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Isocrate

Il documento analizza l'evoluzione dell'educazione nella cultura greca, dall'oralità alla scrittura, evidenziando il passaggio da un apprendimento imitativo a uno specializzato, con l'emergere dei sofisti che introducono un modello di scuola a pagamento. Isocrate, figura centrale, critica i sofisti e Platone, proponendo un'educazione che integri etica e retorica, e sottolinea l'importanza della scrittura nel conservare e organizzare il sapere. La sua opera si distingue per la centralità dell'eloquenza politica e per la valorizzazione della δόξα come forma di conoscenza applicabile nella vita quotidiana.
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Isocrate

Il documento analizza l'evoluzione dell'educazione nella cultura greca, dall'oralità alla scrittura, evidenziando il passaggio da un apprendimento imitativo a uno specializzato, con l'emergere dei sofisti che introducono un modello di scuola a pagamento. Isocrate, figura centrale, critica i sofisti e Platone, proponendo un'educazione che integri etica e retorica, e sottolinea l'importanza della scrittura nel conservare e organizzare il sapere. La sua opera si distingue per la centralità dell'eloquenza politica e per la valorizzazione della δόξα come forma di conoscenza applicabile nella vita quotidiana.
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LE SCUOLE: RETORICA, POLITICA E FILOSOFIA

Dall’oralità alla scrittura:


Nella cultura greca tradizionale, l’oralità svolge un ruolo di primo piano nell’educazione, concepita
infatti come un processo di apprendimento su base imitativa, senza una vera e propria distinzione tra
teoria e prassi: gli insegnamenti vengono trasmessi nella quotidianità, in episodi di vita vissuta,
diretta, partecipata.
I luoghi dell’educazione coincidono infatti con i luoghi della vita: la piazza, la palestra, l’esercito,
dove si apprendono modelli di comportamento ideali e sistemi di valori e conoscenze.
È tipicamente greca la modalità di trasmissione di valori e insegnamenti tra un uomo maturo e un
giovane legati in una relazione omoerotica: da quel legame profondo e personale il giovane impara a
vivere e assimila il sistema di valori della città tramite azioni e parole.
Le cose iniziano a cambiare nel VI secolo: in Ionia, dove fioriscono i primi filosofi (Talete,
Anassimandro, Anassimene), e in Magna Grecia (Pitagora e Parmenide) l’apprendimento spontaneo
si evolve in un apprendimento organizzato di un sapere specialistico (non più valori e vita, ma fisica,
filosofia e matematica). È un sapere è strutturato, frutto di teorie, riflessioni che riguardano ambiti
extracittadini e che viene trasferito da chi lo possiede a chi è inesperto.

I SOFISTI
Ad Atene sono i sofisti a creare un concetto di scuola simile al nostro. Essi elaborarono una teoria
della parola che prevede un percorso di apprendimento: insegnano a parlare fornendo una serie di
tecniche sulla parola.
Il sapere viene trasmesso dietro pagamento. È un sapere esclusivo, specifico, veicolato per via
gerarchica da maestro a discepolo (il sapere specifico coincide con una serie di tecniche della parola
arrivate ad Atene con Gorgia, ma presentate come un sapere esclusivo).
La visione che i sofisti hanno della vita e dell’educazione deve essere contestualizzata in un momento
storico ben preciso: ad Atene non esiste più l’ideale del cittadino le cui competenze si estendono ad
ogni aspetto della vita pubblica e sociale. Il sapere comincia invece a specializzarsi in varie τέχναι: la
città vive dell’insieme di tutte le τέχναι specialistiche.
Nelle poleis i saperi da puramente tecnici diventano anche intellettuali: i sofisti sono detentori di un
sapere che può essere insegnato.
Ogni gruppo sociale elabora i propri saperi e le proprie norme, che trasmetterà alle generazioni
successive non più tramite l’esempio, episodi di vita vissuta, ma attraverso la paideia, l’educazione. Il
sapere, dunque, evolve il proprio veicolo di trasmissione attraverso la creazione di una gerarchia
maestro alunno.
Secondo i sofisti non esistono verità assolute: relativismo, ogni società ha le proprie verità.

