Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
6 visualizzazioni9 pagine

Botanica

Il documento tratta del Regno dei Vegetali, evidenziando l'evoluzione delle piante dalle alghe e i loro adattamenti all'ambiente terrestre. Viene descritto il ciclo vitale delle piante, l'alternanza di generazioni e le differenze tra briofite e piante vascolari, con un focus sulle caratteristiche di ciascun gruppo. Infine, si analizzano le piante vascolari con e senza semi, evidenziando la loro struttura e il ruolo ecologico.

Caricato da

Romina Baselice
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd
Il 0% ha trovato utile questo documento (0 voti)
6 visualizzazioni9 pagine

Botanica

Il documento tratta del Regno dei Vegetali, evidenziando l'evoluzione delle piante dalle alghe e i loro adattamenti all'ambiente terrestre. Viene descritto il ciclo vitale delle piante, l'alternanza di generazioni e le differenze tra briofite e piante vascolari, con un focus sulle caratteristiche di ciascun gruppo. Infine, si analizzano le piante vascolari con e senza semi, evidenziando la loro struttura e il ruolo ecologico.

Caricato da

Romina Baselice
Copyright
© All Rights Reserved
Per noi i diritti sui contenuti sono una cosa seria. Se sospetti che questo contenuto sia tuo, rivendicalo qui.
Formati disponibili
Scarica in formato PDF, TXT o leggi online su Scribd

BOTANICA

IL REGNO DEI VEGETALI


Le alghe sono protisti fotosintetici unicellulari legati in modo indissolubile
all’ambiente acquatico. Circa 500mln di anni fa alcune di esse furono in grado di
uscire dal mare e colonizzare la terraferma. Nascevano così le prime piante!
Il Regno Plantae ad oggi annovera centinaia di migliaia di specie adattate ad habitat
diversi, soprattutto all’ambiente subaereo.

PAROLE o ESPRESSIONI CHIAVE RIFERIBILI AL REGNO DEI VEGETALI


• Pluricellulari.
• Eucarioti.
• Autotrofi (organismi fotosintetici).
• Cellula vegetale e sue specificità (pare cellulare cellulosica, cloroplasti, vacuoli…).

VANTAGGI dell’adattamento delle piante all’ambiente subaereo:


• La luce del Sole è presente dall’alba al tramonto ossia per l’intera durata del dì e non è “ostacolata”
dall’acqua che ne limita il passaggio.
• Il diossido di carbonio necessario per la fotosintesi clorofilliana abbonda nella troposfera (lo strato
atmosferico a diretto contatto con la superficie terrestre).
• Quando le piante vi si affrancarono, sulla terraferma gli unici viventi già presenti erano i procarioti; non
sussisteva, dunque, alcuna competizione per le risorse disponibili.

SVANTAGGI dell’adattamento delle piante all’ambiente subaereo:


• La scarsità di acqua esponeva le piante al rischio di disidratazione per evaporazione.
• Era necessario ancorare gli organismi al suolo e raccogliere acqua da esso anche in profondità.
Ne sono conseguiti precoci ADATTAMENTI che, pur nella incredibile varietà di forme di vita vegetale,
rappresentano le caratteristiche base di tutte le piante.

