO: viene prima il diritto di insegnamento o salute? La tutela della salute viene prima di
qualsiasi diritto
CAPO II ® RAPPORTI DELLO PSICOLOGO CON UTENZA E COMMITTENZA
ARTICOLO 22 – CONDOTTE NON LESIVE
La psicologa e lo psicologo adottano condotte non lesive per le persone di cui si occupano
professionalmente, e nelle attività sanitarie si attengono alle linee guida e alle buone pratiche clinico-
assistenziali.
Non utilizzano il loro ruolo ed i loro strumenti professionali per assicurare a sé o ad altre persone
indebiti vantaggi.
VIOLAZIONI:
• lo psicologo che presta consulenza psicologica a un genitore di un minore per aiutarlo ad
aBrontare le problematiche del figlio e intesta le fatture al minore sapendo che il reale
destinatario potrà così chiedere un rimborso del 50%;
• l terapeuta che interrompe improvvisamente il rapporto terapeutico per una paziente grave
perché ́ esasperato dalle sue richieste.
ARTICOLO 23 – COMPENSO PROFESSIONALE
Nella fase iniziale del rapporto professionale, la psicologa e lo psicologo pattuiscono quanto attiene
al compenso. In ogni caso la misura del compenso deve essere adeguata alla natura e alla
complessità dell’attività professionale.
In ambito clinico tale compenso non può essere condizionato all’esito o ai risultati dell’intervento
professionale.
- Lo psicologo non può chiedere cifre incongrue a un paziente
Il compenso per le prestazioni va pattuito al momento del conferimento dell’incarico professionale, in
forma scritta o digitale (si dovrà fornire un documento con tutte le info sui costi che il cliente dovrà
sostenere, sulle voci di spesa - oneri e contributi -, e i dati della polizza assicurativa).
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ARTICOLO 24 – CONSENSO INFORMATO SANITARIO NEI CONFRONTI DI PERSONE ADULTE
CAPACI
Nessun trattamento sanitario può essere iniziato o proseguito se privo del consenso libero e
informato della persona interessata, tranne che nei casi espressamente previsti dalla legge.
Il consenso informato, acquisito nei modi e con gli strumenti più consoni al contesto e alle condizioni
della persona, è documentato in forma scritta o attraverso videoregistrazione o, per la persona con
disabilità, attraverso dispositivi che le consentano di comunicare.
L’acquisizione del consenso informato è un atto di specifica ed esclusiva responsabilità della
psicologa e dello psicologo.
La psicologa e lo psicologo informano la persona interessata in modo comprensibile, completo e
aggiornato sulla finalità e sulla modalità del trattamento sanitario, sull’eventuale diagnosi e prognosi,
sui benefici e sugli eventuali rischi, nonché riguardo alle possibili alternative e alle conseguenze
dell’eventuale rifiuto del trattamento sanitario.
- Riguarda il grado di trasparenza e di lealtà che lo psicologo deve saper garantire .
Lo psicoterapeuta deve indicare anche quali sono le cause che giustificano la rivelazione del segreto
professionale.
VIOLAZIONI:
• lo psicologo che, avendo aBidato ai propri collaboratori i primi contatti tra utente e
professionista, dà a tali collaboratori solo istruzioni di portata generale e lascia che
questi adottino prassi operative che generano confusione circa le qualifiche dello psicologo e
riguardo l’andamento della prestazione;
• lo psicologo che assume nei confronti dell’utente un comportamento che non
consente la corretta individuazione del suo ruolo.
ARTICOLO 25 – USO DEGLI STRUMENTI E COMUNICAZIONE DEI RISULTATI
La psicologa e lo psicologo non usano impropriamente gli strumenti di diagnosi e di valutazione di cui
dispongono.
Nel caso di interventi commissionati da terzi, informano le persone circa la natura dell’intervento
professionale e non utilizzano, se non nei limiti del mandato ricevuto, le notizie apprese che possano
recare ad esse pregiudizio.
Nella restituzione e comunicazione dei risultati dei loro interventi diagnostici e valutativi, la psicologa
e lo psicologo sono tenuti ad adattare e regolare tale comunicazione anche in relazione alla tutela
psicologica delle persone a cui essa è destinata e/o si riferisce.
VIOLAZIONI:
• lo psicologo che redige su richiesta dell’avvocato del proprio paziente una relazione
contenente una valutazione di personalità, lasciando così che il proprio lavoro di
terapeuta sia utilizzato in un contesto diverso da quello originario e per fini estranei
al suo ruolo;
• lo psicologo che, nel caso di intervento su un minore richiesto dai genitori, non garantisce una
propria posizione etica di imparzialità nei confronti di entrambi i committenti;
• lo psicologo che, dopo aver raccolto dichiarazioni su un minore nel corso di un
colloquio, redige un documento contenente solo alcuni fatti della vita personale del
minore per porne in luce solo gli aspetti economici e consegna tale documento nelle
mani del padre che lo utilizza, in maniera non prevista, nel procedimento di divorzio.
