Statistic A
Statistic A
LA RAPPRESENTAZIONE STATISTICA
La rappresentazione statistica ha sempre valore positivo (I quadrante), quasi mai si utilizza
il valore 0 in quanto un numero molto piccolo
Vantaggi:
- Confronti tra più distribuzioni;
- Individuazione di valori anomali emersi in una rappresentazione grafica in
quanto spiccano;
- Lettura immediata.
Le variabili di tipo quantitativo possono anche essere definite come variabili cardinali;
invece, quelle mutabili statistiche vengono anche chiamati ordinali.
Per rappresentare le variabili quantitative di tipo continuo oppure delle variabili discrete
divise in classi usiamo l’istogramma.
Es. ciascuna barra corrisponde al peso percentuale della frequenza.
Altro esempio è la rappresentazione della piramide dell’età (prima aveva forma di piramide), con
rappresentato il peso di ciascuna classe in una società.
Per quanto riguarda le mutabili statistiche posso essere meglio rappresentate attraverso i
diagrammi areali (torta). Abbiamo un’area suddivisa a seconda del peso percentuale di
ciascuna modalità. Possono anche essere utilizzati gli ortogrammi che potrebbe ricordare
un istogramma ma il rettangolo viene suddiviso in più parti che rappresentano il peso
percentuale di ogni modalità.
Per ultimo abbiamo i cartogrammi che ci servono per la rappresentazione grafica delle
serie territoriali.
1
Es. cartina dell’Italia per tasso di disoccupazione (anche con due fattori, es. turisti italiani e
stranieri in un determinato anno)
RAPPORTI STATISTICI
Il rapporto statistico esprime quante unità del dato posto al numeratore
corrispondono ad una unità del dato posto al denominatore.
È un rapporto tra due termini in cui uno almeno è di natura statistica (riferito a un
collettivo) tale che esista un legame logico ben definito tra i due.
Due condizioni:
1. Almeno uno dei due si riferisce a un collettivo;
2. Nesso logico tra i due termini.
I rapporti statistici ci servono per confrontare nel tempo e nello spazio o in diverse
situazioni in presenza di fenomeni omogenei ed eterogenei.
Tutti gli indicatori (es. BES) che troviamo derivano da rapporti statistici.
Abbiamo vari tipi di rapporti:
1. Rapporto di composizione
Se l'ammontare complessivo di una quantità (frequenza o intensità) viene
classificato in più modalità o classi, il rapporto tra la quantità corrispondente ad una
modalità e la quantità complessiva costituisce un rapporto di composizione o di
parte al tutto.
2
Il rapporto di composizione può assumere valori compresi tra 0 e 1 (oppure tra 0 e
100, 0 e 1000, …, se il rapporto è moltiplicato per comodità di lettura
rispettivamente per 100, 1000, …).
2. Rapporto di derivazione
È ottenuto dividendo l'ammontare di un aggregato per l'ammontare di un altro
aggregato che sul piano logico e/o temporale ne costituisce l'antecedente o
presupposto fenomenico.
Può assumere valori >0 (oppure >100, >1000, ..., se il rapporto moltiplicato per
comodità di lettura rispettivamente per 100, 1000, ...).
3. Rapporto di coesistenza
Rapporto di coesistenza è il rapporto tra due parti del collettivo, cioè la
frequenza di una modalità e la frequenza di un’altra.
Es. Pm = Numero di maschi/Pf=numero di femmine
Il rapporto di coesistenza è il rapporto tra due parti del fenomeno, cioè tra la
frequenza di una modalità e la frequenza di un’altra.
3
4. Rapporto di densità
È ottenuto dividendo l'ammontare di un aggregato per una quantità che
rappresenta la dimensione spaziale, temporale o caratterizzante del campo di
osservazione cui esso fa riferimento.