PIANTE
Gli adattamenti che hanno permesso alle piante di prosperare sulla Terra in ambienti molto diversi fra loro
comprendono:
Lo sviluppo della cuticola, un rivestimento ceroso impermeabile delle parti aeree per
prevenire l’essiccazione o la disidratazione dei tessuti della pianta per effetto
dell’evaporazione; la cuticola delle piante è più o meno spessa in funzione dell’umidità
propria dell’habitat cui la specie è adattata;
La presenza degli stomi, aperture specializzate della foglia e del fusto
erbaceo, per regolare gli scambi gassosi tra la pianta e l’ambiente
esterno, scambi altrimenti impediti dalla presenza della cuticola (si pensi agli scambi gassosi
necessari per la fotosintesi clorofilliana).
L’organizzazione delle gametangi (maschili e femminili); si
tratta di organi pluricellulari deputati alla riproduzione che
possiedono strati di cellule sterili (non riproduttive) a protezione dei gameti (cellule
uovo e cellule spermatiche). Una volta avvenuta la fecondazione, la cellula uovo
fecondata genera un gametangio pluricellulare all’interno del gametangio
femminile.
LE LINEE EVOLUTIVE
Le linee evolutive delle piante sono almeno due: una che diede vita alle
Briofite (piante non vascolari), l’altra alle Tracheofite (o piante
vascolari).
I tre principali gruppi di piante viventi sono:
• Briofite non vascolari (muschi).
• Piante vascolari senza semi (Crittogame: es, felci).
• Piante vascolari con semi.
A loro volta le piante vascolari con semi si suddividono in:
• Gimnosperme (es. conifere).
• Angiosperme (piante con fiori).
Si ritiene che l’ancestrale progenitore degli organismi vegetali terrestri sia
stata un’alga verde: le piante terrestri si sarebbero affrancate in ambiente
terrestre nel Siluriano (circa 400 mln di anni fa) quando la vita era già
abbondante negli oceani.

CICLO VITALE DELLE PIANTE e ALTERNANZA DI GENERAZIONI


Nel ciclo vitale delle piante è possibile riconoscere l’alternarsi
di due fasi: uno stadio aploide pluricellulare (generazione
gametofitica aploide) ed uno stadio diploide pluricellulare
(generazione sporofitica diploide). Sono due tipi diversi di
individui entrambi pluricellulari: il gametofito e lo sporofito.
Il gametofito contiene metà del patrimonio genetico dei
genitori, è pertanto aploide (n), si foma dalla divisione delle
spore aploidi e soprattutto è responsabile della produzione
dei gameti anch’essi aploidi.
Lo sporofito invece possiede un patrimonio genetico completo
(2n), o diploide, risulta dalla fecondazione dei gameti, e produce le spore aploidi che daranno origine ad un nuovo
gametofito.
In estrema sintesi: la generazione gametofitica aploide produce gameti aploidi per mitosi. Questi si fondono a
formare lo zigote; inizia così la generazione sporofitica diploide che porta a produrre spore aploide per meiosi.
Ciascuna spora aploide per mitosi può svilupparsi in un nuovo gametofito.
ATTENZIONE ALLE DIFFERENZE CON LA RIPRODUZIONE SESSUATA DEGLI ANIMALI
Nel Regno dei Vegetali, le cellule aploidi (le spore) non si fondono ma danno origine ad organismi aploidi, i
gametofiti, i quali produrranno poi i gameti per mitosi.
Nelle specie animali, per contro, ogni nuovo individuo risulta dalla fecondazione dei due gameti, uno di
origine materna ed uno di origine paterna, che hanno corredo cromosomico aploide ma non possono vivere
in maniera indipendente.
Per molti tipi di piante gametofito e sporofito sono individui di aspetto diverso.
Tuttavia nelle conifere e nelle piante a fiore, il gametofito è presente ma poso visibile perché ridotto a poche cellule:
ciò che ammiriamo nei boschi e nei prati è sempre lo sporofito.

CICLO VITALE NEL DETTAGLIO


I gametofiti aploidi producono gametangi maschili e/o gametangi femminili.
Si tratta di organismi pluricellulari deputati alla riproduzione che possiedono strati di cellule
sterili (non riproduttive) a protezione dei gameti (cellule uovo e cellule spermatiche).
I gametangi maschili sono chiamati anteridi e producono numerose cellule spermatiche.
I gametangi femminili sono chiamati archegoni e producono una singola cellula uovo, che
rimane in loco fino a quando non viene fecondata dalla cellula spermatica a formare uno
zigote.
Lo zigote è il primo stadio della generazione sporofitica diploide. Si divide per mitosi
generando un embrione pluricellulare protetto all’interno del gametangio femminile.
Accrescendosi, l’embrione genera una pianta matura in grado di produrre spore aploidi mediante meiosi
(sporofitica) in particolari cellule specializzate dette cellule sporogeniche.
Queste spore sono il primo stadio della generazione gametofitica aploide in quanto si riproducono per mitosi a
generare gametofiti pluricellulari aploidi.

