Minerali e Rocce 2
Minerali e Rocce 2
Introduzione
La superficie della Terra, con tutta la sua varietà di paesaggi, è costituita essenzialmente da due tipi di
materiali fondamentali: minerali e rocce. Sebbene possano sembrare immobili e inerti, essi sono il risultato
di processi dinamici e continui che avvengono nel nostro pianeta da miliardi di anni. Studiare le rocce e i
minerali significa quindi comprendere le trasformazioni geologiche, l’evoluzione della crosta terrestre e i
meccanismi profondi che plasmano il nostro mondo.
Il gradiente geotermico
La temperatura all'interno della Terra aumenta con la profondità, seguendo un gradiente geotermico di circa
3 °C ogni 100 metri, anche se questo valore può variare. A 40 km di profondità, la temperatura può
superare i 1000 °C, mentre nel nucleo può raggiungere i 5000 °C. Questa energia termica alimenta i
movimenti tettonici e i fenomeni magmatici che trasformano continuamente le rocce della crosta.
3. Cristallizzazione da vapori
In prossimità delle bocche vulcaniche o in cavità interne delle rocce (vugs), i gas vulcanici possono
raffreddarsi rapidamente e deporre cristalli:
Si formano minerali sublimati, come lo zolfo nativo o realgar e orpimento (arseniuri).
Questi ambienti sono a bassa pressione, spesso ricchi di vapori e sostanze volatili.
L’abito cristallino è la forma esterna visibile del cristallo, ovvero la morfologia che esso assume crescendo in
uno spazio tridimensionale. È influenzato da come i piani del reticolo cristallino si manifestano all’esterno.
Alcuni esempi di tipi di abiti cristallini sono:
- Idiomorfi (euhedrali): cristalli ben formati con facce definite.
- Subidiomorfi (subeuhedrali): parzialmente formati, con alcune facce.
- Anidiomorfi (anhedrali): senza facce cristalline, forma irregolare.
Il cristallo tende naturalmente a formare un abito regolare, ma questo è possibile solo se le condizioni
ambientali lo permettono.
- Spazio libero: è la condizione principale per lo sviluppo completo di un abito.
I cristalli che crescono in ambienti spaziosi e stabili possono sviluppare facce piane e simmetriche,
diventando idiomorfi (euhedrali). Se lo spazio o il tempo di crescita sono limitati, si avranno cristalli
subidiomorfi o anidiomorfi.
- Velocità di crescita
Crescita lenta → maggiore possibilità di formare facce piane e simmetriche.
Crescita rapida → forma irregolare, abiti distorti.
- Temperatura e pressione
Devono essere costanti e compatibili con la stabilità del minerale.
Fluttuazioni rapide possono interrompere la crescita ordinata.
- Composizione chimica del mezzo
La purezza chimica favorisce la cristallizzazione regolare.
Impurità possono interferire o bloccare certe facce.
- Presenza di fluidi
I fluidi idrotermali, ricchi di elementi in soluzione, favoriscono la crescita di cristalli idiomorfi (es. quarzo,
calcite).
- Sorosilicati (o disilicati)
Due tetraedri condividono un atomo di ossigeno → unità (Si₂O₇)⁶⁻
Struttura a doppio tetraedro.