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ARTICOLO 26 – PRINCIPIO DELL’ASTENSIONE
La psicologa e lo psicologo si astengono dall’intraprendere o dal proseguire qualsiasi attività
professionale ove propri problemi o conflitti personali, interferendo con la natura e l’eBicacia delle
loro prestazioni, le rendano inadeguate o dannose alle persone cui sono rivolte.
La psicologa e lo psicologo evitano, inoltre, di assumere ruoli professionali e di compiere interventi
nei confronti di altre persone, anche su richiesta dell’Autorità Giudiziaria, qualora la natura di
precedenti rapporti possa comprometterne credibilità ed eBicacia.
- L’articolo in esame sollecita un esame di coscienza da parte dello psicologo.
VIOLAZIONI:
• lo psicologo che accetta di assumere il ruolo di CTP (consulenza tecnica di uBicio) di una
madre nel giudizio di separazione dopo aver già seguito il figlio minore della coppia
sottoponendolo ad alcuni test e redigendone il profilo psicologico.
ARTICOLO 27 – INTERRUZIONE DEL RAPPORTO PROFESSIONALE
La psicologa e lo psicologo valutano ed eventualmente propongono l’interruzione del rapporto
professionale quando constatano che la paziente o il paziente non trae alcun beneficio dall’intervento
psicologico e non è ragionevolmente prevedibile che ne trarrà dal proseguimento dello stesso.
Ove necessario, forniscono alla paziente o al paziente le informazioni idonee a ricercare altri e più
adatti interventi.
- Si fonda sia sul principio di lealtà e della correttezza sia sul principio che l’interesse del paziente
prevale su qualsiasi altra considerazione o vantaggio. Mentre il paziente può porre fine alla relazione
in qualsiasi momento, il professionista lo può fare solo quando ricorre una giusta causa.
ARTICOLO 28 – COMMISSIONI TRA RUOLO PROFESSIONALE E VITA PRIVATA ¬
ART 28 aggettivato come grave insieme alle sue violazioni, come l’art 21.
La psicologa e lo psicologo evitano commistioni tra il ruolo professionale e vita privata che possano
interferire con l’attività professionale o comunque arrecare nocumento all’immagine sociale della
professione.
Costituisce grave violazione deontologica eBettuare interventi diagnostici, di sostegno psicologico o
di psicoterapia rivolti a persone con le quali hanno intrattenuto o intrattengono relazioni significative
di natura personale, in particolare di natura aBettivo- sentimentale e/o sessuale.
Parimenti costituisce grave violazione deontologica instaurare le suddette relazioni nel corso del
rapporto professionale.
Alla psicologa e allo psicologo è vietata qualsiasi attività che, in ragione del rapporto professionale,
possa produrre per loro indebiti vantaggi diretti o indiretti di carattere patrimoniale o non
patrimoniale, ad esclusione del compenso pattuito.
La psicologa e lo psicologo non sfruttano la posizione professionale che assumono nei confronti di
colleghe e colleghi in supervisione e di tirocinanti, per fini estranei al rapporto professionale.
- Questo riguarda solo gli interventi diagnostici e di sostegno psicologico e di psicoterapia. Il divieto
non ha limiti di tempo (per esempio “vale per almeno due anni dopo la conclusione
dei rapporti”) ma vale all’infinito.
- Spesso le relazioni non riescono a mantenersi in un confine professionale, pertanto, è fondamentale
la delimitazione dei confini.
Rappresenta una grave violazione intrattenere una relazione che non sia professionale, altrimenti, una
relazione amicale, amorevole etc andrebbe ad inquinare il campo professionale.
Nel nostro lavoro c’è bisogno di essere obiettivi, deve esserci un distacco, non dobbiamo essere
‘spinti’ da altri motivi a mantenere in piedi quella relazione.
Il principio che deve guidarci: quel tipo di relazione non deve essere alterata da nulla, non deve
esserci familiarità̀ con l’altro.
Nella nostra mente, se conosciamo già il nostro paziente, avremo già informazioni sull’altro che non
ci porterebbe a fare un buon lavoro.
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Ratio principale dell’art 28: il paziente o il cliente deve essere libero da pregiudizi o
precondizionamenti, per far sì che possa sentirsi libero di raccontare tutto.
VIOLAZIONI:
• lo psicologo che procede ad attività professionali in occasione di incontri amicali;
• lo psicoterapeuta che, in conclusione del rapporto professionale, instauri una
relazione sessuale con il paziente ed eBettui sedute gratuite
lo psicologo che, nei rapporti con il proprio paziente, fa continui riferimenti alla
propria vita privata con toni aBettuosi e adotta eccessiva disponibilità;
• lo psicologo che consente l’accesso alla propria pagina personale da parte dei
propri pazienti;
• lo psicologo che accavalla con il medesimo paziente rapporti professionali e privati;
• lo psicologo che informa il proprio paziente delle proprie problematiche finanziarie
• al fine di ottenere favori economici.
