Modulo 4
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Giorgia Sanna
ADHD A SCUOLA
Conoscere il disturbo da deficit di
attenzione/iperattività e intervenire in
ambito educativo-didattico
Modulo 4
Osservazione del comportamento e uso dei rinforzi
MODULO 4
OSSERVAZIONE DEL COMPORTAMENTO E USO DEI RINFORZI
INDICE
Contenuti4
4.1 Considerazioni di base sul comportamento 4
4.2 Il modello ABC (Antecedents, Behavior, Consequences)
dei programmi di modificazione del comportamento 7
A. Eventi antecedenti: ciò che succede all’inizio 7
B. Il comportamento: la questione centrale 8
C. Conseguenze: le reazioni al comportamento 9
Uso della sequenza «ABC» nei programmi di modificazione
del comportamento 11
4.3 Strumenti per la valutazione del comportamento 13
Questionario per l’analisi funzionale 13
L’osservazione sistematica dell’alunno 13
Obiettivi comportamentali 15
Tabella di registrazione del comportamento 15
Registrazione a intervalli regolari di tempo 16
Sintesi18
Bibliografia19
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FORMAZIONE
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Contenuti
• Dall’osservazione alla valutazione del comportamento. L’analisi
funzionale
• Il lavoro sugli antecedenti e sulle conseguenze (uso dei rinforzi)
• Linee guida per l’osservazione del comportamento in contesto
classe
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simili a quelle che avevano osservato; questo avveniva raramente in altri gruppi
di bambini che avevano osservato modelli non aggressivi.
Non tutti i modelli hanno però la stessa efficacia: a seconda delle loro ca-
ratteristiche (prestigio, età, capacità, ecc.) alcuni modelli hanno un’influen-
za enorme, mentre altri modelli sono ignorati. Questo tipo di apprendimento
può spiegare numerosi comportamenti.
Ad esempio, un alunno potrebbe aver paura dell’insegnante e bloccarsi
nell’interazione con lei perché l’ha vista trattare duramente un altro bambino.
Si possono verificare circostanze in cui ci sono delle carenze di imitazione do-
vute a un’attenzione inadeguata alle attività che mostra il modello (pensiamo
a un bambino iperattivo con deficit attentivi); un’inadeguata ritenzione dello
stimolo («Continuo a dimenticarmi…»); inadeguatezza motoria («Non ci rie-
sco»); o mancanza di motivazioni («Non capisco perché devo farlo!»). Pro-
babilmente il bambino imiterà più facilmente se vede che le azioni del modello
vengono premiate o hanno conseguenze prestigiose.
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Rinforzi
Nel lessico psicologico, le conseguenze premianti vengono chiamate rinfor-
zi. Nell’ambito di programmi di modificazione del comportamento attuabili in
classe, la maggior parte delle strategie si basa sull’uso di rinforzi positivi.
È bene quindi tener presente i diversi tipi di rinforzi a cui è possibile ricor-
rere.
Come è stato ricordato sopra, una conseguenza premiante può consistere
anche nel togliere qualcosa di sgradevole. In questo caso si parla di rinforzi
negativi. Ad esempio, un bambino potrebbe presentare un «rifiuto della scuo-
la» (una fobia rispetto al frequentare la scuola), perché fatto continuamente
oggetto di persecuzioni da parte di un gruppetto di compagni bulli. In questo
caso il rinforzo negativo di restare a casa consisterebbe nel sottrarsi alla situa-
zione sgradevole delle prepotenze subite a scuola.
Oppure prendiamo il caso di un ragazzino, annoiato durante la spiegazione
di un nuovo argomento, che interrompe la lezione più volte. In questo caso
l’allontanamento, piuttosto che essere vissuto come una punizione, funge da
rinforzo negativo, poiché toglie temporaneamente da una situazione proble-
matica, scomoda e faticosa (come ad esempio seguire la lezione).
Sia i rinforzi positivi che quelli negativi hanno l’effetto di produrre un aumen-
to di frequenza del comportamento che li precede.
Il rinforzo positivo è più semplice da riconoscere per le sue evidenti connota-
zioni gradevoli. È più difficile riconoscere il rinforzo negativo, che viene a volte
confuso con la punizione, laddove, in realtà, è ben altra cosa, cioè premia.
