Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
4 visualizzazioni3 pagine

Statue

Il documento esplora il fenomeno iconoclastico contemporaneo, in cui statue e monumenti sono messi in discussione e abbattuti in risposta a proteste contro il razzismo e la violenza. Viene analizzato il caso di statue storiche, come quella di Indro Montanelli, e si discute sull'importanza di mantenere la memoria storica senza glorificare figure problematiche. Inoltre, si affronta il tema delle azioni di attivisti ambientalisti che danneggiano opere d'arte per attirare l'attenzione su questioni climatiche, evidenziando la complessità delle proteste e le reazioni della società.

Caricato da

verascarpinato20
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
4 visualizzazioni3 pagine

Statue

Il documento esplora il fenomeno iconoclastico contemporaneo, in cui statue e monumenti sono messi in discussione e abbattuti in risposta a proteste contro il razzismo e la violenza. Viene analizzato il caso di statue storiche, come quella di Indro Montanelli, e si discute sull'importanza di mantenere la memoria storica senza glorificare figure problematiche. Inoltre, si affronta il tema delle azioni di attivisti ambientalisti che danneggiano opere d'arte per attirare l'attenzione su questioni climatiche, evidenziando la complessità delle proteste e le reazioni della società.

Caricato da

verascarpinato20
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd

Le statue - teoria dei linguaggi

Le statue resistono da più di un secolo in alcuni pun1, alcune sono fuse in bronzo, altre scolpite
nella pietra. In tu8o il mondo, mentre le proteste contro il razzismo e la violenza della polizia
hanno rinnovato l’a8enzione sulle ingius1zie, le persone si sono chieste: questa statua deve ancora
essere qui?
Tu8o ciò contribuendo, quindi, al riaffiorare in varie par1 del mondo del cosidde8o fenomeno
iconoclas1co che vede la distruzione di opere e monumen1 (come una vera e propria damna1o
memoriae), il quale affonda le proprie radici già nel passato, bas1 pensare all’An1ca Grecia,
all’iconoclas1a durante l’impero bizan1no (VIII-IX sec.) o quanto accaduto a Firenze nel fine ‘400
con Girolamo Savonarola.
Le statue pubbliche incarnano oggi, più che la volontà di celebrare gli individui o even1 che
raffigurano, la tes1monianza del sistema di valori che stavano a fondamento della società che le ha
ere8e. In altre parole, le statue sono ormai anche un documento storiografico “etnografico”, che ci
res1tuisce, nel ventunesimo secolo, una rappresentazione tangibile dell’ideologia della società che
fu.

Inghilterra ed Anversa si sono subito faU sen1re. Nel Regno Unito, la furia an1razzista se l’è presa
con il mercante di schiavi e filantropo Edward Colston, ma anche con Churchill.
Negli Sta1 Uni1 sono state abba8ute più di una dozzina di statue, comprese diverse figure
confederate.
In dozzine di altre ci8à, quelle che sono ancora rimaste in piedi sono state contrassegnate da
graffi1, accompagnate da pe1zioni e proteste o programmate per la rimozione.
Nel Tennessee, una statua di Edward Ward Carmack (legislatore e reda4ore di giornali a Nashville
e Memphis - 1900), il quale ha approvato il linciaggio di tre uomini di colore che stavano cercando
di aprire un negozio di alimentari e ha incitato una folla ad a8accare la giornalista, editrice e
aUvista Ida B. Wells, è rimasta presso il Campidoglio di Nashville per oltre 90 anni prima di essere
rovesciata il 30 maggio. Carmack fu ucciso nel 1908 dal figlio di un rivale poli1co, la sua statua fu
ere8a nel 1927. Dopo che la statua è caduta, i manifestan1 hanno drappeggiato uno striscione
sulla sua base dichiarando l’area Ida B. Wells Plaza al suo posto.
L’8 giugno, un’immagine di George Floyd, la cui morte so8o la custodia della polizia a Minneapolis
ha contribuito a scatenare le proteste contro la violenza della polizia, è stata proie8ata sulla base
della statua di Robert E. Lee, il generale confederato, che domina il Monument Avenue.
Il governatore Ralph Northam della Virginia, un democra1co, ha ordinato la rimozione della statua
in base a una nuova legge statale che entrerà in vigore il 1° luglio, che consen1rà alle ci8à di
decidere da sole il des1no di tali monumen1. (Un giudice in seguito ha bloccato la rimozione).
I manifestan1 a Richmond hanno anche rovesciato una statua di Jefferson Davis, ge8ato una di
Cristoforo Colombo in un lago, e abba8uto una statua di William Carter Wickham, un comandante
di cavalleria confederata.

