H. Curtis, N. S.
Barnes,
A. Schnek, A. Massarini
Il nuovo Invito
alla [Link]
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Capitolo B1
La struttura e la funzione del DNA
Lezione 1. La scoperta e il ruolo del DNA
Lezione 2. La struttura molecolare del DNA
Lezione 3. La replicazione del DNA
Lezione 4. La struttura dei genomi
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La scoperta della nucleina
• Il materiale ereditario fu isolato per la prima volta nel 1869
dal medico tedesco Friedrich Miescher e fu chiamato
nucleina.
• In seguito la nucleina fu rinominata acido nucleico e poi
acido desossiribonucleico (DNA).
• Negli anni Venti del Novecento gli scienziati non sapevano
se il materiale ereditario fosse costituito da proteine o da
DNA.
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Griffith e il fattore di trasformazione /1
L’esperimento del medico inglese Frederick Griffith nel 1928:
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Griffith e il fattore di trasformazione /2
I risultati di Griffith indicavano che nei batteri S uccisi doveva
esistere una sostanza che, incorporata dalle cellule R vive,
produceva un cambiamento ereditario.
Questa sostanza fu chiamata fattore di trasformazione.
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Gli esperimenti di Avery
Gli esperimenti di Oswald Avery (1944) indicarono che il
materiale genetico è costituito dal DNA e non dalle proteine.
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Gli esperimenti di Hershey e Chase
Negli anni Cinquanta,
Alfred Hershey e
Martha Chase
confermarono in modo
definitivo che il
materiale genetico è
costituito dal DNA e
non dalle proteine.
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La molecola del DNA
Il DNA è un polimero di
nucleotidi. Ciascun
nucleotide è formato da:
• una molecola di
desossiribosio
(zucchero pentoso);
• un gruppo fosfato;
• una base azotata
(purina o pirimidina).
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Le regole di Chargaff
Lo studio del1950 del chimico austriaco Erwin Chargaff
dimostrò che in tutti i DNA cellulari:
• la quantità di adenina è uguale alla quantità di timina
(A=T);
• la quantità di guanina è uguale alla quantità di citosina
(G≡C);
• la quantità totale delle purine (A+G) è uguale a quella
delle pirimidine (T+C).
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La struttura elicoidale del DNA
Gli studi di Rosalind Franklin e Maurice Wilkins con i
raggi X rivelarono che la molecola di DNA ha la forma di
un’elica destrogira (avvolta da sinistra verso destra), con
il diametro costante di 2 nm.
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Il modello di Watson e Crick
Nel 1953 James Watson e Francis Crick proposero un modello
tridimensionale del DNA, con struttura a doppia elica..
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La struttura del DNA /1
Il DNA è composto da una doppia elica costituita da
due catene di polinucleotidi, complementari e
antiparallele.
I nucleotidi sono tenuti insieme da un legame
covalente (legame fosfodiesterico).
I due filamenti sono tenuti insieme da legami a
idrogeno tra basi azotate (A si lega con T; G si lega
con C). calore specifico
Nell’elica si osserva un solco maggiore e un solco
minore.
evaporazione
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La struttura del DNA /2
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La replicazione è semiconservativa
Il DNA si replica in modo
semiconservativo: ogni
filamento della molecola
parentale funziona da
stampo per un nuovo
filamento.
Le due nuove molecole di
DNA contengono un
filamento «vecchio» e uno
neosintetizzato.
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Le due fasi della replicazione
La replicazione del DNA si svolge in due fasi:
1. enzimi specifici rompono i legami a idrogeno tra le
coppie di basi appaiate e i due filamenti di DNA si
allontanano;
2. avviene la sintesi dei nuovi filamenti grandi all’enzima
DNA polimerasi, che aggiunge nucleotidi all’estremità 3’.
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Il complesso di replicazione /1
Il complesso di replicazione è un complesso proteico che
si lega al DNA in corrispondenza dell’origine di replicazione
(ori).
La replicazione è bidirezionale: il DNA si replica in due
direzioni opposte.
A partire dall’origine di replicazione, si formano bolle di
replicazione. Alle estremità delle bolle si formano strutture
a Y chiamate forcelle di replicazione.
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Il complesso di replicazione /2
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Gli enzimi del complesso
di replicazione
La DNA elicasi, la DNA topoisomerasi e le single strand
binding proteins sono gli enzimi coinvolti nelle prime fasi
della replicazione.
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La DNA polimerasi
La DNA polimerasi allunga la catena polinucleotidica
aggiungendo un nucleotide alla volta all’estremità 3’,
a partire da un primer.
La direzione di allungamento è 5’ → 3’.