Esempi: Epidoto: Ca₂(Al,Fe)₃(SiO₄)(Si₂O₇)O(OH), Vesuvianite
- Elementi nativi
Anione: nessuno (elementi puri)
Suddivisione:
1. Metalli (Au, Ag, Cu)
2. Semimetalli (As, Bi)
3. Non metalli (S, C)
🌍 Formazione: ambienti magmatici, idrotermali, vulcanici
- Solfuri
Anione: S²⁻
Struttura: cubica, ortorombica, o complessa (tetraedrica/ottaedrica)
Esempi:
Pirite (FeS₂) – cubica
Galena (PbS) – cubica
Calcopirite (CuFeS₂) – tetragonale
Sfalerite (ZnS) – cubica
Cinnabro (HgS) – trigonale
🌍 Formazione: ambienti idrotermali, magmatici, sedimentari riducenti
⚠️Nota: importanti economicamente come minerali metalliferi
- Ossidi (O²⁻)
Legami forti M-O
Strutture compatte: cubica, trigonale
Esempi:
Corindone (Al₂O₃) – trigonale
Ematite (Fe₂O₃) – trigonale
Magnetite (Fe₃O₄) – cubica (spinello)
Rutilo (TiO₂) – tetragonale
🌍 Formazione: ambienti magmatici, metamorfici, sedimentari
- Idrossidi (OH⁻)
Contengono gruppi OH⁻ strutturali
Frequenti nei processi di alterazione
Esempi:
Goethite (FeO(OH))
Brucite (Mg(OH)₂)
Gibbsite (Al(OH)₃)
🌍 Ambienti di alterazione chimica, tropicali, idrotermali
- Carboidrati
Anione: CO₃²⁻ (gruppo planare)
Strutture: trigonali, ortorombiche
Esempi:
Calcite (CaCO₃) – trigonale
Dolomite (CaMg(CO₃)₂) – trigonale
Aragonite (CaCO₃) – ortorombica
Malachite Cu₂CO₃(OH)₂) – con OH⁻
Azurite (Cu₃(CO₃)₂(OH)₂)
🌍 Ambienti sedimentari, secondari, idrotermali
⚠️Nota: effervescenza con HCl (soprattutto calcite)
- Solfati
Anione: SO₄²⁻ (tetraedrico)
Spesso minerali evaporitici
Alcuni sono idrati
Esempi:
Gesso (CaSO₄·2H₂O) – acqua di cristallizzazione
Anidrite (CaSO₄) – forma anidra
Barite (BaSO₄) – molto densa
🌍 Ambienti evaporitici, idrotermali
- Alogenati
Anioni: Cl⁻, F⁻, Br⁻, I⁻
Legami ionici semplici
Spesso idro-solubili
Esempi:
Halite (NaCl) – cubica
Fluorite (CaF₂) – cubica
Sylvite (KCl)
Carnallite (KMgCl₃·6H₂O) – idrato
🌍 Ambienti evaporitici, saline
Anche l’acqua (H₂O) può essere considerata in relazione ai minerali non silicatici, soprattutto in forma solida
(ghiaccio) o come componente nei processi geologici. Vediamo i punti principali:
1. Il ghiaccio come minerale
Il ghiaccio è classificato come un minerale non silicatico.
Ha una struttura cristallina ordinata (esagonale o cubica, a seconda della temperatura e pressione).
Si forma in natura (neve, ghiacciai) e soddisfa le condizioni per essere considerato un minerale: naturale,
solido, con composizione chimica definita e struttura cristallina.
1. Rocce Omogenee
Sono formate da un solo tipo di minerale o comunque da minerali difficilmente distinguibili a occhio nudo.
Hanno un aspetto uniforme e compatto.
Caratteristiche:
Aspetto compatto e uniforme
Non si distinguono facilmente i componenti
Spesso si tratta di rocce chimiche o organogene
Esempi:
Calcare puro → formato principalmente da calcite
Dolomia → formata da dolomite
Selce → formata da quarzo microcristallino
Marna (in parte) → se ha composizione omogenea argillosa
2. Rocce Eterogenee
Sono composte da più tipi di minerali, spesso ben visibili a occhio nudo o al microscopio. I componenti sono
distinguibili per colore, forma o dimensioni.
Caratteristiche:
Aspetto granulare o stratificato
Componenti visibili o comunque differenziabili
Tipico delle rocce magmatiche intrusive e rocce metamorfiche
Esempi:
Granito → composto da quarzo, feldspati e miche
Conglomerato → contiene frammenti di altre rocce cementati
Arenaria → visibili i granuli di sabbia
Gneiss → struttura a fogli alternati di minerali diversi
Rocce magmatiche
Le rocce magmatiche, anche dette igne, si formano dal raffreddamento e dalla solidificazione di un magma,
cioè una massa fusa composta da silicati liquidi, gas disciolti e, spesso, piccoli cristalli già formati. Questo
magma può avere origine sia nel mantello terrestre che nella crosta, a seguito di processi di fusione
parziale. A seconda delle condizioni fisiche e chimiche (come temperatura, pressione, composizione e
presenza di volatili), la fusione avviene in modo selettivo: solo alcuni minerali fondono, altri no. Questo
spiega perché anche magmi derivanti dalla stessa regione possano avere composizioni diverse.
