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Arte

Il Manierismo è una corrente artistica italiana del XVI secolo che si distacca dal Rinascimento, caratterizzata da distorsioni prospettiche e colori brillanti. I centri principali furono Firenze e Roma, dove artisti come il Veronese e il Tintoretto esplorarono nuove forme espressive. Il Barocco, successivo al Manierismo, si sviluppò in un contesto di pace a Roma, unendo architettura, scultura e pittura in un'arte trionfale e decorativa.

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Edoardo Marenco
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Il Manierismo è una corrente artistica italiana del XVI secolo che si distacca dal Rinascimento, caratterizzata da distorsioni prospettiche e colori brillanti. I centri principali furono Firenze e Roma, dove artisti come il Veronese e il Tintoretto esplorarono nuove forme espressive. Il Barocco, successivo al Manierismo, si sviluppò in un contesto di pace a Roma, unendo architettura, scultura e pittura in un'arte trionfale e decorativa.

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IL MANIERISMO

È una corrente italiana del XVI sec. che si ispira alla Maniera, cioè stile, dei grandi artisti come
Ra aello e Michelangelo.
Giorgio Vasari de nirà i gradi della maniera; il Manierismo precede e prepara l’arte al Rococò
sbocciato fra il ‘600 e il ’700.

Caratteristiche del manierismo


Talvolta con distorsione della prospettiva, eccentricità nella disp. dei soggetti; luce usata per
sottolineare espressioni e movimenti, espressioni a volte intense e dolorose, a volte assenti e
meta siche.
Il drappeggio degli abiti diventa quasi stucchevole, come i colori.
A di erenza della pittura Rinascimentale, non compaiono mai immagini prospettiche, bensì la
prospettiva è innaturale o distorta, come le tonalità dei colori.

Lo stile ra nato e stravagante che segnò la ne del Rinascimento


L’armonia, la regolarità, la precisione del Rinascimento viene completamente abbandonata dagli
artisti manieristi: lo spazio è strano, le gure si contorcono, i colori brillanti e violenti, i volti
minacciosi; questa apparente confusione è il sintomo di una crisi artistica che si sviluppa per tutto
il ‘500.

Cos’è il Manierismo
Un periodo storico artistico molto lungo, che prende tutto il ‘500.
Vasari, colui che coniò il termine maniera, pensava che dopo Giotto l’arte fosse migliorata no ai
grandi maestri del Rinascimento, e dopo essi, l’arte -giunta al massimo livello- non poteva più
migliorare, costringendo gli artisti ad imitare i passati: così si arriva al manierismo, uno stile che
imita lo stile di altri.

I centri del manierismo: Firenze e Roma


Comincia tutto nel 1515 a Firenze, con un gruppo di artisti bizzarri, dal carattere di cile e
rivoluzionario, che misero in discussione le regole dell’arte.
Il vero manierismo è a Roma con massima esp. nel 1527; a causa del sacco di Roma e
dell’invasione di Carlo V, la capitale di spopola di artisti, anche se li riacquisterà poco dopo nel
1534, compreso Michelangelo, che comincerà il Giudizio Universale per la Cappella Sistina.
Contemporaneamente da Firenze arriva un gruppo di pittori che elimineranno gli eccessi e
stranezze dei Manieristi precedenti, mantenendo alcune caratteristiche essenziali dello stile.

Un nuovo stile
Ha successo la gura serpentinata, ovvero in posa contorta, con le varie parti del corpo in
direzioni contrapposte, corrisposto dall’uso di colori innaturali; le regole della prospettiva e delle
proporzioni del corpo non vengono più seguite.
Questo stile venne aspramente criticato da alcuni teorici, sostenenti che l’arte fosse diventata
troppo complicata e risultasse incomprensibile.
Arrivarono quindi una serie di artisti che cercarono di correggere lo stile manierista: gli eccessi e le
stranezze vennero eliminati e l’arte sembrò tornare alla rappresentazione della natura e del vero.

La scuola di Ra aello
Dal 1508 a Roma, ha molto successo, conteso da papi e cardinali; organizza perciò attorno a sé
una bottega.
A Villa Farnesina, Madama, delle Stanze e Logge vaticane Ra aello lascia parte del lavoro a Giulio
Romano, Perin del Vaga, Giovanni da Udine, e Polidoro da Caravaggio.
Alla morte del maestro, alcuni vennero chiamati dalle più potenti famiglie dell’epoca, mentre altri
in uenzarono la scena artistica coeva.

I grandi Manieristi: il Veronese


Paolo Caliari, il Veronese 1528-1588, è il più completo dei pittori manieristi.
Colorista eccelso capace di rendere con estrema precisione il dettaglio sfarzoso di un costume
piuttosto che la muscolatura di un cane da caccia, inventore di architetture dipinte, interpreta la
gioia di vivere della Venezia cinquecentesca.
Lascia fra i suoi capolavori: a reschi a villa bari di Masèr, le Cene, le tele nel palazzo Ducale e
l’insieme delle opere a San Sebastiano.
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Il Tintoretto
Jacopo Robusti, il Tintoretto 1518-1594, è il grande maestro del Manierismo drammatico a
Venezia.
Di stupefacente velocità e proli cità è in uenzato dal Tiziano e dal romanismo espressionista del
Pordenone, in uenza a sua volta il gusto barocco.
Le sue opere più ricordate sono quelle per la Scuola Grande di S. Marco e per il Palazzo Ducale di
Venezia.
Le gure femminili rivelano una calda sensualità e i ritratti una grande forza d’introspezione
psicologica.

