Trasporto Quantistico: Capitolo 1
Trasporto Quantistico: Capitolo 1
Trasporto quantistico
1.1 Premessa
1
2 CAPITOLO 1. TRASPORTO QUANTISTICO
2V
dN = f (~r, ~k, t)d~kd~r (1.2)
(2π)3
~j(~r, t) = −e
Z
~v~k f (~r, ~k, t)d~k (1.3)
4π 3
d~k ∂f
∇~k f + =0 (1.5)
dt ∂t c
4 CAPITOLO 1. TRASPORTO QUANTISTICO
N e2 τ
σ= (1.9)
m∗
Questo risultato ci consente di individuare un criterio per delimitare
l’ambito di applicazione della teoria semiclassica del trasporto. Possiamo
intepretare τ come il tempo medio di collisione, vale a dire il tempo che
mediamente intercorre tra due collisioni successive. Ad esso é associato un
cammino libero medio l = vτ , ove v é la velocitá caratteristica dei portatori.
In prima approssimazione possiamo dunque affermare che la teoria semi-
classica puó ritenersi appropriata se la dimensione lineare d del dispositivo
é molto superiore a l. Per un buon metallo il tempo di rilassamento assume
valori dell’ordine di 10−12 s e la velocitá di Fermi, che é quella rilevante nel
trasporto di elettroni in metalli, é dell’ordine di 108 cms−1 . Questo porta
a valori del cammino libero medio dell’ordine di 10−4 cm. Se quindi le di-
mensioni del campione o del dispositivo che si considera, rilevanti ai fini del
trasporto, sono inferiori a questo valore, ci aspettiamo che la trattazione
semiclassica non sia appropriata. Questo é ció che avviene in nano- micro-
sistemi: l’effetto del confinamento é quello di creare una condizione in cui i
portatori possono propagarsi senza perdere la quantitá di moto iniziale. La
conduzione in questi casi é detta ballistica
~k 2 ~k
jI = |A| − |B|2 (1.13)
m m
~k 2
jIII = |F | (1.14)
m
1.3. TRATTAMENTO NON PERTURBATIVO: TEORIA DI LANDAUER7
ove
ρ(k) = |A|2 (1.22)
é la densitá di probabilitá dell’onda incidente ([ρ] = [L−1 ]), mentre
~k 1 dE
vk = = (1.23)
m ~ dk
la velocitá dello stato k.
Il contributo alla corrente incidente é nonullo per tutti gli elettroni che oc-
cupano a sinistra stati che sono vuoti a destra. Se la differenza di ener-
gia potenziale é abbastanza piccola ∆V << EF , possiamo approssimare il
8 CAPITOLO 1. TRASPORTO QUANTISTICO
X
Iinc = −2e (ρn vn ) (1.24)
n
EF −∆V <En <EF
X 1
Iinc = −2e vn (1.25)
n
L
a dire
L EF
Z Z
X L 1 dE
vn = vdk = (1.26)
n
2π 2π EF −∆V ~ dk
Z EF
L 1 L 1
= dE = ∆V (1.27)
2π ~ EF −∆V 2π ~
da cui ottengo
2e L 1 e
Iinc = − ∆V = − ∆V (1.28)
L 2π ~ π~
Ora noto che ∆V é la differenza di energia potenziale, che é legata al
voltaggio applicato dalla relazione ∆V = −eV . Segue che
e2
Iinc = V (1.29)
π~
la corrente trasmessa sará allora
e2
IT = V T (EF ) (1.30)
π~
Se definiamo la conduttanza G come la corrente trasmessa diviso il voltaggio,
otteniamo
IT e2
G= =T (1.31)
V π~
Dato che T é una grandezza adimensionale 0 ≤ T ≤ 1, e2 /π~ ha le dimen-
sioni di una conduttanza ed é detta quanto di conduttanza (In unitá interna-
zionali e2 /π~ ≈ 7.75 × 10−5 Ω−1 ). La espressione derivata é detta formula
di Landauer e gioca un ruolo centrale nella nano-elettronica. Nella forma
derivata é valida per un sistema 1D a basse T e piccole differenze di poten-
ziale. Nel derivarla abbiamo presupposto che un elettrone da un elettrodo
donore proceda all’elettrodo accettore interagendo in modo elastico con il
mezzo che attraversa. L’assunzione di elasticitá é essenziale nell’analisi ed
é il punto in cui la teoria si discosta dalle usuali teorie della conduzione
elettronica, le quali assumono che i meccanismi, che limitano la corrente,
causino dissipazione di energia. La teoria di Landauer dimostra che, anche
in assenza di processi di collisione dovuti a fononi, difetti, impurezze, etc. il
sistema ha una conduttanza ben definita. Stabilendo una relazione esplicita
tra conduttanza e trasmissione, essa mostra che la migliore conduttanza, o
la minima resistenza, é finita.
La possibilitá di realizzare la conduzione ballistica dipende tuttavia dal-
la natura dei sistemi, che si considerano. Come giá osservato, essa non é
possibile in fili macroscopici, ma in strutture come i quantum wire o le giun-
zioni molecolari, le cui dimensioni variano dai sub-nanometri a centinaia di
nanometri.
10 CAPITOLO 1. TRASPORTO QUANTISTICO
1.3.1 Trasporto in 3D
La figura seguente illustra una generalizzazione in due dimensioni della teoria
precedente. Il trasporto avviene lungo una direzione, ma il sistema non é
unidimensionale. Una situazione di questo tipo si riscontra in un sistema
MIMS (giunzione metallo-isolante-metallo).
In generale l’equazione di Schroedinger in 3D é
~2 2
− ∇ Ψ(~r) + V (~r)Ψ(~r) = EΨ(~r) (1.32)
2m
l’ipotesi che si fa, per i sistemi di interesse fisico, é che il potenziale sia
separabile in coordinate cartesiane, almeno rispetto a una coordinata, per
esempio la x.
