Parte 2
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L’abbinamento stagionale
L’abbinamento stagionale pone le sue basi sul principio che certi
piatti sono adatti alle stagioni “fredde”, ma non altrettanto nelle
stagioni primaverili ed estivi. Questo perché nelle stagioni estive si è
più inclini a consumare piatti leggeri, con pochi grassi, come pesce,
molluschi, verdure, crostacei, paste fredde. All’opposto in inverno si
prediligono piatti più grassi e strutturati, caldi con un buon apporto
calorico. Per questo motivo in estate si prediligono vini bianchi e
rosati, serviti freschi, anche frizzanti e sapidi. In certe occasioni
anche vini rossi giovani, servita ad una temperatura fresca. Nelle
stagioni fredde si prediligono sughi, carni rosse, cibi calorici, i quali
richiedono vini rossi strutturati, maturi o invecchiati, da servire alla
giusta temperatura.
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• Si comincia sempre con i vini più giovani, per finire dopo con quelli più vecchi;
• Allo stesso modo si servono prima i vini più leggeri, e poi i più robusti;
• Vini bianchi vanno serviti prima dei rossi, così anche si parte dal vino più freschino
a quello a giusta temperatura “ambiente”;
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°C TIPOLOGIA
6 Spumanti secchi e dolci, vini aromatizzati
8 Vini bianchi secchi giovani e fruttati
10 Vini bianchi secchi aromatici, vini abboccati
12 Vini novelli, vini rosati
14 Vini rossi leggeri (poco tannici)
16 Vini rossi mediamente strutturati (abbastanza tannici)
18 Grandi vini rossi invecchiati, vini rossi di grande corpo (tannici)
8 - 18 Vini passiti, vini liquorosi
Vini rossi
Temperatura più elevata
L’esame visivo
Dopo aver versato il vino nel bicchiere, per prima cosa si procede all’analisi visiva che
permetterà non solo di vedere il colore, ma anche di valutarne le varie sfumature e la
sua evoluzione. L’esame visivo si attua in varie fasi che riguardano sostanzialmente:
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La limpidezza
Nel linguaggio della degustazione per
limpidezza si intende “assenza di particelle
in sospensione”. Nel caso opposto, qualora vi
siano delle particelle, il vino può considerarsi
velato, talvolta conseguenza anche di una
mancanza di filtrazione. Il vino non si può
considerare del tutto trasparente, ossia capace
di far penetrare raggi luminosi: ciò dipende
dalla quantità di sostanze coloranti presenti
nel vino. Anche qui la regola non vale per
tutti i vini: quelli poveri di materia colorante,
come i bianchi, rosati ed alcuni rossi, vengono
facilmente attraversati dalla luce. Invece quelli
molto ricchi di materia colorante, nel caso di
alcuni rossi dal colore compatto, impediscono
la penetrazione della luce. Vi sono alcuni casi
di vini lungamente invecchiati in bottiglia:
questo affinamento, nel tempo, può produrre
un residuo che si deposita sul fondo della
bottiglia e che potrebbe finire nel bicchiere.
In questo caso va effettuata la decantazione
non travasando completamente il contenuto
della bottiglia nella caraffa decanter. Dal punto
di vista tecnico, il vino sarà valutato come
“abbastanza limpido”: termine che non indica
un difetto, se prendiamo in considerazione lo
stato della conservazione della bottiglia e le
sue caratteristiche. Vi possono essere altri casi
dove il vino non viene filtrato del tutto, infatti
il produttore può aver imbottigliato lasciando
i lieviti o, oppure semplicemente non aver
volutamente filtrato il vino. Se invece vi sono
alterazioni o difetti, allora si potranno usare
termini come torbido e velato, con un’accezione
negativa. Vi sono anche dei termini, utilizzati
prevalentemente per spumanti: “cristallino” e
“brillante”; in particolare il termine brillante
viene favorito dal perlage dello spumante o
dello Champagne, che in un certo qual modo
illumina il contenuto del bicchiere, riflettendo
la luce esterna. Il termine cristallino invece
ben si addice ai vini bianchi e rosati che si
presentano con una forte luminosità.
