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Fichte

Il documento discute il dibattito filosofico post-Kantiano, evidenziando le critiche al concetto di noumeno e l'emergere dell'idealismo romantico. Fichte, in particolare, propone una visione in cui lo spirito è la causa della natura, sostenendo che l'io è sia finito che infinito, e che la realtà è una sintesi dialettica tra io e non io. La scelta tra idealismo e dogmatismo viene presentata come una questione di inclinazione etica, con l'idealismo che promuove la libertà attraverso l'auto-creazione dell'io.

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Fichte

Il documento discute il dibattito filosofico post-Kantiano, evidenziando le critiche al concetto di noumeno e l'emergere dell'idealismo romantico. Fichte, in particolare, propone una visione in cui lo spirito è la causa della natura, sostenendo che l'io è sia finito che infinito, e che la realtà è una sintesi dialettica tra io e non io. La scelta tra idealismo e dogmatismo viene presentata come una questione di inclinazione etica, con l'idealismo che promuove la libertà attraverso l'auto-creazione dell'io.

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DIBATTITO SU COSA IN SE/ DA KANT A FICHTE

seguaci o critici dopo Kant sono gruppo di pensatori che rivolgono l’attenzione ai dualismi lasciati dal
criticismo (trovare un principio unico su cui basare una nuova filosofia)
prendono di Mira il concetto di noumeno giudicandolo filosoficamente inammissibile

Nel saggio sull'idealismo trascendentale


Giacobbi dice che il concetto di noumeno è un presupposto realistico che se è necessario
per entrare nel regno del criticismo non ne consente di rimanerne all'interno

- se criticismo vero: si deve abolire la cosa in sé per ricondurre tutto al soggetto


- se falso: Sì devo ammettere la cosa Il se tornando nel realismo

Per critici Ogni realtà di cui siamo consapevoli esiste come rappresentazione della coscienza
Che funge da condizione indispensabile del conoscere

Ma se oggetto è concepibile solo in relazione a un soggetto che lo rappresenta


Come si ammette l'esistenza di una cosa in sé ovvero di
(una realtà non pensata e non pensabile, non rappresentata e non rappresentabile)

Per loro kantismo è come una forma di idealismo basato


sulla riduzione del fenomeno a rappresentazione e della rappresentazione a coscienza
si muovono in un ordine orizzonte gnoseologico non incentrato sulla tesi metafisica di io creatore e infinito

LA NASCITA DELL’IDEALISMO ROMANTICO

idealista è colui che è attratto da determinati ideali.


In filosofia si parla di idealismo a proposito delle visioni del mondo (ex cristianesimo) che
privilegiano la dimensione ideale rispetto alla materiale e affermano il carattere spirituale della realtà vera
idealismo è usato per alludere:
1. alle varie forme di idealismo gnoseologico
2. All’idealismo romantico o assoluto

- idealismo gnoseologico sono tutte le posizioni di pensiero che riducono l’oggetto


della conoscenza a idea o rappresentazione
idealismo raccoglie le dottrine (da Cartesio ai neocriticisti)
Per le quali vale la tesi di Schopenauer secondo cui il mondo è una nostra rappresentazione.
- idealismo romantico indica la grande corrente filosofica post Kantiana, nata in Germania
che avrà ramificazioni nella filosofia moderna di tutti i paesi

questo idealismo è chiamato:

 Trascendentale: si collega al punto di vista Kantiano che


(aveva fatto dell’io penso il principio fondamentale della conoscenza;)
 O Soggettivo: si fonda sul valore dell’io/ non inteso come una persona
ma come una soggettività più grande entro la quale ci sono quelle dei singoli
 O Assoluto: (sottolinea tesi Dell’io o spirito) è il principio unico di tutto e fuori di esso non c’è nulla
Fichte sposta il discorso sul piano metafisico e abolisce la cosa in sé (da qua deriva la tesi = tutto è spirito)
intende la realtà umana come attività conoscitiva e pratica e come libertà creatrice

