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Goldoni

Goldoni, nato a Venezia nel 1707, si laureò in legge ma si dedicò al teatro, diventando un importante scrittore comico che riformò la commedia italiana, adattandosi ai gusti del pubblico borghese. La sua opera, influenzata dall'illuminismo, enfatizzava la socialità e l'individualità, criticando le rigidità della Commedia dell'Arte e introducendo caratteri più realistici. Nonostante le difficoltà, Goldoni ottenne successo anche a Parigi, dove continuò a sviluppare il suo stile, morendo nel 1793.

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Goldoni

Goldoni, nato a Venezia nel 1707, si laureò in legge ma si dedicò al teatro, diventando un importante scrittore comico che riformò la commedia italiana, adattandosi ai gusti del pubblico borghese. La sua opera, influenzata dall'illuminismo, enfatizzava la socialità e l'individualità, criticando le rigidità della Commedia dell'Arte e introducendo caratteri più realistici. Nonostante le difficoltà, Goldoni ottenne successo anche a Parigi, dove continuò a sviluppare il suo stile, morendo nel 1793.

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Goldoni nasce a Venezia nel 1707 da una famiglia borghese, egli tra il 1723 e il 1725

studierà legge all’università di Pavia , ma quando nel 1731 suo padre morì egli dovette far
fronte al mantenimento di sua madre per questo si laureò in legge a Padova e divenne
avvocato, tuttavia già in questo periodo aveva preso piede la sua vocazione teatrale che sia
era gia manifestata nei suoi primi anni di vita.
A Verona nel 1734 egli incontrò il capocomico Giuseppe Imer e grazie a lui ottenne l’incarico
di scrivere i testi per il teatro di San Samuele a Venezia; in questa prima fase della sua
produzione teatrale Goldoni affronta vari generi dobbiamo anche dire che questa prima
produzione è poco originale.
Goldoni però si dedicò ben presto al genere comico che era a lui più congeniale, egli avviò
quindi una riforma del teatro comico che portò avanti con gradualità.
Dalla sua attività di scrittore teatrale egli non guadagnava il necessario per vivere quindi nel
1743 fu costretto a fuggire da Venezia a causa dei debiti, si stabilì quindi a Pisa.
A Livorno egli conobbe Girolamo Medebac che lo convinse a diventare poeta di teatro per la
sua compagnia, gli venne riconosciuto un contratto stabile che prevedeva la stesura di 8
commedie all’anno in cambio di un compenso abbastanza soddisfacenti, egli potè quindi
lasciare definitivamente l’avvocatura per diventare uno scrittore di teatro per professione.

L’attività di scrittore per il teatro: la compagnia Medebac


Goldoni rappresenta una figura nuova nel panorama degli intellettuali del 700: egli è infatti
uno scrittore che vive dei guadagni della sua professione intellettuale (egli guadagna
scrivendo), egli in questo anticipa la figura dello scrittore che si imporrà all’interno della
società borghese a partire dall’ 800; un’altra novità è rappresentata dal fatto che Goldoni
non scrive soltanto per un pubblico di letterati ma per il mercato, infatti lo spettacolo deve
incontrare i gusti del pubblico pagante, che è composto da persone di tutti gli strati sociali, e
deve quindi avere successo ed attirare molti spettatori.
Per scrivere commedie quindi è necessario adattarsi alle leggi del mercato e Goldoni si
adattò a questo con grande disponibilità, egli cercherà sempre di compiacere i gusti e le
richieste del pubblico andando a produrre degli spettacoli che si potessero vendere bene.
A quei tempi in italia il teatro era l’unico campo culturale in cui esisteva un mercato vero e
proprio e questo per esempio non sarebbe potuto accadere nel campo strettamente
letterario visto che i libri avevano una circolazione limitata.
Goldoni lavorò presso la compagnia Medebac, che recitava nel teatro Sant’Angelo, dal 1748
al 1753.
A partire dal 1753 egli infatti passo al teatro San Luca, qui egli visse un periodo difficile,
infatti per vincere la concorrenza di Chiari egli cercò vie diverse dalla commedia realistica,
sperimentando delle tematiche esotiche e avventurose.
Intorno alla commedia goldoniana vennero afflitte una serie di polemico, soprattutto ad
opera di Carlo Gozzi, egli era un letterato conservatore che era contro la riforma, e propone
un teatro fiabesco e fantastico che riscuoteva molto favore dal pubblico.
Goldoni amareggiato dal successo del suo avversario accettò nel 1762 l’invito di recarsi a
Parigi per dirigere la Comédie italienne; qui però Goldoni trovò un pubblico ancora legato
agli spettacoli della Commedia dell’Arte (improvvisazione e maschere) e dovette iniziare
a da capo la sua opera di riforma.
Il pubblico parigino dimostro freddezza davanti alle novità introdotte da Goldoni anche a
causa della lingua, infatti per comprendere tutte le sfumature della sua commedia era
necessaria una perfetta conoscenza della lingua.
Egli entrò nelle grazie della corte e venne assunto come maestro di italiano delle principesse
reali e riuscì così a garantirsi una pensione, morì nel febbraio 1793.