La furia an)razzista diventa iconoclasta e la folla abba4e le statue. Da Churchill a Cristoforo


Colombo, figure fino a ieri iconiche della storia umana vengono trovate dall’onda delle proteste
an1razziste in giro per il mondo. Che, in Italia, non risparmia un personaggio come Montanelli,
scri8ore e giornalista. A tal proposito, si è fa8o sen1re il movimento dei Sen7nelli di Milano,
gruppo che si ba8e contro le discriminazioni razziste e omofoniche, che ha inviato un appello al
sindaco Giuseppe Sala e al Consiglio comunale perché sia valutata la rimozione della statua di
Indro Montanelli posta nei Giardini a lui in1tola1, la quale è stata più volte imbra8ata di vernice
rosa e rossa. Montanelli fino alla fine dei suoi giorni ha rivendicato con orgoglio il fa8o di aver
comprato e sposato una bambina eritrea di dodici anni perché gli facesse da schiava sessuale,
durante l’aggressione del regime fascista all’E1opia.
La decisione di erigere una statua a Montanelli all’inizio degli anni duemila ha il sapore di una
sovrapposizione di piani storici, ma che obbedisce alla stessa logica. Il monumento semplifica e
moralizza il personaggio, collocandolo univocamente dalla parte del bene, e nascondendone
aspeU atroci. La statua forza il personaggio entro una sua idealizzazione in cui l’ideologia
dominante si rispecchia. Montanelli, fu un punto di riferimento della destra conservatrice e
liberista, un nemico dei conformismi e del pensiero unico, un fus1gatore di alcuni vizi nazionali.
Chi lo conobbe non potrà negare che fu un uomo cara8erizzato da qualche cinismo e da gelosie
personali, cui non avrebbe rinunciato nemmeno di fronte alle argomentazioni più convincen1 delle
femministe di oggi. Era in qualche modo un figlio di altri tempi. Ma basta questo a gius)ficare
l’“acquisto” di una ragazzina? Probabilmente no, non tuE si comportavano così.

Si inizia così un fa)coso percorso verso il rispe4o e la dignità di ogni essere umano.

Alle mostre di Caravaggio si formano lunghissime code di visitatori: dovremmo impedirle per la
vicenda biografica di un ar)sta iracondo, giudicato colpevole di omicidio e per questo
condannato a morte? Perché non rimuovere la colonna traiana, che celebra le violen1ssime
vicende di oppressione? Forse per i personaggi lontani nel tempo le malefa4e non appaiono più
ferite aperte come è invece la discriminazione aEva delle donne, o delle persone di colore.

Alcuni pensano che la soluzione sia nel mezzo: rimuovere le statue, o qualsiasi opera/
monumento, senza lasciarne traccia, sarebbe un gran peccato, in quanto porterebbe ad avere un
vuoto documentario e storico. La storia è molto importante e va studiata affinché episodi come
quelli avvenu1 non si ripetano, dunque distruggendo tali opere si rischierebbe di o8enere il
risultato contrario a quello ricercato, non raggiungendo i tan1 volu1 ideali di libertà e uguaglianza.
Quindi, anziché distruggerle, dobbiamo pensare a come a8ualizzare queste opere e ridargli un
senso del tu8o nuovo, in quanto esse offrono una grandissima tes1monianza della diversa
mentalità che si aveva nel passato. Dunque, tali opere si potrebbero lasciare al loro posto
affiancandole però a delle targhe che illustrano la loro storia, in modo tale da aiutare le persone a
reinterpretarle ma sopra8u8o a conoscere quanto avvenuto. Infine, sarebbe anche opportuno
celebrare figure femminili finora ignorate, rendendo omaggio a nuovi monumen1 dedica1 ad esse.
Ciò sarebbe il segno di un ulteriore passo sul lungo, tortuoso e fa1coso cammino che s1amo
compiendo.

