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Aggrappati: Alla Speranza

Il documento presenta una riflessione sulla Via Crucis, enfatizzando l'importanza della contemplazione e della preghiera nella vita spirituale. Attraverso le stazioni della passione di Gesù, si invita a un dialogo profondo con il Signore, trasformando il cuore e la relazione con Cristo. La preghiera è vista come un mezzo per affrontare le difficoltà e trovare speranza, mentre si impara a imitare l'amore incondizionato di Gesù.

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Aggrappati: Alla Speranza

Il documento presenta una riflessione sulla Via Crucis, enfatizzando l'importanza della contemplazione e della preghiera nella vita spirituale. Attraverso le stazioni della passione di Gesù, si invita a un dialogo profondo con il Signore, trasformando il cuore e la relazione con Cristo. La preghiera è vista come un mezzo per affrontare le difficoltà e trovare speranza, mentre si impara a imitare l'amore incondizionato di Gesù.

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VIA CRUCIS

Aggrappati!
alla Speranza
Schema Biblico di Giovanni Paolo II

Introduzione
S.E. Mons. Giovanni Checchinato
A Tonino,
con immenso amore

Introduzione
S.E. Mons. Giovanni Checchinato Arcivescovo
della Diocesi Cosenza Bisignano che ringrazio
per la fraterna partecipazione

Riflessioni e Illustrazioni
© Alumera
[Link]

Scritto e Pubblicato nel Febbraio/Marzo


2025. Realizzato senza alcun scopo di
lucro.

Tutti i diritti sono riservati.


È vietata qualsiasi riproduzione, totale o parziale, dei contenuti senza previa autorizzazione.
Mi offro come vittima d’olocausto
al tuo Amore misericordioso,
supplicandoti di consumarmi senza
posa, lasciando traboccare nella mia
anima
le onde di infinita
tenerezza che sono
racchiuse in te, così che io
diventi
Martire del tuo
Amore, o mio Dio!
SANTA TERESA DI LISIEUX
Introduzione
S.E. Mons. Giovanni Checchinato
Arcivescovo della Diocesi Cosenza Bisignano

La Via Crucis è una esperienza di preghiera fatta essenzialmente di


“contempla- zione”: ci si ferma con gli occhi e con la mente e con il cuore
davanti agli episodi della passione dei Gesù e si scopre piano piano di
essere degli interlocutori di quanto avviene. È una preghiera in cui è
presente un fatto oggettivo, che ha una sua valenza di fede, ma che riesce
ad intercettare il nostro mondo interiore, fatto di sentimenti, di ricordi, di
desideri… E’ una preghiera che sant’Ignazio di Loyola
-nel suo testo più famoso, gli Esercizi Spirituali- suggerisce caldamente,
invitando coloro che vogliono a sperimentare questo modo coinvolgente, di
entrare nelle scene raccontate dai Vangeli anche con l’aiuto della
immaginazione, provando a ricostruire l’ambiente e i personaggi. Proprio
Ignazio di Loyola ci invita a coniu- gare tre verbi in questo esercizio: vedere,
ascoltare, guardare: vedere le persone dentro al loro vissuto, nei loro pensieri
e sentimenti, ascoltando quello che dicono e guardando quello che fanno.
Del resto non è questo che facciamo quando desideriamo conoscere più
profondamente una persona? Attraverso le sue parole (ascoltando) e i suoi
gesti (guardando) poco alla volta cerchiamo di entrare nel mistero della
persona, cioè di provare a vedere “dentro”. Ma come ci prendiamo tempo
per compiere questa operazione con le persone che ci stanno a cuore, alla
stessa maniera abbiamo bisogno di tempo per compierla nei confronti di
Gesù, dei misteri della sua vita e della sua morte e risurrezione. E
dobbiamo desiderar- lo davvero e chiederlo come un dono, con l’obiettivo
“di conoscere intimamente il Signore che per me si è fatto uomo, perché più lo ami e lo segua”
(Esercizi Spirituali, 104). Da questa esperienza di contemplazione si esce
trasformati più per via affettiva che per ragionamenti e deduzioni, e si
diventa piano piano, anche senza accorgercene più simili alla persona
amata; così contemplando la vita di Gesù “si impara ad osservare, ad ascoltare,
a meditare, a penetrare il significato così profondo e così misterioso di questa
manifestazione del Figlio di Dio tanto semplice, umile e bel- la. Forse anche impariamo,
quasi senza accorgercene, ad imitare.” (Paolo VI, Discorso a Nazareth).
Pregando la via Crucis preparata da “Alumera” si è condotti piano piano a
fare questa esperienza: si parte dalla descrizione di un passaggio della passione
per
passare subito ad una considerazione, ad un dialogo con il Signore, che si
tra- sforma in preghiera, supplica, nella richiesta di un sovrappiù di
speranza, lì dove il buio si fa più fitto… E gli eventi contemplati iniziano
sempre più ad agganciare i vissuti presenti e passati, e a pacificarli o a
spronare cuore e mente perché li analizzino alla luce di un amore, quello
del Cristo, che accoglie e perdona, tra- sformando progressivamente non
solo il cuore, ma la relazione stessa con Gesù, che regala tutto se stesso
per amore. Davanti alla scena della crocifissione, una poetessa cilena,
Gabriela Mistral, ha scritto così: “Questa sera, Cristo del Calvario,
sono venuto a pregarti per la mia carne inferma; però, guardandoti, i miei occhi vanno
e vengono dal tuo corpo al mio corpo con vergogna. Come lamentarmi dei miei piedi
stanchi, quando vedo i tuoi lacerati? Come mostrarti le mie mani vuote quando le tue
sono piene di ferite? Come spiegare a te la mia solitudine, quando sulla croce alzato e
solo tu sei? Come spiegarti che non ho amore, quando tu hai il cuore spezzato?
Adesso non ricordo più nulla, si sono dileguati da me tutti i miei mali. L’impeto della
preghiera che avevo mi si soffoca nella bocca insistente. E solo chiedo di non chiederti
nulla, stare qui, vicino alla tua immagine morta, andar imparando che il dolore è solo
la chiave santa della tua santa porta.”
Grazie ad Alumera che ci ha offerto i suoi occhi, la sua mente e il suo cuore
prepa- randoci questo testo bellissimo e prezioso. E santa Quaresima a tutti!
I STAZIONE
Gesù nell’orto degli ulivi
C -Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
A - perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

