giovedì 14 novembre 2024 culture 13
PASOLINI Da venerdì 15 fino a e Carlo Pulsoni, a cui seguirà una tema scuola, che metterà a nito come «il padre della sociolo- munità locali e la sociologia ur-
domenica 17 avrà luogo ad Assisi la lettura di «Petrolio» fatta da confronto Pasolini con Don Milani. gia italiana», Franco Ferrarotti. bana, interessandosi particolar-
rassegna «Non conformatevi - Francesca Tuscano. Il giorno Domenica si chiuderà con un Piemontese di nascita, era na- mente ai fondamenti di legitti-
PasolinAssisi», dedicata alla seguente, Lea Durante presenterà evento dedicato a insegnanti, to a Palazzolo Vercellese il 7 apri- mazione del potere in una socie-
memoria di Pier Paolo Pasolini. un intervento dal titolo «Cultura educatori, studenti universitari, le del 1926, ma a Roma fin dagli tà in trasformazione come quel-
L’evento si interrogherà sull’eredità popolare e cultura di massa fra operatori sociali: «Drammatizzare anni Sessanta, Ferrarotti è scom- la moderna e studiando il proble-
del discorso antropologico e della Gramsci e Pasolini», dedicato ai l'insegnamento», con Roberto parso ieri nella capitale a 98 an- ma dei fini e dell’orientamento
riflessione educativa del grande due grandi pensatori italiani. Si Alessandrini e Paolo ni. Professore di sociologia alla culturale di fondo della società
intellettuale friulano. L’apertura dei segnala inoltre per la stessa Manganiello. L’ingresso a tutti gli Sapienza fino al 2002, dopo aver industriale.
lavori sarà venerdì alle 17.00, con giornata un dialogo fra Paola eventi è gratuito, previa insegnato anche negli atenei di L’ATTIVITÀ DI RICERCA e di studio
un intervento di Tomaso Montanari Vittoria e Roberto Alessandrini a registrazione via mail. Chicago, Boston, New York, To- di Ferrarotti è contenuta in una
ronto, Mosca, Varsavia, Colonia, vasta mole di scritti che ha conti-
Tokyo e Gerusalemme, fu depu- nuato a pubblicare fin oltre i 90
tato indipendente nel Parlamen- anni. Fra le sue opere principali,
Addio a Franco Ferrarotti to durante la terza legislatura
(1959-63) in rappresentanza del
Movimento di Comunità fonda-
to da Adriano Olivetti, di cui era
Sindacati e potere (1954); La prote-
sta operaia (1955); La sociologia co-
me partecipazione (1961); Max We-
ber e il destino della ragione (1965);
interprete delle trasformazioni stato uno dei più stretti collabo-
ratori e di cui prese il posto dopo
le sue dimissioni dalla Camera.
IL SOCIOLOGO, che collaborò an-
Trattato di sociologia (1968); Roma
da capitale a periferia (1970); La so-
ciologia del potere (1972); Vite di ba-
raccati (1974); Studenti, scuola, siste-
che con il manifesto per oltre un ma (1976); Giovani e droga (1977),
Scompare a 98 anni l’intellettuale tra i padri della sociologia italiana decennio, fu fra i fondatori del fu anche, con Nicola Abbagna-
Consiglio dei Comuni d’Europa no, fondatore dei Quaderni di so-
a Ginevra nel 1949; responsabile ciologia. Mentre il 22 novembre
dei progetti di ricerca sociologi- uscirà il suo volume, Lettera ad
Seppe leggere anzitempo il nuo- ca presso l’Oece (ora Ocse) a Pari- un giovane sociologo.
