SENECA
● VITA
Seneca non era romano, ma spagnolo infatti nacque a Cordova nel 4 a.C. da una
ricca famiglia provinciale.
Arriva a Roma in seguito per ricevere un’educazione retorica migliore (saper parlare
e scrivere), infatti il suo primo lavoro fu quello di avvocato.
Impara inoltre anche molte filosofie antiche, ma soprattutto quella stoica, che
definisce il raggiungimento della felicità e della libertà interiore dell’individuo come
risultante del dominio sulla propria ira e sulle proprie passioni. Lo stoicismo lo portò
ad avere un’IMPOSTAZIONE ECLETTICA, ovvero non confinarsi a un’unica scuola
di filosofia, ma prendere l’elemento migliore delle varie scuole.
Viene mandato in esilio da Claudio perchè accusato di adulterio con Giulia
Livilla, una donna già sposata e sorella di Caligola.
Torna a Roma nel 49 grazie ad Agrippina che lo vuole rendere precettore del figlio
Nerone, ma si ritirò a vita privata nel 62 sia per allontanarsi dalla politica sia
perchè nota che Nerone è diventato incontrollabile.
Nel 65 ci fu una congiura contro Nerone, in cui venne coinvolto anche Seneca. Egli
in realtà non era un vero e proprio colpevole, ma dava solo dei consigli ai Pisoni (la
famiglia che organizzò tutto). Però Nerone, quando venne a sapere del fatto, non
volle sapere ragioni e mandò ad uccidere Seneca, che però si suicidò.
● OPERE
Le opere di Seneca possono essere collegate alle tappe evolutive della sua vita:
● Seneca giovane: voleva perfezionarsi (ricerca della perfezione);
● Inizio attività pubblica: opere politiche-filosofiche in cui spiega il rapporto
che doveva esserci tra imperatore e sudditi;
● Nel 62 a.C., quando si ritira a vita privata: opere filosofiche sulla ricerca
dell’interiorità e appropriazione di sé (Dialogorum libri XII).
Le opere di Seneca comprende vari temi e generi letterari:
● Dialogi: opera con tematiche filosofiche, che comprende 7 trattati su
questioni etiche e psicologiche e 3 Consolationes;
● Lettere: indirizzate all’amico Lucilio. Vengono chiamate anche “lettere
morali” perchè ne parla con l’amico e dà insegnamenti sulla vita;
● 2 trattati di politica e filosofia: De clementia (“riguardo alla clemenza”),
atteggiamento nei confronti dei sudditi); De beneficiis (“riguardo ai benefici”),
che potremmo collegare alla sociologia perché parla di come far andare
d’accordo le persone tramite il beneficio, il quale secondo Seneca è un
collante sociale che fa collaborare le persone, oltre che una soluzione per una
società equilibrata;
● trattato su questioni scientifiche chiamato Naturales quaestiones;
● 9 tragedie ambientate in Grecia (Cothurnatae) e 1 ambientata a Roma
(Praetexta).
IL CONCETTO DI OTIUM E NEGOTIUM
● Otium nel mondo romano: l’otium, nel mondo romano, era meno
importante del “negotium” (ovvero l’occupazione del tempo in attività come
la politica, crearsi un patrimonio ecc). Il tempo libero, quindi l’otium, era un
momento in cui, invece, ci si occupava dell’aspetto fisico e mentale (in cui si
leggevano le opere) o ci si occupava di cucina;
● Otium secondo Seneca: per Seneca, invece, è più importante l’otium
perchè quando si è tranquilli si studia e si migliora se stessi. Infatti quando un
individuo ha migliorato se stesso, nel momento in cui rientra in società, fa
ancora più bene ad essa, perchè può aiutarla ancora di più (es: educare un
imperatore migliora lo stato).
ETICA E POLITICA
Seneca, insegnando filosofia, è come se insegnasse educazione civica.