Ció equivale a dire che
l’equazione diventa
~2 ∂ 2 ~2
2
∂2
∂
− + V (x) Ψ(~r)+ − + + V (y, z) Ψ(~r) = EΨ(~r)
2m ∂x2 2m ∂y 2 ∂z 2
(1.34)
Questo consente la soluzione separata del problema lungo x. Il caso di
interesse é quello in cui
V (~r) = V0 + V (x) (1.35)
ove V0 é costante. In queste condizioni, se scrivo Ψ(~r) = χ(y, z)φ(x) ottengo
~2 ∂ 2 ~2
2
∂2
∂
− + V (x) χ(y, z)φ(x)+φ(x) − + + V 0 χ(y, z) = Eχ(y, z)φ(x)
2m ∂x2 2m ∂y 2 ∂z 2
(1.36)
1.3. TRATTAMENTO NON PERTURBATIVO: TEORIA DI LANDAUER11
~k||2
k|| = + V0 (1.40)
2m
Se inseriamo questo risultato nell’equazione agli autovalori dell’hamiltoniana
totale, otteniamo l’equazione per la funzione d’onda unidimensionale
~2 ∂ 2
− + V (x) φ(x) = (E − )φ(x) = Ex φ(x) (1.41)
2m ∂x2
ove
~2 k||2
Ex = E − − V0 (1.42)
2m
Si noti che ~k|| é una coppia di buoni numeri quantici, che assieme a E, fissano
la funzione d’onda. Si dice che ~k|| definisce un modo del sistema.
Domandiamoci ora come avviene il trasporto in queste condizioni. La geo-
metria di scattering per il calcolo delle probabilitá di trasmissione, e quindi
della corrente, é definita al solito modo, separando le regioni in cui il poten-
ziale é costante dalla regione di interazione .
~0
h i
~
Ψ~k (~r) = A eik·~r + r~k eik ·~r , in I (1.43)
|| ||
h i
i~k·~
r
Ψ~k (~r) = A t~k e , in III (1.44)
|| ||
0
ove ~k ≡ (kx , ~k|| ) e ~k ≡ (−kx , ~k|| ). Qui r~k = r~k (E) e t~k = t~k (E) sono le
|| || || ||
ampiezze di riflessione e trasmissione rispettivamente.
La densitá di corrente in 3D risulta essere
1 XZ 1 dEx
= dkx |t~ (E)|2 (1.49)
πS ~ dkx k||
~k||
~2 k 2
||
1 1 X EF − 2m −V0
Z
= ~2 k2 dEx |t~k (E)|2 (1.50)
πS ~ EV −∆V −
||
−V0
||
~k|| 2m
e2
= T (EF ) (1.54)
π~
che é la formula di Landauer in tre dimensioni. La conduttanza vie-
ne espressa nei termini del coefficiente totale di trasmissione, somma del
contributo di tutti i modi che soddisfano la equazione
~2 k||2
V0 + Ex + = EF (1.55)
2m
Se poniamo che V (x) = W0 sia una semplice barriera di ampiezza L, allora
la probabilitá di trasmissione é data da
4k 2 u2
T = (1.56)
4k 2 u2 + (k 2 − u2 )sen2 (uL)
q
~2 k2
ove E = u = 2m
2m , ~2
(E − W0 ) (e puó essere immaginario se E < W0 ).
Se supponiamo che EF > W0 , la trasmissione di un singolo modo é
~2 k||2
|t~k (EF )|2 = T (EF − ) (1.57)
|| 2m
Poiché T cresce con l’energia, questa espressione indica che la trasmissione
é massima per il modo con ~k|| = 0, cioé per incidenza normale, mentre essa
decresce al crescere di k|| , cioé con l’angolo di incidenza.
e2
G= M (EF ) (1.60)
π~
ove M (EF ) é il numero di modi all’energia di Fermi supportati dal filo. G é
detta conduttanza ballistica.
Si noti che, dal momento che M é un numero finito, anche un filo ideale
e perfetto ha conduttanza finita. Tuttavia, se il filo ha una sezione
macroscopicamente grande, il numero di modi é elevatissimo.
Un punto importante riguarda il fatto che, essendo M (EF ) un numero
intero, la conduttanza risulta quantizzata.
I fili ordinari contengono un buon numero di difetti e impurezze, che pro-
ducono processi di scattering che diminuiscono la conduttanza. Per poter
vedere effetti quantistici occorre preparare fili sottili e privi di difetti.
La figura 6 illustra un esperimento che ha evidenziato la quantizzazione
ny , nz = 1, 2ecc. I modi con questi valori di ~k|| che possono contribuire alla
conduttanza sono quelli per cui |~k|| | ≤ kF . Il calcolo dá
kF
L2 L2 L2 kF2 A
Z Z
d~k|| = 2 2π kdk = πkF2 = (1.61)
4π 2 4π 0 4π 2 4π
cioé il numero di modi é proporzionale all’energia di Fermi e alla sezione del
filo, che indico con A.
In un buon metallo, come il Cu, la velocitá di Fermi é vF ≈ 108 cm/s. Se
prendiamo un filo abbiamo
1 π~ 4π 4π 2 ~3 1
R= = 2 2 = 2 2 2 (1.62)
G e kF A e m vF A
39.4 × 1.17
= 10−81 × 1076 × 10−4
2304 × 83
−9
= 0.024 × 10 (stat − Ohm)
= 21.6Ohm
Figura 1.8: Situazione in cui l’elettrone passa dal filo al contatto e viceversa.
Figura 1.9: Barriera 2D, come esempio di filo finito connesso tra due
elettrodi.
~ 0 ·~ 0 0 0
F eik r con ~k ≡ (kx , ~k|| ) conservando l’energia
0 0
kx2 + k||2 = kx2 + k||2 (1.65)
00 00
ovvero trasmessa con vettore d’onda (~k|| , kx ). La funzione d’onda viene
dunque generalizzata come
~ X ~ 00
Ψ~k (~r) = A[eik·~r + r~k ,~k00 (E)eik ·~r ] , a sinistra (1.66)
|| || ||
~k00
||
0
i~k ·~
X
r
Ψ~k (~r) = A[ t~k ~ 0 (E)e ] , a destra (1.67)
|| || ,k||
~k0
||
0
La situazione é illustrata nella figura . ~k é il vettore d’onda delle onde
0 00 00
trasmesse e quindi kx > 0, mentre ~k é quello delle onde riflesse, cioé kx < 0,
tutti corrispondenti a stati con la stessa energia. Le ampiezze di riflessione
r~k ,~k00 (E) e t~k ,~k0 (E) trasmissione indicano le ampiezze di probabilitá che
|| || || ||
0 00
l’onda incidente venga diffusa dal modo ~k|| a un modo ~k|| e ~k|| .