BRIOFITE NON VASCOLARI


I muschi e le altre briofite sono le uniche PIANTE NON VASCOLARI viventi: esse non presentano un sistema
specializzato per il trasporto dell’acqua, degli zuccheri e dei minerali all’interno del corpo della pianta. La
loro struttura, pertanto, appare semplice.
Ne sono note 16.000 specie.
1. Non potendo disporre di strutture specializzate per il trasporto, le Briofite devono affidarsi a fenomeni
diffusivi ed osmotici tra cellule adiacenti, e come conseguenza sono organismi di dimensioni ridotte e
prediligono ambienti umidi e ombrosi prossimi a paludi.
2. Le Briofite sono ancora in qualche modo legate all’acqua anche ai fini della fecondazione: le cellule sessuali
maschili, provviste di flagelli, devono potersi muovere in ambiente acquoso per poter raggiungere le cellule
sessuali femminili che rimangono ferme.
Assenza di vasi conduttori e dipendenza dall’acqua per la fecondazione ci fanno collocare la comparsa delle Briofite
in tempo precedente rispetto a quello delle Tracheofite.
Si suddividono in tre phyla: muschi, epatiche e antocerote.

CICLO RIPRODUTTIVO DELLE BRIOFITE NON VASCOLARI


Il ciclo riproduttivo di questi phyla è simile, con il
gametofito verde che porta i gametangi sulla sommità
della pianta. La pioggia permette il trasporto delle
cellula spermatiche degli anteridi agli archegoni; ne
consegue la fecondazione. Lo zigote si differenzia in uno
sporofito maturo che assume l’aspetto di uno stelo
ramificato con uno sporangio alla sua punta.
Lo sporofito si compone di un piede, che lo ancora
all’archegonio; alla sua estremità si innesta la capsula, che
contiene le cellule sporogeniche.
Queste vanno incontro a meiosi per generare le spore che
vengono liberate e germinano a formare un protonema,
una struttura da cui si sviluppano gemme e il gametofito.

I MUSCHI
I gametofiti dei muschi, comuni sui tronchi degli alberi o sulle
rocce, non crescono in altezza ma formano colonie o letti densi
che hanno l’aspetto di un tappeto con strutture assorbenti dette
rizoidi ad una struttura verticale simile ad un fusto che sostiene
strutture laminari simili a foglie costituite da cellule
differenziate.
Nei loro sporofiti (che crescono all’apice dei gametofiti) si
riconoscono bene il piede (che realizza il vincolo con il
sottostante gametofito), la seta (funzione di peduncolo), e la
capsula (nella quale di riproducono le spore).
Non essendo vascolari, le briofite non hanno vere e proprie
radici, fusti e foglie, ma solo strutture che ne ricordano la
forma.
EPATICHE
I gametofiti delle epatiche hanno frequentemente struttura appiattita e lobata
(che ricorda una foglia a forma di fegato da cui il loro nome) chiamato tallo.
Tale struttura consiste di pochi strati di cellule fotosintetiche.
Al di sotto di questo sono presenti i rizoidi che ancorano l’organismo al suolo.
Alcune epatiche sono dette frondose e presentano una struttura fogliosa che
ricorda quella dei muschi.

ANTOCEROTE
I gametofiti delle antocerote presentano somiglianze con quelle delle epatiche tallose.
La loro struttura cellula è più simile a quella delle alghe, a differenza delle altre briofite.
Generalmente una singola pianta gametofitica produce numerosi sporofiti dall’aspetto di
filamenti che continuano a crescere indeterminatamente fintanto che il gametofito è in vita.

