PowerPumpEvolution Disp
PowerPumpEvolution Disp
EVOLUTION
LEZIONI DI TONIFICAZIONE DI GRUPPO CON
L’USO DI MANUBRI E BILANCIERE
a cura di
DAVIDE IMPALLOMENI
MONICA SCURTI
F I L O S O F I A AT T I VA
Il contenuto di questo manuale è di proprietà esclusiva del Centro Studi La Torre srl.
È vietata la riproduzione, anche parziale, se non dietro autorizzazione del Centro Studi La Torre srl.
Il Centro Studi La Torre srl si riserva ogni diritto sul presente manuale.
È severamente proibito fare riprese e fotografie durante il corso di formazione.
I corsi della Federazione Italiana Fitness sono organizzati in collaborazione con A.S.I., Associazioni Sportive e Sociali Italiane,
ente di promozione sportiva legalmente riconosciuto dal C.O.N.I. e dal Ministero dell’Interno. Le certificazioni rilascia-
te hanno valore internazionale, e sono riconosciute dall’E.F.A., European Fitness Association e dall’IDEA Health & Fitness Association.
Il Centro Studi La Torre opera nel settore del fitness dal 1987 e rappresenta il centro servizi della Federazione
Italiana Fitness in quanto ne coordina le attività didattiche e formative.
Il Centro Studi La Torre si occupa anche della realizzazione e dello sviluppo del materiale didattico: dispense,
video, libri di testo, nonché dell’aggiornamento di tale materiale.
Il Centro Studi La Torre supporta la Federazione Italiana Fitness anche nell’organizzazione di eventi, pianifica-
zione dei corsi istruttori, convention e convegni, gare. È oltremodo impegnato nel settore amministrazione, tesse-
ramenti e nell’area editoria e comunicazione.
Il Centro Studi La Torre, unitamente alla FIF, è a garanzia di professionalità e competenza, grazie al livello della
sua struttura organizzativa, alla qualità dei suoi insegnanti e alla lunga esperienza operativa.
F E D E R A Z I O N E I T A L I A N A F I T N E S S
le tappe fondamentali della sua storia
1987
◆ Marzo: 1º corso di formazione insegnanti di Body Building (a cura del Centro Studi La Torre)
1988
◆ Febbraio: 1º corso per dirigenti sportivi (Club Manager)
1989
◆ Esce il nº 0 di Performance
◆ Aprile: Numana, 1ª edizione di Welcome Fitness
◆ Luglio: Fondazione della Federazione Italiana Fitness
◆ Settembre: Rimini, la FIF aderisce alla 1ª edizione del Festival del Fitness e organizza il convegno “Special Mr. Olympia” in
collaborazione con i promotori della Fiera
1990
◆ Febbraio: 1º corso di formazione insegnanti di Aerobica
◆ 1º corso di Fitness Trainer
1991
◆ Giugno: 1º Campionato Italiano di Cross Training
◆ Agosto: Riccione, 1ª edizione di Blue Fitness
◆ Forum di Assago (Milano), 1º convention di aerobica
1992
◆ Luglio: 1ª viaggio studio in California
1993
◆ Maggio: 1º corso di Step Instructor
◆ Agosto: Performance passa a 40 pagine
1994
◆ Viene realizzato il 1º Annuario del Fitness (576 pagine a colori)
◆ Gennaio: Riccione, 1º convegno di Fitness
◆ Luglio: Performance cambia copertina, la foto sostituisce il disegno
◆ Settembre: Sportilia, 1ª FIF Annual Convention
◆ Performance esce anche in formato tabloid
◆ Ottobre: i corsi salgono a 20 tipologie
◆ Dicembre: Maratona di Aerobica, convention a scopo benefico. Nasce la più grande manifestazione di aerobica mai organizzata
al mondo che, anno dopo anno, supererà il record di partecipanti e città coinvolte: dalle 3 sedi del 1994 alle 56 sedi del 2003.
1995
◆ Club vs Club, 1º Campionato Federale di Aerobica
◆ Accordo nazionale con C.N.A., nasce Federpalestre
◆ Aprile: convegno “Modificazioni metaboliche nell’allenamento”. Relatori: Atko Viru, Yuri Verchoshansky, Carmelo Bosco
◆ Collaborazione con l’ISEF di Padova
◆ Maggio: Bologna, 1ª edizione Club vs Club (Campionati Italiani per palestre)
◆ Performance passa a 64 pagine
◆ Firmata convenzione con F.G.I. (Federazione Ginnastica Italia)
◆ 1º viaggio studio a New York
◆ Accordo con il Dipartimento di Fisiologia Umana dell’Università di Bologna
1996
◆ Roma (Scuola Centrale dello Sport, CONI) 1º edizione di “In Corpore Sano”
1997
◆ Febbraio: nasce il 1º corso fuori sede con ausilio di materiale audiovisivo
◆ Nasce un’area “new age” con corsi di formazione in discipline olistiche
1998
◆ 1º viaggio studio a Londra
◆ Nasce “Orizzonti” rivista di cultura olistica
◆ Esce “Perfò” versione ridotta di Performance
◆ I corsi formativi coprono 14 città
◆ Welcome Fitness festeggia la 10ª edizione
◆ Marzo: 1ª edizione della convention Hip Hop Shock
1999
◆ Nasce la sezione A.I.P.T. (Associazione Italiana Personal Trainer)
◆ Febbraio: la Maratona di Aerobica passa a 40 sedi, con 404 istruttori e 6200 partecipanti
◆ Marzo: Repubblica San Marino, “Convegno dimagrimento e fitness”
◆ Il campionato Club vs Club inserisce le eliminatorie Nord, Centro, Sud, Sicilia
◆ I delegati territoriali diventano 33
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le tappe fondamentali della sua storia
2000
◆ Gennaio: muore Emilio They
◆ Marzo: Roma, congresso internazionale: “Physical exercise and Muscle hypertrophy” con Salomons, Hespel, Rutherford, Dall’A-
glio, Carraro, Kern, Manno, Paoli, Neri, Manglian
◆ Aprile: Milano, 1ª Personal Trainer Convention
◆ I corsi istruttori coprono 18 città, i master diventano 33
◆ Giugno: l’A.I.N.B.B. viene assorbita dalla FIF (nasce la 3ª sezione)
◆ Agosto: Blue Fitness festeggia la 10ª edizione
◆ Ottobre: Milano, 1ª edizione del Fitness Marketing Summit
◆ La FIF è promotrice dell’E.F.A. (European Fitness Association)
◆ Bologna, 1ª edizione della Step Convention
◆ Novembre: Riccione, 1ª edizione della Total Body Convention
2001
◆ Parma, 1º convegno di alimentazione
◆ Modena, 1ª edizione di Saranno Presenter
◆ Nasce la 4ª sezione: A.I.F.e M. (Associazione Italiana Fitness e Medicina)
◆ Luglio: Bellaria, 1ª edizione Beach Fitness
◆ Settembre: Performance diventa di 100 pagine
◆ La FIF firma l’accordo con MSP Italia
◆ Ottobre: presentazione dell’EFA a Bruxelles al Parlamento Europeo
2002
◆ La Maratona di Aerobica viene esportata anche all’estero: Losanna, Montecarlo, San Marino
◆ Febbraio: dopo i contributi destinati all’Unione Italiana Lotta alla Distrofia Muscolare, Lotta ai tumori - Lila, Comitato per il Tele-
fono Azzurro, la Maratona di Aerobica contribuisce alla realizzazione di una scuola in Mozambico
◆ Luglio: il Centro Studi La Torre (apparato organizzatore della FIF) ottiene la certificazione di qualità ISO 9001:2000
◆ Performance esce a 132 pagine
◆ Ottobre: nascono i FIF Tour (6 città)
◆ La FIF organizza il corso di riqualificazione in Emilia Romagna per istruttori di strutture sportive (200 ore)
◆ Novembre: la FIF partecipa i campionati mondiali UIBBN a Guadalupe
2003
◆ Il FIF Tour tocca 15 città
◆ La Maratona viene organizzata in 56 città superando ogni record di partecipanti
◆ Nasce la 5ª sezione: I.D.A. (International Dance Association)
◆ Marzo: esce il 1º numero di Expression a cura del Centro Studi La Torre, rivista che si occupa di danza, concorsi, stage, ecc.
◆ I corsi vengono riorganizzati seguendo nuove esigenze didattiche (25 i percorsi di formazione, 52 i master)
◆ 1º convegno “Medicina della danza”
◆ Luglio: Nasce la categoria “Socio effettivo”
◆ Antonio Paoli e Marco Neri ricevono il premio CONI stampa sportiva per il testo “Alimentazione, fitness e salute”
◆ Novembre: La FIF Annual Convention raggiunge il traguardo della 10ª edizione
2004
◆ I fondi della 10ª edizione della Maratona di Aerobica servono alla costruzione di pozzi di acqua potabile in Kenia
◆ Diventano 58 i master in cui specializzarsi
◆ Aprile: Roma, in collaborazione con la FISD viene organizzato il convegno “Disabili e fitness”
◆ Club vs Club festeggia la 10ª edizione
◆ Novembre: 1ª edizione Aquawellness
2005
◆ La FIF lancia la campagna sull’importanza del defibrillatore nellle palestre
◆ I corsi di aerobica, step e tonificazione vengono integrati in un unico format
◆ “In Corpore Sano” festeggia la 10ª edizione
◆ Club vs Club arriva sul palco di Rimini Wellness. Inizia la collaborazione con l’Ente Fiera di Rimini per l’organizzazione di eventi
◆ Nasce la Pilates FIF Academy
◆ Campionati Mondiali: due ori per gli atleti AINBB
◆ Nasce l’International Team: presenter stranieri che lavoreranno in Italia in esclusiva per la FIF assieme ai docenti federali
anch’essi in esclusiva. Le convention FIF acquistano così una formula inedita che si differenzia da tutte le altre
2006
◆ 23 gennaio: il Centro Studi La Torre (segreteria organizzativa e didattica della Federazione Italiana Fitness) ottiene dalla
Regione Emilia Romagna, la certificazione di ente accreditato alla formazione
◆ A partire dal numero di marzo Performance ospita gratuitamente associazioni che si occupano dei diritti dell’uomo, degli ani-
mali e dell’ambiente. Vengono dedicate pagine a: LAV, Greenpeace, Medici senza frontiere, Legambiente, Unicef, OIPA
◆ Prendono il via i primi master e-learning
◆ Nasce la 6ª sezione FIF (A.W.I. Associazione Wellness Italia)
◆ Nel 2006 vengono organizzati: 185 corsi, 595 master monotematici, 23 convention, 9 convegni, 55 città ospitano iniziative
FIF, 37 presenter ospiti, 32 relatori ospiti ai convegni, 56 i docenti FIF, 7 tra gare e concorsi.
◆ La FIF collabora attivamente a Rimini Wellness organizzando il palco principale ed altri eventi collaterali. Club vs Club si trasfe-
risce così in Fiera a Rimini.
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le tappe fondamentali della sua storia
2007
◆ Febbraio: la FIF organizza in Veneto corsi finanziati dal Fondo Sociale Europeo
◆ Viene organizzato un corso monografico con l’Università di Cagliari e uno di Pilates con l’Università di Urbino
◆ Bologna, 1º convegno sulla colonna vertebrale
2008
◆ 20ª edizione di Welcome Fitness
◆ 1º convegno sulla postura
◆ 1º convegno su spalla e ginocchio
◆ I corsi del Centro Studi La Torre sono presenti sul catalogo interregionale dell’Alta Formazione attraverso un progetto
finanziato dal Ministero del lavoro della salute e delle politiche sociali, attraverso risorse del Fondo Sociale Europeo.