La scrittura:
Ad Atene nel V e IV secolo comincia a diffondersi il testo scritto: il sapere se messo per iscritto si
materializza, diventa qualcosa di concreto che può essere conservato con la scrittura e che può essere
consegnato alle generazioni future (un concreto nucleo di sapere che io posso muovere nel tempo). La
scrittura permette di organizzare il sapere, delineando un pensiero preciso, coerente e dotato di una
forma.
Il maestro viene riconosciuto per l’insegnamento orale ma anche per quello messo per iscritto.
L’insegnamento viene conservato nelle scuole, dove viene tramandato, discusso.
Con il passaggio dalla trasmissione orale alla parola filtrata dalla scrittura, i principi messi per
iscritto rimangono immutati, ci sono meno incongruenze, il discorso diventa più chiaro perché per
risultare comprensibile deve essere per forza organizzato: la scrittura consente di delineare un
pensiero preciso, coerente, riconoscibile per ciascuna scuola.
Atene (436-338):
Si creano le condizioni sociali e culturali per la creazione delle prime grandi scuole.
È un clima di grande competitività e di un continuo confronto ideologico, in particolare rispetto alla
tradizione sofista. Le scuole possono infatti essere distinte tra quelle createsi in continuità rispetto alla
tradizione dei sofisti, e quelle invece polemiche rispetto a quella concezione del sapere.
Le principali scuole, ognuna convinta di portare avanti gli ideali migliori
 La scuola di Isocrate
 L’Accademia di Platone
 Il Liceo di Aristotele

ISOCRATE
Vita:
- Nasce in una famiglia benestante di artigiani, fabbricano flauti, ad Atene. Da questo ambiente
familiare, impara che per ogni competenza c’è una tecnica.
- Frequenta insegnati famosi, in particolare Gorgia, e ha contatti diretti con Socrate. Dai sofisti
impara che è τέχνη anche imparare a parlare, che c’è un percorso di addestramento che
prevede una teoria a supporto; da Socrate invece impara che la τέχνη, senza un sistema di
valori, non serve a nulla: la τέχνη deve dare forma ad un insieme di valori fondamentali per
creare un cittadino, una società (Socrate non crede in abilità fini a se stesse, ci vuole una
solida struttura etica a supporto di ogni apprendimento).
- Vicino politicamente a Teramene (definito il coturno, la calzatura scenica che poteva essere
indossata sia a destra e sia a sinistra), una figura molto ambigua. Sostiene prima i Trenta
Tiranni, poi aiuta Trasibulo a spodestare il regime. Non credeva in una democrazia pura,
estrema, e non credeva a pieno neanche in un’oligarchia filo spartana (come quella di Crizia):
crede in una via intermedia, una terza via più moderata. Vorrebbe una politica che
armonizzasse gli aspetti migliori di democrazia e oligarchia.
- Pare che Isocrate, durante la guerra civile per il dominio dei Trenta Tiranni, perse tutte le sue
ricchezze e che sia stato anche lui costretto a darsi alla logografia.
- Fonda una sua scuola nel 390, che appare fin da subito in aspra competizione con quella di
Platone sia sul fronte degli obiettivi educativi sia, soprattutto, in fatto di modelli culturali. Il
programma di Isocrate è esposto nel discorso Contro i sofisti, in cui polemizza sia contro una
retorica tecnicista e priva di risvolti etici, sia contro Platone, il cui metodo educativo risulta
sbilanciato in favore delle discipline scientifiche, interessanti ma ben lontane dalle concrete
necessità della vita.
- Muore nel 338, quasi centenario.

L’opera:
Principale esponente del discorso epidittico.
L’opera di Isocrate pervenutaci consta di 21 discorsi su 60. Di questi 21:
- 6 giudiziari di dubbia autenticità (non è chiaro se siano falsi o veri, forse frutto dell’iniziale
attività di logografo oppure destinati alla scuola)
- 14 λόγοι πολιτικοί: discorsi difficili da classificare non essendo né epidittici né di tipo
deliberativo ma collocandosi a metà strada tra questi due generi. Affronta temi legati alla vita
quotidiana, con le sembianze di discorsi deliberativi, ma che non possono essere considerati
tali a tutti gli effetti perché non vengono recitati in assemblea. Di conseguenza, non
condividono la stessa finalità: si tratta di discorsi elaborati per la scuola che non hanno lo
scopo di concretizzarsi.
- 9 lettere.

