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Il documento analizza il rapporto tra scienza e fede attraverso le figure di Galileo, Bacone e Newton, evidenziando come Galileo cercasse di conciliare la teoria eliocentrica con la Bibbia, mentre Bacone sviluppava un metodo induttivo per la scienza e Newton sistematizzava l'induzione con un approccio matematico. Bacone critica le false autorità e propone un metodo scientifico basato sull'osservazione, mentre Newton, pur rifiutando ipotesi non verificate, utilizza la matematica per descrivere i fenomeni naturali. Infine, si evidenzia la complementarità tra Bacone e Newton, dove il primo stabilisce le basi filosofiche e il secondo applica concretamente tali principi nella scienza moderna.

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Il documento analizza il rapporto tra scienza e fede attraverso le figure di Galileo, Bacone e Newton, evidenziando come Galileo cercasse di conciliare la teoria eliocentrica con la Bibbia, mentre Bacone sviluppava un metodo induttivo per la scienza e Newton sistematizzava l'induzione con un approccio matematico. Bacone critica le false autorità e propone un metodo scientifico basato sull'osservazione, mentre Newton, pur rifiutando ipotesi non verificate, utilizza la matematica per descrivere i fenomeni naturali. Infine, si evidenzia la complementarità tra Bacone e Newton, dove il primo stabilisce le basi filosofiche e il secondo applica concretamente tali principi nella scienza moderna.

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Scienza e fede in Galileo

Galileo si trovò a fronteggiare l’opposizione dei teologi, protestanti e cattolici, perché la teoria eliocentrica
sembrava contraddire la Bibbia e la tradizione della Chiesa. Secondo il cardinale Bellarmino, il modello
copernicano poteva essere usato solo come ipotesi matematica, non come descrizione reale dell’universo.
Galileo, invece, era convinto che le dimostrazioni sperimentali provassero la verità dell’eliocentrismo. Per
conciliare scienza e fede, sosteneva che la Bibbia non è un testo scientifico e che gli interpreti possono
sbagliare: il suo compito è rivelare verità religiose e morali, non spiegare i fenomeni naturali. Passi come
«Fermati o Sole!» vanno intesi in senso figurato, adeguati alla cultura del tempo. Una volta accertata
scientificamente una verità naturale, questa può aiutare a interpretare correttamente la Scrittura. Galileo
propone così l’autonomia della scienza, basata su esperienza e ragionamento, senza che ciò contraddica la
fede. La natura, come la Bibbia, procede dal Verbo divino, e la separazione dei due ambiti tutela sia la verità
scientifica sia il messaggio religioso.

Critica

Galileo critica il principio di autorità perché nega alla scienza la possibilità di progredire attraverso
l’osservazione e la sperimentazione. Secondo questo principio, un’affermazione è considerata vera solo
perché proviene da una persona o da un’istituzione ritenuta superiore, come nel caso degli aristotelici che
rifiutarono di accettare i satelliti di Giove scoperti da Galileo, sostenendo che Aristotele, che conosceva
tutto, non li aveva mai menzionati. Galileo rovescia questa logica, affermando che nella scienza non conta
l’autorevolezza di chi parla, ma la verifica sperimentale dei fenomeni: ogni teoria deve essere confermata da
esperimenti riproducibili da chiunque, indipendentemente dal prestigio dello scienziato. In questo modo, la
natura diventa l’unico arbitro delle dispute scientifiche, e anche le grandi autorità possono essere criticate e
confutate se i loro risultati non resistono al controllo empirico. La critica di Galileo al principio di autorità
segna il passaggio dalla scienza basata sulla tradizione e sulla fama degli autori a una scienza moderna,
autonoma e fondata sulla prova e sul metodo sperimentale, distinguendola così dalle pseudoscienze che
ancora oggi utilizzano il prestigio di sedicenti esperti per sostituire la verifica dei fatti.