◆ Novembre: vengono organizzate 8 convention a Milano, Roma, Cagliari, Palermo, Bologna e Ravenna, alcune tematiche, altre open
◆ Esce il 1º numero di P.T. Journal, periodico della sezione A.I.P.T. (Associazione Italiana Personal Trainer)
2009
◆ La F.I.F. festeggia 20 anni. Gli uffici si trasferiscono al piano terra della stessa sede (palazzo Spreti a Ravenna). Aumentano gli
spazi, le dotazioni e le postazioni.
◆ 10ª edizione della Personal Trainer Convention
◆ Esordio delle kettlebell a Welcome Fitness
◆ Prende il via la collaborazione con la Nintendo Wii
◆ Nasce il FIF Team Show
◆ AINBB: agli europei UIBBN di Bruxelles conquista 7 medaglie e ai mondiali UIBBN in Sudafrica ottiene due ori
2010
◆ I master di specializzazione diventano 58
◆ I corsi di formazione salgono a 26 tipologie
◆ Blue Fitness festeggia l’edizione numero 20
◆ Esce il 1º numero di “Kinesis”, periodico realizzato dall’[Link]. che tratta di medicina dello sport
◆ Viene firmato l’accordo fra l’Università telematica S. Raffaele e la FIF
◆ 10ª edizione per la Total Body Convention e la Step Convention
2011
◆ FIF e Università di Urbino organizzano il convegno “Benessere in ogni età”
◆ A Siena la FIF organizza la 1ª Functional Training Convention
◆ I percorsi formativi (corsi e master) vengono radicalmente aggiornati
◆ Nasce l’A.I.P.S. (Associazione Italiana Posturologia Sportiva). Il coordinamento è di Luca Franzon
◆ Marco Neri e Antonio Paoli sono premiati dal presidente del CONI Petrucci per il loro libro “Principi di metodologia del fitness”
2012
◆ Viene creata la FIF Card, iniziativa che propone servizi a beneficio di istruttori e club
◆ Prima edizione di Bodyweight Challenge, gara a squadre di functional training, che viene presentata a Rimini Wellness
◆ La Federazione Italiana Fitness approda ufficialmente sul social network Facebook
◆ Inizia la collaborazione tra FIF ed Eridania.
2013
◆ Viene firmato un accordo di collaborazione con l’Università di Napoli
◆ In collaborazione con l’Istituto S. George viene attivato un corso di fitness riconosciuto a livello europeo
◆ Viene siglato un accordo di sponsorizzazione con Solgar, azienda leader nel campo degli integratori alimentari
◆ Si tiene a Livorno, la venticinquesima edizione di Welcome Fitness
◆ Prende il via il primo corso biennale per il conseguimento del diploma europeo di Nutritional Sport Consultant, frutto della
collaborazione tra FIF e CNM Italia
◆ A partire da settembre è attiva l’iscrizione on-line per partecipare a tutti gli eventi della Federazione Italiana Fitness
◆ Parte la collaborazione con l’ente di promozione sportiva ASI, Associazioni Sportive e Sociali Italiane
◆ I manuali a supporto didattico dei corsi vengono completamente rinnovati nella grafica e nei contenuti.
2014
◆ Maggio: esce il 100esimo numero di Performance, il magazine ufficiale della Federazione
◆ Prima edizione a Riminiwellness di “Kettlebell Competition”, campionato individuale e a squadre di kettlebell lifting
◆ Debutta sull’Apple Store “iFit” l’applicazione multimediale della federazione per programmare allenamenti su misura
◆ Per celebrare il 25esimo anniversario della FIF viene pubblicato un libro celebrativo ricco di testimonianze, foto e immagini
◆ Esce il primo numero di “Mantra” magazine di SIO, Scuola Italiana Olistica, una nuova sezione del Centro Studi La Torre.
2015
◆ Si tiene a Bologna, nel mese di ottobre, la 25ª edizione della FIF Annual Convention
◆ Inizia la collaborazione con la Galbusera presente, con i suoi prodotti, ai più importanti eventi della Federazione
◆ Affascinante cornice per Blue Fitness, la storica kermesse della FIF, che si svolge eccezionalmente a Milano all’interno dell’EXPO
2016
◆ Debuttano all’interno della programazione federale i corsi per la formazione in istruttori di Kalisthenics
◆ Alcuni corsi federali (Functional Training, Pilates Matwork e Pilates Matwork Advanced) sono stati riconosciuti dal MIUR, Mini-
stero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca.
La storia continua...
IL MANUALE
A . S. I . : E N T E D I PR O M O Z I O N E A . S. I . : E N T E R I C O N O SC I U T O D A L
SPO R T I V O R I C O N O SC I U T O D A L C O N I M I N I ST E R O D E L L ’ I N T E R N O
diploma di
ISTRUTTORE DI
POWER PUMP
EVOLUTION
ATTIVITÀ SPORTIVA: GINNASTICA FINALIZZATA ALLA SALUTE ED AL FITNESS
rilasciato a:
......................................................................................................................................................................................................................................................
GLI AUTORI
Davide Impallomeni
Diplomato ISEF e vincitore del concorso Saranno Presenter 2003. È docente della
Federazione Italiana Fitness nel settore Fitnes Group e in diversi master.
Monica Scurti
Docente FIF per i corsi di Fitness Group, specializzata nel settore tonificazione. È stata
campionessa italiana di ginnastica aerobica.
I N D I C E
INTRODUZIONE................................................................................. pag. 11
Power Pump Evolution è un programma di allenamento basato sul condizionamento muscolare globale e
funzionale ai movimenti propedeutici per gli esercizi che lo caratterizzano.
Oggi le conoscenze, l’esperienza e l’evoluzione dell’allenamento hanno permesso di poter realizzare
un programma innovativo che tiene in considerazione le basi e principi del Pump classico integrato da
concetti, strategie e un’organizzazione del lavoro che lo rendono attuale, semplice e totalmente rinnovato
nel suo format.
Un modello classico Pump ha come caratteristica un lavoro sulla resistenza per gruppi muscolari (princi-
pio “from bigger to smaller”) sviluppato per 4-5 minuti per ciascuno di essi (multi e mono articolari) così
strutturato:
Riscaldamento
Gambe
Petto
Dorso
Glutei
Spalle
Bicipiti
Tricipiti
Addominali
Stretching
Power Pump Evolution è organizzato in circuiti dove si alternano e/o abbinano i gruppi muscolari tra
la parte bassa e alta del corpo, dove i movimenti/esercizi sono “core dipendenti” e il lavoro fisico è
sviluppato per 1-2 minuti per gruppo muscolare in progressione e/o in circuiti di movimenti funzionali
per un tempo definito.
Vantaggi e benefici sono molteplici:
Migliore circolazione tra la parte bassa e alta del corpo
FC varia con intensità maggiore (lavoro metabolico)
Carichi di lavoro ottimizzati
Lavoro multi articolare segmentato all’interno di uno stesso set di lavoro
Il programma consente di acquisire le conoscenze base degli esercizi fondamentali del condiziona-
mento muscolare a corpo libero (propriocettività e progressione biomeccanica corretta e ottimizzata degli
esercizi) e con l’utilizzo del bilanciere e attrezzi vari.
Descrive i punti chiave di ogni esercizio e l’organizzazione (struttura) delle sequenze base per un
allenamento efficace per gli obiettivi specifici.
Anatomia
14 CAPITOLO 1I CENNI DI FISIOLOGIA
ANATOMIA
1.1.1 • La cellula
La cellula è l’unità fondamentale di tutti gli organismi, ed è anche la più piccola struttura che può essere
classificata come “vivente”. Alcuni organismi possono consistere di una singola cellula e sono perciò
definiti unicellulari. Altri invece, come quelli appartenenti al regno animale, sono organismi pluricellulari.
L’uomo, ad esempio, è formato da circa 100.000 miliardi di cellule. I principali organismi pluricellulari
appartengono tipicamente ai regni animale, vegetale e dei funghi. Le cellule degli organismi unicellulari
presentano caratteri morfologici abbastanza uniformi, mentre quelle che compongono gli organismi pluri-
cellulari si differenziano per forma, grandezza e funzioni, e vanno a costituire tessuti ed organi caratteriz-
zati da struttura e funzioni ben definite. Ogni cellula è dunque un’entità chiusa ed autosufficiente. Essa è
infatti in grado di assumere nutrienti, trarne energia, svolgere funzioni specializzate e di riprodursi. Tutte le
cellule sono caratterizzate da una serie di caratteristiche comuni:
• sono in grado di riprodursi attraverso la divisione cellulare;
• sono in grado di sintetizzare, secondo quanto codificato dai geni presenti sul DNA, enzimi ed altre
proteine, e di utilizzarli per svolgere le proprie funzioni;
• possiedono un metabolismo, che permette alle cellule di incorporare materiali grezzi e di costruirvi
componenti cellulari, di ricavarne energia e di rilasciare i prodotti di scarto;
• sono in grado di rispondere a stimoli interni ed esterni, come variazioni di temperatura, pH o nei livelli
di nutrienti od ormoni;
• il contenuto cellulare è racchiuso in una membrana plasmatica, composta da un doppio foglietto fosfo-
lipidico.
Le dimensioni di una cellula possono variare da pochi micron (mm) in su, fino ad arrivare a cellule di note-
vole grandezza, distinguibili ad occhio nudo, quali ad esempio le uova. La forma cellulare dipende da
fattori sia fisici che funzionali. Una cellula immersa in ambiente acquoso, ad esempio, tende ad assumere
una forma sferica, mentre se stipata e compressa fra diversi strati di altre cellule può assumere una forma
cubica o schiacciata. Esiste comunque una stretta relazione tra la forma di una cellula e la sua funzione.
Le fibre muscolari, ad esempio, sono lunghe e affusolate per potersi accorciare lungo il loro asse longitudi-
nale durante la contrazione, mentre i neuroni hanno una struttura ramificata che consente loro di ricevere
e trasmettere gli impulsi nervosi. Tutte le cellule possono essere grossolanamente ricondotte a due generici
tipi: cellule procariotiche e cellule eucariotiche. Le cellule eucariotiche comprendono protisti, funghi, pian-
te ed animali. Per semplicità di trattazione, e per circoscrivere lo studio a quanto di nostro interesse, in
questa sede prenderemo in considerazione solamente le cellule eucariotiche animali. Tutte le cellule sono
racchiuse da una membrana che le protegge dall’ambiente esterno. All’interno della membrana è presente
il citoplasma, una soluzione acquosa che occupa la maggior parte del volume cellulare. Le cellule conser-
vano l’informazione genetica necessaria alla riproduzione nel DNA (acido deossiribonucleico) situato nel
nucleo cellulare. Ogni cellula presenta in genere diverse compartimentalizzazioni interne che delimitano
una serie di organuli, i più importanti dei quali saranno descritti nei prossimi paragrafi.
1.1.4 • Il nucleo
Il nucleo è l’organulo più complesso della cellula. Può essere considerato il centro di comando dal quale
partono tutti gli ordini che regolano la vita della cellula, e dove è conservato e protetto il DNA. Il nucleo
è delimitato e protetto da una doppia membrana, la cisterna perinucleare, caratterizzata dalla presenza
di particolari pori che consentono il passaggio selettivo di determinate sostanze.
1.1.6 • Mitocondri
Sono presenti in numero variabile in quasi tutte le cellule, e possono essere considerati le centrali energetiche
della cellula. Ogni mitocondrio è racchiuso da due membrane, disposte in modo da individuare varie regioni
con differenti proprietà e funzioni. La principale funzione dei mito-
Mitocondrio:
condri è la conversione di vari metaboliti in energia utilizzabile a) creste mitocondriali;
dalla cellula sotto forma di ATP. Questo avviene attraverso impor- b) matrice mitocondriale
tanti percorsi biochimici quali il ciclo di Krebs, la beta-ossidazione
e la fosforilazione ossidativa. I mitocondri sono implicati anche in
altri importanti processi cellulari come quali l’apoptosi (morte cel-
lulare programmata), la regolazione dello stato ossidativo della
cellula, la sintesi dell’eme (il gruppo prostetico dell’emoglobina
capace di legare ossigeno) e la sintesi di steroidi.
