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Minerali e Rocce 2

Il documento esplora la composizione e la formazione di minerali e rocce nella crosta terrestre, evidenziando i processi geologici che hanno plasmato il nostro pianeta. Si discute della struttura interna della Terra, del gradiente geotermico e delle modalità di cristallizzazione dei minerali, nonché della loro classificazione chimica. Infine, viene analizzata la struttura cristallina e i legami chimici che influenzano le proprietà fisiche dei minerali.

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Minerali e Rocce 2

Il documento esplora la composizione e la formazione di minerali e rocce nella crosta terrestre, evidenziando i processi geologici che hanno plasmato il nostro pianeta. Si discute della struttura interna della Terra, del gradiente geotermico e delle modalità di cristallizzazione dei minerali, nonché della loro classificazione chimica. Infine, viene analizzata la struttura cristallina e i legami chimici che influenzano le proprietà fisiche dei minerali.

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Minerali e Rocce: Struttura, Composizione e Trasformazioni nella Crosta Terrestre

Introduzione
La superficie della Terra, con tutta la sua varietà di paesaggi, è costituita essenzialmente da due tipi di
materiali fondamentali: minerali e rocce. Sebbene possano sembrare immobili e inerti, essi sono il risultato
di processi dinamici e continui che avvengono nel nostro pianeta da miliardi di anni. Studiare le rocce e i
minerali significa quindi comprendere le trasformazioni geologiche, l’evoluzione della crosta terrestre e i
meccanismi profondi che plasmano il nostro mondo.

Origine e struttura interna della Terra


La Terra, secondo i geologi, si è formata circa 4,7 miliardi di anni fa attraverso l’aggregazione di planetesimi,
piccoli corpi celesti composti da polveri e gas. Le radiazioni e gli urti tra questi corpi portarono a un
innalzamento della temperatura, fino alla fusione totale della massa. Il raffreddamento della superficie
portò alla formazione della crosta terrestre. Oggi sappiamo, grazie allo studio delle onde sismiche, che
l'interno della Terra è strutturato in gusci concentrici: nucleo, mantello e crosta, separati da discontinuità
chimico-fisiche.
Il nucleo, composto principalmente da ferro e nichel, si divide in una parte interna solida e una esterna
liquida. Il mantello, che circonda il nucleo, è costituito da silicati ed è solido, salvo nella zona più interna.
Infine, la crosta è lo strato più esterno e sottile, composto anch'esso da silicati. La crosta e la parte superiore
del mantello formano la litosfera, la porzione rigida che costituisce i continenti e il fondo oceanico.

Il gradiente geotermico
La temperatura all'interno della Terra aumenta con la profondità, seguendo un gradiente geotermico di circa
3 °C ogni 100 metri, anche se questo valore può variare. A 40 km di profondità, la temperatura può
superare i 1000 °C, mentre nel nucleo può raggiungere i 5000 °C. Questa energia termica alimenta i
movimenti tettonici e i fenomeni magmatici che trasformano continuamente le rocce della crosta.

I minerali: definizione e formazione


Un minerale è una sostanza naturale, solida, inorganica, con composizione chimica definita e struttura
cristallina ordinata. Questa definizione, apparentemente semplice, racchiude caratteristiche fondamentali: i
minerali devono infatti derivare da processi non biologici (anche se ci sono eccezioni), devono avere una
formula chimica ben identificabile e, soprattutto, devono presentare un reticolo cristallino regolare, cioè
una disposizione periodica degli atomi nello spazio.
Questa struttura interna è ciò che determina molte proprietà fisiche osservabili: la forma dei cristalli, la
sfaldatura, la durezza, la densità, la lucentezza. I minerali si formano per cristallizzazione, cioè il passaggio
dallo stato liquido o gassoso allo stato solido, con disposizione ordinata degli atomi.
La cristallizzazione, cioè la formazione di un reticolo cristallino a partire da atomi, ioni o molecole, può
avvenire in diverse condizioni ambientali. Ecco le principali modalità:

[Link] da soluzioni magmatiche


Quando il magma (miscela fluida di rocce fuse, gas e cristalli) si raffredda, gli elementi chimici cominciano a
legarsi in modo ordinato formando cristalli.
Se il raffreddamento è lento (ad esempio in profondità), si formano cristalli grandi e visibili → come nel
granito.
Se il raffreddamento è rapido (sulla superficie), i cristalli non hanno tempo di crescere → si formano rocce
vetrose o microcristalline, come l’ossidiana o il basalto.
Questa è la via principale di formazione dei minerali silicatici, i più abbondanti sulla Terra.

2. Cristallizzazione da soluzioni acquose


Minerali possono anche formarsi per precipitazione da soluzioni acquose, cioè quando un solvente (di solito
acqua) evapora o cambia composizione:
Tipico è il caso dei sali (come il gesso o il salgemma, cioè cloruro di sodio), che precipitano da acqua marina
o laghi salati → rocce evaporitiche.
Questi processi avvengono spesso in ambienti aridi o in bacini chiusi.

3. Cristallizzazione da vapori
In prossimità delle bocche vulcaniche o in cavità interne delle rocce (vugs), i gas vulcanici possono
raffreddarsi rapidamente e deporre cristalli:
Si formano minerali sublimati, come lo zolfo nativo o realgar e orpimento (arseniuri).
Questi ambienti sono a bassa pressione, spesso ricchi di vapori e sostanze volatili.

4. Ricristallizzazione allo stato solido


Durante processi metamorfici, i minerali preesistenti possono diventare instabili per variazioni di
temperatura e pressione:
Non fondono, ma si trasformano in nuovi minerali più stabili in quel nuovo ambiente → è il caso di calcite →
dolomite o andalusite → sillimanite.
Questo processo è alla base della formazione delle rocce metamorfiche, come marmi, scisti, gneiss.
I cristalli tendono ad appiattirsi perpendicolarmente alla direzione di massima pressione, originando
strutture come la foliazione.