Dal punto di vista petrografico, le rocce magmatiche vengono suddivise in intrusive ed effusive. Le prime
solidificano lentamente all’interno della crosta terrestre, permettendo la formazione di cristalli ben
sviluppati e visibili a occhio nudo: è il caso di rocce come il granito o il gabbro. Le seconde invece si
raffreddano rapidamente in superficie o in prossimità di essa, dando origine a rocce con cristalli molto
piccoli o con una matrice vetrosa, come il basalto o la riolite.
Un altro criterio di classificazione si basa sulla composizione chimica, in particolare sul contenuto in silice
(SiO₂). Le rocce acide, come il granito o la riolite, sono ricche in silice, mentre quelle basiche, come il gabbro
o il basalto, ne contengono meno. Le rocce ultrabasiche, come la peridotite, sono estremamente povere in
silice e molto ricche in ferro e magnesio. Questa classificazione è importante perché la composizione
influisce su molte proprietà del magma, tra cui la viscosità.
Una delle domande fondamentali della petrologia è come da un singolo magma possano originarsi
molteplici minerali e, conseguentemente, diversi tipi di rocce. La risposta risiede in un processo chiamato
cristallizzazione frazionata.
Quando un magma inizia a raffreddarsi, non tutti i minerali cristallizzano allo stesso momento: ogni
minerale ha un proprio intervallo di temperatura in cui si forma, definito da pressioni, composizione e
condizioni ambientali. I primi minerali a formarsi sono generalmente quelli del gruppo dei ferromagnesiaci,
come olivina e pirosseno, che cristallizzano ad alte temperature. Questi, se non vengono rimossi dal
sistema, possono reagire con il magma ancora fuso, ma se sedimentano o vengono separati fisicamente, il
liquido residuo cambia composizione, diventando più ricco in silice e più evoluto chimicamente.
Proseguendo nel raffreddamento, si formeranno quindi minerali diversi, come anfiboli, miche, feldspati
alcalini e infine quarzo.
Questo processo, descritto formalmente dalla serie di Bowen, spiega perché da un magma basaltico
originario si possa ottenere, nel tempo, una grande varietà di rocce intermedie o acide.
La viscosità di un magma è una delle sue caratteristiche fisiche più importanti, poiché influisce sul
comportamento del flusso, sulla velocità di risalita verso la superficie e sulla modalità dell’eruzione
vulcanica. Essa dipende principalmente da tre fattori: la temperatura, il contenuto in silice e la quantità di
gas disciolti.
I magmi acidi, ricchi in silice, tendono a essere molto viscosi. Questo perché le molecole di SiO₂ formano
una rete tridimensionale che ostacola il movimento del fluido. Al contrario, i magmi basici, poveri in silice e
più ricchi in elementi come ferro e magnesio, presentano una struttura più semplice e quindi scorrono più
facilmente. La temperatura gioca anch’essa un ruolo fondamentale: un magma più caldo è meno viscoso.
Infine, la presenza di gas come H₂O e CO₂ può ridurre significativamente la viscosità, facilitando la mobilità
del magma.
La viscosità ha conseguenze dirette anche sul tipo di eruzione: magmi acidi tendono a produrre eruzioni
esplosive, perché i gas restano intrappolati fino a che la pressione non li fa esplodere violentemente; i
magmi basici, invece, danno luogo a eruzioni effusive, con colate laviche fluide.
Le rocce metamorfiche derivano dalla trasformazione in stato solido (senza fusione) di rocce preesistenti
(anche magmatiche), in condizioni di alta pressione e/o temperatura.
Roccia Metamorfico Osservazioni
Magmatica corrispondente
Granito Gneiss Stessa composizione, ma struttura foliata e minerali
orientati
Basalto Anfibolite / Scisto verde In base a P-T; strutture più scure, ricche di anfiboli
Diorite Gneiss diorico Foliatura più debole
Gabbro Anfibolite Presenza di orneblenda e plagioclasio ricristallizzati
📌 Differenze visive principali:
Le rocce magmatiche hanno strutture granulari (cristalli ben formati, interlocking).