rispondi ai quesiti posti Nel concetto di dialettica


la concezione secondo cui non essendoci in realtà (positivo senza negativo/ tesi senza antitesi)
lo spirito per essere tale ha bisogno di quella sua antitesi che è la natura

le filosofie naturalistiche concepiscono natura come causa dello spirito


ora è lo spirito a essere causa della natura, poiché essa esiste solo per L’io E in funzione dell’io
Per esso:
 lo spirito crea la realtà
ovvero l’uomo rappresenta la ragion d’essere dell’universo e in esso trova il suo scopo
 la natura esiste non come realtà a sestante
ma come momento dialettico necessario della vita e spirito

se l’uomo è la ragion d’essere e lo scopo dell’universo


egli coincide con l’assoluto e con l’infinito, cioè con Dio stesso
L’unico Dio possibile è lo spirito (dialetticamente inteso), il soggetto che si costituisce tramite l’oggetto
la libertà che opera attraverso l’ostacolo, L’io che si sviluppa attraverso il non io

Con l’idealismo ci troviamo di fronte una forma di panteismo spiritualistico


Dio è lo spirito operante nel mondo (Dio è la natura)

VITA E SCRITTI
Nacque in Germania da famiglia poverissima/ studi a jena e lipsa
Lavoro come precettore in case private (Germania Zurigo) dove conobbe moglie
Torna a Lipsa/ entra in contatto con il pensiero di Kant e anno dopo gli fa leggere il manoscritto della sua 1
opera che pubblicato anonimo è scambiato per un'opera di Kant
negata La Stampa riguardo alcune opere e poi è professore a jena
anni dopo scoppia la polemica sull'ateismo che lo allontana dalla cattedra
pubblica un articolo e dice che Dio è identificato con l'ordine morale del mondo
accusato di ateismo e x evitare punizioni in una lettera al governo dice di congedarsi dall'università
a Berlino diventa professore e muore contagiato da una febbre presa dalla moglie qnd curava i soldati feriti
primi scritti si rifanno interamente Alla filosofia di Kant
nelle opere della maturità si noterà il primo distaccamento dal kantismo

L’INFINITIZZAZIONE DELL’IO
Kant riconobbe nell’io penso il principio supremo della conoscenza
Io penso Cantiano era un’attività limitata dell’intuizione sensibile
Se L’io è l’unico principio formale e materiale del conoscere (se nella sua attività sono dovuti non solo il
pensiero della realtà oggettiva, ma la realtà stessa) è evidente che l’io è finito e infinito

I PRINCIPI DELLA DOTTRINA DELLA SCIENZA

concetto centrale nei fondamenti della dottrina della scienza è quello di una scienza della scienza
un sapere che mette in luce il principio su cui si fonda la validità di ogni scienza
e che si fondi sullo stesso principio.
Questo principio è L’io O l’autocoscienza/ coscienza = fondamento essere/ autocoscienza =coscienza
La prima esposizione della dottrina della scienza è il tentativo di dedurre dal principio dell’autocoscienza il
complesso della vita teoretica e pratica dell’uomo. La deduzione fatta è di tipo assoluta o metafisica, che fa
derivare dall’io sia il soggetto, sia l’oggetto del conoscere.

La dottrina ha lo scopo di dedurre l’intero mondo del sapere, per costituire poi il suo unico sistema
Non deduce il principio della deduzione stessa che è L’io
E il problema su cui si fonda è quello relativo alla natura dello stesso

I principi fondamentali della deduzione sono 3, derivanti da una riflessione sulla legge dell’identità (A=A)
presuppone che se A è dato, deve essere uguale a se stesso/ essa assume la presenza di A
Ora, l’esistenza di A dipende dall’io che la pone
poiché senza l’identità dell’io (io=io), l’identità logica (a=a) non si giustifica
Perció l’io non può affermare nulla senza fermare in primo luogo la propria esistenza
Il principio supremo del sapere è l’io stesso

La caratteristica dell’io è nell’autocreazione che coincide con l’intuizione intellettuale che L’io ha di se
Tale prerogativa dell’io è chiamata Tathandlung/ ovvero L’io è, nello stesso tempo attività agente e
prodotto dell’azione stessa. Ha qnd la caratteristica dell’assolutezza, cioè non dipende da altro