PIANTE VASCOLARI
Le piante vascolari sono accumunate dalla presenza di tessuto
vascolari specializzati. Si tratta di fasci di sottili vasi conduttor che
raggiungono tutti i distretti dell’organismo. tale acquisizione
rappresenta il passaggio evolutivo successivo alle Briofite. In
particolare, esistono due tessuti distinti:
• Xilema: per la conduzione dell’acqua e dei minerali
disciolti in essa nel verso che va dalle radici alle foglie; alcune specie
lo hanno ungo oltre 100 metri in verticale.
• Floema: per la conduzione di zuccheri prodotti dalla
fotosintesi delle parti verdi a tutti i distretti dell’organismo, specie
quelli non fotosintetici (radici, germogli e alcuni fusti); tale
trasporto dunque avviene sia verso l’alato sia verso il basso.
Un punto chiave della loro evoluzione è la stata la capacità di produrre lignina, un polimero strutturale presente
nelle pareti cellulari in grado di conferire rigidità e supporto alle cellule vegetali.
Queste caratteristiche meccaniche hanno permesso alle piante vascolari di crescere in altezza per massimizzare
l’esposizione ai raggi solari ottimizzando così l’efficacia della fotosintesi clorofilliana.
L’acquisizione dei tessuti vascolari specializzati e della lignina sono i motivi del successo evolutivo delle Tracheofite.
Si tratta di piante molto diverse fra loro che dominano le terre emerse. Molti organismi sono estinti.
I due principali gruppi di piante Tracheofite viventi sono:
• Piante vascolari senza semi (Crittogame: es. felci).
• Piante vascolari con semi (Spermatofite).
PIANTE VASCOLARI CON SEMI
Le piante vascolari con semi sono le prime piante vascolari ad essersi
affrancate sul pianeta circa 400 mln di anni fa. Le più comuni sono le felci,
oggi presenti a tutte le latitudini. Possiedono fusti e la maggior parte anche
radici e foglie. Se ne conoscono di piccole e di grandi dimensioni. La
riproduzione sessuata delle felci, come nelle briofite, prevede che il
gamete maschile si sposti nell’acqua grazie al suo flagello per raggiungere
il gamete femminile; quindi anche l’ambiente in cui vivono le felci deve
essere umido per consentire la fecondazione.
Le felci pertanto conservano un carattere primitivo, la dipendenza
dall’acqua, ed uno moderno ed innovativo, la presenza di tessuti di
trasporto.
L’evoluzione della foglia come organo fotosintetico ha seguito due
processi paralleli:
• L’evoluzione dei microfilli, a partire da protuberanze del fusto
inizialmente non vascolarizzate.
• L’evoluzione dei megafilli, a partire da diramazioni di rami vascolarizzati che si sono riempite di tessuto
addizionale.

PIANTE VASCOLARI SENZA SEMI, LICOPODI


I licopodi (phylum Lycopodiophyta) erano anticamente di enormi
dimensioni e contribuirono a costituire l’atmosfera durante il
Carbonifero. Hanno contribuito anche alla produzione dei depositi di
carbone fossile odierni. Essi possiedono radici, rizomi e fusti eretti con
piccole foglie lamellari a microfilli.
Gli sporangi nascono sulle foglie fertili e sono raggruppati in strutture
coniche dette strobili.
Sono piante sempreverdi spesso impiegate come addobbi natalizi o
ghirlande, e per l’eccessivo uso in alcune zone sono in via di estinzione.