Bacone

Il lavoro di Bacone nel Novum Organum si articola in due momenti: una pars destruens (critica delle idee
errate) e una pars costruens (proposta del nuovo metodo).
La pars destruens individua le principali fonti dell’errore, chiamate idola (“fantasmi, rappresentazioni
mentali”), e indica come eliminarle. Essi si dividono in:

 Idola tribus: errori comuni a tutto il genere umano, dovuti ai limiti dei sensi, alla tendenza a
cercare uniformità nella natura e a formulare giudizi senza verifica sperimentale.
 Idola specus: errori personali, derivanti dall’educazione, dalle abitudini e dalle esperienze
individuali, che deformano la realtà.
 Idola fori: errori dovuti al linguaggio, che può creare parole prive di corrispondente reale o
inadeguate a descrivere ciò che esiste.
 Idola theatri: errori derivati dalle false filosofie e dall’accettazione acritica della tradizione,
che impediscono un ragionamento autonomo.

Nella pars costruens, Bacone spiega che l’induzione richiede una raccolta ordinata e precisa dei fatti.
Elabora quindi il metodo delle tavole, utile a catalogare le osservazioni:

 Tabulae praesentia: casi in cui il fenomeno si manifesta.


 Tabulae absentia: casi simili in cui il fenomeno non si manifesta.
 Tabulae graduum: casi riguardanti le variazioni di intensità del fenomeno.
Dopo aver suddiviso le istanze, si passa a una fase negativa, che consiste nell’escludere le cause
incompatibili con il fenomeno. Si formula poi una prima vindemiatio (“prima vendemmia”), ossia un’ipotesi
di lavoro da verificare attraverso esperimenti detti istanze prerogative. Tra queste, l’istanza cruciale è quella
decisiva, poiché mostra la connessione necessaria tra una causa e un fenomeno.

La causa individuata è la forma, che si suddivide in:

 Schematismus latens: la struttura essenziale del fenomeno.


 Processus latens: la legge che regola la sua produzione.

La Nuova Atlantide

Scritto nel 1626 e pubblicato postumo, il testo è un’utopia scientifico-tecnologica. Bacone immagina una
società futura fondata sulla collaborazione tra sapienti e sul progresso scientifico.

La narrazione segue un viaggiatore naufragato sull’isola di Bensalem, antica e isolata dal resto del mondo.
Qui è stata fondata la Casa di Salomone, un collegio di scienziati dedicato alla conoscenza delle cause
naturali e all’ampliamento delle capacità umane.

Gli scienziati dispongono di numerose strutture (caverne, torri, laboratori, parchi, gabinetti ottici,
dispensari, ecc.) e sono organizzati in gruppi con funzioni specifiche.

Il metodo scientifico di Newton

Secondo Newton, la filosofia naturale non deve cercare le cause ultime dei fenomeni, ma limitarsi a
descriverne le variazioni quantitative e a ricondurle a pochi principi generali. Le cause esistono, ma non
sono conoscibili dalla scienza, che ha uno scopo esclusivamente descrittivo. Questo principio è espresso
chiaramente nella famosa affermazione «Hypotheses non fingo»: Newton rifiuta le ipotesi non dedotte dai
fenomeni, come quelle metafisiche o basate su qualità occulte, tipiche della fisica cartesiana. Tuttavia,
Newton non è sempre coerente: il suo atomismo e alcune considerazioni sulla gravità mostrano un certo
ricorso implicito a ipotesi.