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Il colore
La colorazione di un vino si ottiene quando nella
fase della fermentazione si lasciano le parti liquide
(il succo che diventerà vino) e solide (le bucce)
insieme. Il colore si ottiene soprattutto dalle
sostanze polifenoliche presenti nella buccia degli
acini, ma concorrono anche altri fattori come: la
temperatura e dalla durata della fermentazione, la
quantità di anidride solforosa utilizzata e il numero
dei rimontaggi. Se eliminiamo le bucce, otterremo
invece vini bianchi (20-25 mg\l di sostanze
coloranti). Questo si può fare anche con uve a
bacca nera. Tra le tecniche evolute per avere un
vino bianco dal temperamento ricco di personalità,
prima di procedere con la normale vinificazione
in bianco, si usa una criomacerazione del mosto
e una macerazione pellicolare (a contatto con le
bucce).
Nella scheda di valutazione dell’AIS il colore viene
valutato attraverso tre parametri: intensità, tonalità
e vivacità.
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Il colore si deve presentare vivo e fresco. Per quanto riguarda la conservazione, non
vale solo per la produzione del vino, ma anche dopo l’imbottigliamento: se il vino non
viene conservato correttamente e si trova a contatto con la luce, l’ossidazione sarà più
veloce.
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La consistenza
Per valutare la consistenza di un vino, la prima
operazione da fare è osservare la mescita: già dal modo
in cui il vino scende può darci qualche indicazione.
Poi con le dita si solleva il bicchiere dallo stelo e lo
si rotea. Nel movimento rotatorio si formeranno delle
lacrime e degli archetti. Queste possono essere rapide
e disordinate, oppure seguire un movimento lento e
regolare. Se il vino è molto ricco di etanolo, gli archetti
saranno più fitti. Così vi sono anche altre sostanze
come la glicerina, i tannini, i sali, che rendono il vino
più consistente. Se il vino è giovane, leggero, fresco,
poco alcolico, la sua consistenza sarà limitata. Altri
fattori che possono influire sulla corretta formazione
delle lacrime e degli archetti, sono le superfici dei
bicchieri: i bicchieri vanno lavati correttamente ed a
volte persino residui del brillantante possono rendere
difficile l’interpretazione.
L’effervescenza
Quando si degusta uno spumante o uno Champagne,
la consistenza non si valuta, ma sarà osservata
l’effervescenza. Questa è data dalla presenza di
anidride carbonica è si può trovare anche in altri tipi
di vini bianchi, rossi e rosati). Alcuni vini italiani,
come il Lambrusco o il Penisola Sorrentina hanno
proprio come caratteristica quella di essere frizzanti.
Infatti si presentano come vini freschi, con una
piacevole acidità. Nei vini rossi maturi e passiti,
invece, viene apprezzata di più la morbidezza, e la
presenza anidride carbonica rappresenta un fattore
decisamente negativo, legato a probabili fermentazioni
indesiderate. L’anidride carbonica favorisce la
liberazione delle sostanze volatili: le bollicine infatti
trasportano in alto il profumo del vino, e scoppiando
provocano una sensazione tattile di pungenza sulla
lingua. Nella scheda di valutazione il perlage si valuta
a seconda della dimensione delle bollicine (grana),
il loro numero (che può essere poco numeroso o
numeroso) e la persistenza del perlage, ossia il tempo
di sviluppo delle bollicine.
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L’esame olfattivo
Dopo l’esame visivo, abbiamo la seconda fase dell‘analisi sensoriale per scoprire quali
profumi ci offre il vino. La prima operazione è valutare che non siano presenti difetti
(odore di tappo, muffa, anidride solforosa, ecc.).
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Profumi primari
I profumi primari sono definiti anche varietali
poiché derivano dal vitigno (appunto dalla
varietà). Essi sono presenti soprattutto nella
buccia dell‘acino.
Dal punto di vista chimico fanno parte della
categorie dei terpeni: si tratta di circa un
centinaio di molecole, che donano aromi e
profumi al vino.
Alcuni di questi sono il linalolo (presente
nel legno della rosa), il geraniolo (geranio ed
alcune erbe) e il nerolo, che si trova nell’olio
essenziale di bergamotto e non solo.
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Profumi secondari
Una volta che il vino inizia il processo di
fermentazione, altri profumi vanno a formarsi
aggiungendosi a quelli primari.
Questi profumi derivano essenzialmente
dall’azione di alcuni enzimi appena prima
della fermentazione o dall‘azione di lieviti
durante la fermentazione.
In genere conferiscono al vino profumi floreali,
fruttati, di frutta secca e confetture.
Profumi terziari
I profumi terziari si formano grazie alla
maturazione ed all‘affinamento del vino.
Se da una parte il riposo in acciaio non incide
direttamente sulle trasformazioni del vino,
all’opposto l’uso della botte riesce ad influire
sullo sviluppo di alcuni profumi grazie al
legno. Anche la dimensione della botte può
influenzare: più è piccola, più incide.
