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Percorso Classico Roma Parte II

L'Eneide di Virgilio narra il viaggio di Enea, che, dopo la caduta di Troia, fonda la città di Lavinium in Italia, seguendo un destino divino. Durante il suo cammino, Enea incontra figure significative come Andromaca e Didone, e affronta varie prove, tra cui l'eruzione dell'Etna e la morte di suo padre Anchise. Il poema sottolinea l'importanza della pietà e del rispetto per gli dèi, elementi fondamentali nella fondazione della futura Roma.

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Percorso Classico Roma Parte II

L'Eneide di Virgilio narra il viaggio di Enea, che, dopo la caduta di Troia, fonda la città di Lavinium in Italia, seguendo un destino divino. Durante il suo cammino, Enea incontra figure significative come Andromaca e Didone, e affronta varie prove, tra cui l'eruzione dell'Etna e la morte di suo padre Anchise. Il poema sottolinea l'importanza della pietà e del rispetto per gli dèi, elementi fondamentali nella fondazione della futura Roma.

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Nell’Eneide (III, 291-293) Virgilio attribuisce la fondazione

dell’antica Buthrotum a troiani fuggitivi; la notizia è confermata


dallo storico greco Dionigi di Alicarnasso, suo contemporaneo,
in “Antichità romane” (I, 42).

Sbarcato dalla nave, Enea scopre che l’indovino e guerriero


Eleno, figlio di Priamo, regna sulla città, dopo aver preso lo
scettro e la sposa a Neottolemo, figlio dell’eroico Achille:
Andromaca, vedova del valoroso Ettore, è dunque passata a
nuove nozze ed Enea la incontra per caso mentre in un bosco
dinanzi alla città la donna celebra riti funebri sul cenotafio del
defunto marito.
Entrando nelle mura, pronuncia commosso: “Saluto una piccola
Troia e una Pergamo che imita la grande” (vv. 349-350). Nella
breve ma decisiva sosta a Butrinto, attraverso Eleno che
interroga Apollo, Enea riceve un vaticinio favorevole per il suo
viaggio verso l’Italia. La città si rivela dunque fondamentale nel
cammino verso la fondazione di Roma.

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Molti sono i luoghi della costa pugliese nei quali si è voluto
riconoscere in passato il primo approdo di Enea in Italia.
L’identificazione del sito di Castro con Castrum Minervae, prima
noto soltanto dalle testimonianze letterarie, è ora certa, grazie
alle ricerche dell’Università del Salento, dirette da Francesco
D’Andria e sostenute dall’Amministrazione Comunale; avviate a
partire dal 2000, hanno portato alla scoperta del celebre
santuario di Atena sul Capo iapigio, chiarendone il complesso e
prolungato sviluppo cronologico.

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Partiti da Castrum Minervae i troiani attraversano il golfo di
Taranto, passano davanti al santuario di Hera Lacinia (oggi Capo
Colonna in Calabria) e arrivano a Cariddi, dove riescono a
sfuggire al pericoloso vortice. La sera, affaticati e ignari,
sbarcano sul lido dei Ciclopi, dominato dalla massiccia e
minacciosa mole dell’Etna. Fosche nubi di fumo preannunciano
che il vulcano è in eruzione: rifugiati in un bosco Enea e i
compagni assistono al grandioso spettacolo del monte che, fra
sinistri boati, si scuote e vomita lava infuocata.

Le isole dei Ciclopi sono un piccolo arcipelago situato di fronte


ad Acitrezza (comune di Aci Castello, prov. di Catania), sito di
particolare pregio naturalistico compreso nell’Area Marina
Protetta “Isole dei Ciclopi”. È composto da tre isolotti principali
e da alcuni scogli che, secondo la leggenda, sarebbero i massi
scagliati da Polifemo, accecato, contro Ulisse ed i suoi
compagni in fuga.