Dal vangelo secondo Luca (22,39-40)


Uscì e andò, come al solito, al monte degli Ulivi; anche i discepoli lo seguirono.
Giunto sul luogo, disse loro: «Pregate, per non entrare in tentazione». Poi si
allontanò da loro circa un tiro di sasso, cadde in ginocchio e pregava.

Come al solito, vai. T’incammini. Che sia il deserto, un lago, una valle, un monte, tu
vai. Pellegrino primo tu della speranza. Vai e - come al solito - ci lasci traccia dei
tuoi passi per non perderci, per seguirti, per darci l’andatura dell’essere
discepoli.
È facile credere di poter scalare le montagne insieme a te Gesù, sai?
Accanto a te, anche la tentazione di sentirci te - e forse alle volte di più - ci tenta.
Ma noi non siamo proprio capaci di amare fino a quel punto.
Fare la volontà del Padre fino questo punto. E tu, amato Maestro della nostra anima,
ancora non ti stanchi di educare i nostri cuori e la nostra mente.

“Pregate! Pregate per rimanere nella condizione di discepoli, per allineare il vostro cuore
alla volontà del Padre. Pregate, ora che le tenebre tenteranno le vostre anime perché non
dimentichiate la luce con cui Dio ha trasfigurato la vostra vita. Pregate per allontanare la
paura dopo che avete banchettato con la speranza. Pregate ora che la morte sferra l’ultimo
colpo sulla vita, ignara della battaglia che perderà.
Pregate perché non si consumi l’olio ch’arde nelle vostre lampade… e vegliate con me un’ora
soltanto.”

Noi non siamo capaci Maestro. La paura ci fa tremare la terra sotto i piedi, il
dolore in un attimo maschera la speranza in disperazione. Quanta fatica
facciamo a salire dav- vero con te su questo monte! Quanta! Quanto deboli sono
le fiamme del nostro amore da non riuscire a vegliare un solo attimo con te in
questa notte.

Perdona la stanchezza delle nostre menti, la bradicardia del nostro cuore, la


lentezza dei nostri passi. Siamo un po’ ammaccati, un po’ frastornati dalle nostre
quotidianità, ma vogliamo essere qui con te oggi. Esserti accanto oggi. Essere tuoi
in carne e Spirito oggi.

Ti imito, Signore. Indietro di un tiro di sasso.


Tra il fruscio degli ulivi, sotto il chiarore della luna, nella fredda brezza di questa
notte. M’inginocchio alla Tua presenza e sincronizzo il battito del mio cuore al
battito del Sacro Cuore tuo. Sono qui, Gesù. Sono qui.

Preghiera
Insegnaci tu a pregare, Maestro, insegnaci ad accogliere la volontà di Dio.
Riempi le lampade dei nostri cuori con la Tua Parola, perché possiamo restare
vigili all’arrivo dello Sposo.

Padre Nostro / Santa Madre, deh! Voi fate...


C - Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
A - perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

Gesù, tradito da Giuda,


viene arrestato
Dal vangelo Matteo (26,48-49)
Il traditore aveva dato loro un segno, dicendo: «Quello che bacerò, è lui; arrestatelo!».

II STAZIONE
Subito si avvicinò a Gesù e disse: «Salve, Rabbì!». E lo baciò. E Gesù gli disse: «Amico, per
questo sei qui!». Allora si fecero avanti, misero le mani addosso a Gesù e lo arrestarono.

Quanti segni hai mostrato durante la tua missione, Gesù. Trasformazioni, guarigioni,
moltiplicazioni, resurrezioni. I tuoi segni hanno sempre portato alla vita, donato un
respiro di salvezza, un orizzonte ampio e alto che è il cielo. Segni per vie di
redenzione.

E ora quel segno, che dovrebbe solo narrare amore incondizionato, in questa
notte, si fa simbolo di perdizione, di tradimento.

Mi sembra di sentire il battito del tuo cuore in mezzo al frastuono.


Eppure tu lo sapevi. Lo attendevi e riesci a pronunciare quelle parole che a me
lasciano letteralmente senza: «Amico, per questo sei qui!».
Amico.
Per questo sei qui.

Come vorrei riuscire a somigliarti anche solo un po’ Signore, nella tua immensa
capaci- tà di amare, così visceralmente e provare ad essere luce fino all’ultimo
per chi lenta- mente cede il passo alle tenebre del suo cuore.

E io li vedo i tuoi occhi riflessi nei suoi occhi come una fiamma nella notte.

E in questo scambio di sguardi insegni a me, tra torce e bastoni, che ci sono cuori
che non riescono proprio ad aprirsi all’amore ma non per questo bisogna
smettere di amarli. E continuare a farlo incondizionatamente. Perdutamente.
Perché in qualche modo possono diventare parte integrante della nostra storia.