La rivalutazione del Manierismo


Nei secoli, il termine Manierismo assunse un signi cato sempre più negativo.
Solo negli anni 1910-20 i manieristi furono riabilitati e, sotto l’in usso dell’espressionismo e del
Surrealismo, si valutò positivamente la sua cultura, sottolineandone le capacità di distaccare l’arte
dalla realtà.
L’abbandono da parte dei Manieristi dell’idea che la bellezza naturale sia insuperabile e che
l’imitazione della realtà non sia lo scopo dell’arte, fa sì che i pittori del primo Novecento vedano
nei Manieristi i precursori di un’arte “ ne a se stessa” da loro molto apprezzata.

BAROCCO E CONTRORIFORMA
Nel mezzo dell’Europa in guerra, Roma godeva di un periodo di pace: proprio qui maturò il
barocco, arte trionfale ma fatta anche per illustrare.
Benché non si possa ridurre il barocco al solo aspetto religioso, è palese il fatto che si di use nei
paesi dove il Concilio di Trento fu una linea da seguire, e incontrò invece resistenze nei paesi
riformati da Lutero, l’Olanda in particolare.
In questo periodo è importante la difesa e rivalorizzazione delle immagini artistiche.

La pittura barocca a Roma


Caravaggio, in nome della realtà, si liberò delle ra natezze manieriste trasformandole in contrasti
tra luce e ombre.
Pietro da Cortona, pittore architetto e decoratore; nel so tto di palazzo Barberini le architetture e
le sculture nte si fondono in un e etto di pittura totale.
Nell’arte barocca statue, architetture e dipinti si fondono insieme, costituendo così un’entità
pittorica; l’artista barocco cercò sempre di sorprendere lo spettatore mediante una realtà che non
si distingue più dall’illusione.

La pittura barocca in Italia fuori da Roma


Il barocco romano non fu però l’unico barocco esistente, si svilupparono scuole molto ricche e
diverse fra loro:
-a Genova, con Castiglione, Strozzi, de Ferrari e Magnasco;
-a Napoli, feudo caravaggesco dove operavano lo spagnolo Ribera e i suoi allievi;
-a Milano, dove Morazzone e Cerano furono in uenzati dallaa dottrina borrominiana;
-a Venezia brillarono le ultime amme di barocco, gli a reschi di Tiepolo fanno già parte
dell’impressionismo.

La pittura barocca nei Paesi Bassi spagnoli


Van Dyck, che lavorò con Rubens, fu soprattutto il ritrattista d’un’aristocrazia ra nata e
languente; nei suoi quadri il mov è sospeso, la resa dei materiali tocca la perfezione nello sfavillio
delle luci e nel riverbero delle sete.
Il realismo di Jordaens invece rappresentò soprattutto il tema della ne del banchetto.

La pittura barocca nell’Europa centrale


La guerra dei trent’anni ritardò la oritura del barocco in Europa centrale; l’Italia fu l’ispiratrice per
la decorazione dei so tti.
D. Gran dipinse il so tto della Biblioteca nazionale di Vienna nel 1726, e con [Link] la scuola
viennese ra orzò il suo trionfo avviandosi verso il rococò.

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La pittura barocca in Francia
La Francia del XVII secolo rimase principalmente classica, ma ebbe un suo barocco, o quanto
meno qualche a nità con questa estetica.
I pittori francesi che a Roma furono risolutamente barocchi, ritroveranno in Francia le in uenze
classiche: S. Vouet durante il suo soggiorno rimase in uenzato da Caravaggio e dall’arte
decorativa dei napoletani, ma tornato a Parigi temperò la propria eloquenza.
Persino in Le Brun -il pittore u ciale del regno- si possono scoprire tratti barocchi.

La pittura barocca in Spagna


La Spagna seguì le idee controriformistiche, creando un’iconogra a nuova.
Gli incarichi degli istituti monastici furono importanti quanto quelli dei palazzi; i particolarismi
regionali e i legami col passato furono tanto forti che è di cile oggi de nire le relazioni di questa
pittura col barocco.
I ritratti statici e scultorei di Zurbarán rivelano una continuità con l’arte del secolo precedente;
Murillo contrappose a quest’arte una pietà più amabile e divenne il pittore preferito dei
cappuccini, favorevoli ad una devozione tenera ed espansiva.
Velázquez, pittore di corte, fu invece in contatto continuo con la pittura europea: ma è durante il
regno di Carlo II che la pittura ri etté caratteri più nettamente barocchi.
Herrera riportò il gusto per la pittura d’altare a colonne tortili, scorci e diagonali.
Ad eccezione di F. Rizi furono soprattutto gli italiani ad eseguire in Spagna le pitture a so tto.
Alla morte di Coello, i cui a reschi sono scomparsi in un grande incendio, il napoletano Luca
Giordano “Luca fa presto”, proseguì l’esecuzione degli a reschi dell’Escorial.