 1 principio l’io pone se stesso


chiarisce come il concetto di io si identifica con quello di un’attività auto creatrice e infinita

 2 l’io pone il non io


io non solo pone se stesso/ ma oppone a se stesso qualcosa/ che essendo opposto è un non io
(oggetto mondo natura) / questo non io è cmq posto dall’io ed è quindi nell’io

 3 mostra come L’io (ponendo il non io) è limitato da esso, esattamente come quest’ultimo ritorna
limitato dall’io/ Perciò L’io oppone nell’io, all’io divisibile un non io divisibile

I 3 PRINCIPI definiscono l'intera sua dottrina e stabiliscono

- l'esistenza di un io infinito che attività libera e creatrice


- l'esistenza di un Io finito ovvero un soggetto empirico (uomo come ragione o intelligenza)
- la realtà di un non-io che si oppone li ho finito ma eri compreso nel io infinito del quale è posto

Per capire meglio si analizzano dei punti


 i principi vanno interpretati in modo logico
con essi si vuol dire che esiste un io che per poter essere io deve presupporre di fronte a se
il non- io trovandosi a esistere sotto forma di io finito
 L'io risulta finito e infinito al tempo stesso:
Finito perché limitato dal non io
 Infinito/ quest'ultimo esiste solo in relazione all'io e dentro l'io costituendo il materiale
indispensabile della sua attività
 L’io infinito è la loro metà ideale
L'infinito per l'uomo invece di consistere in un'esistenza già data è un dovere, missione
significa che l'uomo è uno sforzo infinito verso la libertà, una lotta inesauribile contro il limite
 se L’io (sua essenza è lo sforzo) riuscissi a superare tutti i suoi ostacoli
cesserebbe di esistere alla vita subentrerebbe la Stasi della morte
 ultimo/ il porsi del io (tesi) L'opposizione del non io al io (antitesi) il limitarsi reciproco del io e non
(sintesi) corrispondono a 3 categorie kantiane di qualità (affermazione negazione e limitazione)
Dal concetto di io divisibile e non derivano quelle di quantità
dal terzo principio quelle di relazione (sostanza, causa effetto, azione reciproca).

LA STRUTTURA DIALETTICA DELL’IO

La storia filosofica del mondo si articola nell’io (la tesi) non io (l’antitesi)
e nella determinazione reciproca tra io e non (sintesi).
Significa che L’io ha una struttura triadico e dialettica articolata nei 3 momenti (tesi antitesi sintesi)
incentrata sul concetto di una sintesi degli opposti (dialettica)

La natura del nostro spirito è tale, che ogni dire esige un contraddire (ogni tesi suscita un’antitesi)
La visione dialettica del reale è una visione dinamica e progressiva che afferma il concetto del divenire

SCELTA TRA IDEALISMO E DOGMATISMO

in prima Introduzione alla dottrina della Scienza dice che idealismo e dogmatismo
sono gli unici 2 sistemi possibili e illustra i motivi che spingono a scegliere uno o l'altro.

Prima dice che filosofia non è una costruzione astratta ma una riflessione sull' esperienza e ora, dato che
nell'esperienza sono in gioco la cosa (oggetto) e l'intelligenza (io o soggetto) la filosofia assume la forma:

- dell'idealismo che parte dall’io o soggetto per poi spiegare su sta base la cosa o l'oggetto (viceversa)
- o del dogmatismo che parte dalla cosa in sé o oggetto per poi spiegare l'io e il soggetto

questi 2 sistemi non confutano direttamente quello opposto


in quanto non possono fare a meno di presupporre fin dall'inizio il valore del proprio principio

Riguardo la scelta, deriva da una differenza di inclinazione e interesse (la presa di posizione in campo etico)

- il dogmatismo si configura finisce sempre per rendere nulla e problematica la libertà


- l'idealismo facendo dell'io un'attività auto creatrice in funzione di cui esistono gli oggetti
finisce sempre per strutturarsi come una rigorosa dottrina della Libertà

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