Il rapporto di densità può assumere valori >0 (oppure >100, > 1000, .... se il
rapporto è moltiplicato per comodità di lettura rispettivamente per 100, 1000, …)
Materiali
Dipartimento, personale, docenti afferenti al dipartimento o docenti a contratto, Roberta
Pace, area didattica, insegnamento 2024/2025, corsi attribuiti oppure materiale didattico
LEZIONE 25/09/2024
NUMERI INDICE
Il numero indice serve per seguire come è variato un fenomeno nel tempo rispetto ad un
determinato anno che viene assunto come base. I numeri indice possono avere una base
fissa o a base mobile (variabile).
Per base fissa mi riferisco ad un anno determinato che viene considerato come riferimento
per tutti gli anni successivi.
Es. numero di disoccupati
1989 … …(base per tutto il fenomeno)
Per base mobile intendiamo che il riferimento è sempre all’anno precedente
Es. variazione del numero di disoccupati in un determinato anno con quello precedente.
I numeri indice complessi (pg. 102-104) servono per valutare le variazioni dei prezzi da un
anno all’altro.
I valori medi
Attraverso i valori medi descriviamo una distribuzione mettendo in evidenza le sue
particolarità.
4
Possiamo avere: le medie di calcolo che sono quei valori nel cui calcolo vengono
interessati tutti i termini della distribuzione; poi ci sono le medie di posizione, dove si
considerano solo alcuni termini che sono significativi e rappresentativi dell’intera
distribuzione.
Le medie che si indicano con 𝑥! ≤ 𝑥 ≤ 𝑥$ (vedi foto 1) che sta a significare che le medie
sono sempre interne a una distribuzione, ovvero che sono sempre comprese tra il valore
più piccolo e quello più grande della distribuzione stessa.
Es. voti di uno studente del 1°anno di università
18 21 24 19 30 20
Le distribuzioni possono essere semplici quando le modalità si ripetono all’interno del
collettivo una sola volta.
Con l’esempio di prima la media si fa sommando tutti i voti e dividendo tutto per il loro numero.
!()"!)"*)!+)#,)", !#-
Es. = = 22
- -
!(∙*)!+∙*)",∙/)"!∙#)"*∙")"-∙")#,∙!
Es. =⋯
0
5
18 4 18*4=72
19 4 76
20 5 100
1! )1! )!
v.c.=valore centrale->
"
Es.
CLASSI D’ETÀ ISCRITTI V.C. PRODOTTI
xi ni v.c.(xi) v.c. xi*ni
0-20 3 ,)", 30
10 ( "
= 10)
21-25 10 23 230
26-35 15 30 450
36-45 7 40 280
46-54 3 50 150
55-75 2 65 130
N=40 1270
∑&
%'! 𝑥% ∙ 𝑛% 1270
𝜇= = = 31,7
𝑁 40
9(𝑥! − 𝜇 ) ∙ 𝑛% = 0
%'!
6
LEZIONE 26/09/2024
MEDIA ARMONICA
La media armonica è quel valore che sostituito ai singoli temini di una distribuzione lascia
inalterata la somma dei reciproci termini.
!
Reciproco di un dato:1
!
2
Reciproco di un dato con frequenza:1!
!
Caso semplice
&
𝑀34 = "
∑$
!%"#
!
Caso ponderato
&
𝑀34 = &
∑'!%" !
#!
esercizio
Un automobilista effettua con tre velocità il percorso di un circuito. I tratti percorso sono
lunghi rispettivamente 4, 5 e 2 km e le velocità sono 60, 48 e 56 km/h.
𝑁 1
𝑀34 = 𝑛% 0,19 = 57,89 𝑘𝑚/ℎ
=
$
∑%'!
𝑥%
Risposta
Nel percorso l’automobilista non avendo mantenuto una velocità costante ma avendo
effettuato cambi di velocità, il valore corretto è stato desunto dal calcolo della media
armonica, attraverso la quale abbiamo potuto misurare il cambio di velocità per ogni tratto
di strada percorso, la stessa cosa non si sarebbe ottenuta applicando semplicemente la
media aritmetica.