La visione del mondo:Goldoni e l’illuminismo


Goldoni non è un illuminista e nemmeno uno scrittore impegnato in una battaglia civile in
nome dei nuovi principi riformatori, infatti l’ambiente veneziano era diverso da quello
milanese, però a partire dai primi decenni del secolo a Venezia penetrò a Venezia una
cultura europea più moderna e illuminata, infatti i ceti borghesi vennero a conoscenza delle
idee innovatrici ed introdussero in patria i primi saggi della filosofia dei lumi.
A Venezia inoltre era forte la produzione libraria e per questo vennero diffuse le opere più
importanti della nuova filosofia, ad essere molto viva era anche la pubblicistica infatti tra il
1710 e il 1762 nacquero ben 27 periodici; questo portò ad un assorbimento del pensiero
innovatore da parti degli ampi strati della società civile.
Goldoni nonostante non fosse un uomo molto colto venne influenzato dal clima culturale del
tempo soprattutto a causa dei contatti con la realtà del suo tempo, contatti che vennero
stabiliti nei numerosi viaggi in italia e attraverso l’amicizia con degli intellettuali stranieri che
erano presenti a Venezia.
Egli era disposto ad accettare le nuove idee anche a causa della sua appartenenza al ceto
borghese, egli infatti condivideva con essa i principi e i valori fondamentali.
Come prima cosa in Goldoni troviamo un’adesione alla vita soltanto nella sua dimensione
terrena, da qui deriva la sua antipatia di fronte ad ogni forma di metafisica e l’esaltazione di
una filosofia pratica e fondata sul buon senso che si deve misurare con i problemi concreti
della vita.
Goldoni da molta importanza alla socialità, ovvero dei rapporti che legano gli uomini in una
collettività, di conseguenza egli respinge tutto ciò che può compromettere il sereno e
produttivo vivere sociale come l’ipocrisia e la menzogna; il rispetto della sincerità, la
trasparenza dei comportamenti e la fedeltà agli impegni presi sono i tipici valori della civiltà
borghese mercantile, società in cui Goldoni si forma.
Questa centralità dell’uomo onesto, leale e attivo è legata ad un’idea di una convivenza
umana libera ispirata dagli ideali della ragione e della natura, proprio da questo nasce
l’antipatica che Goldoni ha nei confronti della superbia e della prepotenza dei nobili.
Questa antipatia per il privilegio porta Goldoni a sviluppare un'idea di un’uguaglianza tra gli
uomini, questi spunti egualitari però rimarranno dei miti poetici visto che la mentalità di
Goldoni è prudentemente riformatrice, egli infatti rispetta l’ordine gerarchico delle classi e
auspica ad una tranquilla convivenza tra i vari ceti.
Goldoni ammira le società mercantili del nord, qui infatti i borghesi partecipano alla vita
politica accanto ai nobili e le idealizza come la sede di tutte le virtù morali e civili; anche
questa visione cosmopolita è un tratto che accomuna Goldoni alle idee dominanti della
media civiltà illuministica.
Da questa ammirazione per l’Inghilterra e per l’Olanda traspare l’idea di una civiltà laboriosa
e pacifica in cui si afferma un nuovo tipo di eroe, non più quello classico che si distingue per
le sue virtù guerriere ma l’uomo onesto che si realizza nella sfera della sua attività
produttiva, che si interessa al bene della sua famiglia e al benessere e progresso della sua
città.
Per Goldoni la vita cittadina è la dimensione in cui meglio si può affermare la pacata e fattiva
socievolezza dell’uomo, infatti la città è la sede delle più varie attività ma anche dei momenti
di divertimento e di gioia collettiva; questa visione influenzata da un’ aperta socievolezza
porta Goldoni a vedere negativamente ogni chiusura retriva che limiti la libertà di
espressione della persona nei rapporti con gli altri, questo è il motivo per cui in alcune sue
commedie come i Rusteghi o il Sior Todero brontolon egli critica i padri di famiglia autoritari
che opprimono le loro mogli e i loro figli, per Goldoni questo comportamento è in contrasto
con la natura e la ragione che prevedono che l’individuo sia libero di esprimere se stesso.
Anche in questo caso per Goldoni non è un sovvertitore dei costumi, egli infatti spera che si
instauri un ragionevole equilibrio tra le esigenze dell'individuo e quelle della famiglia in
obbedienza alle leggi della rispettabilità sociale.
In questo ottimismo sulla possibilità di trovare un equilibrio nei conflitti tra ceti ed individuo si
rifletto l’ottimismo proprio della mentalità illuministica.
Un’altra prova della sintonia tra Goldoni e l'illuminismo è il giudizio positivo che gli illuministi
stessi diedero del teatro di Goldoni: Voltaire elogia Goldoni come pittore della natura e sul
Caffè Verri trovava nelle commedie di Goldoni un fondo di virtù vera d’umanità di
benevolenza, d’amor del dovere.