Le rocce metamorfiche mostrano foliazione, bande mineralogiche, e talvolta nuovi minerali tipici del
metamorfismo (granato, staurolite…).
Le rocce magmatiche, una volta formate, non restano immutabili. Se sottoposte a variazioni di pressione e
temperatura senza raggiungere la fusione, possono trasformarsi in rocce metamorfiche. Questo avviene in
genere durante l’orogenesi (formazione di catene montuose) o in prossimità di corpi magmatici caldi. Il
processo avviene in stato solido e porta alla formazione di nuovi minerali più stabili in quelle condizioni e a
una riorganizzazione della struttura interna della roccia.
Nelle rocce magmatiche porfiriche si osservano spesso fenocristalli, cioè cristalli grandi e ben formati
immersi in una massa a grana fine (detta pasta di fondo). Questo accade perché i cristalli iniziano a formarsi
in profondità, dove il raffreddamento è lento. Poi, quando il magma risale in superficie, si raffredda molto
velocemente: il resto del materiale non ha tempo di formare cristalli grandi e solidifica come vetro o
microcristalli.
Un esempio è il porfido andesitico, dove si vedono cristalli di plagioclasio o anfibolo in una matrice fine.
A volte si trovano anche xenocristalli: cristalli “estranei” al magma, che vengono inglobati da rocce vicine
durante la risalita. Un esempio sono i cristalli di quarzo nei basalti, dove il quarzo normalmente non
dovrebbe esserci.
Infine, alcuni cristalli mostrano zonature, cioè anelli o bande con composizione chimica leggermente
diversa. Queste zone si formano perché le condizioni chimiche del magma cambiano durante la crescita del
cristallo, lasciando una “registrazione” della sua storia.
I gas presenti nel magma (come vapore acqueo, anidride carbonica, zolfo…) sono molto importanti nella
formazione delle rocce e dei minerali e anche durante le eruzioni vulcaniche.
2. Eruzioni vulcaniche
I gas aumentano la pressione all’interno del magma. Se la pressione diventa troppo alta, può avvenire
un’eruzione. I gas influenzano:
- La viscosità (cioè quanto il magma è fluido): più gas = magma più fluido.
- Il tipo di eruzione:
Pochi gas = eruzione tranquilla (effusiva).
Tanti gas = eruzione esplosiva (perché la pressione aumenta molto).
3. Depositi di minerali
I gas possono trasportare metalli e altri elementi. Quando si raffreddano, formano veri e propri giacimenti,
con minerali come:
Pirite, oro, argento (da fluidi caldi detti idrotermali),
Tormalina e apatite (da gas molto caldi, fase pneumatolitica).
Rocce sedimentarie
Le rocce sedimentarie si formano dall’accumulo e dalla diagenesi di sedimenti, che derivano dalla
disgregazione di altre rocce o dalla precipitazione chimica. A seconda dell’origine dei sedimenti, si
distinguono:
- Rocce clastiche: derivate da frammenti solidi (es. argillite, arenaria, conglomerato), - Rocce chimiche: da
precipitazione di sostanze disciolte (es. gesso, calcare), - Rocce organogene: da resti di organismi (es. calcare
fossilifero, carbone).
Rocce metamorfiche
Quando una roccia, sia essa magmatica o sedimentaria, viene sottoposta a temperature e pressioni elevate,
ma non tali da causarne la fusione, può subire un metamorfismo e trasformarsi in una roccia metamorfica.
Questo può avvenire su scala regionale, in occasione di orogenesi, oppure localmente, in prossimità di
intrusioni magmatiche. Il calcare, ad esempio, può trasformarsi in marmo.
Il processo avviene principalmente nel campo di temperatura tra 200 °C e 800 °C e in un ampio intervallo di
pressioni, che possono raggiungere anche valori molto elevati (oltre 10 kbar). Il ruolo dei fluidi, soprattutto
acqua e CO₂, è fondamentale perché facilitano la diffusione degli ioni e la riorganizzazione minerale.
TIPI DI METAMORFISMO (Sottoclassificazione)
1. Metamorfismo di contatto
Avviene localmente, vicino a intrusioni magmatiche, dove il calore del magma riscalda le rocce circostanti.