Wöl in sostenne che il barocco non fu un periodo di decadenza del classico, ma uno stile
autonomo.
Fissò cinque categorie stilistiche:
- Lo stile classico è lineare, si riferisce ai limiti dell’oggetto de nendolo e isolandolo.
Lo stile barocco è pittorico, i soggetti si riferiscono all’ambiente.
- Lo stile classico è costruito per piani.
Lo stile barocco in profondità
- Lo stile classico è forma chiusa.
Lo stile barocco è forma aperta
- L’unità dello stile classico è ottenuta nella chiara distinzione dei suoi elementi.
L’unità dello stile barocco è un’unità indivisibile
- Il classicismo mira alla chiarezza.
Il barocco subordina i personaggi alla loro relazione.

L’architettura barocca
Tutto questo decorativismo nì per creare un e etto scenogra co; le facciate degli edi ci
diventavano le quinte di uno spazio scenico, ovvero le vie e le piazze: il barocco ebbe, infatti, una
diversa concezione degli spazi urbani.
L’edi cio rinascimentale aveva un principio di regolarità geometrica che doveeva imporsi sugli
spazi circostanti, che dovevano adattarsi all’edi cio; ciò non fu possibile perché le città erano
state formate nel medioevo, secondo visioni tutt’altro che geometriche.
Gli spazi urbani (teatrali e quinte scenogra che) non si componevano solo di edi ci, ma anche di
fontane, scalinate, monumenti ed altro.
Fra i maggiori architetti abbiamo Carlo Maderno, prolungò lla navata di [Link] e completò la
facciata; altro è Borromini, [Link] alle quattro fontane a Roma; a Venezia Baldassarre Longhena
e a Torino Guarino Guarini.

Morfologie barocche
Un dato stilistico fondamentale del barocco fu la linea curva: in questo periodo tutto non era
pensato secondo linee rette, bensì sinuose.
Il rinascimento aveva adottato il cerchio, perfetto ed armonioso; il barocco invece, preferiva
curvature più complesse come ellissi, parabole, iperboli, ecc.
Queste curve non erano mai esibite in modo esplicito, ma erano ulteriormente complicate da
intersezioni o sovrapposizioni, così che risultassero indecifrabili.

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La concezione della curva distingue due momenti: una prima fase del barocco, in cui si
movimentava secondo linee curve anche la struttura degli edi ci, ed una seconda in cui le linee
curve si adottarono solo nella decorazione.
La prima è sicuro la più innovativa, e prese avvio a Roma, nel ‘600.

NEOCLASSICISMO
Caratteri fondamentali
Inizia nel 1750 e nisce nel 1815, con la ne dell’impero napoleonico.
Ciò che lo contraddistingue è l’adesione ai principi dell’arte classica (armonia, equilibrio, ..), che
vennero riscoperti e ristudiati con maggiore interesse e attenzione.

I caratteri principali di questo stile sono:


- esprimere il ri uto dell’eccessiva irregolarità dell’arte barocca
- fu una riscoperta dei valori etici della romanità
- fu un vasto movimento di gusto che nì per riempire con i suoi segni anche gli oggetti d’uso e
arredamento.
Principali protagonisti furono lo storico Johann Joachim Winckelmann, lo scultore Antonio
Canova, il pittore Jacques-Louis David e Andrea Appiani.
Operarono tutti a Roma che divenne capitale incontrastata del neoclassicismo; da qui si irradiò in
tutt’Europa

Neoclassicismo in Italia
In Italia avvennero le maggiori scoperte archeologiche del secolo: Pompei, Tivoli, che si
aggiunsero alle già imponenti collezioni di arte romana.
A ne secolo Roma cedé la sua centralità a Parigi, nel contempo un’altra città italiana divenne
importante: Milano, qui il centro della vita artistica divenne l’Accademia di Brera.
Da qui proviene il principale pittore neoclassico italiano: Andrea Appiani, ritrattista u ciale di
Napoleone.
Il neoclassicismo, come fatto stilistico, è sopravvissuto nell’arte italiana per buona parte
dell’Ottocento.

ANTONIO CANOVA
Il suo scopo è il raggiungimento della bellezza ideale, cioè quella derivante da un’idea di “bello”
che l’artista si forma nella mente dopo aver constatato l’impossibilità di trovare un corpo perfetto
in natura.
Canova realizzò solo opere in marmo, unico materiale che poteva rendere al meglio la morbidezza
e essibilità della carne; trattò le sue sculture con cera rosata o ambrata cosicché il colore del
marmo fosse simile all’incarnato; tutte le sue sculture sono condotte al sommo grado di nitura,
dal marmo opaco a liscio e traslucido.
Riesce ad infondere nella materia inerte la morbidezza della carne e una parvenza di vita.