vo volto del Paese che indagò sen- Franco Ferrarotti foto Ansa gi nel 1958-59, direttore di studi Nel libro, Ferrarotti afferma
za sosta in decine di opere. Il lun- alla Maison des Sciences de che questa disciplina è «vittima
go sodalizio con Adriano Olivet- l’Homme di Parigi nel 1978. del suo successo. Si è proposta co-
ti. L’esperienza da parlamenta- Laureato in filosofia all’Uni- me facile rimedio per studiosi
re. La collaborazione per oltre un versità di Torino nel 1949, Ferra- sfortunati in altri campi. Nei casi
decennio con il manifesto rotti ottenne la cattedra di socio- migliori è divenuta giornalismo in-
logia dopo aver vinto il primo vestigativo. In ogni caso, tende a
concorso bandito in Italia per perdere la visione d’insieme del so-
REDAZIONE CULTURA questa disciplina. Nel 1962 con- ciale e la capacità di interconnette-
tribuì alla creazione della Facol- re in modo creativo i suoi vari
II In una delle sue opere più ce- tà di sociologia dell’Università aspetti. I sociologi odierni, proba-
lebri, più volte ristampata (Roma di Trento, dove ha poi avuto la bilmente sotto la pressione del
da capitale a periferia) Franco Fer- sua seconda cattedra di sociolo- mercato, hanno perso l’ancorag-
rarotti sottolineava come tra i gia. Fra gli anni Cinquanta e Ses- gio con le basi filosofiche da cui
giovani sottoproletari dei «bor- santa condusse una serie di ricer- è nata la loro disciplina, non han-
ghetti» romani albergasse un si- che pionieristiche sul sindacali- no tempo per riflettere sui loro
nistro desiderio di emulazione smo, sui movimenti sociali, la testi classici, non sembrano ave-
nei confronti dei giovani fascisti trasformazione del lavoro, le co- re interesse per costruire una tra-
dei «quartieri bene» della città. dizione sociologica in senso pro-
ERA IL 1970 e questa semplice prio. Per queste ragioni è plausi-
considerazione, che all’epoca
Studi pionieristici bile che sfugga un aspetto essen-
non tutti capirono, attestava già sulle periferie, i ziale: nella natura ibrida della so-
le notevoli capacità di lettura ciologia non risiede il limite, ma
dell’universo complesso della so- movimenti sociali, il primato di questa disciplina,
cietà italiana che avrebbero con- i cambiamenti nel la cui ottica è in grado di 'afferra-
traddistinto l’intero percorso di re' il reciproco condizionamen-
colui che non a caso è stato defi- mondo del lavoro to dei vari aspetti del sociale».
FRANCO FERRAROTTI agglutinante, non sono più suffi- pio-guida significa trasformare
cienti. Nasce una realtà urbana i valori strumentali in valori fi-
II Per me, piemontese sradicato, imprevista. Si può anche parla- nali: un equivoco dalle conse-
errabondo e giramondo, che qual- re di realtà post-urbana. guenze catastrofiche. Occorre,
cuno ha avuto la poca rispettosa Lo sviluppo urbano è mosso oggi, un nuovo profilo del co-
idea di definire il «piemontese er- dalle nuove esigenze di visibili- struire in cui la precisione tec-
rante», Roma è, e da anni resta, a di- tà e di partecipazione di masse nica sia subordinata alle esigen-
spetto della mia riluttanza, un se- umane di recente inurbate (ur- ze umane. Urbanisti e architet-
gno significativo, un marchio pro- banizzazione senza industrializ- ti non progettano nel vuoto so-
babilmente indelebile. zazione), dal gioco degli interes- ciale. Bisogna imparare a co-
(...)La Roma che mi piace e di si socio-economici, dai diritti di struire senza violentare la natu-
cui non potrò più fare a meno è proprietà dei suoli, dalla corsa ra o snaturare il territorio, sfi-
quella che mi ha insegnato a er- alla privatizzazione del pubbli- gurare il paesaggio (...).
rare stando fermo – la Roma che co allo scopo di garantire il pa- Un'alternativa al grattacielo
fa convivere Piazza Vittorio e rassitismo della rendita fondia- c'è, cresce quotidianamente sot-
Monti Parioli, il Rione Monti e L’ULTIMO INTERVENTO PER IL MANIFESTO NEL 2012 ria e la massimizzazione dei pro- to i nostri occhi. È il nuovo ag-
Tor Pignattara. Questo è vera- fitti per la speculazione edilizi. gregato urbano policentrico.
mente l'impero senza fine, l'ac- In questa prospettiva, la lettura Centro e periferia sono ormai ca-
cettazione dello straniero e del
diverso con una sorta di indiffe-
renza sorniona che è integrazio-
La Roma che amo, puntuale dei Piani regolatori at-
traverso gli Atti dei Consigli co-
munali è importante, benché af-
tegorie concettuali obsolete.
Per questo occorre un patto di
collaborazione, quanto meno di
ne lenta, ma inesorabile. Chi ci
arriva non se ne va più. Come
mi accadde di dire all'indimenti-
cabile amico Filippo Bettini, Ro-
e quella che vorrei faticante e noiosa. Storicamen-
te, i Piani regolatori sono stati
concepiti come il volano dello
sviluppo urbano e della utilizza-
non belligeranza, con la Natura.