Tante volte,anche il tradimento di un amico, l’allontanamento di una persona


cara, la perdita di un bene intimo può essere il suo per questo sei qui per me e le
volte in cui anche io non riesco ad essere luce, comunione, posso essere ancora
amata e avere una piccola scintilla a cui aggrapparmi fino all’ultimo istante,
diventando il per questo sei qui dell’altro.

Che stretta sento al cuore nel vedere quelle corde che legano le mani che sono
segno dell’immensità di Dio. Ma non possono legarle per sempre, perché l’Amore
non si trat- tiene. E allora io ti seguo mio Signore, con tutto il cuore, in questa folle
via dell’Amore.

Preghiera
Donami Signore, un cuore capace di cogliere il senso dei segni. Che sappia
aggrapparsi, nella disperazione, all’immensa luce dei Tuoi occhi: luce che
sorregge, che ama, che dona fiducia, che salva.

Padre Nostro / Santa Madre, deh! Voi fate...


C - Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
A - perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

Gesù è condannato dal Sinedrio


Dal vangelo secondo Matteo (26,62-63.65)
Il sommo sacerdote si alzò e gli disse: «Non rispondi nulla? Che cosa testimoniano

III STAZIONE
costo- ro contro di te?». Ma Gesù taceva. Allora il sommo sacerdote gli disse: «Ti
scongiuro, per il Dio vivente, di dirci se sei tu il Cristo, il Figlio di Dio». «Tu l’hai detto».
Allora il sommo sacerdote si stracciò le vesti dicendo: «Ha bestemmiato! Che bisogno
abbiamo ancora di testimoni?

Cuori induriti, cuori impietriti, cuori che s’interrogano, che parlano ma non ascoltano.

Sì, è la domanda giusta sommo sacerdote ma sei davvero pronto ad accogliere la


pri- mavera della Verità?

Quante volte anche io, anche il mio cuore, ti interroga Gesù.


Soprattutto nei momenti in cui sento la mia barca vacillare, quando intravedo la
tempe-
sta all’orizzonte, quando trema la terra sotto i piedi. Ma sei tu il Cristo?

E condanno il cuore tra le sbarre della mia superbia, della legge che ostacola e non
libera, confinandolo tra le buie e fredde pareti della presunzione.

Mi domando sempre davanti a questa scena: perché ci fa così paura la luce? La


fioritu- ra? La libertà? La Verità?

Forse perché ci scaraventa potentemente fuori dalle nostre prigioni, dai nostri
troni? Forse perché la Verità straccia le vesti delle nostre maschere e ci mostra
nella nostra intera nudità.

Silenzio. Quel tuo silenzio Signore. Che parola potente!

Ai nostri cuori, tormentati da un continuo parlare, da uno tsunami di sapere, in ogni


momento, in ogni luogo, in un tempo dove tempo non c’è più, il tuo tacere sembra
qualcosa di insopportabile.

Eppure, sospende il tempo. Lo ferma. Ci da il tempo. Di sciogliere il cuore, di


ammorbi- dirlo, di aprirlo all’ascolto. I tuoi silenzi, Signore, non sono mai un
abbandono ma una chiave per spalancare le porte dei nostri cuori, la cura per le
nostre ferite.

«Tu l’hai detto»


La più salvifica delle Verità: sei tu il Cristo, il Figlio di Dio.

Noi ne siamo testimoni. È primavera.

Preghiera
Fa’ che possiamo, Signore, essere capace di abitare i tuoi silenzi e preparare i
nostri cuori all’ascolto della Tua Parola, che è via santa, verità immutabile,
germoglio di vita nuova.

Padre Nostro / Santa Madre, deh! Voi fate...


C - Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
A - perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

Gesù viene rinnegato da Pietro


Dal vangelo secondo Luca (22,61-62)
In quell’istante, mentre ancora parlava, un gallo cantò. Allora il Signore, voltatosi, guardò

IV STAZIONE
Pietro, e Pietro si ricordò della parola che il Signore gli aveva detto, e uscito, pianse ama-
ramente.

Ci guarda il Signore, anche se lo seguiamo da lontano. Anche se preferiamo sederci


comodi accanto al fuoco, piuttosto che camminare nel freddo della notte.
Ci guarda. E non c’è giudizio in quello sguardo perché Lui, il Signore, conosce uno ad
uno i nostri limiti, le nostre debolezze, le nostre insicurezze.
Si volta, quando stiamo per perderci per farci aggrappare al Suo Amore, getta
l’àncora della Sua Misericordia per non farci affondare nella nostra fragilità.

Affonda nel mare delle lacrime Pietro e affondo io.

Ogni qual volta ci allontaniamo da Te, quando non abbiamo la forza di tenere il
tuo passo, quando in una pietra d’inciampo vediamo una roccia, è facile dire
“Non lo cono- sco”, piuttosto che condividere la Via della Croce.

Vorremmo fare gli eroi e poi non riusciamo a dire che siamo Tuoi. Ma l’anima,
Sposa tua, dopo che ti ha conosciuto, dopo che ha banchettato con Te, non
asseconda neppu- re un attimo le paure della mente. L’anima ricorda e riporta a
cuore.

E così il pianto diventa purificazione.

Non perderti Pietro davanti alla tua fragilità! Non perderti Maria, Chiara, Teresa,
Gio- vanni, Antonio. Tu! Non perderti se il tuo cuore vacilla.

Canta il gallo, ti sveglia e tu torna al cuore, in quell’istante il Signore ti guarda.


Si volta.
Aggrappati
!