Organizzò la bottega in modo speciale: partendo dal disegno de nitivo, realizzava il modello in
creta, gli assistenti traevano da questo il calco ini gesso in base al quale sbozzavano il marmo; a
questo punto interveniva Canova che conduceva l’opera a compimento.

Opere importanti: Amore e psiche, Ebe.

JOHANN JOACHIN WINCKELMANN


Il vero e indiscusso teorico neoclassico, autore di “Storia dell’Arte nell’Antichità”, in cui, per la
prima volta, invece che collezionare una serie di biogra e, si tenta di dare un ordine sistematico
alle opere, studiandole indipendentemente dagli aneddoti tramandati, cercando di comprenderne
lo stile.
Il Winckelmann ritiene che l’opera d’arte sia espressione del bello ideale, raggiungibile non
imitando la natura, ma scegliendo da essa le parti più belle e fondendole insieme.

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IL ROMANTICISMO
Caratteri generali e di erenze con il neoclassicismo
Benché si a ermi in Europa dopo il neoclassicismo, era nato molto prima, metà XVIII secolo,
mentre si a evolì verso la metà del XIX.
Mentre il neoclassicismo dà importanza alla razionalità umana, il romanticismo rivaluta la sfera del
sentimento, della passione e dell’irrazionalità; il neoclassicismo è profondamente laico e persino
ateo, il romanticismo è un movimento altamente religioso; il neoclassicismo prende di riferimento
la storia classica, il romanticismo guarda il medioevo, rivalutando questo periodo che era stato
considerato buio; il neoclassicismo impostava la pratica artistica sulle regole e sul metodo, il
romanticismo rivalutava l’ispirazione ed il genio individuale; il neoclassicismo ri uta le espressioni
locali considerandole inferiori, il romanticismo si presenta con caratteristiche di erenziate da
nazione a nazione.
Non è uno stile, considerato una poetica che tende all’omogeneità dei contenuti, i quali sono:
l’armonia dell’uomo nella natura, il sentimento della religione, la rivalutazione dei caratteri
nazionali, il riferimento alle storie del medioevo.

Le nuove categorie estetiche: il pittoresco e il sublime


Il sublime conosce la prima de nizione nel 1756 grazie a E. Burke, che considera bello e sublime
opposti: il sublime non nasce dal piacere della misura e della forma bella né dalla contemplazione
disinteressata dell’oggetto, ma ha la sua radice nei sentimenti di paura ed orrore suscitati
dall’in nito, dalla dismisura da tutto ciò che è terribile (vuoto, oscurità, solitudine; Kant dirà: sono
sublimi le alte querce e belle le aiuole, la notte è sublime, il giorno è bello).
Il sublime non deriva come il bello dal gioco tra sensibilità e intelletto, ma dal con itto tra
sensibilità e ragione: si ha pertanto quel sentimento misto di sgomento e di piacere che è
determinato sia dall’assolutamente grande e incommensurabile (sublime matematico), sia dallo
spettacolo dei grandi sconvolgimenti naturali che suscitano nell’uomo il senso della sua fragilità
(sublime dinamico).

Il pittoresco è una categoria estetica che nasce nel 1792 grazie a U. Price: il pittoresco ri uta la
precisione delle geometrie regolari per ritrovare la sensazione gradevole nell’irregolarità e nel
disordine spontaneo della natura.
Viene usato nei paesaggi e nei giardini (all’inglese, vialetti tortuosi, dislivelli, disp. irregolare degli
arbusti e la falsa rovina).
Il sentimento della rovina è tipico della poetica romantica: per lo spirito romantico è più
emozionante e piacevole di un edi cio, o di un manufatto intero; nell’arte del giardinaggio si usano
anche false rovine, copie di edi ci o statue del passato riprodotte in stato decadente.

La rivalutazione dei sentimenti e delle passioni


L’artista romantico è un personaggio fondamentalmente pessimista, vive il proprio malessere
psicologico con grande drammaticità: il risultato è un’arte che ricerca l’orrore come alcuni quadri
di Gericault o visioni allucinate di Goya.
L’arte romantica riscopre anche la sfera religiosa, questo interesse per la dimensione
dell’interiorità e della spiritualità umana portò a preferire linguaggi non gurativi come musica
letteratura o poesia; sono infatti le arti che incarnano lo spirito del romanticismo.

Cenni sul Romanticismo italiano


Ha tratti caratteristici diversi dal romanticismo europeo: è assente il gusto per il tenebroso e
l’orrido; queste diversità non creano un vero e proprio romanticismo italiano, semplicemente
un’imitazione del nordico.
Il romanticismo fu un periodo di impegno civile e politico, che portò all’uni cazione di tutte le arti:
tra tutte, quella che si a ermò più delle altre fu la letteratura, grazie ad Alessandro Manzoni e i
suoi “I Promessi Sposi”; questo predominio della letteratura è stata una costante che determinò il
ritardo dell’Italia sulle arti visive rispetto alle altre nazioni europee.