DOMANDA ESAME: ART. 21, CON L’ art. 28 aggettiva GRAVE LA VIOLAZIONE, pertanto, la parola
‘grave’ la troviamo solo in merito a questi articoli .
ARTICOLO 29 – CONDIZIONI PRELIMINARI DELL’INTERVENTO
La psicologa e lo psicologo possono subordinare il loro intervento ad altri trattamenti sanitari e alla
condizione che la paziente o il paziente si rivolga a determinati presidi, istituti o luoghi di cura soltanto
per fondati motivi di natura scientifico-professionale.
ARTICOLO 30 – PROPORZIONALITA’ TRA INTERVENTO E COMPENSO
Nell’esercizio della loro professione alla psicologa e allo psicologo è vietata qualsiasi forma di
compenso che non costituisca il corrispettivo di prestazioni professionali.
ARTICOLO 31 – RUOLO E RESPONSABILITA‘ DELLO PSICOLOGO NELLA CURA E NELLA TUTELA
DEI DIRITTI DELLA PERSONA MINORENNE ¬
Alla base della presa in carico c’è OBBLIGATORIAMENTE il consenso di entrambi i genitori.
Deve rispettare e stare attento al minore a partire da questo punto.
LEGGE 3 DEL 2018
Lo psicologo diventa finalmente professione sanitaria, dotata di un proprio ordine, garante della tutela
della salute individuale e collettiva. Questa legge promuove e assicura l’indipendenza, l’autonomia e
la responsabilità della professione e dell’esercizio professionale. Riconoscimento che bilancia il ruolo
dello psicologo rispetto a quello del medico.
“Se lo psicologo fa un guaio, che succede?” l’istituzione dell’ordine garantisce che il nostro operato
entri in una cornice specifica, ossia il codice, ci attribuisce libertà ma anche una guida sul come
muoverci.
LEGGE LORENZIN 3/2018
Lo psicologo in qualsiasi contesto operi DEVE tutelare la salute della persona, l’obiettivo principale è
la TUTELA. Eticamente abbiamo delle responsabilità enormi.
- Nessuno che può essere obbligato a un trattamento sanitario se non per disposizione di legge.
- La legge non può violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana.
- La legge sancisce la libera auto-determinazione della persona in merito al trattamento
sanitario.
Cosa che non avveniva nella pratica medica: chiedere assistenza medica costituiva già di base un
consenso.
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*** CHE COS’E’ IL CONSENSO INFORMATO?
Accettazione volontaria di un trattamento sanitario, accettazione che il destinatario dell’intervento
esprime in maniera libera, dopo essere stato adeguatamente informato. ***
Anche in situazioni borderline (es: un ragazzo di 16/17 anni oppositivo alla terapia).
Attualmente il giudice dei minori non può imporre la terapia, può solo consigliarla.
AUTODETERMINAZIONE DELLA PERSONA A QUALSIASI ETA’.
Anche nel caso dei minorenni c’è bisogno di un grado di partecipazione da parte della persona.
È sempre preferibile che il consenso venga firmato e accuratamente conservato, è SEMPRE
importante avere una traccia e al contempo proteggere i dati sensibili del paziente. Altra parte del
consenso è esplicitare come vengono utilizzati i dati personali.
BONUS: Art 4 del CD evidenzia la necessità di tutelare prioritariamente il destinatario dell’intervento e
NON il committente. Nella fase iniziale del rapporto professionale devono essere fornite informazioni
chiare e comprensibili circa le loro prestazioni, finalità e modalità delle stesse.
N.B: Se ho davanti un utente che non parla la mia stessa lingua non posso sottoporgli il consenso in
maniera approssimativa, non dobbiamo semplicemente “mettere a posto le carte”.
Promuovono inclusività, rispettano opinioni e credenze, non impongono il proprio sistema di valori e
opinioni. Non è tutto lecito, anche su richiesta di natura giuridica, non agiamo MAI per ledere, agiamo
sempre per tutelare la persona.
Quando sorgono conflitti tra utente e istituzioni, questi ultimi devono esplicitare vincoli e
responsabilità.
Il soggetto che esprime il consenso deve avere capacità di intendere e di volere (giuridicamente
acquisita all’età di 18 anni).
Caso in cui il destinatario sia un minore: ART 31.
Prima della revisione…
Le prestazioni professionali a persone minorenni e interdette sono subordinate al consenso di chi
esercita la medesima potestà genitoriale o la tutela.
Dopo la revisione…
I trattamenti sanitari rivolti a persona minorenne o incapace sono subordinati al consenso di coloro
che esercitano sulle persone la responsabilità genitoriale o la tutela.
Cambia la terminologia, non si parla più di “potestà”.
Lo psicologo tiene conto della volontà della persona minorenne o della persona incapace in relazione
alla sua età e al suo grado di maturità sul pieno rispetto della sua dignità.
Nei casi di assenza in tutto o in parte del consenso informato di cui al primo comma, ove lo psicologo
ritenga invece che il trattamento sanitario sia necessario, la decisione è rimessa all’autorità
giudiziaria.