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Dopo la fuga precipitosa dalle isole dei
Ciclopi, rasentando la costa sud-occidentale
della Sicilia e scorgendo via via Camarina,
Gela, Agrigento, Selinunte, le navi entrano nel
porto di Drepanon (Trapani): qui muore
Anchise. L’anno successivo, dopo la lunga
sosta a Cartagine, i troiani approdano
nuovamente a Drepanon, dove vengono
celebrati i giochi in memoria di Anchise.

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Virgilio fa di Cartagine il teatro della prima
parte del suo poema: dopo anni di
peregrinazioni nel Mediterraneo, Enea e i suoi
compagni sono sbattuti da una tempesta sulle
coste dell’Africa presso Cartagine e vengono
salvati dai suoi abitanti. Al primo sguardo la
città suscita in Enea un sentimento di stupore
ed ammirazione: qui incontra la regina Didone
che gli offre la sua ospitalità e l’eroe ne resta
affascinato. La regina, incantata dal racconto
del suo viaggio, si innamora di lui. Così inizia la
loro folle passione, che scatena l’ira e la gelosia
del re libico Iarbas il quale avrebbe voluto
sposare la regina. Ma il fato esige che Enea
prosegua il suo viaggio: Cartagine non è la
meta cui è destinato. Così i troiani salpano
verso l’Italia e Didone, disperata per il
tradimento e folle di dolore, si uccide
maledicendo Enea e la sua stirpe e invocando ... Carthago delenda est ...
odio eterno fra i due popoli.

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PALINURO E IL CILENTO
Il mito di Palinuro, fedele timoniere di Enea, lega in
un connubio indissolubile la Rotta di Enea a uno dei
territori più emblematici dei valori del nuovo
itinerario culturale: il Cilento.
Nello specchio di mare antistante il Comune di
Centola Palinuro, Palinuro, vinto dal sonno, cade in
mare.
Enea arriva a Cuma per interrogare la Sibilla. La profetessa,
pervasa dal dio Apollo, può predire il futuro e lo informa delle
vicissitudini che dovrà affrontare, gli fa intravedere la futura
grandezza di Roma e lo guida nell’Ade.
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Secondo il racconto degli autori antichi l’antica Lavinium fu fondata
da Enea, giunto infine sulle coste del Lazio dopo la sua fuga da Troia
e le lunghe peregrinazioni nel Mediterraneo.

Nel racconto di Dionigi i Troiani giungono sulla costa nel territorio


laurentino dove si verificano i prodigi che gli oracoli consultati durante il
loro viaggio avevano indicato come segno della meta raggiunta: prima
per dissetarli sgorgano improvvisamente delle sorgenti (nei pressi delle
quali lo storico ricorda due altari, orientati uno ad est e l’altro ad ovest,
“strutture troiane”); poi, molto affamati, mangiano persino le “mense”,
le focacce su cui avevano disposto i cibi; infine la scrofa gravida che
stanno per immolare agli dèi in un sacrificio rituale di ringraziamento
riesce a scappare. Enea, con alcuni dei suoi, la segue perché capisce che
è l’animale descritto dalla profezia come quello che gli avrebbe mostrato
il luogo dove fondare la sua nuova città. Dopo una corsa di 24 stadi (circa
4.400 metri) verso l’interno, la scrofa si ferma a partorisce trenta
porcellini: una voce divina suggerisce ad Enea che quello è il luogo
destinato e che dopo tanti anni quanti sono i nuovi cuccioli sarà fondata
dalla sua stirpe una seconda città, ancora più grande e prospera (la
futura Alba Longa). Enea sacrifica allora la scrofa e i piccoli ed avvia la
costruzione della città cui darà il nome di Lavinium: le mura, gli edifici e i
templi.

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Secondo il racconto degli autori antichi l’antica Lavinium fu fondata
da Enea, giunto infine sulle coste del Lazio dopo la sua fuga da Troia
e le lunghe peregrinazioni nel Mediterraneo.