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I principali temi sono la pittura di storia (episodi del Medioevo, Francesco Hayez e Massimo
D’Azeglio) e di paesaggio (che non sono caratterizzati dall’atmosfera tenebrosa del nord, ma è più
luminoso, Giacinto Gigante e Antonio Fontanesi).
Nell’ambito del romanticismo italiano, un posto a sé lo occupa il movimento “Scapigliatura”
sviluppatosi a Milano.

I PRINCIPALI ARTISTI ROMANTICI


William Turner, innumerevoli dipinti rappresentanti la forza della natura e la sua potenza distruttiva:
“Incendio della Camera dei Lord e dei Comuni”
William Blake, famoso per dipingere grandiose visioni e sogni, si dedicò poi a opere
espressamente tratte dalla letteratura classica.
John Constable, paesaggi fantastici ispirati alla campagna inglese; fu sempre attento alla
trasformazione del panorama basata sulle variazioni atmosferiche, preannunciando una
caratteristica fondamentale dell’Impressionismo.
Caspar David Friederich, mostrò la scon nata grandezza della natura, davanti alla quale l’uomo è
un punto minuscolo: “Viandante sul mare di nebbia”.
Eugène Delacroix, pose l’accento sull’importanza della nazionalità francese: “La Libertà che guida
il popolo”.
Théodore Géricault, dipinse fatti di cronaca come Delacroix, ma il suo obbiettivo era quello di
mostrare la debolezza dell’uomo davanti alla potenza devastante della natura: “La Zattera della
Medusa”.
Francesco Hayez: capolavoro, “Il bacio”.

Caspar David Friedrich


1773-1840, fu il primo pittore tedesco che entrò nel clima romantico; la Germania ebbe un ruolo
fondamentale con letteratura (Sturm und Drang) loso (von Schlegel) e musica (Beethoven).
I paesaggi di Friedrich (Croce sulla montagna, Viandante sul mare di nebbia) servono a misurare la
piccolezza dell’uomo nel confronto con tale vastità di orizzonti: usando il sublime così come
de nito da Kant, “quel sentimento misto di sgomento e di piacere che è determinato
dall’assolutamente grande e incommensurabile”.
Anche il chiaro di luna è un tema molto caro ai romantici, che non poteva mancare nel
campionario di immagini dipinte da F. (Un uomo e una donna davanti alla luna).
La pala (Croce sulla montagna) non mancò di suscitare polemiche, in quanto nessuno aveva mai
pensato di collocare un paesaggio su un altare, è però innegabile che trasmette una carica
mistica.

John Constable
1776-1387, a di erenza del romanticismo tedesco (potenza imperiosa della natura che spaventa)
in quello inglese si hanno come caratteristici angoli piacevoli ed accoglienti; i paesaggi di
Constable sono sempre gradevoli, con un equilibrio tra elementi naturali e arti ciali.
L’interesse per lo studio analitico del paesaggio in C. è attestato dalle centinaia di tele dedicate
alle nuvole, in cui non si ferma solo sulla forma, ma ne indaga le qualità luminose e cromatiche
rispetto alle diverse ore del giorno.

William Turner
1775-1851, nei suoi quadri elemento fondamentale è la luce, cercando di dargli autonomia
rappresentandola non come ri esso sugli oggetti ma come autonoma entità atmosferica.
Per far ciò usa il colore con libertà e pennellate avvolgenti, le immagini che ne derivano hanno un
aspetto astratto che non poco sconvolse il pubblico del tempo.
Secondo alcuni critici egli non dipingeva ma impastava sulla tela ingredienti da cucina (uova
cioccolata…) ricavandone un miscuglio da pasticciere.
Queste critiche dimostrano quanto poco compresa fosse la sua pittura, che divenne però un
riferimento per la successiva impressionista.
Fu presente anche in Italia, uno dei luoghi a lui più congeniali fu Venezia; le sue caratteristiche
nella tela “Canal Grande” sono ben evidenti nel dissolversi della forma della luce, che dà
all’immagine un aspetto evanescente e un po’ sfocato.

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Eugene Delacroix
1798-1863, sviluppò la sua pittura in due direzioni fondamentali: il colore espressivo, sul versante
formale, e i soggetti esotici, sul versante poetico.
Partecipò al Salone d’Autunno.
Del 1824 è “Il Massacro di Scio” in cui il crudo realismo e la singolare forza espressiva
testimoniano l’impegno di Delacroix sui problemi del tempo.
Il quadro che più lo rappresenta è “La Libertà che guida il popolo”, con il quale Delacroix si
schiera apertamente dal lato degli oppressi.
Fu suggestionato dagli e etti cromatici dei quadri di Constable, iniziando a sperientare quella
divisione dei colori che sarà fondamentale nell’impressionismo; benché usi una tavolozza di
molteplici colori, la tecnica si basa sull’esaltazione cromatica data dall’accostamento di tinte e
toni diversi secondo il principio del contrasto luministico.

