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Scattering Luce

Il capitolo tratta dello scattering della luce, analizzando come un fascio luminoso venga diffuso da ostacoli e particelle, permettendo di ricavare informazioni sulle loro proprietà. Viene presentata la teoria classica della diffusione delle onde elettromagnetiche, con particolare attenzione al campo di radiazione generato da un sistema di cariche e all'approssimazione di dipolo. Infine, si discute il calcolo dell'energia irraggiata da una carica puntiforme in movimento.

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Il capitolo tratta dello scattering della luce, analizzando come un fascio luminoso venga diffuso da ostacoli e particelle, permettendo di ricavare informazioni sulle loro proprietà. Viene presentata la teoria classica della diffusione delle onde elettromagnetiche, con particolare attenzione al campo di radiazione generato da un sistema di cariche e all'approssimazione di dipolo. Infine, si discute il calcolo dell'energia irraggiata da una carica puntiforme in movimento.

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Capitolo 1

Scattering di luce

L’oggetto di questo capitolo è lo studio della diffusione della luce. Un fascio


luminoso può infatti essere diffuso da ostacoli (corpi estesi, particelle, flut-
tuazioni delle permeabilità dielettriche e magnetiche dovute a disomogeneità
di un mezzo). L’analisi del fascio diffuso consente di ricavare informazioni
sulle proprietà dell’oggetto che diffonde. La teoria presentata si basa sulla
descrizione classica della diffusione di onde elettromagnetiche. Essa presenta
analogie con la teoria della diffusione di particelle precedentemente discussa,
dato il carattere ondulatorio della radiazione elettromagnetica.
Sul piano sperimentale, se da una sorgente lontana viene spedita su un
bersaglio un’onda elettromagnetica con frequenza e vettore d’onda definiti
(onda piana), si osserva a grandi distanze l’emissione di radiazione elettro-
magnetica da parte del bersaglio in tutte le direzioni (onda sferica uscente).
L’energia incidente viene sparpagliata in tutte le direzioni, l’onda sferica
uscente avendo ampiezze diverse a seconda delle direzioni di osservazione.
La descrizione del processo si basa sul fatto che, sotto l’azione del campo
incidente, si generano nel bersaglio correnti che producono campi il cui an-
damento a grandi distanze è proporzionale a 1/r, ove r é la distanza tra
l’oggetto diffusore e il punto di osservazione. Questi campi sono detti di ra-
diazione e sono i soli che possono garantire un flusso di energia a distanze
infinite.

1.1 Campo di radiazione da un sistema di cariche


Per determinare le modalità con cui la luce viene diffusa da un sistema
di cariche nel vuoto, occorre calcolare il campo elettrico generato a grandi
distanze da un sistema di cariche sottoposte all’azione del campo incidente.
Questo è ciò che intendiamo per campo diffuso dalle cariche. In generale
il campo elettrico avrà componenti longitudinali e trasverse. Tuttavia a
distanze molto maggiori delle dimensioni lineari del sistema di cariche che
irradia, sopravvive il solo campo trasverso (campo di radiazione).

1
2 CAPITOLO 1. SCATTERING DI LUCE

Dalle equazioni di Maxwell nel vuoto


~ = 4πρ
∇E
~ =0
∇H
~
~ = − 1 ∂H
∇×E
c ∂t
~ ~
~ = 1 ∂ E + 4π ∂ j
∇×H (1.1)
c ∂t c ∂t
procedendo al solito modo abbiamo
~ T ) = ∇(∇ · E
∇ × (∇ × E ~T
~ T ) − ∇2 E (1.2)

ove ho indicato con E ~ T il campo trasverso, perchè quello longitudinale è


irrotazionale. Poichè ∇ · E~ T = 0 l’espressione si riduce al laplaciano del
campo. D’altra parte, dalle ultime due equazioni di Maxwell ho
2 ~T ~T
~ = − 1 ∂ E − 4π ∂ j
∇ × (∇ × E) (1.3)
c2 ∂t2 c2 ∂t
Da queste ottengo l’equazione che esprime il campo trasverso in funzione
della densità di corrente nel sistema di cariche
~T
1 ∂2E 4π ∂~j T
~T −
∇2 E = (1.4)
c2 ∂t2 c2 ∂t
Se ~j = 0 si ottiene l’equazione di D’Alembert, che descrive la propagazione di
onde elettromagnetiche nel vuoto. Il termine a secondo membro rappresenta
un termine di sorgente. Possiamo sviluppare il campo e la densità di corrente
in componenti di Fourier
Z Z
~ T 1 ~ ~ T (~k, ω)ei(~k·~r−ωt)
E (~r, t) = 4
dk dω E
(2π)
Z Z
~j T (~r, t) = 1 d~k dω~j T (~k, ω)ei(~k·~r−ωt) (1.5)
(2π)4
Inserendo queste espressioni nell’equazione precedente otteniamo l’equazione
che lega le componenti di Fourier del campo a quelle della densità di corrente
ω2 ~ T (~k, ω) = −i 4πω ~j T (~k, ω)
( 2
− k 2 )E (1.6)
c c2
Possiamo pertanto esprimere il campo tramite la
Z Z
~ T i ~ ω ~j T (~k, ω)ei(~k·~r−ωt)
E (~r, t) = − 3 dk dω 2 2 2
(1.7)
4π ω −c k
Per poter procedere occorre specificare il comportamento della densità di
corrente. Supponiamo di avere una distribuzione di cariche puntiformi in una
1.1. CAMPO DI RADIAZIONE DA UN SISTEMA DI CARICHE 3

certa regione dello spazio. Per semplicità supponiamo di porre in qualche


punto all’interno della regione l’origine del nostro sistema di riferimento. In
questo caso la densità di corrente risulta data da
X
~j(~r, t) = qi δ(~r − ~ri )~v (~r, t) (1.8)
i

ove qi sono le cariche e ~ri le loro posizioni. Questo ci consente di scrivere


X Z Z
~
~j(~k, ω) = qi dt d~rδ(~r − ~ri )~v (~r, t)e−i(k·~r−ωt)
i
Z
X ~
= qi dt~v (~ri , t)e−i(k·~ri −ωt)
i
X ~
= qi e−ik·~ri ~vi (ω) (1.9)
i

ove ho esplicitato la trasformata di Fourier della velocità della i-esima par-


ticella Z
~vi (ω) = dte−iωt~v (~ri , t) (1.10)

Il campo trasverso generato dal sistema di cariche risulta pertanto dato da


X Z Z
~ T (~r, t) = 1
E qi dω(−iω)~ vi
T
(ω) d~k 2
1 ~
eik·(~r−~ri ) (1.11)
4π 3 ω − c2 k 2
i

con ~viT (ω) trasformata di Fourier del vettore componente della velocità
ortogonale alla direzione di propagazione dell’onda.
Soffermiamoci dapprima sul calcolo dell’integrale
Z
1 1 ~ ~
I = 3 d~k 2 eik·R
4π ω − c2 k 2
Z 2π Z ∞ Z π
1 k2
= 3 dφ dk 2 eikR cos θ sin θdθ
4π 0 0 ω − c2 k 2 0
Z ∞
i k
=− 2 (eikR − e−ikR )dk
2π R 0 ω − c2 k 2
2
Z ∞
i k
=− 2 (eikR − e−ikR )
4π R −∞ ω − c2 k 2
2