5. Biomineralizzazione: attività degli organismi viventi


Molti organismi viventi (come molluschi, coralli, diatomee) producono biominerali:
Carbonato di calcio (CaCO₃) nei gusci e scheletri di molluschi, echinodermi e coralli.
Silice (SiO₂) nei gusci di diatomee e radiolari.
Questi materiali, una volta accumulati sul fondo marino o lacustre, possono diventare rocce sedimentarie
(come il calcare o la selce).

Struttura cristallina e legami chimici


La struttura cristallina è l’ordinamento periodico tridimensionale degli atomi o ioni all’interno di un
minerale. Questo ordinamento segue schemi geometrici regolari che si ripetono nello spazio, detti reticoli
cristallini.
Alla base della struttura cristallina di ogni minerale si trova la cella elementare, l’unità minima, il più piccolo
parallelepipedo che, ripetuto nello spazio, ricostruisce l’intero reticolo.
Esistono sette sistemi cristallini fondamentali, ognuno con caratteristiche geometriche proprie:

Sistema Cristallino Assi e Angoli Esempio


Cubico (isometrico) a = b = c; α = β = γ = 90° Pirite, galena
Tetragonale a = b ≠ c; α = β = γ = 90° Zircone
Ortorombico a ≠ b ≠ c; α = β = γ = 90° Barite, olivina
Monoclino a ≠ b ≠ c; α = γ = 90°, β ≠ 90° Gesso, mica
Triclino a ≠ b ≠ c; α ≠ β ≠ γ ≠ 90° Cianite, albite
Esagonale a = b ≠ c; α = β = 90°, γ = 120° Grafite, berillo
Trigonale (romboedrico) a = b = c; α = β = γ ≠ 90° Quarzo (in parte)

Questa struttura dipende da:


 Legami chimici: ionici, covalenti, metallici, o van der Waals.
 Dimensione e carica degli ioni: determina come si impacchettano.
Dal punto di vista chimico, i minerali si distinguono anche per il tipo di legame chimico che tiene insieme gli
atomi:
- CRISTALLI IONICI: sono costituiti da cationi e anioni che si alternano nel reticolo. La maggior parte
dei minerali è formata da ioni tenuti insieme da forze di natura elettrostatica
- CRISTALLI COVALENTI: sono costituiti da atomi legati covalentemente fra loro a formare una rete
che si estende in tutte le direzioni del cristallo
- CRISTALLI METALLICI: sono costituiti da cationi, che occupano le varie posizioni del reticolo,
circondati da elettroni di valenza in movimento e diffusi in tutto il solido.
- CRISTALLI MOLECOLARI: sono costituiti da atomi o da molecole neutre tenute insieme da forze
deboli. (Van der Waals).
Questi legami influiscono sulla stabilità, la durezza e la forma dei cristalli.

L’abito cristallino è la forma esterna visibile del cristallo, ovvero la morfologia che esso assume crescendo in
uno spazio tridimensionale. È influenzato da come i piani del reticolo cristallino si manifestano all’esterno.
Alcuni esempi di tipi di abiti cristallini sono:
- Idiomorfi (euhedrali): cristalli ben formati con facce definite.
- Subidiomorfi (subeuhedrali): parzialmente formati, con alcune facce.
- Anidiomorfi (anhedrali): senza facce cristalline, forma irregolare.

Il cristallo tende naturalmente a formare un abito regolare, ma questo è possibile solo se le condizioni
ambientali lo permettono.
- Spazio libero: è la condizione principale per lo sviluppo completo di un abito.
I cristalli che crescono in ambienti spaziosi e stabili possono sviluppare facce piane e simmetriche,
diventando idiomorfi (euhedrali). Se lo spazio o il tempo di crescita sono limitati, si avranno cristalli
subidiomorfi o anidiomorfi.
- Velocità di crescita
Crescita lenta → maggiore possibilità di formare facce piane e simmetriche.
Crescita rapida → forma irregolare, abiti distorti.
- Temperatura e pressione
Devono essere costanti e compatibili con la stabilità del minerale.
Fluttuazioni rapide possono interrompere la crescita ordinata.
- Composizione chimica del mezzo
La purezza chimica favorisce la cristallizzazione regolare.
Impurità possono interferire o bloccare certe facce.
- Presenza di fluidi
I fluidi idrotermali, ricchi di elementi in soluzione, favoriscono la crescita di cristalli idiomorfi (es. quarzo,
calcite).

Classificazione dei minerali


La classificazione chimica dei minerali si basa sugli anioni principali presenti nella loro struttura. I silicati
sono i minerali più abbondanti della crosta terrestre (costituiscono il 90% della crosta terrestre) e si basano
sul tetraedro silicato (SiO₄)⁴⁻, in cui un atomo di silicio è circondato da quattro ossigeni ai vertici di un
tetraedro regolare. Ogni tetraedro può rimanere isolato o condividere uno o più ossigeni con altri tetraedri,
dando origine a strutture più complesse.
A seconda di come questi tetraedri si connettono tra loro, si distinguono diversi gruppi strutturali:
- Nesosilicati (o ortosilicati)
 Tetraedri isolati, non condividono ossigeni.
 Formula base: (SiO₄)⁴⁻
 Compensazione della carica con cationi come Fe²⁺, Mg²⁺, Ca²⁺.
 Esempi: Olivina: (Mg,Fe)₂SiO₄, Zircone: ZrSiO₄, Granati: (Ca,Mg,Fe,Mn)₃(Al,Fe,Cr)₂Si₃O₁₂

- Sorosilicati (o disilicati)
 Due tetraedri condividono un atomo di ossigeno → unità (Si₂O₇)⁶⁻
 Struttura a doppio tetraedro.
 Esempi: Epidoto: Ca₂(Al,Fe)₃(SiO₄)(Si₂O₇)O(OH), Vesuvianite

- Ciclosilicati (o silicati ad anello)


 Tetraedri uniti a formare anelli chiusi (più spesso con 3, 4 o 6 unità).
 Formula tipica: (Si₆O₁₈)¹²⁻ (per l’anello a 6 tetraedri)
 Esempi: Berillo: Be₃Al₂Si₆O₁₈, Tormalina, Cordierite