Preghiera
Siamo tanto fragili e insicuri, Signore, davanti all’apparente forza che mostriamo.
Dacci il coraggio di incontrare le nostre fragilità e guardarle con lo stesso amore
con cui le guardi tu. Per svegliarci dalla paura di chi vi vogliamo essere per essere
con coraggio chi siamo.

Padre Nostro / Santa Madre, deh! Voi fate...


C - Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
A - perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

Gesù è giudicato da Pilato


Dal vangelo secondo Giovanni (18,37-38)
Pilato gli disse: «Dunque tu sei re?». Rispose Gesù: «Tu lo dici; io sono re. Per questo
io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per rendere testimonianza alla
V STAZIONE
verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce». Gli dice Pilato: «Che cos’è la
verità?».

Siamo tutti cercatori.


C’è chi già lo sa e si è messo in cammino e chi non lo sa ancora e vaga.
Cerchiamo e cerchiamo ma fatichiamo a comprendere che quella fame e quella sete
che portiamo nell’anima è un vuoto a perdere da rendere a Dio.

E noi andiamo, viandanti nel mondo, provando a calmare quell’inquietudine, e


riem- piamo quello spazio di tante, troppe cose. Di potere, di gloria, di vanità, di
successo. Riempiamo, riempiamo, ma nulla realmente ci appaga. Nulla ci sfama.
Nulla ci disseta. Nemmeno gli ori sul nostro capo riescono a restituirci nello specchio
la nostra bellezza.

Lo sa bene Pilato, con il cuore diviso, riempito per metà.


«Che cos’è la verità?».
La natura divina in lui cerca di farsi spazio, di richiamare l’attenzione, di
richiamare a sé quella sete, quella fame che fino ad allora aveva riempito con
successi, con onori, riverenze, potere.
Ma il suo cuore non è pronto all’ascolto. Non si fida di quel batticuore davanti
all’uni- co pane e all’unico vino che lo avrebbe saziato, davanti a quel modo
nuovo e santo di vivere la regalità, quel nuovo modo di essere amato.

E lo so bene io! Quante volte non sono capace di sentire quella Tua voce che mi
guida sicura sulla strada verso la pienezza, la compiutezza, la bellezza. Quante
volte anche io ho riempito col niente la mia sete di divino, confondendo il cielo
con il fango. Quando ho pensato di aver potere su cosa tenere e cosa far andare,
dimenticando che sei Tu il re del mio cuore.

C’è una cosa che però voglio cambiare in questa pagina di storia, una condizione
che pongo al mio vuoto: Non perderti come Pilato, ascolta il tuo cuore! Ascolta la
risposta a quelle domande che ti battono nel petto, svuotalo da tutte le cose futili
con cui lo hai
sommerso e riempilo poi, con la risposta definitiva a quella ricerca forsennata: «Io
sono
la via, la verità e la vita.» (Gv 14,6)

Sei tu, Mio Amato, il fine ultimo di ogni mia ricerca, la pace unica della mia
inquietudi- ne.

Preghiera
Fa’ che possiamo riconoscerti, Signore, unica risposta alla nostra inquietudine.
Fa’ che i nostri cuori, svuotati dalle cose del mondo, siano testimoni del tuo Vero
Amo- re.

Padre Nostro / Santa Madre, deh! Voi fate...


C - Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
A - perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

Gesù è flagellato
e incoronato di spine
Dal vangelo secondo Giovanni (19,5)
Allora Gesù uscì, portando la corona di spine e il mantello di porpora. E Pilato disse loro:
“Ecco l’uomo!”.

Guardatelo! VI STAZIONE
Guardate le ferite che hanno tramortito la
Parola. Guardate! Non abbassate lo sguardo.
Non adesso.

Lo sentite anche voi quel respiro suo bloccato in gola?


Lo vedete quell’amore che si dona, grondare goccia a goccia, da quel capo d’olio
profu- mato?
Ascoltatela! Quella Parola silenziosa che si mostra ai nostri occhi, quella promessa
sigillata per sempre tra labbra ferite.

Eccolo l’uomo, eccolo il Figlio di Dio.

Di certo, non immaginavamo così il Messia, lo aspettavamo “come il fuoco del


fonditore e come la lisciva dei lavandai” (Mal 3,2) ma tu sei arrivato a scaldare i nostri
cuori come brezza leggera, a salvare le nostre vite con un amore che purifica. Ci
hai resi luminosi come fiaccole ardenti del tuo amore, con la tua mitezza, con la
tua infinita misericordia.

Cosa darei perché s’alleviasse il bruciore della tua carne, il dolore dell’abbandono che
piano piano si fa spazio nel tuo cuore.

Non hai bellezza da mostrare, né apparenza da sfoggiare ma il tuo amore infinito,


Gesù, non sfugge più ai nostri sguardi. Siamo qui per adorarti, per cantarti,
splendore delle nostre vite. Ti guardiamo con i volti scoperti e testa alta,
inginocchiati a te, perché quelle ferite, quella corona, quel mantello sono per noi
segno infinito di carità perfetta, vanto di un Dio che ci ha amato, fino a morire per
noi.

Eccoti, Mio
Re.
Eccomi.

Preghiera
Ti preghiamo, Dio, per la nostra piccola fede. Per le volte che non siamo riusciti a
grida- re il Tuo nome, temendo il giudizio della gente. Per le volte in cui ci siamo
vergognati di una regalità che indossa una corona di spine e una canna per
scettro. Donaci occhi che sappiano guardare alla Maestà del tuo dono di amore.

Padre Nostro / Santa Madre, deh! Voi fate...


C - Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
A - perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

Gesù è caricato della croce


C -Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
A -perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

Dal vangelo secondo Marco (15,15)


Pilato, volendo dare soddisfazione alla folla, rimise in libertà per loro Barabba e, dopo
aver fatto flagellare Gesù, lo consegnò perché fosse crocifisso.