Siamo interessati al trasporto lungo la direzione x e quindi a
i~ ∂Ψ∗ (~r) ∂Ψ(~r)
jx = [Ψ(~r) − Ψ∗ (~r) ] (1.68)
2m ∂x ∂x
18 CAPITOLO 1. TRASPORTO QUANTISTICO
0
X ~kx
JT,~k = |A|2 |t~k ~0 (E)|2 (1.69)
|| || ,k|| m
~k0
||
0
2 X X kx ~
JT = · |t~k ~0 (E)|2 (1.70)
Ω || ,k|| m
EF −∆V <E~k <EF ~k0
||
0
2 XXX ~k
JT = |t~k ,~k0 (E)|2 x (1.71)
Ω 0 0
|| || m
~k|| ~k kx
||
0
si noti che la somma su kx é stata eliminata dalla condizione che k 2 = k 2 ,
cioé che lo scattering sia elastico.
Possiamo ora procedere come nel caso giá visto, vale a dire sostituire la
1.3. TRATTAMENTO NON PERTURBATIVO: TEORIA DI LANDAUER19
0
somma su kx con un integrale. Avremo
Z 0
2 Lx X X 0 ~kx
JT = dkx |t~ ~ 0 (E)|2 (1.72)
Ω 2π 0
m k|| ,k||
~k|| ~k
||
Z
1 1 XX dE
= |t~k ~0 (E)|2 dkx (1.73)
πLy Lz ~ || ,k|| dkx
0 ~k|| ~k
||
~2 k 2
||
1 1 X X EF − 2m
Z
= ~2 k2 |t~k ,~k0 (E)|2 dE (1.74)
πS ~ 0 EF −
||
−∆V
|| ||
~k|| ~k 2m
||
e2 V X
IT = −eJT S = |t~k ,~k0 (EF )|2 (1.75)
π~ 0
|| ||
~k|| ,~k
||
e2 X
GT = |t~k ,~k0 (EF )|2 (1.76)
π~ 0
|| ||
~k|| ,~k
||
Propagazione attraverso
interfacce
d2 φ(z)
+ q 2 (z)φ(z) = 0 (2.1)
dz 2
ove ho indicato con
2m(E − V (z))
q 2 (z) = (2.2)
~2
La stessa equazione é soddisfatta da un’onda elettromagnetica che si propaga
in un mezzo costituito da strati di materiali con diverso indice di rifrazione.
Il profilo dell’indice di rifrazione sará dato attraverso una funzione n = n(z)
che potrá essere continua o, piú frequentemente, rappresenterá le brusche
21
22 CAPITOLO 2. PROPAGAZIONE ATTRAVERSO INTERFACCE
Il primo membro si puó calcolare sulla base degli andamenti asintotici delle
due funzioni. Questo porta a:
Z ∞
∗ ∗
2iq2 tt̄ − 2iq1 (1 − rr̄ ) = [q̄ 2 (z) − q 2 (z)]φ̄∗+ (z)φ+ (z)dz (2.11)
−∞
2.2. PARTICELLA ALL’INTERFACCIA TRA DUE MEZZI 23
I tre vettori d’onda in gioco sono ~ki ≡ (~k|| , q1 ) incidente ~kr ≡ (~k|| , −q1 )
riflesso e ~kt ≡ (~k|| , q2 ) trasmesso. Si ha
r
2m
|~ki | = |~kr | = (E − V1 ) = k1 (2.23)
~2
r
2m
|~kt | = (E − V2 ) = k2 (2.24)
~2
dalla seconda
Dato che ~~k = m~v , questa relazione puó scriversi nei termini della velocitá
come
vi sin θi = vt sin θt (2.28)
ció comporta che nel passare da un mezzo ad alta velocitá di propagazione
ad uno a velocitá minore, l’angolo che fornisce la direzione di propagazione
rispetto alla normale aumenta.
Nel caso in considerazione (gradino di potenziale) il raccordo della derivata
logaritmica porta ai valori
q1 − q2
r= (2.29)
q1 + q2
2q
t= (2.30)
q1 + q2
q2 − q1
r̃ = (2.31)
q2 + q1
ove
2m
q12 = (E − V1 ) − k||2 (2.32)
~2
2m
q22 = 2 (E − V2 ) − k||2 (2.33)
~
pertanto
2
q2 2q1 4q1 q2
T~k = = (2.34)
|| q1 q1 + q2 (q1 + q2 )2
ricordando che
q1 = ki cos θi (2.35)
q2 = kt cos θt (2.36)
si ottiene
ki cos θi kt θt
T~k = 4 (2.37)
|| (ki cos θi + kt θt )2
−1
ki cos θi kt cos θt
=4 + +2 (2.38)
kt cos θt ki cos θi
26 CAPITOLO 2. PROPAGAZIONE ATTRAVERSO INTERFACCE
E(~ ~ r)e−iωt
~ r, t) = E(~ (2.48)
B(~ ~ r)e−iωt
~ r, t) = B(~ (2.49)
~+ ω2 ~
∇2 E µE = 0 (2.50)
c2
28 CAPITOLO 2. PROPAGAZIONE ATTRAVERSO INTERFACCE
cioé
~
Ey (~r) = E0y (z)eik|| ·~r|| (2.52)
Inserendo nell’equazione otteniamo:
d2 E0y (z) ω 2
−k||2 E0y (z) + + 2 µE0y (z) = 0 (2.53)
dz 2 c
Se si introduce
ω2
q 2 (z) =
µ − k||2 (2.54)
c2
si ottiene l’equazione nella forma di Helmoltz
d2 E0y (z)
+ q 2 (z)E0y (z) = 0 (2.55)
dz 2
Abbiamo cosı́ ottenuto un’equazione identica a quella relativa alla propaga-
zione di particelle. Formalmente questo equivale a sostituire
ω2 2m
µ 7−→ 2 (E − V (z))
c2 ~
√
ricordando che µ = n, indice di rifrazione del mezzo, avremo
ω2 2
q 2 (z) = n (z) − k||2 (2.56)
c2
la grandezza che viene variata lungo z é l’indice di rifrazione. Tenuto conto
che n(z) é legato alla velocitá dell’onda da vf = nc , si vede come in entrambi
i casi quello che si stabilisce lungo z é un gradiente di velocitá.