- Inosilicati (o silicati a catena)


a) Catena singola: ogni tetraedro condivide 2 ossigeni → (SiO₃)²⁻
Esempi: Pirosseni: es. augite (Ca,Na)(Mg,Fe,Al,Ti)(Si,Al)₂O₆

b) Catena doppia: alternanza di tetraedri che condividono 2 e 3 ossigeni → (Si₄O₁₁)⁶⁻


Esempi: Amfiboli: es. hornblenda

- Fillosilicati (o silicati a fogli)


 Ogni tetraedro condivide 3 ossigeni → struttura a strati.
 Presentano cleavaggio perfetto secondo i piani del foglio.
 Sfaldabile
 Esempi: Miche: biotite (ferro-magnesiaca), muscovite (alluminosa), Talco: Mg₃Si₄O₁₀(OH)₂, Clorite

- Tettosilicati (o silicati a struttura tridimensionale)


 Tutti e 4 gli ossigeni del tetraedro sono condivisi → struttura a reticolo tridimensionale continuo.
 Formula base neutra: SiO₂
 Esempi: Quarzo: SiO₂, Feldspati

Classe Unità strutturale Formula base Esempi principali


Nesosilicati Tetraedri isolati (SiO₄)⁴⁻ Olivina, granati
Sorosilicati Coppie di tetraedri (Si₂O₇)⁶⁻ Epidoto
Ciclosilicati Anelli (Si₆O₁₈)¹²⁻ Berillo, tormalina
Inosilicati Catene (SiO₃)²⁻, (Si₄O₁₁)⁶⁻ Pirosseni, anfiboli
singole/doppie
Fillosilicati Strati piani (Si₂O₅)²⁻ Miche, talco
Tettosilicati Reticolo 3D SiO₂ Quarzo, feldspati

La struttura dei silicati influenza fortemente le proprietà fisiche:


Durezza: aumenta con la complessità della rete tridimensionale (es. quarzo).
Sfaldatura: presente nei fillosilicati per la debolezza dei legami interstrato.
Stabilità termica: maggiore nei tettosilicati, minore nei nesosilicati.

Una distinzione utile è quella tra:


Silicati femici (o mafici): ricchi in ferro e magnesio, colore scuro, maggiore densità,
Silicati sialici (o felsici): ricchi in silicio, alluminio, sodio e potassio, colore chiaro, bassa densità.

Minerali non silicatici e fenomeni strutturali


I minerali non silicatici, sebbene meno diffusi, sono cruciali per l’ambiente, l’industria e la formazione di
alcune rocce. Tra i minerali non silicatici troviamo:

- Elementi nativi
 Anione: nessuno (elementi puri)
 Suddivisione:
1. Metalli (Au, Ag, Cu)
2. Semimetalli (As, Bi)
3. Non metalli (S, C)
🌍 Formazione: ambienti magmatici, idrotermali, vulcanici

- Solfuri
 Anione: S²⁻
 Struttura: cubica, ortorombica, o complessa (tetraedrica/ottaedrica)
 Esempi:
Pirite (FeS₂) – cubica
Galena (PbS) – cubica
Calcopirite (CuFeS₂) – tetragonale
Sfalerite (ZnS) – cubica
Cinnabro (HgS) – trigonale
🌍 Formazione: ambienti idrotermali, magmatici, sedimentari riducenti
⚠️Nota: importanti economicamente come minerali metalliferi

- Ossidi (O²⁻)
 Legami forti M-O
 Strutture compatte: cubica, trigonale
 Esempi:
Corindone (Al₂O₃) – trigonale
Ematite (Fe₂O₃) – trigonale
Magnetite (Fe₃O₄) – cubica (spinello)
Rutilo (TiO₂) – tetragonale
🌍 Formazione: ambienti magmatici, metamorfici, sedimentari

- Idrossidi (OH⁻)
 Contengono gruppi OH⁻ strutturali
 Frequenti nei processi di alterazione
 Esempi:
Goethite (FeO(OH))
Brucite (Mg(OH)₂)
Gibbsite (Al(OH)₃)
🌍 Ambienti di alterazione chimica, tropicali, idrotermali

- Carboidrati
 Anione: CO₃²⁻ (gruppo planare)
 Strutture: trigonali, ortorombiche
 Esempi:
Calcite (CaCO₃) – trigonale
Dolomite (CaMg(CO₃)₂) – trigonale
Aragonite (CaCO₃) – ortorombica
Malachite Cu₂CO₃(OH)₂) – con OH⁻
Azurite (Cu₃(CO₃)₂(OH)₂)
🌍 Ambienti sedimentari, secondari, idrotermali
⚠️Nota: effervescenza con HCl (soprattutto calcite)

- Solfati
 Anione: SO₄²⁻ (tetraedrico)
 Spesso minerali evaporitici
 Alcuni sono idrati
 Esempi:
Gesso (CaSO₄·2H₂O) – acqua di cristallizzazione
Anidrite (CaSO₄) – forma anidra
Barite (BaSO₄) – molto densa
🌍 Ambienti evaporitici, idrotermali

- Alogenati
 Anioni: Cl⁻, F⁻, Br⁻, I⁻
 Legami ionici semplici
 Spesso idro-solubili
 Esempi:
Halite (NaCl) – cubica
Fluorite (CaF₂) – cubica
Sylvite (KCl)
Carnallite (KMgCl₃·6H₂O) – idrato
🌍 Ambienti evaporitici, saline

Gruppo Anione Struttura tipica Acqua presente? Esempi


Elementi – Variabile ❌ No Au, S, C
nativi
Solfuri S²⁻ Cubica/Tetragonale ❌ No FeS₂, PbS
Ossidi O²⁻ Cubica/Trigonale ❌ No Fe₂O₃, Al₂O₃
Idrossidi OH⁻ Stratificata ✅ Sì (OH⁻ strutturale) FeO(OH), Mg(OH)₂
Carbonati CO₃²⁻ Trigonale/Ortor. ✅ (OH⁻ / H₂O) CaCO₃, CuCO₃(OH)₂
Solfati SO₄²⁻ Tetraedrica ✅ Spesso (H₂O) CaSO₄·2H₂O
Alogenuri Cl⁻, F⁻… Cubica ✅ In alcuni (H₂O) NaCl, KMgCl₃·6H₂O

Anche l’acqua (H₂O) può essere considerata in relazione ai minerali non silicatici, soprattutto in forma solida
(ghiaccio) o come componente nei processi geologici. Vediamo i punti principali:
1. Il ghiaccio come minerale
Il ghiaccio è classificato come un minerale non silicatico.
Ha una struttura cristallina ordinata (esagonale o cubica, a seconda della temperatura e pressione).
Si forma in natura (neve, ghiacciai) e soddisfa le condizioni per essere considerato un minerale: naturale,
solido, con composizione chimica definita e struttura cristallina.