Prima di lui, Platone sosteneva che un filosofo doveva diventare politico e che i
politici dovevano conoscere la filosofia, o che i filosofi dovevano ricoprire cariche
politiche.
● Lettere a Lucilio (Epistulae morales ad
Lucilium)
Il tema del tempo lo possiamo ritrovare nelle “Lettere a Lucilio”, indirizzate appunto
all’amico Lucilio e che contengono un insegnamento morale. Si tratta di 124
lettere, raggruppate in 20 libri. Quest’opera ha una doppia natura: sono sia private
che pubbliche poiché contengono argomenti rivolti a tutti, per questo quando Seneca
scriveva le lettere all’amico allo stesso tempo le pubblicava.
IL TEMPO SECONDO SENECA
Tra i temi più importanti trattati da Seneca c’è quello del tempo, in particolare dello
spreco del tempo. Per Seneca il tempo è la cosa più preziosa che abbiamo,
essendo che la vita è limitata, della cui perdita l’uomo non si accorge.
Secondo Seneca il tempo va dedicato per ricercare il bene, praticare la virtù.
Bisogna comportarsi bene con gli altri che si conoscono o no, nel lavoro, verso la
patria e i compatrioti, la famiglia e gli amici.
Le cose che ci fanno perdere tempo è il troppo pensare ai divertimenti, alla
moda, all’aspetto esteriore, pensare troppo alle cose materiali, in particolare i
soldi. Per Seneca i soldi sono utili ma non bisogna essere schiavi di essi. Per via di
questo pensiero viene definito incoerente perché lui veniva pagato per essere
precettore di Nerone, ma Seneca risponde a queste accuse che lui trovava e
bisognava trovare il giusto equilibrio, in tutto come nei soldi, e fare del
bene.
Trattato scientifico:
● Naturales quaestiones
Opera in 7 libri che rientra nelle scienze della terra, biologia, fenomeni atmosferici e
celesti, ma con un’aggiunta di spunti morali.
La scienza moderna è basata sull’esperimento, ma in quest’opera i fenomeni
descritti non sono stati soggetti all’applicazione degli esperimenti; infatti
Seneca per scrivere di questi fenomeni legge fonti degli antichi filosofi (questa
tecnica è chiamata “compilazione” ed è ciò che fa anche Seneca), quindi non ci si
basava sulla scienza.
Nelle Naturales quaestiones analizza fenomeni naturali (oggi facenti parte della
geologia e dell’astronomia) in maniera indiretta (quindi non facendo esperimenti).
Lo scopo nobile è quello di liberare gli uomini dalle paure attraverso la
conoscenza (tema affrontato anche da Lucrezio nel “De rerum natura”).
2 trattati politici e filosofici:
● De clementia
Questo trattato politico, distribuito in 3 libri, è stato scritto per Nerone per dirgli
che per durare a lungo doveva essere clemente (capacità di perdonare e di
comprendere) e che se faceva il pazzo diventava odioso per i sudditi.
L’essere clementi era già usato da Cesare nei confronti dei nemici e Seneca
riprende questo modo di fare, ma in tutto. Infatti per lui bisogna essere sempre
clementi, non solo con i nemici. Inoltre egli, da buono stoico, credeva nella
ragione come guida della vita.
● De beneficiis
Questo trattato politico, distribuito in 7 libri, è pieno di esempi e poche teorie.
Il tema trattato è quello della società, che non deve essere in competizione ma in
collaborazione attraverso il bene.
Insiste sul beneficio (“ficio”=fare+bene), ma non è un’opera scientifica. Il beneficio,
secondo Seneca, serve per tenere insieme le persone in società: se una persona fa
del bene ad un altro, quest’ultimo non lo dimentica ma ne è grato, quindi in futuro
ricambierà il beneficio.
● Dialogi (Dialogorum libri XII)
I Dialogi (latino) o Dialoghi (italiano) sono 10 opere in forma dialogica distribuite in
12 libri (questo perchè ne fanno parte 3 Consolationes e il De ira, formato da 3
libri) e che Seneca indirizza sempre a qualcuno, immaginando che un tema sia
trattato attraverso il dialogo tra due personaggi.