Vale la pena quindi di spendere alcune parole per chiarire il concetto di rin-
forzo negativo. Mentre la punizione indebolisce il comportamento (almeno
temporaneamente), introducendo qualcosa di sgradevole, il rinforzo negativo
«premia» un dato comportamento e lo rende più frequente attraverso l’elimi-
nazione di qualcosa di sgradevole.
Tipici esempi di rinforzo negativo sono: smettere di urlare, smettere di far
rumore, smettere di prendere in giro, smettere di provocare, ecc.
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A B C
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A B C
Stimolo Risposta Stimolo
antecedente comportamentale conseguente
L’insegnante dice: «Per Il bambino prende i L’insegnante dice: «Bene,
favore metti a posto i pennarelli e li mette via. sono contento che tu
pennarelli». abbia messo via i pennarelli
appena te l’ho chiesto».
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mo specificare che tale categoria include comportamenti quali alzarsi dal po-
sto, restare in piedi quando è richiesto di star seduti, girovagare per l’aula, far
oscillare la sedia.
Il criterio in base al quale includiamo un dato comportamento in una speci-
fica categoria può variare in funzione della situazione: ciò che in classe è con-
siderato «comportamento motorio» durante la lezione di italiano, potrebbe
essere considerato parte della normale attività durante la lezione di tecnologia.
L’osservazione e la registrazione dei comportamenti su un’apposita scheda
(scheda 4.2) non richiede molto tempo, una volta acquisita una certa pratica.
Esistono le seguenti modalità di osservazione.
1. Registrazione continua della frequenza. Il modo più semplice per rileva-
re un comportamento consiste nell’annotare ogni volta che esso si verifica, os-
sia registrare la frequenza di tale comportamento. L’unico requisito per questo
tipo di rilevazione è che il comportamento sia chiaramente definito in termini
osservabili, in modo da distinguere chiaramente quando si manifesta.
Naturalmente, in questo caso l’insegnante dovrà monitorare costantemente
l’alunno o gli alunni il cui comportamento è oggetto d’osservazione.
2. Registrazione a intervalli di tempo. In questo caso l’osservazione viene
portata avanti, anziché in modo continuo, solo durante determinati periodi di
tempo nell’arco della giornata. L’estensione di ciascun periodo dipende dallo
specifico comportamento oggetto di osservazione e dal contesto. Ad esem-
pio, si potrebbe stabilire di osservare un dato comportamento per quindici
minuti tre volte al giorno, oppure per i primi cinque minuti di ogni ora, oppure
per mezz’ora ogni giorno. Affinché le osservazioni di diversi insegnanti siano
comparabili, è necessario mantenere uno stesso intervallo di tempo.
Oppure, quando gli intervalli di tempo dell’osservazione sono di diversa du-
rata, si può ricavare un tasso di frequenza al fine di rendere comparabili i dati
ottenuti nelle varie osservazioni. Si tratta semplicemente di dividere il numero
di comportamenti rilevati per il numero di minuti durante i quali il soggetto è
stato osservato. Così, se durante un periodo di dieci minuti un comportamen-
to si è verificato cinque volte, il tasso di frequenza sarà pari a 0,5.
3. Osservazione per campionamento a tempo. Questa è una modalità di
osservazione adatta per la rilevazione di comportamenti che si verificano ad
alte frequenze o che sono difficili da osservare continuamente. In questo caso
si tratta di effettuare l’osservazione ogni tanto, lasciando passare dei periodi di
tempo in cui non si osserva. Così potremmo decidere di osservare il bambino
ogni quindici minuti e annotare se uno specifico comportamento sia presente
oppure no. Questo tipo di campionamento viene denominato a tempo fisso.
Se i periodi di tempo tra un’osservazione e l’altra sono di diversa durata, si
parla invece di campionamento a tempo variabile. Questo tipo di osservazione
è particolarmente utile per comportamenti che non possono essere suddivisi
in unità discrete (ad esempio, prestare attenzione, applicarsi a un compito,
ecc.).