1.1.7 • Lisosomi
I lisosomi sono organuli che contengono enzimi idrolitici (in grado di rompere i legami delle macromole-
cole), adibiti alla digestione delle sostanze inutili o dannose alla cellula. Tali reazioni avvengono in un
organulo ad hoc per evitare la degradazione o l’acidificazione del citoplasma. I lisosomi hanno un ruolo
fondamentale nei globuli bianchi, dove collaborano alla distruzione delle macromolecole di microorgani-
smi patogeni.
(5 vertebre libere)
regione lombare
2
3
sostanza grigia, disposta centralmente a forma di H, e filamento
3
terminale
sostanza bianca. La sostanza grigia contiene il corpo 4
4
delle cellule nervose, tanto afferenti (deputate alla dura madre
ricezione di informazioni provenienti dalla periferia) 5 5
quanto efferenti (deputate all’invio di informazioni verso
(5 vertebre saldate)
regione sacrale
la periferia). Dal midollo si staccano le radici spinali 1
distinte in anteriori e posteriori. Le radici posteriori con- 2
3
tengono fibre afferenti, mentre le radici anteriori con- 4
tengono fibre efferenti. Il rigonfiamento caratteristico 5
delle fibre posteriori, detto ganglio, contiene particolari I II III IV
cellule dette a T a causa della loro forma. Un prolun- regione coccigea
(III-IV: vertebre saldate)
gamento nervoso delle cellule a T riceve sensibilità
Sezione schematica del midollo spinale
afferente proveniente da un recettore periferico, mentre
il prolungamento centrale invia il segnale afferente
verso il midollo. Le fibre efferenti dirette ai muscoli nascono da neuroni di dimensioni relativamente grosse, i
motoneuroni alfa, disposti nelle corna anteriori della sostanza grigia. La sostanza grigia contiene molte cellule
con proiezioni sia ascendenti che discendenti, nonché di interconnessione tra diversi neuroni (interneuroni).
minali e le ghiandole sudoripare. Il sistema simpatico esercita azioni mediamente eccitatorie ed opposte
al parasimpatico (ad es. costrizione delle arteriose viscerali e cutanee con aumento della pressione arte-
riosa, accelera il battito cardiaco, dilata la pupilla, ecc.).
• Legamenti: sono elementi di struttura simile ai tendini che si inseriscono tra ossa contigue scavalcando
generalmente un’articolazione. Essi mantengono la congruità fra gli elementi ossei uniti, stabilizzan-
do l’articolazione. I legamenti concedono libertà di movimento all’articolazione, ma al tempo stesso
vincolano tali movimenti entro limiti fisiologici ben precisi. Dal punto di vista meccanico i legamenti si
comportano come raccordi e fermi di sicurezza.
APPARATO LOCOMOTORE
Componente dell’apparato locomotore Componente meccanico corrispondente
Ossa Leve
Articolazioni Giunti
Muscoli Motori
Tendini Cavi
Legamenti Raccordi e fermi
1.3.2 • Le ossa
Le ossa sono tessuti di varia forma e volume, dotati di grande resistenza meccanica. Nel corpo umano si
contano più di duecento ossa che compongono lo scheletro. Esse fungono da leva nell’apparato locomo-
tore fornendo i punti di inserzione per muscoli che, grazie alla loro capacità di generare tensioni (forze),
ed alla presenza delle giunzioni articolari (fulcri), generano il movimento. Alcune particolari strutture ossee
(cranio, gabbia toracica, colonna vertebrale, ecc.) contengono e proteggono importanti e delicati organi
(SNC, midollo spinale, cuore, polmoni, ecc.). Le ossa rappresentano inoltre un importante deposito di
sali minerali (calcio, magnesio, fosforo). Il midollo osseo è sede dell’emopoiesi (produzione delle cellule
del sangue – globuli rossi e bianchi). Le ossa sono caratterizzate da una componente inorganica (idros-
siapatite), che conferisce loro elevata resistenza alla compressione, ed una componente proteica (fibre
di collagene), che le dota di elasticità resistenza alla trazione. La struttura delle ossa è tale da garantire
la massima resistenza con il minimo peso. Si distinguono una parte esterna, compatta, detta corticale ed
una parte interna, detta spugnosa. Quest’ultima è costituita da trabecole di tessuto connettivo che hanno
lo scopo di rendere l’osso leggero ed al contempo resistente (lo scheletro umano pesa in media 14 Kg,
meno del 20% del peso corporeo). All’interno della regione spugnosa si individua una cavità contenente il
midollo osseo. All’esterno l’osso è rivestito da una membrana di tessuto connettivo detta periostio. La super-
ficie delle ossa è caratterizzata da sporgenze (apofisi, processi, tuberosità), da rilievi circoscritti (tubercoli),
da spine appuntite, e da solchi sottili, che forniscono punti di ancoraggio per tendini e legamenti. Sulla
superficie ossea si individuano inoltre fosse arrotondate e docce allungate, importanti per la formazione
delle articolazioni. A seconda delle loro morfologia e dimensioni le ossa vengono classificate in:
• Ossa lunghe: sono caratterizzate da una dimensione, la lunghezza, che prevale sulle altre due, lar-
ghezza e spessore. Il loro corpo allungato è denominato diafisi e delimita una cavità ricca di midollo
rosso. Le due estremità terminali sono chiamate epifisi. Esse sono ricche di tessuto spugnoso e possono
essere più o meno ingrossate (es. femore);
• Ossa piatte: sono caratterizzate da due dimensioni, lunghezza e larghezza, che prevalgono sulla terza
dimensione, lo spessore (es. scapola);
• Ossa corte: presentano le tre dimensioni, lunghezza, larghezza e spessore simili ( es. vertebra).
1.3.3 • Le articolazioni
Le articolazioni sono quelle strutture anatomiche dove due o più ossa vengono a contatto. Poiché il movi-
mento avviene grazie al rotolamento ed allo scorrimento reciproco delle superfici articolari, è necessario
ridurre al minimo l’attrito in maniera da evitare l’usura precoce e la dispersione di energia sotto forma di
calore. L’attrito dipende dalla morfologia delle superfici, dalla loro levigatezza e dal lubrificante tra esse
interposto. Le epifisi articolari sono perciò ricoperte da uno strato di cartilagine ialina, che ha caratteristi-
che meccaniche tali da ridurre al minimo l’attrito. Il lubrificante interposto tra le articolazioni è detto liquido
Vertebre cervicali
Clavicola
Scapola
Sterno
Omero
Costole
Vertebre lombari
Radio
Ileo
Pube
Ulna
Ischio
Carpo
Metacarpo
Femore
Rotula
Tibia
Perone o Fibula
Tarso
Metatarso
Illustrazione tratta da “Anatomia Umana” serie Atlanti Scientifici, (c) Giunti Gruppo Editoriale Firenze
sinoviale, e si interpone tra le superfici articolari, impedendone il contatto diretto. Il liquido sinoviale, oltre
all’importante ruolo di lubrificante, possiede la fondamentale funzione di nutrire la cartilagine. Esso, infatti,
attraverso un processo di “spremitura e riassorbimento” determinato dalla alternanza delle pressioni musco-
lari e dal movimento delle superfici articolari, penetra nelle cartilagini ove trasporta sostanze nutritive. Le
articolazioni sono inoltre avvolte e protette dalla capsula fibrosa articolare, un insieme di fasci di tessuto
connettivo fibroso che forma un manicotto i cui margini vanno ad inserirsi sulle estremità delle facce artico-
lari dell’osso. Nelle articolazioni particolarmente sollecitate meccanicamente, la capsula è coadiuvata da
alcuni legamenti che possono essere esterni o interni, oltre che dai tendini e dai muscoli che scavalcano
l’articolazione. Si distinguono:
• Articolazioni che consentono il movimento attorno ad un solo asse, assimilabili a cerniere;
• Articolazioni che consentono il movimento attorno a due assi, assimilabili a giunti cardanici;
• Articolazioni che consentono il movimento attorno a tre assi, assimilabili a testine snodate.
L’ampiezza del movimento articolare è legata all’estensione, alla morfologia, ed al raggio di curvatura
delle superfici articolari. L’articolazione è tanto più mobile quanto più la superficie articolare si avvicina
morfologicamente ad una sfera. Le articolazioni vengono nomenclate in base alle ossa o alle parti di ossa
coinvolte e possono essere classificate in base alla funzione, al tipo di tessuto connettivo che lega assieme
le ossa componenti, alla presenza o meno di liquido sinoviale al loro interno. Distinguiamo:
• Sinartrosi (fisse): articolazioni fibrose con scarsa o nulla possibilità di movimento (es. suture fra le ossa
del cranio);
• Anfiartrosi (semimobili): articolazioni cartilaginee moderatamente mobili (es. sinfisi pubica).
• Diartrosi (mobili): sono le articolazioni più mobili, dette anche sinoviali (per la presenza di liquido sino-
viale al loro interno), e si differenziano in base alla possibilità di movimento in:
- Articolazioni piane: sono costituite da superfici pianeggianti e consentono un leggero scivolamento
tra le ossa (es. acromio-clavicolare, costo-vertebrale);
- Articolazioni a sella: formate da due superfici a forma di sella, consentono movimenti attorno a due
assi (es, sterno-clavicolare, carpo-metacarpale nel pollice);
- Articolazioni a cardine (troclea): sono costituite da una superficie concava ed una convessa; con-
sentono movimenti attorno ad un asse (es. interfalangea fra le falangi delle dita);
- Articolazioni a perno (trocoide); formate da un processo osseo cilindrico racchiuso da un anello
fibroso, consentono il solo movimento di rotazione attorno ad un asse (es. radio-ulnare);
- Articolazioni a sfera (enartrosi): costituite da una superficie sferica situata in una cavità; consentono
movimenti pluri-assiali (es. gleno-omerale, coxo-femorale);
- Articolazioni ellissoidi: formate da una superficie ellissoide situata in una cavità, consentono movi-
menti attorno a due assi (es. atlanto-occipitale, radio-carpale nel polso).
sutura dentata
frontale
parietale
vertebre
sutura dentata
occipitale
temporale
condilo laterale
capsula articolare
rotula condilo
legamento collaterale
del radio
olecrano
sierosa legamento anulare
del radio
ulna o cubito
menisco
radio
liquido sinoviale
tibia
Articolazioni e legamenti. In alto a sinistra: anfiartrosi (articolazioni semimobili). In alto a destra: sinartrosi (articolazioni fisse o sutu-
re). In basso a sinistra, diartrosi (articolazioni mobili). In basso a destra, legamenti del braccio e del avambraccio.
1.3.4 • I muscoli
I muscoli sono i responsabili del movimento degli arti, del cuore e di altre parti del corpo, del mantenimen-
to della postura, della respirazione, della produzione di calore, della comunicazione, della contrazione
degli organi e dei vasi. Il muscolo è caratterizzato dalle seguenti proprietà:
• Contrattilità: è in grado di accorciarsi con forza;
• Eccitabilità: si contrae in risposta a particolari stimoli;
• Estensibilità: può essere esteso;
• Elasticità: è in grado di ritornare alle dimensioni normali in seguito alla sua estensione.
Si noti che i muscoli si accorciano con forza, ma si estendono passivamente. Nell’uomo si riconoscono
tre categorie di tessuto muscolare:
1. Tessuto muscolare striato scheletrico: è responsabile della maggior parte dei movimenti del corpo. È
caratterizzato dalla tipica struttura a bande ed è innervato dal sistema nervoso volontario. È connesso
allo scheletro e, grazie alla sua contrazione, provoca i principali movimenti del corpo.