PIANTE VASCOLARI SENZA SEMI, FELCI


Le felci (phylum Pteridophyta) sono un gruppo diversificato di piante
terrestri, di alcune adattate anche all’ambiente acquatico.
Le felci sono usate come piante ornamentali sono rappresentanti della
generazione sporofitica, più evidente e sviluppata di quella gametofitica.
Lo sporofito è un fusto sotterraneo
orizzontale detto rizoma che
fornisce sostegno a foglie chiamate
anche fronte e ha radici.
Le foglie appena spuntate sono
arrotolate e con lo sviluppo si
estendono a diventare le fronde vere e proprie.
La produzione di spore avviene in aree delle fronde specializzate, i
sori.
Il gametofito maturo ha dimensioni molto ridotte e si chiama protallo.
Non è vascolarizzato e usa l’acqua come mezzo di trasporto.
PIANTE VASCOLARI CON SEMI
Le piante vascolari con semi, gimnosperme ed angiosperme, sono le piante più diffuse sulla
terraferma, grazie al proprio seme.
Oltre ai tessuti vascolari, dunque, le altre importanti innovazioni delle piante più complesse
sono la radice, la foglia e il seme.
Il seme è una struttura complessa costituita dall’embrione della nuova pianta e da un
rivestimento esterno, il tegumento del seme.
Si tratta pertanto, di uno sporofito embrionale con tessuto nutritivo e rivestimento
protettivo.
Si sviluppa dalla cellula uovo fecondata e dai tessuti associati.
I semi sono più efficienti delle spore in quanto:
• Sono più sviluppati e sono in grado di sopravvivere isolati dalla pianta (anziché essere una
singola cellula presentano al loro interno una giovane pianta pluricellulare con una o più foglia
già formate).
• Contengono riserve di nutrienti per garantire la sopravvivenza fino a diventare piante
autonome.
• La presenza del tegumento, oltre ad offrire protezione all’embrione, consente al seme di
rimanere in uno stato di quiescenza fino a quando le condizioni ambientali sono favorevoli
alla germinazione. Questa sorta di “letargo vegetale” può durare anche decine di anni.
Anche queste piante hanno cicli vitali con l’alternanza di generazioni, con quella sporofitica
dominante. I gametofiti femminili non sono liberi ma attaccato alla generazione sporofitica che ne garantisce
il nutrimento.
Le piante a seme producono ovuli, che sono megasporangi racchiusi da tegumenti, strati di tessuto sporofitico che
originano l’involucro seminale. L’involucro, spesso e robusto, garantisce protezione al futuro seme.
La differenza tra gimnosperme ed angiosperme è che nelle prime il seme è esposto all’ambiente e sostenuto dalle
scaglie dei coni, nelle angiosperme il seme è racchiuso nelle pareti dell’ovario maturo, il frutto. Soprattutto, le
angiosperme presentano fiori, organi riproduttivi specializzati.

PIANTE VASCOLARI CON SEMI, GIMNOSPERME


Intorno a 270 mln di anni fa, cambiamenti climatici su ampia scala
comportarono estinzioni di animali e piante. Si stava passando dall’era
delle felci e degli anfibi a quella delle conifere e dei dinosauri. Tra i
vegetali furono avvantaggiate quelle specie che avevano già evoluto
strutture protettive per la conservazione dell’acqua.
Le gimnosperme comprendono oggi quattro phyla comprendenti circa
840 specie di cui 630 appartenenti al phylum Coniferophyta. Gli altri
phyla sono Ginkophyta, Cycadophyta e Gnetophyta.
A questi phyla appartengono specie, come le sequoie giganti e quelle
rosse, che sono in grado di raggiungere e/o superare 100 metri di
altezza.
Le conifere sono il gruppo più comune di gimnosperme: circa 1/3 delle
foreste del pianeta (pini, abeti, larici, cipressi, cedri, ginepri, sequoie)
sono piante legnose o
arbusti in quanto producono aggiunte annuali di tessuti secondari
(legno o corteccia). Il legno, xilema secondario, è composto da
tracheidi, cellule lunghe con punteggiature per il passaggio di acqua e
minerali tra cellule adiacenti.
Molte conifere producono resina, una sostanza viscosa semi-solida di
colore giallo-bruno a base di terpeni più o meno polimerizzati che
protegge la pianta da attacchi fungini e di insetti. Viene prodotta e
secreta in cellule che rivestono i dotti resiniferi. Una piccola quantità di
resina si trova anche nella foglie che cadendo a terra acidificano il terreno
impedendo la crescita di altre specie.
Le conifere, ad eccezione dei larici, sono piante sempreverdi.
Le foglie delle conifere sono lunghe e sottili, resistenti e coriacee, ricoperte di cera per resistere la freddo.
Le diverse conifere si possono riconoscere in base a:
• La forma dell’albero.
• La disposizione degli aghi.
Abete: forma conica, aghi disposti singolarmente a raggiera su tutto il ramo.
Pino marittimo: forma a ombrello, lughi aghi raggruppati in ciuffi di 2-6cm.
Cipresso: forma allungata, più che veri aghi ha foglie a forma di piccola squame.
Sono monoiche, cioè possiedono strutture maschili e femminili (strobili o coni) sulla stessa pianta.
La fecondazione delle gimnosperme avviene per opera del vento e non richiede la presenza di acqua: i gameti
maschi presenti nel polline sono trasportati all’interno delle pigne dove avviene la fecondazione. A questo punto si
formano i semi che, una volta maturi, si disperdono nell’aria anche a grande distanza.