Sono fatti salvi i casi in cui il trattamento sanitario avvenga su ordine dell’autorità legalmente
competente o in strutture legislativamente proposte.
AGIAMO PER IL BENESSERE ESCLUSIVO DELMINORE.
Anche il consulente di parte deve mantenere il minore la propria priorità, e laddove deve pronunciarsi
a favore di una parte deve comunque essere sostenuto da fatti ed evidenze scientifiche.
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DISCUSSIONE IN AULA: eccezioni all’obbligo di consenso: aborto minori.
La responsabilità ce l’ha il giudice tutelare, sebbene la pratica sia mediata da uno psicologo, un
assistente sociale e/o un professionista sanitario.
Se invece la minore (13 anni) non volesse abortire mentre la madre volesse forzarla a farlo, la minore
nonostante l’apparente consenso sia suo che dei genitori.
Racconta una situazione familiare molto diBicile, abusiva fisica e psicologica.
A questo punto si attiva un processo sempre col giudice tutelare per determinare come tutelare
questa minore, perché la sua auto-determinazione prescinde.
Si apre un dibattito sull’età e sulla maturità.
IL CONSENSO DEVE ESSERE DATO DI PERSONA, NON PUÒ ESSERE RILASCIATO PER “SENTITO
DIRE”. E DOBBIAMO SEMPRE RIFARCI AL GIUDICE, NON POSSIAMO MUOVERCI
ARBITRARIAMENTE (RISCHIAMO RIPERCUSSIONI, SEGNALAZIONI E SANZIONI)
Anche nel caso di un genitore in carcere, se non è decaduta la potestà genitoriale, deve essere
incluso.
Casi gravi o borderline deve comunque essere interpellato il giudice.
Può essere fatta una auto-dichiarazione che attesti che il genitore sia in carcere, o si può agire tramite
la mediazione dell’avvocato del carcerato per acquisire il consenso.
I DIRITTI DELLA PERSONA MINORENNE.
È diritto del bambino vivere e mantenere i legami significativi con la propria famiglia. Lo psicologo,
attraverso il CI, riconosce e restituisce, per legge, la responsabilità ad entrambi i genitori. È diritto del
minore beneficiare di cura, protezione e tutela da parte di entrambi i genitori poiché egli è privo della
capacità di agire autonomamente. Non è dunque un mero atto formale ma, attraverso l’assenso di
entrambi i genitori, lo psicologo condivide ciò che sarà l’intervento professionale nel supremo
interesse del minore.
DALLA PATRIA POTESTA’ ALLA RESPONSABILITA’ GENITORIALE…
- ART. 260 CC 1942: i diritti derivanti della patria potestà sono esercitati dal padre, solo in caso di
morte o latitanza questi diritti sono esercitati dalla madre.
- ART 151/1975: si passa alla cosiddetta potestà genitoriale, parificando diritti e doveri della madre
verso i figli, a quelli del padre.
- D. LEG 154/2013: si passa dal concetto di POTERE a quello di RESPONSABILITA’, entrambi i genitori
ne sono titolari fino a diversa decisione del giudice. Un genitore non ha diritti, tantomeno di possesso,
sul figlio.
OBBLIGHI GENITORIALI – ART. 147 codice civile:
- Entrambi i genitori devono provvedere al mantenimento, all’istruzione e all’educazione dei figli,
anche se nati al di fuori del matrimonio;
- I genitori hanno l’obbligo di assistere moralmente i figli, nel rispetto delle loro capacità,
inclinazioni naturali e aspirazioni;
- La responsabilità genitoriale è esercitata da entrambi i genitori. Le decisioni di maggiore
interesse per i figli relative all’istruzione, all’educazione, alla salute e alla scelta della
residenza abituale del minore sono assunte di comune accordo.
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CONVENZIONE DI OVIEDO
(4 Aprile 1997) E CONSENSO INFORMATO
Tale convenzione è importante dal momento che riconosce per la prima volta che anche i bambini e gli
adolescenti sono titolari di diritti civili, sociali, politici, culturali ed economici che devono essere
tutelati da parte di tutti.
ART 6: nel caso in cui il consenso deve essere prestato da un soggetto che non ne ha la capacità il
trattamento può essere eBettuato SOLO se a suo beneficio diretto.
Linee guida del CISMAI: contro l’abuso e il maltrattamento dei minori
Protezione e cura del minore, la cui salvaguardia è prioritaria rispetto a qualsiasi obiettivo richiesto
dalle circostanze, in accordo con le norme deontologiche.
CONVENZIONE DI NEW YORK (1989)
Diritti dell’infanzia e dell’adolescenza
- Obbligo a consentire ai genitori di esercitare le proprie responsabilità genitoriali;
- I bambini hanno diritto di esprimere la propria opinione;
- Diritto all’ascolto e alla partecipazione;
- Diritto alla tutela della privacy della persona minorenne.
“Niente deve accadere sulla testa dell’adolescente”.