La riforma della commedia


Quando Goldoni iniziò la sua carriera la scena teatrale era dominata dalla Commedia
dell’Arte, in questi spettacoli gli attori impersonavano le maschere tradizionali ed
improvvisavano le battute senza seguire un testo completamente scritto, Goldoni davant ia
questa Commedia assunse atteggiamenti molto polemici: per prima cosa lui criticava la
volgarità buffonesca a cui si era ridotta la comicità, la rigidezza stereotipata con la quale
venivano rappresentate le maschere e la ripetitiva recitazione degli attori, la loro
inverosimiglianza e l’incoerente costruzione degli intrecci narrativi.
In questo periodo la Commedia dell’arta stava iniziando un periodo di declino infatti il
pubblico era ormai stanco dei soliti schemi ripetuti, tuttavia Goldoni non criticava la
commedia per le sue degenerazioni ma per la visione che la Commedia aveva del reale.
La necessità di una riforma era nata in un clima influenzato dalla cultura arcadica e
razionalistica che ripugnava la stravaganza e la bizzarità barocca che era ancora presente
nella Commedia, il gusto arcadico aspirava alla semplicità, all’ordine razionale, al buon
gusto e alla naturalezza e visto che Goldoni si era formato in questo clima risentiva molto di
queste influenze.
Il razionalismo arcadico aveva già inspirato alcuni tentativi di riforma ancor prima di Goldoni:
alcuni scrittori toscani provarono a riformare il genere comico però il loro tentativo di riforma
era di tipo puramente letteraria ed era rimasto chiuso dentro le accademie.
Goldoni non era un letterato, ma un uomo di tutorato egli lavorava e viveva a contatto con il
pubblico e conosceva bene i suoi umori e i suoi bisogni, egli era anche favorito visto che
viveva a Venezia che ai quei tempi era la capitale europea del teatro.
La sua riforma non è quindi soltanto una riforma di un genere letterario ma un’operazione
che ha come obiettivo principale quello di incidere sullo spettacolo e nei suoi rapporti con la
vita sociale.
La riforma di Goldoni non è ispirata da dei modelli libreschi, visto che i due libri su cui egli si
è formato sono il Mondo e il Teatro, con Mondo egli intende la realtà vissuta mentre con
Teatro la scena viva; con queste due espressioni Goldoni sintetizza quali sono i 2 obiettivi
principali della sua riforma: egli vuole elaborare una commedia che sia verosimile, che
rifletta quindi in modo realistico la società contemporanea e i caratteri umani, dall’altro egli
vuole elaborare dei testi che piacciano al pubblico.
Questo è il motivo per cui egli ritiene che non si possano più utilizzare le maschere
tradizionali della Commedia dell’Arte, Goldoni vuole rappresentare dei caratteri con le loro
individualità irripetibili ed inconfondibili, mentre le maschere costituiscono dei tipi fissi che
nascono dall’astrazione di alcuni tratti comuni di una varietà di individui (pantalone avaro e
vecchio arlecchino servo sciocco ecc.), tra la maschera e il carattere c’è la stessa distanza
che troviamo tra la maschera e il volto: il volto cambia da uomo a uomo mentre la maschera
è sempre identica.
Per Goldoni i caratteri in quanto al genere sono un numero limitato (l’avaro, il geloso ecc)
ma sono infiniti nelle specie, visto che ci sono infiniti modi di essere avari, gelosi ecc.
Questa ricerca dell’individualità concreta è un’aspetto tipico del gusto nato dopo che la civiltà
borghese moderna si è imposta sulla società: infatti se l’arte classica rappresentava le
categorie generali degli individui quella borghese vuole esprimere l’individualismo che unito
all’aderenza con la realtà è tipico dell’idea borghese; questa volontà di cogliere gli aspetti
individuali sarà tipica della letteratura realistica dell’800 e anche in questo aspetto Goldoni
anticipa le tendenze future della letteratura.
La visione di Goldoni è profondamente influenzata dagli ideali borghesia sia perchè egli
proveniva dal ceto medio ed era anche una persona che si guadagnava da vivere, prima
come avvocato poi come scrittore teatrale, con il suo lavoro ma anche dal contesto in cui
egli vive, infatti a Venezia grazie alla tradizione mercantile da molto tempo si era instaurata
una solida e prospera classe borghese, che aveva dei valori ben delineati: la borghesia non
voleva imporre il proprio dominio politico sulla nobilità ma voleva rivendicare la propria
visione della vità fondata sulla laboriosità attiva e sulla rispettabilità.
La nascita di una commedia realistica è quindi favorita dalla presenza a Venezia di un
grande pubblico borghese.
I caratteri di Goldoni però non individualità isolata tra loro, essi sono infatti sempre radicati in
un contesto sociale preciso e delineato che coincide con la loro conformazione psicologica;
infatti per Goldoni i sentimenti, i vizi e le virtù degli individui assumono caratteristiche diverse
a seconda dell’ambiente culturale in cui si sono formati e vivono.
Questo è il motivo per cui le commedie di Goldoni se sono piene di caratteri individuali
ricostruiscono anche ambienti sociali indagati in tutte le loro componenti come il modo di
