CITOLOGIA
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TEORIA CELLULARE
I capisaldi della Teoria cellulare sono:
• Tutti i viventi sono costituiti da una o più cellule;
• Le reazioni chimiche di un organismo vivente, compresi i meccanismi
di liberazione dell’energia e le reazioni di biosintesi, hanno luogo dentro le cellule;
• Le cellule si originano da altre cellule;
• Le cellule contengono le informazioni ereditarie dei meccanismi di cui fanno parte, e queste
informazioni passano dalla cellula madre alla cellula figlia.
L’elaborazione di questa teoria (1938) è successiva alla costruzione e all’utilizzo del microscopio attraverso il
quale l’uomo ha avuto accesso ad un mondo fino ad allora sconosciuto.
1. Le cellule furono osservate per la prima volta nel 1665 da Robert Hooke, che studiò con un
microscopio rudimentale sottili fettine di sughero e chiamò cellule questi elementi.
2. Nel 1673 Anton van Leeuwenhoek effettuò invece osservazione su globuli rossi, su piccoli organismi
presi da acque stagnanti e su spermatozoi.
3. Nel 1830 Theodor Schwann compì studi al microscopio sulla cartilagine di animali e vide che questa
era formata da cellule simili a quelle delle piante, e ipotizzò che le cellule fossero elementi costitutivi
fondamentali di piante e animali.
4. Nel 1860 Rudolf Virchow affermò che le cellule devono essere le unità vitali di tutti gli organismi, e
che ogni cellula deriva da un’altra cellula.
DIMENSIONI DELLE CELLULE
Le dimensioni possono essere confrontate utilizzando una scala logaritmica (multipli di 10). Le cellule
procariotiche dei batteri vanno da 1 a 10μm di lunghezza. Le cellule eucariotiche hanno un diametro che va
dai 10 ai 30μm. I nuclei delle cellule vegetali ed animali hanno un diametro che va da 3 a 10μm. I mitocondri
hanno invece delle dimensioni simile a quelle di piccoli batteri, mentre i cloroplasti sono id solito più grandi.
Le cellule uovo sono invece le più grandi.
Il mantenimento dell’omeostasi delle cellule dipende dall’efficienza del trasporto trans-membrana che è
favorito da un rapporto maggiore fra superficie e volume: l’area della superficie deve essere abbastanza
grande rispetto al suo volume per poter permettere scambi adeguati di materiali con l’ambiente. Benché il
volume sia lo stesso, otto cellule piccole hanno un rapporto più grande rispetto a una più piccola.
CELLULA PROCARIOTICA
• Propria di organismi unicellulari (Monere).
• Non c’è un nucleo ben distinto ma un’area nucleare ove è
presente il DNA.
• Non vi sono organuli circondati da membrana.
• Diametro medio 1/10 rispetto alle cellule eucariotiche.
• Presentano membrana cellulare.
• Possono avere parete cellulare.
Questa foto di Autore sconosciuto è • I flagelli sono frequenti (locomozione).
• Fimbrie o pili (proiezioni simili a pelo pro adesione).
• Ambiente interno ricco di ribosomi pro sintesi polipeptidi.
DIFFUSIONE
Nella diffusione semplice, attraverso una membrana cellulare,
piccole molecole id soluti apolari si muovono spontaneamente
attraverso la membrana assecondando il loro gradiente di
concentrazione. Come l’ossigeno e l’anidride carbonica.
OSMOSI
Un tubo a U contiene acqua pura nel braccio sinistro e acqua più
soluto nel braccio destro. Le due soluzioni sono separate da una
membrana selettivamente permeabile che permette il passaggio
delle molecole di acqua in entrambe le soluzioni, ma non delle
molecole di soluto. Il livello del fluido aumenta a destra e
diminuisce a sinistra, perché c’è un movimento netto dell’acqua.
FAGOCITOSI
Durante la fagocitosi, le pieghe della membrana plasmatica circondano la particella che
deve essere inserita, formando intorno ad essa un piccolo vacuolo. Il vacuolo in seguito a
una strozzatura si libera all’interno della cellula.
I lisosomi si fondono con il vacuolo e riversano i loro enzimi sul materiale ingerito.
PINOCITOSI
Durante la pinocitosi, le goccioline di fluido sono intrappolate da pieghe
della membrana plasmatica.
Queste subiscono una strozzatura all’interno del citosol e divengono
piccole vescicole piene di fluido.
Il contenuto di queste vescicole viene lentamente trasferito al citosol.
GIUNZIONI CELLULARI
Le giunzioni cellulari sono delle connessioni tra le cellule, che creano delle specializzazioni per la membrana
cellulare.
