Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
9 visualizzazioni13 pagine

Arte

All'inizio del XX secolo, Parigi era il centro culturale del mondo occidentale, attirando artisti e intellettuali durante la Belle Epoque. La Scuola di Parigi, composta da artisti come Picasso e Matisse, ha rivoluzionato l'arte moderna, sperimentando nuove forme e tecniche. Amedeo Modigliani, noto per i suoi ritratti stilizzati e le sculture, ha avuto una vita breve e tormentata, culminata in una beffa artistica nel 1984 che ha messo in discussione l'autenticità delle sue opere.

Caricato da

Nicolo Marchini
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
9 visualizzazioni13 pagine

Arte

All'inizio del XX secolo, Parigi era il centro culturale del mondo occidentale, attirando artisti e intellettuali durante la Belle Epoque. La Scuola di Parigi, composta da artisti come Picasso e Matisse, ha rivoluzionato l'arte moderna, sperimentando nuove forme e tecniche. Amedeo Modigliani, noto per i suoi ritratti stilizzati e le sculture, ha avuto una vita breve e tormentata, culminata in una beffa artistica nel 1984 che ha messo in discussione l'autenticità delle sue opere.

Caricato da

Nicolo Marchini
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd

1

All’inizio del XX secolo Parigi era internazionalmente riconosciuta come il


centro del mondo occidentale, soprattutto dal punto di vista culturale poiché
moltissimi artisti e intellettuali di tutto il mondo vi si recarono per rimanere
aggiornati sugli ultimi sviluppi e progressi.
Prima di parlare della Scuola di Parigi dobbiamo fare un breve passo indietro
al periodo che l’aveva caratterizzata negli ultimi anni del 19 secolo: la Belle
Epoque, periodo di grande splendore caratterizzato dall’avvento dell’elettricità
con l’installazione di lampioni elettrici (1878) nelle strade che contribuirono ad
affermare il nome attribuito alla città di: Ville Lumière (Città della luce). Grazie
all’avvento della luce nelle strade nasceranno le prime automobili (1886). La
nascita di un sistema di tubature più ampio, la nascita del cinema con il
cinematografo dei fratelli Lumière (1894) e la diffusione del cabaret portarono
a Parigi di moltissimi visitatori per questo motivo nasceranno i primi mezzi di
trasporto per trasportare le persone in tutti i lati della città: la metro (1900) e i
taxi.

La scuola di Parigi (Ecole de Paris) è un'espressione che non si riferisce ad


un gruppo o una corrente in particolare nemmeno a una scuola vera e propria,
ma ad un gruppo di artisti che vissero a Parigi e che lì vi trovarono il luogo di
residenza della loro arte, contribuendo allo sviluppo e alla nascita di nuovi
correnti rappresentanti dell'arte moderna.

Nonostante le differenze estetiche degli artisti della Scuola di Parigi, essi


erano accomunati dal desiderio di allontanarsi da qualsiasi convenzione,
sociale o formale, dal disinteresse per la politica e dall’idea romantica e
decadente del proprio ruolo (considerano l’artista come un profeta inascoltato
una persona capace di leggere la realtà con molta sensibilità ma che poi non
è creduto).

Tutti questi artisti erano soliti incontrarsi nei quartieri parigini bohemien
Montmartre e Montparnasse nei cafés brasseries (es la rotonde) . Montmartre
e Montparnasse erano dei luoghi poveri e trascurati ma estremamente vivaci
dal punto di vista intellettuale e artistico. Infatti, le sperimentazioni artistiche
più innovative di quegli anni ebbero genesi qui.

Tra gli artisti che si stabilirono a Parigi in quel periodo con i loro ateliers
bisogna ricordare artisti francesi quali Henri Matisse, André Derain ed artisti
stranieri come Pablo Picasso, Marc Chagall, Amedeo Modigliani, Kees van
Dongen.