VII STAZIONE
La peggiore delle pene per il più grande degli amori.
La più arida della sete dei cuori abbeverata con la violenza più atroce.

Crocifisso!
Come martellano quelle parole al tuo cuore, prima che alle tue mani e ai tuoi piedi.

Incrocio il tuo sguardo, guardi la folla e rivedi i loro volti sorridenti, le mani che
innal- zano palme e ulivi ma che ora sono diventati dita e mani che condannano,
i loro volti d’amore ora trasfigurati dall’odio.

Non hanno capito niente.


Non abbiamo capito niente, Signore.

Quante volte anche noi, ora esaltiamo e adoriamo, e poi violiamo, odiamo, bombardia-
mo. Lo facciamo ancora e ancora.

Si offusca il nostro cuore, troppo spesso, per dare soddisfazione alle folle.
Perdiamo di vista la Verità, ci smarriamo dalla dritta via, perdiamo l’orizzonte
della vita e non distinguiamo più la luce delle stelle da quelle dei lampioni,
risucchiati dalla sete del potere, dalla fame della vana gloria.

E ti crocifiggiamo ancora e ancora in guerre di confine, per pezzi di terra e conquiste


di cielo. Ti crocifiggiamo in padri, madri e figli, tanti, troppi.

Consegnato!

Come uno schiavo per liberarci dalle tenebre del nostro cuore,
come merce di scambio per riscattare la nostra libertà.

A noi, figli che si sono riscoperti amati, la responsabilità davanti alle follie del mondo,
l’impegno coraggioso di essere voci di nuova umanità in Te.

Che mai, mai più, nessun uomo pronunci la morte per un altro uomo, donna o
bambi-
no e che l’unico grido unanime che si alza dalle folle sia:
Pace, Pace! Ad ogni uomo amato dal Signore.

Preghiera
Affidiamo al tuo Sacro Cuore, Gesù, tutta l’umanità in guerra, spirituale e politica.
Ti affidiamo chi si lascia conquistare dalla gloria, sacrificando anime innocenti,
perché possano essere illuminati dalla luce del Tuo amore e che possa
risuonare presto, in tutta la terra, dall’Oriente all’Occidente, un’unica voce di
PACE.

Padre Nostro / Santa Madre, deh! Voi fate...


C - Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
A - perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

Gesù è aiutato dal Cireneo


Dal vangelo secondo Marco (15,21)
Costrinsero a portare la sua croce un tale che passava, un certo Simone di Cirene, che
veniva dalla campagna, padre di Alessandro e di Rufo.
VIII STAZIONE
Si cammina, si va, verso il Golgota. La sabbia del percorso è attaccate ormai alla
ferite. Lamenti e scherni fanno da sottofondo ad una scena straziante e il tuo
passo s’affatica. Lo sento.

Ma quanto pesa portare il peccato del mondo, mio Signore? Quanto?

Ripercorro, una dopo l’altra, le tue impronte.


Non sono più quelle decise per le strade della Galilea, sono ora strascichi
indefiniti, passi ondulanti. Diventa insopportabile il peso di quella croce, ora che
anche le tue spalle sono solcate dal legno, nel tuo volto ormai gonfio a stento si
delineano ancora i tuoi amabili tratti.
Ma in un modo che sorprende, anche i soldati - in qualche folle modo - provano
com- passione per questo triste spettacolo.

Non può farcela da solo! Nessuno può farcela da solo.

Ed ecco che un giorno qualunque, nella vita di un uomo qualunque, di ritorno


da una giornata di lavoro per una strada qualunque, succede l’incomprensibile:
nella sua quo- tidianità si trova a condividere la croce con e per Cristo.

Quante volte passi, Gesù, nei nostri giorni intrisi di quotidianità, nei nostri posti di
lavo- ro, nelle strade che percorriamo ogni giorno!

Passi e quante volte vorremmo semplicemente tornare a casa, rimetterci


comodi nelle nostre zone di comfort, invece di farci Cireneo per i fratelli, invece di
condividere,
costretti dalla compassione che nasce dall’amore per Te, la croce; Invece di esserci
sem-
plicemente perché riprendano il passo, per essere noi testimoni di quei passi tuoi
così
impastati di misericordia e polvere.

Passi nei miei giorni, Signore, in mille volti che si fanno tratti del tuo volto amabile.
Io Cireneo per l’altro, l’altro Cireneo per me. Noi in Te, mai soli.

Ch’io possa riconoscere sempre il Tuo volto, che possa sentire l’affanno dei
fratelli tra i pianti e gli scherni del mondo e che tornando da una giornata di
lavoro qualunque, possa io essere braccia tue che supportano l’amore nel
mondo.

Preghiera
Ti preghiamo Signore affinché non rendiamo abitudine la nostra vita, ma che
sappiamo riconoscere il tuo passare nei fratelli che incontriamo per le nostre
strade quotidiane. Donaci cuori capaci di compassione, di visione, di condivisione.
C - Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
A - perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.
Padre Nostro / Santa Madre, deh! Voi fate...
IX STAZIONE
Gesù incontra le donne
di Gerusalemme
C -Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
A - perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

Dal vangelo secondo Luca (23,27-28,31)


Lo seguiva una grande folla di popolo, e di donne che si battevano il petto e facevano
lamenti su di lui. Ma Gesù, voltandosi verso le donne, disse: “Figlie di Gerusalemme, non
piangete su di me, ma piangete su voi stesse e sui vostri figli. Perché se trattano così il
legno verde, che avverrà del legno secco?”