Theodore Gericault
1791-1824, iniziò nell’ambiente neoclassico francese, soggiornò a Roma dove studiò le opere di
Michelangelo e Caravaggio e ritornò a Parigi nel 1817 dove conobbe Delacroix; in questi anni
realizzò il suo capolavoro “La zattera della Medusa”, esposto nel Salone d’Autunno.
Successivamente, l’interesse per un naturalismo nudo e crudo lo portò a prediligere temi macabri
(teste decapitate, pazzi rinchiusi nei manicomi); di carattere introverso, Gericault rappresenta già il
prototipo dell’artista romantico: amorale, asociale, disperato, maledetto, vive di eccessi e
trasgressioni.
Il gusto per l’orrido e il ri uto della bellezza fa capire che la sua arte non vuole essere facile e
consolatoria ma discute i sentimenti più profondi dell’animo umano, proponendogli immagini
raccapriccianti.

Francesco Hayez
1791-1882 originario di Venezia, si trasferì a Roma dove divenne amico ed allievo di Antonio
Canova.
Si trasferì nel 1820 a Milano dove trent’anni dopo diresse l’Accademia di Brera.
“Il bacio” è la quintessenza del sentimentalismo romantico, con abiti medievali a richiamare i
grandi amori tramandati da novellieri e drammaturghi.
“Rinaldo e Armida” realizzato a soli 22 anni ha una grande qualità cromatica e tonale, pienamente
aderente ai principi neoclassici; Hayez, come molti dell’Ottocento italiano, è romantico per scelte
poetiche alla moda, ma stilisticamente rimane neoclassico.

IL REALISMO
Caratteri generali
Il romanticismo cominciò a cedere quando gli artisti scelsero una maggiore adesione alla realtà
del proprio tempo, senza fughe indietro nella storia del passato o nel mondo dei sentimenti e della
religione.
Sul piano culturale ci fu l’a ermazione del positivismo: il grande sviluppo scienti co e tecnologico
produsse una nuova ducia nel progresso, scienza e razionalità umana.
Sul piano economico si sentirono gli e etti della rivoluzione industriale: eccessivo inurbamento
delle città, peggioramento delle condizioni di vita.
Il realismo si a ermò in Francia, dove si raccontavano i drammi e passioni di persone comuni, non
dei grandi eroi, descrivendo la realtà in maniera cruda.

Il termine realismo è molto generico ed indica ogni movimento artistico che sceglie la
rappresentazione fedele della realtà: il realismo francese ha un preciso signi cato, rappresentare
la vera condizione di vita delle classi lavoratrici senza nessuna maschera.
Protagonista è Gustave Courbet, che propose quadri di gente povera, semplice e brutta, con
e etto provocatorio e polemico; stessa cosa Daumier.
Nel realismo si considera anche la scuola di Barbizon, un gruppo di pittori che si riunirono in un
paesino, Barbizon, dove si produssero paesaggi.

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Gustave Courbet
1819-1877 primo pittore francese ad usare il realismo pittorico come polemica verso la società
del tempo.
Cominciò nel 1840, con una svolta realista nel 1848, quando la Francia proclamò la seconda
repubblica; da quel momento realizzò quadri grandi con gure monumentali ma rappresentanti
persone comuni prese in situazioni ordinarie.
Capolavoro è il “Funerale a Ornans”, rappresentato talmente bene da renderlo brutto; simile è “Gli
spaccapietre”.
La sua pittura suscitò tale scandalo che le sue opere furono sempre ri utate dai Salon;
polemicamente le espose in una capanna precaria che chiamò “il padiglione del realismo”.
Partecipò all’esperienza della Comune di Parigi e venne arrestato per 6 mesi; si rifugiò in svizzera
dove morì.
(opere)

Jean-François Millet
1814-1875 ha svolto un ruolo fondamentale nel realismo francese del XIX secolo.
Inizialmente in uenzato dal romanticismo, le sue prime opere, caratterizzate da un tono poetico,
lo distinsero da contemporanei come Courbet.
La svolta verso temi rurali nel 1848 coincise con il realismo di Courbet e con le trasformazioni
politiche della rivoluzione di febbraio in Francia.
Passando alla pittura di paesaggi nel 1863, le opere successive di Millet anticiparono lo spirito
dell'emergente movimento artistico simbolista.
(opere)

Honoré Daumier
1808-1879 inizialmente interessato alla litogra a, cominciò nel 1831 collaborando con la rivista
satirica francese «La Caricature».
La sua produzione di vignette satiriche gli causò problemi giudiziari e incarcerazioni a causa della
forte carica espressiva e della denuncia sociale presente nelle sue opere.
A partire dal 1860, oltre i cinquant'anni, si dedicò anche alla pittura, mantenendo elementi
distintivi come il tratto incisivo, la deformazione espressiva e la satira di costume tipica della
caricatura.