Come osservato in precedenza, l’integrale si può separare in due integrali che


danno il comportamento di un’onda sferica uscente appropriato al campo
irradiato a grandi distanze. Scriveremo pertanto
Z Z
i  k ikR k −ikR

I=− 2 e dk − e dk
4π R C1 ω 2 − c2 k 2 2 2 2
C2 ω − c k

ove il percorso C1 è chiuso con il semicerchio di raggio infinito nel semipiano


superiore e include il polo ω = ck escludendo l’altro, mentre il percorso C2 è
4 CAPITOLO 1. SCATTERING DI LUCE

chiuso con il semicerchio di raggio infinito nel semipiano inferiore e include


il polo ω = −ck ed esclude l’altro. Usando il teorema di Cauchy otteniamo
come risultato
1 ω
I= ei c R
2πc2 R
Sostituiamo l’integrale nell’espressione del campo, ponendo R ~ = ~r − r~i
ed otteniamo
Z
1 X 1 |~
r −~
ri |
~ T
E (~r, t) = 2
qi dω(−iω)~viT (ω)e−iω(t− c ) (1.12)
2πc |~r − ~ri |
i

Questo risultato mostra come il campo irraggiato sia una sovrappo-


sizione di onde sferiche con origine nella cariche del sistema e
differenti frequenze.
Ora osservo che
|~r − r~i |
Z
1 |~
r −r~i |
T
~ai (t − )= dω(−iω)~v T (ω)e−iω(t− c ) (1.13)
c 2π

è l’accelerazione trasversa della i-esima carica calcolata all’istante antecedente


t − |~r−~ri |
c . Questo ci porta a scrivere il campo come

~ T (~r, t) =
X 1
E qi~aTi (1.14)
c2 |~r − ~ri |
i

ove l’accelerazione va calcolata al tempo antecedente.


É opportuno fare due osservazioni su questo risultato.
In primo luogo esso tiene conto della velocità finita di propagazione della
interazione elettromagnetica: il campo al tempo t è determinato dallo stato
delle cariche al tempo antecedente. L’intervallo che separa i due eventi è
quello richiesto alla luce nel vuoto per percorrere la distanza tra di essi.
In secondo luogo il campo dipende esclusivamente dall’accelerazione delle
cariche, come ci si aspetta sulla base del Principio di Relatività: se cosı̀ non
fosse l’energia irraggiata dal sistema di cariche dipenderebbe dall’osservatore
inerziale.

1.1.1 L’approssimazione di dipolo


Fino ad ora non abbiamo imposto alcuna condizione sulla distanza tra il
punto in cui viene misurato il campo e il sistema di cariche, se non per
il fatto che abbiamo tenuto conto esclusivamente del campo trasverso, l’u-
nico presente a grandi distanze. Supponiamo ora che r >> d ove d è la
dimensione lineare del sistema di cariche. In queste condizioni abbiamo

|~r − ~ri | ≈ r − r̂ · ~ri + ...


1.1. CAMPO DI RADIAZIONE DA UN SISTEMA DI CARICHE 5

e
ω ω ω
|~r − ~ri | ≈ r − r̂ · ~ri + ...
c c c
il secondo termine di questo sviluppo può scriversi anche come 2π λ r̂ · ~
ri . Se
facciamo l’ipotesi che λ >> d, cioè la radiazione emessa abbia lunghez-
za d’onda molto maggiore delle dimensioni del sistema di cariche, questo
termine si può trascurare. Questo porta a scrivere
Z
T 1
~ai (t − r/c) = dω(−iω)~v T (ω)eiω(t−r/c)

~ T (~r, t) =
X 1
E qi~aTi (t − r/c) 2 (1.15)
c r
i

Ora noto che in un sistema di cariche il momento di dipolo è dato dalla


X
d~ = qi~ri (1.16)
i

Segue che
~.. X
d(t) = qi~ai (t) (1.17)
i
Questo ci porta a scrivere il campo nella forma
.. T
~ T (~r, t) = 1 ~d (t − r/c)
E (1.18)
c2 r
Se le cariche si muovono con moto periodico di frequenza ω, perchè sono
soggette ad un campo incidente periodico, il campo irraggiato ha la forma
ikr
~ T (~r, t) = −ω 2 e
X
E qi~ri e−iωt
c2 r
i
eikr ~ −iωt
= −k 2 de (1.19)
r
ove k = ω/c . Dovendo il campo trasverso essere ortogonale alla direzione
di propagazione-osservazione r̂ possiamo scriverlo sotto forma di prodotto
vettoriale
ikr
~ T (~r, t) = k 2 e−iωt e r̂ × d~ × r̂

E (1.20)
r
Poichè in tale caso abbiamo, dalla quarta equazione di Maxwell, che

E~T = i ∇ × H
~
k
il campo magnetico risulta dato da
ikr
~ = k 2 e−iωt e
H ~
(r̂ × d) (1.21)
r
Questo completa la descrizione del campo di radiazione in approssimazione
di dipolo.
6 CAPITOLO 1. SCATTERING DI LUCE

1.2 Scattering da una carica puntiforme


L’approssimazione di dipolo si applica sempre a grandi distanze per una
singola carica puntiforme, perchè la lunghezza d’onda è sempre maggiore
delle dimensioni della particella. In questo caso il campo risulta dato da
~ T (~r, t) = q ~aT (t − r/c)
E (1.22)
c2 r
Possiamo calcolare l’energia irraggiata tramite vettore di Poynting
~ = c (E
S ~ × H) ~

c ~ 2
= |E| r̂

1 q 2 |~aT |2
= r̂ (1.23)
4π c3 r2
ove si è utilizzato il fatto che i campi sono fra loro ortogonali e di ugual
modulo e che entrambi sono ortogonali alla direzione di propagazione, che
coincide con quella di osservazione r̂. Indichiamo con Θ l’angolo tra la
direzione di osservazione e quella del vettore accelerazione al tempo t − r/c:
quest’ultima coincide con la direzione del campo elettrico incidente. Questo
porta ad un angolo definito se la polarizzazione è lineare, vale a dire il campo
oscilla lunga una precisa direzione ortogonale al vettore d’onda dell’onda
incidente. In questo caso possiamo scrivere l’espressione precedente come
2 2 2
~ = 1 q |~a| sin Θ r̂
S (1.24)
4π c3 r2
La potenza istantanea irraggiata dalla carica sulla superficie dA = r2 dΩ
risulta data da
1 q 2 |~a|2 sin2 Θ
dP = dΩ (1.25)
4π c3
La quantità dP
dΩ fornisce la potenza irraggiata per angolo solido dalla carica
nella direzione r̂. Se dividiamo questa quantità per il flusso incidente sulla
carica otteniamo la sezione d’urto differenziale per la diffusione della luce da
parte di essa. Nell’esperimento di scattering la sorgente del campo incidente
è posizionata a distanza infinita dal bersaglio. L’onda incidente è pertanto
un’onda piana. Se indico con E ~ i il campo incidente avremo che l’energia
c ~ 2
incidente per unità di tempo e superficie sarà data da 4π |Ei | .
Il campo imprime alla carica un’accelerazione data
q ~ q ~ i)
~a = (Ei + ~v × H (1.26)
m c
In condizioni non relativistiche possiamo trascurare il secondo termine. Segue
da ciò che
dP ~ i |2 sin2 Θ
1 q 4 |E
= (1.27)
dΩ 4π m2 c3
1.2. SCATTERING DA UNA CARICA PUNTIFORME 7