Esse possono essere:
• Occludenti;
• Aderenti;
• Comunicanti;
• Plasmodesmi.
GIUNZIONI CELLULARI OCCLUDENTI
• Tight junctions;
• No spazio tra cellule adiacenti;
• Rete di proteine filamentose (claudine e occludine) che sigillano le membrane
in punti specifici;
• Proteine filamentose contraggono rapporti con il citoscheletro;
• Inibita diffusione delle macromolecole organiche
• Diffuse negli epiteli
GIUNZIONI CELLULARI ADERENTI
• Spazio tra le cellule adiacenti;
• Consentono il passaggio di molecole;
• Sono mediate da proteine che fanno da ponte tra due cellule e sono
legate ai filamenti citoscheletrici
CITOSCEHELTRO
• Il citoplasma è una struttura organizzata. Una
rete di proteine fibrose si estende dal nucleo fino
alla superficie interna della membrana,
contribuisce a definire la forma della cellula e
riveste un ruolo chiave nel movimento e nella
divisione cellulare.
• Questa matrice fibrosa può controllare il
movimento degli organelli cellulari e perfino il
metabolismo, dirigendo il traffico delle vescicole.
• Tre principali componenti sono: i microtubuli, i
filamenti di actina e i filamenti intermedi.
• MICROTUBULI: sono le fibre più grosse, con
diametro di 25nm e lunghi fino a 50mm, il loro
aspetto è simile a dei cilindri cavi. La loro unità di
base è la tubulina, che crea dei monomeri che
attaccandosi e staccandosi modificano la lunghezza dei microtubuli.
• MICROFILAMENTI: sono sottili strutture elicoidale dal diametro di 6nm. La loro unità di base è
l’actina. Partecipano al movimento della cellula ed al movimento degli organuli per la contrazione
muscolare.
• FILAMENTI INTERMEDI: hanno delle dimensioni intermedie e svolgono un ruolo di rinforzo
strutturale.
CIGLIA E FLAGELLI
Molte cellule possiedono sulla superficie strutture flessibili, simili
a peli, denominate ciglia o flagelli, contenenti un fascio centrale di
microtubuli che funziona da motore del movimento. Ciglia e
flagelli si flettono dando luogo a un battito regolare, simile a
quello di una frusta, reso possibile dall’energia conservata sotto
forma di molecole di adenosina trifosfato all’interno die
microtubuli.
Il secondo caposaldo della Teoria cellulare ci dice che: le reazioni chimiche di un organismo vivente,
compresi i meccanismi di liberazione di energie e le reazioni di biosintesi, hanno luogo nelle cellule.
ENZIMI
Sono delle particolari proteine globulari dotate di struttura terziaria o quaternaria.
Agiscono come acceleratori delle reazioni del metabolismo e causano una diminuzione dell’energia di
attivazione.
Hanno delle caratteristiche:
• Sono specifici, hanno un target o substrato a cui ancorarsi.
• Non modificano la loro struttura.
• Agiscono in piccole quantità.
Tra di questi ci sono: la chimotripsina che rompe i legami peptidici e la saccarasi, che rompe i legami che
tengono insieme il saccarosio.
Hanno la cosiddetta efficienza catalitica, cioè il numero di macromolecole organiche che l’enzima trasforma
in un secondo in condizioni ottimali.
LE VIE METABOLICHE
CON GLI ALIMANETI ASSUMIAMO CHE VENGONO SCOMPOSTI IN
Carboidrati Monosaccaridi
Proteine Amminoacidi
Lipidi Acidi grassi o glicerolo
Le vie metaboliche sono sequenze ordinate di reazioni chimiche a stadi che partono da monosaccaridi,
amminoacidi o acidi grassi.
Ciascun passaggio è catalizzato da uno specifico enzima.
Le vie metaboliche note sono tre.
Esse sono tra loro interconnesse in rete metaboliche.
ESEMPIO: il metabolismo del glucosio è il complesso delle reazioni metaboliche che hanno il glucosio come
substrato; corrisponde alla respirazione cellulare (reazione distruttiva, catabolica) ed alla sintesi del
glicogeno (reazione costruttiva, anabolica).
GLICOLISI
La comune eredità metabolica dei viventi, una prova della loro comune origine, un precesso primitivo attuato
già dai procarioti anaerobi primordiali.
È una successione ordinata di 10 reazioni chimiche, ciascuna catalizzata da uno specifico enzima (il risultato
di una tappa è il substrato della tappa successiva).
Comporta la scissione del glucosio (monosaccaride a sei atomi di carbonio) in due molecole di acido piruvico
(acido-2ossopropanoico, ciascuna a 3 atomi di carbonio).