7
La media armonica, dunque, viene utilizzata quando dobbiamo misurare, a parte il caso
specifico, i consumi medi di alcuni beni.
LA MEDIA QUADRATICA
La media quadratica la possiamo considerare sia per il caso semplice che per il caso
ponderato (calcolo dello scarto quadratico medio).
Caso semplice
∑& "
%'! 𝑥%
𝑀6 = B
𝑁
Caso ponderato
∑$%'! 𝑥%" ∙ 𝑛%
𝑀6 = B
𝑁
32192
𝑀6 = B = E2926,5 = 54𝑘𝑚/ℎ
11
8
La media quadratica ci indica la velocità media alla quale si percorrerebbe l’intero tragitto
in modo da lasciare invariato il logorio della vettura determinato dal cambio di velocità.
La media quadratica cresce al crescere dell’indice.
𝑥% ≤ ⋯ ≤ 𝑀34 ≤ 𝑀9 ≤ 𝜇 ≤ 𝑀: ≤ ⋯ ≤ 𝑥&
La scelta del valore medio da applicare e quindi del tipo di media è una scelta razionale
che richiede una precisa individuazione del problema che si intende affrontare.
MEDIA DI POTENZE
Formula da non usare
( ∑$%'! 𝑥%; ∙ 𝑛%
𝑀; = B
𝑁
∑ 𝑥% 𝑛% 270
𝜇= = = 4,22
𝑁 64
9
esercizio media armonica
𝑁
𝑀34 = 𝑛%
∑$%'!
𝑥%
xi ni xi ni ni/xi x2 x2 ni
1 4 4 4 1 4
2 6 12 2,5 4 24
3 12 36 4 9 108
4 15 60 3,7 16 240
5 11 55 2,2 25 275
6 9 54 1,5 36 324
7 5 35 0,7 49 245
8 2 16 0,2 64 128
64 270 19,4 1348
64
𝑀34 = = 3,3
19,4
LEZIONE 30/09/2024
MEDIE DI POSIZIONE
Nella distribuzione delle medie di calcolo dobbiamo considerare tutti i termini della
distribuzione. Attraverso le medie di posizione garantiamo la rappresentatività anche di
valori che chiamiamo tipici di una distribuzione.
Si definiscono anche medie lasche.
Il v.c. è un esempio di medie di posizione, che risulta anche essere il valore di variazione tra
il valore più piccolo e quello più grande.
10
LA MEDIANA
La mediana è il valore che bipartisce una serie o una distribuzione con le singole modalità
ordinate in maniera crescente. La mediana si trova al centro di una distribuzione, con metà
delle osservazioni che si trovano a sinistra rispetto al valore medio.
𝑀< = 𝑥(&)!)
"
Es. Voti 18 21 24 19 30
Voti ordinati 18 19 21 24 30
𝑀< = 𝑥 /)! = 𝑥#
( " )
𝑥(&) + 𝑥(&)!)
" "
𝑀< =
2
Es. Voti 18 21 24 19 30 20
Voti ordinati 18 19 20 21 24 30
𝑥(#) + 𝑥(*) 20 + 21
𝑀< = = = 20,5
2 2
Mediana 20,5 poiché compresa tra il III e IV posto.
11
LA MEDIANA
𝑥 & +𝑥 &
(") ( " )!) 𝑥(!"°) + 𝑥(!#°) 20 + 20
𝑀< = = = = 20
2 2 2
Es.
VOTI ESAMI
Ni
xi ni
18 2 2
19 9 11
20 5 16
21 4 20
22 2 22
23 1 23
24 1 24
24
𝑀< = 𝑥(&)!)
"
Es.
Voti 18 21 24 19 30
Voti ordinati 18 19 21 24 30
𝑀< = 𝑥 /)! = 𝑥#
( " )
12
Serie con numeri pari
Quando abbiamo a che fare con numeri pari la mediana coincide con la semisomma dei
valori centrali.