2. L’acqua nei minerali (acqua minerale strutturale o combinata)


Alcuni minerali non silicatici contengono molecole d’acqua legate chimicamente, ad esempio:
- Gesso (CaSO₄·2H₂O) → contiene due molecole di acqua per ogni molecola di solfato di calcio.
- Aluniti, zeoliti, argille → possono assorbire e rilasciare acqua.
Questi minerali si chiamano idrati

Alcuni fenomeni particolari, come il polimorfismo e l'isomorfismo, illustrano la varietà strutturale e


composizionale dei minerali. Il polimorfismo si verifica quando una stessa sostanza chimica può cristallizzare
in strutture diverse (come nel caso del diamante, struttura tetraedrica tridimensionale, estremamente dura,
e della grafite, struttura planare con strati debolmente legati, morbida e lubrificante), mentre l'isomorfismo
avviene quando ioni simili si sostituiscono all'interno del reticolo cristallino (es. nella serie dell’olivina) e
quindi minerali con composizioni chimiche diverse cristallizzano nella stessa struttura Alcuni minerali, detti
amorfi o mineraloidi, come l'ossidiana, non possiedono una struttura cristallina ordinata.

Proprietà fisiche e chimiche dei minerali


Le proprietà fisiche dei minerali derivano direttamente dalla loro composizione chimica e dalla struttura
cristallina Tra le principali:
Durezza: indica la resistenza alla scalfittura e si misura con la scala di Mohs, che va da 1 (talco) a 10
(diamante). La durezza dipende dalla forza dei legami atomici nel reticolo cristallino.
Sfaldatura e frattura: la sfaldatura è la capacità di rompersi secondo piani regolari, mentre la frattura si
riferisce a rotture irregolari.
Lucentezza: descrive come la superficie del minerale riflette la luce:
- Lucentezza metallica → riflette come un metallo (es. pirite, galena)
- Lucentezza vitrea → come il vetro (es. quarzo)
- Lucentezza perlacea → come la madreperla (es. talco)
- Lucentezza adamantina → molto brillante (es. diamante)
É o roprietà tipica delle rocce di origine sedentaria che subiscono metamorfosi.
Colore e striscio (il colore della polvere del minerale) (si osserva strofinando il minerale su una porcellana
ruvida)
Densità: espressa come peso specifico, varia in base alla composizione chimica. Minerali contenenti metalli
pesanti, come la galena, presentano densità elevate.
Proprietà ottiche: includono la birifrangenza, osservabile in minerali come la calcite, dove un raggio di luce
viene sdoppiato attraversando il cristallo e la trasparenza
Magnetismo e conducibilità: alcuni minerali, come la magnetite, sono magnetici, mentre altri, come la
grafite, conducono elettricità grazie alla mobilità degli elettroni nel reticolo.
Malleabilità, capacità di essere schiacciato in lamine senza rompersi e Duttilità, capacità di essere tirato in
fili. Queste proprietà sono tipiche di metalli nativi.

Proprietà Descrizione Esempi di minerali


Durezza Resistenza alla scalfittura Talco (1), Quarzo (7), Diamante (10)
Sfaldatura Rottura lungo piani regolari Mica, Calcite
Frattura Rottura irregolare Quarzo
Lucentezza Aspetto della superficie alla luce Pirite (metallica), Quarzo (vitrea)
Colore e Striscio Colore del minerale e della sua polvere Ematite, Pirite
Densità Peso del minerale in rapporto al volume Galena, Barite
Proprietà ottiche Trasparenza, birifrangenza Calcite
Magnetismo Reazione al campo magnetico Magnetite
Malleabilità/Duttilità Capacità di essere modellato Oro, Rame, Argento

Le rocce: classificazione e genesi


Se i minerali sono i “mattoni” della Terra, le rocce ne sono le “costruzioni”. Una roccia non è altro che un
aggregato solido naturale di minerali (e talvolta anche di materiali amorfi), ma la sua importanza va ben
oltre questa semplice definizione. Le rocce sono registratrici di eventi geologici, sono archivi che
contengono la memoria di eruzioni vulcaniche, collisioni continentali, processi sedimentari o metamorfici e
altri fenomeni che modellano la crosta terrestre.
Ogni roccia è il prodotto di un preciso processo di formazione, e per questo motivo le rocce vengono
classificate in tre grandi famiglie genetiche. In base al processo genetico che le ha originate, le rocce si
distinguono in magmatiche, sedimentarie e metamorfiche. Questa classificazione non è rigida, poiché una
roccia può trasformarsi in un’altra nel corso del tempo, dando luogo al cosiddetto ciclo litogenetico.
Le rocce si possono classificare in base alla loro composizione in:

1. Rocce Omogenee
Sono formate da un solo tipo di minerale o comunque da minerali difficilmente distinguibili a occhio nudo.
Hanno un aspetto uniforme e compatto.

Caratteristiche:
 Aspetto compatto e uniforme
 Non si distinguono facilmente i componenti
 Spesso si tratta di rocce chimiche o organogene

 Esempi:
Calcare puro → formato principalmente da calcite
Dolomia → formata da dolomite
Selce → formata da quarzo microcristallino
Marna (in parte) → se ha composizione omogenea argillosa

2. Rocce Eterogenee
Sono composte da più tipi di minerali, spesso ben visibili a occhio nudo o al microscopio. I componenti sono
distinguibili per colore, forma o dimensioni.