● Consolationes
Le 3 Consolationes sono testi che contengono conforti per quando capitavano
eventi tristi (come lutti); essi trattano di temi topici (sempre gli stessi, che si ripetono)
ovvero la morte che va affrontata e che non è un male, poichè affrontarla può essere
positivo.
● Consolatio ad Marciam, quest’ultima era la figlia dello storico Cremuzio che
perde il figlio molto piccolo e quindi Seneca la consola;
● Consolatio ad Polybium, in cui consola un liberto dell’imperatore Claudio
che è in lutto per aver perso il fratello;
● Consolatio ad Helviam matrem, in cui conforta la madre dicendo che l’esilio
non è un male perchè permette di vivere nell’otium e di praticare la virtù.
● De brevitate vitae
In quest’opera affronta il tema del tempo che non deve essere sprecato.
● De vita beata
In quest’opera tratta della felicità e la via per arrivarci. Inoltre risponde alle
accuse di essere incoerente quando era il precettore di Nerone e viveva nella
ricchezza, criticandolo di predicare bene e razzolare male. Egli risponde dicendo che
la ricchezza non è un male perchè vivere in una condizione del genere può mettere
alla prova e consente anche di diventare indipendenti, quindi non è il denaro il
problema, ma quello che noi facciamo con esso.
● De constantia sapientis
Il termine “constantia” significa fermezza, imperturbabilità.
In quest’opera cerca di convertire l’amico Sereno allo stoicismo, sostenendo che il
sapiente grazie alla virtù è superiore a ogni evento che lo colpisca; quindi insegna ad
essere sapienti.
● De tranquillitate animi
Il titolo si può tradurre in 2 modi:
● “la tranquillità dell’animo”;
● “intorno alla tranquillità dell’animo”.
Il “de” rappresenta il complemento di argomento, che appunto si costruisce con il
"de+ablativo".
In quest’opera si rivolge di nuovo al suo amico Sereno, a cui Seneca propone la
via per vivere sereno, cioè un equilibrato rapporto tra vita contemplativa e vita
attiva. Non c’è bisogno, infatti, di allontanarsi dagli altri, ma di trovare un equilibrio tra
momenti di solitudine e momenti per stare con gli altri.
L’opera è un “saggio” su come raggiungere la tranquillità d’animo e allontanare
i turbamenti.
La filosofia di Seneca riprende altre scuole filosofiche, soprattutto quella STOICA
(scuola del periodo ellenistico nata nel III secolo a.C.).
L’atarassia
Uno dei temi di questa scuola è l’atarassia, una condizione di assenza di
turbamenti. Questa atarassia non è una condizione di partenza, ma un obiettivo da
raggiungere a piccoli passi per arrivare alla sua conseguenza: la felicità.
Come si raggiunge
Il saggio, praticando la filosofia, deve puntare a raggiungere questo obiettivo
(difficile da raggiungere, non sempre ci si riesce).
Seneca sostiene che per arrivare a questa condizione bisogna conoscere bene se
stessi, autoanalizzarsi e capire perchè si provano determinati sentimenti (e
quelli negativi capire come allontanarli).
Diventare saggi significa riappropriarsi del proprio tempo e della propria vita,
ma ci vuole anche altro: paragona chi vuole raggiungere la sapienza ad un atleta,
infatti come quest’ultimo bisogna allenarsi lavorando sul tempo e sulla volontà
per rendersi padrone di sé stessi (facendo ciò che si vuole veramente, controllare
le proprie emozioni e capire perchè le si prova); solo dopo aver raggiunto questa
padronanza ci si potrà dedicare agli altri.
Inoltre paragona le passioni ad animali feroci in gabbia, perchè proprio come loro
potrebbero prendere il dominio su di noi se non le si controllano.
Seneca stesso si considera non sapiente, ma un uomo ancora in cammino.
