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Schopenhauer

Arthur Schopenhauer, filosofo del XIX secolo, sviluppa un pensiero caratterizzato da un pessimismo radicale e dalla centralità della Volontà come essenza della realtà, in contrasto con l'idealismo hegeliano. La sua opera principale, 'Il mondo come volontà e rappresentazione', esplora la distinzione tra fenomeno e noumeno, sostenendo che la vera natura del mondo è accessibile attraverso l'esperienza del corpo e non tramite la ragione. Schopenhauer propone tre vie di liberazione dalla sofferenza: l'arte, la morale basata sulla compassione e l'ascesi, che rappresentano modalità per superare il dominio della Volontà.

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Schopenhauer

Arthur Schopenhauer, filosofo del XIX secolo, sviluppa un pensiero caratterizzato da un pessimismo radicale e dalla centralità della Volontà come essenza della realtà, in contrasto con l'idealismo hegeliano. La sua opera principale, 'Il mondo come volontà e rappresentazione', esplora la distinzione tra fenomeno e noumeno, sostenendo che la vera natura del mondo è accessibile attraverso l'esperienza del corpo e non tramite la ragione. Schopenhauer propone tre vie di liberazione dalla sofferenza: l'arte, la morale basata sulla compassione e l'ascesi, che rappresentano modalità per superare il dominio della Volontà.

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Schopenhauer

1. Schopenhauer e Kant
2. Il mondo come rappresentazione
3. Il mondo come volontà
4. Il pessimismo radicale
5. Vie di liberazione: Arte, Morale, Ascesi
6. Schopenhauer, Kant, Hegel
7. Concetti chiave
8. Schopenhauer oggi
9. Frasi più significative
10. Dilemmi etici e dilemmi teleologici
11. Schopenhauer e l’attualità
12. Schopenhauer oltre la filosofia

Arthur Schopenhauer (1788-1860) è una delle figure più originali e influenti della filosofia
dell’Ottocento. Pur trascurato a lungo dall’accademia, esercitò un’enorme influenza su letterati,
musicisti, artisti e filosofi successivi. Il suo pensiero si distingue per un forte pessimismo metafisico,
per la centralità del concetto di Volontà e per la critica radicale all’idealismo hegeliano.

Schopenhauer nacque a Danzica e, grazie all’eredità paterna, poté dedicarsi interamente agli studi.
Formatosi tra Gottinga e Berlino, entrò in contatto con Goethe e con la filosofia indiana (buddhismo).
La sua opera principale è Il mondo come volontà e rappresentazione (1819). Scrisse anche saggi
come Sulla libertà del volere umano (1839), Sul fondamento della morale (1840) e i celebri Parerga
e Paralipomena (1851), che gli portarono la fama. Visse gli ultimi decenni a Francoforte, dove morì
nel 1860.

Schopenhauer e Kant
Per comprendere Schopenhauer bisogna partire da Kant. Kant, con la Critica della ragione pura
(1781), aveva mostrato che la nostra conoscenza si limita al mondo dei fenomeni, cioè delle
apparenze organizzate dalle forme a priori dello spazio, del tempo e delle categorie dell’intelletto.
La cosa in sé (noumeno), la realtà ultima, rimane inconoscibile.
il mondo è sempre e solo fenomeno o apparenza.

Schopenhauer accoglie questa impostazione critica, ma la sviluppa in direzione originale. Per lui, il
mondo è sì fenomeno, cioè rappresentazione (Vorstellung), ma l’uomo può avere un accesso
particolare alla cosa in sé tramite l’esperienza del proprio corpo. Quando muovo un braccio, non lo
percepisco solo come oggetto nello spazio, ma lo vivo anche come volontà, come forza interna.
Questo doppio rapporto col corpo diventa la chiave della sua filosofia.

Esempio: Kant direbbe che quando abbiamo fame la conosciamo sempre come fenomeno, filtrato
da spazio (dove ho fame?), tempo (da quando ho fame?) e categorie (es. di cosa ho fame?).
Schopenhauer aggiungerebbe che quando sento la mia fame, non è un semplice fenomeno: è il
manifestarsi immediato della Volontà di vivere, un impulso cieco che mi spinge a nutrirmi.

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Il mondo come rappresentazione
Nel suo capolavoro, Il mondo come volontà e rappresentazione (1819), Schopenhauer accetta l'idea
che il mondo sia una rappresentazione (Vorstellung), cioè un fenomeno che esiste solo in relazione
a un soggetto che lo percepisce. In questo senso, riprende la celebre frase di Kant: "Il mondo è una
mia rappresentazione". La nostra conoscenza è vincolata a un velo di Maya, cioè una "fabbrica" di
illusioni che ci fa credere che la realtà sia quella che percepiamo con i nostri sensi. “Velo di Maya” è
un concetto orientale che Schopenhauer adotta per descrivere il mondo come illusione.
Riprendendo e modificando Kant, Schopenhauer distingue tre funzioni conoscitive:
• Sensibilità. Spazio e tempo sono forme a priori che ordinano le percezioni.
• Intelletto. Ridotto alla sola categoria della causalità, che ci fa riconoscere il legame tra eventi
(es. fumo quindi fuoco).
• Ragione. Facoltà di concetti e linguaggio, che però non ci porta oltre il fenomeno.
Il principio che regola tutte queste funzioni è il principio di ragion sufficiente, che assume quattro
forme:
1. del divenire (causalità fisica);
2. del conoscere (fondamento logico);
3. dell’essere (spazio e tempo, fondamento matematico);
4. dell’agire (motivazioni morali).
In ogni caso, la conoscenza resta interna al fenomeno: non ci dice nulla della cosa in sé (noumeno).
La ragione non supera mai l’ambito dei fenomeni.

Esempio: Tutto ciò che conosciamo è filtrato dalla nostra mente. Due persone assistono alla stessa
competizione sportiva, ma uno è tifoso accanito della squadra vincente e l’altro di quella perdente.
La “realtà” che vedono è la stessa, ma la rappresentazione è completamente diversa: per uno gioia,
per l’altro dolore.

Il mondo come volontà


Non esiste un mondo “in sé” accessibile razionalmente da parte della nostra mente: ciò che
conosciamo è sempre (e solo) fenomeno.
Tuttavia, Schopenhauer si distacca da Kant in un punto cruciale. Se per Kant il noumeno è
inconoscibile, Schopenhauer ritiene di aver trovato la via per squarciare il velo di Maya e conoscere
la vera essenza del mondo.
L’accesso/l’esperienza della cosa in sé avviene attraverso il nostro corpo e non è quindi una
conoscenza razionale e completa come quella che abbiamo dei fenomeni esteriori.
Fondamento della filosofia di Schopenhauer: l’essenza del mondo non è razionalità (come per
Hegel), ma Volontà di vivere (Wille zum Leben). La volontà è l’essenza della realtà.
Mentre per Kant la “cosa in sé” rimane inconoscibile, Schopenhauer crede che se ne possa fare
esperienza dall’interno. La via non è la conoscenza razionale, ma l’esperienza del proprio corpo.
Come?
• Guardando a noi stessi, non ci sentiamo soltanto oggetti fenomenici, ma viviamo il nostro
corpo come manifestazione di una forza cieca e incessante, che egli chiama volontà di vivere.
• Tramite l’esperienza e l’autopercezione.
• Il nostro corpo è l’accesso al piano metafisico del mondo. Il nostro corpo come fenomeno è
rappresentazione; come noumeno è Volontà.
La volontà è irrazionale, infinita, insaziabile: non tende a un fine razionale o armonico, ma è pura
spinta a continuare a esistere e a riprodursi.

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La Volontà è una forza che si esprime in ogni manifestazione naturale: dalla gravità alle pulsioni
sessuali, dagli istinti animali al desiderio umano. Essa non è molteplice come i fenomeni, ma unica e
universale, al di là di spazio e tempo.
Il mondo, dunque, ha due aspetti inseparabili:
• come fenomeno, è rappresentazione;
• come noumeno, è Volontà.
Esempio: Il corpo. Fenomeno: quando vedo il mio corpo nello specchio o lo percepisco come
oggetto nello spazio (altezza, peso, movimenti). Noumeno: quando sento dall’interno la spinta a
muovermi, la fame, la sete, il desiderio. Qui percepisco la mia volontà che agisce, non come
immagine, ma come forza viva.
Esempio: Un animale che caccia. Fenomeno: un leone che corre dietro a una gazzella. Lo vedo come
evento nello spazio e nel tempo, con cause ed effetti. Noumeno: ciò che si manifesta in quel
fenomeno è la volontà di vivere: l’istinto cieco di sopravvivenza e di nutrimento che muove sia il
predatore sia la preda.
Esempio: L’amore e il desiderio sessuale. Fenomeno: una persona prova attrazione per un’altra,
manifesta gesti di corteggiamento, prova emozioni e sentimenti visibili. Noumeno: al di sotto di tutto
questo c’è la volontà di specie: non l’interesse individuale, ma la spinta cieca della vita a riprodursi
e perpetuarsi.
Esempio: quando un fiore si apre, quando un animale caccia, quando un uomo ama, la lotta per la
sopravvivenza negli animali, l’istinto sessuale, la competizione economica: non si tratta di processi
“razionali”, ma dell’impulso cieco della Volontà che cerca perpetuamente di affermarsi.
Esempio: “scorrere” i social. Guardi un video, poi un altro, poi un altro ancora. Non hai un fine
preciso, ma una forza interiore ti spinge a continuare. Questa è la “volontà di vivere” che non si
ferma mai.

Questa esperienza diretta ci rivela che l'essenza del nostro corpo è la Volontà (Wille). Estendendo
questa intuizione all'intero universo, Schopenhauer conclude che l'essenza di tutta la realtà, il
noumeno, è la Volontà.
Al contrario, per Hegel il principio del reale è lo Spirito razionale, teleologicamente orientato. Per
Schopenhauer, invece, il principio del reale è una forza irrazionale e senza scopo. Qui si trova
l’opposizione radicale: ottimismo razionalistico contro pessimismo metafisico.

Il pessimismo radicale
Se la Volontà è il fondamento di tutta la realtà, allora il volere diventa l’elemento strutturale della
vita dell’essere umano.
Se vogliamo, allora vogliamo qualcosa. E se vogliamo sempre qualcosa, allora non ci sarà mai
alcunché che possa soddisfare tale voglia.
Dunque, se la realtà ultima è Volontà inesauribile e irrazionale, la conseguenza è un pessimismo
radicale.
Poiché la volontà è incessante e mai soddisfatta, l’esistenza umana è strutturalmente destinata alla
sofferenza.