Come nel caso degli elettroni, considero l’interfaccia tra due mezzi con coef-
ficienti 1 µ1 e 2 µ2 . La conservazione del vettore parallelo alla superficie
porta alla stessa legge.
Infatti con
ω2 2
k12 = k||2 + q12 = n (2.57)
c2 1
ω2
k22 = k||2 + q22 = 2 n22 (2.58)
c
otteniamo
1 + rs = ts (2.74)
r r
1 2
cos θi (1 − rs ) = cos θt ts (2.75)
µ1 µ2
Risolvendo il sistema si ottengono i valori
2n1 cos θi
ts = (2.76)
n1 cos θi + µµ12 n2 cos θt
µ1
n1 cos θi − µ2 n2 cos θt
rs = (2.77)
n1 cos θi + µµ12 cos θt
che sono
2 q1 − 1 q2
rp = (2.94)
2 q1 + 1 q2
r
2q1 µ2 1 2
tp = (2.95)
1 q1 + 1 q2 µ1 µ1 µ2
ovvero se µ1 = µ2 = 1
q1 − q2 2
R= (2.108)
q1 + q2
come nel caso della barriera di potenziale. D’altra parte, se µ1 = µ2 = 1,
possiamo scrivere
2 q1 − 1 q2 2
Rp = |rp |2 = (2.109)
2 q1 + 1 q2
NOTA
Onda polarizzata s
r r î ĵ k̂
~i = 1 ~i = 1
H k̂i × E sin θi 0 − cos θi (2.114)
µ1 µ1
0 Ei 0
analogamente per gli altri. Prendendo la componente x, cioé tangenziale,
ho r r
1 2
(E0i − E0r ) cos θi = E0t cos θt (2.115)
µ1 µ2
Onda polarizzata p
r r
1 2
(E0i + E0r ) = E0t (2.117)
µ1 µ2
2.3. LEGGI DELL’OTTICA - OTTICA DI FRESNEL 35
Per quello che riguarda la componente lungo x del campo elettrico, noto che
~ ~k × E ~
r
~k × H
~ = k× (2.118)
µ k
r
1 ~ ~ ~
= [(k · E)k − (~k · ~k)E]
~ (2.119)
µk
r
~
= (−k)E (2.120)
µ
da cui ho
µ ~k × H
~
r
~
E=− (2.121)
k
esplicitando
r î ĵ k̂
~ µ1 1
Ei = − kxi 0 kzi (2.122)
1 k
0 H 0
r î ĵ k̂
µ1 1
=− ki sin θi 0 − cos θi (2.123)
1 ki
0 H0i 0
r
µ1
= (−îH0i cos θi − k̂H0i sin θi ) (2.124)
1
r î ĵ k̂
~ r = − µ1 1 kr sin θr 0
E cos θr (2.125)
1 kr
0 H0r 0
r
µ1
=− (−îH0r cos θr + k̂H0r sin θr ) (2.126)
1
r î ĵ k̂
~ t = − µ2 1 kt sin θt 0
E − cos θt (2.127)
2 kt
0 H0t 0
r
µ2
=− (−îH0t cos θt − k̂H0t sin θt ) (2.128)
2
q
ricordo che H0 = µ E0 , e ottengo la seconda condizione
n2 cos θi − n1 cos θt
rp = =0 (2.130)
n2 cos θi + n1 cos θt
ove ho posto µ2 = µ1 = 1. In questo caso, infatti, dalla legge di Snell ho
π
n1 sin θi = n2 sin( − θi ) = n2 cos θi (2.131)
2
segue da ció che r
n2 2
tan θi = = (2.132)
n1 1
l’angolo che verifica questa relazione é detto angolo di Brewster. Pertan-
to, all’interfaccia tra un dielettrico e il vuoto, l’andamento di Rp dovrebbe
essere come nella figura 2.6, cioé mostrare uno zero di riflettivitá
Esperimenti accurati, mostrano che, contrariamente a questa predizione,
ove
2m
k2 = E (2.137)
~2
2m
K 2 = 2 [E − V0 − iW0 ] (2.138)
~
Le consuete condizioni al contorno portano a
k−K
r= (2.139)
k+K
2k
t= (2.140)
k+K
la novitá rispetto al caso di potenziale reale é che K = K1 + iK2 vale a dire
k − K1 − iK2
r= (2.141)
k + K1 + iK2
2k
t= (2.142)
k + K1 + iK2
Possiamo calcolare il coefficiente di riflessione della barriera
(k − K1 )2 + K22
R = |r|2 = (2.143)
(k + K1 )2 + K22
Piú complesso é il calcolo del coefficiente di trasmissione perché occorre te-
nere conto, come abbiamo fatto in precedenza, del diverso valore del vettore
d’onda nella regione della barriera. A questo fine procediamo come segue.