I tre tipi di uomini
Seneca distingue 3 tipi di uomini:
● ignoranti, coloro che non capiscono quale cammino intraprendere per la
felicità poiché non si rendono conto di star sbagliando e di vivere una vita
sbagliata;
● progredientes, coloro che capiscono di vivere una vita sbagliata e si danno
da fare per intraprendere un cammino diverso verso la felicità e la virtù;
● sapientes, coloro che hanno raggiunto la felicità e la virtù.
Seneca stesso si definisce un progredientes, poiché secondo lui non si finisce mai
di imparare e di inseguire la felicità.
● De providentia
In quest’opera dialogica Seneca cerca di spiegare all’amico Lucilio come
possano coesistere la provvidenza e il male.
La domanda che si pone è del perchè esista il male se esiste un piano di Dio; per
Seneca ciò è determinato da un progetto divino immanente, ed è in esso che è
previsto il male anche per le persone buone (essendo una prova da superare).
● De ira
Quest’opera, in tre libri, sviluppa il problema dell’ira, una delle passioni più
deleterie, che come tale deve essere estirpata in quanto impedisce all’uomo di
vivere secondo la ragione e quindi di raggiungere la virtù.
● De otio
Scritto dopo dopo il ritiro di Seneca della vita pubblica avvenuto nel 62, questo gli ha
portato a mutare la posizione in merito al rapporto tra il tempo libero e
la vita pubblica, infatti quando scrive l’opera Seneca cambia idea considerando
praticabile soltanto la via del disimpegno e della ricerca dell’otium filosofico.
TRAGEDIE
Le tragedie di Seneca sono 10 (di cui 9 di miti greci) non destinate alla
rappresentazione, poichè il teatro era passato di moda, ma alla lettura o al massimo
recitate (“RECITATIO”). Gli attori infatti, non avendo successo, andavano nelle corti
a recitare una parte delle tragedie.
Nelle tragedie, inoltre, possiamo trovare la critica alla violenza dei tiranni; in
particolare la differenza tra un re e un tiranno:
● il re sa gestire bene il potere;
● il tiranno ne abusa.
Tragedia ambientata a Roma (praetexta)
● Octavia
E’ una tragedia di ambientazione romana, quindi praetexta, che racconta della
condanna a morte di Ottavia (moglie di Nerone) e che viene falsamente attribuita a
Seneca probabilmente dalla stessa persona che l’ha creata, ma che l’ha voluta far
passare per sua.
Si pensa questo perchè non contiene elementi tipici delle tragedie greche, che
non erano violente e in cui non c’erano elementi come l’omicidio o il suicidio. Mentre
Seneca, nelle sue tragedie, è macabro e racconta nel particolare soprattutto fatti di
sangue.
Tragedie ambientate in Grecia (cothurnatae)
Le tragedie trattano miti importanti come: Medea, Fedra e Tieste:
● Fedra
E’ la storia di un amore scandaloso. Fedra si innamora del figlio Ippolito del suo
secondo marito, ma il figlio la rifiuta per il padre. Per questo motivo Fedra si uccide,
lasciando affianco al suo corpo un biglietto in cui accusa Ippolito di volerla e non
sopportando ciò ha deciso di suicidarsi. Il padre di Ippolito, scoperto ciò, punisce il
figlio.
La DONNA SFRONTATA, rappresentata da Fedra, era ritenuta scandalosa a quei
tempi.
● Medea
Medea era una straniera che aveva aiutato l’eroe greco Giasone mettendosi
contro suo padre. Lei si innamora di Giasone e scappa con lui.
In seguito si sposano, ma poi lui la abbandona per un’altra donna e Medea
impazzisce. Allora decide di eliminare la rivale per cui viene lasciata e anche i
figli che ha avuto con Giasone (che rappresentano il frutto del loro amore).
Quest’ultimo fatto descrive il fenomeno della DEPRESSIONE POST-PARTUM,
che i greci hanno analizzato e rappresentato con Medea.
