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Leopardi

Giacomo Leopardi, nato a Recanati in un ambiente bigotto, sviluppò un pessimismo profondo influenzato dalla sua infelicità personale e dalla sua concezione della natura. La sua evoluzione poetica si articolò in tre fasi, culminando nella scrittura de 'La Ginestra', un'opera che riflette la sua lotta contro la natura e propone un messaggio di solidarietà umana. Leopardi, attraverso il suo Zibaldone e le sue opere poetiche, esplorò temi di bellezza, fragilità e il contrasto tra illusione e realtà.

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Leopardi

Giacomo Leopardi, nato a Recanati in un ambiente bigotto, sviluppò un pessimismo profondo influenzato dalla sua infelicità personale e dalla sua concezione della natura. La sua evoluzione poetica si articolò in tre fasi, culminando nella scrittura de 'La Ginestra', un'opera che riflette la sua lotta contro la natura e propone un messaggio di solidarietà umana. Leopardi, attraverso il suo Zibaldone e le sue opere poetiche, esplorò temi di bellezza, fragilità e il contrasto tra illusione e realtà.

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LEOPARDI

Leopardi nacque a Recanati, paese che faceva parte dello Stato Pontificio, soprannominato da Leopardi
il “natio borgo selvaggio”. Giacomo crebbe in un ambiente bigotto e conservatore, privo di confidenza e
di affetto da parte dei suoi genitori, ciò influenzò le sue idee, infatti fu ateo. Intorno ai 10 anni iniziò quelli
che chiamò “sette anni di studio matto e disperatissimo", chiudendosi nella fornitissima biblioteca
paterna. Leopardi presentava l’artrite deformante e lo studio aggravò il suo fisico.
Tra il 1815 e il 1816 avvenne la sua conversione letteraria, il passaggio dall'erudizione al bello:
abbandonò gli studi filologici, si dedicò ai grandi poeti classici e inizio a leggere di scrittori moderni,
andando a contatto con la cultura romantica. Si ebbe così il passaggio dalla sua prima fase poetica,
ossia la fase di erudizione con la quale voleva saziare la sua sede di conoscenza, alla sua seconda fase,
ossia la fase della poesia. Molto importante per lui fu la figura di Pietro Giordani, il quale fu per lui uno
stimolo intellettuale, perché abbracciava idee democratiche classicistiche e laiche, ma anche una figura
paterna, perché riuscì a raccontargli i suoi tormenti interiori, la sua insofferenza verso l'ambiente
familiare e ottenere una confidenza affettuosa che gli era tanto mancata nell'ambiente familiare. Inoltre
con Pietro Giordani iniziò un rapporto epistolare: queste lettere fungono anche come fonti da cui ricavare
i pensieri di Leopardi, con Giordani Leopardi poté parlare di quei temi indicibili in casa, quali le idee
[Link] poi la terza fase poetica, dal bello si passa al vero, e inizierà a scrivere in prosa:
ciò avvenne in seguito al suo tentativo fallito di fuga dalla casa paterna. Raggiunse così la percezione
della nullità di tutte le cose e si dedicò alla filosofia.
In seguito si recò a Roma, avendo finalmente la possibilità di uscire a vent'anni. Rimase però
estremamente deluso, perché si rese conto che la chiusura mentale e l'insensibilità fossero ovunque.
Pensava che a Roma sarebbe stato finalmente libero, ma si ritrovò di fronte ad una mancanza di stimoli
culturali, un ambiente superficiale, qualunquismo e corruzione. Entrò così in un periodo di aridità
interiore e si dedicò alla prosa, componendo le operette morali, di carattere filosofico, viene Infatti
definito il poeta filosofo.
Un momento di grande sollievo per lui fu a Pisa, la dolcezza del clima e una relativa tregua dei suoi mali,
fecero riemergere la sua capacità di immaginare e di scrivere in versi, nacquero così i Grandi Idilli, detti
anche canti pisano-recanatesi.
In seguito si trasferì a Firenze dove incontrò Fanny Targioni tozzetti, la femme Fatal, per la quale
Leopardi provava un amore non corrisposto. Ciò lo portò alla realizzazione del Ciclo Di Aspasia, un
ciclo di componimenti poetici, nei quali Leopardi si rivolge al proprio cuore, dichiarando di non dover
soffrire più perché non c'erano persone degne del suo amore e dunque era inutile continuare ad amare
(Aspasia=cortigiana dell’età di Pericle). Strinse anche una grande amicizia con Antonio Ranieri, grazie al
quale comprese per la prima volta di poter essere capito e amato. Con lui negli ultimi anni della sua vita
si stabilì a Napoli e nell’ultima fase della sua produzione poetica, ossia la poetica eroica, scrisse La
Ginestra. Per lui il periodo napoletano fu il periodo più bello, perché circondato di affetto e il clima mite
di Napoli fu ottimo per la sua salute.