Infine, un’altra possibilità è quella di rilevare la durata di uno specifico com-
portamento. In alcuni casi, la durata è un dato particolarmente utile per quan-
tificare l’entità di un particolare problema.
Così, nel caso di attacchi di collera, potrebbe essere utile annotare la durata
di ogni attacco, oppure, nel caso di un’elevata distraibilità, potrebbe essere
particolarmente importante rilevare la durata dell’attenzione durante lo svolgi-
mento di una data attività.
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Obiettivi comportamentali
Gli obiettivi comportamentali riguardano comportamenti specifici che an-
drebbero modificati. I comportamenti possono essere disfunzionali (ad
esempio, dire parolacce, picchiare i compagni) o positivi (alzare la mano
quando si vuole fare una domanda): nel primo caso andrebbero ridotti, nel
secondo invece andrebbero aumentati.
La scheda 4.3 è ideata per identificare i problemi, evidenziando i compor-
tamenti e le azioni osservabili. Da un lato cerca di mettere a fuoco i compor-
tamenti indesiderabili che andrebbero ridotti e dall’altro porta a individuare
quelli desiderabili, permettendo di dirigere l’attenzione verso interventi più
positivi.
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Sintesi
Quasi tutti i nostri comportamenti sono appresi nelle relazioni con le per-
sone e l’ambiente. Il meccanismo attraverso cui si imparano ad attuare alcuni
comportamenti è quello basato sulle conseguenze: un comportamento è se-
guito dalle conseguenze positive, negative o neutre; la valenza delle conse-
guenze determina la frequenza con cui lo stesso comportamento sarà emesso
in futuro.
Un tipico programma di modificazione del comportamento è basato su una
sequenza di tre componenti, il modello «ABC»:
A. Evento antecedente: lo stimolo antecedente è rappresentato
da un evento che dirige e precede il comportamento.
B. Il comportamento: ciò che viene effettivamente fatto, cioè un
fatto osservabile e quindi modificabile. È opportuno fare una
lista dei comportamenti desiderabili e di quelli indesiderabili.
C. Le conseguenze: le reazioni determinate dal comportamento
possono essere premi (rinforzi) o punizioni.
Un uso appropriato della sequenza «ABC» aiuta il bambino a sviluppare un
comportamento appreso: A stimolo antecedente J B risposta comportamen-
tale J C stimolo conseguente. La sequenza può poi continuare e la conseguen-
za (positiva) può diventare stimolo (A) per un’altra risposta comportamen-
tale positiva.
Lo shaping è un altro approccio al cambiamento di tipo comportamentale:
consiste nel rinforzare un comportamento che si avvicina a quello desiderabile.
Alcuni strumenti per la valutazione del comportamento:
• Questionario per l’analisi funzionale (identifica la peculiare
funzione dei problemi di comportamento)
• Osservazione sistematica dell’alunno (stabilisce la frequenza
di determinati comportamenti indesiderabili)
• Obiettivi comportamentali (individua i comportamenti inde-
siderabili, per ridurli, e quelli desiderabili, per incrementarli)
• Tabella di registrazione del comportamento (misura intensità
e frequenza di determinati comportamenti; è utile durante e
dopo l’intervento per valutarne l’efficacia)
• Registrazione a intervalli regolari di tempo (una scheda per
brevi registrazioni, ideale come misura pre e post intervento
per valutarne l’efficacia).
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Bibliografia
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Promuovere la regolazione delle emozioni e del comportamento nei bambini
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Bertacchi I., Giuli C. e Muratori P. (2020), Coping power nella scuola primaria,
Gestire i comportamenti problematici e promuovere le abilità relazionali in
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Bertacchi I., Giuli C. e Muratori P. (2020), Coping power nella scuola secondaria.
Gestire le problematiche relazionali e promuovere comportamenti prosociali
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Principi, metodi e tecniche, Trento, Erickson.
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abilità e ridurre i comportamenti problema, Trento, Erickson.
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Trento, Erickson.
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Sanna G. (a cura di) (2013), ADHD a scuola. Strategie efficaci per gli
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Modulo 4. Osservazione del comportamento e uso dei rinforzi © Edizioni Erickson 19
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