Caratteristiche:
 Aspetto granulare o stratificato
 Componenti visibili o comunque differenziabili
 Tipico delle rocce magmatiche intrusive e rocce metamorfiche

 Esempi:
Granito → composto da quarzo, feldspati e miche
Conglomerato → contiene frammenti di altre rocce cementati
Arenaria → visibili i granuli di sabbia
Gneiss → struttura a fogli alternati di minerali diversi

Rocce magmatiche
Le rocce magmatiche, anche dette igne, si formano dal raffreddamento e dalla solidificazione di un magma,
cioè una massa fusa composta da silicati liquidi, gas disciolti e, spesso, piccoli cristalli già formati. Questo
magma può avere origine sia nel mantello terrestre che nella crosta, a seguito di processi di fusione
parziale. A seconda delle condizioni fisiche e chimiche (come temperatura, pressione, composizione e
presenza di volatili), la fusione avviene in modo selettivo: solo alcuni minerali fondono, altri no. Questo
spiega perché anche magmi derivanti dalla stessa regione possano avere composizioni diverse.

Dal punto di vista petrografico, le rocce magmatiche vengono suddivise in intrusive ed effusive. Le prime
solidificano lentamente all’interno della crosta terrestre, permettendo la formazione di cristalli ben
sviluppati e visibili a occhio nudo: è il caso di rocce come il granito o il gabbro. Le seconde invece si
raffreddano rapidamente in superficie o in prossimità di essa, dando origine a rocce con cristalli molto
piccoli o con una matrice vetrosa, come il basalto o la riolite.

Un altro criterio di classificazione si basa sulla composizione chimica, in particolare sul contenuto in silice
(SiO₂). Le rocce acide, come il granito o la riolite, sono ricche in silice, mentre quelle basiche, come il gabbro
o il basalto, ne contengono meno. Le rocce ultrabasiche, come la peridotite, sono estremamente povere in
silice e molto ricche in ferro e magnesio. Questa classificazione è importante perché la composizione
influisce su molte proprietà del magma, tra cui la viscosità.

CLASSIFICAZIONE DELLE ROCCE MAGMATICHE

1. In base al luogo di solidificazione:


Tipo Dove si forma Struttura Esempi
Granito, Diorite,
Intrusiva (plutonica) All’interno della crosta Cristalli grandi (raffreddamento lento)
Gabbro
Tipo Dove si forma Struttura Esempi
Cristalli piccoli o vetrosi Riolite, Andesite,
Effusiva (vulcanica) In superficie
(raffreddamento rapido) Basalto
Ipolivea Tra crosta profonda e
Cristalli misti (porfirici) Porfido
(subvulcanica) superficie

2. In base alla composizione chimica (contenuto in SiO₂):


Tipo SiO₂ (%) Colore Minerali Esempi
Acide > 63% Chiare (felsiche) Quarzo, ortoclasio, plagioclasi sodici Granito, Riolite
Intermedie 52–63% Intermedie Plagioclasi, anfiboli Diorite, Andesite
Basiche 45–52% Scure (mafici) Olivina, pirosseni, plagioclasi calcici Gabbro, Basalto
Ultrabasiche < 45% Molto scure Olivina, pirosseni Peridotite, Komatiite

Una delle domande fondamentali della petrologia è come da un singolo magma possano originarsi
molteplici minerali e, conseguentemente, diversi tipi di rocce. La risposta risiede in un processo chiamato
cristallizzazione frazionata.
Quando un magma inizia a raffreddarsi, non tutti i minerali cristallizzano allo stesso momento: ogni
minerale ha un proprio intervallo di temperatura in cui si forma, definito da pressioni, composizione e
condizioni ambientali. I primi minerali a formarsi sono generalmente quelli del gruppo dei ferromagnesiaci,
come olivina e pirosseno, che cristallizzano ad alte temperature. Questi, se non vengono rimossi dal
sistema, possono reagire con il magma ancora fuso, ma se sedimentano o vengono separati fisicamente, il
liquido residuo cambia composizione, diventando più ricco in silice e più evoluto chimicamente.
Proseguendo nel raffreddamento, si formeranno quindi minerali diversi, come anfiboli, miche, feldspati
alcalini e infine quarzo.
Questo processo, descritto formalmente dalla serie di Bowen, spiega perché da un magma basaltico
originario si possa ottenere, nel tempo, una grande varietà di rocce intermedie o acide.

Fattori che influenzano la velocità di raffreddamento:


- Profondità: più profondo → più lento → cristalli grandi
- Composizione chimica: magmi acidi = viscosi → raffreddano più lentamente
- Contenuto in acqua e gas: abbassa punto di fusione → favorisce formazione di cristalli
- Convezione e dinamiche del corpo magmatico

La viscosità di un magma è una delle sue caratteristiche fisiche più importanti, poiché influisce sul
comportamento del flusso, sulla velocità di risalita verso la superficie e sulla modalità dell’eruzione
vulcanica. Essa dipende principalmente da tre fattori: la temperatura, il contenuto in silice e la quantità di
gas disciolti.

I magmi acidi, ricchi in silice, tendono a essere molto viscosi. Questo perché le molecole di SiO₂ formano
una rete tridimensionale che ostacola il movimento del fluido. Al contrario, i magmi basici, poveri in silice e
più ricchi in elementi come ferro e magnesio, presentano una struttura più semplice e quindi scorrono più
facilmente. La temperatura gioca anch’essa un ruolo fondamentale: un magma più caldo è meno viscoso.
Infine, la presenza di gas come H₂O e CO₂ può ridurre significativamente la viscosità, facilitando la mobilità
del magma.

La viscosità ha conseguenze dirette anche sul tipo di eruzione: magmi acidi tendono a produrre eruzioni
esplosive, perché i gas restano intrappolati fino a che la pressione non li fa esplodere violentemente; i
magmi basici, invece, danno luogo a eruzioni effusive, con colate laviche fluide.

Le rocce metamorfiche derivano dalla trasformazione in stato solido (senza fusione) di rocce preesistenti
(anche magmatiche), in condizioni di alta pressione e/o temperatura.
Roccia Metamorfico Osservazioni
Magmatica corrispondente
Granito Gneiss Stessa composizione, ma struttura foliata e minerali
orientati
Basalto Anfibolite / Scisto verde In base a P-T; strutture più scure, ricche di anfiboli
Diorite Gneiss diorico Foliatura più debole
Gabbro Anfibolite Presenza di orneblenda e plagioclasio ricristallizzati
📌 Differenze visive principali:
Le rocce magmatiche hanno strutture granulari (cristalli ben formati, interlocking).
Le rocce metamorfiche mostrano foliazione, bande mineralogiche, e talvolta nuovi minerali tipici del
metamorfismo (granato, staurolite…).