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La replicazione sui due filamenti /1
La replicazione è continua sul filamento veloce, mentre sul
filamento lento è discontinua e avviene con la formazione
di frammenti di Okazaki.
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La replicazione sui due filamenti /2
Per il filamento veloce, la replicazione avviene con un solo
primer, per il filamento lento occorrono più primer e la DNA
ligasi, che unirà i frammenti di Okazaki una volta che i
primer di RNA sono sostituiti da DNA.
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Sistemi di controllo della
replicazione /1
Esistono diversi sistemi di controllo durante la
replicazione:
• selezione delle basi: la DNA polimerasi lega tra loro
due nucleotidi solo se questi sono già appaiati
correttamente ai loro nucleotidi complementari sul
filamento stampo;
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Sistemi di controllo della
replicazione /2
• correzione di bozze: se è stato inserito un nucleotide non
corretto, la DNA polimerasi lo rimuove e incorpora al suo
posto quello giusto.
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Le mutazioni
Le mutazioni sono cambiamenti permanenti nella
sequenza di basi del DNA, che possono essere
trasmessi da una generazione cellulare all’altra.
Possono essere:
• spontanee (causate da errori nel processo di
replicazione);
• indotte (dovute ad agenti mutageni fisici o chimici).
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I meccanismi di riparazione
A. Il sistema di mismatch repair trova gli appaiamenti scorretti
sfuggiti alla correzione di bozze e sostituisce il nucleotide
sbagliato.
B. Il sistema di riparazione per escissione rimuove le basi
anomale dovute a un agente chimico o ai raggi UV e le
sostituisce con basi funzionali.
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I telomeri /1
I telomeri sono sequenze
ripetute che si trovano alle
estremità dei cromosomi.
A ogni replicazione i telomeri
si accorciano perché il DNA
del filamento stampo non
replicato all’estremità 3’ viene
rimosso. fosfolipide
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I telomeri /2
Nelle cellule staminali le telomerasi usano un RNA
stampo per estendere il telomero ed evitare
l’accorciamento del cromosoma.
fosfolipide
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Il genoma dei procarioti
Una cellula procariotica possiede un cromosoma
circolare costituito da una sola molecola di DNA a
doppio filamento. Molti batteri hanno anche plasmidi,
molecole circolari di DNA (da poche decine a qualche
centinaio di geni).
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Il genoma degli eucarioti
Il genoma degli eucarioti:
• è più grande di quello dei procarioti;
• è suddiviso in numerosi cromosomi lineari;
• presenta molte sequenze ripetute con funzioni regolatrici.
Le sequenze ripetute possono essere:
• ripetizioni brevi in tandem (STRs, costituiscono il DNA
microsatellite);
• sequenze altamente ripetute (costituiscono il DNA
minisatellite).
• sequenze moderatamente ripetute (i trasposoni);
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La cromatina /1
Quando la cellula eucariotica è in interfase, il suo
materiale genetico si trova sotto forma di cromatina,
una sostanza intensamente colorata e uniformemente
dispersa all’interno del nucleo.
La cromatina è costituita da:
• fibre formate da proteine che sono in grado di
condensare e «impacchettare» il DNA (gli istoni)
• DNA
• una piccola quantità di RNA.
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La cromatina /2
Esistono due tipi di cromatina:
• l’eucromatina, pari a circa l’80%
del totale, appare più dispersa e si
colora debolmente. Questa è la
parte «attiva» del DNA, dove si
trovano i geni che vengono letti per
guidare la sintesi delle proteine;
• l’eterocromatina è più condensata,
si colora intensamente ed è
associata, a strutture come i
centromeri e i telomeri.
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La spiralizzazione del DNA
La spiralizzazione del DNA si ottiene in con il
ripiegamento ordinato che avviene a più livelli.
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I nucleosomi
Primo livello di spiralizzazione: avvolgimento del DNA
attorno agli istoni. Si formano così i nucleosomi, le unità
organizzative di base della cromatina.
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Il cariotipo umano /1
Il cariotipo è un’immagine che rappresenta la
disposizione ordinata (in senso di dimensioni
decrescenti) di tutte le coppie di cromosomi
omologhi di una cellula diploide.
Il normale cariotipo umano è costituito da:
46 cromosomi: 44 autosomi (tutti i cromosomi
eccetto
quelli sessuali) e due eterosomi (i cromosomi
sessuali), che sono XX nelle femmine e XY nei
maschi.
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Il cariotipo umano /2
Nel cariotipo umano si distinguono 7 gruppi di cromosomi,
separati in base alle dimensioni e alla forma, che dipende
dalla posizione del centromero.
Ogni cromosoma può essere definito:
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