ECCEZIONI AL CONSENSO INFORMATO:
- interruzione volontaria di gravidanza;
- accesso al servizio per la tossicodipendenza;
- in materia di separazione personale e aBido condiviso dei figli, il giudice prima di assumere
provvedimenti nell’interesse del minore, ascolta il minore (>12) se capace di discernimento;
- vale sempre il principio di auto-determinazione del minore, cioè il diritto alla libertà di
espressione, alla sua sfera più intima, alla libera scelta negli aspetti di vita relazionale.
Se lo psicologo non ha il consenso di entrambi i genitori…
- nel caso ritenga di procedere ad una prestazione dovrà informare l’autorità giudiziaria o
sollecitare il genitore richiedente aBinché chieda autorizzazione a procedere al giudice;
- IN CASO DI GRAVE PREGIUDIZIO PER IL MINORE (REATO PERSEGUIBILE D’UFFICIO) LO
PSICOLOGO NELLA FUNZIONE DI PUBBLICO UFFICIALE DEVE COMUNQUE INFORMARE
L’AUTORITÀ GIUDIZIARIA;
- È una grave violazione deontologica produrre relazioni tecniche su richiesta di un solo
genitore, non di meno NON SI POSSONO FARE DIAGNOSI O VALUTAZIONI ATTRAVERSO IL
REFERTO DI UN SOLO MEMBRO DELLA COPPIA GENITORIALE.
SEPARAZIONE E AFFIDO
Fatto che vale S E M P R E: i diritti del minore (e i doveri genitoriali, vedi sopra) non si interrompono con
la separazione.
“Il figlio minore ha diritto di mantenere un rapporto equilibrato e continuativo con ENTRAMBI i genitori,
di ricevere cura, educazione e istruzione da entrambi e di conservare rapporti significativi con gli
ascendenti di ciascun ramo genitoriale” (L.54/2006)
- Lo psicologico deve SEMPRE garantire i diritti del minore;
- È grave violazione un intervento richiesto da un solo genitore;
- ABido condiviso o esclusivo, la responsabilità è comunque di entrambi i genitori (salvo diversa
disposizione dell’autorità giudiziaria);
- ABido super esclusivo da parte del genitore aBidatario: buona norma che lo psicologo
acquisisca il decreto del tribunale allegandolo al consenso informato.
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Psicologo pubblico o privato: si configura come diagnosi dinamica e consiste nella valutazione della
risposta agli input di cambiamento, necessaria per la formulazione di parere prognostico (linee guida
Cismai).
Psicologo forense: consapevole della responsabilità che deriva dal fatto che può incidere
significativamente sulla salute, sul patrimonio e sulla libertà degli altri.
Presta particolare attenzione al contesto giudiziario ed inibisce l’uso inappropriato delle proprie
opinioni e della propria attività. È pericoloso lasciarsi guidare dai preconcetti e dalle generalizzazioni,
senza guardare ai fatti e agli specifici casi. Esprime valutazioni e giudizi professionali SOLO se fondati
sulla conoscenza professionale DIRETTA, aBiancata da documentazione adeguata e attendibile.
Ancor di più nei processi che coinvolgono un minore è impensabile, oltre che deontologicamente
scorretto, esprimere un parere sul bambino senza averlo mai visto ed esaminato da vicino.
Nelle valutazioni riguardanti custodia dei figli lo psicologo forense guarda e valuta non solo il
bambino, ma i genitori e i contributi che questi psicologicamente possono oBrire ai figli, così come il
gruppo e l’ambiente in cui eventualmente si troverebbe a vivere. Nel vagliare le preferenze del figlio,
tenuto conto del suo livello di maturazione, particolare attenzione dovrebbe porsi circa la sincerità
delle sue aBermazioni e l’influenza esercitata soprattutto dal genitore che lo ha in custodia.
Da tenere in considerazione quando ci approcciamo ad un minore con ipotesi di reato di violenza
sessuale subita: le attuali conoscenze in materia non consentono di individuare dei nessi di
incompatibilità o di compatibilità tra sintomi di disagio e supposti eventi traumatici. L’esperto, anche
se gli viene esplicitamente richiesto, non deve esprimete pareri o formulare conclusioni sul punto
della compatibilità, questo perché L’ACCERTAMENTO DEI FATTI È ESCLUSIVO DELL’AUTORITÀ
GIUDIZIARIA.
Il tribunale non può disporre nessun trattamento sanitario a soggetti adulti.
Stesso principio vale per la persona minorenne, tenendo tuttavia conto dell’età e del grado di maturità
del bambino/adolescente.
Richiesta del tribunale…
Lo psicologo informa il giudice tutelare, sia in caso di dissenso del minore che in caso di consenso del
minore ma dissenso di chi esercita la responsabilità genitoriale.
Mettere i genitori sullo stesso piano di responsabilità: COME FARE?