Le rocce magmatiche, una volta formate, non restano immutabili. Se sottoposte a variazioni di pressione e
temperatura senza raggiungere la fusione, possono trasformarsi in rocce metamorfiche. Questo avviene in
genere durante l’orogenesi (formazione di catene montuose) o in prossimità di corpi magmatici caldi. Il
processo avviene in stato solido e porta alla formazione di nuovi minerali più stabili in quelle condizioni e a
una riorganizzazione della struttura interna della roccia.

Nelle rocce magmatiche porfiriche si osservano spesso fenocristalli, cioè cristalli grandi e ben formati
immersi in una massa a grana fine (detta pasta di fondo). Questo accade perché i cristalli iniziano a formarsi
in profondità, dove il raffreddamento è lento. Poi, quando il magma risale in superficie, si raffredda molto
velocemente: il resto del materiale non ha tempo di formare cristalli grandi e solidifica come vetro o
microcristalli.
Un esempio è il porfido andesitico, dove si vedono cristalli di plagioclasio o anfibolo in una matrice fine.
A volte si trovano anche xenocristalli: cristalli “estranei” al magma, che vengono inglobati da rocce vicine
durante la risalita. Un esempio sono i cristalli di quarzo nei basalti, dove il quarzo normalmente non
dovrebbe esserci.
Infine, alcuni cristalli mostrano zonature, cioè anelli o bande con composizione chimica leggermente
diversa. Queste zone si formano perché le condizioni chimiche del magma cambiano durante la crescita del
cristallo, lasciando una “registrazione” della sua storia.

I gas presenti nel magma (come vapore acqueo, anidride carbonica, zolfo…) sono molto importanti nella
formazione delle rocce e dei minerali e anche durante le eruzioni vulcaniche.

1. Formazione dei minerali


Quando il magma si raffredda, i gas cominciano a separarsi e a formare bolle. Questo:
- Cambia la composizione del magma che resta, influenzando i minerali che si formano.
- Favorisce la formazione di cristalli molto grandi, soprattutto nelle pegmatiti, grazie alla presenza di
gas e altri elementi.

2. Eruzioni vulcaniche
I gas aumentano la pressione all’interno del magma. Se la pressione diventa troppo alta, può avvenire
un’eruzione. I gas influenzano:
- La viscosità (cioè quanto il magma è fluido): più gas = magma più fluido.
- Il tipo di eruzione:
Pochi gas = eruzione tranquilla (effusiva).
Tanti gas = eruzione esplosiva (perché la pressione aumenta molto).

3. Depositi di minerali
I gas possono trasportare metalli e altri elementi. Quando si raffreddano, formano veri e propri giacimenti,
con minerali come:
Pirite, oro, argento (da fluidi caldi detti idrotermali),
Tormalina e apatite (da gas molto caldi, fase pneumatolitica).

4. Evoluzione del magma


I gas aiutano il magma a raffreddarsi più lentamente, come una coperta termica. Questo:
Fa cristallizzare i minerali con calma, così diventano più grandi.
Cambia la composizione del magma, permettendo la formazione di rocce diverse.

Rocce sedimentarie
Le rocce sedimentarie si formano dall’accumulo e dalla diagenesi di sedimenti, che derivano dalla
disgregazione di altre rocce o dalla precipitazione chimica. A seconda dell’origine dei sedimenti, si
distinguono:
- Rocce clastiche: derivate da frammenti solidi (es. argillite, arenaria, conglomerato), - Rocce chimiche: da
precipitazione di sostanze disciolte (es. gesso, calcare), - Rocce organogene: da resti di organismi (es. calcare
fossilifero, carbone).

Rocce metamorfiche
Quando una roccia, sia essa magmatica o sedimentaria, viene sottoposta a temperature e pressioni elevate,
ma non tali da causarne la fusione, può subire un metamorfismo e trasformarsi in una roccia metamorfica.
Questo può avvenire su scala regionale, in occasione di orogenesi, oppure localmente, in prossimità di
intrusioni magmatiche. Il calcare, ad esempio, può trasformarsi in marmo.

Il processo avviene principalmente nel campo di temperatura tra 200 °C e 800 °C e in un ampio intervallo di
pressioni, che possono raggiungere anche valori molto elevati (oltre 10 kbar). Il ruolo dei fluidi, soprattutto
acqua e CO₂, è fondamentale perché facilitano la diffusione degli ioni e la riorganizzazione minerale.
TIPI DI METAMORFISMO (Sottoclassificazione)

1. Metamorfismo di contatto
Avviene localmente, vicino a intrusioni magmatiche, dove il calore del magma riscalda le rocce circostanti.
Qui la pressione non varia significativamente, mentre la temperatura è molto alta. I minerali che si formano
in queste condizioni sono tipici di ambienti ad alta temperatura e bassa pressione. Il metamorfismo di
contatto dà origine a rocce chiamate metamorfi di contatto o roccia aureola.

Origine: Calore proveniente da una massa magmatica in intrusione.


Temperatura: Alta
Pressione: Bassa
Area: Ristretta, attorno al corpo magmatico
Rocce tipiche: Cornubianite, marmi, quarziti

2. Metamorfismo regionale
È il tipo più diffuso e si verifica su vaste aree geografiche, soprattutto in zone di orogenesi (formazione di
catene montuose) dove rocce sono sottoposte a elevate pressioni e temperature per lunghi periodi. Il
metamorfismo regionale comporta deformazioni intense e ricristallizzazione orientata dei minerali, con
formazione di strutture caratteristiche come la foliazione e la scistosità.