L’equazione per la φ(z) puó scriversi nella forma
d2 φ 2m
2
+ (k 2 − U (z))φ(z) = 0 , U (z) = 2 V (z) (2.144)
dx ~
da cui
d2 φ
φ∗ + φ∗ (k 2 − U (z))φ(z) = 0 (2.145)
dz 2
e l’analoga puó derivarsi dall’equazione per φ∗ , cioé
d2 φ∗
φ + φ(k 2 − U ∗ (z))φ∗ (z) = 0 (2.146)
dz 2
sottraendo le ultime due equazioni ho
d2 φ d2 φ∗
φ∗ − φ + φ∗ (U (z) − U ∗ (z))φ(z) = 0 (2.147)
dz 2 dz 2
con la nostra forma del potenziale questo dá
d2 φ∗
Z b 2 Z b
∗d φ 2m
(φ − φ 2 )dz = 2i 2 W0 φ∗ (z)φ(z)dz (2.148)
−b dz 2 dz ~ 0
2.5. GRADINO DI POTENZIALE ASSORBITIVO IN 1D 39
ove ho supposto di integrare tra due punti ai due lati della separazione tra
le due regioni. Ora ricordo che
2 d2 φ∗ dφ∗
∗d φ d ∗ dφ
φ −φ 2 = φ −φ (2.149)
dz 2 dz dz dz dz
ottengo
dφ∗ b
Z b
∗ dφ 2m
φ −φ = 2i 2 W0 φ∗ (z)φ(z)dz (2.150)
dz dz −b ~ 0
mentre a z = b ho
e otteniamo
dφ∗
∗ dφ
φ −φ = t∗ e−iK1 b e−K2 b (iK)teiK1 b e−K2 b (2.159)
dz dz b
− te−iK1 b e−K2 b (−iK ∗ )t∗ e−iK1 b e−K2 b (2.160)
2 −2K2 b ∗ 2 −2K2 b
= |t| e i(K + K ) = 2iK1 |t| e (2.161)
dφ∗
dφ
φ∗ −φ = (eikb + r∗ e−ikb )(ik)(e−ikb − reikb ) (2.162)
dz dz −b
− (e−ikb + reikb )(−ik)(eikb − r∗ e−ikb ) (2.163)
2 ∗ −2ikb 2ikb
= (1 − |r| )ik + ik(r e − re ) (2.164)
+ (1 − |r|2 )ik + ik(re2ikb − r∗ e−2ikb ) (2.165)
2
= (1 − |r| )2ik (2.166)
40 CAPITOLO 2. PROPAGAZIONE ATTRAVERSO INTERFACCE
K1 2 −2K2 b
T = |t| e (2.175)
k
−1
K1 (k + K1 )2 + K2
= e−2K2 b (2.176)
k 4k 2
4kK1
= 2 2 e−2K2 b (2.177)
(k + K1 ) + K2
2.5. GRADINO DI POTENZIALE ASSORBITIVO IN 1D 41
2m 1
A= |W0 ||t|2 (1 − e−2K2 b ) (2.178)
~2 2kK2
R+T +A=1 (2.179)
ove q̃t = qt1 + iqt2 . Come nel caso della barriera otteniamo:
qi − q̃t
r= (2.192)
qi + q̃t
2qi
t= (2.193)
qi + q̃t
Per calcolare la riflettivitá e la trasmittivitá si procede al solito modo.
Dall’equazione della campo e la sua complessa coniugata , si ottiene
d ∗ dEy dEy∗
[Ey − Ey ] + (q 2 − q ∗2 )Ey∗ Ey = 0 (2.194)
dz dz dz
in ognuno dei due mezzi. Sostituendo le espressioni di q si ha
d h ∗ 0 0
i ω2 ω2 2
Ey Ey − Ey Ey∗ − ñ ∗2
− ñ Ey∗ Ey = 0 (2.195)
dz c2 c2
ove
ñ∗2 = (n − ik)2 = n2 − k 2 − 2ink (2.196)
2 2 2
ñ = n − k + 2ink (2.197)
Nella prima regione questa porta a
d h ∗ 0 0
i
Ey Ey − Ey Ey∗ = 0 (2.198)
dz
perché ñ é reale. Nella seconda
d h ∗ 0 0
i ω2
Ey Ey − Ey Ey∗ = 2 (−4in2 k2 )Ey∗ Ey (2.199)
dz c
come in precedenza si integra tra (−b, b) cioé
Z b
h
∗ 0 0∗ b
i ω2
Ey Ey − Ey Ey = 2 (−4in2 k2 ) Ey∗ Ey (2.200)
−b c −b
qt1 2 −2qt2 b ω2 1
|r|2 + |t| e + 2nk 2 |t|2 (1 − e−2qt2 b ) = 1 (2.202)
qi c 2qi qt2
Possiamo ora fare le identificazioni
R = |r|2 (2.203)
qt1 −2qt2 b
T = |t|2 e (2.204)
qi
ω2 1
A = 2nk 2 |t|2 (1 − e−2qt2 b ) (2.205)
c 2qi qt2
2.6. ESERCIZIO: GRADINO DI POTENZIALE SPOSTATO 43
(n1 − n2 )2 + k22
|r|2 = (2.206)
(n1 + n2 )2 + k22
1+r =C +D (2.218)
q1 (1 − r) = q2 (C − D) (2.219)
teiq3 a = Ceiq2 a + De−iq2 a (2.220)
iq3 a iq2 a −iq2 a
q3 te = q2 (Ce − De ) (2.221)
4q1 q2 e−iq3 a
t= (2.229)
(q2 + q1 )(q2 + q3 )e−iq2 a − (q2 − q1 )(q2 − q3 )eiq2 a
Il calcolo della probabilitá di trasmissione porta a
4q1 q22 q3
T = (2.230)
(q12 − q22 )(q22 − q32 ) cos2 (q2 a) + (q22 + q1 q3 )2
con l, m, n interi. La periodicità del potenziale cui sono soggetti gli elettroni
all’interno di un cristallo comporta che
~
Vc (~r) = Vc (~r + R)
47
48 CAPITOLO 3. SISTEMI PERIODICI STRATIFORMI
da cui segue
~1 + R
α(R ~ 1 ) + α(R
~ 2 ) = α(R ~ 2)
~ sia una funzione lineare. La possiamo
Questo implica che la funzione α(R
pertanto definire come
~ = kx Rx + ky Ry + kz Rz = ~k · R
α(R) ~ (3.2)
ove ho preso come asse x la direzione del cristallo. Segue da ciò che
eik(x+N a) = eikx
queste dipende dallo spessore degli strati che vengono intercalati, mentre
la profondità può essere variata modificando la composizione x della lega,
come illustrato nella figura 2. La variazione della composizione comporta
anche una variazione della massa efficace. Indicando con z la direzione di
crescita e con U (z) il potenziale lungo tale direzione si realizza un sistema
di Kronig-Penney, come illustrato in figura 3. Se si indica con a e b rispet-
ψA (a) = ψB (a)
1 dψA 1 dψB
∗ ( )a = ∗ ( )a
mA dz mB dz
ψA (0) = e−ikd ψB (d)
1 dψA 1 dψB
∗ ( )0 = ∗ e−ikd ( )d (3.15)
mA dz mB dz
cui E > UB , cioè le soluzioni dentro e fuori le buche possono scriversi come
combinazione di onde piane. Come già sappiamo, il caso E < UB comporta
la sostituzione qB → iκB , ove
r
2m∗B (UB − E)
κB = (3.20)
~2
Possiamo riscrivere l’equazione agli autovalori nelle seguenti forme che di-
stinguono i due casi
• Caso E ≥ UB
L’equazione risulta
1 1
cos(kd) = cos(qA a) cos(qB b) − (K − ) sin(qA a) sin(qB b) (3.21)
2 K
con
qA m∗B
K=
qB m∗A
• Caso E < UB
Il problema secolare agli autovalori diventa
1 1
cos(kd) = cos(qA a) cosh(κB b) − (κ − ) sin(qA a) sinh(κB b) (3.22)
2 κ
ove
qA m∗B
κ=
κB m∗A
(E − − t0 ) = ±[(E − )S − t]
• Modi TE
L’equazione di propagazione è
d2 Ey
+ q(z)2 Ey (z) = 0 (3.32)
dz 2
con
2 ω2
qA = A − k||2 0<z≤a
c2
2 ω2
qB = B 2 − k||2 a≤z<d
c
Ey (z + d) = eikd Ey (z)
3.3. BANDE IN CRISTALLI FOTONICI 59
e le condizioni al contorno
d2 Hy
+ q(z)2 Hy (z) = 0 (3.34)
dz 2
con le condizioni al contorno
Come già osservato, poichè cos(kd) è compreso tra [−1, 1] non ci sono solu-
zioni quando il valore assoluto del secondo membro è maggiore di uno. In
questo caso si formano dei band gaps, cioè delle regioni di frequenze proi-
bite. Per esempio, a incidenza normale k|| = 0 in una cristallo fotonico con
A = 2.25 e B = 9 si può avere propagazione per λ = 2π k = 12d ma non per
λ = 9d.