dividendo questa quantità per il flusso incidente otteniamo la sezione d’ur-


to differenziale
dσ q4
= 2 4 sin2 Θ (1.28)
dΩ m c
La potenza istantanea irraggiata dalla carica si ottiene integrando su
tutte le possibili direzioni di osservazione, vale a dire
Z
dP
P =
dΩ
q |~a|2 2π
2 Z Z π
= dφ sin3 ΘdΘ
c3 0 0
2q 2 |~a|2
=
3c3
2q 4 ~ 2
= |Ei | (1.29)
3m2 c3
Dividendo questa quantità per il flusso incidente otteniamo la sezione d’ur-
to totale
8π 4
σ= q (1.30)
3m2 c4
Come applicazione considero il caso di un elettrone libero, cioè non
soggetto ad altre forze che quella dovute al campo elettromagnetico inci-
dente. Se l’elettrone non si muove con velocità relativistiche avremo
e ~
~a = − E
m
2e2
P = 3 |~a|2
3c
2e4 ~ 2
= |E| (1.31)
3m2 c3
da cui otteniamo
8π e4
σT = (1.32)
3 m2 c4
che è la sezione d’urto Thomson. Introducendo il raggio classico del-
l’elettrone re
e2
re = ≈ 2.82 × 10−13 cm (1.33)
mc2
questa può scriversi come
8π 2
σT = r (1.34)
3 e
che vale circa 6.65 × 10−25 cm2 . La sezione d’urto differenziale espressa at-
traverso l’angolo Θ tra la direzione di osservazione della radiazione diffusa e
quella del campo elettrico incidente risulta
dσ 1 dP
= = re2 sin2 Θ (1.35)
dΩ ~ dΩ
|S|
8 CAPITOLO 1. SCATTERING DI LUCE

Figura 1.1: Distribuzione della radiazione diffusa.

che integrata sull’angolo solido fornisce la sezione d’urto totale precedente.


Queste considerazioni sono appropriate per una onda incidente linear-
mente polarizzata. Di solito, tuttavia, la luce incidente non è polarizza-
ta . Per tenere conto di questo occorre mediare su tutte le possibili di-
rezioni del campo elettrico dell’onda incidente ortogonali alla sua direzione
di propagazione. A questo fine prendiamo la direzione di propagazione inci-
dente come asse z e la direzione del campo elettrico come asse x. In tal modo
cos Θ è la proiezione del versore r̂ sull’asse x, cioè cos Θ = sin θ cos φ, ove θ e
φ sono rispettivamente l’angolo polare e quello azimuthale che individuano
la direzione di osservazione. Per calcolare l’andamento della sezione d’urto
differenziale dobbiamo mediare su tutti i valori di φ. Questo porta a
Z 2π
2 1
< sin Θ > = sin2 Θ
2π 0
Z 2π
1
= (1 − sin2 θ cos2 φ)
2π 0
sin2 θ
=1−
2
1 + cos2 θ
= (1.36)
2
Sostituendo questo risultato nella espressione della sezione d’urto differen-
ziale otteniamo:
dσ 1
= re2 (1 + cos2 θ) (1.37)
dΩ 2
Si noti che l’angolo θ cosı̀ definito è l’angolo di scattering.

1.3 Scattering da un sistema di elettroni


In generale la diffusione avviene ad opera di elettroni legati. Per valutarne
l’espressione nel caso di un elettrone possiamo procedere secondo il modello
di Lorentz, associando all’elettrone una frequenza propria ωs e assumendo
1.3. SCATTERING DA UN SISTEMA DI ELETTRONI 9

che sia soggetto oltre che al campo esterno alla forza di attrito lineare mγ~v .
Escludendo la forza magnetica otteniamo l’equazione

d2~r d~r ~i
m + mγs + mωs2~r = −eE (1.38)
dt2 dt
~ i = E0 e−iωt . Come
ove al secondo membro compare il campo incidente E
sappiamo questo porta alla soluzione

1 ~0
eE
~r = e−iωt (1.39)
ω2 − ωs2 + iγs ω m
L’accelerazione ha modulo
ω4 e2 E02
|~a|2 = (1.40)
(ω 2 − ωs2 )2 + γs2 ω 2 m2
Segue che

2e2 2 4π
σ= |~a|
3c3 cE02
8π e4 ω4
=
3 m2 c4 (ω 2 − ωs2 )2 + γ 2 ω 2
8π 2 ω4
= re 2 (1.41)
3 (ω − ωs2 )2 + γ 2 ω 2
Questa espressione mostra come la sezione d’urto presenti pronunciati massi-
mi alle risonanze, in prossimità delle quali ha un’andamento di tipo Lorentziano.
In generale γs << ωs e se assumiamo ω << ωs che la lunghezza d’onda
del campo incidente molto maggiore di quella propria, otteniamo

8π 2 ω 4
σ≈ r
3 e ωs4
8π 2 λ4s
= r (1.42)
3 e λ4
Questa approssimazione va sotto il nome di diffusione Rayleigh: essa
evidenzia una forte dipendenza della sezione d’urto dalla lunghezza d’onda
alle grandi lunghezze d’onda.

1.3.1 Fattore di struttura atomico


Il modello si può estendere allo studio dello scattering da un atomo con
Z elettroni e carica nucleare Ze nell’origine. Si assume che le dimensioni
dell’atomo, la regione ove sono distribuiti gli elettroni, siano trascurabili
rispetto alla distanza che separa il nucleo dal punto di osservazione. Se ~rs
10 CAPITOLO 1. SCATTERING DI LUCE

Figura 1.2: Andamento della sezione d’urto di dipolo.