1) La restituzione degli esiti sulla salute del figlio va comunicata ad ENTRAMBI i genitori;
2) Attenzione al contenuto delle nostre relazioni tecniche;
3) Il cosiddetto riferimento virgolettato “ ” (riportare parti della narrazione in una relazione
tecnica, seppure all’apparenza neutra, rischia di condizionare/orientare/suggestionare, in sede
peritale, eventuali decisioni del giudice che possono non essere a beneficio dei figli.
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Alcuni consigli operativi…
1) Lo psicologo dovrebbe valutare attentamente se produrre relazioni (a meno che non sia
espressamente richiesto dal Giudice) in quanto il contenuto della relazione potrebbe
condizionare la valutazione di quel genitore, potrebbe avere ripercussioni sulle valutazioni
delle sue responsabilità genitoriali, agli occhi del giudice. Anche la semplice comunicazione di
mancata adesione al percorso potrebbe essere strumentalizzata, facendo apparire quel
genitore poco disponibile o poco incline al cambiamento e dunque un «cattivo genitore».
2) È buona norma che siano sempre i diretti interessati a richiedere un intervento da parte dello
psicologo anche se la richiesta è su indicazione del Tribunale (ad es. sostegno delle
responsabilità genitoriali, psicoterapia).
3) VA GARANTITO IL SEGRETO PROFESSIONALE, IL PRINCIPIO DELL'AUTODETERMINAZIONE E
DELLA LIBERA SCELTA.
Lo psicologo deve chiedersi sempre se il suo intervento serve al minore, se è veramente a sua tutela.
È un intervento trasformativo, deve distinguere il piano di tutela giuridica da quello della tutela
psicologica.
E dunque… non deve cadere in interventi che non tutelino la persona minorenne e tenere conto di:
● della prospettiva del figlio;
● della prospettiva dei genitori;
● della prospettiva del singolo genitore-figlio;
● della prospettiva dell’intera famiglia.
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La valutazione delle capacità genitoriali non è un’attività che può essere svolta dallo psicologo della
Struttura pubblica o privata se non intesa come intervento trasformativo a sostegno di una buona
genitorialità (lo psicologo non può prescindere dal principio dell’autodeterminazione delle persone,
tantomeno può aderire al rispetto di tempi che non siano quelli del sistema famiglia).
● Il figlio deve essere garantito al mantenimento di un rapporto equilibrato e continuativo nel
tempo con il genitore non aBidatario;
● Il giudice stabilisce il regime giuridico più idoneo (stabilirà quale aBido).
● È compito dell’esperto tutelare il benessere psicofisico del minore. Lo psicologo valuterà se,
ad esempio, gli incontri con un genitore possono essere lesivi del suo equilibrio.
● Il diritto relazionale genitore-figlio non deve ledere il diritto supremo della persona
minorenne!!!
● Il dovere di entrambi i genitori è quello di condividere la responsabilità e dunque di partecipare
attivamente alla vita del figlio. L'obiettivo deve essere quello di responsabilizzare il genitore, in
caso di disinteresse verso il figlio, ed impegnare l'altro genitore (convivente) a sostenere
eBicacemente il raggiungimento di tale obiettivo.
LO PSICOLOGO NELLA SCUOLA: possibili casi
In caso di attività di Sportello Ascolto: Lo psicologo prima di eBettuare un trattamento sanitario (lo
sportello ascolto rappresenta un trattamento sanitario!) deve acquisire il consenso informato da chi
esercita la responsabilità genitoriale o la tutela. È buona norma che lo psicologo acquisisca
personalmente il consenso senza delegare terzi (ad es. segreteria dell’Istituto o altro). Tale norma
consente di informare e dare eventuali chiarimenti agli esercenti la responsabilità genitoriale, da parte
dello psicologo.
In caso di “Osservazione in classe”: L’attività di osservazione è un trattamento sanitario, pertanto,
necessita sempre del consenso informato da parte di tutti i genitori dei bambini/ragazzi che
aBeriscono a quella classe.
RIEPILOGO…
- Le prestazioni psicologiche non hanno carattere di “emergenza”. Prima di avviare una
prestazione sanitaria lo psicologo deve acquisire sempre il consenso di chi esercita la
responsabilità genitoriale (entrambi i genitori). In caso contrario, la richiesta è rivolta al giudice
tutelare.
- Il consenso deve tener conto della volontà del minore, in relazione all'età e al suo grado di
maturità, nel rispetto della dignità della persona minorenne e della tutela della sua salute
psichica: non possono essere prescritti interventi psicologici contro il volere di chi dovrebbe
beneficiare della prestazione.
- Lo psicologo-consulente di parte o perito deve sempre tutelare il benessere psicologico del
minore secondo scienza e coscienza.
- Principio che vale sempre: lo psicologo non collude con le richieste del giudice, di avvocati di
committenti…ma, se necessario, riformula le richieste nel rispetto delle norme del Codice
Deontologico.
CONCLUSIONI… esiste, dunque, un GIUSTO METODO?
Lo psicologo deve essere consapevole che l’uso di strumenti non prescinde dagli scopi e dalle finalità
di chi li usa. Lo psicologo deve essere consapevole che non esiste una “oggettività”, ma una
“soggettività” che deve sempre attingere ad un “fare scientifico”.