2. Tessuto muscolare striato cardiaco: è costituito da tessuto muscolare striato involontario, dalla struttura
simile a quella del muscolo scheletrico, ma non controllato dalla volontà. Esso costituisce il muscolo
del cuore, ove determina i movimenti di sistole atriale e ventricolare. È in grado di auto-eccitarsi, ma è
comunque influenzato dal sistema nervoso autonomo.
3. Tessuto muscolare liscio: non presenta la struttura a bande degli altri due tipi di tessuto muscolare e
non è controllato dalla volontà. È distribuito in tutto il corpo ed è responsabile di un vasta gamma di
funzioni, come i movimenti che avvengono nell’apparato digerente, urinario e riproduttivo.
In questa sede approfondiremo la descrizione anatomica del solo tessuto muscolare striato scheletrico. Il
muscolo scheletrico costituisce il più abbondante tessuto corporeo. Esso ammonta, a seconda degli indivi-
dui, al 40-45% del peso corporeo totale, fino ad arrivare al 60% ed oltre negli atleti. Nel corpo umano
si individuano oltre 600 diversi muscoli scheletrici. Il muscolo striato è costituito da un numero variabile di
elementi cellulari di forma pressoché cilindrica, di dimensioni notevoli, denominati fibre muscolari. Queste
sono allineate in fasci paralleli e sono fra loro indipendenti. Ogni fibra presenta un’evidente striatura tra-
sversale, ed è rivestita da una membrana plasmatica denominata sarcolemma. Il citoplasma delle fibre
muscolari è detto sarcoplasma, mentre il reticolo endoplasmatico liscio è denominato reticolo sarcopla-
smatico. Il reticolo sarcoplasmatico avvolge gruppi di particolari filamenti disposti parallelamente fra loro,
denominati miofibrille. Ogni filamento è composto da un elevato numero di sarcomeri disposti in serie.
Ogni sarcomero è delimitato ai suoi estremi da due linee Z, ed è definito “l’unità contrattile del muscolo”,
in quanto la contrazione muscolare avviene proprio grazie a questa microscopica struttura. Le linee Z fun-
gono da struttura di ancoraggio per alcuni filamenti proteici che compongono il sarcomero. Le miofibrille
presentano una striatura trasversale in fase tra loro. La striatura delle miofibrille è dovuta alla loro organiz-
zazione strutturale che, come accennato in precedenza, è costituita da una successione longitudinale di
sarcomeri disposti in serie. La struttura della miofibrilla è dunque paragonabile a quella di un convoglio
ferroviario, del quale i sarcomeri costituiscono i singoli vagoni. Questi ultimi sono formati essenzialmente
da due tipi di filamenti, disposti in modo ordinato a formare delle bande trasversali:
• I miofilamenti sottili: sono formati da filamenti composti da catene della proteina actina, a cui sono
associate le proteine troponina e tropomiosina. Essi prendono inserzione sulla linea Z e formano la
cosiddetta banda I (banda chiara – isotropa).
• I miofilamenti spessi: sono costituiti da fasci di molecole della proteina miosina ed insieme ai miofila-
menti sottili formano la banda A (banda scura – anisotropa)e quindi raggiungono da soli il centro del
sarcomero ove costituiscono la zona H.
Due linee Z delimitano dunque le estremità del sarcomero, le bande I (chiare) sono costituite dalla sola
actina, mentre le bande A (scure) sono costituite da actina e miosina sovrapposte. Al centro di ogni banda
A si individua una zona leggermente più chiara, denominata zona H, costituita dalla sola miosina. Nel
sarcoplasma si individuano inoltre numerosi nuclei disposti alla periferia cellulare, numerosi apparati di
Golgi e molti mitocondri. Come precedentemente accennato, le fibre muscolari sono circondate da una
membrana di tessuto connettivo denominata sarcolemma. Attraverso questo tessuto decorrono le arterie,
le vene ed i nervi che alimentano e controllano le fibre muscolari. Gruppi formati da un numero variabile
di fibre sono organizzati in fascicoli muscolari, che sono avvolti da una seconda membrana connettivale
denominata endomisio. L’insieme dei diversi fascicoli muscolari va a comporre il muscolo in toto, che è
a sua volta avvolto da una membrana connettivale denominata epimisio. I vari rivestimenti connettivali si
continuano nel tendine, mediante il quale il muscolo si connette con l’osso.
sarcomero
I filamenti miosinici spessi invertono polarità
nella linea mediana del sarcomero (linea M)
Fine del disco Z
1.3.5 • I tendini
I tendini sono strutture di tessuto connettivo fibroso che hanno la funzione di ancorare i muscoli alle strutture
ossee, consentendo all’apparato contrattile di svolgere le sue funzioni. Essi sono specializzati nel resistere
alle forze di trazione, soprattutto alla tensione generata dall’azione muscolare. A tale scopo sono compo-
sti prevalentemente da fibre collagene di tipo I disposte in fasci paralleli. I tendini sono inoltre avvolti da
particolari guaine tendinee, che li rivestono per tutta la loro lunghezza, ed hanno lo scopo di preservarne
l’integrità. Il tendine viene così chiamato quando la sua morfologia è pressoché cilindrica; viene invece
denominato aponeurosi quando è di forma appiattita.
1.3.6 • I legamenti
I legamenti sono formazioni di tessuto connettivo fibroso, di struttura molto simile ai tendini, che hanno la
funzione di tenere fra loro unite due o più strutture anatomiche, solitamente segmenti ossei. Alcuni lega-
menti si occupano di garantire il corretto posizionamento di un organo, oppure di delimitare aperture e
cavità ove decorrono altre formazioni anatomiche quali vasi sanguigni, tronchi nervosi ecc. nell’apparato
locomotore i legamenti concorrono nel garantire la stabilità delle articolazioni. La loro prerogativa in tale
contesto è quella di mantenere uniti i segmenti ossei, concedendo un certo grado di libertà di movimento
all’articolazione, ma vincolandola entro limiti fisiologici ben precisi. Il legamento crociato anteriore (LCA),
ad esempio, è uno dei quattro legamenti che contribuiscono alla stabilità del ginocchio, ed ha la funzione
di limitare la rotazione interna e la tendenza allo slittamento anteriore della tibia rispetto al femore.
1.4.2 • Il cuore
Il cuore è un organo complesso, prevalentemente di natura muscolare, provvisto di muscolatura involontaria
molto sviluppata e potente che si contrae ritmicamente, anche in assenza di stimoli esterni. Questa proprietà gli
arteria femorale
vene della parte
superiore del corpo vena cava arteria popliteale
superiore
aorta arteria polmonare
atrio arteria tibiale
destro anteriore
vena
polmonare
atrio arco dorsale
sinistro
polmone polmone
ventricolo ventricolo
destro vene arteria sinistro
epatiche epatiche
vena cava
inferiore
vena portale
reni
vene della arterie verso la
parte inferiore parte inferiore
del corpo del corpo
valvola tricuspide
ventricolo sx
ventricolo dx
vena cava inferiore
aorta
Il cuore, le sue camere ed i vasi.
Le frecce indicano la direzione del tronco e distretti inf.
flusso sanguigno dell’organismo
conferisce notevole autonomia funzionale e capacità di sopravvivenza. Il cuore è grande pressappoco come
un pugno ed è situato al centro della cavità toracica, nello spazio compreso tra i due polmoni, il diaframma
e la colonna vertebrale. L’apice è rivolto verso il basso a sinistra ed entra in contatto con il diaframma, mentre
la base si trova in alto dietro lo sterno. Il cuore contiene quattro cavità, due atri e due ventricoli. Ciascun atrio
comunica con il rispettivo ventricolo mediante una valvola atrio-ventricolare: la valvola tricuspide a destra e
la valvola bicuspide o mitrale a sinistra. Le valvole atrio-ventricolari sono formate da sottili lembi sprovvisti di
muscolatura: due lembi la bicuspide o mitrale e tre lembi la tricuspide. Normalmente non esistono comuni-
cazioni tra le cavità destra e sinistra del cuore che sono completamente separate dai setti interatriali e inter-
ventricolari; pertanto il sangue presente in un lato non può mescolarsi con quello del controlaterale. Agli atri
sinistro e destro giungono rispettivamente, senza interposizione di valvole, le vene cave superiore ed inferiore
e quattro vene polmonari, che costituiscono i vasi terminali rispettivamente della circolazione generale e della
circolazione polmonare. Dalla parte superiore dei ventricoli sinistro e destro prendono origine rispettivamente,
con l’interposizione delle cosiddette valvole semilunari, l’arteria aorta e l’arteria polmonare, che costituiscono
i due vasi con cui iniziano rispettivamente le circolazioni generale e polmonare. Le valvole cardiache sono
dunque due atrio-ventricolari e due semilunari. Nonostante la loro struttura sia molto diversa, tutte le valvole
cardiache si aprono nella stessa direzione ed hanno lo scopo di assicurare il flusso unidirezionale di sangue
nel cuore. Il sangue deve infatti necessariamente fluire dagli atri ai ventricoli, dai ventricoli alle arterie, dalle
arterie alle vene e dalle vene al cuore. Il flusso di sangue non può mai essere invertito.
Mesenterica superiore
Epatica
Mesenterica inferiore
Renale sinistra
Principali
Principali arterie
arterie del corpodel corpo
rete capillare è estesa e ramificata al punto che la somma delle lunghezze di tutti i capillari di un soggetto
adulto raggiunge gli 80.000 Km. I capillari sono definiti “vasi di scambio” in quanto la loro sottilissima
parete è altamente permeabile ai gas (es. O2 e CO2), all’acqua e a molte sostanze in essa disciolte. È
proprio questa loro caratteristica che consente all’apparato cardiocircolatorio di distribuire sostanze vitali
a tutti i tessuti e garantire l’eliminazione dei rifiuti organici. La presenza di particolari anelli di muscolatura
liscia, detti sfinteri precapillari, posizionati all’ingresso dei singoli capillari, rappresenta un dispositivo in
grado di regolare il flusso localizzato. Quando lo sfintere precapillare è contratto, il lume del capillare si
riduce fino ad occludersi e viceversa, quando lo sfintere è rilasciato, il lume del capillare si dilata, consen-
tendo la perfusione del vaso. Nel muscolo a riposo solo 1 capillare su 30-40 è perfuso, ed il flusso ema-
tico è minimo. Durante il lavoro muscolare gli sfinteri precapillari si rilasciano, comportando un aumento
del numero di capillari perfusi e del flusso ematico, fino a 15/20 volte rispetto alle condizioni di riposo.
1.4.5 • Le vene
Dai capillari prende origine il sistema di raccolta del sangue, costituito dal sistema venoso. Questo inizia
con le venule, continua con vene di calibro sempre maggiore e termina con due grossi vasi che sbocca-
Splenica
Principali
Le principali vene
vene del del corpo
corpo
no nell’atrio destro: la vena cava superiore e la vena cava inferiore. La vena cava superiore raccoglie
il sangue refluo dagli arti superiori e dalla testa, mentre la vena cava inferiore raccoglie il sangue refluo
dalla parte inferiore del corpo. Il sistema venoso è responsabile del ritorno del sangue dai tessuti al
cuore. Le vene decorrono mediamente in prossimità della superficie del corpo, e sono i vasi bluastri che
si possono intravedere sotto la cute. Grazie al notevole numero e al grande volume delle vene, il sistema
venoso contiene il 64% del volume ematico totale. Le vene sono caratterizzate da una parete più sottile
delle arterie, ove prevale la componente connettivale, ricca di fibre collagene e con minore componente
elastica; è anche presente una discreta componente muscolare liscia. Per agevolare il flusso venoso, le
vene dispongono di valvole unidirezionali, simili a quelle cardiache, che impediscono il flusso retrogra-
do di sangue non interferendo con il normale flusso dello stesso. Queste valvole fanno si che il flusso di
sangue nelle vene sia a senso unico. Per ritornare al cuore, il sangue presente nelle vene situate al di
sotto del livello dello stesso, deve scorrere verso l’alto, contro la forza di gravità. Per tale ragione il ritorno
venoso al cuore è favorito dall’azione contemporanea di diversi fattori, sia vascolari che extravascolari. In
primis, la forza di contrazione cardiaca imprime al sangue immesso nelle arterie una quantità di energia
cinetica tale da non dissiparsi completamente lungo il suo percorso. All’uscita della rete capillare sarà
ancora presente una frazione di questa energia tale da spingere il sangue a fluire dalla periferia verso il
cuore. A ciò si aggiunge la forza di compressione esplicata sui vasi venosi dalla contrazione dei muscoli
scheletrici, soprattutto degli arti inferiori. Considerando che l’attività contrattile dei muscoli scheletrici non è
mai continua, bensì intermittente, in relazione sia agli aggiustamenti posturali che ai movimenti volontari,
l’alterna compressione esercitata dai muscoli sulle vene vicine si traduce in una vera e propria “pompa
muscolare scheletrica” che opera una spremitura delle vene profonde. La presenza delle valvole venose,
con apertura orientata in direzione del cuore, fa si che il sangue venga sempre spremuto in questa direzio-
ne. Anche l’atto respiratorio è in grado di influenzare positivamente il ritorno del sangue venoso al cuore.