1.3. SCATTERING DA UN SISTEMA DI ELETTRONI 11

indica la posizione rispetto al nucleo del generico elettrone e ~r quella del


punto di osservazione, si ha |~r| >> |~rs |. Ad ogni elettrone è associata la
frequenza propria ωs e una costante γs ed esso soddisfa l’equatione del moto

d2~rs d~rs ~ i (~rs )


m 2
+ mγs + mωs2~rs = −eE (1.43)
dt dt

ove il campo incidente E ~ i va calcolato nella posizione dell’elettrone. Sup-


poniamo che tale campo sia un’onda piana, vale a dire E ~i = E ~ 0 e−iωt ei~ki ·~r
ove ~ki rappresenta il vettore d’onda incidente. L’accelerazione a cui risulta
soggetto l’elettrone è data da

ω2 e ~ −iωt i~ki ·~rs


~as (t) = − 2 2
E0 e e (1.44)
ω − ωs + iγs ω m

Il campo diffuso nella posizione ~r è la somma del contributo di tutti gli


elettroni. Se considero l’angolo Θ tra la direzione del campo incidente, che
suppongo linearmente polarizzato, e quella di osservazione, che definisce il
vettore d’onda finale ~k = ωc r̂, ottengo per il campo diffuso

Z |~
r−~
r |
e X |~a(t − c s )| sin Θ
E(~r, t) =
c2 |~r − ~rs |
s=1
Z ~ 0 |sinΘ
e2 X ω 2 |E 1 |~
r −~
rs | ~
=− 2 2 2
e−iω(t− c ) eiki ·~rs (1.45)
mc ω − ωs + iγs ω |~r − ~rs |
s=1

diretto ortogonalmente al vettore ~k.


Procedendo come di solito, possiamo sostituire nel limite di grandi dis-
tanze
|~r − ~rs | ≈ r − r̂ · ~rs (1.46)
che consente di scrivere il campo nella forma
Z
e2 X ω2 ~ ~
E(~r, t) = − E0 sin Θe−iω(t−r/c) e−i(k−ki )·~rs (1.47)
mc2 r ω 2 − ωs2 + iγs ω
s=1

Si vede come ogni elettrone contribuisce al campo diffuso con una precisa
fase spaziale che dipende dalla sua posizione e dal vettore d’onda trasferito

~q = ~k − ~ki |~q| = q = 2(ω/c) sin θ/2 (1.48)

con θ l’angolo di scattering.


Possiamo riscrivere il campo come
re
E(~r, t) = − f (~q, ω)E0 sin Θe−iω(t−r/c) (1.49)
r
12 CAPITOLO 1. SCATTERING DI LUCE

ove
Z
X ω2
f (~q, ω) = e−i~q·~rs (1.50)
ω 2 − ωs2 + iγs ω
s=1
detto fattore di struttura dell’atomo. Si noti che esso
• dipende dalla frequenza;
• presenta varie frequenze risonanti;
• ha un termine di fase che dipende dalle posizioni relative degli elettroni.
Va osservato che essendo q = 4π λ sin θ/2 e indicando con a il raggio atomico,
le fasi sono limitate dalla condizione

|~q · ~rs | ≤ a sin θ/2 (1.51)
λ
Il fattore di struttura atomico presenta una forma semplice in due casi
particolari
• a/λ << 1 limite di grandi lunghezze d’onda -approssimazione di dipo-
lo;
• θ << 1 diffusione all’avanti.
In entrambi i casi le fasi si possono trascurare e il fattore di struttura si
riduce alla forma
Z
X ω2
f (0) (ω) =
ω 2 − ωs2 + iγs ω
s=1
(0) (0)
= f1 − if2 (1.52)

ove
(0)
X ω 2 (ω 2 − ωs2 )
f1 =
s
(ω 2 − ωs2 )2 + γs2 ωs2
(0)
X γs ω 3
f2 = (1.53)
s
(ω 2 − ωs2 )2 + γs2 ω 2

Il campo elettrico viene dato semplicemente da


re (0)
E(~r, t) = − f (ω)E0 sin Θe−iω(t−r/c) (1.54)
r
Si perviene in tal modo alle seguenti espressioni delle sezioni d’urto

= re2 |f (0) (ω)|2 sin2 Θ
dΩ
8π 2 (0)
σ(ω) = r |f (ω)|2 (1.55)
3 e
1.3. SCATTERING DA UN SISTEMA DI ELETTRONI 13

Figura 1.3: Fattore di struttuta atomico per il carbonio.

Figura 1.4: Fattore di struttura atomica per il silicio.


14 CAPITOLO 1. SCATTERING DI LUCE

La grandezza f (0) (ω) è tabulata per tutti gli atomi, come nelle figure.
Per luce non polarizzata si procede a determinare la sezione d’urto
differenziale come nel caso precedente e si ottiene
dσ r2
= e |f (0) (ω)|2 (1 + cos2 θ) (1.56)
dΩ 2
In genere, come nel modello di Lorentz per la funzione dielettrica, si preferisce
sommare sulle frequenze piuttosto che sugli elettroni, vale a dire
X gs ω s
f (0) = (1.57)
s
ω 2 − ωs2 + iγs ω

ove
P le gs sono intensità di oscillatore, che soddisfano la regola di somma
s gs = Z.

1.3.2 Fattore di struttura e indice di rifrazione


Le considerazioni precedenti si applicano a quanlunque sistema di elettroni
che sia rappresentabile attraverso il modello di Lorentz con più frequenze
proprie. Di particolare interesse è la possibilità di utilizzare l’esperimento di
scattering per determinare l’indice di rifrazione di un materiale specie nel
regime dei raggi X e dell’estremo ultravioletto. Questo diviene possibile se
si stabilisce un legame tra l’ampiezza di scattering e i coefficienti ottici.
Se abbiamo un mezzo con na atomi per unità di volume di numero
atomico Z la funzione dielettrica può scriversi come
4πna e2 X gs
˜(ω) = 1 − (1.58)
m s
ω − ωs2 + iγs ω
2

Nel regime dei raggi X e dell’ultravioletto estremo le frequenze sono molto


elevate rispetto alla frequenza di plasma e si può approssimare l’indice di
rifrazione come
 4πna e2 X gs 1/2
ñ(ω) = 1 −
m s
ω 2 − ωs2 + iγs ω
2πna e2 X gs
=1− (1.59)
m s
ω − ωs2 + iγs ω
2

ω 2π
ricordando la definizione di f (0) e che c = λ otteniamo la seguente espres-
sione
na re λ2 (0)
ñ(ω) = 1 − f (ω)

na re λ2 (0) (0) 
=1− f1 (ω) − if2 (ω)

= 1 − δ + iβ (1.60)
1.3. SCATTERING DA UN SISTEMA DI ELETTRONI 15

Questo mostra come l’indice di rifrazione dei raggi X possa essere minore
di uno (tipicamente con una differenza dell’ordine di 10−5 − 10−6 ) su larghi
intervalli di frequenza.

Figura 1.5: Andamento dell’indice di rifrazione.