pensare, di comportarsi e di esprimersi.
C’è una distinzione nelle commedie di Goldoni tra le commedie di carattere in cui viene
delineata una figura e le commedie d’ambiente, queste descrivono un particolare settore
della vita sociale; tuttavia si tratta di una distinzione puramente convenzionale e stratta visto
che tutte le commedie sono allo stesso tempo di carattere che d’ambiente, le piccole
differenze che ci sono sono quantitative e non qualitative: in una commedia possiamo
trovare più presenza del carattere e meno dell'ambiente e viceversa.
Anche questo rapporto dinamico tra l’individuo e l’ambienta anticipa il realismo della
letteratura dell’800, questo è il motivo per cui le commedie di Goldoni si differenziano
rispetto alla letteratura arcadica del 700 che era ancora molto legata al classicismo, infatti
esse propongono un rapporto più vivo ed immediato con la realtà che viene indagata nei
suoi aspetti comuni e quotidiani e resa con un linguaggio agile e colloquiale, la loro
rappresentazione però manca della profondità che sarà propria del realismo dell’800.
E facile capire perché l'improvvisazione tipica dell’Accademia dell’Arte non fosse più
praticabile per Goldoni: infatti in quel tipo di teatro gli attori non improvvisavano dal nulla le
battute o i gesti essi si basano infatti su degli elementi fissi e ricorrenti come i canovacci che
indicavano delle vicende ripetute meccanicamente , i lazzi, i generici ovveri qui repertori di
tirate e che venivano recitati in modo identico in situazioni specifiche, soltanto in questo
contesto di convenzioni rigidamente fissate l’attore era libro di improvvisare, proprio queste
convenzioni rendevano impossibile per Goldoni rappresentare le infinite caratteristiche e
sfumature dei caratteri e degli ambienti.
Il modulo della Commedia non era adatto per la rappresentazione realistica del vissuto infatti
la grande varietà della realtà vissuta non poteva essere colta attraverso degli schemi fissi
ma soltanto se lo scrittore calava l’osservazione della realtà nel reale stesso e se ogni
minimo aspetto della vicenda da rappresentare era ordinato da lui; l’attore in questo tipo di
commedia era costrutte o ad imparae a memoria e a recitare ciò che lo scrittore di teatro
aveva scritto.
Goldoni presentava la sua riforma come una restaurazione della dignità teatrale contro la
Commedia dell’Arte, giudicata rozza e volgare. Tuttavia, da una prospettiva storica, questa
interpretazione non è più accettabile: la Commedia dell’Arte non è il “negativo” e la
commedia goldoniana il “positivo”. Si tratta invece di due forme teatrali diverse, espressione
di civiltà differenti: la prima legata al Barocco, la seconda all’Illuminismo e al realismo
borghese.
Nel suo progetto di riforma del teatro Goldoni incontrò degli ostacoli e delle difficoltà, in
primis dagli attori che abituati a recitare all'improvviso e con le maschere si trovarono a
disagio a dover cambiare in modo così radicale il loro modo di recitare e nel dover imparae a
memoria la parte, tuttavia Goldoni seppe sfruttare la professionalità degli attori egli infatti
modellò il carattere della commedia in base alle peculiari possibilità espressive degli attori.
Anche il pubblico inizialmente rimase sconcertato dalle commedie realistiche di Goldoni:
infatti il popolo non ritornava gli intrighi complicati e le maschere a cui era affezionato, anche
gli stessi impresari guardavano con sospetto alle innovazioni di Goldoni, essi infatti
temevano di perdere il favore del pubblico e quindi il profitto dei loro investimenti.
Goldoni non intraprese una radicale rivoluzione con atteggiamenti di rottura, polemici e
provocatori, egli adottò infatti una tecnica prudente e graduale che gli permise di vincere
tutte le resistenze.
Anche l’idea della nuova commedia si era evoluta a poco a poco a serie di tentativi ed
esperimenti.
Goldoni inizia con lo stendere per intero solo la parte del protagonista lasciando alla
tradizionale improvvisazione tutto il resto, soltanto 5 anni dopo a partire dal 1743 Goldoni
compose una commedia in cui tutte le parti erano scritte, ancora erano conservate le
maschere ma stavano iniziando a venire trasformate dall’interno in modo che sotto le
maschere iniziava a delinearsi un carattere individuale.
Grazie a questa accorta gradualità nell’applicare la riforma il pubblico si abituò a vedere
rappresentanti in secondo piano aspetti della vita quotidiana, o anche delle figure
caratteristiche della realtà cittadina; il pubblico borghese trovava in questi spettacoli i propri
valori e la propria concezione della vita, basata sulla ragione e sul buon senso.
Un’altro ostacolo con cui Goldoni dovette fare i conti era la situazione politica della
Repubblica di Venezia, infatti l'oligarchia nobiliare con la decadenza della serenissima si era
sempre chiusa ancora di più per difendere l’assetto vigente, e se Goldoni volesse
rappresentare in scena i vizi della nobiltà si trovò costretto ad ambientare le sue commedie
in altre città per evitare i sospetti della nobiltà veneziana.