Infatti, durante l’inspirazione, a seguito dell’espansione del torace, la pressione intra-toracica diminuisce.
Contemporaneamente aumenta la pressione nelle vene addominali, a causa dell’aumento della pressione
intra-addominale, dovuta all’abbassamento del diaframma. Tutto ciò favorisce il richiamo di sangue dalle
vene addominali verso la vena cava inferiore, determinando un incremento del ritorno di sangue al cuore.
In conclusione, ad ogni atto respiratorio, il sangue viene ciclicamente spremuto nel sistema venoso dal
tratto addominale a quello toracico. Questo meccanismo è definito “pompa respiratoria”. Un ultimo fattore
implicato nel ritorno venoso al cuore è la modificazione del diametro del lume delle vene, ad opera della
muscolatura liscia della parete venosa, determinato dall’attività del sistema nervoso autonomo, che ne
regola lo stato di contrazione. Infatti, quando le vene si contraggono, il loro volume diminuisce, esercitan-
do un processo di “spremitura” che favorisce il ritorno di sangue al cuore.
1.4.6 • Il sangue
Il sangue è un tessuto che ha la funzione di trasportare e
distribuire gas, nutrienti, prodotti di degradazione ed ormoni
attraverso l’organismo. Esso è inoltre coinvolto nella regola-
zione dell’omeostasi del pH, della temperatura corporea,
nell’equilibrio dei fluidi e dei livelli degli elettroliti e gioca
un importante ruolo nella funzione immunitaria. Il sangue è
costituito da una componente liquida, denominata plasma,
e da una componente corpuscolata, contenente i cosiddetti
elementi figurati del sangue. Il plasma contiene soprattutto
acqua (91%) e proteine come l’albumina, importante per il
mantenimento della pressione osmotica, le globuline, con
funzioni di trasporto e immunitarie, il fibrinogeno, coinvolto
nella coagulazione, ormoni ed enzimi. Esso contiene anche
ioni, nutrienti, prodotti di degradazione e gas. Gli elementi Catena Beta polypeptide
1.5.3 • I polmoni
Rami bronchiali
Lobo superiore sinistro
Sistema respiratorio
I polmoni sono gli organi essenziali per la respirazione, la cui principale funzione è trasportare O2 dall’at-
mosfera al sangue, e CO2 nel senso inverso. Lo scambio di gas avviene al loro interno in un mosaico di
cellule specializzate che formano delle piccole sacche d’aria denominate sacche alveolari o più sempli-
cemente alveoli. L’inspirazione avviene grazie alla contrazione del diaframma e dei muscoli intercostali
esterni. L’espirazione è normalmente passiva ed avviene in seguito al rilasciamento dei muscoli contratti
nella precedente fase inspiratoria. Durante l’inspirazione l’aria penetra nell’organismo attraverso le cavità
nasali (oppure orali), attraversa la laringe e la trachea, e giunge ai bronchi. Questi ramificano in condotti
di sezione sempre inferiore, denominati bronchioli. I bronchioli hanno il compito di diffondere i gas inspi-
rati in tutto lo spazio polmonare. L’aria inspirata giunge, attraverso i bronchioli, nelle sacche alveolari, che
sono a stretto contatto con il sangue capillare. Qui O2 e CO2 diffondono rispettivamente dall’aria alve-
olare al sangue e nel senso inverso. Il sangue povero di O2 e carico CO2 giunge dal cuore ai polmoni
attraverso l’arteria polmonare, che diparte dal ventricolo destro. Una volta avvenuto lo scambio dei gas,
il sangue ossigenato è trasportato al cuore attraverso le vene polmonari, che sboccano nell’atrio sinistro.
1.6.3 • La faringe
La faringe è un organo in comune con l’apparato respiratorio. Riceve il cibo proveniente dalla cavità orale
e lo convoglia nell’esofago, mediante la deglutizione.
1.6.4 • L’esofago
L’esofago è un tubo che collega la faringe allo stomaco, con la duplice funzione di consentire il passaggio
del cibo fino allo stomaco ed impedirne il reflusso insieme ad acidi e succhi gastrici.
1.6.5 • Lo stomaco
Lo stomaco è il primo organo cavo dell’apparato digerente individuabile nella cavità addominale. In esso
avviene l’attacco principale alle sostanze del cibo e la loro lisi, ad opera di enzimi litici e acido cloridrico
(HCl) che, nel complesso, costituiscono i succhi gastrici.
1.6.6 • L’intestino
Il tratto intestinale inizia con l’intestino tenue e si conclude con l’intestino crasso, più corto ma di diametro
maggiore. Nell’intestino tenue prosegue la digestione meccanica, favorita dalle contrazioni segmentali,
che rimescolano il contenuto intestinale, e dalle contrazioni peristaltiche, che favoriscono la progressione
dello stesso. Nel tenue si completa anche la digestione chimica, grazie al succo pancreatico, alla bile
ed al succo enterico. A seguito della completa digestione chimica i principi nutritivi vengono assorbiti e
trasferiti dal lume intestinale al sangue. Il sangue di provenienza intestinale trasporta i nutrienti assorbiti al
fegato dove saranno opportunamente processati, per poi entrare nella grande circolazione. Gli alimenti,
nel corso dei processi digestivi, vengono fortemente diluiti dal grande volume di acqua contenuta nei
succhi digestivi. L’acqua in eccesso è riassorbita a livello dell’intestino crasso, fino a trasformare i residui
alimentari non assorbiti in un materiale semisolido, denominato feci. Queste sono sospinte nel retto, per
poi essere espulse attraverso l’ano tramite la defecazione.
1.6.8 • Il pancreas
Il pancreas è costituito da una porzione esocrina e da una porzione endocrina. Il pancreas esocrino pro-
duce succo pancreatico che viene riversato nel tenue. Il succo pancreatico contiene enzimi digestivi che
agiscono su tutte le sostanze presenti negli alimenti, completando la digestione. Il pancreas endocrino è
rappresentato da gruppi di cellule disseminati nel tessuto esocrino e produce gli ormoni insulina e gluca-
gone.
Fisiologia della
contrazione muscolare
34 CAPITOLO 2I CENNI DI FISIOLOGIA
FISIOLOGIA DELLA CONTRAZIONE MUSCOLARE
Filamento di actina
L'ATP legato si idrolizza Testa
STATO 1 ad ADP e Pi, che rimane STATO 2 miosinica
associato alla
testa miosinica
La testa miosinica
subisce un ampio
mutamento di
STATO 4 conformazione, STATO 3
generando "fase utile"
Gli eventi collegati alla contrazione muscolare (da Alberts “Biologia molecolare”)
BANDA I
miosina
actina
Schematizzazione dello scorrimento dei filamenti di actina e miosina, durante la contrazione muscolare
Terminato l’impulso nervoso, lo ione Ca++ viene rapidamente ricatturato e riportato attivamente nelle vesci-
cole di deposito del reticolo sarcoplasmatico. In conseguenza a ciò, l’iterazione fra actina e miosina viene
inattivata, e la miofibrilla ritorna allo stato di rilasciamento.
2.1.4 • Accoppiamento-eccitazione-contrazione
Il neurone motore o motoneurone che proviene dal sistema nervoso centrale eccita la fibra muscolare
tramite la cosiddetta giunzione neuromuscolare. In presenza dell’impulso nervoso la giunzione neuromu-
scolare libera, sulla superficie del sarcolemma, il mediatore chimico acetilcolina (ACh). La cascata di
eventi susseguenti alla liberazione dell’ACh è definita Accoppiamento-Eccitazione-Contrazione. Gli eventi
successivi alla liberazione di aceticolina sono rappresentati dalla sua interazione con la membrana della
cellula muscolare. Ciò si traduce in una liberazione di Ca++ dal reticolo endoplasmatico entro la cellula
muscolare stessa. Lo ione Ca++ si lega alla troponina comportando lo spostamento delle molecole di
tropomiosina e consentendo, così la formazione del ponte acto-miosinico, e quindi la contrazione musco-
lare. Alla contrazione segue il rilasciamento che comporta il ritorno degli ioni calcio all’interno del reticolo.
MORFOLOGIA FT FTa ST
COLORE Pallido Pallido/rosso Rosso
DIAMETRO Elevato Intermedio Piccolo
DENSITA’ CAPILLARI Bassa Intermedia Elevata
VOLUME MITOCONDRI Piccolo Intermedio Elevato
ISTOCHIMICA II IIA I
BIOCHIMICA FG FOG SO
MIOSIN ATPASI Elevata Elevata Bassa
CAPACITA’ GLICOLITICA Elevata Elevata Bassa
CAPACITA’ OSSIDATIVA Bassa Intermedia Elevata
FUNZIONE FF FR S
CONTRATTILITÀ FT FT ST
VELOCITA’ DI CONTRAZIONE Elevata Elevata Bassa
VELOCITA’ DI RILASCIAMENTO Elevata Elevata Bassa
AFFATICAMENTO Elevato Intermedio Basso
FORZA SVILUPPATA Elevata Intermedia Bassa
L’ordine di reclutamento delle fibre è correlato all’impegno muscolare richiesto. Nel caso di lavoro a bassa
intensità, vengono prima reclutate le fibre lente e, se il lavoro prosegue, entrano in gioco anche le fibre
veloci, prima di tipo IIa, poi di tipo IIx. Se, viceversa, l’intensità è alta, l’elevata soglia di tensione fa sì
che vengano subito reclutate le fibre veloci anche se, in tempi brevi, tutte le fibre vengono chiamate in
causa. Burke ed Edgerton (1975) affermano che con carichi bassi (sotto il 35-40% della forza massima
isometrica) le protagoniste della contrazione sono solo le fibre rosse. Il progressivo reclutamento delle fibre
all’aumentare del carico è stato dimostrato da Henneman e confermato da Costill (1980). Recentemente,
però, vari autori (Bosco, Minigawa, Stuart, Enoka, Burke, Grimby, e Hannertz) hanno dimostrato speri-
mentalmente che il principio di Henneman non sempre è valido. Si è visto, infatti, come un’attività veloce
ed esplosiva permetta, anche con carichi relativamente bassi, un’attivazione contemporanea anche delle
fibre bianche che, oltre ad essere più forti, hanno la capacità di contrarsi in un tempo inferiore.
%
100 Forza muscolare
FIBRA VELOCE
80 2b rap.
Tensione
60
2a Interm.