La conseguenza di maggior rilievo per l’ottica dei raggi X è il fatto


che la riflessione totale all’interfaccia aria-mezzo o vuoto-mezzo avviene con
modalità opposte a quelle della luce. Come sappiamo la riflessione totale ha
luogo quando la luce passa da un mezzo otticamente denso (alto indice di
rifrazione) ad uno meno denso (basso indice di rifrazione). Essa si accompa-
gna alla formazione di un’onda evanescente che si propaga lungo l’interfaccia
tra i due mezzi ed è smorzata esponenzialmente in quello meno denso. Per
frequenze nel visibile, infrarosso, ultravioletto l’aria ha indice di rifrazione
inferiore alla maggior parte dei materiali, per cui la riflessione totale ha luogo
sulle superfie interne. Per i raggi X avviene il contrario: l’onda è smorzata
dal lato del mezzo. L’effetto può essere usato per rinforzare il segnale ottico
proveniente dalla superficie e diminuire la penetrazione dentro il cristallo.
Se si trascura l’assorbimento n = 1 − δ, la legge di Snell per inciden-
za dal vuoto al mezzo ha la forma sin θi = (1 − δ) sin θt , che implica che
l’angolo di trasmissione sia maggiore di quello di incidenza. Di solito, quan-
do si opera in condizione di alti valori di θi , a incidenza radente, la legge
viene espressa nei termini dell’angolo di radenza α = π/2 − θ ed ha la forma
cos αi = (1 − δ) cos αt . L’angolo critico è allora dato dalla√ cos αc = 1 − δ
che, dati i piccoli valori di δ, può scriversi come αc = 2δ. Per raggi X
della lunghezza d’onda dell’ordine di 1.5Å si ottiene un angolo critico nel-
l’intervallo 0.2◦ − 0.6◦ . Quando l’angolo di radenza dal vuoto è minore di
questo valore, la componente normale alla superficie del vettore d’onda del-
l’onda rifratta è immaginaria: questo significa che l’onda rifratta è smorzata
esponenzialmente in funzione della distanza sotto la superficie, all’interno
del mezzo, mentre è un’onda viaggiante lungo la superficie.
16 CAPITOLO 1. SCATTERING DI LUCE

1.4 Scattering da una piccola particella sferica


Considero la diffusione ad opera di una particella sferica di raggio R di
un’onda piana linearmente polarizzata E ~i = E~ 0 ei~ki ·~r e−iωt che incide sulla
sfera nel vuoto. Sia  la funzione dielettrica del materiale di cui è composto
la sfera. Il momento di dipolo indotto della sfera è dato da (vedi Appendice)

−1 3~
d~ = R Ei (1.61)
+2
Il campo di radiazione a grandi distanze dal dipolo della sfera risulta
ikr −1 3 ~
~ T (~r, t) = −k 2 e
E R (Ei × r̂) × r̂e−iωt (1.62)
r +2
che porta al vettore di Poynting del campo irraggiato a grandi distanze

~ = c |E|
S ~ 2 r̂

c 4 −1 2 6 2 2
= k | | R E0 sin Θr̂ (1.63)
4πr2 2+
L’energia irraggiata per unità di tempo e angolo solido risulta

dP −1 2
= k 4 R6 | | sin 2 ΘE02 (1.64)
dΩ 2+
che porta alla sezione d’urto differenziale nella forma

dσ −1 2 2
= k 4 R6 | | sin Θ (1.65)
dΩ 2+
Per luce non polarizzata la sezione d’urto è semplicemente

dσ  − 1 2 1 − cos2 θ
= k 4 R6 | | (1.66)
dΩ +2 2
La sezione d’urto totale è pertanto
8π 4 6  − 1 2
σ= k R | | (1.67)
3 2+
La teoria si estende al caso di una particella sferica in soluzione in un mezzo
di funzione dielettrica m . Avremo, per luce linearmente polarizzata

dσ  − m 2 2
= k 4 R6 | | sin Θ (1.68)
dΩ  + 2m

La teoria mostra la caratteristica dipendenza come λ−4 della diffusione


Rayleigh. Giova fare qualche considerazione su questa formula:
1.5. SCATTERING DI LUCE IN UN MEZZO 17

• Essa presenta una significativa dipendenza R6 dal raggio della parti-


cella. Ciò rende il processi di scattering molto sensibile alle dimensioni
dei centri diffusori e consente di utilizzarlo per discriminare tra siste-
mi in cui sono presenti particelle con dimensioni diverse (soluzione o
soluzione colloidale);

• La dipendenza dalla funzione dielettrica della particella consente di


utilizzare la diffusione come sistema per identificarne la natura chimi-
ca.

Nota Scattering Rayleigh nell’atmosfera


La diffusione Rayleigh fornisce una spiegazione del colore del cielo. Nel-
l’atmosfera essa si determina essenzialmente per il contributo di molecole
gassose nella fascia di altezza 2 − 8km dal suolo

Figura 1.6: Composizione dell’atmosfera (Jensen 2005)

La diffusione della luce visibile proveniente dal Sole avviene prevalen-


temente ad opera di molecole gassose (ossigeno, azoto, anidride carbonica,
acqua, etc.).
L’andamento dell’intensità di scattering mostra come la luce blue sia
diffusa con efficienza 16 volte superiore al vicino infrarosso. Ciò comporta
che il cielo risulti azzurro per la diffusione preferenziale di onde a corta
lunghezza d’onda (verde-blue), mentre l’osservazione diretta della sorgente
luminosa (Sole) mostra la luce non diffusa.

1.5 Scattering di luce in un mezzo


Le considerazioni precedenti si applicano alla diffusione di luce da singole
cariche, atomi o particelle nel vuoto. Diversa è la situazione se si considera lo
18 CAPITOLO 1. SCATTERING DI LUCE

Figura 1.7: Andamento della diffusione nello spettro del visibile (Jensen
2005).

sparpagliamento della luce in un mezzo. Se il mezzo attraverso il quale passa


l’onda, è uniforme, l’onda si propaga indisturbata. Se tuttavia esso presenta
variazioni spaziali o temporali delle proprietà elettromagnetiche, l’onda viene
diffusa, vale a dire parte dell’energia che l’onda trasporta viene irraggiata in
direzioni diverse da quella originale. La situazione che non provoca diffusione
è quindi quella in cui il mezzo, che supponiamo isotropo, ha valori costanti
delle permeabilità dielettrica (ω) e magnetica µ(ω). Queste grandezze sono
funzione della frequenza ma non della posizione.
La situazione che ci interessa è quella in cui la funzione dielettrica fluttua
spazialmente attorno ad un valore medio, vale a dire

(~r) = ¯(ω) + δ(ω, ~r) (1.69)

in questo caso il mezzo è disomogeneo. La stessa cosa può avvenire per µ.