L’itinerario della commedia goldoniana


Il mondo che è riflesso nella commedia goldoniana è principalmente la società veneziana
contemporanea, egli infatti è considerato come l’interpreta della visione borghese della
realtà, egli riesce a fare questo attraverso l’analisi dello spaccato della società veneziana
che lui ha sotto gli occhi quotidianamente a Venezia.
Goldoni è l’interprete e il celebratore del ceto borghese che si è formato nella lunga
tradizione mercantile veneta, che nella prima parte del settecento gode ancora di una
grande floridità economica nonostante la chiusura conservatrice dell’oligarchia veneta.
Nella prima parte della produzione teatrale di Goldoni il mercante veneziano non ha ancora
una posizione centrale nelle sue opere, il mercante però assume già una sua fisionomia
individuale infatti egli è visto come una figura positiva, rappresentate di tutta una serie di
valori come correttezza, il rispetto degli impegni, buon senso, moralità ineccepibile e un forte
attaccamento alla famiglia ecc; inoltre Goldoni definisce i mercanti come “il profitto e il
decoro delle nazioni”.
In questa celebrazione del mercante si contrappone una critica alla nobiltà, infatti per
Goldoni la nobiltà è superba, prepotente, oziosa , inutile al corpo sociale e attaccate ai suoi
titoli e valori che non garantiscono completamente il valore autentico dell’individuo.
Una critica alla nobilità è presente nell’opera di Goldoni, La locandiera, infatti sono messi in
caricatura vari tipi di aristocratici: quello di antico casato ma ormai in miseria, quello di
nobiltà recente che ha ottenuto il titolo grazie alle sue ricchezze, in contrapposizione a
questo all’interno della locandiera troviamo alcune delle virtù borghesi che sono apprezzate
da Goldoni.
Goldoni nonostante critichi la nobiltà non va considerato come un anticipatore della violenta
opposizione alla nobiltà che si verificherà durante la rivoluzione, egli infatti in modo coerente
agli ideali illuministi moderati del suo tempo vorrebbe “smuovere i nobili dall’inerzia” e
riportarli alla dignità passata.
Per Goldoni infatti i nobili devono partecipare alla vita economica del paese contribuendo
alla pubblica felicità, anche in questo aspetto Goldoni è in linea con la mentalità della
maggior parte della classe dirigente veneziana.
Goldoni non mette in dubbio le gerarchie sociali esistenti, egli infatti le accetta a pieno, egli
in questo riflette la posizione della borghesia veneziana, infatti il mercante veneziano è
interessato semplicemente alla sua riuscita individuale nel lavoro e nella famiglia e non ha
interesse nel trasformare l’ordine esistente andando ad imporre un proprio controllo sulla
politica dello stato ma al massimo vuole far trionfare la sua moralità e i suoi valori.
In questo periodo che coincide con il lavoro per la compagnia Medebac, Goldoni intreccia
nuovi contenuti realistici con degli intrecci tradizionali,complessi e intricati; ma con il passare