Durante il riposo del vino nelle botti grandi o
nelle barrique, i profumi primari e secondari
tendono a diminuire e a essere sovrastati da
quelli terziari, che si presentano più maturi ed
evoluti.
Le note che si svilupperanno ricorderanno
confetture e frutta secca, fiori appassiti e
secchi, sentori speziati e tostati, animali
ed eterei, che si fonderanno con quelli già
presenti e in continua evoluzione, creano un
bouquet particolare e complesso.
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Profumi floreali
Le note floreali sono sempre presenti nei
vini,soprattutto quelli giovani e bianchi. Questi
hanno sfumature che ricordano i fiori freschi come
il gelsomino, il biancospino, i fiori d‘arancio, la rosa
bianca ed in alcuni casi anche fiori gialli come la
ginestra. Nei vini rossi giovani troviamo ugualmente
sentori floreali che ricordano fiori freschi come
quelli della rosa rossa (nel Brachetto per esempio),
della violetta, della viola mammola e dell‘iris. Con la
maturazione del vino, i sentori ricorderanno sempre
fiori, ma appassiti e secchi.
Profumi fruttati
I profumi fruttati che si possono sentire nel vino
ricordano sia la frutta a polpa pianca, sia quella a
polpa gialla. Tuttavia possiamo sentire anche note
agrumate (ananas, limone), nonché frutta essiccata
e secca. Anche in questo caso se il vino subisce un
affinamento in botte, i sentori si ammorbidiscono
ed i profumi ricordano sfrumature di frutta matura
o cotta, confetture e frutta appassita. Le sfumature
sono evidenti anche nei vini passiti.
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Profumi tostati
Anche questi profumi sono collegati all‘evoluzione
del vino. Le note ricordano quelle della frutta secca
tostata, del cacao, del cioccolato. Li ritroviamo
spesso nei vini rossi invecchiati. Alcuni di questi
profumi dipendono dal vitigno, in alcuni casi invece
dall’invecchiamento in barrique o tonneau.
Profumi speziati
I profumi speziati si formano generalmente nei vini
sottoposti ad invecchiamento. Le note ricordano la
vaniglia, che si ottiene dall’affinamento da barrique
(anche il Rum Pampero ha questa nota dovuta al
passaggio in barrique). Alcuni vitigni invece nascono
con un’impronta speziata, come Gewurztraminer
o il Syrah. Tra le spezie più diffuse troviamo il
cardamomo, la liquirizia e il pepe nero.
Profumi minerali
Strano a dirsi, ma anche i minerali hanno un profumo
di solito penetrante e caratteristico. Nelle sfumature
„minerali“ vanno inclusi anche sostanze come lo
zolfo oppure la pietra focaia o gli idrocarburi. Alcuni
di questi profumi li troviamo nei Riesling della Valle
del Reno, nel Gavi e nel Nero d‘Avola, vino siciliano,
che offre sfumature salmastre o di grafite.
Profumi animali
Anche in questo caso si tratta di profumi evoluti che
ritroviamo in vini invecchiati (ed alcuni casi anche in
bianchi). Tra le note che possiamo ritrovare, vi sono
quelle del cuoio, della pelle di animale bagnato,
sino a quello della pipì di gatto. In alcuni Pinot nero
della Borgogna troviamo quello di merde de poule.
Profumi eterei
I profumi eterei sono i più interessanti, sintomo di
un lungo invecchiamento in bottiglia. Sono note
iodate e di medicinali, smalti e vernici, acetone:
ecco cosa possiamo trovare in vini rossi lungamente
invecchiati.
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L‘esame gusto-olfattivo
L‘esame gusto-olfattivo avviene
successivamente a quello visivo e ci servirà
per capire innanzitutto che non ci siano
sapori anomali (che nella prima analisi
potrebbero essere anche non percepiti) ed
inoltre con esso si valuteranno le singole
sensazioni saporifere (dolcezza, acidità,
sapidità, amarezza) e tattili (pseudo calore,
astringenza, struttura e consistenza gustativa,
pungenza, effetto termico). Con questa
operazione si avranno le valutazione li
riassumono: struttura, equilibrio, intensità,
persistenza e qualità gusto-olfattiva.
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Le sensazioni saporifere
Elenchiamo di seguito le cinque sensazioni saporifere del vino fisiologicamente
riconosciute dalla lingua. In realtà l’umami è stato aggiunto recentemente ed ancora
non considerato nell’analisi del vino, ma lo elenchiamo ugualmente.