𝑁 𝑁
𝑥 H 2 I + 𝑥( 2 + 1)
𝑀< =
2
Es.
Voti 18 21 24 19 30 20
Voti ordinati 18 19 20 21 24 30
3 4
𝑥 H I + 𝑥( + 1) 20 + 21
𝑀< = 2 2 = = 20,5
2 2
Frequenze cumulate
Voti Esami Ni Frequenze
xi ni cumulate
Ni
18 2 2 Dalla 1
posizione
alla 2
19 9 2+9=11 Dalla 3 alla
11
20 5 11+5=16 Dalla 12 alla
16
21 4 20 Dalla 17 alla
20
22 2 22 Dalla 21 alla
22
23 1 23 23
24 1 24 24
N=24
13
Abbiamo calcolato correttamente le frequenze cumulate se l’ultima è uguale alla
numerosità del collettivo.
Diciamo che lo studente ha preso due volte 18, 9 volte 19….e quindi
18 18 19 19 19 19 19 19 19 19 19 20 20 20 20 20 21 21 21 21 22 22 23 24
la domanda delle frequenze cumulate:
Quante volte lo studente, nella sua carriera universitaria, ha preso una votazione sino a
19?
11 (18 18 19 19 19 19 19 19 19 19 19 20 20 20 20 20 21 21 21 21 22 22 23 24)
quante volte lo studente, nella sua carriera universitaria, ha preso una votazione sino a
20 (compreso)?
16 (18 18 19 19 19 19 19 19 19 19 19 20 20 20 20 20 21 21 21 21 22 22 23 24)
quante volte lo studente, nella sua carriera universitaria, ha preso una votazione sino a
22 (compreso)?
22 (18 18 19 19 19 19 19 19 19 19 19 20 20 20 20 20 21 21 21 21 22 22 23 24)
LEZIONE 7/10/2024
I QUARTILI
Con i quartili possiamo individuare quella parte della distribuzione che occupa un quarto
della stessa.
Il primo quartile è quel valore al di sotto del quale troviamo un quarto della distribuzione,
ovvero il 25%, e al di sopra del quale troviamo i restanti ¾ della distribuzione, ovvero il
75% dei termini della distribuzione stessa.
Q1 Q2 Q3
|-----|-----|-----|-----|
14
Es. temini pari
xi ni Ni
Frequenze cumulate
1 16 16
2 15 31
3 14 54
4 3 48
5 16 64
N=64
𝑥 & +𝑥 &
(") ( " )!) 𝑥(#"°) + 𝑥(##°) 3 + 3
𝑀< = 𝑄" = = = =3
2 2 2
𝑥 & +𝑥 &
(*) ( * )!) 𝑥(!-°) + 𝑥(!0°) 1 + 2
𝑄! = = = = 1,5
2 2 2
𝑄# = 𝑥(#∙0)!) = 𝑥/,/ = 25
*
15
xi ni Ni
20 5 5
25 1 6
30 1 7
N=7
LA MODA
La moda corrisponde alla modalità del fenomeno cui corrisponde la massima frequenza.
xi ni
1 18
2 3
3 11
4 30
5 15
6 6
4-8 4
8 - 12 12
12 - 16 8
𝑓!
𝑀A = 𝐿! + (𝐿 + 𝐿! )
𝑓! + 𝑓# "
16
LEZIONE 9/10/2024
LA VARIABILITÀ
Con variabilità indichiamo la caratteristica dei fenomeni collettivi di assumere modalità
diverse, così come avviene nella realtà.
Es. sul guadagno
PAESE A
sig. rossi 5,00 €
sig. verdi 495,00 €
μ = 250,00 €
PAESE B
sig belli 245,00 €
sig carli 255,00 €
μ = 250,00 €
a. Il campo di variazione
Rappresenta la differenza tra il valore più grande e il valore più piccolo di una
distribuzione.