Supponiamo che non vi siano cariche o correnti esterne. Le equazioni di
Maxwell, nell’ipotesi della dipendenza temporale e−iωt dei campi, sono

~ =0
∇·D ~ =0
∇·B
~ = iω B
∇×E ~ ~ =−
∇×H
iω ~
D (1.70)
c c
1.5. SCATTERING DI LUCE IN UN MEZZO 19

~ in con-
Possiamo derivare ugualmente un’equazione di propagazione per D
dizioni di disomogeneità. Infatti abbiamo

~ = ∇(∇ · D)
∇ × (∇ × D) ~ − ∇2 D
~ = −∇2 D
~ (1.71)

che applicata al caso in esame porta a

∇ × [∇ × (¯
E ~ = ¯iω ∇ × B
~ + δ(~r)E] ~ + ∇ × ∇ × (δ(~r)E)
~
c
iω ~ + ∇ × ∇ × δ(~r)E
~
= ¯ ∇ × (µ̄ + δµ(~r))H
c
ω2 ~ iω ~ + ∇ × ∇ × [δ(~r)E]
~
= ¯µ̄ 2 D + ¯ ∇ × [δµ(~r)H]
c c
(1.72)

Uguagliando le due espressioni ottengo


 ¯µ̄ω 2  ~ 
~ − ¯iω ∇ × δµ(~r)H
 
~

∇2 + D = −∇ × ∇ δ(~
r )E (1.73)
c2 c
Introduco il vettore d’onda definito dalla k 2 = ¯cµ̄ω
2 che rappresenta la
propagazione in un mezzo omogeneo con permeabilità ¯ e µ̄. L’equazione
diventa

~ − ¯iω ∇ × δµ(~r)H
     
∇2 + k 2 D~ = −∇ × ∇ δ(~r)E ~ (1.74)
c
A questo punto supponiamo di conoscere la soluzione del problema imper-
turbato, vale a dire quello per il quale il secondo membro è nullo. Indico tale
soluzione con D ~ 0 . I termini a secondo membro sono quelli che determinano
il processo di scattering, in quanto sorgono dalle disomogeneità.

Facciamo l’ipotesi che queste siano confinate in una regione finita di


volume V del mezzo. In queste condizioni D ~ 0 rappresenta il campo inci-
~ può ottenersi introducendo la funzione di Green
dente. Una soluzione per D
imperturbata che porta ad un’onda sferica uscente, vale a dire
~0
1 eik|~r−r |
G0 (k, ~r, r~0 ) = − (1.75)
4π |~r − r~0 |

Tenendo conto che

~ = ¯ + δ E~

D
~ = µ̄ + δµ)H
B ~ (1.76)

pssiamo scrivere un’equazione analoga a quella di Lipmann-Schwinger per lo


stato stazionario di diffusione, vale a dire scrivere la soluzione dell’equazione
20 CAPITOLO 1. SCATTERING DI LUCE

nella forma
Z  0 0
~ r) = D
D(~ ~ 0 (~r) − dr~0 G0 (k, ~r, r~0 ) ∇ × ∇ × (D
~ − ¯E)+
~
V (1.77)

ω 0 ~ − µ̄H)
~

∇ × (B
c
0
ove ∇ agisce sulle coordinate primate da cui dipendono i vettori dentro
l’integrale. Per r >> r0 possiamo sviluppare

k|~r − r~0 | ≈ kr − k~0 · r~0

con ~k 0 = kr̂ vettore d’onda finale e r̂ versore della direzione a cui osservo il
campo diffuso. Pertanto in questo limite

eikr −ik~0 ·r~0


G0 (k, ~r, ~r0 ) = − e (1.78)
4πr
~ r) otteniamo il compor-
Inserendo questa espressione nell’equazione per D(~
tamento di D ~ a grandi distanze dalla regione ove sono presenti le disomo-
geneità. Essa ha la forma

~ r) = D
lim D(~ ~0 +D
~s
r→∞
ikr
=D ~ sc e
~0 +A (1.79)
r
ove l’ampiezza vettoriale di scattering risulta essere
Z
~ sc = 1 ~ + iω ∇0 × (B
~0 ~0
 0 0

A dr~0 e−ik ·r ∇ × ∇ × (D ~ − ¯E) ~ − µ̄H)
~ (1.80)
4π V c

Questo fornisce l’espressione esatta per l’ampiezza di diffusione ma, come


per l’equazione di Lipmann-Schwinger, l’integrale a secondo membro include
i campi incogniti. Occorre pertanto sviluppare delle approssimazioni.

1.5.1 L’approssimazione di Born-Rayleigh-Gans


Nella espressione dell’ampiezza di scattering compaiono le differenze D~ − ¯E
~
~ ~
e B − µ̄H. Possiamo pensare che all’ordine piú basso in δ e δµ esse possano
essere approssimate da

D ~ = δ D
~ − ¯E ~0

~ − µ̄H
B ~ = δµ B
~0 (1.81)
µ̄
1.5. SCATTERING DI LUCE IN UN MEZZO 21

Consideriamo per semplicità solo il caso in cui a variare sia la funzione


dielettrica. In queste condizioni il campo elettrico diffuso E ~s = 1 D
~
¯ s sará
dato da
ikr Z
~ s (~r) = e ~0 e−ik~0 ·r~0 ∇0 × ∇0 × δ(r~0 )E
~ 0 (r~0 )

E dr (1.82)
4π¯ 2 r V

ove E~ 0 (r~0 ) rappresenta il campo incidente. Facciamo l’ipotesi che δ non


vari apprezzabilmente nella regione di integrazione. Se il campo incidente è
un’onda piana E ~ 0 (r~0 ) = E0 ei~k·r~0 il campo diffuso avrà la forma

ikr Z
~ s (~r) = e
E δ
~0 ~0 0 ~ 0 ei~k·r~0 )
dr~0 e−ik ·r ∇ × (∇0 × (E (1.83)
4π¯2 r V

Sfruttando l’hermiticità dell’operatore sotto segno di integrale questa può


scriversi nella forma
2
eikr
Z
~ ~0 0 0
~ 0 eik~0 ·r~0 )
~
Es (~r) = δ dr~0 e−ik·r ∇ × (∇ × (E (1.84)
4π¯
r V

che porta a
ikr Z
~ s (~r) = − e
E δ
~ ~0 0 0
dr~0 e−ik·r k × (k × E
~0 ~0
~ 0 e i k ·r ) (1.85)
4π¯2 r V

Notare che il vettore k~0 ha la direzione dell’onda diffusa (cioè di osservazione)


ed essendo la diffusione elastica |~k| = |k~0 |. Pertanto
ikr Z
E~ s (~r) = − e k 2 r̂ × (r̂ × E
~ 0 ) δ ~0
ei~q·r dr~0 (1.86)
4πr ¯2 V

ove ho usato il fatto che |k~0 | = k e introdotto il vettore d’onda trasferito


~q = k~0 − ~k.
Suppongo ora che la regione ove si ha la variazione di funzione dielettrica
sia una sfera di raggio R. In questo caso l’integrale sul volume è dato da
sin qR − qR cos qR
Z
~0
ei~q·r dr~0 = 4π
V q3

Se assumo che l’onda sia polarizzata linearmente E~ 0 = E0 ê, ove ê è il vettore


di polarizzazione, ottengo l’ampiezza di scattering nella forma
δ sin qR − qR cos qR
A~sc (~k, k~0 , ê) = −k 2 r̂ × (r̂ × ê)E0 2 (1.87)
¯ q3
Se ora considero il limite per q → 0 di questa espressione ottengo
~ sc = −α0 k~0 × (k~0 × ~e)
A (1.88)
22 CAPITOLO 1. SCATTERING DI LUCE

ove ho definito α0 = δ


¯2
V la polarizzabilità della regione in cui è presente la
diversa funzione dielettrica. Se indico con Θ l’angolo tra la polarizzazione
del campo incidente e k~0 , ottengo

~ sc (~k, k~0 , ẽ)| = k 2 | sin Θ| α0


|A (1.89)

che porta alla sezione d’urto differenziale nella forma

dσ 2
~ sc |2 = k 4 sin2 Θ α0
= |A (1.90)
dΩ 16π 2

che è, di nuovo, la formula di Rayleigh. La diffusione dipende dall’inverso


della quarta potenza della lunghezza d’onda, e quindi risulta tanto più ef-
ficiente quanto più piccola è la lunghezza d’onda, e dalla sesta potenza del
raggio (quadrato del volume).