➤ Uno sguardo all’a4ualità, la ques)one degli aEvis): negli ul1mi anni sono sta1 sempre più
numerosi gli a8acchi da parte degli aUvis1 ad opere d’arte di grande valore storico e sociale.
La domanda è: perché “rovinare” opere d’arte per portare avan1 una campagna di
sensibilizzazione contro il cambiamento clima1co? La risposta è semplice: fa no1zia, crea scalpore.
Ma non sempre per le giuste cause. Monet, Van Gogh, Goya sono le viUme degli a8acchi di ques1
mesi contro quadri e sculture. Capolavori della storia dell’arte, presi di mira da giovani militan1
(che fanno parte dell’associazione Just Stop Oil o UlUma Generazione).
Ques1 ragazzi/e hanno però trovato una forma molto insolita, discu1bile e controversa per
sensibilizzare sul tema e protestare contro il silenzio dei governi.
Imbra8are (o, quantomeno, cercare di farlo, in quanto mol1 dei quadri sono ricoper1 da un vetro
proteUvo), deturpare, danneggiare non serve di certo a far avvicinare i governi alla tua causa,
colpire un Van Gogh o un Monet non aiuta gli altri a far rifle8ere - e agire - per la difesa del pianeta
e la tutela dei suoi ecosistemi, ma anzi, a creare un distacco ne8o e uno sceUcismo generale verso
un intero gruppo di persone rappresentate da quei pochi che hanno deciso di me8erci la faccia con
prepotenza (fallendo).
La protesta ambientalista è iniziata lo scorso 29 maggio al Louvre di Parigi, dove alcuni giovani
aUvis1, al grido di “Salviamo il pianeta”, hanno lanciato una torta sulla Gioconda di Leonardo da
Vinci, incidente senza conseguenze, poiché prote8a da un vetro blindato.
A luglio, il movimento di protesta arriva in Italia: nella sala BoUcelli degli Uffizi di Firenze viene
esposto uno striscione con scri8o “UlUma Generazione, No Gas No Carbone”. I giovani si sono poi
incolla1 al vetro che protegge La Primavera. Nessun danno per il dipinto, anch’esso prote8o da un
vetro. Gli aUvis1 e le aUviste di UlUma generazione sanno perfe8amente quali rischi corrono
durante le proprie azioni di disubbidienza, ma sono dispos1 a correrli.
Nell’ul1mo episodio, quello del lancio di una zuppa di piselli contro “Il seminatore” di Van Gogh a
Palazzo Bonaparte di Roma, il rischio per le 4 aUviste ventenni è il carcere, si parla di una pena fino
a 5 anni.
Ma, non si tra8a sempre, di azioni che hanno per finalità il danneggiamento di un quadro o di
un’opera d’arte figura1va. Il loro fine è creare un disagio a8raverso il quale si sensibilizza e si
genera dibaUto, si suscitano reazioni contrastan1 e si porta all’a8enzione dell’opinione pubblica
un tema d’interesse pubblico. Ma tu8o cambia quando si tenta di deturpare la bellezza di un
dipinto, rasentando il vandalismo.
Gli aUvis1 e le aUviste di UlUma Generazione non si definiscono infaU “ambientalis1”, perché con
questo termine “li si separa dalla società”.
In tu8e le occasioni la scelta del quadro non era casuale: “nella Primavera di BoUcelli sono
rappresentate più di 500 specie botaniche che fioriscono proprio nei mesi della primavera. Non c’è
solo immaginazione, non ci sono solo la Primavera e gli spiri1 del testo ovidiano, ma c’è anche la
realtà che BoUcelli aveva studiato, visto, sen1to. C’è una realtà che noi s1amo rischiando di
perdere” dichiarano gli aUvis1 di UlUma Generazione.
Lo s1le è sempre più clamoroso, con effeU che sembrano ledere, gli interessi stessi della causa.
Come è successo in alcune tangenziali in Italia in cui una miriade di persone sono rimaste bloccate
mentre andavano a lavoro da giovani aUvis1 che si sono stesi sulla strada. Ques1 a8eggiamen1 -
per quanto possano essere in buona fede - non fanno certamente provare simpa1a per i
manifestan1, che in quel momento risultano solo d’intralcio per il raggiungimento di cose
apparentemente più importan1. Eppure pare che oggi gli aUvis1 siano tra i pochi ad avere occhi
per il futuro, mostrando un futuro che al resto dell’umanità, impegnata nella sopravvivenza
quo1diana, sembra sfuggire.
Per mol1, quei ragazzi, che agli occhi di coloro che pensano soltanto all’oggi compiono azioni tanto
sgradevoli e irritan1, sono tra i pochi fari accesi sul nostro futuro. Le loro pretese sono sane (anche
se a volte realizzate male), perché puntano l’interesse colleUvo. Fermarsi sulle modalità con cui ci
provocano non aiuta né noi, né loro, né tantomeno il Pianeta.

Potrebbero piacerti anche