Lo psicologo deve essere consapevole del fatto che egli stesso è uno strumento del suo lavoro con
tutto il suo bagaglio di credenze e preconcetti. IL NOSTRO CODICE DEONTOLOGICO CI AIUTA A
MUOVERCI CORRETTAMENTE NEL RISPETTO DI UN’ETICA CONDIVISA CHE È RAPPRESENTATA DAI
NOSTRI ARTICOLI DEL CODICE DEGLI PSICOLOGI.
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ARTICOLO 32 – PRESTAZIONE RICHIESTA DA UN COMMITTENTE
Quando la psicologa e lo psicologo acconsentono a fornire una prestazione professionale su richiesta
di un committente diverso dalla persona destinataria della prestazione stessa, sono tenuti a chiarire
con le parti in causa la natura e la finalità dell’intervento.
In tutti i casi in cui la persona destinataria ed il committente non coincidano, la psicologa e lo
psicologo tutelano prioritariamente la persona destinataria dell’intervento stesso.
CAPO III ® RAPPORTI CON I COLLEGHI
ARTICOLO 33 – PRINCIPIO DI COLLEGANZA
I rapporti fra le psicologhe e gli psicologi devono ispirarsi al principio del rispetto reciproco, della
lealtà e della colleganza.
La psicologa e lo psicologo appoggiano e sostengono le colleghe e i colleghi che, nell’ambito della
loro attività, quale che sia la natura del loro rapporto di lavoro e la loro posizione gerarchica, vedano
compromessi la loro autonomia ed il rispetto delle norme deontologiche.
VIOLAZIONI:
• lo psicologo che usa il nome di un altro per la stesura di un articolo pubblicato su una rivista;
• lo psicologo che induce un collega a prestargli una somma di denaro che promette di
restituire;
• lo psicologo che interferisce con l’operato di un altro collega;
• lo psicologo che esprime diverse critiche nei confronti di un collega con l’intenzione di
nuocere al collega stesso.
ARTICOLO 34 – CONTRIBUTO ALLO SVILUPPO DELLE DISCIPLINE PSICOLOGICHE
La psicologa e lo psicologo si impegnano a contribuire allo sviluppo delle discipline
psicologiche e a comunicare i progressi delle loro conoscenze e delle loro tecniche alla
comunità professionale, anche al fine di favorirne la diffusione per scopi di benessere umano
e sociale.
ARTICOLO 35 – INDICAZIONI DELLE FONTI
Nel presentare i risultati delle loro ricerche scientifiche e attività professionali, la psicologa e
lo psicologo devono indicare gli altrui contributi e le relative fonti.
ARTICOLO 36 - GIUDIZI SULL’OPERATO DI COLLEGHE E COLLEGHI ¬
La psicologa e lo psicologo non esprimono pubblicamente su colleghe e colleghi giudizi negativi
relativi alla loro formazione, alla loro competenza, o comunque giudizi lesivi del loro decoro e della
loro reputazione professionale.
Costituisce aggravante il fatto che tali giudizi negativi sono volti a sottrarre clientela alle colleghe e ai
colleghi.
Qualora ravvisino casi di scorretta condotta professionale e metodologica che possano tradursi in
danno per le persone o enti destinatari o per il decoro della professione, la psicologa e lo psicologo
devono darne tempestiva comunicazione al Consiglio dell’Ordine competente.
- non è corretto esprimere pubblicamente giudizi negativi sulla reputazione professionale altrui;
qualora ci siano casi di scorretta condotta che possano tradursi in danno per le persone allora lo
psicologo deve dare tempestiva comunicazione
ARTICOLO 37 – ACCETTAZIONE DEL MANDATO
La psicologa e lo psicologo accettano il mandato professionale esclusivamente nei limiti delle loro
competenze.
Qualora l’interesse della persona o dell’ente richiedente la prestazione comporti il ricorso ad altre
competenze specifiche, la psicologa e lo psicologo propongono l’invio ad altro collega o altro
professionista.
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ARTICOLO 38 – DIGNITA’ PROFESSIONALE E DECORO
Nell’esercizio della propria attività professionale e nelle circostanze in cui rappresentano
pubblicamente la professione a qualsiasi titolo, la psicologa e lo psicologo sono tenuti ad uniformare
la propria condotta ai principi della dignità professionale e del decoro.
CAPO IV ® RAPPORTI CON LA SOCIETA’
ARTICOLO 39 – PRESENTAZIONE PROFESSIONALE ¬
La psicologa e lo psicologo presentano in modo corretto ed accurato la propria formazione,
esperienza e competenza.
Riconoscono quale loro dovere quello di aiutare la comunità, le clienti e i clienti a sviluppare in modo
libero e consapevole giudizi, opinioni e scelte.
- Soprattutto con internet, un messaggio veicolato in maniera non corretta può generare confusione e
portare la persona a compiere scelte errate.