L’acido piruvico ai valori di pH che sono propri dell’ambiente intracellulare, è presente in forma di ione
piruvato.
Il bilancio energetico è positivo: una molecole di glucosio si trasforma due molecole di ione piruvato con
liberazione di 2 molecole di ATP, il nucleotide ad alto contenuto energetico che rappresenta la forma di
energia in transito nei processi metabolici, oltre a molecole del coenzima NADH.
CICLO DI KREBS
Fu descritto dal Biochimico tedesco Krebs nel 1937.
È noto come ciclo dell’acido citrico o degli acidi tricarbossilici.
È una successione ordinata di 8 reazioni chimiche, ciascuna catalizzata da uno specifico enzima. Gli enzimi
coinvolti sono presenti all’interno della matrice mitocondriale nei mitocondri della cellula.
Comporta la progressiva degradazione dell’acido piruvico, in forma di ione piruvato quale esito della
glicolisi, in CO2.
Il substrato, lo ione piruvato, dapprima trasformato in un tioestere, l’acetilcoenzima A, da cui parte il Ciclo
di Krebs, che reagisce con l’ossalacetato già presente nel mitocondrio.
Il prodotto finale è l’ossalacetato che reagendo con l’acetilcoenzima A riavvia il ciclo.
Il bilancio energetico è positivo: da uno molecole di glucosio il Ciclo di Krebs libera 2 molecole di ATP che si
sommano alle 2 già liberate dalla glicolisi.
L’INVOLUCRO NUCLEARE
Cosa separa il nucleo dal citoplasma circostante?
L’involucro nucleare è costituito da due membrane concentriche, ognuna delle quali consiste di un doppio
strato fosfolipidico; esse sono separate dallo spazio peri-nucleare (spessore 20-40nm). La membrana esterna
è in continuità con quelle del reticolo endoplasmatico rugoso e ha la superficie esterna cosparsa di ribosomi.
Lo spazio peri-nucleare è in continuità con il lime del reticolo endoplasmatico.
Il nucleo è un sistema aperto?
L’involucro nucleare, dove le membrane si fondono, ha dei pori nucleari, strutture proteiche tra le più grandi
e complesse delle cellule. I pori nucleari presiedono al trasporto selettivo di grandi molecole (in entrata:
proteine sintetizzate nel citoplasma) o di strutture macromolecolari (in uscita: ribosomi e molecole di RNA).
IL NUCLEOLO
Cosa è il nucleolo?
L’involucro nucleare racchiude
un’altra struttura a elevato grado di
organizzazione, il nucleolo. A
differenza di altri organelli, il
nucleolo non è delimitato da
membrane e può essere presente in
più copie in un singolo nucleo.
Qual è la sua funzione?
• Assemblaggio di tutti i ribosomi
della cellula.
DBA
Il DNA è la macromolecola organica di rilevanza biologica depositaria dell’informazione genetica, ciò fu
scoperto a partire dagli anni ’20 del secolo scorso.
Quando il DNA venne osservato, erano già noti aspetti relativi alla trasmissibilità di caratteri morfo-
funzionali tra generazioni successive grazie a Mendel e agli studi evoluzionistici di Darwin.
Un altro aspetto da chiarire era come avvenissero le mutazioni, ossia la comparsa di alterazioni stabili che
erano in grado di essere trasmesse alle generazioni successive.
Con lo sviluppo della Genetica è stato possibile correlare le proprietà e le caratteristiche dei geni con
specifiche molecole.
Inizialmente furono scelte le proteine, ma data la loro flessibilità e complessità, esse non sono adatte ad
essere depositarie stabili di queste informazioni.
L’acido desossiribonucleico, inizialmente considerato poco funzionale, è il depositario delle informazioni
genetiche.
Le sue caratteristiche strutturali e chimico-fisiche permettono alla molecola di replicarsi e soprattutto di
tradursi in proteine per essere reso attivo, cioè indirizzare la struttura cellulare ed indirizzare il suo
metabolismo.
L’ipotesi che il DNA fosse il materiale genetico venne accettata solo nel 1953 quando Watson e Crick
proposero un modello strutturale che evidenziava le sue caratteristiche fondamentali.
Il DNA è costituito da nucleotidi
opportunamente legati fra loro.
Il nucleotide è l’unità di base del DNA.
Nella struttura di ciascun nucleotide ci sono:
• Un carboidrato a 5 atomi di carbonio, il
desossiribosio;
• Un gruppo fosfato;
• Una base azotata.
I nucleotidi cono legati tra loro da legami
covalenti che si stabiliscono fra il gruppo
fosfato di una unità e il carboidrato pentoso
dell’unità successiva.
