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Socrate

Socrate, nato ad Atene nel 470 a.C., è considerato il primo filosofo ateniese e dedicò la sua vita alla filosofia, rifiutando di scrivere per mantenere viva la ricerca orale della verità. Accusato di empietà e corruzione, fu condannato a morte nel 399 a.C., accettando il suo destino e affermando che non bisogna temere la morte. Il suo metodo socratico si basa sull'ironia e sulla maieutica, mirato a far emergere la conoscenza interiore degli individui, sostenendo che la virtù deriva dalla conoscenza e che chi agisce male lo fa per ignoranza del bene.

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Socrate

Socrate, nato ad Atene nel 470 a.C., è considerato il primo filosofo ateniese e dedicò la sua vita alla filosofia, rifiutando di scrivere per mantenere viva la ricerca orale della verità. Accusato di empietà e corruzione, fu condannato a morte nel 399 a.C., accettando il suo destino e affermando che non bisogna temere la morte. Il suo metodo socratico si basa sull'ironia e sulla maieutica, mirato a far emergere la conoscenza interiore degli individui, sostenendo che la virtù deriva dalla conoscenza e che chi agisce male lo fa per ignoranza del bene.

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Socrate

Socrate è il primo filosofo ateniese della storia e nasce nella città


dell’Attica nel 470 a.C. da una famiglia benestante. Suo padre è uno
scultore e sua madre e un’ostetrica. Socrate dedica tutta la sua vita alla
filosofia e all’insegnamento e proprio per questo la donna con cui si
sposa e con cui poi avrà tre figli era fredda e distaccata (a socrate
importava più la filosofia che la famiglia).
Nel 399 a.C. viene accusato di empietà (di non credere negli dei della
città) e di corrompere i ragazzi, proprio per questo viene processato e
condannato a morte. Socrate avrebbe potuto chiedere una pena minore
come l’esilio ma decise che non l’avrebbe data vinta a coloro che lo
mandarono a processo e così accettò di morire. Giunta l’ora della
condanna Socrate beve il veleno e poi muore di arresto cardiaco.
Socrate muore dicendo che secondo lui non bisogna avere paura della
morte e non bisogna considerarla necessariamente un qualcosa di
negativo. Nessuno conosce davvero cosa sia la morte quindi è da
stupidi avere paura di qualcosa di cui non si sa nulla.

Di socrate ci è giunto tanto ma questo è successo solo grazie a


testimonianze di altri filosofi o di suoi allievi poiché lui non ha mai
lasciato nulla di scritto dicendo che la filosofia è una cosa orale che si fa
nelle strade della città e non con carta e penna. La filosofia per Socrate
è una costante ricerca che non finisce mai con domande e risposte,
perciò scrivendo si finirebbe per mettere un punto a questa ricerca.

Socrate si dedica allo studio dell’essere umano e per questo il suo


pensiero si ricollega all’oracolo di Delfi “Conosci te stesso”. Il filosofo
viene quindi accomunato ai sofisti per i suoi interessi di ricerca
umanistici ma in realtà è un antisofista poiché insegna senza farsi
pagare e aiuta gli altri perché ha molto a cuore la ricerca della verità.

Uno degli episodi decisivi della sua vita fu quando il suo amico
Cherefonte si recò presso l’oracolo di Delfi dove la sacerdotessa di
Apollo gli disse che nessuno era più sapiente di Socrate.
Lui non sentendosi sapiente decise di parlare con tutte le persone più
sapienti fino a trovarne una che lo fosse più di lui.
Capì ben presto che le persone sembrano sapienti ma in realtà non lo
sono. Socrate disse “Mi parve di essere più sapiente di quell’uomo,
almeno in una piccola cosa, ossia per il fatto che ciò che non so,
neppure ritengo di saperlo.”
Così capisce di essere il più sapiente perché, pur non sapendo nulla,
almeno sa di non sapere. Il punto di partenza di ogni conoscenza è
infatti la consapevolezza della propria ignoranza, l’umiltà di ammettere di
non sapere. Solo chi sa di non sapere è davvero sapiente, poiché ha la
mente aperta e mette costantemente in dubbio le proprie conoscenze,
sforzandosi di migliorarle.

Il punto di partenza del metodo socratico è l’ironia. Con ironia si intende


l’atteggiamento in cui si finge la propria totale ignoranza su un
argomento, chiedendo al proprio interlocutore di spiegarlo e di mostrare
la sua intelligenza. All’inizio di un dialogo Socrate si presenta ignorante
per portare il suo interlocutore a parlare e a dimostrare di sapere tutto su
una cosa. Alla fine Socrate prova a metterlo in difficoltà facendogli delle
domande a cui la persona con cui parla non sa rispondere e per questo
finisce per contraddirsi. Dice di sapere tutto e poi effettivamente non sa
nulla. Questo serve per far sì che Socrate possa contraddire la persona
fino a farle capire che non sa niente nemmeno lei sull’argomento.
Socrate decide di portare avanti questa ricerca per convincere le
persone a non accontentarsi di un sapere superficiale.

Il secondo punto del suo metodo socratico è quello della maieutica, che
significa “arte di partorire”. Socrate si comporta come un ostetrico di
anime e cerca di fare partorire alle persone delle idee. L’ironia infatti non
serve per inculcare le idee del filosofo nella testa del proprio
interlocutore ma serve per liberare la mente e creare lo spazio
necessario a partorire delle verità che si trovano dentro di lui. Le risposte
più importanti ciascuno di noi le può trovare solo dentro di sé.
Per questo Socrate cerca di aiutare l’allievo nel suo percorso di crescita,
stimolandolo a tirare fuori il meglio di se stesso e a imparare ad
imparare.
Secondo Socrate tutte le virtù riconducono a una sola e unica, infatti una
persona virtuosa sarà in grado di comportarsi bene in ogni aspetto della
vita (in guerra sarà coraggiosa e nelle decisioni politiche sarà giusta).
Socrate dice che la virtù e il sapere vanno di pari passo. Questa teoria si
chiama intellettualismo etico, poiché solo attraverso la conoscenza si
può essere virtuosi. Per comportarsi bene infatti è necessario conoscere
il bene e ciò significa che chi agisce male non lo fa volontariamente ma
lo fa per ignoranza del bene.

Infine Socrate parla di un demone che lo ha aiutato sin da piccolo a fare


le scelte giuste e ad evitare il male.
Questo demone può essere visto in due modi:
-​ Da un lato può essere visto come voce della coscienza (un po’
come il grillo di pinocchio), ovvero una voce interiore che ci da dei
consigli su come dovremmo comportarci.
-​ Dall’altro lato il demone sarebbe una voce divina interiore poiché il
daimon in greco è una figura in grado di connettere il mondo
umano con quello divino.
Socrate disse “Ciò che si manifesta in me fin da fanciullo è come una
voce che, allorché si manifesta, mi dissuade sempre dal fare quello che
sono sul punto di fare, e invece non mi incita mai a fare qualcosa.”

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