Il contributo più influente di Newton è il rigetto delle costruzioni astratte non verificabili e l’uso rigoroso
della matematica per tradurre i risultati sperimentali. Egli sistematizza l’induzione, consapevole dei suoi
limiti, ma considerandola l’unico metodo scientifico valido. Newton propone quattro regole fondamentali:

1. Ammettere solo le cause necessarie per spiegare i fenomeni, in linea con il principio di semplicità e
l’idea che la natura non fa nulla invano.
2. Attribuire effetti simili alla stessa causa, presupponendo l’uniformità e la costanza della natura, e
assumendo che le leggi osservate continuino a valere.
3. Considerare le qualità comuni a tutti i corpi osservati come valide per tutti gli altri corpi, stabilendo
così il criterio della sperimentabilità e chiarendo che, ad esempio, la gravità non è una qualità
intrinseca costante.
4. Trattare le proposizioni induttive come provvisoriamente vere, soggette a conferma sperimentale
e aperte a correzioni, garantendo così la flessibilità del metodo scientifico di fronte a nuovi dati.

Newton stabilisce così i principi della scienza moderna: le verità scientifiche non sono assolute, ma
rigorosamente fondate sull’esperienza e sulla matematica, e sono sempre suscettibili di verifica e
aggiornamento. Nonostante alcune ambivalenze di Newton sul meccanicismo, sul rapporto tra fede e
scienza e sul ruolo delle ipotesi, la sua eredità ha fornito un paradigma metodologico che ha influenzato
profondamente la fisica posteriore e lo sviluppo della scienza moderna.

Il ruolo della matematica secondo Newton


Newton mostra l’importanza fondamentale della matematica nello studio dei fenomeni naturali, realizzando
un modello scientifico unitario. A differenza di Galileo e Keplero, che spesso ricorrevano a presupposti
metafisici, Newton supera la “resistenza” dei fenomeni al trattamento matematico usando strumenti
adeguati: il calcolo infinitesimale o calcolo delle flussioni, che considera le grandezze generate da un moto
continuo, come velocità e accelerazione. Questo metodo permette di descrivere con precisione i
cambiamenti naturali e di estendere le leggi fisiche a nuovi fenomeni. Pur non affrontando direttamente il
ruolo della matematica, Newton ha mostrato la sua duplice funzione: come strumento della scienza
sperimentale e, secondo interpretazioni più recenti, come scienza autonoma in grado di guidare l’indagine
sui fenomeni naturali.

Cartesio

Nel Discorso sul metodo Cartesio propone un approccio scientifico fondato su idee chiare e distinte,
ritenute vere solo se percepite con evidenza dalla mente, evitando sia la precipitazione sia la prevenzione
nel formulare giudizi. Ogni problema va scomposto nelle sue parti più semplici, fino a elementi
autoevidenti, per poi essere ricostruito gradualmente in un ordine coerente, dal semplice al complesso,
come nella geometria. L’intero procedimento deve essere sottoposto a un controllo rigoroso, affinché nulla
sfugga alla memoria e alla ragione. Questo metodo unifica il sapere, permette di affrontare anche questioni
complesse e garantisce che le proposizioni derivino da ragionamenti certi. In tal modo, la conoscenza
umana non si basa su tradizione o autorità, ma sulla chiarezza, sull’analisi e sulla sintesi rigorosa,
costituendo le basi di una scienza moderna fondata sulla ragione.

Per Cartesio il dubbio diventa uno strumento metodico per giungere a un fondamento certo e indubitabile
del sapere, e non una pratica scettica fine a se stessa. Egli propone di mettere in discussione tutte le
conoscenze tradizionali, sia quelle basate sui sensi sia quelle basate sulla ragione, rifiutando ciò che può
essere anche minimamente dubbio, per scoprire se rimane qualcosa di assolutamente certo. Questa critica
radicale si estende fino alle verità matematiche, che potrebbero essere considerate illusorie sotto l’ipotesi
di un “genio maligno” ingannatore, e prepara così il terreno per la ricerca metafisica del fondamento del
sapere. Il dubbio metodico permette di rimuovere le certezze infondate e di costruire una scienza solida,
fondata su idee chiare e distinte. Cartesio paragona la metafisica alle radici dell’albero dei saperi, da cui si
sviluppano la fisica e le altre scienze, in modo che l’intero edificio della conoscenza poggi su basi
indubitabili. In questo senso, il dubbio non è sterile ma fecondo, strumento indispensabile per garantire la
certezza dei giudizi e l’autonomia della ragione nella ricerca scientifica.