L'iniziativa più rivoluzionaria,
nelle condizione odierne, è in
realtà un ritorno: la riscoperta
ma è l'eternità dell'effimero. zione razionale del territorio. del modo di costruire mediterra-
Ma c'è una Roma socialmen- Ma la questione del rapporto fra neo, un riorientamento del co-
te esclusa che mi angustia. Ed per le forze politiche e intellet- te attraverso a) le deroghe; b) le poco più alto di civiltà urbana, spazio e convivenza resta aper- struire che passi dall'interesse
ecco che la mia ardente romafi- tuali di sinistra che borgate, bor- varianti; c) la tolleranza dell'abu- in un paese che non dovrebbe es- ta. Né può dirsi dichiarata nei per il meccanico all'attenzione
lia vespertina cede alla romafo- ghetti e baracche, a Roma, sia- sivismo e degli interessi settoria- sere immemore delle grandi le- suoi termini specifici semplice- per l'organico, un mutamento
bia di buon mattino, quando, in no ancora il segno di una città li, in attesa della immancabile zioni di Leon Battista Alberti e mente prendendo atto del conti- profondo (...).
un autobus stipato, sono un aci- ferita, scissa in città e anticittà, sanatoria con condono. degli altri protagonisti del Rina- nuum urbano-rurale o di quel fe- Oggi, il calcolo scientifico
no in procinto di venire debita- centro e periferia, priva di una Non chiedo molto. Vorrei so- scimento. (...) Nella presente fa- nomeno indicato da un brutto della costruzione appare anco-
mente schiacciato e spremuto lucidità condivisa. lo una Roma più sicura e meno se di transizione, le due grandi neologismo, già segnalato, co- ra legato a una logica di inva-
prima, molto prima di arrivare Nei nuovi aggregati urbani la rumorosa, capace di dare un po- categorie storiche, la città mo- me rurbanization (rus e urbs) (...). sione e vittoriosa trasformazio-
a destinazione. Roma non è sol- contrapposizione centro-perife- sto di lavoro non precario ai nocentrica e la città industriale Purtroppo, è giocoforza con- ne dell'ambiente. Si autodefini-
tanto una città burocratica e mi- ria non ha più senso. Per la sem- suoi giovani, dotata di servizi ur- statare che la logica della città sce e si autovaluta in metri cu-
nisteriale. La periferia non è più plice ragione che il centro non bani normali; autobus e metro- industriale sta prevalendo su bi e in cementificazione. Que-
periferica. Dei suoi due milioni potrebbe funzionare senza peri- politana regolari, se non pro- scala planetaria. Il principio tec- sta impostazione predatoria
ottocentomila abitanti attuali feria. Ma a Roma la contrapposi- prio degni di Parigi o della «sub- Express, nico subordina a sé, alle proprie va rovesciata con un nuovo sti-
un terzo abita in periferia. Se si zione persiste. Perché Roma way» di New York; strade passa- esigenze, rigidamente scandite, le del costruire, fondato su un
fermasse la periferia, tutta la cit- non è, come molti ottimi studio- bilmente pulite, proprietari di a domani le dimensioni umane e i proces- concetto di natura non nemi-
tà sarebbe bloccata. Per anni ho si hanno affermato, la «capitale cani permettendo; un minore li- si naturali: cultura contro natu- ca, bensì collaboratrice. La
esplorato, battuto palmo a pal- del capitale». Piacerà o meno, vello di corruzione; la manuten- Per esigenze di spazio la ra, meccanico contro organico, nuova architettura si inserisce
mo la periferia romana. Al Bor- Roma continua ad essere ciò zione dei tombini e della rete fo- rubrica di Maria Teresa precisione numerica contro ap- nell'ambiente senza violentar-
ghetto Latino ho anche affittato che è stata storicamente: la capi- gnaria ad evitare allagamenti Carbone, «Express», prossimazione intuitiva. Pecca- lo, indovina i passaggi e le vie
e sono vissuto in una baracca, tale della rendita. I suoi piani re- anche in occasione di piogge sarà pubblicata to che la tecnica sia una perfezio- da rispettare per dar loro aria e
d'inverno, quando l'umidità golatori si sono arresi al blocco non eccezionali. Non sarebbe la sull’edizione di venerdi ne priva di scopo. Adottare il luce, non soffoca e non blocca,
non perdona... È una vergogna edilizio politicamente dominan- rivoluzione, ma solo un grado di principio tecnico come princi- bensì apre, rischiara, vivifica.