● Tieste
Descrive la lotta tra 2 fratelli. Tieste ha sedotto la moglie del fratello Atreo per
sottrargli il trono. Atreo finge di volersi riconciliare e invita a cena il fratello, al quale
serve le membra cotte dei suoi figli.
● Apokolokyntosis
Opera satirica che prende in giro l’imperatore Claudio (lo prende in giro sui punti
deboli come quello delle donne e parodizza su come sarebbe morto), che l’aveva
mandato in esilio (tutto ciò lo fa dopo la sua morte).
Il titolo non è una parola esistente, ma inventata da Seneca che ha fuso alcune
parole greche (questo è un neologismo).
Gli imperatori, dopo la morte, venivano divinizzati tramite una cerimonia chiamata
APOTEOSI (divinizzazione).
Seneca, parodizzando questa divinizzazione, immagina che Claudio invece di
andare sull’Olimpo, dove ci sono tutti gli altri dei, finisse nell’Ade (inferno).
Claudio, una volta morto, bussa all’Olimpo, ma interviene Augusto che ordina agli
altri dei di non farlo entrare; così loro lo cacciano.
Perciò Claudio va nell’Ade dove vi è una commissione che decise la sua punizione:
avrebbe dovuto giocare per tutta la vita a dadi con i liberti con un bossolo rotto
(questo perchè nella vita aveva dato troppa importanza ai liberti, quindi sarebbe
diventato schiavo degli schiavi).
I tre titoli dell’opera
1. “Ludus de morte Claudii”, un titolo meno offensivo che si traduce con
“divertimento intorno alla morte di Claudio”;
2. “Divi Claudii apotheosis per saturam”, che si traduce con “divinizzazione
satirica del divo Claudio” e fa capire che non è un’opera seria ma satirica e
riguarda la divinizzazione;
3. “Apokolokyntosis” che significa “inzuccamento” e descrive il passaggio da
un uomo a zucca; quindi Claudio è diventato uno zuccone, uno stupido.
Gioco di parole
Con l’ultimo titolo ha giocato con la parola “APOTEOSI”:
● il suffisso “apo” significa “da uomo a Dio”;
● la parola “apo-theo-sis” viene trasformata in “apo-kolokynto-sis”
ovvero “zucca”.
Tipi di satire
SATIRA IN VERSI (esametri) SATIRA MENIPPEA (prosimetro)
Usata da: La satira menippea è nata in Grecia da
● Lucilio; Menippo di Gadana (III sec. a.C.), un
● Orazio; filosofo cinico (facente parte del Cinismo).
● Persio; Il metro di questa satira era il prosimetro,
● Giovenale. un misto di prosa e versi.
Prima di Seneca già un altro autore romano
(Varrone) usò questo tipo di satira,
basata su parodie solitamente di miti,
chiamata parodia mitologica. Lo scopo di
questa parodia era criticare i vizi umani.
Seneca invece parodizzava su dove
sarebbe andata a finire l’anima di Claudio
dopo la morte; questo perchè Seneca
aveva dei conti in sospeso con Claudio, che
lo esiliò.
● PENSIERO
● Pensiero etico
Il pensiero di Seneca non è solo teorico, astratto, ma per lui la sua filosofia deve
essere applicata.
Si impegnava nella società del suo tempo (quella di Nerone), perché voleva
essere utile al prossimo (in latino: “iuvare mortalem”) come imponeva la filosofia
stoica di cui era seguace. Seneca ha subito molte critiche perché si presentava
come una persona onesta, un maestro di vita e quindi diventò antipatico agli occhi
degli altri, e al primo errore che faceva subito veniva criticato (perché ovviamente,
anche se cercava di perseguitare il bene, nella sua vita ha commesso errori, come
qualsiasi essere umano).
● Pensiero politico
Seneca non voleva che gli intellettuali si chiudessero nello studio, ma voleva che si
rendessero utili per la società, aiutando con la sua visione politica.