Nota A parte l’effetto della polarizzazione, che porta alla dipendenza


angolare della sezione d’urto, questa espressione risulta simile a quella che
si ottiene per la diffusione di un’onda scalare da un potenziale sferico in
approssimazione di Born. A titolo di esempio posso considerare la diffusione
da una barriera sferica di potenziale del tipo

U (r) = U0 r<a
=0 r>a

La sezione d’urto differenziale in tale caso calcolata in approssimazione di


Born risulta
2
dσ 2 sin (qa) − qa cos (qa)
( ) = U0
dΩ q6

ove q = 2k sin θ/2 é il vettore d’onda trasferito. Nel limite di basse energie
qa → 0 la sezione d’urto diventa

dσ U 2V 2
( )≈ 0 2
dΩ 16π

con V = 43 πa3 volume della sfera. La forte dipendenza dal raggio della sfera
mostra come lo scattering di luce in queste condizioni sia molto sensibile
alle dimensioni delle particelle presenti nel sistema oggetto di indagine. In
questo senso esso viene frequentemente adottato per misurare le dimension
di aggregati o molecole presenti in soluzioni colloidali o nell’atmosfera. La
dipendenza dalla lunghezza d’onda λ−4 é quella caratteristica della diffusione
Rayleigh.
1.6. APPENDICE 23

1.6 Appendice
1.6.1 Polarizzazione di una sfera
Considero una sfera dielettrica di raggio R con costante dielettrica  posta
in un mezzo di costante dielettrica m in presenza di un campo esterno
uniforme, di intensità E0 diretto lungo l’asse z. Il campo determina la
polarizzazione della sfera che origina un campo elettrico dentro e fuori di
essa. Per determinare il potenziale elettrico dobbiamo risolvere l’equazione
di Laplace
∇2 Φ(~r) = 0 (1.91)

Questa non è altro che l’equazione di Helmholtz,che abbiamo già affrontato


nei problemi con potenziali centrali,

(∇2 + k 2 )Φ(~r) = 0

corrispondente a k = 0. Sappiamo che in coordinate sferico-polari l’e-


quazione di Helmholtz ammette soluzioni che possono scriversi come com-
binazioni di polinomi di Legendre moltiplicati per funzioni radiali a fissato
momento angolare. Nel caso k = 0 l’equazione per la parte radiale è del tipo

1 d 2 dRl  l(l + 1)
r − Rl = 0
r2 dr dr r2

le due funzioni radiali linearmente indipendenti a fissato l si riducono a rl e


r−(l+1) . Possiamo pertanto scrivere il potenziale come

X
Φ(~r) = Al rl Pl (cos θ) r<R
l=0
X∞
Bl rl + Cl r−(l+1) Pl (cos θ)

= r>R (1.92)
l=0

Osservo che

• nella regione interna si sono prese solo le soluzioni regolari, per evitare
divergenze nell’origine;

• nello sviluppo si sono prese solo le armoniche sferiche con m = 0


perchè il problema ha simmetria assiale, cioè il potenziale dipende
solo dall’angolo polare riferito alla direzione del campo esterno;

• i coefficienti dello sviluppo vanno determinati sulla base delle con-


dizioni al contorno.
24 CAPITOLO 1. SCATTERING DI LUCE

In particolare la continuità del potenziale sulla superficie della sfera porta


alle

Φ(R− ) = Φ(R+ )
∞ ∞
X X Cl 
Al Rl Pl (cos θ) = Bl Rl + l+1 Pl (cos θ) (1.93)
R
l=0 l=0

Allo stesso modo la continuità della componente normale del vettore sposta-
mento richiede
dΦ(~r)  dΦ(~r) 
 − = m
dr R dr R+

X X∞
lAl Rl−1 Pl (cos θ) = lBl Rl−1 − (l + 1)Cl R−(l+2) Pl (cos θ) (1.94)


l=0 l=0

Queste condizioni debbono essere verificate per qualunque valore dell’angolo


polare θ. Questo comporta che
∞ 
X 
(Al − Bl )Rl − Cl R−(l+1) Pl (cos θ) = 0
l=0
∞ 
X 
l(Al − m Bl )Rl−1 + (l + 1)Cl m R−(l+2) Pl (cos θ) = 0 (1.95)
l=0

A queste va aggiunta la condizione relativa al comportamento del campo a


distanza infinita dal centro della sfera. Sappiamo che deve essere uniforme
e diretto lungo z, pertanto

lim Φ(~r) = −E0 z = −E0 r cos θ (1.96)


r→∞

Questo impone che tutti i coefficienti Bl siano nulli, tranne che per l = 1
per cui ho B1 = −E0 .
Riassumendo le condizioni che otteniamo sono per l = 1

C1
A1 = −E0 +
R3
C1
A1 = −m (E0 + 2 ) (1.97)
R3
e per tutti gli altri momenti l 6= 1

Cl
Al =
R2l+1
Cl
lAl = −(l + 1)m (1.98)
R2l+1
1.6. APPENDICE 25

Le ultime due equazioni impongono la condizione

l = −m (l + 1) (1.99)

Se questa condizione non è soddisfatta, i corrispondenti coefficienti Al e Cl


sono nulli. Se non è verificata per alcun valore di l, tutti i termini sono
nulli tranne quelli con l = 1. Questo ultimi sono dati in funzione del campo
esterno da

3m
A1 = − E0
 + 2m
 − m
C1 = R3 E0 (1.100)
 + 2m

Se solo il termine di dipolo l = 1 è presente il potenziale risulta dato da

3m
Φ(~r) = − E0 r cos θ r<R
 + 2m
 − m R3
= −E0 r cos θ + E0 cos θ 2 r>R (1.101)
 + 2m r

Il potenziale dentro la sfera descrive un campo elettrico costante parallelo


al campo applicato e di modulo

3m
Ein = E0 (1.102)
 + 2m

Nel vuoto m = 1 e il campo interno alla sfera risulta

3
Ein = E0
+2

che risulta minore di E0 se  > 1.