La vita oscilla, scrive Schopenhauer, “tra dolore e noia”:


• dolore quando desideriamo qualcosa che non abbiamo,
• noia quando abbiamo ottenuto ciò che desideravamo e restiamo senza stimoli.
La storia e la natura non sono processi orientati verso il meglio, ma scenari di lotta cieca e ripetizione
infinita. Non esiste progresso universale: ogni generazione ricomincia il ciclo del desiderio e della
sofferenza.

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[possiamo considerare sinonimi i gruppi semantici di “volontà” e “desiderio”]
• La vita è mancanza: desiderare significa soffrire; soddisfare un desiderio significa entrare
nella noia; e così ricomincia il ciclo.
• L’esistenza è quindi un’oscillazione tra dolore e noia, con la morte come esito inevitabile.
• La storia non è progresso, ma conflitto di egoismi e violenze: contrariamente a Hegel, non vi
è alcuna razionalità o Spirito universale che si realizzi nella storia.
Anche la società e la storia non portano progresso ma restano dominate da egoismo, istinti
primordiali e violenza. L’amore stesso è solo uno strumento con cui la Volontà perpetua la specie.
In opposizione all’ottimismo hegeliano, Schopenhauer afferma che viviamo nel peggiore dei mondi
possibili.
Esempio: una persona che lavora duramente per anni per comprarsi una casa, una volta ottenuta, si
accorge presto che non basta, e desidera altro (una macchina, un viaggio, un nuovo status). La vita
si rivela come corsa infinita verso mete che non portano felicità duratura.
Esempio: uno studente desidera ardentemente finire la scuola per essere libero. Ma quando
arrivano le vacanze estive, dopo qualche settimana di relax subentra la noia: “non so cosa fare”. La
dinamica è esattamente quella descritta da Schopenhauer.

Kant riconosceva la presenza del male e del dolore, ma manteneva una visione ottimistica nella
prospettiva della moralità e del progresso.
Per Hegel la storia è razionale, ogni conflitto porta a una sintesi superiore.
Schopenhauer è invece un eterno ritorno di dolore, senza scopo né direzione.

Vie di liberazione: Arte, Morale, Ascesi


Se la vita è dominata dalla Volontà cieca, si può trovare un modo di liberarsene? Schopenhauer
propone 3 vie di catarsi/liberazione. Schopenhauer non si limita a descrivere il dolore, ma indica
anche possibili vie:

1) Arte
L’arte sospende momentaneamente la Volontà. L’artista, e con lui lo spettatore, coglie le Idee eterne
(in senso platonico) dietro i fenomeni. La musica, in particolare, ha un ruolo speciale: non
rappresenta oggettivazioni della Volontà, ma la Volontà stessa, in suoni.
È una via di liberazione individualistica.
Esempio: ascoltare una canzone che ti emoziona e dimenticare per qualche minuto i problemi. Non
stai pensando a cosa vuoi o a cosa ti manca: sei immerso nella musica, libero dalla volontà.

2) Morale
La vera morale nasce dalla compassione: non dal calcolo razionale (Kant), né dall’eticità dello Stato
(Hegel). Solo provando empatia per il dolore altrui si spezza l’egoismo che alimenta la Volontà.
Da qui derivano le virtù:
• giustizia (non danneggiare)
• carità (aiutare gli altri).
È una via di liberazione sociale.
Esempio: chi salva un animale ferito non lo fa per dovere o per utilità, ma perché sente la sofferenza
altrui come propria.
Esempio: quando vedi un compagno in difficoltà con un esercizio e lo aiuti spontaneamente. Non lo
fai perché un professore lo ordina (imperativo kantiano), ma perché senti davvero la sua frustrazione
come fosse tua.

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3) Ascesi
L’unica liberazione definitiva è l’ascesi, cioè la rinuncia radicale ai desideri: noluntas.
L’ascesi non è suicidio (che è ancora affermazione della Volontà), ma distacco interiore, castità,
rinuncia. Di fronte a un'esistenza di dolore e noia, Schopenhauer non suggerisce il suicidio, che egli
condanna in quanto atto che nega la vita ma non la Volontà di vivere.
Il modello è il mistico: il santo o il saggio che spegne in sé i desideri e raggiunge il Nirvana.
Schopenhauer guarda con ammirazione alle religioni orientali, come il buddhismo e l’induismo, che
propongono la rinuncia, il nirvana, la liberazione dal ciclo del desiderio.
Esempio: il monaco che vive nella rinuncia non perché costretto, ma per liberarsi dall’inganno del
volere, incarna questa prospettiva.
Esempio: scegliere consapevolmente di non comprare l’ultimo modello di smartphone, pur
avendone la possibilità. Non per mancanza di soldi, ma perché riconosci che non ti renderà più felice,
e che il desiderio non finirà mai.

Per Kant l’etica si fonda sull’imperativo categorico, razionale e universale.


Per Schopenhauer, invece, è la compassione, esperienza sentimentale e immediata.

Hegel vede l’arte come momento dello Spirito che si realizza storicamente; Schopenhauer come
liberazione individuale.
Hegel valorizza l’impegno nel mondo, Schopenhauer la rinuncia.

Schopenhauer, Kant, Hegel


Il posto di Schopenhauer nella storia della filosofia si comprende meglio se confrontato con Kant e
Hegel.
• Con Kant condivide il limite della conoscenza ai fenomeni, ma si differenzia introducendo la
Volontà come chiave d’accesso alla cosa in sé. Kant resta ottimista: la ragione pratica ci indica
un orizzonte morale e il regno dei fini. Schopenhauer, invece, afferma che la ragione è
strumento della Volontà, incapace di dare senso al mondo.

• Con Hegel è in aperto contrasto: per Hegel la storia è progresso dello Spirito verso la libertà.
Per Schopenhauer la storia è solo un susseguirsi di conflitti e illusioni.
• Hegel, al contrario, rifiuta l’idea che noumeno sia inconoscibile. Per lui la ragione può
comprendere la realtà che ci circonda come uno dei momenti in cui lo Spirito si manifesta.
Schopenhauer accusa Hegel di produrre “chiacchiere vuote” e di mascherare con un
linguaggio oscuro l’impossibilità di oltrepassare il fenomeno.

Il suo principale contributo alla discussione filosofica è l’aver posto al centro dell’analisi dell’umanità
la dimensione irrazionale delle persone e del mondo, anticipando temi fondamentali della filosofia
successiva.
• Nietzsche svilupperà la nozione di volontà di potenza a partire dal concetto di Volontà.
• Freud troverà nel “ciò che è inconscio e irrazionale” un’eco della volontà cieca
schopenhaueriana.
• Wagner tradusse in musica le intuizioni estetiche e metafisiche di Schopenhauer.
• Scrittori come Leopardi, Dostoevskij, Tolstoj, Kafka, Thomas Mann, Svevo, Beckett hanno
trovato nella sua filosofia un linguaggio per esprimere l’assurdità e la sofferenza
dell’esistenza.

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Schopenhauer oggi
Oggi, molti aspetti della vita contemporanea possono essere interpretati con le categorie di
Schopenhauer:
• La società dei consumi mostra la continua insoddisfazione del desiderio, oscillando tra
dolore e noia. Il consumismo una risposta alle nostre esigenze fondamentali o una risposta
alla noia?
• Le guerre e i conflitti globali ricordano la sua critica al mito del progresso storico hegeliano.
• La crisi ambientale rivela la forza cieca e distruttiva della Volontà di vivere, che si manifesta
anche contro l’uomo stesso.
• L’arte e la musica continuano a essere vissute come forme di catarsi, come momenti in cui ci
liberiamo, anche solo per poco, dalla catena dei bisogni.
• Le pratiche di meditazione e mindfulness, pur diverse, possono essere viste come moderne
forme di ascesi e distacco dai desideri.
La filosofia di Schopenhauer rappresenta una delle più radicali forme di pessimismo metafisico della
modernità. Egli ha rovesciato l’ottimismo razionalistico (Cartesio, Illuminismo, Rivoluzione francese,
Galilei) e idealistico (Hegel), mettendo al centro non lo Spirito o la Ragione, ma la Volontà cieca e
insaziabile.
Il suo pensiero, pur segnato da toni cupi, non si ferma alla diagnosi del dolore, ma indica vie di
liberazione: arte, compassione, ascesi. In questo, la sua filosofia continua a parlare al presente: ci
ricorda che la felicità non è nella soddisfazione infinita dei desideri, ma nella capacità di
distaccarsene, di guardare oltre, e di trovare nella compassione e nella contemplazione una forma
di salvezza.

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Concetti chiave
Arte
Definizione: l’arte è la via più alta e immediata di conoscenza disinteressata: permette
all’osservatore di diventare, per un tempo, «soggetto puro della conoscenza», cioè di contemplare
le Idee (le forme universali) senza essere trascinato dalla Volontà. L’arte non è semplice imitazione
della realtà empirica ma intuizione delle Idee che sono l’oggetto della rappresentazione disincarnata
dalla volontà. La musica occupa il posto più alto perché, secondo Schopenhauer, esprime
direttamente la Volontà stessa, mentre le arti figurative mediano l’Idea mediante forme concrete.
Esempi:
1. ascoltare un brano sinfonico che suscita contemplazione e sospensione del desiderio;
2. osservare una statua che mostra la figura umana come Idea, senza coinvolgere bisogni
pratici;
3. assistere a una tragedia che mostra il destino umano universale, producendo una conoscenza
dolorosa ma disinteressata.
Ruolo nella filosofia di Schopenhauer: l’arte è strumento di liberazione temporanea dalla tirannia
della Volontà: riduce la sofferenza offrendone una conoscenza disinteressata (e quindi calma).
Dimostra la possibilità di una conoscenza che non è sempre serva dei bisogni volitivi.

Ascesi
Definizione: pratica morale e spirituale di rinunzia ai desideri, alle passioni e ai beni mondani per
ridurre o annientare l’incidenza della Volontà nella vita. Per Schopenhauer l’ascesi non è mero
fanatismo, ma la via pratica (insieme alla contemplazione estetica e alla compassione) per
raggiungere la «negazione della Volontà», cioè la liberazione dalla sofferenza ontologica.
Esempi:
1. un monaco che sceglie povertà, celibato e digiuno per spegnere i desideri;
2. qualcuno che rinuncia alla carriera e al successo per condurre vita semplice, evitando i motori
del desiderio;
3. pratiche meditative che portano alla riduzione dell’attaccamento agli oggetti del mondo.
Ruolo nella filosofia di Schopenhauer: l’ascesi è la via pratica e ultimo rimedio morale contro il
pessimismo metafisico: mentre la filosofia e l’arte mostrano la natura del male, l’ascesi cerca di porvi
rimedio mediante la soppressione delle pulsioni, conducendo alla salvezza metafisica.