La lunghezza del DNA risulta limitata con le
unità legate in sequenze variabili.
Le sue basi azotate si dividono in:
• Purine: adenina e guanina;
• Pirimidine: timina e citosina.
Nel 1949 Chargaff determinò la composizione
in termini di basi azotate in varie specie e
tessuti. Il risultato fu che il rapporto tra le basi
puriniche e pirimidiniche fosse prossimo ad 1.
In particolare nelle coppie adenina/timina e
guanina/citosina i rapporti erano
sostanzialmente pari ad 1.
NUMERO CROMOSOMICO
Il numero e le dimensioni cromosomiche sono tipici per ciascuna specie, ma il contenuto è quello che importa.
Cellule somatiche dell’Homo sapiens e dell’Olea europea hanno entrambi 46 cromosomi.
La maggior parte delle specie animali e vegetali contengono tra 8 e 50 cromosomi, ed il numero NON indica
la complessità di una specie o l’appartenenza ad un determinato dominio.
CICLO CELLULARE
Raggiunte certe dimensioni, le cellule devono
arrestare l’accrescimento o dividersi. All’interno
dell’organismo umano le cellule nervose, dei
muscoli scheletrici e gli eritrociti cessano di
dividersi raggiunta la maturità.
Altre cellule attraversano un ciclo di crescita e
divisione.
La durata del ciclo cellulare varia da specie a
specie, ma per animali e piante è compresa tra 8
e 20 ore.
Il ciclo si può osservare al microscopio ottico, e si
suddivide in due fasi principali, l’interfase e la
fase M.
La cellula trascorre la maggior parte della vita in
interfase. Non si replica ed è attiva
metabolicamente in quanto si accresce. È in
questa fase che avviene la sintesi di molecole.
L’interfase è suddivisa in stadi:
Il periodo G1 si trova alla fine della mitosi e
l’inizio della fase S. In questo intervallo, il più
prolungato dell’intero ciclo, non vi è sintesi di
DNA e avviene il normale metabolismo e l’accrescimento della cellula.
Verso la fine della fase G1 viene aumentata l’attività degli enzimi richiesti per la sintesi di DNA e delle
proteine richieste per la divisione cellulare.
La fase successiva alla G1 si chiama S durante la quale avviene la replicazione del DNA.
Terminata la fase S, inizia la fase G2, durante la quale vi è un aumento della sintesi proteica finalizzata alla
divisione cellulare.
La fase M consiste in due processi principali:
• Mitosi: divisone nucleare che produce due nuclei identici a quello della cellula madre ed avviene
al termine della fase G2.
• Citocinesi: divisione del citoplasma cellulare a formale due cellule uguali, ed inizia prima che la
mitosi sia completata.
LA DIVISIONE CELLULARE
Secondo vari studi effettuati sulle cellule, si creò il terzo caposaldo della Teorie cellulare: le cellule si
originano da altre cellule.
Le tre parole importanti che riguardano la divisione cellulare sono:
• REPLICAZIONE
• SEGREGAZIONE
• CITODIERESI
MITOSI
Negli eucarioti, la divisione cellulare per mitosi è un processo complesso che dovendo realizzare la corretta
compartizione del patrimonio genetico di una cellula madre tra i nuclei delle cellule figlie necessita che:
1. Il patrimonio genetico della madre sia stato replicato.
2. Le strutture proteiche da impiegare per praticare la divisione siano state sintetizzate.
3. Tutte le componenti necessarie alle cellule neoformate siano rese disponibili dalla cellula madre.
L’esito della mitosi saranno due nuclei figli geneticamente identici tra loro ed intendici pur nel nucleo
inziale: ciò è possibile grazie ad una precisa distribuzione di una copia del materiale genetico di partenza
in ciascuno dei due nuovi nuclei.
Inoltre la mitosi è un processo continuo in cui vengono riconosciuti diversi stadi: profase, prometafase,
metafase, anafase e telofase.
METAFASE
Il fuso mitotico è completo, di due centrosomi si
trovano nei poli opposti, i cromosomi sono tutti
agganciati alle fibre del fuso ed allineati sul
piano equatoriale della cellula in divisione.
ANAFASE
I centromeri di ciascun cromosoma si staccano, i
due cromatidi si separano e prendono a
muoversi verso le estremità opposte del fuso.
Ciascun cromatidio è diventato un cromosoma
indipendente. L’anafase termina quando le due
serie di cromosomi figli hanno raggiuto i poli
della cellula.
TELOFASE
Il fuso mitotico si dissolve, i cromosomi di despiralizzano, ricompare la cromatina, si riorganizzano la
membrana nucleare ed il nucleolo.
MEIOSI E MITOSI