Per ogni vettore di reticolo k si trovano le relazioni di dispersione delle pos-
sibili soluzioni, che, riportate sui valori della prima zona di Brilluoin, danno
la struttura a bande, relativa alle energie per le quali è possibile la propa-
gazione della radiazione attraverso il cristallo.
60 CAPITOLO 3. SISTEMI PERIODICI STRATIFORMI
1 M21
t= r= (4.4)
M11 M11
61
62 CAPITOLO 4. SCATTERING MULTIPLO IN UNA DIMENSIONE
Segue che
? ?
M11 = M22 M12 = M21 (4.7)
Suppongo ora che C = 0, cioè non ci sia onda uscente a destra, avrÃ2 poichà c ilf lussosidevecon
|D|2 = |B|2 (4.8)cioè
? ?
M12 M12 + 1 = M22 M22 (4.9)
da cui
1 r̃ r
A= C− D B = (C − r̃D) + t̃D (4.13)
t t t
r r̃r
= C + (t̃ − )D
t t
confrontando ottengo
1 r̃
t −
t
M = (4.15)
r rr̃
t̃ −
t t
Si verifica allo stesso modo che la matrice di trasferimento a destra risulta
data da:
rr̃ r̃
t − t̃ t̃
D= (4.16)
r 1
−
t̃ t̃
Se consideriamo il sistema di due potenziali, di cui la figura é un esempio,
possiamo osservare che se indichiamo con M (1) la matrice di trasferimento
relativa al primo potenziale e con M (2) quella relativa al secondo, abbiamo
A (1) C (1) (2) F
=M =M M (4.17)
B D G
Cosìlamatricedellacoppiaèilprodottodellamatriceditrasf erimentodeisingolipotenziali.
da cui ottengo
t1 t2
t= (4.22)
1 − r̃1 r2
Questo risultato, che abbiamo ottenuto in modo del tutto generale, ha
una semplice interpretazione. Notiamo che se |r̃1 | e |r2 | sono minori di
1, possiamo scrivere lo sviluppo
1
= 1 + r̃1 r2 + (r̃1 r2 )2 + (r̃1 r2 )3 + . . . (4.23)
1 − r̃1 r2
(il caso un cui |r̃1 | e |r2 | sono entrambi uno corrisponde ad assenza di
trasmissione). Possiamo dunque scrivere
/[Link]
avremo che
φ(x) = ψ(x − L) =
= Ceikx e−ikL + De−ikx e+ikL destra (4.31)
ikx −ikL −ikx +ikL
= Ae e + Be e sinistra
cioè l’effetto netto della traslazione è di apportare una modifica alla fase
delle ampiezze di riflessione. Segue da ció che la probabilitá di trasmissione
risulta essere
t1 t2 t21
t= = (4.37)
1 − r̃1 r2 1 − r̃1 r1 e2ikL
Allo stesso modo otterró per le altre ampiezze
t1 t̃1 r1 e2ikL
r = r1 + (4.38)
1 − r̃1 r1 e2ikL
r̃1 t̃2 t2
r̃ = r̃1 e−2ikL + (4.39)
1 − r̃1 r1 e2ikL
t̃21
t̃ = (4.40)
1 − r1 r̃1 e−2ikL
t1 t2 t21
t= = (4.41)
1 − r̃1 r2 1 − r̃1 r1 e2ikL
sapendo che |r̃1 | = |r1 |, posso scrivere r̃1 = r1? eiα e pertanto
t21
t= (4.42)
1 − |r1 |2 ei(α+2kL)
t41
T = |t|2 =
1 + |r1 |4 − |r1 |2 e−i(α+2kL) − |r1 |2 ei(α+2kL)
t41
=
1 + |r1 |4 − 2|r1 |2 cos(α + 2kL)
T12
= (4.43)
1 + R12 − 2R1 cos(α + 2kL)
4.3. TRASMISSIONE RISONANTE 67
T12 T12 T2
Tmax = 2 = 2
= 12 = 1 (4.45)
1 + R1 − 2R1 (1 − R1 ) T1
2
T12 T12
T1
Tmin = 2 = = (4.46)
1 + R1 + 2R1 (1 + R1 )2 2 − T1
Queste variazioni, conseguenza della presenza del termine cos(α + 2kL) nel
denominatore, derivano dall’interferenza tra le onde diffuse dai due poten-
ziali. La quantità 2kL è la fase presa dall’onda nel fare un viaggio di
andata e ritorno tra il secondo e il primo potenziale. Le varie onde riflesse
interferiscono tra loro e con l’onda trasmessa direttamente. La condizione
cos(α + 2kL) = 1, corrisponde a T = 1 ed è detta trasmissione risonante.
Quando essa si verifica, la corrente trasmessa cresce significativamente, con
un andamento simile a quello in figura, cioè T12 è fortemente “piccato”
2 k2
attorno alle energie di risonanza Er tali che cos(α+2kr L) = 1 con ~2m r
= Er .