Buddhismo
Definizione: Schopenhauer vede nel buddhismo (come ne aveva conoscenza dalle fonti del suo
tempo) un’affinità marcata con la sua diagnosi del mondo: sofferenza radicata nel desiderio,
impermanenza, e via di liberazione attraverso la rinuncia e la cessazione del desiderio (nirvāṇa). Pur
non coincidente in tutti i dettagli dottrinali, il buddhismo gli appare come conferma empirica e
pratica della sua teoria della Volontà come radice del dolore.
Esempi:
1. le Quattro Nobili Verità (fondamento del Buddhismo) che descrivono la sofferenza causata
dal desiderio;
2. pratiche meditative che mirano alla disidentificazione dal desiderio e all’attenuazione dell’io;
3. l’ideale del nirvāṇa come cessazione della brama.
Ruolo nella filosofia di Schopenhauer: il buddhismo è per lui un modello e una conferma storica e
pratica: illustra come, attraverso la rinuncia e la disciplina, sia possibile diminuire l’azione della
Volontà. Lo usa anche come argomento a favore dell’universalità della sua diagnosi pessimistic a.

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Catarsi
Definizione: purificazione o liberazione emotiva. In Schopenhauer la catarsi ha rilievo soprattutto in
rapporto all’arte: l’esperienza estetica (specialmente la tragedia o la grande musica) può produrre
una sorta di purgazione dell’afflizione immediata, una sospensione della volontà e una temporanea
diminuzione della sofferenza. Non è però salvezza definitiva.
Esempi:
1. piangere dopo aver visto una tragedia che mette a nudo il dolore umano, sentendosi nello
stesso tempo sollevati;
2. sentirsi rinnovati dopo un’ora di intensa contemplazione musicale che sospende i desideri
quotidiani;
3. provare sollievo psichico dopo la partecipazione a una cerimonia collettiva che mette in scena
sofferenze condivise.
Ruolo nella filosofia di Schopenhauer: la catarsi è un effetto terapeutico dell’arte a conferma che
l’estetica non è mera decorazione, ma ha una funzione di sollievo dalla Volontà. Rimane però
provvisoria rispetto alla soluzione ascetica definitiva.

Compassione
Definizione: la compassione (Mitleid) è la radice reale della morale. La compassione consiste nella
percezione dell’altro come portatore della stessa essenza (la stessa Volontà) e nel conseguente
spostamento dell’egocentrismo. La compassione sorge quando l’io riconosce nell’altrui sofferenza la
propria essenza, e produce azione altruistica senza ricerca di vantaggio personale.
Esempi:
1. aiutare uno sconosciuto ferito senza chiedere ricompensa;
2. ascoltare il dolore di un amico e agire per alleviarlo mettendo da parte interessi personali;
3. pratiche di soccorso e cura motivate dalla partecipazione immediata al dolore altrui.
Ruolo nella filosofia di Schopenhauer: la compassione è il fondamento dell’etica: contrasta
direttamente la Volontà di vivere individuale (che genera egoismo e competizione) e rappresenta la
forma morale più autentica e disinteressata; è inoltre coerente con l’idealizzazione della rinuncia.

Corpo
Definizione: il corpo, per Schopenhauer, è l’“oggetto” in cui la Volontà si rende immediatamente
conoscibile a se stessa. Attraverso il corpo (le sue pulsioni, dolori, azioni) l’individuo ha accesso al
noumeno (la Volontà). Il corpo è quindi sia oggetto della rappresentazione che manifestazione
diretta della Volontà. È il punto di congiunzione tra la rappresentazione e la Volontà.
Esempi:
1. il dolore fisico che rivela immediatamente la realtà della spinta volitiva;
2. l’istinto sessuale del corpo come manifestazione della Volontà di vivere;
3. il gesto impulsivo che mostra la forza di una volontà non mediata dalla riflessione.
Ruolo nella filosofia di Schopenhauer: il corpo è il tramite epistemologico che permette a
Schopenhauer di individuare la Volontà come noumeno: la conoscenza di sé attraverso il corpo è la
prova che il «thing-in-itself» non è un enigma puramente astratto ma si manifesta concretamente.

Dolore
Definizione: il dolore (o sofferenza) è per Schopenhauer il dato più significativo dell’esistenza: la vita
è essenzialmente spinta, mancanza, tensione. Questi stati sono percepiti principalmente come
dolore; il piacere è piuttosto mera cessazione o neutralizzazione momentanea del dolore. La
struttura fondamentale dell’esistenza è quindi negativa.
Esempi:

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1. la sofferenza fisica provocata dalla fame o dalla malattia;
2. la sofferenza psicologica dovuta alla perdita o al desiderio insoddisfatto;
3. il dolore esistenziale, sentimento di vuoto o frustrazione anche in assenza di cause apparenti.
Ruolo nella filosofia di Schopenhauer: il dolore è la prova empirica del pessimismo metafisico:
mostra che la Volontà si manifesta attraverso continui bisogni insoddisfatti, che rendono la vita
sostanzialmente negativa. Spiega perché la via morale e ascetica abbia senso: ridurre il dolore è lo
scopo pratico dell’azione etica.

Fenomeno
Definizione: termine mutuato da Kant e reinterpretato da Schopenhauer. Il fenomeno è l’oggetto
della rappresentazione, è l’apparenza, ciò che si presenta nello spazio, nel tempo e secondo le
categorie della comprensione. Per Schopenhauer il fenomeno è il lato conoscibile del mondo; dietro
i fenomeni sta il noumeno, che egli identifica con la Volontà.
Esempi:
1. la visione di un albero (come oggetto spaziale e temporale percepito);
2. il suono di una campana come evento temporale;
3. la legge di causa-effetto osservata in un laboratorio come regolarità fenomenica.
Ruolo nella filosofia di Schopenhauer: i fenomeni costituiscono il regno della rappresentazione e
sono governati dal principio di ragion sufficiente; essi sono il «velo» che nasconde la Volontà, ma
anche il dominio in cui la scienza e la vita pratica si svolgono.

Misticismo
Definizione: esperienza immediata di unità o identità con la realtà ultima, che trascende la dualità
soggetto/oggetto e conduce alla sospensione dell’io individuale. Schopenhauer prende sul serio le
forme mistiche perché forniscono una prova fenomenologica della possibilità di superare
l’individualità guidata dalla Volontà; il misticismo mostra empiricamente la via del noluntas.
Esempi:
1. esperienza di profonda comunione in cui sparisce il senso del «mio» e del «tu»;
2. stato di estasi in cui si avverte l’unione con il tutto naturale;
3. momenti di piena contemplazione che dissolvono il sentimento di separatezza.
Ruolo nella filosofia di Schopenhauer: fornisce l’esperienza diretta che conferma la possibilità di
negazione della Volontà; legittima l’aspirazione ascetica e spirituale che la teoria metafisica propone
come soluzione.

Morale
Definizione: la morale non deriva da comandi esterni (religiosi o politici) né da deduzioni razionali
astratte (come in Kant), ma da un’esperienza immediata: la compassione (Mitleid). L’etica è autentica
solo quando si fonda sul riconoscimento della comune essenza di tutti gli esseri, ossia la Volontà. La
morale, quindi, non è questione di norme universali formali, ma di superamento dell’egoismo:
ridurre la sofferenza altrui significa già limitare la Volontà individuale. La morale vera non promette
felicità, ma allevia il dolore del mondo.
Esempi:
1. un individuo che rischia la propria vita per salvare uno sconosciuto in pericolo, mosso da
immediata partecipazione alla sofferenza altrui;
2. l’atteggiamento di chi, pur avendo possibilità di profitto personale, rinuncia a danneggiare
altri perché percepisce il dolore che ne deriverebbe;
3. la scelta di proteggere animali o persone vulnerabili senza alcun vantaggio per sé.

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Ruolo nella filosofia di Schopenhauer: la morale è il ponte tra diagnosi metafisica e prassi: se la vita
è essenzialmente dolore (pessimismo metafisico), allora la morale serve non a creare felicità ma a
ridurre la sofferenza. Essa si fonda sulla compassione come intuizione pratica dell’identità metafisica
di tutti gli esseri. Insieme a estetica e ascesi, la morale costituisce una delle principali vie di
“redenzione” dall’oppressione della Volontà.

Nirvana
Definizione: (termine buddhista) indica lo stato di estinzione del desiderio e della sofferenza.
Schopenhauer lo interpreta come analogo alla «negazione della Volontà»: cessazione degli intenti
volitivi che sono la radice del dolore. Per lui il nirvana è la condizione finale di liberazi one cui tende
l’ascesi.
Esempi:
1. la liberazione raggiunta secondo la dottrina buddhista classica;
2. esperienza di totale distacco dai desideri e dalle passioni in un asceta;
3. stato di pace duratura dopo che le pulsioni vitali sono state vinte.
Ruolo nella filosofia di Schopenhauer: il nirvana è il termine pratico e spirituale della sua filosofia:
illustra ciò che la teoria (negazione della Volontà) e la pratica ascetica cercano di raggiungere come
liberazione definitiva.

Noia
Definizione: la noia è una forma di sofferenza negativa che emerge quando i bisogni sono
temporaneamente soddisfatti e la Volontà non trova oggetto di tensione. È una condizione di vuoto
e irritazione che caratterizza l’esistenza (insieme al dolore).
Esempi:
1. la sensazione di vuoto di chi ha raggiunto ogni successo ma non trova più senso;
2. la stasi esistenziale in assenza di progetti significativi;
3. la ripetitività monotona della vita quotidiana che genera inquietudine.
Ruolo nella filosofia di Schopenhauer: la noia rafforza la diagnosi pessimistica: non solo il dolore ma
anche l’assenza di desideri soddisfacenti (cioè la noia) rende la vita priva di valore positivo. La
semplice soddisfazione dei bisogni non costituisce felicità.