Qui la pressione non varia significativamente, mentre la temperatura è molto alta. I minerali che si formano
in queste condizioni sono tipici di ambienti ad alta temperatura e bassa pressione. Il metamorfismo di
contatto dà origine a rocce chiamate metamorfi di contatto o roccia aureola.
2. Metamorfismo regionale
È il tipo più diffuso e si verifica su vaste aree geografiche, soprattutto in zone di orogenesi (formazione di
catene montuose) dove rocce sono sottoposte a elevate pressioni e temperature per lunghi periodi. Il
metamorfismo regionale comporta deformazioni intense e ricristallizzazione orientata dei minerali, con
formazione di strutture caratteristiche come la foliazione e la scistosità.
4. Metamorfismo di seppellimento
Questo avviene quando rocce sedimentarie vengono sotterrate profondamente sotto altri strati,
aumentando pressione e temperatura. Solitamente questo metamorfismo è a basso grado e non comporta
grandi deformazioni o foliature, ma solo modifiche mineralogiche e di tessitura.
Origine: Alta pressione dovuta alla profondità, con aumento lento della temperatura
Rocce tipiche: simili al metamorfismo regionale ma in ambienti più stabili
Uno degli aspetti più caratteristici delle rocce metamorfiche è la foliazione, ovvero l’allineamento
preferenziale di minerali platy (piatti) o aghiformi. Questo orientamento si forma sotto pressioni direzionali
e dà origine a tessiture specifiche:
Foliazione: disposizione parallela di minerali come miche (biotite, muscovite) o clorite.
Scistosità: tipo di foliazione ben sviluppata e visibile, tipica degli scisti.
Gneissosità: banda alternata di minerali chiari (quarzo, feldspati) e scuri (biotite, anfibolo) che formano una
struttura a bande.
Il metamorfismo non è solo una trasformazione fisica ma anche chimica: i minerali presenti nella roccia
cambiano a seconda delle condizioni di temperatura e pressione. Alcuni minerali si formano solo in
condizioni specifiche, e vengono chiamati minerali indice, fondamentali per capire il grado di
metamorfismo.
Il ciclo litogenetico
Il ciclo litogenetico, noto anche come ciclo delle rocce, è un modello concettuale che descrive la
trasformazione continua delle rocce nella litosfera terrestre. Non si tratta di una sequenza rigida e lineare,
ma di un sistema dinamico e aperto, in cui ogni tipo di roccia può potenzialmente trasformarsi in un’altra,
percorrendo vie diverse e spesso complesse. Questo modello è fondamentale per comprendere
l’interazione tra i processi interni (endogeni) ed esterni (esogeni) del pianeta.
Quando il magma risale e si raffredda, dà origine a rocce magmatiche, la cui struttura dipende dalla velocità
di raffreddamento e dalla composizione. Il raffreddamento può avvenire lentamente in profondità (rocce
intrusive) o rapidamente in superficie (rocce effusive).
Durante il metamorfismo possono formarsi strutture tipiche come la foliazione, legata alla disposizione
orientata dei minerali in risposta a pressioni direzionali. Le rocce così trasformate vengono definite rocce
metamorfiche, come lo gneiss, lo scisto o l’anfibolite.
Uno degli aspetti più interessanti del ciclo litogenetico è che ogni roccia può seguire percorsi diversi. Non è
detto, ad esempio, che una roccia magmatica debba diventare sedimentaria prima di diventare
metamorfica. Una roccia effusiva, come il basalto, può andare direttamente incontro a metamorfismo se
viene sepolta rapidamente. Allo stesso modo, una roccia sedimentaria può essere erosa prima di essere
trasformata, dando origine a nuovi sedimenti senza passare per il metamorfismo.
Questa non linearità riflette la complessità dei sistemi geologici della Terra: un mondo in continua
trasformazione, in cui i materiali si riciclano in un flusso geodinamico continuo, guidato da energia interna
(geotermia, tettonica) ed esterna (clima, erosione).