PIANTE VASCOLARI CON SEMI, CONIFERE


Oltre che come piante da legname ed ornamentali, le conifere sono
importanti in quanto la loro resina, o meglio i composti al suo
interno, sono di interesse farmacologico.
Ad esempio il taxolo, un potente farmaco antitumorale in grado di
inibire la mitosi cellulare, è stato isolato nella resina del tasso del
Pacifico.
Conifere: il nome è dovuto alla presenza dei coni: si tratta delle
strutture riproduttive che possono essere di due tipi: quelli maschili
sono più piccoli e fragili e producono il polline, quelli femminili, in
genere legnosi, detti pigne, contengono i gameti femminili.

PIANTE VASCOLARI CON SEMI, GIMNOSPERME


Il ciclo vitale è eterosporeo, con microspore e macrospore
in coni separati, quelli maschili più piccoli dei femminili.
I coni maschili sono costituiti da sporofilli, strutture
simili a foglia che presentano microsporangi nella parte
inferiore.
All’interno vi sono microsporociti che per meiosi
originano gameti maschili immaturi.
Questi sono portati dal vento sui coni femminili.
I coni femminili si trovano su rami in lato sulla pianta, a
differenza di quelli maschili che sono su rami bassi.
In ogni scaglia del cono femminile si trovano due ovuli.
Uno di questi per meiosi origina un gametofito
femminile.
Quando è pronto a ricevere il polline, l’ovulo secerne del
fluido colloso per raccogliere i granuli pollinici.
L’impollinazione avviene entro 7-10 giorni, poi il cono
pollinico si secca e cade.
Avvenuta l’impollinazione, un granulo pollinico si
sviluppa in un tubetto pollinico, che digerisce i tessuti del megasporangio fino a raggiungere la cellula uovo
all’interno dell’archegonio.
A questo stadio due cellule spermatiche non flagellate si sviluppano nel granulo pollinico e una feconda l’uovo.
L’embrione presenta una radice ed un germoglio embrionale con numerosi cotiledoni ed è avvolto nel gametofito
femminile aploide che, nel seme maturo, diventa tessuto nutritivo e protetto da tegumento.
PIANTE VASCOLARI CON SEMI, ANGIOSPERME
Le angiosperme, con più di 300.000 specie, sono le piante
dominanti del pianeta, presentano una estrema varietà di
forme, colori e dimensioni.
Alle angiosperme appartengono molti alberi legnosi, tutti
gli alberi da frutto, i fiori ornamentali, le erbe dei prati e
quelle aromatiche, gli ortaggi e i cereali.
Implicazioni nelle attività umane: vi possiamo annoverare
quasi tutte le piante di interesse alimentare per l’uomo; le
angiosperme legnose, come querce, ciliegi e noci, sono
anche usate come materiale da costruzione.
Alcune sono anche di interesse farmacologico.
Le Angiosperme hanno evoluto una strategia
riproduttiva che utilizza altri organismi viventi. Sono
piante vascolari che si riproducono sessualmente tramite la produzione di fiori e frutti, che proteggono i semi e ne
favoriscono la dispersione.
Il fiore agisce da richiamo per gli animali e più risulta attraente maggiore sarà la possibilità che vengano prodotti e
disseminati semi. Per richiamare gli impollinatori esso produce una sostanza zuccherina, il nettare, che agisce come
premio: mentre succhia il nettare l’animale raccoglie il polline che depositerò su un altro fiore che esso raggiungerà
alla ricerca di altro nettare. Avverrà così la fecondazione. Anche i colori vivaci dei fiori ed i loro profumi hanno un
significato attrattivo per gli impollinatori.
Nel loro sistema vascolare presentano cellula specializzate, elementi vasali nello xilema e elementi del tubo
cribroso nel floema per la conduzione, rispettivamente, di acqua e zuccheri.
Le angiosperme sono suddivise in due classi, le monocotiledoni e le dicotiledoni.
Le monocotiledoni sono soprattutto piante erbacee le cui