PENSIERO
Leopardi non vedeva tutto in negativo, il suo pessimismo era una concezione dolorosa della vita dovuta
ad un'estrema oggettività e lucidità nell'osservazione della realtà. Si riprende così il concetto di
Sehnsucht, per via del quale non riesce a trovare una pace in una realtà così miserabile e superficiale.
Per Leopardi grazie alla fragilità si vive la vita più intensamente e non è un limite, ma un modo di essere,
bisogna avere l'abilità di trasformare la fragilità in un'energia positiva. Così fece lui, trasformando il
dolore in arte, poesia e bellezza, ma mai in una forma autodistruttiva e distruttiva per gli altri. Leopardi,
nonostante tutto, non smette mai di vivere, viene definito infatti il poeta della vita, il quale ha vissuto con
passione, ossia la passione di vivere. Riuscì ad incanalare la sua voglia di vivere nell'unico luogo a cui
aveva accesso, la libreria del padre, e lì comprese la sua vocazione per la letteratura. Ha fatto dello
studio una passione e non è rimasto chiuso nella "stanza della paura", ma è riuscito a dare un senso alla
sua vita.
ZIBALDONE
Lo Zibaldone è un diario intellettuale che scrisse periodicamente, può essere definita infatti l'opera di una
vita. Tratta di svariatissimi temi, trattati senza un criterio organizzativo, e annota pensieri, appunti, ricordi,
osservazioni. Da quest'opera comprendiamo l'evoluzione del pensiero di leopardi e la sua concezione
della letteratura.
PESSIMISMO
Con Leopardi distinguiamo per comodità di studio 3 tipologie di pessimismo:
1- il pessimismo individuale (personale e soggettivo): secondo Leopardi il motivo della sua infelicità è
data dalla propria condizione individuale, definisce Recanati il natio Borgo Selvaggio, sommerso
da insensibilità, un ambiente pilotto e conservatore. Motivo di infelicità sono anche la sua condizione di
salute e l’anaffettivo ambiente familiare.

In seguito Leopardi ritiene che l'infelicità dell'uomo deriva dalla necessità dell'uomo di arrivare al
piacere, ossia un piacere infinito per estensione e per durata. La realtà però è misera, dunque l'uomo è
costretto a sottostare ad un senso di insoddisfazione perpetuo, da qui nasce la sua concezione di nullità
di tutte le cose, che riguarda puramente il tema materiale. Apre però una parentesi sulla natura,
definendola una natura benigna, che come una madre ha dato la possibilità all'uomo di avere un rimedio
a questa sua condizione attraverso l'immaginazione e le illusioni.
2- Si parla così di pessimismo storico, con il quale si apre con un’antitesi tra natura e ragione. Gli uomini
primitivi avevano la capacità di illudersi e di immaginare trovandosi nella condizione di “beata ignoranza”.
Le risposte le trovavano attraverso i miti e non si ponevano tante domande, il progresso della civiltà e
della ragione hanno reso incapaci gli uomini di potersi aggrappare alle illusioni. Gli uomini per via
dell’”arido vero” hanno perso la propria felicità. Questo pessimismo è definito storico poiché la
condizione negativa del presente deriva da un processo storico e dall'allontanamento di una condizione
passata di felicità, anche se rimane una felicità frutto di un'illusione. La colpa dell’infelicità è attribuita
all'uomo stesso e alla ragione, perché gli uomini non si sono accontentati e adesso più hanno, tramite il
progresso, e più vogliono avere.

3- Leopardi in seguito muta la sua concezione della natura definendola maligna. Ciò avviene per la
constatazione del fatto che l'uomo sia nato per soffrire e la natura mira unicamente alla conservazione
della specie indipendentemente dal male che ne consegue, perché rientra nel piano stesso della natura.
Leopardi si rende conto che la natura è un meccanismo indifferente alla sorte delle sue creature e ogni
individuo o essere vivente soffre. L’infelicità è data dai mali esterni da cui non può sfuggire, quali la
morte. L'uomo è quindi vittima della natura, la quale ha creato l'uomo con la consapevolezza di tutti i
mali che avrebbe dovuto affrontare. Questo tipo di pessimismo è definito pessimismo cosmico e
l'infelicità diventa una condizione assoluta e universale.

Nel suo testamento spirituale, con la poetica Eroica, ritorna l'atteggiamento di protesta e lotta titanica nei
confronti della natura. Leopardi proporrà un modello positivo, con il quale l'uomo potrà riuscire a
superare il male della natura: l'uomo deve essere solidale e l'amore reciproco fa sì che si possano
arginare i danni della natura, accettando che la natura sia inferiore dell'uomo e piegandosi come La
Ginestra al Vesuvio.