L’impatto della scrittura:


L’affermarsi della scrittura implica una necessaria evoluzione delle modalità e delle intenzioni con cui
viene costruito un discorso: la scrittura cambia il pensiero, il modo di comunicare, modifica il
pubblico stesso, perché esso non si limita più agli ascoltatori contemporanei, ma si estende anche alle
generazioni future.

- Come si collegano la nuova tecnologia (la scrittura) e la natura complessa dei discorsi di
Isocrate che non sono né epidittici né deliberativi?

I discorsi di Isocrate hanno un fine estremamente diverso da quello che contraddistingue i


generi dell’oratoria classica:
lo scopo non è più immediato e rivolto unicamente verso lo spettatore contemporaneo, ma è
proiettato in una dimensione futura.
I discorsi perdono la loro funzione pratica immediata per diventare uno strumento educativo
che duri nel tempo e che trasmetta valori non strettamente legati al periodo storico.
La scrittura organizza e dà complessità
Implica una forma e una coerenza non richieste dall’oralità.

Discorsi sull’educazione:
- Contro i sofisti (390): discorso polemico contro altri maestri di retorica.
Critica coloro che si insegnano una tecnica retorica fine a se stessa. L’allievo ha un ruolo
centrale: bisogna partire dalle sue doti naturali. I sofisti insegnano una τέχνη astratta, priva di
dimensione etica. Per etica non si intende tanto la moralità, quanto piuttosto la consapevolezza
delle responsabilità della parola, il suo ruolo civile, il suo peso sociale sulla collettività (cfr.
pag. 680, “contro i sofisti”).
Polemizza anche contro Platone, il cui metodo educativo risulta sbilanciato in favore delle
discipline scientifiche, interessanti ma ben lontane dalle concrete necessità della vita.
- Antidosi (354, a 82 anni): scritta che aveva 82 anni, sollecitato a sostenere una trierarchia da
un tale Megaclide, che in caso di rifiuto gli propone uno scambio di beni, assolve la liturgia e,
sconfitto in tribunale, si difende con quest’opera dalle accuse parlando della sua vita e della
sua attività di educatore. Finge una situazione processuale, immagina di essere Socrate che si
difende in tribunale, assumendo toni socratici.
Discorsi di encomio:
- Encomio di Elena: uno dei molti, ne aveva scritto uno anche Gorgia
- Evagora: vuole insegnare a Evagora come diventare un re giusto, che si faccia amare dai suoi
sudditi. Mette in luce la straordinaria virtù di Evagora e fonda lo schema per la futura
biografia. Tesi di fondo: i sudditi accetteranno con piacere un re giusto. Delinea la figura del
sovrano ideale.
Discorsi di elogia di Atene e programma politico:
- Panegirico: chiamato così perché lo immagina tenutosi in onore di una fittizia paneguris, una
festa panellenica. Isocrate immagina di aver recitato questo discorso davanti tutta la grecia. è
a metà strada tra un discorso epidittico e un discorso deliberativo. La tesi è che le città greche
devono smettere di lottare, mettere da parte le guerre civili (Sparta e Atene), devono unirsi
tutte le polis sotto la guida di Atene per combattere contro un nemico comune, la Persia. è un
richiamo alla guerra persiana e alla nascita del ton ellenikon. Atene merita di essere a capo di
questa spedizione panellenica per i suoi meriti storici (autoctonia). l’elogio di Atene occupa
una buona parte del testo.
- Panatenaico: Si finge pronunciato in occasione delle Panatenee. Presenta lo stesso
programma politico del Panegirico. Sono presenti sezioni autobiografiche e pedagogiche.
Discorsi deliberativi:
- Sulla Pace: Critica la politica imperialista di Atene (giustificata prima nel Panegirico),
rievocando i disastri della politica ateniese (spedizione in Sicilia). Si riferisce agli anni della
guerra sociale persa da Atene contro i suoi alleati (357-355)
- Areopagitico: Afferma che bisogna riproporre la costituzione di Solone e di Clistene, nelle
quali a governare erano eletti i migliori, va contro la pratica di eleggere i magistrati con il
sorteggio. L’Areopago era il cuore della costituzione antica, garante della moralità in politica
e dell’educazione dei giovani. Definisce questa costituzione dei padri “Democrazia”,
evidentemente anacronisticamente.
Discorsi parenetici:
- A Nicocle: exallievo da poco diventato re dopo il padre Evagora.
- Nicocle: pronunciato da Nicocle rivolto ai sudditi, come vivere bene un regno
- A Demonico: cipriota. Encomio e parenesi.
Discorsi politici:
- Filippo: Scritto per la scuola, è formalmente indirizzato al re di Macedonia. Viene ripreso il
tema della campagna contro la Persia (cfr. Panegirico), ma ritiene ora che la guida della
Grecia spetti al re, presentato come un discendente di Eracle, quindi eroe benefattore.