Tutti questi artisti hanno contribuito all’innovazione artistica del ‘900 attraverso
la sperimentazione con forme, colori e tecniche. Ognuno di loro è stato
rappresentante di nuovi movimenti come: il cubismo (Picasso=scomposizione
delle forme che vengono ridotte ad elementi geometrici), il fauvismo (Derain e
Matisse=uso vivace e non realistico del colore),l'espressionismo (Soutine=
rappresentazione distorta della realtà) ed il post impressionismo (Kees van
2

Dongen= noto per i suoi ritratti stilizzati rappresentanti la società parigina).


Troviamo anche Brancusi (non si riconosce appartenente a nessun
movimento del ‘900 (noto per le sue sculture astratte e stilizzate in marmo o
bronzo).

AMEDEO MODIGLIANI (1884-1920)

La sua biografia (breve e tormentata) è stata ricostruita dalla figlia Jeanne.

Amedeo Modigliani è un giovane ebreo che nasce a Livorno nel 1884. Iniziò
gli studi a Firenze passando poi a Venezia ed infine a Parigi dal 1906.

La capitale francese era il fulcro delle avanguardie artistiche, qui entrò in


contatto con grandi artisti come Pablo Picasso ma anche con Giuseppe
Ungaretti. A Parigi conoscerà anche la giovane pittrice Jeanne Hébuterne di
cui si innamorerà e che diventerà sua compagna di vita e musa ispiratrice
nell’arte.

Artista bohemien, mentre si trovava a Parigi piombo in un vortice di alcool e


droghe che compromisero la sua fragile salute (soffriva di tubercolosi). Ciò lo
porterà ad una morte precoce, lasciando la donna amata che si suicidò con in
grembo il secondo figlio.

La sua ambizione era quella di diventare uno scultore monumentale e di


riprodurre nelle sue opere l’armonia formale del classicismo e la tensione
verticale del gotico (sviluppo verticale delle forme). Il suo senso classico della
forma non lasciava spazio ad un’indagine del contesto urbano e sociale: i suoi
nudi e i suoi volti non sono mai connotati alla denuncia [Link]ò è dato
dalla sua volontà di accentuare i suoi aspetti geometrici che riprende dall’arte
africana.

Questo a differenza di Chaim Soutine dove attraverso la sua distorsione delle


forme nei suoi ritratti denunciava i disagi interiori e le ansie dell’uomo.

SCULTURA

Modigliani si era inizialmente pensato come scultore più come pittore e iniziò
a scolpire seriamente dopo che Paul Guillaume, un giovane e ambizioso
mercante d'arte, si interessò al suo lavoro sulla scultura nera e lo presentò a
Constantin Brâncuși e poco dopo a Picasso.

CARIATIDI

Modigliani si avvicina inizialmente all’arte africana sempre grazie a Paul


Guillaume che lo aveva incoraggiato a studiare a Parigi presso il museo del
Trocadero, oggi Museo dell’uomo che raccoglie interessanti collezioni
etnografiche.

Tra le collezioni etnografiche Modigliani vide le Cariatidi.


3

Le cariatidi erano le donne di Carie, città greca che vennero imprigionate e


schiavizzate dagli ateniesi perché avevano appoggiato i Persiani (si trovano
sull’ eretteo dell’ acropoli di Atene rappresentate in sculture di donne che
sostengono l’architrave). Modigliani riprende questa rappresentazione e
disegna la donna utilizzando una fonte archetipa differente; non più quella
greco-romana in cui la cariatide è una statua che funge da colonna non quella
egiziana in cui sorregge una cornice, bensì quella africana, il cui scopo era
quello di sorreggere il capo-tribù africani.
Nei primi anni del ‘900 si consolida sempre di più l’interesse per quella che
venne definita l’Art Nègre.