Origine: Pressioni e temperature elevate su vasta scala (es. orogenesi)


Tipico delle catene montuose
Deformazione intensa
Rocce tipiche: Scisti, gneiss, filladi

3. Metamorfismo dinamico (o cataclastico)


Avviene principalmente lungo le faglie, dove la pressione localizzata è molto elevata ma la temperatura è
generalmente bassa. Il risultato è una roccia altamente deformata e fratturata, con grana molto fine. Le
rocce tipiche sono le miloniti e le cataclasiti, che mostrano tessiture di frantumazione e ricristallizzazione
dovute al movimento tettonico.

Origine: Forte pressione localizzata, frizione lungo faglie


Struttura: Fratturata, brecciata
Rocce tipiche: Miloniti, cataclasiti

4. Metamorfismo di seppellimento
Questo avviene quando rocce sedimentarie vengono sotterrate profondamente sotto altri strati,
aumentando pressione e temperatura. Solitamente questo metamorfismo è a basso grado e non comporta
grandi deformazioni o foliature, ma solo modifiche mineralogiche e di tessitura.

Origine: Alta pressione dovuta alla profondità, con aumento lento della temperatura
Rocce tipiche: simili al metamorfismo regionale ma in ambienti più stabili

5. Metamorfismo oceanico (o di dorsale)


Interviene quando fluidi ricchi di minerali e calore interagiscono con le rocce, alterandone la composizione
chimica e favorendo la formazione di minerali nuovi, come serpentino e clorite. È molto comune nelle
croste oceaniche, specialmente attorno alle dorsali.

Origine: Interazione tra crosta oceanica e fluidi idrotermali


Rocce tipiche: Serpentiniti, anfiboliti

Uno degli aspetti più caratteristici delle rocce metamorfiche è la foliazione, ovvero l’allineamento
preferenziale di minerali platy (piatti) o aghiformi. Questo orientamento si forma sotto pressioni direzionali
e dà origine a tessiture specifiche:
Foliazione: disposizione parallela di minerali come miche (biotite, muscovite) o clorite.
Scistosità: tipo di foliazione ben sviluppata e visibile, tipica degli scisti.
Gneissosità: banda alternata di minerali chiari (quarzo, feldspati) e scuri (biotite, anfibolo) che formano una
struttura a bande.

Queste strutture aiutano a riconoscere il tipo di deformazione subita dalla roccia.

Il metamorfismo non è solo una trasformazione fisica ma anche chimica: i minerali presenti nella roccia
cambiano a seconda delle condizioni di temperatura e pressione. Alcuni minerali si formano solo in
condizioni specifiche, e vengono chiamati minerali indice, fondamentali per capire il grado di
metamorfismo.

Il ciclo litogenetico

Il ciclo litogenetico, noto anche come ciclo delle rocce, è un modello concettuale che descrive la
trasformazione continua delle rocce nella litosfera terrestre. Non si tratta di una sequenza rigida e lineare,
ma di un sistema dinamico e aperto, in cui ogni tipo di roccia può potenzialmente trasformarsi in un’altra,
percorrendo vie diverse e spesso complesse. Questo modello è fondamentale per comprendere
l’interazione tra i processi interni (endogeni) ed esterni (esogeni) del pianeta.

Origine del ciclo: il magma


Il punto di partenza convenzionale del ciclo è il magma, una miscela complessa di silicati fusi, cristalli sospesi
e gas volatili (come H₂O, CO₂, SO₂), generata nella profondità del mantello o della crosta inferiore. La genesi
del magma avviene principalmente tramite anatessi, ossia la fusione parziale di rocce preesistenti, favorita
da un aumento locale di temperatura, da una diminuzione di pressione (decompressione adiabatica) o
dall’aggiunta di volatili (che abbassano la temperatura di fusione).

Quando il magma risale e si raffredda, dà origine a rocce magmatiche, la cui struttura dipende dalla velocità
di raffreddamento e dalla composizione. Il raffreddamento può avvenire lentamente in profondità (rocce
intrusive) o rapidamente in superficie (rocce effusive).

Erosione, trasporto e sedimentazione


Le rocce magmatiche (come anche le metamorfiche e le sedimentarie esposte) vengono progressivamente
alterate dagli agenti esogeni: pioggia, vento, variazioni termiche, gelo, attività biologica, ecc. Questi fattori
causano la disgregazione fisica e alterazione chimica delle rocce, producendo sedimenti. Il materiale eroso
viene poi trasportato da fiumi, vento o ghiacciai e si accumula in bacini di sedimentazione, come fondali
marini, laghi o pianure alluvionali.

Diagenesi: nascita delle rocce sedimentarie


Nel tempo, gli strati di sedimenti si sovrappongono. Il peso degli strati superiori esercita una pressione
litostatica crescente sugli strati inferiori. Questa pressione, insieme alla precipitazione di minerali dai fluidi
interstiziali, induce la compattazione e cementazione dei granuli sedimentari, trasformandoli in rocce
sedimentarie. Questo processo prende il nome di diagenesi, ed è responsabile dell’origine di rocce come
l’arenaria, la marna o il calcare.

Metamorfismo: pressione e temperatura in profondità


Con l’approfondimento nella crosta, a causa della subsidenza tettonica o della collisione tra placche, le rocce
sedimentarie (ma anche quelle magmatiche) possono essere sepolte a profondità tali da subire significative
trasformazioni. In queste condizioni, crescono sia la pressione litostatica che la temperatura. La roccia non
fonde, ma i suoi minerali si riorganizzano e nuovi minerali stabili nelle nuove condizioni si formano: è il
processo di metamorfismo.

Durante il metamorfismo possono formarsi strutture tipiche come la foliazione, legata alla disposizione
orientata dei minerali in risposta a pressioni direzionali. Le rocce così trasformate vengono definite rocce
metamorfiche, come lo gneiss, lo scisto o l’anfibolite.

Anatessi e ritorno al magma


In situazioni estreme, soprattutto in prossimità di corpi magmatici o durante processi tettonici profondi, la
temperatura può raggiungere livelli tali da causare la fusione parziale delle rocce metamorfiche. Questo
evento, noto come anatessi, produce nuovo magma che può risalire e dare inizio a un nuovo ciclo
magmatico. In questo modo, il ciclo si chiude, ma non in modo circolare, perché i percorsi possono
divergere a ogni passaggio.