Noluntas
Definizione: termine latino usato come rendiconto della nozione tedesca Nichtwollen: «non-volere»
o «negazione della Volontà». Indica lo stato di assenza o sospensione della spinta volitiva che
costituisce per Schopenhauer la vera liberazione dall’essere tormentato dalla Volontà. Noluntas è
dunque lo stato esistenziale e metafisico che corrisponde alla salvezza.
Esempi:
1. lo stato contemplativo in cui l’individuo non vuole né cerca nulla;
2. la decisione ascetica di rinunciare permanentemente ai desideri;
3. l’esperienza mistica in cui il «volere» cessa.
Ruolo nella filosofia di Schopenhauer: è il fine pratico e metafisico dell’etica schopenhaueriana:
mentre arte e filosofia danno conoscenza e sollievo temporaneo, la noluntas (attraverso ascesi e
misticismo) è la soluzione definitiva al male ontologico.

Noumeno
Definizione: nel senso kantiano, il noumeno è la «cosa in sé», ciò che sta al di là dell’apparenza
fenomenica. Schopenhauer identifica il noumeno con la Volontà. Mentre Kant riteneva il noumeno
inaccessibile, Schopenhauer sostiene che abbiamo accesso al noumeno nella nostra interiorità

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(attraverso la volontà, il corpo, l’azione), e quindi possiamo nominarlo e attribuirgli caratteristiche
(irrazionalità, unità, spinta).
Esempi:
1. la consapevolezza immediata del proprio impulso o desiderio (che rivela la Volontà come
noumeno);
2. i fenomeni naturali appaiono diversi (una pianta, un animale, un minerale), ma sono tutti
manifestazioni della stessa forza fondamentale;
3. la natura non è una collezione caotica di enti separati, bensì l’espressione molteplice di un
unico principio (la Volontà);
4. ogni processo naturale (crescita, attrazione gravitazionale, impulso sessuale, lotta per la
sopravvivenza, etc.) può essere compreso come declinazione di un’unica essenza noumenica;
5. la forza vitale che si manifesta nelle leggi della natura, interpretata retrospettivamente come
espressione del noumeno.
Ruolo nella filosofia di Schopenhauer: il noumeno diventa il centro ontologico: non un enigma
inafferrabile, ma la Volontà stessa, conoscibile in via immediata e capace di spiegare l’unità e la
sofferenza del mondo fenomenico.

Pessimismo metafisico
Definizione: tesi fondamentale di Schopenhauer secondo cui, a livello più profondo (metafisico),
l’esistenza è negativa. La Volontà, quale impulso cieco e insaziabile, genera sofferenza continua. Il
mondo non è un bene da moltiplicare ma un male da alleviare. Questo pessimismo non è solo
attitudine psicologica ma conclusione metafisica derivante dall’analisi del carattere della Volontà.
Esempi:
1. la constatazione storica di guerre, carestie e sofferenze diffuse come normali dell’esistenza;
2. l’esperienza individuale di infelicità nonostante soddisfazioni apparenti;
3. la riproduzione biologica che perpetua dolore e morte nelle generazioni.
Ruolo nella filosofia di Schopenhauer: è la cornice valutativa che spiega perché la filosofia, l’arte e
l’ascesi sono necessari: se la vita è fondamentalmente sofferenza, allora occorre trovare vie di
attenuazione o cessazione della Volontà, e rigettare ottimismi metafisici che esaltano il mondo come
bene ultimo.

Principio di ragion sufficiente


Definizione: principio secondo cui nulla è senza motivo o fondamento. Per Schopenhauer è la legge
più generale dell’ordine conoscitivo e viene articolata in quattro forme: (1) divenire (causalità nel
mondo naturale); (2) conoscenza (ragioni logiche e argomentative); (3) essere (rapporti spaziali e
tipologie); (4) agire (motivazione e fine dell’azione umana). Tale principio regola il mondo come
rappresentazione ma non la Volontà in quanto tale.
Esempi:
1. Principio di ragione del divenire (causalità fisica). Ogni evento naturale ha una causa.
• una finestra si rompe perché un sasso l’ha colpita.
• il fuoco si spegne perché è stato tolto l’ossigeno.
2. Principio di ragione del conoscere (fondamento logico). Ogni giudizio ha un fondamento in un
altro giudizio.
• concludo che “tutti gli uomini sono mortali” perché lo deduco dalla premessa “gli uomini
sono animali” e “tutti gli animali sono mortali”.
• riconosco la verità di “2+2=4” perché essa si fonda sulle regole aritmetiche già stabilite.
3. Principio di ragione dell’essere (rapporti matematici e spaziali). Ogni posizione nello spazio o nel
tempo è determinata da un’altra.

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• un punto su una retta si trova “fra” altri due punti: la sua collocazione è determinata dalla
relazione spaziale.
• il 1° gennaio viene prima del 2 gennaio: la posizione temporale di una data dipende da quella
che la precede o la segue.
4. Principio di ragione dell’agire (motivazione). Ogni azione è determinata da un motivo.
• una persona beve acqua perché ha sete (motivo fisiologico).
• uno studente studia filosofia per superare un esame (motivo teleologico).
Ruolo nella filosofia di Schopenhauer: costituisce la struttura formale del dominio della
rappresentazione e limita così l’ambito della scienza e della conoscenza empirica . La Volontà (il
noumeno) non è soggetta a questo principio nella sua essenza, il che spiega il contrasto fra mondo
fenomenico (conoscibile) e realtà volitiva (inconoscibile secondo le categorie ordinarie).

Religione
Definizione: fenomeno culturale e psicologico che esprime, in miti e pratiche, la sensibilità dell’uomo
di fronte al mistero dell’esistenza. Schopenhauer è critico verso molte forme religiose come
interpretazioni antropomorfiche e utilitarie, ma ammira gli elementi ascetici e compassionevoli di
certe tradizioni (soprattutto il buddhismo e alcune forme del cristianesimo) che attenuano la Volontà
e promuovono la solidarietà.
Esempi:
1. il messaggio cristiano della carità e della compassione;
2. la pratica buddhista della rinuncia e della meditazione;
3. riti e dottrine che funzionano come strumenti sociali per mitigare l’aggressività e l’egoismo.
Ruolo nella filosofia di Schopenhauer: la religione può sia oscurare sia rivelare la verità: quando
enfatizza la compassione e la rinuncia è vicina alla sua morale; quando invece alimenta illusioni di
giustizia trascendente o esalta la volontà individuale, è qualcosa da criticare.

Rappresentazione
Definizione: traduzione di Vorstellung: è la modalità fondamentale in cui il mondo si dà alla
conoscenza umana. Tutto ciò che appare nello spazio, nel tempo e tramite categorie è
«rappresentazione». Per Schopenhauer il mondo è anzitutto rappresentazione del soggetto
conoscente. La Rappresentazione è la metà epistemica del suo sistema; l’altra metà è la Volontà.
Esempi:
1. la percezione visiva di una montagna come fatto spaziale e temporale;
2. la costruzione scientifica di un modello che spiega dati osservativi;
3. un’immagine mentale (ricordo) che funge da rappresentazione interna della cosa.
Ruolo nella filosofia di Schopenhauer: è il lato conoscitivo dell’ontologia: tutto ciò che possiamo
conoscere appartiene al regno della rappresentazione ed è regolato dal principio di ragion
sufficiente; la comprensione della rappresentazione è quindi prerequisito per riconoscere il carattere
metafisico della Volontà.

Velo di Maya
Definizione: immagine ripresa dalle tradizioni indiane (Māyā: illusione), usata da Schopenhauer
come metafora. Il mondo fenomenico e le sue apparenze costituiscono un velo che nasconde la
realtà ultima (la Volontà). Il velo di Maya spiega perché gli uomini vivono identificati con i fenomeni
e ignorano la vera natura volitiva dell’essere.
Esempi:
1. la credenza che la soddisfazione di un desiderio porti felicità permanente (illusione).

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2. ambizione di raggiungere alcuni ruoli sociali o di accumulare beni materiali come se fossero
la via autentica per la felicità dell’io;
Ruolo nella filosofia di Schopenhauer: funziona come concetto esplicativo dell’ignoranza
ontologica. La filosofia deve squarciare intellettualmente questo velo per mostrare la natura della
Volontà.

Volontà
Definizione: nucleo metafisico della filosofia schopenhaueriana. La Volontà (Wille) è la «cosa in sé»
(noumeno), una forza cieca e irrazionale, che si manifesta in tutte le cose come impulso vitale e
tendenza a essere/sopravvivere. Non è volontà cosciente in senso umano ma principio ontologico
che si esprime nella natura, nelle passioni e nelle leggi immediate della vita. È sorgente del desiderio
e quindi della sofferenza.
Esempi:
1. l’impulso sessuale come manifestazione particolare della Volontà;
2. la tendenza generale di tutti gli organismi a preservarsi e riprodursi;
3. la «forza» che muove i processi naturali
Ruolo nella filosofia di Schopenhauer: è il perno dell’intero sistema: spiega l’unità del mondo dietro
le apparenze; rende intelligibile la sofferenza universale e fornisce il motivo per cui l’estetica, la
morale e l’ascesi sono vie possibili di risposta. Identificare la Volontà come noumeno è l’intuizione
centrale che differenzia Schopenhauer da Kant.

Volontà di vivere
Definizione: specifica manifestazione della Volontà riferita agli organismi viventi. È la tendenza a
conservare la vita, a crescere, riprodursi e resistere alla morte. La volontà di vivere è il motivo
immediato delle azioni di autoconservazione e delle lotte per la sopravvivenza; per Schopenhauer è
il motore biologico che genera sofferenza continua.
Esempi:
1. reazione istintiva di fuga di fronte a un pericolo;
2. comportamenti riproduttivi che assicurano la continuazione della specie;
3. cure parentali che sacrificano il genitore per il figlio (espressione della volontà individuale
che si estende nella specie).
Ruolo nella filosofia di Schopenhauer: costituisce la spiegazione metafisico-biologica di molti
fenomeni naturali ed etici: l’egoismo, la competizione e la sofferenza individuale si spiegano come
effetti della volontà di vivere.

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Frasi più significative

“La vita umana è come un pendolo che oscilla incessantemente tra il dolore e la
noia, passando per l'intervallo fugace, e per di più illusorio, del piacere e della gioia.”

Opera: Il mondo come volontà e rappresentazione, vol. I, § 57 (1819).