Proprio in questo periodo Modigliani progetta la realizzazione di alcune


sculture create dal 1912 al 1914, rese protagoniste anche di una decina di
oli, create con le tonalità del rosso, della terracotta e del nero e ideate
come dei fregi.
A differenza delle sculture che risultarono molto astratte i dipinti catturarono
subito l’attenzione del pubblico poiché racchiudono gli elementi caratterizzanti
e innovativi dell’arte di Mogigliani.
Mademoiselle Grain De Café (1911) dipinto ad olio
4

La Cariatide è raffigurata con forme semplici e stilizzate con le braccia rivolte


verso l’alto e con le gambe inginocchiate. Ha un contorno netto, nero, e sulla
coscia destra appare in modo stilizzato un volto di donna. Dietro alla figura
femminile, quasi come un’ombra, compare una sagoma maschile, che
conferisce a questo dipinto, olio su tela, un tocco di inquietudine e mistero.
5

Attraverso le Cariatidi Modigliani omaggia la donna colei che sostiene, con


grande sforzo volitivo, il peso della vita. Il cammino dell’umanità.

SERIE DI TESTE IN PIETRA (26): all’artista era estranea l’idea di forgiare


figure con materiali malleabili (come la creta e la cera) e predilesse la tecnica
dello scultore “a levare”= sottrarre la materia da un blocco attraverso martello
e scalpello (tecnica utilizzata anche da Michelangelo)

Nella Testa è evidente come tutto sia stato ricondotto all’essenza: sul volto
piatto e allungato si possono individuare una piccola bocca, il naso dal profilo
tagliente, gli occhi a mandorla che, sebbene nettamente distinti, appaiono
collegati da una linea unica. I tratti incisi con forza che ricorda le maschere
delle popolazioni tribali africane, i grandi esempi della scultura greca arcaica,
la misteriosa arte ESEMPIO

La testa di donna (1912)

A causa delle polveri generate dalla scultura, la sua tubercolosi peggiorava;


abbandonò quindi la scultura, prima quella della pietra calcarea e poi anche
quella del legno, e si concentrò unicamente sulla pittura creando uno stile a
metà tra le sue tecniche (classicismo e gotico) caratterizzato dalla sintesi delle
forme (togliere tutto ciò che è superfluo e cogliere solo l’essenza della figura).
6

LA BEFFA DEL 1984

Durante l’estate del 1984, in occasione del centenario della nascita dell’artista
Amedeo Modigliani (12 luglio 1884), il Museo Progressivo di Arte Moderna di
Livorno decise di allestire una mostra in omaggio al suo cittadino più illustre.
L’esposizione aveva l’obiettivo di evidenziare la breve e poco documentata
carriera di scultore di Modigliani.
La cura del progetto venne affidata alla conservatrice del museo, Vera Durbé. Per
arricchire la mostra, inizialmente un po’ scarna e snobbata dalla critica (solo
quattro sculture arrivarono a Livorno), venne deciso di utilizzare delle scavatrici
per perlustrare il Fosso Mediceo, dove nel 1909, si dice, Modigliani aveva gettato,
sconfortato dal giudizio dei suoi concittadini e in procinto di partire definitivamente
per Parigi, alcune delle sue sculture.

Il comune di Livorno non esitò a finanziare le ricerche, sperando in questo modo


di alimentare il gracile turismo della bella città toscana. Passarono alcuni giorni,
ma delle sculture di Modigliani nessuna traccia.
Quando tutta l’operazione sembrava aver assunto la forma di un enorme spreco
di denaro pubblico, ecco che l’ottavo giorno qualcosa di sorprendente e di
miracoloso calò sulla città di Livorno: le acque torbide dei Fossi di Livorno
avevano restituito qualcosa. Si trattava di una testa di granito scolpita con tratti
duri e allungati. Passarono poche ore e la ruspa tirò fuori dal Fosso altri due
blocchi di pietra serena, che si rivelarono essere altrettante sculture, anch’esse
raffiguranti delle teste.
Per Vera Durbé e suo fratello non vi erano dubbi: le opere appartenevano ad
Amedeo Modigliani. Da quel momento in poi, la città di Livorno venne
letteralmente invasa da turisti e dai media di tutto il mondo.
I grandi maestri della critica italiana, da Argan a Ragghianti passando per Carli e
Brandi, applaudirono l’impresa. L'unico a sostenere che queste tre sculture
non solo erano false ma anche fatte da due mani diverse fu il Dott. Carlo
Pepi, un grande collezionista d'arte.