LA POETICA DEL VAGO, INDEFINITO, INFINITO E RIMEMBRANZA


La teoria del piacere si basa sull'incapacità di raggiungere un piacere infinito ma la possibilità di
compensare la realtà, noiosa e infelice, attraverso la costruzione di una realtà parallela nella nostra
immaginazione. La stimolazione dell'illusione porta ad un illusorio appagamento del bisogno infinito
dell'uomo, attraverso tutto ciò che vago e indefinito. Si arriva anche alla teoria della visione, basata sul
fatto che la vista impedita da un ostacolo sia piacevole perché porta al lavorare con l’immaginazione;
discorso che vale anche per i suoni, i quali diventano belli e poetici se indefiniti, ciò riguarda la teoria del
suono.
IL BELLO POETICO
Inoltre Leopardi ritiene che solo tutto ciò che non è finito può essere poesia e la poesia è bella solo se
vaga. Ritiene che possa essere poesia solo il passato e il futuro, il presente, che corrisponde all'arido
vero, è brutto. Inoltre apre una parentesi anche per quanto riguarda la rimembranza, perché il ricordo
dell'infanzia e più bello attraverso la memoria. Inoltre ritiene che il momento più bello che si possa vivere
sia l'attesa, perché con l'attesa di un determinato momento lavoriamo con l'immaginazione l'arrivo del
momento stesso, ma quando arriverà saremo delusi, perché la natura ci ha creato per cose grandi e la
realtà ci delude essendo misera.

LEO E IL ROMANTICISMO
Leopardi nella polemica classico romantica si schiera a favore dei classicisti, prendendo le
distanze da l'eccessiva artificiosità retorica ma rimproverando ai romantici il predominio della
logica e la vicinanza al vero. La posizione di Leopardi può essere definita un classicismo-
romantico, perché nella forma si avvicina al classicismo ma presenta una sensibilità romantica.
Inoltre la sua ammirazione per i poeti classici si basa sul fatto che sia convinto che la loro
poesia sia basata su una visione fanciullesca e irrazionale.

I CANTI
I canti sono una raccolta di poesie → Leopardi raccoglie la maggior parte delle sue composizioni
poetiche scritte dal 1817 al 1836 e apparse precedentemente in raccolte parziali. La raccolta definitiva fu
pubblicata postuma nel 1845 a Firenze a cura di Antonio Ranieri. Egli decise di costruire questo libro non
in maniera casuale ma secondo un ordine cronologico.
Possiamo dividere i canti in diversi gruppi:
1. Canzoni giovanili (1818-1822)
2. i "piccoli idilli" (1819-1821) → Idillio= greco antico significa piccolo quadretto/immagine e veniva usato
per indicare una breve poesia di carattere bucolico. Leopardi però rielabora in maniera personale questo
genere: riprende il paesaggio bucolico ma esprime ciò che il poeta sente guardando il paesaggio, i
piccoli idilli diventano la cosiddetta poesia degli affetti. I "piccoli idilli" fanno parte del pessimismo storico
e sono scritti in endecasillabi sciolti. Troviamo la fase della rimembranza, la poetica del vago e
dell’indefinito e la concezione della natura benevola. Sono 5: l'infinito, alla luna, la sera del di dì festa, il
sogno e la vita solitaria.
3. i "grandi idilli" (1828-1830) → tra i piccoli e i grandi idilli c'è una parentesi fatta di studi e
approfondimenti filosofici e di abbandono della poesia→ operette morali (prosa). I grandi idilli sono
anche detti canti pisano-recanatesi, sono influenzati da questa parentesi, appartengono al pessimismo
cosmico e troviamo una concezione della natura come matrigna. Sono 7: A Silvia, Canto notturno di un
pastore errante dell'Asia, la quiete dopo la tempesta, il sabato del villaggio, le ricordanze e il passero
solitario.
4. ultima fase della poesia leopardiana (1831-1837) → può essere diviso in 2 parti:
Ciclo di Aspasia (1831-1834): scritti a Firenze; sono 5: pensiero dominante, Amore e morte, A se stesso,
Aspasia e Consalvo. In queste poesie l'autore esprime il disinganno amoroso dopo il tramonto della
passione per Fanny Targioni Tozzetti (Aspasia = pseudonimo Fanny). Leopardi definisce l'amore come
"l'inganno estremo", ultima illusione in cui lui ha creduto.
Ginestra (1835-1837) →è il suo testamento spirituale in cui gli storici incontrano un nuovo tipo di
pessimismo: pessimismo eroico → infatti nella Ginestra troviamo un Leopardi che disprezza le false
speranze e accetta con fredda consapevolezza l'infelicità. In essa cerca di trasmettere un messaggio di
solidarietà tra gli uomini: gli uomini dovrebbero smettere di farsi la guerra tra di loro e unire le forze per
combattere un nemico comune: la natura. Quindi la Ginestra diviene simbolo della dignità dell'uomo,
offeso dalla Natura ma non rassegnato al suo potere.
GINESTRA: La ginestra è un testamento spirituale scritto quando era a Torre del Greco: a causa del
colera furono costretti ad andare lì e c'era una bellissima vista verso il Vesuvio, all'epoca attivo. Leopardi
fu spettatore di una eruzione e da lì venne ispirato per la realizzazione di quest'opera, dove descrive la
schiena arido del Vesuvio dove a crescere è solo La Ginestra, che diventerà un fiore simbolico.

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