Inoltre si doveva tentare, non di attuare una rivoluzione eliminando il principe
(l’imperatore), ma di cambiare le cose dall’interno migliorandolo, facendo sì che
esercitasse spontaneamente nei confronti dei sudditi la clementia (la clemenza)
e il beneficium (il beneficio).
● Fallimento politico e successo etico
Il tentativo politico di migliorare l’imperatore si rivelò un fallimento. Più
successo ebbe il tentativo di aiutare, amici e discepoli (una serie di persone che
seguivano i consigli di Seneca), nel trovare un equilibrio tra la vita privata e la
vita pubblica, e dando l’esempio pratico di una vita attiva, meno agitata, tesa alla
ricerca del bene.
● Pensiero sociale
Secondo Seneca, per migliorare la società bisognava partire dai singoli, dando
un metodo per migliorarsi e una via per arrivare alla tranquillità, felicità e
salvezza.
● Filosofia etica e stoica
La filosofia che interessa a Seneca è l’etica (sapere distinguere il bene dal male; i
valori dai vizi).
Seneca cerca di correggere la falsa valutazione di ciò che gli uomini ritengono
essere bene o male, ma che non lo sono davvero. Gli errori nascono dagli uomini
da un’educazione sbagliata e dai falsi idoli in loro inculcati dalla società.
Altro grande compito, secondo la filosofia stoica, consiste nell’eliminare le passioni,
che non solo ostacolano la comprensione del vero bene, ma impediscono l’esercizio
della ragione e la pratica delle virtù sociali, come l’amicizia, la lealtà, la generosità.
Solo liberandosi dalle false valutazioni e l’influsso delle passioni l’uomo può
conquistare la libertà interiore che è la condizione preliminare per realizzare i doveri.
Altro concetto che accetta dallo stoicismo è quello della provvidenza: la divinità
o logos (ragione) ha creato un progetto, dove ognuno di noi ha un ruolo,
migliorarsi porta a capire qual è il proprio ruolo; stare bene porta a riuscire a
svolgere il ruolo.
● Riprendere il possesso di sé e la necessità di una terapia
Secondo Seneca è necessaria una radicale trasformazione di sé stessi e del
proprio rapporto con il mondo, una vera conversione. Come primo passo di
questo cammino è necessario rivolgere l’attenzione su sé stessi, riconoscendosi
come individui bisognosi di curarsi, di una terapia morale, questo perché se
vogliamo cambiare come primo passo bisogna accettare di avere bisogno di
aiuto (ad esempio rivendicando sé stessi: “vindica te tibi”). La rinnovata attenzione
verso sé stessi si realizza anzitutto con il prendere atto della propria situazione di
“malati” (non solo dentro ma anche fuori). In base a un’antica tradizione, la cura di sé
è pensata in stretta correlazione con la pratica medica.
L’alterazione dello stato normale di salute per il corpo, è il sottostare passivamente a
una malattia che altera l’equilibrio delle sue proprietà; per l’anima, è la condizione
passiva del lasciarsi vivere. Quindi il primo passo verso la guarigione consisterà nel
prendere atto della propria situazione alterata, che necessita di cure. Migliorando
sé stessi si migliora anche con gli altri superando l’egoismo, quindi la ricerca
della perfezione è una conquista da mettere a disposizione degli altri, ed è così
che l’azione di un singolo individuo entra a far parte di un unico organismo (=
cosmo governato dal Logos divino): questo concetto viene chiamato
“UMANESIMO SENECANO”.
● LA LINGUA E LO STILE
Lo stile di Seneca è basato più sulla paratassi (coordinazione) che sull’ipotassi
(subordinazione), questo perché preferisce i periodi con poche proposizioni
subordinate, la brevità e le frasi ad effetto (frasi piccole ma d’effetto, quasi da
diventare dei proverbi) come massime, ovvero frasi da ricordare, o proverbi (in
latino: “sententiae”).