Versioni alternative:
• “La nostra esistenza si muove costantemente tra la sofferenza causata dal desiderio e la noia
che deriva dal suo appagamento”.
• “Viviamo tra sofferenza e vuoto.”
• “O ci fa male vivere, o ci annoia.”
Tre applicazioni concrete
• Uno studente sotto stress per gli esami, che poi finiti cade nella noia perché non ha progetti.
• Una persona che lavora troppo e, quando smette, non trova attività interessanti.
• Un depresso che alterna momenti di angoscia a lunghi vuoti senza senso.

“La più grande delle follie è sacrificare la salute per qualsiasi altra felicità.”

Opera: Aforismi sulla saggezza della vita (in Parerga e Paralipomena, 1851).
Versioni alternative:
• “Nulla è più insensato che barattare la salute con un piacere.”
• “Non vale la pena rovinarsi la salute per essere felici.”
• “Senza salute, la felicità non esiste.”
Tre applicazioni concrete
• Un manager che si ammala per stress lavorativo.
• Un giovane che abusa di alcol e droghe per divertirsi.
• Un genitore che sacrifica il proprio benessere fisico per guadagnare soldi, ma poi non può
goderne.

“Ognuno prende i limiti del proprio campo visivo come i limiti del mondo.”

Opera: Parerga e Paralipomena (1851).


Versioni alternative:
• “Ciò che non vediamo, crediamo non esista.”
• “Pensiamo che il mondo sia solo ciò che conosciamo.”
• “Se non lo vediamo, crediamo non ci sia.”
Tre applicazioni concrete
• Un abitante di un piccolo paese che pensa che le usanze locali siano universali.
• Uno studente che crede che le materie che non studia non abbiano importanza.
• Una persona che non ha mai viaggiato e giudica il mondo solo dalla propria esperienza.

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“La compassione è il fondamento della morale.”

Opera: Parerga e Paralipomena (1851).


Versioni alternative:
• “Solo la compassione fonda il vero agire morale.”
• “Essere morali vuol dire provare compassione.”
• “La bontà nasce dall’empatia.”
Tre applicazioni concrete
• Un medico che cura con gentilezza, non solo per dovere.
• Un politico che crea leggi a favore dei più deboli.
• Una persona che aiuta chi soffre senza aspettarsi nulla in cambio.

“Ogni verità passa attraverso tre fasi: prima è derisa, poi è contrastata con
violenza, infine è accettata come ovvia.”

Opera: Parerga e Paralipomena (1851).


Versioni alternative:
• “Le verità nascono ridicole, crescono combattute, muoiono evidenti.”
• “Prima ridono di una verità, poi la negano, infine la accettano.”
• “Ogni nuova idea è derisa, osteggiata e poi riconosciuta.”
Tre applicazioni concrete
• La teoria di Darwin sull’evoluzione.
• Le prime invenzioni tecnologiche (automobile, internet).
• Le battaglie per i diritti civili e politici.

“È difficile trovare la felicità in se stessi, ma è impossibile trovarla altrove.”

Opera: Aforismi sulla saggezza della vita (1851).


Versioni alternative:
• “La vera felicità è solo interiore.”
• “La felicità non sta fuori di noi.”
• “Se non la trovi dentro, non la trovi da nessuna parte.”
Tre applicazioni concrete
• Chi cerca la felicità in beni materiali e non la trova.
• Una relazione che non può sostituire il benessere interiore.
• La meditazione come via alla serenità.

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“Possiamo considerare la nostra vita come un episodio inutilmente disturbante
nella quiete beata del nulla.”

Opera: Il mondo come volontà e rappresentazione, vol. I (1819).


Versioni alternative:
• “La vita è una parentesi rumorosa nel silenzio del nulla.”
• “La vita rompe il silenzio del nulla.”
• “Viviamo solo come disturbo nel vuoto.”
Tre applicazioni concrete
• Un pensatore che riflette sul senso della vita.
• Un artista che rappresenta la vita come fugace e dolorosa.
• Una persona che, soffrendo, desidera tornare alla pace del nulla.

“Il mondo è la mia rappresentazione e la mia volontà.”

Opera: Il mondo come volontà e rappresentazione (1819)


Versioni alternative:
• L'esistenza che percepiamo è l'immagine che la nostra mente crea, ma la sua essenza
profonda è una forza irrazionale e cieca che ci spinge ad agire.
• Il mondo è ciò che pensiamo e ciò che desideriamo.
• La realtà ha due facce: l'apparenza che vediamo e la forza che la anima.
Tre applicazioni concrete
• Un sogno è la nostra rappresentazione di qualcosa che non esiste, ma il desiderio profondo
che ci ha spinto a sognarlo è la Volontà (il desiderio di felicità, successo, ecc.).
• Vedo un bicchiere d'acqua (rappresentazione). La sete che mi spinge a berlo è la
manifestazione della Volontà.
• Un artista dipinge un paesaggio (rappresentazione). Il suo impulso interiore, la passione
irrefrenabile che lo spinge a creare, è la Volontà.

“La ricchezza somiglia all'acqua di mare: quanto più se ne beve, tanto più si ha
sete.”

Opera: Parerga e paralipomena (1851) - parte di "Aforismi sulla saggezza della vita"
Versioni alternative:
• L'accumulo di denaro e beni materiali non appaga il nostro desiderio, ma lo alimenta,
rendendoci sempre più insaziabili.
• Più denaro si ha, più se ne vuole.
• Il desiderio di ricchezza è infinito.

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Tre applicazioni concrete
• Consumismo: Una persona acquista l'ultimo modello di smartphone, si sente felice per un
breve periodo, ma poco dopo inizia a desiderare il modello successivo o altri gadget.
• Status sociale: Chi ricerca la ricchezza non per necessità, ma per mostrare il proprio status,
non si sentirà mai abbastanza ricco e continuerà a competere con gli altri per acquisire
sempre di più.
• Gioco d'azzardo: Un giocatore che vince una grossa somma non smette di giocare perché ha
vinto, ma è spinto a tentare vincite ancora maggiori, cadendo in un circolo vizioso.

“Non è la felicità, ma la serenità che l'uomo deve porsi come scopo.”

“Il compito non è vedere ciò che nessuno ha visto ancora, ma pensare ciò che
ancora nessuno ha pensato su ciò che tutti vedono.”

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Dilemmi Etici e Dilemmi Teleologici
DILEMMI ETICI
I dilemmi etici sono situazioni in cui un individuo deve scegliere tra due o più azioni, nessuna delle
quali sembra moralmente accettabile, o dove il dovere morale entra in conflitto con un altro dovere.
La soluzione dipende dal quadro di riferimento filosofico, sia esso basato sul dovere (deontologico),
sulle conseguenze (consequenzialista), sulla virtù, etc.

1. Dire la verità o mentire per salvare una vita


Un assassino ti chiede dove si nasconde una vittima innocente.
• Schopenhauer: scegliere la compassione: mentire per salvare la vita, perché la morale nasce
dal Mitleid.
• Kant: dire la verità, perché l’imperativo categorico proibisce la menzogna sempre e
comunque.
• Hegel: valutare il contesto storico-sociale: mentire può essere giustificato se preserva la vita
e l’eticità della comunità.
• Mill (utilitarismo): mentire, perché produce la massima felicità per il maggior numero.
• Nietzsche: non c’è obbligo morale assoluto; mentire o dire la verità dipende
dall’affermazione della propria volontà di potenza.

2. Mangiare carne in un mondo di sofferenza animale


È giusto uccidere animali per nutrirsi?
• Schopenhauer: no, perché infliggere dolore agli animali tradisce la compassione, che è il
fondamento della morale.
• Kant: sì, gli animali non hanno dignità morale autonoma (non sono fini in sé), ma va evitata
la crudeltà gratuita per non degradare l’umanità.
• Hegel: sì, l’uomo è il fine della natura e la cultura supera la naturalità: usare gli animali è
parte dello sviluppo dello Spirito.
• Mill: dipende: se il consumo causa più sofferenza (allevamenti intensivi) che piacere, meglio
evitarlo.
• Nietzsche: l’uomo superiore non si limita a regole morali: se mangiare carne rafforza la vita,
è giustificato.

3. Aiutare il prossimo sacrificando se stessi


Un uomo annega: ti butti a salvarlo rischiando la vita?
• Schopenhauer: sì, se mosso da compassione autentica, senza calcoli razionali.
• Kant: sì, perché aiutare gli altri è un dovere morale universale.
• Hegel: sì, perché l’individuo si realizza nell’eticità della comunità.
• Mill: sì, se il salvataggio produce più felicità complessiva, ma valutando i rischi.
• Nietzsche: dipende: l’uomo forte può scegliere di salvare per affermarsi, ma non ha obbligo
verso i deboli.

4. L’eutanasia
È giusto interrompere la vita di una persona che soffre senza speranza?
• Schopenhauer: sì, se fatto per compassione: alleviare il dolore è morale.
• Kant: no, l’uomo ha dignità incondizionata e non può trattarsi come mezzo per eliminare il
dolore.

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• Hegel: no, la vita è il processo dello Spirito, e la sua interruzione è contro l’eticità.
• Mill: sì, se riduce sofferenza e rispetta la libertà individuale.
• Nietzsche: sì, se l’individuo lo sceglie come espressione della propria forza e libertà.

5. Giustizia e vendetta
Una persona ti fa un torto grave: cerchi vendetta o perdono?
• Schopenhauer: la vera moralità nasce dalla compassione, non dall’egoismo: la vendetta
alimenta la volontà, il perdono la attenua.
• Kant: la giustizia deve prevalere: punire secondo la legge, non vendicarsi personalmente.
• Hegel: la vendetta personale è inferiore; la giustizia statale è la vera razionalità dell’etico.
• Mill: valutare le conseguenze: vendetta produce più dolore, meglio la giustizia legale che
riduce sofferenze complessive.
• Nietzsche: la vendetta può essere un atto di forza e affermazione, ma anche segno di
risentimento: il vero superuomo supera la vendetta.