- dobbiamo presentarci correttamente, è importante non descriversi in modo ambiguo, scorretto o
presentarsi come psicologo senza però esserlo eBettivamente.
L’impatto sociale è mediato da noi.
ARTICOLO 40 – PUBBLICITA’ PROFESSIONALE ¬
La psicologa e lo psicologo, indipendentemente dai limiti posti dalla vigente legislazione in materia di
pubblicità, non assumono pubblicamente comportamenti scorretti e finalizzati al procacciamento
della clientela.
In ogni caso, può essere svolta pubblicità informativa circa i titoli e le specializzazioni professionali, le
caratteristiche del servizio oBerto, nonché il prezzo e i costi complessivi delle prestazioni secondo
criteri di trasparenza e veridicità del messaggio il cui rispetto viene verificato, ove necessario, dai
competenti Consigli dell’Ordine.
Il messaggio deve essere formulato nel rispetto del decoro professionale, conformemente ai criteri di
serietà scientifica ed alla tutela dell’immagine della professione.
La mancanza di trasparenza e veridicità del messaggio pubblicizzato costituisce violazione
deontologica.
- ggi è importante pubblicizzarsi, ma farlo in modo scorretto impatta su tutta la comunità
professionale.
Quando esprimiamo qualcosa in qualità di psicologo, dobbiamo ricordare che le nostre parole hanno
un impatto.
CAPO V ® NORME DI ATTUAZIONE DEL CODICE
ARTICOLO 41 – OSSERVATORIO PERMANENTE SUL CDPI
È istituito presso la “Commissione Deontologia” dell’Ordine degli Psicologi l’“Osservatorio
permanente sul Codice Deontologico”, regolamentato con apposito atto del Consiglio Nazionale
dell’Ordine.
L’Osservatorio ha il compito di raccogliere la giurisprudenza in materia deontologica dei Consigli
regionali e provinciali dell’Ordine e ogni altro materiale utile a formulare le proposte che la
Commissione dovrà portare in Consiglio Nazionale dell’Ordine ai fini della revisione periodica del
Codice Deontologico.
- L’Osservatorio Deontologico è stato insediato alla fine del 2014 ed è stato unificato con la
Commissione Deontologica del CNOP.
Ha approfondito alcuni temi, tra cui: quello delle prestazioni online;
l’introduzione del principio giuridico dell’ascolto del minore in sede giudiziaria; il richiamo del Garante
Nazionale per i diritti dell’infanzia e dell’adolescenza a garantire la possibilità eBettiva di ascolto del
minore nei centri di erogazione di pubblico servizio (consultori, centri per la famiglia, centri giovani);
le nuove linee del codice etico dell’ordine dei medici che prevedono un coinvolgimento della persona
minorenne nei processi di cura; lo sviluppo di nuovi servizi di prevenzione e counseling.
L’attività prevalente è stata rivolta ad una rilettura critica dell’articolo 31.
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ARTICOLO 42 – ENTRATA IN VIDORE DEL CDPI
Il presente Codice Deontologico entra in vigore il trentesimo giorno successivo alla proclamazione dei
risultati del referendum di approvazione, ai sensi dell’art. 28, comma 6, lettera c) della Legge 18
febbraio 1989, n. 56.
APPENDICE
- Dignità = difesa e protezione di noi stessi e della nostra autostima, in rapporto all’interazione con
l’altro;
- Casa della psicologia = fondata a Milano nel 2015, è un luogo aperto e pubblico;
- Consiglieri degli Ordini = svolgono il ruolo di rappresentanza amministrativa e funzione giudicante in
ambito disciplinare. Ogni Consiglio adotta un proprio
diBerente Regolamento Disciplinare;
- D.P.R = Regolamento recante il codice di comportamento dei Dipendenti Pubblici (sia sul posto di
lavoro sia in ambito extra-lavorativo). Richiama molti principi della Costituzione. (2013);
- CNF = Codice etico e di comportamento del Consiglio Nazionale Forense (2016);
- Le proposizioni di carattere scientifico possono essere confutabili -> principio di falsificabilità della
scienza di Popper: nessuna teoria può essere considerata assolutamente certa;
- Il procedimento disciplinare viene avviato dall’Ordine a seguito di una segnalazione. Si tratta di un
procedimento amministrativo interno che coinvolge il Consiglio e gli iscritti. Chi eBettua la
segnalazione non prende parte al procedimento;
- Il Codice Deontologico degli Psicologi Italiani è stato approvato dagli iscritti con un referendum nel
1998. Si distingue:
Ø diagnosi descrittiva = è finalizzata ad individuare la sintomatologia
psicopatologica manifesta (es: afasia, disturbo post-traumatico, schizofrenia) è
di competenza dello psicologo
Ø diagnosi di sede = consiste nella rivelazione della sede della lesione che è associata al sintomo (es:
lesione del lobo frontale ecc) -> di competenza del neuropsicologo
Ø diagnosi di natura o diagnosi eziologica = di competenza medica (es: tumore cerebrale, aneurisma
ecc)
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