&sommario musica256 - maggio 2014
VIOLONCELLO RUBRICHE
Luigi Piovano, 32 7 Editoriale
rapito dal violoncello
di Stephen Hastings
8 Indice delle recensioni
10 Recite, Recital, Concerti
12 Dalla platea
Le recensioni di concerti e spettacoli a Bologna,
Bruxelles, Gent, Lione, Milano, Roma, Torino, Trieste,
Varsavia, Verona, Zurigo
20 Letture musicali
22 Attualità
22 Intervista a Angelo Inglese
24 International Classical Music Awards:
la serata dei vincitori a Varsavia
26 La polemica di Nicola Cattò
26 Intervista a Casto Iannotta
29 Hi-End 2014
GRANDI INTERPRETI
30 Vetrina CD
Carlo Maria Giulini 37 46 I dischi 5 stelle del mese
custode e avventuriero
di Paolo Bertoli
47 Le recensioni di MUSICA
62 Undici domande a Miloš Karadaglić
77 Sei domande a Daniele Gatti
CANTANTI
Fulvio Oberto 42 79 Etichette e distribuzione
canta Zemlinsky
di Stephen Hastings 80 Abbonamenti
Hanno collaborato a questo numero: Michael Aspinall, Andrea Bambace, Paolo Bertoli, Federico Bianchessi, Marco Bizzarini, Claudio Bolzan, Michele
Bosio, Roberto Brusotti, Alberto Cantù, Riccardo Cassani, Nicola Cattò, Agnese Cesari, Luca Ciammarughi, Benedetto Ciranna, Roberto Codazzi, Paolo
di Felice, Gianni Gori, Stephen Hastings, Danilo Lorenzini, Gianluigi Mattietti, Antonello Mattone, Maurizio Modugno, Aldo Nicastro, Stefano Paglianti-
ni, Massimo Pastorelli, Bernardo Pieri, Diego Procoli, Giorgio Rampone, Piero Rattalino, Riccardo Risaliti, Luca Rossetto Casel, Giuseppe Rossi, Luca Se-
galla, Alessandro Taverna, Lorenzo Tozzi, Alessandro Turba, Massimo Viazzo, Carlo Vitali, Adriana Zecchini, Paolo Zecchini, Roberto Zecchini
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discografica fondata nel 1977 na Cenni (24a), Matthias Creutziger (10), DG (copertina Giulini, 37,
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direttore responsabile: Stephen Hastings Inglese (22b), Casto Iannotta (26c), Karen Knauer (5), Margaret Ma-
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editoriale &
iverse cose legano il nostro personaggio di copertina – il violoncellista e direttore
D
abruzzese Luigi Piovano – al maestro pugliese Carlo Maria Giulini, di cui si
celebra il 9 maggio il centenario della nascita: la formazione sullo strumento
d’arco, l’amore per la musica da camera, l’esperienza fondamentale nell’Or-
chestra dell’Accademia di Santa Cecilia sotto la direzione di grandi bacchette.
Ci sono però anche delle differenze marcate, che rispecchiano in parte le epoche
diverse in cui questi due musicisti si sono trovati ad operare. Piovano, vivendo in un’era
in cui la centralità culturale della musica classica viene messa in discussione, diversifica al
massimo le sue attività (è primo violoncello a Santa Cecilia, solista, camerista e direttore
impegnato con varie orchestre) e trae stimolo dalla necessità di gestire il proprio percorso artistico a un
ritmo elevatissimo. Ciò che è riuscito a fare in questi anni è per alcuni aspetti straordinario. Coloro
che hanno avuto la fortuna di assistere ai suoi concerti in duo con Antonio Pappano non dimentiche-
ranno presto l’esperienza. E diversi suoi dischi per Eloquentia – tra cui le Sei Suite bachiane per vio-
loncello incise nel 2010 e il programma liederistico mahleriano realizzato con Sara Mingardo e i Mu-
sici Aurei nel 2012 – sono stati accolti giustamente con grande favore. La sua permanenza poi nel-
l’Orchestra di Santa Cecilia (di cui dirige il complesso degli archi) è conferma ulteriore del livello super-
lativo raggiunto da questa compagine sotto la guida di Pappano.
Giulini invece ha avuto il privilegio di affermarsi come musicista in tempi di maggiore ottimismo cultu-
rale (anche se la qualità media delle orchestre italiane era inferiore a quella di oggi) e ha potuto lavora-
re, dagli anni settanta in poi, a un ritmo relativamente lento che lasciava ampio spazio alla riflessione,
respingendo tutte le proposte non congeniali. Un comportamento che suscita anch’esso ammirazione e
che non ha compromesso per fortuna i suoi rapporti con le case discografiche, che ora gli rendono gene-
rosamente omaggio.
La crisi di valori nel mondo dell’opera italiana è stata avvertita dall’ipersensibile Giulini già negli anni
settanta (che segnarono infatti un momento di rottura nella tradizione melodrammatica), e ci doman-
diamo che cosa avrebbe pensato il maestro di un personaggio oggi potentissimo come Alexander Pereira,
oggetto della Polemica su questo numero. Quella crisi si rispecchia pure nelle difficoltà affrontate dal te-
nore Fulvio Oberto – che canta Der Zwerg di Zemlinsky a Lubecca questo mese – nei primi anni di
carriera teatrale. Il nostro è un paese che spesso non facilita lo sviluppo sereno dei suoi talenti migliori:
lo può testimoniare anche il pianista Andrea Bacchetti, che tuttavia – grazie in questo caso al sostegno
forte (anche in termini culturali) di Sony Italia – è riuscito ad affermarsi discograficamente a livello eu-
ropeo, vincendo quest’anno un International Classical Music Award per il suo disco di sonate di Do-
menico Scarlatti. E al concerto di gala dei vincitori svoltosi nella Sala della Filarmonica di Varsavia il
12 aprile (il servizio fotografico si trova a pp. 24-25), la sua interpretazione bachiana – del Concer-
to in Sol minore BWV 1058, accompagnata dalla Sinfonia Iuventus diretta da José Maria Floren-
cio – è stata il momento più magico di una serata che pur comprendeva prove eccelse del Signum
Quartett e di Daniel Hope (in Schulhoff), di Charles Dutoit (mirabile per souplesse nel Carnaval
Romain di Berlioz), di Krzysztof Penderecki (che ha diretto amorevolmente un proprio Adagio) e
di Andreas Staier (che si è rivelato un intrigante schubertiano). Una magia dovuta in parte alla qualità
sublime della partitura in sé, ma anche alla musicalità assoluta con cui Bacchetti è riuscito a fondersi
con le sonorità purissime dell’orchestra giovanile senza per questo lasciar sfuggire una sola sfumatura
del proprio fraseggio, deliziosamente sorgivo.
Stephen Hastings