S’intrecciano i lamenti delle donne a voci di scherno sulla via.


Si può solo lontanamente immaginare il frastuono di quella grande folla che si muove
in massa dietro Colui che, umiliando sé stesso, si conduce al Calvario.

Una scena disarmonica, che sembra spezzata in due: i pianti urlati contrapposti
all’elo- quente silenzio di Gesù.

Poi si pronuncia la Parola e si sospende il tempo, si mette in pausa la

scena. Non erano certamente le parole che ci aspettavamo da quel

corpo esausto!
Un’ammonizione per cambiare lo sguardo… ancora.
Parole che invitano alla conversione anche sul fare della notte.

“Pensate a voi stessi, al vostro futuro, non piangete su di me.


Piangete per i cuori che non hanno ancora visto la luce, che non si sono aperti alla Verità,
perché i vostri e quelli dei vostri figli sappiano distinguere ciò che è vivo da ciò che non lo
è. La vita dalla morte.
Perché ciò che è secco, brucia e si riduce in polvere.
Abbiate cura dei germogli delle vostre vite,
poiché in essi scorre la linfa vitale.
Guardate da che parte sta il vostro cuore, voi che siete ventri che partoriscono speranza,
genitrici di futuro. Non piangete su di me”

Ci taglia il cuore la Tua Parola, Gesù. Le nostre lacrime di scena diventano lacrime
che s’impastano con la polvere della strada, si fanno fango e danno ai nostri occhi
uno sguardo nuovo, di luce, di Te.

Parla ancora ai nostri cuori, Signore, non stancarti - nemmeno sotto il peso di
questa croce - di convertire il nostro cuore.

Andiamo, Maestro delle nostre anime. Andiamo! Con i cuori spezzati, i nostri lamenti
ti siano nenia di mamma per la notte ormai vicina.

Preghiera
Ti preghiamo, Signore, per tutti i giovani, perché non perdano la speranza, ché
non ce- dano alle tenebre del mondo ma che spinti dalla scintilla che portano in
sé, dalla vita in sé, si facciano tessitori di speranza e giardinieri di bellezza,
continuando la tua creazio- ne con cura, amore e passione per ogni germoglio di
vita.

Padre Nostro / Santa Madre, deh! Voi fate...


X STAZIONE
Gesù è crocifisso
C - Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
A - perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

Dal vangelo secondo Marco (15,24)


Lo crocifissero e si divisero le sue vesti, tirando a sorte su di esse quello che ciascuno
dovesse prendere.

Quelle mani tue! Quanti corpi hanno sanato, a quanti occhi hanno ridato la vista, a
quan- te bocche hanno sciolto la lingua.
Quelle tue mani! Hanno moltiplicato pani e pesci, hanno accarezzato, asciugato
lacrime, risuscitato, hanno afferrato braccia annegate durante la tempesta, hanno
srotolato la Parola, spezzato il pane.
Hanno raccolto frutti e levigato legni duri. E ora…
chi? Chi le ha inchiodate a quella croce?
Chi ha voluto fermare questo tempo di amore?
Chi ha voluto che quelle mani sante fossero così trafitte?
Chi ha provare a deformare la loro divinità?

Quei piedi tuoi, poi. Quante strade hanno attraversato, a quanti sguardi si sono
fermati, quante tracce hanno lasciato nel cammino.
I tuoi piedi, la forma del discepolo. E ditemi ancora, chi?
Chi ha voluto cancellare quelle orme perché non venissero
ripercorse? Chi ha voluto fermare questi passi d’amore?
Chi ha creduto veramente di poter fermare Dio?

Il tuo costato, squarciato, gronda ancora di misericordia.


Il tuo cuore sacro pieno di amore per questa folle umanità sembra uscirti dal petto.

Ma perché amarci fino a qui? Perché amarci così?

Non ci vedi, umanità fragile? Ora non ha nemmeno più memoria il nostro cuore,
l’anima è anestetizzata… forse sono stata anch’io a volerlo, a farlo? Forse anche la
mia ingratitu- dine, la mia superbia, ha piano piano sbiadito le tracce dell’opera
Tua in me? Non per- metterlo Gesù! Fa’ che il palpito del tuo amore sia sempre
vivo in me e che il mio amore per Te possa essere balsamo per le tue ferite.

Io,qui,ai piedi di questa croce, fragile e smarrita, ti rendo grazie Gesù! Grazie per
questo abbraccio stremato d’amore, per ogni gesto di misericordia, per ogni passo di
carità perfetta.

Metto le mani accanto alle tue ferite e so che adesso tocca a me, essere mani delle
tue mani per guarire, moltiplicare, srotolare la Tua Parola nel mondo e prendere, da
disce- polo, la forma dei tuoi piedi, consumati andando ad annunciare che Tu sei il
Cristo! Il figlio del Dio vivente!

Preghiera
Fa’ che le nostre mani siamo mani tue, per guarire, per sfamare, per alleviare, per
curare; che i nostri piedi siano passi dei tuoi, per andare incontro ai fratelli e
portare la Tua Parola, che il tuo dono d’amore sia l’unica misura con cui amare nel
mondo.

Padre Nostro / Santa Madre, deh! Voi fate...


XI STAZIONE
Gesù e il buon ladrone
C -Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
A -perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

Dal vangelo secondo Luca (23,39-43)


Uno dei malfattori appesi alla croce lo insultava: “Non sei tu il Cristo? Salva te
stesso”. Ma l’altro lo rimproverava: “Neanche tu hai timore di Dio? Noi riceviamo il
giusto per le nostre azioni, egli invece non ha fatto nulla di male”. E aggiunse: “Gesù,
ricordati di me quando entrerai nel tuo regno”. Gli rispose: “In verità ti dico: oggi
sarai con me in Paradiso”.