Dopo aver superato il dubbio sull’esistenza delle cose corporee, garantita da Dio, Cartesio distingue
nettamente due realtà irriducibili: la res cogitans, la sostanza pensante che costituisce l’io, e la res extensa,
la sostanza corporea che costituisce il mondo materiale. Alla res extensa appartengono l’estensione e le
leggi del movimento, che Dio ha impresso ai corpuscoli della materia, rendendo la materia pura estensione
in movimento. Cartesio individua tre leggi naturali fondate sull’immutabilità divina: la prima, principio
d’inerzia, afferma che un corpo conserva il movimento iniziale fino a una collisione; la seconda stabilisce
che il movimento non si perde, ma si trasferisce tra corpi; la terza indica nel movimento rettilineo la forma
originaria del moto dei corpi. Queste leggi, a differenza delle leggi moderne basate sull’esperienza, derivano
da principi a priori e riflettono l’ordine imposto da Dio alla natura.

Cartesio descrive il corpo umano come una macchina complessa, il cui funzionamento può essere spiegato
meccanicisticamente, come avviene per la circolazione sanguigna, che egli interpreta alla luce delle
scoperte di Harvey. La percezione e il movimento sono trasmessi tramite gli «spiriti animali», che muovono i
muscoli attraverso i nervi. Tuttavia, la coscienza e la libertà d’azione appartengono alla res cogitans, l’anima
pensante, che distingue l’uomo dagli animali. L’interazione tra anima e corpo avviene nella ghiandola
pineale, dove l’anima esercita pressione e genera le passioni, emozioni involontarie che turbano l’anima
stessa. Pur non potendo eliminarle, l’uomo può dominarle attraverso giudizi fermi e l’uso della ragione,
seguendo l’esempio dello stoicismo. Nella morale provvisoria, Cartesio consiglia il rispetto delle leggi e della
tradizione, la fermezza nelle azioni e l’autocontrollo, promuovendo una vita guidata dalla ragione e dalla
saggezza.

Differenza tra newton e bacone

La differenza fondamentale tra Bacone e Newton non consiste in un’opposizione netta, ma piuttosto in una
complementarità: Bacone fornisce le basi filosofiche e metodologiche, mentre Newton traduce quelle basi
in applicazioni concrete e rigorose della scienza matematica. Bacone, filosofo e riformatore del sapere,
propone un metodo induttivo volto a riformare la conoscenza umana, criticando i metodi tradizionali
aristotelici e individuando gli ostacoli cognitivi, gli “idòla”, che distorcono il pensiero. Il suo metodo prevede
la raccolta sistematica dei dati attraverso tavole di presenza, assenza e gradi, e l’eliminazione delle cause
non pertinenti per risalire gradualmente alla “forma” del fenomeno, ossia alla sua causa naturale. Newton,
invece, applica concretamente questi principi alla fisica e alla matematica, utilizzando l’induzione in modo
pragmatico e precisissimo: osserva i fenomeni, ne deduce leggi generali verificabili e le esprime attraverso il
linguaggio matematico.

Un’altra differenza cruciale riguarda il ruolo delle ipotesi: Bacone le considera potenzialmente ingannevoli,
ostacoli alla scoperta scientifica, mentre Newton, pur dichiarando “hypotheses non fingo”, non le esclude
del tutto, ma ne limita l’uso alle sole ipotesi verificabili e derivabili dai fenomeni osservati. La sua forza
innovativa sta proprio nell’uso della matematica come strumento per descrivere e generalizzare le leggi
naturali, superando l’approccio qualitativo e descrittivo di Bacone. In sintesi, Bacone stabilisce la struttura
del metodo scientifico, mentre Newton ne realizza la sintesi pratica, combinando osservazione, induzione e
matematica per costruire un modello coerente e universale della natura.

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