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Lavinia: Mitica figlia di Latino, sposa di Enea.
Enea diede il nome di Lavinium alla città da lui fondata: Lavinio
(lat. Lavinium), posta a 22 km da Roma.

Nell’area, si conservano resti di capanne e tombe (10°-7° sec.


a.C.); tratti delle mura; due santuari extraurbani; una lamina di
bronzo con dedica arcaica (6°-5° sec. a.C.) a Castore e Polluce.
Sulla via che conduceva al porto sorgeva il santuario delle XIII
are (altari di tufo allineati), cui era connessa una tomba a
tumulo, trasformata nel 4° sec. a.C. in heroon di Enea, con la
costruzione di una cella dotata di facciata monumentale. L’altro
grande centro di culto della città, dedicato a Minerva e situato
a est, era caratterizzato nel 5° sec. da un’area sistemata a
terrazze, con pozzi e probabilmente edificio di culto: da qui
proviene materiale votivo datato tra il 7° e il 3° sec. a.C. Altri
scavi hanno portato alla luce un lussuoso edificio (4° sec. d.C.)
con impianti termali e, probabilmente, i resti del foro, con un
Giovanni Battista Tiepolo - Latinus Offering his Daughter Lavinia to Aeneas
tratto di portico dell’inizio dell’età imperiale.

[Link] [Link]
Roma
Secondo il racconto che Virgilio costruisce
nell’Eneide, la fuga di Enea da Troia,
distrutta dai Greci, non fu dettata
solamente da un desiderio di salvezza, ma
derivò da un ordine divino, affinché il
troiano potesse portare a compimento ciò a
cui era destinato: la nascita di una città
straordinaria che fosse diretta discendente
della grandezza di Troia.
Nel poema virgiliano gli dei affidano ad
Enea, attraverso sua madre Venere
(l’Afrodite dei Greci), il compito di
intraprendere un viaggio lungo e
difficoltoso, con la consapevolezza che solo
lui, poiché pius (cioè profondamente
devoto alle divinità e rispettoso della
famiglia), avrebbe potuto sfidare ogni
avversità per obbedire al volere del Fato.
Portando con sé l’anziano padre Anchise,
suo figlio Ascanio e le divinità familiari (i
Penati).
Quadro Sinottico

-Ascanio fonda Alba Longa.


-Amulio: re d’Alba, secondo la leggenda delle origini di Roma. Spodestò il fratello Numitore e fece vestale
la figlia di lui Rea Silvia. Fu poi ucciso da Romolo, che restituì il potere a Numitore.
-Rea Silvia: figlia di Numitore, perseguitata dallo zio Amulio usurpatore del trono, fu costretta a farsi
vestale; in seguito, Marte si unisce a lei; fu imprigionata e dopo il parto uccisa.
Molto diffuso nell’arte romana è l’episodio di Marte che scende dal cielo verso la vestale fanciulla
addormentata, sia in pittura (Pompei e Roma, Domus Aurea), sia in mosaici (Roma, palazzo Altieri), in
rilievi (Ara Casali, Budapest, Igel), in sarcofagi, in gemme e monete.
-Amulio, dopo aver fatto imprigionare Rea Silvia, ordinò che i gemelli fossero gettati nel Tevere. Il cesto
che li conteneva fu deposto dalla corrente del fiume ai piedi del Fico Ruminale, dove una lupa lo
rinvenne e, presi con sé i fanciulli, li nutrì finché un pastore delle greggi reali, Faustolo, non li raccolse e
allevò.
Romolo crebbe e divenne capo della gioventù in imprese guerresche e di rapina; in una di queste fu
catturato e condotto da Numitore. Avvenuto il riconoscimento, Romolo abbatté Amulio, e Numitore fu
restaurato sul suo trono.
Poi i due gemelli Romolo e Remo fondarono la città sul colle Palatino; Remo trovò la morte poiché aveva
saltato sul solco sul quale dovevano sorgere le mura di Roma, compiendo così un sacrilegio.
La città si popolò sul colle Capitolino, nel quale potevano rifugiarsi gli esuli delle città vicine; a
completamento del processo costitutivo si ricorda il ratto delle Sabine, avvenuto durante una festa.