𝑊 = 𝑥2 − 𝑥!
nel caso di una serie
b. Differenza interquartilica
Intervallo in cui è compreso il 50% delle osservazioni, lasciando al difuori (ai
due estremi) il restante 50%.
𝐷: = 𝑄# − 𝑄!
prima di farla, ci serve calcolare il primo e il terzo
quartile per definire la differenza
18
SCARTO
A) Scarto semplice medio
Nel caso di una serie:
∑&
%'B |𝑥% − 𝜇|
𝛿=
𝑁
∑$%'B(𝑥% − 𝜇)" ∙ 𝑛%
𝜎=B
𝑁
A differenza del precedente, utilizziamo gli scarti al quadrato. Per cui possiamo
misurare queste differenze che, altrimenti, si annullerebbero - come dice la prima
proprietà della media aritmetica.
C) Varianza
La varianza è sempre una misura della dispersione, e sarebbe lo scarto quadratico
medio al quadrato. Formula identica a quella precedenza con la differenza che:
"
∑&
%'B (𝑥% − 𝜇)
"
𝜎 =
𝑁
Nel caso di una distribuzione:
∑$%'B(𝑥% − 𝜇)" ∙ 𝑛%
𝜎" =
𝑁
Il limite della varianza è che è espresso al quadrato dell’unità di misura delle
osservazioni.
19
D) Devianza
La devianza è il numeratore della varianza.
Nel caso di una serie:
P.S. Il limite della sommatoria, che nella serie è N, nella distribuzione è S ma è solo simbolica.
Esercizi…
Mentre μ è uguale per tutti, si vede già dalla formula (xi) che le x vengono considerate tutte.
Calcoliamo le parti restanti della formula
20
Adesso proviamo con lo scarto quadratico medio.
*-/(
𝜎=U #,
= 12,5
21
LEZIONE 10/10/2024
xi (xi-μ)2
2 16
3 9 f
4 4
10 16
9 9
8 4 m
7 1
6 0
9 = 59
22
xi (xi-μ)2
2 1
3 0
4 1
9=2
xi (xi-μ)2
10 4
9 1
8 0
7 1
6 4
9 = 10
μf=3
μm=8
μt=6
Nf=3
Nm=5
23
𝐷𝑒𝑣< = 9(3 − 6)" ∙ 3 + (8 − 6)" ∙ 5 = 47
Ora ci calcoliamo la devianza totale che è la somma della devianza interna e quella esterna:
𝐷𝑒𝑣I = 𝑑𝑒𝑣% + 𝑑𝑒𝑣< = 12 + 47 = 59
INDICI DI DISPERSIONE
Gli indici di dispersione sono lo scarto semplice medio, lo scarto quadratico medio, la
varianza e la devianza.
Indici di dispersione
x1
x2. μ
x3
Indici di uguaglianza
x1-μ
x2-μ
x3-μ
Indici di disuguaglianza
Gli indici di disuguaglianza misurano la distanza tra tutte le modalità dal collettivo.
x1-x1
x1-x2
x1-x3
x2-x1
x2-x2
x2-x3
x3-x1
x3-x2
x3-x3
24
LEZIONE 23/10/2024
LA DISUGUAGLIANZA
La disuguaglianza si basa sulla differenza tra i termini di una distribuzione quindi, si basa
sulla differenza tra ciascun termine della distribuzione e tutti gli altri.
A differenza della dispersione si misura la distanza tra le varie variabilità.
In questa formula sono presenti due sommatorie:
$ $
9 𝑒 9
%'! %'!
Il perché è che ci aiuta a considerare tutte le differenze, comprese le differenze tra tutti
i termini e se stessi.
- Differenza media semplice
∑$%'! ∑$%'! |𝑥% − 𝑥J |
𝛥=
𝑁(𝑛 − 1)
La doppia sommatoria serve per intendere come se ci fosse una seconda
distribuzione ma in realtà è la stessa.
P.S. Sta all’esame
Es.