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Le sensazioni tattili
Sono sensazioni che contribuiscono a rendere più complesso il gusto del vino. Per il
loro riconoscimento si attivano le papille filiformi, presenti nella parte mediale della
lingua, oltre a recettori sparsi sulla lingua stessa e in tutta la mucosa orale.
Le sensazioni tattili sono le seguenti:
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Le sensazioni gusto-olfattive
Le sensazioni che si possono provare assaggiando un vino sono dovute alle varie
sostanze presenti in esso, tra cui zuccheri, alcoli, polialcoli, acidi organici, tannini e
componenti minerali, i quali sono i componenti fondamentali del vino e donano, a
seconda della presenza, le delicate e decise, morbide o aggressive.
Gli zuccheri
Gli zuccheri sono composti organici ed in natura li
ritroviamo in ogni tipo di frutta, quindi anche l’uva. Nella
produzione del vino gli zuccheri (glucosio e fruttosio)
vengono trasformati in in alcol etilico, anidride carbonica
e sostanze secondarie. Può avvenire che gli zuccheri non
vengano completamente trasformati, in questo caso il vino
risulta più o meno dolce. Nella scheda di degustazione i
termini per comparare la dolcezza sono: secco, abboccato,
amabile, dolce, stucchevole.
Gli alcoli
Dopo l’acqua, sono gli alcoli quelli più presenti nel
vino, tra il 4 ed il 20%. L‘alcol più abbondante e
significativo è l‘etanolo: è questo che si percepisce
con l’effetto pseudocalorico. Questo avviene perché
l’alcol ha un effetto disidratante etilico che riduce
l‘azione rinfrescante dell‘ acqua della saliva, e al suo effetto
vasodilatatore, che provoca un maggior afflusso di sangue
verso i capillari della mucosa.
Gli alcoli contribuiscono a donare maggiore
morbidezza al vino, arginando la durezza degli
acidi, dei sali e dei tannini. In base alla loro
presenza, i termini degli alcoli nella scheda sono: leggero,
poco caldo, abbastanza caldo, caldo, alcolico. In commercio
esistono anche degli alcolometri per gli appassionati e
professionisti.
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I polialcoli
Anche questi componenti contribuiscono a
riequilibrare la durezza degli acidi tannini e sale,
donando morbidezza. In bocca donano una
sensazione vellutata. In base alla loro presenza,
i termini della morbidezza sono: spigoloso, poco
morbido, abbastanza morbido, morbido, pastoso.
Gli acidi
Insieme all’acqua ed agli alcoli, gli acidi sono i
componenti più abbondanti del vino. Gli acidi
donano la sensazione di freschezza gustativa ed in
base alla loro presenza, i termini dell‘acidità sono:
piatto, poco fresco, abbastanza fresco, fresco,
acidulo.
I tannini
I tannini (che provengono dai vinaccioli e dalla
buccia degli acini) donano secchezza, rugosità
e astringenza. Essi vengono valutati solo nei vini
rossi, nei vini bianchi no. I tannini nei vini giovani
si mostrano duri e astringenti; nei rossi più maturi
invece troviamo in evidenza i tannini ceduti dal
legno delle botti, più morbidi e gradevoli.
In base alla loro presenza, i termini della
tannicità sono: molle, poco tannico, abbastanza
tannico, tannico, astringente.
Le sostanze minerali
La sapidità di un vino è determinata dalla presenza
di alcune sostanze minerali, come gli anioni di acidi
organici e inorganici, e i metalli come potassio,
ferro, rame e altri. La presenza di sostanze minerali
può dipendere da vari fattori legati al tipo di terreno,
al clima, sino alla lavorazione e all’affinamento. In
base alla quantità presente nel vino, sono: scipito,
poco sapido, abbastanza sapido, sapido, salato.
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La struttura
Nel vino, anche se non si direbbe, è presente una parte solida, dalla quale dipende la
struttura (o corpo), è la parte solida: è l’estratto secco. La quantità varia a seconda del
vino, nei bianchi è compreso in genere tra i 16-22 g|1, mentre, in quelli rossi, tra il 20-
30 g|l. Con la valutazione della consistenza, si possono già notare delle particolarità
del vino: più il movimento evidenzierà la consistenza, maggiore sarà la struttura del
vino. La valutazione della consistenza, realizzata durante l‘esame visivo, potrebbe
avere già dato l’indicazione della probabile struttura del vino. Infatti, più un vino mette
in luce una grande consistenza, più ci si aspetta una struttura importante. Per valutare
la struttura, si useranno termini come: magro, debole, di corpo, robusto, pesante.