6. Il Dilemma del Treno


Un treno senza controllo sta per investire cinque persone. Hai la possibilità di azionare una leva per
deviarlo su un binario secondario, dove però c'è una sola persona. Cosa fai?
• Schopenhauer: L'azione non si basa su un calcolo razionale del dovere, ma sul sentimento di
compassione (Mitleid). Vedere il dolore di cinque persone spingerebbe il soggetto a provare
una compassione più intensa rispetto al dolore di una sola. L'azione giusta sarebbe deviare il
treno per ridurre la sofferenza complessiva, agendo in base a un'immedesimazione istintiva
con il dolore altrui.
• Hegel: L'individuo, in quanto parte dell'eticità razionale, deve agire secondo il dovere
universale. La scelta più razionale è quella che preserva il bene comune o il maggior numero
di vite. La decisione di deviare il treno sarebbe giustificata non solo per salvare più persone,
ma perché rappresenta un'azione che realizza la libertà e la razionalità in un contesto di
necessità storica. Hegel si concentrerebbe sulla realizzazione dell'eticità nel mondo,
superando il dilemma puramente individuale in una sintesi dialettica.
• Kant: Kant aderirebbe a una rigida etica del dovere (deontologia) basata sull'imperativo
categorico: "Agisci soltanto secondo quella massima che, al tempo stesso, puoi volere che
divenga una legge universale". L'atto di uccidere una persona per salvarne cinque è
moralmente inaccettabile, in quanto non è universalizzabile. Si userebbe la persona come un
mezzo per un fine. Kant sosterrebbe che non si deve intervenire, poiché la nostra azione
diretta causerebbe la morte di una persona innocente. Il dovere di non uccidere è assoluto e
non negoziabile.
• Aristotele: La scelta virtuosa si basa sul concetto di virtù e di "giusto mezzo". Il dilemma non
ha una soluzione unica, ma la persona virtuosa, con saggezza pratica (phronesis),
cercherebbe l'azione che meglio incarna le virtù della giustizia e della compassione.
Probabilmente si sceglierebbe di deviare il treno, poiché salvare cinque vite a scapito di una
si avvicina al "giusto mezzo" tra l'indifferenza e l'omicidio di massa. L'atto è motivato dal
desiderio di fare il bene, non da un calcolo matematico.

7. Il Dilemma della Fuga


Sei un leader rivoluzionario e vieni arrestato. Sei l'unica speranza per il tuo popolo di liberarsi da un
regime oppressivo. L'unica via di fuga comporta la morte di una guardia innocente. Scappi o rimani
in prigione?

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• Schopenhauer: La scelta ricade sul sentimento di compassione. L'uccisione di un innocente
va contro il sentimento di compassione universale. Sebbene la causa sia nobile, il mezzo
(l'omicidio) genera sofferenza immediata. Schopenhauer sosterrebbe che l'azione morale
non è giustificata da un fine, ma dall'impulso a non nuocere. La rinuncia alla fuga e la
conseguente accettazione del dolore sarebbero una forma di ascesi, una negazione della
Volontà di vivere.
• Hegel: L'individuo non è un'entità isolata, ma parte di una totalità etica. La liberazione del
popolo è un fine etico superiore all'individuo. La dialettica storica richiede che lo Spirito si
realizzi attraverso l'azione, anche se ciò comporta un sacrificio. In questo caso, la morte di
una singola persona è un male necessario per realizzare un bene superiore (la libertà di un
popolo). La fuga sarebbe l'azione giusta, poiché porta alla realizzazione della libertà a un
livello storico-universale.
• Kant: Kant condannerebbe l'omicidio della guardia come un atto intrinsecamente sbagliato,
a prescindere dalle conseguenze positive. Il dovere di non uccidere è universale e non può
essere violato per salvare un popolo. Non si può utilizzare un altro essere umano come un
semplice mezzo per un fine, per quanto nobile. La fuga sarebbe moralmente inaccettabile.
• Aristotele: L'uomo virtuoso, il leader, deve agire per il bene comune. L'obiettivo è il bene
supremo della comunità (eudaimonia collettiva). L'uccisione della guardia sarebbe un atto
estremo, ma se fosse l'unica via per liberare il popolo, il leader agirebbe in base alla virtù
della magnanimità e del coraggio, sapendo di compiere un sacrificio doloroso per il bene
maggiore. Non si tratta di un'azione virtuosa in sé, ma la scelta di un male minore per un
bene più grande.

DILEMMI TELEOLOGICI
I dilemmi teleologici sono intrinsecamente legati alla finalità (dal greco telos). Essi si interrogano sul
fine ultimo dell'esistenza, sulla direzione della storia o sul significato del mondo.

1. Qual è lo scopo della vita umana?


• Schopenhauer: non c’è scopo razionale; la vita è espressione cieca della Volontà di vivere.
• Kant: realizzare l’umanità come regno dei fini, attraverso la ragione pratica.
• Hegel: lo scopo è l’auto-realizzazione dello Spirito nella storia.
• Mill: aumentare la felicità complessiva.
• Nietzsche: creare valori nuovi e affermare la volontà di potenza.

2. Ha senso la storia?
• Schopenhauer: no, è una cieca lotta di egoismi, senza progresso.
• Kant: sì, tende verso il progresso morale dell’umanità.
• Hegel: sì, è il teatro della realizzazione della libertà universale.
• Mill: sì, se porta a miglioramenti di benessere.
• Nietzsche: no, è eterno ritorno di forze vitali, non progresso lineare.

3. Qual è il fine della morale?


• Schopenhauer: alleviare il dolore attraverso la compassione.
• Kant: rispettare la legge morale universale.
• Hegel: realizzare l’eticità nello Stato e nella comunità.
• Mill: massimizzare la felicità.
• Nietzsche: superare la morale tradizionale e creare nuovi valori.

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4. Qual è il ruolo dell’arte?
• Schopenhauer: liberazione dalla Volontà, intuizione delle Idee eterne.
• Kant: giudizio riflettente che mostra la finalità senza scopo, esperienza estetica universale.
• Hegel: manifestazione sensibile dello Spirito Assoluto.
• Mill: fonte di piacere raffinato e di arricchimento culturale.
• Nietzsche: affermazione vitale (apollineo e dionisiaco) contro il nichilismo.

5. C’è un fine ultimo dell’uomo oltre la vita terrena?


• Schopenhauer: sì, la liberazione nel Nirvana, tramite la negazione della Volontà.
• Kant: postulato della ragione pratica: immortalità dell’anima e Dio come garanzia del sommo
bene.
• Hegel: lo Spirito assoluto si realizza già nella storia, non serve un “aldilà”.
• Mill: non esiste un fine ultimo oltre la vita, solo benessere e progresso terreno.
• Nietzsche: no, l’aldilà è un’invenzione del risentimento; il vero fine è amare la vita qui e ora,
nell’eterno ritorno.

6. Il Dilemma del Senso dell'Esistenza


L'esistenza ha un significato intrinseco o l'uomo deve darglielo? Se non ha un senso, come affrontare
la vita?
• Schopenhauer: L'esistenza non ha alcun senso. Il mondo è la manifestazione di una Volontà
cieca e irrazionale. Il nostro stesso essere è una condanna al desiderio e, di conseguenza, al
dolore. L'unica soluzione non è trovare un senso, ma liberarsi dalla catena del desiderio
attraverso l'ascesi, la negazione della Volontà. La vita è un errore da cui ci si deve redimere.
• Hegel: L'esistenza ha un senso intrinseco e razionale. Il fine ultimo è la realizzazione dello
Spirito Assoluto, che si manifesta nella storia, nella cultura e nella filosofia. L'uomo deve
comprendere il suo ruolo in questo processo dialettico e razionale, sapendo che ogni singola
vita e ogni evento storico contribuiscono al progresso verso la piena autocoscienza e libertà.
• Friedrich Nietzsche: Il mondo non ha un senso predefinito. La morte di Dio ha distrutto ogni
teleologia. L'uomo deve affrontare la vita con vitalismo e superomismo, creando i propri
valori. La soluzione è abbracciare l'eterno ritorno, accettare l'assenza di un fine ultimo e
vivere la vita con gioia e pienezza, superando il nichilismo. Il senso non si trova, ma si crea
attraverso la volontà di potenza.
• Martin Heidegger: L'esistenza non ha un fine esterno, ma il suo senso è nella mortalità
stessa. L'uomo è un "essere-per-la-morte" (Sein zum Tode). La soluzione è vivere un'esistenza
autentica, affrontando la propria finitudine e il proprio essere nel mondo con coraggio. Il
senso non è un fine da raggiungere, ma un modo di essere nel mondo, accettando l'angoscia
e la finitezza.

7. Il Dilemma dell'Evoluzione
L'evoluzione biologica ha un fine o è un processo casuale e meccanicistico?
• Schopenhauer: L'evoluzione non ha un fine razionale. Non è un processo che mira a un
miglioramento, ma l'espressione di una Volontà cieca e instancabile che lotta per la
sopravvivenza in tutte le sue forme. Ogni creatura, dal batterio all'uomo, è un'oggettivazione
di questa forza irrazionale, e l'evoluzione è semplicemente il campo di battaglia dove questa
Volontà si manifesta e si scontra in un gioco infinito di dolore e distruzione.
• Hegel: L'evoluzione, come ogni altro processo naturale, si inserisce nel più ampio disegno
dello Spirito che si manifesta nel mondo. Il processo biologico è un preludio alla comparsa

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della coscienza e della ragione, che si realizzano pienamente nell'uomo. L'evoluzione ha un
senso e una direzione ben precisi: condurre alla realizzazione della razionalità e della libertà.
• Charles Darwin: L'evoluzione non ha un fine. È il risultato di un processo meccanicistico e
non teleologico: la selezione naturale. Le variazioni genetiche casuali si verificano, e quelle
che conferiscono un vantaggio di sopravvivenza in un determinato ambiente hanno maggiori
probabilità di essere trasmesse. L'adattamento delle specie non è guidato da uno scopo, ma
è il risultato di un insieme di circostanze.

8. Il Dilemma del Progresso


La storia umana è un cammino verso il progresso o un ciclo di eventi che si ripetono?
• Schopenhauer: La storia non è un progresso. È il regno della Volontà che si manifesta in
infinite forme di egoismo e conflitto. Le epoche si succedono, ma la sofferenza umana rimane
costante. La storia è un "labirinto" di errori e orrori, un'eterna ripetizione di lotte, inganni e
dolori, priva di qualsiasi teleologia positiva.
• Hegel: La storia è il progresso dello Spirito verso la libertà. Ogni epoca, ogni conflitto, ogni
rivoluzione è una tappa necessaria del processo dialettico che porta l'umanità a una
maggiore consapevolezza di sé e a una più completa realizzazione della libertà. La storia ha
un senso e un fine ben precisi, e non è un ciclo, ma una spirale ascendente.
• Karl Marx: La storia è un processo dialettico, ma il suo motore non è lo Spirito, bensì la lotta
di classe. La storia è un'alternanza di modi di produzione (feudalesimo, capitalismo) che
inevitabilmente generano contraddizioni interne. Il fine della storia è l'instaurazione del
comunismo, dove le classi sono abolite e si raggiunge la piena libertà e realizzazione umana.
• Giambattista Vico: La storia non è un progresso lineare, ma un ciclo di corsi e ricorsi. Ogni
nazione attraversa tre fasi: l'età degli dei, l'età degli eroi e l'età degli uomini. Questo ciclo si
ripete, con le civiltà che nascono, raggiungono il loro culmine e poi decadono, per poi
ricominciare. Non c'è una teleologia finale o un progresso infinito.