foglie lunghe e strette presentano nervature parallele.
Gli elementi costitutivi dei fiori sono 3 o multipli. I loro
semi presentano un unico cotiledone e l’endosperma,
un tessuto nutritivo, è presente nel seme maturo.
Le dicotiledoni possono essere erbacee o legnose, con
foglie generalmente più grandi delle monocotiledoni ma
sempre con nervature ramificate. Le parti del fiore dono
4 o 5 e loro multipli, mentre nel seme, che presenta due
cotiledoni, è assente l’endosperma.
Il fiore è un germoglio riproduttivo costituito da quattro elementi: sepali,
petali, stami e carpelli disposti attorno allo stelo floreale detto peduncolo.
Il peduncolo può terminare con un singolo fore o con un insieme, detto
infiorescenza, la sommità del peduncolo che regge le parti floreali è detta
ricettacolo.
Solo stami (maschili) e carpelli (femminili) producono gameti, e i fiori sono
completi o incompleti (se manca una delle 4 parti).
I fiori perfetti presentano sia stami che carpelli, quelli imperfetti solo uno
dei due elementi.
I sepali formano la corona esterna e appaiono come foglie spesso verdi. Collettivamente formano il calice, e
proteggono il fiore durante lo stadio di gemma.
I petali sono strutture sottili e slargate, di varie forme e colori che servono per attirare gli impollinatori sul fiore.
Collettivamente dormano la corolla.
Gli stami sono costituiti da filamenti, peduncoli di supporto, ed antere, dove per meiosi si formano le microspore
che diventeranno i granuli di polline.
I carpelli sono la parte femminile che contiene gli ovuli. Chiamati anche pistilli, possono essere semplici o
composti. Sono costituiti a loro volta da tre elementi: uno stigma, dove si posa il polline, uno stilo, una struttura
affusolata dive cresce il tubetto pollinico, un ovario, una struttura slargata che contiene uno o più ovuli. Dopo la
fecondazione l’ovulo si svilupperà in seme e l’ovario in frutto.
IL CICLO VITALE DELLE ANGIOSPERME
Ogni ovulo nell’ovario contiene un megasporocito che produce
una megaspora aploide e un gametofito femminile detto sacco
embrionale.
Il sacco presenta 7 cellule e 8 nuclei aploidi. La cellula uovo e
quella dinucleare sono coinvolte nella fecondazione, le altre
apparentemente no.
Ciascun sacco pollinico, microsporangio, contiene numerosi
microsporociti che producono 4 microspore che diventeranno
granuli pollinici costituiti da due cellule, cellule del tubetto e
cellula generativa.
Il polline si sparge e arriva allo stigma con vari agenti, e se
compatibile genera un tubetto pollinico. Successivamente la
cellula germinativa si divide in due cellule spermatiche non
flagellate.
Entrambe le cellule spermatiche partecipano alla fecondazione:
una la cellula uovo a formare lo zigote, una la cellula a due nuclei per formare l’endosperma triploide.
L’endosperma, ricco di lipidi, proteine e carboidrati fornirà il nutrimento all’embrione in crescita.
Nelle monocotiledoni l’endosperma persiste a lungo, nelle dicotiledoni viene consumato più rapidamente per
formare i due cotiledoni che fungeranno da riserve nutritive per l’embrione.
La parete dell’ovaio si inspessisce e ingrandisce costantemente a formare un frutto, che protegge il seme
dall’essiccamento durante la maturazione e ne favorisce il trasporto da parte di animali erbivori o da agenti quali il
vento.
Lo sviluppo di fori e frutti è fortemente correlato con quello della fauna locale, e l’adattamento è aiutato dal
fatto che animali possono trasportare il polline tra fiori della stessa specie a distanza maggiore di quanto possano
fare agenti abiotici, migliorando quindi la variabilità genetica della popolazione.

Potrebbero piacerti anche