40
FIBRA LENTA
1lente
20
0
Tempo Leggera Moderata Massima
stesso tipo. Ogni UM segue la cosiddetta “legge del tutto o nulla”, ovvero l’impulso motore proveniente
dal motoneurone determina sempre la contrazione contemporanea di tutte le fibre che la compongono. La
fluidità e continuità della contrazione muscolare è assicurata dall’attività asincrona e sfasata dei motoneu-
roni che determinano una contrazione alternata delle UM cosicché, mentre alcune di esse sono stimolate
e si contraggono, altre non lo sono e rimangono a riposo. La tensione sviluppata dal muscolo dipende
dal numero di unità motorie chiamate in causa contemporaneamente. L’aumento del carico applicato com-
porta un reclutamento di un numero di unità motorie sempre maggiore, ed un’aumentata frequenza delle
contrazioni. Un singolo stimolo del nervo motore, di intensità adeguata, porta alla contrazione del musco-
lo. Dopo un breve periodo (periodo di latenza, circa 1 ms) la tensione sviluppata dal muscolo aumenta,
per poi diminuire, fino ad annullarsi. Tale evento è definito scossa semplice. In questo caso lo stimolo
nervoso si esaurisce durante la prima fase della contrazione. Se il nervo è invece stimolato ripetutamente,
e l’impulso successivo al primo raggiunge il muscolo prima che si sia rilasciato, il muscolo si contrae di
nuovo. Poiché la seconda contrazione inizia da un valore di tensione più alto, la tensione sviluppata per
stimolazione ripetuta sarà maggiore di quella ottenuta con un singolo stimolo di uguale intensità. Tale
evento è definito sommazione. Se la frequenza di stimolazione è sufficientemente elevata, il muscolo non
si rilascia affatto prima della contrazione successiva e si verifica la completa fusione degli eventi meccanici
della contrazione. Questo evento è definito tetano completo. La tensione sviluppata in condizioni di tetano
completo arriva ad essere 4 o 5 volte superiore rispetto a quella sviluppata da una scossa semplice.
durata del periodo di accorciamento. In realtà in vivo non esistono contrazioni isotoniche in quanto la
tensione sviluppata varia al variare della leva. Ci si avvicina alla contrazione isotonica eseguendo gli
esercizi con l’utilizzo di attrezzature dotate di camme.
• Contrazioni isocinetiche: il muscolo sviluppa la massima tensione per tutto l’arco di movimento accor-
ciandosi a velocità costante. Per ottenere questo tipo di contrazione è necessario avvalersi di opportune
attrezzature denominate attrezzature isocinetiche.
• Contrazioni auxotoniche: la tensione sviluppata dal muscolo aumenta progressivamente con l’accorcia-
mento del ventre muscolare. Per ottenere questo tipo di contrazione ci si può avvalere di elastici o di molle.
• Contrazioni pliometriche: si tratta di contrazioni concentriche esplosive immediatamente precedute da
contrazioni eccentriche; in tal modo si sfrutta l’energia accumulatasi nelle strutture elastiche del muscolo
nella precedente fase eccentrica (es. balzi pliometrici)
Contrazione
F x V = costante
contrazione contrazione
ECCENTRICA CONCENTRICA
(velocità negativa) (velocità positiva)
Velocità – 0 Velocità +
Forza –
La forza massima è teoricamente erogabile solo quando la velocità di accorciamento è nulla, vale a dire
in condizioni isometriche, mentre la massima velocità di contrazione si ha solo con un carico nullo. In
movimenti balistici, però, possono essere misurate forze nettamente superiori alla massima forza isome-
trica (fino al 30%). Ciò dovuto al fatto che, in tali casi, il muscolo compie delle contrazioni eccentriche,
esercitando una forza mentre viene allungato, cioè con una velocità di accorciamento negativa (V<0).
Nel caso di contrazioni eccentriche, ovvero esercitando una forza mentre il muscolo viene allungato, la
tensione sviluppata dallo stesso può essere superiore alla massima forza isometrica. Si è quindi in grado
di cedere ad un carico superiore a quello che si riesce a trattenere, che a sua volta è superiore a quello
che si è in grado di sollevare. I concetti esposti sopra sono ben rappresentati dal grafico forza-velocità
proposto da Hill.
Allenamento psicomotorio globale che stimola, migliora e potenzia diverse qualità anatomo-fisiologi-
che attraverso l’apprendimento dei movimenti propedeutici agli esercizi a corpo libero e con l’utilizzo
del bilanciere e altri attrezzi progressivamente organizzati in set allenanti (circuiti).
CAPACITÀ FONDAMENTALI:
Forza: è la capacità del muscolo scheletrico di produrre tensione nelle varie manifestazioni (Ver-
chosanskij).
Forza-resistenza: “la resistenza della Forza nel tempo” è ritenuta fondamentale nell’ambito della
muscolatura di postura, va a coinvolgere muscoli di natura lenta (fibre tipo I) quali addominali e
muscoli a fasce larghe (J. Weineck)
PUNTI IN COMUNE:
Resistenza muscolare
Migliore circolazione sanguigna
Propriocettività globale
Incide sul metabolismo basale
Tecniche e principi di lavoro: from bigger to smaller, top-down-top, down-top-down
Carichi di lavoro con gli attrezzi tra il 10% e il 25-30% del massimale
PROGRAMMA RINNOVATO:
Il core punto chiave di ciascun movimento/esercizio
Atletico
Lavoro a circuito segmentato multi articolare
Lavoro funzionale al movimento globale e specifico
Resistenza cardiovascolare ad intensità crescente
Circuiti: down-top-down plus – top-down-top plus – down-top-core, top-down-core circuit non stop
Varietà degli esercizi
1 • GAMBE – GLUTEI
A) Aquat - lunge: regione inferiore, air squat, back squat (piegameti frontali), overhead squat, piegamenti
sagittali (lunge)
B) Press: regione superiore, shoulder press, push press
C) Stacco: globale
D) Core: zona di potenza, tenute, hollow - superman, appoggi facciali, ex isotonici
1.1 • SQUAT
NOTE
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NOTE
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NOTE
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ESECUZIONE
1) posizione dei piedi è quella dello squat
2) braccia distese con il bilanciere sopra la testa
3) presa strappo
4) gomiti bloccati
5) peso sui tallono
6) eseguire lo squat
7) mantenere la curva lombare
8) petto in fuori
9) le braccia rimangono sul piano frontale leggermente dietro
10) le ginocchia seguono la linea dei piedi
11) tornare nella posizione iniziale con controllo
NOTE
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Un piegamento sagittale o lunge o affondo può riferirsi a qualsiasi posizione del corpo umano in cui una
gamba è posizionata avanti con ginocchio piegato e piede a terra, mentre l’altra gamba si trova dietro.
CON APPOGGIO SULL’AVAMPIEDE è utilizzato da atleti... Un piegamento sagittale o lunge o affondo
può riferirsi a qualsiasi posizione del corpo umano in cui una gamba è posizionata avanti con ginoc-
chio piegato e piede a terra, mentre l’altra gamba si trova dietro. CON APPOGGIO SULL’AVAMPIEDE
E ‘utilizzato da atleti...Un affondo lungo enfatizza l’uso dei glutei mentre un affondo breve sottolinea il
quadricipite. L’affondo tenuto e raggiunto in velocità è potenza è un esercizio fondamentale di sviluppo
dell’equilibrio dinamico di potenza perche attiva gli stabilizzatori, le catene fissatrici di tenuta .Fatti in
overhead stimolano il core per il loro ruolo reale sportivo di trasmettitore di forza e potenza che nella fase
iniziale esplosiva con l’apertura dell’anca esprima la massima potenza ..
NOTE
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2 • SPALLE
2.1 • PRESS
La capacità di eseguire un press comporta tre qualità fondamentali : forza generale, forza specifica per lo
sport e consapevolezza e controllo del proprio corpo. e consente di sviluppare la forza del piede e della
caviglia in quanto tutto ciò che viene sollevato sopra la testa parte dalla spinta dei piede ,dall’esplosività
del salto, ricordiamo che i piedi costituiscono la parte iniziale della catena cinetica del corpo. Se la parte
iniziale della catena presenta una debolezza, il corpo semplicemente non riuscirà ad eseguire tutti gli altri
movimenti in modo efficiente.
L’apprendimento dell’evoluzione del press da shoulder press al push press è uno dei punti fondamentali
per coinvolgere i muscoli usati nello sport e nella vita di tutti i giorni. Considerazione notevole è l uso di
tali gesti motori nell’allenamento dei ginnasti. La ginnastica ha i suoi movimenti base, esattamente come
il clean, jerk e lo snatch delle alzate olimpiche. Nelle OL i movimenti base sono deadlift, power shrug,
pull overhead, overhead press, overhead squat, jerk e front squat. Ognuno richiede esplosività, consape-
volezza del corpo, range di movimento ampio e coordinazione. Questi movimenti e i muscoli necessari
per compierli sono direttamente correlati a quelli della ginnastica. Migliorare la forza centrale della parte
superiore del corpo è fondamentale, il coinvolgimento dei muscoli dal centro all’estremità è necessario per
un’esecuzione efficiente ed efficace dei movimenti atletici.
La regione del corpo da cui partono questi movimenti è il core infatti tutti i movimenti atletici migliori
cominciano dal centro del corpo e i press aiutano molto lo sviluppo della zone di potenza centrale di
trasmissione di spinta stabilizzando l’azione in collaborazione di altri muscoli con ruolo analogo.
NOTE
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ERRORI PIÙCOMUNI
1) la spinta inizia prima dell’anca
2) pausa nella discesa
3) inclinazione avanti del petto
4) anca bloccata
ALTRI ESERCIZI
Aperture a 90° in posizione squat o disteso prono sullo step
RUOLO DELL’ADDOME
Il compito principale del core è stabilizzare la linea mediana. L’addome è fondamentale in tutti i gesti
sportivi ancor di più quando spingi verso l’alto sopra la testa .
NOTE
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È un esercizio che invece ha varie versioni tecniche, che serve anche in altre discipline sportive, non è
solo un esercizio per l’ipertrofia muscolare di trapezi e spalle ma è soprattutto un esercizio per la forza
esplosiva in [Link] puo usare per obiettivi diversi
1. body building: tirate al mento con bilanciere
2. lotta, grappling, mma, judo: tirate al mento con bilanciere partenza da terra
3. functional training, crossfit: Deadlift high pull sumo ovvero trazioni al mento con bilanciere in stile
sumoo o di èreparazione per migliorare delle fasi intermedie di movimenti principali
Nel body building questo risulterà essere un’esercizio molto importante per deltoidi e trapezi, l’elevatore
della scapola e la muscolatura dello stesso deltoide. Se l’impugnatura è stretta con due pollici di distanza
nel bilanciere saranno maggiormente interessati i trapezi, se l’impugnatura è più larga verranno interessati
maggiormente i muscoli deltoidi.
Nella lotta greco romana, lotta libera, grappling, m.m.a. e judo o il crossfit la forza dinamica o esplosiva
è molto importante infatti per la fase di trazione sono ottime le tirate al mento con bilanciere con partenza
da terra con lo stacco.
La tirata alta è un fase di tirata del sollevamento pesi ed è elemento motorio per allenare la forza e la
velocita di tirata per la girata e lo strappo. La presa in questo caso è quella del gesto principale.
NOTE
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PUNTI PRINCIPALI
1) le anche si aprono prima del sollevamento delle spalle e del piegamento delle braccia
2) la barra viene tirata fino quasi sotto il mento
3) velocitè e aggressività
ERRORI
1) gomiti bassi
2) esecuzione lenta
3) anche chiuse
NOTE
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3 • DORSO
3.1 • DEADLIFT O STACCO
Lo stacco è un esercizio che aumenta la forza di un atleta dalla testa ai piedi è un ex completo che lavora
globalmente, basta un bilanciere e allena tutti i muscoli del corpo: gambe, spalle, braccia, trapezi, addo-
minali, pettorali. Un unico esercizio per tutto il corpo. Basterebbero solo un paio di esercizi per la catena
cinetica di spinta del tronco e, se proprio vogliamo, un paio di esercizi per le braccia per allenare tutto
il corpo in modo completo con meno di 5 esercizi.