9. Il Dilemma della Felicità


La felicità è uno stato permanente raggiungibile o un'illusione?
• Schopenhauer: La felicità è un'illusione. Non è mai uno stato permanente, ma solo la
temporanea assenza di dolore. L'uomo è spinto dal desiderio, la cui insoddisfazione genera
dolore, e la cui soddisfazione genera noia. L'unica soluzione è il rifiuto della felicità e
l'accettazione del dolore come condizione intrinseca dell'esistenza. La via di liberazione non
conduce alla felicità, ma alla serenità (Nirvana) che si ottiene negando il desiderio.
• Hegel: La felicità individuale non è il fine ultimo, poiché è una categoria puramente
soggettiva. L'obiettivo dell'uomo non è la felicità, ma la realizzazione della libertà e della
razionalità nel mondo, attraverso la famiglia, la società e lo Stato. La vera "felicità" si trova
solo quando l'individuo comprende il suo ruolo nel dispiegamento dello Spirito e agisce in
conformità con la volontà universale.
• Epicuro: La felicità è il fine ultimo dell'esistenza. Non si tratta di un piacere effimero, ma
dell'assenza di dolore fisico (aponia) e di turbamento dell'anima (atarassia). La felicità è uno
stato raggiungibile, ma richiede un'attenta ricerca e una vita semplice, fatta di piaceri naturali
e necessari (come l'amicizia), evitando il dolore e l'eccesso.
• Socrate: La felicità, o il "vivere bene" (eudaimonia), è il risultato di una vita virtuosa. Per
Socrate, la virtù è conoscenza, e nessuno fa il male volontariamente. L'uomo che conosce il
bene non può che farlo, e il bene porta alla felicità. La soluzione è la ricerca della virtù, che
rende l'anima buona e felice. La felicità è uno stato raggiungibile attraverso la conoscenza di
sé e la pratica del bene.

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Schopenhauer e l’attualità

1. Pandemia da Covid-19 (2020-2022)


• Schopenhauer vede la vita come oscillazione tra dolore e noia.
• Durante i lockdown, molti hanno vissuto il dolore della malattia, della perdita e della paura,
alternato alla noia della clausura e dell’isolamento.
• La sua filosofia aiuta a capire il senso di frustrazione universale: la pandemia ha mostrato la
natura irrazionale e cieca della Volontà di vivere, che si manifesta nel virus e nelle risposte
istintive (paura, egoismi, ma anche slanci di solidarietà).

2. I conflitti globali
• Le tensioni geopolitiche e i conflitti armati in corso (ad esempio, il conflitto russo-ucraino o
le crisi in Medio Oriente) rappresentano l'espressione più cruda e violenta della Volontà.
Schopenhauer sosteneva che la Volontà, essendo una e indivisibile, entra in conflitto con se
stessa nella sua oggettivazione in una molteplicità di individui e Stati. La lotta per il potere, il
territorio e le risorse non è dettata dalla ragione, ma da un impulso cieco e irrazionale (la
Volontà di vivere e di potenza) che spinge gli Stati a confrontarsi, a infliggere dolore e a lottare
per la propria sopravvivenza e supremazia.
• Schopenhauer afferma che la storia non è progresso, ma conflitto cieco degli egoismi.
• La sua lettura pessimistica della storia aiuta a capire perché, nonostante secoli di progresso
tecnico e civile, la guerra rimane una costante dell’umanità.

3. Intelligenza artificiale e nuove tecnologie (2022-2025)


• La diffusione dell’IA può essere interpretata alla luce dell’idea che la ragione sia solo
strumento del volere, non principio morale.
• L’IA viene sviluppata per interessi economici, potere e competizione: la spinta non è la verità
o il bene comune, ma l’impulso cieco della Volontà di dominio.
• Solo la compassione (es. uso etico dell’IA per il benessere sociale) potrebbe trasformare
questa energia in qualcosa di moralmente valido.

4. Crisi climatica ed eventi estremi (2020-2025)


• Schopenhauer vede la natura come espressione della Volontà cieca, priva di scopo e finalità
razionale.
• Ondate di calore, incendi e alluvioni mostrano la forza irrazionale e insaziabile della natura,
che non obbedisce a schemi di armonia.
• L’uomo cerca di imporre ordine (accordi sul clima, tecnologie green), ma resta in balìa di una
realtà che non può controllare.

5. Cultura dei social media e ricerca di felicità (2020-2025)


• Le piattaforme social (come TikTok o Instagram) possono essere viste come un'illusoria
risposta alla noia, uno dei due poli dell'esistenza secondo Schopenhauer. Gli utenti cercano
costantemente nuove stimolazioni, contenuti e approvazione (il "like") per sfuggire al vuoto
interiore. Questo continuo scorrere (scrolling) è un esempio concreto della fuga dalla noia.
L'effimero piacere dei contenuti virali e delle interazioni digitali non appaga veramente il
desiderio, ma lo alimenta, spingendo a una ricerca infinita di nuove "rappresentazioni" che
non portano a una felicità duratura, ma a un ciclo di desideri insoddisfatti e di momentanea
distrazione.

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• Molti cercano felicità in successo, like, riconoscimento sociale, ma Schopenhauer direbbe
che questo porta a una continua insoddisfazione: raggiunto un obiettivo, ne nasce subito un
altro, e il ciclo di desiderio continua.
• Qui si vede l’idea che la vita sia mancanza continua, e che la felicità autentica non si trovi
fuori (popolarità, consumi), ma solo dentro di sé.
• Il fenomeno della “digital fatigue” (stanchezza da social) è leggibile come manifestazione di
quella noia esistenziale che nessuna app o trend può colmare.

6. Il consumismo e la costante insoddisfazione


• Il fenomeno del consumismo accelerato, tipico degli anni recenti (ad esempio, il successo di
Shein o l'aumento delle vendite online), è una manifestazione chiara dell'insaziabilità della
Volontà.
• Gli individui sono spinti a comprare continuamente nuovi prodotti non per necessità, ma per
il desiderio di appagamento che, una volta raggiunto, svanisce rapidamente, lasciando il
posto a un nuovo bisogno.
• La "ricchezza come acqua di mare" citata da Schopenhauer descrive perfettamente questa
dinamica: più si acquista, più si desidera, in un ciclo senza fine di piacere effimero e
insoddisfazione latente.

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Schopenhauer oltre la filosofia

Arte
• Francisco Goya, “Saturno che divora i suoi figli” (1819-1823). Volontà cieca, dolore,
distruzione.
• Francisco Goya, Il sonno della ragione genera mostri (1799). La Volontà come forza
irrazionale e istintuale. Quando la ragione (Kant) cede, emergono le forze cieche e mostruose
che governano l'uomo e il mondo.
• Edvard Munch, “L’Urlo” (1893). angoscia esistenziale, dolore universale. Il pessimismo e il
dolore cosmico. L'opera esprime il senso di angoscia, alienazione e disperazione
dell'individuo di fronte a un'esistenza priva di senso.
• Caspar David Friedrich, Viandante sul mare di nebbia (1818). Il rapporto tra la
rappresentazione e la Volontà. Il viandante, solitario e contemplativo, rappresenta il
soggetto che guarda il mondo come sua rappresentazione. La maestosità e l'indifferenza della
natura simboleggiano la forza irrazionale e inarrestabile della Volontà.
• Michelangelo, “La Pietà” (1499). compassione come fondamento morale.
• Arnold Böcklin, “L’isola dei morti” (1880). pessimismo, morte come liberazione.
• Richard Wagner, “Tristano e Isotta” (1859). arte come catarsi, amore come illusione della
Volontà.
• Hieronymus Bosch, “Il giardino delle delizie” (1490-1500). La Volontà di vivere e il suo
desiderio insaziabile. Il pannello centrale, con la sua esuberanza di figure e di azioni,
rappresenta l'illimitato e irrazionale desiderio della Volontà di proliferare e godere. La follia
e l'assurdità della vita sono espresse attraverso un vortice di piaceri effimeri.
• Giorgio de Chirico, “Piazza d'Italia” (1913). La noia (una delle due condizioni del pendolo
della vita) e l'alienazione. Le piazze vuote, le statue solitarie e l'ombra lunga e minacciosa
creano un'atmosfera di profonda malinconia e vuoto esistenziale.

• Damien Hirst, “For the Love of God” (2010, esposto a Firenze). caducità, morte come
dissoluzione della Volontà.
• Maurizio Cattelan, “Comedian” (2019). vuoto, noia, assurdità del desiderio umano. Il
pessimismo e l'assurdità del mondo. La banana attaccata al muro, considerata un'opera
d'arte, simboleggia l'arbitrarietà e la mancanza di senso intrinseco dei valori nel mondo
moderno.
• Olafur Eliasson, “Weather Project” (Tate Modern, ancora in tour post-2010). illusione,
rappresentazione come costruzione soggettiva. La rappresentazione e l'illusione.
L'installazione crea l'illusione di un sole all'interno del museo. L'opera fa riflettere su come la
nostra percezione del mondo sia una costruzione, una "rappresentazione" che può essere
manipolata.
• Banksy, “Devolved Parliament” (2019). pessimismo storico-politico, irrazionalità del mondo.
• Banksy, “Love is in the Bin” (2018). La Volontà distruttiva. Il gesto di autodistruggere l'opera
appena venduta all'asta è un atto di ribellione irrazionale e nihilistico che critica il mondo
dell'arte, mostrando come la Volontà sia mossa anche da un impulso distruttivo.
• Anselm Kiefer, “The Morgenthau Plan” (2012). distruzione storica, Volontà cieca nella storia.
• Marina Abramović, “The Artist Is Present” (2010). L'ascesi e la negazione della Volontà.
L'artista rimane immobile e in silenzio per ore, negando il proprio corpo, il desiderio e le

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distrazioni del mondo. La sua performance è un'azione ascetica che mira a un'unione
spirituale con gli altri, superando l'individualità.
• Yayoi Kusama, “Infinity Mirrored Room” (dal 2013). La Volontà come molteplicità e
illusione. Le infinite riflessioni del soggetto e del mondo creano un'esperienza illusoria che
svela come la nostra realtà sia una "rappresentazione" infinita e priva di un centro stabile.