Differenza media per distribuzioni semplici
xi
18
19
20
21
22
25
xi 18 19 20 21 22 Tot.
18 0 1 2 3 4 10
19 1 0 1 2 3 7
20 2 1 0 1 2 6
21 3 2 1 0 1 7
22 4 3 2 1 0 10
40
Notiamo che nella diagonale ci sono gli 0.
Quando siamo in presenza di una serie in cui le modalità hanno frequenza unitaria, il numero del
collettivo statistico (N) coincide con il numero delle modalità.
40 40
𝛥= = =2
5(4) 20
Al denominatore della differenza media c’è perché eliminiamo le differenze nulle.
La differenza media di questa distribuzione è pari a 2, cioè, i termini della distribuzione
differiscono, in media, di due unità.
Es. 2
Differenza media per distribuzioni di frequenza
Dobbiamo usare la formula della differenza media ponderata.
∑$%'! ∑$%'! |𝑥% − 𝑥J |𝑛% ∙ 𝑛J
𝛥=
𝑁(𝑛 − 1)
xi/xh ni/nh
1 4
2 6
3 2
4 5
N=17
26
xi/xh 1 2 3 4 Tot.
ni/nh 4 6 2 5
1 0 24 16 60 100
4 |1-1|*4*4
2 24 0 12 60 96
6
3 16 12 0 10 38
2
4 60 60 10 0 130
5
364
364 364
𝛥= = = 1,3
17(16) 272
P.S. Se abbiamo N2 nella formula, vuol dire che si considerarono tutte le differenze, anche
quelle nulle.
∑$%'! ∑$%'! |𝑥% − 𝑥J |
𝛥=
𝑁"
LEZIONE 24/10/2024
Es. Altezza in una classe di liceo, e una di scuola media; ovviamente l’altezza media è differente
per ciascuna classe.
27
𝑉L
𝑉K =
𝜇
Es.
𝛿 𝐷<M
𝑉K = 𝑜 𝑉K
𝜇 𝜇
Ha un campo di variazione che va da infinito a meno infinito: ∞−≤ 𝑉K ≤ +∞
𝑉L
𝑉K =
𝑀𝑎𝑥𝑉L
È compreso tra 0 ≤ 𝑉K ≤ 1
Quando abbiamo 0 la variabilità è nulla, in quanto tutti i termini della distribuzione
sono uguali.
Quando abbiamo 1 c’è la variabilità massima, ovvero abbiamo una grande differenza
tra i vari termini della distribuzione.
Concentrazione
All’interno della variabilità relativa assume molta importanza lo studio della
concentrazione, attraverso la quale studiamo la distribuzione di un carattere tra le N unità
osservate (ossia il collettivo statistico).
La condizione per misurare la concentrazione è che i caratteri siano trasferibili.
Cosa sono i caratteri trasferibili?
Sono quelli che possono essere trasferiti da una persona ad un’altra (es. credito, oggetti,
azioni bancarie. NO peso e altezza…)
28
- Abbiamo la concentrazione intermedia quando non c’è né una massima
concentrazione né una equidistribuzione.
Es. Equidistribuzione
xi ni
reddito persone
250 A
250 B
250 C
250 D
1000 N=4
0 B
0 C
1000 D
1000 N=4
29
Es. Concentrazione intermedia
xi ni
reddito persone
100 A
200 B
300 C
400 D
1000 N=4
Le pi sono le frazioni cumulate delle N unità osservate, ossia le frazioni dei redditieri.
%
𝑝% = & Per una serie
&!
𝑝% = Per una distribuzione
&
Le qi sono le frazioni cumulate del carattere posseduto delle rispettive frazioni di unità
osservate (pi). ossia le frazioni dei rispettivi redditi.
L
𝑞% = L ! dove Ai sono:
$
- In una distribuzione, le cumulate della ai, che sarebbero date dal prodotto tra
x i e n i;
- In una serie, le cumulate della xi.