Il fratello di Vera Durbé, Dario, pubblicò a tempo di record (due settimane) un


libro-catalogo dal titolo “Due Pietre Ritrovate di Amedeo Modigliani”, con tanto
di foto e commenti di eminenti esperti.

Mentre presso il Museo Progressivo d'Arte Moderna di Livorno si preparavano


i festeggiamenti e gli ultimi dettagli prima dell’inaugurazione, una notizia
Ansa piombò su quella impresa come un fulmine a ciel sereno: tre
studenti di Livorno, Pietro Luridiana, Pierfrancesco Ferrucci e Michele
Ghelarducci, in un’intervista rilasciata al settimanale Panorama,
dichiararono di essere gli autori della seconda Testa pescata del Fosso.
Si tratta di un gioco, dissero i tre giovani, di uno scherzo ben riuscito
ottenuto non con un poetico scalpello, bensì con un semplice e
prosaico trapano elettrico. A conferma di quanto appena detto, alla sua
uscita il settimanale pubblicò alcune foto scattate dei tre studenti in un
giardino nel momento stesso in cui compirono l’opera. Per fugare i residui
7

dubbi, i ragazzi vennero inoltre invitati in televisione, durante la prima serata,


per ripetere dal vivo il loro esperimento davanti ad oltre dieci milioni di
telespettatori sintonizzati.

Tutto ciò non scarfì tuttavia la resistenza di coloro (i fratelli Durbé oltre che
gran parte della critica) che credevano che le altre due Teste ritrovate, che in
nessun modo e per loro stessa ammissione i tre ragazzi non avevano scolpito
fossero di Modigliani. Anche questa affermazione crollò dopo una decina di
giorni, quando si venne a sapere che le altre due sculture erano opera di
Angelo Froglia, ventinovenne, lavoratore portuale, promettente artista che
aveva pure cosparso sul retro di una scultura del catrame (per
pavimentazione stradale), prodotto ovviamente inesistente al tempo di
Modigliani.

La famosa "beffa" del 1984" ebbe ripercussioni colossali nel mondo dell'arte,
perché i più grandi critici d'arte italiani si coprirono di vergogna anche dopo la
confessione degli autori, dove affermano di essere stati convinti che le loro opere
ricavate, sarebbero state subito riconosciute come false, e mai avrebbero pensato
di innescare un caso internazionale. Come se non bastasse durante la "pesca
miracolosa", Jeanne Modigliani, figlia dell'artista, venne trovata esanime nella
sua abitazione parigina in circostanze anomale, proprio quando stava per
venire a Livorno per dichiarare false le DUE sculture (quelle realizzate da
Froglia) emerse dai fossi della cui esistenza era stata avvertita da una lettera
anonima.

RITRATTI

Una delle particolarità nei ritratti di Modigliani è quella di semplificare gli occhi dei
soggetti rappresentati e spesso rappresentarli senza iride. Per spiegare questa
caratteristica ci sono diverse teorie legate al suo stile:

INFLUENZA DELLE MASCHERE AFRICANE: Modigliani era molto


influenzato dall’arte africana e delle tribù indigene le cui maschere avevano
spesso gli occhi stilizzati.

STILE DISTINTIVO:Modigliani cercava uno stile che lo differenziasse da


quello degli artisti contemporanei per questo motivo la scelta di trascurare gli
occhi potrebbe essere una scelta consapevole per creare un’estetica nuova
mai vista.

INTROSPEZIONE E MISTERO:Per molti la scelta di semplificare gli occhi è


dovuta alla sua ossessione per l'interiorità umana. Sull’onda del detto:”gli
8

occhi sono lo specchio dell’anima” decide di rappresentare i soggetti


semplificando gli occhi (spesso senza pupille) non potendo conoscere l’anima
dei soggetti che ritrae.