Uno degli aspetti più interessanti del ciclo litogenetico è che ogni roccia può seguire percorsi diversi. Non è
detto, ad esempio, che una roccia magmatica debba diventare sedimentaria prima di diventare
metamorfica. Una roccia effusiva, come il basalto, può andare direttamente incontro a metamorfismo se
viene sepolta rapidamente. Allo stesso modo, una roccia sedimentaria può essere erosa prima di essere
trasformata, dando origine a nuovi sedimenti senza passare per il metamorfismo.

Questa non linearità riflette la complessità dei sistemi geologici della Terra: un mondo in continua
trasformazione, in cui i materiali si riciclano in un flusso geodinamico continuo, guidato da energia interna
(geotermia, tettonica) ed esterna (clima, erosione).
L’azione degli agenti esogeni
In tutto questo processo, l’acqua e gli agenti atmosferici svolgono un ruolo fondamentale. I fiumi, ad
esempio, modellano il paesaggio scavando valli a V, canyon e cascate, trasportando sedimenti e formando
pianure alluvionali. I ghiacciai, con il loro movimento lento ma inesorabile, scavano valli a U e depositano
morene e massi erratici. Le acque meteoriche contribuiscono all’erosione del suolo creando calanchi o
piramidi di terra, mentre il mare, con le onde e le maree, scolpisce falesie, grotte e faraglioni. Anche il vento
ha un effetto modellante, erodendo le rocce più tenere e formando depositi come il loess o dune nei
deserti. Infine, l'acqua può agire anche chimicamente: ad esempio, sciogliendo il carbonato di calcio e
dando origine a fenomeni carsici come doline, stalattiti e stalagmiti. Tutti questi processi, fisici e chimici,
contribuiscono alla continua trasformazione della crosta terrestre.

Come riconoscere una roccia dall’esterno


Per identificare una roccia, il primo passo è osservarla attentamente nel suo insieme, poi nei dettagli.
Bisogna chiedersi: ha cristalli visibili? Si sfalda facilmente? È vetrosa, stratificata, compatta o presenta
fossili?

Se i cristalli sono ben visibili, interconnessi e non ci sono pori né cemento, probabilmente si tratta di una
roccia magmatica formata in profondità, come il granito. Questo tipo di roccia si è raffreddato lentamente,
permettendo ai minerali di crescere e organizzarsi in una struttura compatta. In altri casi, potresti notare
cristalli più grandi immersi in una massa più fine: è la cosiddetta tessitura porfirica, tipica di alcune lave che
hanno iniziato a cristallizzare lentamente in profondità ma sono poi eruttate, raffreddandosi rapidamente.

Se invece la superficie è vetrosa, lucida e priva di cristalli visibili, potresti avere in mano un’ossidiana, una
roccia formata da un raffreddamento rapidissimo che non ha permesso ai minerali di cristallizzare. Altre
lave, come i basalti, non hanno cristalli visibili a occhio nudo, ma si presentano compatte e talvolta con
piccole cavità lasciate dai gas (vescicole).

Quando una roccia mostra strati evidenti, è friabile o contiene fossili, ci troviamo nel campo delle rocce
sedimentarie. Queste si formano per accumulo e compattazione di materiali erosi da altre rocce o resti
organici. La loro struttura può essere clastica, cioè composta da frammenti cementati, oppure chimica, se i
minerali sono precipitati direttamente da soluzioni acquose, come nel caso del gesso o della salgemma.
Esistono anche rocce sedimentarie organogene, come alcuni calcari ricchi di fossili o gusci.

Le rocce metamorfiche, infine, sono riconoscibili per il loro aspetto “riplasmato”: possono avere bande di
colori alternati (gneiss), oppure sfaldarsi facilmente in lastre sottili (scisti, filladi). In queste rocce, i minerali
si riorganizzano sotto l’effetto della pressione e della temperatura, assumendo un orientamento regolare. A
volte l’aspetto è compatto e cristallino, come nei marmi o nelle quarziti, che derivano rispettivamente da
calcari e arenarie sottoposti a metamorfismo.

Oltre all’osservazione, si possono fare alcuni semplici test. Ad esempio, si può provare a graffiare la roccia
con un’unghia o con un coltello per valutarne la durezza. Se frizza con qualche goccia di aceto, è molto
probabile che contenga carbonati, come il calcare. Anche il peso percepito può dare indizi: le rocce scure e
dense, come i basalti, sono più pesanti di quelle chiare e acide, come i graniti. Un piccolo magnete, infine,
può rivelare la presenza di minerali ferrosi, tipici di alcune rocce magmatiche basiche.

Le tessiture: cosa ci racconta l’aspetto interno


La tessitura di una roccia ci dice molto sulla sua storia. Nelle rocce magmatiche, ad esempio, dipende dalla
velocità con cui il magma si è raffreddato. Se il raffreddamento è stato lento, come nel caso delle rocce
intrusive, tutti i minerali hanno avuto il tempo di cristallizzare formando una tessitura olocristallina. Quando
invece il raffreddamento è stato rapido, come nelle lave, si ottengono tessiture afanitiche (con cristalli
microscopici) o vetrose, dove non ci sono cristalli visibili.

Alcune lave mostrano cristalli grandi immersi in una pasta più fine: è la tessitura porfirica, che indica una
storia complessa di raffreddamento in due fasi. Se ci sono bolle o cavità, si parla di tessitura vescicolare,
dovuta ai gas rimasti intrappolati durante la solidificazione.

Nelle rocce sedimentarie, la tessitura riguarda invece la disposizione e la natura dei granuli: possono essere
visibili, cementati tra loro, o essere il risultato di precipitazione chimica o accumulo di materiale organico. La
tessitura clastica è la più comune ed è tipica di rocce come le arenarie o i conglomerati.

Le rocce metamorfiche mostrano tessiture che riflettono la pressione e la temperatura a cui sono state
sottoposte. Se i minerali si dispongono secondo piani paralleli, si parla di tessitura scistosa. Quando si
osservano bande chiare e scure, la tessitura è gneissica. Se invece i cristalli sono equidimensionali,
interconnessi e senza orientamento preferenziale, si parla di tessitura granuloblastica, tipica delle rocce non
foliate.

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