30
Es. serie. Caso equidistribuzione
xi ni
reddito persone
250 (x1) A (n1)
1000 N=4
1000 N=4
Quando abbiamo la i significa ce abbiamo un valore generico. N è solo 1, mentre le i sono tante.
xi ni 𝒊 Ai
𝒑𝒊 =
reddito persone 𝑵
Frazione dei
redditieri
250 (x1) A (n1) 0,25 250
31
∑$/"
!%- (N! D:! )
𝑅=
!,/
xi ni 𝒊 Ai qi=Ai/An
𝒑𝒊 =
reddito persone 𝑵 frazione dei
Frazione dei
redditieri redditi
250 (x1) A (n1) 0,25 250 250/1000=0,25
xi ni 𝒊 Ai qi=Ai/An p i- q i
𝒑𝒊 =
reddito persone 𝑵 frazione dei
Frazione dei
redditieri redditi
250 (x1) A (n1) 0,25 250 0,25 0,25-0,25=0
,
𝑅 = !,/
32
Retta di equidistribuzione
Es. serie. Caso di massima concentrazione
xi ni 𝒊
𝒑𝒊 =
reddito persone 𝑵
0 (x1) A (n1) p1=1/4=0,25
1000 N=4
xi ni 𝒊 Ai qi=Ai/An p i- q i
𝒑𝒊 =
reddito persone 𝑵 frazione dei
Frazione dei
redditieri redditi
0 (x1) A (n1) 0,25 0 0 0,25-0=0,25
!,/
𝑅 = !,/ = 1
Nell’area di massima concentrazione che si ottiene dalle coppie di valori di qi e pi si confonde con i
lati del quadrato.
33
LEZIONE 30/10/2024
Concentrazione intermedia
∑&D!
%'B (𝑝% − 𝑞% ) 0,50
𝑅= &D! = = 0,33
∑%'! 𝑝% 1,5
Area di concentrazione
La concentrazione può essere anche misurata attraverso il calcolo dell’area di
concentrazione.
34
LEZIONE 13/11/2024
Curve di frequenza iniziate l’altra volta
Curva normale o degli errori accidentali
La curva normale è stata elaborata da Gauss il quale aveva notato che effettuando una
misurazione di un certo fenomeno, ripetuta più volte nel tempo, dà origine a risultati
differenti pur in presenza delle stesse condizioni e degli stessi strumenti. Questo lo postò
a pensare che ci fossero delle perturbazioni nella misurazione assimilabili a degli errori
accidentali; quindi, individuò una funzione matematica parametrizzata in funzione delle
grandezze che consentono di individuare univocamente una distribuzione 8numero delle
osservazioni, valore medio e scarto)
L’equazione della curva normale è determinata da 3 parametri:
N = area sotto curva;
μ = ascissa di massimo, media;
σ = distanza in valore assoluto di ciascun punto di flesso dal punto di massimo, scarto
quadratico medio.
𝑁 (1DE)+
D
𝑦= 𝑒 "O+
𝜎√2𝜋
𝑥% − 𝜇
𝑧% =
𝜎
35
"(D"/
𝑧! = = 0,75 scarti standardizzati rispetto al valore medio
*
"#D!(
𝑧" = =1 scarto standardizzato rispetto al valore medio
/
0 +
! D
𝑦= 𝑒 + +∞<curva<-∞
√"Q
La curva normale +∞<curva<-∞ ed è simmetrica rispetto all’asse che passa per la media
aritmetica e nello stesso punto raggiunge il suo punto di massimo. Inoltre, presenta dei
punti di flesso in cui la curva diventa concava e sono μ-σ e μ+σ.
Quando varia N, varia l’area compresa sotto la curva; quindi, cambiano in maniera
proporzionale le ordinate della curva normale, mentre quando varia μ varia l’asse di
simmetria; quindi, la curva subisce una traslazione sull’asse delle ascisse. Quando varia σ,
varia la distanza tra l’asse di simmetria e i punti di flesso della curva di frequenza.
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