Nell’opera: “uno nessuno e centomila” Luigi Pirandello parla proprio delle


diverse maschere che l’uomo indossa e con cui si rapporta alla realtà
attraverso le quali risulta difficile comprendere la vera anima di ognuno di noi.

La semplificazione degli occhi vuoti si vede molto bene nel ritratto:

Lunia Czechowska (1919) olio


su tela

Lunia fu per la sua figura longilinea una delle modelle preferite dal pittore.
Iniziamo con il soggetto del dipinto, Lunia Czechowska, una donna
affascinante ed enigmatica. La sua figura emerge dallo sfondo scuro con
colori freddi che vanno in contrasto con i colori caldi e accesi del volto di Lunia
che viene messo in risalto e si presenta allo spettatore con uno sguardo
intenso e penetrante. Il volto di Lunia Czechowska è ritratto con una
semplicità sorprendente, ma è proprio in questa semplicità che risiede la forza
dell’opera. Modigliani ha saputo catturare l’anima della modella, trasmettendo
al pubblico la sua personalità e il suo magnetismo.
9

Nello sfondo l’artista non ha creato un’ambientazione, ma ha spezzato lo


spazio in piani che riprendono i colori della figura: il marrone dei capelli ed il
verde acqua degli occhi.

Il tratto distintivo di Modigliani, caratterizzato da linee fluide e sinuose, è


particolarmente evidente in questo ritratto. Il collo slanciato di Czechowska, le
linee curve del viso e il naso allungato la bocca piccola sono elementi che
caratterizzano la sua tecnica riconoscibile e unica. Queste linee eleganti
conferiscono all’opera un senso di grazia e raffinatezza.

È interessante notare anche come Modigliani abbia utilizzato pochi dettagli,


concentrandosi invece sulla forma e sulla composizione generale.

Il profilo elegante di Lunia Czechowska testimonia anche l’influenza della


scultura primitiva e preclassica, è immediato il riferimento al ritratto della
regina egizia Nefertiti. Di cui vengono ripresi gli occhi vuoti, i lineamenti
stilizzati, il collo slanciato e l’eleganza della figura.

Paul Guillaume (1916) olio su tela


10

In questo ritratto non andrò ad analizzare particolarmente le caratteristiche


stilistiche di Modigliani ma bensì mi concentrerò sull’idea che modigliani aveva
sul ritratto stesso che doveva essere una vera e propria indagine per lo
spettatore

Allora poco più che trentenne, l’artista amava ritrarre nei suoi dipinti amici e
conoscenti: Paul Guillaume è stato un importante collezionista d’arte e
mecenate, a cui Modigliani ha dedicato ben tre ritratti. In questo ritratto
troviamo Paul vestito in modo formale con la testa alzata quasi in segno di
consapevolezza con in mano un libro simbolo della sua intelligenza, La sua
posa però è disinvolta e lo sguardo è perso nel vuoto. Questo atteggiamento
pone lo spettatore ad indagare sulla personalità del soggetto e sul modo con
cui Modigliani osserva la realtà. Sullo sfondo troviamo un colore neutro che
11

serve a esaltare lo sguardo del soggetto, quasi come se fosse un graffito, il


nome del soggetto raffigurato e la data di realizzazione del dipinto. In
quest’opera, in particolare, l’artista raffigura Guillaume con un solo occhio con
l’orbita vuota mentre l’altro è chiuso, il motivo lo spiega lo stesso Modigliani
con queste parole: “Perché con uno tu guardi il mondo, con l’altro guardi in te
stesso”.

Una volta terminati, i suoi dipinti non venivano mai ritoccati. Eppure, tutti
coloro che avevano posato per lui dissero che essere ritratti da Modigliani era
come "farsi spogliare l'anima".

I NUDI

I nudi femminili sono stati uno dei grandi temi di indagine di Modigliani,
soprattutto a partire dal 1917, anno in cui realizza una serie di tredici nudi di
formato orizzontale, visti dall’alto e con le braccia spesso abbandonate oltre la
testa.