Fuori dalla sfera il potenziale è quello del campo applicato sommato ad
un potenziale dipolare, dovuto ad un dipolo posto nell’origine con momento
di dipolo
 − m
d = R3 E0 (1.103)
 + 2m
orientato nella direzione del campo applicato. Questo momento di dipolo
può vedersi come l’integrale sul volume della sfera di un vettore di polariz-
zazione (momento di dipolo per unità di volume)

3 ~ 3  − m ~
P~ = Ein = E0 (1.104)
4π 4π  + 2m
26 CAPITOLO 1. SCATTERING DI LUCE

1.6.2 Modi del campo elettromagnetico in una sfera


Le considerazioni precedenti riguardano lo studio della polarizzazione di una
sfera in presenza di un campo esterno statico. La funzione dielettrica che
entra in gioco è quella statica. Nell’esperimento di scattering tuttavia viene
applicato un campo che dipende dal tempo. In condizioni quasi-statiche, cioè
quando le frequenze non sono troppo elevate, si può estendere l’espressione
della polarizzabilità sopra derivata al caso di campi variabili nel tempo. É
utile tuttavia collegare il comportamento della polarizzabilità con i modi del
campo elettromagnetico nella sfera. In ultima analisi infatti la polarizzazione
della sfera deriva dal fatto che in risposta al campo elettrico la carica al suo
interno si ridistribuisce. Il campo che ne deriva è una sovrapposizione dei
modi propri del campo elettro-magnetico nella sfera.
In quel che segue supponiamo che una sfera di funzione dielettrica (ω)
sia immersa in un mezzo di funzione dielettrica m (ω).
Il calcolo di questi modi si effettua agevolmente in condizioni
di non-ritardo, vale a dire quando si trascuri il ritardo conseguente alla
velocità finita di propagazione della luce. In tali condizioni (c → ∞) il cam-
po elettrico è conservativo e i modi si ottengono semplicemente risolvendo
l’equazione di Laplace per il potenziale scalare e imponendo le appropriate
condizioni al contorno. Trattandosi di un problema a simmetria sferica il
potenziale potrá in generale scriversi come una combinazione lineare del tipo

∞ m=l
X X
Φ(~r, t) = Φlm (r, ω)Ylm (θ, φ)e−iωt (1.105)
l=0 m=−l

Si noti che non ipotizziamo la presenza di un campo esterno, dovendo ri-


solvere il problema dei modi propri in assenza di cariche e correnti esterne.
Nell’espressione precedente

r −(l+1)
Φlm = Blm r>R
R
r l

= Clm r<R (1.106)
R

ove si è considerata la sola soluzione rl dentro la sfera perché garantisce che


il potenziale sia ovunque finito, e quella r−(l+1) fuori perché garantisce che
il potenziale non diverga all’infinito.
Le condizioni di continuità della componente tangenziale del campo
elettrico portano a

Φ(R+ ) = Φ(R− )
Blm = Clm (1.107)
1.6. APPENDICE 27

mentre quelle relative alla componente normale del vettore spostamento


comportano che
 dΦ   dΦ 
m (ω) = (ω)
dr R+ dr R−
Blm m (ω)(l + 1) = −Clm (ω)l (1.108)

Segue da queste condizioni che il problema ha una soluzione se

l+1
(ω) = −m (ω) (1.109)
l
vale a dire, le frequenze per le quali risulta verificata questa relazione rapp-
resentano modi del campo a fissato valore di l. La soluzione generale è una
sovrapposizione di questi modi. Notare che

• la condizione non riguarda il termine l = 0 che darebbe un campo


interno nullo;

• i modi a fissata frequenza sono classificati sulla base della loro simme-
tria angolare;

• esistono soluzioni solo se le funzioni dielettriche della sfera e del mezzo


circostante hanno segno opposto;

• per l → ∞ le frequenze proprie tendono al valore che soddisfa la


(ω) = −m (ω), cioé alla frequenza del plasmone di interfaccia tra due
mezzi semi-infiniti con le funzioni dielettriche della sfera e del mezzo
circostante;

• al crescere di l i valori del campo elettrico divengono sempre più local-


~ = −∇Φ = − dΦ r̂,
izzati alla superficie della sfera: infatti, essendo E dr
avremo che all’interno l’intensità del campo ha una dipendenza radiale
rl−1 . Se si esclude il caso l = 1, per cui il campo risulta uniforme, al
crescere di l i valori del campo vicino all’origine diventano sempre più
piccoli.

Il modo di dipolo, corrispondente ad l = 1 è quello comunemente osser-


vato negli spettri ottici di assorbimento di particelle o nello scattering in
condizioni di dipolo. Esso esiste se

(ω) = −2m (ω)

dato che la funzione dielettrica è in generale complessa questo si traduce


nelle due condizioni

1 (ω) = −2m1 (ω) 2 (ω) = −2m2 (ω)


28 CAPITOLO 1. SCATTERING DI LUCE

Se il mezzo circostante è il vuoto questo comporta

1 (ω) = −2 2 (ω) = 0

vale a dire
n2 − k 2 = −2 2nk = 0
che implicano che alla frequenza del modo dipolare
√ l’indice di rifrazione sia
nullo n = 0 e il coefficiente di estinzione k = 2. Questo modo è detto
modo di Froelich.

Modi di una particella metallica


Si consideri una sfera metallica nel vuoto. Possiamo scrivere la funzione
dielettrica nella forma ideale
Ω2p
(ω) = 1 −
ω2
che corrisponde ad un modello di Drude con tempo di rilassamento infinito
e quindi esclude l’assorbimento intrabanda. Supponiamo che il mezzo abbia
una funzione dielettrica m costante. Le frequenze dei modi propri del campo
sono date da
Ω2p l+1
1 − 2 = −m
ω l
da cui si ottiene
Ωp
ωl = q (1.110)
1 + m l+1
l

Nel caso del vuoto


Ωp
ωl = q (1.111)
1 + l+1
l


In questo caso la frequenza di Froelich è semplicemente ω1 = √p mentre
3

per l → ∞ si ha ωl → √p . In altri termini i valori delle frequenze dei modi
2
propri variano tra il valore di Froelich e quello del plasmone di superficie.

Modi di una particella di un cristallo ionico


Per un materiale ionico con due atomi per cella la funzione dielettrica ha la
forma
0 − ∞
(ω) = ∞ + 2
1 − ωω2
T

ove 0 è la costante dielettrica, ∞ è il contributo delle alte frequenze e ωT


la frequenza trasversa caratteristica dei modi di vibrazione del mezzo. Se
1.6. APPENDICE 29

si adotta questa funzione, nel caso di una geometria sferica si ottengono i


modi propri del campo alle frequenze

0 + m l+1
ωl2 = ωT2 l
(1.112)
∞ + m l+1
l

ove ho indicato con m la funzione dielettrica, supposta costante, del mezzo


circostante. Il modo di Froelich è dato da
0 + 2m
ω12 = ωT2 (1.113)
∞ + 2m
mentre per l → ∞ si ottiene il valore della frequenza di interfaccia tra il
mezzo di cui è costituita la particella e il mezzo circostante. (Questo valore
si ottiene dalla condizione che dà il plasmone di interfaccia tra i due mezzi
semi-infiniti cioè  = −m in condizioni di non ritardo.) Esso vale

2 0 + m
ω∞ = ωT2 (1.114)
∞ + m

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