L‘equilibrio gusto-olfattivo
Quando si parla di equilibrio di un vino, si valutano due fattori, le morbidezze (dovute
agli zuccheri, alcoli e polialcoli) e le durezze (acidi, tannini, sostanze minerali). Quando
questi sono in adeguato equilibrio, ossia nessuno si sovrappone all’altro, ecco che
abbiamo un vino equilibrato. I termini per questa valutazione sono: poco equilibrato,
abbastanza equilibrato, equilibrato.
L‘intensità gusto-olfattiva
Quando il vino viene degustato l’impatto sulle papille e sui recettori che sono sulla
lingua può essere più o meno intenso a seconda della presenza che danno struttura,
oltre all‘alcol etilico ed alle sostanze aromatiche. I termini utilizzati nella scheda di
valutazione sono: carente, poco intenso, abbastanza intenso, intenso, molto intenso.
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La persistenza gusto-olfattiva
Una volta assaggiato il vino, la sua persistenza può durare pochissimi secondi oppure
arrivare sino a diverso tempo (sempre espresso in secondi). Sono soprattutto i vini rossi
che lasciano un gusto ed una scia in bocca per diverso tempo. Il termine adatto è Pai
che sta per Persistenza Aromatica Intensa) la PAI è valutata in secondi ed i termini
della persistenza del gusto sono: corto, poco persistente, abbastanza persistente,
persistente, molto persitente.
La qualità gusto-olfattiva
La qualità gusto-olfattiva si valuta sulla base di intensità, persistenza, piacevolezza,
eleganza, finezza e tipicità del vino, i quali permettono di esprimere una valutazione
sul gusto del vino. I termini della finezza del gusto che troviamo sulla scheda sono:
comune, poco fine, abbastanza fine, fine, eccellente.
Lo stato evolutivo
Non tutti i vini subiscono la stessa maturazione. Alcuni sono già pronti dopo un paio
d’anni, altri invece hanno bisogno di un lingo periodo, soprattutto per i vini rossi.
L’evoluzione del vino è simile alla tappa dell’uomo: all‘inizio è acerbo, poi giovane,
successivamente diviene pronto, maturo ed infine vecchio. Per valutare lo stato
evolutivo si utilizzano pressoché gli stessi termini: immaturo, giovane, pronto, maturo
e vecchio.
L‘armonia
Al termine della degustazione, vi è un’apposita voce
che consente di valutare l’armonia del vino, ossia
la concordanza tra le varie osservazioni tra l’esame
visivo, olfattivo e gusto olfattivo. I termini in uso
per l‘armonia sono: pocoarmonico, abbastanza
armonico, armonico.
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Le schede di valutazione
L’idea di valutare un vino con un’apposita schede dettagliata è abbracciata da ogni
associazione. Ognuna, nel tempo, ha perfezionato una propria scheda che attribuisce
un punteggio complessivo che tiene conto di tutti i fattori, anche dei difetti.
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AIS - Associazione Italiana Sommelier
TERMINOLOGIA PER LA DEGUSTAZIONE DEL VINO
Limpidezza Colore Consistenza Effervescenza
GRANA BOLLICINE
Giallo verdolino
Grossolane
Giallo paglierino
Abbastanza fini
Giallo dorato
Fini
Giallo ambrato
VISIVO
ESAME
Fluido
Velato NUMERO BOLLICINE
Rosa tenue Poco consistente
Abbastanza limpido Scarse
Rosa cerasuolo Abbastanza consistente
Limpido Abbastanza numerose
Rosa chiaretto Consistente
Cristallino Numerose
Viscoso
Rosso porpora
PERSISTENZA BOLLICINE
Rosso rubino
Effervescenti
Rosso granato
Abbastanza persistenti
Rosso arancinto
Persistenti
OLFATTIVO
Intenso
Leggero Molle Molto intenso
Poco caldo Poco tannico
Abbastanza caldo Abbastanza tannico Persistenza
Caldo Tannico Corto
Alcolico Astringente Poco persistente
Persistente
Polialcoli Sostanze minerali Molto persistente
Spigoloso Scipito
Poco morbido Poco sapido Qualità
Abbastanza morbido Abbastanza sapido Comune
Morbido Sapido Poco fine
Pastoso Salato Abbastanza fine
Fine
Struttura o corpo Eccellente
Magro - Debole - Di corpo - Robusto - Pesante
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88
89
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