/[Link]
abbiamo
Figura 4.5:
/[Link]
[Giunzione ordinaria]
/[Link]
e2 V EF
(~Γn )2
Z X
IT = 2 dE (4.53)
π~ EF −∆V n (~Γn )2 + E − En + 12 ∆V
ove ho tenuto conto dello spostamento in energia della risonanza dovuto alla
caduta del potenziale dentro la giunzione. Questa puÃ2 anchescriversiIT =
e2 V P
R EF −En + 12 ∆V (~Γn )2
π~ n E −E − 1 ∆V (~Γ )2 +E 2 dE(4.54)Ã istruttivo prendere il limite per
F n n
2
Γn → 0, cioè assumere che le risonanze siano molto strette. La funzione
1 ~Γ
fΓ (E) = (4.55)
π (~Γ)2 + E 2
R∞
è una Lorentziana normalizzata, cioè −∞ f (E)dE = 1, come già sap-
piamo, nel limite di ampiezze molto piccole va alla δ di Dirac. Facendo
1 a
· lim = δ(x) (4.56)
π a→0 a2 + x2
70 CAPITOLO 4. SCATTERING MULTIPLO IN UNA DIMENSIONE
si ottiene
X
IT = e2 V Γn θ EF + 21 ∆V − En − θ EF − 12 ∆V − En
(4.57)
n
ove θ è la funzione gradino Questa espressione di dice che ogni risonanza
da origine ad un contributo alla corrente solo se la sua energia soddisfa la
condizione EF − 21 ∆V < En < EF + 21 ∆V
In funzione di V , IT è una funzione a gradini, ogni gradino entra in
gioco quando il successivo livello risonante si allinea con EF + 12 ∆V e diventa
disponibile per il tunneling (un elettrone nella sinistra in uno stato pieno
puÃ2 tunnelareattraverso il livello risonanteadunostatovuotosulladestra).
L’andamento è illustrato in figura 20.6. La conduttanza G è data da
/corrente_doppia_barriera.pdf
e2 X (~Γn )2 dIT
G= 1 = (4.58)
π~ n (~Γn )2 + (EF − En + 2 ∆V )2 dV
e 2
e da una sequenza di picchi nelle posizioni En con ampiezze Γn e altezza π~ .
Se riguardiamo il sistema come una giunzione molecolare, possiamo dire che
nel trasposto si manifesta la struttura a livelli della molecola, purchà c le
risonanze non siano troppo ampie o si sovrappongano in energia.
U1 (z) = 2z (4.71)
2
U2 (z) = 4z − 1 (4.72)
si perviene alla
|t|2
T (n) = 2 (z) (4.80)
|t|2 + r2 Un−1
4.5. SCATTERING DA STRUTTURE PERIODICHE 73
|r|2 Un−1
2
R(n) = 2 (z) (4.81)
|t|2 + |r|2 Un−1
Trattamento perturbativo:
Teoria di Bardeen
75
76CAPITOLO 5. TRATTAMENTO PERTURBATIVO: TEORIA DI BARDEEN
rente. Supponiamo inoltre che sia corretto assumere che gli stati del sistema
a destra della barriera e quelli a sinistra siano debolmente alterati dalla in-
terazione. Supponiamo che la barriera, di cui non precisiamo la forma, sia
compresa tra − d2 e d2 e, per simulare il processo di tunneling tra sistemi
fisici, supponiamo che il potenziale che la particella sperimenta sia diverso
ai due lati della barriera.
/[Link]
~2 2
ĤS = − ∇ + VS (~r) hamiltoniana sinistra (5.1)
2m
~2 2
ĤD = − ∇ + VD (~r) hamiltoniana destra
2m
L’hamiltoniana totale puó scriversi come
~2 2
ĤS = − ∇ + VS (~r)
2m
~2 2
ĤD = − ∇ + VD (~r)
2m
~2 2
Ĥ = − ∇ + V (~r) (5.4)
2m
5.1. HAMILTONIANA DI TRASFERIMENTO 77
Si noti come l’evoluzione temporale della funzione ψ sia legata alle due
perturbazioni Ĥ − ĤS e Ĥ − ĤD .
Moltiplicando a sinistra per χ∗ν̄ e integrando, ottengo:
daαν̄ S
D E X D E
i~ = e−iEα t/~ χD S D
ν̄ Ĥ − ĤS φα +Eν̄ aαν̄ + aαν χD ν̄ Ĥ − ĤD χν
D
dt ν
(5.10)
Questa equazione potrebbe risolversi facilmente se non fosse per l’ultimo
termine a secondo membro. Facciamo ora l’ipotesi che questo termine
possa essere trascurato: questo equivale ad assumere che la pertur-
bazione Ĥ − ĤD non possa accoppiare tra loro funzioni del sistema
di destra. Ovviamente varrá la stessa cosa per il termine Ĥ − ĤS : esso
non potrá accoppiare tra di loro funzioni di sinistra. In queste condizioni
avremo
daαν̄ S
D E
i~ = e−iEα t/~ χD ν̄ Ĥ − Ĥ S φ S D
α + Eν̄ aαν̄ (5.11)
dt
Questa equazione deve risolversi con la condizione aαν̄ (0) = 0. La soluzione
è data da
S D
e−iEα t/~ − e−iEν̄ t/~ D D S
E
aαν̄ = χ ν̄ Ĥ − ĤS φ α (5.12)
EαS − Eν̄D
e pertanto otteniamo che
4 sin2 [(EαS − Eν̄D )t/2~] D D E 2
|aαν̄ (t)|2 = χν̄ Ĥ − Ĥ S φ S
α (5.13)
(EαS − Eν̄D )2
A questo punto dobbiamo verificare se questa quantità puÃ2 identif icarsiconlaprobabilità ditra
—hχD 2
ν̄ |ψi| Ora noto che
D S −iEα t/~S
hχD
ν̄ |ψi = aαν̄ + hχν̄ |ψα ie (5.14)
si vede che se hχD s 2
ν̄ |ψα i è piccolo rispetto a aαν̄ allora |aαν̄ | rappresenta
2
effettivamente la probabilità di transizione e d|aαν̄ | /dt approssima bene il
tasso di transizioni dalla sinistra alla destra. Nell’ambito quindi di queste