Lo stacco è il modo più sicuro e corretto per sollevare da terra qualsiasi tipo di oggetto o raccogliere gli
oggetti da terra ha la stessa funzionalità come la corsa lanciare tirare con la differenza di essere uno
strumento per migliorare le abilità fisiche generali
Lo stacco da terra è considerato a ragione uno dei migliori costruttori di forza e massa muscolare mai
inventati dall’Uomo. La semplicità del movimento, la capacità di coinvolgere quasi tutti i muscoli del corpo,
la relativa sicurezza, rende questo esercizio unico nel mondo dei pesi. Tra tutti gli esercizi possibili, credo
che lo stacco da terra sia l’unico esercizio, fatta eccezione ovviamente per le famigerate alzate olimpiche,
che allena al meglio la catena cinetica posteriore, che è la catena principale utilizzata nella gran parte
degli sport.
Uno sport che non richieda una forte catena cinetica posteriore è difficile da trovare ,partenza dai blocchi,
sport in cui si salta (basket, pallavolo), sport in cui si deve trasferire l’energia delle gambe al tronco (lancio
del peso) a tutti i movimenti di gambe nelle arti marziali. Un esercizio come lo stacco migliora i seguenti
meccanismi:
• il reclutamento: imparate ad utilizzare più fibre muscolari, detto anche coordinazione intramuscolare
o spaziale.
• la coordinazione intermuscolare: imparate ad usare più muscoli per una stessa azione.
• la sincronizzazione: imparate a contrarre all’unisono le fibre muscolari, è detta anche coordinazione
temporale.
• la massa muscolare: aumenta la grandezza dei vostri muscoli, cioè la potenza del motore.
• lo stacco o deadlift ha un impatto neuroendocrino forte
Esercizi che migliorano la forza di tirata e la potenza muscolare, esercizi ausiliari della pesistica
• deadlift pull = stacco con sollevamento delle spalle con braccia diritte. Apertura esplosiva delle anche
simulando un salto, migliora la forza di tirata e la potenza muscolare
• deadlift high pull = stacco con tirata alta con braccia tese che continuano la salita portando il bilan-
cere al mento con i gomiti alti e infuori. Il bilanciere viene portato quasi sotto il bilanciere
NOTE
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Il good morning è un movimento che fa cardine sull’anca, sovraccaricato nella parte alta della schiena. Il
movimento è affine ad un barbell hip thrust o a un kettlebell swing - la differenza si trova solo nel vettore
di carico e nell’arco di movimento. Kettlebell swing, barbell hip thrust e good morning sono tutti schemi di
movimento che fanno cardine sull’anca, l’unica differenza è lazione di leva in relazione a dov’è posto il
carico. Il good morning è un movimento che si basa su quella che viene chiamata leva di terzo genere.
Il carico è posto ad uno dei due capi della leva, in questo caso si trova sulla parte alta della schiena.
La forza deriva dalla muscolatura dell’anca con il fulcro del movimento che esercita una pressione che si
sviluppa dal bacino, fino ai piedi e al pavimento.
Essenzialmente in un good morning l’intera lunghezza del corpo agisce come il braccio di una leva -- con
il carico distribuito lungo tutta la catena posteriore. Sono davvero molti i muscoli. Il good morning non è
semplicemente un movimento per la “bassa schiena”. Eseguito nel modo giusto, questo esercizio permette
di lavorare con l’intera lunghezza degli erettori spinali
• interessa la muscolatura profonda del core della bassa schiena.
• Allena il meccanismo di estensione/flessione dell’anca e richiede un’attivazione ottimale del grande
gluteo.
• Fa in modo che l’atleta si alleni a mantenere la zona lombare in una posizione contratta controllata
e con la giusta curvatura, mentre avviene la flessione indietro dell’anca e la successiva estensione in
avanti.
• Richiede che l’atleta impari ad assumere una posizione ferma sul terreno e a bilanciare il carico tra il
punto centrale dei piedi e i talloni.
• Richiede che l’atleta impari a “tenere il petto in alto e le spalle indietro”.
• Per essere eseguito in modo corretto e in sicurezza richiede che l’atleta sia in grado di respirare in
modo profondo e controllato con il diaframma
Il good morning ha un ottimo transfer sul deadlift. Grazie ad esso è possibile allenare e rinforzare la contra-
zione totale del corpo, la capacità di bloccare l’aria a livello addominale e l’attivazione sotto carico
dell’intera catena posteriore. Chi ha il problema di partire prima con le anche e/o non riesce a mantenere
la contrazione della parte alta della schiena, sicuramente trarrà notevoli benefici da questo esercizio.
Dal punto di vista atletico, il good morning i consente di allenare la catena posteriore in tutta la sua
lunghezza. È il movimento più efficace che un’atleta possa eseguire per la parte “posteriore del core”.
Il rafforzamento sinergico della muscolatura lombare e dei glutei è cruciale per lo sviluppo della poten-
za e per le meccaniche legate al movimento, e per questi obbiettivi il good morning è decisamente
un fantastico esercizio.
NOTE
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Serve a potenziare principalmente la muscolatura della schiena: Trapezi, Deltoidi (fasci posteriori o spi-
nali), Sottospinati, Gran Rotondi, Gran Romboidi, Piccoli Rotondi, Gran Dorsali e quella delle braccia:
Brachiale Anteriore, Bicipite Brachiale, Lungo Supinatore. È un buon esercizio preparatorio per gli sport in
cui è richiesta una trazione di una resistenza.
L’esercizio può essere eseguito con due varianti, una per il passo della presa e una per il tipo di presa.
Utilizzando una presa più o meno larga si va a sollecitare i muscoli della schiena in modo differente e in
angolature differenti. Tenendo le mani invece in supinazione (palmi verso l’alto) si concentra il lavoro sui
Gran Dorsali e sulla parte superiore dei Trapezi e dei Bicipiti Brachiali.
ERRORI COMUNI
1) ruotare la schiena durante l’esecuzione.
2) dorso non attivo ma flesso
3) peso sulle punte
NOTE
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4 • PETTO
4.1 • BENCH PRESS
La panca piana o bench press è un esercizio ottimo per aumentare la forza della parte superiore del
corpo. Allena attivamente i muscoli anteriori del cingolo scapolo omerale, i tricipiti, gli avambraccio, la
parte alta della schiena ed il gran dorsale.
La distensione su panca è uno dei tre esercizi fondamentali nella disciplina sportiva del powerlifting, ed è
usata intensamente per allenarsi anche nel sollevamento pesi, nel culturismo, nel fitness. Mentre nel power-
lifting e nel sollevamento pesi le distensioni su panca si eseguono con il bilanciere (barbell bench press),
nel bodybuilding e altre discipline questo esercizio può essere eseguito anche con i manubri (dumbbell
bench press). L’esercizio si focalizza nello sviluppo del muscolo grande pettorale.
LA DISCESA
1) abbassare e addurre le scapole, petto in alto formando due archi uno torace bacino e uno spalla
spalla (tratto lombare in iper lordosi)
2) Piega i gomiti per iniziare la discesa
3) Raccogli i gomiti vicino al corpo mentre il bilanciere si avvicina al petto
4) Contrai il dorso mentre il bilanciere viaggia verso il petto.
5) Tocca lo stesso punto sul petto ogni volta.
RISALITA
1) Immagina di spingerti lontano dal bilanciere e sprofondare nella panca, senza spingere eccessiva-
mente con la nuca.
2) Immagina di spingerti lontano dal bilanciere e sprofondare nella panca.
Tutte le indicazioni sopra si rivolgono alla esecuzione del bench press su panca rispettando i dovuti alli-
neamenti ossei, di spinta ecc l’esercizio può essere adattato ed avere delle varianti tipo:
1) bench press a terra che diventa una specie di stacco
2) bench press sullo step
NOTE
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Sono esercizi molto importanti e di notevole efficacia; hanno il grande vantaggio di poter essere eseguiti
senza alcun attrezzo, non occorre molto spazio e si possono quindi effettuare comodamente a casa senza
alcun problema. L’importanza dei piegamenti sulle braccia deriva dal fatto che sono esercizi efficaci per
i pettorali, i tricipiti e molti muscoli della spalla. Con un solo gesto quindi si allenano più muscoli, quelli
tra i più importanti del distretto superiore.
ESERCIZI
1) push ups a leva corta fulcro sono le ginocchia
2) realise push ups si parte da prono. Le mani eseguono una pressione con un pre-caricamento di stacco.
La salita è una simulazione del cobra dello yoga. Questo esercizio è una fase di apprendimento e
sviluppo della pressione nel burpees del crossfit.
3) push up a leva lunga
NOTE
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4.3 • TENUTE
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5 • TRICIPITI
Il muscolo tricipite brachiale è uno dei muscoli della regione posteriore del braccio. È costituito da tre ventri
muscolari (capo lungo, capo laterale e capo mediale) che originano in punti diversi e terminano in un
unico tendine che si fissa sull’olecrano dell’ulna e sulla parete posteriore della capsula articolare del gomito
a sua azione principale è quella di estendere l’avambraccio. Il capo lungo, unico tra i tre capi ad agire
su due articolazioni diverse (biarticolare), adduce (in sinergia con il muscolo grande dorsale ), estende ed
abbassa sul piano sagittale il braccio; partecipa inoltre alla retroversione della scapola.
Esercizio re degli esercizi per i tricipiti. Compiere questo movimento usando il tuo peso corporeo ha il
beneficio di forzare naturalmente, i dips coinvolgono tutti i capi del tricipite ma vengono svolti con un
minimo di peso corporeo che è ampiamente maggiore rispetto al peso che è possibile sollevare con un
esercizio di isolamento. Il movimento può essere svolto su uno step o su una panca per iniziare se hai
bisogno di incrementare la forza nelle tue braccia.
ERRORI COMUNI
1) posizionamento distante del corpo dallo step con apertura della spalla
2) depressione spalle continua
3) petto chiuso
4) testa non allineata
5) carico sui polsi per mancata attivazione della spinta
NOTE
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Una ragione per cui molte persone falliscono nel completo sviluppo dei propri tricipiti è che non sanno
come lavorare propriamente il capo lungo dei tricipiti. Il capo lungo viene sotto stimolato quando agisce
come un’estensione del gomito quando la spalla è addotta o estesa, di conseguenza il capo lungo ha
bisogno di essere stimolato con un lavoro sopra la testa. La particolarità è di usare il bilanciere in posizio-
ne verticale e come tale comporta un doppio carico di azione sia nella fase propria del movimento che
nella posizione overhead dovuto alla forma dell’attrezzo e ai carichi distribuiti su distanze spaziale distali
cioè in posizione più lontana rispetto ad una parte considerata centrale. Questo è uno degli esercizi per
tricipiti che può essere eseguito seduto o in stazione eretta .
ERRORI COMUNI
1) mancato controllo dell’attrezzo e della sua direzione di azione motoria
2) stabilizzatori disattivati
VARIANTE
Lo stesso esercizio può essere eseguito in posizione supina sullo step
NOTE
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6 • BICIPITI
I bicipiti sono responsabili della flessione dell’avambraccio sul braccio, nonché di buona parte delle
dimensioni del braccio stesso, sono i “muscoli anteriori del braccio” (cioè, non esiste solo il bicipite), la
funzione del bicipite è particolarmente complessa. Sull’articolazione della spalla, il capo lungo del bicipite
(insieme con il sovraspinato ed il deltoide) abduce il braccio, mentre il capo breve lo adduce. La contrazio-
ne contemporanea dei due capi, lo solleva in sinergia col deltoide. Sull’articolazione del gomito, il bicipite
flette l’avambraccio sul braccio e lo supina. In definitiva, la posizione del braccio rispetto all’articolazione
della spalla determina quale sarà il capo del bicipite che sosterrà il maggior carico di lavoro.
