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Il documento presenta un decalogo per scrittori, evidenziando l'importanza di affrontare paure, errori e la propria pluralità per migliorare nella scrittura. Sottolinea che scrivere è un atto di libertà che può diventare opprimente e che la sensibilità è un superpotere. Infine, si riflette sulla difficoltà di essere scrittori nel contesto contemporaneo, caratterizzato da una continua ricerca di visibilità.

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11/01/2020

DECALOGO DELLO SCRITTORE PIANTATO.

*Ho cercato di pormi una domanda diversa dalla tua, e visto che ormai in questo balletto ci stiamo
ballando insieme, tanto vale fare un lavoro di squadra.
Dunque:

COME NON PIANTARSI?

1-Sconfiggere la paura di non esistere.


Bisogna sacrificarsi alla scrittura, lo hai detto tu. Penso sia vero. Penso sia così profondamente
vero che mi domando ogni secondo se sono disposto a mettere avanti lei per annullare me stesso,
anche se mi spaventa. Accettare di non esistere è un esercizio che faccio continuamente per
addormentare con il cloroformio il mio ego e poter scrivere del mondo con l'oggettività con la quale
spesso riesco a vederlo.

2-Accettare la propria pluralità.


Molte discipline umane e spirituali suggeriscono il raggiungimento dell'illuminazione attraverso
l'unità. Non sono daccordo, principalmente per due motivi. 1)i miei difetti e il mio umore
basculante mi determinano, e qaul'è il carburante migliore se non la propria legittima disperazione
difronte ai nostri difetti? 2)l'unione fa la forza, e questa l'ho imparata in anni e anni di ballo. La
coreografia di gruppo sarà sempre e comunque più spettacolare dell'assolo, quindi è importante
riconoscere Mario, Luca, Il gatto, Gaetana, Laura, Teodosio dentro di se e farli parlare e intervenire
quando hai bisogno di loro.

3-Affrontare i propri errori, anche se sei disarmato.


E in questo punto, l'unico, sono un passo avanti a te, perchè io un libro sono riuscito già a cagarlo
fuori. Non ti ho mai raccontato cosa in realtà stessi cercando di esorcizzare scrivendolo, e per
quanto tu possa aver ugualmente intuito molto, non conosci la storia, che non ti racconterò ora
comunque. In questa vicenda che è quella che poi mi ha fatto incominciare a scrivere c'erano i
buoni e il cattivo, e io sono stato il cattivo, non per malvagità naturalmente, ma per immaturità, che
per quanto non sia una colpa io l'ho comunque vissuta come tale. Scrivere questo libro è stato il mio
modo di metaforizzare le ossessioni, la paralisi interiore, l'incomprensibilità degli eventi, i
sentimenti irrefrenabili e il fascino irresistibile dell'ignoto, che è il solo modo che conosco per
sbirciare oltre i miei limiti netti di essere umano. É stato il tentativo più onesto di ammettere a me
stesso che oper quando possiamo aver vissuto chiaramente degli eventi, non abbiamo le capacità
profonde e cognitive di comprendere appieno tuto quelo che ci succede. Siamo in balia de balia, a
casaccio, e secondo me è là la bellezza.

4-non riuscire d affrontare onestamente i propri errori.


Che è la stessa cosa del punto tre, e che per la legge della gravitazione universale ti legittima a
comportarti da uomo, quindi a farti forte delle tue contraddizioni.

5-Scrivere è la cosa più facile del mondo, per questo è difficile.


Due giorni fa ho letto un'intervista di Vonnegut in cui diceva “Ma si, noi umani siamo qui sulla terra
per cazzeggiare, non capisco perchè tutti cerchino a tutti i costi di dare tutti questi significati alle
cose” ...e niente, ha ragione. Scrivere è molto più facile di quello che sembra, anche se è un po'
come cercare di ricordare dove hai messo l'ultima volta un oggetto. Più ti sforzi di ricordare, più stai
sicuro che non ti verrà in mente.

6- La libertà ti imprigiona
Odio affrontare un tema complesso come la libertà, ma qui in via esclusiva lo faccio, dai.
Siamo uomini, non siamo culturalmente programmati per la libertà, e scrivere è proprio un atto di
libertà. Sentirti libero di affrontare qualsiasi tipo di argomentazione in qualsiasi modo tu voglia ti
blocca, per questo uno poi alla fine ci ricama sopra e si da mille giustificazioni sul dire una certa
cosa o un altra. Più che da eroi quindi è necessario essere avventurieri, ovvero non temere l'ignoto
verso il quale stai andando. Male che ti va nel tempio Maia non trovi nulla o ti pigli un dardo
avvelenata e muori, ma se va così significa che così doveva andare, e questo vale da Fabio Volo a
Shakespear.

7-La sensibilità è un superpotere.


E questo punto è l'unico di cui sono sicuro. La sensibilità è la più meravigliosamente drammatica
maledizione dalla quale si possa essere afflitti. Da ogni potere nascono responsabilità, con la
differenza che con la scrittura non ci salvi la gente (o almeno non sempre) quindi bisogna lasciarsi
andare.

8-Non sentirsi all'altezza.


Questo è il vero nemico da decapitare ed erigerne la testa su una picca.

9-riesco a scrivere solo di me, sono fottuto.


Ho paura di essere condannato dalla mia stessa scrittura, ma esserne consapevole forse mi salverà.
Sono partito scrivendo praticamente solo di me e ora, che vorrei interpretare e recitare anche altre
parti, non so come fare senza sembrare finto. Sono Keanow Reeves in Matrix.
Qui iniziamo a chiudere il cerchio perchè questo si ricollega al primo punto. Bisogna smettere di
avere paura di non esistere, perchè solo così si può esistere spontaneamente.

10-siamo sicuri che essere scrittori nel 2020 significhi non eistere?
Questa per me è la parte più complicata, perchè siamo negli anni dell'esibizione dellla propria
individualità. Non ci sono più i lupi e le pevcore, ma sono tutti squali senza denti e con il tutu che
fanno il balletto ercando di tirarsi addosso il riflettore. Questa cosa purtroppo mi disturba
profondamente e ad oggi non so ancora come affrontarla, ed è il solo punto per il quale davvero non
riesco a dare una risposta convinvente che convinca anche me.

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