ipotesi scriveremo che il numero di passaggi da sinistra a destra nell’unità di
tempo è
d X d X sin2 [(EαS − EνD )t/2~] 2
|aαν (t)|2 = 4 hχD S S
ν |Ĥ − Ĥ |φα i (5.15)
dt ν dt ν (EαS − EνD )2
sin2 (xt/2~)
P(x, t) =
x2
πt
La funzione P(x, t) è non negativa e il suo integrale rispetto a x vale 2~ , ma
2~ 2~
il contributo principale viene dalla regione − t < x < t . Quando t è ab-
bastanza grande, l’intervallo diventa cosìpiccolocheillivellienergeticiED ν
possono ritenersi distribuiti con densità costante su di esso. Se %(EαS ) è
la densità di stati di destra calcolata all’energia EαS avremo
X X
P(t, EαS − EνD )M2 (χD S
ν , φα ) ≈ P(t, EαS − EνD )M2 (χD S
ν , φα )
ν − 2~ S −E D < 2~
<Eα
t ν t
(5.18)
X
≈ M2 (α) Pt (EαS − EνD ) (5.19)
− 2~
t
S −E D < 2~
<Eα ν t
Z 2~/t
2
(α)%D EαS
≈M Pt (ε)dε (5.20)
2~/t
πt
≈ M2 (α)%D EαS (5.21)
2~
Nel derivare questa espressione ho supposto che l’elemento di matrice sia co-
stante sull’intervallo di energie rispetto al quale si somma e quindi dipenda
d X 2π 2
solo dallo stato iniziale φSα . Segue da ciÃ2 che |aαν (t)|2 = M (α) %D EαS (5.22)questa
dt ν ~
formula ci fornisce la probabilitá per unitá di tempo che particelle nello sta-
to di sinistra φSα siano trasferite in quelli di destra di energia confrontabiile
nell’ipotesi che tali stati siano vacanti e disponibili a ricevere elettroni. Se
facciamo le usuali ipotesi che il sistema di destra e sinistra siano in equi-
librio, scriveremo che la probabilità che uno stato sia occupato a sinistra
è
1
f (EαS ) = S −µS )
(Eα
= fS (E) (5.23)
e kB T
+1
80CAPITOLO 5. TRATTAMENTO PERTURBATIVO: TEORIA DI BARDEEN
e quella a destra
1
f (EνD ) = (E ν −µD )
= fD (E) (5.24)
D
e kB T
+1
con queste definizioni la corrente che fluisce da sinistra verso destra sarÃ
2π
Iα = ρD (EαS )M2 (φSα )fS (EαS )[1 − fD (EαS )] (5.25)
~
dove ρD EαS indica la densità degli stati finali all’energia EαS , fS EαS é
2π
fD (EαS ) ρD (EαS )M2 (φSα ) (5.27)
~
2πe X
fD (EαS )(1 − fs (EαS )) − (1 − fD (EαS ))fS (EαS ) ρD (EαS )M2 (α)
I=
~ α
(5.28)
dove il segno − deriva dal fatto che si tratta di correnti in verso opposto.
Se siamo a T = 0 K le funzioni di Fermi si riducono alla funzione gradino
f (x) = 1 x < µ f (x) = 0 x > µ e la corrente di tunneling diventa
2πe X
I=± ρD (EαS )M2 (α) (5.29)
~ S <µ
µa <Eα b
2πe µb
Z
I=± ρD (ε)M2 (ε)ρS (ε)dε (5.30)
~ µa
5.2. CALCOLO DELL’ELEMENTO DI MATRICE 81
Scegliamo una superficie regolare nella barriera che separa la parte destra
da quella sinistra. Indico con T la regione che consiste di tutti i punti sul
lato destro di questa superficie. L’operatore Ĥ − ĤD ≡ 0 sul lato destro
della superficie. PerciÃ2 D0 altraparte, poichè - S è zero sul lato sinistro
della superficie possiamo scrivere l’elemento di matrice come
D E Z
χD
ν Ĥ − Ĥ S
φ S
α = χ?D (~r)(Ĥ − ĤS )φSα (~r)d~r
T
~2 2
Z Z
D?
= χ (~r) − ∇ φα (~r) + χD? (~r)V (~r)φSα (~r)d~r
S
T 2m T
Z
−EαS χD?
ν (~r)φSα (~r)d~r
T
(5.33)
82CAPITOLO 5. TRATTAMENTO PERTURBATIVO: TEORIA DI BARDEEN
(5.41)
5.3. CONFRONTO CON IL CALCOLO ESATTO 83
/[Link]
/[Link]
D
ψII (x) = Beκ(x−d/2)
ψIII (x) = e−ikx + re−ikx (5.47)
da cui ho
KB = −ik e−ikd/2 − B + e−ikd/2
(K − ik)B = −2ike−ikd/2 (5.49)
2ike−ikd/2
B= =C
ik − K
Vediamo ora di calcolare l’elemento di matrice, con φsα (x) = ψII S (x) e χD (x) =
ν
D (x). Avremo
ψII
" 2 2 #
~2
2ik d ∂ d 2ik d ∂ d
M= e−K(x+ 2 ) eK(x− 2 ) − eK(x− 2 ) e−K(x+ 2 )
2m ik − K ∂x ik − K ∂x
0
(5.50)
Cosideriamo, cioè, come punto di separazione tra il dominio RS e RD il
punto x = 0. Avremo allora
~2 4k 2 4k 2
−Kd −Kd
M= Ke + 2 e K (5.51)
2m k 2 + K 2 k + K2
~2 4k 2
= Ke−Kd
m k2 + K 2
Dalla regola d’oro ho
2π X
|M |2 δ EνD − EαS
P(d) = (5.52)
~ ν
~2 k 2
2π X 2
= |M | δ E −
~ 2m
k
r !
2 k2
Z
2π 1 m ~
= dk|M |2 2 2 δ k −
~ 2π ~ k 2m
m ~4 16k 4 K 2 −2Kd
= e
~3 k m2 (k 2 + K 2 )2
~ 16k 4 K 2 −2Kd
= e
mk (k 2 + K 2 )2
Questa grandezza dà il numero di particelle che attraversano la barriera
all’energia E nell’unità di tempo. Occorre dividerla per il flusso incidente
per avere la probabilità di tunneling.
Cioè
1
W (d) = P(d) ~k =
m
~ 16k 2 K 2 −2Kd m
= e (5.53)
mk (k 2 + K 2 )2 ~k
2
16k K 2
= 2 e−2Kd
(k + K 2 )2
5.3. CONFRONTO CON IL CALCOLO ESATTO 85