Come ci disarma la tua mitezza nelle nostre guerre quotidiane, da quelle mondiali
a quelle sui social, alle guerre nelle relazioni più intime.
Basterebbe imitare ogni tuo gesto per vivere in pace perenne, anche quando la
morte
è lì ad un soffio da noi.

Mi mette sempre un po’ in crisi questa scena perché mi sento ora uno dei due
malfat- tori, ora l’altro. Non è forse mai successo che il cuore in trincea urli:
“Non sei tu il Cristo? E allora perché hai permesso che la morte ci strappasse amori di padri,
di madri, di figli troppo presto? Perché le sofferenze infinite? Le malattie stremanti? Perché
te ne stai lì fermo e non fai niente?”

Come al ladrone, però, non ci importa veramente di Te, è che metterti alla prova è
un
po’ la ricerca di salvare noi stessi.

Com’è grande la tentazione della disperazione davanti alla


morte, davanti alla sofferenza!

Tace ancora il Maestro.


Ma eccolo, poi, lo stile del discepolo.

“Che colpa ne ha Lui?


E tu, non hai un po’ di posto per Dio nel tuo cuore?
Cosa ha fatto di male quest’uomo per essere continuamente flagellato dalle nostre
parole, umiliato dai nostri ragionamenti, accusato ancora da chi non lo ha voluto
ascoltare, acco- gliere, vedere?”

Si prende cura dell’altro il buon ladrone, che strappa il Paradiso a Gesù*.


“In verità ti dico: oggi sarai con me”.
Ed ecco chi vince la guerra ad un confine: vince sempre e solo chi ama!

Preghiera
Dall’egoismo, salvaci Signore.
Dalle tentazioni della disperazione, salvaci Signore.
Dall’indifferenza, salvaci Signore.
Donaci un cuore capace di compatire, sperare, di
amare… e poi portarci con Te nel tuo Regno.

Padre Nostro / Santa Madre, deh! Voi fate...

* Cit. Paolo Curtaz


XII STAZIONE
Gesù in croce e sua madre
C -Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
A - perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

Dal vangelo secondo Giovanni (19, 26-27)


Gesù vedendo la madre e lì accanto a lei il discepolo che egli amava, disse alla madre:
“Donna, ecco tuo figlio”. Poi disse al discepolo: “Ecco la tua madre”. E da quel
momento il discepolo la prese nella sua casa.

Tutto. Vedi tutto. In ogni momento sei capace di vedere i bisogni della nostra
anima. Che strazio e che tenerezza.

Come si può sopportare il dolore della morte?


Non si può da soli! È impossibile pensare di stare in piedi da soli quando la
sofferenza
ti toglie la terra da sotto i piedi.

Non è possibile da soli ma, sì, è possibile insieme.


È possibile nei cuori che si conoscono nell’Amore, nei cuori che non sono legati dal
sangue della carne, ma legati - sì - nel dono totale di Te.

Madri e figli, fratelli e sorelle. Eccoci, Chiesa, sogno di Dio.

E tu fratello, sorella, vieni in casa mia! Entra, non solo quando la tavola è
pronta per banchettare, ma soprattutto quando il peso di quello che vivi è tanto,
troppo, solo per te. Ecco, io ci sono.
Ti porto a casa mia, nel mio cuore, nell’andare dei miei giorni e dimoreremo insieme,
un cuore solo, nel cuore immenso di Maria.

È lì che siamo custoditi ed è lì possiamo custodirci l’un l’altro.

Mai madre disperata, sempre piena di Speranza, anche con il cuore trafitto da una
spada.
Faro luminoso, immobile, nella più buia delle notti.

Tienici stretti al tuo cuore, Madre nostra; insegnaci a stare davanti alle nostre
croci per non smettere di essere fratelli e sorelle, figli e figlie, madri e padri
quando la tempesta ci sorprende nel viaggio, ma che possiamo essere l’uno
focolare dell’altro, mani a cui aggrapparsi quando la barca perde il controllo,
spalle con cui spartire la fatica.

E grazie Gesù, grazie. Per il dono ultimo di tua


Madre, per il dono immenso della Chiesa.

Siamo qui. Con Voi.


Discepoli. Visti. Amati.

Preghiera
Ti preghiamo Signore, per la tua e nostra Chiesa: Una. Santa. Cattolica.
Apostolica… e amata. Che sia sempre casa accogliente e abbraccio Tuo
misericordioso, per ogni figlio che bussa alla sua porta.

Padre Nostro / Santa Madre, deh! Voi fate...


XIII STAZIONE
Gesù muore
C -Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
A -perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

Dal vangelo secondo Marco (15,34.36-37)


Alle tre Gesù gridò con voce forte: Eloì, Eloì, lema sabactàni!, che significa: “Dio mio,
Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. Un soldato corse ad inzuppare di aceto una
spugna e postala su di una canna gli diede da bere. Gesù dando un forte grido, spirò.

La Parola. Il grido. Il vuoto. Il silenzio.


Tutto tace.

Solo il singhiozzo ormai riecheggia nel vento che alza la polvere da terra e la adagia
alle bocche ormai mute, stordite, incredule.

È tutto finito Gesù? Così? Finisce che la morte vince sulla vita? È davvero lei
ad avere l’ultima parola? È lei che viene e si porta via da noi la fiducia, la
speranza, la vita?

Povero amato cuore tuo, che tutto Amore è!


Perché mai ha dovuto attraversare questa profonda solitudine, sentire questo vuoto
siderale? Nessuna pena avrebbe dovuto mai calpestare la sacralità del tempio del
tuo corpo.