IL REALISMO IN ITALIA: I MACCHIAIOLI


Dopo il 1850, in Italia, mancava un movimento realista come quello francese, ma emersero dei
movimenti legati al positivismo, portando a una maggiore attenzione alla descrizione scienti ca
della realtà.
Tra le tendenze, i Macchiaioli furono il gruppo più de nito, formatosi a Firenze tra il 1855 e il 1867.
Questo gruppo, chiamato denigratoriamente "Macchiaioli", superò il romanticismo con una
riscoperta della realtà quotidiana senza eccessivi sentimentalismi.
Composto da artisti come Adriano Cecioni, Giovanni Fattori, Telemaco Signorini e Silvestro Lega,
il gruppo era unito dalla partecipazione alle campagne risorgimentali del 1848 e del 1859.
Stilisticamente avanzati, i Macchiaioli sono paragonabili agli impressionisti, anche se mancano
della vivacità cromatica e del tocco a virgole tipici di questi ultimi; la loro pittura, simile a quella di
Manet o Pissarro, mantiene colori terrosi e spenti, preservando la forma salda tracciata dal
disegno.
Eliminando completamente il chiaroscuro, cercarono una pittura che distinguesse le forme
attraverso il contrasto di luce o colore, ottenendo un'apparenza più vera e realistica,
fondamentalmente realista grazie ai temi della vita quotidiana.

Giovanni Fattori
1825-1908 considerato il principale esponente dei Macchiaioli, nato a Livorno, si formò a Firenze.
Inizialmente orientato verso soggetti storici romantici, sempli cò la sua pittura sotto l'in uenza del
gruppo del Ca è Michelangelo, adottando l'e etto di macchia caratteristico del movimento.
Partecipò alle battaglie unitarie e nel periodo 1859-1862 dipinse il suo primo quadro
risorgimentale, "Il campo italiano dopo la battaglia di Magenta", ritraendo la crudezza degli scontri
militari senza concessioni eroiche.

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Da allora, Fattori si dedicò a dipingere numerosi quadri con temi militari, ra gurando battaglie o
soldati che in uenzano i paesaggi italiani. Oltre ai soggetti militari, la sua produzione artistica
includeva paesaggi, con la maremma toscana, sua regione d'origine, diventando uno dei suoi
soggetti preferiti, spesso dipinti con un taglio orizzontale accentuato.

Silvestro Lega
1826-1895 si formò presso l'Accademia di Belle Arti di Firenze.
Dopo un inizio accademico, si avvicinò alla tecnica a macchia del gruppo del Ca è Michelangelo,
evolvendo in uno stile realista con caratteristiche personali.
Dotato tecnicamente, raggiunse il culmine della sua produzione tra il 1867 e il 1868 con opere
come "Il canto dello stornello", "Il pergolato", e "La visita", considerate tra i vertici dell'arte italiana
dell'Ottocento.
I suoi dipinti esaltano la semplicità e gli a etti puri della piccola borghesia italiana dell'epoca,
permeati da una commozione nostalgica per quel piccolo mondo vissuto in centri urbani.

L’IMPRESSIONISMO
Movimento nato a Parigi intorno al 1860 e nì circa vent’anni dopo.
Le principali caratteristiche sono: il problema del colore e della luce, la pratica dell’en plain air,
l’esaltazione dell’attimo fuggente, i soggetti urbani.

Il problema del colore e della luce


Il linguaggio pittorico impressionista si distingue principalmente per l'uso del colore e della luce.
Gli impressionisti focalizzano sulla percezione iniziale dell'occhio umano, dando priorità a luce e
colori, successivamente distinguiamo forme e spazio attraverso l'elaborazione cerebrale.
La pittura impressionista si caratterizza per macchie di colore e tocchi che, visti da lontano,
suggeriscono il movimento e la vibrazione dell'atmosfera, creando un mosaico di luci e ri essi
cromatici.
Gli artisti impressionisti cercano di evitare la perdita di luce ri essa, utilizzando colori puri,
abbandonando bianco e nero, accostando colori complementari per enfatizzare la sensazione
luminosa, abolendo il chiaro-scuro e il disegno, e colorando anche le ombre.
L'obiettivo è ottenere un'intensità visiva simile alla percezione diretta della realtà.

La pratica dell’en plain air (tocchi brevi, intrisi di luce, posti sulla tela con velocità
d’esecuzione)
Gli impressionisti concepiscono la pittura come esclusivamente luce e colore, riducendo o
eliminando completamente la pratica del disegno.
La caratteristica chiave di questo movimento è la realizzazione dei quadri direttamente sul posto,
nota come en plein air, una pratica già utilizzata dalla Scuola di Barbizon.
Gli impressionisti, specialmente Monet, portano questa pratica all'estremo, completando i loro
dipinti sul luogo stesso.
Questa scelta mira a catturare con freschezza gli e etti luministici immediati, evitando la
stanchezza della pittura in studio, che potrebbe alterare la sensazione immediata della visione.
Gli impressionisti riconoscono la mutevolezza della luce e dei colori, e temono che una stesura
troppo meditata dell'opera possa perdere la sensazione di immediata variazione che la visione
diretta o re.