Il programma di Isocrate
Centralità dell’eloquenza politica:
 Lettera ad Alessandro: incoraggiamento di Isocrate a tralasciare la filosofia “eristica”,
secondo la quale l’unico fine è quello di confutare il proprio avversario e di persuaderlo
mediante la retorica a cambiare opinione.
Isocrate crede invece in una filosofia che, servendosi della parola, possa accompagnare
l’uomo lungo la sua formazione di cittadino, nella sua costruzione di valori e di un’etica: una
filosofia che gli permetta di distinguere gli onesti dagli impostori, e di premiare o punire gli
uni o gli altri secondo i rispettivi meriti.
 Critica le modalità di insegnamento dei sofisti, che promettono di insegnare in breve a
chiunque. Secondo Isocrate, invece, bisogna tenere conto e mettere in primo piano le capacità
naturali degli allievi, istruendoli, senza dimenticare di dedicarsi a lungo e con pazienza alla
pratica e all’esercizio.

La δόξα:
la capacità di fare congetture in modo equilibrato ed efficace nei casi della vita
 Isocrate crede nel ruolo centrale della δόξα, il massimo sapere che l’uomo può raggiungere;
l’επιστήμη, invece, da intendersi come la conoscenza assoluta, è irraggiungibile.
I filosofi sono coloro che si dedicano a coltivare questa capacità di fare congetture in modo
equilibrato così da poterla applicare nei casi della vita di tutti i giorni.
 Secondo Platone, che affronta il tema nel mito della caverna, si tratta di uno stadio imperfetto
e ancora insufficiente della conoscenza.
 Secondo i sofisti, invece, la δόξα è utile nel processo di persuasione, ma in sé non ha
consistenza e non è dotata di valore intrinseco.
La retorica:
 Secondo Isocrate l’azione è un prodotto del pensiero: l’agire bene dipende dal pensare bene, e
anche il parlare bene assume un ruolo fondamentale, dal momento che risulta necessario nel
convincere un altro dell’utilità di un’azione (costituiscono un’unità inscindibile).
Studiare l’eloquenza ha dunque anche e soprattutto un valore morale: la retorica è uno
strumento fondamentale nella costruzione di un discorso, che appare bello quando conforme a
verità e giustizia.
 Platone, da parte sua, svaluta la retorica, considerandola uno strumento di inganno.
 I sofisti la insegnano come strumento di affermazione per gli allievi, senza alcuna connessione
con la dimensione morale.

La visione politica:
Isocrate è a favore della democrazia: non quella attuale, ma una democrazia organizzata e moderata.
Il suo modello ideale è la costituzione di Solone e Clistene, con i suoi valori fondanti:
 Libertà di parola
 Uguaglianza di fronte alla legge
Crede in una forma di democrazia temperata con elementi aristocratici e guidata da una classe
medio-alta di uomini colti e benestanti, selezionando i più capaci e meritevoli: attribuisce agli
aristocratici i ruoli più di rilievo perché
 possono disporre di tempo libero
 sono adeguatamente educati
 sono in grado di prestare gratuitamente la loro opera
 in linea di principio, essendo già benestanti, non sfrutterebbero il proprio potere per
arricchirsi
Il ripristino dell'autorità dell'Areopago è uno strumento base del risanamento della degradazione della
polis: l'Areopago è la roccaforte della conservazione, e ogni suo rafforzamento è rafforzamento delle
classi elevate.