Film
• “Il settimo sigillo” (1957, Ingmar Bergman). Il dolore e la morte come condizioni intrinseche
dell'esistenza. Il film è una riflessione sul senso della vita in un mondo senza Dio, dove la
morte è l'unica certezza e il dolore l'unica condizione esistenziale.
• “Apocalypse Now” (1979, Francis Ford Coppola). La Volontà di vivere e la sua natura
irrazionale. Il film mostra come gli istinti più ciechi e primari dell'uomo emergano in un
contesto di guerra. Il colonnello Kurtz è l'incarnazione della Volontà che si è liberata da ogni
forma di ragione e moralità.
• “La dolce vita” (1960, Federico Fellini). La noia come condizione esistenziale. Il protagonista,
Marcello, cerca costantemente piaceri e distrazioni nella società romana, ma non riesce a
sfuggire al vuoto interiore e alla profonda noia che lo attanaglia.
• “Stalker” (1979, Andrej Tarkovskij). illusione, ricerca di verità oltre il fenomeno.
• “Persona” (1966, Bergman). La rappresentazione come costruzione sociale e l'alienazione. Il
film di Bergman esplora come la nostra identità sia una maschera (la "persona" nel senso
junghiano) che ci impedisce di conoscere la nostra vera essenza, che è la Volontà.
• 2001: Odissea nello spazio (1968). La Volontà come forza cieca dell'evoluzione. La sequenza
del Monolito e la sua funzione di "accendere" la Volontà negli ominidi mostra come il
progresso non sia guidato dalla ragione, ma da un impulso irrazionale verso la conoscenza e
il dominio.

• “The Tree of Life” (2011, Terrence Malick). Volontà cosmica, dolore e grazia, arte come
contemplazione.
• “La grande bellezza” (2013, Paolo Sorrentino). noia, arte come illusoria liberazione.
• “Melancholia” (2011, Lars von Trier). pessimismo cosmico, morte come liberazione.
• “Nomadland” (2020, Chloé Zhao). vita come mancanza, noia e dolore, compassione tra
esclusi.
• “The Whale” (2022, Darren Aronofsky). dolore esistenziale, compassione, catarsi.
• Arrival (2016). La rappresentazione e la percezione del tempo. Il film mostra come la nostra
percezione lineare del tempo sia una "rappresentazione" limitata, e che una comprensione
più profonda della realtà (l'essere della Volontà) richiederebbe di superare questa forma di
conoscenza.
• Birdman (2014). La Volontà di potenza. Il protagonista, Riggan Thomson, è spinto da un
desiderio irrefrenabile di essere riconosciuto e di superare i suoi fallimenti, dimostrando la
natura cieca e insaziabile della sua volontà. La sua lotta per il successo è una manifestazione
della lotta tra le Volontà.
• Parasite (2019). Concetto: Il pessimismo sociale e la lotta della Volontà. Il film è un'allegoria
della lotta di classe, che Schopenhauer vedeva come l'espressione della Volontà in lotta
contro se stessa. La disperazione, la crudeltà e la violenza che ne derivano non sono frutto
della ragione, ma di un impulso primario alla sopravvivenza.
• A proposito di Davis (2013). La vita come "pendolo" tra dolore e noia. Il protagonista, un
cantautore senza successo, vaga in una New York grigia e fredda, cercando di sfuggire a una

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profonda insoddisfazione. La sua vita è un'oscillazione tra la sofferenza della sua condizione
e la monotona noia che lo accompagna.
• Anomalisa (2015). La noia e la solitudine. Il protagonista vede tutte le persone con la stessa
faccia e la stessa voce, vivendo un'esistenza priva di significato e di qualsiasi stimolo. Questo
stato di profonda noia è interrotto solo momentaneamente dalla speranza di una
connessione che si rivela effimera e illusoria.

Serie TV
• “Neon Genesis Evangelion” (1995-1996). angoscia esistenziale, Volontà cieca, dolore.
• “Twin Peaks” (1990-1991; 2017). Il pessimismo e l'irrazionalità del male. La serie esplora
l'esistenza di una forza oscura e irrazionale che si manifesta nel mondo, portando morte e
sofferenza. Bob è un'incarnazione pura della Volontà cieca e distruttiva.
• “The Sopranos” (1999-2007). Il dolore intrinseco all'esistenza e la Volontà di potere. La serie
mostra come il desiderio di potere e ricchezza del protagonista non lo renda felice, ma lo
condanni a una continua sofferenza e a una profonda insoddisfazione.
• “Six Feet Under” (2001-2005). morte, dolore, compassione come catarsi.
• “Lost” (2004-2010). Volontà, ricerca di senso, destino cieco.

• Breaking Bad (2008-2013). La Volontà che si manifesta attraverso il potere e il crimine. Walter
White, mosso inizialmente dal desiderio di provvedere alla sua famiglia (Volontà di vivere),
si trasforma in un mostro guidato da un irrefrenabile desiderio di potere.
• “Black Mirror” (2011-). Il pessimismo tecnologico. La serie esplora come la tecnologia, creata
dalla ragione umana, finisca per alimentare la nostra Volontà di vivere, portando a una
crescente alienazione, dolore e insoddisfazione.
• “Dark” (2017-2020). determinismo cieco, Volontà, eterno ritorno.
• “BoJack Horseman” (2014-2020). Il pessimismo e l'impossibilità della felicità. Il protagonista,
una star caduta in disgrazia, cerca costantemente di riempire il vuoto della sua vita, ma ogni
suo tentativo di trovare la felicità fallisce, dimostrando l'inesorabile condanna al dolore.
• “The Leftovers” (2014-2017). L'angoscia e il dolore inspiegabile. Dopo la misteriosa
scomparsa del 2% della popolazione, il mondo è dominato dal dolore e dall'incertezza. La
serie mostra come l'uomo cerchi disperatamente un senso, ma si scontra con l'assurdità di
un universo privo di spiegazioni.
• “The Last of Us” (2023–). sopravvivenza cieca, Volontà, ma anche compassione come unica
morale.
• Mr. Robot (2015-2019). La rappresentazione come illusione. Il protagonista, Elliot, vive in un
mondo che è una "rappresentazione" fallace, un'illusione creata dalla sua mente. La serie
analizza la natura precaria della nostra realtà e la profonda solitudine dell'individuo.
• Fleabag (2016-2019). La noia e il dolore esistenziale. La protagonista usa l'ironia e il sesso
per affrontare il suo dolore e la sua profonda noia, che non riesce a sconfiggere. La serie è
un'esplorazione del pendolo della vita di Schopenhauer.
• True Detective (2014 - ). Il pessimismo cosmico. Il personaggio di Rust Cohle esprime una
visione del mondo profondamente schopenhaueriana: la vita è un "cerchio piatto" e la
coscienza umana è un errore della natura che ci rende consapevoli del dolore.

Letteratura italiana
• Giacomo Leopardi, “Operette morali” (1827). pessimismo cosmico, dolore, noia.
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• Giacomo Leopardi, Canti (1831). Il pessimismo storico e il pessimismo cosmico. La lirica di
Leopardi riflette il pessimismo di Schopenhauer, vedendo l'uomo condannato a un'esistenza
di sofferenza e noia, con la natura matrigna come unica consolazione. La felicità è
un'illusione.
• Giovanni Verga, “I Malavoglia” (1881). Concetto: La Volontà come lotta per la sopravvivenza.
La famiglia di pescatori lotta disperatamente contro le avversità del destino, mostrando la
natura cieca e spietata della Volontà di vivere. La loro vita è una serie continua di sconfitte e
dolori.
• Luigi Pirandello, “Il fu Mattia Pascal” (1904). illusorietà dell’identità, rappresentazione.
• Luigi Pirandello, Uno, nessuno e centomila (1926). La rappresentazione e l'illusione
dell'identità. Il protagonista scopre di essere percepito in modi diversi da ogni persona,
dimostrando che la nostra identità è una maschera e che l'essenza dell'individuo (la Volontà)
è irraggiungibile.
• Italo Svevo, “La coscienza di Zeno” (1923). Concetto: Il pessimismo antropologico e la
malattia della volontà. Zeno Cosini, l'inetto per eccellenza, è l'incarnazione dell'uomo la cui
volontà è paralizzata, incapace di agire e condannato a un'eterna incertezza. Il vizio del fumo
rappresenta l'illusorio tentativo di riempire la noia.
• Cesare Pavese, “La luna e i falò” (1950). dolore esistenziale, nostalgia, assenza di catarsi.

• Paolo Giordano, “La solitudine dei numeri primi” (2010). dolore interiore, inadeguatezza,
noia.
• Valeria Parrella, “Tempo di imparare” (2014). compassione, dolore, maternità come destino.
• Niccolò Ammaniti, “Anna” (2015). Concetto: La Volontà di vivere in un mondo post-
apocalittico. In un mondo in cui gli adulti sono morti, i bambini devono lottare con la sola
Volontà per sopravvivere. Il libro mostra la natura cieca e istintuale della lotta per la
sopravvivenza.
• Emanuele Trevi, “Due vite” (2020, Premio Strega). amicizia, dolore della perdita, catarsi
attraverso la scrittura.
• Claudia Durastanti, “La straniera” (2019). alienazione, identità come rappresentazione,
dolore familiare.
• Elena Ferrante, L'amica geniale (2011). La Volontà come lotta e competizione. Il rapporto tra
Lila e Lenù è un esempio della lotta tra due Volontà che cercano di affermarsi, superarsi e
dominare l'altra, in un vortice di gelosia, invidia e ammirazione.
• Paolo Cognetti, Le otto montagne (2016). La solitudine e la ricerca di un'esistenza semplice.
La montagna rappresenta una via di fuga dalla noia e dal dolore del mondo, un luogo dove è
possibile trovare un minimo di serenità, anche se il dolore e la perdita sono una parte
intrinseca dell'esistenza.
• Alessandro Baricco, The Game (2018). Il mondo come rappresentazione digitale. L'autore
descrive un mondo in cui la realtà è sostituita da una rappresentazione digitale e iper-
connessa, un "game" in cui la vita viene vissuta attraverso uno schermo, con la Volontà che
si manifesta attraverso desideri effimeri.

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