L’azione degli agenti esogeni
In tutto questo processo, l’acqua e gli agenti atmosferici svolgono un ruolo fondamentale. I fiumi, ad
esempio, modellano il paesaggio scavando valli a V, canyon e cascate, trasportando sedimenti e formando
pianure alluvionali. I ghiacciai, con il loro movimento lento ma inesorabile, scavano valli a U e depositano
morene e massi erratici. Le acque meteoriche contribuiscono all’erosione del suolo creando calanchi o
piramidi di terra, mentre il mare, con le onde e le maree, scolpisce falesie, grotte e faraglioni. Anche il vento
ha un effetto modellante, erodendo le rocce più tenere e formando depositi come il loess o dune nei
deserti. Infine, l'acqua può agire anche chimicamente: ad esempio, sciogliendo il carbonato di calcio e
dando origine a fenomeni carsici come doline, stalattiti e stalagmiti. Tutti questi processi, fisici e chimici,
contribuiscono alla continua trasformazione della crosta terrestre.
Se i cristalli sono ben visibili, interconnessi e non ci sono pori né cemento, probabilmente si tratta di una
roccia magmatica formata in profondità, come il granito. Questo tipo di roccia si è raffreddato lentamente,
permettendo ai minerali di crescere e organizzarsi in una struttura compatta. In altri casi, potresti notare
cristalli più grandi immersi in una massa più fine: è la cosiddetta tessitura porfirica, tipica di alcune lave che
hanno iniziato a cristallizzare lentamente in profondità ma sono poi eruttate, raffreddandosi rapidamente.
Se invece la superficie è vetrosa, lucida e priva di cristalli visibili, potresti avere in mano un’ossidiana, una
roccia formata da un raffreddamento rapidissimo che non ha permesso ai minerali di cristallizzare. Altre
lave, come i basalti, non hanno cristalli visibili a occhio nudo, ma si presentano compatte e talvolta con
piccole cavità lasciate dai gas (vescicole).
Quando una roccia mostra strati evidenti, è friabile o contiene fossili, ci troviamo nel campo delle rocce
sedimentarie. Queste si formano per accumulo e compattazione di materiali erosi da altre rocce o resti
organici. La loro struttura può essere clastica, cioè composta da frammenti cementati, oppure chimica, se i
minerali sono precipitati direttamente da soluzioni acquose, come nel caso del gesso o della salgemma.
Esistono anche rocce sedimentarie organogene, come alcuni calcari ricchi di fossili o gusci.
Le rocce metamorfiche, infine, sono riconoscibili per il loro aspetto “riplasmato”: possono avere bande di
colori alternati (gneiss), oppure sfaldarsi facilmente in lastre sottili (scisti, filladi). In queste rocce, i minerali
si riorganizzano sotto l’effetto della pressione e della temperatura, assumendo un orientamento regolare. A
volte l’aspetto è compatto e cristallino, come nei marmi o nelle quarziti, che derivano rispettivamente da
calcari e arenarie sottoposti a metamorfismo.
Oltre all’osservazione, si possono fare alcuni semplici test. Ad esempio, si può provare a graffiare la roccia
con un’unghia o con un coltello per valutarne la durezza. Se frizza con qualche goccia di aceto, è molto
probabile che contenga carbonati, come il calcare. Anche il peso percepito può dare indizi: le rocce scure e
dense, come i basalti, sono più pesanti di quelle chiare e acide, come i graniti. Un piccolo magnete, infine,
può rivelare la presenza di minerali ferrosi, tipici di alcune rocce magmatiche basiche.
Alcune lave mostrano cristalli grandi immersi in una pasta più fine: è la tessitura porfirica, che indica una
storia complessa di raffreddamento in due fasi. Se ci sono bolle o cavità, si parla di tessitura vescicolare,
dovuta ai gas rimasti intrappolati durante la solidificazione.
Nelle rocce sedimentarie, la tessitura riguarda invece la disposizione e la natura dei granuli: possono essere
visibili, cementati tra loro, o essere il risultato di precipitazione chimica o accumulo di materiale organico. La
tessitura clastica è la più comune ed è tipica di rocce come le arenarie o i conglomerati.
Le rocce metamorfiche mostrano tessiture che riflettono la pressione e la temperatura a cui sono state
sottoposte. Se i minerali si dispongono secondo piani paralleli, si parla di tessitura scistosa. Quando si
osservano bande chiare e scure, la tessitura è gneissica. Se invece i cristalli sono equidimensionali,
interconnessi e senza orientamento preferenziale, si parla di tessitura granuloblastica, tipica delle rocce non
foliate.