del tempo la macchinosità dell’intreccio scompare per lasciare posto a vicende più lineari
che si adattano in modo migliore alla vita quotidiana.
In questo periodo infatti nascono delle commedie in cui si intrecciano casi di persone
comuni, mosse dai sentimenti più usuali con conversazioni che si possono sentire nella vita
all’interno della famiglia.
Parallelamente anche la struttura della commedia diventa policentrica e corale; tutti i
personaggi sono importanti, ed è proprio in questa fase che emerge la volontà di Goldoni di
creare un genere serio che può essere paragonato a quello nato nell’illuminismo europeo,
una specie di dramma borghese.
I testi più maturi
La crisi psicologica di Goldoni trova sfogo nel viaggio a Roma, infatti al suo ritorno Goldoni si
scrolla di dosso tutte le sue incertezze e le malinconie e ritorno con un nuovo entusiasmo
nella sua commedia “nuova”, infatti tra il 1759 e il 1762 troviamo alcuni dei testi più maturi di
Goldoni in cui egli ritorna ad indagare sulla borghesia veneziana.
La seconda parte del secolo vede un periodo di crisi della borghesia infatti la perdita dei
possedimenti d’oltremare aveva dato un grave colpo ai commerci della serenissima e
portava ad orientarsi verso le attività agricole, di conseguenza il mercante perde il suo
slancio energico e tende quindi ad evitare rischi ed imprese e a chiudersi nell’investimento
terriero.
Qui quelle che erano le virtù della borghesia si trasformeranno in vizi: il senso dell’economia
diventa avarizia, la difesa della reputazione diventa superbia e la puntualità divenne
ostinazione maniacale.
La riscoperta del popolo
Goldoni da questo mondo opprimente sembra voler uscire con la riscoperta del popolo, del
1762 sono le Baruffe Chiozzotte in cui viene presentata la vita dei pescatori di Chioggia, per
lui infatti il popolo conserva la vitalità, la spontaneità dei sentimenti, la capacità di relazioni
sociali che la borghesia veneziana ha perduto, ma all’interno del popolo sembrano
sopravvivere quei valori fondamentali che nella borghesia si sono rovesciati come la
schiettezza, la laboriosità, il senso di famiglia e dell’onore.
Questa rappresentazione dal vivo della realtà popolare è qualcosa di nuovo nella letteratura
del secolo che era impegnata nel classicismo aristocratico.
Bisogna però dire che Goldoni resterà ancora al di là dei quella vera rivoluzione che verrà
operata nel secolo successivo: infatti la sua rappresentazione del popolo non riesce ad
arrivare a cogliere la sua dura condizione e i conflitti che la lacerano.
Goldoni infatti mette in scena soltanto schermaglie sentimentali, ripicche,futili pettegolezze e
li guarda dall’alto, infatti il mondo delle Baruffe è ancora idilliaco, infatti a Goldoni sfugge
quella tragicità del quotidiano che sarà messa in evidenza nei Promessi sposi e dai
Malavoglia.

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