L’esaltazione dell’attimo fuggente


Gli impressionisti, nel loro intento di catturare le impressioni istantanee della realtà, concentrano il
loro stile sulla sensazione dell'attimo fugace.
Per loro, la realtà cambia incessantemente: la luce varia, gli oggetti si spostano, e ogni istante
o re una visione diversa.
La pittura impressionista trasmette una costante sensazione di mobilità, enfatizzando emozioni e
sensazioni positive.
Questo movimento ritorna a rappresentare un mondo felice e gioioso, evitando tematiche tragiche
o drammatiche.

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L'attimo fugace dell'arte impressionista mostra somiglianze con la fotogra a, entrambi catturando
un istante della realtà; Gli impressionisti non solo adottano la rapidità della sensazione dalla
fotogra a, ma anche i tagli di inquadratura, conferendo alle loro opere un sapore moderno.
Lo spazio ra gurato sembra estendersi oltre i limiti della cornice, creando l'illusione di una
continuità della scena oltre i con ni del dipinto.

I soggetti urbani
L'impressionismo, come movimento artistico, si distingue per la sua notevole caratteristica di
rappresentare prevalentemente gli spazi urbani con un'evidente esaltazione della vita in città.
Questo rappresenta un cambiamento radicale, poiché in precedenza la città era spesso
considerata male ca e infernale, specialmente dopo gli e etti negativi della Rivoluzione Industriale
sull'ambiente urbano.
L'impressionismo è il primo movimento pittorico a adottare un atteggiamento positivo nei
confronti della città, in particolare di Parigi: questo atteggiamento positivo è parte integrante del
fascino della pittura impressionista.
I luoghi ra gurati nei dipinti impressionisti, come strade, piazze, bar, teatri e stazioni, diventano
tutti seducenti agli occhi degli artisti.
Nel disegno impressionista, si manifesta una preferenza per paesaggi con acqua e neve, poiché
ri ettono la luce in modo particolare.
Gli artisti impressionisti seguono i canoni stilistici che tengono conto del colore dell'oggetto, della
luce e del riverbero, considerano i complementari dei colori e evitano di rappresentare le ombre
come nere, poiché sono una mescolanza di colori; il termine "impressionisti" è stato coniato sia
dal critico Leroy Louis che dal titolo dell'opera di Monet "Impressione, sole nascente”.

CLAUDE MONET
1840-1926 artista impressionista, si stabilisce a Parigi dove stringe amicizia con Pissarro e Renoir.
Insieme dipingono a Fontainbleu, esplorando i paesaggi.
Durante il periodo della guerra franco-prussiana (1870), Monet si trasferisce a Londra e poi ritorna
a Parigi: Vive ad Argenteuil, dipingendo scorci d'acqua e utilizzando una barca per dipingere sul
ume Senna.
Nel 1883, si trasferisce a Giverny dove rimarrà no alla morte, creando un giardino giapponese
con ninfee; La sua pittura diventa meno precisa, con la mescolanza degli elementi.
Cèzanne lo elogia de nendolo "solo un occhio, ma Dio, che occhio!”.
Le gure umane e gli alberi sono rappresentati a macchie, e c'è una totale abolizione della
prospettiva. Il quadro appare aperto, con un taglio cinematogra co che ferma un frammento di
spazio in continuo sviluppo.

L’IMPRESSIONISMO DI RENOIR
Pierre-Auguste Renoir (1841-1919), uno dei pittori chiave dell'impressionismo, iniziò la sua
carriera decorando oggetti, ma si a ermò come artista impressionista dopo aver frequentato
l'École des Beaux-Arts e lo studio di Gleyre, dove conobbe Monet e Sisley.
La sua pittura impressionista si consolidò negli anni '60, con paesaggi e scene di ume che
esibivano colori naturali e tocchi vividi di pennello; Renoir spesso dipinse donne con un viso
rotondo, corpi pieni e un'atmosfera innocente e misteriosa.
Partecipò alla prima mostra impressionista nel 1874, presentando opere all'aperto caratterizzate
da leggerezza e tono gaio, come "La Grenouillère" e il "Bal au Moulin de la Galette".
La sua maestria nella rappresentazione della gura femminile, soprattutto nei nudi, era evidente,
creando immagini a ascinanti attraverso giochi di luce, ri essi e rifrazioni.
Dopo il 1881, la pittura di Renoir attraversò una crisi, abbandonando la leggerezza impressionista
per un periodo più "agro" e neoclassico, in uenzato da un viaggio in Italia.
Nonostante l'artrite reumatica, continuò a dipingere no alla sua morte.
La caratteristica distintiva dei suoi lavori era l'abilità straordinaria nell'uso di luce e ombra per
ammorbidire i soggetti, sfumando i solidi nello spazio e nella luce.
Condividendo con gli amici impressionisti la rappresentazione della vita della classe media
urbana, Renoir esaltò il tempo libero e la gioia della convivialità come valori positivi regalati alla
società borghese dalla rivoluzione industriale.

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