Ma tu non avevi più parole con cui spiegarci questo amore, non avevi altri
sentieri da percorrere per indicarci la via, se non quell’unica strada che dà un
senso, che dà una direzione, un verso: la croce.
L’amore totale. Infinito. Incommensurabile. Tutto. Totalmente donato.
Ci avevi dimostrato che eri pronto ad ogni cosa per questo Amore ma forse
non lo abbiamo capito.

Forse non abbiamo creduto che avresti fatto follie per riempire di puro amore
quei vuoti che ci portiamo nell’anima, per dissetare i nostri pensieri inariditi, per
sfamare quella fame di assoluto che ci portiamo dentro dall’eternità.

Tutto tace, ma tutto intorno ci inonda il barlume del tuo corpo consumato per Amore,
il calore della Parola che si è fatta carne.

Il velo del tempio è squarciato ma il Tuo amore si fa luce per illuminare ogni
ferita del mondo. Sei tu la luce del nostro mondo, la vita che non teme la morte,
la speranza che non arresta la corsa, il palpito che vibra d’amore.

No! Non ha l’ultima parola la morte.


Non siamo seguaci dei morti, ma discepoli del
Risorto. Tre soli giorni. Io attendo aggrappata alla
speranza.
Sarà Parola. Sarà Giubilo. Pienezza. Annuncio.

Preghiera
Per tutti i fratelli e sorelle che attraversano un momento di profondo dolore, ti pre-
ghiamo Signore. Perché la sofferenza non annienti la speranza e la fiducia nella Tua
Resurrezione. Che aggrappati a te, possano far brillare di luce immensa, ogni
squarcio dell’anima.
Padre Nostro / Santa Madre, deh! Voi fate...

XIII STAZIONE
C - Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
A - perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

Gesù è deposto nel sepolcro


Dal vangelo secondo Marco (15,46)
Giuseppe d’Arimatea, comprato un lenzuolo, calò il corpo di Gesù giù dalla croce e,

XIV STAZIONE
avvoltolo in un lenzuolo, lo depose in un sepolcro nuovo scavato nella roccia.

Comprato. Calato. Avvolto. Deposto.


Un ritmo d’amore che non si arresta, perché l’amore è sempre azione, dono di sé
mes- so in circolo, anche davanti alla più straziante delle morti.

Si fa spazio all’amore anche nella più dura delle pietre, perché l’Amore cambia ciò
che
sei, converte i tuoi spazi freddi e inabitabili, in luoghi in cui adagiare il corpo del
Messia.

Come i nostri cuori, che spesso crediamo sepolcri incapaci di riaprirsi alla vita, di
amare e di sperare ancora.
Ma Cristo, ha bisogno solo di un posto dove adagiare il suo sacrificio d’amore.

Grotta, capanna.
Sono disposto a offrire ancora il mio cuore per lui?

Deponiti qui, Gesù, in questo cuore provato, indurito,


pietrificato. È qui che scavo un posto per l’otre traboccante
d’amore che sei.

Poggia qui le tue mani che sono state segno di misericordia infinita, i tuoi piedi che ci
hanno tracciato la strada nel mondo, il tuo costato ferito che ripara le ferite del
mondo.

Stai qui, nello scavo del dolore in me.


E so che da qui s’irradierà di nuovo la vita, la speranza, l’amore.

Deponiti qui, io verrò di notte con oli e


unguenti. Tre giorni.
Verrò… e sarà di nuovo primavera.

Preghiera
Accetta Signore, anche i nostri cuori induriti come grotta in cui posarti.
Vieni a trovarci nelle nostre morti, nei nostri dolori e nelle nostre
fragilità. Qui, nello scavo dell’anima.
E poi ti preghiamo, fa’ risorgere con te, ogni singola pietruzza, perché torni ad essere
carne il cuore che la morte ha reso pietra.

Padre Nostro / Santa Madre, deh! Voi fate...


C - Ti adoriamo, Cristo, e ti benediciamo:
A - perché con la Tua Santa Croce hai redento il mondo.

CONCLUSIONE
S: Fratelli e sorelle, con lo sguardo volto alla croce, certi che è il senso
primo ed ultimo di ogni cosa; a Cristo che si offerto in dono per amore
e per liberarci del peccato, diciamo insieme la preghiera che egli ci ha
lasciato:

A: Padre Nostro...

C: Il Signore sia con voi


A: E con il tuo Spirito

C: Sia benedetto il nome del Signore


A: Egli ha fatto cielo e terra

C: Vi benedica Dio
Onnipotente, Padre e Figlio e
Spirito Santo
A: Amen

C: Nel nome del Signore, andate in pace.


A: Rendiamo grazie a Dio.
Sorelle e fratelli, grazie all’amore di Dio in Gesù
Cristo, siamo custoditi nella speranza che non
delude (cfr- Rm5,5). La speranza è “l’ancora
dell’anima”, sicura e salda. In essa la Chiesa prega
affinché «tutti gli uomini siano salvati» (1Tm2,4) e
attende di essere nella gloria del cielo unita a
Cristo, suo sposo.
Così si esprimeva Santa Teresa di Gesù:
«Spera, anima mia, spera. Tu non conosci il giorno né l’ora.
Veglia premurosamente, tutto passa in un soffio,
sebbene la tua impazienza possa rendere incerto ciò che è
certo, e lungo un tempo molto breve»
(Esclamazioni dell’anima a Dio, 15, 3).

MESSAGGIO DEL SANTO PADRE FRANCESCO PER


LA QUARESIMA 2025
con amore

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