Questioni aperte:
Isocrate entra nel dibattito politico cittadino cercando di orientarlo. Crede che la dimensione politica
e quella legata all’istruzione e all’apprendimento non vadano separate: la componete politica si
innesta nel generale impianto educativo.
Anche gli scritti destinati alla scuola svolgono un’importante funzione pratica e sociale: sono
“discorsi per l’avvenire”, con lo scopo concreto di educare i futuri governanti.
I suoi scritti e il suo pensiero influenzano la politica ateniese:
 il Panegirico influenza la nascita della seconda Lega (378-377) e stimola il panellenismo
 questa influenza in realtà non è provata ed è frutto di una congettura: “come Omero prima di
lui, Isocrate vuole proporre dei paradigmi di comportamento, cercando di fornire un
fondamento etico alla vita sociale”.

Stile e lingua:
 lo stile di Isocrate è unico nel proprio genere: armonioso e delicato, i vocaboli scelti secondo
ritmo e proporzione.
το πρεπὸν, infatti, allude proprio a ciò che è appropriato, e viene considerato il primo criterio
da rispettare nella costruzione di ogni frase.
 Le frasi sono ampie, ben bilanciate
 Tra le figure retoriche dominano:
 Antitesi
 Omoteleuto
 Parisòsi, ovvero frasi di estensione uguale con parole in posizioni corrispondenti.

L’etica:
Già in passato altri generi letterari, per esempio l’epica, si sono fatti carico della responsabilità di
trasmettere valori etici all’ascoltatore o al lettore: conscio di ciò, Isocrate vorrebbe essere ricordato
come il nuovo Omero.
Isocrate in particolare sostiene la necessità di crearsi delle buoni e valide opinioni (δόξα), idee
sensate ed operative che sappiano agire.
I discorsi che illustrano la necessità dell’educazione risultano ben più complessi dei discorsi
educativi.
Isocrate fonde una scuola molto diversa da quella dei sofisti, che credevano la parola potesse essere
anche fine a sé stessa. Secondo Isocrate, infatti, il contenuto non deve mai essere disgiunto dalla
tecnica e viceversa. La tecnica della parola deve essere sempre accompagnata a un tema etico, e le
parole raggiungono la loro massima potenza solo se legate alla verità. Isocrate crede che la Grecia
sia ingiusta e conflittuale, perciò individua una formazione per i cittadini che sia in grado di creare
una società giusta, secondo la doxa (opinione equilibrata e giusta che permetta ai cittadini di operare
in modo corretto all’interno della società). Ognuno deve operare in base alla propria opinione, perché
l’opinione è tutto quello che ha, l’uomo non può raggiungere la conoscenza assoluta della realtà
(epistemh). L’educazione che vuole insegnare cos’è il giusto e cos’è il bene è utopistica, non è
raggiungibile. Il suo progetto educativo/politico mira a istruire un cittadino con idee sensate e
operative che sappiano agire di conseguenza e non lasciarsi andare al disordine. Isocrate critica due
cose e ritiene di essere un bravo filosofo, perché la filosofia non può che essere retorica e insegnare a
formarsi buone opinioni, una città si fa col buon senso, sulla base di valutazioni e opinioni ben
costruite:

 I sofisti, che hanno una doxa labile e ingiusta;


 I filosofi che si ostinano a insegnare verità assolute.

Se qualcuno pensa bene e ha la doxa corretta, può utilizzare bene la parola e chi parla bene non può
che formarsi un’opinione corretta. Perciò, chi è in grado di parlare bene non può che essere un ottimo
cittadino, per il fatto che si orienta e si spende a favore della comunità. L’oratoria è lo strumento
fondamentale per raggiungere il massimo di sofia, una saggia opinione della realtà.

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