1) Gambe divaricate come l’ampiezza delle spalle, e leggermente flesse,in modo da non caricare il
peso sulla schiena
2) Braccia distese lungo i fianchi.
3) Busto perfettamente diritto.
4) Flettete gli avambracci avvicinandoli al busto.
5) Durante l’esecuzione, i gomiti devono rimanere nella loro posizione originale
NOTE
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Per alzare il picco dei bicipiti è necessario lavorare sul BRACHIALE. Questo muscolo si trova sotto il
bicipite e quando è completamente sviluppato, appare come una grossa protuberanza muscolare che
spicca lateralmente dalla parte superiore del braccio quando è flesso e visto da dietro.
1) Eseguire questo esercizio come i tradizionali curl con bilanciere con la presa opposta con i palmi
rivolti verso il basso anziché verso l’alto
2) tenere sempre i gomiti bloccati contro il busto
3) mantenete una tecnica di esecuzione eccellente e non badare ai carichi alti, e cercare il bruciore
muscolare, con tecniche di allenamento ad alta intensità relative al pompaggio estremo.
NOTE
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NOTE
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N.B: sono esercizi per potenziare i muscoli dell’avambraccio responsabili della stabilità del braccio,
rendendo più efficaci i movimenti di flesso/estensione, intra/extra rotazione, abduzione/adduzione e
variazioni di leva.
NOTE
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7 • ADDOMINALI
Composto da diversi muscoli (70 nella regione lombo-pelvica) hanno un ruolo fondamentale da un funto
di vista anatomo-fisiologico: contengono e proteggono gli organi interni e circondano il rachide.
La loro funzione è responsabile del controllo e dell’esecuzione motoria: tutti i movimenti7esercizi sono Core
dipendenti, determinando e influenzando la postura.
NOTE
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Lo scopo di questo esercizio è quello di riuscire a padroneggiare la hollow position perdendola e riacqui-
sendola volontariamente mediante l’antero e la retroversione del bacino mantenendo la spinta delle spalle
sulle braccia e sulle gambe tese.
NOTE
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ERRORI COMUNI
1) ampliare la base d’appoggio fino al dorso e non effettuare la retroversione del bacino,questo atteg-
giamento non è corretto in quanto non consente una corretta chiusura addominale e rende impossibile
fare aderire completamente la zona lombare al suolo scaricandola dalle tensioni.
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ERRORI COMUNI
1) non rispettare tutti i punti
2) tratto lombare in tensione negativa
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7.2.9 • SUPERMAN
È un esercizio efficace per rinforzare la muscolatura della parte bassa della schiena.
NOTE
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NOTE
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Anche aperte – gambe flesse extra ruotate – colonna in appoggio parziale – addome attivo senza carico
– l’addome viene sfruttato sincronizzando le contrazioni e rispettando sempre le %.
NOTE
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Riscaldamento specifico
86 CAPITOLO 5 RISCALDAMENTO SPECIFICO
A corpo libero
Con bilanciere e/o attrezzi
Combinato
Struttura
A corpo libero
A) Parte superiore – cingolo scapolo omerale – Core:
1. Circonduzioni leva corta avanti e dietro
2. Clean
3. Push
B) Parte inferiore – cingolo coxofemorale – Core:
1. Air squat
2. Stacchi
3. Flesso/estensione della coscia sull’anca + affondi avanti e dietro con busto
C) Core (lavoro/movimento globale):
1. Squat + falso cane + equilibrio
2. Skater squat (partenza) + over-flow + estensione braccia (inclinazioni)
3. Torsioni busto, braccia tese avanti al petto, mani unite + torsioni in diagonale + torsioni in
equilibrio
Concetto musicale
nell’allenamento
88 CAPITOLO 6 CONCETTO MUSICALE NELL’ALLENAMENTO
- Tempo di lavoro: 1 periodo musicale a 125-130bpm equivale a circa 15 secondi, quindi 1 minuto
corrisponde a 4 periodi musicali, 2 minuti a 8 periodi, ecc..
1) DOWN-TOP-DOWN PLUS:
- 1 set down (parte inferiore) per 1-2 minuti > 4-8 periodi musicali
- 1 set top (parte superiore) per 1-2 minuti > 4-8 periodi musicali
- 1 set down (parte inferiore) per 1-2 minuti > 4-8 periodi musicali
- PLUS: si ripete lo stesso down-top-down aumentando o diminuendo l’intensità di lavoro o variando
gli esercizi
N.B.: è consigliato utilizzare questa tecnica nella prima parte della lezione e non negli ultimi 15-20
minuti per evitare una concentrazione ematica (sconsigliata) e stanchezza post allenamento nella parte
inferiore del corpo.
Totale: 6-12 minuti di lavoro non stop.
2) TOP-DOWN-TOP PLUS:
- 1 set top (parte superiore) per 1 minuto > 4 periodi musicali
- 1 set down (parte inferiore) per 1 minuto > 4 periodi musicali
- 1 set top (parte superiore) per 1 minuto > 4 periodi musicali
- PLUS: si ripete lo stesso top-down-top aumentando o diminuendo l’intensità di lavoro o variando
gli esercizi
- 1 more PLUS: può essere sviluppato un terzo top-down-top con le stesse modalità
Totale: 6-9 minuti di lavoro non stop.
3) DOWN-TOP-CORE:
- 1 set down (parte inferiore) per 1-2 minuti > 4-8 periodi musicali
- 1 set top (parte superiore) per 1-2 minuti > 4-8 periodi musicali
- 1 set Core (lavoro sul core) per 2 minuti > 8 periodi musicali
- Il lavoro sul Core è di 2 minuti e può essere sviluppato con esercizi classici (pelvic tilt – reverse
crunch – crunch – e vari) e/o di Core training in stazione eretta (vedi riscaldamento) o al suolo
tramite le tenute.
- Questa tecnica consente di poter intensificare con carichi il lavoro sulla parte inferiore e superiore
del corpo terminando il set sul Core.
Totale: 4-6 minuti di lavoro non stop.
4) TOP-DOWN-CORE:
- 1 set top (parte superiore) per 1-2 minuti > 4-8 periodi musicali
- 1 set down (parte inferiore) per 1-2 minuti > 4-8 periodi musicali
- 1 set Core (lavoro sul Core) per 2 minuti > 8 periodi musicali
- Il lavoro sul Core è di 2 minuti e può essere sviluppato con esercizi classici (pelvic tilt – reverse
crunch – crunch – e vari) e/o di Core training in stazione eretta (vedi riscaldamento) o al suolo
tramite le tenute.
- Questa tecnica consente di poter intensificare con carichi il lavoro sulla parte superiore e inferiore
del corpo terminando il set sul Core.
Totale: 4-6 minuti di lavoro non stop.
INTENSITÀ
CONTRAZIONI FINALITÀ
DA 1 A 5
Negativa
Forza-Flessibilità-Resistenza 5
Stimola la sintesi proteica
Eccentrica Forza-Flessibilità-Resistenza-Propulsione 4
isometrica Stabilità-Resistenza-Forza-propriocettività 3
Sequenze base
94 CAPITOLO 8 SEQUENZE BASE
DOWN-TOP-DPWN PLUS
NOTE
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TOP-DOWN-TOP PLUS
NOTE
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DOWN-TOP-CORE
NOTE
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TOP-DOWN-CORE
NOTE
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NOTE
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DOWN-TOP-DOWN PLUS
1’-2’ INTENSITA’-MOVIMENTO
1’-2’ INTENSITA’-MOVIMENTO
1’-2’ INTENSITA’-MOVIMENTO
NOTE
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TOP-DOWN-TOP PLUS
1’-2’ INTENSITA’-MOVIMENTO
1’-2’ INTENSITA’-MOVIMENTO
1’-2’ INTENSITA’-MOVIMENTO
NOTE
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DOWN-TOP-CORE
1’-2’
1’-2’
2’
NOTE
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TOP-DOWN-CORE
1’-2’
1’-2’
2’
NOTE
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NOTE
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NOTE
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DOWN-TOP-DOWN PLUS
1’-2’ INTENSITA’-MOVIMENTO
1’-2’ INTENSITA’-MOVIMENTO
1’-2’ INTENSITA’-MOVIMENTO
NOTE
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TOP-DOWN-TOP PLUS
1’-2’ INTENSITA’-MOVIMENTO
1’-2’ INTENSITA’-MOVIMENTO
1’-2’ INTENSITA’-MOVIMENTO
NOTE
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DOWN-TOP-CORE
1’-2’
1’-2’
2’
NOTE
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TOP-DOWN-CORE
1’-2’
1’-2’
2’
NOTE
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NOTE
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NOTE
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DOWN-TOP-DOWN PLUS
1’-2’ INTENSITA’-MOVIMENTO
1’-2’ INTENSITA’-MOVIMENTO
1’-2’ INTENSITA’-MOVIMENTO
NOTE
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TOP-DOWN-TOP PLUS
1’-2’ INTENSITA’-MOVIMENTO
1’-2’ INTENSITA’-MOVIMENTO
1’-2’ INTENSITA’-MOVIMENTO
NOTE
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DOWN-TOP-CORE
1’-2’
1’-2’
2’
NOTE
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TOP-DOWN-CORE
1’-2’
1’-2’
2’
NOTE
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1’-2’
1’-2’
2’
NOTE
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1’-2’
1’-2’
2’
NOTE
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APPUNTI
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Il Centro Studi La Torre srl è proprietario di tutti i diritti legati all’utilizzo dei seguenti marchi,
registrati nei paesi dell’Unione Europea e del mondo:
A.T.P. Aquatic Training Program Feder Fitness Kardio Kombat
AIF Associazione Italiana Fitness Federazione Italiana Fitness Maratona di aerobica e fitness
AIPT Associazione Italiana Personal Trainer Federazione Italiana Wellness Power Stretching
AIW Associazione Italiana Wellness Federpalestre Scuola di Wellness
Aktiva Federwellness Scuola Italiana Fitness
Aqua Wellness FIF Scuola Italiana Olistica
Associazione Wellness Italia Fisio Fitness Scuola Italiana Wellness
Associazione Nazionale Wellness Fit Shop TBW Total Body Workout
Beach Fitness Fitness Academy Tu1
Bosufit Fitness Donna Wellness Academy
Cross Training Fusion Wellness Accademy School
Dance Expression IDA International Dance Association Wellness School
Educatore Alimentare International Fitness Federation Yogaflex
Educatore Posturale International Wellness Association
European Wellness Association International Wellness Federation
Qualsiasi utilizzo dei succitati marchi, senza autorizzazione del Centro Studi La Torre srl, è severamente vietata e perseguibile a termini di legge.
Art Personal Trainer Golf Federazione Ghiri Sport Italia Milano Danza Expo
ASI Federazione Jazzercise Italia MSP Italia
CNM Italia Festival del Fitness Nazionale Italiana Medici
CSEN Greenpeace Rimini Wellness
Danza in Fiera IDEA Health & Fitness Association Scuola dello Sport CONI
ENDAS LAV Synergy System Fitness Studio
Federazione Italiana Medici Sportivi Legambiente
Federazione Italiana Ginnastica Medici senza frontiere
POWER PUMP
EVOLUTION
Lezioni di tonificazione di gruppo con l’uso
di manubri e bilanciere
Power Pump Evolution è un programma di alle-
namento basato sul condizionamento musco-
lare globale e funzionale ai movimenti prope-
deutici per gli esercizi che lo caratterizzano.
Oggi le conoscenze, l’esperienza e l’evoluzione
dell’allenamento hanno permesso di poter rea-
lizzare un programma innovativo che tiene in
considerazione le basi e principi del Pump clas-
sico integrato da concetti, strategie e un’orga-
nizzazione del lavoro che lo rendono attuale,
semplice e totalmente rinnovato nel suo format.
via P. Costa 2 • 48121 Ravenna • tel. 0544 34124 • fax 0544 34752 • fif@[Link]
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