[Link]
Roma Caput Mundi

[Link]
Approfondimenti [Link]

La storia della fuga di Enea, con Anchise ed Ascanio, non esprime solo un generico valore umanitario e di devozione filiale.
Distrutta casa, Anchise porta con sé i Penati, le divinità protettrici del focolare (della patria e della famiglia). Una nuova patria
sarà fondata.

Enea – “il pio Enea” - Mitico eroe della Troade, e più tardi del Lazio, le cui gesta occupano una parte nell’Iliade e
costituiscono il soggetto dell’Eneide. Nato sul monte Ida, da Afrodite e da Anchise, fu uno dei più forti difensori di
Troia. Caro agli dèi per la sua pietà, Zeus, Afrodite e Posidone lo salvarono dalle mani nemiche. I poemi del ciclo epico
narravano che Enea, dopo la distruzione di Troia, aveva fondato sull’Ida un nuovo regno troiano. Secondo una
tradizione più recente Enea si sarebbe invece recato in Occidente, e avrebbe fondato sulla costa della Macedonia la
città di Ainèia (sul golfo Termaico, presso l’odierno capo Karavurnù). Secondo un’altra leggenda, forse di origine
cumana, Enea approdò direttamente sulle coste d’Italia, come appare nella Tabula Iliaca capitolina. Secondo leggende
minori, per lo più connesse a toponimi locali, Enea sarebbe andato in Arcadia, in Sardegna, e in Sicilia avrebbe fondato
Segesta e il tempio di Venere Ericina. [Link]
[Link]

Approfondimenti
Penati Nel più antico culto domestico dei Romani, gli spiriti tutelari dei viveri di riserva della famiglia e del loro
ripostiglio; in seguito tutte le divinità protettrici della famiglia, con culto simile a quello dei Lari. Furono venerati,
insieme con Vesta, fino al termine del paganesimo, quando Teodosio ne proscrisse il culto (392 d.C.). Come i Penati
privati si ebbero anche i Penati pubblici a tutela della vita dello Stato, venerati prima nel tempio di Vesta, poi sulla Velia
in un tempio proprio, restaurato da Augusto. La leggenda delle origini troiane della gente romana fece collegare i
Penati di Roma e di alcune città latine con gli dei tutelari di Troia, da dove Enea (Virgilio, Eneide II) portò con sé i Penati,
che gli indicarono la via verso l’Italia, e ai quali egli istituì pubblico culto in Lavinio. Perciò il culto dei Penati di Lavinio
storica offuscò quello di Alba, la città madre della confederazione latina.
[Link]
Approfondimenti
La tradizione annalistica romana faceva risalire la fondazione di Roma da parte di Romolo al 753 a.C. e la riconnetteva,
basandosi su leggende di varia origine (latina, romana, greca), con i Troiani provenienti da Ilio (Troia) sotto la guida di
Enea e con i re di Alba, discendenti dell’eroe troiano.

[Link]
appartamento_dei_conservatori/sala_della_lupa/lupa_capitoli
na
Approfondimenti

Il celebre ratto delle Sabine, compiuto da Romolo, poco dopo


la fondazione di Roma del 753 a.C., nel dipinto di Pietro da
Cortona.
Approfondimenti: Roma

città “infinita” nel tempo e nello spazio capitale del mondo “pagano” e della cristianità
luogo complesso e stratificato intrisa d’arte, di storia e cultura
depositaria di una storia plurimillenaria città eterna
residenza di Imperatori e di Papi patrimonio dell’Italia, eredità per il mondo

[Link]

[Link]

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