La nudità femminile dipinta da Modigliani suscitò a suo tempo scandalo e


indignazione, sebbene la rappresentazione del nudo nell’arte costituisca in
realtà un’antica tradizione. Ma le tele di Modì esprimono qualcosa di inusuale,
per il tratto stilizzato, gli occhi inquietanti, i peli, le proporzioni improbabili. La
sua prima esposizione personale il 3 dicembre del 1917 a Parigi, accolta con
favore dalla critica, venne però presto chiusa perché il capo della polizia
rimase scandalizzato le sue opere furono considerate un oltraggio al pudore.

Grande musa ispiratrice e modella dell’artista fu la sua compagna di vita, la


pittrice Jeanne Hébuterne.

Uno dei nudi all’interno della mostra è il NUDO SDRAIATO (1917) noto anche
come nudo rosso ?(olio su tela)
12

Il NUDO SDRAIATO è stato molto discusso per via dell’identità incerta della
modella: potrebbe trattarsi di Jeanne Hébuterne, giovane compagna
dell’artista, oppure di Elvira La Quique, celebre prostituta, cantante e modella
di Montparnasse, la cui bellezza conturbante ispirò pittori e poeti.

"Il Nudo sdraiato" ritrae una figura femminile dai capelli scuri e dal trucco
marcato che giace su un’alcova di colore rosso scuro, notazione cromatica
richiamata anche dal rosso delle labbra della modella, offrendo allo sguardo
dello spettatore la sua nudità integrale con grande naturalezza.

Lo stile distintivo di Modigliani è evidente nel dipinto, con forme allungate,


linee sinuose e lineamenti facciali semplificati. Il corpo del modello è
rappresentato con sensualità e curve, enfatizzando una postura elegante. La
tavolozza di colori è spesso limitata, con tonalità calde e sfumature terrose,(il
rosso e l’azzurro del letto, l’ocra e il nero del corpo e dei capelli) il che
contribuisce alla sensualità complessiva del [Link] corpo della modella
domina lo spazio, anzi lo riempie, tagliato sopra le ginocchia, al polso, al
gomito, come se la tela non potesse contenerlo. L’ambiente è appena
accennato, quasi un abbozzo, perché ancor più risalti il corpo, morbido,
acceso.

La scelta dell’artista di indulgere nella rappresentazione di dettagli realistici,


come la peluria sotto le ascelle e sul pube, era stata fatta anche da Francisco
Goya un secolo prima con la sua Maja Desnuda, modello di riferimento
principale per quest’opera, per la quale l’autore fu addirittura giudicato dinanzi
al Tribunale dell’Inquisizione spagnola.
13

La differenza principale tra questi due dipinti è il colore: nel nudo sdraiato di
modigliani il colore è caldo, acceso e contrastante l’uno con l’altro mentre
nella Maja desnuda di Goya i colori sono più tenui e complementari. Lo stile di
Modigliani è caratterizzato da linee fluide con una stilizzazione delle forme,
nella Maya desnuda di Goya viene usata una tecnica più realistica e piena di
dettagli (nella Maya desnuda si fa importanza ai dettagli del lenzuolo alle
ombre, vi è uno sfondo mentre nel nudo sdraiato viene data importanza solo
alla figura femminile).Queste differenze sono date dai periodi storici differenti:
il romanticismo con un'atmosfera sognante vuole suscitare un sentimento
nello spettatore in particolare Goya vuole esaltare l’erotismo della figura
femminile sfidando gli ideali morali dell’epoca. Modigliani invece vive nel primo
periodo dell’arte moderna in cui si vive una fase di ricerca nell’arte in
particolare della ricerca della forma ed in questo caso il nudo sdraiato vuole
esaltare l’essenza della bellezza attraverso la semplicità delle linee e delle
forme in cui Modigliani celebra una bellezza sensuale e consapevole non
erotica.

Potrebbero piacerti anche